CATTIVA COMPAGNIA Live al Corallo, Scandiano (RE) 22/03/2014

28 Mar

Tornare al Corallo dopo 8 anni è un’emozione mica da poco. Dal 1996 al 2006 vi ho suonato praticamente ogni anno, con grande soddisfazione. Sì perché il Corallo è uno dei Rock club più importanti della nostra zona, qui hanno suonato nomi altisonanti. Il locale esiste dal 1951 e dal 1983 “è” la discoteca rock dell’Emilia profonda. Prima di lasciare la domus saurea alla volta di Scandillius, scambio un paio di email con BEPPE RIVA; il maestro – messo al corrente dell’imminente concerto – scrive “Che energia: suoni, scrivi, lavori, ti occupi del padre. Non so come fai ma invidio questa tua carica”. Rifletto su questa cosa mentre mi preparo, cercando di scacciare il senso di affanno e stanchezza che comunque mi pervade, e trovo un’energia insperata grazie alle parole di Beppe. Thank you, master. Arriviamo al Corallo e prima di scaricare mi soffermo un momento davanti alle locandine della CATTIVA.

CATTIVA CO. al Corallo 2014 - Tim  Tirelli (foto di Saura T.)

CATTIVA CO. al Corallo 2014 – Tim Tirelli (foto di Saura T.)

Il portone laterale da cui passiamo con gli strumenti, il Corallo vuoto, il fonico che inizia a sistemare il mixer, Bruno Bocedi – l’organizzatore – che abbraccio con affetto, noi cinque che sistemiamo sul palco il nostro armamentario…profumo di rock and roll.

CATTIVA al Corallo 2014 - soundcheck -  Lorenz & Tim: the Gibson twins (foto di Saura T.)

CATTIVA al Corallo 2014 – soundcheck – Lorenz & Tim: the Gibson twins (foto di Saura T.)

In attesa del soundcheck, mi intrattengo con me stesso nei camerini, suonicchio qualcosa sulla DANELECTRO per scaldare la mano. La bassista preferita mi viene a cercare: “dai tocca a te”.

CATTIVA al Corallo 2014 - Tim Tirelli: backstage warm up (foto di Saura T.)

CATTIVA al Corallo 2014 – Tim Tirelli: backstage warm up (foto di Saura T.)

Cena al K-ROCK cafè, sopra al Corallo. Arrivano gli amici… sempre carino vedere che si ricordano di te e che seguono il gruppo (spero) con passione. Bevo qualche bicchiere di lambrusco a cui allego, a fine pasto, un SOUTHERN COMFORT, tanto per smollarmi un po’. Scendiamo al Corallo, ci cambiamo, facciamo quattro chiacchiere. Bruno ci dice quanto sia cambiato il suo lavoro in questi ultimi anni, quanto sia diversa la realtà musicale, quanto il pubblico del Corallo sia ormai composto in massima parte da giovanissimi che al massimo arrivano fino al rock degli anni 90. Sono al corrente dell’andazzo, cerco di non badarci e di godermi la serata. Non ci sarà il pienone che facemmo nel 2005 e nel 2006, ma alla fine sarò soddisfatto del pubblico, caldo, vivo, a tratti palpitante.

Rispetto al passato si inizia più tardi. Ore 23,40. Tutti fuori si parte.

La CATTIVA  al Corallo  - 22 marzo 2014 da sx a dx: Lorenz-Lele-Pol-Saura-Tim

La CATTIVA al Corallo – 22 marzo 2014 da sx a dx: Lorenz-Lele-Pol-Saura-Tim

Proponiamo una scaletta più compatta, senza fronzoli e quasi senza ballad. HARD ROCK inglese e americano degli anni settanta che non fa prigionieri (o almeno questa è l’intenzione). Come sempre dopo i primi minuti soppeso se sul palco tutto è a posto. Guardo LELE, mi fa un cenno d’assenso …tutto procede bene. Sorrido quando ripenso a lui. E’ uno di quei batteristi che mi fan sognare. Lo guardavo durante il soundcheck suonare, insieme a Saura, THE OCEAN dei LZ. Godevo dello swing, della potenza, dell’eleganza rock che ha, del polso elastico che gli permette di esprimersi in groove che mi fanno partire per viaggi cosmici. La batteria, quando è suonata così, mi fa sognare.

CATTIVA Corallo 2014  - Lele Morselli - Foto Di Silvia Lucia Sacchetti

CATTIVA Corallo 2014 – Lele Morselli – Foto Di Silvia Lucia Sacchetti

Poso poi gli occhi su SAURA. Non è in forma, raffreddata è dir poco, ma stoica tiene su il gruppo con il suo solito savoir faire bassistico. Prima, nel soundcheck con Lele, godevo anche delle sue linee di basso, della dinamica che riesce ad esprimere. La guardo, tutta concentrata, con la sua cresta bionda e il suo bel FENDER JAZZ.

CATTIVA Corallo 2014 -Saura - Foto di Silvia Lucia Sacchetti

CATTIVA Corallo 2014 -Saura – Foto di Silvia Lucia Sacchetti

Sulla corsia di destra del palco osservo LORENZ, impeccabile come sempre nel suo stile… sembra in procinto di entrare al RAINBOW GRILL & BAR insieme ai LA GUNS. Avrà qualche problema: nel bel mezzo dell’assolo di SWEET EMOTION una delle due testate del MARSHALL lo molla. In attesa che risolva la situazione noi chiudiamo il pezzo degli AERO senza di lui e quindi eseguiamo IMMIGRANT SONG a quattro.

CATTIVA Corallo 2014 -Lorenz - foto di Silvia Lucia Sacchetti

CATTIVA Corallo 2014 -Lorenz – foto di Silvia Lucia Sacchetti

Gorgheggia lì in mezzo il DAVID BYRON de noantri; continuo a sorprendermi della voce che riesce a tirar fuori POL …

CATTIVA al Corallo 2014 - foto di Maya Corradini

CATTIVA al Corallo 2014 – foto di Maya Corradini

Il SOUTHERN COMFORT fa sì che io segua l’onda della musica senza fatica, ed è bellissimo lasciarsi trasportare in modo così semplice e naturale.

CATTIVA al Corallo 2014 - Lele Morselli  (foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 – Lele Morselli (foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 - Saura e Tim (foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 – Saura e Tim (foto di Maya Corradini)

Il pubblico applaude, risponde, è attento, questa è una cosa che ci carica sempre…

CATTIVA al Corallo 2014 (Foto di Maya Corradini)

CATTIVA al Corallo 2014 (Foto di Maya Corradini)

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 - Pol Morogi e Saura (foto di Saura Corradini)

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 – Pol Morogi e Saura (foto di Saura Corradini)

Durante l’assolo di LET THERE BE ROCK, LORENZ come sempre scende tra il pubblico. Non lo vediamo più, non capiamo quando dovremo cambiare accordo così, una occhiata a LELE, una rullata e noi dal LA passiamo al SI e LORENZ si adegui:-) Presento la band…il Corsaro Nero della Sacca (Lele), The Girl From Gavassa (Saura), Il Brad Delp di Correggio (Pol), il Rick Derringer di Vignola e, direttamente dalle paludi di Nonantola, Tim Tirelli. Ringrazio, saluto, e aggiungo “ricordate: Destiny Is A Rising Sun”. Chissà se qualcuno ha colto… Infine, “Scandiano goodnite”

CATTIVA CO al Corallo 2014 - Lorenz e Pol (foto di maya Corradini)

CATTIVA CO al Corallo 2014 – Lorenz e Pol (foto di maya Corradini)

Beh, non proprio goodnight, visto che torniamo sul palco per un ultimo uno-due: WHOLE LOTTALOVE ed HEARTBREAKER. I pezzi dei LZ sono sempre accolti con molto calore e questo it’s a gas. Quindi camerini, baci e abbracci con chi ci è venuto a vedere, il riporre le chitarre nelle custodie e, sotto una pioggia fredda e dura, il ricaricae tutto in macchina. Saura si accascia sul sedile febbricitante, io esco da Scandillius e mi immetto sulla statale verso Regium Lepidi. La blues mobile rolla placida attraverso la notte di metallo, il tergicristallo batte il tempo in sintonia col mio cuore, sono le due passate, la coda di luce dei semafori guida la blues mobile verso le profondità imperscutabili del cosmo…adelante adelante, uomo di blues al volante…

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 - Tim Tirelli (foto di Maya Corradini)

CATTIVA COMPAGNIA al Corallo 2014 – Tim Tirelli (foto di Maya Corradini)

…Following the light to a distant land
Come tomorrow, without yesterday
Fade away…

LINK – Neil Young’s Pono Music, il lettore musicale ad altissima definizione che spopola su Kickstarter (video)

27 Mar

E’ un po’ che seguo con interesse le notizie relative a questo nuovo lettore musicale; l’altra sera ero a cena con Picca e, curiosi, ci siamo scambiati le news che avevamo su questo PONO; stamattina Bodhran mi manda il link che riporto qui sotto… non posso dunque che riversare la buona novella sul blog. Noi siamo apertamente contro gli mp3 e la concezione che la musica debba essere ascoltata a bassa definizione. Il grande NEIL YOUNG, con coraggio, ha messo in piedi questa cosa che per dimensioni e concezioni va contro le stolte politiche dei nostri tempi.

Neil Young's PONO

Orsù dunque, tutti con Neil! Tiriamo fuori un po’ di coraggio, buttiamo nel cesso ipod e lettori mp3, ripuliamo i nostri computer da quei pericolosissimi file a bassa definizione, spendiamo 300 dollari e  torniamo a godere come si deve della musica, la nostra vera ed unica padrona.  LET THE MUSIC BE YOUR MASTER!

In NEIL YOUNG we trust

http://mobile.hdblog.it/2014/03/14/pono-music-il-lettore-musicale-ad-altissima-definizione-che-spopola-su-kickstarter-video/

LINK: Christopher Cross – his career, the Beach Boys, Led Zeppelin, Michael McDonald, Deep Purple…

27 Mar

Picca mi segnala questa interessante intervista  a CHRISTOPHER CROSS, dove c’è una curiosa storiella che vede protagonista i LZ e Jimmy Page, che riporto qui sotto insieme a link. Si parla inopltre di DEEP PURPLE e DAVID LEE ROTH.

Cristopher Cross

http://fridaynightboys300.blogspot.co.uk/2014/03/christopher-cross-his-career-beach-boys.html

GM: You also opened for Led Zeppelin early in their career.

CC: I had a band called Flash. We were like Brian Wilson meets Frank Zappa. It was an attempt at complicated pop. I’m a big fan of Frank’s as well as Brian Wilson. Frank covered “Ride like the Wind” at one of his shows and asked me to sing, but I couldn’t make it. I do have a tape of it. In those days, they would have two acts and a local band playing 30 minutes before those bands went on. So the main acts on the bill were Led Zeppelin and Jethro Tull. Joe Miller was sort of managing us at the time and gave us the opportunity to open about seven shows for Tull and Zeppelin. It was really cool. We weren’t very good. The second day we were on the tour, Jimmy (Page) and Robert (Plant) came up to me and Jimmy said, “How do you kids follow us around? Do your parents have money or something?” They didn’t realize we were on the show. I said, “We have a band, and we’re opening for you.” And so the next night we’re playing and I look over, and there’s Page and Plant, standing in the wings watching us. They were only there for a short time; I almost sh*t my pants when I saw them watching us. As the next week or 10 days went on, I spent a little time with the guys in Zeppelin; they were all very nice. I got to watch them play over that period, and they were just unbelievable. I’d sit and watch them at sound check, too. (John) Bonham would show up and play for 45 minutes by himself, and it was crazy. Jimmy would come up and be warming up and wailin,’ and it was pretty fantastic. Back when my band opened for Zeppelin, they were using these rare Hiwatt amplifiers; no one had them beside Page and (Pete) Townshend. I said to Jimmy, “These amplifiers are really cool, and I’ve seen them in magazines but nobody really carries them over here.” He said, “Yeah, they’re made by this guy, and right now he only makes them for Pete and I.” I told him, “It’s my dream to have one of those amps! He said, “Well, give some money to my roadie, Clive, and we’ll send you one.” So I gave Clive $700, which was a lot of money back then. Everybody said that I’d never see my money again. A month or two later, I came home from school, and there were these boxes in my living room. It was a 4-by-12 cabinet and a Hiwatt head, and they shipped it to me. So not only was I the coolest guy in town with a Hiwatt amp, but I’d gotten it from Jimmy Page. Years later, I came up and played with The Beach Boys at a huge July Fourth show in Philadelphia in 1985, and Jimmy Page was a special guest on that show; he also played with The Beach Boys that day. I grabbed him at the show and introduced myself, and then he knew me as Christopher Cross. He was very nice. I said, “Let me tell you this story,” and he had no recollection of the story, but he said, “You know what I love about this story, man? It sounds like I was really nice to you, and I haven’t always been the nicest guy.”

Incontrare ARTHUR BROWN – di Paolo Barone

25 Mar

Ci sono delle immagini, delle sensazioni visive, che ci restano impresse per moltissimo tempo, fino a diventare una parte indelebile della nostra memoria.

Non piu che adolescente, passavo ore a sfogliare un libro “Enciclopedia Rock” edito in Italia dai Fratelli Fabbri, sognando di artisti e band che non avevo modo di ascoltare, se non creandomi una mia personale fantasia sonora. Fra le tantissime foto del libro mi colpiva particolarmente una in bianco e nero di Arthur Brown, appeso a una croce sul palco durante un concerto. Era una cosa molto forte ed e’ rimasta con me per tutto questo tempo, ben prima che scoprissi i suoi dischi.

Arthur Brown Crucified

Mi viene in mente questa cosa, mentre aspetto senza dubbio emozionato in uno studio di registrazione a Detroit di poterlo incontrare. Siamo stati chiamati da Victor Peraino, tastierista dei Kingdom Come e suo amico da tantissimi anni. Stanno terminando delle registrazioni e questa mattina hanno deciso di prendersela comoda e lasciare un po’ di spazio per una lunga chiacchierata.

“Arthur e’ nell’altra stanza che sta provando delle cose al computer, ha detto se ti va di venire a dare un occhiata…” mi dice Victor nel farmi strada verso un grande salone. Entriamo, seduto sul divano davanti al computer c’e’ Arthur Brown, con degli elettrodi attaccati alla fronte, un sorriso esplosivo e gli occhi di un ragazzo.

Arthur Brown & Victor Peraino Detroit 2014  - foto di Andrew Jukes

Arthur Brown & Victor Peraino Detroit 2014 – foto di Andrew Jukes

“ …Sto provando questa cosa, si chiama Brainbox, recepisce le onde cerebrali e le immette nel computer trasformandole in musica…ecco…questo suono che state ascoltando adesso e’ generato dai miei pensieri attuali, e’ la musica che crea la percezione del nostro incontro. E’ una macchina straordinaria, e per me e’ la realizzazione di un sogno. Dopo tutti questi anni, la vita mi ha fatto riunire con Victor, mio compagno di esplorazioni soniche elettroniche, e insieme stiamo cercando di mettere a fuoco questo strano giocattolo e le sue infinite possibilita’. Negli anni settanta avevamo immaginato di creare musica con le emozioni, senza dover necessariamente saper suonare uno strumento. Avremmo voluto avere un macchinario che connettesse noi e il pubblico in una gigantesca e bellissima jam session collettiva. A dire il vero avevamo anche pensato di invitare il Papa in questo esperimento!”

Arthur Brown & Victor Peraino Detroit 2014 foto di Andrew Jukes .

Arthur Brown & Victor Peraino Detroit 2014 foto di Andrew Jukes .

…mi racconta tutto d’un fiato, per poi esplodere con occhi e voce in una delle sue risate irresistibili, la prima di una lunga serie durante il nostro tempo trascorso insieme. Il tempo. E’ proprio un fattore relativo c’e’ poco da fare. Ci sono persone che non perdono mai l’entusiasmo, che hanno un modo tutto speciale di attraversare gli anni della vita, e Arthur e’ senza dubbio un esempio vivente di questa cosa. Avra’ affronato migliaia di interviste nella sua lunghissima carriera, eppure me lo trovo davanti impaziente di parlare, di raccontarsi, per niente stanco dopo una notte passata a registrare nuovi brani con Victor Peraino e Skid Marx (Flirt, Johnny Thunder, Circus Boy).

“ Per me la vita e’ cominciata subito in modo strano: Sotto una pioggia di bombe tedesche, durante la seconda guerra mondiale! La mia famiglia era proprietaria di un bel Hotel in riva al mare  nello Yorkshire, e un giorno e’ stato ridotto in briciole dalla Luftwaffe. Intorno a me tutto era distruzione. Ma i miei erano delle persone speciali, e un giorno mio padre venne da me e mi presento’ un uomo. Mi disse che ci avrebbe insegnato un sistema per affrontare i momenti piu difficili, come fare a fermare il ritmo dei pensieri e quietare la mente. Era la prima volta che qualcuno mi parlava, se pur in maniera rudimentale, di meditazione, una cosa che sarebbe rimasta con me per tutta la vita.

Dopo essersi laureato in filosofia, Brown venne investito dalla voglia di musica e dal bisogno irrefrenabile di esprimere se stesso. Mise in piedi in qualche modo una band che faceva le solite cover r’n’b’, e si trasferi a Parigi, nella zona di Pigalle, con un ingaggio di fianco a un locale gestito dalla mafia francese.

“ I ragazzi venivano a sentire noi, e la fila per il nostro show era sempre piu’ lunga rispetto allo strip club della porta a fianco. I mafiosi che lo gestivano non gradirono molto questa cosa, disturbava i clienti, e ci misero poco a farmi capire che era ora di levare le tende e tornarmene a Londra. Inizialmente la mia idea era quella di aprire un locale multimediale, un posto con musica, arte, danza, teatro. Mi resi conto pero’ che ci volevano troppi soldi, pensai quindi di portare questi elementi all’interno di una nuova band.”

Arthur al giorno d’oggi e’ citato da gente come Alice Cooper, Bowie e Gene Simmons, come la piu’ grande fonte di ispirazione, quello che per primo ha portato costumi, trucco, elementi oscuri e teatrali nel rock.

Arthur Brown

Arthur Brown

Gli chiedo quale sia la molla che lo abbia a sua volta ispirato in questa direzione.

Ah! Bella domanda….In realta’ e’ stato un insieme di cose. Prima di tutto gli sciamani delle danze tribali africane. Sacerdoti e maestri di cerimonie, ballavano per ore con costumi bizzarri e il viso truccato. Poi sicuramente la tradizione teatrale inglese, che basti pensare a Shakespeare, e’ da sempre piena di riferimenti gotici e spettacolari. l’idea delle fiamme in testa invece mi venne proprio a Parigi. Stavo in una pensioncina di Pigalle dove le prostitute della zona spesso davano delle feste scatenate. Un giorno mi sveglio e davanti alla mia porta trovo una corona di candele, residuo di uno di questi party. La provo e trovandola senza dubbio spettacolare ho deciso di perfezionarla nel famoso casco. Anche se bisogna sempre starci attenti, il fuoco e’ un elemento instabile… Direi anche di essere stato ispirato da Elvis, per come cantava e ballava…John Lee Hooker, Muddy Waters…ma piu’ di tutti mi colpi’ il modo di cantare di Nina Simone. La sua cover di “ I put a Spell on you “ la ascoltai ottanta volte di seguito, del tutto ipnotizzato. Tutti noi cantanti eravamo completamente catturati da Nina Simone, non sapevamo nemmeno se fosse maschio o femmina in principio, ma la voce…quella voce…incredibile…” e quindi…” Tornai a Londra e andai a stare in una specie di comune ospitata da una signora fantastica che accogliva ogni tipo di artista della nascente Swingin’ London. Un giorno sapendo che stavo cercando di mettere insieme un gruppo, mi disse che sua figlia stava uscendo con un pianista, un tastierista molto bravo, e mi suggeri’ di dargli una chance. Lo ascoltai e rimasi totalmente fulminato! E’ cosi che incontrai Vincent Crane e tutto cambio’.” 

Sono passati molti anni ormai da quando Crane ha lasciato questo pianeta. Una delle figure piu’ sottovalutate della storia del rock, ha scritto alcune delle pagine piu’ intense della musica inglese a cavallo fra sessanta e settanta, prima a fianco di Brown, e poi con gli Atomic Rooster. Il suo modo di suonare l’Hammond e il piano e’ stato personalissimo e differente dai suoi piu famosi contemporanei come Brian Auger, John Lord e Keith Emerson. Vincent Crane aveva un tocco diverso, uno stile tutto suo, per quanto potente e deciso, sempre in qualche modo velato di tristezza, di una nota drammatica. Ne parlo con Arthur e i ricordi si affacciano al presente, creando una sensazione di semplice continuita’

“ Vincent era un musicista incredibile, un talento immenso. Era anche la persona piu’ dolce del mondo, per lo meno quando stava bene…all’epoca certe cose non si sapevano, e il suo disturbo bipolare non lo si capiva per quello che era veramente. Oggi sarebbe stato trattato diversamente, queste cose si sa come affrontarle con le giuste terapie. E’ una vergona che sia morto suicida, e una vergona doppia che lo abbia fatto senza ricevere il giusto riconoscimento che oggi sicuramente avrebbe avuto la sua figura di fantastico musicista.”

Vincent Crane

Vincent Crane

Trovarono Drachen Theaker con un classico annuncio su Melody Maker, e con lui alla batteria il nostro trio di spilungoni era pronto, debutto al Marquee nell’ autunno del 1966.

Tastiere, batteria e voce. Nessuna chitarra, nessuna canzoncina pop, ma il suono cupo dell’organo e il cantante truccato con una corona di fiamme sulla testa. Il Crazy World of Arthur Brown era arrivato. E tutti se ne accorsero velocemente. Brian Jones e Mick Jagger, David Bowie, Elton John, Hendrix, tutti in fila nel backstage, e Pete Townshend si offri’ per procurare un buon contratto discografico. Rimasero amici lui e Pete, tanto che Arthur Brown fu coinvolto nella produzione di Tommy, dove interpetrava il sacerdote psichedlico della chiesa di Marylin Monroe, insieme ad Eric Clapton.

Abbiamo suonato tantissimo, in giro per tutti i locali della Londra psichedelica. Eravamo sempre noi, i Pink Floyd, Soft Machine, Fleetwood Mac, la Experience…un periodo entusiasmante…poi siamo andati in tour in America ed e’ stato un successo bellissimo. Solo che, come era di moda all’epoca, in piu’ occasioni ci siamo ritrovati che qualcuno aveva spruzzato di acido i nostri drink. La cosa puo’ sembrare divertente, ma in realta’ ebbe degli effetti collaterali non proprio piacevoli. Drachen, il batterista, in piu’ di un occasione si metteva a lanciare in giro pezzi della batteria durante i concerti! E, insomma, non e’ che fosse Keith Moon che i roadie rimettevano tutto a posto per lui in un attimo…no, alle volte dovevo intrattenere il pubblico anche per venti minuti mentre la situazione tornava in qualche modo sotto controllo. E poi l’effetto di queste involontarie esperienze psichedeliche fu veramente devastante per Vincent Crane, che ormai iniziava a manifestare segni di grave instabilita’ psichica.”

Esistono tante testimonianze in video del Crazy World, dalle esecuzioni del loro classico hit “Fire” con tanto di casco fiammeggiante, fino ad altro materiale meno noto ma sempre spettacolare. In particolare esiste una versione di “Nightmare” presa dal film The Committee del ’67, che rende particolarmente bene l’atmosfera evocata dalla band al finire degli anni sessanta.

Ormai il gruppo aveva un album alle spalle e un singolo entambi numero uno nelle classifiche Inglesi, numero due in U.S.A. e suonatissimi dalle radio Americane. I tour si succedevano con band del calibro di Airplane, Doors, Experience, Chuck Berry, Byrds. Purtroppo pero’ qualcosa non andava nel verso giusto. Crane aveva dovuto sospendere i tour e ricoverarsi in ospedale psichiatrico, mentre Theaker aveva preferito restare al sole della California e suonare la batteria nei Love. E i rapporti fra i due si erano definitivamente deteriorati, uno insofferente delle psicosi dell’altro.

“ Vincent con il suo modo di fare tutto middle class londinese mi diceva, In tutte le band del mondo, il batterista mette giu’ un ritmo, e il tastierista costruisce solo e melodie. In questa fottutissima band, io metto giu’ un ritmo, mentre quell idiota si scatena!”

Arthur decise di non forzare la mano e aspettare che Vincent fosse in grado di riprendere l’attivita’ dopo un periodo di riposo psicofisico. E in quei giorni, dopo qualche audizione, alla batteria arrivo’ un giovane inusuale talento: Carl Palmer.

“ Quando era con noi Carl, pur essendo un batterista straordinario, era ancora un ragazzo diciassettenne, molto diverso dal serio professionista che sarebbe diventato di li’ a poco. Veniva dalla band di Chris Farlowe dove si suonava un r’n’b’ molto tradizionale. Con noi inizio’ ad espandere il suo drumming in maniera decisamente piu’ libera. Si divertiva tantissimo Palmer, ricordo che alle volte vedendo una ragazza particolarmente attraente si presentava da lei tutto serio e diceva Hey! Pagherei anche solo per sentirti scorreggiare! Ah! Ah! Ah! Carl…Era solo un ragazzo, ma stava gia’ cambiando, giorno per giorno…” la band a quel punto funzionava bene, suonava in grandi festival, si prospettava un secondo album. Durante un soggiorno a New York, Arthur e Crane decisero anche di tentare un progetto diverso. Una fusione con la Experience di Hendrix, una cosa pensata alla grande, con un grosso elemento di spettacolarita’ live. Si parlava di schermi giganti, nastri pre registrati, una vera esperienza multimediale, vecchio pallino di Arthur Brown sin dai tempi di Parigi.

Ma poi non se ne fece nulla, e sia la Experience che il Crazy World giunsero alla fine dei rispettivi percorsi. Vincent Crane e Carl Palmer andarono a fondare i potentissimi Atomic Rooster, lasciando Arthur Brown senza band.

Quello che sembrava un evolversi delle cose disastroso prese invece una piega completamente diversa. Brown di fatto non si era mai sentito a suo agio nel mondo del rock mainstream, per quanto questo concetto potesse essere applicato nei primi anni settanta, e la chiusura dell’esperienza con il Crazy World apri’ le porte alla parte forse piu musicalmente interessante della sua carriera, sicuramente la piu’ avventurosa: Kingdom Come. Un ensemble mutevole, incentrato intorno alla figura di Arthur e del chitarrista Andy Dalby, ma nel quale al tempo stesso tutti i musicisti coinvolti godevano della massima liberta’ artistica. La musica lasciava le ormai rassicuranti sponde del rock classico made in England, per spostarsi con il vento del cambiamento verso un mix inedito di teatro,space rock e progressive.

Gli spettacoli dal vivo si facevano ancora piu’ imprevedibili, spesso in situazioni di assoluta anarchia, come nella loro storica esibizione al neonato festival di Glastonbury, che oggi youtube ci rende disponibile con tutto il fascino di quegli anni lontani. Arthur Brown non aveva certo remore a spingere sull’accelleratore, e se questo comportava un po’ di disagio nel pubblico…Ben venga.

Ne sanno qualcosa gli spettatori del Palermo Pop ’70.

Durante il concerto si mise a saltare sul pianoforte completamente nudo…Un po’ troppo per un povero padre di famiglia palermitano che aveva accompagnato le figlie a vedere Duke Ellington e Bobby Solo, altri ospiti del festival. E cosi arrivarono quattro genadrmi con i pennacchi e con le armi, portandosi via il povero Arthur per ben quattro (!) giorni di galera con l’accusa di oltraggio al pubblico pudore.

Ancora oggi lui non ne parla troppo volentieri di questa tragicomica esperienza.

Si, in Sicilia ho passato un guaio per quel concerto…Invece una volta in Francia e’ andata diversamente. Il manager del tour era il leggendario Giorgio Gomelsky, e durante un numero io salto sul palco e mi tolgo di colpo tutti i vestiti restando completamente nudo sotto i riflettori.  Di fianco a Giorgio una signora piuttosto anziana al vedere questa cosa ha un momento di vero smarrimento…Giorgio, da perfetto gentelman, le chiede: Madame, si sente bene?! E lei gli fa, non molto ragazzo, non molto…ma penso di potercela fare non ti preoccupare…in fondo e’ il secondo uomo nudo che vedo in vita mia, oltre mio marito! Gli anni con le varie formazioni del Kingdom Come sono stati veramente qualcosa di incredibile. Totale liberta’ creativa, sperimentazione sonora ed esistenziale. Basti pensare a come e’ nata la collaborazione con Victor Peraino. Arrivo’ con dei comuni amici nel backstage al festival di Reading. Ci siamo messi a parlare di tastiere, mellotron e sintetizzatori. Poi arriva il momento di andare in scena e il nostro tastierista non si presenta al concerto…Mi ricordo allora di quel ragazzo americano, Victor, con cui avevo parlato un ora prima nei camerini. Lo chiamo e gli dico dai, sali sul palco, questo e’ un synth VCS3, connetti i cavi e tira fuori qualcosa non ti preoccupare! Andra’ alla grande! Non solo ando’ benissimo, ma resto’ con noi per molto tempo e registrammo insieme Journey il nostro disco piu’ sperimentale. Sostenuto dal ritmo delle drum machine, fu realizzato nel ’73 quando queste cose erano veramente avanti nel tempo. Ma ogni cosa ha il suo momento, e ormai ero arrivato a un punto morto. Non mi sentivo piu’ di continuare a suonare musica con una band, avevo bisogno di fare altro. Volevo andare in India, trovare una specie di guru, approfondire il mio percorso spirituale. Trovai una comunita’ in Inghilterra che meditava e sperimentava uno stile di vita differente. Mi ricordo che arrivai li vestito come un monaco francescano, e rimasi assolutamente sorpreso quando mi presentarono il maestro spirituale, sembrava Clark Gable! Ma rimasi con loro per un lungo periodo, e in fin dei conti trovai le risposte alle domande che stavo cercando.”

Ovviamente l’allontanamento dalle scene e dal mondo della musica non fu definitivo e Arthur torno’ a piu’ riprese a cantare in un microfono e a produrre dischi. Uno dei progetti piu’ interessanti fu con Klaus Schulze. Fecero inseme una composizione per tastiere e voce chiamata Dune. “ Klaus era tanto bravo, ricco di talento, quanto fuori di testa. Ogni mattina si svegliava e faceva colazione bevendo champagne e succo di pesca. Poi passava a mangiare un piccolissimo muffin, sepolto in una montagna di panna, una cosa sproporzionata! Klaus Schulze e’ un musicista unico, avventuroso. Sono stato molto fortunato a lavorare con lui.”

Come quasi tutti i musicisti della sua generazione, Arthur Brown passo’ l’era glaciale degli anni ottanta in ibernazione artistica. Non rimase fermo a guardarsi intorno pero’: Si dedico’ ad altre cose, approfondi’ le sue ricerche spirituali, consegui’ una seconda laurea negli States, e fece una serie di lavori lontani dal mondo dello spettacolo.

Un po’ alla volta la voglia di palco ritorno’ pressante, e anche aiutato dai vecchi compari della londra underground Hawkwind, Brown riprese la sua strada. Da quel momento in poi, con diverse band e progetti, il mito del “ God of hellfire “ e’ andato crescendo, riscoperto da nuove generazioni di appassionati e soprattutto in questi ultimi anni e’ stato un continuo di tour, festival e collaborazioni.

Il tempo passa, e mi rendo conto che per lui questo e’ l’ultimo giorno di registrazioni prima di tornare in Inghilterra. In linea con la ritrovata creativita’ di questi ultimi anni,  stanno per uscire un nuovo disco e del materiale di archivio inedito, oltre al nuovo disco dei Kingdom Come con Victor Peraino. Prima di andar via vuole farci sentire qualcosa del materiale appena completato. La sua voce suona potente e carica di pathos piu’ che mai, siamo tutti visibilmente sorpresi da quello che sentiamo. Vorrei dirglielo, fargli i complimenti, ma lui e’ gia’ oltre. Mi parla della Brainbox e di come vorra’ cercare di usarla a maggio dal vivo, di altri mille progetti ancora in fase embrionale…

Ci salutiamo con un abbraccio, e mi lascia con il suono della sua risata e la luce del suo sguardo da ragazzo. E una sensazione contagiosa di grande serenita’. Quella di chi ha attraversato e attraversa la vita rimanendo se stesso, tenendo in qualche modo la rotta verso quello che veramente vuole e che veramente e’.

Abbiamo bisogno piu’ che mai di gente come lui.

Paolo Barone ©2014

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: my melancholy blues

23 Mar

A furia di stare con Tyrrell mi sa che sto diventando un gatto blues.

A volte ripenso alla casa dove sono nato, là a CADELBOSCO SOPRA. Ricordo mia madre e miei fratelli, giorni felici da gattino che non capiva niente, poi d’improvviso il ritrovarsi perso e solo in un sottopasso, qualcuno che mi soccorre, mi porta al gattile e poi due umani che mi vengono a raccogliere. Ditemi se non è un inizio blues. Allora quando sono in quei momenti ho bisogno di un po’ di AOR suadente e triste che mi faccia vivere in toto il fiotto di nostalgia.

Ci sono certi umani che diventano matti per noi gatti, io devo ancora capire come mai, ma ad ogni modo ne approfitto, sono così instupiditi che riusciamo a prendere controllo della loro mente. A me qualche volta riesce, con Tyrrell ad esempio: lo fisso negli occhi, li socchiudo, lui si avvicina, faccio prrrr prrr, alzo la coda, gli do una leccata sul naso, lui inizia ad avere quella faccia da citrullo…

Tyrrell & Palmir (foto della Terry)

Tyrrell & Palmir (foto della Terry)

lo rifisso negli occhi, lui diventa una sorta di stoccafisso che io posso comandare a piacere. Allora lo guido davanti agli scaffali di CD, alla lettera F, lui ha un riflesso involontario e si avvicina ai dischetti dei FREE ma io inverto la rotta, F come FOREIGNER, DOUBLE VISION, BACK WHERE I BELONG …perché come detto anche io ho qualche nostalgia…

Ma è solo un istante, devo dire che sono piuttosto fortunato, vivo in campagna, sono libero di correre veloce come il vento tra prati di margherite, di arrampicarmi sui frassini, di cacciare le talpe, i fagiani, le lepri. Poi quando son stanco rientro in casa, una buona cenetta, un po’ di acqua oligominerale, una goccia di SOUTHERN COMFORT e duro da grattare mi sdraio su TYRRELL che è ancora imbaciuchito e in mio potere. Dopotutto, la mia vita da gatto blues non è male.

Tyrrell e il gatto Palmiro sotto i fumi del Sothern Comfort

Tyrrell e il gatto Palmiro sotto i fumi del Sothern Comfort

LED ZEPPELIN In Through The Out Door according to Tim Tirelli

21 Mar

Quante volte l’abbiamo pensato? Come sarebbe stato quell’album se al posto di quel pezzo ci fosse stato quella outtake fighissima? Se ad esempio, per rimaneree nel nostro mondo da teste di piombo, HEY HEY WHAT CAN I DO avesse chiuso LZIII invece di HATS OFF TO(ROY) HARPER, se il pezzo HOUSES OF THE HOLY avesse preso il posto di THE CRUNGE sull’album omonimo, ma soprattutto se DARLENE e WEARING AND TEARING fossero state preferite a SOUTH BOUND SAUREZ e HOT DOG nella songlist di ITTOD. L’ultimo album da studio dei LZ sarebbe stato davvero assai più dignitoso. Devo far presente che comunque è un album che amo moltissimo, che è stato l’unico album storico dei LZ che ho vissuto in diretta e che perciò riverso su di esso tutto il mio affetto giovanile, ma per la storia del rock e il casual fan non è che sia poi ‘sto capolavoro. Eppure, provate a sostituire SBS e HD con D e WAT e come per magia, tutto si fa più coerente, meno sfilacciato, più coeso.

Tim The Winter Album 2011

Ancora non capisco come abbiano potuto scegliere SBS e HD; d’accordo, era un periodo di confusione e di transizione, JONES e PLANT si erano trovati ad avere un potere che mai avevano sognato, ma SBS e HD sono due outtakes (seppur ottime) e non pezzi con la dignità da album (dei LZ). Per la verità anche DARLENE ha il respiro dell’outtakes, testo praticamente inesistente buttato lì giusto per finire il pezzo, esecuzione dell’assolo di chitarra non esattamente a fuoco (benché interessante e gradevolissimo), ma la performance è piena di vigore (seppur decadente) e di uno spirito boogie irresistibile che be si sposa con la copertina dell’album (ma d’altra parte anche SOUTH BOUND SUAREZ ha lo stesso sapore, quel misto di assenzio, rum e Southern Comfort), copertina che richiama alla mente New Orleans o quantomeno il sud degli States.

WEARING AND TEARING poi avrebbe rappresentato molto bene i LZ, seppur un po’ dimessi, nell’atto dell’attraversare il momento d’oro del punk inglese e il momento di transizione per la musica rock in quegli anni tribolati. E’ un rock durissimo, dai contenuti e dai ricami un po’ distanti dall’hard rock classico, scaltro e scarno e comunque ricco di buoni spunti musicali.

Come vedete dalla copertina qui sopra mi sono divertito a ridisegnare l’album, spinto dalle nuove deluxe edition di prossima uscita e dai confronti con Luca nei commenti dei post dedicati ad esse. Luca preferirebbe OZONE BABY rispetto a FOOL IN THE RAIN…ho provato pure quella combinazione, ma non mi convinceva appieno così, dopo un consulto con Picca, sono tornato all’idea iniziale. OZONE BABY mi piace parecchio, ma ha anch’essa la silhouette dell’outtake. Bel pezzo ma non memorabile, assolo di Page non del tutto convincente nell’esecuzione.

Ascoltando in macchina il cd in versione revisited mi diverto come un matto e finalmente godo di ITTOD in modo completo e definitivo. Certo che però la quinta bonus track mi mette scompiglio: è solo una isolated drum track, ma è relativa ad un pezzo mai sentito delle session di ITTOD appunto. Così cerco di immaginarmi il pezzo seguendo il drumming di JOHN HENRY BONHAM.  Speriamo che il DARK LORD la inserisca nel companion disc dell’ottavo disco da studio.

WE LOVE ITTOD!

CORRADO AUGIAS “Inchiesta Su Maria” (Rizzoli 2013 – Euro 19) – TTTT

20 Mar

Pur essendo ateo e illuminista militante (o forse proprio per questo) trovo questo genere di libri molto interessanti, se scritti da gente tipo AUGIAS. Nei vangeli ufficiali e nel nuovo e antico testamento, di Maria si parla pochissimo, m’incuriosiva dunque approfondire come nel corso dei secoli la figura di questa fanciulla ebrea piccola di statura, con lunghi capelli neri e la pelle olivastra fosse “diventata oggetto di culto senza pari”, come dice AUGIAS. Nella sinossi qui sotto c’è l’estrema sintesi del libro, non mi dilungo oltre quindi. Aggiungo solo che la lettura è stata piacevole, a tratti appassionante. Ho faticato ad accettare certe punti di vista e tesi di MARCO VANNINI, ma è comprensibile … sono una adepto dei lumi della ragione, vivo questa condizione con molta foga e vigore, spesso esagero e divento preda della furia iconoclasta, dunque mi ritrovo a non sopportare dogmi e credenze di stampo religioso. Tuttavia credo che confrontarmi – seppur solo tramite le pagine di un libro – con tali studiosi, mi abbia fatto bene.

Qualche frase tratta dal libro:

“…per di più la sua funzione di <madre>, in un senso così pieno e doloroso, è stata costruita in una parte del mondo che alla <madre> dà un eccezionale rilievo affettivo. L’area del mediterraneo è da tempi immemorabili quella dove varie religioni hanno eretto e venerato numerose figure materne…”

“…nella versione greca della Bibbia però i famosi <settanta> tradussero almah, giovane donna, con parthènos, vergine. E’ un errore. In ebraico vergine nel senso di virgo intacta, donna che non ha conosciuto uomo, si dice betulah, tali del resto dovevano essere le spose. Così Gesù viene fatto nascere da una vergine invece che da una, potremmo dire, <giovinetta>…”

“…la giovinezza di Maria, si svolse sotto il suo regno (di Erode ndtim); così la nascita di Gesù che, com’è noto, non coincide con l’anno zero che ha dato luogo alla datazione vigente. E’ un computo che si basa su un errore di calcolo del monaco medioevale Dionigi il piccolo…la data, certa, della morte di Erode avvenuta nel 4 a.C., la nascita di Gesù, verificatosi sotto il suo regno, dev’essere quindi anteriore. usualmente si calcolano sei anni per cui la datazione ufficiale mondiale dovrebbe essere spostata di sei anni in avanti.”

“(circa le apparizioni della Madonna a Lourdes) …Senza fare illazioni possiamo comunque affermare che le condizioni psicologiche di  tutti i ragazzi coinvolti erano di particolare fragilità, condividevano tutti uno status psicologico che può facilitare l’accesso al soprannaturale (qualunque cosa voglia dire) o più semplicemente a quella forma di evasione da realtà penose e difficili che si ha quando sogniamo ad occhi aperti .. .parliamo di poveri bambini analfabeti o quasi, bisognosi di tutto, affetto, bellezza, protezione, salute. E’ evidente che devono <vedere> una signora bella, ricca e gentile. Una mamma come ogni bambino sogna.”

“…gli uomini hanno sempre creato gli dei a propria immagine e somiglianza secondo i bisogni di ogni determinata cultura; fatti salvi alcuni canoni rimasti comuni a ogni tipo di civiltà. Dobbiamo molta riconoscenza al pensatore svizzero Carl Gustav Jung per aver intuito il ruolo degli archetipi ovvero dei modelli collettivi ancestrali, installati così profondamente nella psiche di ogni essere umano, ovunque nato, da essere per la maggior parte inconsci, cioè inavvertiti a livello della mente razionale….i greci avevano intuito ciò che gli illuministi non sapeva più, cioè avevano chiara la nozione che il mito scaturisce in modo misterioso da qualche segreta regione della memoria comune…Nel 1936, lo scrittore tedesco Thomas Mann in una conferenza dedicata a <Freud e l’avvenire> definita il mito in questi termini: Fondazione di vita; schema atemporale, pia formula cui tutta la vita si adegua, attingendo i suoi lineamenti dall’inconscio…”

CORRADO AUGIAS - Inchiesta Su Maria 017

Sinossi

Tra le varie figure celesti, divine, semidivine, santificate delle religioni mondiali, Maria è certamente la più complessa, tenera e commovente. Ragazza ebrea visitata dall’angelo, fidanzata e poi sposa di un uomo che non era il padre di suo figlio, vergine e madre di Dio, simbolo della grazia e Mater dolorosa che subisce il destino terribile di veder premorire la creatura da lei generata, poco citata nei vangeli e quasi assente negli Atti degli apostoli e nelle lettere di Paolo, oggetto di un culto senza pari, concepita senza peccato originale e assunta in cielo: capire Maria significa penetrare nel cuore della fede cattolica. In questo libro, Corrado Augias dialoga con un grande studioso di mistica e di storia delle religioni, Marco Vannini, per scavare in profondità nella storia e nel mito della Madonna, toccando tutti gli aspetti che mettono Maria al centro dell’esperienza culturale e religiosa della nostra civiltà: le fonti (dai vangeli canonici agli apocrifi), le ipotesi sulla biografia, il rapporto con la condizione femminile nella Palestina di duemila anni fa, con le altre donne della Bibbia e con la mitologia della Grande Madre, la nascita dei dogmi e lo sviluppo del culto, i miracoli e le apparizioni, la presenza costante della Madonna nella cultura e nell’arte. Il risultato è un volume senza precedenti in Italia che con tono narrativo, ma impeccabile nella documentazione, risponde alle domande cruciali di credenti e non credenti, indaga le basi stesse della nostra cultura e della nostra mentalità, compone il racconto di una straordinaria vicenda umana.

Corrado Augias è giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo. Tiene la rubrica quotidiana delle lettere su “Repubblica”. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo I segreti di Roma (2005), Inchiesta su Gesù (con Mauro Pesce, 2006), Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi (2007), Inchiesta sul cristianesimo (con Remo Cacitti, 2008), Disputa su Dio e dintorni (con Vito Mancuso, 2009) e I segreti del Vaticano (2010), tutti pubblicati con 

PAUL RODGERS “The Royal Sessions” (Pie Records 2013) – TTT

19 Mar

Un sei stiracchiato a questo album di classici rhythm and blues e soul di PAUL RODGERS. Sì perché è un compitino ordinato, senza sbavature ma anche senza nerbo, o meglio PAUL e i musicisti credono di avercelo messo il nerbo, ma non è così. Nessuna scossa, nessun movimento che ti metta sull’altolà, nessun cantato-assolo-performance che ti faccia sobbalzare. Un disco di cui nessuno sentiva la necessità tranne RODGERS stesso, sempre voglioso di proclamare il suo amore per OTIS REDDING e simili.

Paul Rodgers - The Royal Sessions - Front

La scelta di alcuni pezzi non è affatto male … I THANK YOU, CAN’T STAND THE RAIN ad esempio, mi chiedo però se BORN UNDER A BAD SIGN fosse necessaria… non se ne può più, ci mancava solo che avesse fatto MUSTANG SALLY ed eravamo a posto. Aggiungiamo  poi che la copertina è davvero lofi. Credo di capire la difficoltà che incontrano le grandi vecchie rockstar di questo tipo, se fanno dischi di materiale proprio nessuno li considera così cercano vie alternative come i dischi di cover o di rifacimenti di vecchi loro classici. In ogni modo son dischi che nessuno compra. Guardate me ad esempio, sono un fan in senso strettissimo di FREE, BAD COMPANY, FIRM e THE LAW, RODGERS è una delle figure centrali della mia vita eppure mi son ridotto a cercare quest’album solo adesso (e di malavoglia), ad ascoltarlo un paio di volte e a riporlo nello scaffale per non prenderlo mai più in mano.

Paul Rodgers - The Royal Sessions - Back

Il fatto è che queste cose non (ci) interessano più, che questi grandi artisti hanno dato il meglio di sé decenni fa, che alziamo la testa solo se per un momento ci regalano l’illusione di farci rivivere le sensazioni provate da giovinetti. E allora bisognerebbe evitare di pubblicare album neutri, magari portare in giro (almeno fino a quando l’aggettivo dignitoso si accompagna alla cosa) vecchi brand tipo BAD COMPANY (e magari FIRM!!!) e regalare un sorriso ai quarantenni/cinquantenni/sessantenni di oggi che allora erano i fan scatenati, e poi magari ritirarsi con eleganza. Già, ma è facile dirlo guardando la cosa da questa angolazione, quando se per quarantacinque anni non hai fatto altro che la rockstar, smettere deve essere impossibile.

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.5 – July 1986

17 Mar

Malgrado ci siano problemi di stampa che corrompono la qualità della bianca di copertina, col numero 5 OH JIMMY continua il graduale miglioramento riguardante la grafica della cover appunto, ormai stabilmente in mano a DOMENICO GIARDINI. E’ il periodo in cui entro in contatto con alcuni personaggi che diventeranno poi anche grandi amici, in primis the mighty BILLY FLETCHER, scozzese purosangue e  gran supporter dei RANGERS GLASGOW, CHRISTIAN PERUZZA da Parigi responsabile della fanzine IN THE MOOD, SHARON THOMAS da Scranton, Pennsylvania curatrice, insieme alla sorella, di FROM THE HEART…TO THE HEART, the FIRM fanzine (che tempi, ragazzi, persino una fanzine sui FIRM!). Aggiungo inoltre DAVID CLAYTON della FREE APPRECIATION SOCIETY.

Si parla di nuovo della possibile reunion dei LZ, del (pessimo) film IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE 3 (Death Wish III) con il riutilizzo della colonna sonora fatta da Page per il precedente capitolo, del concerto di Zurigo 1980 rivissiuto dal nostro caro amico MENNY TONDELLI. Ci sono i testi con traduzioni di IN THROUGH THE OUT DOOR, a cura di due miei carissimi amici che purtroppo non ci sono più e che ancora oggi il solo leggerne i nomi mi mette addosso una tristezza infinita.

La paginetta dedicata alle nuove uscite discografiche del tempo in questo numero contiene recensioni di DIRTY WORK dei ROLLING, SEVENTH STAR dei BLACK SABBATH, di FINYL VINYL dei RAINBOW e di 5150 dei VAN HALEN. Troppo generose quelle dei ROLLING e dei RAINBOW.

PDF:

OH JIMMY N5

OH JIMMY n.5

Prime considerazioni sulle nuove DELUXE EDITION dei LED ZEPPELIN

14 Mar

Prima di tutto bisogna dire sono tornati i giorni dell’eccitazione per noi ledhead, e questa scossa non può che fare bene alle nostre vite. Trovarsi di nuovo sottosopra per l’attesa di nuove uscite discografiche, per me, rimane una gran cosa.

Come sappiamo i primi tre capitoli usciranno il 2 (su Amazon Italia si parla del 3) giugno in varie combinazioni. Per questo non mi sento di criticare Page come alcuni già stanno facendo. Certo, la SUPERDELUXE EDITION di 2cd + 2lp (nel caso del I album gli lp sono 3) + booklet costeranno 91 sterline/135 dollari, quindi tra i 100 e 110 euro, ma la semplice deluxe edition di 2 cd (album originale e bonus disc) oggi è data da Amazon Italia a 14 euro. Questa è una cosa importante: nelle super deluxe edition non c’è musica in più rispetto alle deluxe edition standard. Rispetto ad altri artisti e gruppi i LED ZEPPELIN hanno sicuramente fatto una scelta più attenta, di questo me ne compiaccio.

LZI_CD

‘Led Zeppelin’ Deluxe Edition Bonus Disc: Live At The Olympia — Paris, France, October 10, 1969

1. ‘Good Times Bad Times/Communication Breakdown’
2. ‘I Can’t Quit You Baby’
3. ‘Heartbreaker’
4. ‘Dazed And Confused’
5. ‘White Summer/Black Mountain Side’
6. ‘You Shook Me’
7. ‘Moby Dick’
8. ‘How Many More Times’

Beh, come già scritto è un bootleg che qualunque fan dei LZ che si ritenga tale ha. E’ una registrazione radiofonica rinvenuta pochi anni fa e messa in circolo all’istante, mostra il gruppo ormai coeso e ben delineato a un anno dall’esordio ma comunque sempre in preda alla furia iconoclasta e alla carica testosteronica tipiche dei primissimi anni. Certo, siamo in ottobre, c’è già HEARTBREAKER e odore del secondo album (che sarebbe uscito a giorni), ma evidentemente le logiche dell’insieme dell’operazione hanno portato ad inserirlo come bonus disc del primo album.

Per il casual fan questo primo capitolo in versione 2 cd sarà una prelibetazza: il primo album rimasterizzato (e vivappage non rimixato!) con allegato un disco contenete un concerto del 1969 in ottima qualità audio a 14 euro.

Il LZ fan in senso stretto, pur elettrizzato dal fattore “cazzo, una nuova uscita discografica ufficiale dei LZ!”, non è che faccia salti di gioia, ma c’è da sperare che la qualità audio sia superiore a quella del bootleg e che l’assolo di HEARTBREAKER non sia compromesso dall’effetto fuori controllo che compare sul bootleg. In molti sono delusi, io in verità no, non mi aspettavo tanto da LZI per quel che riguarda il materiale bonus. L’abum fu registrato in poco più di trenta ora, difficile pensare ci fossero sufficienti inediti o alternte takes da riempire un dischetto aggiuntivo. Poi bisogna tenere presente che il progetto dell ristampe in questione è rlativo a tutti e nove gli album da studio, quindi anche CODA, album postumo fatto uscire per onorare il contratto con la ATLANTIC e  costituito da outtakes 1970/78. Seguendo un semplicissimo ragionamento logico il disco in più di CODA non potrà che contenere un po’ di outtakes o inediti inerenti all’intera carriera del gruppo. Azzardiamo qualche ipotesi? BABY COME ON HOME (finora apparsa solo sul BOX SET 2 del 1993) e poi chissà, SUNSHINE WOMAN, magari una versione (anche live) di TRAIN KEP A-ROLLIN, una outtake di BIGLY (BABE I’M GONNA LEAVE YOU) e così via.

LZII_CD

‘Led Zeppelin II’ Deluxe Edition Bonus Disc Track Listing:

1. ‘Whole Lotta Love’ (alternate mix)
2. ‘What Is and What Should Never Be’ (alternate mix)
3. ‘Thank You’ (backing track)
4. ‘Heartbreaker’ (alternate mix)
5. ‘Living Loving Maid (She’s Just A Woman)’ (backing track)
6. ‘Ramble On’ (alternate mix)
7. ‘Moby Dick’ (alternate mix)
8. ‘La La’ (previously unreleased song)

Il materiale bonus di LZII è davvero poca cosa e sia il casual fan che il fan vero e proprio troveranno questa confezione poco attraente. Missaggi alternativi di 5 pezzi, backing track (che suppongo siano poi le stesse usate per le versioni definitive) di THANK YOU e LLM e una canzone precedentemente mai pubblicata, LA LA. Su alcuni siti il dettaglio della descrizione di quest’ultima vede anche la dicitura “intro/outro”. Uhm, che siano l’inizio e il finale blues di BRING IT ON HOME? Temo di sì (o forse saranno le parti musicali di MOBY DICK). Anche in questo caso non mi aspettavo granché, LZII fu registrato in tour tra un data e l’altra in vari studi di registrazione, praticamente impossibile l’esistenza di cose di valore inedite. Allora non era meglio allegare a questo album il LIVE AT THE OLYMPIA (o magari un altro soundboard di fine 1969 in possesso di Page) e in caso a LZI accludere il concerto soundboard di SAN FRANCISCO 27/04/1969 magari con una pulizia di suono mai sentita prima? Anche in questo caso eventuali ulteriori ritagli finiranno su CODA.

LZIII_CD

‘Led Zeppelin III’ Deluxe Edition Bonus Disc Track Listing:

1. ‘The Immigrant Song’ (unreleased version)
2. ‘Friends’ (unreleased version)
3. ‘Celebration Day’ (unreleased version)
4. ‘Since I’ve Been Loving You’ (unreleased version)
5. ‘Bathroom Sound’ (instrumental version of ‘Out on the Tiles’)
6. ‘Gallows Pole’ (unreleased version)
7. ‘That’s the Way’ (unreleased version)
8. ‘Jennings Farm Blues’ (previously unreleased song)
9. ‘Keys to the Highway/Trouble in Mind’ (previously unreleased song)

Con LZIII iniziamo a ragionare, magari il casual fan non si scalderà più di tanto, ma noi aficionados sì. Sei dei pezzi poi apparsi sull’album originale in versione alternativa, cioè take diverse in tutto e per tutto rispetto alle originali. Oh, mica robetta da nulla per una testa di piombo. La versione strumentale di OUT ON THE TILES sarà quasi certamente la stessa usata poi per la traccia finale; JENNING FARM BLUES è la versione elettrica registrata nel 1969 di BRON-YR-AUR STOMP ed è apparsa in versione strumentale su diversi bootleg nel corso degli anni. A meno che non sia cantata, è roba già sentita, seppur di valore significativo.

Cosa sarà KEYS TO THE HIGHWAY/TROUBLE IN MIND? Un blues elettrico vero e proprio suonato con tutta la band o quel BLUES MEDLEY con i soli Page and Plant già apparso anch’esso su parecchi bootleg fin dagli anni novanta? Mah, non resta che aspettare o avere qualche indiscrezione.

Manca all’appello HEY HEY WHAT CAN I DO, apparsa nel lato B del singolo promozionale IMMIGRAT SONG nel 1970, e canzone a cui molti LZ fan sono legatissimi, io per primo. Se fosse stata inclusa nell’album ufficiale al posto di HATS OFF TO (ROY) HARPER, LZIII sarebbe stato perfetto, ripeto: perfetto! Anche qui sono quasi certo che apparirà nel bonus disc di CODA.

IL RESTO:

Led Zeppelin Nassau Colisem 14-06-1972

Cose più succulente ci aspettano con la seconda gettata, quella relativa al IV, a HOTH e a PHYSICAL GRATTIFITI. Ci sono 11 inediti relativi al periodo 1971/75, speriamo vedano la luce. Sicuro, le cose migliori non usate sugli album ufficiali 1971/73  finirono su PG affiancando le canzoni scritte nel 1974, ma avere l’opportunità di ascoltare brani dei LZ mai sentiti sino ad ora, mi elettrizza.

LED ZEPPELIN Detroit 1975

LED ZEPPELIN Detroit 1975

Ci sarà qualcosa d’altro dal vivo? Di sicuro Page ha lavorato sui soundboard/simil-multitraccia (per la verità in qualità non eccelsa) del leggendario tour giapponese del settembre 1971, ma la mia idea è che, se mai verrà usato quel materiale, prenderà corpo sotto forma di album a sé stante, HOW THE EAST WAS WON insomma. Sappiamo poi che Page è in possesso dei soundboard delle date del febbraio 1972 suonate in AUSTRALIA e NUOVA ZELANDA (i bootleg delle date in questione sono tutti in qualità audience), sarebbe un gran cosa vedere uno di quei sounboard affiancato a LZIV. Per quanto riguarda PG poi, JPP avrà di sicuro qualche outtakes, peraltro già apparsa su bootleg…SWAN SONG, IN THE MORNING e roba simile…

PRESENCE fu registrato a Monaco di Baviera nel 1976 in sole tre settimane, immagino che anche qui non ci sia tanto. Magari versioni alternative dei pezzi poi pubblicati tipo TEA FOR ONE/MINNIE THE MOOCHER…

Sempre che JIMMY POIGE non ci voglia regalare il godimento supremo, pubblicando a supporto dell’album un live preso da una delle date del LA FORUM 1977, tipo il 21 o 23 giugno… ho i brividi al solo pensiero (vedi ultimo link a youtube a fine articolo).

Da IN THROUGH THE OUT DOOR furono già presi tre brillanti inediti per l’assemblaggio di CODA, chissà cosa altro potrà esserci…SAY YOU GONNA LEAVE ME relativa alle reherasals fatte nel maggio del 1978 all CLEARWATER CASTLE, o versioni complete (non sfumate) di brani tipo ALL MY LOVE…

Di CODA abbiamo detto, sarà il contenitore per gli ultimi scampoli rimasti, vedi le BOMBAY SESSION del 1972 e cose del genere. Non dimentichiamo inoltre che Page ha anche accennato al fatto che pubblicherà qualcosa di suo preso dagli archivi, faccenda questa che ci attizza ulteriormente. Prepariamoci dunque ad allungare i sogni, magari un poco sfumati ma pur sempre sogni, di quelli che ci fanno restare in vita, che ci colorano la’esistenza, che ci fanno andare avanti nonostante tutti i blues che quotidianamente dobbiamo attraversare. Per questo, ancora una volta, ringraziamo il Signore dell’oscurità …

The Dark Lord - photo by Scarlet Page

The Dark Lord – photo by Scarlet Page

We love Led Zeppelin.

It’s all, all, all, all, all of my love,
All of my love,
All of my love to you now.
All of my love,
All of my love,
All of my love to you and you and you and yeah.

I get a little bit lonely,
Just a little, just a little, just a little bit lonley
Just a little bit lonely

John Henry Bonham backstage in Detroit 1975

John Henry Bonham backstage in Detroit 1975

Sing out Hare Hare, dance the Hoochie Koo.
City lights are oh so bright, as we go sliding… sliding… sliding through.