Il gatto e la volpe: storia di vita e di morte

12 Gen

Domenica mattina ore 6, lei si alza per dare da mangiare a Palmiro, il gatto nero che vive, mangia e dorme con noi, poi torna a letto e si riaddormenta. Io mi sveglio un po’ più tardi a causa di rumori che sento sempre più distinti. In inverno di solito altre due gatte, degli altri quattro che abbiamo, dormono in casa, magari sono loro che fanno le matte, ma poi elaboro il fatto che ieri sera sono uscite entrambe. Sento del trambusto sul terrazzo (collegato al cortile con una scala). Immagino siano i gatti che si azzuffano come ogni tanto fanno. Cerco di rimettermi a dormire.

Il trambusto continua, e si fa intenso. Palmiro corre verso la porta e subito ritorna da noi sul letto, spaventato. Strano, non si direbbe ma Palmiro è una gatto molto coraggioso ed è sempre il primo ad avventarsi contro gatti forestieri che tentano di avvicinarsi. Preoccupato mi alzo, sono le 6,50. Apro la porta, è buio pesto, sul terrazzo non c’è più nessuno; Raissa, la gatta madre degli altri tre, si intrufola in casa spaventatissima, strano…anche lei è sempre la prima ad accorrere in aiuto dei suoi figli.

Sento nel prato intorno alla casa un gatto che lotta furiosamente contro quello che penso sia un cane. Lancio un paio di urla che però non sortiscono nessun effetto. Sento ringhiare in modo spaventoso, sento le urla disperate di un gatto. Sono ancora imbambolato, in pigiama e ciabatte, non è il caso che scenda nel buio in quelle condizioni ad affrontare quello che penso sia un cane lupo.

Torno dentro, rifletto un momento, mi metto un giubbotto, infilo le Clarks, prendo la mazza da baseball e scendo. Si è sveglia anche lei, prende una torcia e mi segue. Avanziamo insicuri nel cortile, non si vede nulla. Ho i sensi all’erta e la mazza ben stretta tra le mani in caso mi trovassi davanti un cane rabbioso. Ci inoltriamo nel prato, la torcia illumina quel che può, faccio qualche metro verso il punto in cui sentivo ringhiare e miagolare e scorgo qualcosa a terra. E’ il corpo di un gatto. Subito penso sia la più piccola, ma ben presto ci accorgiamo che è Pato, il grosso maschio.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

Ci avviciniamo, ha ferite sul petto e sullo stomaco, guardiamo meglio, è morto. Mi soffermo sul suo muso. Lei inizia a singhiozzare. La rimprovero all’istante, non mi sento sicuro, dobbiamo stare all’erta, non è il momento per la tristezza. Scruto la campagna, tutto tace. Prendo un sacco, vi infilo Pato e lo adagio su di una vecchia carriola. Il pensiero ora va altre altre due gatte, saranno state attaccate anche loro? Giriamo intorno a casa, ma è ancora buio, non scorgiamo nulla.

Rientriamo. Facciamo colazione mentre la mestizia scende inesorabile. Comicio a sentirmi in colpa, fossi stato più reattivo, coraggioso e pronto forse Pato sarebbe ancora vivo. Il sole sorge verso le otto. Mi vesto e scendo a seppellirlo. Scavo una fossa là sotto i frassini, arriva anche lei a darmi una mano; prendo il corpo di Pato, lo avvolgo con dolcezza in un mio vecchio foulard, lo poso nella terra e lo ricopro con cura.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

Inizio a sciogliermi e a farmi riflessivo. Cosa può essere stato? Un cane, uhm, difficile, molto più probabile sia stata una volpe, dalle nostre parti ne sono state avvistate parecchie. Vicino a dove abitiamo c’è una grande stalla, in uno dei capannoni delle balle di fieno vi sono parecchie tane. Iniziamo a fare una ricerca in internet riguardante le volpi. Cacciano di solito due dopo il tramonto fino all’alba, tutto coincide. Pato però era un gatto massiccio, con una gran forza, possibile che una volpe sia riuscita a stenderlo in pochissimi minuti? Metterlo nella gabbietta quando si trattava di portarlo dal veterinario era sempre una impresa e ogni volta riflettevo sul suo vigore, sulla sua forza.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

Torno all’idea di un cane, magari un grosso randagio, penso addirittura ad un lupo, ma qui in pianura non ve ne sono. Ritorno all’ipotesi più probabile, una volpe. Forse più di una. Forse si è avventurata sin sul nostro terrazzo (dove ogni tanto lasciamo del cibo per i gatti), Pato deve averla notata e si è fatto avanti a difendere il suo territorio, deve essere andata così d’altra parte dei quattro gatti che vivono fuori è stato proprio il maschio a morire. Poco dopo si rifanno vedere le due femmine rimanenti. Una si era rifugiata nel fienile che abbiamo dietro casa, l’altra chissà dove. La domenica passa con una cappa di cupezza addosso. Il senso di colpa persiste, non c’ero quando aveva bisogno di me.

Giro per il cortile, mi manca già. Pur essendo una gatto abituato a stare fuori e dunque praticamente selvatico, mi riconosceva come maschio di riferimento. Ogni tanto entrava in casa a mangiare, e quando gli dicevo “giù, Pato, giù” si sdraiava per terra un po’ diffidente e si lasciava accarezzare (addirittura anche sulla pancia). Ogni tanto mi dava qualche morsichetto affettuoso tanto per dirmi “attento Tyrrell, non esagerare”, ma alla fin fine, a volte, si lasciava anche prendere in braccio.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

In un primo momento avrei voluto trovare quella volpe e dargliene quattro, ma una volta tornata la razionalità capisco che sono discorsi senza senso e  vergognosi. La volpe fa la volpe, ed è giusto sia così. D’altra parte i nostri gatti a volte catturano delle lepri e se le mangiano, qual’è la differenza?

Le tragedie del mondo sono altre, non va persa di vista la giusta prospettiva ma nel nostro piccolo universo è indubbio che la perdita di Pato è dolorosa. Chi non vive con animali non può comprendere appieno e giudicherà melense queste frasi, ma per noi che lo abbiamo visto nascere, che lo abbiamo accudito, nutrito, che gli abbiamo lasciato la massima libertà di movimento e che lo vedevamo tornare ogni sera verso casa, la sua perdita è un peso. Eravamo e siamo un nucleo di mammiferi di specie diverse che vivono insieme, certi legami diventano profondi, anche con un gatto “selvatico” come Pato. Pure gli altri gatti stanno vivendo un momento strano,  sarà anche suggestione ma paiono spaesati, increduli… lo cercano ma non lo trovano più.

Dovrò abituarmi a non vederlo più in giro, a non ridere più di quella sua espressione attonita,  a non baciare più quel suo bel musone, a non sfidare più la sua pazienza per accarezzargli la pancia.

Addio Pato, amico mio, mi mancherai.

Il gatto Pato, giugno 2008 - foto TT

Il gatto Pato, giugno 2008 – foto TT

 

News: THE EQUINOX live at Bottega Dei Briganti, Montecavolo (RE) 20/01/2016

11 Gen

Mercoledì 20 gennaio 2016 ore 21,45 BOTTEGA DEI BRIGANTI, Via Salvador Allende 1/A, OROLOGIA di MONTECAVOLO (RE)

THE EQUINOX locandina Bottega dei Briganti 20-1-2016

Blog musicali and other assorted blues songs

7 Gen

In questi ultimi giorni ho letto un paio di interviste niente male: una a Max Stefani (rilasciata il 21/12/2015) e una a Riccardo Bertoncelli. Max mi è piaciuto quando gli è stato chiesto di citare qualche gruppo o artista sopravvalutato, ha tirato fuori nomi senza tante storie. Bello vedere qualcuno a cui non frega nulla di essere politicamente corretto, citare nomi di gruppi “intoccabili”e spazzare via cliché consolidati da decenni. (Chi fosse interessato la può trovare sul profilo facebook di Stèfani).

Leggere Bertoncelli è interessante, ti mette alla prova, ti fa confrontare con te stesso. Spinto dalle sue parole ho provato a dare un’occhiata a qualche blog prettamente musicale pubblicato sulla rete italica, alcuni dei quali premiati come migliori blog musicali italiani. Ho tentato, ma non ce la faccio, non riesco ad andare oltre i due o tre articolini. Una noia assoluta. Sarò io che sono arrivato al capolinea, lo so, ne ho discusso recentemente anche con Paolo Lisoni, ma leggere quella roba è un fastidio per me. Quei giornalisti che usano verbi tipo “sciorinare”, quei compitini perfetti che parlano di soggetti perfetti per l’intellighenzia Rock nostrana, quell’essere trasversale tanto da far capire che si può scrivere sempre e comunque di qualsiasi corrente del Rock, di qualsiasi gruppo e di essere credibili (cosa che invece capita a pochissimi).

Mi chiedo a cosa sia dovuta questa mia repulsione che arriva come un onda su qualsiasi tipo di blog musicale che io cerchi di affrontare…quelli che “i Dead, Tom Petty e il castamasso della Cesira”, quelli che il metal, quelli che il punk Rock inglese, quelli che il prog, quelli che il jazz, quelli che il blues… Possibile che sia davvero io a non sopportare (quasi) più nulla di scritto a proposito del Rock e della musica? Ci sarà di sicuro qualcuno che penserà la stessa cosa delle frasette sghembe che scrivo a proposito dei soliti quattro artisti su questo blog miserello, e allora? Sono snob a tal punto da non gradire nulla scritto da altri? No, cazzo, mi emoziono quando leggo le considerazioni musicali di qualche bel delinquente del rock and roll che conosco e di cui non faccio il nome, ma allora cos’è? C’è una sorta di idiosincrasia verso il 95% di quello che leggo, in Italia, a proposito del Rock. Sono io ad essere alla frutta, lo è il Rock o semplicemente mi sto trasformando in un vecchio brontolone?

Smetto di scervellarmi, passo ad altro, ad esempio alle due compilation di registrazioni casalinghe di MICK RALPHS pubblicate gli anni scorsi dalla Angel Air. Basta guardare le cover dei cd per capire il livello, ma che ci volete fare, I love this man.

mICK rALPHS CD

Un paio di settimane fa sono stato a pranzo da mia zia, si parlava della stirpe Tirelli, saltano fuori alcune foto, una del padre della madre di Brian, mio bisnonno quindi. Tal Luigi Brini, nato nel 1880 e morto a 25 anni di peritonite o qualcosa del genere. Suo padre (o suo nonno) doveva essere austriaco, o perlomeno così vuole la storia della famiglia. Avevo forse visto la foto in passato, ma solo oggi la imprimo nel mio dna. La invio a mia sorella. Risposta “quanto gli assomigli!” Gli assomiglio? Ma dove? Guardo meglio e, sotto al primo strato superficiale, mi vedo. Stessi occhi e sopracciglia. Quello sguardo blues, quell’intenzione sveviana, kafkiana, (crowleyana?) … non c’è dubbio: sono suo bisnipote.

Faccio vedere la foto a Brian e dice “sei te, Stefano”; certo, un vecchio con l’alzheimer non è propriamente attendibile, ma dopo tutto è mio padre e quando risponde di getto senza a pensare spesso ci prende. Faccio vedere la foto alla groupie e mi dice “sì, vieni da lì”. Ho sempre pensato di essere una sintesi dei Tirelli e degli Imovilli e invece eccola qua la mia Brini legacy.

Luigi Brini, bisnonno - Foto Fantuzzi RE

Luigi Brini, bisnonno – Foto Fantuzzi RE

 

Luigi Brini, bisnonno 1880-1905 - Foto Fantuzzi RE

Luigi Brini, bisnonno 1880-1905 – Foto Fantuzzi RE

JOHN PAUL JONES compie 70 anni, la cosa mi inquieta. PAGE ne fa 72, ho ormai elaborato che le mie figure di riferimento ormai sono dei vecchi con o senza fascine di arbusti sulla schiena, ma che anche JONESY abbia raggiunto the big 7 fa impressione.

Continuo ad essere impelagato con le serie Tivù di SKY. La V stagione di HOMELAND (serie di cui ormai anche PICCA è prigioniero), la III di THE AMERICANS, la II di FARGO e LILYHAMMER. Mi sono dato a quest’ultima da poco, ho scaricato le prime due stagioni su Sky on demand e mi sono messo a guardarla. Mi divertono le storielle del mafioso LITTLE STEVEN, crude e strambe con una vena comedy. L’ironia sul welfare e sull’atteggiamento politicamente corretto norvegese è uno spasso, quasi tutti i personaggi autoctoni paiono sciocchi e con deviazioni varie. Adesso ne è arrivata un’altra, FORTITUDE, anch’essa ambientata nell’estremo nord. Questa è una tendenza che si sta allargando a macchia d’olio. FARGO, LILYHAMMER, FORTITUDE, film tipo HEADHUNTERS (tratto dal romanzo di Jo Nesbø), IN ORDINE DI SPARIZIONE… comune denominatore i ghiacci, siano quelli del Minnesota, della Scandinaviar o beyond.

Sarà un caso ma dal cofanetto di BERNSTEIN pesco il cd riservato a EDVARD GRIEG…

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Mi trastullo anche col box set dell’ ALAN PARSONS PROJECT. Da giovane lo snobbavo, lo consideravo easylistening, ma ora da uomo di blues di una incerta età, con i confini dell’essere esigente più sfumati, mi godo questo Rock sinfonico leggerino con piacere, se poi alla voce c’è JOHN MILES ancora meglio…

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Lo stereo della blues mobile passa ASHES & DUSTdi Warren Hayens, una piacevole sorpresa per me che non sono mai riuscito ad apprezzare del tutto questo chitarrista.

Gli ultimi arrivi, grazie al gift voucher di amazon che un caro amico sempre troppo generoso mi ha fatto per natale, sono: il bluray e il cd QUEEN – A Night At The Oden (la leggendaria performance al teatro coperto del quartiere martellaio di Londinium della vigilia di natale del 1975), i due cd di MICK RALPHS di cui sopra, l’album DERRINGER BOGERT & APPICE e la deluxe edition dell’album dei GRT (S.HOWE & S. HACKETT). QUEEN a parte, devo avere qualche disfunzione musicale anche perché a questi nomi assai discutibili per la stragrande maggioranza dei critici Rock italiani, aggiungo l’ultimo soundboard, arrivato via wetransfer dal nostro uomo a Helsinki, dei FIRM, il gruppo di PAUL RODGERS con LEOPOLD alla chitarra…

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L’INTER torna a vincere, a fatica, in casa dell’EMPOLI e mantiene la prima posizione in classifica. Rimango perplesso benché ancora fiducioso.

Pago multe (180 euro e tre punti in meno sulla patente per aver viaggiato ai 72 kmh sulla circonvallazione di Stonecity), osservo quel po’ di neve scendere sulla pianura, guardo CARLO VERDONE (sul suo profilo FB) fare gli auguri a suo cognato mimando FOUR STICKS dei LZ versione ROLLINS BAND, mi chiedo se sia il caso di comprare un registratore multitraccia 24 piste della TASCAM, favoleggio l’acquisto di una LES PAUL STANDARD cherry sunburst (o sunburst), mi interrogo sul mio futuro, insomma blueseggio come al solito. Happy new year Tim Tirelli.

Domus Saurea gennaio 2016 - foto TT

Domus Saurea gennaio 2016 – foto TT

 

 

 

 

 

GRATEFUL DEAD’S Sunshine Daydream di Giancarlo Trombetti

3 Gen

Giancarlo Trombetti mi ha commosso con questo pezzo, i DEAD sono il mezzo, il fine è la nostra idea di Rock, quello che non è solo genere musicale. Il blog chiude e inizia bene l’anno con le firme di due special guest che ci onorano con la loro presenza, Barone e Trombetti appunto, nella speranza che anche gli altri due ci regalino qualcosa presto. Buona lettura.

Ci sono occasioni in cui riflettere di musica, della nostra musica, ci porta lontano. Molto di più di quanto vorremmo o spereremmo di fare se solo scegliessimo di intraprendere una riflessione comune su un argomento importante, condiviso.

A me, sarà l’età, saranno le situazioni, accade sempre più spesso quando sono solo, quando, anche occasionalmente, mi metto a seguire il filo di un ragionamento, talvolta vago, illogico e privo di un suo scopo preciso. Mi accade quando guido e ascolto la mia musica da solo, mentre mi scorre la strada sotto al sedere…un po’ come nell’ Illogica Allegria di Gaber, oppure mentre mi dedico ai lavoretti in campagna, o quando – tralasciato per un paio d’ore la perdita di tempo dei social, spenta la televisione, messo da parte il libro, scelto di non scrivere ulteriori sciocchezze per gli altri che tanto finiranno per non capirne il senso perché comprendersi è diventato sempre più difficile, mi sdraio sul mio divano e ascolto quello-che-ho-scelto-accuratamente-di-ascoltare. Ed è lì che la mia mente alla Homer Simpson mi parla, costringendomi, spesso, a prendere appunti per ricordare cosa mi stia dicendo, sperando nella mia attenzione.

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Noi musicofili siamo l’ultima frontiera della discografia. Siamo l’ultima speranza, l’ultimo target cui tentare di continuare a vendere quegli oggetti circolari; che siano neri o meno poco importa. Noi sbuffiamo, ci diciamo che siamo stufi, lo scriviamo e lo giuriamo ad amici e fidanzate. Poi, alla prima occasione, decidiamo di nuovo di trovare un budget ed uno spazio per l’ultimo oggetto. Che sappiamo benissimo che non sarà mai l’ultimo, almeno finché saremo in grado di stare in piedi da soli davanti a un banco-contenitore.

Avevo resistito per un paio d’anni, leggendone qua e là, anche perché pur essendone un appassionato estimatore, grazie a Dio non sono mai diventato un fanatico collezionista del live dei Grateful Dead. E meno male: avrei già dovuto fare a meno della mia auto solo per comprare i centoquaranta – dicono, ma secondo me è stima al difetto – live, box, cofanetti del gruppo di Garcia. Poi un amico mi manda una foto sul cellulare; l’interno di “Sunshine Daydream”, cofanetto di tre cd ed un dvd, uscito per la Rhino. All’interno una frase cui nessun appassionato avrebbe mai potuto resistere: “Veneta è senza dubbio, e di gran lunga, il concerto più richiesto di cui abbia mai sentito parlare – scrive l’estensore delle note. Ho ricevuto una quantità di email dai Dead Heads, con suggerimenti e richieste, ma le richieste del concerto del 27 agosto del 1972 sono costanti.”.  Segue accurata spiegazione.

Grateful Dead sunshine daydream

Ma sarebbe stato più che sufficiente questo a convincermi. Così mi sono ritrovato con quel box in mano e dedicato all’ascolto, ho compreso perché, effettivamente, ci fosse un qualcosa di speciale, in quella sera. Un Jerry Garcia particolarmente ispirato e molto spesso attaccato alla scatolina del wha-wha, una cosa non particolarmente comune; un Phil Lesh debordante, una ritmica veramente dedicata al cesello di supporto alla solista, la scelta delle canzoni… bello. Possiedo molte cose dal vivo dei Dead, ma questa, in effetti mi pareva e mi pare più che meritevole.

Ma non avevo mai avuto voglia di mettere su il dvd. La musica mi ha sempre più catturato delle immagini…anche quando ero io a farle produrre.

Errore gravissimo. Cui la mano fatata del destino ha deciso di por fine stamattina, in un momento di pioggia e di assoluta mancanza di voglia di fare qualsiasi altra cosa.

No, niente effetti speciali, nessuna regia creativa, nessuno di quei mille trucchi cui Scorsese o i registi più prossimi al rock ci hanno abituato. Esattamente il contrario. Un filmato che probabilmente nessuno di noi girerebbe mai con il suo telefonino sapendo fare di meglio, come inquadrature e qualità; una ripresa amatoriale di quello che, per la città di Veneta, Oregon, era probabilmente un avvenimento fuori da comune. Una grande band in un campo nel mezzo di un bosco in una calda sera d’estate.

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Ed è così che la semplicità di quei minuti iniziali mi strappano dalla freddezza della mia era e mi gettano a forza all’interno di una stringa temporale che mi circonda di quello che era l’America dell’inizio degli anni settanta. Una manciata di ragazzi a torso nudo, capelli lunghi, barbe e baffoni, segano, martellano, assemblano un palco quantomeno improbabile, un palco su cui nemmeno l’orchestrina di paese avrebbe il coraggio di montare. Un albero, quasi sicuramente un abete, viene trascinato insieme ad altri, per costituire l’ossatura di un tavolato che viene circondato da una rete da polli che separerà il gruppo dai 20.000 (…ma chi è stato lì a contarli? Si domandano i titoli di coda) ragazzi del pubblico. C’è voglia di Woodstock, ci sono bambini nudi che giocano con i cani, ragazze seminude e ragazzi decisamente nudi. Non c’è il fango del terzo giorno di tre anni prima, ma ci sono facce bellissime. Ci sono espressioni pulite, occhi vivi, speranze, desideri. C’è una gioventù meravigliosa, come adesso, a noi anziani, non capita più di vedere in giro. C’è semplicità e voglia di stare insieme, senza nessun dogma, nessuna bandiera, nessuna bugia. Ci sono ragazzi e ragazze che scoprono note che li tengono insieme e che sembrano promettergli che tutto quello che non va sta per essere sanato. Sì, certo, si vedono oggetti da fumo delle forme più svariate, soggetti visibilmente poco lucidi, c’è Ken Kesey che circola e ancora, forse, crede che negli acid tests siano nascoste le porte della percezione. Ci sono sei musicisti su un palco sgangherato che se solo scendessero in mezzo alla gente non si distinguerebbero dalla folla. Sono tutti uguali : un gruppo già al sesto anno di carriera e in crescita esponenziale e il suo pubblico. C’è la possibilità di capire, dopo pochi secondi, che quello che davvero contava – un mio vecchio discorso ricorrente, lo so – era “la Musica”. E con jeans e magliette non esisteva necessità di una uniforme.

Un telo in apparente plastica copre malamente la zona del piccolo palco e gente va e viene dal medesimo; una bambina dai capelli lunghissimi inclusa. Alle spalle del gruppo, appollaiato su un palo, un ragazzo completamente nudo balla tutte le canzoni e se ne stacca solo per applaudire. Nessun regista, nessun assistente a toglierlo dall’inquadratura.

Sembra di essere spettatore di riprese aliene, non di questa Terra. La certezza la si ha quando, in un piccolo contributo girato a bordo di un bus colorato con le bombolette, attraversiamo la città, diretti al bosco di Veneta…sa Iddio come controllato nelle entrate e negli accessi. La gente per strada, che si gira a metà tra disgusto e curiosità, è la tipica gente americana dei sessanta che non sono ancora spariti, laggiù nell’Oregon.

L’America dei film in bianco e nero, quella che noi…lo capiamo esattamente in quella visione, in quel momento, in quei pochi secondi rivelatori…non capiremo mai. Noi, di quella gente, di quella cultura, di quegli anni, è cosa certa, non capiremo mai niente, anche se guardando quei ragazzi avremmo assolutamente desiderato essere lì, nei nostri sedici, diciassette anni.

Avremmo voluto essere in mezzo a quella moltitudine di belle facce, bei fisici, non ancora obesi e sovrappeso come l’America degli anni a venire, avremmo voluto toglierci la maglietta e stare in piedi a guardare lo spettacolo della musica e di una generazione che ci ha mangiato la pappa in capo senza aver avuto un briciolo della cultura e del glorioso passato che noi abbiamo vantato. Una generazione che con nulla ha cambiato ANCHE il nostro mondo, anche se poi c’è stato chi, bravissimo, li ha cancellati vendendogli una libertà invendibile. Non particolarmente diversa dalla nostra, ottenuta con altri percorsi ma altrettanto fallimentare.

Avremmo pagato qualsiasi cosa per essere lì e capire la lezione della musica prima che il Grande Mercato ce la rivendesse, prima che cappellini, tagli di capelli, giacche e uniformi ci rendessero tutti uguali. Prima delle grandi amplificazioni, dei palchi da Guerre Stellari, prima delle luci, di quelle luci com-ple-ta-men-te assenti su quel palco, tant’è che la registrazione termina con l’arrivo del buio, quando il gruppo sarebbe andato avanti per altre due ore, ma lontano da quelle telecamerine amatoriali. L’ultimo brano del video ci mostra il tramonto, con la voce di Donna Jean che ci abbraccia e ci chiede cantando “Sing me back home”….un groppo alla gola.

Mentre dal palco volano note assolutamente affascinanti, suonate da sei ragazzi che sono quanto di più lontano possiamo immaginare da quella iconografia rock e dalle sue pose. Statici, attenti, sorridenti, sereni, come avremmo voluto essere noi, esattamente in quegli anni.

Ecco sia benedetta la passione di chi ha recuperato quel concerto e quell’oretta di immagini, tanto simili a Bethel e al tempo stesso così lontane. Testimoni di un’era temporale che non potremo mai più rivivere né comprendere.

Qualsiasi cazzata ci venga suggerito di leggere.

Giancarlo Trombetti©2016

 

INTERVALLO: BAD COMPANY “Budgie” (1977 instrumental unreleased track)

1 Gen

Se il buon anno si vede dal mattino direte voi…che ci volete fare questo è un blog blues e trovo sia inevitabile iniziare l’anno con un oscuro inedito (strumentale) apparso su uno dei due cd compilation di  home recording di MICK RALPHS, una delle nostre guiding light. Che la nuova stagione vi sia propizia.

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Mick Ralphs That's Life Mick Ralphs That's Life

 

 

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO – Un natale da gatti

30 Dic

Gli umani sono strani, per il solstizio d’inverno mettono in scena un teatrino davvero singolare: iniziano a portare in casa degli alberi, ad addobbarli con delle palline, ad accendere lucine a intermittenza, a ricostruire scenette di eventi immaginari con capanne, muschio e palme, a mettere pacchetti sotto l’albero; non bastasse pretendono che noi gatti si faccia i bravi e si eviti di disfare tutto…io tengo a freno l’istinto perché ho compassione di Tyrrell e la Terry, però…

Domus Saurea late december 2015

Domus Saurea late december 2015

Anche noi gatti festeggiamo il solstizio d’inverno, ci accorgiamo delle impercettibili differenze di questi giorni che tornano ad allungarsi e così ringraziamo il Sol Invictus, il dio sole, l’unico che in qualche modo consideriamo; non siamo così folli da pensare che ci sia un dio gatto, né tanto meno crediamo negli dei degli umani, né nel dio cane, quello dei nostri avversari da cortile, e così via. A noi poi basta un leggero strofinamento del muso per augurarci il meglio per la nuova stagione.

In questi giorni di festa con Tyrrell a casa me la spasso: stiamo a letto accovacciati l’uno vicino all’altro fino alle otto, poi facciamo colazione e quindi mi dedico alla mia sgambettata mattutina, anche se devo dire che in inverno non mi piace stare fuori, troppo freddo e l’erba umida che mi bagna la pancia, così dopo mezz’oretta sarei già pronto per rientrare in casa, ma se Tyrrell è intento a suonare o ad ascoltare qualche disco e non mi vede attraverso la porta di vetro, io mi rifugio in garage insieme alla mia amica amica Ragni…

Garage blues - Domus Saurea late december 2015

Garage blues – Domus Saurea late december 2015

 

…quando finalmente Tyrrell viene alla porta e mi chiama  io mi getto a pietto sulla scala ed entro in casa…

e mi metto ad asciugare dinnanzi alla stufa…

Domus Saurea late december 2015

Domus Saurea late december 2015

Tyrrell poi mi viene vicino, mi bacia, mi osserva, mi scruta…certo che alcuni umani per noi gatti hanno una passione davvero forte. Anche io soppeso il mio umano in questi giorni, lo vedo stare a stento in equilibrio tra gioia e malinconia, spesso precipita verso l’abisso del blues e tocca a me tirarlo su. Guarda se mi doveva capitare un umano con questa inclinazione… d’altra parte uno che per natale si autoregala il box set SOUND TRACK di quello stregone di JIMMY POIGE, una maglietta del “caprone” (come lo chiama la Terry) e si scambia suggerimenti crowleyani con Picca circa i regali da fare il prossimo anno, è chiaro che poi ha il blues…

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Immaginette sacre: AC

Immaginette sacre: AC

Però poveretto, a volte il blues è davvero feroce. Sentivo che raccontava alla Terry che in occasione del “sinodo” – come chiama lui le cene che ogni tanto organizza con gli illuminati del blues – del 21 dicembre è successo qualcosa di spiacevole; si era ritrovato con i suoi amici in un agriturismo nascosto tra gli alberi del St. Ambrogio bridge, lì nel riverside del Panàro, un posto adatto alla combriccola, in sintonia con l’iconografia dell’Emilia contadina del passato…

agriturismo Peri al verde - St. Ambrogio Bridge

agriturismo Peri al verde – St. Ambrogio Bridge

… una bella tavolata di amici, cena a menù fisso, mica roba per vegetariani, celiaci, fighetti da brodo: salame, tortelloni, gramigna con la salsiccia, cotechino, arrosto, lambrusco. Si scherza, si parla di musica, di calcio, di fighe, di massimi sistemi (che io – da gatto – devo ancora capire cosa sono) e verso le 23,30 ci si scambia un regalo. Uno di loro, Riff, sempre il più generoso, aveva lasciato due borse di regali giù in macchina e va a prenderli. Torna con una faccia funerea: vetro rotto e regali rubati. Tyrrell e gli amici corrono giù solo per constatare che anche la macchina di Mixi è nelle stesse condizioni. Sentivo Tyrrell raccontare che un cappa di ombre scure e pesanti calò immediatamente. Tyrrell è razionale e cerca di fare in modo che tutti prendano quella faccenda come uno degli inevitabili fastidi a cui la vita ci mette di fronte, ma nelle ore e nei giorni successivi l’ho visto traballare. Credo si domandi se non sia un segno del blues e se dunque la lunga stagione dei sinodi con gli amici sia finita. Faccio fatica a comprendere, ma credo di intuire che un furto gli umani possano anche contemplarlo, ma che vengano rubati regali di natale nelle notti a ridosso del 25 dicembre è un peso spirituale difficile da sopportare per loro. Chissà chi è stato, due turisti svedesi in vena di marachelle? Due tedeschi ubriachi? Canadesi in cerca di sensazioni forti? Mah, gli umani arrivano spesso a conclusioni spicciole così come sempre sarà di certo colpa di centrafricani, nordafricani, rom o gente dell’est. Chissà cosa se ne faranno i ladri di biografie in inglese degli ALLMAN BROTHERS, di edizioni speciali di dischi di LEVON HELM , TERRY REID e JESS RODEN? Mah.

Come se non bastasse due giorni dopo scoppia un incendio alla BOLESKINE HOUSE, una delle houses of the holy a cui Tyrrell e i suoi amici fanno riferimento…

Boleskine House - Burning down

Boleskine House – Burning down

Boleskine House burning down

Tyrrell perciò è confuso in questi giorni, musicalmente si perde nel bel cofanetto che gli ha regalato la Terry per il compleanno, 80 cd a base di LEONARD BERNSTEIN…

Box set Leonard Bernstein

vedo il mio umano offrire con gioia il petto al maestrale portato da BACH, VIVALDI, BEETHOVEN, COPLAND, MOZART, TCHAIKOVSKY, GERSHWIN, HOLST, ROSSINI, MUSSORGSKY e altri giganti; io di solito ascolto musica più frivola tipo gli ASIA, ma trovo stupefacente scoprire questi umani padroni assoluti dell’aria sonora.

Tyrrell poi cerca sempre di prestare l’orecchio a quello che postano i suoi amici su facebook, nell’estremo tentativo di restare attaccato al presente.

L’altro ieri legge il post di un amico che include un clip di youtube di steve wilson “prog o meno…il miglior pezzo dell’anno , un altro loro amico commenta poco dopo “Prog o meno, il più grande genio musicale dei nostri tempi” …

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Tyrrell lo ascolta tre volte, scuote la testa e, pur rispettando i gusti dei suoi amici, tira una madonna e dice “se questo è il miglior pezzo dell’anno e quello il più grande genio musicale dei nostri tempi siamo a posto” e sconfitto si rifugia in LIFE IN THE OLD DOG YET, la versione di EDDIE EDWARDS di DESTROYER, CLEVELAND 28/4/1977 dove in NO QUARTER i ragazzi si divertono a improvvisare LO SCHIACCIANOCI in versione EMERSON LAKE AND PALMER…

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Sentendosi in colpa poi si butta su ELECTRO SHOCK degli EELS, di cui discute da un po’ col suo amico liutaio FRANCESCO BEDINI…

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Il giorno di santo Stefano scambia gli auguri con alcuni amici: STEFANO PICCAGLIANI di Mutina, STEFANO MALAGUTI di Ninentyland, STEFANO ZELATA di Roma, STEFANO SILENZI di Gainesville Florida, STEFANO TALLARICO di Boston, persino con LOLLO STEFANI sempre da Mutina. Santo Stefano è considerato il primo martire cristiano, chissà perché TYRRELL è così sensibile al suo onomastico…

Per quanto il mio umano sia come sempre un po’ confuso, io, il suo gatto, sto bene, o meglio benino: la TERRY mi ha regalato il bluray degli ASIA FANTASIA LIVE IN TOKYO 2007, e dopo essermelo sparato tutto ho iniziato a farmi qualche domanda anche io.

Domus Saurea late december 2015

Domus Saurea late december 2015

Quattro musicisti imbolsiti, esibizioni prive di dinamica, feeling quasi assente, ritmiche quadrate e senza scintille, finale imbarazzante con WETTON che introduce HEAT OF THE MOMENT con “it’s party time” con una verve da famiglia Adams a un pubblico di ragionieri, consulenti di borsa e revisori contabili ormai più bolliti che il gruppo stesso. E’ scesa la dazed&confusaggine anche a me…

Domus Saurea late december 2015

dazed&confusaggine at Domus Saurea late december 2015

Così, imblusito, mi ascolto il WINTER ALBUM 2015 di TYRRELL, che  non mi sembra niente male.

The winter album

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Non credo Tyrrell mi darà altro spazio sul blog da qui alla fine dell’anno, auguro dunque ai miei e nostri lettori tutto il meglio, che la nuova stagione sia propizia. Let’s Rock, pussycat.

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Io al computer

Io al computer

Intervista con RAY HAYOSH del record store FOUND SOUND di Detroit – di Paolo Barone

27 Dic

Il nostro Polbi ci manda questa bella chiacchierata fatta col titolare di un gran negozio di dischi di DETROIT. Lunga vita ai supporti analogici.

In questi ultimi anni fra noi appassionati di musica si e’ parlato spesso del cambiamento dei negozi di dischi. Sembravano inevitabilmente condannati a morire sotto i colpi di internet, e invece ce li ritroviamo forse piu’ vivi che mai. C’e’ poco da fare, la vecchia generazione di negozi di dischi e cd con la quale la maggior parte di noi e’ cresciuta, e’ morta insieme al vecchio modo di intendere l’industria discografica. Ma dalle ceneri di quel falo’ qualcosa si e’ presto messo in movimento, e ora una nuova generazione di negozi di dischi e’ fra noi.

Ho approfittato in questi giorni detroitiani per fare qualche riflessione con Ray Hayosh, il titolare di Found Sound, uno dei negozi piu importanti dell’area metropolitana di Detroit e degli Stati Uniti di conseguenza.

– Vorresti racconatrci come e’ iniziata quest’avventura?

“Abbiamo aperto piu’ o meno tre anni fa, io prima lavoravo in un altro negozio di dischi, uno vecchio stile spazzato via nel 2011 dalla crisi del cd. Ho sempre amato l’idea stessa del negozio di dischi, e quindi appena ho visto la possibilita’ di prendere questo spazio mi ci sono buttato portandomi appresso tutta l’esperienza che avevo maturato nel tempo.”

– Qui ora avete molti dischi in vinile, credi che sia definitivamente conclusa l’epoca dei cd?

“ No, non credo proprio. Abbiamo una sezione cd, e continuiamo a venderli senzaproblemi, anzi a dire il vero io ho ripreso a comprare cd proprio ora che il vinile e’ tornato cosi tanto di moda! Il vinile la fa da padrone logicamente, ma vendiamo cd Rap, R&B, Pop. E anche Box Set, sicuramente piu in cd che in vinile.”

– Avete una grossa parte del negozio dedicata all’usato…

“ Si, diciamo che l’usato rappresenta il 70 per cento delle vendite e 30 per cento il nuovo.”

– Che tipo di dischi usati si vendono di piu? Roba da collezione, pezzi pregiati?

“ Si quelli ci sono e vanno, ma sorprendentemente quello che vendiamo di piu’ sono i dischi poprock da pochi dollari. Arrivano questi gruppi di ragazzi che spendono 30 dollari e si portano a casa un mucchio di vinili…Billy Idol, Carpenters, roba da 5 dollari a disco. Ecco, questo e’ quello che si vende di piu.”

RAY HAYOSH - FOUND SOUND -  Detroi

RAY HAYOSH – FOUND SOUND – Detroi

– Che tipo di clientela avete in questo periodo?

“ E’ molto variegata. Il sabato pomeriggio arrivano gruppetti di adolescenti con qualche dollaro da spendere, e poi magari entra il vero collezionista. E’ molto bello vedere questa diversita’ di approccio! C’e’ anche un sacco di gente che semplicemente ha in casa un giradischi e avranno in tutto una quindicina di dischi. Si comprano qualcosa e poi lo ascoltano ma senza una particolare passione, semplice divertimento! Alcuni ci chiedono cosa vogliono, altri semplicemente si guardano in giro…Comunque per me e’entusiasmante vedere che c’e’ ancora molta gente che compra dei supporti musicali, per un po’ avevo paura che non potesse più accadere. Adesso invece arriva natale e vengono un sacco di genitori che vogliono regalare dischi ai loro ragazzi…e ragazzi che li comprano per i loro genitori! Chi lo avrebbe mai detto…“

– Vendete anche on line?

“ Adesso si, ma per i primi due anni abbiamo deciso di non farlo. Non volevamo che la gente pensasse ‘se posso prenderlo on line che ci vado a fare al negozio?!’ Questo e’ stato uno degli errori della vecchia generazione di negozi, una volta scoperto la vendita in rete hanno messo li’ tutte le cose migliori che avevano.”

– Ho visto che avete anche una sezione molto ricca di libri musicali sia nuovi che usati, oltre a magliette, video e riviste.

“ Certo, abbiamo molti libri e in questo caso ne vendiamo soprattutto di nuovi. Questo spazio e’ anche aperto ad incontri con personaggi del mondo musicale, cosi come ai concerti. Prima ne ospitavamo un paio al mese, ora ci stiamo orientando verso quattro o cinque show all’anno ma veramente speciali. E’ importante che il negozio di dischi sviluppi intorno a se una comunita’ di appassionati, e’ importante da molti punti di vista secondo me.”

– Quale e’ stato il primo disco che hai comprato in vita tua?

“ Il primo supporto musicale che ho acquistato e’ stato Dangerous di Michael Jackson in cassetta! Ma il disco che mi ha cambiato la vita e’ stato Love Gun dei Kiss…ero un appassionato di fumetti, e i Kiss erano anche quello oltre la musica, i miei due mondi si venivano ad unire…Poi e’ stata una valanga, Aerosmith, Guns & Roses…Motorhead…epoi il Punk rock…Cramps, Bad Religion, Stiff Little Fingers…e’ stato un crescendo che mi ha portato sempre piu’ dentro la musica…”

– Metal, Hard Core, Pop…qui c’e’ un po’ di tutto, ma che genere vende di piu’?

“ I classici Beatles, Stones, Zeppelin e Rush sono sempre una certezza. Vendiamo anche parecchio Jazz, ogni settimana ordiniamo due o tre copie di Kind of Blue e A Love Supreme, sono dischi che tutti vogliono avere. Vendiamo molto Indie e Punk, mentre non molto Metal nuovo, ma Metallica, Slayer e Sabbath si vendono di continuo. Abbiamo anche un buon settore di vendita dedicato alle band locali, tante ci portano i loro dischi direttamente in negozio.”

– Che mi dici della musica italiana, conosci qualcosa?

“ Qualcosa, non molto…la prima band che mi viene in mente sono i Raw Power, ma oltre loro so soltanto che avete una scena Prog molto interessante. Ho iniziato a scoprire qualcosa negli ultimi anni, prima ero troppo preso dall’estetica Punk rock e non avrei mai ascoltato nulla che avesse un synth, ma le cose cambiano…anzi, dammi tu una lista di gruppi Prog italiani da ascoltare!”

RAY HAYOSH - FOUND SOUND - Detroit

RAY HAYOSH – FOUND SOUND – Detroit

– Con cosa ascolta i dischi la gente che frequenta questo negozio?

“ La stragrande maggioranza con vecchi sterei che si sono ritrovati in casa, magari roba dei loro genitori. Spesso ci chiedono dove poter riparare i vecchi giradischi, molti non hanno la disponibilita’ o la voglia di spendere per delle cose nuove.”

– In quanti siete a lavorare in questo negozio attualmente?

“ Ora siamo in sei.”

– Avete rapporti con gli altri negozi?

“ Senza dubbio. Abbiamo anche fatto un opuscolo tutti insieme che elenca i negozi di dischi indipendenti in Michigan. Era un idea che girava da tempo, ma la vecchia scuola non era mai riuscita a realizzare una vera collaborazione, si aveva una concezione molto individualista di come fare questo mestiere. Ora finalmente hanno tutti capito che combattiamo le stesse battaglie. Collaborare e’ essenziale.”

– Quale e’ il disco piu’ costoso che avete venduto qui?

“ Direi una copia originale del primo delle Supremes, Meet the Supremes, lo abbiamo dato via per 475 dollari. Ora abbiamo un cofanetto in vinile, in versione speciale per audiofili, degli Stones dell’85 che costa 1000 dollari…non credo che lo venderemo facilmente…”

– Vanno ancora i ’45?

“Si, soprattutto per gente che ha a casa un jukebox, ce li chiedono spesso!”

– E le cassette?

“ Beh, forse lo sai anche tu, ma ora abbiamo anche un ‘Cassette Store Day’! Credo sia iniziato per scherzo in qualche negozio di dischi a Brooklyn, poi qualcuno probabilmente in Inghilterra, ha rilanciato sul serio questa cosa e ora va avanti da tre anni! Abbiamo partecipato anche noi e ogni volta abbiamo la fila alla porta, pazzesco! In fin dei conti e’ solo la voglia di avere qualcosa di musica nelle tue mani, qualunque cosa sia che possa darti quella sensazione magica.”

– Qual’e’ il prezzo medio di un nuovo disco in vinile oggi?

“ E’ difficile dirlo, dipende da molte cose, comunque compreso fra i 17 e i 45 dollari.”

– Un ultima domanda: Costa piu’ un disco oggi o era piu’ caro negli anni settanta?

“ Ho fatto il calcolo proprio qualche giorno fa. Negli anni settanta il prezzo medio di un nuovo disco era l’equivalente di 22/23 dollari di oggi. Praticamente uguale ad oggi.”

Paolo Barone © dicembre 2015

Modalità dicembre

19 Dic

Anche se al mio amico Bodhràn la parola non piace proprio, non posso fare a meno di entrare in “modalità” dicembre. E’ il mio mese, le due settimane prima del solstizio d’inverno sono le mie preferite dell’anno, mi sento percorso da una instancabile malinconia euforica.

Sul car stereo della blues mobile inizia a girare gli album e le canzoni che associo a questo periodo: CRUSADE di JOHN MAYALL…

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WINTER dei ROLLING…

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…il PIANO CONCERTO di KEITH EMERSON e con esso quel turbinio di fiocchi di neve immaginari che si posano sul mio animo…

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Il pensiero rivolto al ricordo di mia madre si materializza ogni volta che mi sento più buono, che annuso l’aria per controllare se per caso la neve è in arrivo, che mi emoziono per le luci ad intermittenza, che guardo le tazze con i cuoricini sul pentagramma che mi regalò tanto, troppo tempo fa.

tazza mother Mary

tazza mother Mary

L’ultimo giorno del mese scorso BRIAN ha compiuto 86 anni. Il birthday party che si è svolto nella struttura in cui è ricoverato non è stato affatto male, Brian ha fatto il galletto…

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Il giorno prima suo fratello Antonio, che noi chiamiamo Pippo o Giulivo (il nome che aveva da partigiano) ne ha fatti 90. Il clan Tirelli si è ritrovato quasi per intero. E’ stato un bel momento. Sono il più vecchio della quinta generazione (di quelle a noi conosciute) e prima o poi prenderò il testimone che mi passerà lo zio, a suo volta il più vecchio della quarta. Ha fatto tutto mia cugina Silvia, tra le cose che ci legano c’è anche una capacità organizzativa niente male.

Uncle Pyppo cake

Uncle Pyppo cake

Stefano & Antonio Tirelli - foto Saura T

Stefano & Antonio Tirelli – foto Saura T

Mi apparto un momento e osservo il mio clan, credenze religiose, politiche e calcistiche possono anche renderci diversi, ma il sangue ci unisce, com’è naturale che sia.

Qualche giorno dopo i festeggiamenti continuano, compie gli anne The Peita, la sorella della groupie. Le regalo il cofanetto in DVD della prima stagione di THE AMERICANS.

Kiss from the Peita - Gavassae dic 2015 - foto Saura T

Kiss from the Peita – Gavassae dic 2015 – foto Saura T

Il birthday party di The Peita apre le danze ai pranzi delle feste di dicembre a casa della Lucy, madre della groupie e rappresentazione in carne ed ossa dell’Emilia. Lasagne, cappelletti, coniglio, vitello arrosto, salsine, tortelli dolci, torta, liquori…I can’t get enough of Emilia’s vibe…

Torno a casa pieno come un uovo, sgambetto in giro per la Domus Saurea insieme al diavoletto nero della Tasmania

Palmiro - Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Palmiro – Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Non amo le decorazioni natalizie premature, non sopporto quelle ossessive ed esagerate, neppure quelle buttate lì a casaccio…mi piacciono quelle sincere, delicate, magari un po’ blues… così, al sabato e alla domenica, mentre preparo la colazione alla groupie accendo le candele e metto gli alberelli natalizi sulla tavola.

Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Poi, mentre MAHALIA JACKSON canta di notti silenti, la groupie fa l’albero ed io il presepio…

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Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Da adulto do al “natale” il giusto valore, ovverosia un rito vecchio di 5000 anni in cui gli esseri umani festeggiano il solstizio d’inverno, la festa del sol invictus, delle giornate che tornano ad allungarsi scambiandosi un regalo come buon auspicio per la nuova stagione, tradizione poi assorbita dal cristianesimo (e da parecchi altri culti) che la ha trasformata nel giorno della nascita di un ebreo di razza etiope biondo e con gli occhi azzurri, figlio di una donna vergine chiamata Maria e con un padre putativo chiamato, qui in Emilia, Iòffa (Giuseppe insomma).

E’ una favoletta dunque, ma non riesco a rinunciare al relativo mock up (il presepe). Mentre lo preparo mi faccio mille domande, un ateo come TIM TIRELLI che fa il presepe è un lavoro da matti; pensavo fosse un inno alla mia infanzia, ma poi ho capito che è una sorta di resurrezione spirituale che si rinnova ogni anno: la statuina della donna con le due anfore tra le braccia, con l’abitino azzurro, il velo blu in testa ed il grembiule rosso è mia madre. La statuina in questione è una delle poche sopravvissute tra quelle che le appartenevano e che è arrivata ai nostri giorni. Ancora una volta constato quanto sia impossibile per un essere umano far fronte alla perdita della propria madre e rifletto sugli espedienti che la nostra mente trova per provare a riempire un vuoto incolmabile.

Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Una volta finito non resta che accendere le lucine e trasformare la sala della Domus Saurea in un posticino assai piacevole…

Domus Saurea - dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea – dicembre 2015 – foto TT

Per il resto veleggio a vista tra la nebbia, non è prevista neve per queste settimane e dunque mi perdo tra l’ovatta densa di foschia…

Foggy days at Domus Saurea - foto TT

Foggy days at Domus Saurea – foto TT

Black Fog - Villa Bagno - Regium Lepidi dic 2015 - foto TT

Black Fog – Villa Bagno – Regium Lepidi dic 2015 – foto TT

Ogni tanto al venerdì sera arrivo fino alla PERLA VERDE; sessanta km tra la nebbia fitta non sono pochi ma l’atmosfera della PERLA è quella giusta. Guardo la tribute band degli WHO e faccio il nessi con la groupie, la DORWOODA, POL e amici sfusi…

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Dorwooda, Tim, Groupie – foto Pol

Sabato son lì che attraverso CAMPOGALLO sulla blues mobile, sto andando da Brian, sono un po’ in ritardo, non sono solito sfidare il codice della strada, ma sullo stadone non c’è nessuno… posso permettermi di superare – sulla striscia continua – un camioncino che va come una lumaca.

Rientro sulla destra quando vedo là in fondo i vigili. Porca di quella puttana. Paletta, accosto. Mi viene incontro la comandante. Controllano la patente, il libretto, l’assicurazione, le gomme termiche. “Signor Tirelli, le contestiamo questo e quello”. “Ha ragione”, le faccio, “stavo correndo da mio padre, andavo di fretta,  ho sbagliato.” La responsabile di quella pattuglia della Polizia Locale mi fissa qualche secondo…è una di quelle donne che sono solito idealizzare, sicura di sé ma senza accentuare la cosa, concreta e decisa ma senza perdere la tenerezza…mi soppesa…probabilmente è colpita dalla mia franchezza, o forse è semplicemente rinfrancata dal fatto che per una volta non le è capitato un automobilista scorretto e rompicoglioni, fatto sta che mi dice “Guardi, facciamo così, le contesto solo il sorpasso su linea continua, così non perde punti della patente”. Redige il verbale. Sono 40 e passa euro ma se lo pago entro 5 giorni diventano 28. Mi è andata bene. Mi consegna il tutto. Ci scambiamo uno sguardo complice, quello tra una tutrice dell’ordine come si deve e un cittadino ligio al proprio dovere. “Ecco qua signor Tirelli. La saluto“. “Hasta siempre, comandante” vorrei dirle, ma mi congedo con un sorriso.

Brian ormai è sempre più distante. Spesso di ottimo umore, ma confuso come non mai. Canta, parla usando fraseggi e termini tutti suoi. Gli faccio vedere una foto dove ci siamo noi due, gli chiedo chi sono,”i Tirelli” mi dice, ma non riesce ad approfondire…sento che mi sta sfuggendo di mano, la sua zattera si sta allontanando, lui sembra felice, ma non riesco a mantenermi freddo come il raziocinio vorrebbe.

L’altra sera vado alla festa di natale della struttura, i 78 ospiti con relativi parenti. Siamo quasi in 200.

Christmas Party at the Home fo the aged - photo TT

Christmas Party at the Home fo the aged – photo TT

E’ ormai un anno che non gestisco più Brian direttamente, mi accorgo quanto sia dura. A tavola tocca e riposizione continuamente piatti, bicchieri, tovaglioli. Lo sgrido, lui capisce, ma è un riflesso più forte di lui. Gli taglio a pezzetti le lasagne, l’arrosto e le patate, la zuppa inglese; lui mangia con discreto appetito e diventa matto per l’aranciata e la coca (cola).

Brian ci dà di spumante al Xmas party - foto TT

Brian ci dà di spumante al Xmas party – foto TT

Il prete dà la benedizione, io penso ai BLACK SABBATH e ai GHOST…

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…partono gli applausi per gli addetti alla struttura e quindi gli auguri per il santo natale e il nuovo anno. Qualcuno versa a Brian due dita di spumante. Brian tocca il mio bicchiere col suo e mi fa “cin cin”. “Cin cin, vecchio Brian” gli rispondo e mi commuovo. Non ho i Ray ban con me, è ovvio, siamo in inverno… maledizione. Sono l’ultimo dei parenti ad andare, consegno Brian all’ animatrice, lo bacio e lo saluto. In cambio ricevo un ciao frettoloso, ormai è tutto concentrato su chi lo ha preso in custodia. Lo vedo lasciarsi guidare lemme lemme verso l’altra ala dell’edificio. Saluto il direttore, la capo nucleo ed esco nel fresco della sera. Salgo in macchina, scaccio la tristezza con un po’ di hard rock blues a volume alto…

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Per il 21 sera è programmato il sinodo degli illuminati del blues. Saremo in dieci. Ho voglia di vedere gli uomini di blues che ho creato a mia immagine e somiglianza.

Passo serate al telefono col chitarrista straordinario dei FLOWER STONE, MASSIMO AVELLONE. La tratta Regium Lepidi-Panormus è a tratti disturbata ma i pensieri volano piuttosto alti. Parliamo di fenici, di latini, di romani, di britanni chiamati Iacobus Patricius.

Riesco anche a finire canzoni iniziate dieci e passa anni fa. Strano davvero: per due o tre lustri non riesci a trovare il giusto spunto poi, quattordici anni più tardi, in mezz’ora ne completi due come se nulla fosse. Niente di che, tutta roba che verrà riposta nel cassetto, ma per me son cose importanti.

Dicembre è reso ancor più dolce dalla marcia sicura e caparbia che sembra aver intrapreso l’INTER. Dopo cinque stagioni di stagnazione e dolori, finalmente i ragazzi e la società sembrano aver trovato la (s)quadra. Un condottiero come Ciuffy (Mancini insomma) è quel che ci voleva. Siamo primi in classifica, da qualche settimana stiamo giocando bene, il gruppo è compatto e un uomo di blues inconsapevole come BROZOVIC sta diventando una sorta di fenomeno. Che godimento ragazzi.

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Se poi uniamo il fatto che santa Lucia mi ha portato la biografia fotografica di nostro signore, siamo a posto…

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Il 25 è dunque dietro l’angolo, un altro anno che passa, altri bilanci da fare. Ci fosse almeno la neve col suo candore ad addolcire questi blues per me sarebbe più facile, ma in definitiva …in alto i cuori, prendiamo quel che viene, anche gli alberelli spogli della Domus Saurea hanno un loro perché…

Domus Saurea dicembre 2015 - foto TT

Domus Saurea dicembre 2015 – foto TT

…jingle bells, jingle bells, jingle all the way…

I like female form, in minimum dress
Money to spend with a capital “S”
Get a date with the woman in red
Wanna be in heaven with three in a bed

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New photo of ROBERT JOHNSON

18 Dic

Sbuca un nuova foto di ROBERT JOHNSON e io quasi mi ribalto per terra. Sarà davvero lui?

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http://www.chron.com/entertainment/music/article/New-photo-of-bluesman-Robert-Johnson-unearthed-6703035.php?cmpid=fb-mobile#photo-9121122

Due anni fa avevamo già scritto qualcosa a proposito di una nuova possibile terza foto (accettata dalla RJ estate, ma respinta da molti studiosi del blues)…

https://timtirelli.com/2013/01/30/la-terza-foto-di-robert-johnson/

Siamo dunque molto cauti, ma è inutile negarlo…il sangue ribolle, la testa gira, il cuore palpita…il nostro padre putativo ci fa sempre questo effetto.

 

NEWS: Max Stèfani “I 4 CAVALIERI DELL’APOCALISSE – Green/Page/Beck/Clapton” (Stèfani 2016)

15 Dic

Max Stèfani (IL MUCCHIO SELVAGGIO e OUTSIDER) sta dando gli ultimi ritocchi al suo libro dedicato a PETER GREEN, JIMMY PAGE, JEFF BECK, ERIC CLAPTON: “I 4 Cavalieri Dell’Apocalisse”.

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350 pagine, 200 foto, formato 24×30. Se amate uno dei quattro o una delle formazioni (Cream, Led Zeppelin, John Mayall, Fleetwood Mac, Yardbirds…) in cui hanno suonato ci sarà da essere contenti. Il libro è anche molto di più, perché c’è tutta la Londra degli anni sessanta lì dentro: i gruppi, i locali, gli studi di registrazione, le donne.

Stèfani lo pubblicherà in proprio; gli editori oggi non hanno grandi possibilità, così piuttosto che regalarlo a qualcuno solo per la soddisfazione di vederlo nelle librerie, Max se lo stampa da solo. Per farlo ha bisogno di quante più “prenotazioni” possibili per procedere con l’acquisto delle foto, l’impaginazione, la stampa… quindi è una sorta di atto di fiducia nei suoi confronti.

In caso qualcuno sia interessato (Max chiede 25 euro) è possibile contattare direttamente Stèfani (magari scrivendo che fate parte della comunità di questo blog) al seguente indirizzo: max@outsiderock.com

Il libro sarà consegnato (con dedica personale e numerata da 1 a 1000) nella seconda metà di febbraio.

E’ possibile pagare in tre modi: Postapay, paypal o bonifico.

Non ci lamentiamo dello stato miserello del Rock in Italia se poi non sosteniamo iniziative come questa.