La pioggerellina autunnale, i tergicristalli che lasciano il rigo sul parabrezza e il pensare ai MOTT THE HOOPLE

15 Nov

Una di quelle pioggerelline leggere, insistenti, che però non riescono a bagnare a sufficienza il parabrezza affinché i tergicristalli scivolino a dovere; tu sei lì che ascolti i MOTLEY CRUE e ogni cinque secondi senti il rumore dello strisciare sordo della gomma degli windshield-wiper sul vetro…trrcrum…trrcrum…trrcrum, certo potrebbe essere una diavoleria insita nella musica del VARIEGATO GRUPPO DI PERSONE (o se preferite BANDA VARIOPINTA)…

L’autunno avanza, e con lui i blues…blues fastidiosi, ostinati, sin agguato dietro l’angolo. Sei così blues che finisci per infilare nel cassetto il primo dei BON JOVI e ti chiedi cosa potrebbe pensare POLBI se ti vedesse farlo…

L’anno sta finendo, inizi a fare qualche considerazione, a vedere se il bilancio del tuo animo si chiuderà in attivo, in pareggio o in perdita. Chissà se dovrai tornare dal tuo commercialista spirituale per sistemare i conti.  Chissà se prima dell’ultimo dell’anno ci sarà un raggio di sole che sbucherà dal cielo nero, che possa in qualche modo riscaldare l’essserino che sei sperduto su questo cavolo di pianeta, su questo cavolo di pianura. Intanto pioviggina…spiuvsèina come dice Brian, il tuo meteorologo di fiducia che non manca di aggiornarti in tempo reale ad ogni cambio di direzione del vento (“Tim, adèss al tira al vent“, “Tim, a piòv, mo dio bon che lavòr“, “Tim” ridendo, “adèss l’è gnu fora al sol”).

I primi addobbi natalizi sfoggiano le lucine ad intermittenza, come un pavone che fa la ruota con la coda cercano di far colpo tra il grigiume di questa pioggia di polvere e foglie, di attirare a sè gli animi malinconici degli uomini di blues. Hai già iniziato a parlare con la groupie a proposito dell’albero di natale. Troverai la voglia e la energia per farlo? E il presepio? Riuscirà il misero architetto che c’è in te a crearne uno con la capanna dei due genitori adottivi e del loro figliuolo, con la grotta dei pastori, il lago fatto con la carta stagnola, e lì in alto sulle montagne l’ Abbazia di Thelema con il CHE e FIDEL a far da guardia?

La mente slitta, e la slitta mente perché probabilmente anche quest’anno Babbo Natale non riuscirà a portarti ciò che vorresti, rimetti i pensieri in carreggiata, le renne che tirano il tuo meditare si mettono a trottare con metodo, dunque sei di nuovo libero di pensare liberamente ai MOTT THE HOOPLE… hanno iniziato il tour inglese e ROSS HALFIN ha preso a postare sul suo diario le foto relative:

MOTT THE HOOPLE Birmingham 11-11-2013 - photo by ROSS HALFIN

MOTT THE HOOPLE Birmingham 11-11-2013 – photo by ROSS HALFIN

Guardi le loro facce da eccentrici inglesi ultrasessantenni (RALPHS ne ha 69, HUNTER addirittura 74), ti piacerebbe davvero diventare come loro: ancora un po’ sopra le righe, ma con dignità e ancora intenti a fare rock and roll, meglio loro di quei gruppi di vecchie rockstar che si danno alle proposte patinate, o a quelle più acustiche e mature (?), per non parlare di quelle stelle del rock piene di soldi che non fanno altro che crogiolarsi nell’accidia (Sì, sto parlando ti te, Jimmy Page)!

Vorresti essere anche tu sulla strada per BIRMINGHAM e andarli a vedere…

..ma sei qui, come uno stupido sotto alla pioggia, a fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarti da persona civile.

A Blues man in the rain

WHITE RIOT: Flamin’ Groovies live al Majestick di Detroit 8 novembre 2013 – di Paolo Barone

14 Nov

Altro resoconto del nostro Michigan Boy , in diretta da Detroit, ladies and gentlemen…il rock and roll.

L’altra sera a Detroit sono arrivati i Flamin’ Groovies.

Non venivano a suonare da queste parti da moltissimo tempo, e questo loro ritorno inserito in un world tour era proprio una cosa che non mi volevo perdere.

Arrivo al Majestick in tempo, pago i miei 25$ per entrare, e trovo la sala mezza vuota. Cosa strana, tutto il giro rock della motorcity parlava di questo concerto da settimane, mi aspettavo il pienone delle grandi occasioni, invece tutt’altro.

Majestic Theatre DETROIT

Majestic Theatre DETROIT

Pero’ in sala ci sono moltissimi musicisti di band locali, il che da queste parti e’ normale, ma in questo caso ancora piu’ del solito. A modo loro, i Groovies sono una celebrita’ per gli appassionati di rock and roll e non vedo l’ora di sentirli dal vivo, altri amici che hanno visto date di questo tour in inghilterra mi hanno detto meraviglie, fosse anche solo se mi sparassero live quelle sette o otto canzoni micidiali da Teenage Head io sarei felice cosi. Perche’ quello ragazzi e’ un disco bellissimo, uno dei piu’ sottovalutati degli anni settanta, da solo basterebbe a dare un posto alla band nella storia del rock.

FlaminGroovies-TeenageHead

Finalmente il concerto inizia. Mi piazzo bene sotto al palco, loro partono forte, noi pure, tutto lascia sperare in un ora e mezza di grande rock. Ma poi, dopo un paio di pezzi, qualcosa inizia a non convincere. Mentre il concerto avanza, invece di decollare la band perde colpi. Il chitarrista ritmico e cantante, Chris Wison, e’ nervoso, alterato, fuori fase. Stoppa la band perche’ si perde nel mezzo di un pezzo, traffica con la chitarra, inveisce contro i tecnici di sala, suda senza muovere un passo. Gli altri fanno del loro meglio, specialmente Cyril Jordan lead giutar, gentilissimo si scusa con il pubblico, ce la mette tutta, ma proprio non e’ serata, e la scelta dei brani sicuramente non all’altezza del materiale a loro disposizione. Ormai praticamente non balla piu’ nessuno, e loro invece di partire con uno dei pezzi che tutti stiamo aspettando, si lanciano in una serie di cover degli Stones banalissime. Ci spiegano che le hanno appena fatte a Cleveland alla Rock and Roll Hall of Fame (istituzione non proprio popolare qui a Detroit) per celebrare i 50 anni della band con Bobby Keys al sax, e cosi vanno avanti suonando Jumpin Jack Flash come se fossimo in un pub finto rock.

Ma qui ragazzi siamo nella Rock City, dovrebbero saperlo bene loro che hanno passato un mese a dormire nella redazione di Creem negli anni ’70, qui il pubblico non fa sconti a nessuno. E infatti, proprio di fianco a me il cantante di una band locale, Timmy, prende uno dei microfoni dal palco e chiede a gran voce che si mettano a suonare i loro pezzi. Non lo avesse mai fatto! Il cantante dei Flamin Groovies incazzato oltremisura, intima a tutti di lasciare la sala e andarci a fare fottere se quello che suonano non ci piace. A questo punto sono in molti a mandare lui affanculo, mentre uno zoccolo duro di fan, una decina di persone, lo applaude e sostiene fra i fischi del resto della sala. La band tenta di sedare la cosa e ripartire, ma Wilson dopo pochi accordi perde totalmente il controllo, dimentica la sua eta’ non proprio giovanissima, butta la chitarra da una parte, salta dal palco e si avventa contro un paio di persone alla mia sinistra! In pochi secondi e’ il finimondo: lui, i suoi fan, la security, il resto del pubblico, tutti coinvolti in una mega rissa da film western, con tanto di sedie e bottiglie che volano, nasi sanguinanti, gente per terra, colpi tirati a destra e manca….Quando parliamo di security da queste parti, stiamo parlando di colossi neri che ascoltano rap e vengono dal ghetto, potete immaginare quanta grazia ci possano mettere a sedare gli animi di questi bianchi fichetti fissati con il rock and roll….Io in tutto questo voglio solo portare la pelle a casa, mi defilo quindi ma non prima di aver aiutato un ragazzo che conosco a svincolarsi dalla presa di una belva della security, e poi mi piazzo a fondo sala a vedere come evolve la cosa.

Una scena pazzesca, mai visto niente del genere in piu di trent’anni di concerti, botte da orbi ovunque, con meta’ Groovies rinchiusi nel backstage e gli altri a cercare riparo dove potevano. Dopo un tempo che sembra infinito, la security che ha chiamato rinforzi dalle sale limitrofe ha la meglio, pesta e butta fuori dalla sala un buon numero di persone, gli animi lentamente si calmano, grazie anche al provvidenziale intervento di Stirling Silver, un guru saggio della scena rock detroitiana che riesce miracolosamente a mettere tutto a posto, parlando con la band e con alcune persone del pubblico. Il concerto in qualche modo riprende, anche perche’ secondo me la band non si puo’ permettere di non incassare i cinquemila dollari pattuiti con il locale, il clima ovviamente e’ surreale, ma dopo un paio di brani giusti (finalmente!) le cose si avviano verso una normale conclusione. Finito il concerto e’ come se non fosse mai successo niente, tutti amici come prima, birre, pacche sulle spallle, grandi risate. Il bassista dei Flamin Groovies gira fra il pubblico firmando autografi, gli altri piu’ prudentemente restano nel backstage guardati a vista da un paio di energumeni della sicurezza, qualcuno mi dice che stanno litigando di brutto e che il povero Jordan e’ in lacrime. Effettivamente aveva cercato in tutti i modi di salvare la situazione, posso capirlo. Ma poi uno alla volta usciranno anche loro, in un clima totalmente tranquillo e amichevole. La Rock City non porta rancore.

 

Non posso fare a meno di tornare a pensare a questa strana serata. Un po’ mi girano le palle pensando ai soldi spesi, alla mancanza di professionalita’ di Chris Wilson, all’incapacita’ di gestire una situazione non poi cosi difficile. Lester Bangs (fra l’altro fan dei Flamin’ Groovies) scrisse un pezzo in cui esaltava le doti live di Alice Cooper. Qualcuno gli aveva tirato una torta in faccia nel mezzo di un concerto in un momento particolarmente drammatico di una canzone, e lui invece di crollare e dare di matto, si era semplicemente leccato la torta e aveva iniziato a spalmarsela addosso, facendola diventare parte dello show. Vorrei vedere altri, diceva Bangs, gestire cosi una situazione in cui il pubblico non e’ li adorante, ma anzi ti tira una torta in faccia. Robert Plant in posa sexy? Torta in faccia! Mick truccato che attacca Wild Horses? Torta in faccia! e vediamo come se la cavano gli dei del rock, rideva il povero grande Lester Bangs. Per non parlare di gente come gli Stooges che hanno continuato a suonare pur essendo sotto attacco, letteralmente ricoperti da una pioggia di oggetti contundenti. Certe cose dovrebbero essere gestite senza problemi da chi sta sul palco ogni giorno. Al tempo stesso mi viene spontanea un altra ulteriore riflessione. Subito dopo il concerto un mio amico nel salutarmi mi ha detto, welcome back in Detroit! E a pensarci bene aveva ragione anche lui. Qui le band in tour non hanno mai avuto vita facile, il concerto non se la sono mai portato in tasca da casa. Negli anni sessanta non c’era il clima del Fillmore, da queste parti si suonava alla Grande Ballroom e le band che ti aspettavano per aprire il concerto erano MC5, Stooges, Frost con Wagner alla chitarra, con il rispettivo pubblico di casa a fare il tifo. Tutti in un certo qual modo ne erano giustamente intimiditi.

The Frost

Un po’ penso che sia anche dovuto al fatto che questa citta’ si sente assediata e schifata da tutti, che le band locali hanno sempre dovuto faticare molto piu’ degli altri per emergere al di la’ della scena locale, pur essendo artisti di primissimo piano. Per questo il pubblico di Detroit Rock City ti mette sempre alla prova prima di regalarti l’applauso. Per poi magari adottarti per sempre come una band locale, come e’ successo a molti, o anche rimandarti a casa senza tanti complimenti. Ancora una volta, questa citta’ non smette di stupirmi. Ne parlavo per telefono con Tim un mesetto fa di come il pubblico rock della motorcity sia una razza a parte. In quel caso pensavamo al Live Bullets di Bob Seger, ma si potrebbero fare mille esempi in questo senso. Tanto per dirne una, mi ricordo i resoconti di Nick Kent durante i concerti a Detroit di Ziggy Bowie. Erano intimiditi dalla follia del pubblico detroitiano al punto di sentirsi a disagio e un po’ inadeguati. Dico, stiamo parlando di Nick Kent e David Bowie, non so se mi spiego, non Armando Gallo e Tony Banks! Tante storie, tante situazioni uniche, che in parte sono appena state salvate dall’oblio e pubblicate nel bel libro Detroit Rock City di Steve Miller, una lettura interessantissima, frutto di undici anni di lavoro e centinaia di interviste. Ottimo punto di partenza per avventurose esplorazioni del suono Detroitiano.

Paolo Barone © 2013

TERRY MOORE “Echo” (bao publishing 2013 – Euro 27) – TTTT½

13 Nov

Non so dove la groupie sia andata a pescare questo ECHO, ma ragazzi… che razza di romanzo a fumetti che è! A parte la fine, un po’ scontata, questa è una di quelle graphic novel che ti prendono anima e corpo. Qui sotto un accenno alla trama, non aggiungo altro. Certo, costa 27 euro, ma se li merita tutti.

echo-terry-moore

  • Autori: Terry Moore
  • Genere: Tecno-thriller di emancipazione
  • Formato: Olandese, 16 x 24
  • Pagine: 600
  • Prezzo: € 27.00
  • ISBN: 978-88-6543-152-8
Pensata da Terry Moore per avere lo sviluppo di un film d’azione, di un “blockbuster” ad alto budget, la serie di Echo è durata negli USA trenta numeri. BAO Publishing la propone in un’edizione integrale massiccia e curata, ricca di materiali aggiuntivi, che non potrà mancare sugli scaffali di ogni appassionato di fumetti.
Echo racconta la storia di Julie, giovane fotografa free-lance alle prese con la fine del proprio matrimonio e un’esistenza suburbanamente disfunzionale, che trova una sofisticata tuta da combattimento… della quale non riesce a liberarsi. Inseguita, braccata, improvvisamente dotata di un potere immenso, Julie ha la possibilità di cambiare drasticamente la propria vita, e dovrà fare scelte importanti, per se stessa, per le persone che ama, per il mondo intero.

 (Dal sito BAO PUBLISHING)

E con il freddo entro in modalità ELP (mentre monta il space-saving-cd-sleeve blues)

12 Nov

Sera d’autunno, sono di fronte ai miei scaffali di CD, estraggo quelli che, prima che scoprissi le SPACE-SAVING-CD SLEEVE, misi dentro a semplici buste di nylon trasparenti. I CD sono quelli non originali, quasi tutti bootleg. Arriva la groupie e mi fa: “cosa fai?” e io, “sto togliendo dagli scaffali tutti i cd nelle buste di nylon normali, ora che ho scoperto le SLEEVE non le sopporto più, devo sostituirle tutte adattando le copertine alla misura (più grande) delle SLEEVE, appunto”. Mi guarda divertita, stupita, preoccupata. ” Spinta ossessiva compulsiva?” mi fa…per risposta appoggio la testa alla sua spalla e sospiro.

Mi porto i CD, le cui copertine sono da rifare, in ufficio…è così che passo le mie pause pranzo quando non sono da Brian…invece di rilassarmi tra una riunione e l’altra, sistemo le dimensioni degli artwork, li stampo, li ritaglio e li inserisco nelle sleeve…la versione fatta in casa dei digipack.

Space Saving CD Sleeve blues - by Tim Tirelli

Space Saving CD Sleeve blues – by Tim Tirelli

SAMSUNG

A sx le normali buste di nylon, a destra le sleeve

Mentre sono alle prese con questo riflesso ossessivo-compulsivo mi capita in mano il bootleg degli ELP registrato dal grande DAN LAMPINSKI il 4 febbraio del 1978…uhm, è un po’ che sono lontano da loro, ma il tempo di un nuovo ritorno di fiamma sta arrivando, si sa, con l’inverno, con il sopraggiungere dell’atmosfera festiva del solstizio d’invermo, l’uomo di blues Tim Tirelli entra in modalità ELP.

ELP Boston garden 4th feb 1978

Magari è ancora prestino ma non appena inserisco il CD nel lettore del car stereo, metto un piede in quel magico mondo in cui piombo ogni anno verso dicembre…il solstizio d’inverno, la neve, le luci ad intermittenza e gli ELP periodo 1977-78. Il bootleg me lo sento tutto d’un fiato, oh nulla cosmico onnipotente, che meraviglia gli EMERSON LAKE and PALMER nel 1978…

Verso mezzogiorno esce un bel sole, l’aria si scalda, la luce s’ infila tra le fronde autunnali degli aceri che abbiamo dietro all’ufficio…vado a gustarmi questi ultimi spicchi dell’estate di San Martino, il cambio di stagione sta arrivando, un altro anno sta finendo ed io sono qui sul terrazzo a pensare ai MOTT THE HOOPLE e agli EMERSON LAKE AND PALMER. Mah.

Tim Tirelli osserva gli aceri mentre pensa ai MOTT THE HOOPLE e agli ELP - Foto di Cassy

Tim Tirelli osserva gli aceri mentre pensa ai MOTT THE HOOPLE e agli ELP – Foto di Cassy

HOMELAND 3a STAGIONE

11 Nov

Riemergo dal sesto episodio ( “CONVINZIONI”) della serie HOMELAND in onda su SKY canale FOX 111, e non posso che pensare una volta di più che sia una serie bellissima. Ne abbiamo già parlato, non voglio ripetermi né dilungarmi, ma che bravi ‘sti americani (quando vogliono).

homeland season 3 poster

 

 

IMMIGRANT SONG & il MOTT THE HOOPLE blues

10 Nov

Mutina, via Poletti… ci capito almeno una volta al mese quando vado dal commercialista; ogni volta mi fermo qualche secondo davanti alla lapide del partigiano ABELE MISELLI, ucciso dalle bande nere nel settembre del 1944. Osservo alla base della lapide le due bandiere tricolore con  in mezzo una bandiera rossa. CVL… corpo volontari della libertà. Mi chiedo se oggi ci sia qualcuno che ogni tanto si fermi davanti a questo tipo di lapidi, se a qualcuno interessi ancora l’epopea dei partigiani (al di là degli sporchi revisionisti tipo GIAMPAOLO PANSA, principe della prostituzione intellettuale e dei blog dei neofascisti che col solito tanfo non mancano di sottolineare le distorsioni della guerra civile avvenuta qui dalle nostre parti). Mah. Un ultimo istante di raccoglimento e saluto ABELE.

Abele Miselli lapide

Tra i vari impegni di questo giovedì riesco ad incastrare una visita da SAL e dunque a portare BRIAN al solito haircut trimestrale. Per Brian è un’avventura che gli risolve la giornata…

Haircut time - Brian da Sal - Foto di TT

Haircut time – Brian da Sal – Foto di TT

Poco dopo ho appuntamento con l’ assistente sociale da BRIAN. Rossella arriva e con il giusto mix di tenerezza e professionalità, interagisce alla perfezione col vecchio TIRELLI; raccoglie poi i documenti per quello che sarà il prossimo step a cui BRIAN – purtroppo –  sarà destinato. Io e mia sorella ormai abbiamo elaborato la cosa, la decisione è stata presa, non ci sono soluzioni alternative, e sappiamo che il malessere spirituale che ci investe è solo una prima avvisaglia di quello che sarà nel prossimo futuro. La notte, a letto, non riesco a prendere sonno. Al mattino non riesco ad andare in ufficio. Vi arrivo verso le 14, ricurvo e sdrucito come un girasole in ottobre. Una delle ennesime riunioni di questo periodo, della durata di tre ore, mi dà il colpo di grazia.

La sera avrei voglia di versarmi sul divano, ma ho promesso alla groupie che avrei partecipato alla cena che ha organizzato insieme ai suoi amici. La serata si rivela ottima, buona compagnia e buon groove. Siamo al ristorante ORCHIDEA di OLINDO di Regium Lepidi, un locale enorme (e  non certo arredato con gusto) ma rimango di stucco quando mi accorgo, verso le 21,30, che è pieno imballato. Di questi tempi vedere locali così pieni è quasi impossibile. Parlo con gli amici: ridacchio della nuova passione sportiva della Ceci (ragazzi, il Ghiri Sport è un lavoro da mica normali), scambio battute con la Sonia circa le sfumature “sgrause” della groupie, cerco di risollevate il morale ad Andrea cuore rossonero, parlo di musica con la Stefi e approfondisco la conoscenza con M e A. Rimango sbigottito davanti ai loro blues lavorativi. Entrambi dipendenti a tempo determinato, contratto in scadenza, qualifica mortificante (e ripeto: m o r t i f i c a n t e),  retribuzione che vi lascio immaginare. Uno di 44 anni, architetto, l’altro 24 anni pieno di vita ma senza speranze per il futuro. Entriamo nei dettagli – anche delle loro esperienze precedenti – e rabbrividisco.  Mi chiedo cosa abbiamo fatto per ridurci così, e non in una città o in una regione  del sud, no… qui, nell’ Emilia profonda, quella descritta da wikipedia in inglese in questo modo:

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Emilia-Romagna today is considered one of the richest European regions and the third Italian region by GDP per capita.[3] These results have been achieved by developing a very well balanced economy that comprises Italy’s biggest agricultural sector as well as a long-standing tradition in automobile, motor and mechanics manufacturing.

Emilia-Romagna, except for the province of Piacenza, was historically a stronghold of the Italian Communist Party, and now is a stronghold of center-left coalitions, forming with TuscanyUmbria and Marche the famous Italian political “Red Quadrilateral”.

La mia Emilia, quella piena di vita, di operosità, di bon vivre, di (almeno in parte) giustizia sociale… la mia Reggio Emilia, città di tutta la mia stirpe, dove ci sono gli asili migliori al mondo, dove le strade si chiamano VIA CHE GUEVARA, VIA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE, VIA DEL PARTIGIANO… come abbiamo potuto arrivare a certi livelli? Togliere la speranza ai ventenni, minare ogni sicurezza ai quarantenni, far precipitare nella disperazione i cinquantenni che hanno la sfortuna di mettere un piede in fallo,  fuori del cerchio del lavoro?

E’ con questi pensieri che in questo sabato mattina, alle 7,30 metto in moto la blues mobile e mi avvio per andare da Brian. Il mondo appare grigio, io sono in modalità neutra, così, visto che da alcune settimane (ve ne sarete accorti) sono in un MICK RALPHS kick, spingo nel lettore cd MOTT dei MOTT THE HOOPLE…

mott 1973

e il mondo appare di nuovo in quadricromia. Quel misto di DYLAN, ROLLING STONES e  BOWIE periodo glam messo sapientemente a fuoco dai semplici e pratici talenti di HUNTER e RALPHS , è quello che ci vuole in questa mattina sbiadita…

Arrivo a Mutina alle 08,30, mi fiondo al Conad del Newtower, da questo sabato ho deciso di fare la spesa per Brian prima di andare da lui. Non cago nessuno,  me la sbrigo in 15 minuti, le uniche parole alla cassa… “buongiorno“… “pago col bancomat”… “arrivederci“.

Brian è di buon umore, sempre più perso nelle nebbie e nei pantani di questo cazzo di alzheimer, ma proprio per questo il suo essere è scevro dalle paturnie del passato. Animo leggero, voglia di uscire e di stare con la gente benché non riconoscendo quasi più nessuno, tutti debbano sembrargli degli sconosciuti. Lo lavo, lo vesto, facciamo i nessi, gli faccio la cresta come quei baggiani dei giocatori di calcio del giorno d’oggi… Brian ride di gusto, e io con lui…

El Brianawy- foto di TT

El Brianawy- foto di TT

Arriviamo a Ninetyland, mi cade l’occhio sul vecchio font del cinema del prete che ancora resiste su di una vecchia bacheca su cui si affiggevano le locandine dei film…

Cinema Teatro Arena di Nonantola - foto di Tim Tirelli

Cinema Teatro Arena di Nonantola – foto di Tim Tirelli

Al K2 il caffè stamattina è davvero cattivo. Ci vengo ancora solo perchè Brian possa incontrare i suoi vecchi amici. La nuova gestione cinese non mi soddisfa… il caffè è acquoso, le paste sembrano meno buone che in passato, diverse luci sono spente. Dietro alla grande TV c’è un paravento, dietro il quale vanno ad imboscarsi gli schiavi delle slot machine e dei video poker. Scorgo una donna sui sessantanni incollata ad una di quelle macchinette infernali. Poco dopo arriva un uomo, meridionale, vestito da pseudo giovane ma in modo sfigato, entra nel bar, non saluta nessuno, furtivo si eclissa dietro il paravento. Quante storie di vite misere che devono esserci al di là di quel paravento maledetto.  Anche oggi constato che sono l’unico nonantolano, nei tavoli lì intorno solo nord africani. Due passi in centro, incontriamo (quelli che crediamo essere), pakistani, nigeriani, asiatici, meridionali. Per fortuna ci viene incontro PETER, l’amico di Brian, 83 portati alla grande, vispo, pronto, tonico, pieno di emilianità nei gesti e nell’accento. Siamo entrambi progressisti, posso permettermi rilievi che ad altri potrebbero sembrare di stampo razzista: “Pirèn” gli dico “mo dio canta a gh’è sol di stranièr, an cat menga un nunantlàn, cuschè ormai l’è un paès multirazziale”. Mi risponde “Mo’ zio pèder, che multirazziale, ormai la nostra l’angh’è piò”.

Mi chiedo dove finiremo, e cosa comporterà la fine della identità culturale di comunità tipo questa. In più il problema è che tutti questi migranti che arrivano sono tutti religiosissimi, molti fondamentalisti, e questa cosa proprio non mi piace nemmeno un po’.

Torno verso Regium Lepidi, ancora i MOTT sullo stereo, mi perdo ascoltando I’M A CADILLAC cantata da MICK RALPHS… penso ad un recente scambio di battute che ho avuto con Picca…

Gli scrivo, ironicamente: “… un anziano che sa due-fraseggi-due prova una chitarra da Notari…” riferendomi al link che vede il MICK RALPHS dei giorni nostri provare una Les Paul in un negozio (Notari è un famoso guitar shop di Modena)…

Mi risponde: “bastava nascere a Londra negli anni giusti, imparare otto accordi, due riff, due licks, due fills, essere amico di Ian Hunter o Paul Rodgers e ti facevi 45 anni di rock… e invece… Nonantola…”

Già, perché se sei JIMMY PAGE, KEITH EMERSON o CHRIS SQUIRE niente da dire, ma a Londra in quegli anni farcela non era poi difficile nemmeno per musicisti ordinari…

Mentre ascolto I’M A CADILLAC cantata dal grande MICK RALPHS  ancora una volta mi sorprendo di quanto mi riconosca in questo musicista, quando poi parte la coda EL CAMINO DOLOROSO entro in modalità meditabondo e mi getto in una foschia che vedo e che vivo solo io… mi dissolvo in cometa… mi ricompongo… mi dissolvo di nuovo…

Il cd è il remaster del 2006, ha delle bonus tracks, la prima è ROSE, che apparve come lato B del singolo HONALOOCHIE BOOGIE… struggente, malinconica, adattissima per l’uomo di blues che è in me. Sono cosi dentro al mood hoopleiano  che arrivo al parcheggio della COOP di REGIUM LEPIDI con l’intento di mettere in piedi un nuovo gruppo,  la versione italiana dei MOTT THE HOOPLE appunto, ma è solo un attimo di sbandamento, mi riprendo quasi subito, metto l’euro nel carrello, lo estraggo dalla tettoia sotto cui è riposto e mesto mi avvio verso la Coop… tanto il mio IAN HUNTER non lo troverò mai.

ORFANI “Piccoli Spaventati Guerrieri” (Bonelli – ottobre 2013 – Tutto A Colori – Euro 4,50) – TTTT

8 Nov

Nuovo fumetto mensile della Bonelli, questa volta tutto a colori. Fantascienza, atmosfere da ALIEN II, bei disegni, buona storia. A me sarebbe piaciuto che almeno il primo numero fosse incentrato tutto sugli orfani ancora ragazzini, per dare un po’ di respiro alla loro trasformazione, ma evidentemente di questi tempi tutto deve correre veloce. Rimana tuttavia, a mio modestissimo parere, un buon inizio.

ORFANI n,1 BONELLI

ORFANI “Piccoli Spaventati Guerrieri”

Uscita:16/10/2013

Soggetto: Roberto Recchioni

Sceneggiatura:Roberto Recchioni

Disegni di:Emiliano Mammucari

Copertina: Massimo Carnevale

Il passato: una misteriosa forza aliena ha trasformato metà della terra in un cratere fumante. Sotto la guida della Dottoressa Juric e del Generale Nakamura, una squadra di ragazzini viene sottoposta a uno strenuo allenamento, destinato a trasformarla nel più agguerrito esercito della storia. Comincia così la marcia verso l’Avventura di Jonas, Ringo, Juno, Hector, Rey, Felix e Sam.
Il presente: una nave spaziale atterra sul pianeta dal quale è venuta l’aggressione, col compito di trovare l’arma distruttrice ed eliminarla. E quando compaiono i letali extraterrestri, a mettergli i bastoni fra le ruote scende in campo una banda di indomabili guerrieri: gli Orfani.

I GHOST rendono omaggio a ROKY ERICKSON! di BEPPE RIVA

6 Nov

Era da un po’ che stuzzicavo Beppe a proposito dei GHOST, sapevo che li seguiva dunque, discretamente, non perdevo occasione per invitarlo a scrivere due righe per il blog su questo interessante ensemble. Non che sia esattamente roba per il blog, ma per l’appunto non voglio che sul blog ci sia esclusivamente roba adatta al blog, o comunque cose in forte relazione con Team Teerally. Questi GHOST ad ogni modo intrigano anche me, se ricordate abbiamo già sfiorato l’argomento in passato, così, sfruttando la spinta che il numero della rivista AOR con le HEART in copertina ha dato alla penna del maestro RIVA, siamo – con orgoglio – ancora qui a proporvi nuovi scritti riviani. Quindi, signore e signori, eccovi in tutto il suo splendore e con la inconfondibile prosa che lo contraddistingue, the one and only BEPPE RIVA.

Sono certamente la più misteriosa formazione dello scenario rock contemporaneo, ed altrettanto certamente fra le più intriganti in assoluto. Gli svedesi Ghost (vi risparmio la postilla “B.C.”, una necessità per il mercato americano, invisa ai musicisti) hanno già rivelato una spiccata vocazione per le covers. Primo indizio il mesmerico, fatale trattamento di “Here Comes The Sun” dei Beatles, bonus dell’edizione giapponese dell’album d’esordio “Opus Eponymous” che li traghettava idealmente verso le loro radici psichedeliche, al di là dello Stige e delle sue torbide onde Doom.

Ghost

Ghost

Dopodiché riuscivano ancora a stupire con un’inquietante versione di “I’m A Marionette”, non proprio fra i più popolari hits delle icone nazionali Abba, già considerato brano “anomalo” di queste perpetue stelle del firmamento pop. Invece il terzo rifacimento, “Waiting For The Night” dei Depeche Mode, si rivelava un mezzo passo falso; scadente l’originale e nessun sortilegio nel remake-remodel tale da riuscire a riscattarlo.

Solo un episodio in tono minore, alla luce della seconda raccolta di salmi infernali, “Infestissumam”, davvero magica nel trascendere le barriere che confinerebbero i Ghost fra gli stereotipi “metal”: dalla potente corale post-gregoriana dell’intro “Infestissumam”, cantata in latino sgrammaticato, attraverso gli immani scenari di “Year Zero” – l’Apocalisse secondo Papa Emeritus, che chiama a raccolta un’ abominevole sfilza di demoni biblici – concludendo nell’epico misticismo occulto di “Monstrance Clock”, questo è il disco che perfettamente materializza, attraverso un intricato crocevia di stili musicali, la teatralità dell’immagine dei Ghost, svelando strade buie e sconosciute che portano lontano dalla vita verso mete ignote…

Ma è già tempo di guardare avanti, ed il 19 novembre è annunciato un EP di covers, “If You Have Ghost”; il brano che l’intitola è un tributo al talento malato & dannato di Roky Erickson, strenuo reduce degli anni ’60 ed allora leader dei texani 13Th Floor Elevators, pionieri del garage-psych rock; la leggenda vuole che il termine psichedelia sia stato coniato proprio da loro, all’avvento del primo album “The Psychedelic Sounds Of…” (1966), anticipando addirittura i Grateful Dead.

roky erickson

roky erickson

L’album includeva uno degli originali artefatti della prima era lisergica americana, il memorabile classico “You’re Gonna Miss Me” (’65), scritto dallo stesso Roky.

Personalità schizofrenica e dissociata, con l’aggravante dell’abuso di stupefacenti, il cantante/chitarrista finì addirittura in manicomio, curato a “dosi” di elettroshock! Nonostante tutto riuscì a tornare alle scene nel 1975 con il gruppo Bleib Alien, poi ribattezzato The Aliens, in omaggio alla sua ossessione verso gli UFO. Proprio in questa seconda vita artistica, il sedicente extra-terrestre Erickson registrò “If You Have Ghosts”, in mezzo a tanti altri brani dalle connotazioni sci-fi e horror (“Creature With The Atom Brain, “Night Of The Vampire”, “I Walked With A Zombie”, per nominarne alcuni). E’ un fantastico esempio di acid-rock da ascoltare e riscoprire a prescindere, dove con la sua inimitabile voce, il cantante insiste sullo stralunato refrain “If You Have Ghosts, You Have Everything”…

La copertina dell’EP dei Ghost è dichiaratamente ispirata a “Nosferatu”, capolavoro espressionista di F.W. Murnau, con Papa Emeritus rimodellato sull’inconfondibile silhouette del vampiro sul vascello.

Nosferatu_Murnau

If You Have Ghost

Al di là delle geniali intuizioni nella loro propaganda (o in questo caso, “papaganda”), che dal nulla hanno originato l’immagine più identificabile/detestabile dell’odierno panorama musicale e andando oltre gli equivoci alimentati ad arte su un presunto, attempato successore del primo “papa nero”, il gruppo svedese conferma ancora una volta un’invidiabile cultura retro-rock, e la rilettura di “I.Y.H.G.” è assolutamente ipnotica, si stampa nel cervello in maniera subdola ed indelebile.

Il produttore è ancora Dave Grohl, già all’opera con gli stessi Ghost in “Marionette”. Indiscutibilmente una celebrità grazie al successo planetario con Nirvana e Foo Fighters, Dave è anche il batterista del supergruppo Them Crooked Vultures, apprezzato da veterani e modernisti del rock, allestito insieme a John Paul Jones e Josh Homme, leader di Queens Of The Stone Age ed ex-Kyuss. Considerato uomo di rara cordialità, Grohl ha già manifestato simpatie metalliche con il progetto Probot, ed uno sponsor di questo calibro non può che giovare alla causa dei “demoni” del Nord.

Ghost

Ghost

Il suono di “If You Have Ghosts” è sorprendentemente cristallino e fluido, ben differente dall’originale, graffiante ed “acido”, contraddistinto dall’allucinato timbro vocale di Roky. Ma qui non si tratta di confrontare le due versioni per stabilire qual è la migliore; conta piuttosto come gli elusivi musicisti svedesi abbiano dissepolto un classico misconosciuto e se ne siano appropriati, infondendogli nuova linfa vitale, modellandolo secondo i loro canoni stilistici.

La chitarra dello sconosciuto Ghoul è (al contrario) perfettamente identificabile con le sue aperture avvincenti e melanconiche; l’arcana atmosfera infusa nelle melodie intonate da Papa Emeritus, altamente suggestive specie nelle sovraincisioni vocali del finale, dimostra un magistrale bilanciamento fra energia rock e sensibilità pop: teoria già evidente al debutto, ad esempio nella trascinante “Stand By Him”, ma ora esplicita anche per i duri d’orecchi.

Completano l’EP un’altra cover, “Crucified” (Army Of Lovers) ed una registrazione live di “Secular Haze”, già antipasto del diabolico banchetto di “Infestissumam”.

Ma non riesco ad IMPEDIRMI di riascoltare “If You Have Ghost”…

BEPPE RIVA

Album dei ricordi: BAD COMPANY “Straight Shooter” (Swan Song 1975) – TTTTT+

4 Nov

Qualche sera fa, in casa, entro nello studiolo e mi accorgo che PALMIRO è dietro allo scaffale degli LP, fa il matto, io sto al gioco, lui inizia a strampellare con i miei dischi, temendo ne rovini qualcuno lo faccio uscire, lui mi ubbidisce ma non prima di aver dato una zampata a caso…dandola fa uscire dallo scaffale un disco della BAD COMPANY, STRAIGHT SHOOTER…uhm…guarda caso indosso la mia t-shirt preferita (della BAD COMPANY appunto)…ed è la stessa sera in cui mi arriva l’email dove mi si dice che MICK RALPHS ha iniziato a seguirmi su twitter…io sono razionale, non sono superstizioso nè scaramantico, ma adoro questo tipo di coincidenze, questi segni del blues. E allora tiro fuori l’album in questione, lo inserisco nello stereo, mi adagio sul cuscino e lascio partire i ricordi…

TT assorto nelle note di copertina di STRAIGHT SHOOTER - foto della groupie

TT assorto nelle note di copertina di STRAIGHT SHOOTER – foto della groupie

Ultimi sospiri degli anni settanta, sono un adolescente, ho già scoperto i LED ZEPPELIN, i FREE, gli ELP, JOHNNY WINTER, SANTANA e alcuni altri gruppi rock che mi fanno girare la testa. Non c’è internet, non c’è youtube, non c’è un cazzo, solo CIAO 2001 e poco altro. Ma sono un fan on the prowl, determinato e cocciuto, adesso che l’ho scoperto, il ROCK è tutto quello di cui m’importa; scovo notizie, ritagli di giornali, foto, qualche libro… FREE, LED ZEPPELIN, SWAN SONG, dunque BAD COMPANY. E’ settembre, uno di quei settembre emiliani, tiepidi, dolci, a misura d’uomo di blues. Il futuro sembra pieno di luce, le possibilità infinite, la vita gravida di sorprese. Sabato, mi fiondo al PEECKER SOUND di FORMIGINE, di fianco alla leggendaria discoteca PICCHIO ROSSO. Il PEECKER è probabilmente il negozio di dischi per eccellenza del modenese, grande, pieno di scaffali, self service, nessun commesso che ti disturbi con la frase “posso aiutarti?”. Lì dentro ci si passa pomeriggi interi. Lettera B: BAD COMPANY. La copertina con i dadi è quella che mi attira subito, …printed in USA…cazzo, l’etichetta è quella della SWAN SONG, special thanks to PETER GRANT, sleeve by HIPGNOSIS…STRAIT SCIUTER sei mio.

Bad Company Straight Shooter

Arrivo a NONANTOLA, salgo in casa, sono tutti fuori, metto il disco sul piatto…primo pezzo GOOD LOVING GONE BAD. Bam, una sorta di imprinting immediato, una scossa di testosterone, un marchio indelebile che mi si stampa sull’animo. Il pezzo è di un certo MICK RALPHS, ah è il chitarrista.

Hard rock di fattura pregevolissima, suoni efficacissimi,  batteria meravigliosa, voce che senti vibrare nello stomaco, e MICK RALPHS giustappunto alla chitarra. Un zabaione di iperbole per la mia giovane anima, per me che sono esile come un giunco ma che mi senti forte come una quercia. STRAIGHT SHOOTER significa  “persona schietta e sincera” ma c’è il gioco di parole dato dall’immagine dei dadi in copertina:  to shoot craps significa difatti  tirare i dadi, gettare i dadi. Ad ogni modo, mi accorgo che MICK RALPHS non è JIMMY PAGE, ma il suo chitarrismo  è appunto così schietto e sincero da essere, per me, irresistibile.  Riff granitico in LA e in RE, poi stacco lento dove RODGERS canta

I got my pride 
Don’t need no woman to hurt me inside
I need love 
Like any other
So go on and leave me
Leave me for another

Il ritmo poi riprende e sullo stacco PAUL che canta Cuz’ Baby I’m a bad Man, oh santo demonio quanta forza mi ha dato quella sciocca frasetta…

Good! Lovin’ gone bad
Good! Lovin’ gone bad
Good lovin gone bad
I’m a sad man
Get outta my way 
Cuz’ Baby I’m a bad Man
Now Now!

Io sono conosciuto per essere soprattutto un fan dei LED ZEPPELIN, e dei FREE e degli ELP se vogliamo, ma in definitiva forse il gruppo che più amo è la BAD COMPANY, e grazie a questo primo pezzo, STRAIGHT SHOOTER è probabilmente l’album che preferisco in assoluto. Intendiamoci, capisco benissimo che la BAD CO non è certo uno dei gruppi più importanti per la storia del rock, so che detta in modo un po’ maldestro il gruppo non è altro che la versione da stadio dei FREE, ma quell’hard rock genuino, semplice, diretto mi arriva al cuore con una facilità disarmante. Non è un caso che la mia band si chiami CATTIVA COMPAGNIA, se le canzoni che scrivo sono in qualche modo messe giù con un metodo simile, se mi sento e sono un chitarrista  alla MICK RALPHS più che alla JIMMY PAGE, se i il partner musicale che ho sempre cercato (invano) è una sorta di PAUL RODGERS emiliano… Oggettivamente credo che STR SHT sia un buon album hard rock, ma essendo diventato un capitolo così importante della mia vita, per me che sono lo smilzo di Nonantola, è the best hard rock album ever.

Back

FEEL LIKE MAKIN’ LOVE fu il secondo singolo tratto dal disco, arrivò nella top ten americana. Oggi non riesco più ad ascoltarlo, ma allora lo trovavo davvero carino. Ballatona acustica col ritornello pieno di chittarre distorte, testo al limite della sostenibilità…troppo mieloso. WEEP NO MORE è una delle pochissime canzoni scritte da SIMON KIRKE ad apparie sui dischi della BAD COMPANY originale. Intro d’archi e un incedere bluesy a seguire. Tutto molto godinile. SHOOTING STAR è uno degli altri hit del disco, stessa formula di FEEL LIKE MAKIN’ LOVE. Riflessione gradevole seppur un po’ retorica sulla tragica fine di giovani rockstar.

Riguardando le foto della copertina interne rammento quanto mi immedesimai in esse, quanto machismo involontario mi profusero, quanto mi fecero sentire un vero uomo…

Bad Comany Straight Shooter inside

Mi immaginavo di essere parte di loro, o di una band come la loro, in tour nel midwest americano nella metà degli anni settanta…

Bad Comapny Straight Shooter inside back

Immagini che si sposano a meraviglia con DEAL WITH THE PREACHER e WILD FIRE WOMAN, due ottimi esempi di hard rock inglese che racconta storie di vissuto nell’on the road americano. I cantati superbi di RODGERS, il chitarrismo lineare e ispirato di RALPHS, il basso preciso e mai sopra le righe di BOZ BURREL, la batteria elegantemente rock di SIMON KIRKE, che band ragazzi! La slide guitar di WILD FIRE WOMAN sa di sud degli Stati Uniti, di viaggi intrapresi per incontrare una bellezza di donna al di là del confine col Messico. Trovavo e trovo ancora irresistibile il finale quando PAUL RODGERS canta

I start to shiver and shake
I just can’t wait, I start to shiver and shake
I just can’t wait, I start to shiver and shake
I, Lordy, I just can’t wait
Driving down the highway, yeah
Wow
Oh baby, take a good loving to keep me driving all night
I’m a-driving all night, oh yeah

Quando poi al minuto 4:18 MICK RALPHS ci da di slide partivo e parto anche io per le highway americane in cerca di chissà chi …

Straight on down the highway
Straight on down the highway
Wow, straight on down the highway, yeah

Bad Co Straight Shooter ad

ANNA, di Simon Kirke, proviene dall’album KOSSOFF KIRKE TESTU AND RABBIT del 1972, registrato all’indomani del primo scioglimento dei FREE. Delicata, lenta, cantata con pathos da RODGERS, ANNA si accasa senza problemi  in STRAIGHT SHOOTER. Preso dalla mia mania per la BAD COMPANY, iniziai a contagiare gli amici, in particolare TOMMY TOGNI, cantante con cui mi misi  a suonare poco dopo. A quel tempo TOM stava con una che si chiamava Anna, e ogni volta che lui veniva a casa mia dovevo fargli ascoltate il pezzo a più riprese. L’album si chiude con CALL ON ME, tempo medio che in alcune sue parti si rifà all’epica rodgersiana di cui spesso parlo, con quella coda finale che ti porta nei campi di foschia e bruma che hai dentro di te, dove socchiudendo gli occhi vai incontro al tuo destino, al sole che sorge, ad un nuovo giorno che nasce.

Don’t worry about the rain, baby
I’ll keep you dry
I’ll keep you warm inside
And satisfied

Don’t worry about the rain
I’ll keep you dry, I’ll keep you dry
Call on me, baby, call on me, baby

Bad Company - Straight Shooter - Booklet (2-2)

Registrato nel settembre del 1974 e pubblicato nell’aprile del 1975, STRAIGHT SHOOTER arrivò al numero 3 della classica americana, vendendo 3 milioni di copie. Album dunque fondamentale per il sottoscritto…dopo tutto ho preso forma grazie ad esso, sono diventato l’uomo che sono nel bene o nel male anche grazie a questo Rock, totale, puro, schietto e frizzante come il lambrusco. Oh, nulla cosmico onnipotente , che cazzo di album che mi hai fatto trovare lungo la via…e ora tutti nell’abbazia di Thelema a osannare il chitarrista, perchè IN MICK RALPHS WE TRUST.

Bad Co vintage straight shooter t shirt

 

MAXI TEX N°: 17 “Alaska” (Bonelli – Ottobre 2013 – Euro 6,30) – TTTT

3 Nov

Vi segnalo questo bel numero del MAXI TEX più di 300 pagine piene di buon fumetto. Il finale magari è meno riuscito di ciò che ci si potrebbe aspettare, ma la storia è per lunghi tratti avvincente.

Maxi tex 17

MAXI TEX N°: 17 “Alaska”   (Bonelli – Ottobre 2013 – Euro 6,30) – TTTT

Periodicità: annuale

Uscita:05/10/2013

Soggetto: Mauro Boselli

Sceneggiatura:Mauro Boselli

Disegni di:Lito Fernandez

Copertina: Claudio Villa

Alaska!

A Sitka, nei fiordi dell’Alaska, un’incomprensione tra la pittoresca ciurma di capitan Roscoe e i Tlingit del sakem Kowee ha scatenato un’autentica guerriglia, nella quale sono coinvolti anche Gros-Jean e la sua figlioccia eskimo Dawn. Giunti in aiuto degli amici, Tex e Carson scoprono che all’origine di tutto c’è il rapimento di alcune ragazze indiane. Nessuno crede davvero che i colpevoli siano i leggendari spiriti malingi della foresta, i Kuchtaqa… Ma poi anche Dawn e la figlia di Kowee scompaiono misteriosamente… E, oltre le montagne ghiacciate più a nord, un mostruoso dio cannibale sta per fare di loro le sue spose…