Di solito non guardo le recensioni che ci sono online quando scrivo qualcosa, ma per questa serie TV (Disney +) ho fatto una eccezione e sono arrivato alla conclusione che devo davvero evitare di farlo.
Su serialminds.com ad esempio scrivono tante di quelle cavolate che verrebbe da ridere, una lettrice addirittura commenta con un: “Io questa serie mi sa che me la guardo comunque, ma mi deprime un po’ che qualcuno come Danny Boyle, con il materiale sui Sex Pistols che si ritrova, non riesca a produrre qualcosa di epico. Missed opportunity!” Non l’ha nemmeno guardata, si fida della recensione e già sentenzia “missed opportunity”. Ah!
A me questa serie è piaciuta un sacco, scritta da Graig Pearce e diretta da Danny Boyle (Trainspotting) e basata sull’autobiografia ( Lonely Boy: Tales from a Sex Pistol) di Steve Jones, chitarrista e fondatore del gruppo, fotografa molto bene l’istante in cui una società borghese, conservatrice e in catalessi viene stravolta da un tornado chiamato Sex Pistols.
Sei episodi in cui viene descritta l’ascesa di ragazzi provenienti dalle case popolari e senza alcun futuro, ragazzi che iniziano a bazzicare il negozio SEX di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren a Kings Road e si ritrovano in breve a pubblicare uno album che spazzò via (almeno spiritualmente) un establishment guasto e fermo nel tempo, cambiando la musica e la cultura per sempre.
Alcuni dati tecnici:
_I concerti e le altre scene musicali sono state registrate dal vivo, senza sovraincisioni o effetti in studio. Gli attori che interpretano i Sex Pistols e Chrissie Hynde hanno suonato gli strumenti e si sono esibiti con la propria voce. Essendo un neofita della batteria, Jacob Slater (interprete di Paul Cook) ha dovuto imparare lo strumento rapidamente. Sia lui che i colleghi Toby Wallace (Steve Jones) e Sydney Chandler (Chrissie Hynde) hanno avuto il vantaggio di incontrare le loro controparti, mentre non ha potuto farlo Anson Boon, a causa del disconoscimento del progetto da parte di Johnny Rotten.
_La miniserie è stata girata a Hemel Hempstead, città della contea dell’Hertfordshire, a Folkestone e nel vicino villaggio di Sandgate, nella contea del Kent, a a Dover, Deal e Londra.
_Per ricreare la Londra degli anni ’70, la scenografa Kave Quinn ha studiato il documentario The Filth and the Fury di Julien Temple, così come la docuserie di Andrew Marr The Making of Modern Britain.
_Nel 2021, mentre la produzione era ancora in corso, il frontman dei Sex Pistols John Lydon ha criticato fortemente la miniserie, definendola “la m***a più irrispettosa che abbia mai dovuto sopportare”. Gli ex compagni Steve Jones e Paul Cook lo hanno citato in giudizio per consentire l’uso della musica della band nella miniserie nonostante le sue obiezioni. Dissero di avere il sostegno di Glen Matlock e degli eredi di Sid Vicious, appellandosi a un accordo del 1998 che consente una decisione a maggioranza tra i membri della band. Lydon ha perso poi la battaglia legale.
E’ forse facile per me amare questa serie, quegli anni li vissuti, da quaggiù certo, ma l’aria che si respirava era davvero elettrica e rivoluzionaria anche qui. Certo, io amavo (anche) quello che oggi viene chiamato rock classico, ma ricordo che al concerto del 1979 di James Brown a Modena, un chitarrista veneto ben più grande di me (che poi sarebbe diventato mio amico) mi rivolse la parola mentre eravamo al bar in attesa di essere serviti “Sei un punk?” mi chiese? Un ragazzino pelle e ossa con adidas, jeans, maglietta bianca, giubbotto e un paio di spille (Jimmy Page e Ramones) doveva descrivere bene la figura del punk rocker … ero indubbiamente figlio di quei tempi.
Nella serie compaiono anche Bowie, Pink Floyd e Rick Wakeman (quelli veri). Molto bravi gli attori, o perlomeno consoni ai personaggi che interpretano.
Johnny Lydon ha dichiarato – dopo aver visto solo il trailer – che Pistol è piena di nonsense:
“È disgustoso, davvero. Come puoi essere sincero quando non coinvolgi il frontman principale che ha scritto quelle canzoni e ha dovuto accettare i nascondigli, i calci e gli ammonimenti pubblici? Hanno svenduto la legacy, tutto ciò che una volta rappresentavamo. L’unica cosa che hai di valore nella tua vita, e hai intenzione di sminuirla perché vuoi cinque sterline in più? Non c’è molto di un essere umano lì.”
D’altra parte si tratta di una produzione con una major, certi compromessi sono fisiologici e in più il tutto è basato sul punto di vista di Steve Jones, dunque magari non è equilibratissima, tuttavia per me questa serie TV rimane una meraviglia. Da guardare assolutamente!
“Lei ha preso la Caterina e mi ha lasciato qui a dorso di un mulo…” è a questo bel blues che penso mentre sto bevendo il terzo Moscow Mule della serata. La Katy era il nomignolo dato alla ferrovia Missouri–Kansas–Texas Railway. Costruita intorno al 1865 fu la prima ferrovia ad arrivare in Texas dal nord. Negli anni novanta del 1800 era cosa comune chiamarla “The K-T”, perché era considerata la divisione Kansas-Texas della Missouri Pacific Railroad. KT era la sigla con cui appariva nei tabelloni degli orari ferroviari e da lì il passo a KATY fu inevitabile.
Mentre il terzo Moscow Mule scende negli abissi della mia anima canticchio il blues in questione che Taj scrisse per la sua cavallona:
“Man my baby’s long, great god she’s mighty, she’s tall You know my baby’s long, great god she’s mighty, my baby she’s tall Well my baby she’s long, my baby she’s tall She sleeps with her head in the kitchen and her big feet out in the hall And I’m still crazy ‘bout her, that hardheaded woman of mine”
“Amico, la mia ragazza è lunga, buon dio, lei è possente, è alta Sai che la mia ragazza è lunga, buon dio, lei è possente, è alta Bene, la mia piccola è lunga, la mia piccola è alta Dorme con la testa in cucina e i suoi grandi piedi fuori nel corridoio E sono ancora pazzo di lei, di quella testa dura della mia donna”
Son qui in un tavolino all’aperto della Festa dell’Unità di Reggio Emilia insieme ai miei inseparabili amici, pur restando al mio posto mi assento un attimo con la mente … sorseggio il Moscow Mule, anzi ci faccio l’amore, come canta Billy Joel in Piano Man riferendosi ad un cliente alle prese con un Gin Tonic nel bar in cui intrattiene gli avventori.
Moscow Mule alla Festa dell’Unità di Reggio – 2/9/22 – Foto TT
Mi immergo nel sentimento blues, vedo la donna salire sul treno, prendere posto e lasciare a terra l’uomo di blues ormai avvolto in un mantello di crepe nere, vedo le luci blu e rosse della stazione raccontate così bene dal nostro padre putativo Robert Leroy Johnson in Love In Vain.
Ritorno in me, torno a canticchiare le parole di Taj Mahal…
She caught the Katy, and left me a mule to ride She caught the Katy, and left me a mule to ride Well my baby caught the Katy, left me a mule to ride The train pulled out, and I swung on behind I’m crazy ‘bout her, that hardheaded woman, hardheaded woman of mine
Mi concentro poi sul Moscow Mule …
La Russia non c’entra niente con la storia del Moscow Mule se non per l’utilizzo della vodka: il cocktail è nato nel 1941 a New York, in un bar gestito da due imprenditori alle prese con i debiti. Un giorno, tra i clienti, capita John G. Martin, distributore della vodka Smirnoff che non riesce ad essere apprezzata negli Stati Uniti. Le coincidenze, però, non capitano da sole perché, dall’altra parte del tavolino, c’è Jack Morgan, il proprietario del locale più frequentato di Hollywood, che sta provando a lanciare il suo Ginger Beer, un drink a base di zenzero. I due hanno un’idea geniale che dà origine al Moscow: combinare i due ingredienti aggiungendo un po’ di lime per creare un long drink unico. La leggenda, però, continua con un aneddoto molto affascinante: pare che il nome “Moscow Mule” derivi da un’imprenditrice, seduta a quel tavolino, che doveva smaltire uno stock di tazze mug con su stampato un asinello ed è, probabilmente, la prima tazza in cui fu bevuto questo cocktail. Le ragioni della tazza di rame potrebbero essere molto diverse: il rame si raffredda velocemente perché è un ottimo conduttore e, in secondo luogo, l’interazione con il lime conferirebbe quel gusto particolare e unico che ha il Moscow Mule. ( https://www.cookist.it/moscow-mule-ricetta-originale/).
Dopo tre anni torna la Festa dell’Unità a Reggio Emilia e dunque insieme ad alcuni illuminati del blues ritorno nella comfort zone. Niente baracconi, niente dispersione di spazi, tutto è più raccolto, organizzato, pulito. Solo le solite baracche dedicate ai piccoli ristoranti sudamericani creano scompiglio, con quella loro musica di melma ad alto volume e l’ossessione per la carne grigliata. La zona del Campo Volo dedicata alla festa adesso si chiama Iren Green Park e ovviamente lambisce la grande RCF Arena, l’immenso spazio concerti finalmente inaugurato quest’anno. Sono in compagnia del Pike boy, del mio canale streaming preferito LIZN, del Carmine Appice di Marano Sul Panaro e del Centurion boy, Lollo Zakk Wylde Stevens. Tra i tre grandi ristoranti disponibili scegliamo quello con meno coda e dunque il tradizionale che offre i piatti tipici della nostra zona. I volontari che servono ai tavoli hanno tutti la maglietta rossa, piccola sfumatura che ci riporta al tempo che fu. Ma il sentimento da festa dell’unità rimane anche in altri piccoli particolari: ad esempio l’unica birra nel menu è la Forst. Io me ne sparo due, il companero che ho alla mia destra tre, gli altri una a testa. Questi ultimi non li riconosco più.
Con i ragazzi discutiamo di politica, siamo tutti preoccupati dei risultati ormai scontati che si avranno dopo le elezioni imminenti, tuttavia siamo in cinque al tavolo e voteremo per tre partiti diversi. Chiaro che nessuno dovrà oltre passare un certo fossato, il nostro gruppo di amici non è una democrazia, o così o si è espulsi. Niente “dio patria e famiglia” né colori della squadra di calcio sbagliata nel Team Tirelli. Solo il pensiero di dovere dire addio alla legge 194, alla fecondazione assistita e alla sepoltura del dibattito sul fine vita mi schiaccia verso il basso. Per non parlare della visione generale della società che i partiti che vinceranno le elezioni hanno. E’ difficile rassegnarsi, ormai tutti propendono per quei partiti, d’altra parte se senti la gente dire che Trump ha fatto molto meglio di Obama (di cui comunque io non ero esattamente un fan) cosa vuoi stare a discutere.
Parliamo poi di come gira il mondo oggi, ne siamo tutti affranti, io il più basito e incazzato, infatti vado spesso sopra le righe, come scrivevo sul blog non troppo tempo fa non ho più filtri, non me ne frega più un cazzo di come appaio, è che non tollero la deriva corrente. Chissà, magari sto diventando una macchietta, chissà se gli amici mi prendono ancora sul serio … perché è vero, il Team Tirelli si sta trasformando in Scream Tirelli, ma davanti al mondo odierno non posso che indignarmi. La Nato che oltre ad abbaiare davanti al cortile dello zar ora lo fa anche davanti al cancello del “grande” timoniere mi sembra una cosa da pazzi. Stiamo per innescare qualcosa di pericolosissimo. Poveri noi.
E poi la concezione pompata dal turbo liberismo e dal capitalismo senza regole che vuole che The Winners Takes It All sempre e comunque, che l’avversario vada asfaltato … l’imporsi sugli altri come unica matrice della società. Va beh, meglio finirla qui.
Nei campi intorno alla Domus dal 1 settembre hanno riaperto la caccia dopo 10 anni di divieto. A parte il disagio di sentire sparare a poche centinaia di metri da dove viviamo e la paura che ci prendano sotto i nostri gatti e chissà cos’altro, è una vergogna che nel 2022 sia ancora legale la caccia. Umani che per divertirsi uccidono animali. Degrado spirituale, morale, etico. Io la visione antropocentrica non la reggo più. Verrebbe voglia di aprire la caccia ai cacciatori. E dire che ho un grande amico che è un cacciatore, uno solo (e tra l’altro tifa anche per la squadra che è la mia nemica calcistica) è vero, ma ce l’ho. Vuol proprio dire che gli voglio un gran bene. Ad ogni modo aboliama per dio!
Ci si mette il derby a peggiorare le cose, la mia squadra del cuore, forse l’unica ragione della mia vita, entra in campo senza gli Eyes Of The Tiger e viene battuta dai cuginastri. Al 95esimo devo scendere e vagare per la campagna almeno mezz’ora prima di ritornare in me. Ho le braghette corte, le infradito e una felpa della Puma … e questa la dice lunga, quando non indosso capi sportivi della mia marca preferita è chiaro che qualcosa non va. Respiro l’odore della campagna, il cuore riprende il suo battito regolare, la disperazione si placa un minimo, a fatica rifaccio le scale e risalgo la china che porta ad un comportamento accettabile. La devo smettere con il calcio, soffro troppo, non posso giocarmi la buccia spirituale in questo modo. E dire che venerdì un collega prima di partire mi aveva lasciato un bigliettino d’amore sul PC.
Bigliettino di un collega – settembre 2022 – foto TT
Il weekend è ormai corrotto, sopportare ilo sorrisetto della Pollastrella, pensare a quelli dei miei colleghi e quello di LIZN e come sopportare lance nel costato. La sera di domenica vado al Badlands Cafè località Boglioni, ho appuntamento con LIZN appunto e Wilko dei Rats, fratello di fede calcistica e musicale. Io e Ulde (va beh, Wilko) anneghiamo il dolore calcistico nella birra. Ci diciamo che siamo al tavolino col nemico e io aggiungo “Lo sai che anche la Saura è rossonera, la devo mollare…”, al che Wilko prontamente risponde: “NO! La Saura è immollabile!!!” Va bene, se lo dice Wilko allora la tengo ancora per un po’.
Tim-Wilko-LIZN – Badlands Cafè settembre 2022 – foto Saura T.
Siamo qui per vedere il tributo ai Clash dei Controllo Totale, dove alle tastiere suona – per quanto bizzarro sia – il mio amico di sempre Joe…Bèsi…Simòn… Biccio insomma, il Tony Banks di Villa Nona. Anche loro sono uomini di una (in)certa età, ma la grinta che hanno, il senso (punk) Rock che mettono nella loro esibizione è di altissimo lignaggio.
Controllo Totale – Badlands Café settembre 2022 – foto TT
Dopo il concerto chiacchierare con gente simile fa bene al cuore, le affinità elettive sono quelle giuste. Questo è il mio mondo, quello degli operai del rock, come dico sempre, gente che continua imperterrita a spendersi nel nome del Rock, quello vero. Un saluto a Suto dei Tacchini Selvaggi e ad Antonio dei Willi Betz anche loro qui al concerto e poi via ad inseguire la morbida scia che porta a Borgo Massenzio.
NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK
_Nuovi video amatoriali dei Led Zeppelin.
Dal nulla approdano su Youtube un paio di video amatoriali mai visti prima.
Baltimora 1972 è uno spettacolo, l’ultimo minuto dove il tutto si fa più chiaro è magnifico.
Non avrei mai pensato sarebbe uscito qualcosa del genere anche per il famosissimo concerto del 4 settembre 1970 al Forum di Los Angeles, il cui bootleg audio Live On Blueberry Hill fu uno dei primissimi ad essere pubblicato.
_Al Taylor Hawkins Tribute si sono rifatti vivi i Them Crokeed Vutures, rivedere John Paul Jones mi ha emozionato. E’ invecchiato certo, 76 anni non sono pochi, ma quelle linee di basso sono ancora stratosferiche.
Mi è piaciuto anche Wolfgang Van Halen, musicista davvero fuori dall’ordinario.
Mainstream ma ben più che dignitosa la prova dei Queen (finalmente senza Adam Lambert).
GATTI DALLA DOMUS
Nell’articolo del 27/08/2022 ho parlato di Ozzy, il randagio gravemente malato a cui stiamo dando una seconda opportunità. Oramai è diventato un gatto addomesticato, la notte dorme in soffitta al sicuro e di giorno segue la pollastrella in ogni dove, e quando lei fa smart working lui per starle accanto si sdraia sulla scrivania. Ozzy deve aver capito che c’è qualcosa che non va e che se sta ancora conducendo una vita soddisfacente lo deve a lei. Dai pippistrellino nero, tieni botta.
Ozzy … still holding on – Domus Saurea settembre 2022 – foto Saura T.
SERIE TV – KLEO – Netflix 2022 – TTTT
”Kleo è un antieroina e un’anima perduta. Questo è ciò che ha reso così eccitante per me interpretarla. Mi sono completamente innamorata di lei e oggi fa parte di me”. Jella Haase è la protagonista della serie e in questa sua dichiarazione spiega il fascino della ex agente segreto della DDR Kleo Straub: una antieroina e un’anima perduta che il polo blues di questo blog non potrà che amare. Siamo nella DDR tra la fine degli ottanta e l’inizio degli anni novanta, scottata da certe inimmaginabili fregature, Kleo diventa una scheggia impazzita. Per i diversi lettori di questo blog affetti da Ostalgie questa è una serie TV da vedere.
OUTRO
Bene, con la tipica insoddisfazione che lo contraddistingue, il vostro uomo di blues – che bontà vostra ancora continuate a leggere – vi saluta. In questa malinconia da fine estate pensatemi non come l’uomo di blues miserello che sono, bensì come… che so… uno spirito libero come Jerry Drake, Mr No insomma, che si gioca la sua vita in Amazzonia, a Manaus.
Puxa vida, che volete farci, in questi ultimi tempi sono un po’ fissato col portoghese, sarà colpa di un mio collega nato là con cui interagisco nella lingua di Magellano.
Até breve homens e mulheres de blues, seu Estevão Tirellao os saúda calorosamente.
Agosto scivola via pian piano eppur velocemente, come gli ossimori su questo blog; in questi ultimi giorni il caldo ridiventa quello tradizionale almeno su queste terre piatte, i temporali estivi si fanno sentire, tolgono il giallo e ridanno il verde all’erba della campagna. C’è chi ha detto che agosto è la domenica dell’estate e credo sia così, dopo lo spumeggiante venerdì (giugno), il rotondo e vivace sabato (luglio) ecco arrivare la domenica e con essa l’indolenza da fine weekend e quindi da fine estate.
A rendere il tutto ancor più accidioso ci si mette la situazione generale di questo povero mondo: i turbamenti geopolitici, il turboliberismo condito da integralismo e conservatorismo di quei buontemponi di Comunione e Maledizione …ops, Liberazione e il il loro meeting di Rimini (che chissà perché sembra sia un meeting a cui tutti i politici devono accorrere), il pianeta che cade a pezzi sotto la spinta di un antropocentrismo senza più controllo, le elezioni in arrivo a settembre che un paese sempre più autarchico e sovranista sfrutterà per mettere con ogni probabilità al governo quello che sarà il peggior esecutivo mai avuto in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi, e dire che di esecutivi di melma qui nello stivale ne abbiamo avuti parecchi … non ci sono bastati 50 anni di Democrazia Cristiana, 12 anni del cavaliere nero, etc etc (e aggiungo pure 40 anni di Mediaset), no, adesso tornano anche le camice brune … viene voglia di rimanere a letto e farci svegliare una volta che il nuovo ventennio in arrivo sarà terminato (ma qui si rischia di non svegliarci più con l’aria che tira).
Si aggiungono poi le scempiaggini del web:
_miriadi di chitarristi che inondano i social con la pretesa di insegnarci a suonare la chitarra con i loro metodi o di farci vedere come si suona lo strumento oggi …, ah ah ah … bravi, così finalmente accantoniamo la musica e diventiamo tutti dei funamboli della sei corde, tutti con l’unico scopo di andare velocissimi, di usare le scale giuste e di omologarci alla tendenza attuale ovvero non dire un cazzo col proprio strumento. Non è il Rock ad essere morto, è la musica stessa.
_quel gran simpaticone di Jovanotti che dichiara in merito ai suoi Jova Beach Party: ““Dire che eventi che muovono una quantità così elevata di persone oltre al trasporto delle attrezzature tecniche in ambienti delicati come i litorali, provocano danni a partire dall’inquinamento acustico per la fauna è fare “econazismo”?”
“Non so voi, ma io trovo insopportabile sentire uno che appella in modo così superficiale chi gli muove critiche di essere un nazista.
Per la precisione un “econazista”.
Temo che i bagni di folla non abbiano fatto benissimo a Jovanotti. Perché quando perdi in maniera così evidente il senso delle parole che usi, o ti senti un eletto intoccabile oppure, e sarebbe pure peggio, fai il passivo aggressivo perché forse non tutti i rilievi sai essere così sbagliati.
Gli fa schifo chi lo accusa di greenwashing e ti dice che bisogna andare a una tappa del jova beach party per capire.
Capire cosa di grazia?
Taglio di alberi, abbattimento o livellamento di dune, disturbo arrecato a tartarughe e uccelli che nidificano nelle aree interessate.
Dire che eventi che muovono una quantità così elevata di persone oltre al trasporto delle attrezzature tecniche in ambienti delicati come i litorali, provocano danni a partire dall’inquinamento acustico per la fauna è fare “econazismo”?
Additare associazioni ambientaliste che si fanno un mazzo tanto, spesso nell’indifferenza delle istituzioni, accusandole d’essere covi di fanatici integralisti, è misero.
“Eh, ma durante il concerto vengono fatti appelli per sensibilizzare all’uso moderato della plastica”
Grazie al cazzo.
Ci mancava solo l’elogio delle bottigliette.”
Aggiungo che anche che i danni creati dalla sua musica di melma sono ingentissimi.
◊ ◊ ◊
Va beh, per contrastare le cattive notizie dal mondo cerco riparo nella quotidianità in cui provo a ritrovare me stesso. Inizia il campionato ed ecco che insieme agli amici mi rimetto a guardare la mia squadra del cuore che tanto mi fa palpitare il corazon (e, come ieri, finire nel burrone della disperazione).
Mario-Tim-Pavve: Black and Blues boys – Domus Saurea agosto 2022 – foto Saura T.
Certo, visto il sorteggio Champions League ci sarebbe da precipitare in un blues senza fine ma come dice Luca Paladini “però siamo fortunati in amore.”
Mi solleva lo spirito poi il fatto che siamo riusciti a portare Mario in un ristorante giapponese, alla fine della cena è uscito dal locale dicendo “domo arigato” a tutti, allora non deve avergli fatto proprio schifo …
Mario e Tim . Cru Do’ Rubiera (RE) – agosto 2022 – foto Saura T.
La mia vita continua a girare intorno alla piscina che abbiamo acquistato quest’anno, non riesco più a farne a meno. Tornato dal lavoro, tra le 19 e le 20 al calar del sole scivolare con l’anima tra le fresche e azzurre acque clorurate mi risolve l’umore, l’amore e l’ardore.
Altro motivo di benessere spirituale è dovuto dalla scoperta che ho fatto ieri l’altro entrando in un ufficio della azienda in cui lavoro: sulla lavagna bianca attaccata alla parete invece dei soliti geroglifici tecnici e matematici ho trovato le note di Supper’s Ready dei Genesis! Ma allora c’è davvero qualcuno che partecipa con attenzione alle mie lezioncine di School Of Rock che tengo qui in azienda! Grazie Dave!
I Genesis su lavagna aziendale – Agosto 2022 – Foto TT
A proposito di quotidianità, stamattina alla Coop, durante la solita spesa settimanale, sentivo una donna di mezza (e oltre) età dire ad un’altra “sì sono rientrata dalla ferie ieri. Sono partita stanca e sono tornata distrutta”. Ormai il concetto di “sono più stanca/o di come ero quando son partita” è un luogo comune in cui pare difficile sottarsi. Boh, non so, io di solito quando torno dalle ferie sono rinfrancato, se non altro per aver aver visto orizzonti diversi. E anche quando questo non succede come quest’anno durante la settimana di ferragosto, stare a casa quei 5 giorni mi ha gustato dimondi (come diciamo qui da noi…molto insomma).
Comunque mentre salivo la scala mobile della Coop osservavo le due donne che avevo davanti, ovvero la pollastrella e la Lucia, sua madre. Per me entrambe sono la rappresentazione dell’Emilia che fu … concrete, decise, svelte e con un sacco d’ usta (savoir fair …il saperci fare nell’affrontare le piccole grandi cose). Per me le donne (illuminate e concrete) hanno un marcia in più.
Spesa alla Coop – agosto 2022 Foto TT
CAPPUCCETTO BIANCO
Come ci ha ricordato anche il nostro Luca Tod in un recente commento, nelle scorse settimane un certo subbuglio nella comunità dei fan dei LZ è stato provocato dalla apparizione della ragazza col cappuccio bianco, figura presente – tra il pubblico – in alcuni fotogrammi del film The Song Remains The Same, girato al Madison Square Garden di New York nel luglio del 1973. La donna si è palesata dopo tutti questi anni nel forum del sito ufficiale del gruppo, la storiella che racconta è piena di candore, peccato ci siano stati i soliti imbecilli a sporcare il tutto con commenti senza senso.
Su questa ragazza si sono interrogati tutti i fan dei LZ di allora, quando il film in questione era l’unica maniera di vedere il gruppo. Il suo sorriso spontaneo nell’ammirare Robert Plant in azione (per il quale aveva una infatuazione) fa parte dei nostri ricordi indelebili.
Ana Pearce – The Song Remains The Same film NY 1973
Ana Pearce’s dress – The Song Remains The Same film NY 1973
SERIE TV & film
SENZA CONFINI – TTT¾
La serie mette in scena la spedizione spagnola – guidata da Magellano e quindi da Elcano – che segnerà la prima circumnavigazione del globo. Protagonisti gli attori Rodrigo Santoro e Alvaro Morte. Serie maschia che ho guardato con molto impeto. 6 episodi. Pigafetta è interpretato dall’attore romano Niccolò Senni.
EL CID –TTT¾
Serie basata sulla storia del cavaliere e condottiero medioevale Rodrigo Diaz De Vicar, figura emblematica della storia di Spagna. Altro attore che proviene dalla Casa Di Carta, altra serie spagnola ben riuscita.
THE LAST DUEL – TTT½
Questo film narra l’ultimo cosiddetto “duello di Dio” legittimato avvenuto in Francia. Siamo alla fine del 1300 e un cavaliere e uno scudiero si battono per faccende serie. Regia di Ridley Scott
CRY MACHO – TT½
L’ultimo film di Clint Eastwood è, ahimè, ben poca cosa. Scontato, banale, sentimentale nell’accezione negativa. Non scalfisce il mio amore per lui visto tutto quello che mi ha dato con il suo cinema, ma di certo è un filmetto. Certe scene appartengono alla nostra filosofia blues, il beautiful loser al tramonto che trascina i suoi tanti anni al suono di un motivetto country, i grandi territori tra Texas e Messico, e così via, ma è tutto troppo prevedibile.
PARAFANGO GUITARS
Vengo a sapere che la Fender ha prodotto una Claudio Baglioni signature. Ecco, ci mancava solo questo in questo mondo di melma. Meglio allora chiamare la Fender con il suo significato in italiano, Parafango appunto.
Come dice il mio amico Stef Imperiale NON C’E’ PIU’ RELIGIONE (cazzo!)
Trovo su youtube questo breve filmato relativo alle riprese off stage 1973/1974 per il film The Song Remains The Same. Sono outtakes piuttosto rare … rivederlo così, anche solo per un minuto mentre cazzeggia in casa sulla base di Nutbush City Limits seduto alla piccola batteria di suo figlio, mi fa naufragare nel mare della nostalgia. John Henry Bonham we keep on saluting you. BEST ROCK DRUMMER EVER!
GATTI ALLA DOMUS
Qui alla Domus io e la pollastrella abbiamo diversi gatti, alcuni voluti (Palmiro, Raissa, Spaventina, Ragnatela), altre arrivate e assimilate ufficialmente in famiglia (Stricchi e Minnie) e in ultimo tre randagi che da anni ormai hanno trovato rifugio qui da noi. Uno di questi lo abbiamo ribattezzato Ozzy, un gatto nero che da circa 5 anni arriva e sparisce, torna e riparte. Inizialmente era un gattone simile a Palmiro, ma negli ultimi tempi lo si ritrovava sempre male in arnese, aveva sempre fame ma non riusciva più ad ingurgitare nulla. Riusciti a prenderlo e a portarlo dal veterinario, dopo varie ecografie, un ricovero di un paio di giorni dove è stato sotto flebo, Ozzy è stato dimesso ed è dunque tornato a casa. Per un momento si è parlato di eutanasia, visto che il povero micio ha una massa tumorale nella gola, ma la testardaggine della pollastrella ha avuto il sopravvento: due settimane di iniezioni di antinfiammatori e cortisone lo hanno rimesso in piedi…
Ozzy – Domus Saurea agosto 2022 – foto TT
Ozzy – Domus Saurea agosto 2022 – foto TT
e con la successiva terapia ( pastiglia ogni due giorni ) Ozzy oggi sta abbastanza bene. Ha un vorace appetito, oramai vive in casa per buona parte della giornata (sebbene per una notte e un giorno – una volta uscito – non ha fatto ritorno) e dorme sul comò della nostra camera da letto. Non sappiamo quanto vivrà ancora, ma fintanto la sua qualità della vita sarà soddisfacente faremo di tutto per regalargli quanti più giorni possibili in un luogo dove sentirsi amato e protetto.
Ozzy – Domus Saurea agosto 2022 – foto TT
Anche l’altro randagio Stanislao (per noi Stanny) ormai entra in casa senza problemi. E’ vorace anch’esso e ormai che ha preso confidenza chiede coccole in continuazione…
la Stricchi ha scoperto i Rolling Stones ed ora si crede Mick Jagger …
Stricchi – Domus Saurea agosto 2022
Palmir nel frattempo osserva e tollera a fatica tutto questo via vai di gatti randagi (che ricordo sono 3 e tutti maschi non sterilizzati). Ozzy e Stanny si sono assoggettati a lui, ma il terzo, Rossignol, non ne vuole sapere, ed è una lotta quotidiana che scombussola – ahinoi – tutta la Repubblica Di Palmiria, la colonia di gatti della Domus insomma. Ma d’altra parte Palmiro non è mica tanto biondo, come diciamo qui nel cuore dell’Emilia … Don’t mess with Mr P!
Palmiro – Domus Saurea agosto 2022 foto TT
THE EQUINOX ON THE ROAD AGAIN
Finalmente gli Equinox tornano a suonare dal vivo. About time!
LA PLAYLIST DELLA DOMUS
OUTRO
Mentre davo una sistemata alla casa poco fa ascoltavo l’album Dog & Butterfly degli Heart e mi son detto che in fondo mi sento fortunato essendo uno che quando è alle prese con le faccende di casa ascolta gruppi del genere e non l’immondizia sonora che passa oggigiorno e che viene spacciata per musica.
Bene, siamo in chiusura, vi auguro una fine estate perlomeno dignitosa dunque un brindisi alla vostra, donne e uomini di blues che fate parte del Team Tirelli. May your dreams come blue*, dove blue ha l’accezione positiva che sappiamo.
*Surveys in the US and Europe show that blue is the colour most commonly associated with harmony, faithfulness, confidence, distance, infinity, the imagination, cold, and occasionally with sadness. In US and European public opinion polls it is the most popular colour, chosen by almost half of both men and women as their favourite colour. The same surveys also showed that blue was the colour most associated with the masculine, just ahead of black, and was also the colour most associated with intelligence, knowledge, calm, and concentration.
*Sondaggi negli Stati Uniti e in Europa mostrano che il blu è il colore più comunemente associato all’armonia, alla fedeltà, alla fiducia, alla distanza, all’infinito, all’immaginazione, al freddo e, occasionalmente, alla tristezza. Nei sondaggi dell’opinione pubblica statunitense ed europea è il colore più popolare, scelto da quasi la metà degli uomini e delle donne come colore preferito. Le stesse indagini hanno anche mostrato che il blu era il colore più associato al maschile, appena prima del nero, ed era anche il colore più associato all’intelligenza, alla conoscenza, alla calma e alla concentrazione.
Edizione italiana della biografia di Joe Perry uscita in origine nel 2014.
Come scritto più volte qui sul blog, le autobiografie delle rockstar molto spesso sono fini a se stesse, scritte da persone che non hanno poca dimestichezza con la scrittura e che raramente vanno nel profondo. Questa di Joe però l’ho trovata intrigante e a fuoco, una lettura piacevole e per certi versi illuminante; certo, anche qui nessun dato tecnico, nessuna pietra miliare che possa accompagnarci con precisione nel percorso … niente scalette, niente date precise, etc etc ma se non altro Joe è molto sincero e inoltre ha una certa consapevolezza. Naturalmente questa è la sua versione dei fatti, ma se non altro per affinità tra chitarristi tendo a credere in quello che scrive e ad accettare il fatto che Steven Tyler (rockstar che ho amato tantissimo) sia stato un insopportabile son of a bitch dall’ego smisurato; d’altra parte fa parte della peggior razza di questa terra: i cantanti.
Gli Aero mi sono arrivati nella seconda metà degli anni settanta, il primo loro lp che comprai fu il doppio dal vivo LIVE BOOTLEG (1978), ma furono GET YOUR WINGS (1974), TOYS IN THE ATTIC (1975) e (soprattutto) ROCKS (1976) ad irretirmi. Amai molto anche NIGHT IN THE RUTS (1979), ma in pratica fino a DONE WITH MIRRORS del 1985 i loro dischi fanno parte di me, della mia vita, del mio DNA. La fase blockbuster che ebbero dal 1987 in poi mi piacque ma i “miei” Aerosmith furono quelli in versione the bad boys from Boston. Mi appassionai anche al Joe Perry Project, i primi tre album mi parvero un manifesto in cui riconoscermi, sebbene musicalmente non brillarono completamente.
Joe parla di tutto in maniera schietta, droghe, eccessi, donne e dipinge il mondo del Rock senza tanti color pastello. Quando racconta degli inizi, sembra davvero uno di noi, i primi gruppi, la sua incontenibile passione per il Blues e il Rock, la sua ammirazione per i chitarristi a cui anche noi facciamo riferimento … tutto molto candido e sincero. Tra l’altro vi sono diversi accenni a Jimmy Page e ai Led Zeppelin, uno degli argomenti che più trattiamo su questo blog.
La traduzione di Mia Fabretti mi pare buona, scorrevole ed efficace benché certe frasi paiano tradotte senza la conoscenza necessaria del mondo del Rock, ma in un tomo di oltre 400 pagine il tutto mi pare fisiologico.
Il libro contiene due sezioni di foto a colori segno che la Tsunami Edizioni ha puntato con decisione su questa biografia.
A proposito di questo libro ho sentito dire da qualcuno “sì, ma sono le sue solite storie” o qualcosa del genere … non sono le sue solite storie, ma semplicemente il suo stile, tutti i grandi hanno uno stile riconoscibile … se uscisse un nuovo disco dei Led Zeppelin e fosse pieno di quel rock corroborante, drammatcio, intenso, cosmico, cosa diremmo? Cosa ci aspetteremmo?
La realtà è che questo è uno dei grandi romanzi della Allende, la avvincente saga di una donna sudamericana e della sua famiglia, dipanata intorno alla sua lunghissima vita, spesa in un continente ricco di natura selvaggia, nonché ferito profondamente da dittature militari inumane.
Personalmente non mi stancherò mai di leggere queste storie, questi potenti affreschi cileni e sudamericani in genere, scritti con una prosa che trovo ogni volta vivida, potente, passionale. Per quanto mi riguarda, una meraviglia.
Raccontata attraverso gli occhi di una donna che vive un secolo di sconvolgimenti con passione, determinazione e senso dell’umorismo, Isabel Allende ci consegna ancora una volta una storia epica che esalta ed emoziona.
«Se non avessi dovuto migrare semplicemente non sarei scrittrice.» – Isabel Allende, intervista a LaStampa.it
«La penna di Isabel Allende è ricca, multiforme, sovraccarica di colore e dettagli: profondamente legata alla storia, nella quale cala la finzione dei suoi personaggi, “Violeta” è un romanzo appassionato, che guarda dritto al nostro oggi: siamo esseri imperfetti, inseparabili dal nostro mondo, non esistiamo senza il passato e i suoi insegnamenti, perché siamo fatti dei nostri sentieri e di tutti i nostri legami.» – Francesca Cingoli, ilLibraio.it
Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l’eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell’influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un’altra quando la Grande depressione compromette l’elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente… Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l’impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia.
COME COMINCIA
Sono venuta al mondo un venerdì di tempesta del 1920, l’anno del flagello. La sera della mia nascita era saltata la corrente, come spesso succedeva durante i temporali, ed erano state accese le candele e i lumi a petrolio, sempre a portata di mano per le situazioni di emergenza. María Gracia, mia madre, sentì le contrazioni, che ormai riconosceva facilmente dopo aver già partorito cinque figli e, rassegnata all’arrivo di un altro maschio, si abbandonò al dolore aiutata dalle due sorelle che, avendola assistita in quel frangente diverse volte, riuscivano a mantenersi lucide. Il medico di famiglia lavorava senza sosta da settimane in uno degli ospedali di campagna e sembrò loro un’esagerazione farlo chiamare per una cosa banale come un parto. Nelle occasioni precedenti avevano potuto far conto sull’ausilio di una levatrice, sempre la stessa, ma la donna era stata una delle prime vittime dell’influenza e non ne conoscevano un’altra.
Sabato mattina ore 8, la camera da letto viene inondata dalla suoneria del cellulare della pollastrella; svegliarsi di soprassalto con quel cavolo di Throne Room Theme Song di Star Wars (o meglio, il pezzo catastrofico che inizia al minuto 00:19, visto che Polly ha tagliato l’intro) sparato a tutto volume è uno sport estremo. Dal sonno profondo e ristoratore del mattino vengo catapultato nel sottosopra dove regnano terrore e raccapriccio. Il telefono suona sebbene sia in modalità silenzioso, evidentemente è uno dei pochi numeri a cui sono permesse chiamate a qualsiasi ora del giorno e della notte. Vengo da una settimana impegnativa, martedì fuori a cena con una coppia di cugini, mercoledì sera prove con un nuovo gruppo/progetto che sto cercando di fare partire, giovedì sera a Gardone Riviera a vedere il concerto di Fantastic Negrito insieme a due colleghi e infine venerdì sera passato con i ragazzi del Team Tirelli (gli Illuminati del Blues insomma) al Beer Stop di Maranello in occasione del concerto dei Tacchini Selvaggi (l’altro gruppo dove suona Polly). Sono dunque arrivato a casa tardi, mi sono coricato verso le 3 del mattino, e adesso eccomi qui sveglio dopo un salto di due metri sul letto al suono di quello che credo sia l’Inno dell’Allenza di Star Wars.
(minuto 00:19 a volume massimo)
Polly corre a rispondere, è sua madre Lucy che le chiede di comprarle un paio di cose quando andremo alla Coop. Finita la telefona esplodo “Guarda bene Polly, o che cambi quel caxxo di suoneria o me ne vado di casa!” (una settimana dopo naturalmente la motorcycle mama ha ancora quella suoneria e io abito ancora lì).
Scosso dal terrore della suoneria mi alzo, mi butto sotto la doccia e cerco di rendermi presentabile per il weekend.
Al Cafe Des Antilles del centro commerciale Ariosto di Regium Lepidi Franca mi porta al tavolo il solito Krapfen e il solito cappuccino.
Krapfen e cappuccino al Cafe Des Antilles, Regium Lepidi – luglio 2022 – Foto TT
Entro alla Coop.
In coda al banco gastronomia: un vecchio di bassa statura, maglietta blu, braghetta corta, sandali con calzino, ordina due porzioni piccole di lasagne in due vaschette separate, immagino sia solo, magari ha perso la moglie o la compagna/o. Ha l’approccio di chi è schiacciato dalla vita, di chi lotta non tanto contro la vita ma piuttosto contro il lasciarsi andare. Lo sforzo che sta facendo è enorme, lo percepisco, ha l’espressione di chi vorrebbe mandare tutto a fare in culo, ma in maniera silente.
In una corsia incontro un nordafricano anch’egli di bassa statura, ha il colletto della polo gialla alzato e si approccia di conseguenza. Passo davanti ad uno di quei banchetti dove una hostess cerca di fare rèclame a un prodotto. L’accento che sfoggia è così reggiano che dà quasi fastidio.
Terminata la spesa un salto nelle campagne di Lemizzone a comprare una paio di Cucumis citrullus e frutta varia dal “mantvanèn”, il mantovanino, il nostro contadino di fiducia.
Dal Mantvanèn – Lemizzone – Luglio 2022 – Foto TT
In questi angoli della pianura, dove la Regium County si immedesima nell’Arkansas e nel Mississippi, a ridosso di chiuse che regolano il sistema d’irrigazione delle campagne ogni tanto incontro Johnny Larosa, Il Mason Ruffner reggiano. Qualche parola, qualche cenno d’intesa, e via ognuno ad inseguire la morbida scia del proprio bayou immaginario.
Gavassae – Luglio 2022 – Foto Saura T
Ritorno alla Domus Saurea, l’estata torrida batte questo sabato mattina come un fabbro ferraio fa sul metallo. Una delle mie gatte cerca refrigerio sotto alle piante dei pomodori.
la Ragni all’ombra dei pomidoro – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT
la Ragni all’ombra dei pomidoro – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT
Finisco per buttarmi in piscina.
Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT
Ormai ne sono dipendente, ogni momento libero è buono per immergermi, mentre cala la sera su Borgo Massenzio …
Borgo Massenzio aqueduct – Luglio 2022 – Foto Saura T.
Bad moon rising – Domus Saura – Luglio 2022 – Foto TT
a mezzanotte dopo una serata passata con una coppia di amici …
o al 8 della domenica mattina. E’ che mi serve per corroborare lo spirito, a far evaporare le tossine, a rimettere in fila i pensieri e stemperare i blues.
SÉ STESSO CON L’ACCENTO
Sì, anche io sto diventando un convinto assertore del sé stesso con l’accento; è scomparso l’altro giorno l’illustre linguista Luca Serianni, un tragico evento che mi ha spinto a riflettere ancora una volta sulla questione. Essendo appassionato di semantica, filologia, onomastica, toponomastica e linguaggi in genere di solito sono molto attento a queste faccende. Trovo questi temi affascinanti e tornando a noi, mi sono finalmente deciso a scrivere sé stesso con l’accento. Qui sotto un link ad un articolo di La Repubblica dove vengono riportare alcune considerazioni illuminanti di Serianni.
La attrice protagonista è la Lisbona de La Casa Di Carta, donna e attrice che mi piace molto. La serie tratta un tema delicato che in questa nuova era digitale deve essere affrontato con ferma determinazione. Tutto molto ben fatto. Consigliata.
Quella Notta Infinita – TTT¾
Questa ricalca gli schemi delle serie spagnole degli ultimi anni, La Casa Di Carta e Vis A Vis. L’ho guardata volentieri.
DAL MONDO DEL ROCK
Mick Ralphs e Lori Mattix
Scopro sul web una foto mai vista di uno dei miei musicisti Rock preferiti – Mick Ralphs dei Bad Company – in compagnia di Lori Mattix, negli anni settanta giovanissima groupie americana di solito accostata a Jimmy Page. E bravo Mick, anche tu dietro alle ragazzine.
Fantastic Negrito
Nella chat di Whatsapp un mese fa Lollo Stevens mi scriveva:
“Doctor, doctor, please! Ho appena sentito alla radio una canzone di Fantastic Negrito (“They go low”) e mi è piaciuta. È grave? Devo ascoltarmi Tarkus 10 volte per espiare?”
Al che io, Dottore in Bluesologia, rispondevo: “Lollo, amico mio, They Go Low non è male, non troppo lontano dagli Aerosmith”
Quello era ciò che pensavo di FN, nome a cui prestavo poca attenzione, fino a quando un paio di colleghi non mi hanno portato ad un suo concerto a Gardone Riviera, all’Anfiteatro del Vittoriale, con la splendida cornice del Lago di Garda ad infiocchettare il tutto. In verità siamo un poco stravolti, il caldo è a limiti del parossismo ma da buoni emiliani teniamo botta, al caldo, all’umidità e alle zanzare siamo abituati, la “bassa” emiliana (quella fetta di pianura che va dalla Via Emilia al Po) non è troppo lontana dalla terra dei Cajun.
The Human Science Boy, The Blues Boy, The Stremmy Girl – autoscatto – Gardone Riviera 20-07-2022
In un ristorantino del delizioso borgo di Gardone ci spariamo dei tonnarelli cacio e pepe che sono uno spettacolo.
Tonnarelli cacio e pepe
Come avrei scoperto il giorno dopo ascoltando il vinile che l’Human Scientist con la sua consueta generosità ha regalo a me e alla Stremmy Girl (oltre al biglietto del concerto!)
Fantastic Negrito – White Jesus Black Problems – foto TT
dal vivo il gruppo del FN è molto più schietto e viscerale, e dunque Rock (in senso lato) e blues. Il lavoro da studio è ben fatto e intriso di soul, rhythm and blues e roots music, ma dal vivo le pulsioni umane e primitive saltano fuori in tutta la loro essenza e i riferimenti blues si fanno evidentissimi (e parlo anche di blues rurale del Mississippi, quello profondo degli anni venti del secolo scorso) e la musica prende sentieri meno patinati ed irrompe nel mare come un fiume in piena. A tratti anche l’hard rock esplode in tutto il suo vigore.
Fantastic Negrito – Gardone Riviera – Anfiteatro del Vittoriale – 21 luglio 2022 – Foto TT
Una sorpresa questo negretto fantastico, buona anche la band, con un plauso particolare al tastierista.
Tornare in Emilia di notte è suggestivo, l’autostrada del Brennero poco trafficata, le argute conversazioni con i due colleghi/amici, la luce dei lampioni e dei fari delle macchine che si scioglie in pennellate lunghissime. Very nice evening.
Tacchini Selvaggi – Beer Stop, Maranello (MO) 21 Luglio 2022
La sera dopo sono a Maranello, al Beer Stop, uno dei pochi locali della zona che propone musica Rock dal vivo con una frequenza e costanza commoventi (4 sere a settimana… tra l’altro il 10 settembre vi suoneranno anche gli Equinox, il mio gruppo) sono a vedere i Tacchini Selvaggi insieme agli Illuminati del Blues. Ci siamo io, Pike, LIZN, Mixi, Jaypee e Mario. Hamburger, hot dog, birre medie (per me Belgian Blanche of course) e una band di country/rock sudista. Niente male. I Wild Turkeys ci danno dentro e Saura è sempre la bassista che ognuno di noi vorrebbe nella propria band.
Rimango a parlare con l’amico del cuore Jaypee fino a tardi, gli argomenti sono sempre gli stessi: gli Edgar Winter’s White Trash del 1971, le pheeghe, il suono della slide guitar su un tramonto che stempera nel nostro bayou immaginario. Ah, caro vecchio Jay!
(al minuto 03:03 please … Jerry Lacroix alla voce con tutta la sua cazzimma)
TT’s School Of Rock – Selling England By the Pound
Qualche giorno fa si è svolta la prima puntata della nuova edizione della School Of Rock voluta dalla direzione della azienda dove lavoro. Quest’anno si è deciso per una edizione – diversa da quella dello scorso anno- da tenersi nella Sala Blues (where the dreams come blue), pubblico selezionato (solo 20 persone – criterio di ammissione: la velocità d’iscrizione), sold out raggiunto in poco meno di sessanta minuti, un’oretta dedicata ad un singolo long playing, un po’ di storielle raccontate dal sottoscritto e poi spazio alla musica. Mercoledì è stata la volta di Selling England By The Pound.
Tim Tirell’s School Of Rock – Luglio 2022 – foto TT
(video di Dancing With … filmed by Stremmy Girl)
Sono rimasto molto soddisfatto della cosa, l’AD, il Presidente e altri 20 colleghi (e un’intrusa) hanno ascoltato con molta attenzione le sciocchezze che avevo da dire, hanno riso al mio modo di andare sopra le righe (ma parliamo di Rock santoddio, non si possono fare lezioncine, qui bisogna pompare se vogliamo raggiungere le profondità cosmiche) e hanno spalancato gli occhi e le orecchie nell’ascoltare Dancing With The Moonlight Knight, I Know What I Like e Firth Of Fifth.
Tim Tirell’s School Of Rock – Sala Blues – Luglio 2022 – foto TT
Un’ora davvero piacevolissima per me, spesa in buona compagnia ad ascoltare musica di altissimo livello. Il pubblico composto dai mie colleghi mi è parso gradire assai e sebbene io non sia più in missione per conto del Rock già da lungo tempo, mi è sembrato di aver fatto il mio dovere, so I can be hero just for one day.
(video di Firth Of Fift filmed by Silvio Z.)
Sceso dal “palco”, spentosi i riflettori, l’uomo di blues si incammina solitario verso i sentieri impervi del proprio castello kafkiano.
Tim Tirell’s School Of Rock – Luglio 2022 – foto Saura T
Come premio un fritto misto e una Weiss nell’Osteria “dal Barusèr” (dal birrocciao, dal carrettiere) a L’Osteriola, località sul confine tra Mutina e Regium.
Osteria Dal Barusèr – L’Osteriola (RE) – Luglio 2022 – Foto TT
Tra i diversi messaggi arrivati, quello del Tuscany Boy mi fa ridere :
TUSCANY BOY – Caro Tim, purtroppo ieri sono dovuto andare via e inoltre mi sentivo in colpa a partecipare a discapito di chi è rimasto fuori, del resto come le grandi band quando c’è la classe gli eventi vanno sold out. Alla prossima occasione sarò davanti al botteghino a fissare i biglietti non appena disponibili. Con affetto, il tuo fan numero uno.
” il tuo fan numero uno” …ah ah ah, il Tuscany Boy è uno dei migliori 30 under 30 italiani secondo Forbes. Certo che il “Blues” (qualsiasi cosa esso sia) attira a sé una umanità molto variegata.
E a proposito di Blues, questa torrida estate continua ad imperversare, chiediamo dunque al Texas Tornado di vegliare su di noi. Rock and roll Johnny, rock and roll!
Il nuovo capitolo di Rocco Schiavone è all’altezza degli altri, Manzini non smette di sorprendermi. Il canovaccio è lo stesso, lo stile non cambia, il genere poliziesco pure, magari si dà per scontato che la qualità rimanga alta ma per me è comunque stupefacente che Manzini rimanga ad un tale livello. Le T sono 4, ma solo perché non voglio sempre affibbiargliene 5.
Un paio di note: a pagina 210 viene descritta una partita di calcio spagnolo alla TV. Vi è scritto che i calciatori erano più veloci di quelli italiani e che era raro vederli rotolare a terra mezz’ora solo per aver ricevuto una spallata. Boh, magari quella partita era davvero così, ma mi pare strano, il campionato spagnolo è – come il nostro – un campionato “latino” e dunque molti giocatori tendono ad essere melodrammatici (e a farsi costantemente il segno della croce). Non so, mi sarebbe sembrato meno fuori luogo se avesse parlato di un partita del campionato inglese.
pag 379: “Il vinile, amici. Il rumore della puntina che gratta, la polvere che frigge, mi riporta indietro a quando ci si riuniva in casa ad ascoltare tutto l’elleppì dalla prima all’ultima traccia e a commentare persino la copertina.”
“Era bello” fece Baldi ” non si conoscevano i visi dei musicisti, c’erano disegni e foto, tutto accennato, tutto evocato, lasciato alla fantasia. Quanto mi piaceva.” … Ecco, appunto.
Un medico in pensione scopre nel bosco delle ossa umane. È il cadavere di un bambino. Michela Gambino della scientifica di Aosta, nel privato tanto fantasiosamente paranoica da far sentire Rocco Schiavone spesso e volentieri in un reparto psichiatrico, ma straordinariamente competente, riesce a determinare i principali dettagli: circa dieci anni, morte per strangolamento, probabile violenza. L’esame dei reperti, un’indagine complessa e piena di ostacoli, permette infine di arrivare a un nome e a una data: Mirko, scomparso sei anni prima. La madre, una donna sola, non si era mai rassegnata. L’ultima volta era stato visto seduto su un muretto, vicino alla scuola dopo le lezioni, in attesa apparentemente di qualcuno. Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un’indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterra-nei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni senti-mentali di Casella e di Deruta, persino l’inattesa sensibilità di D’Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio. Lo circondano gli echi del passato di cui il fantasma di Marina, la moglie uccisa, è il palpitante commento. Si accorge sempre più di essere inadeguato ad altri amori. È come se la solitudine stesse diventando l’esigente compagna di cui non si può fare a meno. Questa è l’indagine forse più crudele di Rocco Schiavone. La solitudine del bambino vittima è totale, perenne, metafisica, e aleggia sulle affaccendate vicende di tutti quanti i personaggi facendoli sentire del tutto futili a Rocco, confermandolo nel suo radicato pessimismo.
Parte Blu di Zucchero e scivolo sul passato, calde serate emiliane, oppure passate ai lidi ferraresi e al bayou limitrofo chiamato le Valli di Comacchio che già da bambino mi irretiva
Sere d’estate, dimenticate C’è un dondolo che dondola
torno poi al presente per un momento
Che belle scene di lei che viene Da lune piene, si dondola
e quindi inciampo nelle trame di nidi di stelle immaginari.
Cammino e penso a te, ai grilli e alle cicale, come strane suore, Baby respiro respiro te Purezza e leccornia, fuoco della sera Siamo destini, siamo sempre noi, ma più vicini Stretti e supini, siamo sempre noi lassù
Io e Fornaciari siamo sintonizzati sulle lunghezza d’onda dello stesso sentimento blues, il tema dei ricordi legati alla sua estrema giovinezza è spesso presente nei pezzi che scrive, ai più a volte potrà anche sembrare ripetitivo ma un uomo di blues ci sguazza in quel blue feeling, d’altra parte da bambino passavo le domeniche a Villa Bagno in campagna dai nonni, a un tiro di schioppo dalla sua Roncocesi, qui nella Regium Lepidi County.
La luce polverosa del sole che filtra nel solaio (in dialetto al tasèl) delle case di campagna delle nostre zone, il verderame, la vendemmia, Venere che viene su dai campi … l’immagine di giovani donne concrete, sensuali e voluttuose per noi ragazzini alle prese con i primi pruriti … la nostra terra, che è la più bella solo perché è quella a cui sono appesi i nostri ricordi, faccenda dunque puramente soggettiva. Adelmo ha qualche anno in più di me, ma quello che scrive nelle sue canzoni io l’ho vissuto, in primis la nonna che dal grande portone in ferro urla verso la campagna e ci chiama …’delmo, viin a cà …’tefano, viin a cà … Adelmo/Stefano, vieni a casa…
Una volta Mel Previte (guitarist e producer extraordinaire) mi disse “A me piace Zucchero, però sempre quel nominare il blues, non è che lui poi faccia blues…”; al di là dei riferimenti musicali in senso stretto che comunque in certi suoi pezzi sono presenti io penso che il blues Sugar lo abbia nell’intenzione e nell’anima, ed è sempre presente in lui, e in me, ecco perché quando sento certe sue canzoni mi commuovo e mi immedesimo, mi ci trovo in quei suoi quadretti musicali, perché i momenti e i luoghi che disegna li ho visti e vissuti, pressappoco negli stessi anni…
Esco dalle canzoni di Zucchero e mi ritrovo nel posto in riva al mondo in cui vivo da più di 13 anni, Borgo Massenzio, ancora a pochissimi km da Roncocesi.
Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT
E’ l’estate 2022 io e Adelmo non siamo più bambini e il bello di noi due è già volato via, come canta in Ci Si Arrende
Quanto ti vorrei Dentro le giovani estati Anche adesso Ora che il più bello di noi due È già volato via e non ritorna più
Il tempo scorre veloce, il blues arranca lento e per non arrendermi cerco stratagemmi che distraggano il blues che pervade questa mia povera anima inquieta. Con qualche sacrificio alla Domus è arrivata una piscina esterna, con cui io e la pollastrella intendiamo affrontare questa estate torrida e implacabile.
Bluesing by the pool – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT
Fare il morto guardando il cielo blu mi aiuta a fare evaporare le tossine …
View from the pool – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT
fare qualche vasca mi tiene impegnato e mi distrae.
Bluesing by the pool – Domus Saurea luglio 2022 – Foto Saura T
E così tutti i giorni, torno dal lavoro verso sera, mi butto nell’acqua blu, quasi un’oretta a mollo, poi doccia e – ogni tanto – Bella Napoli al Pizzikotto di Viale Gramsci.
Belgian Blanche Blue Boy – Regium Lepidi luglio 2022 – Foto Saura T
A proposito del Pizzikotto di Viale Gramsci (location ormai amata da ogni amico che ho), il sinodo degli illuminati del blues quest’anno lo abbiamo festeggiato ieri sera, con tre settimane di ritardo, quel che conta è che ci siamo trovati ugualmente, il Team Tirelli (seppur non al completo) di nuovo insieme, e quando the boys are back in town, non c’è n’è per nessuno.
Blues Brothers (left to right: Pike, Bèssi, Lollo, Tim, Riff, Liso, Mario) – Domus Saurea Luglio 2022 – Foto Saura TT
Al lavoro il periodo più impegnativo, che a dir la verità temevo, sembra essere passato, ne sono uscito più o meno indenne, mi sono calato nella parte di capo cantiere e ne sono venuto a capo. Certo, ho passato giorni duri e faticosi, dove non ero mica tanto biondo, come diciamo qui in Emilia. Lottare poi con il sentimento del “non me ne frega più un cazzo” di cui parlavo nel precedente articolo del blog non è stato facile, ma anche stavolta Stefano e Tim sono riusciti a imbrigliare Ittod (per chi si fosse sintonizzato solo ora sto parlando della lotta intestina tra i tre uomini che sono); meno male che a fine giornata avevo la opportunità di far decantare un po’ il tutto nella Sala Blues, la sala aziendale dove vi è l’impianto hifi di cui ho già parlato. Una sera vi arrivo e trovo il C.O.O. in call col collega dell’Human Science e il mio collega Zlatan tutto indaffarato alle prese con la chiusura del mese, stavano ascoltando il primo solista di Billy Idol. Mi sono gettato sul divanetto e mi sono messo ad ascoltarlo con loro. E’ stata una piacevole riscoperta.
Spostandomi sull’argomento Rock, leggo con interesse una intervista di Creem del mese scorso a Unity McLean, immarcescibile responsabile degli uffici della Swan Song
poi mi guardo su Youtube un nuovo filmato amatoriale dei Led Zeppelin Live in Los Angeles (March 25th, 1975) – 8mm film (Source 2)
Sappiamo che il tour del 1975 è stato pieno di problemi, che la band aveva iniziato il viaggio verso gli orizzonti perduti, ma nonostante questo il filmatino me lo gusto ugualmente.
Contemplo qualche vecchia classifica degli LP più venduti in America. Bello vedere nel 1973 Edgar Winter al primo posto,
US ALBUMS CHART june 1973 – courtesy of Dave Lewis
mi viene poi da sospirare a contatto con quella del 1976, periodo in cui iniziai ad entrare davvero nella musica Rock … Presence, gli Wings, A Night A The Opera, Run With The Pack, Desire, Amigos, Station To Station … ah!
US ALBUMS CHART EARLY MAY 1976 – courtesy of Dave Lewis
Per tornare a noi, mi sta frullando nella maruga qualche idea per un possibile ritorno di Aramis (il personaggio da me creato con cui ogni tanto vi annoio sulle pagine miserelle di questo blog). Buffo, è bastata una foto trovata chissà dove di una paio di mutandine indossate da chissà chi per dare il via ai pensieri che forse porteranno a un nuovo episodio. Sono proprio un uomo.
Restando su quello che mi piace fare, continuano a venirmi idee per nuove canzoni, due sono ormai complete: Fantasia e I Got The Blues (entrambe in accordatura aperta di MI), un’altra, Sincronicità, è work in progress. Al di là del fatto che finiranno chiuse in un cassetto insieme alle altre, niente male Tim Tirelli.
L’estate continua, il gran caldo ci attanaglia, il blues ci prende alla gola, ma non molliamo, invochiamo il Dark Lord affinché vegli su di noi e andiamo avanti. Ever onward my friends!
Mattina del 21 giugno, solstizio d’estate, ore 05:50 – Minnie è inquieta, miagola, o meglio, lancia i suoi gridolini, raspa contro ad una porta, saltella e poi, finalmente, va nella lettiera a fare i suoi bisognini. E’ tale e quale a Palmiro, quando hanno la cacchina devono lanciare i loro blues verso l’universo. Mi alzo, do un’occhiata che The Child continui a vegliare su di noi e che più in su, al posto del crocifisso, soprattutto lo faccia il Che;
The Child – handmade by Patrizia Ferri
pulisco quindi la lettiera, apro la porta, Stricchi, Ragni e Raissa si infilano dentro e si posizionano davanti alle ciotole che prontamente riempio. Mi infilo le braghette corte, una maglietta e le infradito e, come un white trash qualunque, scendo e mi immergo nella luce sfumata del primo mattino.
Innaffio lo stabilizzato che il muratore qualche giorno fa ha posato e battuto su un pezzo del prato, sarà la base su cui monteremo la nuova piscina che abbiamo comprato. Con la gomma dell’acqua in mano contemplo la campagna proletaria in cui da 13 anni vivo e la casetta derelitta che chiamo Domus Saurea. Fedele al pezzo di Muddy Waters che preferisco e che definisce il mio animo irrequieto cerco di dipanare il fastidio interiore che circumnaviga il mio corpicino da uomo di blues.
E’ così che inizio il solstizio d’estate, da oggi le giornate torneranno ad accorciarsi, ma non abbiano paura gli uomini non di blues, c’è ancora tutta l’estate davanti, sarà (ed è già) caldissima e asciutta, la siccità ormai è un problema costante, chissà dove arriveremo, chissà se quella piccola parte di umani illuminati che abita questo pianeta sarà in grado di trascinare il resto dell’umanità verso un futuro decente e possibile.
Chi non è illuminato è di certo il vescovo di Verona giuseppe zenti (tutto in minuscolo) che cerca di ottenebrare le menti e di influenzare il voto per l’elezione del sindaco invitando a sostenere i candidati che prevedono “la famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender”. Le religioni sono davvero una catastrofe per l’avanzamento del genere umano. Lo stesso possiamo dire per gli stati uniti d’america che vietano l’aborto legale, costringendo migliaia di donne a rivolgersi altrove.
E’ con questi cupi pensieri che mi metto in macchina e parto per il lavoro. Sono da poco passate le 7 del mattino, e nei campi emiliani si cerca di irrigare come meglio si può.
Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT
Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT
Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT
I filari delle viti mi sistemano l’animo, ho già scritto più volte che ho un rapporto carnale con questa pianta, è un fatto di DNA credo, sarà il cognome, sarà che mio nonno paterno era contadino e coltivava la vite, ma ogni volta che le guardo mi sento a posto. Ora che sono state sostituite dal fil di ferro, il termine “tirelle” è improprio, ma viene ancora usato, almeno qui in Emilia. Le “tirelle” originarie costituivano il sistema tipico di coltivazione di diversi tipi di vite, ed erano chiamati così i lunghi tralci che formavano pittoresche ghirlande o catene piene di grappoli.
Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT
Poco più distante un campo di grano riflette la luce del sole … la chiavetta della blues mobile passa i Little Feat, Fossati e Robert Johnson…
Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT
Al lavoro vengo risucchiato dagli impicci di cui mi occupo, periodo piuttosto intenso questo, il che per certi versi è un bene, visto che evito di concentrami sui blues perenni che mi scuotono tutto. Mi scrive il nostro AD, mi manda un link di youtube a proposito di un una lezioncina che un tipo fa su un disco di una band di heavy metal tra le più rinomate, il senso dell’intervento si può riassumere così: “E’ un disco raffinato”. Mi metto le cuffiette e la ascolto. E’ un link inviato dal mio AD, dovrei essere sfumato e ringraziare il Nulla Cosmico Onnipotente per avermi dato un CEO come quello, ma non riesco a trattenermi e quello che gli scrivo è:
Ciao AD, so che tu, come il ns altro collega Zlatan, sei un grande fan. Il metal non è my cup of tea, o forse non lo è più, in tutta onestà è un genere che per come la vedo io si associa a fatica al concetto di dischi raffinati. Sia chiaro, i dischi non devono essere tutti raffinati, anche io ascolto cose probabilmente discutibili, ma sono sempre attento a distinguere tra capitoli importanti della musica e capitoli importanti della mia vita. Nella narrazione dell’heavy metal tutto sembra essere un capolavoro e il genere purtroppo ha fagocitato il concetto di Musica Rock e ha reso normalità l’aspetto kitsch e la propensione all’over the top. Sorry, ma tendo a non sopportarlo più … ci vediamo più tardi.
Poco dopo viene da me, col suo solito sorriso e aperto e franco. Io mi scuso “Scusa AD, lo so, sono un cagacaxxo (e già usare questo linguaggio con un AD di ALTISSIMO livello come lui è un azzardo)”. “Ma io vengo da te a parlare di Rock proprio per questo” mi risponde. Dio (Page, insomma) quanto voglio bene a quest’uomo.
Nel pomeriggio vado a prendermi un caffè nel Refettorio aziendale con una collega che ho ribattezzato Stremmy Girl, (dal dialetto emiliano “stremnèda, streminata, una che “stremina” gli oggetti dietro di sé, sta per ragazza un po’ disordinata, alternativa, obliqua). Essendo il tipo di donna che è si mette subito a parlare con altri nostri colleghi (molto più giovani di noi), l’argomento verte sui concerti rock che si tengono in questi giorni in Italia e che alcuni di loro andranno a vedere. Io mi allontano, non voglio essere coinvolto, non voglio fare la parte del solito rompiscatole, perché non voglio parlare di musica di gruppi che non mi piacciono. Andranno a vedere una band di Los Angeles del 1983 dedita a rock alternativo/funk/hip hop che ho sempre trovato insopportabile, la cui musica è adatta a bambinetti scemi e non ho voglia di cercare perifrasi o giri di parole per dire quello che penso in maniera sfumata. Stesso discorso per quell’altra band di Seattle formatasi nel 1990 o giù di lì, che fa quel rock contenutistico influenzato dal rock anni settanta ma trattato con lo spirito grunge, con quei cantati trascinati e quelle melodie tediose. Basta, non ce la faccio più. Non riesco ad essere ecumenico, posato, equilibrato, è tutta musica sopravvaluta.
Questo sta diventando un problema, essendo un uomo di una (in)certa età ormai non ho più i filtri, non me ne frega più caxxo di nulla, non ho una carriera professionale da costruire (figuriamoci dopo essere stato costretto a ripartire da zero tre anni fa, porca madosca!), la mia rete di amicizie e relazioni ce l’ho, la mia visione delle cose ormai è formata …certo, dicono si possa sempre migliorare e crescere, a qualunque età, ma sarà vero? Insomma il mio approccio è: I Don’t Take Any Shit From Anybody (and Anything)! E non c’entra nulla il fatto che a una (in)certa età si diventa grumpy old men
è solo che hai la percezione del limite e vorresti impiegare il tempo unicamente per cose che – almeno per te – valgano la pena e, parlando di musica, tutto sta andando a ramengo:
E così, con questi pensieri, con l’animo inquieto, irrequieto e i pensieri in divieto, che, finite le giornate di lavoro, torno verso il posto in riva al mondo …
Nei dintorni della Domus – tardo giugno 2022 – foto TT
Nei dintorni della Domus – tardo giugno 2022 – foto TT
La pollastrella è a Londra con la sua amichetta del cuore. Ieri scopre all’ultimo che uno dei suoi dei, Rick Wakeman, terrà un concerto, inutile dire che riesce a parteciparvi e ad incontralo e che Rick quando la vede esclama “Oh, bello rivederti Saura!”. Ora, chi legge questo blog sa che abbiamo avuto una liason con Wakeman negli ultimi anni, che grazie al promoter italiano lo abbiamo visto più volte, incontrato e intrattenuto nelle ore pre concerto più volte … però, ecco, che Rick Wakeman, uno dei due massimi keyboard wizards della storia del Rock riconosca la crestina bionda della pollastrella fa sempre un certo effetto per chi, io, negli anni settanta da ragazzino vedeva questi musicisti appunto come dei.
Lei è dunque nella perfida Albione così dovrò occuparmi in solitaria dei 9 gatti che vivono qui alla Domus e di me stesso, finisco così per preparami senza il minimo sentimento una di quelle misere cenette da uomo di blues…
le misere cenette di TT – giugno 2022
Solo in casa, una cotoletta scaldata alla bene meglio, qualche rapanello, una birra bianca e la cuca … guardo fuori dalla finestra, i frassini sembrano boccheggiare, è ormai sera ma la campagna è ancora lì che rosola lenta sotto il sole … mi torna in mente un ricordo che non posso avere, io e Mother Mary nella campagna di Arceto un milione di anni fa … già, Mother Mary, trent’anni senza di lei il mese scorso … mi sembra quasi impossibile…
Arceto (RE) via Ca’ del Diavolo long time ago: Tim & Mother Mary
Sono quindi sotto i colpi del blues, mood ormai costante, a volte capita che qualche lettore mi scriva a proposito di vecchi post facenti parte della categoria Tim’s blues, vado a rileggerli e mi accorgo di quanto questo sentimento sia presente su queste pagine miserelle, il che non vuol dire vivere una vita malinconica, in fondo passo per essere un emiliano tipico, ben disposto verso il prossimo e a cui piace stare con la gente e fare baracca, come diciamo qui, … stare in compagnia e fare festa … ma in sottofondo c’è sempre quel nido di stelle che non riesco a raggiungere e che non raggiungerò mai, d’altra parte sarebbe come pretendere di cercare di catturare, correndo, un puma sfuggente nella savana, inutile provarci.
E così, per diluire i blues mi affido alle solite piccole cose che mi distraggono e mi tengono sulla retta via, mangiare una pizza con la groupie
uscire con due giovani colleghi (The Rosespring boy e Mr MC) di cui per età potrei senza dubbio essere il padre
Young Men and Old Man – Mutina giugno 20224
e farlo con i soliti sospetti, il Pike Boy e LIZN, due degli illuminati del blues facenti parte del Team Tirelli,
Tres Hombres – Domus Saurea giugno 2022 – Foto Saura T.
oltre a questo i soliti ordini sul sito dell’Adidas, espediente con cui cerco di colmare i vuoti esistenziali.
SERIE TV:
DOWNTON ABBEY – TTT¾
Adesso mi dovete dire che cosa c’entro io con ABBEY ROAD, va beh, io la chiamo così, con DOWNTON ABBEY insomma, serie Tv inglese che parla di una famiglia aristocratica intorno agli anni venti del secolo scorso. A me l’Inghilterra non piace, l’aristocrazia e la nobiltà ancora meno (sono fieramente figlio della Rivoluzione Francese) eppure in un modo o nell’altro ci sono caduto dentro. La colpa è della pollastrella, che invece ha una passione per la Londra vittoriana e per l’Inghilterra potteriana, e non se ne perde una di serie TV a tema.
La serie è comunque fatta bene grazie ad una produzione danarosa, alcuni attori sono molto bravi, la saga famigliare si fa seguire facilmente … certo, a tratti scivola su facezie da telenovela, ma una volta dentro, poi non è facile uscirne. E sì, avete ragione, non si mai visto Johnny Winter guardare Downton Abbey.
STRANGER THINGS – TTT+
Per ST mi è capitato la stesso, vedevo la pollastrella attratta dalla cosa, guardavo distrattamente qualche scena, ma non mi spiegavo perché fosse diventava una fan scatenata di questa serie, tanto da riguardala tutta altre tre volte. Poi, mentre la febbre Stranger Thing in tutto il mondo montava, mi accorgevo che anche la rivista Classic Rock UK ne scriveva nei sui spazi online, e allora mi son detto “devo capire“.
A me, che ricordo ancora, sono uomo di una incerta età, non pare poi sta gran cosa, capisco che possa piacere ai ragazzini e a chi, come la pollastrella o il mio collega Zlatan, aveva la stessa età dei ragazzini protagonisti della serie nella prima metà degli anni ottanta e abbia per certi versi un approccio da Nerd.
Riferimenti a Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo e a Alien sono chiarissimi, il soggetto di per sé non è originalissimo, le musiche se non altro sono di spessore (Peter Gabriel, Foreigner, Clash, Kate Bush, The Cars, The Police, Echo And The Bunnymen, Joy Divison, Talking Heads, etc etc.)
Stucchevole poi il modo in cui vengono dipinti i Russi, certo fa parte della politica statunitense da sempre, in quegli anni in particolare, però qui siamo alle macchiette da avanspettacolo.
OUTRO
Come ogni anno Palmiro durante le ore più calde si rifugia in casa al fresco dell’aria condizionata,
Palmiro – crazy from the heat – Domus Saurea giugno2022
spesso gli parlo, lui mi sta a sentire, se rimane steso sul pavimento significa che quel che dico è superfluo, se invece viene a sdraiarsi sul mio petto e inizia a fare le fusa vuol dire che ha compreso che il livello del blues è alto e che da felino cerca di farmi arrivare le good vibrations.
Anche la Stricchi interagisce con me, mentre sogno col calciomercato o scrivo qualcosa per il blog lei salta sulla scrivania, si sdraia e tiene d’occhio il mouse.
Stricchi & Romelu – giugno 2022 – foto TT
La pollastrella non la si tiene più, le confezioni di thè e tisane hanno raggiunto numeri preoccupanti, così ha ordinato una cassetta raccoglitore personalizzata. Roba da nerd.
Saura’s Tea collection – foto TT
Saura’s Tea collection – foto TT
E allora, faccio un ordine anche io, che il mio Rum cubano preferito possa lenire i blues e rendere questa calda estate emiliana accettabile. Anche se in ritardo di qualche giorno, buon solstizio donne e uomini di blues.
Nel 2013 qui sul blog pubblicai un articolo relativo alle sensazione ricevute da alcuni di noi (io, Pike, Polbi, Giancarlino Trombetti) la prima volta che vedemmo il film concerto The Song Remains The Same
Tempo fa si aggirava qui sul blog una lettrice che si firmava Annie, che poi in qualche modo sparì. Ora Annie si è rifatta viva, mi scrive che “per una serie di vicissitudini molto blues della vita, non sono stata in grado di commentare ancora. Tuttavia, essendo un’appassionata di musica, ho sempre letto con piacere i nuovi articoli. Durante la prima ondata della pandemia riguardai per l’ennesima volta The Song Remains The Same, e mi venne in mente di scrivere un testo, di getto, in cui riversare le impressioni avute alla prima visione del film. Mesi dopo, scartabellando tra le pagine del blog, mi imbattei in un articolo in cui voi, uomini di blues, ricordavate la vostra “prima visione” del film. E così, dopo due anni, mi sono detta: “Perché non mandare il mio testo? ” E hai fatto bene cara Annie, anche perché come dici tu sarà bello leggere un opinione di una giovane donna nata alla fine degli anni novanta a proposito di un vecchio filmato musicale che ci ha cambiato la vita. E Annie …welcome back.
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“New York, goodnight!” Il semplice, spensierato saluto con cui Robert Plant chiude lo spettacolo è talmente incisivo da togliere il fiato. New York. Gli anni ’70. Una serie di concerti entrati nella storia del rock. Un’epoca scintillante e cupa al tempo stesso, effimera, eppure ancora presente. Il tempo sembra sospeso all’interno di una dimensione surreale. La telecamera segue i quattro musicisti mentre scendono dal palco e attraversano il backstage del Madison Square Garden, grigio e disadorno, con i pilastri di cemento e le fredde luci al neon — un contrasto con la meraviglia del concerto. Jimmy Page si passa una mano sulla fronte e sul petto, madido di sudore, esausto ma felice, le labbra increspate da un sorriso soddisfatto e a tratti incredulo. Robert Plant lo segue, con la camicia azzurro cielo e i lunghi capelli dorati a incorniciargli il volto, quasi fosse un eroe epico creato dalla fantasia di Tolkien. John Paul Jones e John Bonham procedono accanto a loro. Le limousines li attendono, pronte a immergersi nella notte newyorkese, accompagnate dalla versione di studio di “Stairway To Heaven”. Ed ecco di nuovo i quattro musicisti davanti al celebre Starship, con il vento tra i capelli, pronti a partire per una nuova città. Come marinai erranti di tempi lontani.
La fine di “The Song Remains the Same” mi colpì molto, fin dalla prima volta. Quattro giovani stelle in cima al mondo, sempre in viaggio da un luogo all’altro. Mi fece subito pensare a un’intervista che Jimmy Page fece nel 1976. Parlando dell’album “Presence”, disse: “It was recorded while the group was on the move, technological gypsies. No base, no home. All you could relate to was a new horizon and a suitcase.” Un nuovo orizzonte e una valigia. Ecco tutto. In fondo non erano altro che quattro ragazzi con una sfrenata passione per la musica. Musica e vita, intrecciate in maniera indissolubile. Per una ragazza come me, nata troppo tardi per vedere i Led Zeppelin suonare dal vivo, “The Song Remains the Same” è più di un semplice film concerto. È un dono straordinario. Non dimenticherò mai la prima volta che lo vidi. Era una fredda sera di dicembre ed ero seduta a gambe incrociate sul divano. Come per incanto, le scene di apertura e la pacata melodia acustica di “Bron-Yr-Aur” mi riportarono indietro nel tempo. E così pensai: È l’estate del 1973. Sei A New York. Sei al Madison Square Garden. Lo spettacolo sta per cominciare. E in un’istante mi ritrovo nell’arena, immersa nell’;atmosfera inebriante che precede il concerto. Mi sembra quasi di essere accanto agli amplificatori, giornalista e groupie devota al tempo stesso. Riesco a sentire il pubblico delirante immerso buio, posso vedere i flash delle macchine fotografiche brillare come migliaia di lucciole. Improvvisamente la band esplode sul palco. Sono sufficienti poche battute e mi ritrovo stregata dalla bellezza della musica, conquistata dal seducente fascino della band. Loro sono lì, davanti a me. I miei Led Zeppelin, con gli abiti scintillanti e le luci soffuse a creare un’aura di magia. Jimmy Page, di una straordinaria bellezza preraffaellita, con il vestito di velluto nero cosparso di stelle e lustrini, la testa sensualmente inclinata all’indietro in completo abbandono. E il suono inarrivabile delle sue chitarre, così naturale, così perfettamente imperfetto. Robert Plant, con la camicia sbottonata, i jeans pericolosamente attillati e una voce unicamente duttile — a volte bassa, quasi un morbido sussurro, altre volte forte e aspra. John Paul Jones, con la sua iconica giacca in stile elisabettiano, avvolto da una luce fioca, suona ora le tastiere ora il basso, ma resta sempre inequivocabilmente riconoscibile. E John Bonham, con la fascia luccicante stretta attorno alla fronte, è capace di creare un ritmo potente e perfettamente amalgamato, un tappeto sonoro geniale e inconfondibile. La cascata di musica si snoda attraverso i riflessi di un mondo in cui le eteree atmosfere celtiche incontrano la visceralità del blues. Un flusso continuo di suoni e immagini: la poesia di “Stairway to Heaven” e di “The Rain Song”, il blues psichedelico di “Dazed and Confused”, la misteriosa, quasi inquietante “No Quarter”, il provocante medley di “Whole Lotta Love”…
Sembra quasi una lotta tra opposti. E forse, dopotutto, è proprio così. Light and shade, luce e ombra, diceva Page. Una dicotomia, la vera forza motrice della loro musica. “The Song Remains the Same” è un’esperienza travolgente, totalizzante. E mentre il concerto volge al termine, mi sento lentamente ritornare al tempo presente. I titoli di coda scorrono, e lo schermo diventa nero. The end. Le immagini di quei momenti magici non svaniranno mai. Vivranno nella mia mente. Per sempre. La passione. Il talento. La leggenda. E la musica. Dopotutto, è semplicemente una questione di musica, non è vero? La musica non cambierà mai. The song remains the same.
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