May 31/05/1948 – Sept 25/09/1980
Still the greatest.
JOHN HENRY BONHAM, WE SALUTE YOU.
Fatico ogni volta a rileggere questi numeri, i miei interventi sono spesso sopra le righe e li trovo insopportabili, ma allora ero giovane e forse è questo che non reggo. Maggio 1988 dunque, il mio amico francese CHRISTINA PERUZZA, autore della fanzine IN THE MOOD, recensisce il concerto di Londra del 17 aprile di PLANT in cui partecipò JIMMY PAGE (suonando bene) in tre pezzi, nelle News un breve accenno al concerto dei LZ per il 40esimo anniversario della Atlantic del 13 maggio (dove PAGE suonò male). Recensisco poi NOW AND ZEN e il disco dei MISSION prodotto da JONES. BILLY FLETCHER, ledhead extraordinaire from Scotland, ci parla del concerto di ROBERT PLANT alla Leicester University, STEVE JONES, altro fan britannico molto conosciuto, si lascia andare alle sue Seventies Memories, SHARON THOMAS continua il racconto del suo viaggio in Inghilterra e LORI BOSWELL ci tiene al corrente di ciò che succede a Chicago. Ancora, stralci da varie interviste a RP, una articolino sulla Abbazia di Thelema scritto da una fan siciliana, e un ode al nuovo atteggiamento di RP. Ah, quando ancora “confidavo” in Robert! La playlist dello staff non è niente male, peccato per la macchia dei REM al nono posto…sono una band che proprio mi infastidisce. In copertina una foto curiosa di JIMMY PAGE scattata a Pistoia nel luglio del 1984 dal grande LUCIANO VITI.
PDF:
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From the album “Armageddon” – A&M Records, 1975
(Usa Billboard Top 200: 151°)
Keith Relf – vocals
Martin Pugh – guitar
Bobby Caldwell – drums
Louis Cennamo – bass
KEITH RELF era naturalmente l’ex cantante degli YARDBIRDS. Segnalo inoltre le collaborazione di Bobby Caldwell tra il 1971 e il 1974 con RICK DERRINGER e JOHNNY WINTER.
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I close my eyes to worldly skies
I leave behind the day
And deep within me, I shall begin
To chase my thoughts away
As loved ones hold me to their sides
Their strength flows into me
To cast me out of sorrow’s blindness
Into eternity
I thought I heard them softly calling
The voices of the spheres
As light years flash forever falling
Away from waking fears
I reach out, try to touch the passing
Of beings bathed in light
But they just smile, their eyes not asking
To see beyond their sight
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
I thought I saw the candle-bearers
On their way to the beyond
Beckon to me from the future
To come and join the throng
I stepped upon the silver tightrope
Balancing beliefs
And wings unfurling with a new hope
I left behind my griefs
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
Ooh silver tightrope
ITALIAN/ENGLISH
Arrivo a parlare di questa deluxe edition con molto ritardo, ma la delusione ricevuta dal contenuto di scarso valore dei bonus disc, o companion come li chiama JIMMY “POIGE”, ha avuto il suo peso. Quelli del IV e di HOTH in arrivo ad ottobre poi sono al limite della comicità, ma poi ho pensato che questo passo falso di PAGE non deve comprometter il mio amore per album di un valore incalcolabile, non deve intaccare il flusso di linfa che ancora quei solchi trasmettono al mio animo.
ORIGINAL ALBUM – LZ FAN: TTTTT+
ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTTT
BONUS DISC – LZ FAN: TTT
BONUS DISC – CASUAL FAN: TT
PACKAGING: TTTTT
Disc 1: Original album (released as Atlantic 2401002 (U.K.)/SD-7201 (U.S.), 1970)
Tempo fa, dopo aver riascoltato il terzo per la milionesima volta, Picca mi scrisse:
PICCA “Led Zep III è il disco di una band che non ha più paura di niente. Avrebbero potuto ripetere la formula vincente del II ed allinearsi alle miriadi di gruppi hard and heavy che spuntavano sul globo come funghi dopo un acquazzone, ma a Jimmy & friends le cose facili non sono mai piaciute. E’ un disco imperfetto ma lì sta il suo fascino. Inoltre è un disco intellettuale, nel senso che c’è molto di più di ciò che si sente e immagino sia servito a milioni di teen-agers in balìa del Dirigibile per conoscere altra musica, fornendo coordinate fantastiche per retrocedere fino al blues del Delta o al folk britannico, flirtare con sonorità orientali, avvicinarsi a songwriters di Laurel Canyon e prendere in prestito in biblioteca libri sulla storia dei vichinghi o trattati sul folklore . Tutte cose di cui nei dischi di colleghi come Sabbath o Deep Purple non vi è traccia.”
Ecco come sintetizzare in poche righe il succo del discorso relativo a questo disco. IMMIGRANT SONG, CELEBRATION DAY e OUT IN THE TILES provvedono alla necessaria dose di piombo zeppelin ma è forse il resto a risaltare maggiormente per la sua particolarità. Con FRIENDS si intuisce già al secondo pezzo che i LZ sono di una altra pasta, chitarre acustiche in accordatura aperta e spinte che stanno tra l’oriente e il nord Africa, con SIBLY si batte il sentiero del blues, ma quello meno canonico, certo, è un blues lento in minore ma vuoi mettere la ricchezza di accordi e dell’arrangiamento? Dal vivo diventerà (tra la fine del 1972 e il 1973) un capolavoro che assurgerà definitivamente nell’empireo dell’energia cosmica nella versione di New York luglio 1973. GALLOWS POLE è un traditional vecchio di secoli, probabilmente scritto intorno al 1600 da qualche parte in Europa e giunto chissà come in Britannia. Il titolo in origine (per quanto riguarda la lingua inglese) era THE MAID FREED FROM THE GALLOWS, ma la storia contenuta nella canzone ha risuonato in parecchie parti d’Europa prima di essere cantata nella lingua dei britanni: Germania, Svezia, Finlandia, Lituania, Ungheria e persino Italia. La canzone popolare CECILIA infatti parla di una donna che si offre ad un capitano affinché non impicchi suo marito Peppino. Cecilia va a letto col capitano quindi ma la mattina si affaccia alla finestra e vede il suo uomo comunque impiccato. La prima versione ad essere registrata fu quella del bluesman Pancia di Piombo, LEADBELLY insomma, nel 1939, a cui ne seguirono altre in campo folk fino a che non giunse quella definitiva dei LZ.
TANGERINE è un quadretto acustico che proviene dai tempi di PAGE con gli YARBIRDS …
THAT’S THE WAY e BRON-Y-AUR STOMP provengono dalla vacanza che PAGE & PLANT fecero in un “piccolo e derelitto cottage” nella Snowdonia, in Galles, vacanza che permise loro di smaltire la sbornia metallica dei primi due dischi e tour e di arricchire il terzo album con parecchie suggestioni acustiche, appunto. THAT’S THE WAY in particolare è di una bellezza immacolata.
Chiude il disco HATS OFF TO (ROY) HARPER, un siparietto arrangiato da “Charles Obscure” (pseudonimo dato da Robert a Jimmy), basato su parecchi riferimenti di vecchi blues e registrato facendo il verso al sound tenebroso delle prime registrazioni dell’epopea blues.. Avessero incluso HEY HEY WHAT CAN I DO (B side del singolo IMMIGRANT SONG) invece di HOTRH il terzo album dei LZ sarebbe stato perfetto.
Disc 2: Companion audio disc (previously unreleased)
Su OUTSIDER di giugno scrissi che (dopo aver ascoltato velocemente il bonus disc negli uffici della WARNER a Milano):
“Le unreleased version sono già più interessanti, ma nella maggioranza dei casi rimangono piuttosto simili alle versioni poi pubblicate. FRIENDS è meno a fuoco, CELEBRATION DAY ha l’assolo di chitarra quasi identico. BATHROOM SOUND è una versione strumentale di OUT ON THE TILE e si distingue per il suonaccio della chitarra. GALLOWS POLE rispetto all’originale è meno ricca e meno dinamica, THAT’S THE WAY ha in sottofondo il mandolino (e forse un’altra chitarra) confuse e indecifrabili. SINCE I’VE BEEN LOVING YOU è la più pregevole, versione alternativa in senso letterale. Chitarra diversa, cantato diverso, testo diverso. Intendiamoci, niente che superi l’originale, il tutto è ancora una volta meno a fuoco, ma ascoltare un’outtake come si deve di uno dei migliori episodi di blues bianco mai incisi è pur sempre un’emozione.
In generale sono versioni che ci lasciano intuire il percorso fatto per arrivare poi alle gemme che tutti conosciamo.
JENNINGS FARM BLUES (dal nome della fattoria comprata all’epoca da Plant) è la versione elettrica e strumentale di quella che diventerà poi BRON YR AUR STOMP. Il pezzo è disponibile da tempo immemorabile su bootleg.
KEYS TO THE HIGHWAY/TROUBLE IN MIND è l’inedito vero e proprio. Dal colore e dall’atmosfera s’intuisce senza nessuna difficoltà che il pezzo proviene dalle session acustiche che hanno portato a HATS OFF TO (ROY) HARPER. Robert, con la voce effettata, biascica frasi blues su accompagnamento di chitarra acustica, alternando interventi con l’armonica. A tratti il tutto sembra un po’ scolastico. Rimane ad ogni modo un quadretto carino di Page and Plant che in studio strimpellano del country blues.”
Anche dopo ascolti più attenti condivido più o meno quanto scrissi. Aggiungo solo che THAT’S THE WAY è presentata nella sua tonalità originale, il sol, (mentre quella ufficiale fu abbassata di mezzo tono usando il meccanismo del pitch per renderla più appoggiata), e con quello che dovrebbe essere un dulcimer.
(broken) ENGLISH
Disc 1: Original album (released as Atlantic 2401002 (U.K.)/SD-7201 (U.S.), 1970)
I talk about this deluxe edition now and I’m very late, but the disappointment about the content of the bonus discs, or companion as JIMMY “POIGE” calls them, was a drag. Those of IV and HOTH arriving in October are almost comical, but then I thought that this misstep by PAGE must not jeopardize my love for albums of incalculable value, it must not affect the flow of sap those records bring to my soul.
Some time ago, after having listened to the third for the millionth time, my friend PICCA (aka the Pike boy) wrote to me this:
PICCA “Led Zep III is the album of a band that is not afraid of anything. They could repeat the winning formula of II and align the myriad groups of hard and heavy on the globe that sprouted like mushrooms after a downpour, but Jimmy & friends have never liked easy things. It’s a imperfect record but there lies its charm. Moreover, it is an intellectual album, in the sense that there is much more of what you hear and I guess it served to millions of teen-agers at the mercy of the airship to get to know other music, providing fantastic coordinate to move back up to the Delta blues or United Kingdom folk , flirting with oriental sounds, gettingclos to Laurel Canyon songwriters and borrow library books on the history of the Vikings or dealt in on folklore. All things mentioned in the records of colleagues as Sabbath or Deep Purple there is no trace. “
How to summarize in a few lines the gist on this disc. IMMIGRANT SONG, CELEBRATION DAY OUT ON THE TILES ensure the necessary dose of lead zeppelin but perhaps is the rest to stand out more for its peculiarity. With FRIENDS you realized already by the second track that LZ are made of another different stuff, acoustic guitars in open tunings and spurs that lie between the eastern and the north of Africa, with Sibly you strike the trail of the blues, but the one that is less canonical, sure ,it is a slow blues in minor but what about the wealth of chords andarrangements? In the live situation it become (between the end of 1972 and 1973), a masterpiece that will ascend definitely at the empyrean of cosmic energy in the version playet in New York in July 1973.
GALLOWS POLE is a century old traditional, probably written around 1600 somewhere in Europe and who knows how it reached the British shores. The title originally (as far as the English language) was THE MAID FREED FROM THE GALLOWS, but the story in the song resonated in several parts of Europe before being sung in the language of the Britons: Germany, Sweden, Finland, Lithuania , Hungary and even Italy. The popular song CECILIA infact talks about a woman who offers herself to a captain just to save her husband Peppino from the gallows pole. Cecilia get laid with the captain but in the morning she look at the window at the window and sees her man hanged anyway. The first version to be recorded was that of bluesman LEADBELLY in 1939, which was followed by others in the field of folk music until it reached the the ultimate version with the LZ one.
TANGERINE is a little lovely picture that comes from the time of PAGE with YARBIRDS …
THAT’S THE WAY and BRON-Y-AUR STOMP come from the holiday PAGE & PLANT took in a “small and derelict cottage” in Snowdonia, Wales, holiday that allowed them to sober up metal of the first two albums and tour and enrich the third album with acoustic fascination, in fact. THAT’S THE WAY in particular is an immaculate beauty.
HATS OFF TO (ROY) HARPER closes the album, a little backcloth arranged by “Charles Obscure” (nickname given by Robert to Jimmy), based on several references to old blues and recorded mimicking the sound of the first recordings of the epic dark blues era. Had included HEY HEY WHAT CAN I DO (B side of the single IMMIGRANT SONG) insteda of HOTRH the third album of the LZ would be just perfect.
Disc 2: Companion audio disc (previously unreleased)
On the june issue of OUTSIDER I wrote that (after a quick listen to the bonus disc in the WARNERMUSIC GROPU headquarter in Milan):
“The unreleased version are more interesting than the backing tracks of LZ II, but in most cases are quite similar to the official versions published. FRIENDS is less focused, CELEBRATION DAY has the guitar solo almost identical. BATHROOM SOUND is an instrumental version of OUT ON THE TILE . GALLOWS POLE is less rich than the original , THAT’S THE WAY in the background has the mandolin (and maybe another guitar) confusing and indecipherable. SINCE I’VE BEEN LOVING YOU is maybe the most valuable, it’s an alternate take in the literal sense. Different guitar, different vocals, different lyrics. Mind you, nothing that exceeds the original, everything is once again oit of focus, but to listen to an outtake of one of the best episodes of white blues is always a thrill.
JENNINGS FARM BLUES (from the name of the farm at the time bought by Plant) is the electric instrumental version of what will become BRON YR AUR STOMP. The piece is available on bootleg from time immemorial.
KEYS TO THE HIGHWAY / TROUBLE IN MIND is the only real inedit. From the color and atmosphere you sense without any difficulty that the piece comes from the acoustic session that led to HATS OFF TO (ROY) HARPER. Robert, his voice with effects, mumbles blues phrases over an acoustic guitar accompaniment, alternating action with the harmonica. At times the guitar parts seems a bit scholastic. It remains however a cute picture of Page and Plant in the studio strumming country blues. “
Even after more attentive listenings, more or less agree with what I wrote. I add only that THAT’S THE WAY is presented in its original key, G, (while the official was lowered to half-tone using the mechanism of the pitch to make it more leaning), and with what should be a dulcimer.
ITALIAN/ENGLISH
TITLE: Jeff Beck “Feed Beck” – Detroit may 9th 1975/Milwaukee 10th may 1975/ St. Louis may 11th 1975
LABEL: Empress Valley Supreme Discs 2014
TYPE: Soundboard
SOUND QUALITY: TTTT½
PERFORMANCE: TTTT
ARTWORK: TTT½
PACKAGING: TTT½
BAND MOOD: TTT½
COLLECTION JB FAN: TTT
COLLECTION CASUAL FAN: TTTT
Personnel: Jeff Beck (g), Wilber Bascomb (b), Bernard Purdie (ds), Max Middleton (key)
Fino al 1980 JEFF BECK è stato uno che ha flirtato spesso con la TOP 20 americana, risultati assai lusinghiere per uno che faceva un genere non certo appetibile a tutti. Nel 1975 poi toccò il vertice con BLOW BY BLOW, album tutto strumentale, arrivando alla 4° posto della BILLBOARD TOP 200. Il bootleg di cui parliamo oggi è preso da quella tournée intrapresa insieme al grande BERNARD PURDIE (vi ricordate il BERNARD PURDIE shuffle di cui abbiamo parlato anche qui sul blog? Quello a cui JOHN BONHAM si ispirò per FOOL IN THE RAIN?) e al fidato MAX MIDDLETON al piano. Io ho un debole per MIDDLETON e sentirlo insieme a JEFF BECK mi incendia sempre l’animo.
Questa della Empress Valley è la ristampa di tre soundboard presenti già tempo sul mercato e pubblicati sotto forma di bootleg più volte. Sono tre date consecutive dello stesso tour, chiaro che le performance e le scalette finiscono per essere molto simili, se non identiche e si differenziano dunque solo per piccole curiosità, come quella presente nel secondo concerto dove BECK e il batterista sbagliano ad affrontare SUPERSTITION (la velocità è folle), così BECK si ferma e ricomincia.
In tutti e tre i concerti DEFINITELY MAYBE è attaccata a FREEWAY JAM, la copertina li riporta invece come due pezzi staccati, sbagliando la numerazione delle tracce. Nel terzo CD c’è un errore in più visto che la traccia 10 è dedicata all’accordatura. Un lavoro dunque non all’altezza della EMPRESS VALLEY, nessuno che si sia preso la briga di ascoltare e controllare la indicizzazione.
Tra i miei momenti preferiti, la versione di JEFF BECK di SHE’S A WOMAN dei BEATLES …
FILE AUDIO: SHE’S A WOMAN (St.Louis may 11th 1975)
una spiritata SUPERSTITION …
FILE AUDIO: SUPERSTITION (St.Louis may 11th 1975)
la classicissima ‘CAUSE WE’VE ENDED AS LOVERS…
FILE AUDIO: ‘CAUSE WE’VE ENDED AS LOVERS (St.Louis may 11th 1975)
e la versione strumentale di GOT THE FEELING (cavallo di battaglia del JEFF BECK GROUP 2) uno dei pezzi che preferisco di questo tour …
FILE AUDIO: GOT THE FEELING (St.Louis may 11th 1975)
Un buon bootleg dunque che fa bene al causal fan.
(Broken) ENGLISH
Until 1980 JEFF BECK has been one that has often flirted with the Top 20 American chart and it’s a very flattering thing for someone who was doing a kind of music certainly not that easy. In 1975, then he touched the summit with BLOW BY BLOW,an all instrumental album, reaching the 4th position of the BILLBOARD TOP 200chart. The bootleg we’re talking about today is taken from that tour undertaken together with the great Bernard Purdie (remember the Bernard Purdie shuffle we’ve talked about here on the blog? He inspired JOHN BONHAM for FOOL iN tHE RAIN) and the trusted MAX MIDDLETON . I have a soft spot for MIDDLETON and when he is with JEFF BECK they always set my sould on fire.
FEED BECK is a Empress Valley reissue of three soundboards already on the market and published in the form of bootleg several times. They are three dates in a row of the same tour, it’s clear that the performances and the set lists end up being very similar, if not identical and differ therefore only with small curiosities, such as the one in the second concert where BECK and the drummer attack SUPERSTITION with the wong (insane) speed so BECK stops and starts again.
In all the three concerts DEFINITELY MAYBE is attached to FREEWAY JAM, the cover has them instead as two separate songs , so the track numbers in not correct. In the third CD there is another mistake: track 10 is dedicated to the tuning and not to a song, so the set list is a mess . This work therefore is not up to the EMPRESS VALLEY, no one who has taken the trouble to listen and control the indexing.
Among my favorite moments, the JEFF BECK version of BEATLES SHE’S A WOMAN …
AUDIO FILE: SHE’S A WOMAN (St.Louis may 11th 1975)
a spirited SUPERSTITION …
AUDIO FILE: SUPERSTITION (St.Louis may 11th 1975)
the most classic ‘CAUSE WE’VE ENDED AS LOVERS …
AUDIO FILE: ‘CAUSE WE’VE ENDED AS LOVERS (St.Louis may 11th 1975)
and the instrumental version of GOT THE FEELING (from the JEFF BECK GROUP 2) one of my favorite piece of this tour …
AUDIO FILE: GOT THE FEELING (St.Louis may 11th 1975)
A nice bootleg then, good for the causal fan.
Tour americano del 1977, la first leg dal 3 al 30 aprile, la second dal 18 maggio al 27 giugno, la terza prevista dal 17 luglio fino ad agosto ma interrotta dopo la quarta data a causa della morte improvvisa di KARAC, figlio di Plant. Ad ogni modo tra la seconda e la terza parte il gruppo si prende circa tre settimane di vacanza, il tour è un successo stratosferico ovunque, ma Page è chitarristicamente fuori controllo, l’atmosfera sulla e nella band è pesante e carica di violenza e la pressione ormai insostenibile. Invece di ripresentarsi riposato, in forma e con lo spirito migliorato il gruppo sale sul palco del SEATTLE Kingdome con l’animo fiacco e sfilacciato producendosi in una esibizione non certo memorabile. Naturalmente della data esiste da sempre la registrazione soundboard audio e il video pro shot! Non un gran concerto dunque, ma vista l’ esistenza del filmato è un must per i fan dei LZ.
Qualche settimana fa è comparso su youtube il clip di STAIRWAY TO HEAVEN in sincrono con un audio preso da più fonti, il risultato non è niente male, e se non altro è un modo per rendersi conto di come doveva essere vedere i LZ nel 1977. Grazie a Randy Butternubs, dunque.
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American tour of 1977, the first leg from April 3 to 30, the second leg from 18 May to 27 June, the third leg scheduled from July 17 until August but stopped after the fourth date because of the sudden death of the son of Plant, KARAC. Anyway, between the second and the third legs the group took about three weeks of vacation, the tour was a stratospheric success everywhere, but Page is out of control guitarwise, and the atmosphere in the band is heavy and full of violence and the pressure is untenable. Instead of recur rested, fit and improved in the spirit, the group went onstaat SEATTLE Kingdome with the soul weak and frayed, producing a performance certainly not memorable. Of course there’s full soundboard audio and pro shot video! Not a great show then, but given the ‘existence of the footage is a must for the fans of the LZ.
A few weeks ago clip of STAIRWAY TO HEAVEN appeared on the youtube, in sync with audio taken from multiple sources, the result is not bad at all, and if nothing else it is a way to realize what it was like to see the LZ in 1977. Many thanks to Randy Butternubs, then.
Basse pressioni di settembre nel mio animo blues, cerco di aggirarle con piccoli stratagemmi e con i consueti “impicci”(©Polbi).
Martedì sera torno a casa, la groupie sta per mettersi ai fornelli, le dico di cambiarsi perché voglio portarla fuori, al BUONTEMPONE, uno dei miei ristoranti preferiti di Regium. Non siamo nemmeno andati in ferie, una cena come si deve ce la meritiamo, e vaffanculo alla crisi. La groupie si dà al pesce, io ai tortelloni di zucca e un filetto di manzo irlandese che è una poesia per il palato. Sì, lo so, bisognerebbe essere politically correct e scrivere che avrei voluto mangiato verdure, ma questo è un blog schietto e sincero a cui la carne piace e pazienza.. Il buontempone è pieno, aspettiamo 40 minuti prima di sederci, ma ne vale la pena, ottimo cibo, gentilezza e cortesia. E’ così che si fa.
Mercoledì mattina in giro per Mutina, prima dal commercialista, poi al policlinico per una prenotazione per Brian, poi da un secondo commercialista. Come sempre mentre mi avvio verso quest’ultimo do uno sguardo all’edificio alla mia destra chiuso da un grande cancello, la STAZIONE SPERIMENTALE AGRICOLA, testimone di un passato ricco e illuminato della mia città. Guardarla lì in totale abbandono, chiusa ormai da 8 otto anni, ferisce l’animo. Mia bella Emilia, dove sei finita, ritorna che qui abbiamo tanto bisogno di te.
Finisco prima del previsto, Brian è al momento con Monica, una bravissima badante peruviana che sostituisce per 10 giorni la signora che ci dà una mano. Quasi quasi mi fermo a mangiare qualcosa prima di andare da lui. Non ho voglia di farmi un panino da Chen il cinese, così mi fermo nel primo ristorante che trovo in zona. Ristorante pizzeria Il Puffo. Sono il primo avventore, ordino una margherita e una birra piccola. Mentre aspetto penso a RICK DERRINGER e alla JAMES GANG, due nomi che ascolto spesso in questo periodo. Mi perdo poi in riflessioni esistenziali. Il cielo è nuvoloso, l’estate sembra aver evitato l’Emilia quest’anno. Sento che inizio a sprofondare nel blues. Chiamo la groupie, faccio un po’ il nessi con la speranza di risollevarmi; non fa in tempo a dirmi“Ciao” che io esordisco con “C’è l’avtunno!” (con la vu), lo faccio con un accento emiliano un po’ sciocco. La groupie ride di gusto.
Appoggio il cellulino sul tavolo. Leggo quello che c’è scritto nel pannello vicino a me, sintassi spicciola; mi soffermo su quei due puntini di sospensione dopo la virgola, mah!
Torno ai miei pensieri pieni di blues. Arrivano altri avventori: idraulici, ragionieri, muratori. Incrocio più volte lo sguardo con la ragazza negra che fa le pulizie. Di fianco a me vengono a sedersi quattro veneti, accento stretto e corporatura che è almeno il doppio di quella dello smilzo di Nonantola. Perdo il filo del blues…mi alzo, pago, e vado da Brian.
Mentre più tardi torno in ufficio mi ascolto il RICK DERRINGER di TEND THE FIRE …
e MIAMI della JAMES GANG con TOMMY BOLIN. Non ricordavo che HOLY MAN dei DEEP PURPLE dovesse così tanto a HEAD ABOVE THE WATER …
Giovedì sera, prime prove dei THE EQUINOX, ovvero 4/5 della CATTIVA COMPAGNIA che si dedicano ai LZ. Nel 2007 avevamo interrotto il tributo, ma Saura, Lele e Pol son tornati alla carica e mi hanno convinto, beh più o meno. Io non amo le tribute band, ma (cercare di) suonare i LED ZEPPELIN mi mette in circolo linfa vitale. Puoi esserti preparato sufficientemente bene a casa, ma suonare certi pezzi in gruppo in saletta è tutta un’altra cosa. Alcuni brani non vengono male, altri hanno bisogno di prendere la forma definitiva. Quando la Les Paul romba e sputa piombo zeppelin tipo THE SONG REMAINS THE SAME (il brano) però ti senti proprio bene.
Venerdì Jaypee, ovvero the one and only JOHN PAUL CAPPI; è a Stonecity per lavoro. Mi chiama e mi offre il pranzo. E’ carino Jaypee. Andiamo al Negresco. E’ sempre piacevole e divertente il confronto con Mr Cappi, solo lui poi mi sta a sentire interessato mentre tesso le lodi della JAMES GANG di Dominic Troiano.
Sabato sera SINODO con quel che resta degli Illuminati Del Blues alla Festa Dell’Unità di Regium Lepidi. Consegno ai tre superstiti l’ultimo episodio de Gli Albi Di Tim Tirelli, EASY PROG Italian Version; mi sa che i sinodi finiscano qui. Sono solito difendere la festa dell’Unità ma c’è aria di smobilitazione, soprattutto culturale. Quella di Regium è sempre più povera e dedicata al commercio tout court, in massima parte cianfrusaglie. Un banchetto che vende LP e cd usati di una tristezza unica, il solito camperone col tipo che intorta i passanti convincendoli a sfidare la fortuna e a vincere premi di bassa qualità, la libreria piuttosto sciatta, il solito spiazzo dedicato a quella calamità che è la musica latino-america farlocca, spazio piuttosto frequentato dove la gente balla – seguendo chi dirige – al ritmo di un un obbrobio sonoro. Nessuno che intervenga? Nessuno a cui venga in mente di fare ballare al gente con la musica latino america autentica? Con il son di Cuba? Con Cd di musica vera e non quelle schifezze? Bel modo di “tirar su” le nuove generazioni.
Alla festa dell’Unità di Modena va un po’ meglio: molta gente, code di 30 metri davanti ai ristoranti, gigantografia di Berlinguer all’ingresso, libreria bella e fornita e frequentatissima. Ma anche qui sempre meno attenzione alla qualità della cultura, dei dibattiti, della musica. L’arena del lago è piena, suonano gli STADIO, io voglio bene a Gaetanone Curreri ma è musica piuttosto innocua, pochi sussulti, poche palpitazioni.
Possibile che il PD di Mutina non riesca a proporre qualcosa di, seppur “leggero”, più sostanzioso? Gruppi musicali che siano vivi, dibattiti politici vivaci, magari un dibattito sulla letteratura, sulla musica, uno stand come si deve dove si vendono LP, CD, DVD, Blu Ray, un’altro per i fumetti, uno dove si proietta un film, etc etc…non sono cose impossibili da attuare, da finanziare…non sto mica dicendo di chiamare i Pink Floyd! Perchè l’Emilia si sta spegnendo? Capisco che vent’anni di cavaliere nero abbiano spazzato via l’idea stessa di cultura, ma l’Emilia, gli emiliani e una grande parte di italiani ce l’hanno ancora dentro di loro, bisogna tirarla fuori, bisogna che la gente si riabitui al bello, in ogni campo.
Sconsolato cerco di fare la mia parte, ceno in un ristorante, evito gli stand del commercio più insulso, lascio qualche decina di euro nella libreria, mi fermo nel negozietto “politico”. Simpatica la maglietta con la scritta “Partigiano Reggiano”.
Nei campi intorno alla domus saurea hanno arato la terra, che ora riposerà sino al prossimo raccolto.
Deve anche essere atterrato un ufo in cortile, la mia invocazione par aver funzionato …
... portami via
voglio una stella che sia tutta mia
… vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare
La groupie è sempre più persa per WAKEMAN e gli YES, alla deriva su di una zattera in balia degli oceani topografici. Cerco di scuoterla, le regalo una maglietta legata in qualche modo ad un suo vecchio amore, i QUEEN, apre il pacchetto, ride, e canta a voce alta:
Flash a-ah Savior of the Universe Flash a-ah He'll save every one of us
e poi fa la mossetta …
Il blog torna a dare segnali di gran vitalità, sarà anche un caso, un fuoco di paglia, ma in questi ultimi giorni siamo vicini alle 600 visite quotidiane, risultato davvero ragguardevole; questa la top ten relativa alle visite divise per nazione:
| Nazione | Visualizzazioni |
|---|---|
| 1.999 | |
| 314 | |
| 96 | |
| 67 | |
| 67 | |
| 60 | |
| 28 | |
| 27 | |
| 26 | |
| 24 |
Settembre è il mese più impegnativo dal punto di vista lavorativo, non bastava la gestione di Brian e la convalescenza di Dante, si è aggiunta anche la operazione della groupie al menisco. Partenza all’alba, arrivo a Sub Zara, disbrigo pratiche per accettazione in Day Surgery, attesa, operazione, attesa, ritorno nel posto in riva al mondo. Dodici ore in un ospedale sono parecchie, passeggio, leggo, tableteggio, assisto la groupie, mangio qualcosa, mi annoio, penso. Leggo cartelli astrusi; ma come è possibile usare linguaggi al limite della comprensione? Invece di scrivere “prego disinfettarsi le mani con l’apposito gel – come da direttiva sanitaria nazionale”, scrivono: “Frizione alcolica delle mani” e “… antisepsi delle mani in ambito sanitario“, ma dio canta, siiv nurmèl? E’ già la terza volta che frequentiamo questo ospedale, odio criticare questo tipo di strutture, ma aveva ragione la Lucy (groupie’s mother) quando, ricoverata anch’essa per un’operazione al ginocchio, per fare la moderna disse, sbandando un po’ sulla sintassi, “questo è un ospedale del mio cazzo!”.
L’approccio delle infermiere è un po’ troppo casuale, sembra che non sappiamo mai cosa fare. Al momento dell’accettazione di 10 persone da alloggiare per il Day Surgery, vanno in banana e impiegano due ore a fare quello che si sarebbe potuto fare in mezz’ora. Rimpiango il servizio sanitario emiliano mentre dileggio quello lombardo, ma poco lontano sento due donne meridionali apprezzare l’ospedale in cui siamo e parlar male di quello di Regium (“sono scortesi e maleducati”). Forse dipende anche da come vi ponete, bellezze!
Mentre vado e vengo da e per il posto in riva al mondo mi fermo a contemplare le basse pressioni settembrine, con strisce di nebbia sulle prime colline …
E’ comunque iniziata la vendemmia, questo già dal cinque di settembre, malgrado un’estate non ordinaria e dunque poco sole. Ricordo distintamente che tutti (!) gli anni passati a vendemmiare dal nonno, anni sessanta e settanta, non si iniziava prima del venti. Mi confronto sulla cosa con la Lucy, madre della goupie, memoria storica della campagna reggiana, anch’ella conferma la cosa. Le nuove tecnologie consentono di “tirar su” uva ancora non del tutta matura? Anche le vigne stanno cambiando? Mistero. C’è un agronomo tra i lettori del blog che possa intervenerire sull’argomento?
L’occasione è buona per riascoltare uno dei miei pezzi (e album) preferiti dei GENESIS …
La groupie dunque ha la gamba ramata, cammina con le stampelle, è una wonder woman (due ore dopo l’intervento era l’unica ad essere già in piedi giù dal letto), ma per questi trenta giorni sarà comunque menomata. Ciò significa che molte cose devo farle tutte io. Da una parte è un piacere, ricambiare almeno in parte tutto quello che di solito fa lei, dall’altra it makes my life ancora più a drag. L’altra mattina, non era ancora l’alba, sento che si alza, tud tud tud, cammina un po’ come il capitano Achab, poi sento Palmiro partire al galoppo dalla camera verso la cucina, quindi un frastuono assordante. Mi alzo di colpo, temo che la groupie sia caduta, ma no, semplicemente una marachella di PALMIR THE DESTROYER. Il simpatico gatto nero da qualche giorno ha una nuova mania: prende la rincorsa, salta sulla tavola e si diverte a scivolare su di essa. Peccato che in questa mattina di buon ora, sono le 5,40, sulla tavola ci fosse una bottiglia di lambrusco. Risultato: pavimento cosparso di cocci di vetro e vino, mobiletti e muro macchiati, io che in boxer e maglietta degli WHITESNAKE smadonno mentre pulisco, scopo, lavo, do il folletto.
Vita blues.
TITLE: Led Zeppelin “Texas Hurricane” Fort Worth 22 may 1977
LABEL: Empress Valley Supreme Discs – 2014
TYPE: Soundboard 3cd + Audience 3cd
SOUND QUALITY: TTTT½
PERFORMANCE: TTT½
ARTWORK: TTTT
PACKAGING: TTTT½
BAND MOOD: TTT
COLLECTION ZEP FAN: TTTTT
COLLECTION CASUAL FAN: TT½
Ascoltare un bootleg dei LZ del tour del 1977 è un po’ come guardare una bella foto sgranata, cogli il fatto che il fotografo ha fatto un buon lavoro, che lo scatto ha un suo senso, che il soggetto è molto interessante ma i contorni poco definiti disturbano. Nel caso dei LZ i contorni poco definiti sono dati immancabilmente dalla chitarra di PAGE. Lo abbiamo scritto tantissime volte, il PAGE dei latter days dei LZ non è certo granché, prigioniero dell’edonismo, dell’eroina e di un delirio di onnipotenza, smise di essere interessato all’essere un grandissimo chitarrista Rock, quello che almeno fino al 1973 era stato.
Questa volta non sono partito diligentemente dall’inizio ma sono passato direttamente ai tre pezzi che reputo – in quel contesto – più interessanti: SIBLY, TYG e IT’LL BE ME di Jerry Lee Lewis. Caso strano che siano davvero fra gli episodi migliori del concerto, insieme a GTC. Come era solito fare dal 1977 in poi, PAGE in SIBLY incorpora fraseggi presi da TEA FOR ONE. Prova non perfetta ma di sicuro dignitosa …
FILE AUDIO: LZ FORT WORTH 1977 SIBLY:
TEN YEARS GONE è la mia canzone preferita, essendo stata proposta dal vivo solo nel 1977 e nel 1979, anni bui per l’appunto per PAGE, è un po’ frustrante non averne una versione live suonata come si deve; questa di Fort Worth però non è male e si fa ascoltare volentieri. PAGE con la Telecaster con lo Stringbender e un po’ effettata, Jones alla chitarra acustica e contemporaneamente alla pedaliera basso. Curioso però come le note che sa tirare fuori PAGE a volte sopperiscano alle lacune tecniche e me lo facciano preferire a qualsiasi altro chitarrista tecnicamente più preparato.
FILE AUDIO: LZ FORT WORTH 1977 TYG:
IT’LL BE ME è il bis un po’ improvvisato con il mio adorato MICK RALPHS della BAD COMPANY alla chitarra. Versione un pelo sgangherata ma gustosa.
FILE AUDIO: LZ FORT WORTH 1977 IT’LL BE ME:
Inizio del concerto è discreto, in TSRTS PAGE è al limite, pasticcia nell’intro di THE ROVER (link di collegamento tra i due pezzi) e si riprende in SICK AGAIN. L’introduzione di NOBODY’S FAULT BUT MINE sembra suonato da uno che ha imparato a suonare l chitarra da poco, ma il resto del pezzo (assolo escluso) è convincente,
Dopo solo 27 secondi di IMTOD al momento dell’entrata di JONES e BONHAM la chitarra di PAGE si spegne (forse il jack strappato involontariamente dalla figa della chitarra), inoltre al minuto 10:00 BONHAM accenna ad una battuta funky tipo THE CRUNGE, lui e PAGE perdono il groove e, pur andando a tempo, per 40 secondi buoni improvvisano cercando di rientrare.
NO QUARTER ha il primo cantato tagliato e nella parte dedicata all’assolo di JONES compare una versione un po’ sbilenca di NUTROCKER con l’arrangiamento alla ELP. Mi chiedo cosa c’entrasse con l’atmosfera piena di mistero e oscurità del pezzo; stesso discorso per la sezione boogie che suonavano di solito prima dell’assolo di PAGE.
Il set acustico contiene una buona versione di GTC, cantata molto bene da PLANT.
Parecchie teste di piombo asseriscono che la ACHILLES LAST STAND di questo concerto sia tra le migliori del tour, se non addirittura la migliore in assoluto. Non credo sia vero, occorrerebbe perlomeno avere i soundboard dei sei concerti fatti a LOS ANGELES di lì a qualche settimana. Questa non mi sembra poi così buona; l’intro è suonata con la chitarra scordata che poi magicamente sembra intonata per tutto il resto del pezzo. PAGE deve avergli dato una sistemata al volo.
Gli assoli di STAIRWAY e ROCK AND ROLL sono disgiunti.
A me il suono di chitarra che PAGE aveva nel tour 1977 non è mai piaciuto, anche questo concerto conferma la cosa, basta ascoltare l’intro di WHOLE LOTTA LOVE e chiedersi dove avesse la testa, è una suonaccio con una brutta distorsione, sgranato appunto, ma forse occorre ricordarsi ce a quel punto PAGE lo aveva perso nelle mani.
Tipico concerto dei LZ del 1977 dunque, meno peggio di altri. Se sei una testa di piombo lo devi comunque avere, altrimenti puoi farne a meno.
Chiaro che per ritornare in sintonia con i LZ dopo aver ascoltato per intero un paio di volte un concerto del 1977, devi appoggiarti al periodo d’oro, nel mio caso, questa volta, TOKYO 02/10/1972…
Listening to a bootleg of the LZ tour of 1977 is a bit ‘like looking at a beautiful grainy picture, you guess the fact that the photographer did a good job, that the shot has a meaning, that the subject is very interesting but the contours little defined disturb. In the case of LZ boundaries are poorly defined courtesy of the guitar of JIMMY PAGE. We have written it many times, the PAGE of the latter days of the LZ is not much, prisoner of hedonism, drugs and a bit of delirium of omnipotence, ceased to be interested in being a great rock guitarist, that at least until 1973 he had been.
This time I did not start from the beginning diligently but I went directly to the three pieces that I think – in that context – are the most interesting: SIBLY, TYG and IT’LL BE ME by Jerry Lee Lewis. Surprisingly they are really among the best episodes of the concert, along with GTC. As he had done since 1977, PAGE in SIBLY incorporates phrases taken from TEA FOR ONE. Not a perfect take but decent at least.
TEN YEARS GONE is my favorite song, it’s been in the live set only in 1977 and in 1979, the dark ages precisely for PAGE, is a bit ‘frustrating not to have a live version played as it should be; in Fort Worth, however, this is not bad and you listen to it with pleasure. PAGE with the effected Telecaster with the Stringbender, Jones on acoustic guitar and bass pedals at the same time. Anyway when you hear PAGE hit those notes you understand one more time why you prefer him rather than other technically more prepared guitar players.
IT’LL BE ME is somewhat ‘improvised with my beloved MICK RALPHS of BAD COMPANY on guitar too. Ramshackle version but tasty.
Beginning of the concert is discrete, in TSRTS PAGE is the “at the limit”, hemessed up the intro of THE ROVER (link of connection between the first two pieces) and resumes in SICK AGAIN. The introduction of NOBODY’S FAULT BUT MINE seems played by one who has learned to play the guitar only recently, the rest of the piece (but the solo) is anyway convincing,
After only 27 seconds of IMTOD, when JONES and BONHAM come in, PAGE’s guitar turns off (perhaps unintentionally), then at 10:00 JOHN BONHAM goes funky a la THE CRUNGE, and PAGE loses the groove and, while going on time, for 40 seconds you have a weird improvisation on the open G tuning.
NO QUARTER has the first verse cut and in the part dedicated to the JONES’s solo there is a version of a NUTROCKER with the usual ELP arrangement. I wonder what it had to do with the atmosphere full of mystery and darkness of the piece; same goes for the boogie section that they played in many other dates before the JPP solo.
The acoustic set contains a good version of GTC, sung very well by PLANT.
Several ledheads state that the ACHILLES LAST STAND of this concert is one of the best on the tour, if not the absolute best. I do not think it is true. This one does not seem so good; the intro is played with the guitar out of tune which then magically appears in tune for the rest of the piece. PAGE must have it arranged on the fly.
STAIRWAY and ROCK AND ROLL solos are disjointed.
I had never liked the guitar sound of the 1977 tour, this concert confirms it, just listen to the intro to Whole Lotta Love and wonder where his head was, it is a big bad sound with a bad sprain, but perhaps we must remember at that point PAGE lost the sound in his hands first.
Typical concert of the 1977 LZ therefore, less worse than others. If you are a ledhead get it, otherwise you can pass over it.
Sure that to return in tune with LZ after listening to a whole concert of 1977 a couple of times, you have to lean to the golden age, in my case, this time, TOKYO 10.02.1972 …
Gianni l’ho conosciuto sul finire degli anni ottanta, entrambi avevamo appena iniziato a collaborare con METAL SHOCK, rivista che vantava nomi illustri (GIANCARLO TROMBETTI caporedattore e BEPPE RIVA collaboratore guest star). e quindi FLASH. Andammo ad un paio di riunioni di redazione, una della quali a casa di KLAUS BYRON in Toscana. Quel paio di viaggi li passammo a parlare naturalmente di musica e di vita; scoprii che avevamo affinità elettive importantissime (musica, appunto, visione delle cose, calcio). Cominciammo a tenerci in contatto costante. soprattutto telefonico, sebbene non abitando troppo distante avremmo potuto frequentarci maggiormente. Un volta venne a Ninetyland a trovarmi, una volta ci trovammo ad un concerto dei Y&T, e via dicendo.
Gianni è uno dei giornalisti musicali più prolifici che ci siano in Italia, è instancabile e inarrestabile … stimo molto questa sua assoluta vitalità. I nostri punti di vista sul Rock ogni tanto hanno seguito percorsi diversi, ancora oggi a volte ci battibecchiamo affettuosamente, ma fa parte del nostro essere e delle nostre palpitanti anime Rock.
Ho sempre seguito le sue cose, lui le mie. Ha sempre avuto, bontà sua, un posto nel suo cuore per le canzoni della CATTIVA COMPAGNIA, sin dall’inizio. Gli mandavo i nostri demotape e lui commentava (quasi sempre molto favorevolmente). Per un mezzo musicista e songwriter che non si è mai realizzato quale sono, queste sono cose che non si scordano. Ho cercato dunque di non scadere nel romanticume, nel caso lo avessi fatto I beg you pardon.
Per evitare di scordarmi capitoli importanti della sua lunga e ricca carriera, ho preso pari pari la descrizione dalla sua pagina facebook che trovate qui sotto. Uomini e donne di blues, please welcome, from Verona, Mr Gianni Della Cioppa:
Dopo una lunga esperienza come musicista (79-89), entro nel mondo del giornalismo musicale nel 1989, come collaboratore delle riviste Metal Shock, Flash e Tuttifrutti. Nel 1991 per la milanese Kaos Edizioni esce il mio primo libro “HARD ROCK/HEAVY METAL 133 TOP ALBUM”, favorevolmente accolto dalla critica e dai lettori, libro che in pochi mesi esaurisce la prima tiratura di 2500 copie. Sempre nel 1991, ho contribuito all’enciclopedia a fascicoli, destinata alle edicole, della De Agostini “IL GRANDE ROCK”. Nel 1994 presento e conduco, presso l’Accademia di Musica Moderna “IL ROCK È ARTE”, otto incontri attraverso i quali viene visitata la storia del rock, dagli albori del blues alle ultime tendenze. È un’idea innovativa che negli anni a venire, verrà copiata un po’ ovunque in Italia. Dal 1996 sono uno dei fondatori della rivista musicale Psycho!, con cui collaboro fino alla chiusura, con il n. 83 nell’aprile 2005.
Sempre nel 1996 fondo la rivista Andromeda che dirigo per dodici numeri, raccogliendo notevoli consensi per la lo spirito retrospettivo e critico che la anima. Dal 1998 collaboro con il prestigioso settimanale (da gennaio 2005 è un mensile) di musica, cinema e libri Il Mucchio Selvaggio. Dal 1999 dirigo l’etichetta discografica Andromeda Relix, il cui scopo è quello di ristampare dischi dimenticati e dare visibilità ai gruppi nuovi che mantengono intatto lo spirito tradizionale del rock. Nel 2000 contribuisco con numerose schede, al terzo volume dell’ “Enciclopedia della Musica Rock” della Giunti e nel 2002 al volume unico “LA STORIA DEL ROCK”, pubblicato dalla stessa casa editrice. Dal marzo 2003 sono uno dei redattori della rivista Classix!, un bimestrale di critica e storia del rock. Nello stesso anno collaboro con varie schede alla stesura del libro “100 DISCHI IDEALI HR E HM” della Editori Riuniti. Nel 2004 sono nello staff che ha scritto il volume di oltre 1300 pagine “24.000 DISCHI”, enciclopedia del Rock curata dalla Baldini & Castoldi, pubblicato alla fine dell’anno.
Nel 2005 per l’Andromeda Relix Edizioni, pubblico il libro “ITALIAN METAL LEGION” (la seconda edizione aggiornata e revisionata è uscita nel luglio 2009 per la QuiEdit). Nell’aprile 2005 parte il suo progetto “LA STORIA DEL ROCK”, quattro incontri, dove con l’aiuto di filmati, ascolti e testimonianze, racconto i momenti significativi di 50 anni di musica rock. I primi a recepire questa idea sono i responsabili della Biblioteca Comunale di San Martino Buon Albergo (VR) e l’Università Della Comunicazione di Brescia. Progetto poi esportato a Mantova, Modena e in varie città del nord Italia. Nel 2006 mi dedico anche all’aggiornamento dell’enciclopedia rock “24.000 DISCHI”. Nel 2010 aggiorna il volume “HM, I MODERNI” ed elabora il nuovo “HM- I CONTEMPORANEI”, entrambi in uscita per Giunti Editore. L’autunno 2011 mi vede protagonista di due importanti pubblicazioni, sempre per Giunti esce “HM – IL GRANDE LIBRO DELL’HEAVY METAL”, un volume che in 240 pagine racconta con schede, recensioni e discografie ed una ricca parte fotografica, la storia di questa musica. Per Crac Edizioni invece firma “STEVE SYLVESTER,
IL NEGROMANTE DEL ROCK”, la storia dei primi anni dei Death SS e del loro carismatico leader. Un’autentica discesa all’inferno. Nel dicembre del 2012 esce “VA PENSIERO, 30 ANNI DI ROCK E METAL IN ITALIANO”, con la prefazione di Omar Pedrini. Nel luglio del 2013 debutta, con l’adattamento di Giorgio Penazzi, Roberto Brangian e Roberto Alloro, lo spettacolo teatrale “Se avessi 1000 euro al mese”, liberamente tratto dal mio libro “Il Punto G.D.”.
Sono inoltre ospite e consulente per programmi radiofonici e televisivi in tutta Italia. Da alcuni anni porto avanti una serie di incontri, in scuole, università, circoli culturali e biblioteche, di tutto il Nord Italia, per informare e documentare i percorsi della storia del rock e del business musicale per trasmettere ai giovani e meno giovani, la mia esperienza quasi trentennale…
ALL FOR THE LOVE OF R’N’R!!
Gianni, veniamo subito al punto, in Italia si può vivere di Rock?
Può farcela qualche vecchio santone (musicista, produttore, giornalista), per i più giovani è impossibile. Puoi stare a galla per un certo periodo, poi dovrai sempre fare i conti con la vita. Magari qualche musicista si adatta con uno studio di registrazione o come turnista nel pop e dintorni, ma sono quasi sempre ingaggi a tempo. Temo che la musica rock in Italia sarà sempre una questione di passione e dopolavoro, o si “sfonda” all’estero come Lacuna Coil e Rhapsody, che comunque immagino che non si sono garantiti la pensione.
Come commenteresti dunque lo stato del Rock in Italia?
Credo che la qualità, indipendentemente dai gusti, non manchi. Poi come tutto, ci sono cose buone, originali, meno buone, fatte senza cuore e così via. Ma credo che principalmente manchi un pubblico curioso e quindi per risponderti il rock in Italia è messo molto male, perché quando manca il pubblico, manca la base. Lo si capisce ai concerti dove le facce sono sempre le stesse da venti anni, manca il ricambio generazionale. I più giovani seguono qualche nome nuovo per moda più che per reale passione.
Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire.
Led Zeppelin, King’s X, Journey, i primi Iron Maiden e direi Yes. É una valutazione che tiene conto anche della continuità della carriera, quindi non parliamo di magnifici perdenti da uno o due dischi. Ma escludere Uriah Heep, Bad Company, Beatles e tanti altri è una follia.
Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?
Guarda Tim, questo è un bel giochino, ma è fuori dalla mia visione. Lo sappiamo benissimo che alcuni artisti sono stati fondamentali nella crescita di tutti noi, ma è troppo semplicistico citare Led Zeppelin, Jimi Hendrix e Genesis (ma ci si dimentica sempre di Motorhead, The Clash, Ramones, Joy Division, gruppi epocali), io invece vorrei spendere due parole per chi è arrivato dopo il 1986, che per me è una sorta di confine tra ieri ed oggi, penso a Bathory, Queensryche, King’s X, The Gathering, Dream Theater, Living Colour, Jane’s Addiction, Faith No More, Nirvana, Kyuss, Type O Negative, Devin Townsend, My Bloody Valentine, Radiohead, Muse, Neurosis, Sigur Ros, Mono, band che hanno veramente spostato il confine del rock più in avanti, offrendo nuovi punti di vista, nuove prospettive, che poi in molti hanno (ri)elaborato, dando vita a nuovi movimenti, energie fresche, che circolano ancora oggi. Ti sembrerà strano, ma esiste ancora un rock d’avanguardia, che io non posso dire di conoscere, ma c’è, solo che è confinato nell’underground dell’underground.
Film: i tuoi 5 preferiti
Premetto che risponderti è una follia, perché io amo quasi più il cinema della musica e mi faccio fregare anche da semplici commedie e pellicole super tecnologiche. Comunque direi quasi tutto di Alfred Hitchcock, Federico Fellini, David Cronenberg, Stanley Kubrick, David Lynch, “Profondo Rosso” ed altro di Dario Argento, adoro Charlie Chaplin e il suo “Il monello” è qualcosa di inestimabile, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg mi ha cambiato la vita e direi che la trasposizione de “Il Signore degli anelli” di Peter Jackson, ha lasciato il segno. Mi piace il cinema di ogni genere, dall’horror alla commedia, ai fantasy, ma film come “Magnolia”, “Collateral”, “La leggenda del pianista sull’oceano”, “Amore Perros”, li apprezzo quasi di più, perché hanno sconvolto non il ragazzino ingenuo, ma l’adulto esperto e smaliziato. La serie TV “Lost”, vista con imperdonabile ritardo per una sorta di snobismo, mi ha regalato emozioni ad un passo dallo svenimento. Si decisamente amo più il cinema della musica.
Fumetti: i tuoi 5 preferiti
Ho amato alla follia Zagor, L’Uomo ragno, Dylan Dog, poi la storia breve Gilgamesh (qui siamo a livelli di letteratura alta), ma oggi come oggi direi solo Dago.
I più grandi in assoluto. La band perfetta, con un’alchimia irripetibile, grandi musicisti, ma che solo insieme hanno raggiunto la divinità. Hanno suonato tutto ciò che era stato detto e molto di ciò che sarebbe venuto dopo nel rock e non solo. Li ho difesi anche quando, negli anni ’80, erano considerati paccottiglia per nostalgici. E tu lo sai più di me direi.
Un libro che hai divorato.
Tanti, ma in particolare ricordo “It” di Stephen King, ed è un bel malloppo.
Gli scrittori che segui con più passione?
Charles Bukowsky, Stephen King, Nick Hornby, mentre di molti narratori classici, ho letto qualche capolavoro riconosciuto, ma quasi mai l’intera produzione.
Conosco bene le tue pulsioni per il calcio, in questi tempi in cui l’ambiente calcio ci lascia spesso schifati, vorresti spendere una pensiero sulla bellezza, sulla leggiadria, sul senso di appartenenza che questo sport riesce a regalarci?
Voglio partire da una considerazione: io faccio il tifo, ma non il tifo contro, quindi ho una visione completamente avulsa dal concetto classico di tifoso. Io credo che il tifoso debba amare a prescindere, gioire e soffrire con i propri beniamini, identificarsi nella maglia e raramente in qualche calciatore, perché tanto quelli se ne andranno sempre, per noia o denaro. Ai calciatori chiedo solo l’impegno, la passione e l’amore per la maglia. Sembrano cose scontate, ma per gli atleti di oggi non è affatto così. Non mi interessa che domani sarai in un’altra squadra, mi interessa che finché sei con noi dai tutto e di più. Comunque il calcio è un argomento inavvicinabile in Italia, perché tira fuori il peggio delle persone, basta vedere i forum di alcune testate sportive o i commenti sui social network. Credo di essere uno dei pochi veri appassionati di calcio, capace di criticare anche la mia squadra e di avere una visione lucida e serena, ma mi trovo spesso da solo. Peccato perché il calcio è un gioco fantastico, sono spesso i tifosi a renderlo una merda.
La tua squadra preferita è anche la mia, il tuo giocatore preferito è anche il mio, mi descrivi le sensazioni che ti fanno palpitare il cuore quando vedi la tua squadra giocare? Le magie del nostro giocatore preferito per me valgono gli assoli migliori di Jimmy Page, è lo stesso anche per te (relativamente alle performance del tuo musicista preferito) o pensi che la musica sia sempre e comunque più in alto del calcio?
Come ti dicevo Tim, oggi sono un tifoso più distaccato, ciò non toglie che il cuore batte sempre quando la tua squadra entra in campo. Però sono realista e so che dopo stagioni di gloria, oggi dobbiamo accontentarci delle briciole. Questo mi toglie poesia, ma mi evita l’ulcera. Naturalmente vincere un derby o battere la Juve è sempre una soddisfazione, ma per qualche anno temo che non possiamo ambire a traguardi importanti. Detto questo quando vedo un filmato di Recoba io mi emozione sempre, perché Il Chino è la poesia, siamo noi bambini che giochiamo dieci ore senza sosta, solo per il divertimento. Recoba è stato il più grande talento della storia dell’Inter, gli ho visto fare cose che altri mille giocatori non possono nemmeno immaginare, peccato che non gli interessava allenarsi. Ma forse è stato meglio, così è diventato poesia, altrimenti sarebbe stato semplicemente un campione.
Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?
Rispetto ad anni fa, mi fermo molto più spesso a riflettere, e non sempre lo specchio dei pensieri è tenero con me. Poi penso a mia figlia Irene, e mi dico che in fondo qualcosa di buono l’ho fatto anch’io. Se penso a lei, sento che posso morire felice.
Gianni, Dio esiste?
Vado a fasi alterne, adesso penso che qualcosa o qualcuno c’è.
Gianni, qual è il senso della vita?
Stare in pace con sè stessi, aver sconfitto i propri demoni, ed io non ci sono ancora riuscito.
Il tuo pezzo rock preferito?
Se mi dici rock, “Kashmir” dei Led Zeppelin, ha il riff più bello ed imitato della storia. Poi, anche se forse non è proprio rock, direi “Music” di John Miles, riesci a farmi piangere ogni volta che l’ascolto. Ha parole semplici, ma le sento molto vicine a me.
Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).
“Easy” dei Commodores, “Just The Way You Are” di Billy Joel, “Under Pressure” dei Queen con Freddie Mercury, e tutto quello che vuoi di Stevie Wonder, ma come puoi immaginare la lista sarebbe molto più lunga.
Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente (anche al di fuori dall’ambito Prog/Hard’nHeavy)?
Death SS, Paul Chain, Vanadium, Strana Officina, Dark Quarterer, Timoria, Scisma, Deus Ex Machina e i mostri sacri del prog sono una spanna sopra tutti. In ambito pop rock e dintorni i soliti Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Rino Gaetano, Lucio Battisti, Mia Martini, Mina. Poi tanti nomi meno noti e dalla vita breve, che chi mi legge conosce benissimo. Da qualche anno noto un fiorire di ottima musica metal italiana, gruppi veramente notevoli, mi dispiace che il pubblico nostrano non se ne renda conto. Come sia restio a capire gli sforzi di etichette indipendenti, dico Black Widow che è tra le più vecchie, per citarle tutte, che lavorano per offrire opportunità a band fuori dagli schemi. Noi italiani siamo bravissimi a farci male, a dare voce all’invidia di bassa lega. Io dico che senza queste realtà, avremmo perso tanta buona musica. Come ben sai anch’io ho una piccola etichetta, l’Andromeda Relix, condivisa con il fratello di rock Massimo Bettinazzi, ma posso giurarti che non abbiamo mai guadagnato un centesimo, anzi.
Che giornali musicali leggi?
Quelli italiani più o meno li leggo e sfoglio tutti, anche per vedere cosa succede e cosa fa la concorrenza. Ma direi più che giornali leggo libri, biografie, saggi.
Che quotidiani leggi?
Le pagine di cultura e spettacoli di molti, niente politica, niente economia, niente cronaca. Ammetto che mi sono arreso all’evidenza che non mi interessa niente. Sono deluso dalla politica, ma soprattutto dalle persone della politica.
Tu hai vissuto gli anni sessanta e settanta seppur da bambino e adolescente, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli e che l’Italia sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti?
Assolutamente no. Posso solo dirti, per fare un esempio, che nemmeno nel peggior degli incubi avrei mai immaginato che merda come “Il grande fratello” e reality show simili potessero calamitare la gente davanti alla TV e diventare oggetto di interesse per milioni di persone. Comunque Tim il problema non è italiano, capisci che se siamo ancora qui ad uccidere per un dio, per una religione, per un fanatismo che si respira ovunque, è l’umanità che ha fallito. Ogni paese poi ha le sue dinamiche negative più o meno esasperate. Ma è il mondo che va allo sfascio, dominato da un rancore che va ben oltre le possibilità del singolo individuo di fare qualcosa di buono. C’è un degrado morale, culturale, emotivo che si respira nell’aria, lo vedi ovunque, per strada, sui social network, nelle scuole, nello sport, nel lavoro, nella politica, nell’economia, che è inarrestabile. Il futuro è adesso ed è la fine e noi non possiamo farci niente, perché chi ci guida parla di spread, di borsa e di pil. In tutto questo chi ride sono le corporation che ci stanno prosciugando ogni risorsa e la malavita piccola e grande, che si muove indisturbata.
Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?
Ho bisogno di provare l’emozione, il senso di appartenenza del musicista con quello che propone, altrimenti non sento il brivido, che può essere piccolissimo, ma deve esserci. Potenzialmente potrebbe piacermi tutta la musica, ma 2/3 della roba che è in circolazione la detesto perché capisco che è frutto di opportunismo, fatta in serie, finta, conseguenza di ricerche sulle frequenze del cervello, costruita per piacere, con studi scientifici imponenti, per fotterti il cervello. Io amo solo chi crede in quello che fa. Per farti un esempio Bruce Springsteen può non piacere (ed io non sono certo un suo fan), ma non potrai mai dire che ti sta mentendo quando canta una canzone.
Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock nel mondo e sulla musica in generale?
Il rock sta vivendo la sua dorata pensione, con mostri sacri che giocano sul repertorio e giovani puledri che cercano qualche stagione se non di gloria, almeno di soddisfazione, sapendo che non potranno inventare nulla, ma almeno riusciranno a regalarci qualche bella canzone e qualche brivido. Questo non è un male, ne prendiamo atto e si vive tutti più felici. Quello che mi preoccupa di più è lo stato di salute della musica, abbandonata da tutti: musicisti, produttori, discografici e soprattutto dal pubblico. Infatti, vecchie glorie a parte, stanno a galla per brevi periodi prodotti effimeri costruiti a tavolino, artisti pupazzi che mostrano culi e tette e bicipiti, per poi essere sostituiti dopo pochi anni da altri fantocci e puttanelle. E questo degrado inizia già da bambini con programmi merdosi come “Ti canto una canzone”, presente in tutto il mondo, dove fottono il cervello ai bambini e poi agli adolescenti, costruendogli un percorso definito che rovinerà per sempre le loro vite di ascoltatori, ma anche di fruitori di cultura. Se pensi che il passo successivo è robaccia tipo “X Factor” o “The Voice”, dove si parla solo di interpretazione, ma mai di produzione, di arrangiamento, come se la musica fosse solo una bella voce,capisci che siamo alla fine della corsa. Sono programmi colmi di musica di consumo, senza cuore, che è sempre esistita, ma almeno una volta potevi scegliere da che parte stare perché le classifiche parlavano due lingue: musica vera e pattume costruito a tavolino, oggi la vetrina offre solo la merda. La vera musica, magari non innovativa, ma sincera, la trovi solo nell’underground, lontano dai riflettori, il posto dove mi sento a casa mia da anni.
Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?
Da tempo manca la voglia di stupirsi ascoltando musica, oggi la gente cerca musica per comodità, come sottofondo per le passeggiate, mentre guida, mentre gioca con lo smartphone, perché vuole solo certezze e questo accade anche nei giovani che dovrebbero essere i ribelli, gli innovatori. Tutti noi ci ricordiamo dei litigi con i nostri genitori, perché ci dicevano che ascoltavamo rumore. Oggi nonni, figlie e nipoti li trovi allo stesso concerto. Bello, ma anche triste a pensarci bene. Per quanto riguarda la curiosità, mi ricordo un episodio: ero un bambino e mio zio ascoltando il secondo album degli Area “Caution Radition Area”, disse “Bello, è completamente diverso dal primo”. Sono cose che ti aprono la mente se per te quello zio è un dio.
Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?
A 11 anni ho visto gli Area e non ho capito niente, ma è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita, ricordo che Demetrio Stratos mi sembrava un gigante su quel palco scassato di periferia. Poi la PFM e i New Trolls nel 1975, una cosa pazzesca, un’emozione che pensavo di farmi la pipì addosso. Poi gli Uriah Heep a Brescia, Kiss e Iron Maiden a Milano nel 1980, temevo di svenire. Tra i più emozionanti negli anni ’80, da ascoltatore abbastanza smaliziato direi Pink Floyd, Metallica, Queensryche, David Lee Roth e Bon Jovi e naturalmente Page/Plant a Milano. Guardando Living Colour, Faith No More e Nirvana ho capito che nel rock qualcosa stava cambiando. Recentemente mi ha emozionato Melissa Auf der Maur, ho veramente avuto la sensazione che stia facendo qualcosa di innovativo. Ma non è facile fare nomi, se pensi che ho visto circa 1500 concerti.
Con che impianto GDC ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?
Il lettore CD e le casse sono Bose, poi ho un piatto Technics LS.
Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD?
Assolutamente no. Potrei dirti che è bello rigirare tra le mani qualche edizione deluxe con una bella confezione, ma non sarebbe la verità. Compro molto meno dischi rispetto ad una volta, ma quasi solo in vinile.
Tu e i tuoi seguaci, i dellacioppiani, avete una sorta di furia iconoclasta verso i box set e le deluxe edition (soprattutto di gruppi del passato) che da alcuni anni stanno riempiendo il mercato. Pur comprendendo il pensiero di base, non credi che forse non é colpa di queste edizioni se non si comprano i nuovi album che escono di questi tempi? Che sia l’offerta a non all’altezza?
Ah ah bella i “dellacioppiani”, questa l’hai inventata tu. Comunque io non ho niente contro queste mille versioni deluxe, semplicemente non voglio dedicare la mia vita solo a venti gruppi, quindi quando ho la discografia ufficiale e qualche chicca, mi piace dedicare tempo e denaro ad altri gruppi, per provare nuove emozioni. Credo che nella vita abbiamo già tante imposizioni (lavoro, amore, politica, tifo calcistico…), che almeno nella musica voglio essere libero di spaziare, questo accade anche nel cinema.
Pensi che se gente come me non avesse comprato le recenti superdeluxe edition dei primi tre dei Led Zeppelin, avrebbe speso quei 300 euro in album di nuovi gruppi?
A mio avviso il punto non è sapere se quei 300 euro sarebbero finiti nelle tasche di band nuove, quindi il problema non è determinare la qualità del rock attuale, per questo potremmo stare qui anni e non troveremmo una risposta, il punto è che c’è una parte di pubblico fermo ai suoi dieci gruppi preferiti ed invece anche solo relativamente all’epoca dei suoi idoli (anni ’60, ’70 e ’80), esistono tantissimi ottimi nomi di qualità, che ebbero meno fortuna per una o mille ragioni. Voglio dire se ti piace l’hard rock anni ’70 non puoi fermarti a Led Zeppelin, Deep Purple e poco altro. Nessuno discute che siano stati i migliori, ma nello stesso periodo sono usciti centinaia di dischi bellissimi, che però quasi tutti si ostinano a trascurare, in nome della difesa a prescindere dell’idolo di turno. Questa ostinazione mi spaventa. Anche perché questa gente spesso si traveste da critico e pensa di conoscere il rock solo perché possiede la discografia di venti band di successo. Le cose non stano così. Poi è evidente che ognuno è libero di fare come meglio crede, ma pretendo che se conosci venti gruppi devi parlare di quelli e non pontificare di band minori perché hai ascoltato qualche canzoncina su youtube. Che poi Tim non si tratta di conoscere dischi da mille copie, ma almeno band minori tuttavia fondamentali come Quatermass, Dust, Warhorse, Budgie, Fuzzy Duck, quindi stiamo parlando comunque di pezzi di storia del rock, tanto per dire nomi degli anni ’70. Allo stesso tempi mi spaventa il fanatismo del collezionista di generi, che vuole tutto, ma proprio tutto, a prescindere dalla qualità di un genere. Io non ce la farei mai. Io, con i miei slanci e i miei limiti, amo la musica non il pezzo da collezione. Certo anch’io ho comprato dischi per completezza, per la copertina, perché ci suonava tizio ex dei Caio, ma senza esagerare. Comunque se io avessi 300 euro da spendere non li userei per un box, ma per 10/15 vinili di band che non conosco o che sto cercando.
Sempre per rimanere in tema, non pensi che tutto sommato la soluzione trovata dai Led Zeppelin sia accettabile? Intendo dire che sia le limited super deluxe edition (2 CD + gli LP relativi + grosso Booklet) che le deluxe edition (2 CD + piccolo booklet che ti porti a casa con 15 euro) contengono “musicalmente” le stesse identiche cose. Che poi i bonus disc contengano fuffa è un altro discorso (assai triste).
Se ci pensi Tim i Led Zeppelin sono tra i pochi che hanno atteso decenni prima di ristampare i propri album con materiale bonus, quindi li stimo, in fondo rispetto ad altre band famose non hanno messo in giro, in dieci anni, venti versioni dello stesso disco. E le soluzioni che hai esposto sono per tutte le tasche, anche se come ben sai il vero collezionista si farà tentare da tutte o dalla più costosa.
Gianni, per anni si è dato contro alle case discografiche e ai direttori artistici, ma ora che non ci sono quasi più, non pensi che il loro “filtro” fosse essenziale? Che in qualche modo instradassero l’artista verso la giusta via, che aiutassero la gente a capire, a relazionarsi, ad interpretare la musica dei loro artisti? Cerca di capirmi, lo so benissimo (l’ho vissuto in prima persone quando col mio gruppo ho avuto a che fare con loro) che in alcuni, forse tanti, casi il lavoro svolto da quella gente era pessimo, ma parlo in generale…
Ti ringrazio di questa domanda, perché mi permette di sfatare il mito dei manager e produttori tiranni, si tratta invece, quasi sempre, di figure fondamentali per la crescita di una band. La penso esattamente come te. Quei personaggi erano forse loschi e lavoravano per il proprio tornaconto e quello della major di turno, ma di musica ne capivano molto e quindi hanno svolto un ruolo fondamentale per indirizzare il talento nelle direzione giusta. Inoltre in molte biografie, sono gli stessi musicisti che rivelano l’importanza dei manager, dei discografici, pur odiandoli perché gli hanno rubato denaro, ma non ne discutono la conoscenza artistica. Oggi a dirigere le case discografiche ci sono solo contabili che ieri dirigevano fabbriche di scarpe e domani saranno alla guida di un marchio automobilistico. Una tristezza unica. Situazione diversa per le piccole etichette, guidate sempre da appassionati ed esperti, che purtroppo hanno risorse economiche limitate.
Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?
Ti sembrerà strano, ma in generale propendo per quella americana, la trovo più melodica e quindi vicina a me. Anche se poi Beatles e Led Zeppelin, i miei gruppi preferiti, sono inglesi.
Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)?
Guarda sono costretto a sopportare gli mp3 solo per scrivere qualche recensione perché le case discografiche spediscono da anni solo questo formato. Ma poi li cancello e se il disco mi piace davvero, cerco di comprare il vinile, salvo nel post rock e dintorni dove preferisco il compact disc. Pensa che potrei accedere all’intero catalogo novità di molte case discografiche, ma di fatto scarico solo i titoli da recensire e qualche cosa che voglio capire se acquistare. Non mi interessa affatto riempirmi di musica che non potrò mai ascoltare. Credo di non essere nemmeno capace di scaricare musica da internet, ma semplicemente perché non mi interessa.
Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?
Da ragazzo ho usato una chitarra acustica Ibanez, poi l’ho venduta perché in mano mia era sprecata. Ho suonato un po’ il basso, e mi affascinava il Rickenbacker di Glenn Hughes, ma non l’ho mai usato.
Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?
Il patto lo farei subito e gli chiederei di non farmi soffrire per morire, mi spaventa il dolore. Se proprio mi aspetta quello, in cambio gli chiederei la serenità per mia figlia.
Hai mai scorto nei personaggi che nel corso degli anni hai intervistato, una luce negli occhi che ti ha fatto dire: beh, grand’uomo (o gran donna)?
Guarda forse oggi è sovraesposto, ma nel 1994 quando l’ho incontrato, Glenn Hughes era un personaggio da ricostruire e nei suoi occhi, dopo anni di problemi di droga ed alcool, ho letto la voglia di ripartire per davvero, mi sono emozionato tanto quando mi ha abbracciato, perché la casa discografica gli aveva detto che io avevo scritto di lui anche negli anni che tutti l’avevano dimenticato. Un altro artista con la scintilla dell’umiltà è stato Doug Pinnick dei King’s X, uno che ha tantissimo da dire e dare, un autentico gigante del rock ed una grande persona. In Italia posso dire che ho trovato sempre persone per bene, rispettose ed entusiaste, sia nel metal che nel rock, anche tra i grandi tipo Eugenio Finardi, Alberto Fortis. Edoardo Bennato qualche anno ha rifiutato (almeno così mi aveva detto l’organizzatore del concerto), un’intervista all’ultimo momento, ma avrà avuto i suoi motivi. Mi dispiace per lui, avrebbe avuto un articolo da 10/12 pagine su Classix!, ci saranno altre occasioni.
Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?
I nomi sono i soliti, Beppe Riva su tutti, altri non ne cito perché ne dimenticherei sicuramente qualcuno. Posso dirti che ammiro tutti quelli che da decenni portano avanti la passione senza sosta, a dispetto degli anni, la fatica, il lavoro, la famiglia, i soldi mai visti. Ecco questi sono quelli che stimo, ho visto decine di presunte prime firme sparire con i primi impegni della vita (lavoro, famiglia). Noi Tim siamo ancora qui, e qualcosa vorrà pur dire: la nostra è una missione. Dall’estero ti faccio solo tre nomi: il leggendario Lester Bangs, Alex Ross e Simon Reynolds, inarrivabili.
Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?
Ho due progetti che mi piacerebbe portare avanti, ma per ora preferisco non parlarne, perchè si tratta solo di idee. Dopo tre anni di produzione serrata, mi sono preso un periodo di riposo, sto leggendo, ascoltando musica e guardando film, solo per il gusto di farlo. E ti dico che è bellissimo!
Che canzone o che brano ascolta GDC nelle sere un cui si ritrova solo in casa?
“My Way” di Frank Sinatra, c’è tutta la bellezza e malinconia di uno che ha vissuto come credeva, ma che forse alla fine qualche rimpianto ce l’ha. Dovranno suonarla al mio funerale.
Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.
Uso qualche citazione in cui mi rispecchio, soprattutto la prima è davvero la mia vita, perché in fondo sento che avrei potuto fare di meglio e di più in tutto.
“Sento ancora la follia scorrermi dentro, ma ancora non ho scritto le parole che avrei voluto, la tigre mi è rimasta sulla schiena. Morirò con addosso quella figlia di puttana, ma almeno le ho dato battaglia” (Charles Bukowski)
“Possiamo fare solo piccole cose, ma con grande amore” (Madre Teresa di Calcutta)
“Ho conosciuto Steve Jobs, ha inventato l’IPad, ma quando tornava a casa, ascoltava solo vecchi dischi in vinile”. (Neil Young)
“Non hai bisogno di una chitarra per essere un eroe del Rock’n’Roll” (Lester Bangs)
Grazie Gianni.
Grazie a te Tim, averti come amico è un grande onore. Stay (black and) blue(s)!!
La rivista aveva in programma una intervista con JOHNNY WINTER, ma poi all’improvviso a metà luglio il nostro Texas Hurricane se ne è andato, così gli editori hanno virato su un lungo articolo basato su di una chiacchierata con MARY LOU SULLIVAN, la biografa di Winter. Nulla di eclatante ma il tutto è ben fatto e comunque interessante, 13 pagine di lettura molto piacevole. Breve intervista poi a BERNIE MARSDEN chitarrista di seconda fascia che su questo blog amiamo parecchio e la genesi di I’M SO GLAD tra SKIP JAMES e i CREAM. 4 pagine su BRIAN SETZER sempre più calato, purtroppo, nel rockabilly da cowboy e la lista dei 23 GREATEST LIVE ALBUM. Al primo posto il solito LIVE AT THE REGAL di BB KING, poi MUDDY WATERS, HOUND DOG TAYLOR, ALBERT KING e MAGIC SLIM. Al 6° posto IRISH TOUR di RORY GALLAGHER e prima di JOHNNY WINTER AND LIVE e AT FILLMORE EAST degli ALLMAN il live del 1976 dei DR. FEELGOOD. Mah.
Il resto sono pagine dedicate a musicisti che non ascolto perché fautori di un blues comunque canonico, mai nessuno che inserisca un accordo strano, una melodia piacevole, così mi succede quello che provo con la rivista PROG: leggo THE BLUES MAGAZINE e mi accorgo che il blues non mi piace, se per blues intendiamo quello contenuto in quegli articoli.
Nelle recensione anche la deluxe edition di LZ II dove se non altro hanno da dire sul bonus disc. Meno male che qualcuno inizia ad aprir bocca sulle stupidaggini rappresentate dal materiale extra. La BUYER’S GUIDE è dedicata ad ERIC CLAPTON e tra i dischi consigliati non c’è WHEELS OF FIRE dei CREAM, in compenso troviamo FIVE LIVE YARDBIRDS e DELANEY & BONNIE & FRIENDS. Doppio mah.
Il CD allegato come sempre non è interessante, contiene alcun cosine non male, ma il problema è appunto questo: non male.
The magazine had scheduled an interview with JOHNNY WINTER, but then suddenly in mid-July our Texas Hurricane was gone, so the publishers have tacked on a long article based on a chat with MARY LOU SULLIVAN, the biographer of Winter. Nothing striking but the whole thing is well done and interesting anyway, 13 pages of very enjoyable reading (after all, you know, we adore JOHNNY WINTER). Short interview with BERNIE MARSDEN, a second bracket guitarist we love, the genesis of I’M SO GLAD between SKIP JAMES and CREAM, 4 pages on BRIAN SETZER increasingly dropped, unfortunately, in the rockabilly cowboy pantomime and the list of the 23 GREATEST LIVE ALBUMS. In the first place, as usual, LIVE AT THE REGAL BB KING, then MUDDY WATERS , HOUND DOG TAYLOR, ALBERT KING and MAGIC SLIM. At 6th place IRISH TOUR RORY GALLAGHER and before JOHNNY WINTER AND LIVE and ALLMAN BROS’ AT FILLMORE EAST, DR. FEELGOOD’S 1976 live album STUPIDITY. Goodness knows!
The other pages are dedicated to people who I am not listening to because advocates of a blues canon, in their blues music you never find a weird chord, a nice melody, so I’m going on what I feel with the magazine PROG: I read THE BLUES MAGAZINE and I realize that the I do not like blues, at least if the blues is the one contained in those articles.
They review also the deluxe edition of LZ II, where if anything they have to say something true about the bonus disc, at last someone who starts to open his mouth about the stupid things represented by the extra material. The BUYER’S GUIDE is dedicated to ERIC CLAPTON and among the selected albums there is no track of CREAM WHEELS OF FIRE, on the other hand we find FIVE LIVE YARDBIRDS and DELANEY & BONNIE & FRIENDS. Again, goodness knows!!!
The enclosed CD is not interesting as always, it contains little things that are not bad, but the problem is precisely this: not bad.
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