BLOG PEOPLE: Bodhran, il nostro ukuhero

2 Nov

Come  richiesto (vedi commenti a OTTENEBRATO IN OTTOBRE), riceviamo la foto del nostro Bodhran con l’ukulele a forma di Les Paul; questo il commento d’accompagnamento: “..ogni promessa è un debito, ma vista la scabrosità di abbinare la mia persona a degli strumenti a corda, ho preferito buttarla sul porno…”

ukuhero : il nostro Bodhran

Riflessioni su LOU REED (dopo miliardi di commenti malinconici in rete e sui giornali) di PICCA

1 Nov

Leggo miliardi di commenti malinconici (tweet di Emanuele Filiberto?!) sulla scomparsa di Lou Reed, artista famosissimo e amatissimo in Italia da gente affranta che probabilmente ha ascoltato solo Sweet Jane da Rock n’ Roll Animal e Sunday Morning dal primo dei Velvet (spesso pensando che fosse Nico a cantarla e non Lou).  Con questo, perlamordiddio, mica bisogna conoscere tutti i dettagli della carriera di un artista per piangerlo, ci mancherebbe altro. Quando è morta Whitney Houston mi è dispiaciuto assai anche se non conosco bene la sua opera e quel poco che conosco mi fa orrore. Il fatto è che Lou è uno, come Dylan e Neil Young e Silvio, che ogni tanto aveva bisogno di dare in pasto ai suoi qualcosa di orribile per ritrovarsi, azzerare il partito e ricominciare con più stimoli. Avventurarsi nella sua corposa discografia si rivela quindi un bel impegno. ‘Mi consigli un disco di Lou Reed?’ chiede il neofita in pizzeria. E come cavolo si fa? Dobbiamo dividerlo in periodi, oppure in gruppi tematici. Mica puoi dire a un verginello di comprarsi 12 LP per farsi un’idea. R’N’R Animal? Bello ma poco rappresentativo in senso generale. The Blue Mask? Fantastico, ma lo devi accorpare a New York, a Legendary Hearts e magari anche a Sally Can’t Dance. Se hai abbastanza soldi infilaci pure Mistrial che non si sa mai. Sì, lo so che non è il massimo, però ti serve per capire gli altri…un casino, insomma.

Lou non è uno da Greatest Hits, come gli Eagles o Billy Joel  o Cat Stevens. Devi investire un sacco di tempo, ci vuole una vita per imparare a stargli vicino. Quando ero pischello ed ero ancora al casello di entrata dell’autostrada del rock, i fans di Lou Reed mi apparivano come i peggiori dell’universo. Di solito erano peromani sfattoni più grandi di me che caracollavano inebetiti alla disperata ricerca di un ‘assolutore’ artistico del loro edonismo tossicomane e avevano trovato in Lou l’icona perfetta. Me li ricordo a Bologna, tremila anni fa, allo stadio di Bulègna mentre mimavano il gesto della pera nell’avambraccio con Reed che gli concedeva un’ oretta senza bis da un pessimo P.A. Il fatto che  Reed li avrebbe probabilmente presi volentieri a manganellate non toglie nulla alla bazza, molti grandi artisti hanno pessimi fans e viceversa, bisogna farci il callo (vecchi fans probabilmente spiazzati dal fantasmagorico titolo di un articolo di oggi della Gazzetta Di Modena: ‘Addio a Lou Reed, il rocker che amava il balsamico’. Ops! Pensavamo amasse ben altro…)

Poi mi ricordo i primi ‘intellettualini’ che suonavano nei complessini della prima ‘new waveina’  provinciale tricolore, tutti vestiti di nero, spesso affetti da nanismo, con vocine stridule e Dr. Martens pagate dalla nonna, pettinati come quello dei Chiur o dei Siussi Andebanshi i quali, alla classica domanda adolescent-imbezèl ‘che genere fate?’ avevano già imparato benissimo la lezione e rispondevano ‘Ci ispiriamo ai Velvet Underground’. Bum! Imparai ben presto a chinare il capo in segno di rispetto a chiunque affermasse di ispirarsi ai Velvet Underground. Non li avevo mai sentiti, ma si capiva che era meglio inginocchiarsi (e magari è per quello che mi misi ad ascoltare vaccate tipo la Marshall Tucker Band. A volte si hanno reazioni scomposte e si combinano stupidaggini solo per differenziarsi…). Nella prima band in cui ebbi la fortuna di militare a 14 anni, il maschio-alfa leader (oggi uno stimato satanista professionista) mi costringeva ad eseguire Real Good Time Together di Lou come primo brano live, per poi passare ad una di quelle set lists scombinate da complessino che prevedeva Sweet Jane, Chicago di CSN&Y e La Musica Ribelle di Finardi.

Insomma, ho dovuto aspettare che questa allure loureediana del cappero passasse e si esaurisse (si lo so, sono un debole, ma il livello medio dei fans di un artista mi condiziona l’ascolto) per sgombrare la testa e apprezzare il vecchio L.R. L’epiphany scattò con New York, disco gigantesco, disco intellettuale, disco inesauribile, disco dal quale, volendo avventurarsi, partono mille rivoli che ti portano ad altri mille dischi, mille libri, mille film, insomma: mille e ancora mille di tutto quel cazzo che vuoi.

Adesso che Lou è morto, per noi quasi-fans bisognosi di ripasso la palla torna al centro e sarà fantastico andarsi a riscoprire o a scoprire ex novo quali piacevolezze si nascondono nella corpulenta discografia del nostro (sperando che qualcuno  rimetta a nuovo certi dischi che soffrono di edizioni criminali in cd). Lo so, sta sul cazzo a molti, aspettare che uno crepi per tesserne le lodi, ma è quasi inevitabile nel pop-rock, che si nutre di leggenda più che di contemporaneità.

Viva Lou Reed quindi, e viva tutte le gemme che non conosco ma che so che ci sono in quello che è il suo lascito artistico.

We’re gonna have a real good time together.

Stefano Piccagliani ©2013

Ottenebrato in ottobre (the battery blues)

31 Ott

Con ottobre calano i barbari dal nord, ed infatti anche quest’anno incontro RISE, il mio amico finlandese, ledhead come me. Ha lasciato moglie e parenti a FIRENZE ed è venuto a REGIUM LEPIDI per pranzare con lo smilzo di Nonantola. Quest’anno i miei impegni non ci permettono di più, ma ci accontentiamo anche solo di queste tre orette. RISE mi promette di farmi copia in bluray della LZ Reunion Collection (Live Aid 85/ Atlantic 88 / Rock And Roll Hall Of Fame 1995)… roba da depravati musicali.

Tim & Rise

Tim & Rise (notare la maglietta de IL TRONO DI SPADE) – Foto di ST

Lavoro, badantaggio da Brian, lavoro, ricette per Brian, lavoro, visite mediche di Brian, lavoro, poi blues sul lavoro, blues nella vita, blues nella blues mobile. Facendo un sunto: lavoro, Brian, a casa la sera, Sky. Mi chiedo se la vita sia tutta qua, o meglio se la vita che riesco a produrre sia tutta qua. Meno male che c’è la groupie che mi fa ridere con la sua cresta biondo platino… mi sembra un po’ PINK e un po’ un giocatore della seconda squadra di Milano… El SAURAwi appunto. Da morir dal ridere anche vedere il gatto PALMIRO aggirarsi tra le stanze buie della casa con gli abbaglianti accesi…

Il gatto Palmiro

Il gatto Palmiro

Se non altro con la CATTIVA COMPAGNIA abbiamo ripreso a far le prove, e trovarmi fianco a fianco con LORENZ a far ruggire le nostre LES PAUL mi fa sempre bene all’animo.  CHEAP TRICK, AEROSMITH, BOSTON, DEEP PURPLE, BAD COMPANY… quando POL chiama CUSTARD PIE, ci diamo di piombo ZEPPELIN. A fine pezzo mi sorprendo sempre di come questa band riesca a suonare i pezzi dei LZ nella giusta maniera (o almeno è così che mi sembra). POL in verità è più un purpleliano, ma come canta i pezzi dei LZ lui… nessuno mai, e non se rende nemmeno conto. Proviamo poi anche un paio di nostri brani: VENTO DI MAESTRALE e ED E’ UN ALTRO LUNEDI’. Tutto l’hard rock del mondo nel primo (con un grande LELE e una grandissima Saura nello stacco lento), tutta la disperata malinconica dolcezza nel secondo. Non dovrei scriverlo, lo so, queste due sono canzoni mie, ma quanto cazzo mi piace suonare i nostri pezzi con questa band.

Logo bianco 2012 aggiornato

Di nuovo lavoro, discussioni e confronti in ufficio, discussioni e confronti nelle sale riunioni dei clienti, discussioni e confronti con me stesso… STEVEN TYRRELL che dà del ‘bagiano’ a TIM TIRELLI, TEAM TEERALLY che dà del “sempio” a STEFANO TIRELLI, TIRELLI TIM che se ne fotte e si mette ad ascoltare in cuffia i FIRM (live in Albuquerque, Tingley Coliseum, 18/03/1985 soundboard)

Alla domenica quando non sono di turno da Brian, mi faccio un cinegiappo con la groupie. Bevo una birra cinese da 66 cl, un caffè corretto sambuca e ci aggiungo un doppio Southern Comfort, e per il mio fisichetto da due soldi sono già oltre la soglia, ma questo stato invece di regalarmi quell’allegria incosciente che tanto mi è cara, mi fa precipitare in un blues autunnale. Non vado nemmeno alla Fiera del Disco di Regium Lepidi, segno che qualcosa non va, avrei bisogno di un altro caffè ma non ho nessuno con cui prenderlo… Polbi è in Michigan, Jaypee ormai mi ha sostituito con Lorenz, Lorenz è in tour con i Bad Sisters, Bessi starà guardando la nebbia al di là del porto, Beppe Riva si starà preparando a vedere l’Inter, Giancarlino Trombetti si starà preparando a vedere la J**e, Liso starà ascoltando Caravanserai, Picca si starà ancora riprendendo dopo aver saputo che uscirà un box set di 14 cd di Leo Sayer , Riff sta guardando quel cazzo di Superbike, March sarà a Roma dalla Lara, Mixi in giro per il mondo, Doc starà suonando Brown Sugar, France’ starà sognando di essere a Scilla a fare immersioni, Dan starà scaricando qualcosa da Dimeadozen, Lorenzo Stevens-Athos-Sutus-Frank-Mario chissà che cazzo staran facendo, Dennis è in Qualchestan, Mikebravo starà ascoltando qualche oscura registrazione degli Yardbirds con Page, Bodhram sarà alle prese con i King Crimson post 1981, LucaTod si starà chiedendo cosa succederà a Dylan Dog viste le novità in arrivo, Axl starà ascoltando Music From Another Dimension, Alexdoc starà mettendo in ordine i suoi bootleg dei Fleetwood Mac, Baccio sarà alle prese col ratio di Dimeadozen, Pigi starà ancora festeggiando l’exploit della Maggica…

Povero me! Povero me! Povero me!
Non ho nemmeno un amico qualunque per bere un caffè
Povero me! Povero me! Povero me!
Guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è
Povero me! Povero me! Povero me!
Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me.
Povero me, povero me, povero me, povero me
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che é

Passa un’altra settimana e poi il dramma: sabato mattina a Ninentyland con Brian, caffè in centro nel bar pasticceria di una mia vecchia conoscente (basta con i bar dei cinesi, sussurra qualcuno) e poi salto all’anagrafe per rinnovare la carta d’identità dopo aver fatto 4 fototessera nel celebre negozio nonantolano FOTO FABIO. La mia vecchia amica Amedea sta servendo un altro cittadino, così io cado preda di un’altra impiegata, che conosco, lo so, ma non metto a fuoco la sua identità.

Imposta il tutto, prende le tre foto, registra i dati, poi mi guarda e fa “statura 1,78, occhi castani, capelli… beh stanno diventando un po’ bianchi, il documento vale  per 10 anni e tra dieci anni eh …metto capelli brizzolati!”. La guardo con fare sbigottito, protesto, ma le mie proteste hanno lo stesso effetto di quelle di GIGI SIMONI in quell’ infame J**E – INTER del 26 aprile del 1998. Scuoto la testa. Smadonno in silenzio, obnubilato e confuso esco dall’ufficio… va bene che si invecchia, va bene che ho una (in)certa età, va bene che qualche capello è ormai dello stesso colore di quelli di JOHNNY WINTER, ma vi sembro uno con i capelli brizzolati, porca di quella madosca?

Di nuovo in centro, Brian incontra l’unico amico che ancora riconosce: MARIO SITTI. Mario, che è naturalmente a conoscenza dei problemi di mio padre , cerca di controbattere alle sue domande un po’ fuori luogo con una dolcezza infinita eppur risoluta nella sua emilianità. Lo sa, MARIO, che non saranno ancora tante le volte che si vedranno, così cerca di vivere nel migliore dei modi le ultime passeggiate per Ninentyland col suo vecchio amico. Mentre l’inquadro per la foto, o mentre li vedo camminare nel vialetto che porta alla Rocca, non posso non accorgermi dei commoventi color pastello che l’autunno dipinge intorno a loro…

Brian e Mario a Nonantola - 26-10-2013 - foto di TT

Brian e Mario a Nonantola – 26-10-2013 – foto di TT

Mi lascio andare alla nostalgia anche io incontrando volti e facce che hanno fatto parte della mia adolescenza e giovinezza… la ragazza della pasticceria, LINO BORGHI mio ex collega che abbraccio con fervore (seppur sia bianconero), MAURIZIO ZOBOLI figlio di Fabio e fratello di LENCIO, AMEDEA la responsabile dell’ufficio anagrafe, appunto. Tra tanti volti sconosciuti e tante facce di etnie diverse, il riconoscere volti familiari mi fa di nuovo sospirare per il mio paese natio.

Mentre parecchio più tardi ritorno verso BORGO MASSENZIO, mi godo tutta la dolcezza di questo ottobre, di questo anticipo di estate di San Martino, di questi colori in cui esplode l’autunno. La vite coltivata a tirelle e maritata a grosse querce che vedo mentre mi addentro nelle terre reggiane, è un balsamo per il mio animo…

Vite coltivata a tirelle maritata a vecchie querce, nei pressi di STIOLO (RE) – foto di TT

I colori sono gli stessi della copertina di BROTHERS AND SISTERS, e allora che ALLMAN BROTHERS siano…

Con GREGORY e RICHARD a spartirsi la tavolozza dei colori, arrivo a destinazione in traquillità con la blues mobile che rolla placida sulle country roads…

SAMSUNG

Alla domus saurea mi concedo un ultimo valzer tra gli splendidi colori autunnali…

Domus Saurea Flora Aurea - foto di Tim Tirelli

Domus Saurea Flora Aurea – foto di Tim Tirelli

Domus Aurea Flora Aurea - foto di TT

Domus Aurea Flora Aurea – foto di TT

La sera l’INTER vince col VERONA, mi pare che le cose si sistemino, ma mai abbassare la guardia: il blues vigliacchino è sempre dietro l’angolo.

Domenica: ore 9, in garage, sto per andare da Brian. Infilo la chiave nella blues mobile, non succede nulla. Non un alito di vita. La batteria, porca di quella puttana. Va beh, capita, facciamo buon viso a cattivo gioco. La groupie mi presta la sua CLIO pre-nuragica (come direbbe il PIERO MARRAS di FUORICAMPO). Arrivo da Brian, parcheggio, salgo,  (ma non mi sovviene di pensare che è una macchina di vecchia generazione, una di quelle che quando le spegni devi assicuarrti aver spento i fari) dopo qualche ora scendiamo e torniamo a Ninetyland per un caffè. Parcheggio, beviamo un caffè, ci trastulliamo un po’, risaliamo sulla CLIO 307.000 (sono i km che ha) e… non succede nulla. Batteria andata! Là, piantato a Nonantola, per la seconda volta nella stessa giornata rimasto a piedi con la batteria a zero e con un Brian ormai in confusione. Passo un paio d’ore nell’incazzatura più nera, non tanto per la doppia sfiga/distrazione, ma per il fatto che nel condominio de Lasimo nessuno ha i cavi per ricaricare batteria. Se vi abitassero delle olgettine capirei, ma zio cagnone ci abitano dei marcantoni mica da ridere… beh, nessuno con i cavi. Nelle case di fronte lo stesso. Risolvo chiamando GIPI,lui di sicuro i cavi li ha. Con l’aiuto de Lasimo e della groupie, che viene in soccorso con la macchina di sua madre, risolvo anche questa. Andare da Brian ormai è diventato uno sport estremo.

Break Down Car

Meno male che POLBI mi chiama da Detroit, che per telefono sento anche BEPPE RIVA, che tra poco ci sarà il sinodo degli illuminati del blues di novembre e che su twitter ho un follower che di nome fa… MIIIIIIIIICK RAAAAAAAALPHS!

BAD CO 1976 - da sx a dx: Boz Burrell, Paul Rodgers-Simon Kirke e MICK RALPHS

BAD CO 1976 – da sx a dx: Boz Burrell, Paul Rodgers-Simon Kirke e MICK RALPHS

AOR con le Heart in copertina ed un tuffo nel passato…di BEPPE RIVA

29 Ott

Il maestro BEPPE RIVA ci onora con un paio di considerazioni sull’AOR…è sempre un gran piacere leggerlo.

Quando ho visto sul Blog la recensione di AOR, rivista d’incerta periodicità nata da una costola di Classic Rock (UK), ho deciso che sarei andato a S.Siro con la mia T-Shirt delle Heart…Ha portato bene; la Beneamata è almeno tornata alla vittoria, ed il presidente juventino del Verona, che sulla Gazzetta aveva dichiarato di venire a Milano senza complessi di inferiorità, deve solo ringraziare la mira lacunosa dei nerazzurri e le solite amnesie difensive, altrimenti sarebbe tornato all’Arena con una batosta ultra-heavy sulla gobba.

Heart Tshirt

Torniamo in tema: ah, l’AOR, momento musicale topico di quei “difficili” anni ’80 – come li chiama ogni tanto Tim – ma che paragonati a quel che succederà dopo, specie dal 2000 in poi, restano a mio avviso un decennio memorabile nella purtroppo discendente parabola del rock.

Il n.9 di AOR può fregiarsi di un articolo di copertina sulle deliziose sorelle Wilson firmato da Derek Oliver, l’attuale boss della venerabile Rock Candy, etichetta consacrata alle ristampe del rock melodico d’epoca aurea. Tim, che è un caro ragazzo, mi rende l’onore di paragonarmi a lui, che resta il critico di settore più rinomato a livello mondiale, sia per la competenza a 360° su ogni reame hard rock, sia per la sua scrittura “flamboyant”. Eh si, perché se uno è un grande esperto ma non ha il dono della parola e non sa trasmettere le sue emozioni, ineluttabilmente non può essere un giornalista di qualità.

Rock Candy records

Comunque sia, accanto ad Oliver, prima su Sounds poi su Kerrang!, si erano imposti eccellenti commentatori di vicende musicali: Dave Reynolds, Howard Johnson, Paul Suter e lo stesso Geoff Barton (l’inventore del termine NWOBHM), tutti dotati di grande cultura R&R ed innamorati dell’AOR, il versante melodico “seta ed acciaio” del rock duro. Questo sottolinea l’importanza rivestita dall’AOR nella storia del suono anni ’80, confermata dalle vendite milionarie di Journey, Foreigner, Toto, Reo Speedwagon e loro immediati epigoni.

Foreigner  1978

Foreigner 1978

In Italia, le citate formazioni erano perennemente beffeggiate o ignorate dalla stampa che andava per la maggiore, ossia i new wavers di Rockerilla e del Mucchio, e dai depositari della “sapida” e seria tradizione rock dello stesso Mucchio e del Buscadero.  All’epoca ero un tipetto impertinente che dopo aver vissuto lontane ere giovanili come strenuo seguace di heavy e progressive, ero cresciuto in maniera anomala, perdendo la  testa per bizzarre formazioni americane di hard rock “eretico”, dalle spiccate attitudini melodiche: Angel, Starz, Legs Diamond e un’infinita serie di cosiddetti minori. Di questi signori molto attenti al loro look (mai vista una criniera leonina come quella di Gregg Giuffria…) scrissi su Rockerilla nel 1979, quando erano giudicati universalmente “superati” ed ancora non esisteva Kerrang!

Nonostante tutto, il creatore della rivista di Cairo Montenotte ed autentico valorizzatore della new wave in Italia, Beppe Badino, mi lasciava letteralmente fare quello che volevo. Ricordo che mi telefonò dopo un mia entusiastica recensione di “Nine Lives” dei Reo Speedwagon (recentemente ristampato da Rock Candy) dicendomi: “Io non ci credo che ti piace quella roba”. Però la pubblicò subito. Inoltre si seccò mica male quando quasi stroncai, ebbene si, “In Through The Out Door”… La rubrica Hard & Heavy rischiò in seguito di  diventare una mina vagante contro l’egemonia del “nuovo rock” su Rockerilla; ad un certo punto passai alla corte romana di Trumpets & Bassoli su Metal Shock, ma credo che un po’ Badino fosse dispiaciuto: lo ringrazierò sempre per la sua apertura mentale, eredità dei sixties “lisergici” di cui era grande cultore.

Anche su Metal Shock continuai la mia personale crociata  a favore dell’AOR, raccogliendo vagonate di ironie (o più prosaicamente di m….) quando avrei fatto più opportunistica  figura, limitandomi ad incensare Iron Maiden, Manowar o Metallica, impegno comunque puntualmente assolto.

Memore di una sarcastica canzone del suo Dio Zappa verso il  fighetto degli Angel, Punky Meadows,  Trombetti ovviamente non mi risparmiava la sua vena  diciamo cosi, umoristica…Infatti apparve su MS una caricatura del sottoscritto, più brutto del peccato, con una serie di posters degli Angel appesi alle pareti.

Avviandomi alla fine di questo sproloquio, ricordo però  che a dispetto di tutti, inaugurai all’interno della rivista metallica una nuova rubrica, AOR HEAVEN!

OK, ho fra le mani il n.77/78 di Metal Shock, settembre 1990, in copertina Steven Tyler con una “pompa” del carburante in mano…Nella rubrica Shock Mail – la posta dei lettori – c’è una lettera intitolata ad “AOR Heaven”, che dice: “Qualche mese fa ho avuto la folgorazione! Amore intenso e struggente a prima vista! Non esagero: nelle pagine di MS ho scoperto la gioia, l’essenza del mio genere musicale preferito, di cui ignoravo  addirittura l’esistenza in precedenza! Parlo di Sua Maestà l’AOR. Vi devo esprimere la mia riconoscenza per avermi introdotto…Ciò che conta è la novità sconvolgente che ha mutato il corso della mia vita…” Firmato: Serafino Perugino  (Napoli).

frontiers records

Presumo di non sbagliare credendo che il personaggio  in questione, che “ha cambiato il corso della sua vita”, sia l’attuale Presidente della più rinomata label di rock melodico a livello internazionale, FRONTIERS, che è riuscito nel sogno di avere nella sua scuderia Journey, Toto, oltre a Whitesnake e decine d’altri. Poco importa che il mercato sia impoverito e quant’altro, per i cultori dell’AOR la Frontiers resta una benedizione divina, giunta dalla stratosferica costellazione di Orion (The Hunter).

Sull’onda di tutte queste memorie, quando esce un nuovo numero di AOR, riesco infantilmente ad emozionarmi: rimango legato ai miei idoli di quel genere spesso boicottato, per mia passione e nessun altro interesse. Ed AOR è forse l’unica rivista contemporanea dove in copertina possono andare le Heart, icone inossidabili del contributo femminile al rock’n’roll, quelle stesse Heart che come tutti voi zeppeliniani ben sapete, hanno fatto commuovere Robert Plant rifacendo “Stairway To Heaven”…Ma ben più lontano dai riflettori della notorietà, solo su AOR si legge un articolo sul misterioso cult-hero Reggie Knighton, “finito” fra gli alieni, o può venir adeguatamente celebrato il ritorno degli Arc Angel di Jeff Cannata.

Per concludere, vorrei dedicare questo mio intervento ai ragazzi che mi hanno intitolato uno spazio su Facebook, spesso frequentato da AOR fans, ed anche a Tim Tirelli, se non gli spiace. Se nessuno ricorda piccole storie del passato, queste vengono inevitabilmente cancellate, pertanto ringrazio chi non ha dimenticato qualcosa che scrissi spinto da sincero entusiasmo.

Beppe Riva © 2013

Una recente foto di BEPPE RIVA (il primo a dx), insieme a STEVE SILVESTER (in centro) e STEVEN RICH.

Una recente foto di BEPPE RIVA (il primo a dx), insieme a STEVE SILVESTER (in centro) e STEVEN RICH.

Follow you follow me ( c’è Mick Ralphs che segue Tim)

28 Ott

Vengo da settimane impegnative, piene di fastidi, di blues, di ombre…presto ne leggerete un sunto in uno di miei soliti scritti autunnali…anche questa inizia in salita, fatico, ansimo, smadonno e poi d’improvviso mi arriva un’email dove mi si dice che MICK RALPHS ha iniziato a seguirmi su Twitter…

Mick Ralphs mi segue su twitter

…e così la notte si fa chiara, il vento si mette a gonfiare le mie vele e le stelle a riempire i mei sogni…no,perchè, ecco, diobono, mica uno qualunque, oh. MICK RALPHS, sì proprio lui, MICK RALPHS, the one and only MICK RALPHS… MICK RALPHS, the god himself. Come sia possibile non lo so… il blog? I miei continui rimandi alla BAD COMPANY su Facebook, Twitter e Google +? Boh, quel che che so è che adesso uno dei miei follower su Twitter è MICK RALPHS. Zio can, MICK RALPHS. Trop togo.

Chissà, magari al prossimo sinodo degli illuminati del blues c’è anche lui.

The one and only MICK RALPHS

The one and only MICK RALPHS

Addio a LOU REED di Marco Priulla

28 Ott

Ieri ero perso in una delle mie domeniche problematiche, non avevo tempo per internet, sky, e cose del genere. Verso sera ricevo un sms di Picca che mi informa della dipartita di LOU REED, in allegato un bella foto di lui vecchio con i ray ban. Io comunque non mi sorprendo più, gli artisti che abbiamo seguito ed amato oramai sono tutti sulla settantina, e tutti alle spalle hanno una vita a dir poco dissoluta, logico che s ne vadano con sempre maggior frequenza. Da ieri sera è tutto un proliferare sui social network e sui quotidiani online di tributi, articoli, post e di “ciao Lou”…d’improvviso tutti amano LOU REED e poi…quei “ciao” usati per salutare qualcuno che se ne va non mi sono mai piaciuti. Per fortuna su facebook  incappo in una considerazione (che tovate qui sotto) del mio amico Marco Priulla, finalmente scevra di isterismi e romanticume da strapazzo, considerazione molto simile a quella che avrei fatto io. Il mio LOU REED è quello del 1972/75..LOU REED, TRASFORMER, BERLIN, SALLY CAN’T DANCE, CONEY ISLAND BABY ma soprattutto quello di ROCK AND ROLL ANIMAL. Si potrà obiettare, come giustamente fece Picca tempo fa, che è un disco della band più che di LOU, lo so ma mi riconosco in toto nel frutto di quell’unione: rock and roll universale, patrimonio dell’umanità.  Il pezzo scelto da Marco è meno banale di quel che si possa pensare e comunque rimane (intro compresa) un brano imprescindibile: rock at its best. Addio LOU.

Lou reed giovane

Quanti Lou Reed ci sono stati!
Quello dei Velvet Underground, quello di Transformer, quello di Berlin, quello di Sally Can’t Dance, quello di Metal Machine Music, quello del disco coi Metallica…ora violento ora delicato, vizioso e pentito, minimalista e menefreghista, ammiccante e romantico.
Spesso, coraggioso.
Il mio rapporto con la sua musica è dei più controversi, certe cose mi irritano, altre mi sembrano sopravvalutate, certe altre mi sembrano più fortuna dipinta di nero che sangue lasciato sulla strada.
Altre, invece, le trovo irresistibili, sognanti, nel bene e nel male, dolci, anche nel rumore, nella morbosità, in quel senso di disfacimento, di lacerazione che si avverte nella sua musica.
Liricamente, il suo è stato vero decadentismo urbano, l’estetica del brutto elevata a comandamento rock.

Sono atterrito, anche se non è mai stato tra le mie prime preferenze.
Se ne va una colonna del rock, che piaccia o meno; un padre, anche di tanta musica che non mi piace o non mi appartiene, ma pur sempre un padre, riconosciuto, nonostante tutto.

Questo è il MIO Lou Reed: nessuna sorpresa.
Quello più fragoroso e compatto, quello più “animale” da palcoscenico, più rockstar, ambiguo e scintillante, col suo accattivante heavy rock che esplode assieme alle glorie di Steve Hunter e Dick Wagner.
Il Lou Reed di “Rock’n’Roll Animal”, uno dei tanti, quello mio.

Addio Lou, il rock è più solo, ancora una volta.

(Marco Priulla)

Lou-Reed vecchio

L’ANGOLO DELLA POSTA: ecco quello che succede al giorno d’oggi quando passa un bel pezzo su una radio di merda.

26 Ott

SCRIVE PICCA: “Attimi d’angoscia oggi alle ore 12’45. Mentre sono in macchina e faccio zapping alla radio  becco My Generation degli Who su RTL. Trasalisco: cazzo, penso, My Generation su RTL? La My Generation del ’65? Cazzo è successo?? Sta a vedere che è morto Townshend!! Oddio, non ho visto le news aggiornate sul Web e magari è morto Townshend? Caaaazzzzoo!!! Oppure…oppure è morto Daltrey! No, no, no… Tra Townshend e Daltrey mi sa che muore prima Pete perchè Daltrey mi dà l’idea di campare fino ai 99…Cazzo, è morto Townshend… chissà cosa dice Tim… cazzo…Poi lo speaker Charlie Gnocchi rientra in diretta e dice ‘Era My Generation degli Who, quelli che spaccavano gli strumenti…chissà quando torneranno in Italia…’

 Ecco quello che succede al giorno d’oggi quando passa un bel pezzo su una radio di merda!
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RISPONDE L’ESPERTO: non c’è da meravigliarsi caro Picca, visto le tonnellate di immondizie musicali quotidiane a cui siamo sottoposti. Anyway, long live Pietro Imovilli.

Dylan Dog Speciale n.27 “LA BOMBA” (Bonelli, ottobre 2013 – Euro 5,20) – TTT½

25 Ott

SPECIALE DYLAN DOG N°: 27 – Periodicità: annuale –  LA BOMBA! Uscita:19/09/2013

Soggetto: Giovanni Gualdoni / Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni / Disegni di: Bruno Brindisi / Copertina: Angelo Stano

Dylan Dog Speciale n.27

Dal sito BONELLI:
Dylan si ritrova misteriosamente rinchiuso in un manicomio, dove viene sottoposto a terapie di elettroshock, a lavaggio del cervello e ad altri trattamenti disumani. Ma come ci è finito, in quell’infernale struttura? E perché nessuno viene a cercarlo, per toglierlo di lì? Per cercare di fuggire dall’istituto , l’Indagatore dell’Incubo si allea con gli altri pazienti, non sapendo che oltre le mura di quel luogo terribile lo aspetta ben di peggio…
Storia godibile. Il finale mi è piaciuto, mi chiedevo giusto che escamotage avrebbero usato per risolvere la storia. Non sono un esperto o un critico di fumetti, quindi prendete il mio giudizio con le molle, ma con la spensieratezza di un semplice appassionato non posso che dare un bel 7 pieno a questo numero.

AOR n.9: HEART cover – ottobre 2013 (TimeRock UK – € 13,90)

24 Ott

Le sorelline WILSON in copertina… numero dunque che ho atteso con una certa fibrillazione. 11 pagine dedicate alla miglior band di Seattle di sempre, scritte da Derek Oliver, un veterano, il corrispettivo inglese del nostro BEPPE RIVA. L’articolo è buono, peccato che vada in profondità solo sul periodo anni settanta della band, che sì, è quello che ci interessa e piace di più, ma non sarebbe stato male leggere qualche leccornia intellettuale riguardante anche la seconda metà degli anni ottanta, lustro in cui gli HEART (dal punto del successo) partirono per viaggi interstellari, piombando al contempo negli abissi di una insoddisfazione spirituale mica da ridere. Ad ogni modo, gruppo di qualità, scriba di qualità…bella accoppiata.

AOR N. 9 ok

Due pagine poi dedicate al grande Graham Bonnet, cantante che apprezzo molto. Bella intervista seppur non lunga a sufficienza.

6 pagine per THE BABYS, poi SAMMY HAGAR e altri nomi di seconda fila del genere in questione.

Il CD allegato, come succede quasi sempre, è davvero brutto. 15 pezzi, 15 pressioni sul pulsantino che ti fa passare alla canzone successiva dopo nemmeno un minuto d’ ascolto. Sono queste le “15 canzoni di rock melodico estremamente di successo”? O sono io giunto ad un punto in cui non mi va più bene niente, ripiegato ed incattivito su me stesso tanto da non riuscire a godere più nulla, o il rock melodico sta finendo giù per il cesso.

AOR N.9 CD A

AOR n 9 cd B

Meglio tornare agli HEART…

LE STORIE n.13 “Il Moschettiere di Ferro”” (Bonelli – ottobre 2013 – Euro 3,50) – TTTT

23 Ott

LE STORIE n. 13, mensile / IL MOSCHETTIERE DI FERROSoggetto e sceneggiatura: Giovanni GualdoniDisegni: Giorgio Pontrelli/ Copertina: Aldo Di Gennaro

Le Storie n.13 Bonelli

Dal sito BONELLI:

Il crudele cardinale Richelieu trama alle spalle di Luigi XIII per conquistare il trono e… Il mondo intero! Chi può fermarlo, ora che i moschettieri sono caduti in disgrazia? Solo una spada è pronta alla lotta, quella del giovane Duca d’Enghien. Ma al suo fianco sorge un inaspettato e sorprendente alleato: un guerriero che si cela dietro una maschera di ferro…

Giusto un anno fa parlavo sul blog del primo numero, ne sono già usciti altri 12 (ma cazzo , come fischia il tempo!). Diversi non mi sono piaciuti, un paio dopo le prime pagine li ho accantonati, questo invece l’ho letto volentieri. Ne il MOSCHETTIERE DI FERRO personaggi di fantasia e storici cambiano caratteristiche, e si trasformano così addirittura in cattivi. Non che sia una novità nella letteratura, ma può essere un espediente divertente.