Album dei ricordi: LINDA RONSTADT “Living In The Usa” (Asylum 1978) – TTTTT

23 Feb

Estate 1979, gli STRANGERS, o meglio THE STRANGERS, si  stanno preparando a fare un concerto. I FORESTIERI (ma allora pensavamo significasse  STRANIERI) siamo io, Biccio, Marcel e Mariomarchi. In quello che era il bel cortile interno dell’ abbazia di Nonantola ci si appresta a vivere uno dei guizzi dell’estate nonantolana di quell’anno. Stand gastronomici e intrattenimento musicale. Stasera tocca a noi, uno dei nostri primi concerti seri. Concerti seri, diavolo, probabilmente no, ma lo viviamo con molta partecipazione emotiva, sicuri che sarà il primo passo verso un avvenire di sicuro successo. Il repertorio di basava su DE GREGORI, BENNATO, VENDITTI (dai loro album periodo 1977/78), SAMBA PA TI di SANTANA,  SGUARDO VERSO IL CIELO delle Orme e chissà cos’altro. Oggi preferisco non immaginare come suonassi il pezzo di SANTANA o come cantassi SGUARDO VERSO IL CIELO, di sicuro però so che ero determinatissimo nel cantare una versione punk rock de TU GRILLO PARLANTE di EDOARDO BENNATO.

In attesa dell’arrivo del concerto, uno dei nostri amici, leggermente più grande di noi, si occupa di mettere su dei dischi e di far aleggiare sulla festa i motivi di successo di quegli anni. Parte un’intro alla Chuck Berry seguita da uno di quei ritmi rock and roll/boogie che mi fanno impazzire, seguono pezzi dall’andamento avvolgente, tristi ma sensuali e in quel caldo giugno è quello che ci vuole per l’animo già bluesy di Team Teerally. Corro dal mio amico Daniele, mi faccio dare l’ellepi e in un secondo rimango sedotto dalle cosce di LINDA RONSTADT. Ho diciotto anni, il testosterone è probabilmente al suo zenit, la voglia rock – seppur acerba- violentissima, la cazzuttaggine anche. Go Timmy go.

Linda Ronstadt - Living In The USA - Front

Domenica di febbraio, quasi trentacinque anni dopo. Mi sveglio, sono un po’ in fase imbambitura: venerdì sera allo STONES CAFE’ a vedere PICCA & GLI ARTERIOSCLEROCKERS con ritorno alle due di notte, sabato mattina sveglia alle sette e corsa da Brian per la solita mattina prefestiva di badantaggio, sabato sera cena con amici della groupie. Stamattina Palmiro che alle sei ci sveglia perché vuole mangiare. Ore nove: mi alzo. C’è il sole, primo riflesso della giornata: mettere su un cd. Mi viene in mente LIVING IN THE USA di LINDA RONSTADT, chissà perché. L’aria sonora mi avvolge, preparo le spremute, il caffè, i pasticcini. La mente rivolta a quelle 10 canzoni. Tornano a galla sensazioni, odori, speranze dell’epoca che fu. Il disco batte dentro di me, prende il controllo del mio corpo. Vado in sala, apro lo sportello dei liquori, mi verso due dita di SOUTHERN COMFORT e lo butto giù tutto d’un fiato, come farebbe JOSEY WALES o uno della banda DOOLIN DALTON. La groupie sgrana gli occhi, è ancora metà mattina, poi sorride sorniona: “sei proprio guarito con lo stomaco”. Già, ieri ho festeggiato un anno senza patemi da dispepsia funzionale, dopo un lustro davvero, davvero difficile. Nulla cosmico onnipotente, grazie.

Linda Ronstadt - Living In The USA - Back

LINDA RONSTADT, cantante americana di musica popolare. Di discendenza tedesca-inglese-olandese-messicana, la sua fu una delle famiglie di pionieri più importanti dell’Arizona. A quattordici anni mette in piedi il suo primo trio folk, a diciotto si trasferisce in California e lì inizia la sua ascesa. Con il secondo album del 1970 sfiora la TOP 100 americana (parlo della classifica THE BILLBOARD 200, quella generale, quella che conta davvero). Col quarto DON’T CRY NOW arriva al 45° posto, con HEART LIKE A WHEEL del 1974 arriva al 1° posto.  Nel 1976 è al 3° posto, nel 1977 torna al 1°, nello stesso anno esce un Greatest Hits che arriva alla sesta posizione. Nel 1978 con LIVING IN THE USA riguadagna la vetta. Trionfo.

L’album è pieno di canzoni bellissime ed è suonato da musicisti bravissimi, tra cui il grande WADDY WATCHEL. BACK IN THE USA (esce anche come singolo piazzondosi al 16° posto) è naturalmente quella di CHUCK BERRY e la porto del cuore perché, come scritto, per me fu il primo assaggio della RONSTADT…

JUST ONE LOOK (come singolo nel 1979 arriva alla 44esima posizione)  …deliziosa e leggera …

ALISON è quella di ELVIS COSTELLO, ed è, lo sappiamo, un gioiellino. COSTELLO criticò la versione, troppo country-americaneggiante, ma poi se non altro confessò che gradì molto il sacco di soldi che gli arrivarono grazie ai  diritti …

WHITE RHYTHM &B LUES del grande JOHN DAVID SOUTHER è la mia preferita. E’ questa la canzone per l’uomo (e la donna) di blues. Risentirla oggi, quando la vita è ormai segnata, quando il più è stato fatto, quando non c’è più tanto tempo per cambiare la strada su cui sei, non può che trasformare i sospiri in pianto …

I don’t want you to hold me tight
Till you’re mine to hold
And I don’t even want you to stay all night
Just until the moon turns cold

All I need is black roses
White rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues

You say that somebody really loves you
You’d find her if you just knew how
But honey, everyone in the whole wide world
Is probably asleep by now

And they’re dreaming of
Black roses, white rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues

Close your eyes
Sleep away all your blues
I’ve done everything but lie
Now I don’t know what else I can do

Ah, the night time sighs and I hear myself
But the words just stick in my throat
Would you think that somebody like me
Might hurt much more than it shows

Just send me black roses
White rhythm and blues
And somebody who cares when you lose
Black roses, white rhythm and blues
Black roses, white rhythm and blues

ALL THAT YOU DREAM è dei LITTLE FEAT ed è, sebbene non ci sia lo zampino del mai troppo compianto LOWELL GOERGE, anch’essa splendida. Musica americana at its best.

Altra cover altro successo: OOH BABY BABY, di Smokey Robinson, arriva al 7 posto della classifica americana sempre nel 1979 …

MOHAMMED’S RADIO è l’ennesimo momento da brividi, altro istante di intensità altissima della musica americana, scritta, anche qui, dal mai troppo compianto WARREN ZEVON. Tra l’altro è il pezzo da cui il nostro amato IVAN GRAZIANI prese, diciamo così, l’ispirazione per la sua PASQUA …

Linda Ronstadt 1978

WHEN I GROW TOO OLD TO DREAM, BLOWING AWAY e LOVE ME TENDER (il successo di Elvis) sono – a mio parere – gli unici episodi di livello standard. Troppo dolciastri, ma sette canzoni sfavillanti su dieci sono una bella media.

Linda volò alta sulle classifiche fino al 1990, poi divenne semplicemente leggenda. Gli anni duemila l’hanno vista prendere posizioni politiche scomode (per l’America), supportando il lavoro del regista MICHAEL MOORE e definendo l’allora presidente GEORGE W BUSH un cretino, lottando contro l’omofobia, sostenendo l’agricoltura e l’economia sostenibile. Una superfiga quindi, sotto ogni punto di vista. Nel 2013 rivelò di soffrire del morbo di Parkinson.

CIRCUS magazine Linda Ronstadt 1978

Noi l’amiamo ancora. Tanto.

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.3 – December 1985

21 Feb

Terza puntata. Entro in contatto con i primi fan inglesi come LUKE BARR, giovanissima (allora) ledhead responsabile della fanzine HOT LED e con LUCIANO VITI, uno dei fotografi musicali italiani più bravi e noti, il nostro ROSS HALFIN insomma, anche lui amante dei LZ e del rock 1967/77. Malgrado il livello non certo professionale di OH JIMMY e del Tim ragazzo, Luciano mi sta ad ascoltare, mi racconta aneddoti, mi telefona. Ora ho perso i contatti, ma non smetterò mai di ringraziarlo abbastanza. Le voci della possibile reunion post LIVE AID allora erano vivide, giustificate, veritiere; peccato che dopo un paio di prove ad inizio 1986 Plant. come suo solito, si tirò indietro. Il fido FRANCO ROMAGNOSI recensisce uno dei bootleg più famosi del gruppo “Dal Vivo Sulla Collina Dei Mirtilli –  Los Angeles Forum 4 settembre 1970” e io inizio a trasformare OH JIMMY in quello che poi sarebbe diventato il blog: uno spazio dedicato ai LZ& RELATED, dove però si parla anche del rock più o meno affine. Ecco le prime timide recensioni di roba uscita più o meno in quel periodo…AEROSMITH, ALCATRAZZ, MICK RALPHS, AC/DC.

Titoli ancora costruiti con i trasferelli, grafica poverissima (ma è vero quello che scrivo nell’introduzione: altre fanzine in giro a quei tempi erano ben peggio da questo punto di vista), spunti grafici a base di stelline, note musicali, soli, auguri di natale con alberelli e fiocchi di neve. Ah!

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OH JIMMY N3

 

OH JIMMY 3     001 OH JIMMY 3     002 OH JIMMY 3     003 OH JIMMY 3     004 OH JIMMY 3     005 OH JIMMY 3     006 OH JIMMY 3     007 OH JIMMY 3     008 OH JIMMY 3     009 OH JIMMY 3     010 OH JIMMY 3     011 OH JIMMY 3     012

Bluesin’ away in a rainy february day

20 Feb

La groupie, che di solito si sveglia a ridosso dell’alba, prima di partire viene a svegliarmi “Buongiorno Tyrrell, dai tirati su che devi andare da quel cliente”. Mi dà un bacio e poi esce da casa. E’ un po’ che quando ho appuntamenti o riunioni di prima mattina richiedo a lei il servizio sveglia, perché in questi ultimi mesi a fatica riesco a sentire la sveglia. Sono in uno stato di cottura permanente, più psicologica che fisica, così uscire dal letto è un po’ come uscire dal caldo ventre materno…ci manca solo che un’ostetrica mi dia uno schiaffo per farmi piangere e siamo a posto.

Mentre mi preparo controllo il cellulino …. Salvo mi ha mandato un messaggio “Since I’ve Been Loving You dei GREAT WHITE è … non ho parole!”, immagino che il Sicily boy intenda dire che gli piace moltissimo. Vado di fronte agli scaffali, lettera G, tiro fuori il loro live tributo ai LZ, metto su SIBLY…

Fine febbraio, piove, tanto per cambiare. L’anno scorso eravamo a ridosso di forti nevicate, ma ora c’è questa pioggia neutra, insignificante, sfibrata. In garage mi accorgo di non avere la chiave della blues mobile. Tiro la prima madonna. Torno in casa a cercarla. Diretto come ogni dannata mattina a Stonecity, su Radio Capital, Lateral di Luca Bottura. Le country road che a tratti percorro a volte nascondono delle insidie: da Bath (Bagno, insomma) verso Little Court (Corticella, insomma) sto per attraversare un incrocio solitario, lì vicino una macchina ferma, all’interno una coppia di anziani che evidentemente sta cercando la via giusta per andare da Toschi a comprare una coppa (l’insaccato). Improvvisamente Gisto inserisce la retromarcia e viene nella mia direzione mentre sto passando. Con una manovra degna della groupie versione speed-queen riesco a evitarlo con una brusca sterzata, poco più avanti suono il clacson, mi fermo, apro lo sportello e gli urlo “Ma sei cretino, porca madosca”. Gisto fa l’incazzato, lo vedo agitarsi all’interno della macchina, scendo e faccio per andargli incontro. Gisto si attacca al clacson e parte (nella direzione sbagliata). Ritorno in me. Guardo l’orologio, ore 8,35, e ho già tirato due madonne.  Ho bisogno di musica; rendo ovattata l’atmosfera all’interno della blues mobile con gli Steely Dan (in versione SHM-CD of course, alla faccia di Piccus che dice che non c’è differenza con i CD fatti con materiale standard), mentre fuori, sullo stradone Herberia-Stonecity, camion e furgoni s’ inseguono diretti alle grandi fabbriche.

Steely Dan Countdown To Ecstasy 1973 Sleeve

Ripenso a un paio di cose che ho letto di recente sul diario di ROSS HALFIN:

“Oliver Halfin told me I should hear The Winery Dogs, so he played it. I thought it was rubbish, tired old stuff with people who just overplay and can’t write songs”, beh sarà contento il mio amico Lorenzino Stevens che dei WINERY DOGS è un fan…

“Johnny and Edgar Winter (TOGETHER Live 1975 ndTim) is from 1976 and is appalling – they sound like a wedding band…”, ecco qui sono meno contento io. Il live TOGETHER dei fratelli WINTER è schifoso? Davvero sembrano una band da matrimonio? Ora, trattasi di esibizioni del 1975, fatte alla fine di un paio di concerti di JOHNNY WINTER, dove l’EDGAR WINTER GROUP era l’opening act, con tutte e due le band sul palco a suonare insieme qualche vecchio standard amato dai fratelli albini.

Johnny & Edgar Winter 1975 poster

Non è semplice in quel contesto, poco più che una improvvisazione tra musicisti dello stesso giro, mettere su vinile esibizioni perfette, ma…gruppo da matrimoni? Sono io ad essere così accecato dall’amore che ho per fratelli INVERNO da non sentire l’aspetto “matrimoniale” della faccenda? Picca, Lorenz, Jaypee, Giancarlo… è così?

Alle 9 in punto sono dal cliente, poco dopo in ufficio davanti a un thé caldo. Alle 13 dovrò essere al Policlinico di Mutina a far rinnovare una carta medica per Brian, poi mi fermerò da lui e infine di nuovo qui in ufficio. Sono già stanco. Guardo fuori dalla finestra, grigiume… si ferma il furgone di un corriere, ho una scossa d’eccitazione, che sia uno dei pacchetti che Amazon UK (avevo scritto “OK”…sintomatico…) mi deve consegnare? Macché, il corriere suono nella palazzina di fronte. Vado sul mio account di Amazon UK a riguardarmi gli ordini fatti:

Ordine 2 & 3  Amazon UK Ordine Amazon UK

Con la scusa di raggruppare gli articoli in una unica spedizione per risparmiare sulle spese di trasporto, ho capito che fino a marzo non mi arriverà nulla. Guardo fuori, febbraio continua a piovere da un cielo cinereo, mi bevo un Southern Comfort e mi metto a lavorare. Vita blues.

Southern Comfort

Pausa pranzo. In tangenziale sud a Mutina. JEFF BECK spara SO WHAT, risvolti metallici e industriali che ben si adattano al mood generale di oggi e al tempo atmosferico…

Al monumento al grappolo d’uva che capeggia al centro di una delle grandi rotonde sulla tangenziale volto a sinistra, mi infilo sulla Vignolese diretto al Policlinico. Osservo vecchie ville padronali, palazzine affacciate sulla strada, distributori chiusi. Piove. JEFF BECK incornicia i quadretti che vedo dal mio parabrezza con JB’S BLUES…

Passo davanti a dove abitava LAURA, il cuore rallenta, maledico il caso, il destino, il fato, dio, il demonio, chissacché o chissacchì. In un fiotto di religiosa laicità mi chiedo se la sua anima è lì che aleggia da qualche parte o se si è inabissata nelle profondità siderali dell’universo.

Fermo ad un semaforo mi cade l’occhio su un manifesto che pubblicizza il “piano solo tour 2014”. di Giovanni Allevi, quel simpaticone che “Beethoven è una mezza sega”. Mi vien voglia di fermarmi e di pisciare sul poster. Entro al Policlinico, ingresso 1 corridoio A. Una infermiera amministrativa mi consegna il rinnovo della “Scheda Prescrizione Per Pazienti Ambulatoriali Esterni” per la terapia anticoagulante di Brian. Mi rimetto in macchina. Sulla via Emilia, fermo ad un altro semaforo guardo la Ghirlandina in lontananza, JEFF BECK mi scioglie l’anima con uno dei suoi pezzi languidi…

Mutina in February (Foto di TT 2014)

Mutina in February (Foto di TT 2014)

Svolto in Ciro Menotti, passo non lontano da Picca, mi piacerebbe chiamarlo e offrirgli chessò (sì, lo so, oggi sono in fissa col raddoppiamento fonosintattico) un CYNAR, un PETRUS, un AMARO BENEDETTINO, ma Brian mi aspetta, sono già in ritardo… un salto veloce in un caffè per far svagare cinque minuti il mio vecchio e  poi riparto per l’ufficio. Giornata dunque loffia, poco interessante, giornata in cui anche i blues sembrano “inculenti”  ma poi, d’un tratto alle 15,15 RADIO CAPITAL trasmette TARKUS degli EMERSON LAKE AND PALMER… la giornata inizia a svoltare. Poco dopo mi arriva un messaggio da VALERIA del management di LOREDANA BERTE’: m’ invita a vedere il concerto di LOREDANA a BOLOGNA il 3 marzo al Teatro Europauditorium. Ecco, che una del management di un’artista affermata si preoccupi di invitare un uomo di blues che ha un blog miserello dove si parla di musica sì, ma fuori dai binari canonici dei media musicali italiani, lo trovo molto, molto positivo. In Italia, c’è ancora speranza.

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.2 – July 1985

19 Feb

A gentile richiesta ecco il numero due. So che mi ripeto, ma devo vincere una sensazione di imbarazzo mica da poco per continuare a pubblicare queste cose sul blog…un po’ scritto con l’accento anziché con l’apostrofo, ringraziamenti sopra le righe a David Coverdale, lettere aperte a Robert Plant, photoshop fatti con la biro con JP che dice “Oh Jimmy is really good”…ma cosa mi passava per la maruga in quegli anni? Mah! Sfogliando le pagine del mio passato ripenso all’assemblaggio dello stesso, curvo su di una macchina da scrivere, alle prese con i trasferelli, l’aiuto di mio padre (il vecchio Brian insomma) e di mia madre nel fascicolare le pagine stampate nella tipografia di un amico per poi poterle confezionarle con i punti metallici, ah che tempi. Ad ogni modo, intervista ai FIRM, spazio bootleg a cura del fido Frank Romagnosi, articolo generico di Jimmy, considerazioni su Pistoia 84, LZ al Live Aid, il libro Hammer Of the Gods, Picca che comprava le copie nel negozio di Fangareggi 2 in centro a Mutina di fianco al Duomo…il tutto 29 anni fa. A quel punto la fanza era una questione ancora prettamente italiana, nelle prossime puntate vedremo come pian piano, grazie ad essa, entrai in contatto con una serie di fan che mi permisero di entrare nel giro mondiale di fan dei LZ dando un respiro internazionale (nell’ambito di cui stiamo parlando), se non alla fanzine, al mio nome … affacciarmi su altri orizzonti fu davvero entusiasmante, e divertente.

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OH JIMMY N2

OH JIMMY N 2     001 OH JIMMY N 2     002 OH JIMMY N 2     003 OH JIMMY N 2     004 OH JIMMY N 2     005 OH JIMMY N 2     006 OH JIMMY N 2     007 OH JIMMY N 2     008 OH JIMMY N 2     009 OH JIMMY N 2     010 OH JIMMY N 2     011

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Tre anni di blog

18 Feb

Questo terzo compleanno del blog arriva in un momento in cui mi pare di essere più in affanno che in passato. I soliti blues che non descrivo nemmeno più fan sì che io trascuri il blog, che riponga nei cassetti della mente ogni idea che mi viene, che tenda a posticipare ogni fiotto di pensiero che lo riguardi. Vorrei fare di più, vorrei scrivere con più attenzione, affrontare i temi trattati più in profondità, easminare argomenti più interessanti, ma in questo momento non mi è possibile.

Happy Anniversary!

You registered on WordPress.com 3 years ago!

Thanks for flying with us. Keep up the good blogging!

Un po’ me ne dispiaccio, ma poi mi dico che se dovessi aspettare di avere il tempo a disposizione che desidero, la vena creativa più brillante, gli argomenti più stimolanti, finirei per non fare nulla. Così, nel bene e nel male, porto avanti questa bella avventura, queste storielle raccontate sotto voce nel confessionale del blues, questo confronto con la bella comunità che si è creata intorno a questo “diario tenuto sulla rete” dello smilzo di Nonantola … Nonantolaslim … Magister Timotheus … Steven Tyrrell … insomma io, Tim Tirelli.

Confessionale del blues

Confessionale del blues

Non posso non ringraziare ancora una volta tutti voi che composti restate in ginocchio sui banchi di questa cripta blues, di questa cattedrale dello spirito laico, di questa voragine da cui ci divertiamo a guardare negli occhi l’abisso, di tutti voi che, insieme al vostro magister, in fila indiana, scendete la scala che porta prima agli inferi e poi al paradiso (quello profano of course).

La Cripta della Abbazia di Nonantola

La Cripta della Abbazia di Nonantola

Un giorno ci incontreremo sugli spalti del Los Angeles Forum, del Madison Square Garden, del Budokan o anche solo su quelli della domus saurea e allora porteremo in trionfo la coppa della lega dei campioni del blues e intoneremo tutti insieme i versi sacri:

Mystery surrounds me, and I wonder where I’m going
There’s a cloud above me and it seems to hide the way
I’m going straight ahead, ‘cos it’s the only way I know
I wanna leave the past, and leave just for today

Head upon the highway, just as fast as I could go
I rode through the night, and halfway through the day
I had no direction I didn’t even want to know where I was going
The only thing I knew, was that I had to get away

Sweep those blues outside the door
You won’t need them anymore
I’m coming to you
I must have been a fool before
Now all I want
All I want
All I want is you

So roll away your loneliness
You have sent your last S.O.S.
Turn you heart on put your mind at rest
‘Cause all I want
All I want
All I want is you

I’m on flight 1 1 2
The airport’s straight ahead
Runway lights in blue and red
Now the seatbelt sign’s aglow
I’m nearly home, nearly home

So throw throw those long sad books away
Times and crimes of yesterday
Tonight I’m gonna love you
Till the break of day
‘Cause all I want
All I want
All I want is you

Uomini e donne di blues del TT blog, eye thank yew!

 We want to teach you one thing. Take your right hand, and put it in the air, right hand. Right hand, you fool. Cup the hand like that. Take it to your nose, and go. And then, Eye thank yew. After three. One, two, three. Eye thank yew. Good evening.

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.1 – May 1985

16 Feb

Continuo a ricevere richieste affinché ripubblichi sul blog OH JIMMY, la fanzine dedicata a JIMMY PAGE e ai LED ZEPPELIN che misi in piedi nel 1985 e che faticosamente arrivò fino al 2001. Ho sempre tentennato, l’imbarazzo è tanto…con gli occhi di oggi l ‘atteggiamento sopra le righe, la prosa non certo impeccabile, le imprecisioni, gli errori, la grafica inesistente sono di qualità non accettabile. Con gli occhi di oggi appunto, perché allora questo senso di inadeguatezza si stemperava senza problemi…niente internet, niente siti di download di bootleg, niente notizie certe, rapporti solo epistolari con gli altri fan, niente posti dove poter ricercare la veridicità di certe informazioni, date, rumors. Così, eccomi qui, imbarazzato certo, ma anche sorridente davanti alla genuinità del Tim poco più che ventenne. Valutate un po’ voi, questa era la fanzine italiana dedicata ai LED ZEPPELIN, sciocchina, deboluccia, ma pur fatta con tanta, tanta passione. Il nome della stessa viene dall’urlo di incoraggiamento di PLANT nei confronti di JIMMY PAGE poco prima dell’assolo di chitarra di NOBODY’S FAULT MINE nei tour del 1977-79-80. “Oh Jimmy…” appunto. (minuto 04:00 del video qui sotto)

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OH JIMMY N1

OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     001 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     002 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     003 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     004 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     005 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     006 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     007 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     008 OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     009

OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     010

OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     011

OH JIMMY - The Jimmy Page fanzine N 1     012

Liutaio blues (Bedini Custom Guitars Hop)

14 Feb

Paolino Lisoni me lo disse subito dopo il concerto della CATTIVA COMPAGNIA allo Stones Cafè il mese scorso: “(come suono) meglio il Custom che la Standard” e da allora non ho fatto che pensarci. Sono un uomo di blues schietto e sincero e quindi più portato per la LES PAUL STANDARD, la LES PAUL CUSTOM è un po’ più da fighetti, per chitarristi più versatili, quelli che hanno pruriti jazz/rock e che tendono a non accontentarsi di battere i sentieri dell’hard rock. Sapevo che Liso aveva ragione, avere rapporti con la STANDARD non mi dava più la stessa soddisfazione, mentre la CUSTOM continuava a farmi fare delle belle scopate. DARLENE (la mia LPS) aveva bisogno di una messa a punto. Decido così di provare un nuovo liutaio, un ragazzo all’apparenza simpatico che mi aveva chiesto la amicizia su facebook tempo addietro, tal FRANCESCO BEDINI.

Dal sito mi pareva di capire che il ragazzo facesse sul serio, e che sapesse il fatto suo. Costruiva addirittura chitarre, si dava da fare e mi pareva affabile.

Francesco Bedini - liutaio

Francesco Bedini – liutaio

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Prendo appuntamento e gli porto DARLENE. Francesco è di Stonecity, poco lontano dall’ufficio. Il laboratorio è un po’ caotico, ma nel senso positivo, blues…ecco! Gli chiedo di darle una controllata, il manico…il ponte…etc etc…e di cambiare le corde: ERNIE BALL SUPERSLINKY 9/42. Francesco si sorprende un po’: di solito monta le HYBRID SLINKY 9/46 o mute col cantino 10 o 11. Sorrido…il Rock si suona con le SUPERSLINKY. Punto!

Ernie ball super slinky

Dopo pochi giorni mi manda un messaggio: “Les Paul pronta”.

Torno da lui, parliamo un po’, approfondiamo la conoscenza. Tira fuori DARLENE e mi dice “Provala e dimmi se l’action è ok?”. L’action sarebbe l’altezza delle corde. Francesco ha inoltre sistemato il manico, e il pick up al ponte. Imbraccio la chitarra, Francesco infila il jack nel Marshall, faccio qualche svisata rock blues e fin da subito mi sembra diversa, regolata, in forma, ready for love. Francesco mi chiede di suonargli un riffone dei LED ZEPPELIN…parto con HEARTBREAKER…mi chiede di fare l’assolo, poi RAMBLE ON e infine chiudo con il riff veloce di BRING IT ON HOME. Francesco è soddisfatto. Pure io: che piacere suonare con la chitarra finalmente a posto, e che superfiga che sembra oggi DARLENE…guardate come è bella in braccio a FRANCESCO:

Francesco Bedini & Darlene (foto di TT)

Francesco Bedini & Darlene (foto di TT)

Torno in ufficio contento. Ho trovato il mio liutaio, blues.

PS: sì, il video dei LZ alla Royall Albert Hall il 9/1/1970 non c’entra nulla, ma…chiudere con i LZ è sempre cosa buona e giusta.

EAGLES The Forum Inglewood, CA 25 January 2014 (bootleg – no label) – TTTT

13 Feb

Le registrazioni audio che in questi ultimi anni vengono fatte dai fan ai vari concerti oramai hanno una qualità sonora impressionante; lontani i tempi in cui (tranne qualche eccezione) ci si presentava ai concerti con registratori alla buona per mettere su nastro in modo non certo esemplare le performance dei nostri beniamini. L’History Of The Eagles Tour è un carrozzone che è in giro dal luglio dello scorso anno, ed è una faccenda di grosse proporzioni: in novembre 2013 hanno fatto tre date al MADISON SQUARE GARDEN, in gennaio 2014 sei (sei!) al LOS ANGELES FORUM e nel prossimo giugno ne faranno quattro alla O2 Arena di Londra. Tutte date indoor da 20.000 posti, mica palapsort qualunque.

The Eagles LA Forum 2014-01-25-fr

Ho trovato recentemente questo bootleg relativo all’ultima data al LA FORUM, testimonianza di ciò che sono gli EAGLES adesso.

TITLE: EAGLES The Forum Inglewood, CA 25 January 2014

LABEL: No label (Scooter123 recording)

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTTT-

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTT

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION: TTTT

The Eagles LA Forum 2014-01-25-bk

Da un certo punto di vista le Aquile sono in qualche modo criticabili: nessun brivido particolare nella scaletta, atmosfera laid back, divagazioni verbali prima di ogni pezzo dedicate a particolari episodi o ricordi, inizio molle con sole chitarre acustiche, atmosfera da corporate rock, però …. però ….uno dei leader degli EAGLES è una delle mie figure rock preferite (DON HENLEY), JOE WALSH da sentire e vedere è sempre uno spettacolo e in questo tour c’è anche BERNIE LEADON, l’indimenticabile chitarrista dei primi anni della band…(il primo a destra guardando il pubblico)…

I pezzi poi suonati con la band, intendo i pezzi “rock”, hanno in questo tour un accento quasi greve, pesante, concreto, che trovo molto affascinante…

The Eagles LA Forum 2014-01-18-ins-frInoltre ci sono i pezzi del Tim adolescente, quello che grazie all’album DESPERADO (che qualcuno aveva regalato a mia sorella negli anni settanta) pensava di far parte della banda di fuorilegge DOOLIN-DALTON. Per me ottimo bootleg, certo… per fan maturi, che ripensano alle estati della loro giovinezza passate ad ascoltare DESPERADO e ON THE BORDER, ma la nostalgia è un sentimento che non ci fa paura e che accettiamo volentieri. Viva Don Henley!

ROD STEWART “L’autobiografia” (Mondadori 2013 – euro 22) – TTTT½

10 Feb

Questa autobiografia rispecchia in pieno il personaggio che racconta, Rod infatti non si tira indietro, le pagine contengono quello che è e dunque capelli ad istrice, atteggiamento da sbruffoncello, voglia di godersi la vita, una leggerezza tutto sommato umile e semplice, orgoglio scozzese, grandi bevute, grandi scopate, musica che senza troppi problemi passa dal rock blues, all’easy listening, al rock and roll sguaiato, a ballate piene di miele, ad accenti elettronici ed infine a classici confidenziali americani.

Rod Stewart l'autobiografia

Rod però racconta anche le pieghe meno nobili della sua vita, le cose che gli fanno meno onore e per questo bisogna rendergli merito, rock star come ad esempio Jimmy Page non credo saprebbero raccontarsi in modo così candido.

Rod-Stewart

Queste (auto) biografie delle grandi rockstar inglesi confermano il fatto che se eri nato negli anni quaranta in Inghilterra o meglio ancora nei dintorni di Londra e avevi un minimo di talento musicale, un po’ di determinazione e una gran passione per la musica che stava sbocciando negli anni sessanta, beh caro mio, era fatta. Rod ha avuto il culo di avere una gran voce, ma soprattutto di essere nato in quel contesto.

rod_stewart

Senza essere un autore naturale, o uno showman particolare, è diventato – tra JEFF BECK GROUP, FACES e SOLISTA – una delle grandi rockstar dei nostri tempi. Fino agli anni ottanta ha fatto dischi comunque godibili (seppur discutibili), poi si è perso, per ritrovarsi negli anni duemila con la serie THE GREAT AMERICAN SONGBOOK, 5 episodi eleganti e per niente male ma adatti ad un pubblico maturo o ai casinò di LAS VEGAS. Troppo per uomini di blues come noi.

Confesso però che personalmente ho sempre avuto un debole per ROD, l’ho sempre scusato e accettato per quel che è e devo dire che i due suoi concerti che vidi negli anni ottanta (MISANO 1983 e ARENA DI VERONA 1986) sono stati molto, molto divertenti.

Il debole che ho per lui è dovuto in parte alla versione di PEOPLE GET READY che insieme a JEFF BECK fece nel 1985, una delle canzoni della mia vita…e un video che ho sempre amato moltissimo…

Strano poi i pensieri che fanno queste rockstar: per ROD l’album CAMOUFLAGE è il suo ritorno al rock and roll dopo dischi commerciali come BLONDES HAVE MORE FUN…mah…

BLONDES HAVE MORE FUN (col grande CARMINE APPICE alla batteria):

CAMOUFLAGE:

Ad ogni modo, autobiografia gustosa (l’unico momento noioso e il capitolo dedicato ai figli).

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: nuove posizioni

5 Feb

“Ecco il mio secondo post. Tyrrell, il mio umano maschio di riferimento, è lì che suona un pezzo dei PINK FLOYD, ha lasciato il blog aperto e io ne approfitto. Col mio cervellino da gatto stavo riflettendo su quanto il vivere insieme a degli umani si inserisca sulla mia indole gattesca. Tyrrell con i suoi amici umani dice sempre che sono un gatto sentimentale, forse ha ragione, mi interessano gli altri, interagisco bene col mondo che ho intorno, sono affabile e non troppo musone, ma sono pur sempre un gatto, quindi rimango il punto centrale dell’universo. Oltre a questo ho l’istinto da gatto naturalmente. Sono arrivato qui nel…com’è che lo chiama Tyrrell..ah sì, nel posto in riva al mondo che c’erano già quattro miei simili ed essendo all’epoca un gattino non ancora svezzato, per di più non cagacazzo, gli altri felini mi hanno accettato abbastanza bene fin da subito, io riconosco loro una certa precedenza, non è che mi sottometta ma sono l’ultimo arrivato e non voglio far troppo casino, ma oggi che son son cresciuto se trovo un gatto forestiero nel garage lo rincorro fino a che non sparisce all’orizzonte. Sì perché sentimentale va bene, ma caione poi no. A differenza degli altri quattro io dormo in casa, insieme ai miei due umani. A forza di viverci insieme finisco per assumere atteggiamenti da umano. Ho capito ad esempio che davanti alla stufa ci si sta da leone, che quando ho i miei bisognini devo andare in bagno nella mia lettiera e soprattutto che a star sul divano appoggiati di schiena è una gattata pazzesca.

La prima volta mi ha insegnato Tyrrell: stava guardando un partita della nostra squadra del cuore, io ero nel sentimental mood: gli salto sul grembo, mi struscio, faccio le fusa, ma lui quando guarda l’INTER non c’è per nessuno e dicendomi “Pàlmir fai mo’ il bravo, mettiti mo’ qui col papino” mi mette nella posizione in cui è lui, con il muso rivolto a SKY. Ora va bene che gli umani pensano che noi gatti crediamo che loro siano dei gatti grandi a cui dover retta, non nego che da un certo punto di vista istintivamente possa accadere, ma non siam mica dei nessi, lo sappiamo che sono umani e che non sono i nostri genitori. Stavo dunque per ribellarmi, quando capii che in quella nuova posizione stavo benissimo. Già, messo così vedo il mondo da una prospettiva diversa e mi abbandono ad una sorta di catalessi felina.

Adesso poi ho scoperto che mi piace ancor di più assumere quella posizione su Tyrrell stesso, certo non quando guarda le partite dell’INTER altrimenti quando PALACIO fa goal mi scaraventa in cucina (ma è un bel po’ che non succede).

Palmiro & Tyrrell (foto della Terry)

Palmiro & Tyrrell (foto della Terry)

PS: ne approfitto per mandare uno dei miei video clip AOR preferiti: “More Than A Feline…..pìù che un felino”