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Out on the tiles with Picca e il potere della musica Rock

13 Gen

Domenica mattina, foschia sulle campagne umide, non sono di turno da Brian ergo posso alzarmi con più calma. Esco dal letto, la stufa accesa, la groupie legge un libro, Palmir le sonnecchia vicino. Metto su un cd e preparo la colazione. Son lì che taglio le arance per la spremuta e parte ELDORADO OVERTURE della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA. Respiro a pieni polmoni quella introduzione strumentale mentre nel mio animo si installa un sentimento di invincibilità, di determinazione, d’indomabile fiducia nel futuro; quando negli ultimi trenta secondi partono gli archi in una sorta di disegno frenetico e giocoso mi sembra che tutto possa accadere, che tutto sia possibile….

Rifletto sul potere che la musica Rock ha su di noi, sulla nostra possibilità di gestire le fasi calanti della nostra vita grazie ad essa, sugli accenti che riesce a mettere sui nostri momenti buoni e comunque sulla capacità che ha di farci vedere la vita attraverso un caleidoscopio, di regalarci infinite strutture simmetriche.

Passare nel breve volgere di una domenica mattina dal nuovo singolo degli SNAKECHARMER, vecchie volpi inglesi con alla voce il mio cantante AOR preferito  CHRIS OUSLEY (ex VIRGINIA WOLF)…

…al jazz rock trascendentale di FLAME SKY dei SANTANA con JOHN MCLAUGLIN. L’inizio è un gentile invito a bagnarsi nelle tiepide acque della meditazione, una sorta di nuovo battesimo per definire una volta per tutte la spiritualità laica; l’evolversi del pezzo poi è un imperativo: il comando perentorio a scendere nelle profondità della terra, schivare mestruazioni di lava incandescente, incanalarsi in sentieri in cui nessuno è stato, scoprire l’ebrezza del perdersi nel nulla solido, e risalire rinfrancati dalla consapevolezza che, di fronte all’inspiegabile ordine caotico dell’universo, l’essere umano è come una sola nota dell’assolo di DAZED AND CONFUSED versione live 1973…

Ripartire poi dalla salutare concretezza dei DAMNED di LOVE SONG (da quel magnifico album che è MACHINE GUN ETIQUETTE)…

per arrivare alla maestria musicale degli dei stessi, gli EMERSON LAKE AND PALMER…

Che varietà di alimentazione spirituale, che sapori, che prelibatezze. Manca solo un tocco di HENDRIX e il pranzo è servito…

Jimi lecca la figa della sua Stratocaster

Jimi lecca la figa della sua Stratocaster

Tutto questo mentre Palmir è qui a fianco, appollaiato su una delle torre più alte del suo castello, stordito e confuso anche lui dall’ampia gamma di aria sonora che fuoriesce dallo stereo…

Tim & Palmiro dazed & confused - foto di LST

Tim & Palmiro dazed & confused – foto di LST

E’ bello sentirsi a posto ogni tanto, merito di tutta questa meravigliosa musica Rock e forse anche dell’INTER che ieri sera ha battuto il Pescara 2 a 0. Non che gli avversari fossero uno squadrone, ma visto che nell’ultimo periodo l’INTER è apparsa in confusione e che domenica scorsa il Pescara ha battuto la Fiorentina, non è che il risultato fosse scontato. Molto positivo poi il fatto che imbottita di riserve causa i molto infortuni, abbia messo in campo idee di gioco e  compattezza. La partita ha visto anche il debutto in Serie A per MARCO BENASSI, classe 1994, nato a Modena, centrocampista di belle, bellissime, speranze.

Aggiungo che il merito va anche a Brian: ieri mattina siamo andati d’amore e d’accordo. Non l’avrei detto: venerdì sera sono andato a letto alle 3, la sveglia di ieri mattina è stata traumatica, eppure col mio vecchio tutto è girato per il verso giusto. Il bagno, la vestizione, il giro a Ninetyland…tutto è filato liscio.  Mentre lasciavo casa sua, in ascensore, mi guardavo allo specchio e mi dicevo “Bravo Tim“.

Tim da solo in ascensore: BLUES IN A ELEVATOR - (autoscatto)

Tim da solo in ascensore: BLUES IN A ELEVATOR –
(autoscatto)

Riflettendoci può darsi che le good vibrations abbiano origine dalla serata di venerdì passata con Picca. Mi ero preso la giornata di ferie, dovevo e volevo smaltire i postumi di una simil-influenza che mi portavo dietro da giorni, ma nel breve giro di un paio di sms io e Stefanino Piccagliani siamo riusciti ad organizzare un cine-giappo serale e a seguire seminario di rock con visione di divudi alla domus saurea.

Uscire con Picca è sempre un balsamo per l’animo, le affinità elettive e musicali sono così rotonde, ben delineate e potenti da farmi sentire meno solo in questo buio universo. Le sue ormai leggendarie teorie, i suoi punti di vista, l’eloquio fluente, l’inarrestabile verve creativa, il suo intercalare usato per rivolgersi a te (“Capisci, vecchio“)…confrontarmi con Picca è uno degli apogei della mia vita.

Tim (a destra) e Picca (a sinistra) parlano di musica rock

Picca (a sinistra) e Tim (a destra) parlano di musica rock

Tra i divudi visti ELP al KORAKUEN STADIUM di TOKYO il 22 luglio del 1972…

…gli EAGLES live al SUMMIT di HOUSTON il 6 novembre 1976…

…ETTA JAMES dal vivo al MONTREUX JAZZ FESTIVAL nel 1975 (con JOHN PAUL JONES al basso) e nel 1977 (con RICK WAKEMAN alle tastiere).

Primo pomeriggio di domenica, guardo fuori dalla finestra mentre mi bevo un caffè corretto sambuca, le previsioni danno neve per stanotte, mi godo il calduccio della stufa e torno alla mia musica…

Lou Reed original album classics

RAINBOW “Long Live Rock And Roll” (Polydor 1978 – Deluxe Edition 2CD 2012) TTTT

11 Gen

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RAINBOW “Long Live Rock And Roll” (Polydor 1978  -Deluxe Edition 2012)

CD1 -Long Live Rock And Roll (original album) – TTTT

CD2 – Bonus tracks – TTT

CONFEZIONE: TTT½

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LLRNR fu il primo disco dei RAINBOW che acquistai, album a cui rimango legato a tutt’oggi. Nemmeno vent’anni e mi arriva in mano questo hard rock elegante, epico, impeccabile… BLACKMORE, POWELL, DIO: c’era poco di meglio allora nel campo dell’heavy rock. Anche un amante del rock duro più stradaiolo e bluesy come me finiva per lasciarsi irretire da questa potentissima macchina che roccava e rollava ai cento all’ora. LADY OF THE LAKE, LA CONNECTIONS, GATES OF BABYLON, KILL THE KING, SENSITIVE TO LIGHT, RAINBOW EYES…ah.

Oltre all’album originale rimasterizzato per l’occasione, questa deluxe edition contiene un secondo cd con alcune bonus tracks. Le prime otto si riferiscono ai missaggi provvisori e contengono quindi tracce di tastiere e basso diverse dagli originali; ci sono poi un paio di spezzoni tratti dalle prove che fece la band agli studi di Shepperton e infine la testimonianza della loro partecipazione al DON KIRSHNER’SROCK CONCERT del 1978. La qualità audio di questi due ultimi “capitoli” non è perfetta.

MARCO PRIULLA “Judas Priest – Heavy Metal Messiah” (Youcanprint – ristampa 2012) – TTTT

10 Gen

marco priulla heavy metal messiah

Priulla è un amico conosciuto qualche anno fa, ci legano affinità elettive importanti tra cui la passione per la musica rock. Quando ho saputo che era stato ristampato il suo libro sui JUDAS PRIEST, non ho esitato. Un po’ candidamente pensavo fosse più o meno una biografia sulla metal band per eccellenza e invece mi sbagliavo. HEAVY METAL MESSIAH è più una indagine antropologica e un sunto su come la musica heavy metal, quella dei JUDAS in particolare, nasca da condizioni ambientali e spirituali ben precise e ne descriva in modo appropriato i sentimenti.

Attraverso i testi, i temi, le atmosfere, le allegorie del gruppo, Priulla descrive la difficile condizione umana, la vita dell’individuo che deve sopravvivere in un mondo tetro, scuro, pesante, metallico.

La prosa di Marco Priulla in questo libro è lirica, epica, lontana dal minimalismo, adatta insomma al tipo di lavoro in questione:

“Ministrante supremo, centauro artificiale e dittatoriale, Rob Halford governa l’orda barbarica con una compiacenza apocalittica verso questa orgia di fulminazioni atomiche repentine e carezze di acciaio fuso. La sua voce sadica ed inquietante è una delle più grandi di ogni tempo, non solo dell’heavy metal; e con questa voce luciferina Halford canta l’orgoglio di unìappartenza indelebile, incrollabile: I’m a rocker”

L’heavy metal come mito atavico, come una fenice borchiata che genera e si rigenera da sè stessa nutrendosi di provocazione e sostenuta dalle più intime e guerresche passioni degli innocenti ascoltatori. Una follia quasi scientifica portata avanti da demoniache polifonie vocali, da laceranti vocalizzi, da sinistri acuti ultrasonoci, da chitarre rigidamente educate a sincroniche armonie eroiche e taglienti…”

Libro poi che si trasforma in racconto, la figura di un rocker prende forma, figura che attraversa  – nel metafisco e metallico mondo dei JUDAS PRIEST –  varie fasi, da quella del sesso spinto ed estremo al quella della chiamata alle armi.

Nella parte finale il libello contiene la discografia essenziale commentata e una cronologia biografica 1967/2011.

Al di là che piaccia o meno il metal, questo è un libro coraggioso, valoroso, volutamente sopra le righe… qualcosa che non lascia indifferenti. Certo, bisognerebbe essere fan dei JUDAS PRIEST in senso stretto per cogliere tutte le sfumature, per capirne e carpirne tutti i significati, ma se tra le altre cose si è anche amanti del rock duro in generale, è comunque possibile calarsi nella giusta dimensione.

Titolo: Judas Priest: Heavy Metal Messiah
Autore: Marco Priulla
Collana: Saggistica
Data di uscita: Settembre 2012
Pagine: 166
ISBN: 9788867515257

Per acquistarlo vi sono diverse opzioni:
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Stradello JIMMY PAGE

9 Gen
Jimmy Page Drive - Yulee, Nassau County, Florida, Usa

Jimmy Page Drive – Yulee, Nassau County, Florida, Usa

PFM “Celebration 1972-2012” (Sony 2012 – Box Set 3 cd) TT½

8 Gen

PFM - CELEBRATION 1972- 2012

PFM “Celebration 1972-2012” (Sony 2012 – Box Set 3 cd)

CD1 – STORIA DI UN MINUTO (gennaio 1972): TTTTT

CD2 – PER UN AMICO (novembre 1972): TTTT½

CD3 – ROAD RARITIES (live 1985 – 2010): TT

CONFEZIONE: TTT

SOUND QUALITY remaster 2012: TT

La PFM per me è uno dei quattro grandi gruppi di quel che oggi chiamano progressive rock classico. La loro musicalità, la capacità di esecuzione, la bontà della proposta li tengono lassù gomito a gomito con ELP, YES e GENESIS. Per importanza storica sono un po’ indietro ai gruppi citati essendo arrivati al primo disco con un annetto e mezzo di ritardo e finendo per essere influenzati da quegli  stratosferici gruppi inglesi, ma la componente mediterranea che hanno saputo aggiungere e le belle cose che hanno saputo scrivere per me sono fatti importantissimi e li rendono meritevoli di quell’alto posizionamento. Questo cofanetto celebra il quarantennale riproponendo i due primi album in italiano e un cd con  esibizioni live chiamato ROAD RARITIES. Niente da dire naturalmente su STORIA DI UN MINUTO e PER UN AMICO, sono due album bellissimi e storici…

…il fatto però è che sono due album che ogni fan di questa musica possiede (magari in più versioni, come il sottoscritto) e che in più il remaster è stato fatto con la compressione al massimo seguendo la moda di questi ultimi anni. Il suono non respira e a tratti va in distorsione. Mah.

Il cd ROAD RARITIES mi lascia perplesso, le “rarità dalla strada” dovevano provenire dal periodo vintage, quelle proposte non sono male, sono suonate bene, si sente che la PFM è ancora una band della madonna, ma insomma…il periodo 2001/2010 è già coperto parecchio, per giustificare l’acquisto di un cofanetto già contenente due album (rimasterizzati male) che hanno tutti, occorreva qualche rarità vera e propria. Il cd poi presenta 12 tracce, in realtà le canzoni sono 8 con 4 introduzioni indicizzate come fossero pezzi singoli. L’unico brano interessante è la versione particolare del 1985 di IMPRESSIONI DI SETTEMBRE.

Un’ultima cosa: il bonus cd inizia con LA CARROZZA DI HANS versione 2010 con Ian Anderson come special guest (e, va detto, Gianluca Tagliavini – musicista reggiano – alle tastiere)…tutto piuttosto buono, ma io ci sento una forzatura, un aspetto innaturale…quell’aria da leggenda del rock in saldo al 70%.

Ian Anderson ormai vive da questi parti, da solo o con i JETHRO è sempre in tour nella bassa reggiano-modenese, scommetto che se glielo chiedo per qualche centinaio di euro viene a fare una ospitata anche ad un concerto della CATTIVA (gli faccio fare l’assolo di HEARTBREAKER col flauto mentre sta in piedi su una gamba sola).

Chiudendo, mi sa tanto che questo è uno di quei box set fatti per incassare un po’ di soldi annacquando vini di qualità. Io però l’ho preso, per i gruppi che amo sono un completista (o quasi), ma non mi sento di consigliarvelo.

HARD ROCK FOR HARD DAYS: una dura domenica tra Brian, Udinese-Inter, l’Arcobaleno di Riccardino Lagonero e Davidino Diamante

7 Gen

Domenica sera: finalmente metto a letto Brian ed esco da casa sua, non ne potevo più. Esco dal periodo di festa malissimo, sono stanchissimo e tesissimo, la gestione di un vecchio è davvero dura. Se non ci sono grosse possibilità economiche e se il tuo vecchio non ha una casa sua, per i figli tutto si fa maledettamente complicato. La mattina era cominciata benino, avevo deciso di portare Brian a Borgo Massenzio per non perdere la partita dell’Inter alle 12,30, un rito padre-figlio da consumare in santa pace. La Speedqueen non c’è, è a correre in minimoto da qualche parte. Faccio tutto di corsa, lo vado a prendere, lo porto alla domus saurea, preparo un pranzetto per noi due, uno di quei pranzetti blues che mi riduco a preparare: 4 svizzere coi fagioli (fagioli?), lambrusco Campanone, frutta e sughi d’uva. Alle 12,25 siamo sul divano davanti a SKY. Prima che inizi la partita mi vengono in mente un paio di uscite che mio padre ha fatto ieri.

Dopo che si era messo i jeans: “Tim, devo metterli i rovescini qui?” intendendo i risvolti a fondo gamba quando il jeans è troppo lungo…

Guardandomi con ammirazione “Te t’è sèmper piò bel” e io “Eh magari…” e lui “No, no, te t’en sbàli mia, t’è un Tirelli” (“Sei sempre più bello” “No, non puoi sbagliare sei un Tirelli”).

Mi accorgo poi che  sulla foto di mi madre che ha in casa ha messo un post it con su scritto il suo nome, Mara, per paura di non ricordarselo…tra candore senile e confusione mentale Brian riesce sempre a commuovermi…

Inizia la partita, io, Brian e Palmiro seguiamo con attenzione ogni azione. La prima ora di gioco non è malaccio, creiamo tre ghiottissime occasioni da goal che sprechiamo in modo  i n c r e d i b i l e! Mi chiedo come si possano sbagliare dei goal così, e mentre son lì che ancora maledico Jonathan, Di Natale segna per loro. Ecco, dovevamo essere 3 a 0 per noi e invece siamo 1 a 0 per loro. Juan Jesus poi si fa espellere e loro ne fanno altri due. Bon, UDINESE-INTER 3 – 0, a post! Spengo la TV, non voglio saper niente. Il football fa schifo. Brian è incredulo ma sorride, la prende con filosofia. Io invece annego nella più cupa disperazione….do un’occhiata alla foto di Josè e sospiro.Risaliamo in macchina e lo riporto a Mutina, ed è a casa sua che dentro di me inizio a perdere la pazienza in continuazione, cerco di non darlo a vedere ma è difficile. Rispondere per la ventesima volta alla stessa domanda, toccare sempre quei miseri tre argomenti che gli sono rimasti in testa, sentire declamare l’inizio della DIVINA COMMEDIA per la 17esima volta mi rende teso come una corda della Gibson Les Paul Standard accordata due toni più su. Povero Brian, la malattia di cui soffre è un brutta bestia, non è colpa sua…ma resta il fatto che la sua gestione  rimane complicata. Brian si rende conto del mio nervosismo ed è dispiaciutissimo, così con uno sforzo immane cerco di far tornare il sereno cantando il suo nome sull’aria di Rollin’ rollin’ rollin’ ….Rollin’ rollin’ rollin’…  Rollin’ rollin’ rollin’ rawhide…” Braian Braian Braian…Braian Braian Braian…Braian Braian Braian…Bra-iàn”! questo motivetto sembra divertirlo un sacco…

Gli do il bacio della buonanotte e me ne vado. Sono incazzato e infastidito da sentimenti poco nobili. Inserisco nel lettore LONG LIVE ROCK AND ROLL (1978) dei RAINBOW. E’ stato il primo album del gruppo che comprai, sul finire dei settanta direi. L’hard rock di stampo epico e lirico non è esattamente my cup of tea, ma i RAINBOW con COZY POWELL e RONNIE JAMES DIO erano spettacolari. Con l’hard rock sopraffino di RITCHIE BLACKMORE il mio umore nero trova pane per i suoi denti. Arriva poi RAINBOW ‘S EYES e inizio a quietarmi. Mentre la sento penso al fatto che nei due lenti dei primi Rainbow BLACKMORE ci ha infilato JIMI HENDRIX: l’inizio di HEY JOE qui e il giro di LITTLE WING in Catch The Rainbow. A tratti trovo la cosa imbarazzante e mi chiedo a cosa pensasse il grande Ritchie in quel momento, che enssuno se ne accorgesse? Il mio amico Menny, Blackmoriano di ferro, dice che Ronnie James non canta beneRAINBOW’S EYES, cosa che invece ha fatto in CATCH THE RAINBOW. Non sono D’accordo, in RAINBOW’S EYE quello di Dio è un delicato canto melodioso e medioevale che si sposa in modo perfetto con il mood del pezzo. Infilarsi nella nebbia e nella campagna nera mentre passano queste melodie è una cosa di grande effetto…

Passo poi a DIAMOND DAVE di DAVID LEE ROTH, dall’epic hard rock passo a quello bluesy, swingato e stradaiolo e l’animo inizia a trovare le giuste coordinate…

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Sono ormai a casa, sul cavalcavia che collega la tangenzialina campagnola alla tangenziale vera e propria di Regium Lepidi noto che l’amministrazione comunale ha deciso di spegnere i lampioni, i soldi non ci sono e da qualche parte bisogna tagliare. La notte nera prende il sopravvento su quella zona e sembra di stare nel cupo buco del culo del mondo, stacco il car stereo per un momento e – parafrasando gli UFO – mi metto a cantare “Lights Out, Lights Out Gavassa…”.

Arrivo, apro il garage e sul tavolo da lavoro trovo la minimoto della Speedqueen reduce dalle gare odierne…scuoto la testa e mi dico …“ma che cazzo di groupie mi son trovato…”

La minimoto della Speedqueen - foto di TT

La minimoto della Speedqueen – foto di TT

I RAINBOW e DAVID LEE ROTH hanno comunque sortito l’effetto desiderato, sono più calmo e i pensieri foschi stanno svanendo. Mi chiedo però se non avessi il Rock come cavolo farei ad andare avanti….meglio non darsi risposte, il rock intanto ce l’ho e me lo tengo stretto.

INTERVALLO: one symbol in Firenze

6 Gen
 Firenze "one symbol" - foto di Marco Bottazzi

Firenze “one symbol” – foto di Marco Bottazzi

LED ZEPPELIN BOOTLEG “Double Shot” – Landover, Maryland 25&30 maggio 1977 (Empress Valley SD 2012)

4 Gen

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La cosiddetta “soundboard revolution” (nel mondo dei bootleg dei Led Zeppelin) continua con questi due soundboard mai apparsi prima d’ora, esistevano infatti solo le registrazioni audience. Si completa così il cerchio  soundboard relativo alle quattro date fatte dai LZ al Capital Centre di Landover (conosciuta anche come Largo). Abbiamo già detto fino alla nausea che i LED ZEPPELIN dell’immaginario collettivo sono quelli che vanno dal 1969 al 1973 (perlomeno nella dimensione live), le versioni degli anni 1975/77/79/80 hanno poco in comune con la superba e bravissima band dei primi cinque anni. Tuttavia anche con un Page a mezzo servizio causa un discreto uso di droghe pesanti, un Plant meno straripante, e una generale aria di decadenza, ascoltare i LZ in concerto è (quasi) sempre una esperienza non indifferente; ben vengano quindi questi buoni soundboard ad aggiungere nuovi capitoli agli studi e alle ricerche che gli appassionati, dei LZ nello specifico e del Rock in genere, non si stancano di portare avanti.

TITLE:  “Double Shot” – Landover (Maryland) 25 & 30 maggio 1977

LABEL: Empress Valley Supreme Disc 2012

TYPE: very good sounboard

SOUND QUALITY: TTTTT-

PERFORMANCE 25/05/1977: TTT

PERFORMANCE 30/05/1977: TTT1/2

BAND MOOD: TTT1/2

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 “Double Shot” – Landover (Maryland) 25 maggio 1977

Disc 1 : The Song Remains the Same / Sick Again / Nobody’s Fault But Mine / In My Tme Of Dying/ Since I’ve Been Loving You / No Quarter
Disc 2 : Ten Years Gone / The Battle of Evermore / Going to California / Black Country Woman / Bron-Yr-Aur Stomp / White Summer – Black Mountain Side / Kashmir
Disc 3 : Out on the Tiles – Moby Dick / Guitar Solo – Achilles Last Stand / Stairway to Heaven / Whole Lotta Love / Rock and Roll

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Concerto un po’ “slabrato” come sono solito dire, dai contorni non precisi e con alcuni momenti di grande confusione, ma se si è fan in senso stretto è comunque commestibile. Il basso di Jones è in bella evidenza, ed è divertente notare quanto fosse anch’egli sopra le righe durante certe date del tour. L’Alembic 8 corde si sente parecchio in TSRTS, Jones cerca di sfuggire al tedio che nasce dallo suonare gli stessi pezzi notte dopo notte, cercando strade nuove, nuovi giri e note azzardate. Non sempre gli riesce di rispettare il bon ton che un bassista come lui di solito sfoggia, ma se non altro mostra coraggio e rende un più vive le esibizioni un po’ opache tipiche del gruppo in quegli anni. Dal punto di vista ritmico Page non è male, mentre sul versante assoli perde volentieri la bussola con prove un po’ incolori e pasticciate…però, dico la verità: per essere un soundboard un po’ secco (dove le magagne vengono a galla sempre e comunque) mi aspettavo di peggio. Discreta SIBLY, carina in NO QUARTER l’improvvisazione prima della sezione classica dell’assolo di chitarra, o meglio bella la prima parte del giro su cui si improvvisa. L’assolo che segue e l’assolo di chiusura rasentano a tratti la cacofonia. Sorprendente TEN YEARS GONE, pezzo difficile da rendere in situazione live: JONES al contempo alla chitarra acustica (uno dei terminali del Three Necked Instrument) e alla pedaliera basso, e PAGE con la Telecaster con lo Stringbender intento a cercare di replicare le varie chitarre della versione studio. Uno si aspetterebbe un disastro, visto le condizioni del chitarrista, e invece i ragazzi portano a casa il risultato. Quasi 10 minuti di intricati passaggi eseguiti sul limite del precipizio. Gli viene quasi bene anche quel passaggio dell’assolo che sbaglia sempre. Bisogna rendere merito a JIMMY PAGE: sebbene in condizioni psico-fisiche-chitarristiche precarie, si butta, non si tira indietro. Spesso i risultati non sono granché, ma gli va riconosciuta la sfrontatezza. Non è coraggio, è temerarietà…sì, JIMMY – a quei tempi – era un gran temerario. Buona anche THE BATTLE OF EVERMORE, se si riesce a restare seri ascoltando il controcanto di JONES. Boato del pubblico quando PLANT attacca la prima strofa di GOING TO CA. In BRON-YR-AUR STOMP il soundboard si interrompe e per mantenere continuità viene usata parte della registrazione audience, questi sbalzi saranno anche poco gradevoli ma fanno capire perfettamente l’isteria che nel 1977 generavano i LED ZEPPELIN. KASHMIR è penalizzata dalla non perfetta intonazione del mellotron.  L’assolo di JOHN BONHAM e l’assolo di PAGE prima di ALS sono momenti noiosi se ascoltati in un bootleg a 35 anni di distanza, immagino però che al concerto ebbero tutt’altro effetto. Il rush finale di ACHILLES/STAIRWAY/WHOLE LOTTA LOVE-ROCK AND ROLL è accettabile, il gruppo è ancora abbastanza concentrato da proporre esibizioni solide (tenuta conto la solita foschia del periodo).

 “Double Shot” – Landover (Maryland) 30 maggio 1977

Disc 1 : The Song Remains the Same / Sick Again / Nobody’s Fault But Mine / In My Tme Of Dying / Since I’ve Been Loving You / No Quarter
Disc 2 : Ten Years Gone / The Battle of Evermore / Going to California / Black Country Woman / Bron-Yr-Aur Stomp  / White Summer – Black Mountain Side / Kashmir
Disc 3 : Out on the Tiles – Moby Dick / Guitar Solo – Achilles Last Stand / Stairway to Heaven / Whole Lotta Love / Rock and Roll

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Si è sempre detto che il  concerto del 30 è il migliore dei quattro tenuti a Landover e uno dei più riusciti dell’intero tour, forse è davvero così, non per particolari meriti del gruppo, ma solo perché PAGE pasticcia e sbaglia meno del solito. La versione lossless è naturalmente più piacevole rispetto agli mp3 che ascolltavo l’altro giorno e i LZ ne escono meglio. Tirate e compatte TSRTS e SICK AGAIN con ancora l’Alembic di JONES in bella evidenza. Buona SIBLY. NO QUARTER sfiora i 25 minuti, a parte l’incomprensibile e inoppoprtuno giro pseudo rock and roll nel bel mezzo dell’assolo di JONES (a cui si aggiungono BONHAM e PAGE), è una buona versione; l’improvvisazione non ha la qualità dei giorni migliori, ma raggiunge comunque livelli interessanti.  Nel finale quando PLANT urla per un paio di volte  “The dogs of doom are howlin’ more” e BONHAM e PAGE rispondono, l’effetto è notevole. Discreta TEN YEARS GONE e discreto anche l’acoustic set. L’accordatura non perfetta del mellotron rende KASHMIR un po’ comica. In STAIRWAY TO HEAVEN Page è più a fuoco del solito, l’assolo – pur non ispiratissimo  – sembra avere un costrutto, mentre in quello di ROCK AND ROLL la concentrazione (o la cocaina) lo portano a suonare frase sgrammaticate; buffo il finale sbagliato.

Tenendo conto che stiamo parlando del tour del 1977, buon bootleg.

INTERVALLO: preziose ceramiche

4 Gen
Tarkus in ceramica (1980)

Tarkus in ceramica (1980)

MOJO n.230 – FLEETWOOD MAC cover (gennaio 2013) / THE BLUES MAGAZINE n.4 – RORY GALLAGHER cover (2012)

2 Gen

MOJO 230 Flettwood Mac Cover

10 pagine sui FLEETWOOD MAC alle prese on RUMORS. Benché non sia una storiella nuova, ho letto il tutto con passione…bell’articolo: profondo, scorrevole, godibile. La rivista dedica anche il CD all’album in questione, rivisitato da varie band. Purtroppo non mi ha appassionato più di tanto.

Nei 50 BEST ALBUMS OF 2012 vince JACK WHITE con BLUNDERBUSS. Questa predilezione che hanno i critici di mezzo mondo per WHITE continua a spiazzarmi. O sono io che non capisco più niente, o che JACK WHITE è l’artista più sopravvalutato degli ultimi lustri, o  – come temo – la situazione musicale di questo pianeta è davvero tristissima. Mah. Alla posizione 8 DR JOHN, alla 10 BOB DYLAN, alla 27 ZZTOP, alla 29 NEIL YOUG & CRAZY HORSE.

Film dell’anno SEARCHING FOR SUGAR MAN, il documentario su SIXTO RODRIGUEZ, artista di cui ci ha parlato Polbi qualche giorno fa.

Tra le recensioni delle ristampe, 5 stelle al primo dei DAMNED, uno dei pochissimi gruppi punk che ammiro e ancora ascolto. La rubrica HOW TO BUY è dedicata agli YES: 1° CLOSE TO THE EDGE, 2° THE YES ALBUM, 3° FRAGILE…fin qui niente da dire…ecco, l’aver messo al 4° posto RELAYER mi da un po’ da fare.

Da segnalare 6 pagine dedicate a GRAHAM PARKER & THE RUMOR.

Classic_Rock_Blues_Issue_4_Dec_2012_Rory_Gallagher

Meritatissima copertina dedicata al grande RORY GALLAGHER, segue articolo di 12 pagine. Anche qui il BEST OF 2012 a cui ho dato appena una occhiata. 7 pagine ai primi ROLLING STONES. Tra le recensioni l’ultimo degli ZZTOP (9/10), BLACK COUNTRY COMMUNION (7/10). Nelle REISSUES non raggiungono votazioni alte gli album di mezzo di GALLAGHER, si parla poi di DVD inutili tipo VOODOO CHILD di HENDRIX (6/10), LIVE FROM JAPAN di JOHNNY WINTER (6/10). Stesso voto anche per il nuovo divudi di ETTA JAMES, il ché mi pare piuttosto severo: i bonus footage del 1975 (con John Paul Jones al basso) e 77 non valgono mica poco. 3 pagine dedicate alla canzone DEATH LETTER di SON HOUSE, c’è ancora JACK WHITE tra le palle, ma l’articolo è molto interessante. Mi piacciono un sacco queste ricerche blues.