Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Dal secondo capitolo l’articolo sui LYNYRD SKYNYRD.
Ci sono dei venerdì in cui uno ritorna verso il rifugio in cui vive in preda al blues della prostrazione. Uno può anche essere un illuminato e capire che i drammi della vita e del vivere sono altri, che tutto va messo nella giusta prospettiva, ma visto che, come dice il poeta, ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi, ecco che problemi, pensieri, rapporti difficili e il senso continuo di precarietà rischiano di rovinare le giornate, la vita. Se poi aggiungiamo che uno è schiavo della metafisica, che è quindi sempre alla ricerca della verità in se stessa, ricerca che si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà secondo la prospettiva più ampia e universale possibile, allora uno davvero can’t get no release.
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A parte che la canzonetta dei RAINBOW è, in alcune parti, un rip-off di EVIL WIND della BAD COMPANY, uno non riesce nemmeno a trovare un po’ di pace nella musica, e mentre tenta di raggiungere la domus saurea, spegne inaspettatamente il car stereo e si mette ad ascoltare il consunto motore della blues mobile che attraversa la campagna in questa estate bianca. Se anche la musica diventa fastidio, uno è davvero alla frutta. E’ con queste premesse che infilo la chiave nel portoncino, che entro in casa e da “uno” ridivento di nuovo me stesso. Venerdì sera all’insegna dell’exhaustion feel dunque, la groupie esce con le amiche e va a vedere gli ABBA SHOW a Willow River (Rio Saliceto insomma), se resto a casa finirò per sentirmi come il capriolo che si è schiantato addosso alla macchina di una mia amica, e allora un paio di messaggi ad amici su cui posso contare e poco dopo mi ritrovo davanti a Lesynfest con Livin’ Lovin’ Jaypee e Gianluca. Entro e incontro subito facce dei miei nonantolanian past times: Marcone e (Baby I’m Gonna) LIVIO (rampollo della famiglia detta “Rundaneina”), con loro Sandrino Casini, l’ex capitano del Katamarano Rock. Un piao di birre, uno Spritz (sì, sto diventando un fighetto da brodo) e ci rechiamo davanti al palco dove tra poco si esibiranno i ROCKING CHAIRS, gruppo leggendario di rock americano che è ormai – come direbbero alcuni (aren’t they Pike?) – una “ecelensa del teritorio”.
Vidi i ROCKING CHAIRS live nel 1987, che tradotto per la comunità del blog era un po’ come vedere i FREE nel 1970 o gli EDGAR WINTER’s WHITE TRASH nel 1971, nel loro heyday insomma. Rivederli dopo tanto tempo fa un po’ effetto, ma è solo un momento. Parte il concerto, vengo distratto da una lunga chioma bionda che si muove a ridosso di una macchina fotografica. E’ la mia amica Raffaella, quella conosciuta in aprile al concerto di WAKEMAN. La abbraccio, la stringo a me, sono contento di rivederla, senza sapere il perché siamo diventati amici. Mi dice che la sera prima era a fotografare il concerto di FINARDI e che mi porta i saluti di GIUVAZZA, il chitarrista di Eugenio. Sono legato a GIUV dall’edera ZEPPELIN che in tutti questi anni ha tracciato molte delle mie amicizie e conoscenze. I miei occhi sono spesso incollati alla figura di MEL PREVITE, amico, mio produttore di demo e dischi passati e chitarrista extraordinaire. Con piacere noto che stasera sfoggia di nuovo una bellissima Gibson Les Paul;
Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara
Mel detta gli stacchi e il mood degli arrangiamenti con il suo tipico savoir faire. La band pare ben rodata e in ottima forma … non ricordavo che MARMIROLI, RIGHETTI, PELLATI e BORGHI suonassero così bene. GRAZIANO poi è sempre lo stesso, passano i lustri, i decenni, ma non perde un briciolo della convinzione che da sempre lo contraddistingue, questa è una cosa che ha dell’incredibile … riesce a spronare e a coinvolgere il pubblico come probabilmente solo lui sa fare.
Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara
I brani che durante il concerto mi arrivano sono: LOST FREEWAY (più rhythm and blues dell’originale ma con la ferocia del Rock), VALERIE, FREEDOM RAIN e OLD ROCKER BUSTED, la cover di VAN MORRISON, JUNGLELAND di SPRINGSTEEN e SUMMERTIME BLUES.
Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara
Questa la scaletta completa: Streetwise Summertime Blues Camden Town Listen To Your Heart Valerie Lost Freeway Kingdom Hall Road To Justice Hate And Love Revisited Dance With You (incl. Not Fade Away) Cast The Stone No Sad Goodbyes Jungleland Freedom Rain Old Rocker Busted — I Will Be There Tonight Burning
Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara
Dopo il concerto la Raffa Girl mi porta backstage, ed è bello riabbracciare dopo lustri e lustri il grizzly MARMIROLI, quindi MELWOOD (già, io lo chiamo così) e GRAZIANONE. Son lì che parlo con PELLATI e sento che la Raffa Girl parla con Mel: “Sì, ho incontrato Tim solo una sera, questa è la seconda, ma mi sembra di conoscerlo da sempre”. E’ il blues baby, quello che tu metti nelle foto.
Il blues, già, uno che da Regium Lepidi va a comprare l’acqua minerale a Nonantula non può che essere un uomo di blues, è questo quello che penso in questo sabato mattina mentre torno nella mia home town. Sì, certo, dopo vado a trovare Brian, ma spingersi fino a Ninetyland per dell’acqua minerale non è normale.
Brian ha la febbre, il dottore è un po’ preoccupato, pensava di ricoverarlo all’ospedale ma poi visto qualche miglioramento ha cambiato idea. Quanto sono fragili gli esseri umani a questa età. Vado nella stanza che adesso divide con un altro, oggi non è a letto, ma è a sedere davanti alla finestra. E’ un po’ perso, gli antibiotici lo stendono ma io continuo con la mia ossessione di chiedergli chi sono, di capire se riesce ad elaborare il fatto che sono suo figlio; le risposte sono spesso sorprendenti. La settimana scorsa: “Brian chi sono?” “Sei il mio santo”. Oggi: “Brian chi sono?” “Steve”. Lo bacio, lo stringo a me e lo lascio il balia dell’antibiotic daze. Esco in preda alla commozione, per fortuna è estate e indosso i Ray ban.
In macchina infilo nel car stereo i FIRM. Quando sono in queste condizioni (cioè pressapoco sempre) devo rifugiarmi nel grembo materno della Madre Musica, quella che mi ha generato, quella che ha fatto di me l’uomo miserello che sono. Mi chiedo cosa penserebbe il mio amico GIANNI DELLA CIOPPA nel vedermi infilare nello stereo sempre gli stessi 50 dischi. Io cerco di tenermi aggrappato ad orizzonti più ampi, ascolto sempre i brani da youtube che i miei amici (quelli di valore) propongono su facebook, tendo l’orecchio ai nomi che i miei amici più spericolati da questo punto di vista (Polbi e Bodhran ad esempio) o riviste come MOJO tirano fuori, ma poi quando sono da solo in macchina o in casa il cdplayer attira dentro di sé sempre gli stessi dischi, sempre gli stessi nomi. PICCA mi aveva promesso che avrebbe scritto due riflessioni sul blog a proposito di un articolo apparso non troppo tempo fa su di una rivista americana, veniva riportato che recenti studi hanno dimostrato che un amante della musica è portato ad esplorare nomi nuovi sino ai 35 anni, dopo quell’età si torna indietro, sui dischi che a mo’ di pietre miliari hanno cadenzato le miglia della tua vita.
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Ricollegandomi al post di qualche giorno fa, mi accorgo una volta di più che c’è troppa musica nella mia vita (soprattutto in estate quando il campionato è fermo): è sabato sera, decidiamo di uscire anche stasera, e dove si va? Naturalmente al BLU J a vedere JAMIE DOLCE & ELECTRIC CHURCH. Certo, sabato 20 ci suoneremo noi, andiamo anche per vedere come è il palco estivo, l’impianto, ma intanto siamo lì, a guardare il trio hendrixiano di JAMIE DOLCE. Una lemonsoda per la groupie, uno Spritz (ancora!) per me.
Domenica, faccio un salto al cimitero di San Martin On The River; ci vado verso la mezza, mi piacciono i cimiteri emiliani, quelli di campagna o di paese … in estate, nelle ore calde, quando non c’è quasi nessuno, hanno un fascino tutto loro. Le semplici architetture, il cinguettio dei passeri, le nuvole che attraversano il cielo, i rintocchi delle campane che risuonano nella mia anima laica, i nomi e i cognomi che così tanto caratterizzano la mia terra…ah. Riempio l’innaffiatoio, prendo la scala, e cambio i fiori a Mother Mary. Odio quelli di plastica e anche in estate voglio che abbia quelli freschi. Accendo un cero, sistemo il tutto e mi concedo un minuto di raccoglimento. Sono ateo, non credo nella vita dopo la morte, ma sono un umano, a volte ho bisogno di conforto spirituale e così mi rivolgo all’essenza di mia madre, a quella stella di energia che ancora la rappresenta e ancora una volta quando mi ritrovo pieno di preoccupazioni, lei viene a me e mi sussurra parole piene di buon senso…quando mi sento sperduto nell’oscurità, lei è di nuovo qui in fronte a me e mi sussurra parole piene di saggezza e conforto …
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Sono solo in questa parte del cimitero, scorgo giusto un’altra persona, una signora che da lontano mi osserva. Viene verso di me, “sei il figlio della Mara?“, “sì, signora, lei chi è?“, “Sono la Barbara, ero un’amica di tua madre quando abitava a SanMartino”. Mia madre lasciò il paesello sul finire degli anni cinquanta, stiamo parlando di tanto tempo fa, non ho ricordi di questa signora, il suo nome non mi dice nulla, ma sto al gioco. Barbara mi recita le perdite della famiglia di mia madre, è affranta, e arriva a dire che la vita fa schifo. Passa al dialetto e mi dice che assomiglio molto a mia madre. Mi chiede qualche notizia, io faccio lo stesso, mi racconta che suo marito è morto da quattro anni, e scoppia a piangere. La vita è dura mi dice e aggiunge “iosono sola, e ho tanto voglia di lasciarmi andare”. La abbraccio, cerco di farle forza, le dico che la vita va comunque vissuta, che nei momenti bui occorre guardare il cielo, il sole e andare avanti. Mi tiene la mano e mi guarda nella profondità degli occhi. Cerco di infonderle, in modo risoluto, un po’ di speranza, le mi dice “Scusa, sei proprio un bravo ragazzo, sei buono come lo era tua madre”. Non so quanti anni possa avere, ma mia madre oggi avrebbe 86 anni, la signora Barbara deve perlomeno essere una ultrasettantenne. Un ultimo abbraccio e la vedo andare via, curva sotto il peso di una vita che la spaventa. Si volta, da lontano le mando un bacio con la mano. Penso alla frase che Polbi mi disse tanto tempo fa e che ogni tanto riporto qui sul blog “Tim, tu hai una capacità di penetrazione nella vita delle persone che è incredibile”. La groupie, scherzando, dice che sono ormai sono lo psicologo di tutti. Mah.
Per il resto cerco di tenermi a galla, preparandomi alla bene meglio per i concerti dei THE EQUINOX, guardando speciale calciomercato su SKYSPORT24, cercando qualche buon film da vedere consigliato dal GIANNI CANOVA, il cinemaniaco di SKY; mi sono appuntato IN ORDINE DI SPARIZIONE in programma su Sky Cult Venerdì sera.
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Mi messaggio poi con BEPPE RIVA, ci scambiamo opinioni su certe faccende Rock e sulla nostra povera INTER. TROMBETTI per un po’ è meglio lasciarlo stare, la notte berlinese temo che ancora oscuri il suo stato d’animo. Ogni tanto mi viene in mente PHOENIX, una mia recente giovanissima amica di facebook. L’ho conosciuta l’altra sera al concerto degli EQUINOX, capelli biondi riccioluti Birmingham style, maglietta dei LED ZEPPELIN, quieto turbinio tipico della giovane donna. Mi chiedo come sia amare la nostra musica ai giorni nostri avendo vent’anni o giù di lì. Me l’immagino PHOENIX, incurante delle sue coetanee tutte con i capelli lunghi e stirati alle prese con della muzak, camminare sicura di sé tra le pieghe scomode della vita di questi tempi, sentirsi forte grazie al Rock. Quella forza che noi forse abbiamo perso in questa malinconica fase della vita in cui anche la più piccola scomodità ti dà da fare ( al concerto dei RC io e Jaypee ci lamentavamo delle sedie su cui eravamo seduti fino a che non è arrivato il commento di Gianluca: “Zio can, vi lamentate di tutto, siete proprio vecchi”). Al di là dunque di tutti i blues e la “spaplìgia dimension” (come direbbe Riff) in cui affondiam, oggi come aperitivo mi bevo non uno Spritz da fighetto, ma un Rum liscio. Brindo al sentimento Rock giovanile di Phoenix e anche a quello giovanilistico … dopo tutto, se ascoltiamo bene, l’abbiamo ancora dentro di noi. For those about to rock: we salute you, Phoenix!
Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Dal secondo capitolo l’articolo su JOURNEY FOREIGNER BOSTON.
Sempre più spesso sento che la musica sta diventando un heavy load che a fatica riesco a portare sulle spalle. Sarà che I’m growing older, ma il tutto sta prendendo una china preoccupante. Fissare per lunghi minuti migliaia di cd incapace di sceglierne uno da ascoltare, lottare contro la malavoglia di caricare all’inverosimile per l’ennesima volta la blues mobile per andare alle prove o a quei pochi concerti che faccio, maledire le due orette che dovrei dedicare ogni sera alla chitarra per rimanere ad un livello più o meno accettabile, cercare le motivazione per mettere in piedi uno show decente quando il tuo pubblico è composto da 14 persone (martiri venuti tutti lì per te), vedere dissolversi in lontananza tutti i significati che pensavi avesse il Rock.
Uff, ma chi me lo fa fare? Certo, il gusto per la musica, ma come direbbero i QUEEN, per me oggi pain is so close to pleasure quando si tratta della mia musa preferita.
Stamattina ad esempio, mi metto in macchina che sono ancoro cotto dal concerto di domenica sera (ritorno alle 2, infilato nel sonno verso le 3, alle 6 la sveglia di Palmiro). Un paio di notti in cui dormi poche ore non sono sufficienti per riprendersi, ma sono qui Ninetyland bound: porto il Marshall a far controllare, dato che domenica sera ho avuto problemi. La marea alta del traffico delle 8 inonda la tangenziale e io sono in quello stato che è un misto di blues, indifferenza, apatia, accidia, fastidio e il castamasso della Cesira. Mi riprometto di vendere la mia strumentazione, i miei lp, i miei cd, di liberarmi dal peso della mia passione principale e di andare a rilassarmi nel mio nido di stelle che so (non) esserci da qualche parte. M’immagino vivere una vita più serena, scordarmi delle tante canzoni mie chiuse nel cassetto, spendere energie e risorse in viaggi, mollare gli ormeggi del blues e salpare verso mari caldi e acque tranquille…ma poi, all’improvviso, quella stronza della musica ti prende alla gola, quasi presagendo le tue intenzioni … e non lo fa con un capitolo di umanesimo musicale….che so BOB DYLAN, i FREE, AARON COPLAND, gli ELP, BLIND LEMON JEFFERSON, SANTANA, GUSTAV HOLST, i LITTLE FEAT, no, lo fa con una canzonetta sdolcinata, banalotta, senza pretese, che però ti prende alle spalle e ti spinge di nuovo ad inginocchiarti davanti a quella gran troia della musica, e ad abbeverarti di nuovo al delta di venere da cui proviene l’aria sonora di cui sei schiavo da decenni. NOBODY KNOWS…
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E allora ti risenti tutto l’album da capo, quel DON’T SAY NO che hai tanto amato da ragazzo e tutto ti sembra, se non sopportabile, perlomeno di nuovo gestibile.
La J**e che invece di festeggiare la vittoria in semifinale con Real Madrid, il giorno dopo manda un messaggio dal suo account ufficiale augurando a tutti i suoi tifosi un buon cinque maggio (in riferimento all’Inter che nel 2002 perse sciaguratamente uno scudetto a favore della squadra di Torino)? Cantagliele tu Billy! WHADDA YA WANT FROM ME…
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La J**e che nella buia notte berlinese si incazza se qualcuno le tifa contro (come che avesse fatto qualcosa per meritarsi non dico la simpatia, ma almeno un vago appoggio in campo internazionale dei tifosi di calcio italiani)? IN THE DARK …
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La J**e che aveva preparato le magliette in caso vittoria con su scritto “il vero triplete” con quel “vero” che mirava a sminuir quello dell’Inter (ad oggi realmente l’unico vero triplete di una squadra italiana) e che dunque a partire dalla dirigenza si comporta come un bambino bullo e dispettoso? (Non) cara J**e, ti è andata male, riprova e sarai più fortunata. THE STROKE …
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E dire che tifare Barcellona non è stato facile, squadretta mica tanto simpatica che per di più rappresenta il forte sentimento separatista della catalonia (con la c minuscola), e lo sapete dove li mando i separatisti, i campanilisti, i localisti…
Ancora, lo scooterista che stai sorpassando ha i calzini corti (con dei rombi disegnati) su mocassini beige tipo zio Fedele? Su, non disperare, fino a che ci sono pezzi come questo l’umanità non è ancora spacciata …
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E allora ti rassegni, ti arrendi di nuovo alla musica, perché lo sai … è tutto quello che hai.
Inizio anni duemila, grazie a GIANNI DELLA CIOPPA comincio a scrivere su di una nuova rivista musicale, CLASSIX, guidata da FRANCESCO PASCOLETTI. Questo il mio articolo su ROBERT JOHNSON apparso sul n.5 (della nuova serie) nel gennaio del 2005.
Ecco qui l’ultimo capitolo della campagna ristampe di casa LED ZEPPELIN. PRESENCE, ITTOD e CODA usciranno contemporaneamente il 31/7/2015. Purtroppo anche stavolta niente di incredibile; avevo sperato che il companion disc di CODA contenesse tutti gli inediti mai apparsi nemmeno su bootleg, ma soltanto uno sarà pubblicato. Per il resto sembra più o meno la solita roba: rough mix, qualche alternate take e poco altro.
PRESENCE
TWO ONES ARE WON dovrebbe essere una versione alternativa di ACHILLES LAST STAND, mentre si vocifera che 10 RIBS & ALL/ CARROR POD POD sia uno strumentale.
1. Two Ones Are Won
2. For Your Life (Reference Mix)
3. 10 Ribs & All/Carrot Pod Pod (Pod)
4. Royal Orleans (Reference Mix)
5. Hots On For Nowhere (Reference Mix)
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IN THROUGH THE OUT DOOR
Se si tratta davvero solo di rough mix, la faccenda è piuttosto deprimente.
1. In The Evening (Rough Mix)
2. Southbound Piano (South Bound Saurez)
3. Fool In The Rain (Rough Mix)
4. Hot Dog (Rough Mix)
5. The Epic (Carouselambra – Rough Mix)
6. The Hook (All My Love – Rough Mix)
7. Blot (I m Gonna Crawl – Rough Mix)
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CODA
CODA è un po’ più ricco visto che ha due companion disc. Oltre a rough & alternate mix, ci sono le “rarità” HEY HEY WHAT CAN I DO (apparsa nel 1970 come b side di Immigrant Song), BABY COME ON HOME e TRAVELLING RIVERSIDE BLUES apparse sui cofanetti antologici del 1990 e 1993. SUGAR MAMA è un rock sempliciotto registrato nel 1968 e già apparso (non in buona qualità) sui bootleg dedicati alle session in studio. Ci sono poi FOUR STICKS e FRIENDS prese dalle celebri BOMBABY SESSION del 1972 (già pubblicate centinaia di volte su bootleg) ed infine ST. TRISTAN’S SWORD, che è uno di quegli inediti di cui ogni tanto parlo. Si dice sia stato registrato nel 1970 durante le session del terzo album e che sia uno strumentale.
1. We re Gonna Groove (Alternate Mix)
2. If It Keeps On Raining (When The Levee Breaks – Rough Mix)
3. Bonzo s Montreux (Mix Construction In Progress)
4. Baby Come On Home
5. Sugar Mama (Mix)
6. Poor Tom (Instrumental Mix)
7. Travelling Riverside Blues (BBC Session)
8. Hey, Hey, What Can I Do
1. Four Hands (Four Sticks – Bombay Orchestra)
2. Friends (Bombay Orchestra)
3. St. Tristan s Sword (Rough Mix)
4. Desire (The Wanton Song – Rough Mix)
5. Bring It On Home (Rough Mix)
6. Walter s Walk (Rough Mix)
7. Everybody Makes It Through (In The Light – Rough Mix)
Dal dito ufficiale:
PRE-ORDER DELUXE EDITIONS OFPRESENCE, IN THROUGH THE OUT DOOR, AND CODA, EACH NEWLY REMASTERED BY JIMMY PAGE, WITH PREVIOUSLY UNRELEASED COMPANION AUDIO
Multiple CD, Vinyl, And Digital Formats, Including Limited Edition Super Deluxe Boxed Set, Available July 31st
Deluxe editions of Led Zeppelin’s final three studio albums: Presence, In Through The Out Door, andCoda will be released in July. As with the previous deluxe editions, all three have been newly remastered by guitarist and producer Jimmy Page and are accompanied by companion audio comprised of previously unreleased music related to the original release selected and compiled by Page.
Originally released in 1976, Presence was recorded during a whirlwind 18-day session at Musicland Studios in Munich, Germany. The album—which peaked at #1 in both the U.S. and UK and was certified triple platinum—crackles with energy on Zeppelin classics like “Nobody’s Fault But Mine” and “Achilles Last Stand” and delivers powerful jolts of the group at its visceral best.
The companion audio disc that accompanies Presence has five unreleased reference mixes from the sessions, which reveal works in progress. Along with alternate incarnations of “For Your Life,” “Achilles Last Stand,” and “Royal Orleans,” there is also the previously unheard instrumental curiously titled “10 Ribs & All/Carrot Pod Pod (Pod).”
On its release in the summer of 1979, In Through The Out Door topped the U.S. and UK album charts and has since been certified six-times platinum. Sadly, it would be the last album that Led Zeppelin recorded prior to drummer John Bonham’s passing the following year. Among the seven album tracks are “Fool In The Rain,” and “All My Love,” two songs that remain rock radio staples to this day.
The album’s companion audio disc features an unreleased rough mix of every track from the original album, including early versions with working titles such as “The Hook” (“All My Love”), “The Epic” (“Carouselambra”), and “Blot” (“I’m Gonna Crawl”).
The appropriately titled Coda was Led Zeppelin’s final album of studio recordings. Released in 1982, it was comprised of eight unreleased tracks recorded between 1970 and 1978. It peaked at #6 on the album charts and has been certified platinum in the U.S.
The reissue campaign ends with a double-barrel blast of Led. Coda will be the only Led Zeppelin deluxe edition to include two companion discs, featuring 15 tracks recorded between 1968 and 1974. The oldest song in the collection is also perhaps the most interesting. The frenetic blues jam “Sugar Mama” was recorded in 1968 at Olympic Studios during sessions for the band’s eponymous debut. The song was completed but never officially released until now. “Baby Come On Home” from the same session is also included in the set. Also included is the previously unreleased “St. Tristan’s Sword,” a rollicking instrumental recorded during the Led Zeppelin III sessions in 1970.
In 1972, Robert Plant and Jimmy Page took a fabled trip to India to perform with the Bombay Orchestra and now, for the first time, recordings from these sessions will be officially released with dynamic takes on “Friends” and “Four Hands” (“Four Sticks” from Led Zeppelin IV). Among the many other highlights featured here is an early version of “When The Levee Breaks” from 1970 titled “If It Keeps On Raining”; rough mixes of “The Wanton Song” and “In The Light,” from the Physical Graffiti sessions at Headley Grange, the latter a different alternate version than the one included in the Physical Graffiti deluxe edition; and an instrumental mix of “Poor Tom” from 1970.
Presence
In Through The Out Door
Coda
Presence, In Through The Out Door, and Coda are now available for pre-order in the following formats:
SUPER DELUXE EDITION BOX
Remastered album on CD in vinyl replica sleeve
Companion audio on CD in card wallet
Remastered album on 180-gram vinyl in a sleeve replicating first pressing
Companion audio on 180-gram vinyl
High-def audio download card of all content at 96kHz/24 bit
Hard bound book filled with rare and previously unseen photos and memorabilia
High quality print of the original album cover, the first 30,000 of which will be individually numbered
DELUXE EDITION 2CD and 3CD
Remastered album, plus a second disc of unreleased companion audio
Coda will feature two companion audio discs
DELUXE EDITION VINYL 2LP and 3LP
Remastered album and unreleased companion audio on 180-gram vinyl
Coda will feature two companion LPs
SINGLE CD
Remastered original album
Presence and Coda will be packaged in a gatefold card wallet
All CD and LP versions of In Through The Out Door will be wrapped in a brown paper bag replicating its initial release
SINGLE LP
Remastered album on 180-gram vinyl, packaged in a sleeve that replicates the LP’s first pressing in exacting detail
All vinyl versions of In Through The Out Door will also include the water-sensitive insert that replicates the inner sleeve from the album’s initial release.
Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.
Qui i due articoletti sui FREE e sulla BAD COMPANY (nessuna foto per i FREE, un paio della BAD COMPANY non originale, quella dei tardi anni ottanta. Notare come abbiano confuso MICK RALPHS con BRIAN HOWE e viceversa …)
L’altro giorno la groupie riceve su facebook un messaggio da un suo amico, me lo fa leggere e rimango basito. Ho frequentato M solo due volte per un paio di cene insieme ad altri amici della groupie e, pur essendomi accorto della buona comunicazione tra noi due, non abbiamo più avuto occasioni di rivederci. Mi ha molto colpito il fatto che si sia preso la briga di scrivere una riflessione (che riporto qui sotto) in un messaggio privato alla groupie.
Certo, pubblicarla sul blog è autoreferenziale, ma ci tenevo a condividerla perché è un chiaro segnale che l’umanesimo, tutto sommato, esiste ancora. M non ama particolarmente la nostra musica, dal punto di vista politico siamo su piattaforme diverse, per quanto riguarda il calcio la distinzione poi è netta, totale, senza possibilità di dialettica…eppure, a volte capita sul blog e si incammina lungo le coordinate che abbiamo tracciato.
Fa piacere leggere certe cose, lusingano il mio ego, non lo nego, ma è il sentimento in generale che mi interessa davvero … è una soddisfazione sapere che la comunità nata intorno a questo blog miserello sia così. Grazie M., grazie ragazze, grazie ragazzi.
“Ciao Saura, apro pochissimo Facebook, ma oggi è stata una bella sorpresa. Ho letto il blog del gatto Palmiro… Non era la prima volta che leggevo il blog di Tim, anche la prima capitò per caso, ma oggi come allora, sono rimasto particolarmente colpito… Colpito dal suo modo di scrivere diretto, semplice ma mai semplicistico, con una bella prosa corretta e fluente così lontana dall’attuale modo di scrivere (e di parlare…), così lontano da quello scrivere che mi capita di leggere anche su certi giornali blasonati e che mi fa così arrabbiare… Quello che mi ha colpito di più è però la sensibilità che traspare attraverso la parole, quella sensibilità che non si impara a scuola. ma che arricchisce il tuo scrivere. E’ fantasia nell’esposizione, colore nelle parole, convinzione nelle tue idee ma rispetto di quelle di chi ti legge… Mi capita spesso di pensare che, ai giorni nostri, la sensibilità sia svilita, qualcosa da nascondere, ma continuo fermamente a credere che sia una ricchezza dell’animo, una ricchezza non solo per la persona che la possiede ma per quelle che hanno la fortuna di esserle accanto. Mi faceva piacere dirtelo, era un peccato non farlo. Un abbraccio a tutti e tre, Palmiro compreso! M.”
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Oh I know I’m a cross country boy Down that road I’m a-singin’ my joy Well I’ve been to every city, every city but a few And if I didn’t get there, you know I’m go into.
‘Cause I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy, yeah.
Well I climbed the highest mountain, swam the deepest sea I’ve even given notice to the space academy, oh yeah.
I told them I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy.
Yeah yes I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy.
Yeah yes I know I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy.
Oh I know I’m a cross country boy Yes I know I’m a-singin’ my joy Singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy Oh yeah I’m a cross country boy Down that road I’m singin’ my joy Singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy, singin’ my joy Singin’ my joy, singin’ my joy.
Buongiorno (a)mici miei, è un po’ che non mi faccio vivo qui sul blog di Tyrrell, ma è arrivata la primavera e la caccia alle talpe è la mia priorità, poi Tyrrell sembra molto preso dal blog in questa fase e quando c’è lui al computer non posso esserci io. Già, Tyrrell … lo osservo molto in questo periodo, mi sembra più sconfortato del solito. Le cose che apprende da TGSKY24 e che legge su internet lo spingono in uno stato di prostrazione profonda. Sento quando ne parla con la Terry e quando se ne va scuotendo la testa. Ho cercato di capire e ammetto che pure io sono basito di fonte alla pazzia degli umani. Ho scoperto che ci sono degli umani che si raccolgono sotto una certa sigla e che si vestono di nero, che in nome di un certo dio mettono a fuoco e fiamme una parte del pianeta. Sembrano inarrestabili e gli umani del pezzo di mondo in cui vivo io sono molto preoccupati. Mi chiedo se sia possibile che in nome di un dio si stia cercando di cancellare la cultura e la vita di un pezzo di umanità. Cerco spiegazioni negli sguardi di Tyrrell, ma so che non me ne può dare. Tyrrell non crede in nessun dio, dice che anche i cristiani ottocento anni fa si comportavano allo stesso modo e che l’umanità non ha futuro.
Sono di fianco a lui quando legge la marea di insulti ricevuti da GIANNI MORANDI, un cantante che era il suo preferito quando era bambino. MORANDI scrive qualcosa di caritatevole e di umano sul suo account di facebook a seguito della morte di novecento profughi e disperati nel Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere un’ idea di salvezza e di vita migliore. Invece no, insulti e barbarie a corredo di quel suo pensiero delicato. Una bambina rom di due anni muore in un campo nomadi … i commenti alla notizia seguono tutti lo stesso copione: “una di meno”. Tyrrell non si dà pace per queste cose. Il problema immigrazione esiste, Tyrrell mi pare che non lo neghi, ma la crudeltà e la meschinità degli umani, che si palesano in modo sempre più evidente grazie ai social network, sono spaventosi.
Ancora, Tyrrell legge sul Corriere della Sera che alcuni commenti presenti sull’account twitter di BARACK OBAMA, capo di una delle più importanti nazioni umane, recitano “torna nella gabbia, scimmia”. Ora, io sono un gatto nero, so dove può arrivare l’ignoranza umana, ancora oggi vagonate di idioti pensano che portiamo sfortuna e che siamo creature del maligno. Io, porco cane, che sono un gatto che ascolta l’Aor!? Io sono nero e gioco tranquillamente con gli altri quattro gatti che abitano insieme a me le terre della Domus Saurea, come la chiama Tyrrell. Pato è rosso, Raissa tigrata rossiccia, Spavve tigrata grigia e la Ragni bianca-grigia-beige.
Sempre dal Corriere Tyrrell legge, e io con lui, che la FINLANDIA, una terra a Nord facente parte della Scandinavia, regione tra le più illuminate del pianeta, ha inviato una lettera a 250.000 riservisti con la richiesta di tenersi pronti. Uhm, capisco che non deve essere semplice condividere 1300 km di confine con una nazione turbolenta come la Russia, ma, ci chiediamo, cosa sta succedendo? Quando poi Tyrrell ascolta le dichiarazioni di certi politici, quelli che parlano unicamente alla pancia degli umani, che fomentano le paure, che contrastano chiaramente la solidarietà, l’amore, la pace, lo spirito dell’umanità … impreca, bestemmia ed esce a fare due passi dallo sconforto. Poveretto, lo capisco, io e lui abbiamo visioni simili e che gli essere umani si mostrino ancora così gretti, stupidi e senza speranza, è una sventura …
Palmiro Alejandro Castro Ruz (foto Tyrrell)
Forse la LEVI MONTALCINI aveva ragione quando diceva che servono altri centomila anni di evoluzione all’essere umano. Peccato che continuando così centomila anni non ci saranno … la visione antropocentrica sta portando il pianeta, su cui tutti viviamo, allo sfacelo.
A tutto questo bailame si aggiungono due impicci in cui è incappato Tyrrell in queste ultime settimane, roba poco simpatica, se ho ben capito uno è un furto di identità di cui è stato vittima con tanto di denuncia alla Polizia e un’altra faccenda di cui non ho ben capito ma a naso mi sa che sia parecchio fastidiosa. Povero Tyrrell. Per quello che posso fare cerco di stargli vicino o di fargli quei dispetti che so lo fanno sorridere.
L’altra sera eravamo a casa soli io e lui, Tyrrell stava suonando STAIRWAY TO HEAVEN dei LZ con la doppio manico, si stava allenando per un un paio di prossimi concerti del suo gruppo THE EQUINOX. Stava seguendo la versione live da TSRTS che usciva a buon volume dallo stereo e, nel bel mezzo dell’assolo, ho iniziato a saltargli sulle gambe attaccandomi con le mie unghiette ai pantaloni della tuta. Tyrrell cercava di scansarmi e di continuare a suonare, poi si è scoppiato a ridere.
Gli lascio anche ascoltare quello che vuole. In questo periodo sembra fissato con ROY HARPER, con l’album VALENTINE del 1974 in particolare. Per certi versi non si dà pace del fatto che nella edizione uscita ad inizio anni novanta la copertina sia stata cambiata, ma quando la smette di giochicchiare con i tarli della mente, si gode in pieno pezzi come FOREVER. Risentendo MALE CHAUVIST PIG BLUES gli tornano in mente i tempi in cui l’ ascoltava con la sua amica ledhead Mariangela, là, negli abissi profondi trentacinque anni fa. A margine, una nota: credo che gli paia di sentire echi di WHO’S TO BLAME nel pezzo in questione dove, tra l’altro, sono presenti JIMMY PAGE, KEITH MOON e RONNIE LANE.
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Oltre a ROY HARPER è un po’ che è fermo su ROBERT JOHNSON. La centennial collection edition dei 29 blues del padre putativo di Tyrrell è favolosa, i master originali e la tecnologia odierna hanno migliorato parecchio la qualità audio dei quelle vecchie canzoni del 1936 e 1937.
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Per me poi Tyrrell i blues se li va anche a cercare: è tutt’ora turbato perché non è stata accertata la autenticità della presunta terza foto del Re del Delta Blues (quello che lo ritrarrebbe insieme a Johnny Shines).
Robert Johnson & Johnny Shines ?
La RJ Blues Foundation la dà per autentica, ma i dubbi rimangono. D’altra parte, siamo sicuri che quell’ex autista che si chiama Claud Johnson sia suo figlio? Legalmente lo è, ma è davvero sufficiente la testimonianza di una vecchietta che dice di aver visto la sua amica far l’amore con ROBERT JOHNSON, a provarne la discendenza? Possibile che quei due energumeni nella foto qui sotto siano i suoi nipoti?
Tyrrell scuote la testa e torna ad ammirare la foto del “suo” ROBERT JOHNSON.
Robert Johnson!
Alla Terry è arrivato il cofanetto PROGENY degli YES, e Tyrrell ne approffita con ascolti prolungati.
Quando però deve trovare un po’ di sollievo, si ripara tra le mura della sua amata BAD COMPANY e lo fa al suono dei pezzi più improbabili e nascosti, tipo PAINTED FACE dall’album ROUGH DIAMONDS, quell’Hard Rock di facile ascolto sembra lenire i suoi blues.
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Tyrrell spesso va poi a trovare suo padre. Da quel che ho capito il vecchio Brian è in una struttura, non so esattamente cosa significhi, io me la immagino come una specie di gattile, solo per umani, un “umanile” dunque. Ieri mattina Tyrrell diceva con la Terry che lo ha trovato bene, che sono stati un’oretta sulla veranda a prendere un po’ di aria e di sole e che hanno fatto quattro passi in cortile. Spero che stia bene il vecchio Brian, in passato Tyrrell lo ha portato qui alla Domus Saurea e io con lui mi sono sempre trovato bene. Certo, mi chiamava “gattina”, ma non me la prendevo, Brian è un umano ormai vecchio e soffre di una malattia tipica degli umani di età avanzata.
Il vecchio Brian (Foto Tyrrell)
Per il resto, come dicevo, siamo in alta primavera, l’estate è alle porte e io scorrazzo per le campagne. Ogni tanto mi fermo e osservo la Terry in versione farmer girl che zappa e cura quel pezzetto di terra che abbiamo qui alla Domus Saurea …
Palmir (foto Tyrrell)
Hoedown con la Terry (foto Palmiro T)
…oppure meditabondo contemplo il mondo …
Palmir (foto Tyrrell)
…i frutti degli alberi di Gelso ormai maturi …
Gelsi – Domus Saurea (foto Palmiro T)
e le rose dove è sepolto Fidèl, il gatto del passato di Tyrrell.
Palmir (foto Tyrrell)
Guardo poi il mio umano raccogliere le fragole dell’orto, dopo di che me ne vado in giro per i fatti miei.
Fragole nell’orto della Domus Saurea – foto Palmiro T.
In questo sabato di fine maggio sono in giro dalle 7,30 del mattino; alle otto di sera Tyrrell mi chiama a casa, io che sono in una delle mie zone preferite, le vigne del Rossetto, lemme lemme mi incammino verso di lui. “Dai Pàlmir, dai, dai, andiamo” mi dice Tyrrell, lo so che vorrebbe che gli corressi incontro, ma non sono mica un cane. Piano piano lo raggiungo, lui mi prende in braccio, mi bacia e mi porta in casa; mi lava con una salvietta, mi dà da mangiare ed infine crollo, come una pera cotta, sull’asse da stiro. Tutto sommato mica male la mia vita da gatto nella casa di un uomo di blues.
Glyn Johns, ingegnere del suono e produttore inglese operante soprattutto negli anni sessanta e settanta. Ha lavorato con BEATLES, ROLLING STONES, ERIC CLAPTON, EAGLES, WHO e mille altri, senza scordare i CLASH e JOAN ARMATRADING. E’ stato l’ingegnere del suono di LED ZEPPELIN I prima di “passare” il gruppo a suo fratello ANDY JOHNS.
GLYN ha vissuto in pieno l’epopea che tanto ci scalda il cuore, dunque il suo libro è piuttosto interessante; è sempre intrigante capire i meccanismi che stavano dietro al nostro Rock. Devo aggiungere tuttavia che il libro ha un carattere abbastanza neutro; da una parte è comprensibile, stiamo parlando di 30/40/50 anni fa … non è che uno può ricordare esattamente quello che successe nelle miriadi di session che fece, ma dall’altra è chiaro che JOHNS non vuole far torto a nessuno. E’ sempre cauto nei giudizi, ha spesso parole positive per tutti. Uno dei pochi momenti in cui si lascia andare, è quando usa una perifrasi per giudicare la completa inettitudine musicale di PAUL SIMONON, bassista (se si può definire così uno come lui) dei CLASH: “…and the bass player seemed to be on some other non-musical planet”.
Sette paginette sono dedicate all’ARMS TOUR, ma sono utili solo per avere qualche notiziola in più circa il circo in questione, nessun approfondimento, nessuna valutazione sulle performance di certi personaggi (sapete ciò che intendo).
Con un po’ più di coraggio questo sarebbe diventato un libro molto più divertente ed importante.
L’edizione di cui parlo è quella americana del 2014 (dunque è in inglese).
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