Quello che gli umani chiamano il giorno di Giove; come ogni mattina prima dell’alba mi sveglio, gironzolo per casa e quindi cerco di svegliare i miei umani. Salto sul letto, incomincio a fare la pasta, metto il muso su quello della Terry, faccio cadere la sveglia, i libri sul comodino, provo il mio black cat moan. Invece di sentire Tyrrell che mi dice “Palmiro, dio pòver, sono le cinque, fa a mot per piasèr!”, tutto tace. Strano. Un’ora più tardi T & T si alzano, si fanno una doccia e fanno colazione insieme. Curioso, non è sabato né domenica. Li guardo mangiare fette biscottate con la marmellata e bere il thè mentre la mia ciotola rimane vuota. Uhm, gatta ci cova. Mi rinchiudono in salotto. Rimango in ascolto davanti alla porta chiusa.
Sento del trambusto, stanno lottando con Patuzzo nel tentativo di metterlo in una gabbietta. Patuzzo è uno dei gatti che vivono qui con me alla Domus Saurea, vivendo fuori è più selvatico di me of course (sì, sto studiando l’inglese…). Fino a qualche anno fa riusciva a tenere a distanza gli altri maschi che si aggiravano nei dintorni, ma poi è comparso Maciste, una gattaccio forestiero, e Pato non è più stato in grado di difendere il nostro territorio. Malgrado la sua stazza (Pato è uno di quei gattoni rossi con quattro dita di coppa) evidentemente è un maschio beta.
Pato – Domus Saura 2015 -photo Tyrrell
Maciste riesco a tenerlo a distanza solo io. Tyrrell pensava che io fossi un gatto bonaccione, si è dovuto ricredere la prima volta che mi ha visto rincorrerlo fino all’orizzonte. Ma io non sono sempre fuori così, quando sono assente, Maciste è libero di fare le sue scorrerie. Durante una di questa deve essersi azzuffato con Pato e deve avergli morsicato una zampa. Sono alcuni giorni che Pato zoppica, T & T pensavano se la fosse rotta, ma l’Esmeralda, la dottoressa dei gatti, dice che é un morso di un altro gatto che ha fatto infezione. Catturare Pato e metterlo nella gabbietta non è faccenda semplice, solo Tyrrell a volte ci riesce. Un paio di iniezioni di antibiotici da fare ogni sera, ma portarlo dal dottore dei gatti non è automatico, i nostri umani riescono nell’impresa un paio di sere su quattro, Pato è guardingo e non si lascia prendere. Stamattina però deve essere affamato, Tyrrell riesce ad avvicinarlo, a catturarlo e a spingerlo nella gabbietta. Povero Pato. Tieni duro amico mio. Ma, che succede, si apre la porta, prendono anche me e mi infilano in un’altra gabbietta. Oh no…
Eccoci qua tutti e quattro nella blues mobile di primissima mattina diretti a Baniolus. Sento parlare i miei umani. Siccome mi vedono bere spessissimo temono che ci sia qualcosa che non va. Di solito noi felini beviamo poco, e quando ci buttiamo a pietto sulle ciotole d’acqua spesso significa che ci sono problemi ai reni…
Palmiro – Domus Saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Ma io mi sento bene, sono in forma, quando mi guardo allo specchio mi dico “Però!”. Valli a capire questi umani. L’Esmeralda mi piace molto e credo di piacerle anche io. Tyrrell mi estrae dalla gabbietta, lei mi stringe un laccio emostatico attorno alla zampa e infila un ago in una delle mie vene. Io sono un gatto bravo e paziente (a volte), mi fido di Tyrrell e della Terry, lascio fare, ma spero che finisca tutto presto. Una sfregatina col cotone idrofilo ed è fatta. Sono pronto a ritornare nella gabbietta…ma, ehi, Esme, che altro c’è? Si avvicina con una strana siringa, mi stringe la carne a cavallo del collo e mi inserisce qualcosa che poi controlla con un rilevatore…biiip. Inizio ad agitarmi. Abbraccio Tyrrell, nella speranza di trovare riparo. La Terry si commuove nel vedere che mi stringo al mio umano maschio “Ma patato” mi dice…“Terry, per favore, va bene che sono un po’ spaventato, ma non si è mi visto il gatto di JOHNNY WINTER farsi chiamare patato!”.
Cerco di capire i discorsi che fanno : mi hanno inserito un microchip, che in pratica è la mia carta di identità:
NOME: Palmiro Tirelli Terenziani
NATO A: Sesso nel maggio del 2012.
RESIDENZA: Domus Saurea, Borgo Massenzio, Regium Lepidi
RAZZA: Europea
COLORE DEL PELO: Nero
OCCHI: Gialli
SQUADRA DEL CUORE: F.C. Internazionale
GRUPPO PREFERITO: Asia
DESCRIZIONE: Gatto di blues
…oui, c’est moi, baby… (sì, sto studiando anche il francese)
Palmiro – Domus Saurea 2015 – photo Tyrrell
Ritorno nella gabbietta. Adesso tocca a Pato. Le iniezioni sono tre, ma invece di trasformarsi nel diavolo della Tasmania e distruggere l’ambulatorio come già fatto in passato, Patuzzo si limita a miagolare sconsolato mentre Tyrrell lo tiene a bada, evidentemente ha capito che degli uomini di blues c’è da fidarsi. Ritorniamo alla Domus Saurea, Pato sembra incredulo di essere di nuovo libero, io mi accomodo in casa, tanto nel primo pomeriggio torna la Terry e sarò libero di scorrazzare per la campagna. Sto diventando un po’ come Tyrrell, ho imparato ad amare i colori autunnali di questa terra, che poi…colori per modo di dire, odori semmai, io essendo gatto distinguo solo il blu e il verde, il resto lo vedo in scala di grigi…ma mi do un tono, faccio finta di abbandonarmi alla vena poetica come quella miserella di Tyrrell, e cerco di immaginare la foglie di un colore che non so immaginarmi, TT lo chiama giallo, ma io non so nemmeno cosa sia. L’uomo nonantolanus mi ha spiegato che devo cercare di immaginare il tepore che provo davanti alla stufetta accesa, io ci provo, ma non ho mica capito tanto bene, ad ogni modo per farlo contento pubblico qualche altra delle sue solite foto…
Domus saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Domus Saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Domus Saurea nov 2015 – photo Tyrrell
Scorrazzo per le terre che abbiamo qui intorno, sono dei contadini che abitano vicino a noi ma io le considero miei possedimenti. Ora che ho sempre con me la mia carta d’identità potrei anche tentare avventure in terre straniere, ma ripensandoci è meglio che non mi allontani troppo, dove lo trovo un umano che mi lascia ascoltare tutti quei cd in pace, che mi accudisce con tanto amore, che di tanto in tanto mi versa una goccia di Southern Comfort nella ciotola? Meglio che rinunci ai miei propositi e che mi arrenda al Reggian Comfort…
Ragazzino, fine settanta. Sto continuando a scoprire il Rock. Su Ciao 2001 leggo degli UFO. Sono gli anni in cui, almeno su quella rivista, quando si parla di una band dedita all’hard rock, vengono sempre citati i LZ. Il sabato successivo, come quasi tutti i sabati, al PEECKER SOUND, il grande negozio di dischi della provincia. Lettera U, UFO, prendo in mano il primo LP che cattura la mia attenzione: in copertina (a cura di Hipgnosis) due donne che si baciano. Hard Rock e fantasie lesbo, che c’è di meglio per un adolescente? In realtà in copertina c’è una coppia eterosessuale, addirittura resa un po’ trasparente e dunque meno “offensiva” … è una edizione americana e si sa che in America per ‘ste cose sono dei bigotti.
Passo il sabato sera a casa davanti allo stereo, gli UFO mi irretiscono subito: chitarra sublime, belle canzoni di hard rock, gran cantante, batterista che mi sta subito simpatico. L’intero lato A e il primo pezzo del lato B sono una sequenza memorabile di ottimo hard rock inglese, quello per cui vado matto. Divento un fan e lo sarò in solitaria, nessuno dei miei amici conosce o ama particolarmente gli UFO, solo mia sorella pare innamorarsi all’istante della chitarra di SCHENKER.
Uomo (di blues) di mezza età, oggi. Nemmeno il tempo di tornare da San Siro e sono di nuovo diretto a Milano, destinazione Legend Club dove stasera suoneranno gli UFO, o quel che ne rimane. Al volante la groupie, nello stereo TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS prima e SGT PEPPER poi. Ripenso alla mia storia con il gruppo: dopo FORCE IT, STRANGERS IN THE NIGHT, appena uscito, che vedo sfiorare la Top 40 americana, e LIGHTS OUT, il trionfo del gruppo che lambisce la US Top 20. Mi procuro tutto il resto. SCHENKER però lascia il gruppo, entra PAUL CHAPMAN, rimango spiazzato ma con MAKING CONTACT del 1983, album che amo moltissimo, ritorno in careggiata. L’entrata in scena di NEIL CARTER mi gusta parecchio. Poco dopo lo scioglimento e la rinascita con una band tutta nuova (o quasi), con un giovane guitar hero e un piglio da MTV. MISDEMEANOR però fallisce, sfiora appena la Top 100 in Usa e rimane lontanissimo dalla Top 40 inglese. Io rimango basito, non sono gli UFO quelli, d’accordo tentare un approccio più commerciale – gli anni dopotutto sono quelli – e provare a fare il grande colpo, ma snaturare la band spesso significa andare poi alla deriva. Il disco non è terribile discreti pezzi di heavy rock melodico che sfuma nell’AOR, ma gli effetti della batteria anni ottanta e il sound della chitarra solista sono pessimi. Lascio gli UFO e passo oltre. Li seguo da lontano… tornano negli anni novanta con continui cambi di formazione, torna SCHENKER e poi se ne va di nuovo, fino ad arrivare alla stabilità degli ultimi anni, con VINNIE MOORE alla chitarra e PAUL RAYMOND alle tastiere e alla chitarra ritmica a supportare PHIL MOGG e ANDY PARKER.
Non mi aspetto granché, ma sento un brivido: vedere PHIL e ANDY (ma anche PAUL RAYMOND) so che sarà un’emozione.
Sulla A1, dopo Piacenza nord cinque km di coda a causa di un incidente. Il club apre alle 20, il concerto è previsto per le 21. Arriviamo alle 21,05. Lì fuori, parcheggiato, il tour bus. Nemmeno il tempo di entrare che “Ehi Tim Tirelli, ciao, sono Massimo da Genova, seguo il tuo blog…anche io ho scoperto la BAD COMPANY grazie a te”. MICK RALPHS prendi nota per favore, per natale potresti anche mandarmi un presente!
Sono sorpreso, il LEGEND CLUB è un club piccolo, più o meno come l’OFF di Modena, mi aspettavo qualcosa tipo il Zona Roveri di Bologna… nulla di male si intende ma pensavo che gli UFO, e sottolineo gli UFO, suonassero davanti ad un pubblico più numeroso. Massimo mi dice che si vocifera che abbiano venduto 270 biglietti.
Alle 21,15 entra il gruppo. ANDY PARKER è sepolto dietro agli amplificatori e nascosto dalla colonna a lato del palco, gli altri in prima linea…ecco, arriva PHIL MOGG… mi sembra un vecchietto un po’ fragile da torneo di pinnacolo di un circolo Arci. Primo pezzo: WE BELONG TO THE NIGHT da MECHANIX. Osservando un po’ meglio la situazione mi par d’essere dentro al film STILL CRAZY, potremmo tranquillamente essere nell’Olanda del nord…
UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT
In breve mi è chiaro che devo tornare sui miei passi: anche certi concerti di storiche band ormai in là con gli anni e con diversi sostituti al posto dei membri originali non sono davvero male. Il gruppo è solido, l’hard rock proposto efficace. Vinnie Moore, chitarrista americano venuto alla ribalta col discutibile miovimento dei guitar hero voluto dalla Shrapnel Record e da Mike Varney, si amalgama meglio del previsto con il mood del gruppo. Certo, ogni tanto gli scappa la svisata prolungata e velocissima da segaiolo della chitarra, ma inserito in un contesto del genere il suo chitarrismo evita di debordare in continuazione e, filtrato da canzoni con un costrutto degno di nota, acquista un senso.
Il primo classico è LIGHTS OUT…scambio una occhiata con la groupie mentre la ACHILLES LAST STAND de noatri si sviluppa in tutta la sua carica. Peccato che Phil non canti “lights out lights out Milano”.
Tra un pezzo e l’altro Phil racconta aneddoti e cerca di intrattenere il pubblico, ma il suo inglese è così biascicato che capisco pochissimo. L’accento londinese è forte, sembra di sentir parlare il DARK LORD, quella parlata Cockney che tramuta JIMMY PAGE in JIMMY POIGE insomma. Phil in più sembra essere in chiara (alticcio).
I pezzi più recenti mi sembrano meglio del previsto, è ovvio che mi trovo a mio agio con l’Hard Rock inglese. Mi spiace non vedere ANDY PARKER dalla mia posizione, è un personaggio che ho sempre amato. Batterista concreto, senza tante pippe, pesante e dinamico al punto giusto. PAUL RAYMOND è spesso davanti a tutti, mi fa ridere con quella cofana che ha in testa. E’ sempre stato un po’ glamour dal punto di vista del visual e del makeup. Al basso c’è ROB DE LUCA, un musicista americano con un curriculum di tutto rispetto, ma a me e alla groupie (che è bene ricordarlo, è una musicista coi fiocchi) non piace per nulla. Va bene che sostituisce PETE WAY, che è un bassista tutt’altro che dotato, ma un po’ di quella passione che ci metteva PETE è indispensabile, DE LUCA sembra piuttosto piatto.
ONLY YOU CAN ROCK ME e CHERRY me li gusto proprio tanto. Segue LOVE TO LOVE, il pezzo preferito dalla groupie…
MOGG alla voce se la cava meglio del previsto, è chiaro che non ne ha più tanta, ha 68 anni, ma la adopera in maniera intelligente, cantare il Rock duro alla sua età non è un lavoro per tutti.
MAKING MOVES da THE WILD THE WINNING AND THE INNOCENT del 1981 è il preludio a ROCK BOTTOM, l’ultimo pezzo. Il pubblico è caldo e partecipe.
Due minuti nei camerini e via con DOCTOR DOCTOR e la mia amata SHOOT SHOOT.
Un’ora e mezzo, perfetto. Smettono che abbiamo ancora voglia di Rock volante non identificato.
UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT
Sono contento. Gironzolo per il locale…
UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo TT
Nel tendone esterno adibito al merchandising do un’occhiata alle magliette. Il bassista è lì che autografa biglietti e che si fa foto con gli avventori, sembra che si senta protagonista. Ad un tratto sbuca ANDY PARKER. Io non sono un cacciatore di autografi, farmi firmare i dischi non è una priorità, ma una foto con ANDY, il mio ANDY, me la faccio volentieri.
ANDY & TIM – UFO – Milano, Legend Club,1-11-2015 -photo Saura T
Però, eccomi qui abbracciato ad ANDY PARKER, che spasso per il ragazzino che c’è ancora in me.
La groupie mi chiama “Tyrrell, vieni, qui fuori c’è PAUL RAYMOND vorrei farti una foto insieme alla sua cofana”. Usciamo. PAUL ci sta passando accanto, lo chiamo, lui mi guarda con la coda dell’occhio, fa finta di niente, si stringe nelle spalle come per evitare i fan e va ad infilarsi di nuovo nei camerini. Scuoto la testa, povero PAUL. Non che mi importi molto, ma mi verrebbe da dirgli “PAUL, ma come sei messo? Hai appena fatto un concerto davanti a 270 persone a Cesano Boscone e si può supporre che almeno la metà non sappia il tuo nome, non siamo più negli anni settanta o nei primi anni ottanta. In quanti saremo qui ad avere copie di dischi del PAUL RAYMOND PROJECT, in due?”
Do una occhiata al tendone, ANDY è lì che firma LP e che parla con tutti. Che uomo!
Usciamo dal locale, tangenziale Est, A1. Al primo autogrill ci fermiamo a mangiare qualcosa. Pochi aclienti, mangio un panino stenco e la groupie l’ultima ciambella rimasta. Mi metto al volante, la groupie si appisola. Attraverso l’oceano nero della notte, seguo la corrente, il padre dei quattro venti gonfia le mie vele, la stella polare guida la mia rotta, adeguo i miei ritmi al respiro dell’universo, ripenso a me ragazzino, a tutti i miei sogni, alla mie asperazioni, ad un disco che in un sabato di tanti, troppi anni fa tenevo tra le mie braccia…Oh, all my boyish dreams
◊
◊
High flyers, wailing birds
Im so far out to sea
Ships are passing every night
Oh, all my boyish dreams
And your every melody
With the sea tides tossin free
Never, never holdin back
Rock and rollers drift by
Turn to summer, goes so fast
Seems Ill never see you
One weekend and a photograph
Oh, all my boyish dreams
And your every melody
With the sea tides tossin free
Never, never holdin back
Rock and rollers drift by
Manco da San Siro da alcuni anni, ci voleva la groupie per farmici tornare, la Bebe Buell di Gavassa mi vede un po’ in affanno così decide di regalarmi un paio di biglietti primo anello arancio… che donna ragazzi. Partiamo alle 16,15 con la Freccia Gialla di Borgo Massenzio, nel car stereo QUADROPHENIA. Ore 18, siamo nel parcheggio (15 euro) di fianco al San Siro. Vedere lo stadio da vicino è ogni volta un’emozione.
San Siro di notte- photo TT
Doc abita a una FOOL IN THE RAIN di distanza da San Siro (nemmeno 7 minuti insomma). Rivedere Docustard Pie è sempre un piacere, mi intrattengo con Brown Sugar (his mistress) e il piccolo Ricky che si innamora subito della groupie e non la vuole lasciare andar via (“Tu vai allo stadio da solo, lei rimane qui” mi dice il piccolo James Patrick…io lo chiamo così)… lo vedo felice suonare un pezzo a quattro mani insieme alla groupie su una piccola tastiera giocattolo.
TIM & DOC Milano 31-10-2015 photo Saura T
Nemmeno mezz’ora e ripartiamo, alle 19 ho appuntamento col maestro RIVA davanti all’ingresso 1. Beppe è un cuore nerazzurro, cosa che ci ha legati ulteriormente.
INTER -ROMA -Milano 31-10-2015 photo TT
In tutti questi anni Beppe ed io siamo sempre rimasti in contatto, ma per una cosa o per l’altra non ci siamo più visti dai tempi del MONSTERS OF ROCK del 1990 a BOLOGNA, eravamo lì (insieme a GIANNI DELLA CIOPPA) per conto di METAL SHOCK, incontrarci e parlare nel backstage mentre STEVEN TYLER gironzolava avanti e indietro non fu affatto male.
Ora eccolo qui, in formissima e ready to rock. Ci prendiamo un caffè insieme, parliamo di musica, è in compagnia di due amici, uno dei quali, FERDI, è un lettore del blog. Con quest’ultimo parlo del nostro amore per GRAHAM NASH.
BEPPE RIVA & TT – INTER -ROMA -Milano 31-10-2015 photo Saura T
Un abbraccio e ognuno si avvia verso il settore di appartenenza, primo verde loro, primo arancio noi. Mi volto un momento, scambio un ultimo saluto con BEPPE…siamo amici, ho confidenza con lui, eppure ho sempre una sorta di reverenza nei suoi confronti, per me rimane sempre il famoso giornalista di cui leggevo gli articoli quando ero ragazzino, mi considero sempre uno dei… RIVA SONS.
Entrare e vedere il campo mi fa sempre sentire titanico dinnanzi al futuro, ricordo la prima volta, sempre un INTER-ROMA, decenni fa, insieme a DOC.
INTER -ROMA -Milano 31-10-2015 photo TT
Manca più di un’ora alla partita, ma il tempo passa velocemente, è bello respirare l’aria di casa…
TIM – INTER -ROMA -Milano 31-10-2015 photo Saura T
Lo stadio si riempie, le bandiere iniziano a sventolare, vedo quelle con l’AVVOCATO PRISCO e FACCHETTI, sospiro…
INTER -ROMA -Milano 31-10-2015 photo TT
La groupie mi osserva e ride. La guardo anche io. In gioventù era milanista, ogni tanto veniva allo stadio anche lei, addirittura seguiva l’altra squadra di Milano nelle trasferte europee, ma poi irruppe sulla scena VALENTINO ROSSI e lei perse interesse per il calcio. Gli si è riavvicinata quando, dopo avermi pescato nel mare nel quale ero caduto, mi ha accolto alla Domus Saurea. Ha vissuto, divertita e di riflesso, l’epopea Mourinhiana. Ora che si è in qualche modo riavvicinata al football, ha una forte simpatia per il Sassuolo, con la Reggiana ancora in serie C, con le altre squadre del nostro territorio in difficoltà, e col fatto che i neroverdi giocano nello stadio di Regium Lepidi che abbiamo dietro casa, è una conseguenza logica.
Le chiedo (almeno dieci volte) un grande atto d’amore: “Groupie, non è che ti metteresti la sciarpa dell’INTER? Dai è quella che mi ha fatto con tanto amore tua sorella”. Sfinita, cede, e io per un minuto mi illudo di avere una groupie interista
(la figlia della) Lucy a San Siro-photo TT
Lo stadio si riempie, siamo in 59213. Mica male. Il terzo anello è vuoto, ad eccezione per il settore lasciato ai tifosi della ROMA, dei simpaticoni che intonano dei coretti – ritmati – del tipo “Interista pezzo di merda”. Mi inalbero subito e rispondo a tono, la groupie mi guarda storto: “Guarda che non ti porto più se fai così”, e io, come un bambino che dà retta alla mamma, smetto. La ROMA è una squadra che mi è simpatica, ROMA è la città che amo di più in assoluto, mi ferisce che i tifosi mi offendano così, gratuitamente, ma che ci posso fare.
Dagli altoparlanti parte l’inno C’E’ SOLO L’INTER, suonano gli ELIO & LE STORIE TESE e canta il nostro GRAZIANONE ROMANI…mi commuovo, ho la pelle d’oca e benché io da tempo ormai cerchi di seppellire le polemiche seguite al mercimonio di un decennio fa, non riesco a trattenermi, mi alzo e canto la strofa “Io che non rubo il campionato e in serie B non son mai stato” e il fervore nerazzurro mi scuote da capo a piedi. Oh Dark Lord, quanto amo l’INTER.
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
E’ vero, ci sono cose piu’ importanti
di calciatori e di cantanti
ma dimmi cosa c’è di meglio
di una continua sofferenza
per arrivare alla vittoria
ma poi non rompermi i coglioni
per me c’è solo l’Inter
A me che sono innamorato
non venite a raccontare
quello che l’Inter deve fare
perchè per noi niente è mai normale
nè sconfitta nè vittoria
che tanto è sempre la stessa storia
un’ora e mezza senza fiato
perchè c’è solo l’Inter
C’è solo l’Inter, per me, solo l’Inter
C’è solo l’Inter, per me
No, non puoi cambiare la bandiera
e la maglia nerazzurra
dei campioni del passato
che poi è la stessa
di quelli del presente
io da loro voglio orgoglio
per la squadra di Milano
perchè c’è solo l’Inter
E mi torna ancora in mente l’avvocato Prisco
lui diceva che la serie A è nel nostro dna
io non rubo il campionato
ed in serie B non son mai stato
C’è solo l’Inter, per me, solo l’Inter
C’è solo l’Inter, per me, per me
C’è solo l’Inter, c’è solo l’Inter,
c’è solo l’Inter, per me
C’è solo l’Inter per me
Le squadre entrano in campo per il riscaldamento. MAICON è vicino al nostro settore, tutti lo applaudiamo…il colosso è stata una pedina importante dei recenti fasti nerazzurri. Poco dopo la partita inizia. Formazione azzardata, ICARDI non è in campo, D’AMBROSIO e NAGATOMO terzini. La gente trema, ma io confido in Ciuffy (MANCINI insomma).
Bel primo tempo, INTER tonica e dinamica, nulla di trascendentale, ma siamo in partita, contro quella che al momento è la miglior squadra del campionato. Molto bene JOJO, bene LJAJIC, bene PERISIC. Il Pitbull MEDEL al 30esimo prova un tiro dai trenta metri, goal! Esplodiamo tutti, un orgasmo collettivo. Parto per i miei solito viaggi cosmici, dove GARY MEDEL è come JOHAN CRUIJFF .
Nel secondo tempo la ROMA sale in cattedra, BATMHANDANOVIC para l’impossibile. Anche noi abbiamo un paio di palle goal, ma l’impressione è che la ROMA possa pareggiare da un momento all’altro. Ogni volta che GERVINHO ha la palla ci caghiamo addosso. Non ricordavo che allo stadio si soffrisse così, più di come di solito faccio davanti alla TV.
INTER -ROMA -Milano 31-10-2015 photo TT
Cerco di distrarmi, sto tremando, mi sforzo di osservare lo spettacolo da un punto di vista meno emotivo, bacio la groupie, il regalo che mi ha fatto è magnifico, i posti in cui siamo spettacolari. Oh Aleister, che bello venire a San Siro.
INTER -ROMA -Milano 31-10-2015 photo TT
La ROMA attacca, sono lunghi minuti di sofferenza, buttiamo via un paio di contropiedi che ci avrebbero potuto portare sul 2 a 0. Soffro, sono teso come una corda dell’archetto di violino di JIMMY POIGE durante DAZED AND CONFUSED. Manca poco, tratteniamo il fiato e finalmente l’arbitro fischia. Sì, cazzo, così, così…
Mi accascio sulla poltroncina, qualche minuto e mi riprendo. Esco felice, sono in uno stato di nirvana, la groupie mi guida al parcheggio. In breve siamo fuori da Milano, sulla tangenziale e poi sulla A1. La groupie guida sicura attraverso la notte nera, io guardo le scie lasciate dalla luce dei lampioni, alzo lo sguardo e mi perdo tra le stelle. Sullo stereo BRAIN SALAD SURGERY…ma io chiudo gli occhi e le orecchie, sono altre le melodie che sento, perché per me…stasera… c’è solo l’Inter.
Le giornate soleggiate di ottobre sono per me una meraviglia. Mi fermo ad osservare i riflessi del sole sulle foglie gialle e rosse che la campagna regala in questi giorni, persino il mio piccolo cactus assume una sfumatura poetica …
October at Domus Saurea – Photo TT
ma è un po’ tutto il giardino della Domus Saurea a sembrarmi idilliaco…
October at Domus Saurea – Photo TT
Ottobre lo attraverso sempre con piacere sebbene mi porti alla riflessione profonda, cosa di cui invece farei bene a dimenticarmi.
Rifletto quando vado a trovare Brian, quando lo vedo ben disposto benché imprigionato nel pantano dell’alzheimer. Martedì vado da lui in pausa pranzo, lo copro bene e lo porto fuori sulla veranda a prendere un po’ d’aria. Tra le tante difficoltà che trova nel relazionarsi col mondo, col tempo e con lo spazio, ha ancora sprazzi di lucidità. Ad un certo punto mi dice: “il mondo va avanti, caro Tim”. E’ una frasetta da niente, ma trovo in essa tanto sentimento, e tutta la filosofia di cui un vecchio che sta per essere inghiottito dalla demenza senile è capace. Lo stringo a me il vecchio Brian.
Brian – October 2015
Sabato mi dice “Il tempo passa e la candela brucia”… e mi sorprendo una volta di più di come tutto sommato Brian sia ancora con noi. Sono ormai quattro/cinque anni che soffre di quella terribile malattia, eppure non cede del tutto, si appiglia a tutto quel che può per tenersi a galla. Quando lo vedo un po’ girato è perché si trova spaesato, mi dice “An capès più gninto Tim” …non capisco più niente, Tim… ha ancora coscienza di sé ed è bello essere in grado di interloquire con lui. Gli stringo la mano, lo guardo nel profondo degli occhi, gli chiedo per la milionesima volta se mi vuole bene e lui “Sa t’in voi? Pfu!” …se te ne voglio? Pfu…come a dire te ne voglio tantissimo…
Osservo poi altri ospiti; c’è una signora in un angolo che ormai è completamente andata, parla ad alta voce, si lamenta in continuazione, prende tutti a male parole. Ne guardo un’altra, è lì con sua figlia… come spesso capita mi chiedo che ne sarà di me quando sarò vecchio e non avrò nessuno che si prenderà cura di me. E’ un pensiero razionale, freddo, che cerco di tenere lontano dalla retorica, ma è un pensiero che faccio, con cui devo venire a patti. Si fa presto a dire non pensarci ma è quasi impossibile a questa età, soprattutto se non hai una famiglia tradizionale e se frequenti una struttura per anziani. Riporto Brian nel salone, lo metto a sedere vicino ai suoi amici, gli sistemo la cintura che lo tiene legato alla sedia in modo che non possa alzarsi da solo e gli spiego che da lì a poco tornerò. E’ uno stratagemma che devo sempre mettere in scena, Brian vorrebbe venire via con me.“Brian adesso devo tornare a lavorare, tu mi aspetti qui, tra un paio d’ore torno da te. Non ti preoccupare che ho pensato a tutto io. E’ tutto organizzato”. Glielo devo ripetere almeno quattro volte prima che qualcosa rimanga nei 56k di Ram che ha. Finalmente si convince “Va bene, allora io ti aspetto qui. Ciao Piròn”. Mi da la mano, io gli do un bacio. Mi infilo i Ray ban.
Prima di uscire saluto alcuni altri ospiti che mi rispondono con il loro sorriso triste. Cerco di essere il più solare possibile, senza esagerare. Chissà come mi vedono, se il mio comportamento con loro è quello giusto oppure no…
Risalgo in macchina. Ripenso alla frase di Brian, faccio un respiro profondo, e mentre il mondo va avanti io mi ascolto WHOA MULE dei BLACK CROWES e mi sento al contempo perduto e ritrovato dentro questo pianeta…
Sometimes a road is rocky and hard Full of dangers unrelenting Just take great care to follow your stars Let the good times come a plenty
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spingo dolcemente sull’acceleratore, la blues mobile decolla, di nuovo seguo il volo ardito dei CORVI NERI…
And I’m out of my mind And it ain’t no fun
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Ritorno alla Domus Saurea. E’ sabato, mezzogiorno passato. Mi fermo di nuovo a contemplare la campagna d’ottobre… mi viene in mente quando alle elementari mettevo le foglie gialle tra le pagine di un libro o di un quaderno, mi avvolgo nel tabarro della malinconia, quanti anni sono passati? Talmente tanti che mi dico che non può essere vero. Con i pensieri procedo su viale delle rimembranze, rivedo i posti della mia infanzia e della mia adolescenza, li idealizzo, non credo siano così belli come me li immagino adesso, eppure sempre cara mi fu quell’erma torre, tanto cara che ogni volta il naufragar m’è dolce in questo mare di pianura.
NNT 1920 circa – photo courtesy of Alberto Quaglieri
Ritorno sulla terra, la James Leopards Blues Band ha smesso di suonare, prima di salire però mi rituffo un istante nel mood ottobrino:
October at Domus Saurea – Photo TT
October at Domus Saurea – Photo TT
October at Domus Saurea – Photo TT
October at Domus Saurea – Photo TT
In questi giorni ho fondato l’INTERISTA SOCIAL CLUB (su facebook), che è anche un gruppo di whatsapp con cui interagisco con i miei amici illuminati di fede interista. In sostanza io, Bessi, Pike e Mario. Ci ritroviamo alla Domus Saurea davanti a Sky per le partite più frizzanti, tipo il derby di Milano e il derby d’Italia. Ci facciamo un aperitivo, ci mangiamo una pizza, ci beviamo una birra, due dita di Rum e tiriamo delle madonne ogni volta che non vinciamo almeno 3 a 0, cioè sempre. Lavori da maschi insomma.
La groupie fiuta i miei blues, così si mette a farmi dei regali nella speranza di mitigarne la ferocia: una paio di libri di GREG ILES ormai fuori catalogo che non riuscivo a trovare e un paio di biglietti per INTER-ROMA del 31/10/2015 a San Siro primo anello arancio. E’ brava la groupie.
La blues mobile in officina per il tagliando, giro con un’auto sostitutiva, una Panda nera. Stamattina, diretto in ufficio, all’altezza della rotonda di Saint Little Anthony incrocio lo sguardo con una donna. Sui quarant’anni, seduta su una fiammante BMW, bel tipo, né snob né in d’affanno. Mi guarda con indifferenza ma con quell’indifferenza non indifferente, cioè non sembra una di quelle fighe che si sentono superiori solo perché sono figlie o mogli di qualcuno con dei soldi (e qui a Stonecity ce ne sono a migliaia) e che non gliene frega un cazzo di nessuno se non di se stesse, eppure mi vergogno un po’ di essere su di una Fiat Panda, chissà cosa pensa di me … forse che ho il pisello piccolo, che sono un chitarrista Jazz, che sono il responsabile di un gruppo di boy scout, che commercio in toner per stampanti, addirittura che ho fatto il Corni o agraria a Castelfranco… oddio, perché noi uomini abbiamo questo bisogno di misurare il nostro essere maschi con le dimensione della nostra macchina?
Rifaccio la rotonda, le corro dietro, abbasso il finestrino e le urlo: “No senta, questa è l’auto sostitutiva, io ho una blues mobile che ha 266.000 km ma è ancora una bella macchina”… niente, non si gira, insisto: “mi piace Johnny Winter … sono un seguace del Dark Lord…il mio disco preferito è CARAVANSERAI… tengo l’INTER… la mia banda suona Hard Rock… conosco Beppe Riva…”, niente, non mi sente o è tutta roba che non le interessa, va a perdersi nelle tante zone industriali di Stonecity.
Arrivo in ufficio, parcheggio la Panda, salgo le scale, mi siedo alla scrivania, accendo il computer, apro i miei fogli excel, mi metto a lavorare, telefono ai clienti… insomma faccio la fila per tre, rispondo sempre di sì e mi comporto da persona civile! Mi sa che la Panda è la macchina che mi merito.
Eccoci dunque qui a fare quattro chiacchiere con Arianna dopo aver parlato del suo album. Chissà se la nostra Perla riuscirà a prendervi un pezzetto di cuore…
Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni
Arianna, ci racconteresti qualcosa su di te, sulle tue esperienze professionali e, se vuoi, come essere umano?
Sono una ragazza che ama la vita, cerco di superare gli ostacoli mai di raggirarli e mi piace mettermi sempre alla prova. Mi sono diplomata come orefice nel 1998, ma poi ho fatto altri lavori diversi da quello per cui avevo studiato. La musica è sempre stata una grande compagna di giochi e da un po’ di anni è diventata il mio lavoro, cerco di migliorarmi sempre e se non ci riesco almeno ci provo, la vita è tutto uno scoprire e sono convinta che non si è mai arrivati, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e da scoprire sia dalle persone e dalle esperienze.
Il tuo amore per JANIS JOPLIN traspare immediatamente, cosa c’era in lei che ti fa vibrare?
Tutto, è così vera, verace e passionale, è bella e solare, una grande! Sopratutto un orgoglio oggi giorno per noi donne che credono in loro stesse e non solo al loro aspetto fisico. Mi ha insegnato molto su me stessa, i suoi errori fatali mi hanno aiutato molto a non rifarli nella mia di vita, ascoltando le sue canzoni e ascoltando il suo modo di esprimere i sentimenti universali come l’amore o la disperazione mi ha insegnato a capire più me stessa e gli altri, il canto è uno strumento molto personale e particolare, esce quello che hai dentro ed è una delle migliori cure per qualsiasi male dell’anima.
Ti dà fastidio a volte essere accostata inevitabilmente a lei?
Assolutamente no, per me è un immenso un onore ricordare con la mia voce Janis! Io amo Janis, ma Janis è Janis ed è imparagonabile.
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Un tuo commento sullo stato del Rock in Italia, e sulla musica in generale?
Lo stato del Rock in Italia è pessimo, se puntiamo l’occhio a cosa ci vogliono proporre le Major, ma se si va in giro per i locali o in festival spesso autogestiti nell’underground di tutta Italia, si trovano grandi band piene di voglia di fare e di comunicare, ma purtroppo fino a che la musica è dettata dai talent della tv e non solo, si andrà sempre peggio, quindi..uscite e andate a cercare nella vostra città locali che fanno musica e band che suonano e sudano veramente, vi arricchirete e suderete anche voi! A Voi giovani, lasciate stare le luci della ribalta dei Talent che durano il tempo di una lampadina, mettete su un band e andate ovunque a portate la vostra luce, suonate e fate sentire la vostra musica.
Film: i tuoi 5 preferiti.
Fantasia; Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve; Il signore degli anelli; L’attimo fuggente; Janis: Little girl blue.
Fumetti: i tuoi 5 preferiti
Asterix; Manara; Lupo Alberto;
Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire
Big Brother and the Holding Company; Led Zeppelin; Pink Floyd; Beatles; Bob Marley
Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni
Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?
Janis Joplin in Concert; Jimi Hendrix Experience; Pink Floyd the Early single; White album ; Aqualung;
Musica: 5 cantanti che preferisci
Janis Joplin; Wilson Pickett; Tom Waits; Mahalia Jackson; John Lennon.
Per Arianna Antinori chi sono i Led Zeppelin?
Una band da paura, come non ne nasceranno più purtroppo, ed è stata una band dove ognuno dei componenti aveva un talento mostruoso, una band dove tutti hanno contribuito nel darsi totalmente alla “Signora Musica”, cercando di tirare fuori sempre il meglio da se stessi, una grande band degna di stima, colonne della storia del Rock.
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C’è una casa discografica che porti particolarmente nel cuore?
Columbia Record
Un libro che hai divorato?
Letteralmente divorato è stato Love, Janis scritto da Laura Joplin
I tuoi autori (di libri) preferiti?
Hermann Hesse; Bukowski; Kerouac.
Qualche simpatia calcistica?
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Tu hai cantato e canti gli anni sessanta e settanta, immagino tu conosca il periodo in questione piuttosto bene… la summer of love, la rivoluzione culturale, la certezza di un mondo migliore…avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli e che l’Italia sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti?
Fino a che la cultura e la società globale punta sull’elevazione del dio denaro, dove la bramosia del potere è avanti all’ideale di fratellanza, del rispetto e della giustizia, dove vince l’apparire e non più l’essere, è logico che la causa ed effetto sarà la perdita dei valori umani tra i più dignitosi che fanno l’uomo. Mi piace pensare però a quanto di buono ha lasciato quel movimento e che magari siamo proprio noi quei “figli dei fiori”,i figli dei sessantottini cresciuti tra i valori e le speranze di un mondo migliore e contemporaneamente vivendo sulla nostra pelle i risultati di una di sbagliata gestione e del fallimento della società. Alcuni di loro, finti sbandieratori di pace e libertà, arrivati ai piani alti del potere non hanno voluto cogliere e aiutare questa grande occasione di cambiamento che stava vivendo il mondo a quell’epoca, hanno solo nutrito il loro egoismo e arrivismo diventando peggiori del sistema che stavano combattendo. Alcuni di loro, i portatori autentici di questo movimento sono morti, molti si sono “persi” altri a fatica hanno lottato e a fatica lottano ancora oggi, ma gli altri, quelli che davvero potevano fare, hanno fallito. Ora, mentre scrivo queste parole risuona in me “Imagine” il capolavoro di John Lennon. La Summer of Love è stata una meteora piena d’amore che ha brillato e poi si è spenta. Le comete sono rare ma ci sono, prima o poi torna e non sarebbe bello farci trovare ancora impreparati.
Arianna, qual è il senso della vita?
Questa domanda non mi è affatto estranea, è molto profonda, ma ha così tante sfumature da non permettermi di sviluppare una risposta in poche righe, ma cercherò di essere breve...non lo so!! Però sento che devo vivere a pieno e con sentimento il presente e lasciarmi emozionare dalla piccole cose e cercare sempre di non abituarmi alla routine della vita.
Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?
A tutto e a niente, mi perdo tra le stelle, un insieme di pensieri e di sensazioni passate e presenti e se si ha pazienza possono arrivano anche delle risposte.
Arianna, Dio esiste?
Chi sono io per dirlo! ma se esistesse credo che avrei delle logiche domande da porgli! Credo in tutto quello che genera amore, credo in tutti quelli che si battono per il prossimo e credo che dovremmo avere più rispetto per madre natura.
Il tuo pezzo rock preferito?
Dipende, ne ho moltissimi nel cuore, ma cercando un artista più “attuale” almeno per i miei gusti musicali ti direi una “Do the evolution” dei Pearl Jam …è una bella bomba in faccia!
Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni
Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi). ..
Probabilmente ti direi Glory Box dei Portishead
Ci indichi qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente?
Mia Martini, Rino Gaetano, Lucio Dalla, Paolo Conte, Battisti.
Che giornali musicali leggi?
dipende, mi piace il modo di scrivere del Buscadero, Rumore e Rockerilla.
Che quotidiani leggi?
non leggo molto i quotidiani ma quando lo faccio di solito sono quelli locali.
Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?
L’importanza che si dava alla “band” era diversa e oggi sento che questo manca proprio nella musica attuale, la band era una famiglia fatta di singoli elementi dove tutti davano un contributo, si creava stando insieme giorno e notte e dove dai problemi nascevano splendide canzoni, dove i momenti vissuti insieme prendevano vita in una canzone e a volte rimanevano impressi per sempre nella cultura musicale, un esempio a caso può essere una “Smoke on the waters”dei Deep Purple. A mio avviso le sei cose fondamentali che hanno caratterizzato quegli anni erano senza dubbio l’entusiasmo, l’ingenuità ma allo stesso tempo il coraggio,la creatività, la passione e, fondamentale, l’originalità. Al tempo non c’erano tanti registratori come adesso con cui potevi registrare una bella melodia che in quel momento ti era venuta in testa, era con la band che si dava vita all’ispirazione e via ad inciderla così da non dimenticarla, non lo so ma ho l’impressione che era più spontaneo e genuino il tutto e chissà quante canzoni non sono mai state registrate ed abbiamo perso, ma ora che ci penso ancor di più, triste è pensare a quanti registratori ci sono ora in confronto e quanta poca bella musica.
Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legata?
Il primo concerto a cui ho assistito è stato assieme a mio padre che mi portò con lui a vedere i Pink Floyd a Roma nel 1994, avevo 13 anni e cosa posso dire, mi hanno flesciato, le luci e tutti quei suoni mi hanno aperto la mente, da li nulla è stato più lo stesso per me in ambito musicale. Sono tanti i bei ricordi legati ai concerti Rock, sia i miei che quelli vissuti da spettatrice, il Live è emozione e condivisione. Li vivo sempre come fosse la prima volta, conservo nel cuore l’energia delle persone che cantano, ballano e si lasciano andare. I live che ho vissuto con i BBHC hanno una parte importante nel mio cuore, molti altri ricordi sono legati a tutte le date che ho fatto con la mia band nelle meravigliose città d’Italia che grazie alla musica ho potuto scoprire e vivere.
Sei affezionata al vinile? Riesci a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in edizione speciale?
Per me non esiste il paragone tra il Vinile e il Cd in merito al sound, è tutta un altra musica! Il vinile è vivo, respira e gratta! il cd è più pratico e con un sound pulito e più definito ma per me risulta più asettico. Da buona amante del vinile, infatti, tra breve uscirà un edizione limitata del il mio album “ariannAntinori” in versione Vinile che sarà disponibile su ordinazione tramite il mio sito internet.
Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica Rock?
Le adoro entrambi perchè tutte sono uniche e hanno fatto la storia della musica, quella inglese la trovo forse più ricercata e introspettiva di quella americana che invece trovo più cruda e forse più diretta, ma come ho detto non posso fare a meno dei Beatles, Rolling Stones,David Bowie o non amare i Lynyrd skynyrd, gli Allman brothers e molti, molti altri.
Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei una cultrice dell’hi-fi o del lossless (file senza perdita di qualità)?
Sono un po’ nostalgica e di vecchio stile, ma non posso non ammettere la comodità dell’mp3, anche se la qualità non è affatto delle migliori ma lo trovo un modo comodo come primo ascolto di qualche brano ed è comodo per avere una grande quantità di album che altrimenti sarebbe difficile portarsi dietro.
Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?
Mah…sinceramente me la terrei…sono io con i miei pregi e i miei difetti, non è bello essere cioè che non si è. Penso sia proprio quello il momento in cui si perde l’ anima.
Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?
Ce ne sono tanti, ma stimo molto Ernesto De Pascale, Ernesto Assante, Gino Castaldo, Mauro Zambellini e molti altri.
Che canzone o che brano ascolta Arianna Antinori nelle sere un cui si ritrova solo in casa?
Dipende dal momento, amo tutta la musica, non mi piace programmare le cose, in casa mi piace ascoltare di tutto, passando dalla musica celtica medioevale, ai classici del jazz di Louis Armstrong, Billie Holiday, Sister Rosetta Tharpe, dal Blues di Howlin’ Wolf fino ai Nirvana.. dipende dalla giornata che ho passato!!
Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.
Amare e Rispettare la musica che è l’unico vero linguaggio universale.
Grazie Tim è un piacere aver condiviso con te e con i tuoi lettori una parte di me.
La Antinori è una blues singer che segue le orme di JANIS JOPLIN. Nel 2010 vince il contest ”Cheap Thrills: You – inspired by Janis Joplin indetto dalla famiglia della Joplin con la sua versione di MERCEDES BENZ, si esibisce quindi in Italia come special guest dei BIG BROTHER AND THE HOLDING COMPANY e gira la penisola con la sua band, i TURTLE BLUES.
Collabora con un paio produttori/arrangiatori/musicisti con cui confeziona il suo primo album, uscito in forma “ufficiale” proprio quest’anno.
Il disco è molto buono, si sente che Jean Charles Carbone e Marco Fasolo sono professionisti, a parte un paio di ospitate sono loro due che suonano e coordinano il tutto, scrivono anche la maggioranza dei pezzi, dove Arianna collabora ai testi. GIVE è molto attuale per essere nel contesto di cui parliamo, Rock classico trattato con raffinati atteggiamenti garage, un po’ alla JACK WHITE quando scrive pezzi per le colonne sonore dei film di 007. Convintissima AA mentre canta.
Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni
FOR MY FRIENDS è un bella ballata a tratti Lennoniana, il testo mi sa che sgorga limpido dal cuore di Arianna. Nel cantato lo spirito di JJ si leva libero. YOU KNOW è un blues-rock fuori squadra che si fa ascoltare volentieri, a cui segue un altro blues, questo più scarno e sonnambulo, su cui la Antinori richiama a sé anche l’ombra di BILLIE HOLIDAY.
CAN’T BE THE ONLY ONE è un pezzo che DAVID GETZ (drums & piano dei BIG BROTHER and the HOLDING COMPANY ) compose a suo tempo e su cui JANIS scrisse il testo (senza mai riuscire a cantarlo). E’ un bel brano e Arianna lo canta da par suo.
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In I SEE YOU, scritta con l’aiuto di M.De Pretto, si prosegue col mood che si è voluto dare al disco con qualche eco Beatlesiano in più. SHUT UP è il singolo. La tuba di Luca Moresco lo trascina verso territori inusuali; il tutto è molto godibile…e non è una cosa scontata con brani scritti a quattro mani (oltre ad Fasolo, Carbone e Antinori qui si è aggiunto anche M.Lazzarin).
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Chiude il disco THE RIVER’S END, scritto da Fasolo/Antinori è il classico brano lento e riflessivo che funge da chiusura in certi album. Mi piace tanto, ma proprio tanto. Bravissima, bravissima Arianna. L’ho ascoltato sette (sette!) volte dietro fila.
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Questo è un disco un po’ strano… l’amore puro e sincero che AA nutre per JJ giustifica i tanti echi del deja vu legato all’epica Jopliniana, però quando Arianna si allontana un momento da questo sentimento e, pur senza negarlo, coglie l’esatta essenza di sé, salta fuori una cantante originale e coi fiocchi per cui è facile perdere la testa. I tempi sono difficilissimi musicalmente (e non solo) parlando, ma chissà… il futuro di Arianna potrebbe essere luminosissimo.
Arianna Antinori – photo Cristina Arrigoni
PS: Abbiamo intervistato ARIANNA, a seguire sul blog…
e, malgrado il genere del blog sia lontanuccio dall’AlternativeRock/PostGrunge proposto dal gruppo, siamo rimasti in contatto. Sulla loro pagina facebook si legge di amici loro (punk) che odiano i bluesmen, a prima vista sarebbe un altro motivo per cambiare strada, ma in gioventù sono stato una specie di punk rocker anche io dunque capisco e sorrido alle iperbole che porta la giovinezza; e poi, sotto sotto, detto tra noi, benché questo sia un blog per l’uomo di blues, i bluesmen (e il blues) come sono intesi oggi dalla maggioranza delle persone, ci annoiano a morte.
GLASS VESSELS è il nuovo lavoro dei ClayToRide (leggetelo un po’ come vi va ‘sto nome).
I pezzi che mi sono piaciuti di più sono LORDS OF THE NIGHT, un bel disegno di chitarra su una ritmica ostinata, con melodie e sviluppi un po’ sghembi ma efficaci, LADY MANIA che è più riflessiva e OVERLOOKING che è dominata da un malinconico e freddo giro di chitarra che la rende magnetica. Interessante anche SOLIDAD BARCELONA. THIS TOWN è il brano che hanno messo su video. L’inizio si basa su un giro usatissimo nel Rock tradizionale, ma il gruppo lo ridipinge secondo colori più attuali. Niente male davvero questa formula.
I ClayToRide sono Stefano Sartori, Maick Thiella e Matteo Tretti.
Nel 2011 mi persi incredibilmente i CINDERELLA all’Estragon di Bologna, non avevo saputo della data italiana e me ne rammaricai a lungo, così drizzai le orecchie e grazie alla maggiore attenzione oggi eccomi qui ready to go per il Zona Roveri di Bologna. Con me, la groupie, Lele, Jaypee e la sua groupie.
A1, tangenziale e poi viali di zone industriali. Arrivo ore 19,30 circa, discreta fila composta da glam metal rockers. Decidiamo di andare a cena. Una lunga camminata e siamo al Sakura, ristorante giapponese dove mangio i migliori spaghetti di riso ai gamberetti di sempre. Di nuovo al Zona Roveri. Entriamo, 10 minuti per fare la tessera Arci, poi sostiamo nella zona esterna all’ingresso. Sembra di essere a Los Angeles nel 1987. La cura con cui certi rocker si sono agghindati è commovente. Birra per Lele, birra per Jaypee, una Amaro Del Capo per me.
Lele/Tim/Jaypee – Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo Saura T
Mentre sorseggiamo i nostri drink Jaypee mi fa: “Sai Tim, in questi giorni per lavoro sono andato varie volte a Biella, mi sono riascoltato il nostro cd (CATTIVA COMPAGNIA “All’Incrocio” del 1999 ndtim) e devo dirti che era proprio un gran bel lavoro.” Jaypee aggiunge altri commenti lusinghieri che non voglio riportare qui. Lo abbraccio in memoria di quei bei tempi andati.
Dopo un minuto sento uno che mi chiama “Tim!!! Ma ci sei anche tu? “… è quel bel delinquente di FAUSTO SACCHI, l’ex cantante della CATTIVA che partecipò a quel progetto. Quando si dice “sotto il segno del blues”! Ci abbracciamo e brevemente rimembriamo quei tempi cantando all’unisono il testo di VENGO A PATTI COL DEMONIO.
Tim-Faust-Jaypee – Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo Saura T.
Attendiamo che il gruppo spalla finisca ed entriamo. Il ZONA ROVERI è un capannone industriale, mi dico che la acustica non deve essere un granché, ma il resto mi pare ottimo. Nemmeno in tempo di togliermi la giacca che si avvicina un rocker: “Sei Tim Tirelli? Ti seguivo su Metal Shock, ora ti seguo sul blog. Grazie per avermi fatto scoprire la BAD COMPANY”.
Loris, Loris, se sapessi che piacere mi hanno fatto le tue parole. MICK RALPHS e PAUL RODGERS dovrebbero girarmi un po’ di royalties, se in Italia esiste qualcuno con il morbo BAD CO, un po’ è anche (de)merito mio.
LELE e JAYPEE si eclissano al bar, giusto il tempo di tornare e TOM sale sul palco. FALLIN’ APART AT THE SEAMS con KEIFER che ci dà di slide, non potevo chiedere di meglio. LONG COLD WINTER è l’album dei CINDER che preferisco e uno di quelli degli anni ottanta che ho amato di più.
Eccolo qui, dunque, TOM KEIFER, figura a me carissima. Ritorno indietro di 29 anni, rivedo l’album NIGHT SONGS di un gruppo a me allora sconosciuto arrivare nella top five americana. Subito mi sembrano influenzati dagli AC/DC, ed è vero, ma a scavare con più cura le influenze di LED ZEP e AEROSMITH vengono ben presto allo scoperto. L’anno dopo è il momento di LONG COLD WINTER, e mi ci immergo completamente. Il genere glam metal non è esattamente my cup of tea ma TOM KEIFER fa la differenza e me ne innamoro subito. Metà STEVEN TYLER, metà JIMMY PAGE (ma con un personalità tutta sua ben definita), potevo esserne immune?
Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo TT
Lo guardo a tutt’occhi quest’uomo della Pennsylvania, pochi giorni dividono le nostre date di nascita ma l’amore per certo Rock e certe rockstar fa di noi fratelli gemelli (peccato che lui sia fighissimo e io no). E poi mi piace perché già alla metà del primo pezzo sembra stravolto dalla fatica, cosa che capita anche a me in quei due-tre concerti che faccio ogni tanto. Lo sento vicinissimo il vecchio TOM.
Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT
Saremo in 400, forse 500, ci si muove con comodità. Parte SOMEBODY SAVE ME e la groupie, sebbene non conosca perfettamente la storia di KEIFER, sembra in estasi. Io e Lele ci guardiamo, abbiamo entrambi la pelle d’oca, non tanto per il pezzo, ma per il fatto di essere lì a vedere il vecchio TOM, che mantiene il ritmo altissimo con SHAKE ME.
E’ poi il momento di HEARTBREAK STATION, Lele si commuove (nella maniera in cui può commuoversi un batterista) e canta il pezzo; anche se finalmente assisto ad un concerto in cui pochissimi fanno foto o usano il cellulare, faccio un filmatino…
Prima di DON’T KNOW WHAT YOU GOT (TILL IT’S GONE) c’è il siparietto in cui TOM telefona a sua moglie Savannah (La signora Keifer ha subito una operazione e non ha potuto seguire il tour) per farle ascoltare il pezzo cantato dal pubblico. Filmo uno spezzone dell’assolo…
Tra una canzone e l’altra dei CINDER, TOM propone qualche pezzo dal suo album solista, pezzi che non sono male, ma naturalmente sono quelli del gruppo originari a cui tutti ci aggrappiamo, tipo NOBODY’S FOOL.
Dal vivo NIGHT SONGS mi pare ancora più simile a ROUND AND ROUND degli AERSOMITH.
In COMING HOME LELE torna a cantare, i momenti sentimentali dei batteristi sono da vedere; tutti a ballare con SHELTER ME e il concerto termina.
Tom Keifer Bologna 17/10/2015 Photo TT
Il bis è composto da IT’S ONLY ROCK AND ROLL dei ROLLING STONES che però non funziona, la band non sembra avere l’approccio giusto, nessuna dinamica, nessun groove. Da dimenticare. A seguire WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS dei BEATLES versione JOE COCKER (quella del 1968 con PAGE alla chitarra), piuttosto buona.
Si chiude con GYPSY ROAD che cantiamo più o meno tutti. I saluti poi giù il sipario.
Rimaniamo ancora un po’; incontro FRANK PAULIS (cantante/bassista di FANGO, ELECTRIC CIRCUS, PERFECT VIEW) e l’immancabile glam metal rocker modenese LUCIANO TOMASSIA.
Frank & Tim – Tom Keifer Bologna 17/10/2015 – Photo Saura T
Ce ne andiamo prima che il ZONA ROVERI si trasformi in discoteca. Noi usciamo e un masnada di ragazzi e ragazze giovani entra, questione d’età I suppose.
Di nuovo in tangenziale, in autostrada e poi a casa. Siamo così carichi che iniziamo a fantasticare di mettere in piedi una tribute band dei CINDERELLA, io potrei cambiare nome e farmi chiamare Tim (S)Keifer.
Sono solo gli effetti dell’ora tarda e delle due serate consecutive spese a vedere concerti. Domani mi passerà, ma intanto, per stasera, TOM KEIFER IS GOD.
Ci siamo io e Lollo Stevens in questo venerdì sera denso di foschia tra le grinfie del blues. Alle 22 siamo all’OFF, rock club Modena, sito sotto ad un cavalcavia, non distante dalla MASERATI. Porgiamo all’addetto i nostri biglietti, numeri 001 e 002, ed entriamo.
L’OFF è il tipico music club di sinistra: atmosfera cupa, organizzazione tutto sommato attenta, Rock alternativo. Mi chiedo perché il Rock a sinistra debba sempre essere alternativo. Stessa cosa per i gruppi Rock chiamati alle feste dell’unità. Quasi tutti i miei amici sono di sinistra, e tutti non amano quel genere…e basta con questi luoghi comuni, questo dover essere a tutti i costi assoggettati alle nuove tendenze! Fine della rivendicazione, anche perché stasera c’è RICH ROBINSON che proprio alternativo non è.
Tra gli avventori incontriamo ROBBY di Dischinpiazza (l’unico negozio di dischi di Modena), DAVIDE COCCONCELLI (sublime cantante chitarrista della Mutina-Regiun County che assomiglia sempre più al JOHN BONHAM figo dei primi anni dei LZ) e WILKO dei RATS. Wilko mi racconta delle volte (quattro) che ha visto BLACK CROWES e mentre lo fa gli si illuminano gli occhi.
Speravamo che ROBINSON si presentasse con la band, ma il palco è spoglio, c’è un solo ampli per chitarra e qualche effetto. D’altra parte è logico, stasera saremo in 150, forse 200, pubblico troppo esiguo per poter ammortizzare il costo di una band.
A fare a support act c’è tal JOHN HOGG che ci intrattiene – da solo con la chitarra – per quaranta minuti con brani originali e RISE dei PIL
Rich Robinson Modena 16/10/2015 – photo TT
Arriva poi sul palco RICH ed è un’emozione vederlo lì a pochi metri da noi. ROBINSON mette in scena il sound di Atlanta, o comunque della Georgia, quello dell’immaginario collettivo di rockettari come noi. Il sound fuoriesce da chitarre di pregio, in particolare la Gibson Hummingbird è quella che mi ruba il cuore. RICH presenta in massima parte pezzi dai suoi album solisti, quasi tutte le canzoni sono in accordatura aperta, dunque sviluppo, melodia e arrangiamento tendono a ripetersi.
Mediante un effetto a pedale, durante certi pezzi, ROBINSON registra un pezzetto di accompagnamento che poi manda in loop improvvisandoci sopra. Sono assoli degni di nota, efficaci, carini, ma è tutto il lavoro di chitarra che convince, così come la voce, davvero una sorpresa.
Rich Robinson Modena 16/10/2015 – Photo TT
L’unico problema è che il suo spettacolo dura un’ora e quaranta minuti, davvero troppo per un concerto solo chitarra. Tra i brani proposti anche BLUEBIRD di STEPHEN STILLS.
Ad un certo punto si avvicina al microfono: “this is a JIMMY PAGE song” e si lancia in una versione di WHITE SUMMER / BLACK MOUNTAIN SIDE / BLACK WATER SIDE. Diavolo d’un RICH, anche tu non riesci a contenere la tua ammirazione per il DARK LORD.
Due i pezzi dei BLACK CROWES, tra cui OH JOSEPHINE …
RR si prende un bel 7 e il voto sarebbe stato più alto se si fosse presentato con la band o avesse tenuto lo show più corto. Spero di rivederti RICH, sembri davvero uno di noi.
Mi dicono che “L’uomo di Marte” di Andy Weir sia un libro avvincente e molto bello, libro da cui è tratto il film SOPRAVISSUTO – The Martian di Ridley Scott.
La trasposizione sul grande schermo tende inevitabilmente ad annacquare il pathos narrativo, dovendo condensare il tutto in un paio d’ore, così in questo caso il soggetto ridotto al minimo di questo film non è che sia proprio rivoluzionario o incredibile, tutt’altro, ma il connubio fantascienza-Ridley Scott è qualcosa a cui non ci può sottrarre.
Amo il genere, amo la saga di ALIEN, dunque eccomi qui in questo tardo pomeriggio di sabato in un multisala di Herberia pronto a godermi l’ultimo film di Mr Ridley.
Alla fine esco dal cinema soddisfatto, nulla di straordinario forse, ma il film regge piuttosto bene, Scott fa quello che sa fare e cioè rendere cinematografica una storia, che, come detto, in questo caso non è nulla di speciale. Forse però anche in questo sta la forza del film, la storia in questione è verosimile, la fantascienza applicata a quello che potrebbe essere il quotidiano (nella accezione più ampia del termine) tra qualche lustro.
Le riprese in esterno sono suggestive, a tratti evocano certi grandi western del passato, a me è venuto in mente SENTIERI SELVAGGI. Lo spirito di sopravvivenza e di adattamento dello scienziato-biologo Mark Watney è lo stesso di quello di altri personaggi di romanzi del passato, riadattato per il prossimo futuro. E’ la caparbietà del protagonista forse il punto focale del film, a cui fanno da contorno l’affascinate scenografia, le navicelle spaziali, gli interni della base e del mezzo di trasporto.
Forse avrei preferito un’atmosfera più profonda e torbida, quella a cui ci aveva abituati Scott con ALIEN, BLADE RUNNER e PROMETHEUS; in certi momenti il film diventa quasi scanzonato e il contrasto con la situazione e col genere mi pare un po’ fuori luogo (anche la colonna sonora composta da brani di disco-music, nel film appartenuti al bagaglio di un altro membro dell’equipaggio, sembra forzata). Aleggia come sempre un po’ di retorica americana, è un riflesso fisiologico in questo tipo di produzioni, ma probabilmente meno di ciò che ci si aspetta. L’unico vero brivido lo si prova verso la fine, ma a dispetto di ciò THE MARTIAN rimane una visione piacevole. Due ore spese bene.
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