Giugno 1989, su METAL SHOCK esce un mio articolo sui cantanti Hard&Heavy; lo stile del TT di allora è parecchio anni ottanta, riletto oggi mi procura – come sempre – qualche imbarazzo, ma tant’è …
◊
FILE PDF:
◊
◊
◊
◊
◊
Giugno 1989, su METAL SHOCK esce un mio articolo sui cantanti Hard&Heavy; lo stile del TT di allora è parecchio anni ottanta, riletto oggi mi procura – come sempre – qualche imbarazzo, ma tant’è …
◊
FILE PDF:
◊
◊
◊
◊
◊
Bel numero questo, e non solo per le numerose pagine dedicate a JIMMY POIGE. L’intervista al Dark Lord si dipana su dieci pagine e alcune delle domande non sono affatto male, le risposte relative chiariscono alcuni degli aneddoti che per anni sono stati luoghi comuni citati un po’ da tutti. La foto di copertina è molto bella, o meglio, lo è il soggetto, un settantenne badass pieno di fascino e stile. Se solo suonasse ancora la chitarra sarebbe davvero ancora il nostri dio. Interessanti le intervistine a corredo a JOHN CARTER e JOHN MILES.
Tre pagine poi per il grande TAJ MAHAL, sei per PRINCE che non è esattamente my cup of tea ma resta un tipetto interessante nonché chitarrista dotatissimo. Cinque pagine per i RAINBOW del mio periodo preferito, quello con GRAHAM BONNET, quattro per SUZIE QUATRO a cui sono legato più che per il valore della sua proposta musicale per i ricordi legati alla mia adolescenza che rimanda.
Nelle recensioni dedicate alle ristampe ci sono quelle delle deluxe edition del IV e di HOUSES OF THE HOLY; voti ai companion disc: 9 per IV, 8 per HOTH. La recensione è di Tim Batcup, uno che evidentemente sa scodinzolare bene. Nella rubrichetta LIVE mezza paginetta per PAUL RODGERS.
Il cd allegato come spesso capita è proprio brutto. Anyway, bel numero.
◊
◊
◊
◊
Febbraio 1989, da un po’ collaboro con METAL SHOCK, rivista per cui scrivono i miei due maestri, BEPPE RIVA e GIANCARLO TROMBETTI. Curo una sorta di rubrica che si chiama GUITAR GREATS, dove mi diverto a scrivere di grandi chitarristi. Un bel giorno TROMBETTI mi chiama e dice: “Tim, so che per il numero di febbraio hai già pronto l’articolo su JOE PERRY, ma ne ne serve uno, quello che avrà la copertina, su PAGE, BECK e CLAPTON.” Nonostante il poco tempo a disposizione obbedisco con piacere. Eccomi dunque a riproporre scritti antichi dello smilzo di Nonantola.
◊
FILE PDF:
◊
◊
◊
◊
◊
◊
Febbraio 1989: Doc Marena recensisce la data dell’OTRIDER TOUR all’Hammersnith Odeon di Londra, show a cui era presente, LORI BOSWELL di Chicago trascrive i testi di PHYSICAL GRAFFITI, STEVE JONES di Manchester parla di FINAL ACCLAIM il libro di DAVE LEWIS. Ancora, SUSAN HEDRICK ci parla dei video bootleg disponibili dell’OUTRIDER TOUR (siamo nel 1989 e la faccenda dei video bootleg è una lussuria mai vista) e, nella sua rubrica, di bootleg e live tapes. Insieme a suo marito Basil poi ci racconta la LZ convention degli USA del 1988. ADALBERTO COLTELLUCCIO, fan siciliano, si lancia in un raffronto psichedelico da PAGE e HENDRIX. OH JIMMY N 14, 25 anni fa, ah!
ps: grazie a Bodhran
February 1989: Doc Marena reviews the OTRIDER TOUR date at the Hammersnith Odeon in London, LORI BOSWELL from Chicago transcribes the PHYSICAL GRAFFITI lyrics, STEVE JONES from Manchester writes about FINAL ACCLAIM, one of DAVE LEWIS books. Then, SUSAN HEDRICK talks about the avaiable video bootlegs of the OUTRIDER TOUR (we are in 1989 and the matter of video bootlegs is pure lust) and, in her column, also about live tapes and bootlegs. Together with her husband Basil then she tells us what happened in the US LZ convention of 1988. ADALBERTO COLTELLUCCIO, a Sicilian fan, launches himself into a psychedelic comparison HENDRIX/PAGE. OH JIMMY N 14, 25 years ago, ah!
◊
FILE PDF OH JIMMY N.14
◊
◊
◊
Libro regalatomi dal Pike boy un po’ di tempo fa, e finito di leggere solo ora. E’ un libro serioso (ed attendibile), ma è comunque uno spasso leggere le peripezie del primo JEFF BECK GROUP. Dentro c’è tutto: l’immenso progresso che la chitarra elettrica proveniente dal blues compie grazie a lui staccandosi dai metodi tradizionali di ERIC CLAPTON e del blues revival inglese, e partendo verso percorsi sperimentali e psichedelici pur sempre all’interno della matrice blues; la creazione del template del quartetto di rock selvatico con un chitarrista solista e un cantante dalle grandi capacità (cosa, quest’ultima, che mancava agli YARDBIRDS del 1967); l’incapacità del leader, JB appunto, di gestire un gruppo di successo, di avere una visione, di mantenere un equilibrio; le litigate furiose tra i membri del gruppo; i costanti cambiamenti di formazione; i concerti continuamente cancellati e quelli disastrosi; e infine anche le notti magiche di un gruppetto di delinquentelli inglesi alle prese con un hard rock blues spumeggiante e dilagante.
L’inizio del libro è un po’ lento, soprattutto per chi come me non è interessato al periodo inglese della prima metà degli anni sessanta, la fine invece è un po’ precipitosa, il JEFF BECK 2 è liquidato con poche frasette così come il resto della carriera solista di JB. D’altra parte è un libro dedicato al primo JEFF BECK GROUP, quello di TRUTH e BECKOLA, quello che si permetteva di avere due stelle di prima grandezza lì davanti e due mediocri gregari lì dietro. MICK WALLER c’entrava davvero poco con lo stile del gruppo e RON WOOD al basso era davvero scarso (d’altra parte lo era anche con la chitarra); basti ascoltare SWEET LITTLE ANGEL nel materiale bonus di BECK OLA: il lavoro del basso è sconclusionato, mal si prende con la batteria, corrompendo la prova d’insieme. Anche TRUTH non ne è immune: l’album è splendido, ma la sezione ritmica non è all’altezza. E’ vero però che con TONY NEWMAN le cose sembrarono migliorare un po’.
Molti riferimenti agli YARDBIRDS, ai LED ZEPPELIN, a JIMMY PAGE, a JOHN PAUL JONES a PETER GRANT e ai gustosi aneddoti della musica ROCK: JB che va a a fare le audizioni per sostituire MICK TAYLOR nei ROLLING STONES e che se va dicendo “chiamatemi quando avrete trovato una vera sezione ritmica”, BECK che liquida in maniera spavalda il secondo album di HENDRIX e il secondo dei CREAM, l’aver voluto a tutti costi il pianista NICKY HOPKINS nel gruppo per poi accorgersi che quest’ultimo aveva la mentalità da session man e che dunque mal si amalgamava con il groove della vita on the road e on stage; AL KOOPER che va a vedere il JEFF BECK GROUP e che se ne va dopo tre pezzi disgustato dall’approccio musicalmente poco professionale del gruppo. Una vera e propria storia Rock insomma, quel Rock su cui le donne e gli uomini di blues di questo blog tanto sospirano.
Il libro è in inglese.
PS: thank you Picca
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
Ambientato in Africa alla fine dell’ottocento, questo è l’ultimo fumetto ideato dalla Bonelli. L’autore è Gianfranco Manfredi, che nella mia testa rimane il cantautore di MA NON E’ UNA MALATTIA album che comprai in diretta nella seconda metà degli anni settanta. Scozzese, guascone, profondo quando serve, senso della giustizia. Fattezze simili a quelle di Errol Flynn e Clark Gable, ADAM WILD resta in bilico tra l’ eroe e l’antieroe. Sta con i deboli ma in maniera scevra da sentimentalismi, è spesso in mezzo all’azione ma non disdegna momenti di riflessione. Bei disegni, bella copertina. Per ora si becca un bel sette, ma la sensazione è che il voto tenderà a salire. Io di Manfredi mi fido.
ADAM WILD N° 1 “GLI SCHIAVI DI ZANZIBAR”
Periodicità: Mensile
Uscita: 04/10/2014
Soggetto: Gianfranco Manfredi
Sceneggiatura: Gianfranco Manfredi
Disegni: Alessandro Nespolino
Copertina: Darko Perovic
A Zanzibar la tratta degli schiavi è stata ufficialmente abolita, ma il traffico di esseri umani continua clandestinamente. Adam Wild è lì per eliminarlo. In molti congiurano per ucciderlo. Congiurare è un conto, riuscirci è un altro. Non è saggio fare arrabbiare Adam!
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
Novembre 1988: sopra le righe come sempre affronto il nuovo numero di OH JIMMY. Due parole sulla registrazione live della terza data dell’Outrider Tour a Miami l’8 settembre 1988, recensione approfondita invece di quello a Chicago del 17 ottobre fatta da LORI BOSWELL. Il numero 13 contiene anche i testi di OUTRIDER, oggi sembra una stupidata, ma allora era una cosa non da poco (per il pubblico non di madre lingua inglese). Compare inoltre un articolino sullo smilzo di Nonantola apparso sulle pagine de LA GAZZETTA DI MODENA. Ancora, le foto dei membri dello staff, la recensione del libro SUPERSTARS a cura di STEVE JONES, articolo sulle live tapes di SUSAN HEDRICK e l’incontro di quest’ultima con ROBERT PLANT al RAINBOW BAR & GRILL. Che dire poi dell’angolo della posta e degli annunci? Commoventi.
PS: grazie a Bodhran.
November 1988: over the top as always I snub the new issue of OH JIMMY. Two words on the live recording of the third date of the Outrider Tour in Miami on September 8, 1988 and the in-depth review of the Chicago on 17 October gig made by LORI BOSWELL. The issue 13 also contains the lyrics of Outrider, today it seems like a stupid thing, but back then it was a not a small thing (for the audience not native English speakers). There is also a little article about NonantolaSlim published at the time on the pages of LA GAZZETTA DI MODENA. Then, pictures of staff members, the review of the book SUPERSTARS by STEVE JONES, an article on live tapes by SUSAN HEDRICK and the meeting of the latter with ROBERT PLANT to RAINBOW BAR & GRILL. What about the angle of letter from the readers and the ads? Moving.
◊
FILE PDF OH JIMMY 13:
◊
Luglio 1988- Primo numero in grande formato, tipo tabloid. Buona parte della fanza è ora in quello che doveva (e deve ) essere un pessimo inglese, ma tant’è…. La mia corrispondente giapponese di allora KAYKO KATO (responsabile della fanzine PLANT OUT) ci racconta due cose del suo incontro con RP, SHARON THOMAS (responsabile della FIRM fanzine FROM THE HEART … TO THE HEART) recensisce il concerto di RP a Mansfield del 20/05/1988. Io recensisco, all’insopportabile maniera del Tim di allora, OUTRIDER. Al di là di tutto ricordo nitidamente la sera che descrivo, quel sabato sera del giugno 1988 in cui rincasai col disco di Page sottobraccio. Chiuso in camera, in cuffia, ad ascoltare il disco solista di JIMMY PAGE. Gran bei ricordi. Naturalmente OUTRIDER non era Album Of The Year, ma allora ero carico e sicuro che fosse l’apripista, appunto, di una serie di album solisti di JIMMY POIGE. SUSAN HEDRICK, la mia big sister americana, ci racconta quel che c’è di nuovo nel mondo dei nastri dal vivo dei LZ e per ultimo analizzo la performance dei LZ all’ATLANTIC 40th ANNIVERSARY. Di nuovo pieno di imbarazzo vi presento dunque OH JIMMY 12.
PS: grazie a Bodhran.
July 1988 – First issue in the big size, almost a tabloid. Much of the fanzine is now in what was supposed to (and should) be a very bad English, thus it is …. My Japanese correspendent then was KAYKO KATO (in charge of the fanzine PLANT OUT) tells us two things about his meeting with RP, SHARON THOMAS (the head of the FIRM fanzine FROM THE HEART … TO THE HEART) reviews the RP concert in Mansfield on 20/05/1988. I write a review, in the intolerable manner of 1988 Tim, of OUTRIDER. Beyond all I remember vividly the night that I describe, that saturday night in June 1988 when I came home with the album under my arm. I went in my room, closed the door, and with headphones, I listened to the solo album of JIMMY PAGE. Great memories. Of course it was not the Album Of The Year, but then I was cocky and I was sure it was the outrider, in fact, of a series of solo albums of JIMMY “POIGE”. SUSAN HEDRICK, my american big sister, tells us what’s new in the world of live tapes of LZ and then I analyze the performances of the LZ at Atlantic 40th ANNIVERSARY. Again full of embarrassment, therefore, I present you JIMMY OH 12.
◊
FILE PDF OH JIMMY 12:
◊
Quando ero un “giovinetto”, come dice Brian, il MELODY MAKER era il mio giornale musicale preferito. Lo trovavo, negli anni settanta, all’edicola della stazione dei treni di Mutina, averlo tra le mani era un gioia infinita; speravo sempre di leggere notizie fresche sulle mie band preferite e poi ero assai curioso delle classifiche. Al contrario di molti a me le classifiche sono sempre piaciute, sia quelle relative ai referendum dei lettori sia quelle di vendita. Secondo me esse fotografano un momento ben preciso, cosa che ho sempre trovato interessante. Di tutti i miei MM non è rimasto quasi nulla. Col passare degli anni, preso da furia iconoclasta, in più occasioni ho gettato nel bidone dei rifiuti centinaia di riviste musicali e fumetti, che ora puntualmente ricompro. Grazie al mio amico Gabriel Hammers di Bonomia ho iniziato a recuperare qualche numero del CREATORE DI MELODIE; quanta nostalgia nello sfogliare ad esempio il numero dell’ 11 novembre del 1978, conosco più o meno tutti i nomi di cui si scrive, non come oggi che se compro una rivista musicale mi sento matusalemme chiuso nella sua torre d’avorio fatta di classic Rock.
La notizia che vuole i LZ in partenza per i POLAR STUDIOS per registrare quello che sarebbe diventato ITTOD, e gli ELP pronti a pubblicare LOVE BEACH (due dei miei dischi preferiti in assoluto, e … sì, sì, prendetemi pure per il culo) …
…il referendum dei lettori poi mi dà sempre un brivido; curioso vedere che seppur senza nuovi album da due anni e senza tour inglesi da tre, i LED ZEPPELIN tengano ancora dignitosamente. La groupie balzerà sella sedia nel vedere WAKEMAN al primo posto tra i tastieristi, e gli YES comunque, come sempre, nelle primissime posizioni, d’altra parte era l’anno di TORMATO; ma sono i GENESIS e i THIN LIZZY le band del momento: AND THEN THERE WERE THREE grazie a FOLLOW YOU FOLLOW ME, MANY TOO MANY e BURNING ROPE fu un successone e LIVE AND DANGEROUS (sebbene ritoccatissimo in studio) portò LISETTA LA MAGRA al suo apogeo.
Che dire poi delle classifiche di vendita? Sebbene i tempi stessero già cambiando, vedere tanti bei nomi in quella americana mi riempie di quell’allegra malinconia che così bene descrive l’uomo che sono, ma anche in quella inglese c’è qualche nome che mi rende di buon umore: BLUE OYSTER CULT for example e altri album che comunque mi hanno lasciato un segno profondissimo (OUT OF THE BLUE della ELO).
Spero gradirete dunque, perché mi piacerebbe continuare con la riproposizione di questi ritagli dal passato.
Sapete come capita con certi libri no? E’ una calda serata estiva, state curiosando in una libreria di una località balneare, vi casca l’occhio su di un titolo e vi ronzate intorno fino a che non finite per comprarlo. Ci sono libri (e cose) che ti “chiamano” e prima o poi finisci per farli tuoi. Non conoscevo ILES, ma sono molto contento di essermi addentrato nel suo mondo. Non credevo poi di essere un gran appassionato di thriller ma evidentemente mi sbagliavo. Incalzante, ben scritto, scorrevole, questo è un gran bel libro, ambientato in un’area a noi cara: le sacre acque che stanno tra il MISSISSIPPI e la LOUSIANA, quelle intorno a NATCHEZ in particolare. Fatelo vostro. Nel frattempo io mi procuro tutta l’opera omnia dell’autore.
You know how it happens with certain books, don’t you? It ‘a warm summer evening, you are browsing in a bookstore in a seaside resort, there you look at a title and you ronzate around until you end up buying it. There are books (and things) that “call” you and you sooner or later end up to buy them. I did not know ILES, but I’m very glad I penetrated deep into his world. I never thought then to be a big fan of thriller but obviously I was wrong. Paced, well-written, moving, this is a great book, set in an area dear to us: the sacred waters that lie between the MISSISSIPPI state and LOUISIANA, those around NATCHEZ in particular. So, buy it. In the meantime I’ll get the whole opera omnia of the author.
SINOSSI:
Nelle vesti di pubblico ministero, Penn Cage ha fatto condannare decine di assassini al braccio della morte. Credeva di aver visto il peggio, di aver fatto le scelte più difficili. Mai si sarebbe immaginato di dover affrontare il rischio più grande una volta eletto sindaco della sua città.
Natchez, nel sud degli Stati Uniti, ha tutta l’aria di un posto tranquillo, a parte qualche tensione razziale latente. In realtà, nasconde il suo vero volto anche a Cage. Un volto che si svela nella notte, sui casinò galleggianti ormeggiati alle rive del Mississippi, moltiplicatisi da quando la tentazione dei soldi facili ha fatto dilagare il gioco d’azzardo. Un volto più nero delle peggiori aspettative, se è vero che uno dei casinò, il Magnolia Queen, è un covo di prostituzione e di combattimenti clandestini.
La soffiata arriva a Cage da un vecchio amico d’infanzia che adesso lavora nel locale. Ma poco dopo la confessione l’uomo viene ritrovato ucciso, con un proiettile in petto e morsi di cane su tutto il corpo. Travolto dal senso di colpa, per non aver saputo proteggere l’amico, e dal peso del fallimento, per non aver saputo difendere la sua città dall’insinuarsi del male, Cage si rende conto ben presto che la ricerca della verità sarà una caccia solitaria. Tra le autorità locali, infatti, nessuno è disposto ad aiutarlo, perché crimine e istituzioni sono ormai saldamente intrecciati.
Quando in gioco ci sarà la sua stessa vita e quella della sua famiglia, proprio Cage, da sempre uomo di legge, scoprirà come non sempre la via della legalità sia sufficiente per punire i colpevoli. E quanto possa essere labile il confine tra giustizia e vendetta personale.
Commenti recenti