Aprile 1989, su Metal Shock 43 il mio articolo su Joe Satriani
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Dare una occhiate alla recensioni che si trovano in internet di questo libro mi ha lasciato molto perplesso. Mi sembra che in tanti ormai abbiano perso la bussola.
Su GIORNALE METAL Salvatore Mazzarella scrive: “Giornalista per Reuters, Spin, Guitar World, Wired, editore di Bazillion Point (praticamente una Tsunami statunitense) e conduttore radio, una volta trovata la sua pace avendo imparato a suonare Eruption (leggasi l‘introduzione…), Ian Christie ha scritto questo libro con stile arguto, brillante e ironico. Il testo è corredato dalle foto di Kevin Estrada (autore di scatti per molte tra le più famose band) e si fa leggere con vero piacere. Irrinunciabile per gli ammiratori della band, interessante per chiunque ami leggere l’epopea dei più famosi gruppi rock. Voto: 9/10
Su GQ.com Davide Palombi aggiunge: La Tsunami Edizioni pubblica questo bel libro scritto da Ian Christe, corposo, di ben 286 pagine che snocciola la storia di una delle più rappresentative bands del rock: i Van Halen. Quella che a primo impatto potrebbe sembrare la solita biografia è, invece, una vera e propria ricerca che punta a fornire al lettore quanti più dettagli (alcuni molto interessanti) possibili sulle personalità dei membri del gruppo. Il volume ha due punti di forza, due veri e propri cardini: il primo rappresentato dalla già citata dovizia di particolari documentati tralasciando l’aneddotica da gossip e sensazionalistica e preferendo invece, le notizie certe.
…Il secondo punto forte del libro è: cercare di stabilire chi sia stato il miglior frontman per la band: Roth, Hagar o Cherone? Il volume scorre velocissimo ed io, personalmente, ho stabilito il mio singer preferito, non vi dirò le mie preferenza, ma vi invito a procurarvi una copia di questo bel libro edito dalla “sempre infallibile” Tsunami Edizioni.Una trattazione completa consigliata a tutti: addetti ai lavori, fans e curiosi.
Io invece ho trovato il libro superficiale, senza approfondimenti di valore, sopra le righe. Stile arguto, brillante e ironico? Mi pare l’opposto, questa è prosa appena sufficiente di stampo americano, approccio da fast food o centro commerciale. Pochi i dettagli di valore, iperaggettivazione libera, costrutto pacchiano.
Il punto è, bisogna comunque essere contenti perché una coraggiosa casa editrice si butta nella difficile sfida di continuare a pubblicare libri musicali (lo stesso discorso vale per le riviste) oppure occorre essere ad ogni modo sinceri e sottolineare il mediocre livello di certi libri, di certi magazine, di certi articoli?
Io non conosco i VH come conosco altre band a me care, ma li ho amati da morire. Sono cresciuto con loro, in diretta; nel 1978 comprare il primo album è stato uno sballo, ascoltare ERUPTION da ragazzino, negli anni settanta, ti cambiava la prospettiva del mondo. Sapere che ogni anno sarebbe uscito un album dei VAN HALEN ti faceva sentire titanico dinnanzi al futuro. La foto di DLR nel retro copertina di VHI°, le foto di EDDIE, brandelli di iconografia hard rock che ancora hai segnato nell’animo.
1979: VHII° infiamma l’estate che forse ricordo con più piacere, i miei diciotto anni e altri album per me basilari: BREAKFAST IN AMERICA, AT BUDOKAN dei CHEAP TRICK, IN THROUGH THE OUT DOOR, THE LONG RUN, AGNESE DOLCE AGNESE, LA MIA BANDA SUONA IL ROCK, LUCIO DALLA, DESOLATION ANGELS, COMMUNIQUE’, NIGHT IN THE RUTS, MORE MILES PER HOUR, IN CONCERT degli ELP e alcuni altri. 1980: esce WOMAN AND CHILDREN FIRST col poster di DAVID incatenato. Album mediocre con due perle (IN A SIMPLE RHYME e COULD THIS BE MAGIC). 1981: il sublime MEAN STREET. 1982: DIVER DOWN esce che sono a Torino a fare il militare. 31/12/1983 esce 1984 e a seguire due buoni album con il nuovo cantante SAMMY HAGAR.
Insomma, pur non essendo uno che sa tutto sul gruppo, sono uno che una paio di cosette le sa, sì, sono anche un cagacazzo, lo so, ma non mi accontento, pretendo sempre una certa cura, dei contenuti, qualcosa di rilevante, e non è il caso di questo libro. La traduzione è di STEFANIA RENZETTI ed è piuttosto lofi. Errori e sbavature sono comprensibili, anche da parte dell’autore, ma troppo spesso ci sono frasi sconclusionate e di difficile comprensione. Temo che non sia colpa della RENZETTI, so come vanno le cose di questi tempi, probabilmente ha avuto poco tempo e poche risorse a disposizioni per dedicarcisi con attenzione, ma resta il fatto che il tutto funziona a fatica.
Naturalmente avere un libro su VH (in italiano) tra le mani è interessante, ma se la qualità è piuttosto scadente poi alla fine ti rimane quel mezzo fastidio nell’animo che hai, ad esempio, dopo una scopata venuta male.
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SABATO 31 gennaio, interno sera: due giorni chiuso in caso con l’influenza, febbre e tosse. Dopo aver guardato per due giorni su Fox Animation almeno 12 episodi di THE CLEVELAND SHOW, i GRIFFIN e AMERICAN DAD, quattro film, 10 documentari, 20 edizioni di SKYSPORT24, con la schiena e le ossa rotte mi alzo e mi metto davanti al PC. La groupie è al Corallo, io qui che vago per i soliti siti che frequento, guardando le due tessere (gentile omaggio di un mio cliente) che ho qui sulla scrivania relative a due posti in “tribuna centrale super” allo Stadio Giglio per domani in occasione di SASSUOLO-INTER. Riuscirò ad andare? Speriamo che la Tachpirina, il Bisolvon, l’Apropos e il Southern Comfort sortiscano l’effetto desiderato.
Son qui, dicevo, che cazzeggio in internet, quando incappo sul link di una sito che ripubblica vecchi articoli musicali. Oggi ripropone un articolo del giornalista inglese CHARLES SHAAR MURRAY pubblicato sul NEW MUSICAL EXPRESS il 16 giugno del 1973 e dedicato ai due concerti dei LED ZEPPELIN al LA Forum del 31/05/1973 e al Kezar Stadium di SAN FRANCISCO il 02/06/1973.
Lo leggo con interesse; oltre al godimento nel leggere di una band in formissima e di atmosfere piene di buone vibrazioni, ci sono un paio di sfumature di contorno che mi hanno molto divertito:
(dopo lo show del 31/5/1973)
Il party è in una casa di lusso Laurel Canyon di un signore che gestisce una stazione radio, e per dimostrare la sua importanza, mostra con discrezione fotografie di se stesso con tali notabili disparati come Sly Stone e Richard (l’uomo dal WATERGATE) Nixon. In un videoregistratore gira continuamente il film Deep Throat (Gola profonda) mentre lo stereo riempie la casa con Johnny Winter, gli Stones, Humble Pie e Manassas.
(prima dello show del 02/06/1973)
Dietro le quinte BILL GRAHAM si aggira controllando i pass. BONHAM borbotta circa le difficoltà che incontrerà a suonare col caldo che fa, per fortuna più tardi si rinfrescherà un poco. Tra la folla, un poliziotto nero indossa un spilla che dice “Incriminate Nixon”. San Francisco ha ancora un sacco di anima.
QUESTO IL LINK:
http://www.teachrock.org/resources/article/led-zep-in-la/
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Marzo 1989, su Metal Shock 42 il mio articolo su Kirk Hammett dei Metallica.
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Marzo 1989: MS pubblica il mio articolo su SLASH. Di nuovo giornalismo anni ottanta nelle mie dita, me ne dispiaccio, ma che ci posso fare… erano anni un po’ così, in cui tra l’altro ancora si credeva (perlomeno io) che Live ?!*@ Like a Suicide fosse un vero live (contenete due cover e due pezzi originali) autoprodotto dalla band (in realtà è un fake, trattasi di demo registrato in studio a cui furono aggiunti applausi, il tutto messo in piedi dalla casa discografica per insignire la band di meriti underground).
PS: ma quanto erano brutte le copertine delle riviste metal anni ottanta?!
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Lo scorso settembre avevo parlato de LA NOTTE NON E’ UN POSTO SICURO, ora scrivo due righe a proposito de IL SORRISO DEI DEMONI, uscito in origine nel 2006 e ristampato più volte dalla PIEMME, visto il successo che i thriller di GREG ILES di solito ottengono. Sarà perché i romanzi di ILES sono ambientati in MISSISSIPPI (questo tra NATCHEZ e JACKSON), sarà per quel suo modo di raccontar storie, sarà per i soggetti che riesce ad elaborare nella sua maruga, ma GREG ILES ora è un punto fermo per me. Gran bel libro anche questo.
SINOSSI:
La donna dal volto sfigurato è una perfetta sconosciuta per il dottor Chris Shepard. Eppure, il medico si accorge subito che c’è qualcosa di strano in quella nuova paziente. Sarà per il suo sguardo glaciale e il tono deciso, che lo prendono alla sprovvista. O per quelle cicatrici sul lato destro del viso, che parlano di un dolore recente, e forse anche di incubi e ferite interiori, demoni e sensi di colpa. Ma l’immediata rivelazione della donna è ancora più spiazzante: non si trova lì per un consulto medico, bensì per un problema che riguarda lo stesso dottor Shepard. La ricerca di un killer.
Perché lei, Alex Morse, è un’agente dell’FBI e sta indagando in incognito su un avvocato divorzista della zona. Negli ultimi cinque anni, i coniugi di nove facoltosi clienti dell’avvocato in questione sono morti in circostanze misteriose. Anche se erano tutti giovani e in salute.
L’ultima vittima della lista è Grace Morse, sorella di Alex, colpita all’improvviso da un’emorragia cerebrale. E la prossima potrebbe essere proprio il dottor Shepard, poiché sua moglie Thora ha consultato il legale appena una settimana prima.
Per Chris Shepard, credere alle parole di Alex vorrà dire non solo mettere in discussione la felicità del suo matrimonio, ma anche pensare a salvarsi la pelle. E affiancare l’agente in una missione molto privata, per sventare il disegno omicida di un oscuro dottor morte.
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Schenker è un chitarrista che negli UFO mi è piaciuto moltissimo… ritmiche forse troppo geometriche e teutoniche, ma un solismo stupefacente. Nel febbraio 1989 su METAL SHOCKA venne pubblicato un mio articolo su di lui. Nella prima parte del pezzo non risulta chiaro il parallelismo tra lui e BLACKMORE che feci, probabilmente durante la ribattitura in redazione a Roma qualcuno si perse qualche riga. Anyway, questo è quanto scrissi.
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All’inizio degli anni ottanta ero abbonato alla rivista statunitense GUITAR PLAYER; il magazine americano era solito allegare ai vari numeri un flexi disc, una sorta di 45 giri di vinile flessibile che messo sopra ad un vinile tradizionale poteva essere ascoltato con l’impianto stereo. Nel 1984 arriva il flexi disc di STEVE VAI con THE ATTITUDE SONG. Era la prima volta che lo ascoltavo e mi parve subito molto innovativo. Ripetei l’ascolto insieme al mio insegnante di chitarra di allora, GIANNI NICOLINI, che lo trovò magnifico.
Nemmeno un paio d’anni più tardi STEVE diventò l’assetto principale della DAVID LEE ROTH band, poi a seguire l’entrata negli WHITESNAKE e la pubblicazione del fortunatissimo album solista PASSION AND WARFARE. Un lustro di grandissimo successo.
Nel gennaio del 1989 METAL SHOCK pubblicò il mio articolo su di lui. Eccolo qui.
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L’idea su cui si basa questo libro è ottima, mi sono divertito nel leggere il tutto; magari in mezzo al libro ci si pianta un po’ e si avanza a rilento, ma nel complesso è assai godibile. A me GLENN COOPER piace un sacco, e questo nuovo capitolo della sua bibliografia non delude.
The idea on which this book is based is very good, I enjoyed the reading; maybe in the middle of the book you find yourself sinking a bit in the mud and you go on slowly, but overall it is very enjoyable. I like GLENN COOPER a lot, and this new chapter in his bibliography does not disappoint.
SINOSSI:
Immagina di trovarti all’improvviso in un mondo simile al nostro, ma completamente diverso.
Un mondo dove sono confinati tutti i malvagi vissuti sulla Terra dall’inizio dei tempi.
Un mondo dove tu sei l’unico «vivo».
Quel mondo è l’Inferno e tu hai un solo obiettivo: tornare a casa.
Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altri invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all’atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l’eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia – tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra – sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è «vivo», ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e… in un attimo è stato catapultato all’Inferno. E ora deve affrontare un mondo sconosciuto e ostile per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati…
Dicembre 1988, esce METAL SHOCK n.35, su di esso il mio primo articolo apparso su di una testata nazionale; grande soddisfazione se non altro perché la rivista era guidata da TROMBETTI e RIVA, che come ho scritto più volte, erano i miei riferimenti, come d’altra parte lo era anche il soggetto dell’articolo, il grandissimo EDWARD VAN HALEN.
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