La Bad Company ha annunciato otto date previste per ottobre 2016 nel Regno Unito. Bollato come “SWAN SONG UK TOUR 2016” è probabile che sia l’ultimo tour, il canto del cigno appunto, se non altro per MICK RALPHS (sempre che sia della partita e non rinunci all’ultimo come ha fatto pe ril tour americano in corso in queste settimane) sempre più incline al ritiro dalle scene.
Questa volta mi sono deciso, non posso perdermi la cosa, almeno una volta nella vita devo vedere la BAD COMPANY, così andrò allo show di GLASGOW.
I biglietti per i concerti e il meet&greet saranno disponibile da domani venerdì 3 giugno:
Tickets for shows and ‘Meet & Greet’ available to the ‘general public’ from June 3rd:
Non avevo idea nel luglio del 2015 che il concerto degli Yes a Milano nel 2016 sarebbe coinciso con la finale della Champions league, essere costretti a comprare i biglietti con 10 mesi d’anticipo non è il massimo, ma evidentemente le voci di corridoio sono vere: le band si fanno dare in anticipo i soldi di tour che prenderanno forma a mesi di distanza. Mi spiace non essere vicino, almeno spiritualmente, al Cholo Simeone, ma devo accompagnare la groupie a vedere il suo gruppo preferito. Attraversiamo le vele di Calatrava e siamo in A1.
Milano bound thru’ Calatrava’s bridges – photo TT
Mentre la freccia gialla della pianura reggiana sfreccia sull’autostrada ascoltiamo i due album dei FIRM. Ora, che una figa abbia nella chiavetta che tiene in macchina i due album del gruppo di PAGE e RODGERS è un fatto senza precedenti, credo sia l’unica in Italia, forse in Europa. Passiamo la Barriera Sud, un po’ di tangenziale, uscita di Assago e quindi ci immergiamo nel traffico milanese. Alle 18,50 arriviamo in piazza Piemonte, nel parcheggio sotterraneo di fianco al teatro hanno ancora 9 posti liberi, perfetto.
YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Nemmeno il tempo di trovarci di fronte al teatro che ci viene incontro Maurizio Cavalca, uno dei più grandi fan italiani degli YES (e di Steve Howe in particolare). Ormai è il quarto o quinto concerto che vediamo insieme, dopo gli YES a Padova nel 2014, e RICK WAKEMAN ad Asti, Vicenza e Schio. Maurizio ci racconta che poco prima BILLY SHERWOOD (il multi strumentista che stasera sostituisce the great late CHRIS SQUIRE) ha comprato una maglietta farlocca in una delle bancarelle di fronte al teatro commentando: “anche se non ufficiale è l’unica dove c’è anche la mia faccia”. Giusto il tempo di ridere della cosaed eccolo di nuovo intento ad andare in giro. Saura lo ferma, lui è disponibilissimo e gentile, scatto una foto, BILLY mi guarda ed accenna qualche parola in italiano. Ringrazia Saura, la abbraccia e ci saluta. Tipo simpatico Mr Sheerwood.
Saura & Billy Sheerwood – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Aprono le porte, Saura si fionda nello stand del merchandising ufficiale io aspetto osservando il popolo del prog. Siamo in primissima fila, in due dei quattro migliori posti del teatro. Mica male. E’ la prima volta che assisto ad un concerto da una posizione così. E’ arrivato anche UMBERTO, altro superfan degli Yes, lui, Maurizio e Saura tutti in prima fila…mi sembra giusto.
Front Row Seat – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Osservo il palco, per HOWE solo un normalissimo ampli da chitarra.
YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Saura si appoggia bordo palco, controlla se il “suo” RICK WAKEMAN ha twittato qualcosa e se la Pallacanestro Reggiana riesce a vincere contro Avellino e andare in finale. Io invece controllo il risultato della Champions league.
Saura checks RW twitter account – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Non si possono fare foto e filmati, i cerberi della sicurezza sono attentissimi. Solo qualcuno nelle file più lontane riuscirà a filmare qualcosa e a postarlo su youtube.
Ore 21, inizia lo show. Un roadie porta il basso Rickenbacker che fu di CHRIS SQUIRE a centro palco, un faretto bianco lo illumina, parte la musica di ONWARD e foto di CHRIS vengo proiettate sullo schermo. Partono applausi pieni di affetto. Ora, ONWARD (scritta da Chris Squire) è la mia canzone degli YES preferita (lo dico piano perché i talebani del prog poi possono aversene male e giocarmi qualche scherzetto), in più è la canzone mia e di Saura, io e lei siamo qui in prima fila ad ascoltarla mentre il gruppo la passa nell’impianto quale tributo a CHRIS SQUIRE…l’emozione è tanta. Dopo un ultimo applauso la band sale sul palco, SHEERWOOD dà una occhiata alla prima fila, riconosce la cresta gialla di Saura, la indica con l’indici e la saluta. Mah.
In questo tour il gruppo presenta per intero gli album DRAMA e FRAGILE. Si parte con MACHINE MESSIAH.
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Dopo i sei pezzi di DRAMA ecco TIME AND A WORD (dove Howe cavallerescamente ricorda PETER BANKS, il primo chitarrista degli YES da lui sostuito nel 1970) e SIBERIAN KATHRU. Il gruppo mi pare solido, ALAN WHITE fatica alla batteria, ma sono già un po’ di anni, soffre di mal di schiena, sembra più vecchio di quello che è in realtà, ma l’impressione generale è buona. Non so se abbia senso continuare in questo modo, senza nessun fondatore, con il solo HOWE (e WHITE) a tenere alta la bandiera della formazione leggendaria, con un cantante che proviene da una tribute band, ma il risultato non è affatto male. Anche noi fan esigenti e un po’ cagacazzo dobbiamo venire a patti con il tempo che passa, con i valori ormai sbiaditi del Rock…se vogliamo vedere ancore i gruppi che ci hanno formato e che ci hanno regalato capitoli importanti della nostra vita (e mentre lo facevano scrivevano capitoli importanti per la storia della musica Rock) dobbiamo giocoforza arrivare a compromessi.
GEOFF DOWNES fa quello che deve fare, senza aggiungere nulla di più, BILLY SHEERWOOD è la sorpresa, già fisicamente assomiglia in qualche modo a SQUIRE, in più è un gran musicista, suona bene e con giudizio. Peccato usi uno di quei bassi da nuffia.
Vedere STEVE HOWE è sempre un evento, rimane un chitarrista davvero straordinario. Anche stavolta noto che suona un po’ “indietro”, come direbbero gli inglesi “behind the beat”, un po’ troppo intendo. “Suonare indietro” significa di solito essere una frazione d’istante più indietro rispetto al ritmo della musica, questa cosa dà un senso preciso, di morbidezza, di capacità, di fighinaggine. Chi suona “avanti”, chi tende a correre spesso non è un gran musicista, o comunque è uno che si fa prendere dall’ansia da prestazione, che rende la musica frenetica e meno godibile. HOWE però sembra che esageri, a volte è davvero troppo indietro. Immagino che nessuno possa dirgli nulla, è lui il capo della band adesso, e quindi tutti devo adeguarsi al suo modo di suonare.
Per un rock and roller come me a tratti nella musica degli YES c’è un po’ troppa matematica e poca improvvisazione, ma sono solo brevi momenti, riesco a godermi comunque la grande musica del gruppo.
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Dopo l’intervallo (20 minuti) si riparte con GOING FOR THE ONE, poi STEVE HOWE ci ricorda che stasera avrebbero voluto essere a Los Angeles per partecipare al tributo in onore di KEITH EMERSON, dopo di che avanti coi “centurioni”: OWNER OF A LONELY HEART…
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Inizia poi la sequenza dedicata all’album FRAGILE con ROUNDABOUT…
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Verso la fine arriva MOOD FOR DAY. Essere a due metri da HOWE e vederlo suonare quel quadretto chitarristico sulla chitarra classica mi scuote nel profondo. Che chitarrista meraviglioso che è ancora. Nel teatro non vola una mosca. Sembra quasi che sia enclave di amanti della musica rinchiusi per un paio d’ore in un guscio che separa dal rumone e dalle bruttezze musicali odierne del mondo. Questa ormai è musica classica, aria sonora del passato apprezzata ormai da sempre meno gente.
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Negli ultimi due pezzi i cerberi mollano la presa, è possibile fare foto, ne scatto qualcuna…
YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Billy Sheerwood – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Il gruppo chiude naturalmente con STARSHIP TROOPER da THE YES ALBUM, l’album con cui, nella seconda metà degli anni settanta, ragazzino, entrai nel mondo di questa formidabile band. Mentre il gruppo ringrazia e saluta sotto i colpi di una standing ovation, mi chiedo se GEOFF DOWNES doveva proprio vestirsi in quel modo, più che un tastierista prog/Aor/Rock sembra una cougar piuttosto in là con gli anni, mah.
YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Howe/Downes/Davison – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Osservo il pubblico che inizia ad uscire. 1500 fan (sold out) visibilmente soddisfatti.
YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT
Salutiamo gli amici e ce ne andiamo. Per un momento Saura si pente di non aver preso il “meet&greet”, la faccio ragionare: “Howe, Downes, White e Davison li hai già incontrati col meet&greet di Padova due anni fa, Howe poi nei meet&greet non stringe la mano e non caga nessuno, Sheerwood lo hai incontrato prima del concerto…che vuoi di più…goditi il momento“. Un po’ sconsolata mi dà ragione. Riemergiamo dal livello -4 del parcheggio, ci inoltriamo tra le strade di Milano, quindi tangenziali e finalmente autostrada.
La groupie è un po’ stanca, guido io. Sul car stereo CHANGE WE MUST, l’album del 1994 di JON ANDERSON. Sul finire mi commuovo, la canzone che dà il titolo all’album mi riporta alla mente il vecchio Brian. Smanetto sulle impostazioni e faccio partire STUDIO WORKS 1964-1968, una raccolta (chissà se legale o no) giapponese del JIMMY PAGE session man. Il boogie inglese dei primi sessanta mi rimette in bolla, anche stavolta il DARK LORD è giunto in soccorso al momento giusto.
E’ uscito il nuovo numero della fanzine sui FREE & Related del nostro caro amico DAVID CLAYTON. Questo n. 136 è dedicato a PAUL KOSSOFF nel 40esimo anniversario della sua scomparsa.
44 pagine a colori dedicate in massima parte alla riproposizione di vecchie interviste dell’epoca fatte a Koss. All’interno inoltre le recensioni della raccolta ROCK AND ROLL FANTASY – The Very Best Of Bad Company e di una nuova edizione (non si capisce se legittima o no) di FREE AT LAST, il giochetto di una versione alternativa di THE FREE STORY (la prima compilation dei FREE uscita milioni di anni fa) e le considerazioni relativa alle registrazioni dei FREE al Blackbird di Ginevra il 13/02/1970 e all’Electric Circus di Losanna il 14/02/1970 apparse per la prima volta qualche mese fa su youtube.
Due date nella stessa settimana sono un sport estremo per un uomo di blues di una incerta età, difficile far conciliare lavoro, impicci quotidiani e due serate onstage. Mercoledì sera alla BOTTEGA DEI BRIGANTI di Montecavolo (RE), seconda data del OVER EMILIA TOUR nel bel locale di Valerio, titolare e persona squisita, qualità essenziale questa per musicisti come noi…già sei un operaio del Rock da sempre se poi vai a suonare in locali in cui l’atmosfera è poco simpatica e il titolare ti tratta con indifferenza ti chiedi davvero se ne valga la pena. Per fortuna Valerio e la Bottega hanno in simpatia gli EQUINOX e la serata risulta davvero bellissima. Non siamo ancora all’amore che il Forum di Los Angeles aveva per i Led Zeppelin, ma ci stiamo lavorando. Bel concerto, pubblico caldo e appassionato. Sempre bello vedere le facce di amici che ti seguono con fervore (Mario e la Patty), di rockstar reggiane (Fausto Sacchi, tra l’altro ex cantante della Cattiva Compagnia) e di road manager (Riff).
Il giovedì mattina tornare in ufficio non è semplicissimo, ma mi impegno a fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile.
Venerdì, è il giorno del concerto allo STONES CAFE’, miglior rock club della Mutina-Regium county e probabilmente d’Italia. Mi prendo un giorno di ferie, faccio le cose con calma, provo e regolo a dovere i volumi e gli effetti della pedaliera, mi alleno un po’ sulla chitarra, carico la blues mobile e, insieme alla groupie, parto.
Arriviamo che Frank, il titolare dello Stones, è sul palco che sta microfonando la batteria. Scarichiamo, montiamo gli strumenti e procediamo al soundcheck. Frank ti accudisce (pochi istanti prima di iniziare il concerto ti infila anche il jack nella chitarra!), ti prende sul serio, ti fa sentire un musicista vero. Suonare allo Stones è sempre un punto di arrivo per un gruppo come il nostro. I ragazzi che lavorano nel locale poi sono sintonizzati sulle stesse lunghezze d’onda del loro capo: gentili, premurosi, attenti.
Bighellono sul palco mentre Lele prova i suoni. Do un’occhiata alle miei chitarre, stasera ho portato con me Cherry, Darlene, Fulvia e Doublene…
The Equinox – Stones café – 20-5-2016
guardo Saura che smanetta sul piano…
Soundcheck: the piano girl – The Equinox -Stones café 20-5-2016
faccio una foto a Lele mentre tambureggia allegramente…
Soundcheck: Mr Tamburino – The Equinox -Stones café 20-5-2016
poi Pol mi fa uno scatto mentre faccio i preliminari con la Cherry.
Soundcheck: Guitar Tim – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Chiacchiero con Frank, intavoliamo una divertente discussione sulle manie dei musicisti e dei chitarristi in particolare. Mi racconta del bambino indaffarato a dargli una mano sul palco, uno monello a cui piace moltissimo la “dimension” del palco e degli impianti da montare. Frank cerca di accontentarlo e di dargli dei piccoli incarichi (gli fa preparare i Cannon Jack, gli fa testare la macchina del fumo, etc etc), di dargli importanza, di trattarlo non da bambino. La cosa mi tocca molto e la mia stima per Frank, già altissima, cresce di un’altra spanna. Quanto voglio bene a quest’uomo.
Soundcheck: Frank (The Club Owner) & T-Bone Tirelli – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Proviamo i suoni, accenniamo a qualche pezzo con le tastiere e infine col basso. Chiudiamo con TIE YOUR MOTHER DOWN dei QUEEN, pezzo sempre gradevole da suonare. Poi ci mettiamo a chiacchierare in attesa della cena…
Pre gig daze – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Il nostro tavolo é nel backstage, consumiamo un buon pasto quindi ci cambiamo.
Inizia ad arrivare la gente e con essa gli amici. Mario e la Patty (potevano mancare?), March e Jaypee, Mike Bravo, Frappè Freddo Manfredi, Francesco, la mia socia Kerlit con la combriccola delle Factory Girls (& Boys), arriva anche Umberto con la sua maglietta di RICK WAKEMAN e, last but not least, Mel Previte.
Tra le 22,30 e le 23 iniziamo. Parte la nostra “sigla”, JUPITER di GUSTAV HOLST, si apre il sipario, Lele batte il quattro…KASHMIR.
Seguono BLACK DOG, HEARTBREAKER e DAZED e capisco che il bioritmo musicale non è al massimo. Ti sei preparato bene, ti sei allenato, eppure le dita non viaggiano come dovrebbero, ti sei preso un giorno di ferie, hai fatto tutto con la dovuta calma eppure non riesci a sbarazzarti di te stesso, a lasciarti andare e la distrazione mina la tua esibizione. Vorresti avere la abilità, la sicurezza e la cazzimma di Frank Marino, ma sei un uomo diverso da Marino dunque fai buon viso a cattivo gioco e cerchi di portare a casa il risultato.
MM HOP, SIBLY e dunque THE SONG REMAINS THE SAME…
GALLOWS POLE, I’M GONNA CRAWL, NOBODY’S FAULT BUT MINE e quindi in sequenza le due new entry: RAMBLE ON e BRING IT ON HOME…
ALL MY LOVE e FOOL IN THE RAIN fanno da apripista all’arrivo di STAIRWAY, dove torni a combattere con il pericolo distrazione. Sei preparato, ne sei cosciente, sai dove mettere le mani e come eseguire certi meccanismi eppure poco prima dell’assolo azioni il selettore del cambio manico troppo presto, quando devi ancora finire il giro sulla dodici corde così pasticci le prime frasi di uno degli assoli più conosciuti di JIMMY POIGE. Ah.
Senti che comunque la band gira a mille: POL intonatissimo arriva lassù dove in pochi osano, SAURA non sbaglia un colpo e al di là del come sempre superbo lavoro di tastiere/pedaliera, è al basso che dà prova di tutta la sua bravura…un/a bassista rock deve suonare così. Punto. Lele si lamenta spesso che arriva ai concerti (o alle prove) stanco, che non ne può più, ma quando suona con gli EQUINOX entra in una dimensione particolare che lo rende in pochi minuti un batterista rock stupefacente. Il suo drumming è al contempo leggiadro e possente, è dinamico, sexy, funk e incredibilmente efficace…un gioia da ascoltare, almeno per chi come me è ultra sensibile al lavoro della batteria.
Meno male che subito dopo arriva il baito time: WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROCK AND ROLL.
Il pubblico è numeroso e sembra apprezzare assai. Ci rifugiano nel backstage ma vogliono altro piombo Zeppelin, e così sia: HOW MANY MORE TIME e THE OCEAN.
Di nuovo nei camerini, Frank ci fa avere un piatto di frutta e altri drink.
Mel Previte, mio caro amico nonché chitarrista dei ROCKING CHAIRS e di MP And The Gangsters Of Love (e sì, certo, anche di LIGABUE), viene ad abbracciarmi. Confesso a lui le paure riguardanti la mia performance e lui “Tim, lo sai anche tu, uomini di blues come noi non sono mai contenti…anche a me capita a volte, scendo dal palco e mi dico “stasera ho proprio suonato male”, poi arriva gente che mi dice che non mi ha mai sentito suonare così bene”.
Infatti mi arrivano messaggi e telefonate del tipo “Fantastico Tim, molto meglio della data di marzo a Scandiano” (dove però a me sembrava di aver suonato uno dei miei migliori concerti) oppure “Strumentalmente questo è stato il concerto più bello di tutti”, mi scrive il mio amico presente a tutti i nostri spettacoli.
Mel Previte & TIm – Backstage after the show – The Equinox -Stones café 20-5-2016
Rimango a parlare con Mel fino a tardi. I ragazzi dello Stones stanno spostando i tavoli e lavando i pavimenti…si è fatto davvero tardi. Abbraccio un’ultima volta Frank e salgo sulla blues mobile. Qualche km e prendo lo svincolo.
La luna piena illumina la pianura, sullo sfondo l’appennino, le luci lontane dei paesi in collina, i camion che placidi rollano sull’A1, dal car stereo AL STEWART canta di Passaggi del Tempo e GUGLIELMINO GIOELE di Onestà.
Siamo alla Domus Saurea alle 4. Scarichiamo, ci facciamo una doccia, un thè e a letto. Guardo la sveglia, mancano cinque minuti alle 5. E’ stata una serata di ordinaria tributaggine in Emilia ma mentre spengo la luce e chiudo gli occhi sento il brusio del ventimila del Madison Square Garden e il moto ondoso delle chiome delle varie groupie che mi vengono addosso… poi trasalisco, ma come? Io di groupie ne ho una sola ed ha pure i capelli corti… torno in me…il brusio era il rumore del frigo e invece delle groupie su di me ho quella cotoletta pelosa di Palmiro…va beh, fa lo stesso… per me è come se fossi nel Giardino di Piazza Di Matilde (il Madison Square Garden insomma)e quindi mentre cado nelle braccia di morfeo sussurro ugualmente … New York, goodnight!
Sono un fan di Iles ormai da qualche anno, continuamente alla ricerca di suoi libri pubblicati in Italia ma ormai fuori catalogo; grazie al lavoro di detective della groupie sono riuscito a trovare IL PROGETTO TRINITY, il suo ottavo romanzo scritto nel 2003. Trovo che la trama, lo sviluppo, i concetti e il modo di scrivere siano decisamente degni di nota, a conferma del fatto che, almeno secondo me, Iles è un grandissimo autore di thriller. Tecnologia, religione, metafisica…magari il mix non è originalissimo, ma Greg ne ricava una storia davvero avvincente. Solo le ultimissime pagine sono un po’ debolucce.
Cercando un po’ in internet ci si imbatte in giudizi che vanno da una a cinque stelle, alcuni davvero lapidari, il tutto fa sorridere…chiaro che ognuno ha la propria sensibilità, ma l’impressione è che ormai tutti si sentano in grado di criticare, sbeffeggiare, stroncare le opere degli artisti che non fanno al caso loro, anche quando non è il caso, il tutto da una prospettiva ossessivamente soggettiva e per sfuggire alla propria miseria E’ un po’ così in tutti i campi, pensi che quell’allenatore sia un cretino perché fa giocare quella formazione, che quel politico sia una merda perché non riesce a trasformare il paese nel posto idilliaco che tutti saremmo bravi a creare fossimo noi nel posto giusto, quel film è noioso da far schifo perché non va incontro al nostro gusto personale o al contrario ad esempio sono capolavori dischi in realtà mediocri solo perché sono capitoli importanti della propria vita (e non della musica in generale) o comunque perchè appartenenti al sottogenere che prediligi.
C’è un’isteria ormai totalizzante che rende quasi impossibile avere giudizi di buon senso. Con questo non voglio naturalmente dir che il mio lo sia, Per me questo è un thriller molto bello, da quattro o cinque stelle, poi che altri possano ritenerlo non così sublime posso capirlo, ma di sicuro rimane in ogni caso un libro di un certo spessore.
“Se state guardando questo video, significa che sono morto.” È questo il messaggio che David Tennant, celebre professore di Etica all’Università della Virginia, lascia inciso su una videocassetta prima di fuggire. La posta in gioco per i suoi inseguitori è troppo alta per lasciarlo in vita. È in gioco la più grande invenzione di tutti i tempi, il progetto Trinity, un computer capace di riprodurre e amplificare i meccanismi del cervello umano. Ideato da un pool composto dalle migliori menti scientifiche al mondo, Trinity sta per essere attivato, ma alcuni dei ricercatori coinvolti nel progetto scompaiono. Tennant è l’unico in grado di svelare i rischi legati all’invenzione. Quando inizia a soffrire di terribili allucinazioni in cui rivive episodi della vita di Gesù, lo studioso capisce che la macchina produce effetti collaterali molto pericolosi e che qualcuno trama per assumerne il controllo.
Greg Iles
Nato nel 1960 in Germania, è cresciuto a Natchez, Mississippi, dove vive tuttora e dove ha ambientato molti dei suoi romanzi.
Appassionato di musica, suona con i Rock Bottom Remainders: una band formata da soli scrittori, tra cui Scott Turow e Stephen King.
I suoi thriller, amati da colleghi illustri come John Grisham, Clive Cussler e Dan Brown, sono bestseller tradotti in oltre dodici lingue e pubblicati in più di venti paesi. Presso Piemme sono usciti: Ore di terrore, L’uomo che rubava la morte, Un gioco quieto, Il progetto Trinity, La regola del buio, La memoria del fiume, Il pianto dell’angelo, Il sorriso dei demoni e Una faccenda privata. La notte non è un posto sicuro è a oggi il romanzo con cui Greg Iles ha ottenuto il maggior successo di vendite e ha raggiunto le posizioni più alte nelle classifiche americane.
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