LED ZEPPELIN “Texas Hurricane” Fort Worth 22 may 1977 (BOOTLEG -EVSP 2014)

19 Set

ITALIAN / ENGLISH

led Zep Texas Hurricane

 

LZ Texas Hurricane Fort Worth 1977 box a 014

LZ Texas Hurricane Fort Worth 1977 box a 015

TITLE: Led Zeppelin “Texas Hurricane” Fort Worth 22 may 1977

LABEL: Empress Valley Supreme Discs – 2014

TYPE: Soundboard 3cd + Audience 3cd

SOUND QUALITY: TTTT½

PERFORMANCE: TTT½

ARTWORK: TTTT

PACKAGING: TTTT½

BAND MOOD: TTT

COLLECTION ZEP FAN: TTTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TT½

LZ Texas Hurricane Fort Worth 1977 A sbd

LZ Texas Hurricane Fort Worth 1977 B sbd

Ascoltare un bootleg dei LZ del tour del 1977 è un po’ come guardare una bella foto sgranata, cogli il fatto che il fotografo ha fatto un buon lavoro, che lo scatto ha un suo senso, che il soggetto è molto interessante ma i contorni poco definiti disturbano. Nel caso dei LZ i contorni poco definiti sono dati immancabilmente dalla chitarra di PAGE. Lo abbiamo scritto tantissime volte, il PAGE dei latter days dei LZ non è certo granché, prigioniero dell’edonismo, dell’eroina e di un delirio di onnipotenza, smise di essere interessato all’essere un grandissimo chitarrista Rock, quello che almeno fino al 1973 era stato.

LZ Texas Hurrican Fort Worth 1977 obi sbd

 

Questa volta non sono partito diligentemente dall’inizio ma sono passato direttamente ai tre pezzi che reputo – in quel contesto –  più interessanti: SIBLY, TYG e IT’LL BE ME di Jerry Lee Lewis. Caso strano che siano davvero fra gli episodi migliori del concerto, insieme a GTC. Come era solito fare dal 1977 in poi, PAGE in SIBLY incorpora fraseggi presi da TEA FOR ONE. Prova non perfetta ma di sicuro dignitosa …

FILE AUDIO: LZ FORT WORTH 1977 SIBLY:

TEN YEARS GONE è la mia canzone preferita, essendo stata proposta dal vivo solo nel 1977 e nel 1979, anni bui per l’appunto per PAGE, è un po’ frustrante non averne una versione live suonata come si deve; questa di Fort Worth però non è male e si fa ascoltare volentieri. PAGE con la Telecaster con lo Stringbender e un po’ effettata, Jones alla chitarra acustica e contemporaneamente alla pedaliera basso. Curioso però come le note che sa tirare fuori PAGE a volte sopperiscano alle lacune tecniche e me lo facciano preferire a qualsiasi altro chitarrista tecnicamente più preparato.

FILE AUDIO: LZ FORT WORTH 1977 TYG:

IT’LL BE ME è il bis un po’ improvvisato con il mio adorato MICK RALPHS della BAD COMPANY alla chitarra. Versione un pelo sgangherata ma gustosa.

FILE AUDIO: LZ FORT WORTH 1977 IT’LL BE ME:

Inizio del concerto è discreto, in TSRTS PAGE è al limite, pasticcia nell’intro di THE ROVER (link di collegamento tra i due pezzi) e si riprende in SICK AGAIN. L’introduzione di NOBODY’S FAULT BUT MINE sembra suonato da uno che ha imparato a suonare l chitarra da poco, ma il resto del pezzo (assolo escluso) è convincente,

Dopo solo 27 secondi di IMTOD al momento dell’entrata di JONES e BONHAM la chitarra di PAGE si spegne (forse il jack strappato involontariamente dalla figa della chitarra), inoltre al minuto 10:00 BONHAM accenna ad una battuta funky tipo THE CRUNGE, lui e PAGE perdono il groove e, pur andando a tempo, per 40 secondi buoni improvvisano cercando di rientrare.

LZ Texas Hurricane Fort Worth 1977 obi aud   012

NO QUARTER ha il primo cantato tagliato e nella parte dedicata all’assolo di JONES compare una versione un po’ sbilenca di NUTROCKER con l’arrangiamento alla ELP. Mi chiedo cosa c’entrasse con l’atmosfera piena di mistero e oscurità del pezzo; stesso discorso per la sezione boogie che suonavano di solito prima dell’assolo di PAGE.

Il set acustico contiene una buona versione di GTC, cantata molto bene da PLANT.

Parecchie teste di piombo asseriscono che la ACHILLES LAST STAND di questo concerto sia tra le migliori del tour, se non addirittura la migliore in assoluto. Non credo sia vero, occorrerebbe perlomeno avere i soundboard dei sei concerti fatti a LOS ANGELES di lì a qualche settimana. Questa non mi sembra poi così buona; l’intro è suonata con la chitarra scordata che poi magicamente sembra intonata per tutto il resto del pezzo. PAGE deve avergli dato una sistemata al volo.

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Gli assoli di STAIRWAY e ROCK AND ROLL sono disgiunti.

A me il suono di chitarra che PAGE aveva nel tour 1977 non è mai piaciuto, anche questo concerto conferma la cosa, basta ascoltare l’intro di WHOLE LOTTA LOVE e chiedersi dove avesse la testa, è una suonaccio con una brutta distorsione, sgranato appunto, ma forse occorre ricordarsi ce a quel punto PAGE lo aveva perso nelle mani.

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Tipico concerto dei LZ del 1977 dunque, meno peggio di altri. Se sei una testa di piombo lo devi comunque avere, altrimenti puoi farne a meno.

Chiaro che per ritornare in sintonia con i LZ dopo aver ascoltato per intero un paio di volte un concerto del 1977, devi appoggiarti al periodo d’oro, nel mio caso, questa volta, TOKYO 02/10/1972…

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JIMMY PAGE & MICK RALPHS – Fort Worth 1977

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(broken) ENGLISH:

Listening to a bootleg of the LZ tour of 1977 is a bit ‘like looking at a beautiful grainy picture, you guess the fact that the photographer did a good job, that the shot has a meaning, that the subject is very interesting but the contours little defined disturb. In the case of LZ boundaries are poorly defined courtesy of  the guitar of JIMMY PAGE. We have written it many times, the PAGE of the latter days of the LZ is not much, prisoner of hedonism, drugs and a bit of delirium of omnipotence, ceased to be interested in being a great rock guitarist, that at least until 1973 he had been.

This time I did not start from the beginning diligently but I went directly to the three pieces that I think – in that context – are the most interesting: SIBLY, TYG and IT’LL BE ME by Jerry Lee Lewis. Surprisingly they are really among the best episodes of the concert, along with GTC. As he had done since 1977, PAGE in SIBLY incorporates phrases taken from TEA FOR ONE. Not a perfect take but decent at least.

TEN YEARS GONE is my favorite song, it’s been in the live set only in 1977 and in 1979, the dark ages precisely for PAGE, is a bit ‘frustrating not to have a live version played as it should be; in Fort Worth, however, this is not bad and you listen to it with pleasure. PAGE with the effected Telecaster with the Stringbender, Jones on acoustic guitar and bass pedals at the same time. Anyway when you hear PAGE hit those notes you understand one more time why you prefer him rather than other technically more prepared guitar players.

IT’LL BE ME is somewhat ‘improvised with my beloved MICK RALPHS of BAD COMPANY on guitar too. Ramshackle version but tasty.

Beginning of the concert is discrete, in TSRTS PAGE is the “at the limit”, hemessed up the intro of THE ROVER (link of connection between the first two pieces) and resumes in SICK AGAIN. The introduction of NOBODY’S FAULT BUT MINE seems played by one who has learned to play the guitar only recently, the rest of the piece (but the solo) is anyway convincing,

After only 27 seconds of IMTOD, when JONES and BONHAM come in, PAGE’s guitar turns off (perhaps unintentionally), then at 10:00 JOHN BONHAM goes funky a la THE CRUNGE, and PAGE loses the groove and, while going on time, for 40 seconds you have a weird improvisation on the open G tuning.

NO QUARTER has the first verse cut and in the part dedicated to the JONES’s solo there is a version of a NUTROCKER with the usual ELP arrangement. I wonder what it had to do with the atmosphere full of mystery and darkness of the piece; same goes for the boogie section that they played in many other dates before the JPP solo.

The acoustic set contains a good version of GTC, sung very well by PLANT.

Several ledheads state that the ACHILLES LAST STAND of this concert is one of the best on the tour, if not the absolute best. I do not think it is true. This one does not seem so good; the intro is played with the guitar out of tune which then magically appears in tune for the rest of the piece. PAGE must have it arranged on the fly.

STAIRWAY and ROCK AND ROLL solos are disjointed.

I had never liked the guitar sound of the 1977 tour, this concert confirms it, just listen to the intro to Whole Lotta Love and wonder where his head was, it is a big bad sound with a bad sprain, but perhaps we must remember at that point PAGE lost the sound in his hands first.

Typical concert of the 1977 LZ therefore, less worse than others. If you are a ledhead get it, otherwise you can pass over it.

Sure that to return in tune with LZ after listening to a whole concert of 1977 a couple of times, you have to lean to the golden age, in my case, this time, TOKYO 10.02.1972 …

Intervista con GIANNI DELLA CIOPPA, rock scriba supreme

17 Set

Gianni l’ho conosciuto sul finire degli anni ottanta, entrambi avevamo appena iniziato a collaborare con  METAL SHOCK, rivista che vantava nomi illustri (GIANCARLO TROMBETTI caporedattore e BEPPE RIVA collaboratore guest star). e quindi FLASH. Andammo ad un paio di riunioni di redazione, una della quali a casa di KLAUS BYRON in Toscana. Quel paio di viaggi li passammo a parlare naturalmente di musica e di vita; scoprii che avevamo affinità elettive importantissime (musica, appunto, visione delle cose, calcio). Cominciammo a tenerci in contatto costante. soprattutto telefonico, sebbene non abitando troppo distante avremmo potuto frequentarci maggiormente. Un volta venne a Ninetyland a trovarmi, una volta ci trovammo ad un concerto dei Y&T, e via dicendo.

Gianni è uno dei giornalisti musicali più prolifici che ci siano in Italia, è instancabile e inarrestabile … stimo molto questa sua assoluta vitalità. I nostri punti di vista sul Rock ogni tanto hanno seguito percorsi diversi, ancora oggi a volte ci battibecchiamo affettuosamente, ma fa parte del nostro essere e delle nostre palpitanti anime Rock.

Ho sempre seguito le sue cose, lui le mie. Ha sempre avuto, bontà sua, un posto nel suo cuore per le canzoni della CATTIVA COMPAGNIA, sin dall’inizio. Gli mandavo i nostri demotape e lui commentava (quasi sempre molto favorevolmente). Per un mezzo musicista e songwriter che non si è mai realizzato quale sono, queste sono cose che non si scordano. Ho cercato dunque di non scadere nel romanticume, nel caso lo avessi fatto I beg you pardon.

Per evitare di scordarmi capitoli importanti della sua lunga e ricca carriera, ho preso pari pari la descrizione dalla sua pagina facebook che trovate qui sotto. Uomini e donne di blues, please welcome, from Verona, Mr Gianni Della Cioppa:

Gianni della Cioppa e Glenn Hughes

Gianni della Cioppa e Glenn Hughes

Dopo una lunga esperienza come musicista (79-89), entro nel mondo del giornalismo musicale nel 1989, come collaboratore delle riviste Metal Shock, Flash e Tuttifrutti. Nel 1991 per la milanese Kaos Edizioni esce il mio primo libro “HARD ROCK/HEAVY METAL 133 TOP ALBUM”, favorevolmente accolto dalla critica e dai lettori, libro che in pochi mesi esaurisce la prima tiratura di 2500 copie. Sempre nel 1991, ho contribuito all’enciclopedia a fascicoli, destinata alle edicole, della De Agostini “IL GRANDE ROCK”. Nel 1994 presento e conduco, presso l’Accademia di Musica Moderna “IL ROCK È ARTE”, otto incontri attraverso i quali viene visitata la storia del rock, dagli albori del blues alle ultime tendenze. È un’idea innovativa che negli anni a venire, verrà copiata un po’ ovunque in Italia. Dal 1996 sono uno dei fondatori della rivista musicale Psycho!, con cui collaboro fino alla chiusura, con il n. 83 nell’aprile 2005.
Sempre nel 1996 fondo la rivista Andromeda che dirigo per dodici numeri, raccogliendo notevoli consensi per la lo spirito retrospettivo e critico che la anima. Dal 1998 collaboro con il prestigioso settimanale (da gennaio 2005 è un mensile) di musica, cinema e libri Il Mucchio Selvaggio. Dal 1999 dirigo l’etichetta discografica Andromeda Relix, il cui scopo è quello di ristampare dischi dimenticati e dare visibilità ai gruppi nuovi che mantengono intatto lo spirito tradizionale del rock. Nel 2000 contribuisco con numerose schede, al terzo volume dell’ “Enciclopedia della Musica Rock” della Giunti e nel 2002 al volume unico “LA STORIA DEL ROCK”, pubblicato dalla stessa casa editrice. Dal marzo 2003 sono uno dei redattori della rivista Classix!, un bimestrale di critica e storia del rock. Nello stesso anno collaboro con varie schede alla stesura del libro “100 DISCHI IDEALI HR E HM” della Editori Riuniti. Nel 2004 sono nello staff che ha scritto il volume di oltre 1300 pagine “24.000 DISCHI”, enciclopedia del Rock curata dalla Baldini & Castoldi, pubblicato alla fine dell’anno.
Nel 2005 per l’Andromeda Relix Edizioni, pubblico il libro “ITALIAN METAL LEGION” (la seconda edizione aggiornata e revisionata è uscita nel luglio 2009 per la QuiEdit). Nell’aprile 2005 parte il suo progetto “LA STORIA DEL ROCK”, quattro incontri, dove con l’aiuto di filmati, ascolti e testimonianze, racconto i momenti significativi di 50 anni di musica rock. I primi a recepire questa idea sono i responsabili della Biblioteca Comunale di San Martino Buon Albergo (VR) e l’Università Della Comunicazione di Brescia. Progetto poi esportato a Mantova, Modena e in varie città del nord Italia. Nel 2006 mi dedico anche all’aggiornamento dell’enciclopedia rock “24.000 DISCHI”. Nel 2010 aggiorna il volume “HM, I MODERNI” ed elabora il nuovo “HM- I CONTEMPORANEI”, entrambi in uscita per Giunti Editore. L’autunno 2011 mi vede protagonista di due importanti pubblicazioni, sempre per Giunti esce “HM – IL GRANDE LIBRO DELL’HEAVY METAL”, un volume che in 240 pagine racconta con schede, recensioni e discografie ed una ricca parte fotografica, la storia di questa musica. Per Crac Edizioni invece firma “STEVE SYLVESTER,
IL NEGROMANTE DEL ROCK”, la storia dei primi anni dei Death SS e del loro carismatico leader. Un’autentica discesa all’inferno. Nel dicembre del 2012 esce “VA PENSIERO, 30 ANNI DI ROCK E METAL IN ITALIANO”, con la prefazione di Omar Pedrini. Nel luglio del 2013 debutta, con l’adattamento di Giorgio Penazzi, Roberto Brangian e Roberto Alloro, lo spettacolo teatrale “Se avessi 1000 euro al mese”, liberamente tratto dal mio libro “Il Punto G.D.”.
Sono inoltre ospite e consulente per programmi radiofonici e televisivi in tutta Italia. Da alcuni anni porto avanti una serie di incontri, in scuole, università, circoli culturali e biblioteche, di tutto il Nord Italia, per informare e documentare i percorsi della storia del rock e del business musicale per trasmettere ai giovani e meno giovani, la mia esperienza quasi trentennale…
ALL FOR THE LOVE OF R’N’R!!

 

Gianni Della Cioppa

Gianni Della Cioppa

Gianni, veniamo subito al punto, in Italia si può vivere di Rock?

Può farcela qualche vecchio santone (musicista, produttore, giornalista), per i più giovani è impossibile. Puoi stare a galla per un certo periodo, poi dovrai sempre fare i conti con la vita. Magari qualche musicista si adatta con uno studio di registrazione o come turnista nel pop e dintorni, ma sono quasi sempre ingaggi a tempo. Temo che la musica rock in Italia sarà sempre una questione di passione e dopolavoro, o si “sfonda” all’estero come Lacuna Coil e Rhapsody, che comunque immagino che non si sono garantiti la pensione.

Come commenteresti dunque lo stato del Rock in Italia?

Credo che la qualità, indipendentemente dai gusti, non manchi. Poi come tutto, ci sono cose buone, originali, meno buone, fatte senza cuore e così via. Ma credo che principalmente manchi un pubblico curioso e quindi per risponderti il rock in Italia è messo molto male, perché quando manca il pubblico, manca la base. Lo si capisce ai concerti dove le facce sono sempre le stesse da venti anni, manca il ricambio generazionale. I più giovani seguono qualche nome nuovo per moda più che per reale passione.

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire.

Led Zeppelin, King’s X, Journey,  i primi Iron Maiden e direi Yes. É una valutazione che tiene conto anche della continuità della carriera, quindi non parliamo di magnifici perdenti da uno o due dischi. Ma escludere Uriah Heep, Bad Company, Beatles e tanti altri è una follia.

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Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Guarda Tim, questo è un bel giochino, ma è fuori dalla mia visione. Lo sappiamo benissimo che alcuni artisti sono stati fondamentali nella crescita di tutti noi, ma è troppo semplicistico citare Led Zeppelin, Jimi Hendrix e Genesis (ma ci si dimentica sempre di Motorhead, The Clash, Ramones, Joy Division, gruppi epocali), io invece vorrei spendere due parole per chi è arrivato dopo il 1986, che per me è una sorta di confine tra ieri ed oggi, penso a Bathory, Queensryche, King’s X, The Gathering, Dream Theater, Living Colour, Jane’s Addiction,  Faith No More, Nirvana, Kyuss, Type O Negative, Devin Townsend, My Bloody Valentine, Radiohead, Muse, Neurosis, Sigur Ros, Mono, band che hanno veramente spostato il confine del rock più in avanti, offrendo nuovi punti di vista, nuove prospettive, che poi in molti hanno (ri)elaborato, dando vita a nuovi movimenti, energie fresche, che circolano ancora oggi. Ti sembrerà strano, ma esiste ancora un rock d’avanguardia, che io non posso dire di conoscere, ma c’è, solo che è confinato nell’underground dell’underground.

Film: i tuoi 5 preferiti

Premetto che risponderti è una follia, perché io amo quasi più il cinema della musica e mi faccio fregare anche da semplici commedie e pellicole super tecnologiche. Comunque direi quasi tutto di Alfred Hitchcock, Federico Fellini, David Cronenberg, Stanley Kubrick, David Lynch, “Profondo Rosso” ed altro di Dario Argento,  adoro Charlie Chaplin e il suo “Il monello” è qualcosa di inestimabile, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg mi ha cambiato la vita e direi che la trasposizione de “Il Signore degli anelli” di Peter Jackson, ha lasciato il segno. Mi piace il cinema di ogni genere, dall’horror alla commedia, ai fantasy, ma film come “Magnolia”, “Collateral”, “La leggenda del pianista sull’oceano”, “Amore Perros”, li apprezzo quasi di più, perché hanno sconvolto non il ragazzino ingenuo, ma l’adulto esperto e smaliziato. La serie TV “Lost”, vista con imperdonabile ritardo per una sorta di snobismo, mi ha regalato emozioni ad un passo dallo svenimento. Si decisamente amo più il cinema della musica.

Fumetti: i tuoi 5 preferiti

Ho amato alla follia Zagor, L’Uomo ragno, Dylan Dog, poi la storia breve Gilgamesh (qui siamo a livelli di letteratura alta), ma oggi come oggi direi solo Dago.

Gianni con Rudy Sarzo

Gianni con Rudy SarzoPer Gianni Della Cioppa chi sono i Led Zeppelin?

I più grandi in assoluto. La band perfetta, con un’alchimia irripetibile, grandi musicisti, ma che solo insieme hanno raggiunto la divinità. Hanno suonato tutto ciò che era stato detto e molto di ciò che sarebbe venuto dopo nel rock e non solo. Li ho difesi anche quando, negli anni ’80, erano considerati paccottiglia per nostalgici. E tu lo sai più di me direi.

Un libro che hai divorato.

Tanti, ma in particolare ricordo “It” di Stephen King, ed è un bel malloppo.

Gli scrittori che segui con più passione?

Charles Bukowsky, Stephen King, Nick Hornby, mentre di molti narratori classici, ho letto qualche capolavoro riconosciuto, ma quasi mai l’intera produzione.

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Conosco bene le tue pulsioni per il calcio, in questi tempi in cui l’ambiente calcio ci lascia spesso schifati, vorresti spendere una pensiero sulla bellezza, sulla leggiadria, sul senso di appartenenza che questo sport riesce a regalarci?

Voglio partire da una considerazione: io faccio il tifo, ma non il tifo contro, quindi ho una visione completamente avulsa dal concetto classico di tifoso. Io credo che il tifoso debba amare a prescindere, gioire e soffrire con i propri beniamini, identificarsi nella maglia e raramente in qualche calciatore, perché tanto quelli se ne andranno sempre, per noia o denaro. Ai calciatori chiedo solo l’impegno, la passione e l’amore per la maglia. Sembrano cose scontate, ma per gli atleti di oggi non è affatto così. Non mi interessa che domani sarai in un’altra squadra, mi interessa che finché sei con noi dai tutto e di più. Comunque il calcio è un argomento inavvicinabile in Italia, perché tira fuori il peggio delle persone, basta vedere i forum di alcune testate sportive o i commenti sui social network. Credo di essere uno dei pochi veri appassionati di calcio, capace di criticare anche la mia squadra e di avere una visione lucida e serena, ma mi trovo spesso da solo. Peccato perché il calcio è un gioco fantastico, sono spesso i tifosi a renderlo una merda.

La tua squadra preferita è anche la mia, il tuo giocatore preferito è anche il mio, mi descrivi le sensazioni che ti fanno palpitare il cuore quando vedi la tua squadra giocare? Le magie del nostro giocatore preferito per me valgono gli assoli migliori di Jimmy Page, è lo stesso anche per te (relativamente alle performance del tuo musicista preferito) o pensi che la musica sia sempre e comunque più in alto del calcio?

Come ti dicevo Tim, oggi sono un tifoso più distaccato, ciò non toglie che il cuore batte sempre quando la tua squadra entra in campo. Però sono realista e so che dopo stagioni di gloria, oggi dobbiamo accontentarci delle briciole. Questo mi toglie poesia, ma mi evita l’ulcera. Naturalmente  vincere un derby o battere la Juve è sempre una soddisfazione, ma per qualche anno temo che non possiamo ambire a traguardi importanti. Detto questo quando vedo un filmato di Recoba io mi emozione sempre, perché Il Chino è la poesia, siamo noi bambini che giochiamo dieci ore senza sosta, solo per il divertimento. Recoba è stato il più grande talento della storia dell’Inter, gli ho visto fare cose che altri mille giocatori non possono nemmeno immaginare, peccato che non gli interessava allenarsi. Ma forse è stato meglio, così è diventato poesia, altrimenti sarebbe stato semplicemente un campione.

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?

Rispetto ad anni fa, mi fermo molto più spesso a riflettere, e non sempre lo specchio dei pensieri è tenero con me. Poi penso a mia figlia Irene, e mi dico che in fondo qualcosa di buono l’ho fatto anch’io. Se penso a lei, sento che posso morire felice.

Gianni con Ivano Fossati

Gianni con Ivano Fossati

Gianni, Dio esiste?

Vado a fasi alterne, adesso penso che qualcosa o qualcuno c’è.

Gianni, qual è il senso della vita?

Stare in pace con sè stessi, aver sconfitto i propri demoni, ed io non ci sono ancora riuscito.

Il tuo pezzo rock preferito?

Se mi dici rock, “Kashmir” dei Led Zeppelin, ha il riff più bello ed imitato della storia. Poi, anche se forse non è proprio rock, direi “Music” di John Miles, riesci a farmi piangere ogni volta che l’ascolto. Ha parole semplici, ma le sento molto vicine a me.

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Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

“Easy” dei Commodores, “Just The Way You Are” di Billy Joel, “Under Pressure” dei Queen con Freddie Mercury, e tutto quello che vuoi di Stevie Wonder, ma come puoi immaginare la lista sarebbe molto più lunga.

Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente (anche al di fuori dall’ambito Prog/Hard’nHeavy)?

Death SS, Paul Chain, Vanadium, Strana Officina, Dark Quarterer, Timoria, Scisma, Deus Ex Machina e i mostri sacri del prog sono una spanna sopra tutti. In ambito pop rock e dintorni i soliti Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Rino Gaetano, Lucio Battisti, Mia Martini, Mina. Poi tanti nomi meno noti e dalla vita breve, che chi mi legge conosce benissimo. Da qualche anno noto un fiorire di ottima musica metal italiana, gruppi veramente notevoli, mi dispiace che il pubblico nostrano non se ne renda conto. Come sia restio a capire gli sforzi di etichette indipendenti, dico Black Widow che è tra le più vecchie, per citarle tutte, che lavorano per offrire opportunità a band fuori dagli schemi. Noi italiani siamo bravissimi a  farci male, a dare voce all’invidia di bassa lega. Io dico che senza queste realtà, avremmo perso tanta buona musica. Come ben sai anch’io ho una piccola etichetta, l’Andromeda Relix, condivisa con il fratello di rock Massimo Bettinazzi, ma posso giurarti che non abbiamo mai guadagnato un centesimo, anzi.

Che giornali musicali leggi?

Quelli italiani più o meno li leggo e sfoglio tutti, anche per vedere cosa succede e cosa fa la concorrenza. Ma direi più che giornali leggo libri, biografie, saggi.

Gianni con Donato Zoppo

Gianni con Donato Zoppo

Che quotidiani leggi?

Le pagine di cultura e spettacoli di molti, niente politica, niente economia, niente cronaca. Ammetto che mi sono arreso all’evidenza che non mi interessa niente. Sono deluso dalla politica, ma soprattutto dalle persone della politica.

Tu hai vissuto gli anni sessanta e settanta seppur da bambino e adolescente, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli  e che l’Italia sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti? 

Assolutamente no. Posso solo dirti, per fare un esempio, che nemmeno nel peggior degli incubi avrei mai immaginato che merda come “Il grande fratello” e reality show simili potessero calamitare la gente davanti alla TV e diventare oggetto di interesse per milioni di persone. Comunque Tim il problema non è italiano, capisci che se siamo ancora qui ad uccidere per un dio, per una religione, per un fanatismo che si respira ovunque, è l’umanità che ha fallito. Ogni paese poi ha le sue dinamiche negative più o meno esasperate. Ma è il mondo che va allo sfascio, dominato da un rancore che va ben oltre le possibilità del singolo individuo di fare qualcosa di buono. C’è un degrado morale, culturale, emotivo che si respira nell’aria, lo vedi ovunque, per strada, sui social network, nelle scuole, nello sport, nel lavoro, nella politica, nell’economia, che è inarrestabile. Il futuro è adesso ed è la fine e noi non possiamo farci niente, perché chi ci guida parla di spread, di borsa e di pil. In tutto questo chi ride sono le corporation che ci stanno prosciugando ogni risorsa e la malavita piccola e grande, che si muove indisturbata.

Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

Ho bisogno di provare l’emozione, il senso di appartenenza del musicista con quello che propone, altrimenti non sento il brivido, che può essere piccolissimo, ma deve esserci. Potenzialmente potrebbe piacermi tutta la musica, ma 2/3 della roba che è in circolazione la detesto perché capisco che è frutto di opportunismo, fatta in serie, finta, conseguenza di ricerche sulle frequenze del cervello, costruita per piacere, con studi scientifici imponenti, per fotterti il cervello. Io amo solo chi crede in quello che fa. Per farti un esempio Bruce Springsteen può non piacere (ed io non sono certo un suo fan), ma non potrai mai dire che ti sta mentendo quando canta una canzone.

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Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock nel mondo e sulla musica in generale?

Il rock sta vivendo la sua dorata pensione, con mostri sacri che giocano sul repertorio e giovani puledri che cercano qualche stagione se non di gloria, almeno di soddisfazione, sapendo che non potranno inventare nulla, ma almeno riusciranno a regalarci qualche bella canzone e qualche brivido. Questo non è un male, ne prendiamo atto e si vive tutti più felici. Quello che mi preoccupa di più è lo stato di salute della musica, abbandonata da tutti: musicisti, produttori, discografici e soprattutto dal pubblico. Infatti, vecchie glorie a parte, stanno a galla per brevi periodi prodotti effimeri costruiti a tavolino, artisti pupazzi che mostrano culi e tette e bicipiti, per poi essere sostituiti dopo pochi anni da altri fantocci e puttanelle. E questo degrado inizia già da bambini con programmi merdosi come “Ti canto una canzone”, presente in tutto il mondo, dove fottono il cervello ai bambini e poi agli adolescenti, costruendogli un percorso definito che rovinerà per sempre le loro vite di ascoltatori, ma anche di fruitori di cultura. Se pensi che il passo successivo è robaccia tipo “X Factor” o “The Voice”, dove si parla solo di interpretazione, ma mai di produzione, di arrangiamento, come se la musica fosse solo una bella voce,capisci che siamo alla fine della corsa. Sono programmi colmi di musica di consumo, senza cuore, che è sempre esistita, ma almeno una volta potevi scegliere da che parte stare perché le classifiche parlavano due lingue: musica vera e pattume costruito a tavolino, oggi la vetrina offre solo la merda. La vera musica, magari non innovativa, ma sincera, la trovi solo nell’underground, lontano dai riflettori, il posto dove mi sento a casa mia da anni.

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

Da tempo manca la voglia di stupirsi ascoltando musica, oggi la gente cerca musica per comodità, come sottofondo per le passeggiate, mentre guida, mentre gioca con lo smartphone, perché vuole solo certezze e questo accade anche nei giovani che dovrebbero essere i ribelli, gli innovatori. Tutti noi ci ricordiamo dei litigi con i nostri genitori, perché ci dicevano che ascoltavamo rumore. Oggi nonni, figlie e nipoti li trovi allo stesso concerto. Bello, ma anche triste a pensarci bene. Per quanto riguarda la curiosità, mi ricordo un episodio: ero un bambino e mio zio ascoltando il secondo album degli Area “Caution Radition Area”, disse “Bello, è completamente diverso dal primo”. Sono cose che ti aprono la mente se per te quello zio è un dio.

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

A 11 anni ho visto gli Area e non ho capito niente, ma è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita, ricordo che Demetrio Stratos mi sembrava un gigante su quel palco scassato di periferia. Poi la PFM e i New Trolls nel 1975, una cosa pazzesca, un’emozione che pensavo di farmi la pipì addosso. Poi gli Uriah Heep a Brescia, Kiss e Iron Maiden a Milano nel 1980, temevo di svenire. Tra i più emozionanti negli anni ’80, da ascoltatore abbastanza smaliziato direi Pink Floyd, Metallica, Queensryche, David Lee Roth e Bon Jovi e naturalmente Page/Plant a Milano. Guardando Living Colour, Faith No More e Nirvana ho capito che nel rock qualcosa stava cambiando. Recentemente mi ha emozionato Melissa Auf der Maur, ho veramente avuto la sensazione che stia facendo qualcosa di innovativo. Ma non è facile fare nomi, se pensi che ho visto circa 1500 concerti.

STEEL THUNDER nel 1981 (poi EXILE), Gianni (il cantante) è il primo a sinistra.

STEEL THUNDER nel 1981 (poi EXILE), Gianni (il cantante) è il primo a sinistra.

 Con che impianto GDC ascolta musica? Puoi entrare nel dettaglio?

Il lettore CD e le casse sono Bose, poi ho un piatto Technics LS.

Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD?

Assolutamente no. Potrei dirti che è bello rigirare tra le mani qualche edizione deluxe con una bella confezione, ma non sarebbe la verità. Compro molto meno dischi rispetto ad una volta, ma quasi solo in vinile.

Tu e i tuoi seguaci, i dellacioppiani, avete una sorta di furia iconoclasta verso i box set e le deluxe edition (soprattutto di gruppi del passato) che da alcuni anni stanno riempiendo il mercato. Pur comprendendo il pensiero di base, non credi che forse non é colpa di queste edizioni se non si comprano i nuovi album che escono di questi tempi? Che sia l’offerta a non all’altezza?

Ah ah bella i “dellacioppiani”, questa l’hai inventata tu. Comunque io non ho niente contro queste mille versioni deluxe, semplicemente non voglio dedicare la mia vita solo a venti gruppi, quindi quando ho la discografia ufficiale e qualche chicca, mi piace dedicare tempo e denaro ad altri gruppi, per provare nuove emozioni. Credo che nella vita abbiamo già tante imposizioni (lavoro, amore, politica, tifo calcistico…), che almeno nella musica voglio essere libero di spaziare, questo accade anche nel cinema.

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Pensi che se gente come me non avesse comprato le recenti  superdeluxe edition dei primi tre dei Led Zeppelin, avrebbe speso quei 300 euro in album di nuovi gruppi?

A mio avviso il punto non è sapere se quei 300 euro sarebbero finiti nelle tasche di band nuove, quindi il problema non è determinare la qualità del rock attuale, per questo potremmo stare qui anni e non troveremmo una risposta, il punto è che c’è una parte di pubblico fermo ai suoi dieci gruppi preferiti ed invece anche solo relativamente all’epoca dei suoi idoli (anni ’60, ’70 e ’80), esistono tantissimi ottimi nomi di qualità, che ebbero meno fortuna per una o mille ragioni. Voglio dire se ti piace l’hard rock anni ’70 non puoi fermarti a Led Zeppelin, Deep Purple e poco altro. Nessuno discute che siano stati i migliori, ma nello stesso periodo sono usciti centinaia di dischi bellissimi, che però quasi tutti si ostinano a trascurare, in nome della difesa a prescindere dell’idolo di turno. Questa ostinazione mi spaventa. Anche perché questa gente spesso si traveste da critico e pensa di conoscere il rock solo perché possiede la discografia di venti band di successo. Le cose non stano così. Poi è evidente che ognuno è libero di fare come meglio crede, ma pretendo che se conosci venti gruppi devi parlare di quelli e non pontificare di band minori perché hai ascoltato qualche canzoncina su youtube. Che poi Tim non si tratta di conoscere dischi da mille copie, ma almeno band minori tuttavia fondamentali come  Quatermass, Dust, Warhorse, Budgie, Fuzzy Duck, quindi stiamo parlando comunque di pezzi di storia del rock, tanto per dire nomi degli anni ’70. Allo stesso tempi mi spaventa il fanatismo del collezionista di generi, che vuole tutto, ma proprio tutto, a prescindere dalla qualità di un genere. Io non ce la farei mai. Io, con i miei slanci e i miei limiti, amo la musica non il pezzo da collezione. Certo anch’io ho comprato dischi per completezza, per la copertina, perché ci suonava tizio ex dei Caio, ma senza esagerare. Comunque se io avessi 300 euro da spendere non li userei per un box, ma per 10/15 vinili di band che non conosco o che sto cercando.

Sempre per rimanere in tema, non pensi che tutto sommato la soluzione trovata dai Led Zeppelin sia accettabile? Intendo dire che sia le limited super deluxe edition (2 CD + gli LP relativi + grosso Booklet) che le deluxe edition (2 CD + piccolo booklet che ti porti a casa con 15 euro) contengono “musicalmente” le stesse identiche cose. Che poi i bonus  disc contengano fuffa è un altro discorso (assai triste).

Se ci pensi Tim i Led Zeppelin sono tra i pochi che hanno atteso decenni prima di ristampare i propri album con materiale bonus, quindi li stimo, in fondo rispetto ad altre band famose non hanno messo in giro, in dieci anni, venti versioni dello stesso disco. E le soluzioni che hai esposto sono per tutte le tasche, anche se come ben sai il vero collezionista si farà tentare da tutte o dalla più costosa.

Gianni, per anni si è dato contro alle case discografiche e ai direttori artistici, ma ora che non ci sono quasi più, non pensi che il loro “filtro” fosse essenziale? Che in qualche modo instradassero l’artista verso la giusta via, che aiutassero la gente a capire, a relazionarsi, ad interpretare la musica dei loro artisti? Cerca di capirmi, lo so benissimo (l’ho vissuto in prima persone quando col mio gruppo ho avuto a che fare con loro) che in alcuni, forse tanti, casi il lavoro svolto da quella gente era pessimo, ma parlo in generale…

Ti ringrazio di questa domanda, perché mi permette di sfatare il mito dei manager e produttori tiranni, si tratta invece, quasi sempre, di figure fondamentali per la crescita di una band. La penso esattamente come te. Quei personaggi erano forse loschi e lavoravano per il proprio tornaconto e quello della major di turno, ma di musica ne capivano molto e quindi hanno svolto un ruolo fondamentale per indirizzare il talento nelle direzione giusta. Inoltre in molte biografie, sono gli stessi musicisti che rivelano l’importanza dei manager, dei discografici, pur odiandoli perché gli hanno rubato denaro, ma non ne discutono la conoscenza artistica. Oggi a dirigere le case discografiche ci sono solo contabili che ieri dirigevano fabbriche di scarpe e domani saranno alla guida di un marchio automobilistico. Una tristezza unica. Situazione diversa per le piccole etichette, guidate sempre da appassionati ed esperti, che purtroppo hanno risorse economiche limitate.

Gianni Della Cioppa & Bud Ancillotti

Gianni Della Cioppa & Bud Ancillotti

 Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

Ti sembrerà strano, ma in generale propendo per quella americana, la trovo più melodica e quindi vicina a me. Anche se poi Beatles e Led Zeppelin, i miei gruppi preferiti, sono inglesi.

Che rapporto hai con gli mp3, li usi senza troppi problemi o sei anche un cultore del lossless (file senza perdita di qualità)?

Guarda sono costretto a sopportare gli mp3 solo per scrivere qualche recensione perché le case discografiche spediscono da anni solo questo formato. Ma poi li cancello e se il disco mi piace davvero, cerco di comprare il vinile, salvo nel post rock e dintorni dove preferisco il compact disc. Pensa che potrei accedere all’intero catalogo novità di molte case discografiche, ma di fatto scarico solo i titoli da recensire e qualche cosa che voglio capire se acquistare. Non mi interessa affatto riempirmi di musica che non potrò mai ascoltare. Credo di non essere nemmeno capace di scaricare musica da internet, ma semplicemente perché non mi interessa.

Qual è lo strumento musicale che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

Da ragazzo ho usato una chitarra acustica Ibanez, poi l’ho venduta perché in mano mia era sprecata. Ho suonato un po’ il basso, e mi affascinava il Rickenbacker di Glenn Hughes, ma non l’ho mai usato.

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Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

Il patto lo farei subito e gli chiederei di non farmi soffrire per morire, mi spaventa il dolore. Se proprio mi aspetta quello, in cambio gli chiederei la serenità per mia figlia.

Hai mai scorto nei personaggi che nel corso degli anni hai intervistato, una luce negli occhi che ti ha fatto dire: beh, grand’uomo (o gran donna)?

Guarda forse oggi è sovraesposto, ma nel 1994 quando l’ho incontrato, Glenn Hughes era un personaggio da ricostruire e nei suoi occhi, dopo anni di problemi di droga ed alcool, ho letto la voglia di ripartire per davvero, mi sono emozionato tanto quando mi ha abbracciato, perché la casa discografica gli aveva detto che io avevo scritto di lui anche negli anni che tutti l’avevano dimenticato. Un altro artista con la scintilla dell’umiltà è stato Doug Pinnick dei King’s X, uno che ha tantissimo da dire e dare, un autentico gigante del rock ed una grande persona. In Italia posso dire che ho trovato sempre persone per bene, rispettose ed entusiaste, sia nel metal che nel rock, anche tra i grandi tipo Eugenio Finardi, Alberto Fortis. Edoardo Bennato qualche anno ha rifiutato (almeno così mi aveva detto l’organizzatore del concerto), un’intervista all’ultimo momento, ma avrà avuto i suoi motivi. Mi dispiace per lui, avrebbe avuto un articolo da 10/12 pagine su Classix!, ci saranno altre occasioni.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

I nomi sono i soliti, Beppe Riva su tutti, altri non ne cito perché ne dimenticherei sicuramente qualcuno. Posso dirti che ammiro tutti quelli che da decenni portano avanti la passione senza sosta, a dispetto degli anni, la fatica, il lavoro, la famiglia, i soldi mai visti. Ecco questi sono quelli che stimo, ho visto decine di presunte prime firme sparire con i primi impegni della vita (lavoro, famiglia). Noi Tim siamo ancora qui, e qualcosa vorrà pur dire: la nostra è una missione. Dall’estero ti faccio solo tre nomi: il leggendario Lester Bangs, Alex Ross e Simon Reynolds, inarrivabili.

Gianni e lo staff di CLASSIX!

Gianni e lo staff di CLASSIX!

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Ho due progetti che mi piacerebbe portare avanti, ma per ora preferisco non parlarne, perchè si tratta solo di idee. Dopo tre anni di produzione serrata, mi sono preso un periodo di riposo, sto leggendo, ascoltando musica e guardando film, solo per il gusto di farlo. E ti dico che è bellissimo!

Che canzone o che brano ascolta GDC nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

“My Way” di Frank Sinatra, c’è tutta la bellezza e malinconia di uno che ha vissuto come credeva, ma che forse alla fine qualche rimpianto ce l’ha. Dovranno suonarla al mio funerale.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Uso qualche citazione in cui mi rispecchio, soprattutto la prima è davvero la mia vita, perché in fondo sento che avrei potuto fare di meglio e di più in tutto.

“Sento ancora la follia scorrermi dentro, ma ancora non ho scritto le parole che avrei voluto, la tigre mi è rimasta sulla schiena. Morirò con addosso quella figlia di puttana, ma almeno le ho dato battaglia” (Charles Bukowski)

“Possiamo fare solo piccole cose, ma con grande amore” (Madre Teresa di Calcutta)

“Ho conosciuto Steve Jobs, ha inventato l’IPad, ma quando tornava a casa, ascoltava solo vecchi dischi in vinile”. (Neil Young)

“Non hai bisogno di una chitarra per essere un eroe del Rock’n’Roll” (Lester Bangs)

Grazie Gianni.

Grazie a te Tim, averti come amico è un grande onore. Stay (black and) blue(s)!!

da sx a dx: Gianni della Cioppa, Beppe Riva, Stefano Ricetti - 2014

da sx a dx: Gianni della Cioppa, Beppe Riva, Stefano Ricetti – 2014

THE BLUES MAGAZINE N.15 – Johnny Winter cover (Team Rock august 2014 – Euro 13,90)

16 Set

ITALIAN / ENGLISH

La rivista aveva in programma una intervista con JOHNNY WINTER, ma poi all’improvviso a metà luglio il nostro Texas Hurricane se ne è andato, così gli editori hanno virato su un lungo articolo basato su di una chiacchierata con MARY LOU SULLIVAN, la biografa di Winter. Nulla di eclatante ma il tutto è ben fatto e comunque interessante, 13 pagine di lettura molto piacevole. Breve intervista poi a BERNIE MARSDEN chitarrista di seconda fascia che su questo blog amiamo parecchio e la genesi di I’M SO GLAD tra SKIP JAMES e i CREAM. 4 pagine su BRIAN SETZER sempre più calato, purtroppo, nel rockabilly da cowboy e la lista dei 23 GREATEST LIVE ALBUM. Al primo posto il solito LIVE AT THE REGAL di BB KING, poi MUDDY WATERS, HOUND DOG TAYLOR, ALBERT KING e MAGIC SLIM. Al 6° posto IRISH TOUR di RORY GALLAGHER e prima di JOHNNY WINTER AND LIVE e AT FILLMORE EAST degli ALLMAN il live del 1976 dei DR. FEELGOOD. Mah.

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Il resto sono pagine dedicate a musicisti che non ascolto perché fautori di un blues comunque canonico, mai nessuno che inserisca un accordo strano, una melodia piacevole, così mi succede quello che provo con la rivista PROG: leggo THE BLUES MAGAZINE e mi accorgo che il blues non mi piace, se per blues intendiamo quello contenuto in quegli articoli.

Nelle recensione anche la deluxe edition di LZ II dove se non altro hanno da dire sul bonus disc. Meno male che qualcuno inizia ad aprir bocca sulle stupidaggini rappresentate dal materiale extra. La BUYER’S GUIDE è dedicata ad ERIC CLAPTON e tra i dischi consigliati non c’è WHEELS OF FIRE dei CREAM, in compenso troviamo FIVE LIVE YARDBIRDS e DELANEY & BONNIE & FRIENDS. Doppio mah.

Il CD allegato come sempre non è interessante, contiene alcun cosine non male, ma il problema è appunto questo: non male.

(Broken) ENGLISH

The magazine had scheduled an interview with JOHNNY WINTER, but then suddenly in mid-July our Texas Hurricane was gone, so the publishers have tacked on a long article based on a chat with MARY LOU SULLIVAN, the biographer of Winter. Nothing striking but the whole thing is well done and interesting anyway, 13 pages of  very enjoyable reading (after all, you know, we adore JOHNNY WINTER). Short interview with BERNIE MARSDEN, a second bracket guitarist we love, the genesis of I’M SO GLAD between SKIP JAMES and CREAM, 4 pages on BRIAN SETZER increasingly dropped, unfortunately, in the rockabilly cowboy pantomime and the list of the 23 GREATEST LIVE ALBUMS. In the first place, as usual, LIVE AT THE REGAL BB KING,  then MUDDY WATERS , HOUND DOG TAYLOR, ALBERT KING and MAGIC SLIM. At 6th place IRISH TOUR RORY GALLAGHER and before JOHNNY WINTER AND LIVE and ALLMAN BROS’ AT FILLMORE EAST, DR. FEELGOOD’S 1976 live album STUPIDITY. Goodness knows!

The other pages are dedicated to people who I am not listening to because advocates of a blues canon, in their blues music you never find a weird chord, a nice melody, so I’m going on what I feel with the magazine PROG: I read THE BLUES MAGAZINE and I realize that the I do not like blues, at least  if the blues is the one contained in those articles.

They review also the deluxe edition of LZ II, where if anything they have to say something true about the bonus disc, at last someone who starts to open his mouth about the stupid things represented by the extra material. The BUYER’S GUIDE is dedicated to ERIC CLAPTON and among the selected albums there is no track of CREAM WHEELS OF FIRE, on the other hand we find FIVE LIVE YARDBIRDS and DELANEY & BONNIE & FRIENDS. Again, goodness knows!!!

The enclosed CD is not interesting as always, it contains little things that are not bad, but the problem is precisely this: not bad.

 

KEITH EMERSON & GREG LAKE “Live From The Manticore Hall” (Manticore Records 2014) – TTT

15 Set

Italian / English

Non mi piacciono gli unplugged e in genere gli album che tolgono watt alla musica piena di potenza; credo che quella moda di inizio anni novanta messa in piedi da MTV fosse pessima. Tovo sia da imbecilli mettere in acustico musica nata elettrica, soprattutto se lo si fa pari pari, senza rielaborare parti, riff, accordature. Ricordo ancora con fastidio l’unplugged dei miei amati AEROSMITH. Io, nel mio piccolo, rifiuto quelle poche serate in versione acustica che vengono proposte al mio gruppo (che senso ha andare a suonare in una pizzeria CAN’T GET ENOUGH con due chitarre acustiche scordate, una basso tenuto basso e un rullante reso muto?). Non amo nemmeno quegli unplugged più elaborati, come quelli di CLAPTON e ROD STEWART ad esempio, perché poi diventano greatest hits per chi gira in BMW, frequenta Sporting Club e gioca a golf. Intendiamoci, la musica acustica mi piace, ma quando nasce in quella veste. Ho faticato dunque a comprare questo LIVE FROM TYHE MANTICORE HALL, il pay off “An Intimate Evening With ” mi dà da fare, il pericolo che tutto diventi musica da matrimoni è sempre dietro l’angolo, ma potevo esimermi? Si tratta pur sempre di un album di due dei miei musicisti preferiti in assoluto.

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Il Cd contiene una selezione di brani presi da una data del tour americano del 2010, tour che sarebbe dovuto arrivare anche qui, io, la groupie e Beppe Riva avevamo già in mano i biglietti, ma a causa di una operazione urgente EMERSON fu costretto a dare forfait. Sarei andato solo per vederli, non tanto per la musica, perché lo spettacolo era basato sulle performance dei due assi inglesi aiutati da basi e batterie elettroniche. Questa è una cosa che io non riesco a reggere. Tastiere dal suono ridondante che vengono innestate sopra al piano di chi un giorno fu il keyboard wizard universale, chitarre acustiche che raddoppiano quella che LAKE sta suonando come in C’EST LA VIE ad esempio, rendendo il cantato meccanico e poco fluido (LAKE che allunga la frase per aspettare il giro della chitarra registrata), batterie elettroniche incagabili come quella di PIRATES.

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La scaletta poi è poco emozionante, nessuna scelta obliqua, che so una FOR YOU (sì, da LOVE BEACH!) o qualcos’altro di meno scontato, anche l’atteggiamento è da crowd pleaser vedi l’insistenza con cui EMERSON gigioneggia con l’assolo di moog di LUCKY MAN nell’introduzione al pezzo; poi è chiaro, ci sono anche momenti di grande musica e di buone performance, al di là dei problemi alle mani di EMERSON che a volte lo rendono insicuro: come si può rimanere insensibili alla struggente bellezza di I TALK TO THE WIND e TAKE A PEBBLE ad esempio? Così, cari KEITH & GREGG la sufficienza la portate a casa, ma non è un granché per chi ci aveva abituati all’eccellenza. Sì, certo, gli anni che passano, la vecchiaia … ma voi non fate blues, se non siete più tecnicamente all’altezza della vostra grande, ineguagliabile, fantasmagorica musica, allora forse è meglio chiudere. Io non voglio vedere KEITH EMERSON e GREG LAKE che giocano in serie B, dopo averli visti giocare tutta la vita in Champions League.

Emerson & Lake

Emerson & Lake

 

(Broken) English

I do not like unplugged and in general the albums that remove watts from music full of power; I think that that fashion was set up by MTV at the beginning of the nineties s was bad. I find a idiot thing to put in acoustic music born electric, especially if you do it verbatim, without rework parts, riffs, tunings. I still remember the annoyance of my beloved AEROSMITH’s unplugged. I, in my small way, I refuse those few evenings in the acoustic version that are proposed to my group (which is the point of going out and playing in a pizzeria CAN NOT GET ENOUGH with two acoustic guitars not in tune, a bass and a snare drum kept low muted? ). I do not like those unplugged even more elaborate, such as those CLAPTON and ROD STEWART for example, because then they become greatest hits for those who drive a BMW, who are Sporting Club members and play golf. Mind you, I like the acoustic music, but when it is born in that enviroment. So I struggled to buy this LIVE FROM MANTICORE  HALL, the pay off “An Intimate Evening With” gives me a bad feeling, the danger that everything becomes music for weddings is always around the corner, but how could I not fail? It is still an album of two of my favorite musicians ever.

The CD contains a selection of songs taken from a 2010 U.S. tour date, the tour was supposed to come here, I, the groupie and Beppe Riva we already had tickets in hand, but because of an urgent operation EMERSON was forced to forfeit. I would have gone just to see them, not so much for the music, because the show was based on the performance of the two British axes aided by prerecorded instruments and electronic drums. This is something that I can not stand. Keyboards sounding redundant, which are grafted on to the piano of who one day was the universal keyboard wizard, acoustic guitars which doubled the one that is playing in LAKE C’EST LA VIE, for example, making all a bit mechanical and vocals certainly not fluid (LAKE stretching the sentence to wait for the turn of the recorded guitar), ugly drum machines lile in PIRATES.

The song list is then unexciting, no “oblique”, no FOR YOU for example (yes, from LOVE BEACH!) or something less obvious, but the attitude is to be crowd pleaser see the insistence with which EMERSON is hustling before ‘LUCKY MAN with the moog solo references in the introduction to the piece; then of course, there are also moments of great music and good performance, beyond the problems at the hands of EMERSON that sometimes make him insecure, how you can remain indifferent to the haunting beauty of I TALK TO THE WIND and TAKE A PEBBLE for example? So, dear KEITH & GREGG sufficiency wear it at home, but is not great for those who had become accustomed to excellence. Yes, of course, the years pass, the old age … but you do not play blues, if you are not technically at the height of your great, unique, ghostly music, then maybe it is better to close down everything. I do not want to see KEITH EMERSON and GREG LAKE playing in Serie B, after seeing them play the whole life in the Champions League.

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: vita da gatto in casa di un blogger uomo di blues …

14 Set

Gli umani quando hanno voglia di spupazzarci vengono da noi senza chiederci il permesso; tu sei lì perso nei tuoi momenti da gatto di blues, acciambellato dentro ad una scatola, ed ecco che lo senti arrivare: “Pàlmiiir, Patatinooo, Palmiro gatto di San Siroooo … “. Oh mamma, che vuole adesso? Arriva, ti pianta il muso sul tuo e ti chiede sempre la solita cosa: “Pàlmir, ma tu mi vuoi bene?”. Poi ti prende in braccio, ti dà qualcosa come venti/venticinque baci e quando vede che tu non lo caghi, ti smolla sul castello dei gatti. Poi s’incazza se io faccio lo stesso alla notte! Amo andare sulla testiera del letto e buttarmi a pietto su di lui, questo verso le tre di notte, è allora che iniziano le madonne “Palmiro (Quando mi chiama Palmiro la cosa si fa seria), diopovèr, vin zò da lè insèma. Vin chè! S’at ciàp at tir al col!”. Io mi diverto come un matto, vedere Tyrrell in braghette e maglietta (della Bad Company) tutto arruffato e incazzato mi fa morir dal ridere, poi puntualmente vado a rifugiarmi sui mobiletti della cucina. Lui mi guarda, io pure, con lo sguardo sornione da gatto che dice “E adesso?”. Poi Tyrrell scuote la testa e torna a letto. Bene, così capisce.

Noi gatti siam fatti così, ci son dei momenti che dobbiamo essere al centro dell’attenzione e se l’umano a portata di zampa non ci considera allora facciamo i dispetti da gatti. E’ notte fonda ma io sono vispo, voglio giocare e Tyrrell dorme? Benem vedo di svegliarlo! Tyrrell deve scrivere qualcosa per il suo blog? Bene, allora io mi sdraio sulla tastiera …

 

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.10 – January 1988

12 Set

Gennaio 1988, apro il numero con la mia consueta sobrietà e senza retorica :-). Nella sezione NEWS evidenzio un pensiero di BEPPE RIVA tratto da un suo articolo sugli AEROSMITH pubblicato su METAL SHOCK n.9 OTT 1987. Il numero contiene il resoconto del viaggio in UK di SHARON THOMAS, all’epoca mia cara amica della Pennsylvania nonché responsabile di FROM THE HEART … TO THE HEART The Firm fanzine (che prima o poi metterò sul blog); ci sono inoltre le recensioni dei due album di solido AOR dei VIRGINIA WOLF (starring Jason Bonham), della collaborazione (in tre pezzi) di JOHN PAUL JONES e BEN E. KING nell’album SAVE THE LAST DANCE FOR ME, dell’uscita semi ufficiale di LUCIFER RISING a cura della BOLESKINE RECORDS. Parlo poi di un paio di bootleg che all’epoca fecero palpitare i nostri cuori relativi alle outtakes di PHYSICAL GRAFFITI e IN THROUGH THE OUT DOOR mentre CLAUSIO MARSILIO si occupa della sezione ufficiale dedicata appunto ai bootleg. Do poi sfogo ai miei pruriti extra zeppelin intervistando LINO E I MISTOTERITAL, una band obliqua che allora andava piuttosto forte il cui frontman era ROBERTO GRASSILLI, oggi fumettista e illustratore di indubbio valore.

OH JIMMY N10

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OH JIMMY N10

NAGA “Voglie Diverse” (2013-2014) – TTT¾

11 Set

NaGa, nuovo gruppo milanese, chitarra, basso, batteria più voce femminile. Le note ufficiali dell’ufficio stampa dicono che: ”

“Per definire lo stile ed il genere preciso dei Naga bisogna scavare nella storia del rock internazionale. Gli strumenti sono tre, ciò farebbe pensare alle formazioni post-punk degli anni ‘80 o addirittura, andando a ritroso, ai gloriosi power trio degli anni ‘60 e ‘70, ma l’utilizzo dell’effettistica e le strutture armoniche e melodiche della band colloca il progetto in una dimensione più sofisticata, adulta, consapevole dello scenario musicale attuale. Tanti i punti di riferimento: dai Police ai Foo Fighters, dagli Skunk Anansie ai Nine Inch Nails, passando per il rock psichedelico. Il risultato è un suono diretto, duro ma mai violento. Possiamo definirlo pop-noise?”

Basterebbe il nome NIN e la definizione POP NOISE a farmi passare ogni curiosità, ma sono da sempre molto interessato al Rock cantato in italiano dunque ecco qui i NAGA su questo nostro blog miserello. Rock, sì, questo io non lo chiamo pop, seppur possa esistere una certa coerenza col termine (per noi poco allettante) pop-noise. Ma clicchi sul primo pezzo, il singolo 1.2.ME, e quella batteria ti prende subito. Le chitarre ricalcano le formule del nuovo rock, quello moderno, quello duro ma distante dal metal, il basso di JOE CRESSERI ricama trame per niente banali  e l’atteggiamento convinto della cantante ti convince fin da subito.

ERI TU, nel ritornello riporta alla mente gli SKUNK ANANSIE, ma non ne pregiudica la godibilità. Oh, con VOGLIE DIVERSE la batteria mi rimanda a JOHN BONHAM, sarà la mia mente LedZeppelincentrica, ma io lo sento il grande John Henry nelle mani di MARCO PARANO. Il pezzo mi piace moltissimo nell’intermezzo sospeso, dove la scomodissima LELA CORTESI canta “Ma io non voglio sentire più”, la chitarra si fa più dolce attraverso un bell’arpeggio alla Joe Satriani e la chiusura del cantato la sento nello stile di IVAN GRAZIANI. Strana questa cosa.

SKIN fa di nuovo capolino in SE CADONO I SUOI PEZZI, ma la canzone sta in piedi. Il gruppo cerca melodie, non quelle canoniche, piuttosto oblique e al passo con i tempi, ma è un atteggiamento che mi piace molto. Lo dico sempre, melodie, cazzo, melodie, non quelle da romanticume da due soldi ma quelle che rendono la musica musica!

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NON SOGNO  mi passa via senza lasciare granché, ma percepisco che qualcosa mi arriva comunque.

DAMMI è molto bella nel ritornello. Tremolo guitar per CLAUDIO FLAMINIO, grancassa che batte uno stomp di stampo futurista. DAMMI è il mio pezzo preferito.

Per AFFONDANDO E  SORRIDENDO vale il discorso di NON SOGNO, non mi scaldo più di tanto ma c’è sempre qualcosa che mi prende. OTTENEBRA contiene un rumore di sottofondo che fa da contraltare alla quiete portata dal piano.

CD di otto pezzi dunque, finalmente, non se ne può più di quegli album con 15 brani; bella la foto della copertina; testi piuttosto interessanti ed intriganti. Questi NAGA vanno tenuti d’occhio, sarò curioso di sentire il prossimo album (previsto per il 2015 su etichetta LA LOCOMOTIVA).

NAGA

 

 

JIMMY PAGE 1963 TV interview

10 Set

Il nostro Luca Tod ci scrive per porre alla nostra attenzione una breve intervista video di JIMMY PAGE registrata nel 1963.

http://vimeo.com/105653705

 

Luca l’ha trovato sul Royal Orleans, in un thread creato da DADGAD, la testa di piombo italiana ormai internationally famous.

L’intervista è appena stata scoperta ed è dunque parecchio interessante. Grazie Luca, grazie dadgad.

 

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: a proposito di To(m)petty

10 Set

Ecco lo sapevo, a furia di stare col mio umano mi sto tyrrellizzando; l’altra sera lui era di là in sala con Liso, un suo amico, io facevo finta di bighellonare per casa ma ero curioso di sentire di cosa discutevano. Liso poi è un umano che mi piace, tra l’altro condividiamo l’amore per SANTANA, certo a lui piace quello jazz rock di FLAME SKY, a me quello di FLOR D’LUNA, ma tant’è!.

Ero lì che li ascoltavo, stavano parlando dell’ultimo di TOM PETTY, HYPNOTIC EYE, entrambi concordavano sul fatto che a dispetto di quanto si sentiva dire in giro (“beh, mi piace, un bel disco con tante chitarre”) è fondamentalmente un disco piuttosto lofi, e che ormai non c’era più senso critico. Solo perché uno si chiama TOM PETTY e fa Rock americano, non è detto che faccia dischi interessanti. A parte che per un micio non è automatico comprendere il significato della parola umana “lofi”, ho poi capito dai loro commenti schietti e sinceri (“Liso, vuoi sapere una cosa? Fa cagare! Ma dove sono le canzoni? Tutti giri chitarristici in LAm e SOL ma senza melodia” “Ma infatti Tim, basta con queste cose”) che il disco è “lofi”.

Un altro che sto a sentire è Picca. Tyrrell e ( come lo chiama?, ah sì,) il Pike boy hanno parlato sabato scorso di HYPNOTIC EYE, Tyrrell raccontava alla Terry che anche per il WARREN ZEVON modenese è un disco lofissimo.

Incuriosito sono andato nello studiolo, ho trovato il cd (nel cestino) e qualche informazione su TOMMASO PICCININI, come lo chiamerebbe Tyrrell. TOM PETTY è un cantautore statunitense che con il suo gruppo, gli HEARTBREAKERS, propone un rock americano di un certo valore. Ho notato che Tyrrell ha la deluxe edition di un altro suo album, DAMN THE TORPEDOS, che a quanto ho capito è forse l’episodio migliore della sua discografica.

Tom Petty Hypnotic Eye

Infilo nell’impianto il dischetto e… AMERICAN DREAM PLAN B ha qualche sussulto nel ritornello ma il pezzo non decolla. In FAULT LINE c’è troppo “minore” (intendo la tonalità), nemmeno dieci secondi e RED RIVER già ti ha stancato, lo swingetto di FULL GROWN BOY ti fa sbadigliare. ALL YOU CAN CARRY ha il solito giretto duretto di chitarra all’americana e quando inizia il cantato ti vien voglia di andare a caccia di talpe, POWER DRUNK blueseggia ma poi entra un chitarrone che rovina tutto. FORGOTTEN MAN è la settima canzone e ancora non vi è traccia di melodia, di un costrutto, di uno spunto creativo come si deve; SINS OF MY YOUTH vorrebbe essere dolcemente ipnotica ma non vi riesce, si dimentica in fretta; U GET ME HIGH è l’ennesimo groove alla HONKY TONK WOMAN, ma il pezzo è di unaa bruttezza disarmante. Ecco ci mancava  poiJOHN LEE HOOKER, con BURNT OUT TOWN Petty raggiunge un nuovo livello di lofiggine. SHADOW PEOPLE riecheggia gli ultimi Rolling Stones, che già loro non san più scrivere un bel pezzo, pensa mo’ Tom Petty.

TYRRELL, LISO e PICCA avevano ragione, anche per un gatto nero (ex) amante dell’AOR e di bocca buona questo HYPNOTIC EYE fa proprio cagare. (lo si vede già dalla orribile copertina).

Meglio togliere un M, meglio i TOPETTY.

Topetto

Palmiro depresso dopo aver ascoltato Tom Petty (foto TT)

Palmiro depresso dopo aver ascoltato Tom Petty (foto TT)

MUSICISTI CHE ODIANO IL CALCIO

9 Set

Avete presente quei musicisti che danno tutta la colpa delle miserie del mondo al calcio? Quelli che su facebook postano cose tipo “Coglioni! Basta seguire il calcio e pagare l’abbonamento a Sky! Comprate il mio disco invece” ? Io li ho presente e li trovo insopportabili.

A parte che gli aspetti economici e comportamentali del calcio sono il riflesso della società malata in cui viviamo (e mai nessuno che tiri in ballo il problema del capitalismo selvaggio che sta uccidendo il pianeta e l’umanesimo), e che le critiche rivolte ad essa e ad esso noi condividiamo in pieno, sono esterrefatto dal pensiero tout court di quelle persone: a me il calcio non piace, tutto quello che gli gira intorno fa schifo, quindi addosso ad esso la colpa di questa situazione di merda che stiamo vivendo.

Probabilmente è colpa della estrema popolarità del football, perché non si spiega se no il fatto che nessuno dica niente se: ALONSO prende 105 milioni di euro in tre anni dalla FERRARI, se VALENTINO, MARQUEZ e LORENZO prendono vagonate di milioni da YAMAHA e HONDA, se un’ attrice chiede 40 milioni per sei mesi di riprese,  se alcuni  atleti del nuoto riempono le cronache con i loro sciocchi comportamenti almeno pari a quello di certi giocatori, se certe popstar e rockstar prendono cifre inimmaginabili per fare musichetta e comportarsi anch’essi da idioti, ne più né meno come certi calciatori.

Forse dimentico che i i musicisti fanno arte quindi sono esonerati dalle critiche, già deve essere così. Ma a pensarci  bene mi chiedo, arte? Forse l’un per cento, il due, il cinque toh! Ma tutti gli altri? Spacciano per arte la loro capacità di mettere insieme tre accordi, scriverci sopra qualche frase riuscita e cantarla ad un pubblico di 12 persone che chiacchiera e beve birra o di fighe 45enni che sballano al primo accenno di sgobbo pseudo creativo. Io credo che abbia ragione VASCO: “ma cosa vuoi che sia una canzone”!

Rod Stewart

Rod Stewart

Che sciocco, mi sono scordato anche di quelli che fanno rock, quello che loro intendono con la R maiuscola ed invece é minuscolissima. Loro odiano il calcio, e hanno capito la vita perché fanno quella musica lì, quella dei  GUNS N’ROSES . Cazzo, i Guns! Quelli cazzuti, veri, sballati ma onesti e sinceri. Quelli che si prestano al giochetto della casa discografica che prima di fargli uscire il debutto vero e proprio, pubblica un loro disco dal vivo con soli quattro pezzi a simulare un’ autoproduzione; peccato che siano registrazioni da studio a cui sono stati aggiunti applausi, peccatissimo che l’autoproduzione sia un terribile fake atto a far passare la band come un gruppo di veri ribelli del Rock And Roll. Che poi AXL ROSE ci metta 15 anni a produrre un album, facendo spendere alla casa discografica milioni di dollari non conta, cazzo la colpa se viviamo in un mondo di merda è dei calciatori e di chi segue il calcio.

Mick Jagger allo stadio

Mick Jagger allo stadio

E quelli che dicono di fare Blues? Ve li raccomando!A parte il fatto che non fanno blues ma nella grande maggioranza fanno musica texana, si mettono un cappello in testa, un completo sdrucito, intonano qualcosa sulle note alte della scala pentatonica, fanno le mossette et voilà, il blues è servito. Passano qualche giorno di vacanza ad Austin e tornano parlando di tournée americana. Li vai a vedere e quello che esce dai loro strumenti è tutto tranne che blues, ma una sorta di cabaret, o meglio di avanspettacolo, pieno di frivolezze inaudite e scialbe.

Robert Plant allo stadio

Robert Plant allo stadio

I musicisti poi sanno fare pensieri profondi; quelli tipo “tutto è nato coi BEATLES!” La musica pop forse, ma il filone rock è nato dalla musica nera, da McKINLEY MORGANFIELD e soci e dai loro seguaci del Regno Unito, su non scherziamo. Musicisti che non sanno un cazzo di come è andata in Britannia agli inizi degli anni sessanta.

Ian Gillan e Ritchie Blackmore

Ian Gillan e Ritchie Blackmore

I musicisti inoltre sono al di sopra di certe cose, loro sì che sono alternativi, a tal punto che partecipano ad eventi mediatici di pessima qualità, che farebbero di tutto per fare un jingle pubblicitario e solo perché si danno a quelle attività un po’ alternative, buttano giù qualche sorsata di demagogia zen e new age, si sentono menti elevate e fanno quelli che hanno capito tutto nella vita. Deve essere così, che ne possiamo capire noi che amiamo (anche) il calcio!

Rod Steart & Elton John

Rod Steart & Elton John

Mi chiedo se mai si siano fatti un esame di coscienza, perché il musicista medio non è diverso dal calciatore medio, dall’uomo medio, dal dito medio. Il musicista medio ha pochissima cultura (anche musicale), non conosce nulla delle storie racchiuse nelle cover che fa, dal vivo vuole fare pezzi ormai improponibili come SWEET HOME ALABAMA, passa senza timore da una cover di Michael jackson ad una dei Led Zeppelin, nessun problema, l’importante è far ballare la gente. Il musicista medio non ha la minima idea di cosa sia il Rock, il musicista medio è anche quello che possiede bassi a sei corde, chitarre Charvel e batterie con 20 tom e 4 grancasse, il musicista medio non sa come si chiamava il batterista dei LITTLE FEAT (Richie Hayward, che il padre dei quattro venti lo abbia in gloria), il musicista è un uomo medio di poco valore, proprio come i calciatori, proprio come tutti gli esseri umani.

Poi, certo, ci sono le eccezioni.