E’ uscito il nuovo numero della fanzine sui FREE & Related del nostro caro amico DAVID CLAYTON. Questo n. 136 è dedicato a PAUL KOSSOFF nel 40esimo anniversario della sua scomparsa.
44 pagine a colori dedicate in massima parte alla riproposizione di vecchie interviste dell’epoca fatte a Koss. All’interno inoltre le recensioni della raccolta ROCK AND ROLL FANTASY – The Very Best Of Bad Company e di una nuova edizione (non si capisce se legittima o no) di FREE AT LAST, il giochetto di una versione alternativa di THE FREE STORY (la prima compilation dei FREE uscita milioni di anni fa) e le considerazioni relativa alle registrazioni dei FREE al Blackbird di Ginevra il 13/02/1970 e all’Electric Circus di Losanna il 14/02/1970 apparse per la prima volta qualche mese fa su youtube.
Due date nella stessa settimana sono un sport estremo per un uomo di blues di una incerta età, difficile far conciliare lavoro, impicci quotidiani e due serate onstage. Mercoledì sera alla BOTTEGA DEI BRIGANTI di Montecavolo (RE), seconda data del OVER EMILIA TOUR nel bel locale di Valerio, titolare e persona squisita, qualità essenziale questa per musicisti come noi…già sei un operaio del Rock da sempre se poi vai a suonare in locali in cui l’atmosfera è poco simpatica e il titolare ti tratta con indifferenza ti chiedi davvero se ne valga la pena. Per fortuna Valerio e la Bottega hanno in simpatia gli EQUINOX e la serata risulta davvero bellissima. Non siamo ancora all’amore che il Forum di Los Angeles aveva per i Led Zeppelin, ma ci stiamo lavorando. Bel concerto, pubblico caldo e appassionato. Sempre bello vedere le facce di amici che ti seguono con fervore (Mario e la Patty), di rockstar reggiane (Fausto Sacchi, tra l’altro ex cantante della Cattiva Compagnia) e di road manager (Riff).
Il giovedì mattina tornare in ufficio non è semplicissimo, ma mi impegno a fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile.
Venerdì, è il giorno del concerto allo STONES CAFE’, miglior rock club della Mutina-Regium county e probabilmente d’Italia. Mi prendo un giorno di ferie, faccio le cose con calma, provo e regolo a dovere i volumi e gli effetti della pedaliera, mi alleno un po’ sulla chitarra, carico la blues mobile e, insieme alla groupie, parto.
Arriviamo che Frank, il titolare dello Stones, è sul palco che sta microfonando la batteria. Scarichiamo, montiamo gli strumenti e procediamo al soundcheck. Frank ti accudisce (pochi istanti prima di iniziare il concerto ti infila anche il jack nella chitarra!), ti prende sul serio, ti fa sentire un musicista vero. Suonare allo Stones è sempre un punto di arrivo per un gruppo come il nostro. I ragazzi che lavorano nel locale poi sono sintonizzati sulle stesse lunghezze d’onda del loro capo: gentili, premurosi, attenti.
Bighellono sul palco mentre Lele prova i suoni. Do un’occhiata alle miei chitarre, stasera ho portato con me Cherry, Darlene, Fulvia e Doublene…
The Equinox – Stones café – 20-5-2016
guardo Saura che smanetta sul piano…
Soundcheck: the piano girl – The Equinox -Stones café 20-5-2016
faccio una foto a Lele mentre tambureggia allegramente…
Soundcheck: Mr Tamburino – The Equinox -Stones café 20-5-2016
poi Pol mi fa uno scatto mentre faccio i preliminari con la Cherry.
Soundcheck: Guitar Tim – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Chiacchiero con Frank, intavoliamo una divertente discussione sulle manie dei musicisti e dei chitarristi in particolare. Mi racconta del bambino indaffarato a dargli una mano sul palco, uno monello a cui piace moltissimo la “dimension” del palco e degli impianti da montare. Frank cerca di accontentarlo e di dargli dei piccoli incarichi (gli fa preparare i Cannon Jack, gli fa testare la macchina del fumo, etc etc), di dargli importanza, di trattarlo non da bambino. La cosa mi tocca molto e la mia stima per Frank, già altissima, cresce di un’altra spanna. Quanto voglio bene a quest’uomo.
Soundcheck: Frank (The Club Owner) & T-Bone Tirelli – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Proviamo i suoni, accenniamo a qualche pezzo con le tastiere e infine col basso. Chiudiamo con TIE YOUR MOTHER DOWN dei QUEEN, pezzo sempre gradevole da suonare. Poi ci mettiamo a chiacchierare in attesa della cena…
Pre gig daze – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Il nostro tavolo é nel backstage, consumiamo un buon pasto quindi ci cambiamo.
Inizia ad arrivare la gente e con essa gli amici. Mario e la Patty (potevano mancare?), March e Jaypee, Mike Bravo, Frappè Freddo Manfredi, Francesco, la mia socia Kerlit con la combriccola delle Factory Girls (& Boys), arriva anche Umberto con la sua maglietta di RICK WAKEMAN e, last but not least, Mel Previte.
Tra le 22,30 e le 23 iniziamo. Parte la nostra “sigla”, JUPITER di GUSTAV HOLST, si apre il sipario, Lele batte il quattro…KASHMIR.
Seguono BLACK DOG, HEARTBREAKER e DAZED e capisco che il bioritmo musicale non è al massimo. Ti sei preparato bene, ti sei allenato, eppure le dita non viaggiano come dovrebbero, ti sei preso un giorno di ferie, hai fatto tutto con la dovuta calma eppure non riesci a sbarazzarti di te stesso, a lasciarti andare e la distrazione mina la tua esibizione. Vorresti avere la abilità, la sicurezza e la cazzimma di Frank Marino, ma sei un uomo diverso da Marino dunque fai buon viso a cattivo gioco e cerchi di portare a casa il risultato.
MM HOP, SIBLY e dunque THE SONG REMAINS THE SAME…
GALLOWS POLE, I’M GONNA CRAWL, NOBODY’S FAULT BUT MINE e quindi in sequenza le due new entry: RAMBLE ON e BRING IT ON HOME…
ALL MY LOVE e FOOL IN THE RAIN fanno da apripista all’arrivo di STAIRWAY, dove torni a combattere con il pericolo distrazione. Sei preparato, ne sei cosciente, sai dove mettere le mani e come eseguire certi meccanismi eppure poco prima dell’assolo azioni il selettore del cambio manico troppo presto, quando devi ancora finire il giro sulla dodici corde così pasticci le prime frasi di uno degli assoli più conosciuti di JIMMY POIGE. Ah.
Senti che comunque la band gira a mille: POL intonatissimo arriva lassù dove in pochi osano, SAURA non sbaglia un colpo e al di là del come sempre superbo lavoro di tastiere/pedaliera, è al basso che dà prova di tutta la sua bravura…un/a bassista rock deve suonare così. Punto. Lele si lamenta spesso che arriva ai concerti (o alle prove) stanco, che non ne può più, ma quando suona con gli EQUINOX entra in una dimensione particolare che lo rende in pochi minuti un batterista rock stupefacente. Il suo drumming è al contempo leggiadro e possente, è dinamico, sexy, funk e incredibilmente efficace…un gioia da ascoltare, almeno per chi come me è ultra sensibile al lavoro della batteria.
Meno male che subito dopo arriva il baito time: WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROCK AND ROLL.
Il pubblico è numeroso e sembra apprezzare assai. Ci rifugiano nel backstage ma vogliono altro piombo Zeppelin, e così sia: HOW MANY MORE TIME e THE OCEAN.
Di nuovo nei camerini, Frank ci fa avere un piatto di frutta e altri drink.
Mel Previte, mio caro amico nonché chitarrista dei ROCKING CHAIRS e di MP And The Gangsters Of Love (e sì, certo, anche di LIGABUE), viene ad abbracciarmi. Confesso a lui le paure riguardanti la mia performance e lui “Tim, lo sai anche tu, uomini di blues come noi non sono mai contenti…anche a me capita a volte, scendo dal palco e mi dico “stasera ho proprio suonato male”, poi arriva gente che mi dice che non mi ha mai sentito suonare così bene”.
Infatti mi arrivano messaggi e telefonate del tipo “Fantastico Tim, molto meglio della data di marzo a Scandiano” (dove però a me sembrava di aver suonato uno dei miei migliori concerti) oppure “Strumentalmente questo è stato il concerto più bello di tutti”, mi scrive il mio amico presente a tutti i nostri spettacoli.
Mel Previte & TIm – Backstage after the show – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Rimango a parlare con Mel fino a tardi. I ragazzi dello Stones stanno spostando i tavoli e lavando i pavimenti…si è fatto davvero tardi. Abbraccio un’ultima volta Frank e salgo sulla blues mobile. Qualche km e prendo lo svincolo.
La luna piena illumina la pianura, sullo sfondo l’appennino, le luci lontane dei paesi in collina, i camion che placidi rollano sull’A1, dal car stereo AL STEWART canta di Passaggi del Tempo e GUGLIELMINO GIOELE di Onestà.
Siamo alla Domus Saurea alle 4. Scarichiamo, ci facciamo una doccia, un thè e a letto. Guardo la sveglia, mancano cinque minuti alle 5. E’ stata una serata di ordinaria tributaggine in Emilia ma mentre spengo la luce e chiudo gli occhi sento il brusio del ventimila del Madison Square Garden e il moto ondoso delle chiome delle varie groupie che mi vengono addosso… poi trasalisco, ma come? Io di groupie ne ho una sola ed ha pure i capelli corti… torno in me…il brusio era il rumore del frigo e invece delle groupie su di me ho quella cotoletta pelosa di Palmiro…va beh, fa lo stesso… per me è come se fossi nel Giardino di Piazza Di Matilde (il Madison Square Garden insomma)e quindi mentre cado nelle braccia di morfeo sussurro ugualmente … New York, goodnight!
Sono un fan di Iles ormai da qualche anno, continuamente alla ricerca di suoi libri pubblicati in Italia ma ormai fuori catalogo; grazie al lavoro di detective della groupie sono riuscito a trovare IL PROGETTO TRINITY, il suo ottavo romanzo scritto nel 2003. Trovo che la trama, lo sviluppo, i concetti e il modo di scrivere siano decisamente degni di nota, a conferma del fatto che, almeno secondo me, Iles è un grandissimo autore di thriller. Tecnologia, religione, metafisica…magari il mix non è originalissimo, ma Greg ne ricava una storia davvero avvincente. Solo le ultimissime pagine sono un po’ debolucce.
Cercando un po’ in internet ci si imbatte in giudizi che vanno da una a cinque stelle, alcuni davvero lapidari, il tutto fa sorridere…chiaro che ognuno ha la propria sensibilità, ma l’impressione è che ormai tutti si sentano in grado di criticare, sbeffeggiare, stroncare le opere degli artisti che non fanno al caso loro, anche quando non è il caso, il tutto da una prospettiva ossessivamente soggettiva e per sfuggire alla propria miseria E’ un po’ così in tutti i campi, pensi che quell’allenatore sia un cretino perché fa giocare quella formazione, che quel politico sia una merda perché non riesce a trasformare il paese nel posto idilliaco che tutti saremmo bravi a creare fossimo noi nel posto giusto, quel film è noioso da far schifo perché non va incontro al nostro gusto personale o al contrario ad esempio sono capolavori dischi in realtà mediocri solo perché sono capitoli importanti della propria vita (e non della musica in generale) o comunque perchè appartenenti al sottogenere che prediligi.
C’è un’isteria ormai totalizzante che rende quasi impossibile avere giudizi di buon senso. Con questo non voglio naturalmente dir che il mio lo sia, Per me questo è un thriller molto bello, da quattro o cinque stelle, poi che altri possano ritenerlo non così sublime posso capirlo, ma di sicuro rimane in ogni caso un libro di un certo spessore.
“Se state guardando questo video, significa che sono morto.” È questo il messaggio che David Tennant, celebre professore di Etica all’Università della Virginia, lascia inciso su una videocassetta prima di fuggire. La posta in gioco per i suoi inseguitori è troppo alta per lasciarlo in vita. È in gioco la più grande invenzione di tutti i tempi, il progetto Trinity, un computer capace di riprodurre e amplificare i meccanismi del cervello umano. Ideato da un pool composto dalle migliori menti scientifiche al mondo, Trinity sta per essere attivato, ma alcuni dei ricercatori coinvolti nel progetto scompaiono. Tennant è l’unico in grado di svelare i rischi legati all’invenzione. Quando inizia a soffrire di terribili allucinazioni in cui rivive episodi della vita di Gesù, lo studioso capisce che la macchina produce effetti collaterali molto pericolosi e che qualcuno trama per assumerne il controllo.
Greg Iles
Nato nel 1960 in Germania, è cresciuto a Natchez, Mississippi, dove vive tuttora e dove ha ambientato molti dei suoi romanzi.
Appassionato di musica, suona con i Rock Bottom Remainders: una band formata da soli scrittori, tra cui Scott Turow e Stephen King.
I suoi thriller, amati da colleghi illustri come John Grisham, Clive Cussler e Dan Brown, sono bestseller tradotti in oltre dodici lingue e pubblicati in più di venti paesi. Presso Piemme sono usciti: Ore di terrore, L’uomo che rubava la morte, Un gioco quieto, Il progetto Trinity, La regola del buio, La memoria del fiume, Il pianto dell’angelo, Il sorriso dei demoni e Una faccenda privata. La notte non è un posto sicuro è a oggi il romanzo con cui Greg Iles ha ottenuto il maggior successo di vendite e ha raggiunto le posizioni più alte nelle classifiche americane.
Uno primi ricordi che ho della Bad Company è il disco DESOLATION ALBUM al terzo posto della classifica Usa nella primavera del 1979 sulle pagine di Ciao 2001. Amavo già i Led Zeppelin e i Free, arrivare alla Bad Company dunque fu automatico e piuttosto semplice e fu amore a primo udito. Lo capivo che il Rock della Bad Company non era misterioso e sofisticato come quello dei Led Zeppelin, lo sentivo che non era sofferto e immacolato come quello dei Free, ma la loro semplicità unita ad eleganza e buon gusto mi conquistarono in un batter d’occhio.
Il formato canzone-rock mi si confaceva perfettamente, per quel musicista che ero (e che sono) era assai facile vestire i panni di uno come Mick Ralphs e sentirsi uno di loro in tour lungo le assolate strade dell’Arizona. Il rock inglese di derivazione (più o meno) blues influenzato dai sapori e dagli odori del sud degli Stati Uniti era per me irresistibile. Una sorta di LITTLE FEAT (soprattutto negli ultimi tre album) più accessibili.
E poi quelle sei copertine che ancora oggi emozionano il mio senso visivo…
…di lì a poco arrivai a pensare che la Bad Company fosse il mio gruppo preferito, persino più in alto dei miei amati Led Zeppelin, per la cui casa discografica, la Swan Song, il gruppo incideva.
Mi sono sempre chiesto come mai i fan dei LZ non avessero una predilezione anche per la Bad Company, o almeno un interesse degno di nota, d’altra parte stesso manager, stessa etichetta, i membri delle band amici tra loro… eppure che io sappia sono pochissime le teste di piombo affezionate al gruppo di Ralphs e Rodgers, e dire che sei dischi non sono tanti, un casual fan non faticherebbe molto a farsi la discografia completa (parlo della original Bad Company naturalmente, non la versione sciatta dall’americanismo musicale spinto degli anni ottanta e novanta senza Paul Rodgers e Boz Burrell in formazione).
Credo così di essere il più grande fan italiano del gruppo, e lo dico in tutta l’umiltà, come dato di fatto, avendo circumnavigato e toccato molte sponde del circuito Rock italiano, grazie alla fanzine, alla biografia di Page, agli articoli scritti per diverse riviste nazionali, agli amici giornalisti, non ho mai incontrato o saputo di qualcuno che amasse – in Italia – la Bad Company quanto me.
Perciò non posso che salutare con enorme soddisfazione l’uscita di questo primo grande album dal vivo relativo a registrazioni degli anni settanta. Era ora!
La copertina è semplice, ma tutto sommato funzionale, meglio così che pastrocchi kitsch; confezione digipack molto buona e libretto interno esauriente con eccellenti note di copertina del nostro amico David Clayton. Il missaggio dei nastri originali multitraccia è a cura di Richard Digby Smith 2016.
Il disco si snoda su due registrazioni, la prima relativa al concerto tenuto al The Summit (una delle più grandi arene indoor degli States di allora, 16000 posti) di Houston il 23/05/1977 e la seconda all’Empire Pool (ora nota come Wembley arena, una delle più capienti in terra di Britannia, 12000 posti, il gruppo riempì tre serate consecutive in quel marzo) di Londra il 9/03/1979. HEY JOE proviene invece dal concerto del 26/06/1979 di Washington tenuto al Capitol Center.
Purtroppo i concerti non sono completi, ma la cosa da sottolineare è che le registrazioni non sono state toccate, niente edit quindi, né abbellimenti, né sovraincisioni, quello che si sente è quello che ha suonato la band all’epoca; inoltre, è bene ricordarlo, il tutto proviene da nastri multitraccia (quei nastri che si usano per registrare una band in concerto quando si ha in mente di trarne poi un album dal vivo) che unito all’ottimo missaggio del 2016 danno all’album una qualità audio stellare.
Sì, Digby Smith ha fatto un lavoro eccellente: ha saputo rendere l’aspetto naturale del Rock nudo e crudo senza farlo apparire slabbrato, ha tenuto il livello del volume del basso alto senza compromettere il risultato finale, ci ha regalato insomma un album live che più live non si può. Giù il cappello per Digby Smith, dobbiamo davvero tanto al suo missaggio.
Il concerto del 1977 è forse quello che m’interessa di più, è preso infatti dall’ultimo tour dei primi quattro intensissimi anni del gruppo ed è il tour dell’album che segna l’inizio del periodo “orizzonti perduti”. Dopo tre fortunatissimi primi album (BAD COMPANY 1974, STRAIGHT SHOOTER 1975, RUN WITH THE PACK 1976) il gruppo segna il passo; la sequenza album-tour-album-tour-album-tour incrina il meccanismo. Alcuni rapporti iniziano ad logorarsi e il gruppo si ritrova in studio per il quarto album un po’ sfasato. Le canzoni scritte non sono tante e ci si arrangia come si può. Detto questo, a me BURNIN’ SKY piace parecchio ed è il disco della Bad Company che ascolto con maggior frequenza. Ho da sempre una predilezione per gli album “obliqui”, quelli un po’ fuori fuoco e a dispetto dell’opinione comune, il quarto album della BC per me è bellissimo.
Trovo quindi stupendo il fatto che nella scaletta del primo cd ci siano ben 7 pezzi da quello che allora era l’album appena uscito. Gruppo coraggioso: piuttosto che presentare i grandi classici dei primi tre album e un paio di cose dal nuovo capitolo mettono in esposizione molte delle nuove canzoni. Chapeau!
BURNIN’ SKY apre il disco con potenza, Rock senza fronzoli al contempo grezzo ed elegante. TOO BAD, anch’essa dal quarto album, mantiene le stesse coordinate, Rock pieno di anima. Positivo il fatto che abbiano lasciato gli interventi dei membri della band tra un pezzo e l’altro, rendono il tutto più vero. Grande versione di READY FOR LOVE. Ispirato l’assolo di MICK RALPHS. Non precisa la transizione tra il pezzo e la coda finale, ma l’outro è piena di atmosfera.
HEARTBEAT è suonata a due chitarre, assolo melodico armonizzato, bel lavoro alla solista di Ralphs, il quale sembra avere una marcia in più negli assolo dei pezzi più “obliqui”. MORNING SUN è uno dei miei pezzi preferiti, perfetto per le domeniche mattine primaverili. Strano sentire un pezzo così intimista suonato dal vivo davanti a 16000 persone. Di nuovo Rodgers alla chitarra. L’assolo di Ralphs è delizioso. Ancora Mick Ralphs in bella evidenza alla chitarra ritmica e alla chitarra slide nel bel roccaccio di MAN NEEDS WOMAN, qui il richiamo LITTLE FEAT e assai evidente. Uno dei miei momenti preferiti di questo album. Dopo LEAVING YOU, altro brano di BURNIN’ SKY, e tre classici come SHOOTING STAR, SIMPLE MAN (con l’introduzione dilatata) e MOVIN’ ON, ecco LIKE WATER, pezzo di Rodgers scritto al tempo dei PEACE (il trio che mise in piede dopo il primo scioglimento dei Free). Ancora Ralphs alla chitarra slide, e i risultati sono davvero buoni. Mick esce davvero alla grande nelle cose meno scontate e meno hard rock. Il primo cd si chiude con tre inni della Bad Company: LIVE FOR THE MUSIC, GOOD LOVIN’ GONE BAD e FEEL LIKE MAKIN’ LOVE.
DESOLATION ANGELS del 1979 è uno dei due album che ho vissuto in diretta, è il quinto del gruppo, quello che segue ai due anni di silenzio. La band in quel frangente si allontanò un po’ dall’Hard Rock e si diede a un Rock a tutto tondo. Il sound si fece più rifinito, meno “in your face”, ma restò comunque intrigante e vivo. Il nuovo umore musicale si spostò anche nei concerti. Successe anche qualcosa all’interno del gruppo come detto, e tutto sommato lo si capisce dai video che sono apparsi tempo fa su youtube (presi appunto dalle tre date londinesi della BC). Anche in questo caso ci sono parecchi pezzi (sei) tratti dal nuovo album
Si aprono le danze con BAD COMPANY…
◊
◊
si prosegue GONE GONE GONE di Boz Burrell seguita da SHOOTING STAR ed è già il tempo di una seconda novità, RHYTHM MACHINE, scritta dalla sezione ritmica Burrell/Kirke. Esecuzione compatta. Paul Rodgers alla chitarra solista. Arriva poi OH ATLANTA, gran pezzo di Ralphs, sempre da DESOLATION ANGELS. Mancano un po’ le finezze chitarristiche presenti sull’album da studio, ma il risultato è comunque buono. La scelta di SHE BRINGS ME LOVE mi è sempre apparsa bizzarra, una sorta di ballata gospel/soul con Paul all’organo, forse non adattissima ad una dimensione live di una band come questa, sebbene il gruppo faccia onore alla canzone. Si torna ai classici con RUN WITH THE PACK, Paul al piano, Mick alla chitarra distorta, Simon e Boz a tenere il ritmo da par loro. Nel finale la celeberrima epica Rodgersiana.
EVIL WIND su DESOLATION ANGELS è una delle mie preferite, con uno degli assoli più riusciti di Mick Ralphs. Qui risalta meno ed è interrotta dall’assolo di batteria. Con HONEY CHILD si va alla deriva verso l’Hard Rock più sempliciotto, seguono ROCK STEADY e quello che all’epoca era il nuovo singolo: ROCK AND ROLL FANTASY
◊
◊
Il perché dell’inclusione di HEY JOE per me rimane un mistero. Rodgers è sempre stato un gran fan di Hendrix e nel 1979 forse aveva ancora un senso proporre una cover (oggi trita e ritrita) come quella, ma la versione che ne fa il gruppo non è granché. Ralphs pasticcia l’introduzione e il gruppo non entra a tempo. Rodgers ci dà di solista ma non è una esibizione memorabile e in più cosa c’entra un pezzo (l’unico) preso da un altro concerto (Washington 1979). Davvero non capisco.
Il concerto chiude con i due più grandi successi della Bad Company, FEEL LIKE MAKIN’ LOVE e CAN’T GET ENOUGH.
◊
◊
In chiusura che dire, era il live che sognavo da tempo ed averlo in qualità audio eccellente e con una produzione “rough and ready” mi emoziona tanto. Siamo finalmente capace di capire quanto fosse brava la Bad Company dal vivo. Nessun volo pindarico, niente lunghe improvvisazioni, giusto una manciata di canzoni rock piene di passione presentate nel contesto live. Paul Rodgers brilla più che mai, ma non è una novità, è il miglior cantante Rock di sempre. Non mi lascerò andare al solito cliché e scrivere che Mick Ralphs è un chitarrista sottovalutato, ma devo mettere comunque in risalto l’efficacia del suo lavoro. E’ un vero maestro in quello. Ogni sera prima di addormentarmi imi metto a Mick Ralphs per un paio di minuti. Simon Kirke e Boz Burrell non erano al livello di Bonhame Jones, ma erano ugualmente bravi musicisti e furono fondamentali nell’aiutare la band ad avere la giusta vibrazione e il giusto groove. Mai sopre le righe, ogni notte raggiungevano il centro esatto del senso del Rock.
Grazie a chi si è prodigato per fare uscire questo album e alla Rhino/Swan Song.
This is the Bad fucking Company, baby!
◊
◊
(Broken) ENGLISH:
One of the first memories I have of Bad Company is DESOLATION ANGELS in the third position on the US charts in the spring of 1979 thru’ the pages of CIAO 2001 (Italian leading rock mag at the era). I was already in love with Led Zeppelin and Free, therefore it was automatic and rather simple to get linked with Bad Company and it was love at the first hearing. I understood that the music of Bad Company was not mysterious and sophisticated as that of Led Zeppelin, I knew that it was not deeply-felt and immaculate as that of Free, but their simplicity combined with elegance and good taste conquered me in a jiffy .
The song-rock format suieted me perfectly, for the musician that I was (and that I am) it was very easy to assume the role of someone like Mick Ralphs and dreaming about being one of them on tour along, say, the sunny highways of Arizona. The British rock derived (more or less) from the blues influenced by the flavors and smells of the southern United States was for me irresistible. A sort of LITTLE FEAT (especially in the last three albums) more accessible.
And then those six artwork of the LP covers that still excite my visual sense …
Soon I came to think that Bad Company were my favorite band, even as high as my beloved Led Zeppelin.
I always wondered why the LZ fans did not have a predilection for Bad Company, or at least an interest worthy of note, after all the two groups had the same managers, the same label, the members of the band were friends with each other … and yet I know very few ledheads who love the group of Rodgers and Ralphs, and let’s say that six records are not many, a casual fan would not struggle to get the whole lot (I’m taking abou the original Bad Company of course, not the watered-down version with the commercial rock attitude of the eighties and nineties without Paul Rodgers and Boz Burrell in the line up).
I guess I am the biggest Italian fan, and I say this in all humility, as a matter of fact, having circumnavigated and touched many Italian banks of the Rock circuit, thanks to the fanzine, to the J. Page biography I did, to the articles I wrote for several national magazines, to music journalists who are friends, I have never met or heard of someone who loved – in Italy – Bad Company like me.
So I can only praise the release of this first major live album with recordings related to the seventies. About time.
The cover is simple, but all in all functional, better this than a kitsch job; the digipack packaging is very good and has a nice booklet with excellent liner notes by our friend David Clayton. The 2016 mix from the original multitrack tapes is done by Richard Digby Smith.
The abum runs on two recordings, the first relating to the concert held at The Summit (one of the largest indoor arenas of then States, 16,000 seats) of Houston on 23 may 1977 and the second at the Empire Pool (now known as Wembley arena, one of the most capacious in the land of Britannia, 12000 seats, the group filled three consecutive nights in that march) in London on 09 march 1979. HEY JOE comes instead from the 26 june 1979 concert held at Washington Capitol Center.
Unfortunately, the concerts are not complete, but the thing to emphasize is that the recording have not been touched, then no edit, no embellishments, no overdubs, what you hear is what the band played at the time; furthermore, it should be remembered, everything comes from multi-track tapes (those tapes that are used to record a band in concert when they plans to release a live album) that combined with the 2016 excellent mixing give the album a stellar audio quality.
Yes, Digby Smith has done a fantastic job: he knew how to give the natural and bare Rock vibe without getting everything jagged, he kept the volume level of Boz Burrell bass overhead without compromising the whole result, so he gave us a very “lively” live album. Hats off to Digby Smith.
The 1977 concert is perhaps the one that interests me the most, it is in fact taken from the last tour of the first four intense years of the group and it is the album’s tour that marks the beginning of the “lost horizon” perido pf the band. After three very succesfull first records (BAD COMPANY 1974 STRAIGHT SHOOTER 1975 RUN WITH THE PACK 1976), the group sets the pace;the album-tour-album-tour-album-tour sequence breaks the mechanism. Some relations between members of the band are starting to wear thin and the group finds himself in the studio for the fourth album a little ‘out of phase”. Few songs were already written (mostly by Rodgers) so they tried their best to finish the album. That said, I like BURNIN ‘SKY like a lot and it is the Bad Company album that I listen to more frequently. I have always had a fondness for “oblique” album”s, the ones a bit ‘out of focus’ so despite common opinion, the fourth album of BC for me is beautiful.
I find it so amazing that in the set list of the first CD there are as many as 7 tunes from what was then the newly released album. Brave group: rather than presenting the great classics of the first three albums and a couple of things from the new chapter they put on display many of the new songs. Chapeau!
BURNIN ‘SKY opens the disc with power, Rock without frills while raw and elegant. TOO BAD, also from the fourth album, has the same coordinates, Rock full of soul. It’s a positive thing that they have left the talks of the members of the band between songs, they makes it more real. Great version of READY FOR LOVE. Inspired solo by Mick Ralphs. The transition between the workpiece and the tail end is not perfect, but the outro is full of atmosphere.
HEARTBEAT is played with two guitars, harmonized melodic guitar licks and great solo by Ralphs , which seems to have an edge in the solos of the less granted pieces. MORNING SUN is one of my favorite songs, it’s perfect for spring sunday mornings. It’s strange to hear a piece so intimate played live in front of 16,000 people. Here we have Rodgers on guitar. The Ralphs solo is delicious. Again Mick Ralphs prominently on rhythm and slide guitar in the beautiful rocker MAN WOMAN NEEDS, the LITTLE FEAT vibe i very clear here. One of my favorite moments of this album. After LEAVING YOU, another piece from BURNIN ‘SKY, three classics like SHOOTING STAR, SIMPLE MAN (with the introduction dilated) and MOVIN’ ON, then LIKE WATER, the piece of Rodgers wrote at the time of PEACE (the trio he put together after the first split of Free). Ralphs still at the slide guitar, and the results are really good. Mick comes out really well on these less obvious and less hard rock things. The first CD closes with three hymns of Bad Company: LIVE FOR THE MUSIC, GOOD LOVIN ‘GONE BAD and FEEL LIKE MAKIN’ LOVE.
DESOLATION ANGELS (1979) is one of two albums that I came acros when they were released, it is the fifth of the group, the one following a two years hiatus. Back then the band moved away a bit from Hard Rock and prefered a well-rounded Rock. The sound is more polished, it became less “in your face”, but remained nonetheless intriguing and alive. The new musical mood was present also in the live situation. Something happened within the group as mentioned, and all in all you can tell from the videos that have appeared along the years on youtube (they in fact taken from the three 1979 London dates of BC).
Also in this case there are several pieces (six) taken from the new album
The second cd starts with BAD COMPANY, then GONE GONE GONE written by Boz Burrell followed by SHOOTING STAR and it is already time fortime, RHYTHM MACHINE, written by Burrell / Kirke. Solid Rock with Paul Rodgers on lead guitar. Then comes OH ATLANTA, a great tune by Ralphs from DESOLATION ANGELS. I miss a bit the guitar subtleties from the studio version, but the result is still good. The choice of SHE BRINGS ME LOVE has always seemed strange to me, it’s a sort of gospel/soul ballad with Paul on organ, perhaps not perfectly suited to a live dimension of a band like this, although the group do honor to the song. We return to the classics with RUN WITH THE PACK, Paul on piano, Mick on the distorted guitar, Simon and Boz keep up the pace in their own good way. At the end an example of the famous Rodgers epic.
EVIL WIND from DESOLATION ANGELS is one of my favorites studio tracks, it features one of the most well made solos of Mick Ralphs. In the live situation the song does not shine in the same way plus it contains the drums solo that gives a coitus interruptus feel. With HONEY CHILD we are a-drifting toward the simpleton Hard Rock, then we have ROCK STEADY followed by what was then the new single: ROCK AND ROLL FANTASY.
The inclusion of HEY JOE remains a mystery to me. Rodgers has always been a great fan of Hendrix and 1979 probably they still had a way to propose a cover (now hackneyed) like that, but this version is too sloppy to be on a official rlease. Ralphs mulls the introduction and the group does not enter well into the song. Rodgers plays lead guitar and in the end it not a memorable performance; what does a piece (the only one) taken from another concert (Washington, 1979) I really do not understand.
The concert closes with Bad Company two biggest hits: FEEL LIKE MAKIN ‘LOVE and CAN NOT GET ENOUGH.
I must say it is the live album that I dreamed about for so long, it has excellent sound quality and a “rough and ready” production that excites me so much. We are able to listen how good was Bad Company as a live act. No pindaric flights, no long improvisations, just a collection of passionate rock songs in a live context. Paul Rodgers shines here, but it’s no new issue, he’s the greatest rock singer ever. I won’t write the same old cliché saying that Mick Ralphs is an underrated guitar player, but I have to emphasize anyway his effective work. He is a real hero in that regard. I praise Mick Ralphs every night. Simone Kirke and Boz Burrell maybe were not at the level of Bonham and Jones, but they were capable musicians for sure and they helped the band to get the right vibe and groove. They were never over the top and they reached every night the exact meaning of Rock music.
Thanks to those who have worked hard to make this thing possible and thanks to Rhino/Swan Song.
Come annunciato il 28 aprile su questo blog la soundboard revolution della Empress Valley colpisce ancora, è appena uscito infatti – PER LA PRIMA VOLTA IN VERSIONE SOUNDBOARD – il concerto del 10 febbraio 1975 al CAPITOL CENTRE di LANDOVER (Maryland).
TITLE: Led Zeppelin “LZ Hellfire Club (3 cd version/ Ultra Violent Killer Droog (6 cd version)
LABEL: Empress Valley Supreme Discs
TYPE: Soundboard
SOUND QUALITY: TTTTT
PERFORMANCE: TTT½
ARTWORK: TTT½
BAND MOOD: TTT½
COLLECTION ZEP FAN: TTTTT
COLLECTION CASUAL FAN: TT
Fino ad oggi solo la versione audience (di non buona qualità) era disponibile. Di quella data esiste anche un video amatoriale:
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
Benché negli ultimi anni siano stati parecchi i nuovi soundboard del 1975 ad uscire, per noi rimane sempre cosa buona e giusta. Sì, perché non saranno i LZ dell’immaginario collettivo (che come sappiamo sono finiti il 29/7/1973), ma anche in versione “lost horizons”(il tour del 1975 parte con Page con grossi problemi all’anulare sinistro e con Plant vittima di una bronchite che gli rovinerà tutti i concerti, il tutto unito all’uso sempre più pesante di sostanze chimiche e dal peso di un successo ormai fuori controllo che schiaccia il gruppo verso il basso), un concerto dei LZ negli anni settanta era comunque una esperienza totalizzante.
La qualità audio di questo nuovo bootleg è ottima. Il tutto è assai bilanciato e ben miscelato, il basso e la pedaliera basso (strumenti che spesso sono sacrificati da una cattiva gestione del sound system) si sentono bene, credo che la SHOWCO nel 1975 raggiunse il proprio zenith con il tour dei LZ. Non credo esistano bootleg degli anni settanta che abbiano una qualità del genere.
Led Zeppelin 1975 North American Tour Showco Crew Staff Shirts
ROCK AND ROLL è sempre slabbrata, PLANT entra a freddo e con evidenti problemi alla voce, problemi riscontrabili anche in SICK AGAIN: nella prima parte del pezzo l’abbassamento di voce è così marcato che uno si chiede come farà, non dico a finire il concerto, ma ad affrontare anche solo un altro singolo pezzo. Piuttosto sorprendentemente nella seconda parte della canzone la voce ha un miglioramento insperato. Rimarrà sempre il RP del 1975, ma perlomeno il concerto non è rovinato del tutto.
OVER THE HILLS non è davvero niente male ed è la prova che anche a mezzo servizio, i LZ erano comunque d’ andare a vedere. Nell’assolo c’è molto JIMMY PAGE.
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
IN MY TIME OF DYING non è nulla di speciale mentre THE SONG REMAINS THE SAME (stesso dicasi per THE RAIN SONG) è godibile
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
Segue KASHMIR pezzo che nei bootleg non ascolto mai. NO QUARTER è invece uno di quei brani che aspetto sempre con bramosia e il gruppo non mi delude; certo non è la NO QUARTER di THE SONG REMAINS THE SAME (il live ufficiale registrato a NY il luglio del 1973) ma è sempre stupendo seguire il gruppo lungo i sentieri del mistero, del “drama”, di quello insomma che differenzia i LZ da tutti gli altri gruppi di Hard Rock.
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
Gustosa anche TRAMPLED UNDERFOOT…
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
In MOBY DICK, malgrado i vari tentativi, PAGE non accorda nel modo giusto la corda del MI basso che per l’occasione viene portato a RE, così la parte bassa del riff risulta sballata. Questa la dice lunga sugli effetti (torpore/esaltazione) di certe sostanze.
DAZED AND CONFUSED, così complessa com’è in versione live 1975 (dai 30 ai 40 minuti ogni sera), non può essere perfetta con un PAGE in condizioni non ottimali, ma è sempre un momento di grande suggestione perdersi tra le profondità cosmiche delle improvvisazioni live dei LZ.
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
Ultimo pezzo prima del bis: STAIRWAY TO HEAVEN.
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
Quello che succedeva backstage tra STH e i bis lo si può immaginare constatando che la qualità delle performance cala drasticamente. PAGE che fatica a suonare riff (non certo impegnativo) di WHOLE LOTTA LOVE e la band che pare meno bilanciata in BLACK DOG e HEARTBREAKER. Ah.
Ad ogni modo, per una testa di piombo è una registrazione da avere.
LED ZEPPELIN – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko
(broken) ENGLISH
As announced on April 28 on this blog the soundboard revolution by Empress Valley strikes again, in fact it is out – FOR THE FIRST TIME FROM SOUNDBOARD SOURCE – the concert of 10 February 1975 at the CAPITOL CENTRE, LANDOVER (Maryland).
To date only the audience recording (not good quality) was available. Of that date, there is also an amateur video.
Although in recent years several new soundboards of the 1975 tour have been released every new one is a nice surprise to me. Yes, because even if it is not the LZ of the collective imagination (which we know were over after 29.7.1973), also in their “lost horizons” phase (the 1975 tour starts with Page left ring finger with big problems and Plant victim of a bronchitis that will ruin all the concerts, combined with the heavy use of chemicals substances and the weight of the level of success out of control that crushes the group down), a concert of the LZ in the seventies was however, an all-encompassing experience.
The audio quality of this new bootleg is excellent. The whole is very balanced and well mixed, the bass and the bass pedal (instruments that often are sacrificed by a poor sound system management) are well up in the mix, I believe that Showco in 1975 reached its zenith with the LZ tour. I do not think there are other bootlegs recorded in the seventies who have such a quality.
ROCK AND ROLL is always chipped, PLANT never did warm ups and obviously he has problems, same for SICK AGAIN: in the first part of the piece the voice sag is so marked that one wonders how he will face – not a whole concert – but just another song. Rather surprisingly in the second part of the track the voice has an unexpected improvement. It will always remain the 1975 RP, but at least the concert is not ruined altogether.
OVER THE HILLS is not bad at all and it is proof that even “part time” LZ were still a band to see in concert. There is much JIMMY PAGE in the solo.
IN MY TIME OF DYING is nothing special while THE SONG REMAINS THE SAME (and THE RAIN SONG) is enjoyable
KASHMIR is a piece that in bootleg I never listen to. NO QUARTER is instead one of those songs that I always wait eagerly and the group does not disappoint; It is certainly not the NO QUARTER of THE SONG REMAINS THE SAME (the official live album recorded in NY July 1973) but it is always wonderful to follow the group along the paths of the mystery and “drama”, of what in short differs LZ from all the other Hard Rock groups.
TRAMPLED UNDERFOOT is tasty.
In MOBY DICK, despite several attempts, PAGE does not tune in the right way the low E string which for the occasion is brought to D, so the lower part of the riff is busted. This says a lot about the effects (numbness / exaltation) of certain substances.
DAZED AND CONFUSED, as complex as it is in live version 1975 (from 30 to 40 minutes every night), can not be perfect with PAGE under non-optimal conditions, but it is always a moment of great charm to get lost in the cosmic depths of LZ live improvisations.
Last piece before the encore: STAIRWAY TO HEAVEN.
What it was happening backstage between STH and the encores you can only imagine, the quality of the performance drops drastically. PAGE struggles to play the WLL riff (not a challenging one) and the band seems less balanced in BLACK DOG and HEARTBREAKER. Ah.
Anyway, for a led head this is a recording to have.
Commenti recenti