ERIC CLAPTON & FRIENDS “The Breeze – An Appreciation Of JJ Cale”(2014 Surfdog Records/Polydor ) – TT½

20 Ago

ERIC CLAPTON ormai riesce a rendere inoffensiva qualsiasi cosa tocchi, ed è così anche per questo tributo al grande, grandissimo JJ CALE. E’ un album senza personalità, levigato, stirato ma che non sa di niente; i primi sei prezzi sono quasi fastidiosi, poi arriva MAGNOLIA e, malgrado JOHN MAYER, ti scioglie sempre un po’, ma è il pezzo ad essere di un altro pianeta, mica gli attori che stanno recitando.

Poi subito dopo tutto torna alla noiosa normalità. Gli assoli di ERIC CLAPTON ormai sono diventati una cosa da evitare.Pensa un po’ cosa mi tocca scrivere. La voce di WILLIE NELSON riporta un po’ di onestà sentimentale.

Eric Clapton & Friends - The Breeze An Appreciation Of JJ Cale - Front (2-2)

Anche TOM PETTY non è male in  THE OLD MAN AND ME, ma è l’ultima scintilla.

Eric Clapton & Friends - The Breeze An Appreciation Of JJ Cale - Back

Magari ad alcuni questo album piacerà, saranno quelli che girano in BMW, quelli che hanno comprato in tutto quattro cd e li tengono in macchina, cd tipo BROTHERS IN ARMS dei DIRE STRAITS e appunto l’UNPLUGGED di CLAPTON e cosi pensano di amare il blues.

SLEEVE - Copia

 

Comprate gli album di JJ CALE, non questo.

Questo è JJ CALE…

When you and I are ready, no longer earthly-bound
We’ll travel through the crystal night, starbound
Heaven holds a mystery, wrapped inside a sound
Through the eyes of time, starbound, you and I
A floating star is what we are
Suspended in space
Outward-bound it’s the only home we’ve found
To save the human race
Speed is now their captain, kings that lost their crown
Motion is our master, starbound
Starbound
Starbound

 

Questo è il blues, cazzo….

I cover the waterfront, watchin’ the ship go by
I could see, everybody’s baby, but I couldn’t see mine
I could see, the ships pullin’ in, to the harbor
I could see the people, meetin’ their loved one
Shakin’ hand, I sat there,
So all alone, coverin’ the waterfront

And after a while, all the people,
Left the harbor, and headed for their destination
All the ships, left the harbor,
And headed for their next destination
I sat there, coverin’ the waterfront

And after a while, I looked down the ocean,
As far as I could see, in the fog, I saw a ship
It headed, this way, comin’ out the foam
It must be my baby, comin’ down
And after a while, the ship pulled into the harbor,
Rollin’ slow, so cripple
And my baby, stepped off board
I was still, coverin’ the waterfront

Said “Johnny, our ship had trouble, with the fog
And that’s why we’re so late, so late
Comin’ home, comin’ down’

STEFANO BRESSANI – Sculture Vestite – Torino 6 settembre 5 ottobre 2014

19 Ago

Conosco Stefano Bressani già da un po’, è un artista straordinario che si esprime con le stoffe, ciò che fa mi piace davvero molto. Tra poco le sue opere saranno esposte per un mese al MUSEO NAZIONALE DELL’AUTOMOBILE a Torino. Se siete in zona non perdetevelo.

Stefano Bressani mostra Stefano Bressani Pink Floyd Stefano Bressani yellow submarine stefano bressani

Biancoscuro  - stefano Bressani

 

EDGAR WINTER (featuring Carmine Appice) Philadelphia, Chestnut Cabaret, 18/12/1992 (bootleg) – TTTT

19 Ago

Registrazione live di una delle poche date che EDGAR WINTER fece coL grande CARMINE APPICE alla batteria nel 1992. Bootleg trovato di recente.

Edgar Winter Philadelphia 1992

TITLE: Edgar Winter, Philadelphia, Chestnut Cabaret, Philadelphia, PA, USA, December 18 1992

LABEL: no label

TYPE: audience (G2 master audience recording/Goody-Bomb-Tomp remaster)

SOUND QUALITY: TTTT++

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: (by yours truly…very simple)

BAND MOOD: TTT

COLLECTION: TTTT

Il concerto non è completo, il taper si è perso le prime canzoni. WE ALL HAD A REAL GOOD TIME è cantata dall’ospite JEFF GANZ, dopo di che si torna alla formazione ufficiale di quel tour. TOBACCO ROAD è cantata da EDGAR con la solita maestria, il tutto (ma vale per l’intero concerto) è impreziosito dalla presenza di CARMINE APPICE. Questi sarà per certi versi un personaggio inquietante (voglio dire, è spesso sopra le righe e tamarro) ma come cazzo suona la batteria!!! Giusto il tempo della presettazione della band e poi si chiude con due classici: FREE RIDE

FILE AUDIO: Edgar Winter, Philadelphia 18/10/1992 ” FREE RIDE”

e FRANKESTEIN. Questo è un pezzo strumentale, tra il 1972 e il 1973 uscì come lato B del singolo WE ALL HAD A REAL GOOD TIME, ma i dj dell’epoca iniziarono a farlo sentire in radio e ben preso diventò un successone. La casa discografica in fretta e furia ripubblicò il singolo con FRANKENSTEIN come pezzo di punta e il singolo arrivò dritto al primo posto dei 45 giri più venduti in USA (l’album volò alla posizione n.3).

FILE AUDIO: Edgar Winter, Philadelphia 18/10/1992 ” FRANKENSTEIN”

Dal 1971 al 1974 EDGAR WINTER pubblicò quattro album magnifici:

EDGAR WINTER’S WHITE TRASH (1971 Epic) -TTTTT+

edgar wintee theyonlycomeoutatnight

 EDGAR WINTER’S WHITE TRASH “ROADWORK” (1972 Epic) – TTTTT+

Edgar+Winter+-+Roadwork+-+

 THE EDGAR WINTER GROUP “THEY ONLY COME OUT AT NIGHT” (1972 Epic) – TTTTT+

edgar wintee theyonlycomeoutatnight

THE EDGAR WINTER GROUP “SHOCK TREATMENT” (1974 Epic) – TTTT

Mattinate sospese, gli STRAWBS, e i faretti del Madison Square Garden

18 Ago

Settimane di ferie un po’ particolari queste, ogni giorno un salto a Newcastle In The Mounts (Castelnovo Ne’ Monti insomma) a trovare Dante, e ogni giorno nell’arrivare contemplo la BISMANTOVA’S STONE (la Pietra di Bismantova insomma) che con i suoi 1041 metri fa da sentinella a quella parte dell’appenino reggiano…

La Pietra di Bismantova

… poi appuntamenti con l’assistente sociale che segue Brian per vedere a che cavolo di punto siamo con le graduatoria comunali.

Nei ritagli che mi rimangono mi godo le (poche) mattine assolate qui nella Domus Saurea, raccolgo i fichi…

La terra dei fichi - Domus Saurea luglio 2014(foto di TT)

La terra dei fichi – Domus Saurea luglio 2014(foto di TT)

… assorto osservo Palmiro che entra ed esce dai campi di erba spagna, la groupie che all’ombra di un acero legge un libro …

groupie under a maple tree reading a book (photo Tim Tirelli)

groupie under a maple tree reading a book (photo Tim Tirelli)

… e la piscinetta in cui prima o poi forse inaugureremo la stagione natatoria (due bracciate al massimo) …

La Piscinetta (foto TT)

La Piscinetta (foto TT)

Martedì ore 22: sono a Gavassae, faccio per ripartire, giro la chiave, un ciocco e la macchina è morta: batteria fulminata. Va bene che la blues mobile è una sterminatrice di batterie, ma la avevo cambiata 9 mesi fa! Il fatto è che con queste macchine con le centraline elettroniche e il cambio automatico non riesci a far nulla, nemmeno a spostare la macchina di qualche metro. Mah. Mercoledì13/08 ore 9: dopo aver girato per mezz’ora alla ricerca di qualcuno e fatto almeno 15 telefonate troviamo un’officina aperta a Bagnolo, il titolare si presta a venirci in soccorso. Bianchi Gustavo, il nome mi tranquillizza ma subito dopo mi meraviglio del pensiero prigioniero del localismo spinto. Gustavo arriva, ha con sé una batteria nuova, la cambia e …torna la felicità. Dato che sono uno che cerca l’alba dentro l’imbrunire mi dico che sarebbe stato ben peggio se la blues mobile ci avesse lasciato a piedi a Castelnovo Monti o a Highbank (Rivalta insomma) dove nel viaggio di ritorno mi ero fermato con la groupie a mangiare una pizza. Certo che rimanere a piedi il 13/8 ci vuole una certa dose di sfortuna, soprattutto se sei uno come me che tiene sempre in ordine la macchina( tagliando fatto due settimane fa). Si vede che sono proprio figlio del blues, visto che trouble always coming my way, trouble always coming…, adesso mi aspetto di bucare una gomma e di vedere le chiavi sfuggirmi di mano e cadere in un tombino entro la fine del mese …

Arrivo dunque un po’ in ritardo all’appuntamento con l’assistente sociale, altra documentazione da presentare, altri giri da fare. Rimango da Brian fino alle 15,30, corro al Policlinico per prenotare il prossimo prelievo a domicilio per lui,  lascio il vecchio in balia della signora che ci dà una mano. Mi fermo al distributore della crocetta, nuova gestione di sudamericani. Faccio due chiacchiere comprensive di complimenti ai ragazzi, spronandoli per la nuova avventura. Ci salutiamo molto cordialmente. Mi rallegro del mio comportamento, evidentemente sono tornato in me.

Sono mattine sospese queste, in attesa che i vari impegni ti ricaccino sulle blue highway, mattine dunque adatte a lavori tipo JOHN McLAUGHLIN da ELECTRIC DREAMS:

CARL PALMER'S PM

oppure alle CAMPANE TUBOLARI di MICHELE CAMPOVECCHIO.

Con la groupie riusciamo a tornare alla festa dell’unità di Mandrio, lo facciamo per vedere un tributo agli ABBA chiamato AKKA. Io e la groupie siamo fan degli ABBA SHOW, una tribute band spettacolare del gruppo svedese, così siamo incuriositi da questa nuova (almeno per noi) band. Lasciamo la festa dopo mezz’ora di sofferenza. Il gruppo non ha nulla da dire e da dare. Cantanti mediocri, musicisti mediocri, e un sacco di basi. Le ragazze sono così spudorate che cercando di far cantare il pubblico puntando il microfono verso le prime file senza preoccuparsi delle loro voci pre-registrate che continuano ad uscire dall’impianto. I suoni delle tastiere poi sono di un lofi mai sentito. Ora, non è che devono salire sul palco (o fare dischi) solo i musicisti talentuosi, deve farlo chiunque sente dentro di sé il richiamo dello stage, chiunque abbia qualcosa da dire e da dare appunto. Ma così no … musicisti spenti e senza ardore, geometri della musica, dattilografi delle melodie. Mamma mia che tristezza. Giungo alla conclusione che al nome manca una K, all’inizio …

Tornando, per riprenderci,  ascoltiamo DON HENLEY live a Boston nel 1993 …

Don henley boston 1993

Ferragosto da Brian, il giorno dopo pure; ascolto Radio Capital, c’è uno di quegli speaker da periodo estivo, uno piuttosto lofi con la voce impostata. È l’anniversario di morte di ELVIS PRESLEY e naturalmente il programma prevede una telefonata al critico musicale di LA REPUBBLICA. Ernesto Assante snocciola qualche banalità e fa associazioni demenziali. Conclude dicendo che se non ci fosse stato Elvis non ci sarebbe una parte della musica che ascoltiamo oggi bla bla bla … mi chiedo come si faccia ancora oggi a dire una assurdità del genere. Poco dopo, sempre su quella che dovrebbe essere il mio network commerciale preferito, sento una che racconta aneddoti legati alle storie d’amore del Rock. Anche qui sempre le stesse cose.
Sfinito dalla mediocrità che sento per radio infilo nel car stereo un bootleg del JEFF BECK GROUP, uno di quelli dell’agosto 1972, uno di quelli con JB,  CARMINE APPICE, TIM BOGERT, MAX MIDDLETON e BOB TENCH. La sound quality è scadente ma godo troppo nell’ascoltare quell’idea di gruppo stellare durata purtroppo solo due settimane. Altro che BECK BOGERT & APPICE! Il mio holy grail sarebbe trovare una buona registrazione soundboard  di quel Jeff Beck Group (e dei LZ al LA Forum il 3/6/73).

Torno alla domus saurea e trovo la groupie davanti alla stereo col Fender Jazz in braccio intenta a tirar giù STARSHIP TROOPER degli YES. Che razza di bassista che è la groupie.

Dopo pranzo mi guardo su SKY il film IL GRANDE GATSBY, il romanzo di Fitzgerald è stato uno dei miei libri formativi. Lo guarda con l’audio originale … m’interrogo sulla possibile traduzione della catchphrase “old sport“, nel film e nella prima traduzione del libro risolta con “vecchio mio”, nella nuova traduzione letteraria con  “vecchia lenza“, frase colloquiale che indica uno che la sa lunga, un furbacchione. “Old sport“, interessante modo di dire.
Finisce il film ed è già ora di tornare a Castelnovo ne’ Monti a trovare Dante. Per una piacevole coincidenza quest’anno il concerto della Pietra (di Bismantova) vede la partecipazione degli STRAWBS, gruppo inglese di folk rock che per un paio d’anni vide in formazione anche RICK WAKEMAN. Poteva  la cosa sfuggire alla groupie?  Una volta salutato Dante prendiamo la navetta che ci porta alla Pietra. La location è suggestiva. Non presto attenzione al noioso gruppo spalla, mangio gnoccofritto e prosciutto accompagnato da una Lemonsoda; le magliette degli YES e degli ELP che indossiamo finiscono nascoste  dalle felpe e dai giubbotti invernali, fa freschino a certe altitudini; arrivano gli STRAWBS … non sono naturalmente my cup of tea, sono in tre e suonano in acustico, ma fanno la loro porca figura. Portano in giro con estrema dignità la loro età e le relative debolezze, ma cantano e suonano con convinzione e vigore, conquistando un pubblico numeroso e sempre più coinvolto. Giù il cappello per gli STRAWBS. ….

STRAWBS - Castelnovo Monti 16/8/2014 -  foto TT

STRAWBS – Castelnovo Monti 16/8/2014 – foto TT

STRAWBS - Castelnovo Monti 16/8/2014  - foto TT

STRAWBS – Castelnovo Monti 16/8/2014 – foto TT

Domenica 17, da Brian per il terzo giorno di fila, 11 ore di badantaggio, son così cotto che non so nemmeno più se a soffrire di alzheimer è Brian o suo figlio. Eppure non scatto, non mi innervosisco, lo porto fuori a bere il caffè, gli preparo il pranzo, la cena, la merenda, lo faccio disegnare e con uno stratagemma, mentre io scarabocchio questi pensieri sul tablet, lo faccio restare in allenamento facendogli leggere tutti i titoli di Repubblica di oggi. La cosa sembra divertire il vecchio Brian, e io mi sorprendo ancora della sua lucidità tenuto conto della fase (grave) della malattia in cui è. Un titolo riporta la sigla UE e lui legge (correttamente) Unione Europea. Insieme guardiamo su Cielo la Moto GP (“mo dio bon, Tim, si van fort!“). Mi chiede più volte se sono sposato, io gli rispondo ” ho una groupie, Brian…“, e lui “chi?”. Sono anni che aspetto con ansia il momento in cui verrà ricoverato in una struttura, per potermi riprendere la mia vita, ma quando succederà mi sentirò perso, in colpa, inadeguato. Lo guardo il mio vecchio, l’alzheimer lo ha reso più dolce, mansueto, ma non arrendevole. Ridendo gli accarezzo la testa e gli dico in reggiano stretto “Mo’ sa gh’é che dènter, gninto?” (mo’ cosa c’è qui dentro, niente?) e lui, “sè, che denter a gh’è fin trop ” (sè, qui dentro c’è fin troppo).

Esco verso le 21. In macchina mi sento RICK DERRINGER …

Mi fermo a Gavassae, la groupie è dalla Lucy; Dante domani esce da terapia intensiva e va in reparto. La felicità è palpabile. La Lucy mi dà un po’ di torta che ha fatto per la colazione di domattina.

Arrivo alla domus saurea, in chat con Amduscia a parlare di bootleg dei LZ e poi crollo sul letto. Palmir viene  stendersi vicino a me. Son lì che sogno il Madison Square Garden, mi sembra persino di sentirne un faretto puntato sulla faccia …ah no, è la groupie che mi fa una foto col flash …

Tim & Palmiro sleeping tight - foto della groupie.

Tim & Palmiro sleeping tight – foto della groupie.

LED ZEPPELIN San Francisco Kezar Stadium 2 june 1973 (dadgad edition 2010) – TTTTT

15 Ago

Mi sono procurato solo ora quella che probabilmente è la miglior versione della porzione soundboard del celebre concerto che i LZ tennero al KEZAR STADIUM di SAN FRANCISCO il 2 giugno del 1973, quella che sarebbe dovuta essere l’ultima data della first leg dell’american tour del 1973 se il gruppo non avesse dovuto annullare la data del 30/05/1973 al LOS ANGELES FORUM e spostarla al 03/06/1973. Page ebbe grossi problemi ai legamenti di un dito della mano sinistra, e fu costretto a passare il 30 maggio di quell’anno con il dito immerso in un secchio di ghiaccio. DADGAD, oltre essere una delle famose accordature di PAGE (quella di Kashmir ad esempio, dalla sesta alla prima corda RE LA RE SOL LA RE), è il nickname di un fan italiano noto sul pianeta Zeppelin soprattutto per i suoi ottimi “remaster” di registrazioni dei nostri. A dire il vero questo del 2 giugno 73 non è un remaster, Dadgad si è limitato a correggere la velocità, il suono è inalterato, ma penso che sia la versione da avere. Innanzitutto questa edition sembra provenire da fonte diversa dalle due classiche che sono in circolazione  (ricordo che il master dovrebbe essere una delle cassette soundboard che negli anni ottanta furono rubate a casa PAGE),  alla fine del nastro l’intervento di BILL GRAHAM è  un po’ più lungo ma soprattutto la qualità sembra un pelo migliore.

LZ - San F 02-06-1973 sbd DADGAD

 

TITLE: Led Zeppelin San Francisco Kezar Stadium 2 june 1973

LABEL: no label (dadgda edition 2010)

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTT½

PERFORMANCE: TTTT½

ARTWORK:

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION: TTTTT

La data del Kezar fa da cuscinetto a due concerti (e bootleg) leggendari entrambi tenuti appunto all’altrettanto leggendario LOS ANGELES FORUM: 31/05/1973 BONZO’S BIRTHDAY PARTY (di cui circola una source soundboard mono e una audience) e THREE DAYS AFTER (di cui circola una discreta source audience), e per quanto RP dica alla fine dello spettacolo che le vibrazioni ricevute dalla band sono le migliori dai tempi del Fillmore West, questo del 2 giugno è un filo sotto agli show citati. Il concerto si tenne se non rammento male alle 16 del pomeriggio, il gruppo si era svegliato da appena due ore, dunque le menti dei nostri non giravano ancora a pieno regime, c’è una leggera foschia che ammanta le performance, ma sia chiaro sono i LED fucking ZEPPELIN del 1973, dove tutto quello che luccica è oro.

 

 Il segmento soundboard è relativo all’ultima porzione del concerto, si parte con una MOBY DICK di circa di trenta minuti,

 LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo James Fortune)

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo James Fortune)

si procede poi con HEARTBREAKER che come voleva la regola dei tempi partiva con una gran intro di JOHN BONHAM. PAGE, come spesso capitava, non è precisissimo nella parte in cui sollevava la chitarra e suonava quella specie di hammer-on solo con la sinistra, ma nel 1973 era un chitarrista Rock in completo controllo dello strumento e delle emozioni che ne scaturivano, ascoltarlo, tra una imprecisione, è sempre un’emozione ….

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973

… alla fine del secondo assolo di chitarra un buon lavoro di JOHN BONHAM portava HEARTBREAKER a fondersi con WHOLE LOTTA LOVE; la sezione di BOOGIE MAMA non è a fuoco come quella celeberrima presente nel film e nell’album THE SOING REMAINS THE SAME.

 

LZ Kezar Stadium 02-06-1973

LZ Kezar Stadium 02-06-1973

In COMMUNICATION BREAKDOWN PAGE si scorda di passare al ritornello dopo l’assolo; segue e chiude THE OCEAN, uno dei migliori esempi di piombo Zeppelin.

  

Per il concerto furono venduti 44000 biglietti, il doppio di quelli staccati per i GRATEFUL DEAD (la band di casa a San Francisco) la settimana prima. Nel 1973 arrivare a certe cifre erano capaci solo in due un due o tre nomi. Nella prima data del tour, il 5 maggio 1973 a TAMPA in FLORIDA, fu raggiunto  e superato il record di presenze che fino ad allora detenevano i BEATLES. I LZ arrivarono 56,500. Altri tempi, altra musica, altre vibrazioni.

 Kezar Stadium Poster 1973 grateful dead led zeppelin

Kezar Stadium San Francisco

Kezar Stadium San Francisco

 

Lo show del KEZAR STADIUM rimane nell’immaginario collettivo anche grazie ad un famosissimo poster di ROBERT PLANT, quello con la colomba, quello che per un certo verso collegò il gruppo all’epica hippie.

Robert Plant - LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973

Robert Plant – LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo James Fortune)

Piccola curiosità: JOHN PAUL JONES usò in quell’occasione anche  un basso a 5 corde.

 LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo Dan Cuny)

LZ San Francisco Kezar Stadium 02/06/1973 (photo Dan Cuny)

 

INTERVALLO: Stephen Stills “Singin’ Call” (1971)

12 Ago

Stephen Stills - Stephen Stills 2 - Booklet (1-6)

From STEPHEN STILLS “2” (Atlantic 1971)

STEPHEN STILLS
“Singin’ Call”
  

Listen to the sound of the night bird singin’
I wonder who he calls
My fingers hurt so bad, it’s got me grinnin’
And I wonder can I do it all

Hit a stretch of rapids in the rushing ragin’ river
Looking out for boulders and falls
A woman she watches from the top of the canyon
Hopin’ we don’t drown us all

Help me now, I got to slow down
Hear my singin’ call

Hurt myself bad on a run through the desert
Threw a shoe and took a bad fall
Long for the peace that the ancients bring me
Murmur of the lowlands shut my jaw

Help me now, I got to slow down
Hear my singin’ call

Everyone knows there’s a price for the askin’
Some people buy themselves a doll
Help me, sweet Jesus, I’m weary from the journey
I need to tell my brothers what I saw

Help me now, I got to slow down
Hear my singin’ call

Protecting Brian, Dante’s Inferno, la nascita de I GIUSTIZIERI DELLA NOTTE e la reunion del famoso duo MEL&TIM

11 Ago

Venerdì mattina, Dante si sveglia alle 06,30, si sente strano, fatica a respirare, condivide le sue paure con sua moglie Lucy, questa, donna emiliana concreta e risoluta, chiama immediatamente l’autoambulanza. Io e Saura ci precipitiamo da loro, ci dividono due km, ma arriviamo che l’ambulanza è già lì. Di corsa al pronto soccorso. Sono le 08,30, sono lì con Saura (Dante è suo padre), la Lucy e la Patty. Il display lampeggia “emergenza in corso”; speriamo sia una cosa che non riguardi noi. Invece ci riguarda. Passa un’ora, esce una dottoressa insieme a due collaboratrici. Arresto cardiaco, 20 minuti per rianimarlo, la situazione è molto grave. Dante ora è in un reparto specializzato al piano interrato, reparto da cui – ci viene detto poi – difficilmente si esce. Nessuno perde la testa, la Lucy ha il viso tra le mani, Saura cerca di restare in controllo, la Patty pure. Mi preoccupo di portare da bere un thé ad ognuna di loro, con qualche biscotto. Un’altra ora e ci viene detto che adesso è in rianimazione, che non è stato né un infarto né un ictus, semplicemente il cuore – evidentemente affaticato già da un po’ senza che Dante se ne accorgesse – si è fermato.

La Rianimazione dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Regium Lepidi è uno di quei reparti all’avanguardia, la sala dei dottori con grandi monitor che rimandano le immagini di ogni paziente e sembra un po’ una cosa tipo Cape Canaveral. Dante è in una stanza da solo, in coma farmacologico, anche qui, tra monitor di tutti i tipi e apparecchiature mediche speciali sembra di essere sulla mothership di ALIEN. Vederlo in quelle condizioni, intubato, con la respirazione ventilata in modalità on ti dà da pensare. Come ti dà da pensare tutto il mondo che circonda quel reparto. Lo puoi vedere un’ora alle 13 e un’ora alla sera. Spesso accompagno Saura. Attendo che sia il nostro turno in quei luoghi non luoghi che sono le sale d’aspetto, tutto sembra irreale, sospeso.

 

Arcispedale Santa Maria Nuova - Regium Lepidi - sala d'attesa (foto di TT)

Arcispedale Santa Maria Nuova – Regium Lepidi – sala d’attesa (foto di TT)

Un’ala della sala d’aspetto ha comodi divanetti, capirò più in là che sono essenziali per i familiari che d’improvviso si trovano a bivaccare in quella bolla sospesa tra la vita e la morte. Si fa conoscenza con i famigliari degli altri pazienti, ognuno ha una storia da raccontare.  Una domenica accompagno Saura e la Lucy. La zona divani è presieduta da parecchie persone, molte con gli occhi lucidi. Accento laziale, incredulità nei loro occhi. Un ragazzo di 22 anni era al Campo Volo di Regium Lepidi per una serie di lanci col paracadute, lo accompagnavano la sua famiglia e alcuni amici del suo gruppo sportivo. Esegue il lancio, atterra bene. Poco dopo, mal di testa e svenimento. Ambulanza, pronto soccorso, rianimazione. Ischemia cerebrale. Incontro i famigliari ogni volta che vado a trovare Dante. Dopo qualche giorno non li trovo più. Il ragazzo è morto; i genitori danno il consenso alla donazione degli organi.

Dopo una settimana Dante si sveglia, dopo altri sei giorni viene trasferito al reparto rianimazione di Castelnovo ne’ Monti, sulle colline reggiane, proprio sotto la Pietra di Bismantova. La gestione diventa ancora più dura: la Lucy che ogni mattina va su in corriera e la Saura che ci va ogni sera in macchina. Cerco di accompagnarla il più spesso possibile, affinché si riposi un po’ almeno durante il tragitto. Oggi, dopo ventotto giorni, Dante è uscito dalla rianimazione. Ora è in terapia intensiva. Un piccolo passo e una speranza in più. Si può entrare nella stanza in cui è solo una alla volta, quando tocca a me cerco di non raccontargli balle pur facendo di tutto per rassicurarlo. “Dante, lo sa anche lei vero? Queste cose agli esseri umani possono succedere. Fino a che capitano agli altri sembra quasi che non ci riguardino, ma poi quando toccano a noi non ci sembrano vere… l’importante è arrivare in tempo, uscire dal momento di crisi, e avere molta pazienza. Mi creda, andiamo bene, certo, compatibilmente con quello che è successo, ma ci stiamo saltando fuori. Mi creda.” Dante si aggrappa alle mie parole, mi guarda con quei suoi occhi azzurri da settantaseienne preoccupato, ma poi annuisce, mi sorride. Gli parlo dell’Inter (anche lui è un nerazzurro, ma lo riprendo spesso per il fatto che ha due figlie milaniste), lui sorride più deciso. Non può parlare a causa della tracheotomia, ma quando capisce che ho il tablet mi scrive su di un foglio di collegarmi al sito del GRUPPO COLOMBOFILO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA, di trovare una classifica delle gare recenti e di farla vedere alla dottoressa che è li con noi. La dottoressa sta al gioco, si complimenta con Dante, e lui che con lo sguardo e i gesti dice “Et vest chi sun?” (Hai visto chi sono?). Un bel segnale.

Classifica Gruppo Colombofilo Provinciale Reggio Emilia

Domeniche; la bassa pressione che ho nell’animo mi rende incline all’accidia, non avrei voglia di far niente ma Brian mi aspetta, devo andare, fare il badante from seven to eleven non è facile, ma mi tocca quindi vado. Ogni tanto con Brian mi dà una mano Lasimo, un po’ di sollievo da una mano amica, sempre orgoglioso di vedere che il nostro rapporto anche dopo la separazione sia saldo.

Brian colora, a tratti senza sosta: FIDEL CASTRO, HILARY CLINTON, WHOOPIE GOLDBERG…

Brian colora il faccione di Fidel

Brian colora il faccione di Fidel

E’ poi il momento del BRIAN NEL PAESE DELL’ALZHEIMER quiz:

“Brian, chi sono io… io sono tuo?

“Tu sei Tim”

“Sì, va bene, ma cosa sono per te?”

“Sei mio amico”

“Ok, ma cosa sono per te? Io sono tuo?

“Sei il migliore.”

“Grazie Brian, ma pensaci bene io sono tuo?”

“Sei quello che mi proteggi”

Mi asciugo gli occhi e termino il quiz.

Il pomeriggio della domenica lo dedichiamo al riposo, io e lui mano nella mano sul divano a guardarci su Rai Movie un “poliziottesco” (come li chiama la nostra amica Barbara Baraldi) …

Milano Trema la Polizia Vuole Giustizia

… facciamo dei brindisi con della aranciata San Pellegrino:

“All tua Brian!”

“Alla tua pirìn!”

Alla domenica sera, prima di andare a letto, la mezzoretta dedicata alla musica classica su Rai5 ormai è un must, questa volta è il turno di una orchestra alle prese con SCHUBERT. Brian ascolta in modo appassionato, tutta la sua attenzione è rivolta alla musica. Che bella novità questa.

Mentre torno alla domus saurea, sotto un cielo pesante e gonfio di nuvole, mi ascolto AMERCAN STARS ‘N BARS, album meraviglioso…

 Quest’anno abbiamo il luglio più strano che io abbia mai visto, un nubifragio dietro l’altro (e per favore smettiamola di chiamarli “bombe d’acqua”, ma non c’è più nessuno che sa fare il giornalista in questo paese?). A volte lasciare la Domus Saurea diventa problematico …

July 2014: here comes the flood - Domus Saurea's long and winding road (photo TT)

July 2014: here comes the flood – Domus Saurea’s long and winding road (photo TT)

Questo luglio maledetto ci porta via anche Johnny Winter. Non che le sue ultime cose fossero indimenticabili, ma come ho già scritto più volte, è stato una figura basilare per me, da sempre nei miei big five (insieme a Bad Co, Free, Elp e … va beh, l’altro nome lo sapete). Mi sento con Dan, anche lui gran fan di JOHNNY e soprattutto con LORENZ, anche lui dal 16 luglio orfano. Continuiamo la nostra vita ovviamente, ma c’è un dolore in più.

Mentre attraverso questa misera estate su e giù per i monti, in lungo e in largo per la pianura la musica è la mia infedele compagna. Oltre ai dischi di JOHNNY WINTER periodo 1970/75 ascolto una delle date dell’ultimo vero sussulto di Page (il tour di OUTRIDER):

Jimmy Page Chicago 17 oct 1988 artwork

i BLACK CROWES di WARPAINT:

 

e un sacco di CSNY and related:

 

Io e Picca  leggiamo su facebook alcune cose che ci lasciano basiti: giornalisti musicali molto stimati e quotati che pubblicano libri che contengono cose tipo “10 GRANDI RIFF PER CHITARRA” e ne indicano uno (LOUIE LOUIE dei KINGSMEN) il cui riff è fatto col piano. Ora, scrivere elenchi del genere andava forse bene (e nemmeno troppo) decenni fa, farlo ora è davvero anacronistico, e farlo toppando è davvero incredibile.

Blue Bottazzi 10 grandi riff per chitarra

Altri interventi di giornalisti della stampa specializzata ci lasciano ulteriormente di stucco, il filosofeggiare sul Rock basandosi sul sentito dire non riusciamo proprio a digerirlo. Intendiamoci, sono faccenduole, ma è un po’ sorprendente che giornalisti musicali così “dentro” al Rock finiscano per la fare la fine di quelli che loro hanno sempre criticato, snobbato, dileggiato. Allora ha ragione Picca, ridateci CIAO 2001, in fondo era più onesto.

Picca dice che siamo diventati i GIUSTIZIERI DELLA NOTTE, che arguto che è il mio amico. Tra l’altro sarebbe un gran nome per una delle band di Tim Tirelli…

courtesy of Alberto Lo Giudice

courtesy of Alberto Lo Giudice

Tra Brian e Dante, la vita mia e della groupie si svolge unicamente tra il lavoro e l’andare dai nostri vecchi. Per non impazzire ci imponiamo di uscire, in questo venerdì di mezza estate appuntamento dunque alle 22 a Gavassae e poi via verso Mandrio a vedere l’ELP TRIBUTE PROJECT. Mandrio è una frazione di CORRIGIUM. Per arrivarci prendiamo una delle nostre blue highway, una strada obliqua, forse troppo visto dopo poco ci troviamo a HAZLEHURST … buio pesto, campagna nera, nessuno in giro, fantasmi di chitarristi neri sulle rive di fossi e occhi rossi tra le frasche degli alberi minacciosi. Sentiamo le pietre sul nostro sentiero, blues che cadono come grandine, l’abbaiare dei cani dell’inferno che abbiamo alla calcagna… per fortuna la blues mobile ha un scarto improvviso e come d’incanto ci ritroviamo sulla provinciale che da CORRIGIUM va a MANDRIO. La location della festa del PD è molto carina, lo stesso dicasi per il programma musicale di questi 10 giorni a cavallo del ferragosto. Troviamo POL MORIGI, il Brad Delp di Correggio, l’uomo che non sarà mai, con lui PACO & FRIENDS.

Il tributo agli ELP è soddisfacente; prima di tutto gran scaletta:  KNIFE EDGE, TAKE A PEBBLE, TARKUS, PICTURES AT AN EXHIBITION, STILL YOU TURN ME ON, LUCKY MAN (con assolo di moog), C’EST LA VIE, FANFARE FOR THE COMMON MAN, HONKY TONK TRAIN BLUES. Buona la band con una menzione particolare per il tastierista.

ELP TRIBUTE PROJECT Italy- live in Mandrio di Correggio (RE) - foto di Saura Terenziani

ELP TRIBUTE PROJECT Italy- live in Mandrio di Correggio (RE)- foto di Saura Terenziani)

 

Al concerto anche MEL PREVITE che ad un certo punto mi viene a cercare. Ci baciamo, ci abbracciamo, incrociamo le Gibson Les Paul immaginarie e per almeno un’ora e mezza parliamo fitto fitto, di Rock naturalmente. Erano anni che non ci vedevamo, da quando MEL produsse il cd della CATTIVA COMPAGNIA, facendo un po’ i conti sono 15 anni. Mamma mia. Lo aggiorno sulla mia nuova vita che ormai è vecchia di sei anni, lui lo fa della sua. Parliamo persino dell’effetto “Dedalo”, da lui  inventato in studio per il pezzo DEDALO appunto (ad esempio al minuto 1:07 del clip qui sotto… Tim chitarra ritmica Gibson doppiomanico, Mel Gibson chitarra solista Gibson Les Paul), che bei ricordi Mel!

Tim Tirelli & Mel Previte Mandrio 8/7/2014 (foto di saura Terenziani)

Tim Tirelli & Mel Previte Mandrio 8/7/2014 (foto di saura Terenziani)

Sabato sera si replica: appuntamento con la groupie a Gavassae alle 22 e rendez vous con JAYPEE e la BETTY sempre a Mandrio, c’è la tribute band degli EAGLES.

Piuttosto buoni come impatto, ottime voci, in 9 sul palco, vengono da Cesena. Però, però, però troppo cazzoni tra un pezzo e l’altro, parlano tutti, troppa confusione, poca professionalità, il finale di DESPERADO è demente, vogliono fare i simpatici ma risultano tragicomici, con quel siparietto da avanspettacolo rovinano il pathos del pezzo e del concerto. Ad ogni modo il cantante, quello che fa DON HENLEY, mi piace molto. Bravo anche il cantante/chitarrista che fa GLENN FREY ma troppo gigione e piacione per i miei gusti. Ottimo il bassista. Ad ogni modo ribadisco: la location è molto bella per essere una frazione di Correggio.

TEQUILA SUNRISE - Eagles Tribute - Mandrio (RE) 09/08/2014 (foto TT)

TEQUILA SUNRISE – Eagles Tribute – Mandrio (RE) 09/08/2014 (foto TT)

La location della festa PD di Mandrio (Correggio) -foto TT

La location della festa PD di Mandrio (Correggio) -foto TT

Tim & Jaypee - Mandrio di Correggio 09-08-2014 - foto di Betty Iotti

Tim & Jaypee – Mandrio di Correggio 09-08-2014 – foto di Betty Iotti

Le ultime chiacchiere verso l’una di notte nel parcheggio davanti alla chiesetta illuminata, abbraccio JAYPEE, lo benedico nel nome di EMERSON, LAKE AND PALMER e via di ritorno al posto in riva al mondo.

La chiesetta di Mandrio - Foto TT

La chiesetta di Mandrio – Foto TT

Ci aspettano due settimane di ferie poco rilassanti, ma va bene così, andiamo avanti giorno per giorno, tanto se non altro alla sera, prima di prendere sonno, ci sono sempre i sogni di rock and roll ad aspettarti… New York, goodnight.

Robert Plant NY MSG 1973

RED RUSH “Vol. 2” (Kamikaze records 2014) – TTT½

6 Ago

I RED RUSH sono un gruppo di Roma dedito al “vintage Hard Rock with ’70 flavour”, come recita la loro pagina facebook. VOL.2 è naturalmente il loro secondo album e già dal visual è facile capire da dove provengano: la LES PAUL STANDARD in bella evidenza, le magliette e le pose di GIANCARLO FIORETTI, etc etc. Di solito mi trovo in difficoltà dinnanzi a certi dischi, quando c’è troppo piombo Zeppelin mi ritraggo, come davanti ad una pietanza con troppa panna, crema o spezie. Non è successo con i RED RUSH, perché questo è un labour of love, i ragazzi amano i LED ZEPPELIN e in genere l’hard rock anni settanta, non ne fanno mistero, vanno in profondità, non lasciano che il prodotto stia in piedi solo qualche ora con una spruzzata di lacca, no… loro lavorano duro, cesellano, cercano i sentieri più impervi, gli orizzonti più distanti e il risultato è un buon album di Hard Rock  meno zeppeliniano di quel che si potrebbe pensare.

RED RUSH vole2  a 023

L’inizio mette un po’ a disagio, THE CALL OF PAPA LEGBA è una rivisitazione dell’intro di IN THE EVENING ,  ti scappa un “ma che cazzo…?” ma poi parte FIRE, dura e diretta subito seguita da HOLD ME TIGH altro pezzo tiratissimo, entrambi in qualche modo lontani dal mondo di riferimento. In HONEY HONEY riecheggiano suoni della Los Angeles anni ottanta sponda metal e dei KISS. SEARCHIN’ MY SOUL si arricchisce dell’organo e di un assolo meno aggressivo del solito.

RED RUSH vol. 2

Il piombo Zeppelin arriva con THE MIDNIGHT SUN giocata con l’acustica in accordatura aperta e col mandolino. Bel quadretto, ma quando entra la batteria il sapore di BLACK COUNTRY WOMAN è un po’ troppo forte…

FILE AUDIO: Red Rush “Midnight Sun”

INNOCENCE FADE AWAY è un bel momento ricco di interessanti parti strumentali, compreso un bell’assolo di organo di MARCO PALAZZI che nel finale sa molto di DEEP PURPLE …

FILE AUDIO: Red Rush “Innocence Fade Away”

GIANCARLO FIORETTI - Red Rush (Roma - Italy)

GIANCARLO FIORETTI – Red Rush (Roma – Italy)

In ATOMIC ROOSTER c’è persino un assolo di batteria, courtesy of UBALDO VERGARI;

RED RUSH - Roma, Italy

RED RUSH – Roma, Italy

IRON HORSE rispecchia un po’ l’anima del gruppo, brano hard rock con finiture strumentali di pregio e ricerca di aperture di ampio respiro. Ancora l’acustica per SPRING DAYS, uno di quei momenti che sento molto miei…mandolino, chitarra col wah wah in sottofondo. EMANUELE LUZI si lascia andare al sentimento mentre aggiunge il bell’assolo.

WILD STRANGER chiude il disco citando a tratti – nel giro iniziale –  KILLING FLOOR.

Fossi il loro produttore cercherei di sfruttare meglio le parti melodiche, taglierei qualche eccesso strumentale e magari li farei cantare in italiano; ma visto che non lo sono mi godo VOL.2  così com’è, perché non è affatto male.

NEIL YOUNG “Il Sogno Di Un Hippie” (Feltrinelli 2013 – Euro 20) – TTT

5 Ago

Questa è l’edizione italiana di WAGING HEAVY PEACE, l’autobiografia di NEIL YOUNG uscita nel 2012. La traduzione è di MARCO GROMPI e DAVIDE SAPIENZA, e mi par fatta bene, senza quei nonsense tipici di chi traduce senza sapere nulla o quasi di Rock. NEIL YOUNG è un personaggio che mi interessa molto, i suoi album tra il 1969 e il 1979 sono quasi tutti bellissimi e pieni di Rock “contenustico”.  Il mio interesse per lui partì un po’ in sordina, nella seconda metà degli anni settanta, YOUNG  (insieme a BOWIE) era l’artista prediletto delle fighe con un po’ di senno che frequentavano le superiori quando le frequentavo io e  delle amiche fricchettone di mia sorella, ergo cosa poteva fare un adolescente hard rocker se non snobbarlo un po’? Tuttavia ricordo con chiarezza quanto mi piacesse HARVEST (LP che aveva mia sorella), e quanto apprezzai i dischi che vissi in diretta: COMES A TIME e RUST NEVER SLEEPS. Quando poi finalmente arrivò in Italia e si presentò con uno spettacolo che era l’antitesi della versione che l’immaginario collettivo aveva di lui, deludendo le amiche fricchettone, provai una gran simpatia per il giovanotto canadese.

Neil-Young-Il-sogno-di-un-Hippie

 

Non sono mai riuscito ad addentrarmi nella sua vasta discografia post settanta, mi piacciono un paio di album e poco più, e nemmeno ad inserirmi nella scia dei suoi ammiratori più agguerriti, quelli che parlano della sua estrema coerenza e che pensano sia un gigante della chitarra, etc etc. YOUNG poi ha scritto due delle canzoni che meno sopporto: “DOWN BY THE RIVER” e “ROCKIN’ IN THE FREE WORLD”, quest’ultima inno ormai insostenibile e fastidioso. Eppure, lo amo molto, e sempre più spesso i suoi dieci album del periodo sopra citato, quello della STILL-YOUNG BAND e il lavoro fatto con CSNY contribuiscono a tenermi a galla in questa porca vita. Sono stato molto contento dunque quando Lorenzino Stevens mi ha regalato questa autobiografia, libro che ho letto molto volentieri, ma che alla fine risulta giusto sufficiente.

L’architettura è troppo debole, NEIL salta da un periodo all’altro della sua vita senza uno straccio di regola, rendendo il tutto molto confuso. Parla poi davvero troppo della sua passione per i trenini e per le automobili. Naturalmente è interessante leggere i suoi ricordi legati alle faccende musicali e agli usi e costumi dell’epoca, ma è troppo poco per far diventare il libro appassionante.

Picca mi dice che SHAKEY (di Neil Young e Jimmy McDonough) è il libro su NEIL YOUNG da leggere. Lo farò.

Missing JOHNNY WINTER

4 Ago

La scomparsa di JOHNNY WINTER è stata ed è molto pesante per questo blog. Per la nostra vita è stata una figura determinante, e il sapere che non c’è più ci fa precipitare negli abissi della tristezza. Abbiamo quindi dovuto cercare di sopperire, di trovare qualcosa che ci rimandi ancora a lui per elaborare il lutto. La sagoma di una FIREBIRD, una maglietta e una immaginetta sacra che ci sono appena arrivate aiutano a lenire il dolore. We miss you JOHNNY.

Johnny Winter merchandising - photo Tim Tirelli

Johnny Winter merchandising – photo Tim Tirelli