IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: Hey Hellas Have You Heard the News?

8 Lug

Fosse un nativo americano, chiamerei Tyrrell “colui che scuote la testa”. Non riesce più vivere bene, ogni volta che ascolta un tg, che legge qualcosa rimane basito dalla bassa qualità delle riflessioni, politiche e non, e dei commenti. Sono giorni che non si parla d’altro che di Grecia e Tyrrell è esterrefatto: tutti sono diventati improvvisamente dotti economisti e comunisti. Il Grillo parlante, la Santanché, Salvini ed altri esponenti del centro destra poi si schierano tutti con il no, con Tsipras, con il popolo greco. Tyrrell stenta a credere a quello che vede e legge.

Tyrrell non è certo un sostenitore del capitalismo, della Merkel, della oligarchia e del sistema bancario, Tsipras gli sta simpatico, ma qualche interrogativo se lo pone. Era davvero indispensabile il referendum? Un premier, un esecutivo, un governo non dovrebbe avere il coraggio e l’autorità di fare delle scelte, di dare delle risposte anche senza appoggiarsi di nuovo al popolo? Sì, certo, referendum come  strumento democratico, ormai lo dicono tutti, ma Tyrrell non è mica convinto. Col populismo imperante, con la demagogia dilagante il referendum va usato con assoluta parsimonia.

Tyrrell si chiede se non fosse stato il caso di continuare la trattativa ad oltranza, fino a trovare un accordo dignitoso che stemperasse le rigidità della troika e fosse sostenibile per le casse greche. L’Hellas, l’Ellade, sì insomma quella che noi popoli europei chiamiamo Grecia, è elemento fondante dell’umanità tutta, è chiaro che non può essere messa alla porta, dipendiamo e discendiamo tutti dalla cultura greca, persino questo piccolo blog è figlio di Atene (e di Roma e della Rivoluzione francese), come è possibile pensare di farne a meno? Ma che senso ha avuto il referendum se si torna a trattare? Ha vinto il NO, benissimo, ma è una cosa fine a se stessa, tu puoi votare no finché vuoi ma se gli altri paesi dai quali, per un diabolico disegno del capitalismo, dipendi non ti prestano altri soldi, tu te ne vai a ramengo. Ed ora tutti gli elleni lì ad aspettare domenica, terrorizzati dall’ipotesi che li vede fuori dall’Europa e dall’euro.

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Sì perché poi non è mica solo la Merkel, o Hollande, qui c’è un bel pezzo d’Europa che qualche domandina se la fa. Sì certo i Greci, poverini … ma tutti gli anni ad accettare solo contanti, a non pagare le tasse, ad accedere alla pensione in età bassissime e altre mostruosità simili? E’ colpa dell’Europa? Sicuro, non è colpa di Tsipras, l’Hellas ha avuto per decenni governi pessimi; Tyrrell pensa che l’Europa sia una grande opportunità e che non debba solo essere il simbolo di un capitalismo irresponsabile e di due o tre stati padroni, l’Europa deve rappresentare una nuova via all’umanesimo e all’unità, dove i più forti danno una mano ai più deboli, dove il denaro non può e non deve essere l’unico metro, dove demagogia e populismo siano messi all’angolo e chiunque riconosca i propri errori, Ellade in primis.

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Come se non bastasse la questione ellenica a tormentare l’anima inquieta di Tyrrell ci si mette anche Studio Aperto, sì insomma quella fatua rivista di avaspettacolo che una delle reti mediaset spaccia per telegiornale. Due o tre sere fa il mio umano ci inciampa sopra e finisce per guardarlo a sufficienza per cadere in un altro sconfortante blues. Venti minuti del telegiornale dedicati a tre servizi: uno sul caldo, uno sui saldi e uno intervistando gente al mare … il tutto condito da domande e risposte così stupide e banali da far venire l’orticaria. Tutto questo, ripeto, per venti minuti. Un telegiornale basato per metà della sua lunghezza sulla parola “caldo”. Tyrrell ad un certo punto sbotta “ma dio canta, mo’ non lo sapete che in Italia d’estate fa caldo e d’inverno fa freddo? Ràza ed ciocapiàt! L’anno scorso d’estate c’era troppo freddo, quest’anno troppo caldo. Mo’ vala a tor in dal cul!”.

Qui, dice Tyrrell, o che iniziamo ad elevarci un po’ tutti o è la fine, invece di postare su facebook idiozie del tipo “E’ tutto un magna magna, questa classe politica non deve andare a casa, deve andare in galera” e poi nel nostro piccolo quotidiano comportarci come quelli che critichiamo, faremmo meglio a darci una mossa, ad impegnarci in prima persona se vogliamo che cambino le cose.

Povero Tyrrell, spero solo che non impazzisca, se no chi ci pensa a me? Io cerco di fare la mia parte e di consolarlo il meglio che posso …

Tyrrell & Palmir (foto Terry)

Tyrrell & Palmir (foto Terry)

Quando non faccio consueling a Tyrrell, continuo con le mie cose da gatto: caccio le talpe, perlustro le terre intorno alla Domus Saurea e schiaccio dei bei pisoli. Cotto dal caldo mi adagio al ritmo di questa estate pigra ed indolente, lascio per un momento il mio AOR preferito e mi sdraio sui dischi che Tyrrell ascolta in questo periodo, oggi è il turno di DICKEY BETTS & GREAT SOUTHERN, album che arrivò a Tyrrell più di 7 lustri fa tramite il compianto ADRIANO VETTORE, che a quanto ho capito era un grande chitarrista blues italiano, nonché amico del mio umano preferito… ad ogni modo meno male che c’è la musica Rock a renderci meno amara questa vita da gatti e da umani …

Bougainvillea, sing your song
For my lover, for my love
I need
Sweet Bougainvillea
Let her wear your flowers in her hair
You will always be
Always be our love song
She was so afraid
To give her heart away
Now before she even know
I hold her close to me
Sweet Bougainvillea
Let her know, she’s free

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

NEWS: The Official Top 40 Biggest Selling Vinyl Albums of 2015 so far (UK)

7 Lug

Classifica interessante riguardante le vendite di LP del 2015 ad oggi nel Regno Unito.

http://www.officialcharts.com/chart-news/the-official-top-40-biggest-selling-vinyl-albums-of-2015-so-far__9970/

Progetto1

Il Louisiana feel, SkySport speciale calciomercato e la “vita è bella” di Brian.

5 Lug

Di nuovo intrappolato nel vapore dei LOUISIANA LEROUX, ascolto e riascolto il primo album, quello indimenticabile. Attraverso le campagne in questa estate che inizia a farsi torrida e mi lascio andare ai ricordi dei pochi giorni passati a New Orleans (pronunciare alla francesce please) quattordici anni fa, all’immancabile giretto fatto su una steamboat …

a them creole babies thin and brown and downright lazy incrociate gironzolando per il french quarter…

noladie2

e alla colonna sonora dall’andamento allegro e lussurioso sempre sul punto di scivolare nell’abisso del funereo …

Difficile vivere con i piedi per terra quando la passione per la musica Rock è così forte che ti fa vivere in un immaginario tutto tuo e sposta i tuoi natali nel bayou…

Cajun cabin New Orleans bayou

Come ogni estate poi sono ossessionato da SKYSPORT24 speciale Calcio Mercato. Le edizioni delle 20,30 e delle 23 sono due appuntamenti fissi. Luca Marchetti è diventato una specie di dio. La groupie ormai non mi sopporta più,  occorre che me ne trovi una che tenga l’Inter e a cui piacciano i FIRM, JOHNNY WINTER e  i LOUISIANA LEROUX. Miranda, Murrillo, Montoya, Kondògbia, un altro centrocampista e un paio di nuovi attaccanti esterni in arrivo. Quest’anno Ausilio, Mancini e Thohir mi fanno sognare. Il prossimo campionato andrà come andrà, ma al momento lasciatemi godere. Come dice Picca poi, Kondògbia sembra Papa Legba nel film CROSSROADS (MISSISSIPPI ADVENTURE), uno di noi insomma …

Kondògbia

Kondògbia

La Pallacanestro Reggiana Grissin Bon, dopo sette entusiasmanti partite perde la finale scudetto per un canestro. La groupie insieme alle sue amiche la seguiva al palazzetto o in piazza a Reggio davanti al megaschermo. La sconfitta brucia anche a me, credo che la Reggiana abbia giocato il miglior basket e dopotutto le mie radici si fanno comunque sentire.

Mi consolo andando a vedere gli STONE FLOWER e il loro tributo a Santana in piazza Prampolini in occasione delle notti rosa. Il front man è il mio amico FAUSTO SACCHI. E’ sempre un piacere sentirlo cantare e vederlo dal vivo.

Stone Flower - Santana Tribute - RE Giugno 2015

Stone Flower – Santana Tribute – RE Giugno 2015

Spesso assisto allo spettacolo “Brian nel paese dell’alzheimer”, anzi ne sono partecipe visto che sono il figlio del protagonista e così per l’ennesima volta rifletto sugli effetti di questa malattia terribile e della vecchiaia in generale.

Giovedì, Brian è in preda alla tristezza. “Tim, an capeès più gnint” (Tim, non capisco più niente), con quel “gnint” lasciato a mezz’aria, senza decidere se dargli la connotazione reggiana (“gninto”) o modenese (“gninta“). Presa di coscienza di un povero vecchio che ancora non è stato risucchiato del tutto dal gorgo dell’alzheimer. Aggiunge“Ormai a sun alla fin” (ormai sono alla fine). “Tim fa te” (Fai tu, Tim) riferito al fatto se sia giusto o meno lasciarlo in una struttura. Non affronta mai direttamente la cosa, ma è chiaro che ogni tanto elabora il fatto che è rinchiuso in un ospizio; pare rassegnato, non si arrabbia, ma intanto mi manda il messaggio … fai tu Tim, se decidi che io debba stare qui, sto qui. Faccio lo spanizzo, controbatto sottolineando che è solo un momento di tristezza e che è normale che una persona di 85 anni sia un po’ confusa e con la memoria che non funziona più come una volta, ma poi, nei giorni successivi, queste richieste di aiuto da parte di mio padre pesano come un macigno. Gli chiedo poi se si ricorda chi sono e lui risponde “sei il mio santo”. Mi infilo i Ray ban e scappo via. In macchina mentre torno alla Domus Saurea incontro un uomo di mezza età, anzi di terza età, ha un borsello demodé, la maglietta infilata nei jeans a vita altissima, i sandali, sembra lo zio Fedele, ma ha la maglietta dei LED ZEPPELIN. Non so cosa pensare.

Il sabato invece Brian è in forma. vado a trovarlo insieme a mia sorella e ad un certo punto ci dice “la vita è bella”. Facciamo una sgambata in cortile, in modo che le sue esili zampette siano stimolate, ogni cosa lo colpisce, le macchine, la strada, il campanile. Stessa cosa succede il mercoledì successivo, sono in giro per Mòdna, mi fermo 10 minuti, sono le 11,30, Tiràl è già in sala mensa …come antipasto si sta gustando un po’ di fragole. E’ carico il vecchio Brian, mi bacia, mi abbraccia ma non vuole staccarsi da quello che sta facendo …quelle fragole devono davvero essere buone.

Venerdì, controllo pace-maker all’ospedale di Bazvèra. Questa è l’avventura semestrale del vecchio Brian. La sedia a rotelle agganciata sull’apposito furgone, l’autista che veloce sfreccia in tangenziale (e Brian ad ogni sorpasso un po’ azzardato ci sprona a stare attenti con i suoi “Op op op!”), i campi di malghetti che sfrecciano sulla destra. L’interno dell’ospedale lo colpisce “Mo dio bon sle bel!”. Ore 13, tocca a noi. L’infermiera posiziona le apparecchiature e chiede a Brian di stare fermo, lui dice sì, ma intanto è attratto da una confezione di gel particolare che è lì a portata di mano. “Sì, sì, sto fermo” mi dice, ma intanto non riesce a resistere all’impulso di prendere quell’oggetto. Riusciamo comunque nell’impresa, tutto bene, anche stavolta.

Brian

Bazvèra Brian

Ritorno in struttura, baci e saluti. “Ciao Brian, ci vediamo domattina”. “Va bene, ciao Renzo”. “Brian, Renzo era un tuo amico di gioventù, quello con cui andavi in giro sul Saturno della Moto Guzzi. Me a sun to fiòl, io sono tuo figlio”. “Sè, et ghe ragiòn. Ciao pirìn”.

Domattina, cioè ieri, Brian è in forma, anche auto ironico. Gli chiedo, toccandogli la testa, “Brian sa gh’è che dentèr… Brian cosa c’è qui dentro?” e lui “Gninto, l’è tot sec…niente, è tutto secco”. Come ho detto l’alzheimer è una malattie terribile, per chi ne soffre, per i famigliari, per la società, ma è anche interessante, l’essere umano perde i filtri, per alcune cose ritorna l’essere primitivo che era (diciamo dall’uomo di Cromagnon di 40.000 anni fa in poi). Io mi perdo giorni interi a riflettere su queste cose. Ad ogni modo come ogni volta osservo Brian, guardo nell’abisso dei suoi occhi, lo stringo a me, cerco di fargli capire che in quel dedalo di stradine senza indicazioni in cui si è perso io sono il suo navigatore, un tim tim insomma. Lui lo capisce e mi dice “Tè fort Tim…sei forte Tim”. Un ultimo bacio e lo affido alle cure di una operatrice.

Mi infilo i Ray ban, salgo sulla fornace mobile parcheggiata al sole, accendo lo stereo: ELF. Rinaldo* Giacomo Padavona canta di Annetta l’irritante, una buona vecchia ragazza del sud, con le rughe nei punti giusti, con un modo di parlare pieno di negatività, ma che alla fine è una sentimentale… e allora alzo il volume, alzo l’aria condizionata, mi bevo una Tassoni e vado a versarmi liquido sulla tangenziale. Let’s Rock, baby.

* don’t break my balls: Ronaldo è una forma variata del nome Rinaldo :-)

FLASH n.27/28 – aprile/maggio1991 “vocal match: STEVEN TYLER vs FREDDIE MERCURY”

3 Lug

FLASH magazine 1991, qualcuno decide (non ricordo chi) di fare una serie di articoli mettendo a confronto i grandi cantanti Rock con tanto di riflessioni e di pagelle…roba tipica di quegli anni. L’incaricato di scrivere tali facezie sono io. Dopo RODGERS-COVERDALE, ecco TYLER-MERCURY.

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FLASH 27-28 Tyle-Mercury

FLASH 27-28

Addio a CHRIS SQUIRE

29 Giu

Pigro pomeriggio di domenica di fine giugno, dalle finestre l’estate ormai sbocciata, in casa la penombra rende piacevole il sorseggiare una bibita fredda. Davanti al computer controllo cosa sta succedendo nel mondo. Un post su Facebook di un mio amico scozzese mi getta all’improvviso nello sconforto: è morto CHRIS SQUIRE, il bassista degli YES. Saura sta riposando di là, non posso fare altre che svegliarla e darle la brutta notizia. Siamo entrambi scossi. Da quaranta giorni ormai si sapeva che SQUIRE aveva la leucemia, i primi riscontri dicevano che stava rispondendo bene alle cure, ma la malattia in questione è terribile, non ci si poteva fare grandi illusioni, tuttavia non si è mai preparati a certe cose. Quando uno dei grandi musicisti Rock se ne va, non puoi che fare un primo resoconto di come e quanto la sua musica abbia cadenzato la tua vita. Il basso e la musica di SQUIRE mi arrivarono negli anni settanta, con la cassetta di THE YES ALBUM, terzo disco della band e, al di là dei gusti personali, uno dei top five prog album di tutti i tempi, nonché uno degli album più belli della musica Rock. Ero un ragazzino, non potevo che restare ammaliato dalla ricchezza e dalla profondità di quella musica cosmica, più grande di me, inarrivabile. Il nome CHRIS SQUIRE poi giganteggiava continuamente in tutti i Referendum dei lettori del MELODY MAKER, la prestigiosissima (per quegli anni) rivista inglese a cui tutti facevamo riferimento. Nella categoria bassisti era sempre lui ad arrivare primo. All’inizio del 1980 succede l’impensabile per la mente innocente di un ragazzino tutto dedito al Rock: escono dal gruppo JON ANDERSON e RICK WAKEMAN ed entrano i due BUGGLES TREVORN HORN e GEOFF DOWNES. Da quel momento gli YES terminano di interessarmi in senso stretto. L’album che segue lo faccio comunque mio e il basso di DOES IT REALLY HAPPEN? colora la mia tarda estate di quell’anno (e visto con gli occhi di oggi DRAMA è un album di tutto rispetto).

Nel 1981 SQUIRE ritorna nella mia vita: si hanno fugaci notizie di una nuova band chiamata XYZ formata da lui stesso, ALAN WHITE (batterista degli YES) e JIMMY PAGE. Il chitarrista dei LED ZEPPELIN è ai minimi storici, la morte di JOHN BONHAM ha portato allo scioglimento del suo gruppo e PAGE vaga da mesi in un torpore chimico costante, incapace di riprendere in mano la chitarra. SQUIRE è molto paziente e disponibile, e dovremmo essergli tutti riconoscenti, perché la rinascita (se mai c’è stata) di PAGE passò anche per questo progetto voluto da CHRIS. Si aggiunge anche un tastierista, PAGE sottolina l’importanza di avere un vero cantante, contatta PLANT, lo porta persino in studio, ma il biondo di Birmingham rifiuta. La musica per lui è troppo complessa e dopotutto è ancora in lutto, la perdita del suo caro amico JOHN BONHAM lo spinge verso il basso.

Negli anni ottanta gli YES in formazione di nuovo diversa tornano al successo per poi spegnersi lentamente. Negli anni novanta e negli anni duemila li snobbo, il Rock, quello che intendo io, è in confusione, e io con esso. Sul finire del decennio cambio vita e mi trasferisco alla Domus Saurea, aggiorno la mia discografia dei loro album con versioni più recenti e rimasterizzate, arricchendo il tutto di vari cofanetti. Riscopro il gruppo, passo alcuni mesi di Yessite cronica. Brani come ONWARD diventano capitoli imprescindibili della mia vita.

Saura li riscopre insieme a me e inaspettatamente ne diventa una fan in senso stretto, strettissimo. CHRIS SQUIRE e RICK WAKEMAN diventano nel breve volgere di un autunno le due figure musicali per lei più importanti, la musica del gruppo, e di SQUIRE in particolare, risuona incessantemente nelle campagne in cui vivo, riportando CHRIS al centro della mia vita. Maggio 2014, finalmente lo vedo in concerto, insieme agli YES in formazione rimaneggiata. Ne ho parlato a lungo qui sul blog, biglietti “meet and greet”, seconda fila, gadget e 15 minuti insieme a loro nel dopo concerto. Un’emozione mica da poco stringere la mano al gigante di Kingsbury.

Fin qui le sciocchezze relative al mio legame con SQUIRE, ma tolte le inutili riflessioni individualistiche che ognuno di noi sente di dover esternare cosa rimane?

Rimane il fatto che abbiamo perso probabilmente il più grande bassista Rock di ogni tempo, il pilastro di un gruppo che ha regalato alla musica Rock almeno tre album di valore assoluto (THE YES ALBUM, FRAGILE, CLOSE TO THE EDGE), un musicista completo e straordinario, un compositore di gran lignaggio. L’uomo non lo conoscevamo a sufficienza per permetterci valutazioni, ma anche dal quel punto di vista doveva essere un essere umano mica da poco.

Addio CHRIS, che il viaggio verso l’ignoto possa esserti lieve.

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CLASSIX 2 febbraio 2004 (John Campbell)

26 Giu

Inizio anni duemila, grazie a GIANNI DELLA CIOPPA comincio a scrivere su di una nuova rivista musicale, CLASSIX!, guidata da FRANCESCO PASCOLETTI. Questo il mio articolo su JOHN CAMPBELL apparso sul n.2 (della nuova serie) nel febbraio del 2004

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CLASSIX! 2 (ns) John Campbell

CLASSIX 2 ns

News: THE EQUINOX live – Nonantola, Parco della Pace “PizzaFest”, 18/07/2015 ore 22

25 Giu

E così per una volta ritorno a suonare nella mia città natia: Nonantola … mi mancavi, paesello adorato. Due i gruppi in programma, gli ALTAVIA di Mauro Monti e noi.

THE EQUINOX – Led Zeppelin Oblique Tribute – sabato 18 LUGLIO 2015 ore 22 – NONANTOLA (MO), Parco della Pace, “PizzaFest”.

Double bill: ALTAVIA & THE EQUINOX.

Thanks to: Rex & Davide.

THE EQUINOX - locandina Nonantola  18-7-2015

 

The Equinox (foto Sara Barozzi)

The Equinox (foto Sara Barozzi)

 

THE EQUINOX – Live at Blu J, Reggio Emilia, 20 june 2015

24 Giu

E così sono tornato in giro col tributo (obliquo) ai LZ. Non l’avrei detto, eppure eccomi qua. Abbandonai questo tipo di progetto nel 2007 e da allora per me c’è stata solo la CATTIVA COMPAGNIA, tuttavia Saura non si è mai data per vinta, da brava “testa quadra” ha insistito fino a che non mi sono arreso, complice anche la volontà degli altri due giannizzeri, Lele e Pol.

Qualche prova al “Porciletto” di Lele, il warm up a Bibbiano davanti a 14 persone e segnato da alcuni problemi tecnici e quindi il vero debutto al BLU J di Reggio Emilia. Avremmo dovuto suonare all’aperto, ma visto il tempo bizzarro di questi ultimi giorni, Vanni (uno dei gestori) decide di farci suonare all’interno. Amplifichiamo la grancassa di Lele, la voce di Pol e le tastiere di Saura. Chitarra, basso e pedaliera basso escono solo dai nostri amplificatori. Non è che il tutto aiuti il “potersi sentire” sul palco, ma occorre sapersi adattare. I gestori del Blu J si rivelano cordiali e in gamba, il che aiuta molto a mantenere il mood del gruppo su buoni livelli. Ci sono tre illuminati stasera, l’amico Japee, Riff (il Richard Cole di Cavriago), Mario (che mi dà la conferma dell’acquisto di Kondogbia da parte dell’Inter) e le loro groupie. Arrivano anche Gianluca ed Eleonora che da un anno a questa parte non si perdono nemmeno uno dei concerti che faccio in zona. Non manca Phoenix e nemmeno la Pi (che con grande generosità filmerà qualche spezzone di concerto) e la Stefania (l’organizzatrice del concerto di Bibbiano).

Ceniamo mentre Saura guarda gara tre della finale scudetto di pallacanestro (“totalmente dipendente, non so stare senza te, bianco rosso nelle vene, tifo Reggiana alè”), quindi le solite chiacchiere pre concerto. Bevo un Rum col Riff, mi cambio, accordo le chitarre e si parte.

La nostra sigla di apertura è l’intro di IN THE LIGHT alla cui fine Lele batte il quattro e partiamo:KASHMIR. Durante il primo pezzo di solito mi aggredisce lo stagefright ed è così anche questa volta, sì lo so, non sto suonando al Budokan, ma sono pur sempre sopra ad un palco …lentamente il Rum bevuto con Riff inizia a fare effetto e mi calmo. Termina il pezzo, molti applausi, me ne sorprendo, guardo meglio … il locale è quasi pieno. Rimetto la Danelectro al suo posto e mi infilo la Les Paul Standard: BLACK DOG.

Segue CUSTARD PIE, faccio un primo check mentale, mi sembra che la band rolli bene questa sera, d’altra parte oggi è la notte del solstizio d’estate e noi siamo gli Equinox, il senso del blues c’è tutto.

Mauro Monti degli ALTAVIA (ed ex TACCHINI SELVAGGI) dopo HEARTBREAKER viene sotto il palco ad urlarmi che sta “godendo come un maiale” … altra conferma che la serata sta girando benino. Saura si siede alle tastiere e parte con gli accordi di MISTY MOUNTAIN HOP a cui fa seguito SIBLY. Osservo la reggiana dagli occhi di ghiaccio agire contemporaneamente sulla tastiera e sulla pedaliera basso, sono sicuro che molta gente non elabora il fatto che the girl from Gavassa si sta facendo un culo così suonando con i piedi le linee di basso e con le mani i ricami dell’organo. Che talento, che musicista. E’ indubbiamente il perno attorno al quale gira l’Equinozio.

Con piacere noto che il pubblico è caldo, partecipe, appassionato. Che bello quando senti un po’ di feedback schietto e sincero.

TSRTS, GALLOWS POLE, DAZED AND CONFUSED e NOBODY’S FAULT BUT MINE, poi mi siedo cinque minuti sullo sgabello per BIGLY. In HMMT io e Lele ci ingarbugliamo ma credo sia fisiologico, non abbiamo fatto prove di preparazione a questo concerto così qualche sbavatura è inevitabile; anche l’inizio di STAIRWAY è un po’ tremolante, SAURA non mi sente e il rincorrersi ci porta ad un passo dal precipizio, ma alla fine riusciamo a condurre in porto il pezzo.

THE EQUINOX - Blu J (RE), foto Silvia Sacchetti

THE EQUINOX – Blu J (RE), foto Silvia Sacchetti

Guardo il pubblico, il locale ormai è gremito, sono soddisfatto. Sparo il  riff di WHOLE LOTTA LOVE ed esplode un piccolo boato. In COMMUNICATION BREAKDOWN ho inserito il break funk che facevano i LZ dal vivo nel 1973 con il riff di IT’S YOUR THING degli ISLEY BROTHERS su cui innesto l’harmony lick di JAM SANDWICH di JIMMY PAGE. Chissà se qualcuno se ne accorge. Presento la band, il pezzo poi termina e Lele parte con ROCK AND ROLL.

Terminiamo con I’M GONNA CRAWL, il brano con cui i LZ hanno chiuso la loro storia; non è un pezzo semplice da interpretare e non ho mai sentito nessuno suonarlo dal vivo, così sono orgoglioso di noi, del nostro essere obliqui.

Un bacio al meraviglioso pubblico, abbracci ripetuti con FAUSTO SACCHI (Radio Freccia e Stone Flower Santana Tribute) ex cantante della CATTIVA CO. e chiacchiere zeppeliniane con Phoenix. I titolari del Blu J vengono a turno a farci i complimenti e questo mi riempie di gioia, è fondamentale soddisfare chi ti ha ingaggiato.

Verso le due vesto i panni dell’operaio del Rock, smonto le mie apparecchiature e le carico sulla blues mobile. Saura e Lele fanno lo stesso, ultimi saluti e partiamo. Arrivati a casa Saura si accorge di aver dimenticato una flight case nel locale; ore 02,50: risalgo in macchina e ritorno al Blu J. Riattraverso tutta la città, Riff mi aspetta con la “valigia” in mano, un altro abbraccio e quindi Domus Saurea bound. Tangenziali, zone industriali, campagne nere … accendo il car stereo, da una delle mie compilation estive parte DANCE THE NIGHT AWAY dei VAN HALEN … abbasso i finestrini, alzo la gamba sinistra e appoggio il piede al cruscotto, mi infilo i Ray Ban e mi godo la notte emiliana. Per una notte almeno ho fatto il mio dovere. Reggio Emilia, good night.

FLASH n.26 – MARZO 1991 “vocal match: PAUL RODGERS vs DAVID COVERDALE”

22 Giu

FLASH magazine 1991, qualcuno decide (non ricordo chi) di fare una serie di articoli mettendo a confronto i grandi cantanti Rock con tanto di riflessioni e di pagelle…roba tipica di quegli anni. L’incaricato di scrivere tali facezie sono io, inizio scrivendo di due cantanti che ho amato moltissimo. Rileggendo il tutto ora mi sorprendo di quanto fossi naif e di come faticassi a essere obbiettivo e tenere a bada il mio essere fan di entrambi (e di RODGERS in particolare). Anyway, here we go…

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WOODSTOCK: IL POSTO SBAGLIATO di Massimo Bonelli

18 Giu

“We are stardust, we are golden, we are billion year old carbon, and we got to get ourselves back to the garden…”

C’è stato un terremoto musicale che ha dato al rock una scossa potente ed innovatrice, questo terremoto positivo è conosciuto con il nome di “Woodstock: 3 Days of Peace & Music”. Trentadue artisti e gruppi, tra i più celebri dell’epoca, ed alcuni ancora oggi, si sono alternati sul palco in una serie di performances che sono entrate a far parte della storia della musica rock. “An Aquarian Exposition”, il termine con cui gli hippies avrebbero chiamato il Festival, si svolse, con la partecipazione di mezzo milione di persone, nel 1969, in agosto, nei giorni 15/16/17 (e 18 mattina).

Ancora oggi, quando parli di Jimi Hendrix, Santana, Crosby, Stills, Nash & Young, Janis Joplin, Jefferson Airplame, Joe Cocker, Richie Havens, Grateful Dead, Canned Heat, The Who, Ten Years After, Joan Baez … il collegamento con questo evento è immediato. A tenerlo vivo ci hanno pensato, con grande successo, dischi, film e documentari.

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In realtà, il primo grande festival rock, non fu quello di Woodstock ma il Monterey Pop Festival, sulla costa occidentale degli States. Infatti, due anni prima, in quella cittadina della California, si ritrovarono 31, tra musicisti e band, che per tre giorni (16/17/18 giugno 1967) richiamarono circa duecento mila persone in un’arena naturale. Era l’esordio in pubblico per Jimi Hendrix e Janis Joplin, e ha visto la presenza di The Animals, Otis Redding, Quicksilver, The Byrds, Simon & Garfunkel, Mamas & Papas, Buffalo Springfield e Ravi Shankar, unico artista ad essere pagato,  l’incasso (1 dollaro l’ingresso) era devoluto in beneficienza. Il Monterey Pop Festival è stato l’inizio della celebre “Summer of Love”, l’inizio della cultura hippie, l’inizio della leggenda musicale della Bay area di San Francisco.

Monterey

Un altro raduno rock, che si ripetè negli anni, fu quello del Big Sur Folk Festival, che si svolgeva in un “ranch” californiano, affacciato sull’Oceano Pacifico molto vicino a Monterey. Principali promotrici erano le sorelle Joan Baez e Mimi Farina. Ebbe vita dal 1964 al 1971, con l’apice di partecipazioni proprio un mese dopo Woodstock, nel 1969. Comunque, al Big Sur Festival, negli anni, parteciparono: Mimi & Richard Farina, Joan Baez, Incredible String Band, John Sebastian, Crosby, Stills, Nash & Young, Joni Mitchell, Judy Collins, Al Kooper, Kris Kristofferson ed anche i Beach Boys.

Big Sur

Torniamo ora al  ricordo del più grande evento musicale. Ogni anno, migliaia e migliaia di giovani e molto meno giovani, arrivano in pellegrinaggio nella piccola cittadina di Woodstock, nella contea di Ulster nello stato di New York. Woodstock si trova al confine sud di una splendida regione di montagne e vallate chiamata The Catskills, vicino ai monti Appalachi, ad ovest del fiume Hudson, a circa tre ore da New York City. The Catskills è il luogo di vacanza più amato dai newyorkers, per lo meno quelli che non si dirigono verso il mare del New England o del Maine. E’ la natura che regna in questo posto e non è difficile imbattersi in animali di varie specie, liberi e curiosi.

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Woodstock è molto graziosa e, come gran parte delle piccole cittadine statunitensi, è composta da una main street, qualche viuzza laterale, case immerse nel verde, ed un fiumiciattolo con una piccola cascatella. Numerose gallerie d’arte, qualche piccolo ristorante, due o tre stores alimentari ed enoteche, una chiesa, una banca e una fila infinita di negozi di souvenir dedicati al Festival di Woodstock. In ciascuno si possono trovare le stesse cose: magliette, poster, cartoline, portachiavi, posaceneri, cappellini, bicchieri, thermos e decine di altri oggetti ispirati alla grande adunata rock del 1969. Insomma, Woodstock vive del richiamo turistico che il festival musicale ha prodotto.

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Ma, Woodstock: 3 Days of Peace & Music, non si svolse a Woodstock! Neppure in un’area periferica, neppure in un paesino circostante. Neppure nella bellissima zona di The Catskills. Questo è il posto sbagliato.

Il Festival di Woodstock si tenne a 70 chilometri di distanza, verso sud ovest, in una zona altrettanto verde e boschiva, vicino ad un piccolo laghetto ed una grande cascina. A poca distanza da un agglomerato di case chiamato Bethel, nella contea di Sullivan. Ma se vi fermate a Bethel non troverete ne souvenir ne indicazioni. L’unico luogo pubblico è un grande bar nei pressi di una distilleria. All’interno del bar, il solo spunto di riferimento al festival è un minaccioso cartello che chiede di fermare l’arrivo di centocinquantamila hippies -“Local people speak out. Stop Max’s hippy music festival. No 150.000 hippies here” -. Nessuno vi dirà che dovete percorrere ancora dieci chilometri per arrivare a Bethel Woods, un immenso campo che scende verso un piccolo laghetto.

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Quì si svolse il Festival di Woodstock. Quì trovate un monumento, tristemente simile ad una pietra tombale,  che lo ricorda. All’ingresso di quest’area vi è un grande Farmer’s Market, vendita di prodotti naturali. A fianco c’è il museo dedicato al Festival (aperto dalle 10 a.m sino alle 6 p.m.).

Quando percorrete, in macchina, i viottoli di campagna che separano Bethel da Bethel Woods, riesce molto facile immaginare la coda di automobili, moto, bus ed ogni altro mezzo di trasporto che aveva paralizzato il traffico verso la grande radura dove, alla fine, sono arrivate mezzo milione di persone. Nel posto, dove sorgeva il palco, non si sentono le percussioni di Santana o la ribellione elettrica di Jimi Hendrix, ma solo il fringuettio di uccellini ed il fruscio delle foglie mosse dal vento.

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Certo non ci troviamo di fronte al Colosseo romano o alle Piramidi egizie e nemmeno  a Betlemme, ma, per gli amanti del rock, è un luogo molto emozionante e suggestivo, per quello che ha rappresentato nel lontano 1969: la nascita di un’era musicale senza paragoni.

“…We are stardust, we are golden, we are billion year old carbon, and we got to get ourselves back to the garden… By the time we got to Woodstock, we were half a million strong, and everywhere there was song and celebration…” (Woodstock by Joni Mitchell)

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Massimo Bonelli

Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.
(da http://www.spettakolo.it/2015/06/15/woodstock-il-posto-sbagliato/)