Dopo le due settimane a Cuba di aprile, qualche giorno in Romagna, in una location rigorosamente vicino al kartodromo più grande d’Italia per dar modo alla groupie di sfogare le sue voglie. Tutto sommato non mi dispiace, dalle 12 alle 15,30 quando la spiaggia si svuota e guardo le vele bianche all’orizzonte sento le tossine lasciare il mio corpo, mi sento leggero, a posto con me st(r)esso. Se poi ho in mano una Corona gelata e in cuffia DOWN BY THE SEASIDE dei LZ, mi sento prossimo a raggiungere l’estasi…
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Leggo, osservo, medito in modalità take it easy. Inizio a pensare che il mensile LINUS sia la rivista italiana di maggior spessore, o perlomeno quella che leggo con più fervore…
Le strisce di DILBERT e PERLE AI PORCI sono diventate essenziali per me, i PEANUTS mi riportano ai miei happy days e certi articoli mi fanno ridere l’animo: UN CASINO IMMENSO (mappa del dibattito in rete) / UN TEMPO GLI INTELLETTUALI ERANO INCISIVI. OGGI? BOH, FORSE, CHISSÀ. / ERAVAMO A RAGIONERIA INSIEME / E TU DI CHE PIDDÌ SEI?
Mi lascio trasportare poi dall’ultimo libro edito in Italia di GREG ILES, di cui da alcuni anni sono un fan con la stessa intensità di cui lo sono (ero?) dei LED ZEPPELIN…
Un paio di giorni di maltempo servono a far respirare l’estate, ossigenare il mare, rifarmi vivere il malinconico mood della Riviera al tempo della pioggia. Mi rifugio in un ristorante di buon livello, pietanza a base di pesce e per finire carpaccio di ananas. Mica male …
La musica, o meglio il rumore sonoro che si sente in giro, è quasi sempre spazzatura. La techno-caraibica commerciale insopportabile, il nuovo “piano bar” che consiste in un cellulare o in un tablet collegato ad un minuscolo mixer e ad un paio di casse che diffondono basi su cui uno sprovveduto canta (male) canzoni con arrangiamento techno. I bambini ballano al ritmo di questa melma, e mi chiedo che generazione diventerà la loro se cresce ascoltando questa sbobba sonora.
Torno indietro di alcuni decenni, cerco di ricordare cosa ascoltavo “involontariamente” io. La sigla della TV dei ragazzi consisteva in A SALTY DOG dei PROCOL HARUM e SHE CAME IN THROUGH MY BATHROOM WINDOW versione JOE COCKER. Quando mio padre, il vecchio Brian, o mia madre compravano un 45 giri per me o mi sorella prendevano cose tipo VENUS degli SHOCKING BLUE, BELLA BELINDA di GIANNI MORANDI, MINUETTO di MIA MARTINI o qualcosa dei CANNED HEAT da BANDIERA GIALLA. Ora, non è che BELLA BELINDA fosse un pezzo profondissimo, era ed è piuttosto sciocchino, trattasi di una cover di PRETTY BELINDA (1969) di CHRIS ANDREWS, una sorta di swing allungato con beat e rhythm and blues bianco inglese… però a me sembra un pezzo di musica leggera, non un pezzo di musica stupida… mah, chissà, forse sono io che come al solito guardo troppo lo specchietto retrovisore.
Parlo con la titolare del bagno dove ci siamo appoggiati, ci dice che quest’anno al pomeriggio, per l’aperitivo, ha chiamato uno che fa “Jash” (Jazz insomma). Alle 16 vado a vedere di che si tratta. C’è la sagoma di un pianoforte a coda di compensato bianco. Un uomo sui quarant’anni vi ha appoggiato sopra una tastiera, un mixerino, due casse, lì vicino un sax. Partono le basi, lui inizia a suonare la tastiera che ha gli stessi suoni delle tastiere Bontempi per bambini, mi stupisco della misera qualità. Poco dopo il Duke Ellington della Romagna prende in mano il sax con cui soffia fuori qualche nota senza nessuna particolarità. Il genere è una sorta di new age neutra. Il microfono tende a scivolare dal supporto ogni minuto, scena fantozziana. La sera passo vicino al bagno in questione, c’è ancora lui, stavolta fa piano bar, canta canzoni “d’autore”… ma è un cantante mediocre, ha una voce non adatta, non tiene bene l’intonazione. Mi faccio sempre la stessa domanda, sono io che sono diventato un vecchio brontolone o è un salutare modo di ribellarsi all’assuefazione di mediocrità che c’è nel mondo oggi? Se ti proponi come musicista da intrattenimento in situazioni del genere e, badate bene, sei pagato adeguatamente per farlo, occorre che tu ci sappia perlomeno un po’ fare, altrimenti sfoghi le tue voglie nella tavernetta di casa tua quando vengono gli amici a mangiare una pizza al salame piccante. Non devi essere FREDDIE MERCURY, ma devi essere almeno bravino.
Qualche sera dopo nella piazzetta della ridente cittadina c’è un gruppo all’apparenza professionale: palco grande, impianto luci notevole, vestiti da scena, pubblico numerosissimo. Il cantante è vestito come uno dei CLASSIC NOVEAUX …
Il genere proposto è una mistura senza costrutto: TALK TALK, SPANDAU BALLET, BOB MARLEY, KIM CARNES, persino gli YES (anni ottanta). Sono in sei sul palco, più un dj (un dj?) vestito come un rapper nero con cappello e medaglioni. Fanno uso di basi, non si capisce chi suona e chi fa finta, mah! Tutti i pezzi hanno lo stesso arrangiamento, lo stesso tempo. Il cantante non è dotato, ma la gente applaude, salta, balla al ritmo di “Su le maniiiii!!!” Ma la voglia di Rock è tanta che quando esplode OWNER OF A LONELY HEART la groupie scatta. Mi allontano da lei, mi nascondo in un aiuola, e mi metto a riprenderla con cellulino. Suona la airguitar, gli airdrums… chissà cosa pensa la gente di questa esagitata. Ad un certo punto si chiede dove io sia finito, si guarda intorno, mi vede, alza le mani in preda all’esaltazione mistica… e tutto questo per una canzonetta come POSSESSORE DI UN CUORE SOLITARIO, si trattasse di STARSHIP TROOPER capirei, ma così … come se io facessi lo stesso per, che so, ALL MY LOVE.
Ad ogni modo, unica eccezione alla monotonia musicale un gruppetto di ragazzi con una ragazza alla voce che propone del Rock in cui mi imbatto una sera. VAN HALE, RAY CHARLES, CHUCK BERRY, LED ZEPPELIN, ROBERT PALMER/TINA TURNER, JOAN JETT… roba buona. E’ divertente notare come un gruppo senza tante pretese sia comunque credibile grazie alla verve del chitarrista solista. I brani dei LZ non sono eseguiti benissimo, ma il resto è dignitoso, e poi … vedere una band di giovanetti suonare RAY CHARLES (Hallelujah I Love Her So del 1955) e CHUCK BERRY (Roll Over Beethoven del 1956) è una gran cosa, seppur si presentino sul palco in braghe corte …
Una sera in un hotel noto un duo bislacco: lui alle tastiere e al canto, lei alla batteria e ai cori. Suonano con l’aiuto di basi naturalmente; mi fermo a guardare la signora che tiene il tempo con la batteria; sto per andarmene quando vedo lui che si avvicina ad una buffa steel guitar… rimango basito, è chiaro che il tipo è uno della vecchia guardia, un musicista vero dei bei tempi andati. Mi rattristo nel constatare a cosa si è dovuto adeguare per vivere di musica, ma poi applaudo convinto la sua performance. Vaja con dios, hombre.
Davanti ad una libreria sento due signore parlare con accento meridionale: “Ah, qui c’è la libreria” dice una, e l’altra “Ah no, basta, io ho già due libri a casa, non ho bisogno d’altro. Sono quelli per il significato dei sogni”. Sbigottito mi giro a guardarla, è una di quelle 40/50enni tarchiate, troppo in carne, vestita come se avesse 20 e un corpo mozzafiato. E’ uno di quei momenti in cui il suffragio universale mi sembra una “cagata pazzesca”. Non è che io mi senta chissà chi, ma perlomeno, da uomo miserello quale sono, leggo libri, quotidiani, settimanali, in qualche occasione partecipo come spettatore a dibattiti politici e riunioni politiche, prima di andare a votare mi interrogo su certe questioni, valuto i candidati, bestemmio perché poi nessuno mi convince, ma se non altro cerco di mettere un po’ di me stesso nell‘arte di governare le società (la politica insomma); ecco, che il mio voto valga come quello della australopiteca che ho davanti non mi va più bene. E ‘fanculo la democrazia.
Per calmarmi e cercare di dimenticare passo al mio hobby preferito: camminare per le strade di seconda fascia e osservare gli alberghi, carpirne gli aspetti più blues. Ne trovo uno che più blues non si può: l’Hotel Riposo. Ah.
Mi diverto anche ad esaminare i condomini di appartamenti da affittare o acquistare, in uno scovo una cassetta della posta assai curiosa…
In spiaggia, assorto nella lettura, sento genitori italiani chiamare i figli, scuoto la testa: i nomi dei bambini sono pretenziosi … è tutto un fiorire di Sebàstian, Samuel, Maicol, Manuel … una bambina si chiama Mària, con l’accento sulla prima a… sbotto tra me e me: “an s’pol menga, ma fat dèr in dal cul te e Mària!”. La prossima volta cercherò un hotel e un bagno childfree in modo da non dover più essere costretto a sentire certi nomi.
Il mare è comunque una scusa, siamo qui affinché la groupie possa correre in go-kart. Per tre sere l’ accompagno in questo bel circuito che non frequenta da due anni, in tutto 8 gare: sette volte prima e una volta seconda; “il secondo posto è un cruccio” mi dice, “il kart che mi hanno dato non andava”. Inoltre ha centrato il 5° miglior tempo del circuito dell’anno in corso. Certo, sono “gare” fatte da appassionati che si ritrovano al momento, non sono gare ufficiali di campionato, ma vederla nella tuta gialla (colore riservato alle donne), sfrecciare tra le tute rosse (riservate agli uomini), e vedere il numero del suo kart continuamente nella prima posizione del tabellone luminoso mi riempie come sempre di meraviglia. In pista più o meno 20 concorrenti alla volta, lei li supera tutti, se non si spostano li sbatte fuori, alcuni li doppia. Ormai la conosco la mia groupie, ma mi sorprendo ogni volta… una che abbia un talento del genere in due discipline così distinte tra loro (la velocità e la musica) non è cosa comune.
In spiaggia scambio messaggi con JAYPEE. Anche lui e al mare, non troppo distante da me. Mi invia foto di certi “elegantoni” (cit. di Terence Hill) in giro la sera in ciabatte, braghe corte e canottiera e di BEPPE MANIGLIA che è “in concerto” in una delle piazze del paese in cui si trova il mio amico.
Ogni mattina compro REPUBBLICA e LA GAZZA, il calciomercato è al suo culmine così, avido di notizie, sfoglio le pagine sperando in un colpo sensazionale della mia squadra. A tal proposito scambio messaggi con BEPPE RIVA. Il maestro è in Portogallo, mi manda una foto dove sfoggia il suo ultimo acquisto: una t-shirt dei BS. Parliamo della nostra INTER, tra speranze e paure. L’ultimo lustro ci ha fiaccato, chissà se quest’anno finalmente ci riprenderemo le posizioni che ci competono…
Lasciare i posti e la gente è per me sempre difficile. Julia me lo faceva notare sempre. Anche stavolta saluto l’Adriatico con l’animo in pena. Riattraverso la Romagna, rientro in EMILIA e quindi a BORGO MASSENZIO. Nemmeno il tempo di arrivare e faccio una capatina in ufficio, lunedì si ricomincia, meglio controllare che tutto sia a posto. Mi fermo poi da Brian. Appena mi vede esclama “Tim!”. Sono un po’ abbronzato, se ne accorge e mi dice ” ‘ste bel.” (se sei bello), è proprio vero: ogni scarrafone è bello a papà suo. Siamo sulla veranda, gli chiedo le stesse cose, intavolo gli stessi semplici discorsi, d’altra parte l’alzheimer non permette voli pindarici. Cerco di parlargli dell’INTER e del campionato che finalmente sta per iniziare e lui “l’Inter, sè, l’è vera” (l’Inter, già, è vero) ma chissà se si ricorda davvero. Gli chiedo se mi vuole bene e lui “Mo’ dio canta!” esclamazione emilianissima, come a dire “mo’ certo, te ne voglio un sacco”. Bacio il mio vecchio e vado dalla Simo a prendere Palmiro.
Dopo due settimane di lontananza Palmir me la fa pagare: non mi caga e va a nascondersi. E’ un gatto fortunato, quando andiamo in vacanza lui se ne va dalla Simo, che lo ama almeno quanto lo amiamo noi, ma lui deve farmela pagare comunque, d’altronde è un gatto. Il ritorno alla Domus Saurea è come sempre un po’ traumatico, per me e per la groupie. La prima notte Palmir non ci lascia dormire un momento. Miagola, salta sul letto, affila le unghie dappertutto. Alle 4 esausto mi alzo e sto con lui fino alle 6. E’ irrequieto ma mi sta addosso. Gli preparo da mangiare, lo coccolo. Sembra calmarsi un po’. Gioca a nascondino dietro al divano…
Mi rimetto a letto. Alle 6,30 ricomincia. Si alza la groupie e lo fa uscire. Torna a casa verso sera, spossato, beve una ciotola d’acqua. Lo lavo con la salvietta, gli do da mangiare. Si abbuffa. Una volta finito mi fissa. Ho capito. Lo prendo in braccio, andiamo nello studiolo, prendo un cd e lo infilo nel lettore, parte la musica e Palmir si appisola tranquillo con il muso sul mio petto. Aveva solo bisogno della sua dose di Aor. Magico Palmir.
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Finalmente il campionato. La stagione non poteva iniziare meglio: l’Inter vince, J**e-Milan-Napoli perdono. Come sempre soffro fino alla fine (segna JoJo al 93esimo!) ma sono contento, avevo bisogno di calcio, della mia Inter, di vittorie.
Cena estiva nel giardino di Pol; riprendiamo i contatti, valutiamo nuovi pezzi da aggiungere alla scaletta degli EQUINOX, parliamo di Rock, di fyga, dei blues della vita.
Agosto se ne sta andando, settembre incombe, via … si riparte.
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