Troppo tempo che non vedo Polbi, lo sento praticamente ogni giorno ma di persona non lo incontro da un certo numero di orbite che la Terra compie intorno al Sole; prendo così al balzo un’occasione che mi si presenta ed eccomi qui salire su Italo alla Mediopadana, la stazione dell’Alta Velocità nel centro dell’Emilia, giusto a qualche chilometro da casa. Con me vi è la Yamaha Girl, seduta al posto N.46 (e ti pareva). Sono le 7,25 di un soleggiato sabato mattina.
Sonnecchio, rifletto, dal finestrino vedo passare l’Italia ai miei piedi (cit. FDG).
Lei legge un libro, ogni tanto mi dice “ciao Tyrrell”. Poco dopo le 10 scendiamo a Roma Termini, un momento per raccapezzarci e ci dirigiamo verso l’uscita di Via Marsala. A cento metri circa vedo il General Purpose Vehicle del mio amico e in un secondo momento scorgo la sua chioma stagliarsi sull’orizzonte di un traffico caotico e già insostenibile per un uomo di blues che vive in provincia come me. Lo abbraccio forte questo uomo che oramai da trent’anni è una presenza insostituibile nella mia vita. Abbiamo poco più di una giornata da passare insieme, meglio seguire celermente il programma; dato che Roma è la mia, o meglio, la nostra città preferita la abbiamo ovviamente già visitata diverse volte e dunque in questa circostanza scegliamo percorsi più alternativi e meno conosciuti.
Ci fermiamo un momento nel posto dove più di 5 decenni fa vi era lo Studio 1 dell’International Recording, dove alla fine del 1969 i Pink Floyd registrarono i brani per la colonna sonora di Zabriskie Point, film di Michelangelo Antonioni. Ci addentriamo nell’ampio ingresso, ora l’edifico è un hotel.
La Motorcycle Mama gradirebbe virare sulle sfumature esoteriche della città e allora nulla di meglio che iniziare dalla Porta Alchemica, ovvero la Porta Magica, sita dove sorgeva Villa Palombara:
Villa Palombara
[wikipedia] Dimora di Massimiliano II Savelli, marchese di Palombara (1614-1685), era stata edificata da suo padre, Oddone, su un terreno acquistato nel 1620 dal duca Alessandro Sforza. Massimiliano, uomo di vasta cultura e dedito ad interessi ermetici, vi fece costruire nel 1653 un proprio laboratorio seminterrato per i suoi esperimenti di alchimia, al quale si accedeva per un ingresso secondario che corrisponde all’attuale Porta Magica. La villa divenne così un circolo esoterico culturale, frequentato da vari personaggi tra cui la regina Cristina di Svezia, che allestì un suo gabinetto alchemico anche a palazzo Riario. Fra gli altri esponenti della cultura dell’epoca che vi presero parte, si annoverano alchimisti e scienziati come ad esempio il gesuita Athanasius Kircher, col quale il marchese condivise la conoscenza di antiche dottrine egiziane, l’astronomo Giovanni Cassini, il medico milanese Giuseppe Francesco Borri, e il poeta pesarese Francesco Maria Santinelli.
Siamo all’Esquilino, in Piazza Vittorio Emanuele II, nei giardini pubblici … eccola qui la Porta Magica, per un istante chiudiamo gli occhi e ci pare di essere trasportati lungo i sentieri dei nostri sogni … nelle profondità abissali degli Oceani (Polbi), nella Londra Vittoriana (la pollastrella), al Los Angeles Forum il 3 giugno 1973 (io).
Ci concentriamo sulla Casina delle Civette, in qualche modo un sorta di ex casino dove l’esoterismo era libero di concretizzarsi.
Casina delle Civette
Casina delle Civette – foto Tim T.
Mi faccio immortalare col mio pard, è nella fase “niente sorrisi nelle foto”, in tutte risulterà un vero e proprio badass, d’altra parte la sua t-shirt dice tutto.
Romolo e Remo – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T
Usciamo dal parco e di nuovo sono rapito dai maestosi pini marittimi, una ossessione romana che mi porto dietro da sempre.
Pini Marittimi – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.
Per il Pranzo torniamo all’Esquilino, al Macchiavelli 64, niente male davvero.
Ci dirigiamo poi verso Piazza di Spagna, abbiamo le prenotazioni per assistere ad un reading di una poetessa inglese nella Keats-Shelly house. Cerchiamo di avvicinarci, ma trovare un parcheggio in questo caldissimo sabato di Aprile è impossibile. Polbi guida col suo solito appiglio funk, ha un approccio impassibile nell’impossibile traffico della capitale. Mi dice che il turismo di massa sta soffocando la città, ha ragione, è davvero troppo … file di bus vomitano turisti, mandrie di stranieri in braghette corte che seguono senza crederci troppo i sentieri che portano dentro alla storia della civiltà occidentale. Finiamo per parcheggiare in un breve raccordo tra due strade, sopra ad un marciapiede. Io non riuscirei mai, il mio rigore settentrionale semplicemente non me lo permetterebbe, ma Polbi mi dice che “guarda che se tu vivessi qui ti adegueresti alla cosa per istinto di sopravvivenza”.
Percorriamo la magnifica via Margutta per avvicinarci alla Spanish Square,
Via Margutta – Aprile 2024 – Foto Tim T
uso l’inglese perché sembra la lingua più parlata in questa zona in questo sabato pomeriggio, la piazza è strapiena, sembra di essere ad un concerto dei Pink Floyd degli anni ottanta. Di fronte alla Keats-Shelley House incontriamo Frank e Marina, amici di vecchia data anche loro qui per il reading di cui sopra.
Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.
Keats – Shelly memorial – Roma 13-14 aprile 2024 – foto Tim T.
I locali sanno di vecchia Britannia, Saura è al settimo cielo. Ci fanno accomodare, una piccola introduzione per presentare la poetessa che poco dopo entra con garbo, eccola qui Scarlett Sabet.
Scarlett Sabet Reading 2 – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account
Il reading è interessante, ammetto di cogliere poco delle poesie lette, ma quando Scarlett tra un poema e parla o chiacchiera col pubblico la cosa si fa molto più comprensibile. Parla persino dei suoi gusti musicali e tra gli altri cita Bob Dylan, Led Zeppelin e Van Morrison.
Le foto le traggo dall’account Instagram di Scarlett … curioso vedere il primo piano tra il pubblico la crestina bionda di Saura e di fianco a lei l’uomo di blues che sono.
Scarlett Sabet Reading – Keats-Shelley House – Roma 13aprime 2024 – Photo courtesy of Scarlett Instagram Account
Scarlett Sabet – Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T
Un ultimo applauso alla poetessa, una saluto agli amici e via che si torna verso L’EUR, a casa di Polbi. Ci rinfreschiamo, un salto in pizzeria per la cena e poi quella vecchia volpe di Barone ci porta a piazza Mincio, altro angolo di Roma che non conoscevamo, pieno di edifici “esoterici” e set di un paio di film Horror.
Roma 13 aprile 2024 – foto Tim T.
Cinquanta metri più su c’è il Piper, lo storico locale, negli anni sessanta/settanta vi sono passati nomi leggendari … Procol Harum, Byrds, John McLaughlin (quando suonava con Herbie Goins & The Soultimers), Pink Floyd, Screaming Lord Sutch, Genesis, Sly and the Family Stone, Duke Ellington, etc etc
Domenica mattina facciamo una capatina al cimitero Acattolico.
Roma 14 aprile 2024 – foto Tim T.
Posto memorabile, il rumore del traffico è un eco lontano contrastato dalla pace spirituale del luogo.
Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
La piramide di Gaio Cestio,
la Tomba di Keats,
Tomba Keats – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
quella di Gramsci
Tomba di Gramsci – Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
quella di Camilleri e di Shelley, e poi qualche momento spesi a contemplare il destino dell’uomo.
Polbi & Saurit – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
Tim e Polbi – Cimitero Acattolico – Roma 14 aprile – 2024 – foto Tim T
Pranzo a casa di Mino, padre di Polbi, e Claudia, insieme a Maria Teresa, sorella di Polbi e le sue due magnifiche figlie, Flavia e Matilde, … amo tutte le persone che sono a questo tavolo su questa terrazza romana, mi sento parte della famiglia.
Corsa a Roma Termini, un ultimo abbraccio all’unholy diver che ci scarica al volo dato che il traffico è di nuovo molto intenso nei pressi della stazione, mentre mi allontano gli urlo ” ciao Paole’ ” … , poco dopo saliamo sul treno del ritorno. Io e Saura concludiamo dicendoci che è stato un weekend fantastico e che tutto è girato per il verso giusto. Ma il blues è sempre dietro l’angolo. A pochi minuti dalla Medipadana di Regium Lepidi il treno è costretto a fermarsi, in stazione un treno ha avuto un guasto, occorre trasbordare i passeggeri su un altro convoglio con conseguente blocco dell’intera stazione e di tutti i treni ad alta velocità in arrivo e in partenza. Rimaniamo fermi un paio d’ore, nulla per cui infiammarsi, un po’ di fastidio, ma cose che capitano, non fosse per le due gatte malate che abbiamo lasciato al cat sitter a Herberia e che dobbiamo prelevare entro una certa ora perché il tipo ha un altro impegno – stavolta in trasferta – di cat-sitting. Trovare qualcuno libero di domenica sera che le vada a prelevare e le porti a casa nostra non è esattamente un passeggiata, ma alla fine grazie a Page risolviamo. Arrivo alla Domus alle 22, mi metto in macchina e corro a Nonatown a prendere gli altri due gatti che sono parcheggiati da un’ amica.
Verso mezzanotte una doccia, un thè, e finalmente a letto. Magnifico weeekend, thank you old boy… Caput Mundi goodnight.
Lo si percepisce il treno che sta arrivando, anche al di là del rumore … l’aria che lo precede è ferrosa così, prima che la lunga bestia metallica compaia dopo la grande curva che porta in stazione, inizi a prepararti e a cercare di indovinare a che punto del binario si fermerà la porta del primo vagone, ormai sei un esperto e nove volte su dieci sei il primo a salire e a trovare posto sul piano rialzato. Tredici mesi da pendolare fanno di te ormai un esperto dell’All Aboard Blues.
Durante il breve tragitto tra le due città che fanno parte di te osservi quel che resta delle campagne dell’Emilia centrale, vecchie case da contadini ormai diroccate, ripensi alla casa del nonno, alla cucina dove sul focolare fumava un paiolo … dal finestrino la massa cupa degli alberi sfreccia veloce … guardi la gente intorno a te, chi silenziosamente legge un libro, chi curvo sul cellulare sporca il silenzio ascoltando immondizie musicali, chi parla incessantemente al telefono, chi discute con conoscenti a voce alta. Facessimo tutti così nel vagone non si resisterebbe. Sarebbe bello superare l’individualismo e piantare i semi della futura collettività umana, ma temo sia troppo tardi, le speranze che si avevano laggiù negli anni settanta sono svanite.
Ti tocca cambiare pensiero e tornare alle piccole cose belle della vita … tu e la pollastrella nello studiolo della Domus, tu intento a scrivere davanti allo schermo del computer, lei che trova un vecchio cdr senza nessuna indicazione scritta sulla copertina e lo infila nel lettore … parte d’improvviso I’m Gonna Crawl … tu smetti immediatamente ciò che stai facendo, ti volti verso di lei ed esclami: “Zio can i Led Zeppelin!”
LED ZEPPELIN
A proposito dei Led Zeppelin, su Youtube appare dal nulla un lungo filmato amatoriale mai pubblicato prima d’ora, il gruppo ripreso il 6 febbraio del 1975 al Forum di Montreal …
SERIE TV
_Fabrizio De Andre’ – Principe Libero (2018 Italia) – TTT½
Su Netflix il film su De Andre’ diviso in due episodi. Li si guarda volentieri, tuttavia è un prodotto “pop”, sfumato, scorretto ma corretto, in modo che sia accettabile. Ma qui sul blog colui che può dire la sua e il nostro Polbi, con cui ne parlo e lui mi risponde che:
“Intanto lo vidi al cinema appena uscito, e quindi ho un ricordo non freschissimo. Vedi, io sono un fan di De Andre’, quindi incontentabile in quanto tale. Una serie sui LZ difficilmente ci farebbe contenti. Detto questo, ricordo che descriveva un Faber edulcorato, come è ormai diventato nella storia ufficiale presidiata da Dori Ghezzi. Non gliene faccio una colpa, e la rispetto, ma da quello che ho indagato negli anni Fabrizio era un personaggio molto più complesso di come lo descrive la serie. Molto più disperato, più aggressivo, più sopra le righe, lunatico e di uno spessore culturale difficile da condensare su schermo. Mi ricordo se non vado errato che il suo essere un anarchico nel film è raccontato un po’ di sfuggita. Mentre nella sua vita fu un elemento fondamentale. E intendo un anarchico politico, quasi militante, non solo un generico riferimento esistenziale che va bene a tutti. Ecco, De Andre’ SICURAMENTE non era uno che poteva andare bene a tutti. Il personaggio della serie invece direi di sì. Stessa cosa la complessità e la profondità delle collaborazioni musicali non ricordo sia raccontata nel modo giusto. Insomma, una buona serie per chi magari lo conosce in modo un po’ più casual, ecco. Una buona introduzione forse. Un altra cosa. De Andre’ era ed è molto la sua voce. La sua cadenza genovese. Un romano per quanto bravo e per quanto abbia potuto lavorare sul personaggio non può rendere giustizia a questo elemento assolutamente essenziale. Vedi, considerazioni da fan.”
_Il Problema Dei Tre Corpi (Usa 2024) – TTTT
La serie è l’adattamento del romanzo Il problema dei tre corpi scritto da Liu Cixin, primo capitolo della serie Memoria del Passato della Terra.
Gran bella serie, gran bel finale. Nel secondo episodio fa capolino Midnight Mile dei Rolling Stones.
_Ripley (Usa 2024) – TTTT½
Ripley è una serie televisiva statunitense del 2024 ideata da Steven Zaillian e tratta dal romanzo Il talento di mister Ripley di Patricia Highsmith.
Style magazine: la storia è nota. Un po’ perché i libri di Patricia Highsmith da cui è tratta sono dei bestseller mondiali da decenni. Un po’ perché il film del 1999 (Il talento di Mr Ripley di Anthony Minghella, con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Fiorello) è un classico moderno. Ma nonostante ciò, Ripleyè la serie da vedere su Netflix. Un noir super raffinato con Andrew Scott nei panni del camaleontico truffatore.
Bianco e nero da paura, attori bravissimi, l’Italia del 1961 ricreata magnificamente. Un noir di altissimo livello.
SINODO DI PRIMAVERA
Con gli Illuminati del Blues allo Sherlock Holmes di Regium Lepidi per il Sinodo di Primavera. Serata sopra le righe come spesso capita. Siamo in sei, tre mancano all’appello, due sono al lavoro, uno è partito per le vacanze pasquali.
L’ordine del giorno verte sui seguenti argomenti: _la teoria della gravitazione universale di Isacco Cittanova _Martino Lutero Re, apostolo instancabile della resistenza non violenta _La grande passione di Volfango Amedeo Palude per frasi volgari e oscenità
Terminate le riflessioni sui temi concordati, si passa alle cose serie: ovvero la analisi logica dei testi dei Firm, le pheeghe, il football.
Team Tirelli 29-3-2024 Sherlock Holmes Pub – da sx Steven Tyrrell – Paul Lyson – Maximilian Lacroix – Riffie Betts – John Paul Caps (manca Little Steven Pike, in bagno a scrivere una canzone)
Momento clou della serata: Sir Lyson che ordina una specie di torta con sopra lo speck.
EZIO ALBRILE “LED ZEPPELIN ESOTERICI – VISIONI E ALLUCINAZIONI DAGLI ALCHIMISTI AGLI PSICHEDELICI” MIMESIS 2024
Qualche tempo fa, scambio di email tra me e Jackob:
Jackob: Ciao, nuovo libro di Albrile. Non l’ho letto ma, conoscendo l’autore, non mi stupirebbe gli Zeppelin figurassero solo nel titolo o quasi… In ogni caso mi permetto di segnalartelo.
Tim: Grazie Jackob, ti sembrerà strano ma una volta vista la tua email l’ho acquistato. Più che altro per Saura, lei è molto interessata dall’aspetto esoterico dei LZ, sebbene come dici tu ci sarà poco dei loro nel libro… Grazie della dritta. Ciao, Magister.
Jackob: Ribadisco, temo che di Zepp ci sarà poco, comunque mi farete sapere.
Saura posterà una recensione? Devotamente, J.
Tim: amico mio, e chi lo sa… comunque le dico che mi hai fatto questa domanda.
Jackob: le donne sono un mistero cosmico… lo dico sempre, i cervelliesono circuitati diversamente (scusami la filosofia)
Tim: questi discorsi sono essenziale per umani come noi quindi keep’em a-comin’, thank you mate
Saura legge il libro, Jackob aveva ragione, circa 10 paginette o poco più sui Led Zeppelin, nome usato come specchietto per le allodole. PS: la Yamaha Girl trovato il libro noioso.
Saura the books reader – foto Tim Tirelli
IL PIU’ BEL SUONO DEL MONDO
Alla ricerca della purezza accendo il Marshall a valvole1962 Bluesbreaker e vi attacco la Danelectro direttamente, senza nessun filtro, senza pedaliera con effetti, senza diavolerie varie … quello che esce è il più bel suono del mondo. Rimango estasiato.
PLAYLIST
FINALE
Collego il cellulino all’affarino di Google, metto in riproduzione Between The Buttons dei Rolling e mi butto sotto la doccia; quante volte avrò ascoltato Ruby Tuesday, mille? Eppure questa volta una strofa mi colpisce con una forza dirompente
There’s no time to lose, ” I heard her say catch your dreams before they slip away dying all the time lose your dreams and you will lose your mind ain’t life unkind?
L’acqua scorre, meglio così, sarebbe sciocco vedere le lacrime di un uomo di una (in)certa età che si commuove per una canzoncina.
Catch your dreams before they slip away … ah, e che fare se i sogni sono ormai ologrammi sfumati in lontananza nella foschia?
Meglio distogliere il pensiero da riflessioni simili allora, meglio scendere in piena notte nella campagna nera, far finta di non sentire quel treno che sferraglia lontano e la notte tutto sommato tiepida, meglio immaginare di essere in una landa immensa e ghiacciata, meglio per stasera congelare l’animo prima di sprofondare sotto il peso del cielo, meglio immaginarci alle prese con l’eterofono a disegnare il respiro sonoro del ghiaccio che tutto copre e anestetizza.
L’ottava puntata della School Of Rock che tengo per la azienda per cui lavoro si è tenuta il 4 aprile del 2024, in ritardo di un paio di settimane sull’Equinozio di primavera, ma ogni tanto la logistica aziendale ha la precedenza.
Faccio un copia incolla dell’introduzione presa dalle precedenti School Of Rock per far comprendere meglio la cosa a chi si dovesse affacciare sul blog per la prima volta:
Come scrivo ogni volta che affronto questo tipo di articoli, lavorando in un’azienda come quella in cui sono uno dei miei compiti è anche quello di tenere alcune lectio magistralis (e sia chiaro, lo scrivo con tutta l’autoironia possibile) sulla musica Rock. D’altro canto il presidente me lo disse già durante il colloquio tre anni fa: “In caso scegliessimo te, sappi che ti chiederò di tenere lezioni sul Rock per i colleghi”. Eccomi dunque qui per la nuova “School of Rock”. Siamo ormai arrivati all’ottavo episodio, da tenersi come sempre dalle 18:15 alle 19:30 nella – a me tanto cara – Sala Blues, la sala riunioni informale, la sala “where the dreams come blue”, capacità: 25 posti a sedere. Un pubblico dunque selezionato che si prende la briga di fermarsi in azienda dopo l’orario di lavoro per ascoltare storielle e brani musicali di gruppi del bel tempo che fu.
Anche in questa occasione si è rischiato di far saltare l’appuntamento primaverile del 2024, il periodo lavorativo che stiamo passando per varie ragioni è molto intenso e impegnativo dunque avevo davvero pensato di non mettere altra carne al fuoco, tuttavia uno dei nostri dirigenti continua a non demordere e a “pretendere” che la School Of Rock rispetti gli appuntamenti trimestrali, e allora non si molla, nemmeno di un centimetro. Questa ostinazione nel tenere viva la School Of Rock la dice lunga sul carattere dell’azienda, su come si punti decisi sul legame che unisce le persone, sull’attività extra lavorativa atta a sottolineare la condivisioni di interessi e a cementare la personalità della azienda stessa.
Il suddetto manager mi ha invitato a tenere la barra puntata pure in questa sessione verso l’Hard Rock (Blues) e allora – visto anche il poco tempo a disposizione – niente di meglio che parlare dei Free e dei Bad Company, argomento a me caro (carissimo) e conosciuto.
In un ora o poco più non è che si possa riassumere la storia di due gruppi, come ho scritto nell’episodio VII, dunque meglio affidarsi a qualche squarcio estemporaneo per cercare comunque di far capire che cosa sia il Rock e che cosa siano stati i Free (soprattutto) e i Bad Company.
Un po’ l’argomento sconosciuto ai più, un po’ il periodo lavorativo intenso vi sono alcune defezioni dell’ultimissimo minuto, non c’è dunque il sold out (capacità della sala: 25 persone o poco più), ma più o meno un quinto del personale è comunque presente, colleghi e amici che decidono di spendere un po’ di tempo col sottoscritto, di trasformarsi in congregazione e di assistere di nuovo al rito della School Of Rock, perché il claim della School Of Rock di Tim Tirelli è pur sempre questo:
“ il Rock non si può insegnare, il Rock lo si riceve in dono da una predisposizione spirituale e lo si impara col chilometraggio.”
Lascio l’introduzione ad un aneddoto e racconto che:
Qualche giorno fa ero in refettorio (la cucina aziendale), stavo prendevo un caffè quando arrivano Daddo e Chris (due colleghi) … mi chiedono chi sono quei due gruppi di cui parlerò …accenno a come sono entrati nella mia vita e ai brividi che mi hanno dato sin dal primo momento … mi lascio trasportare dall’enfasi come mio solito …Chris mi dice, “mi hai convinto, allora ci sarò anche io”. Daddo aggiunge che “è bello quando ci racconti queste cose di quanto eri un ragazzino, di quando non c’era internet, youtube, spotify e dovevate arrangiarvi alla bene meglio per avere notizie dei gruppi”.
Racconto pertanto di come mi sono arrivati i Free:
Un bel sabato mattina di maggio, fine anni settanta, a Nonantola, la primavera, noi ragazzini e la sensazione di sentirsi titanici dinnanzi al futuro. Bicco è il mio migliore amico, abbiamo messo insieme un gruppo …The Strangers …
The Strangers – 1979 da sx Marcel, Tim, Biccio, MarioMarchi Foto Roberto Sighinolfi
da poco con la sua famiglia si è trasferito di fianco alla palazzina bifamigliare in cui abito io. Scende in cortile con suo fratello più piccolo, Marcel, ha una cassetta fatta da suo cugino più grande di noi … la fa partire, il mangianastri gira più lento, la voce del cantante pare profonda tanto che noi pensiamo siano neri, non c’era internet/Youtube/Spotify etc etc, le foto le trovavi o sui dischi o sui pochi giornali specializzati che già a loro volta faticavano ad averle … benché fossimo molto giovani, ragazzini o poco più e quindi convinti che il mondo girasse intorno a noi avevamo già una predilezione per i beautiful losers di certi film americani, una certa predisposizione per la malinconia, per i cuori infranti, per le serate nebbiose …e allora FIRE AND WATER dei FREE ci colpì come un fulmine. Quel rock schietto e genuino proveniente dal blues, quella tensione piena di testosterone, quella ballate suadenti che diventarono un velo di crepe nere da indossare … ALL RIGHT NOW certo, MR BIG sicuro, ma anche Oh I Wept, Remember e soprattutto Don’t Say You Love me (because I know it would be just a lie).
Dopo questo incipit passo a raccontare per sommi capi la storia:
Nel 1967 a soli 17 anni il cazzutissimo Paul Rodgers decide di lasciare Middlesbourgh nel nord Inghilterra insieme agli amici della sua band (già piuttosto famosa dalle sue parti) per provare ad avere fortuna nella capitale Londra. Con lui anche il chitarrista Micky Moody (futuro chitarrista degli Whitesnake) e Bruce Thomas (futuro bassista di Elvis Costello). Dopo poco la band (The Wildlowers) però si scioglie. Moody torna Middlesbourgh mentre Rodgers rimane a Londra ed entra in una gruppo di Rhythm and Blues chiamato Brown Sugar. Durante un loro concerto tra il pubblico vi è Paul Kossoff, chitarrista dei Black Cat Bones, una blues band, il quale rimane colpito dalla voce e dalla presenza di Rodgers e chiede di poter unirsi al gruppo in quella serata per fare una jam session. Scatta la scintilla. Kossoff convince Rodgers a formare una band, prendono a bordo Simon Kirke che già suonava con Koss e si mettono in cerca di un bassista. Con l’aiuto di Alexis Korner – uno dei padri del blues revival inglese degli anni sessanta – trovano Andy Fraser un 15 enne che era già nel giro di John Mayall, altro nome di spicco del british blues.
Il gruppo è formato da 4 adolescenti, ma ha una maturità già incredibile.
Il 19/04/1968 fanno il primo concerto a Londra in un pub a Battersea e da lì inizia una corsa vorticosa, ben presto si sparge la voce, nei circoli underground il nome del gruppo si fa sempre più conosciuto fino a che la Island Records li mette sotto contratto e gli fa aprire i concerti degli Who a fine 1968.
TONS OF SOBS (un sacco di soldi) esce nel marzo del 1969, disco di blues Rock al contempo feroce e pieno di testosterone e riflessivo. Purtroppo vende solo 20.000 copie in UK e non entra in classifica, mentre negli USA arriva appena al 197 posto. La Copertina non aiuta essendo piuttosto funerea.
FREE (il secondo album) esce nel ottobre del 1969, giusto sei mesi dopo il precedente. Il blues si fa meno formale, iniziano a trasparire tracce di songwriting più aperto. Le atmosfere sono più dilatate e suggestive. La partnership compositiva Rodgers-Fraser inizia a farsi interessante. Copertina creativa e sensuale. 22esimo in UK, 177 in USA, meglio ma ancora troppo poco, e siamo già al secondo disco.
FIRE AND WATER esce nel 1970, la copertina definisce il carattere del gruppo, potrebbe sembrare uno scatto da boy band, ma lo sguardo e le pose dei nostri 4 eroi non lasciano dubbi, sono 4 giovani uomini che non vogliono fare prigionieri. Il blues si stempera in un songwriting ormai maturo e influenzato dal primo disco del 1968 della Band, gruppo americano che per un periodo accompagnò Bob Dylan. All Right Now è scritta dopo un concerto non esattamente riuscito, la band rientra nel camerino, Fraser per tirare su il morale canticchia una frasetta improvvisata “All right Now, baby it’s All Right Now.” “Uhm”, si dicono lui e Rodgers, nei giorni seguenti ci lavorano sopra e nasce il successo Rock del 1970 All Right Now, il singolo arriva al secondo posto in UK e al 4° posto in USA e trascina l’album al 2° posto in UK e nella Top 20 americana.
Tim Tirelli School of Rock 04-04-2024 Free & Bad Co – Foto Stremmy Girl
Certo, il bell’Hard Rock di All Right Now e Mr Big (con l’assolo di basso suonato come fosse una tuba), ma anche la poetica maestosamente malinconica di Don’t Say You Love e I Wept. L’album Fire And Water è patrimonio dell’umanità.
Il tempo scorre veloce, accenno brevemente al resto della storia
HIGHWAY esce a dicembre 1970, ma non duplica il successo di Fire and Water. La band è convinta di avere in mano un singolo degno successore di All Right Now, ma The Stealer singolo proprio è. Tuttavia l’album è pieno di gran belle canzoni. Ma le vendite crollano.
I Free si sciolgono, Paul Kossoff – da sempre indifeso verso le dipendenze – cade nel torbido giro della droga.
I membri dei Free fanno di tutto per salvarlo, ma pare non ci sia nulla da fare. Si rimettono insieme, ma il tour del 1972 mette in mostra un Paul Kossoff in grandi difficoltà sulla chitarra. Il suo tocco, la sua dinamica, i suoi fraseggi sono ingoiati da quella merda che è la roba pesante. Dopo Free At Last del 1972 Fraser, uno dei due leader, abbandona il gruppo, i Free tirano avanti fino al 1973, fanno uscire un altro buon album e poi chiudono la loro storia definitivamente. Fraser ha solo 19 anni quando lascia la band. Paul Kossoff prova con la carriera solista, un paio di album, confusi seppur a tratti niente male. Morirà durante un volo aereo tra Los Angeles e New York nel 1976, aveva 26 anni.
Giunge la seconda parte della serata, dedicata ai Bad Company
BAD COMPANY 40.000.000 di ALBUM WORLDWIDE (20 MLN solo in USA)
Durante un tour dei Free Rodgers conosce Mick Ralphs chitarrista del gruppo spalla, i Mott The Hoople. I due si trovano subito bene insieme. Rodgers inizia a vedere le crepe all’interno dei Free, Ralphs racconta a Paul la sua frustrazione, ha alcune canzoni rock già pronte che il cantante dei Mott The Hoople non vuole cantare. I due decidono di restare in contatto e collaborare in futuro.
Nel 1973, una volta finiti i Free, Rodgers contatta Ralphs e il gioco è fatto. I due si trovano, ascoltano le canzoni dell’uno e dell’altro già pronte e ne scrivono di nuove insieme. Simon Kirke di ritorno da un viaggio in Brasile si fa vivo e viene inserito nella band. Faranno 16 audizioni per trovare il bassista, alla fine arriva Boz Burrell (ex King Crimson).
Rodgers è risoluto nel volere un management coi fiocchi, troppi i problemi avuti nei Free. Contatta il mitologico Peter Grant, manager extraordinaire dei Led Zeppelin, che in quegli anni era il gruppo più di successo della musica Rock. Si danno appuntamento in un sala prove di un paesino della campagna inglese. Il gruppo vede che Grant è in ritardo, per non sprecare tempo prova ugualmente i pezzi pronti …Grant ancora non si vede, sono passate quasi due ore quando questi si presenti:. “Ero qui fuori ad ascoltarvi. Mi piacete. Qui la mano. Questa stretta vale come un contratto”.
Nel novembre del 1973 i Led Zeppelin tornarono ad affittare Headley Grange per iniziare le registrazioni del loro nuovo album. Headley Grange è un edifico del 1795 costruito nella campagna inglese per assistere i poveri, gli inferni e gli orfani. Curiosamente fu affittato la prima volta (dalla loro segretaria) nel 1971 per registrare in santa pace il famoso Led Zeppelin IV con l’ausilio del Rolling Stones Mobile Studio, un furgone pieno di attrezzatura parcheggiato fuori dall’edificio e collegato agli strumenti tramite lunghi cavi.
John Paul Jones polistrumentista dei LZ chiese a Peter Grant del tempo, perché non era più certo di volere vivere la vita spericolata di una Rock band, Grant posticipò le registrazioni dei LZ e offrì ai Bad Company la chance di registrare il loro album. La Bad Company pubblicò i suoi album in USA tramite la Swan Song, l’etichetta creata nel 1974 dai LZ e legata per la distribuzione alla Atlantic Records di New York.
BAD CO esce nel maggio del 1974 e, grazie ad un tour infinito e al sapiente lavoro di Peter Grant, diviene un album di enorme successo. N.3 in UK, N.1 in USA e in Canada. 5.000.000 di copie vendute nei soli Stati Uniti. Un trionfo. La copertina è iconica. CAN’T GET ENOUGH, una di quelle canzoni che l’ex cantante di Ralphs non voleva cantare, diventa un singolo di grande successo, N.5 nella TOP 100 dei singoli USA.
CAN’T GET ENOUGH
BAD COMPANY
STRAIGHT SHOOTER 1975
Dal 1974 al 1976 i Bad Company non si fermano un secondo, un album e un tour dietro l’altro, tre anni spesi sulla corsia di sorpasso. Straight Shooter è il loro secondo capitolo, uno dei tre più riuscito. Il primo era vibrante e schietto, questo pur mantenendo le stesse caratteristiche ha una produzione di maggior rilievo, quasi perfetta. Straight Shooter significa uomo schietto oppure uno che dice le cose come stanno ma vista la copertina anche colui che tira i dadi. Io scoprii i Bad Company con questo disco, Straight Shooter fa parte del mio DNA. Esce nel marzo del 1975, n.3 in UK e USA, 3.000.000 di copie solo in USA
GOOD LOVIN’ GONE BAD
FEEL LIKE MAKIN’ LOVE
SHOOTING STAR
WILD FIRE WOMAN
L’ora sta per finire, devo riassumere velocemente gli ultimi anni
RUN WITH THE PACK 1976
Esce nel gennaio del 1976, altro gran bell’album magari senza un singolo forte, ma davvero riuscito. L’album fu registrato in Francia utilizzando il Rolling Stones Mobile studio nel settembre 1975 con l’ingegnere Ron Nevison e mixato a Los Angeles da Eddie Kramer. Unico album dei Bad Company originali senza artwork di Hipgnosis, la copertina infatti è di Kosh. L’album raggiunse la quarta posizione nella classifica degli album del Regno Unito e la quinta nella Billboard 200 degli Stati Uniti. Solo negli Stati Uniti ha venduto un milione di copie.
Segue BURNIN SKY del 1977 album obliquo, arriva dopo i primi tre anni corsi a velocità folle. Il grande successo ritorna nel 1979 con DESOLATION ANGELS quinto album in studio del gruppo, pubblicato il 7 marzo 1979 . Il titolo dell’album deriva dall’omonimo romanzo del 1965 di Jack Kerouac. Il titolo era stato scelto quasi 10 anni prima per intitolare il secondo album dei Free, che alla fine fu chiamato semplicemente Free. Doppio disco di platino in USA. Il tour relativo fu lunghissimo e di grande, grande successo.
ROUGH DIAMONDS esce nel 1982, ma i tempi sono cambiati e il gruppo non è più lo stesso. Solo 26 esimo in USA.
Racconto in maniera telegrafica il resto:
A Rough Diamonds non seguì un tour e la band si sciolse.
Nel 1983 Paul Rodgers fece uscire un disco CUT LOOSE (dove tra l’altro suonava tutti gli strumenti). Dal 1984 al 1986 fu il cantante e co-leader dei THE FIRM con Jimmy Page, dopo di che seguirono altri progetti e altri dischi solista senza infamia e senza lode.
Su spinta dei discografici Il gruppo si rimette in pista con Brian Howe alla voce (1986–1994) … hard rock commerciale per pubblico statunitense di bocca buona, un paio di album di grande successo. Howe poi se ne va, entra Robert Hart (1994–1998). Ritorna Rodgers per sporadici concerti e tour con o senza Mick Ralphs.
Io li vidi finalmente Glasgow nell’autunno del 2016 e fu un momento memorabile per il ragazzino che ero.
Siamo già oltre le 19:30 meglio salutare e ringraziare per avermi sostenuto con calore, affetto e pazienza, dare appuntamento alla prossima edizione se si terrà, benedire nel nome del blues e ricordare che sebbene il loro corso possa a volte cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare.
Aggiungo il consueto teatrino finale con qualche variazione … perché anche stasera per alcuni secondi mi è sembrato di essere sul palco del … dunque la chiosa rimane la stessa, la canzone rimane la stessa… NNT goodbye!
Video “All Right Now” + “Don’t Say You Love me ” + finale – filmati da Stremmy Girl & Mar
Seguono abbracci, saluti e incoraggiamenti. Per festeggiare il buon successo anche di questa School Of Rock decido di fermarmi con un paio di groupie e con l’uomo di Belo Horizonte al Red Lion Bar & Grill, quasi come fossimo al Rainbow di Los Angeles.
Siuviu & Tim – Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024
Mar & Stremmy at Red Lion Bar & Grill – Mutina 04-04-2024 – foto Tim T.
A casa verso mezzanotte, sistemazione dei gatti, doccia, la crema corpo come ogni metrosexual che si rispetti (Johnny Winter have mercy!) e a letto. Anche oggi ho fatto il mio porco lavoro, e adesso tra me e me posso dirlo … “New York, goodnight”.
Dopo quattro anni la Bottega dei Briganti di Orologia di Quattro Castella (RE) ritorna ad organizzare concerti. La pandemia ha ovviamente picchiato duro, ma Valerio, il titolare, non demorde e anzi rilancia: a fine anno il locale raddoppierà gli spazi, ci vuole coraggio e forza d’animo di questi tempi. Eccoci dunque di nuovo qui, orgogliosi di calcare ancora una volta il palco della Bottega, uno dei locali a cui siamo più affezionati e uno dei pochi posti della Regium Mutina County a far suonare gruppi di musica Rock, intesa nell’accezione più genuina.
E’ l’equinozio di primavera e visto il nostro nome ci sentiamo stimolati. La giornata si svolge nella più profonda tradizione degli operai del Rock, al lavoro fino al primo pomeriggio, un salto a casa per il pranzo e una doccia, caricamento degli strumenti e via in direzione sud, oltre la città verso gli Appennini.
Io e Saura siamo i primi ad arrivare, scarichiamo e montiamo la strumentazione, poi arriva Mr Dynamite con tutti i suoi tamburi e infine, in tutta tranquillità, segue il cantante con … il microfono.
Soundcheck, quindi una rinfrescata, cambio vestiti, cena … nel frattempo arriva il nostro seguito, l’affezionato pubblico che ci segue fedelmente. C’è chi arriva anche dal mio paesello natale, a nord est di Mutina, mentre qui siamo a sud ovest di Regium … non è roba da tutti in una serata infrasettimanale. Amici, colleghi, conoscenti … il locale si riempie in ogni ordine di posti, certo la Bottega non è il Los Angeles Forum, ma nel nostro piccolo mondo è una soddisfazione.
Ore 21:30, si dia inizio alle danze. Benché ci sia qualche inconveniente tecnico (in Sibly la pedaliera basso di Saura in un paio di momenti smette di funzionare, il suonare incollato al mio Marshall non aiuta nel controllo del feedback e dell’effetto larsen e le frequenze che mi arrivano sembrano sballate il che mi fa pensare che la chitarra sia scordata o che io stia suonando qualcosa di sbagliato) tutto procede bene…
Scaletta senza grossi sussulti, con solo una serata e mezza di prove non si riescono a inserire nuove soluzioni figuriamoci nuovi pezzi.
Custard Pie/Over The Hills/Immigrant Song
Black Dog seguita da Heartbreaker
Dazed and Confused
Nobody’s Fault But Mine
Misty Mountain Hop e Since I’ve been Loving You
What Is And What Should Never Be
Moby Dick e The Song Remains The Same
Kashmir
Stairway To Heaven
e, come direbbe Riff, il “buraccione” finale, ovvero
Whole Lotta Love, Communication Breakdown (inclusa la presentazione della band) e Rock And Roll.
Il pubblico è come al solito generoso, i complimenti si sprecano, d’altra parte Pol ha cantato da par suo, Saura è stata immancabilmente superba (ogni volta che sento il lavoro al basso nella sezione funk di Whole Lotta Love mi eccito) e Lele ha confermato di essere lo scatenato tamburino che suona mischiando massima eleganza, passione e potenza. Mi ha fatto poi molto piacere che in molti si siano soffermati sul sound del gruppo e della chitarra, come dico ogni volta questo è un punto su cui sono sempre molto sensibile, ricreare il “senso” dei LZ e il suono della Musica Rock più autentica è la mia missione. Ho sorriso quando un conoscente di Saura le è venuto a dire “Sono stato a sentire anche gli ********** (altra LZ tribute band che ogni tanto suona in zona), loro fanno del cinema, voi della Musica Rock”. Ecco, non è una gara, ognuno interpreta i brani di altri come vuole, dico solo che occorre cercare di essere autentici e di rispettare il concetto di musica Rock, non c’è solo l’aspetto dell’intrattenimento, c’è la musica in primis. Per quel che mi riguarda se fai i LZ e il cantante enfatizza le mossettine effemminate di RP, i suoni sono quelli della musica metal e il gruppo è composto (stabilmente) da più di 4 persone, beh per me – come direbbe Riff – “sei bocciato”.
Lentamente il locale si svuota, Valerio e lo staff della Bottega iniziano a rassettare mentre noi smontiamo la strumentazione e la carichiamo sulle macchine. Vale si avvicina alla doppio manico, gliela porgo, la prende in mano e dice “è sempre un gran chitarra”. Prima di andare, ultime chiacchiere spese nel silenzio della notte che scende pesante, circoscritta dalle luci sempre più soffuse del locale, “siete stati molto bravi, siete sempre una grande band” mi dice. Lo abbraccio, se lui è contento io sono felice.
I lampioni ci guidano a casa come pietre miliari che conteggiano il cammino. E’ notte alta, poche le macchine in giro, la Sigismonda (la mia blues mobile) rolla tranquilla sui sentieri d’asfalto che ci portato a Nord Est, siamo stanchi sì ma è una stanchezza salutare, la adrenalina è ancora in circolo, potrei guidare per chissà quante miglia. Sì, certo, adesso bisogna arrivare a casa, riscaricare, sistemare, pensare che domattina la sveglia risuonerà alle 06:30 e maledire l’eterna condizione di operai del Rock, ma poi una doccia, un thè (o un ultimo Rum) e il Rock che è ancora sia ancora in circolo risistemano l’animo, nel nostro piccolo abbiamo fatto il nostro porco lavoro. New York, goodnight.
La descrizione riportata in fondo a questa paginetta spiega in maniera nitida il tenore e la storia del romanzo, non aggiungo dunque nulla di rilevante, giusto il “giudizio finale” (come lo chiama l’umana che vive con me) che lascio nelle pagine bianche all’inizio di ogni libro dopo averlo letto: “un affresco schietto e inebriante”. Essendo da sempre attratto da questi temi ho letto con fervore questo magnifico libro di Evangelisti, questo primo resoconto (trattasi di trilogia) travestito da romanzo delle peripezie messe in atto dalle classi più povere per riuscire a sopravvivere e ad accennare al sogno di giustizia sociale che con ogni mezzo chi deteneva (e detiene) il potere (per lo meno in quella fascia che oggi chiamiamo mondo occidentale) ha sempre cercato di contrastare. Mettersi nei panni dei protagonisti di queste storie è stato doloroso, i loro stenti, le loro tribolazioni, le loro lotte spesso inefficaci … d’altra parte l’umanità non è mai riuscita ad andare oltre la classificazione tra ricchi e poveri, padroni e schiavi, con la scusa che non si può mettere in discussione l’ordine costituito (che molto spesso è una aberrazione) ci si comportava (e ci si comporta) da aguzzini spietati.
Perdonate l’enfasi ma il mio animo ribolliva di rabbia nel leggere dei soprusi accaduti qui, nella regione che tanto amo, e al contempo gioiva nel constatare l’animo battagliero, garibaldino e indomito dei meno fortunati nell’eterna battaglia contro le avversità.
Valerio Evangelisti, distaccandosi dai temi narrativi che lo hanno reso noto come scrittore, racconta in questo romanzo di ampio respiro le vicende di alcune famiglie di braccianti e contadini romagnoli, dall’epoca post-risorgimentale alle soglie del 1900. Sono storie minute, in cui si intrecciano momenti ora drammatici ora briosi. Assieme disegnano un quadro ben più grande, esteso a tutta l’Emilia Romagna e all’Italia. La trasformazione agricola di una regione, la bonifica di territori malsani, l’affermarsi del movimento cooperativo e di quello socialista, con le sue varie anime spesso conflittuali, la lenta e sanguinosa conquista della democrazia. Ciò è visto con gli occhi di protagonisti solo in parte consapevoli dello scenario grandioso in cui si muovono. Attilio, l’ex garibaldino che sperimenta tutte le forme e le miserie del precariato; Rosa, vittima predestinata ma non docile dello sfruttamento e dell’arroganza di chi comanda; Canzio, il ribelle per indole, refrattario all’ideologia e attratto dall’azione. Assieme a costoro una folla colorita di personaggi turbolenti e litigiosi, spesso realmente esistiti; trascinati in vicende politiche e umane che li porteranno dalle pianure e dai colli di Romagna alle paludi dell’Agro romano, fino ai campi di battaglia in Grecia. Umili costruttori di un Sole dell’Avvenire che non sorgerà mai, quanto meno nelle forme che speravano. Inizio di una trilogia estesa per un settantennio…
Dopo due salutari settimane di pioggia e vento ecco qualche giorno di sole, l’aria pare respirabile, pulita, frizzante.
Sundown alla Domus – marzo 2024 – foto Tim T.
Riprendono i lavori relativi al verde della Domus, domeniche mattine passate a riempire sacchi su sacchi di fogliame vario e a preparare fasci di rami secchi e legnetti come fossi uno che fa tetti di paglia qualunque e che poi per caso finisce sulla copertina di uno di dischi di Musica Rock più sublimi della storia dell’umanità.
Mr Lot Long, a victorian thatcher.
Col bel tempo il giovane Honecker se la gode alla grande, tutto il giorno in giro nei territori limitrofi alla Domus Saurea e verso sera, dopo aver divorato una ciotola del suo cibo preferito, eccolo versarsi liquido sul divano.
Il gatto Honecker and the golden slumbers – Domus Saurea marzo 2024 – foto Tim T.
Io veleggio tra l’erba liquida di queste pianure col solito approccio meditabondo, osservo nuvole che paiono di marmo spostarsi lentamente del cielo, disegno nei pensieri nidi di stelle immaginari, osservo un mondo che sempre meno mi appartiene consapevole però che io appartengo ad esso.
Vive la France
Dalla Francia arriva un barlume di speranza, al contrario dell’italia (in minuscolo) sempre ancorata al medioevo e al ventennio nefasto.
Rosso Ronzoni
Dopo averlo assaggiato al sinodo del solstizio d’inverno scorso con i confratelli del Blues all’Osteria Chilometro Zero, qui a due passi dalla Domus, mi decido finalmente di recarmi all’azienda agricola Ronzoni, pochissimi km a nord dalla House of Blues dove vivo, per acquistare qualche bottiglia di Rosso Ronzoni, lambrusco superlativo.
ed io ho un legame strettissimo con questo vitigno, un po’ il mio cognome (le tirelle delle viti), un po’ la mia stirpe (genitori, nonni, bisnonni, trisnonni e avi provenivano tutti da zone lontane da qui al massimo una manciata di chilometri), un po’ le vendemmie dal nonno paterno nei mesi di settembre andati. Ho un caro amico finlandese (sempre del giro Led Zeppelin) passato da queste parti più volte che non riesce a concepire vini rossi frizzanti, come lui la pensano quasi tutti … i vini seri sono quelli fermi, non per me … io (e in massima parte tutti i miei amici della zona) sono un uomo da lambrusco, Reggiano o Grasparossa.
E allor eccomi qui -insieme alla pollastrella- nel cortile della Agricola Ronzoni, nei city limits a nord di Borgo Massenzio: nessun in giro, suono il campanello. Tra i vetri oscurati della grande entrata intravedo una signora avanti con gli anni togliersi il grembiule e venire a riceverci.
“Oh buongiorno, scusate ero qui che facevo i fatti di casa” ci dice mischiando italiano e il dialetto reggiano. Appare subito cordiale, schietta, candida e al contempo attenta, con una sola occhiata ci ha inquadrati: uomo e donna di blues di una (in)certa età ma ancora “ragazzi” che vogliono qualche bottiglia di lambrusco. Aggiunge che se vogliamo parlare con suo figlio deve andare a chiamarlo perché è in campagna in mezzo alle viti ma che se è solo vino quello di cui abbiamo bisogno ci può pensare lei.
Vini dell’Agricola Ronzoni – foto Tim
Ci porta nella cantina dove sono tenute le bottiglie di vino da vendere; parlare con lei è fantastico, non è lei a farlo ma direttamente l’Emilia, quella che sta scomparendo e di cui – una volta terminata la generazione della signora – si perderanno le tracce.
Parliamo di come ho scoperto il Rosso Ronzoni, per rendere tutto più omogeneo infilo qualche frase dialettale, siamo della stessa tribù, giusto rinsaldare legami atavici. Prendo anche una bottiglia di Rosso Dell’Olmo e di Rosé.
Ritorniamo nella casa principale per il pagamento, in un grande stanza tipica delle vecchie casa da contadini di queste zone, respiro l’essenza emiliana. La signora tira fuori il Pos e il biglietto con le istruzioni, mi chiede di controllare che la procedura sia corretta, si fida come fossi un suo stretto conoscente. Che spettacolo. La salutiamo con calore. Esco dall’ampio cortile lentamente, osservo le campagne piatte che ho davanti e sospiro. Alla prossima, Emilia mia, non sarai forse la più bella di tutte ma ti amo.
WhatsApp Blues
Dragando certi scambi di messaggi avuti con alcuni amici e amiche saltano fuori cosette interessanti e sciocchezzuole assortite
_POLBI’s Television Blues
[17:49, 9/3/2024] Polbi Cell.:Hai scritto una bellissima recensione della ristampa di Marquee Moon, veramente. Mei cojioni, si dice a Roma, i Pink Floyd di Animals in versione newyorkese è un colpo di classe [17:49, 9/3/2024] TimTirelli:Ma grazie, amico mio💙
[17:56, 9/3/2024] Polbi Cell.:Dopo averla letta mi viene voglia di mettere il vinile che ho preso anche io in una recente ristampa. E di ascoltarlo leggendo Please Kill Me, un libro di interviste sul primo punk americano che reputo uno dei migliori della mia biblioteca rock. Dovresti prenderlo, anche solo come riferimento da leggere di tanto in tanto. E sai che il primo disco di Lloyd è da ascoltare? Siamo su altri livelli ovviamente, ma è un bel disco. [19:07, 9/3/2024] Polbi Cell.:Anni fa un mio amico di Detroit decise di organizzare un concerto di Richard Lloyd. L’unico posto libero era un bar di Bikers che però avevano un accordo di non menare a nessuno che andava al piano di sopra a vedere i concerti. JR, il mio amico, sapeva che Lloyd aveva fama di essere un bel po’ sopra le righe, ma che stava facendo dei buoni show in piccoli club. Arriva il giorno del concerto, il nostro si presenta in orario, sobrio, con una Fender e un ampli senza pedali o effetti di sorta. Con la sua band fanno il sound check e tutto fila liscio. Il mio amico a questo punto gli chiede se vogliono andare a mangiare qualcosa insieme al ristorante messicano poco distante. Cena rilassante, grandi racconti sui Television e la New York del periodo, alla fine si fa l’ora di andare al club per il concerto. Durante il tragitto a piedi, JR crede sia meglio dire che è un Biker Bar e quindi magari meglio andare direttamente al piano di sopra per il concerto ed evitare potenziali problemi. Certo certo, no problem, lo rassicura il chitarrista. Entrano, il bar è pieno di biker giganteschi che li guardano male. Il mio amico cammina dritto, tutto ok, ma a un certo punto Richard Lloyd si ferma e urla What if i go grab my baseball bat in the Van and smash all your fuckin heads motherfuckers?!?!?!? Nessuno dice una parola. Il mio amico si aspetta che li uccidano sul posto, ma invece assolutamente niente. Lloyd come se niente fosse sale le scale e suona per un ora e mezza. Questa storia mi gira in testa da anni. Forse è la prima volta che te la racconto.
_POLBI’s Yardbirds Blues
[13:31, 11/3/2024] Polbi Cell.: Sono in pieno regime Yardbirds. Ascolto il live e studio 68 con Page dalla tua chiavetta in macchina, e a casa i dischi con Beck e addirittura con Clapton. Mi sono preso su Kindle la biografia di Keith Relf. Sono immerso fra il 62 e il 69 e non vedo cenni di miglioramento [20:37, 11/3/2024] Polbi Cell.:Ma sai che è interessante sto libro…il primo che leggo sugli Yardbirds[20:54, 11/3/2024] Polbi Cell.:Pionieri di tante cose, fra cui hard rock, garage e punk, la loro storia e personalità meritano un approfondimento. È una band un po’ troppo schiacciata nel cliché dei tre chitarristi. Avevano tutti delle personalità particolari, e i pezzi a me sono sempre piaciuti tantissimo. Vedendoli dal 2024 a distanza di sessant’anni la loro statura cresce notevolmente, meritano anche più di quel che già gli viene riconosciuto. Anche in una biografia di Page, nel periodo Yardbirds ci sono molti elementi di riflessione. Ad esempio un suo essere punk che in parte riemergerà proprio ultimamente con il tributo a Link Wray. Vabbè forse dico cazzate, ma io questa cosa la vedo. Mah! 🤷🏼♀️ [21:14, 11/3/2024] Polbi Cell.: Scusami se rompo i cojioni a messaggi, ma ho appena letto che con Beck e Page alle chitarre fecero un tour inglese insieme a Rolling Stones e Ike & Tina….in una sera potevi vedere Page, Richards, Beck, Ike…e questo solo in termini di chitarre…pazzesco.
NdTim: ci fosse ancora con noi il caro Mike Bravo, gli sarebbero scesi i lucciconi nel leggere queste righe sugli Yardbirds.
_MARZIA’s Design Blues
Ogni giorno in pausa pranzo in mensa nel centro storico della città con la mia collega del cuore Matzia (va beh, Marzia); e ogni giorno al ritorno dobbiamo prendere Via Cesare Battisti perché Matzia/Marzia vuole fermarsi a sospirare davanti alla vetrina di un bel negozio di articoli di design per la casa. Io la seguo volentieri, un po’ perché Matzia è una femmina alfa e non voglio rischiare di prenderle, un po’ perché rendo onore a chi è stata intitolata la via, al patriota (nell’accezione classica del termine), giornalista, geografo, socialista e irredentista italiano, morto per mano dell’odiosa milizia imperiale austriaca
Cesare Battisti, Milano 1915. –
e un po’ perché il design interessa molto anche a me. Guardiamo gli oggetti in vendita, li compreremmo tutti per le nostre rispettive case. Ci scattiamo una foto riflessi in uno specchio presente in vetrina, gliela invio, Matzia mi risponde in dialetto scrivendo che a noi due piace la roba bella, peccato essere in bolletta”
[11:19, 12/3/2024] Marzia:A nuèter as piès la roba bèla [11:19, 12/3/2024] Marzia:L’é ‘na bèla sfiga èser in bulèta …
_DARK LORD blues
Scambi di opinioni sulla chat Team Tirelli (gli illuminati del Blues).
10:01, 5/3/2024] TimTirelli:adesso va anche alle sfilate di moda … ma zio pòver … an s’è mai vest Johnny Winter …
[10:04, 5/3/2024] Picca: un declino a cui non meritiamo di assistere [10:06, 5/3/2024] Riff Cell:bocièeee😕 (bocciato, in dialetto reggiano) [10:07, 5/3/2024] Mixi Croci:e soprattutto in compagnia della Maneskin… Bociè! [10:25, 5/3/2024] TimTirelli: (a corredo di una foto di Johnny Winter) L’unico vero dio! [10:26, 5/3/2024] TimTirelli:Mixi, avrò bisogno di te per il primo numero della fanzine OH JOHNNY. [10:26, 5/3/2024] Mixi Croci: 😂👍🏻 [10:27, 5/3/2024] Riff Cell:Ah ah😂Belisim!! [10:29, 5/3/2024] John Paul Cappi:“WINTER IS COMING”
_Lollo’s Centurion Blues
Lollo Stevens mi invia questo video:
[09:46, 10/3/2024] TimTirelli:Grazie Lollo, siamo sul filo della centuria ma: _ vedere Brian mi scalda sempre il cuore _Steven Tyler all’armonica mi piace un sacco _L’assolo di Slash è molto, molto bello. [09:48, 10/3/2024] Lorenzo Stefani: É proprio per questi tre motivi che l’ho segnalato, pur sapendo (come sempre) che rischio le accuse di centurionismo
[13:22, 10/3/2024] Riff Cell: Yeahhh🤟🏻💪🏻
Il Suono Del Marshall
Rimpatriata in sala prove con gli amici di un mio gruppo che fu. Sono 4/5 lustri che non suoniamo più insieme ma appena parto col riff di uno dei miei pezzi (Frugo nel Frigo, scritto insieme a Mr Tommy Togni) tutto magicamente torna ad incastrarsi senza problemi. Siamo al Modern Music Institute di Mutina, sito in un quartiere industriale della zona ovest della città, è una realtà molto bella, magari basata su di uno stile troppo statunitense per i miei gusti (le varie sale prove hanno i nomi di New York, Los Angeles, Las Vegas) ma avercene avute di sale prove così ai miei tempi … tra l’altro con bagni bellissimi e macchinetta bevande. Ho portato solo la pedaliera e la chitarra, il Marshall per una volta lo ho lasciato a casa, fare l’operaio del Rock è stancate. Mi sono collegato ad uno di quei nuovi amplificatore di oggi e niente .. .tutto perfettamente efficiente e funzionante ma il suono metal proprio non è per me. C’è poco da fare, per l’uomo di blues che sono nulla supera il calore valvolare del Marshall. Nulla.
Football Blues
Mercoledì scorso, io e Mario annichiliti sul divano della Domus alla fine dei tempi supplementari e quindi dei rigori dopo aver visto la nostra amatissima Inter uscire dalla Champions.
Dopo quattro giorni a me non è ancora passata.
Certo, certo, “dobbiamo solo ringraziare la squadra, i ragazzi etc etc”, lo hanno detto praticamente tutti, che lo abbia detto anche il Mister però mi lascia perplesso. Sprecare una qualificazione ai quarti in una stagione come questa dove tutte le componenti sembravano al loro posto mi pare un passo falso grave. Sì, il calcio è questo, le partite storte capitano, i momenti di appannamento capitano, però se sei l’Inter della stagione 2023-24, se ragioni da grande squadra, se pensi di essere cosciente delle tue capacità una partita di ritorno degli ottavi contro una squadra imputanita ma meno brava di te non la butti alle ortiche dopo aver vinto l’andata e segnato il primo goal al ritorno. No, non puoi, a meno che tu non sia quello che dici di essere. Ci aspettavamo di vincere la Champions? Beh, non esattamente, ma ai quarti era d’obbligo arrivare. Se poi al sorteggio ci fosse capitato lo stesso avversario abbinato all’Atletico (il Borussia Dortmund), beh le semifinali erano davvero possibili e sarebbe stata tutta un’altra annata. Va bene, va bene, concentriamoci sullo scudetto, rimane comunque un grande traguardo, tuttavia è un maledetto peccato e a me non passa, non passa, c’è poco da fare. Stasera ci sarà Inter-Napoli … la guarderò? L’umana che vive con me mi ha detto “figurati se non la guarderai, ah ah ha non ci crede nessuno ah ah ah”, ma io non ne sono certo.
Sono nel blues dipinto di blues.
Serie TV
_Das Signal – Segnali dallo Spazio (Germania 2024) – TTTT
Quattro lunghi episodi per questa serie di fantascienza, a tratti lenta e angosciante ma con un finale pieno di poetica fantascientifica.
Playlist
Finale
Spedito verso la primavera, saluto un collega dimissionario e amico di lignaggio intellettuale altissimo, in una serata d’addio al Luppolo e L’Uva di Mutina. Cerco di allontanare il dispiacere della sua partenza col vino francese Porco Rosso. Sarà dura far senza di lui e i nostri continui scambi umanistici ed intellettuali. Happy trails, my friend.
Mi rifaccio con i Ragazzi della Via Po, ex colleghi di un azienda di cui ho fatto a lungo parte in passato e che mi vogliono un gran bene, e la nostra canonica pizza ai Dissonanti di Modena. E’ sempre un piacere discutere della vita, di politica e di pheega con il solito approccio sopra le righe.
da sx a dx Picci, Tyrrell, Pavve, Rinna … I ragazzi della via Po – autoscatto
Arriva un altro venerdì sera, in stazione in attesa del regionale che mi porta a Regium Lepidi. Al binario 2 dieci minuti prima del mio treno si ferma l’Intercity per Milano e quindi per le porte del cosmo che stanno su in Germania … fisso la portiera aperta, trattengo l’impulso di salirci e sia quel che sia … ma chissà se poi esiste un stella che sia tutta mia …
La Rhino ha fatto uscire ad inizio gennaio la versione high fidelity del vinile del primo album dei Television, è dunque cosa buona e giusta riprendere in mano questo disco straordinario, rivangare il passato e scrivere qualche riflessione.
Seconda metà degli anni settanta, sono un ragazzino che ha scoperto la musica Rock e che oramai ne è completamente irretito. Vivo di Rock, respiro di Rock, sogno di Rock. I dischi che si sono fusi col mio DNA sono usciti l’altro ieri e io son certo di vivere la contemporaneità, fino a che dalla perfida Albione arriva un movimento che vuol spazzare via tutto quello che io ho appena iniziate ad amare, quel Rock in technicolor che si sta fondendo con la mia stessa vita. Rimango dapprima perplesso, il nuovo Rock che arriva dalla Britannia è una scarica potente ma persino al giovane Tim pare musicalmente modesto (e in bianco e nero) rispetto ai capolavori dell’umanità che uno dopo l’altro mi sto procurando (spendendo tutti i risparmi messi da parte), ma in un secondo momento mi adeguo alla nuova ondata, d’altra parte sono figlio del mio tempo. Amoreggio col Punk (Ramones/Sex Pistols/Clash/Damned/Dead Kennedys), meno con la New Wave (Police, Blondie, Joe Jackson, Devo, Nina Hagen e poco altro) fino a quando non scopro Marquee Moon, primo album di un gruppo di New York che propone un Rock che non riesco a definire ma che entra tra le pieghe della mia anima, i Television.
Nel 1972 Thomas Joseph Miller (Tom Verlaine) e Richard Lester Meyers (Richard Hell) dopo essersi trasferiti a New York dal Delaware formano i Neon Boys insieme al batterista Billy Ficca; attivi dal 1972 al 1973 si sciolgono per ricostituirsi nel giro di 24 ore con nome di Television aggiungendo alla formazione un altro chitarrista, Richard Lloyd . Tra il 1974 e il 1975 riescono a suonare in locali di NY poi diventati leggendari, il CBGB e il Max’s Kansas City costruendosi così una nomea che cattura l’interessa di alcune etichette. In quegli anni registrano un demo tape prodotto da Brian Eno, ma Verlaine non è soddisfatto della produzione. Nel 1975 dissidi interni portano Richard Hell a lasciare il gruppo, viene sostituito dal più regolare Fred Smith (basso). Nel 1976 vengono messi sotto contratto dalla Elektra e Verlaine, che non vuole sottostare al volere di un produttore, chiede loro di essere affiancato da un ingegnere del suono, la scelta cade sul grande Andy Johns perché a Tom piaceva molto il lavoro fatto da Andy per l’album Goats Head Soup dei Rolling Stones.
Il disco esce nel febbraio del 1977, già il titolo suggerisce suggestioni, cosa si riesce a vedere al di sopra delle insegne luminose di New York? Qualcuno scrisse che “più che la luna sono dunque le insegne al neon a definire l’atmosfera del disco.”
Tutto l’album è una meraviglia, atmosfere lunari … nuovi territori chitarristici … testi pastorali e al contempo metropolitani che attingono alla vita divisa in scenette di Lower Manhattan. Grande risalto al lavoro delle due chitarre, eccentriche, sperimentali, fredde e calde allo stesso tempo e comunque sempre Rock, anche nei momenti più glaciali.
See No Evil è un (nuovo) Rock deciso, accordi ostinati, fraseggi ripetuti, cantato che definisce il periodo. Ottimo l’assolo di chitarra di Richard Lloyd. Bel momento d’apertura.
Venus è stupenda, una sorta di tango ballato nelle strade illuminate dalle insegne di Lower Manhattan. Lavoro di chitarre intrigante. L’assolo di Verlaine è fatto di ricami.
Ho sempre pensato che da Friction il nostro indimenticato Ivan Graziani abbia preso idee per la sua Monna Lisa. Ad ogni modo anche questo brano convince. Efficace l’assolo di chitarra di Tom Verlaine fatto di suggestioni sonore. Di nuovo viluppo di chitarre sublime.
Marquee Moon è semplicemente magnifica, oltre 10 minuti di musica colta, elegante, razionale e al contempo piena di vigore. Riuscite le aperture tra un capoverso e l’altro del pezzo. Nel cantato Verlaine ricorda Jagger. Bella prova di Billy Ficca alla batteria (che sembra sempre arrivare tardi a certe mosse ritmiche) ben assistito da Fred Sonic Smith al basso. L’assolo di Verlaine (dopo il terzo ritornello) sembra trasportarci lungo sentieri lunari immaginari … brividi. L’intervallo subito dopo il lungo assolo di Tom e prima della ripresa finale è stupefacente. Questo brano è un capolavoro assoluto della musica Rock.
Anche in Elevation Ivan Graziani deve aver preso una decisa ispirazione dato che l’arpeggio ricorda parecchio quello di Fuoco Sulla Collina; il brano è magnetico, immaginate i Pink Floyd di Animals in versione newyorkese e con l’approccio punk/cerebrale.
In Guiding Light la voce di Verlain mi ricorda ancora quella di Mick Jagger. Questa è una ninna nanna elettrica arricchita da un bel pianino. Assolo di chitarra di LIoyd. Un altro piccolo gioiello.
Prove It era uno dei brani del disco che ascoltavo più spesso. E’ basato su un giro melodico comune (tipo quello di Stand By Me) che ben presto però viene rinnegato dal resto della canzone. I Television sapevano sorprendere, sempre.
L’ottava e ultima canzone dei Marquee Moon è Torn Curtain, la tenda strappata che viene tirata, il sipario piuttosto angosciante che chiude lo spettacolo. Lacrime, il ritorno agli anni passati, chitarre lancinanti, la fine del disco ci lascia con l’animo in subbuglio.
Marquee Moon uscì l’8 febbraio 1977 negli Stati Uniti e il 4 marzo nel Regno Unito, dove ebbe un successo inaspettato e raggiunse il numero 28 nella classifica degli album. Nella Top 30 britannica finirono i due singoli del disco, parte di questo successo fu anche instillato da quanto il grande giornalista Nick Kent scrisse per il New Musical Express.
Mentre era in vacanza a Londra dopo il completamento di Marquee Moon, Verlaine si accorse il gruppo guadagnò appunto la copertina del New Musical Express, informò l’ufficio stampa di Elektra e questa organizzò un tour nel Regno Unito per capitalizzare quel successo. In maggio fecero il tour nei grandi teatri in UK, per Verlaine fu un sollievo esibirsi in quegli spazi molto più grandi rispetto ai piccoli club in cui era abituato a suonare. Il gruppo di supporto era quello dei Blondie e ciò creò qualche malumore, Verlaine pensava non fosse una buona scelta causa la diversità artistica, in generale i rapporti furono freddi, i Television sembravano poco accomodanti nei confronti del gruppo spalla.
In Usa suonarono come supporto a Peter Gabriel, ma il tour fu poco gratificante visto che il pubblico medio dell’ex Genesis non accolse positivamente i Television. L’Elektra inoltre non pubblicizzò a dovere Marque Moon che arrivò a vendere solo 80.000 e dunque non entrò nemmeno nella Top 200. Nel 1978 uscì il secondo album Adventure, buon successo di critica ma ancora vendite irrisorie. Malumori, poco successo commerciale, l’uso di droghe da parte di LIoyd … è così che il gruppo si sciolse.
Rimane un mistero per me il perché questo album non compaia in tutte le discoteche degli amanti della musica Rock, perché sia chiaro: questo disco è un’opera eccezionale.
Elenco tracce
A1
See No Evil
Guitar [Guitar Solo] – Richard*
3:56
A2
Venus
Guitar [Guitar Solo] – Tom*
3:48
A3
Friction
Guitar [Guitar Solo] – Tom*
4:43
A4
Marquee Moon
Guitar [Guitar Solo After Second Chorus] – Richard*
Alba rossa qui nell’Emilia centrale, ma è inutile sperare, non è il Sol dell’Avvenire quello che sta sorgendo e dunque faccio un respiro profondo e torno in casa.
View from Domus Saurea – photo Tim T.
Accendo la TV, RAI 5, i consueti documentari che passano di prima mattina. Succo d’arancia, fette biscottate con burro e marmellata, il caffè, qualche mandarino. Mi lavo i denti, alzo gli occhi, non riconosco colui che mi guarda dallo specchio. Piove forte, i gatti oggi stanno in casa, con i loro sguardi attoniti mi guardano uscire. Li saluto uno ad una: ciao Spaventina, ciao Ragnatela, ciao Minnie, ciao Raissa, ciao Honecker, fate a modo.
Prima di entrare in garage do un’occhiata sotto ai frassini che danno a sud, sussurro un “ciao Palmir …” non c’è più ma ogni volta mi pare di vederlo e puntualmente mi va l’anima in pena …
Salgo sulla blues mobile. Il tempo ostinato che tiene il tergicristallo sembra un tic toc dell’orologio che vibra di una metrica blues cupa e tenebrosa. Sono diretto in stazione, piove a dirotto, fa freddo senza far freddo. La chiavetta passa No Place Like Home di Betta Cervi (va beh, Beth Hart).
Sul binario attendo il Regionale che mi porta verso Est, ho con me la mia solita valigia piena di sogni, ogni volta che la apro qualcuno di essi vola via, è sempre più leggera, finirò per lasciarla da qualche parte in un parco, magari servirà a qualcuno più giovane capace di riempirla di nuovo.
Passa la mattina, mi ritrovo al Café Noir, dalla vetrata che dà su Viale Vittorio Emanuele II vedo una giovane donna che risoluta cammina verso il centro storico, la conosco, chissà che pensieri sta facendo, chissà cosa sta programmando nella sua testa … squilla il telefono, è Liso, non ci sentiamo da qualche settimana, ci aggiorniamo circa le nostre vite e imbastiamo i temi da discutere nel prossimo sinodo primaverile … su whatsapp Polbi mi manda l’ultimo video di Keith Richards alle prese con un pezzo di Lou Reed.
Gheri mi manda la Rosea, lui lassù tra le Alpi io quaggiù in pianura, con la scusa dell’amore per la nostra squadra del cuore ci teniamo in contatto anche dopo tutti questi anni e dopo tutti questi blues … l’estate del 1981 passata in Val di Non insieme ad una sacco di amici (tra cui Pigi e Biccio) ed amiche non la scorderemo mai.
Mi scrive Mr Beppe Riva, che ne penso degli Stone Roasis? Beh, mica male davvero, e sì John Squire è un chitarrista da non perdere di vista.
La musica mi permette di sopravvivere ad un altra giornata di blues. Di nuovo sulla strada ferrata verso il posto in riva al mondo. Esco dalla stazione di Regium Lepidi, la pioggia cade pesante nella sera color pece, rientro nella blues mobile che sono spolto, fradicio, come diciamo da queste parti. Metto la macchina in garage, salgo le scale sotto l’acqua, giro la chiave, apro la porta e trovo Honecker ad aspettarmi. Giornata risolta.
Honny – waiting for his bluesman – foto Tim T.
Addio a Ernesto Assante
Se ne va all’improvviso il giornalista musicale (e mille altre cose) Ernesto Assante (66 anni). La sua scomparsa mi colpisce molto, sono amico di una persona a lui vicinissima e dunque senza mai averlo conosciuto in questi ultimi anni l’ho vissuto di riflesso. Lo seguo sin da ragazzino, alla fine degli anni settanta iniziò a scrivere di Rock sul Manifesto e su La Repubblica, i miei due quotidiani di riferimento.
Negli ultimi due tre anni l’ho ripensato, l’ho riletto e lo ho seguito con maggiore attenzione, non sempre concordavo con quanto scriveva, ma ovviamente ciò non toglie il fatto che fosse una penna straordinaria, con una competenza che in pochi possono vantare. So per certo che era anche una persona magnifica, con un approccio molto democratico e con un entusiasmo senza pari. Il mondo musicale italiano perde tantissimo con la sua morte. Questo misero blog è vicino alla moglie, alle due figlie, alla persona di cui sono amico e a quanti sono stati illuminati dalla sua presenza. Rock on, Ernesto, Rock on.
Playlist
Finale
Nessuna chiosa finale oggi, giusto una canzone strepitosa.
Bisogna tener duro e vivere quanto basta, quanto basta per la città … fino a che non capiremo che … questo posto è crudele, nessun posto potrebbe essere più freddo, se non cambiamo il mondo presto finirà, vivere quanto basta e smettere di dare quel tanto che basta per la città.
Stevie Wonder – Living for the city
A boy is born in hard time Mississippi surrounded by four walls that ain’t so pretty His parents give him love and affection To keep him strong moving in the right direction Living just enough just enough for the city yeah yeah yah
His father works some days for fourteen hours And you can bet he barely makes a dollar His mother goes to scrub the floors for many And you’d best believe she hardly gets a penny Living just enough just enough for the city yeah
(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)
Wooh his sister’s black but she is sho’nuff pretty Her skirt is short but lord her legs are sturdy To walk to school she’s got to get up early Her clothes are old but never are they dirty Living just enough just enough for the city yeah um hum
Her brother’s smart he’s got more sense than many His patience’s long but soon he won’t have any To find a job is like a haystack needle ‘Cause where he lives they don’t use colored people Living just enough just enough for the city yeah
(Living just enough for the city) living for the city yeah (Believing just enough for the city) ain’t nothing but a city wee (Believing just enough for the city) living for the city yeah yeah (Believing just enough for the city) nothing but a city weee (Believing just enough for the city) live for the city yeah yeah (Believing just enough for the city) the fucking crud is shitty (Believing just enough for the city) live for the city (Believing just enough for the city) ain’t nothing but a city (Believing just enough for the city) everybody clap their hands together now woo (Believing just enough for the city) hmm for the city yeah (Believing just enough for the city) for the city yeah yeah (Believing just enough for the city) for the city yeah (Believing just enough for the city)
(Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da)
(Bus for New York City) (Hey bus driver I’m getting on that hold it thanks a lot) (Wow New York just like I pictured it skyscrapers and everything) (Hey hey brother hey come here slick hey you look you look hip man) (Hey you wanna make yourself five bucks man you look hip) (Run this across the street for me right quick) (Okay run this across the street for me) (What huh I didn’t know what gimme your hands up you punk) (I’m just going across the street put that leg up shut your mouth) (Hell no what did I do okay turn around turn around) (Put your hands behind your back let’s go let’s go) (A jury of your peers having found you guilty ten years) (What come on come on get in that cell nigger god lord)
His hair is long his feet are hard and gritty He spends his life walking the streets of New York City He’s almost dead from breathing in air pollution He tried to vote but to him there’s no solution Living just enough just enough for the city yeah yeah yeah
I hope you hear inside my voice of sorrow And that it motivates you to make a better tomorrow This place is cruel nowhere could be much colder If we don’t change the world will soon be over Living just enough stop giving just enough for the city (Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da da da da da da) (Da da da da da da da da da la la la la la la da da da da da da da no no no no no no)
D’amore e di blues, ecco di cosa è fatta questa porca vita, l’amore che si protrae giusto per la durata di Tangerine dei Led Zeppelin, il blues che riempie tutto il resto dello spazio e del tempo.
L’amore e i suoi fugaci aspetti … i baci appassionati, la spada luccicante infilata nel vecchio fodero, le pagine intense di un libro, la magnificenza di un ellepì di (vera) musica Rock, La Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov,
il goal dell’attaccante della tua squadra del cuore che dopo un’azione corale insacca nella rete avversaria, un film che ti sconquassa l’animo, un cielo blu, vele bianche sull’orizzonte del mare, la pioggia d’autunno su foglie ingiallite, la neve che scende lieve, un quadro di Caravaggio che col suo gioco di luce ti fa venir meno l’equilibro, il muso di un gatto che si struscia sul tuo, le lotte contro l’ingiustizia, i fumetti di Ken Parker, respirare la nebbia in un giorno di settembre e pensare a te, un bicchiere di rum on the rocks, il blues rurale del Mississippi, il Son Cubano, la Passacaglia Spagnola, il caldo abbraccio di una Gibson Les Paul …
La marea nera dei blues della vita quotidiana, gli impicci abituali, l’incapacità che hanno gli esseri umani di vivere se non in pace perlomeno non in guerra, il tetro scorrere del tempo passato a produrre beni che dobbiamo consumare in misura sempre maggiore, lo sconvolgente minutaggio che passiamo ricurvi su quegli aggeggi infernali che sono i cellulari, l’incapacità dei giovanissimi di ascoltare una canzone per più di un minuto, il malsano egoismo che ci porta a pensare che il pianeta sia nostro, le imposizioni religiose che rovinano e distruggono le vite delle persone, la rigida osservanza del concetto di proprietà privata che ci avvelena il sangue, la brama del potere, il gran numero di politici/potenti/oligarchi inetti e opportunisti che abbiamo messo al governo o a cui abbiamo permesso di trasformarci nella Fattoria degli Animali di Orwell. E noi saremmo gli animali più intelligenti? Davvero? Ah ah ah.
THE EQUINOX ON STAGE
Nell’equinozio di primavera – insieme al mio gruppo – sarò sul palco della BOTTEGA DEI BRIGANTI di Quattro Castella (RE).
WHAT’S UP POLBI?
Scorci di scambi su whatsapp tra me e l’ex Michigan Boy. Ritorniamo sul tema proposto qui sotto.
Un semplice botta e risposta, io gli invio il link qui sotto e lui risponde da par suo.
Polbi: Si interessante. Effettivamente non solo si perde la possibilità per giovani artisti o band minori di andare in tour, ma anche il pubblico si abitua a vedere solo i mega eventi con prevendita 2 anni prima e bagarini online. Oppure ci si deve limitare a band locali che hai già visto cento volte. Per esempio qui a Reggio Calabria, provincia sud dell’impero, fino a una decina di anni fa o poco più, un tour da 1500/2000 euro a data si poteva inserire una data fra centro sociale e locali underground. Ora è impossibile. È rimasto solo un club che ha una programmazione di tour metal e hardcore a rimborso spese, e il centro sociale fa fatica anche a restare aperto. Menomale che è venuto Zerocalcare (senza nemmeno chiedere il rimborso spese e dormendo a casa di conoscenti!). Almeno per una volta abbiamo visto il centro strapieno. Ma è stata una cosa più unica che rara. Eppure io ricordo benissimo i tour di band americane ( ne so qualcosa…) o gruppi come Litfiba, Cccp, Calibro 35, 99 Posse, Claudio Lolli, ecc…tutto sparito. A casa a guardare i talent show e mettere le faccine sui social. Sono diventato un vecchio rancoroso! (Paolo Barone – febbraio 2024)
HONKY TONK TRAIN BLUES (piccole storie dalla strada ferrata)
_Martedì mattina, mi accingo ad attraversare il secondo sottopasso della stazione dei treni di Regium Lepidi diretto al binario 4 che mi porterà come ogni mattina a Mutina, al lavoro. Un po’ di foschia tra i pensieri, il perenne incedere inquieto della mia maruga, la tensione che già sale per la partita di Champions League, l’arpeggio di una mia vecchia canzone che ho ritrovato e riprovato dopo almeno 5 lustri, la paura di un futuro color melma che incombe, il nido di stelle che scompare in lontananza. Avvolto nelle mie paturnie, mentre cammino sulle mattonelle old style del sottopasso vengo rapito da un bip bip continuo … è quello della porta che non riesce a chiudersi di una ascensore che conduce ai binari. Vi sono cartoni all’interno, il giaciglio di qualcuno che ha passato la notte nell’ascensore di una stazione dei treni. Registro il fatto, con rassegnata noncuranza proseguo il mio cammino, ma la cosa mi tocca nel profondo.
PS: per stemperare mi dico che magari quell’ascensore è stata invece l’alcova per un incontro d’amore …
_Stesso mattina, a Mutina uscito dal piazzale della stazione, sull’ampio spazio dell’ex manifattura tabacchi che porta in centro storico, sulla destra seduto su di una panchina un vecchio chiede l’elemosina. Se ne sta lì con un portacenere avvolto nel domopack a mo’ di piattino; composto, dignitoso, con la mascherina sulla bocca, lo sguardo sui lastroni della pavimentazione. La mia rassegnata noncuranza registra la scena, continuo il mio camminare ma nell’anima mi sale l’angoscia, la rabbia, la febbre per l’ingiustizia di questa porca vita e di questa società.
L’ANGOLO DI PALMIRO
Un po’ facebook che mi ripropone ricordi di anni addietro, un po’ il caso che mi rimette sotto il naso sue foto, un po’ io che non riesco a fare senza di lui ma Palmiro, o meglio il suo ricordo, aleggia sempre intorno a me. Poi la pianto, lo giuro, ma per il momento non riesco a non parlarne, mi sembra di tenerlo di nuovo qui vicino a me così facendo … anche perché su questo blog verifichiamo gli effetti che certi eventi hanno sulle vite degli umani e dunque i lettori perdoneranno questa mia continua autocommiserazione. Lo guardo lì, in quella foto, sdraiato su di un tavolo ormai cinque anni fa, fuori nevicava e lui costretto a stare in casa, lui col suo sguardo profondo e sempre teso, come quello del suo umano, a sondare i misteri e i perché della vita.
Venerdì uno scambio con Saura circa questa foto:
[12:18, 23/2/2024] TimTirelli: sembra impossibile poter far senza di lui…
[12:18, 23/2/2024] Saura: eppure lo stiamo facendo…
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: mah, al momento io non riesco …
[12:19, 23/2/2024] Saura: e invece lo stai facendo
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: sarà …
[12:19, 23/2/2024] Saura: Honny aiuta
[12:19, 23/2/2024] TimTirelli: forse
E’ una donna, ha di sicuro ragione lei, ma a me sembra di non farcela. Va beh, la chiudo qui.
I miss you so bad, Palmir …
Palmiro 23-02-2018 … fuori nevicava e gli toccava stare in casa – Foto Tim T.
AC/DC or not AC/DC
L’arrivo del gruppo di Angus in città mi porta a tornare su riflessioni circa la Musica Rock. Un giornalista musicale italiano (uno degli alfieri genere metal in tutte le sue forme), mio amico, su facebook ripropone uno dei suoi cavalli da battaglia: basta ascoltare le vecchie grandi band e darsi da fare per sostenere le nuove band, italiane e non. Nel farlo di fatto soppesa i 100.000 che hanno acquistato i biglietti per vedere gli AC/DC qui a Regium Lepidi in maggio,
“Per principio da anni diserto gli eventi titanici e cose simili, e vivo bene lo stesso. In riferimento alla mia età, ho visto quasi tutte le grandi band al meglio della forma…” scrive.
Io lo capisco, anche io sono scettico circa questi grandi eventi e mi dispiace un sacco che le band di successo abbiano smesso di fare tour nei palasport (intendo alcune date spalmate sul territorio di una data nazione) e ormai siano improntate o costrette a fare eventi unici e giganteschi. Poi arriva Saura e mi dice;
“Ho letto il post del tuo amico giornalista, va bene tutto, ma io – anche per questioni d’età – non ho avuto l’occasione di vedere i grandi nomi nei loro anni migliori. Io e te siamo andati a vedere gli AC/DC a Imola nel 2015, eravamo a 100 metri dal palco e non vedemmo nulla, dunque adesso che vengono nella nostra città, a due passi da casa, non vedo perché non debba andare e perlomeno cercare di vederli in maniera consona.”
Saura ha perfettamente ragione benché il costo dei biglietti sia davvero offensivo. Abbiamo scelto la fascia più vicino al palco (per provare a riuscire a vederli appunto), 140 euro a biglietto a cui vanno aggiunti – accidenti a loro – 20 euro di prevendita e 13 di altre tasse varie (173 euro a testa). Una vergogna. Comprendendo dunque il discorso del mio amico in questione occorre tuttavia tenere presente che una percentuale del pubblico che sarà presente non andrà semplicemente per partecipare all’evento, bensì per vedere uno dei probabili ultimi concerti di una grossa band che in qualche modo ha fatto al storia del Rock, tra l’altro in formazione poco rimaneggiata.
Per il resto la diatriba, gruppi vecchi (o antichi come dice lui) / gruppi nuovi è una faccenda delicata … io e il mio amico abbiamo visioni molto diverse a proposito della musica Rock, su cosa essa sia e sullo stato di salute che sta passando. Sono il primo a desiderare di infiammarmi ancora per un gruppo Rock di nuova generazione, ma non mi accade da anni e temo non mi accadrà più. Io evito il metal, pertanto se devo fare riferimento al cosiddetto Classic Rock e al Rock Blues non trovo davvero nessuno (!) che mi faccia vibrare. Greta Van Fleet? Mi fanno ridere (o meglio, piangere), Blackberry Smoke? Compro gli album, li ascolto una volta, forse due e poi – dopo un po’ – li rivendo su Vinted. E questo vale per tutti i nuovi nomi. Jack J. Hutchinson? Un nuovo centurione che fa Rock (ah ah ah) piuttosto di melma, Mississippi McDonald? Noiosissimo Blues Rock di trita derivazione bbkinghiana. E via dicendo. Le nuove band italiane e non? Una canzone dei Saults mi piace, gli approcci di alcuni altri non mi dispiacciono, ma in generale – per quanto mi riguarda – mancano i pezzi e dunque il mio interesse latita.
Qualche scossa qui e là quindi, tipo Amyl and the Sniffers (come dice Polbi ” miglior rock and roll band in giro oggi”) ma è troppo poco.
E allora mi rileggo una riflessione che un altro giornalista musicale amico mio, Giancarlo Trombetti, uno dei miei mentori, scrisse sotto forma di commento all’articolo del 17/08/2023 qui sul blog:
“Non abbiamo più tempo per ascoltare musica brutta o inutile. Non invidio chi fa finta di avere ancora voglia di scoprire quotidianamente soggetti che ricoprirà di aggettivi importanti ed iperboli sprecate per cose che non andranno mai neppure vicino alla Grande Musica che abbiamo vissuto. C’è chi crede davvero di soddisfare il proprio ego facendolo; crede di avere tempo. Un abbraccio, Tim. Gc”
Sì, sono dello stesso parere, ovviamente non è affatto questione di essere vecchi, ma del fatto che di grande, grandissima musica ce ne è sempre meno, o che troviamo un altro alfabeto musicale o cala il sipario.
METROSEXUAL
Tiro fuori dalla borsina i prodotti che ho acquistato dalla Manu (nella erboristeria Terra D’Ombra di Nonatown, il mio paese natale), segno il costo nello schema excel delle spese mensili e controllo gli acquisti. Passa la pollastrella … osserva i prodotti poi volge lo sguardo su di me.
“Sono un metrosexual?” le chiedo.
“Sì” risponde scuotendo la testa “an s’è mai vèst Johnny Winter …” non si è mai visto Johnny Winter (usare tutti quei prodotti).
Metrosexual – Acquisti in Erboristeria. Foto Tim T
PLAYLIST
FINALE
Il sabato mattina rovinato da un cappuccino acquoso bevuto colazione in una bar di Nonatown, la giovane addetta di una azienda di logistica legata al comparto automobilistico che sento al telefono per lavoro che pronuncia il nome della marchio Cadillac…Cadìllac, il libro “The Avenging Fury of the Plains John “Liver Eating” Johnston Exploding the Myths Discovering the Man” che dovrò ordinare su Amazon Usa ma che vorrei già avere a portata di mano, la lingua italiana sempre più abusata e imbastardita da quell’idioma gutturale che è l’inglese, certi palazzi di via Bligny che osservo fermo al semaforo di a Regium Lepidi,
Via Bligny, Regium Lepidi – foto Tim T.
il perenne istinto di divincolarsi e ripartire da zero …ma per andare dove poi, constatato che il nido di stelle non esiste, dov’è che devo andare, dove caxxo devo andare?
Mi sento un po’ come Paul Rodgers quando canta Heartbreaker dall’ultimo (1973) album dei Free:
I’m wasting my whole life
tryin’ to make a new start
… to make a new start … oh la la la la la la
make a new start make a new start
make a new start ….
Come scrissi nell’articolo relativo alla recensione di Force It (1975) (vedi link in fondo all’articolo), gli Ufo mi arrivano nella seconda metà degli anni settanta. Dopo Force It scoprire Lights Out fu un momento memorabile per il giovane Tim. Lights Out è infatti l’album della consacrazione internazionale (raggiunge il 23esimo posta nella classifica USA), ha una produzione di livello e contiene un (Hard) Rock di stampo britannico di gran lignaggio. Nel 1982 (direi) Giancarlo Trombetti ne scrisse (mi pare) sulla rivista Tuttifrutti inserendolo tra i migliori 25 album di Hard Rock, io ne fui estasiato, erano anni duri per il Rock e l’Hard Rock degli anni settanta, la new wave, il post punk e la musica elettronica cercavano di schiacciare in un angolo quel tipo di musica, così poterne leggere su di un giornale musicale generalista fu una grande emozione per il ragazzo che ero (Trombetti incluse anche altri album facenti parte del mio DNA, tipo Rocks degli Aerosmith, e così diventò definitivamente uno dei giornalisti musicali a cui facevo riferimento …lui, Riva, Federico Ballanti, Manuel Insolera e qualche altro).
Circa un anno fa, il nostro Michigan boy mi scrisse questo su whatsapp:
Polbi: what can I say….giornate di sconforto profondo, ma sono giunto alla conclusione che – grazie alla chiavetta che mi hai inviato – gli UFO periodo Lights Out sono la più grande band della storia del rock.
Ora, io e Polbino ogni tanto amiamo fare gli asini, lanciare boutade e andare sopra le righe, però però … se anche un amante un po’ cagacaxxo del Rock e sempre diffidente del mainstream come il mio amico si lascia travolgere dagli oggetti volanti non identificati, beh, allora ci siamo.
Esce oggi la nuova edizione rimasterizzata di questo grande disco con in più la versione rimixata di un concerto del 1977 appunto. Non potevamo perdercela.
CD 1 Lights Out – 2024 Remaster – TTTTT
“Too Hot to Handle” (Way, Mogg) apre le danze con un bel riff anni settanta, ritmica quadrata, approccio pieno di cazzimma, bell’assolo di Schenker e grande prova di Mogg. Classico Hard Rock britannico del periodo. Sul finale Michele Tavernari (vabbe’, Michael Schenker) si scatena. Limpida la produzione.
“Just Another Suicide” (Raymond, Mogg) è un gustoso Rock elettroacustico, si sente la mano di Paul Raymond nel songwriting. Immacolata la solista. Le tastiere sostengono e caratterizzano il pezzo senza risultare irritanti. Il basso di Way è efficace nonostante la sua eterna semplicità. Parker rockeggia bene, Schenker e Mogg di nuovo grandissimi.
“Try Me” (Schenker, Mogg) è di difficile collocazione nel mio cuore, mi piace o l’arrangiamento melenso mi impedisce di farla mia? Piano troppo solenne e sezione d’archi che per quanto idonea in alcune parti risulta un po’ pacchiana. Assolo di chitarra melodico, forse troppo, ma comunque piacevole, assolo su cui fu costruita questa canzone da Mogg e Raymond. Quando entra la sezione ritmica la solista si fa Rock.
La canzone “Lights Out” (Schenker, Parker, Mogg, Way) sembra rifarsi agli scontri del 1976 tra i partecipanti del Notting Hill Carnival e la polizia (sempre poco tenera con immigranti e gente di colore), lo stesso evento ispirò i Clash per (il loro singolo) White Riot. Nata da un riff di Pete Way è chiaramente ispirata a Achilles Last Stand dei Led Zeppelin. Bella prova di tutta la band. Schenker semplicemente stupendo.
“Gettin’ Ready” (Schenker, Mogg) è un Rock elettro-acustico. Pesante, pungente, appagante. Il break lento riporta a galla lo space-Rock degli UFO degli esordi.
“Alone Again Or” (Bryan MacLean) è la cover del brano dei Love, bel momento del periodo hippie del Rock.
“Electric Phase” (Way, Mogg, Schenker) è un Hard Rock senza compromessi aiutato dalla slide guitar, sfumature orientaleggianti riecheggiano qua e là. Magari niente di memorabile ma assolutamente fruibile. La solista di Michel sempre ispirata.
“Love to Love” (Schenker, Mogg) … eccolo qui uno dei super classici del gruppo e al contempo deep cut, Rock elaborato, linee melodiche bellissime, testo emozionante che tratta il profondo desiderio e la devozione che l’amore può ispirare, l’ardore di sperimentare e abbracciare le complessità di quel sentimento, nonostante il potenziale di angoscia. Siamo di fronte ad un grandissimo pezzo Rock a tutto tondo.
Ricamo pianistico d’effetto, interludio Hard Rock, strofa soave, passaggi strumentali, chitarre soliste armoniose, finale con crescendo impetuoso. Una meraviglia
Misty green and blue Love to love to love you
Tre bonus track, Too Hot To Handle (Edit), Try Me (7” Version) e Alone Again Or (Acoustic Rough Studio Version) ovvero Phil Mogg e due chitarre acustiche.
Copertina a cura di Higpnosis con foto scattate all’interno della Centrale Elettrica di Battersea. In primo piano Phil Mogg, in secondo piano Michael Schenker. Il nuovo remaster è convincente.
CD 2 Live At The Roundhouse, London 2nd April 1977 – 2024 Remix – TTTT+
Il concerto presente in questa deluxe edition (il primo del Lights Out tour) è stato rimixato e questo rende la resa sonora dell’esibizione live frizzante.
UFO 1977
Nel 1977 gli UFO erano una band che non faceva prigionieri, nonostante l’approccio blues’n’booze e alcuni screzi la coesione era notevole e le esibizioni entusiasmanti. E’ sufficiente ascoltare il brano Lights Out per rendersene conto. Gettin’ Ready è più granitica e ovviamente con meno fronzoli …
Love To Love soffre un poco il suono delle tastiere, poco esaltante dal vivo. On With The Action proviene dall’album precedente (No Heavy petting del 1976) mentre il primo mega classico Doctor Doctor dal primo disco con Schenker (Phenomenon del 1974). In Try Me le tastiere che cercano di replicare gli archi mi rendono un po’ nervoso, ma d’altra parte rendere dal vivo certo brani non è semplice. Too Hot To Handle è hard rock bollente.
L’ultima parte del concerto è dedicata quasi interamente all’album Force It del 1975, Out In The Street e This Kid’s sono durissime, Shoot Shoot e Let It Roll lo sono ancor di più … che bel gruppo di rockettari che erano gli Ufo in quel periodo. Schenker scatenato.
Rock Bottom (da Phenomen 1974) contribuisce a mantenere alta la temperatura.
Di solito tendo a non sopportare i pezzi rock and roll anni 50 suonati dalle Hard Rock band (tantomeno da quelle Heavy Metal), manca quasi sempre lo swing e le finezze chitarristiche, tuttavia C’mon Everybody – benché sia in versione “centurionica” – non è malaccio, dai.
Ad ogni modo ottimo cd live questo.
Concludendo questa deluxe edition è davvero ben fatta seppur sia concepita in versione, diciamo così, economica (25 euro). La grande bellezza della musica Rock è avere nella propria discoteca album come questo.
◊ ◊ ◊
CD 1: Lights Out (2024 Remaster)
Too Hot To Handle
Just Another Suicide
Try Me
Lights Out
Gettin’ Ready
Alone Again Or
Electric Phase
Love To Love
Bonus tracks
Too Hot To Handle (Edit)
Alone Again Or (Acoustic Rough Studio Version)
Try Me (7” Version)
CD 2: Live at the Roundhouse, London, 2nd April 1977
Lights Out
Gettin’ Ready
Love To Love
On With The Action
Doctor Doctor
Try Me
Too Hot To Handle
Out In The Street
This Kid’s
Shoot Shoot
Rock Bottom
Let It Roll
C’mon Everybody
Artwork – Higpnosis
Artwork By – Hugh Gilmour
Bass – Pete Way
Drums – Andy Parker
Lead Guitar – Michael Schenker
Lead Vocals – Phil Mogg
Liner Notes – Michael Hann
Producer – Ron Nevison
Project Manager – James Batsford
Remastered By – Andy Pearce (tracce: 1.1 to 1.11), Matt Wortham (tracce: 1.1 to 1.11)
Remix – Richard Whittaker (tracce: 2.1 to 2.13)
Rhythm Guitar, Keyboards, Backing Vocals – Paul Raymond
“Non abbiamo più tempo per ascoltare musica brutta o inutile. Non invidio chi fa finta di avere ancora voglia di scoprire quotidianamente soggetti che ricoprirà di aggettivi importanti ed iperboli sprecate per cose che non andranno mai neppure vicino alla Grande Musica che abbiamo vissuto.
C’è chi crede davvero di soddisfare il proprio ego facendolo; crede di avere tempo.
Un abbraccio, Tim. Gc”