FLASH n.6 – luglio 1989 “I Grandi Del Rock: CREAM”

27 Mag

Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.

Qui l’articoletto sui CREAM (con foto che non c’entra nulla a corredo).

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FLASH 6 Cream

FLASH 6

LED ZEPPELIN “I’M GONNA CRAWL”: an appreciation

26 Mag

Si avvicinano i primi concerti della nuova stagione dei THE EQUINOX, con fatica io e Saura trasportiamo l’armamentario legato alle tastiere e alla                 pedaliera-basso dalla soffitta al garage, carichiamo la bluesmobile fino all’inverosimile e partiamo per “Il Porciletto”, la sala prove di Lele a Modena. Ogni volta maledico la mia passione: tornare dal lavoro, cenare in fretta e poi movimentare piano, supporto, pedaliera basso, basso, tre chitarre, due amplificatori, valige con cavi e reggi chitarre è uno stress. Arriviamo, scarichiamo e rimontiamo il tutto. Ci vuole una gran costanza a continuare ad essere un operaio del Rock a quest’età … ma poi iniziamo a suonare e in pochi minuti passa tutto. Ritrovarsi a fianco di bravi musicisti è una soddisfazione, indossare una Les Paul e collegarla ad un Marshall Bluesbreaker è sempre, sempre, un brivido.

Led Zeppelin - Definitive Collection (CD 09 In Through The Out Door) (Japan) - Front (1-2)

Il Payoff del gruppo è LED ZEPPELIN OBLIQUE TRIBUTE, obliquo perché di solito i gruppi che fanno il tributo ai LZ sono formati da un bravissimo chitarrista e da tre (o più) comprimari. Nel nostro caso sono i tre “comprimari” le vere stelle della band. Mi piace pensare che l’aggettivo obliquo, da me tanto voluto, serva anche a far capire che ci discostiamo un po’ dalle solite pantomime. Lo sapete, a me le tribute band molto spesso fanno orrore, devono avere una dose di sincerità assoluta ed illuminata per essere credibili, chi scimmiotta, chi diventa una macchietta del gruppo a cui il tributo è dedicato, è un loser senza speranza, e poco importa che tecnicamente sia ineccepibile. Quello che poi, a mio avviso, conta di più è il senso … carpire i significati più ancestrali e cosmici della musica del gruppo che si omaggia e del Rock in generale, è cosa fondamentale. Non so se sia il nostro caso, ma se non altro ci proviamo con tutto il nostro fervore. Infine, obliquo anche perché proveremo a proporre brani che non siano i soliti successi del gruppo di JIMMY PAGE, brani magari di difficile resa live, ma che servono a rendere bene l’idea di cosa fossero i LZ.

Led Zeppelin - In Through The Out Door (Japan) - Inlay

Tutta questa pappardella per arrivare a dire che venerdì sera abbiamo provato per la prima volta I’M GONNA CRAWL, pezzo fortemente voluto da Saura (a cui si deve anche il nome della band, che in caso a qualcuno sia sfuggito, era il nome del negozio di libri dell’occulto aperto da Page a Londra sul finire degli anni settanta). I’M GONNA CRAWL è uno dei pezzi dei LZ che ho sempre amato di più; non sono il solo, i veri fan dei LZ vanno pazzi per brani come questo o come TEN YEARS GONE, capisaldi – seppur un po’ … “obliqui” – della produzione dei LED ZEPPELIN. Non è un brano semplice da affrontare, non tanto dal punto di vista dell’abilità strumentale, quanto dal punto di vista dell’ interpretazione. Il pezzo raccoglie in sé così tanta storia, così tanti rimandi, così tanti presagi che rendergli giustizia è assai arduo, se non impossibile. Noi ci proveremo, non so se riusciremo, ma faremo il possibile.

Led Zeppelin - In Through The Out Door (Japan) - Back

I’M GONNA CRAWL dunque è più che mai parte della mia vita in queste settimane, mentre cerco di replicare l’assolo di PAGE (ah,quel mi bemolle iniziale!) mentre ascolto Saura in soffitta o mentre la vedo in sala prove agire con sapienza in contemporanea sulla tastiera e sulla pedaliera basso. E’ uno dei (pochi) pezzi che non mi stanco mai di ascoltare, che rimane misterioso sebbene lo abbia imparato in ogni sua parte. Sì perché una delle controindicazioni nell’imparare un pezzo è la conseguente perdita di mistero e magia. Fino a che non ti ci metti, (a meno che tu non abbia l’orecchio assoluto ed una intelligenza musicale come quella di MOZART), la tua mente immagina la canzone alla sua maniera, rendendola ancor più suggestiva di quanto forse è.

LZ ITTOD Six cover

Tutte queste sinergie I’M GONNA CRAWLIANE (stavo per scrivere CROWLEYIANE)  mi portano a ripensare ad una magistrale descrizione fatta da quel gran genio del mio amico PICCA, qualche settimana fa in un commento ad un post qui sul blog. Essa merita più risalto, così la ripropongo qui. PICCA, we salute you!

“I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog… ” (Stefano Piccagliani 2015)

Led Zeppelin - Definitive Collection (CD 09 In Through The Out Door) (Japan) - CD

Ohh she’s my baby. Let me tell you why.
Hey, she drive me crazy, she’s the apple of my eye.
‘Cause she is my girl and she can never do wrong.
If I dream too much tonight
Somebody please bring me down.

Hey, I love that little lady, I got to be her fool.
Ain’t no other like my baby,
I can break the golden rule
‘Cause I get down on my knees
Oh! I pray that love won’t die.
And if I always try to please
I don’t know the reason why yeah.

If she will come back,
Oh please stay with me ohhh-yeah.
Every little bit, every little bit,
Every little bit my love I give to you girl.
Every little bit, every little bit,
Every little bit, every, every little bit of my love.

Hit me! I don’t have to go by plane.
I ain’t gotta go by car.
I don’t care just where my darlin’ is,
People I just don’t care how far.
I’m gonna crawl yeah. I’m gonna crawl yeah.

I don’t care if I got to go back home.
I don’t care what I gotta start again babe.
I’m gonna crawl. I’m gonna crawl.
Ahhh hooh-hooh! I don’t wanna crawl baby.
Ahhh say~eah~hey~eah~hey.

She give me good love-yeah. She give me good lovin’.
She give me good love-yeah. She give me good lovin’.
My baby give me good lovin’.
Wooh-yes I love her.
A-yes I love her. Yes I love her.
I wanna crawl.

LZ 1979

LZ 1979

ROY HARPER: La leggenda del quinto Pink Zeppelin di Massimo Bonelli

25 Mag

Questa volta Massimo ci racconta la sua esperienza con ROY HARPER, nome con cui tutti ci siamo confrontati per le sue liaison congruppi e musicisti di primissimo piano del Rock inglese; i più fortunati poi hanno saputo addentrarsi nel suo mondo. Io sono tra questi e alcuni suoi album girano puntualmente nel mio lettore. Con grande piacere dunque pubblico questo bel racconto di Bonelli.

harper-cover

Se senti una voce ampia come un vallata e limpida come un ruscello poco prima della cascata, rincorsa dalle note di una chitarra, soavi e potenti come la melodia di un organo di cattedrale, con mille canne che vibrano colorando enormi vetrate a piombo, che esplodono lasciandoti volare verso l’infinito… stai ascoltando Roy Harper.

Il mio primo viaggio a Londra risale agli inizi degli anni ’70. Era l’epoca in cui Led Zeppelin, Pink Floyd e Who raccoglievano l’eredità dei disciolti Beatles. L’epoca in cui i Rolling Stones si erano trasferiti in “esilio” sulla Costa Azzurra e John Lennon se ne anadava a New York City. L’epoca in cui, se parlavi di Queen, dovevi precisare se ti riferivi alla Regina Elisabetta o alla regina Freddie Mercury. Nei juke box potevi sentire l’esordio di Kate Bush con “Wuthering Heights” o Gerry Rafferty con  “Baker Street”. Ziggy Sturdust volava alto nei cieli britannici con le sue trasformazioni. I Genesis accusavano chi svendeva l’Inghilterra a libbre. Il flauto magico dei Jethro Tull veniva incartato tra le pagine del St.Cleve Chronicle.

Harper 6

Beh, in quell’epoca scoprii Roy Harper. Fu subito profonda passione. Passione per il folle genio musicale che incantò i Led Zeppelin, Pink Floyd, Who, Jethro Tull, Paul McCartney, Kate Bush. A quell’epoca lo scoprii attraverso i suoi dischi. Jimmy Page e David Gilmour collaborarono spesso con lui e spesso lui con loro. Amicizie che durarono nel tempo; ancora oggi, il chitarrista dei Led Zeppelin, è al suo fianco nei dischi e nei concerti. Anche con Gilmour ed i Pink Floyd ci furono ripetute e reciproche partecipazioni. Anch’io gli fui fedele per tanti anni, lavorando alcuni dei suoi dischi, promuovendo il suo geniale talento ovunque ne avessi avuta occasione. Ma mai mi fu possibile incontrarlo.

David Gilmour & Roy Harper
David Gilmour & Roy Harper

La follia di Roy Harper ha segnato la sua vita artistica e privata, con fasi altalenanti a livello caratteriale, non certo musicale. I suoi lavori sono tutti dei gioielli, con armonie magiche e testi poetici e visionari. Non ha mai inseguito le mode ma solo i suoi sogni, ed i suoi sogni erano molto speciali.

In un mio successivo viaggio a Londra, Peter Jenner, che era il suo manager, oltre che esserlo stato per i Pink Floyd, mi disse – “Roy Harper è il miglior musicista che conosco, ma è anche il più pazzo e meno affidabile, è veramente difficile lavorare con lui”. Infatti durò poco la loro unione. Solo Jimmy Page resisteva alle sue bizzarrie. Forse anch’io avrei resistito… ma non riuscivo ad incontrarlo.

Jimmi Page & Roy Harper
Jimmy Page & Roy Harper

Un paio di anni fa, di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, mi sono fermato nuovamente a Londra. Un manifesto annunciava “Roy Harper in concerto al Royal Festival Hall”.

Io ci sono. Io, che ho lavorato a fianco di centinaia di artisti, sono come un fan che si reca a vedere lo spettacolo del suo idolo di sempre. Ci sono con tutta la timidezza che comporta l’averlo inseguito per quasi quarant’anni. Ci sono da spettatore che forse non avrà ancora la possibilità di conoscerlo. Ci sono con la mia compagna che non ha i miei problemi e fa in modo che questa opportunità avvenga. Il manager di Roy Harper le sarà complice.

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Assisto ad un concerto meraviglioso. Tutte le fantasie, con le quali avevo convissuto ascoltando i suoi dischi, si stavano scatenando nella realtà di una performance superlativa.  Risento la voce ampia come una vallata e chiara come un ruscello, la chitarra impetuosa e potente come l’organo di una cattedrale. Volo verso l’infinito.

Riatterro dalle mie fantasie ed, in breve, mi trovo in una piccola saletta dove stanno festeggiando il successo della prima data del nuovo tour di Roy Harper. I miei occhi lo cercano tra le decine di persone presenti: ospiti, musicisti, celebrità. Ma è lui ad avvicinarsi a me, quasi all’improvviso, inaspettatamente. E’ lui, anche se invecchiato. E’ lo stesso artista che ho inseguito in tutti questi anni. Il suo fisico risente della fatica del concerto, ma è un fisico fiero. Mi osserva con i suoi occhi luminosi, con il suo viso incorniciato da capelli e barba bianca, quelli di un vecchio saggio. Mi offre un bicchiere di vino e solleva il suo per un brindisi:

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– “Alla tua salute amico mio, so chi sei e cosa hai fatto per me in tutti questi anni”.

Io sono quasi paralizzato: – “Sapessi cosa hai fatto tu per me in tutti questi anni. La tua musica mi è stata compagna come una colonna sonora. Album come “Stormcock”, “Lifemask” e “HQ” sono stati spartiacque delle mie scelte musicali”.

Piacevolmente colpito, mi fa un sorriso dolce: “E’ bellissimo sentire queste parole. Grazie. Spero il concerto ti sia piaciuto, visto che arrivi da lontano”

“Il tuo concerto è stato splendido. Hai fatto tutti i brani per cui  è giustificato affrontare qualsiasi sacrificio. Per lavoro o per passione ho assistito a circa duemila concerti. Questo è quello che mi ha reso più felice.”

Lui con aria sorpresa: – “Ma tu sei pazzo, duemila concerti? Allora grazie per aver avuto la forza di venire anche al mio”

Io colgo l’occasione:- ” Mi farebbe enormemente piacere tu venissi a suonare in Italia. Mi piacerebbe occuparmene personalmente. Sono certo che troveresti un pubblico fantastico”.

Mi osserva un po’ perplesso, lui che ha improvvisato concerti per strada in tutta Europa, lui che ha cercato e non trovato fortuna in America, mi sussurra: -“Non ho più il fisico per viaggiare, ma ti prometto che se dovessi decidere di farlo, sarai la prima persona a saperlo”.

Harper 4
Massimo Bonelli & Roy Harper

C’è altra gente che lo vuole salutare. Io starei con lui a chiacchierare per giorni, ma l’educazione mi induce a lasciare che si dedichi anche agli altri ospiti.

Si sta per allontanare, si ferma e ritorna verso di me e mi abbraccia. Poi, con aria più seria, pur sempre con un sorriso gentile, mi dice nuovamente:- “Grazie ancora Massimo, grazie veramente per tutto, amico mio”.

Lui va verso le altre persone e io esco felice. Ho chiuso il cerchio. Lo spettacolo deve continuare, ma io posso scendere… “when an old cricketer leaves the crease… and it could be me and it could be thee”.

Massimo Bonelli

Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

Mother Mary: 23 years gone

23 Mag

Ventitré anni che Mother Mary non è più con noi e ancora oggi, che sono non dico un pezzo ma almeno un pezzetto d’uomo, fatico a gestire la giornata. Sarà perché era un sabato anche allora quindi rivivo in modo ancora più nitido la cosa, ma alla fine anche volendo distrarsi un po’, rimane il fatto che Mother Mary è andata a dissolversi in cometa nello stesso giorno e alla stessa ora di Giovanni Falcone, così il 23 maggio non posso che essere preso in mezzo dalle commemorazioni che riporta la stampa e che inevitabilmente mi rimandano a fatti personali.

Sono passati tanti anni e sono ancora qui a commuovermi e a sentirmi come un passerotto con un’aletta spezzata al freddo e al gelo. Quanto è difficile per i mammiferi perdere la propria madre, ancor di più per gli esseri umani che nonostante tutto hanno un briciolo di coscienza in più (perlomeno alcuni), figuriamoci per un mammifero umano uomo di blues.

Mi piacerebbe proprio tanto misurami con lei a questa età, farle vedere cosa sono diventato, pur non avendo combinato granché nella vita, farla di nuovo ridere e tenerle la mano … ma non è possibile, dunque faccio un salto da Brian, lo tengo sottobraccio, gli parlo di lei, ma oggi il vecchio Tirelli non sembra avere la minima idea di chi fosse sue moglie.

Faccio poi un salto a San Martino In Rio, il suo paese natale, le porto i fiori, sto in raccoglimento qualche istante poi faccio un giro per il paese. Cerco gli echi della sua esistenza, percorro le viuzze in cui passeggiavo da bambino con lei, respiro in qualche modo la sua essenza. Sì, mi manca moltissimo, ma oggi sono risoluto: niente retorica, niente melodramma. Mi fermo in un bar, ordino un Rum, guardo il cielo, alzo il bicchiere … brindo a te, Mother Mary, dovunque tu sia.

Mother Mary - Cattolica (RN) 1948

Mother Mary – Cattolica (RN) 1948

Keepin’ touch with Mama Kin.
Tell her where you’ve gone and been.
Livin’ out your fantasy

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FLASH n.6 – luglio 1989 “I Grandi Del Rock: RAINBOW”

21 Mag

Fine primavera 1989, mi chiamano dalla redazione di FLASH per informarmi che due futuri numeri saranno dedicati a I GRANDI DEL ROCK. Per il volume one mi appioppano FREE e BAD COMPANY (e ti pareva), CREAM e RAINBOW, per il volume due BOSTON-JOURNEY-FOREIGNER e LYNYRD SKYNYRD.

Partiamo con l’articoletto sui RAINBOW.

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FLASH 6

FLASH 6

NEWS: Ace degli Skunk Anansie live a Milano a giugno

20 Mag

Ace – Skunk Anansie

9 – 10 Giugno 2015

Lezione/Concerto @ Yellow Sound Milano

Il celebre chitarrista degli Skunk Anansie sarà a Milano per presentare il suo corso di chitarra rock.

9 giugno – 18:30: Ace terrà un’esaltante clinic di songwriting aperto a musicisti e appassionati.

10 giugno – 16:00: presentazione e inaugurazione della Ace Guitar Academy @ Yellow Sound.

If it sounds right, it is right

Il e 10 giugno arriva a Milano un ospite d’eccezione: Ace, chitarrista, compositore e socio fondatore degli Skunk AnansieIn attesa delle tante novità riguardanti la celebre rock band britannica, fra cui il recente ingresso della carismatica vocalist Skin nella giuria di X Factorun nuovo LP attualmente in lavorazione e un 2016 che vedrà il gruppo protagonista di un attesissimo ritorno live con annesso tour, Ace incontrerà il pubblico milanese in due appuntamenti:

– un seminario di songwriting

– una presentazione in formula lezione/concerto del suo nuovo corso di chitarra rock, Ace Guitar Academy @Yellow Sound.

The Yellow Sound – Milano International School of Arts con sede a Milano Cadorna introduce, infatti, tra le sue proposte formative l’innovativo metodo di insegnamento che sta già spopolando a Londra e in Italia. Ideato e scritto dallo stesso Ace, Ace Guitar Academy è un metodo di studio della chitarra rock per adulti principianti e per ragazzi dai 12 ai 16 anni.

Il metodo ha un approccio moderno e pratico, che rompe le regole convenzionali della teoria musicale per dare allo studente i mezzi per diventare un chitarrista originale, creando i propri brani e il proprio stile unico. Il metodo LPM – Learn, Practice and Master – è la linea guida di questo corso, il cui obiettivo è divertirsi imparando il più possibile, secondo il motto “if it sounds right, it is right”.

Programma:

Il corso presso Yellow Sound partirà a giugno 2015 con una doppia formula:

1) corso introduttivo per adulti principianti in 4 lezioni da 2,5 ore il sabato. Presentazione con lezione/concerto di Ace il 9 giugno.

Svolgimento corso dal 13 giugno al 4 luglio

2) Summer School per i ragazzi della scuola media, combinando l’insegnamento della musica e della lingua inglese. La presentazione e la prima lezione del corso saranno tenute da Ace in persona il 10 giugno.

Svolgimento Summer School dal 10 al 26 giugno – dal lunedì al venerdì – ore 10.00-17.30

Ace terrà inoltre un seminario di songwriting che si svolgerà il 9 giugno rivolto a chitarristi, musicisti e professionisti del settore. Verrà lanciato anche un contest su Instagram per trovare uno testimonial protagonista della prima edizione milanese del corso estivo per adulti. Il vincitore del contest potrà seguire le 4 lezioni introduttive, imparare un metodo innovativo e raccontarlo attraverso i social networks: #YSACE @yellowsound.

Per contatto stampa e/o richiesta accrediti:

Blob Agency – Frank Lavorino 3396038451

antipop.project@gmail.com

Contatti

The Yellow Sound. Milano International School of Arts

Via Vincenzo Monti, 11

20123 Milano (MM Cadorna)

www.yellowsound.it

Ref: Alessia Berti

Tel. 02 36753828

Mobile: 335 402874

Email: press@yellowsound.it

FREE APPRECIATION SOCIETY fanzine issue 134 april 2015

19 Mag

ITALIAN / ENGLISH

E’ dal 1979 che DAVID CLAYTON dirige FAS, la fanzine su FREE & Related, ed è sorprendente che sia ancora in attività dopo 36 anni, soprattutto in quest’epoca in cui siamo tutti continuamente connessi. Apprezzo molto il fatto che DAVID abbia ancora energie e cose da dire, di approfondimenti e riflessioni di questi tempi ce n’è un gran bisogno. Conosco CLAYTON da trent’anni, ultimamente siamo ritornati in contatto ed è stato un gran piacere richiedergli qualche numero arretrato recente, in particolare l’ultimo. Già, il 134,  dove CLAYTON recensisce le prime due deluxe edition appena uscite della BAD COMPANY, 7 paginette piene di considerazioni scritte da chi ha curato queste nuove edizioni a cui se ne aggiungono altre 12 dove ne viene descritta la genesi. Per un fan della BAD COMPANY è davvero emozionante seguire passo dopo passo la ricerca dei nastri, gli imprevisti, le varie peripezie. Era la prima volta che DAVID lavorava con la WARNER ed è appassionante capire i meccanismi che ci sono dietro queste riedizioni. Mentre lavorava a questi progetti, DAVID ha dovuto passare momenti molto difficili dal punto di vista personale, lo si percepisce chiaramente dai suoi scritti, gli fa quindi onore che abbia comunque portato a termine il tutto.

FAS 134026

Ci sono poi sei pagine di una intervista inedita con PAUL RODGERS, intervista fatta per dar corpo alle liner notes e chiarire alcuni punti. Abbiamo inoltre le recensioni di un bootleg di RODGERS (London RAH 3 nov 2014) e dei due dischi dei BACK STREET CRAWLER di PAUL KOSSOFF (THE BAND PLAYS ON DEL 1975 e 2nd STREET del 1976) versione giapponese HQCD, usciti in ottobre del 2014.

Nelle NEWS si legge che il box set di 19 cd di FREE di cui abbiamo parlato tempo fa qui sul blog è stato definitivamente cassato, anche grazie ai continui lamenti di PAUL RODGERS, uno che non ama vedere troppe versioni dello stesso pezzo sulle ristampe dei dischi dei suoi gruppi. Stranamente pare però che abbia accettato di far uscire gli album dei FREE in versione deluxe edition, vedremo cosa succederà. Per tornare alla BAD COMPANY non ci sono garanzie che vengano pubblicate le deluxe edition anche degli altri quattro album, come dice DAVID, la RHINO e la WARNER vorranno capire come vanno le vendite di questi due primi capitoli.

Numero davvero imperdibile.

Se interessati, potete contattare DAVID qui: fasarticle@aol.com

(broken) ENGLISH        

It’s since 1979 that DAVID CLAYTON runs FAS, the FREE & Related fanzine, and it is surprising that it is still in business after 36 years, especially in this era in which we are all constantly wired. I really appreciate the fact that David still has energy and things to say, insights and reflections are very important these days. I’ve been knowing CLAYTON for thirty years now, recently we got back in touch again and it was a great pleasure  to order some FAS back issues, particularly the last. Yep, the 134 issue, the one where CLAYTON reviews the first two BAD CO deluxe editions just out; 7  pages full of considerations written by who has taken care of these new editions, to which are added other 12 pages where he describes the genesis. For a fan of BAD COMPANY it is really exciting to follow step by step the search of the tapes, the unexpected, the various adventures. It was the first time DAVID worked with WARNER and it is exciting to understand the mechanisms that are behind these reissues. While working on these projects, DAVID had to pass a very difficult time in terms of personal matters, it is clearly discernible from his writings, still he completed  the whole thing. Hats off to him.

Then there are six pages of an unpublished interview with PAUL RODGERS, interview made to give substance to the liner notes and clarify some points. We also have reviews  of a bootleg of RODGERS (RAH London November 3, 2014) and of the two albums of  PAUL KOSSOFF’S BACK STREET CRAWLER: THE BAND PLAYS ON (1975) and 2nd  STREET (1976) in HQCD Japanese version, released in October 2014.

In the NEWS section he states that the box set of 19 CDs of FREE we mentioned here on the blog long ago, was finally quashed, also thanks to the constant complaints of PAUL RODGERS, one who does not like to see too many outtakes of the same songs. Strangely, however, it seems he have agreed to release the deluxe editions of the FREE albums, we’ll see what happens. Back to the BAD COMPANY topic, there are no guarantees that they they will release the deluxe editions of the other four albums, as David says Rhino and Warner will want to understand how are sales of these two first chapters.

A not to be missed issue.

If interested, please contact DAVID here: fasarticle@aol.com

FLASH n.25 – Febbraio 1991 “Heavy Metal o Rock And Roll?”

18 Mag

FLASH febbraio 1991, una mia bislacca considerazione circa le prospettive da tenere in mente in campo Rock, Hard and Heavy. L’articoletto è un po’ una provocazione fatta dal Tim in modalità punk rock, giustamente relegata alla fine della rivista. Gli amanti dell’Aor, dello Shred guitar e dei LZ immagino avrebbero voluto scorticarmi vivo, ma sono ancora qui, quindi l’ho scampata. Il tutto dunque è over the top … sopra le righe insomma, ma è uscito dalla mia penna, dunque me ne assumo le responsabilità.

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FLASH 25

FLASH 25

Wakeman & TSRTS, Leadbelly and other assorted blues songs

17 Mag

La groupie trova da qualche parte e pubblica sul gruppo facebook che gestisce (RW KEYBOARDS WIZARD) questa foto interessante di RICK WAKEMAN alla premiere londinese del film THE SONG REMAINS THE SAME dei LZ nel 1976. RICK uno di noi.

Rick Wakeman 1976 TSRTS premiere London

Rick Wakeman 1976 TSRTS premiere London

Venerdì 15/05/2015, prima mattina, sono sintonizzato sul programma LATERAL di Luca Bottura su RADIO CAPITAL, passano Where Did You Sleep Last Night? del 1944 di LEADBELLY. Mi vengono i brividi. RADIO CAPITAL non è nuova a questi exploit, ma è bello vedere una volta di più un network commerciale nazionale rispolverare pezzi del nostro DNA.

Arrivo in ufficio, SARWOODA è già al suo posto, si sta bevendo un caffè mentre legge qualcosa al computer, mi avvicino: è la pagina wikipedia su LeadBelly. “Tim, ho sentito una sua canzone stamattina su Radio Capital, mi ha incuriosito molto, mi piace, puoi prestarmi qualche suo cd?”. Se c’è una donna blues che lavora con me, quella è SARWOODA, lo so da tempo, ma continua a sorprendermi. In pausa pranzo viene nel mio ufficio e  mi chiede di strimpellare qualcosa di Huddie Leadbetter, così improvviso un giro miserello di folk-blues in una specie di fingerpicking che è una sorta di incrocio tra Jimmy Page, Leadbelly e la completa incompetenza.

Sarwooda: Leadbelly blues - photo TT

Sarwooda: Leadbelly blues – photo TT

Così, in preda al kick LEADBELLY, mentre lavoro mi metto le cuffiette e faccio partire youtube, dove tra l’altro riscopro questo incredibile film del 1976 …

In questo periodo oltre agli SPOOKY TOOTH mi sono riascoltato anche gli album che ho amato meno dei DIRE STRAITS: LOVE OVER GOLD, ON EVERY STREET, ALCHEMY. Li ho trovati più interessanti di quel che ricordavo. Nel live del 1984 mi ha colpito la performance di TERRY WILLIAMS alla batteria.

Ci ha lasciati BB KING e su facebook è tutto un fiorire di “E’ morto il re del blues”. A parte il gioco di parole consunto e per questo evitabile, mi chiedo se davvero BB King meriti tutta questa considerazione. Ho sempre pensato che facesse del cabaret e non del blues e che non fosse il chitarrista che vogliono farci credere: inesistente come ritmico, deve la sua fama alle quattro note che mette in ogni brano. Per come la vedo io, scompare davanti alle figure di ROBERT JOHNSON e MUDDY WATERS e come chitarrista il vero KING del blues era FREDDIE. Tutta questa retorica la trovo francamente insopportabile, ma come sempre sarà un problema mio che vedo le cose da un punto di vista obliquo.

Per il resto vivo la mia solita vita d’inferno, al sabato mattina faccio colazione con una estranea che mette sullo stereo ASTRAL TRAVELLER degli YES ad alto volume e mentre si mangia tutte le sue cosette da figa (fette biscottate integrali, marmellata prodotta da casolari collinari che garantiscono la assoluta naturalità, yougurt Activia), con le mani mima con precisione ogni passaggio strumentale di basso, chitarra, batteria e tastiera…

Per sopravvivere, non appena l’estranea esce di casa, mi precipito allo stereo e metto su HARD AGAIN, l’album del 1977 di MUDDY WATERS con JOHNNY WINTER, in modalità pump up the volume …

Mi metto poi in macchina Mutina bound, infilo STAMPEDE dei DOOBIE BROTHERS nel carstereo; dopo alcuni giorni in cui sembrava essere già arrivata la primavera, questa è una mattina fredda e nuvolosa. RAINY DAY CROSSROADS BLUES fa al caso mio mentre attraverso le campagne nere; dopo un paio di minuti, nella lunga coda finale, diventa la colonna sonora perfetta per il mio animo di questo sabato mattina …

Entro nella struttura in cui è ospite Brian, mio padre è lì che confabula con i suoi amici, chissà cosa racconta loro col suo eloquio frastagliato courtesy of the alzheimer blues. Stiamo un’oretta mano nella mano, cercando di comunicare attraverso le difficoltà. Brian è in forma per essere uno nella sua condizione, ma è innegabile che ogni settimana perde qualcosa. Osservo parenti che vengono e vanno e i vecchi che non ricevono visite che dalle loro sedie a rotelle osservano indifferenti il via vai. Mi chiedo per l’ennesima volta se anche noi finiremo così. Do un bacio al vecchio e riparto.

Ore 18: INTER – J**E. La partita che più di tutte può rovinarmi l’umore per giorni interi. Anche stavolta precipito nel burrone dell’incazzatura più cupa e fredda. Dominiamo la partita, alla fine il possesso palla sarà 65% INTER e 35% J**E, potevamo chiudere il primo tempo 4 a 0 per noi ed invece riusciamo a perdere 1-2 contro la squadra dei gobbi imbottita di riserve. MEDEL passa la palla indietro, VIDIC, lento come la mano sinistra di PAGE nell’ARMS TOUR del 1983, si fa superare da MATRI e lo atterra in area. Rigore per la squadra di Torino. 1 a 1. Secondo tempo: azione in aerea dell’INTER, Morata ciabatta un passaggio ad HANDANOVIC e questi fa una di quelle cappelle che non sai spiegarti. 1-2 per la J**E.  Non importa che ci abbiano annullato un goal regolare che ci avrebbe portati sul 2 a 0, la J**E non demorde mai, anche piena di riserve lotta sempre fino alla fine. Siamo noi che non riusciamo a chiudere le partite, mai. Quinta stagione consecutiva di football blues dolorosi, profondi, feroci. Sì certo, c’è di peggio nella vita, ma l’INTER è una delle mie passioni, non posso farci niente, mi fa soffrire e godere a livelli altissimi. Confido nel prossimo campionato, che il dio del football (Hendrik Johannes Cruijff) vegli su di noi.

Cerco di distrarmi con un paio di film: MARINA (storia di emigranti italiani in Belgio, biografia del cantante Rocco Granata) e TRACKS (attraversata in solitaria dell’outback australiano del 1977 di Robyn Davidson, storia vera). Belli entrambi, il secondo però ha una marcia in più.

Domenica mattina, mi alzo alle 7,30. Torna il sole, sono ancora depresso, ho bisogno di tornare nel ventre materno della BAD COMPANY, sentirmi al riparo dalle angherie del mondo (perdere con la J**e insomma) … il PAUL RODGERS degli anni settanta ha sempre un effetto benefico su di me, soprattutto se aiutato da un bicchierino di Rum Matusalem invecchiato 15 anni. Oh yeah baby, let’s have the booze.

Matusalem rum alla domus saurea (photo TT)

Matusalem rum alla domus saurea (photo TT)

FLASH n.1 Febbraio 1989 (JOE PERRY)

15 Mag

Nel 1989 inizia a scrivere anche perFLASH, rivista nata da una costola di METAL SHOCK. Sul primo numero apparirono parecchie mie cose; qui sul blog ho già pubblicato il 24/2/2012 il mio articolo su DONAL ROESER aka BUCK DHARMA dei BÖC (https://timtirelli.com/2012/02/24/ritagli-dal-passato-io-giancarlo-trombetti-e-flash-n-1/), ne riporto la introduzione per ricordarvi e ricordarmi l’atmosfera in cui scrissi quelle pagine miserelle. Qui sotto, ad ogni modo, l’articolino su JOE PERRY.

DAL BLOG 24 FEBBRAIO 2012: Quello spazio temporale un po’ astratto tra il 1988 e il 1989, io che mi licenzio e mi chiudo in casa a scrivere canzoni con Tommy. I miei che tutto sommato n0n fanno tante storie (cioè le fanno ma senza farlo pesare troppo). Mi cugino Alberto, batterista, che ogni tanto viene a trovarmi per farmi ascoltare cassette live o primitivi demotape dalla sua band (LIGABUE e ORAZERO),  io che gli faccio ascoltare i progressi miei e di Tommy messi su un 4piste. Le canzoni che sgorgano senza fatica, quella voglia di vivere di musica, io e Tommy pronti a cogliere ogni scintilla, ogni ispirazione. Mia madre, paziente, che ci porta nello studiolo il thé, qualche fetta di torta e ci sorride. Oltre a questo, la fanzine e il libro OH JIMMY pubblicato l’anno prima per la Gammalibri/Kaos Edizioni,  i primi articoli per METALSHOCK. Un venerdì Giancarlo mi telefona e mi fa:Tim, faremo uscire una nuova rivista, una sorta di special di Metal Shock. Il primo numero lo dedichiamo ai chitarristi. Abbiamo poco tempo, non mi fido ad affidare certe cosa ad altri quindi ti chiedo un sforzo, ce la fai a scrivere delle schede biografiche a mo’ di articolo su MALMSTEEN, ANGUS YOUNG, STEVE VAI, SATRIANI, DONALD ROESER, KIRK HAMMETT, GEORGE LYNCH, GLENN TIPTON, JOE PERRY, DAVE MURRAY, JEFF HANNEMAN,  DAN SPITZ? Mi servono per lunedì.” Me lo chiede Trombetti, uno dei nomi  che consideravo sacri (insieme a Riva e a Federico Ballanti), cosa potrò mai rispondergli col mio traballante eloquio se non “Va bene Giancarlo. Penso di farcela.” Una volta poi uscito il numero in questione, mi accorsi che mi erano capitati quasi tutti i nomi meno facili. L’altro disgraziato ad avere un incarico come il mio, GIANCARLO DE CHIRICO, perlomeno aveva dovuto correre su campi più morbidi (HENDRIX, PAGE, BECK, WINTER, IOMMI, SCHENKER, KOSSOFF, WEST, DERRINGER, WALSH,BLACKMORE, GALLAGHER, ALVIN LEE, VAN HALEN). Tirai fuori gli LP dei chitarristi in questione, me ne feci prestare un po’ da qualche amico e mi immersi in un delirio heavy rock lungo 48 ore. Io, la mia Olivetti, marlboro (e sì, allora fumavo), caffè corretti. Ve lo immaginate Tim Tirelli a scrivere del chitarrista degli SLAYER e degli ANTHRAX? Mi chiedo ancora come ho fatto. 12 articoli battuti a macchina, alcuni su musicisti di cui non mi fregava nulla, spediti tramite corriere (a mie spese) il lunedì successivo come richiesto. 12 articoli per cui naturalmente  non vidi una lira. Qui Trombetti non c’entra, qui entra in gioco quel bel personaggio di Massimo Bassoli, l’editore, ma forse è meglio non andare oltre. Eppure, in una sera come questa, una sera in cui salgo in soffitta e mi capitano in mano questo ed altri numeri di FLASH e i numeri di Metal Shock, e vedo il mio nome comparire accanto ad articoli che oggi mi sembrano ingenui e naif, mi dico che tutto sommato è stata una bella esperienza, che mi sentivo fiero di scrivere sullo stesso giornale in cui scrivevano Trombetti, Riva e che dopotutto mi sentivo bene nello scrivere di rock.

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FLASH 1

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