I Colori del Rock di Massimo Bonelli

5 Mag
Il nostro amico Massimo Bonelli è l’organizzatore della mostra I Colori Del Rock che si terra tra maggio e giugno ad Ameno (NO). Ce l’anticipa con qualche riflessione.

“Ho vissuto decenni di musica. Ora mi è sufficiente chiudere gli occhi per risentire meravigliosi suoni, rivedere fantastiche immagini, provare profonde emozioni.
Una volta riaperti, mi appare un arcobaleno psichedelico. Quelli che vedo sono i colori del rock.”

Woodstock 5

Chi ha vissuto intensamente gli anni migliori della musica non ricorda le cose peggiori della vita. Sfoglia un album di famiglia privilegiato, dove la più stretta parentela è con meravigliose immagini che lo trasportano tra quelle note che sono state la fondamentale colonna sonora di ogni momento durante quel tratto di vita. Affettivamente, alcune volte dolorosamente, spesso gioiosamente, i lavori dello studio Hipgnosis, i visionari disegni di Roger Dean, le icone del grande Andy Warhol, le fotografie di Robert Mapplethorpe, per citarne alcuni, hanno suscitato emozioni potenti quanto la splendida musica delle quali erano la cornice.

psychedelic

Mentre osservi, mentre ascolti, mentre sogni, la  fantasia ti rapisce e ti puoi permettere di essere tutto ciò che desideri essere.

Ora, al cospetto di queste immagini, anche nel silenzio più assoluto, nella mente confluiscono i suoni straordinari a cui si riferiscono. Si rivivono sensazioni particolari di un’epoca forse lontana, ma mai svanita. Sentiamo perfettamente i profumi intensi di quell’era predominata dalla fantasia, dall’esuberanza creativa.

Tutto questo è il motivo per il quale ho fortemente voluto l’esposizione “I Colori del Rock”; perchè, chi ha vissuto con profonda sensibilità queste sensazioni, possa riviverle e, colui che non ne ha avuto l’opportunità, possa conoscerle ed emozionarsi. Lo potrà fare attraverso le opere di pittori, scultori e grafici, che hanno fatto della musica uno dei temi della loro arte.

psychedelic submarine

Per questo spettacolare concerto di immagini, così potenti e colorate, i protagonisti saranno: Mauro Balletti (autore delle principali copertine dei dischi di Mina)Stefano Bressani (con le sue “sculture vestite” fatte di stoffe e intarsi straordinari),Athos Collura (rappresentante del movimento internazionale psichedelico),Andy Fluon (eclettico pittore e fondatore dei Bluvertigo), Matteo Guarnaccia (artista psichedelico e magicamente visionario),Marco Lodola (presente con le sue sculture luminose, famose in tutto il mondo), Carlo Montana (che nella sua “cascina-studio” fonde arte e musica nei suoi straordinari ritratti), Giancarlo Montuschi (con le sue opere fortemente caratterizzate dall’influenza della Pop Art), Francesco Musante (capace di racchiudere in un quadro l’essenza di una fiaba), Franco Ori (che esprime sulla tela il suo incessante bisogno di musica), Pietro Pierbo (che mescola immagini e parole con risultati espressivi di grande effetto), Tom Porta (dal tratto potente e dissacratorio, influenzato dallo scorrere del tempo), Ludmilla Radchenko (con la sua arte urlata dà vita a straordinari collage di vita quotidiana), Eugenio Rattà (studioso della Pop Art, alla quale la sua pittura si ispira profondamente), Ettore Rossi (con una passione per il Jazz e la musica d’autore, che risuona nelle sue icone).

Questa è la più grande orchestra di colori che io potessi desiderare, una sorta di Woodstock, dove ciascun componente è in grado di far rivivere inebrianti momenti attraverso le mille sfumature che il rock, la musica in generale, ha il potere di rendere anche con le sue straodinarie immagini.

Twiggy by De Bank

Potremo pensare di essere all’incrocio di Haight Ashbury o nel Laurel Canyon, oppure in un jazz club di Manhattan o tra i bluesmen di Bourbon street a New Orleans. Istantanee della magia di Piccadilly o Carnaby street e, forse più facilmente, proviamo ancora ad attraversare Abbey Road, dove tutto non è più come prima, ma il nostro sguardo va oltre senza fretta. Un ritratto di John Lennon suona rivoluzionarie ballate, mentre quello di Jimi Hendrix ha la scossa di un potente tuono elettrico. L’immagine di Dylan ci racconta il nostro passaggio nella storia che cambia e quella dei Pink Floyd ci trasporta oltre la barriera ed oltre lo spazio. Il fascino dei colori, delle luci ci proiettano attraverso sognanti motivi psichedelici in un’altra dimensione. Quando la musica è finita, come sosteneva Jim Morrison, spegnete la luce.

When the music is over, turn out the lights … turn out the lights

locandina x internet e FB

Vi aspetto …

da http://www.spettakolo.it/

Massimo Bonelli

Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

Tra compact disc e long playing (LA WEEKLY “Why CDs May Actually Sound Better Than Vinyl”)

3 Mag

LA Weekley è una rivista assai autorevole di Los Angeles, specializzata in musica ed arte in genere. Questo è un articolo apparso ormai più di un anno fa, ma è molto interessante. Spiega il perché i cd si sentano meglio dei vinili. Simpatica la frase d’accompagnamento: “Tutti sono d’accorso sul fatto che il vinile ha una migliore qualità sonora rispetto al digitale, tranne gli ingegneri del suono e gli inventori del compact disc”.

E’ in inglese, ed è piuttosto lungo, ma ne vale la pena.

http://www.laweekly.com/music/why-cds-may-actually-sound-better-than-vinyl-5352162

cc

http://www.laweekly.com/music/why-cds-may-actually-sound-better-than-vinyl-5352162

 

 

Un caffè con gli amici, due passi in centro, il live della Bad Company, la saga di Mocha Dick …così, tanto per non morire…

2 Mag

La notizia era questa: il 29 aprile esce il live degli anni settanta della Bad Company. Era ora! E’ dal 1979 che lo aspetto. Possibile, mi dicevo, che non sia mai uscito un album dal vivo ufficiale relativo al periodo d’oro del gruppo? 37 anni che aspetto e che faccio, lo ordino su Amazon? Eh no, è un evento troppo importante (per la mia vita). Chiamo Robby di Dischinpiazza di Modena e me ne faccio tenere da parte una copia. Questo acquisto va vissuto in modo analogico: sabato mattina si va in centro città a comprarlo!

Per l’occasione organizzo un matinée con i miei fratelli Blues. Rendez-vous in piazza Matteotti alle 10. Su whatsapp un paio di confratelli mi prendono in giro: perché incontrarci a Piazza Matteotti (piazza centralissima, ma dove non c’è tanto, nemmeno un bar)?

Ah, devo proprio spiegargli tutto. 1°: per il significa politico legato al nome di chi è intestata la piazza 2°: siamo a venti metri da piazza Duomo e dunque dal barettino dove siamo soliti fare colazione 3°: c’è qualche panchina su cui sedersi e osservare l’umanità mentre si aspettano i ritardatari 4°: ci sono alberi maestosi 5°:è una piazza un po’ sfortunata e dunque relativamente blues ed è certamente meglio quindi che quei posti da fighetti modenesi tipo i Portici Del Collegio. Quasi quasi il prossimo matinée l’organizzo in Vicolo Squallore, il cui nome dice già tutto, così i ragazzi imparano a vivere in modo obliquo le cose.

Mentre da Regium Lepidi mi avvicino a Mutina, penso all’ultimo mini sinodo mattutino…esattamente un anno fa. Non dico che sembra ieri ma al massimo una stagione fa. Sono sulla vecchia Punto di Brian, 18 anni, 91.000 km e senza radio. La Blues Mobile sta cedendo, 280.000 gloriosi km sulle spalle iniziano a farsi sentire.

E’ una mattina fresca, ma splende il sole, la mia città è sempre bella, almeno per me che non ci vivo, e ogni volta che capito in centro mi emoziono. Arrivano tutti alla spicciolata: Lollo Stevens, Livin’ Lovin’ Jaype, Liso e il Pike boy. Mi stringo a loro, sono contento che siano venuti. A questa età questi ritrovi sono essenziali per tenere a bada i blues, le paturnia, le malinconie, le paure riguardo il futuro. Ci confessiamo l’anima l’un l’altro e poi via in piazzetta Sant’Eufemia.

Mutina piazzetta Sant'Eufemia - photo TT

Mutina piazzetta Sant’Eufemia – photo TT

Jaypee ci offre la colazione; constato ancora un volta quanto sia amabile chiacchierare di rock, di blues, di costume e società, di calcio con i miei amici.

Jaypee Tim Lollo Picca - Mutina 30/4/2016 - photo PL

Jaypee Tim Lollo Picca – Mutina 30/4/2016 – photo PL

Ci incamminiamo poi in Piazza Mazzini, da Dischinpiazza. prima di entrare diamo un’occhiata alle vetrine. Constatiamo quanto siano peggiorate le copertine dei dischi. All’epoca in cui eravamo adolescenti, erano delle opere d’arte, oggi sono quasi tutte inoffensive, di cattivo gusto e realizzate male. Vogliamo parlare della copertina del nuovo di Elton John?

Wonderful_Crazy_Night

E quella dell’ultimo di Zucchero? Quella dove Adelmo fa il verso a Dr John… non sembra anche a voi che sia realizzata male, che sia inespressiva, senza dinamica, spenta?

Mutina 30-4-2016

Mutina 30-4-2016

Dare un’occhiata alle altre ci deprime, così entro, abbraccio Robby, facciamo due chiacchiere e prendo LIVE 1977 & 1979.

Bad Company Live 1977 & 1979

Bad Company Live 1977 & 1979 -photo TT

Lo metto nella borsa, voglio gustarmelo con calma a casa.

Con i confratelli ci fermiamo in Piazza Roma a fare due chiacchiere…sulle altre panchine ci sono gruppetti di giovani. Mi chiedo cosa possano pensare di noi, uomini di blues di una (in)certa età. Si renderanno conto che noi siamo loro giusto qualche settimana fa? Di cosa staranno parlando? Di ragazze e di Hip Hop e di Rap? D’altra parte noi stiamo parlando di Milf e dei TASTE…

Liso, Jaypee, Picca, Tim

Liso, Jaypee, Picca, Tim

Ci spostiamo in Piazza Grande; mentre ci incamminiamo incontriamo due nase sessantenni con al guinzaglio uno di quei cagnolini microscopici. Come cambia la società, quando eravamo ragazzi due gay di quell’età avrebbero tenuto la loro relazione nascosta, oggi (giustamente) passeggiano come una coppia qualunque.

Noto che sul portone laterale del duomo c’è un drappeggio particolare, chiedo lumi ai miei amici cittadini. C’è una sorta di giubileo, e passare attraverso quel portone significa mondare i tuoi peccati. Incuriositi io e Jaypee attraversiamo the Heaven’s door ed entriamo. Osserviamo i fedeli che con convinzione compiono il rito. Contemplo il Duomo, e  come sempre faccio il collegamento con la Abbazia di Ninetyland, le somiglianze sono notevoli.

Di nuovo in Piazza Grande, con gli amici parliamo di musica, mi scappa una madonna e qualcuno mi dice “Oh vecchio, ma come, sei appena andato al giubileo e adesso tiri una madonna?!”

Non rispondo e non approfondisco, ma a distanza di un paio di giorni mi chiedo se fosse una battuta o se davvero qualcuno dei miei amici possa aver pensato che ho attraversato il portone con intento religioso.

Torno alla Domus Saurea, pranzo, mi bevo una birra e prima di gettarmi sul divano mi bevo un Southern Comfort. Questo è uno dei momenti migliori della settimana, quando un preda alla foschia da alcol mi verso sul divano per recuperare un po’ di sonno perduto.

Riaffioro che sono le 17. Il tempo è cambiato, il cielo è scuro. La groupie mi chiede se la accompagno a Gavasseto da Mazzini, la grande realtà (20 ettari) di florticoltura, vivaismo e giardinaggio che dal 1930 opera qui in provincia di Regium Lepidi.

Ogni volta che vado mi sorprendo della grandezza dell’azienda. C’è persino l’addetto a gestire i parcheggi. Ci sono così tante macchine che sembra che stasera a Gavasseto suonino i Pink Floyd.

Mentre la groupie sceglie le piantine per l’orto, io mi concentro sui fiori, d’altra parte sono ormai diventato il blue gardener di Borgo Massenzio. Mentre facciamo un giro all’esterno nel reparto alberi da frutto poso l’occhio su un ciliegio, sul cartello appeso alla pianta vi è scritto SUNBURST…”CHERRY SUNBURST”  mi dico, dunque, alberello sei mio.

Torniamo alla Domus, inzia a piovere ma decidiamo di piantare il tutto.

Ciliegio Sunburst - orto della Saura - aprile 2016

Ciliegio Sunburst – orto della Saura – aprile 2016

Mentre sistemo i fiori nei vasi sul balcone mi chiedo se JOHNNY WINTER abbia mai fatto dei lavori del genere, mi domando inoltre cosa potrebbero pensare i giovinastri del giorno d’oggi se vedessero uno della mia età con pruriti Gibsoniani, piantare margherite e cercare di fare un po’ di ordine tra Petunie, Surfinie e Potunie … che poi sono tutte PETUNIE (così come Cascadias, Fortunia, Sweetunia, Veranda, Surprise, Sentunia), è solo che gli intelligentoni del marketing inventano questi nomi per distinguere i vari ibridi di petunie e li fanno passare per generi botanici.

Fiori alla Domus Saurea - foto TT

Fiori alla Domus Saurea – foto TT

Ecco, ho già abbastanza guai nel cercare di districarmi tra i vari nuovi modelli delle GIBSON LES PAUL che adesso vado anche ad imbarazzarmi dei vari modelli di Petunie…a som a post, siamo a posto!

Fiori alla Domus Saurea - foto TT

Fiori alla Domus Saurea – foto TT

Sabato sera, piove e fa freddo, decidiamo di non uscire, così il riposo del giardiniere stanco si materializza sotto forma di cotoletta di pelo nero pesante 7,4 kg sullo stomaco …

Palmir & Tim - Domus Saurea aprile 2016

Palmir & Tim – Domus Saurea aprile 2016

e visione del film HEART OF THE SEA – Le origini di Moby Dick.

HEART OF THE SEA

Il romanzo di MELVILLE lo lessi a militare 7 lustri fa, ed è da allora che alberga nel mio cuore. Pilastro del rinascimento americano MOBY DICK è un libro che è assai adatto all’uomo di blues che sono: avventura unita a riflessioni e ossessioni scientifiche, filosofiche e religiose. Il tutto ispirato a due fatti reali: la caccia al capodoglio albino MOCHA DICK, leviatano apparso nelle vicinanze dell’isola cilena di Mocha nei primi decenni del 1800 e l’affondamento della baleniera Essex di Nantucket, dopo lo scontro con un grosso capodoglio, nel 1820 nel Pacifico al largo delle coste del sudamerica.

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E’ così dunque che inganno i blues, e domani avrò tutto il tempo di godermi il nuovo Live della BAD COMPANY. Nantucket, good night.

NEWS: Led Zeppelin Landover 10 feb 1975 – new soundboard

28 Apr

La soundboard revolution della Empress Valley colpisce ancora, sta per uscire infatti – PER LA PRIMA VOLTA IN VERSIONE SOUNDBOARD – il concerto del 10 febbraio 1975 al CAPITOL CENTRE di LANDOVER (Maryland).

LZ 10-2-175 Landover

LZ 10-2-175 Landover 2

Fino ad oggi solo la versione audience (di non buona qualità) era disponibile.

LED ZEPPELIN - 75-02-10 Landover - photo Paul Kasko

LED ZEPPELIN – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko

La scaletta del concerto fu:

Rock And Roll, Sick Again, Over The Hills And Far Away, In My Time Of Dying, The Song Remains The Same, The Rain Song, Kashmir, No Quarter, Trampled Underfoot, Moby Dick, Dazed And Confused, Stairway To Heaven, Whole Lotta Love / Black Dog, Heartbreaker.

Di quella data esiste anche un video amatoriale:

Usciranno due versioni dello show:

una con solo i tre cd della registrazione soundboard, l’altra con sei cd: tre del soundboard e tre della fonte audience come detto già disponibile da tempo tra i collezionisti.

JIMMY PAGE - LZ - 75-02-10 Landover - photo Paul Kasko

JIMMY PAGE – LZ – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko

Benché negli ultimi anni siano stati parecchi i nuovi soundboard del 1975 ad uscire, per noi rimane sempre cosa buona e giusta e non vediamo l’ora di poterlo ascoltare.

Led Zeppelin – 2/10/75 Landover, Md – Previously Unreleased Soundboard – Empress Valley Label.

Ultra Violent Killer Droog – Extremely Ltd Ed Box Set! This 6 CD Deluxe Box with Obi includes the Landover 2/10/75 show in Complete and Perfect Stereo Soundboard and an added bonus of a wild & violent Audience source for this show to provide two completely different perspectives! !! Each CD set is housed in special paper cases with obis. The set includes three insert cards and is enclosed in an exquisite Ltd Ed box.
Hellfire Club: This Standard Edition 3 CD set features the Complete & Previously Unreleased Landover soundboard in paper sleeve Edition!
ROBERT PLANT - LZ - 75-02-10 Landover - photo Paul Kasko

ROBERT PLANT – LZ – 75-02-10 Landover – photo Paul Kasko

 

 

 

NEWS:Close to the Moon, a Piazzola sul Brenta il festival Prog Rock internazionale – 8/9 luglio 2016

28 Apr
http://www.schiolife.com

Close to the Moon, a Piazzola sul Brenta il festival Prog Rock internazionale


L’8 e il 9 luglio 2016 Piazzola sul Brenta si trasformerà nel più grande happening italiano di progressive rock. Parte infatti Close to the Moon, la rassegna dedicata a uno dei generi musicali più creativi e innovativi del secolo scorso. Concerti, mostre mercato, incontri, esposizioni e proiezioni per una due giorni assolutamente da non perdere per tutti gli amanti del prog, con i grandi e i piccoli protagonisti più ispirati degli ultimi 50 anni che si esibiranno in un territorio ricco di arte e storia.Close to the Moon presenta infatti una line up eccezionale, con in cartellone i nomi più noti della scena progressive e alcuni artisti che tornano dopo molti anni nel nostro Paese: gemme assolute e reunion speciali, che rendono la kermesse di Piazzola sul Brenta (Padova) un itinerario speciale fuori dalle rotte ordinarie. Questo il programma dei concerti:– Venerdì 8 luglio
Alan Parsons Live Project
Adrian Belew (King Crimson)
Pye Hasting (Caravan)
Focus
Hawkwind– Sabato 9 luglio
Procol Harum
Rick Wakeman (Yes)
Martin Barre (Jethro Tull)
Soft Machine Legacy + Keith Tippett
Family

I protagonisti di Close to the Moon si esibiranno su un unico palco allestito nello splendido Anfiteatro Camerini, dotato di posti a sedere e circondato dallo splendido porticato prospicente Villa Contarini a Piazzola sul Brenta.

INFO: www.closetothemoon.com / www.bpmconcerti.com – tel 0434-29001 / www.zedlive.com tel 049-864488 – www.musicalbox2-0promotion.it / Pagina Facebook: Close to the moon

PREVENDITE: Ticketone: www.ticketone.it/biglietti.html – Fast Tickets: http://www.fastickets.it/cerca.php?key=close+to+the+moon

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The Winstons: The Winstons (2016) & Roberto Dell’Era live in Siena – di Bodhran

26 Apr

Il nostro Bodharn ci parla di un gruppo, THE WINSTONS, di cui si vocifera parecchio oggi nei sotterranei musicali italiani. 

Io il panorama musicale italiano rock degli ultimi anni l’ho sempre capito poco, o meglio, ho sempre capito poco quanto esista veramente. Scartati alcuni grossi nomi che, checché se ne dica, io non riesco a considerare rock, cosa resta? L’indie, che se ne sta lì, continuamente in bilico tra i generi, sempre col timore di essere pop(olare), quasi con la paura di sfornare grandi pezzi.

Quest’anno, a smuovere le acque, è uscito l’omonimo album dei Winstons, progetto che unisce Enrico Gabrielli (Calibro 35, Der Maurer, tanti altrio, oltre all’attività di compositore di musica classica) Roberto Dell’Era (Afterhours) e Lino Gitto. È un gran bel disco rock. Con una caratteristica: che, non fosse per una produzione più pulita e per la data sulla copertina, potrebbe essere uscito a cavallo tra ‘60 e ’70, per la gioia di chi ama la psichedelia, il progressive, Canterbury e dintorni.

winstons cover

Certo non è una “novità”, ma nel rock è dal 1969 che il bello non è nella novità. È un album di genere (per chi conosce Enrico Gabrielli sa che fare i dischi di genere è un po’ una sua specialità, Calibro 35 su tutti con i loro album di colonne sonore poliziottesche) ma non fa il verso a qualcuno in particolare, fa il verso a tutto un genere. Sarà perché non sono un esperto del genere ma The Winstons mi sembra il risultato della sfida, riuscita, di “comporre musica alla maniera di” ma con idee proprie; per lo più strumentale, dentro vi si ritrova di tutto: echi di Soft Machine, ELP, King Crimson, e tanta libertà, nella composizione e nell’esecuzione. I brani cantati invece sono quasi radiofonici, ovviamente tarando tutto a 40 anni fa.

Winstons

Winstons

Per farvi un’idea l’album potete ascoltarlo qui https://thewinstons.bandcamp.com/releases

Ci tenevo ad andarli a vedere dal vivo, chi l’ha fatto mi ha detto essere un’esperienza migliore di quella dell’album, ma questa maledetta abitudine di far iniziare i concerti nei club alle 23 passate me li ha fatti perdere, anche se li avevo sotto il naso.

Nemmeno una settimana e ho saputo di una data di Roberto Dell’Era (aka Dellera) a Siena. E allora sedev’essere che sia. Di sicuro sapevo che non avrei ascoltato brani dei Winstons ma dei due album che Dellera ha all’attivo come solista: Colonna Sonora Originale, del 2011 e Stare bene è pericoloso, del 2015.

Dellera a Siena

Dellera a Siena

Sono dischi sempre dal gusto molto 60s, rispetto ai Winstons c’è meno psichedelia “estrema”, più “beat” e ricerca della melodia e, sempre secondo il mio parere, sono entrambi godibilissimi.

Il Cacio & Pere è un pub piccolo a Siena, non c’è un palco ma una piccola pedana con una saletta in cuivengono tolti i tavolini e si stringono in piedi una cinquantina di persone. Le annunciate 22.00 sforano dibrutto (davvero, qualcuno sa spiegarmi il perché? E’ solo il mio fisico che non regge più o c’è un motivo serio nel costringere chi suona e canta a mangiare prima e ad iniziare a suonare quando si rischia di essere stanchi?). Gibson con 3 pedali, ampli, un microfono e via per un’ora di fila. Sicuramente con la band i concerti sono di maggior impatto ciò nonostante è stato un bel concerto (unico neo, l’impianto: davvero troppo piccolo e inadeguato, anche per un set così minimale).

Dellera foto Beat Nic

Dellera foto Beat Nic

La dimensione così intima poi ha due vantaggi: primo, se un pezzo regge lo senti proprio se suonato “voce e chitarra”, inoltre io continuo a trovare impagabile il gusto che dà vedere suonare qualcuno da vicino, così come quello di suonare avendo il pubblico addosso e poterlo guardare negli occhi.

Qui di seguito una mia selezione per un primo ascolto di Dellera: Il motivo di SIMA, Oceano Pacifico Blue, Le Parole, Testa Floreale, Non Ho Più Niente Da Dire.

Bodhran ©2016

 

THE EQUINOX, Live al Red Mosquito, Scandiano (RE) 10/04/2016

24 Apr

Suoni alla domenica sera, hai tempo di fare tutte le tue cose con calma e dunque di non arrivare cotto al momento del concerto, deduci così di essere in forma e di fare uno show discreto ma poi, al di là delle previsioni, ti ritrovi con bioritmo musicale a livelli minimi e già stanco prima di cominciare. Buffo.

Arrivi, monti tutto l’ambaradan,

Getting Ready - The Equinox - Red Mosquito aprile 2016 - foto di AB

Getting Ready – The Equinox – Red Mosquito aprile 2016 – foto di AB

accenni al soundcheck,

Soundcheck - The Equinox - Red Mosquito aprile 2016 - foto di AB

Soundcheck – The Equinox – Red Mosquito aprile 2016 – foto di AB

e butti giù una cena veloce. Arrivano amici, conoscenti e chi è venuto lì a vederti. Bello constatare che alcune decine di persone sono lì per te.

Prima delle 21 siamo già on flight. Saura fa partire la nuova sigla, un estratto di GIOVE dai PIANETI di Gustav Holst, ti devi concentrare …  il riflesso incondizionato ti farebbe partire con il riff di CLOSER dei FIRM, ma è quello di KASHMIR che devi iniziare.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Finito il pezzo ti togli di dosso la Danelectro e t’infili quella che al momento è la tua chitarra preferita.

 

TT gear - The Equinox - Red Mosquito Scandiano - Aprile 2016 - Foto TT

Little Guitars – The Equinox – Red Mosquito Scandiano – Aprile 2016 – Foto TT

Già, è’ il battesimo del fuoco per la nuova Gibson Les Paul Traditional Cherry Sunburst. SeguonoBLACK DOG, HEARTBREAKER, DAZED AND CONFUSED

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

…tutto abbastanza bene, ma è quell’abbastanza che non ti rende contento. Pol sembra in forma, e il cantato di DAZED versione live 1973 ne è la riprova…

MMH, SIBLY, TSRTS … pur nel baito del palco riesci a distinguere la bella prova che chi è al basso e alle tastiere sta facendo, anche la groupie è in forma stasera.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya Corradini

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

GALLOWS POLE, I’M GONNA CRAWL e poi parti col riff di NOBODY’S FAULT BUT MINE. Da un tavolo partono urla. Alzi lo sguardo, alcune fighe sottolineano la scelta del pezzo con urla di approvazione. Ragazze che urlano per NOBODY’S FAULT BUT MINE, ah!

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Continuiamo con HMMT e THE OCEAN …

Poi ALL MY LOVE, FOOL IN THE RAIN e STAIRWAY. E’ la prima volta dal 1988 che la suoni senza doppiomanico. La tua bassista non è d’accordo con la scelta, nemmeno l’amico Jaypee che stasera è tra il pubblico, ma hai voluto provare. Portarsi in giro una doppiomanico è sempre una rottura, la custodia gigante, il problema dell’accordatura, il peso, il discutibile bilanciamento dello strumento… vedremo in futuro.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya Corradini

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Finiamo col trittico WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROCK AND ROLL. Lele è scatenato, buona serata pure per lui.

The Equinox - Red Mosquito - Scandiano 10/4/2016 - Foto Maya

The Equinox – Red Mosquito – Scandiano 10/4/2016 – Foto Maya Corradini

Quattro chiacchiere con amici e avventori, smontaggio, carico strumenti sulla blues mobile e in fretta ti dirigi perso il posto in riva al mondo, meglio non perdere tempo, domattina si va al lavoro. Per quanto ti riguarda nella realtà è stata una serata di ordinaria tributaggine nel cuore dell’Emilia, ma nei tuoi pensieri, prima di addormentarti, è stata just one night at Budokan. Domo arigato, Tokyo.

Led Zeppelin, Tokyo, Budokan 1971

Led Zeppelin, Tokyo, Budokan 1971

 

 

Quando muore uno come Prince (tra banalità, retorica e luoghi comuni)

22 Apr

Quando ieri sera ho saputo della scomparsa di PRINCE, subito dopo essermi rammaricato per la morte assai prematura di un artista come si deve, ho subito pensato, con fastidio, alla valanga di luoghi comuni, di banalità, di inesattezze che avrebbero invaso gli spazi social e i quotidiani.

La cosa che trovo più insopportabile, e ne ho parlato anche quando se ne andò DAVID BOWIE, è che tutti si sentono in dovere di partecipare all’isteria collettiva, anche quelli che di PRINCE hanno ascoltato solo PURPLE RAIN, di vivere per un momento della luce riflessa dall’ultimo bagliore di una stella che è implosa. Trovo il tutto vergognosamente autoreferenziale.

Prince

Perché se sei un fan in senso stretto è comprensibile, viene a mancare una delle tue luci guida, uno che senti far parte della tua vita, quasi uno di famiglia… io stesso l’ho fatto recentemente per KEITH EMERSON, ma possibile che tutti, tutti, siano fan di PRINCE e soprattutto che tutti siano fan di tutti?

La grande maggioranza dei commenti che leggo su facebook sono basati sulla formula folletto di Minneapolis=Purple Rain. Possibile che si riesca unicamente a scivolare sulla scelta più banale? A usare la descrizione più fastidiosa?

Fortunatamente non sono il solo a provare questa repulsione; su facebook leggo la considerazione di PICCA:

Prince: TAFKAF (The Artist Formerly Known As Folletto)

Soliti banalissimi e superficiali piagnistei da coccodrillo sui principali quotidiani nazionali in merito alla scomparsa di Prince. Il Corriere smolla l’insopportabile ‘icona anni 80’ (wow! ingegnoso) seguito dal disgustoso ‘folletto della musica’ (Vorwerk folletto?’) che va ad appaiarsi agli altri insostenibili nomignoli dei cantanti (Dylan il menestrello del folk, Bowie il trasformista del rock eccetera). La Repubblica invece sfagiola ‘Addio a Prince il provocatore’ (???) e nelle pagine interne defeca un ‘irriverente’ e ‘genio ribelle’ (tutti ribelli quando muoiono, anche John Denver) per poi degradare anch’essa su ‘folletto’ (se Castaldo avesse incontrato Prince, pieno di passera e attorniato dalla security, e gli avesse detto ‘ciao folletto’, la security lo avrebbe ridotto giustamente in poltiglia). Poi dicono che non si leggono più i giornali.

Ieri sera mentre cenavo (in cucina non ho Sky) ascoltavo distrattamente un Tg della Rai. Nel servizio su PRINCE si sono sentite pure queste due frasi “rock sinfonico” e  “genio e sregolatezza”. Siamo arrivati ad un punto in cui la pigrizia giornalistica (soprattutto musicale) e le inesattezze hanno fagocitato tutto.

Come diceva Daniele Luttazzi “Disgustorama!”

Al di là di tutto questo pattume mediatico rimane il fatto che a soli 57 anni se ne è andato un artista, uno dei pochi a cui questo appellativo si può applicare senza indugio. Non sono mai stato un suo fan, ma riconosco in lui un forza propulsiva notevole, un’ottima vena creativa, una superba carica da intrattenitore e una straordinaria abilità chitarristica.

Non so se PRINCE fosse un genio come dicono tutti, di sicuro so che era un musicista dotatissimo. Innovatore, sì, certo, ma non scordiamo che prese tutto da CURTIS MAYFILED.

Non essendo un fan non sono in grado di proporre un paio di video di quelle canzoni meno note ma belle e importanti, ma perlomeno non pubblico PURPLE RAIN e WHEN MY GUITAR GENTLY WEEPS (dal concerto tributo a GEORGE HARRISON) per far vedere che razza di chitarrista magnifico fosse.

Addio PRINCE.



 

Electric Wizard blues di Paolo Barone

20 Apr

Il nostro Polbi ci parla oggi degli Electric Wizard,  fautori di psicadelia pesante e oscura. Al di là di generi e gusti personali, leggere il nostro Michigan Boy è sempre educativo; quando, en passant, ci regala concetti tipo “spesso le recensioni sono mille volte più affascinanti dei dischi in questione” non possiamo che ritenerci fortunati ad averlo come corrispondente dalla motor city americana.

Ormai e’ da un po’ che sono andato in fissa con gli Electric Wizard.

Tutto e’ cominciato, per me, nel 2010. Su “Rumore” avevano pubblicato un bell’elenco dei dischi piu’ interessanti usciti nel decennio 2000/2010, e mentre cercavo qualche spunto per le mie esplorazioni rimasi colpito dalla copertina di “Witchcult Today” e dalla bellissima recensione di Claudio Sorge (al quale devo sempre tanto).

Electric Wizard Witchcult Today

Se non vado errato ancora non ero stato contagiato dal morbo di youtube, per cui prima di prendere un disco nuovo lo andiamo a sentire a cazzo di cane in rete, e decisi di rischiare qualche euro, pur consapevole che spesso le recensioni sono mille volte piu’ affascinanti dei dischi in questione. Ma di loro avevo gia’ letto da qualche parte, e questa era l’occasione per incontrarli. Non fu amore al primo ascolto.

Il disco in se era davvero particolare, con quella copertina, quella grafica e quelle foto tirate fuori da chissa’ quale film erotico horror anni settanta, ma il suono pur attirandomi non riusciva a prendermi veramente. La voce soprattutto, cosi piatta e poco “cantata”, ma anche la produzione tutto sommato troppo lo-fi per un contesto del genere. Eppure, ascolto dopo ascolto, il disco cresceva, e dopo qualche settimana ero ormai entrato nel loro mondo di rituali esoterici e marjiuana, mi ero perso in quei labirinti oscuri insieme a Liz Buckhingham uscita in carne ossa & Gibson SG, dalle pagine di Zora la Vampira. Ero entrato nel loro mondo e dopo tutti questi anni ne sono diventato un frequentatore abituale. Quando sento il richiamo e non mi vede nessuno, esco dalla porta del CBGB, nascondo la mia copia di Creem con Stones e Zeps in copertina, mi alzo un cappuccio nero sul capo, e attraverso le soglie esoteriche della distorsione per accedere in incognito nel regno degli Electric Wizard.

Poche band hanno saputo creare un universo “totale” come il loro, anche se forse piu’ che di band dovremmo parlare di Jus Oborn e Liz, unici membri stabili e menti creative.

Considerati il gruppo piu’ Heavy in giro nel nostro sistema solare, gli Electric Wizard sono senza dubbio il punto di riferimento del Doom Metal odierno, un genere che supportato da etichette come la Rise Above e festival internazionali del calibro del Roadburn, rappresenta (o forse dovremmo dire ha rappresentato, che il tempo passa veloce) una delle realta’ piu interessanti degli ultimi anni di musica rock. Figli riconosciutissimi dei Black Sabbath, Jus e Liz portano quel mondo sonoro ed estetico verso un nuovo livello. La band di Iommi viene omaggiata in mille modi assolutamente espliciti, ma mentre il suono Sabbath e’ parte del Rockblues inglese di fine sessanta, il Doom psichedelico dei nostri e’ un tutta altra bestia. Lovecraft, i fumetti e i film erotici horror italiani anni settanta, i Bikers di Altamont, le streghe hippies di qualche sinistra comune californiana alla Manson, ma anche Andreas Baader e Ulriche Meinhof, hanno un ruolo nel mondo degli Electric Wizard quasi al pari delle Gibson “diavoletto” e dei Bong di cannabis indica. Grafica dei dischi, locandine, poster dei concerti, show, video, l’opera degli stregoni elettrici non si limita alla sola musica, creando un mondo a sé stante.

Electric Wizard

Electric Wizard

La dimensione live e’ il momento in cui tutto trova il suo posto. La band e’ sovrastata e avvolta al tempo stesso da un flusso continuo di immagini fin quasi a sparire ingoiata da suoni e colori. Spezzoni di film, rituali occulti, light show psichedelici, tutto pulsa nel grande schermo sul palco e sui musicisti, con Oborn al centro della cerimonia e Liz sulla sinistra del palco, misteriosa e heavy piu’ che mai.

E’ il live che forse piu’ di tutti vorrei vedere in questo momento, e pensare che me li sono fatti scappare a Roma qualche anno fa, il fesso che sono… Possiamo ringraziare Youtube in questo caso, e la pazienza di quelli che durante tali tempeste soniche sono riusciti a filmare interi concerti. Con i fan il rapporto e’ molto stretto, non ci sono distanze da rockstar e in questo caso parlare di una comunita’ in cui i musicisti sono una parte del tutto ha ancora un senso, anche grazie alla rete.

Non fanno troppi tour gli Electric Wizard, e la loro e’ diventata ormai una produzione di medio grandi proporzioni, basti pensare che l’anno scorso il loro tour americano e’ andato tutto sold out in prevendita dopo qualche settimana, e non parliamo piu’ di piccoli club da trenta persone. Ad agosto saranno nomi di punta insieme ad Alice Cooper del festival Psycho Las Vegas, avvenimento di punta dell’estate Heavy statunitense e insieme a poche altre apparizioni europee, il 2016 live dovrebbe essere tutto qui.

La discografia della band si divide essenzialmente in due fasi. La prima in cui i nostri erano un trio e creavano un sound possente e oscuro, in qualche modo legato a cio’ che succedeva in contemporanea oltreoceano, Sleep in primo luogo, ma senza dubbio piu’ cupo ed esoterico. Di questo “ Dopethrone “ viene unanimamente considerato il vertice creativo, dal quale ancora viene riproposto diverso materiale nei live.

La seconda fase invece coincide con l’ingresso nella band della seconda chitarra, Elizabeth Buckingham dagli Stati Uniti. Gli Electric Wizard diventano l’affascinante opera d’arte oscura totale, di cui abbiamo detto finora. Il disco chiave sara’ “ Witchcult Today “ a partire dalla copertina e foto interne, per proseguire in tutti i solchi del vinile che piu’ nero non si puo’, per proseguire poi con Black Masses e Time to Die, intervallati da un ep dal titolo straordinario “ Legalize Drug and Murder “, uscito in vinile e cassetta (!) con una diversa grafica.

Se avete bisogno di un po’ di sano lato oscuro, pescate uno di questi titoli, e perdetevi pure voi in questi vortici. Stones e Zeppelin vi aspetteranno senza dubbio, e saranno ancora raggi di sole.

 

 

 

LOREDANA BERTÈ “Traslocando – E’ andata così” (Rizzoli 2015) – TTTTT

18 Apr

Qui sul blog di LOREDANA BERTÉ abbiamo parlato un paio volte…

https://timtirelli.com/2014/03/05/loredana-berte-live-a-bologna-europauditorium-3-marzo-2014/

https://timtirelli.com/2013/09/08/loredana-berte-live-al-festival-dellunita-reggio-emilia-campovolo-6-settembre-2013-ttttt/

e ritorniamo a farlo oggi per dire due cose sulla sua autobiografia uscita poco fa.

lOREDANA BERTé TRASLOCANDO è ANDATA COSì

Fin dalle prime pagine si rimane basiti e attoniti, la cruda descrizione di certi episodi famigliari è senza filtro, senza appello, definitiva. Capisci subito che tipo di biografia sarà. Loredana rimane se stessa sempre e comunque, e questo rende questo libro sublime. Come tutte le biografie delle Rockstar, i dati tecnici e i riferimenti temporali sono fuori fuoco (ad esempio se erano gli anni di Demis Roussos, degli Animals, di Demetrio Stratos, e dei Beatles, non potevano contemporaneamente essere anche quelli dei Ramones), ma poco importa, quando una rockstar decide di essere onesta e sincera il racconto che ne scaturisce è  sempre interessante e divertente.

E allora via tra gli anni sessanta, la Rai, Mita Medici, Adriano Panatta e Mick Jagger, storie tutte godibilissime.

Ad un certo punto parla di Lucio Battisti “Un ragazzo semplice, onesto, molto innamorato di sua moglie, e, a differenza di chi collaborava con lui, in apparenza quasi estraneo all’enfasi creativa che lo circondava”  e la mia stima per Loredana aumenta di una spanna: aver colto la fuffa dell’estasi creativa le dà un credito illimitato presso di me. Non sopporto chi si riempie la bocca con il concetto di “creatività” e chi si comporta di conseguenza, è un’isteria che ha ben poco di artistico.

Loredana narra gli episodi con un candore dissoluto e preciso…la colonia estiva a cui era obbligata ad andare era “un rottura di coglioni lunga un mese, con la maestra di turno e le suore del cazzo”, l’ incontro col quel “guerrafondaio” del presidente americano George Bush, le vicissitudini del suo rapporto con Bjön Borg del quale mette a nudo la personalità disturbata e l’ omosessualità, la rottura del suo rapporto con l’amico di sempre Renato Zero (“se uno mi ha fatto una mascalzonata, perchè cazzo lo devo perdonare”).

Prima di trovare pace, rispetto e sicurezza nel management che la segue in questi ultimi anni, cadde nelle grinfie di certi personaggi (che poi diventarono presidenti del Kosovo) che la fregarono in toto e che lei qui nel libro cita senza nessuna paura.

Le affinità elettiva si fanno concrete quando leggo che“Bergoglio, il papa argentino di cui sono tutti entusiasti non mi dà nessuna emozione” e che ha voluto la parabola satellitare con CHE GUEVARA in effigie.

Al di là di questi semplici episodi, lo spessore del libro sta nel carattere sincero del resoconto di una vita piena di insidie spesa a folle velocità, alla capacità atavica di superare tragedie e episodi violenti, alla forza vitale ed ancestrale che la Berté ha dentro di sé.

Il libro l’ho letto in un giorno… scorrevole, divertente, amaro, vivo. Living Loving Lori.

SINOSSI:

“Sono cresciuta con la regola del niente. Niente giocattoli. Niente bambole. Niente regali. Niente ricorrenze. Niente di niente.” È così che può iniziare una vita, in fuga da una stanza senza quadri alle pareti, da una casa senza dolcezza, senza amore, senza infanzia. E allora la voglia di libertà diventa più forte di tutto, più forte del ricatto e di qualsiasi convenzione. Così cominciano le bravate di chi è costretto a rompere le regole con l’esagerazione, gli anni del terzetto Loredana, Mimì e Renato in perenne scorribanda per Roma, in fuga dagli alberghi, calandosi dalla finestra con le lenzuola annodate perché i soldi per pagare il conto non c’erano. Finché arriveranno, inaspettati, i primi successi, Sei bellissima e Non sono una signora, gli incontri straordinari, l’America di Andy Warhol e ritorno. Il grande amore per un bel tennista svedese e il disastro di un altro sogno infranto. Sempre in guerra, sempre in cerca di altri voli. Ma quale musica leggera! Il palco più difficile è quello di Sanremo, nel 1997, quando Loredana salirà per cantare Luna, per urlare all’Italia dei canone-paganti la rabbia e il dolore per la morte di Mimì, la sorella maggiore che aveva cercato di proteggerla dall’inferno dell’infanzia e che nessuno era stato in grado di proteggere dalla vita. Sono gli anni del buio, della solitudine che fa più paura, del dolore che spezza il fiato. Se la vita non ha fatto sconti a Loredana, lei non fa sconti in questo racconto, in cui resti- tuisce tutta la brutalità e l’esuberanza della sua vita in perenne ribellione, sempre in bilico tra la tragedia e la farsa.