I RED RUSH sono un gruppo di Roma dedito al “vintage Hard Rock with ’70 flavour”, come recita la loro pagina facebook. VOL.2 è naturalmente il loro secondo album e già dal visual è facile capire da dove provengano: la LES PAUL STANDARD in bella evidenza, le magliette e le pose di GIANCARLO FIORETTI, etc etc. Di solito mi trovo in difficoltà dinnanzi a certi dischi, quando c’è troppo piombo Zeppelin mi ritraggo, come davanti ad una pietanza con troppa panna, crema o spezie. Non è successo con i RED RUSH, perché questo è un labour of love, i ragazzi amano i LED ZEPPELIN e in genere l’hard rock anni settanta, non ne fanno mistero, vanno in profondità, non lasciano che il prodotto stia in piedi solo qualche ora con una spruzzata di lacca, no… loro lavorano duro, cesellano, cercano i sentieri più impervi, gli orizzonti più distanti e il risultato è un buon album di Hard Rock meno zeppeliniano di quel che si potrebbe pensare.
L’inizio mette un po’ a disagio, THE CALL OF PAPA LEGBA è una rivisitazione dell’intro di IN THE EVENING , ti scappa un “ma che cazzo…?” ma poi parte FIRE, dura e diretta subito seguita da HOLD ME TIGH altro pezzo tiratissimo, entrambi in qualche modo lontani dal mondo di riferimento. In HONEY HONEY riecheggiano suoni della Los Angeles anni ottanta sponda metal e dei KISS. SEARCHIN’ MY SOUL si arricchisce dell’organo e di un assolo meno aggressivo del solito.
Il piombo Zeppelin arriva con THE MIDNIGHT SUN giocata con l’acustica in accordatura aperta e col mandolino. Bel quadretto, ma quando entra la batteria il sapore di BLACK COUNTRY WOMAN è un po’ troppo forte…
FILE AUDIO: Red Rush “Midnight Sun”
INNOCENCE FADE AWAY è un bel momento ricco di interessanti parti strumentali, compreso un bell’assolo di organo di MARCO PALAZZI che nel finale sa molto di DEEP PURPLE …
FILE AUDIO: Red Rush “Innocence Fade Away”
GIANCARLO FIORETTI – Red Rush (Roma – Italy)
In ATOMIC ROOSTER c’è persino un assolo di batteria, courtesy of UBALDO VERGARI;
RED RUSH – Roma, Italy
IRON HORSE rispecchia un po’ l’anima del gruppo, brano hard rock con finiture strumentali di pregio e ricerca di aperture di ampio respiro. Ancora l’acustica per SPRING DAYS, uno di quei momenti che sento molto miei…mandolino, chitarra col wah wah in sottofondo. EMANUELE LUZI si lascia andare al sentimento mentre aggiunge il bell’assolo.
WILD STRANGER chiude il disco citando a tratti – nel giro iniziale – KILLING FLOOR.
Fossi il loro produttore cercherei di sfruttare meglio le parti melodiche, taglierei qualche eccesso strumentale e magari li farei cantare in italiano; ma visto che non lo sono mi godo VOL.2 così com’è, perché non è affatto male.
Questa è l’edizione italiana di WAGING HEAVY PEACE, l’autobiografia di NEIL YOUNG uscita nel 2012. La traduzione è di MARCO GROMPI e DAVIDE SAPIENZA, e mi par fatta bene, senza quei nonsense tipici di chi traduce senza sapere nulla o quasi di Rock. NEIL YOUNG è un personaggio che mi interessa molto, i suoi album tra il 1969 e il 1979 sono quasi tutti bellissimi e pieni di Rock “contenustico”. Il mio interesse per lui partì un po’ in sordina, nella seconda metà degli anni settanta, YOUNG (insieme a BOWIE) era l’artista prediletto delle fighe con un po’ di senno che frequentavano le superiori quando le frequentavo io e delle amiche fricchettone di mia sorella, ergo cosa poteva fare un adolescente hard rocker se non snobbarlo un po’? Tuttavia ricordo con chiarezza quanto mi piacesse HARVEST (LP che aveva mia sorella), e quanto apprezzai i dischi che vissi in diretta: COMES A TIME e RUST NEVER SLEEPS. Quando poi finalmente arrivò in Italia e si presentò con uno spettacolo che era l’antitesi della versione che l’immaginario collettivo aveva di lui, deludendo le amiche fricchettone, provai una gran simpatia per il giovanotto canadese.
Non sono mai riuscito ad addentrarmi nella sua vasta discografia post settanta, mi piacciono un paio di album e poco più, e nemmeno ad inserirmi nella scia dei suoi ammiratori più agguerriti, quelli che parlano della sua estrema coerenza e che pensano sia un gigante della chitarra, etc etc. YOUNG poi ha scritto due delle canzoni che meno sopporto: “DOWN BY THE RIVER” e “ROCKIN’ IN THE FREE WORLD”, quest’ultima inno ormai insostenibile e fastidioso. Eppure, lo amo molto, e sempre più spesso i suoi dieci album del periodo sopra citato, quello della STILL-YOUNG BAND e il lavoro fatto con CSNY contribuiscono a tenermi a galla in questa porca vita. Sono stato molto contento dunque quando Lorenzino Stevens mi ha regalato questa autobiografia, libro che ho letto molto volentieri, ma che alla fine risulta giusto sufficiente.
L’architettura è troppo debole, NEIL salta da un periodo all’altro della sua vita senza uno straccio di regola, rendendo il tutto molto confuso. Parla poi davvero troppo della sua passione per i trenini e per le automobili. Naturalmente è interessante leggere i suoi ricordi legati alle faccende musicali e agli usi e costumi dell’epoca, ma è troppo poco per far diventare il libro appassionante.
Picca mi dice che SHAKEY (di Neil Young e Jimmy McDonough) è il libro su NEIL YOUNG da leggere. Lo farò.
La scomparsa di JOHNNY WINTER è stata ed è molto pesante per questo blog. Per la nostra vita è stata una figura determinante, e il sapere che non c’è più ci fa precipitare negli abissi della tristezza. Abbiamo quindi dovuto cercare di sopperire, di trovare qualcosa che ci rimandi ancora a lui per elaborare il lutto. La sagoma di una FIREBIRD, una maglietta e una immaginetta sacra che ci sono appena arrivate aiutano a lenire il dolore. We miss you JOHNNY.
Detroit Michigan vuol dire ritmo, rumore e musica. E’ il suono delle catene di montaggio che da sempre sfornano le automobili, e’ la musica della Motown, il rock grezzo ad alta tensione degli MC5, il ruggito degli Stooges, la pulsazione della Techno.
Detroit e’ fatta di asfalto, miseria e canzoni. Detroit e’ la Rock City americana.
Girando nei suoi locali di notte, fra band punk rock e stelle underground abbiamo incontrato un personaggio particolare, che sembrava uscito da un racconto.
Ci siamo messi a parlare per caso e dopo un po’, incuriosito da questi Italiani in giro nella Motorcity, si presenta: Sono Victor Peraino, tastierista dei Kingdom Come di Arthur Brown. Restiamo molto sorpresi da questo incontro apparentemente fuori contesto. Cosa ci fa a Detroit, in una serata come questa? Certo, conosciamo i suoi dischi, ma lo immaginavamo Inglese, europeo al cento per cento, invece e’ qui, in questa citta’ strana che e’ nato e cresciuto. La nostra reciproca curiosita’ aumenta dopo le prime battute, ci scambiamo i numeri di telefono e decidiamo di chiamarci nei prossimi giorni.
La sua chiamata arriva la settimana dopo, accompagnata da una grossa sorpresa. Arthur Brown e’ con lui, e stanno ultimando delle registrazioni per il prossimo disco in uscita per l’etichetta italiana Black Widow… Se vogliamo, possiamo raggiungerli in studio l’indomani verso ora di pranzo per una lunga chiacchierata…
Inutile dire che il giorno dopo arriviamo all’indirizzo dello studio puntuali, increduli e un po’ emozionati…
“ Il mio e’ un cognome italiano, Peraino, la mia famiglia viene dalla Sicilia e io pur essendo stato in Italia diverse volte, da quelle parti ancora non ci sono passato… Sono cresciuto qui a Detroit e ho iniziato a suonare molto presto, alla fine degli anni sessanta non ancora maggiorenne. In quel periodo le band suonavano in locali non troppo grandi, spesso ex sale da ballo o piccoli teatri, che venivano trasformati in club pazzeschi, posti dove tutto poteva succedere…A San Francisco e New York c’erano i famosissimi Fillmore, qui era la Grande Ballroom. Un mio amico era il “MC” di quel posto fantastico, quello che saliva sul palco con il microfono ad introdurre le band… Io avevo diciassette anni soltanto e lui mi chiese se volevo entrare in un gruppo che stava formando, avevano bisogno di un batterista. Senza pensarci troppo dissi di si, e tutto e’ iniziato cosi… Una band praticamente nata dentro la Grande Ballroom, con i fratelli Rasmussen alla chitarra e basso, ci chiamavamo Up, e suonavamo garage rock un po’ ingenuo ma pieno di energia. Aprivamo le serate supportando band famose, abbiamo suonato innumerevoli volte con gli MC5 e altrettante con gli Stooges, i Frost e tanti altri. Tanto per dirne una, abbiamo suonato anche con i Cream! Pensa che una volta Dennis Thompson, il batterista degli MC5, mi chiese di aiutarlo alle percussioni per un concerto speciale. Dovevano suonare insieme alla Jimi Hendrix Experience…E quella fu la prima volta che incontrai Jimi, facemmo subito amicizia nei camerini…”
La prima?! Perché lo hai incontrato ancora?
“ Sì. Avevo deciso di chiudere la mia esperienza con gli Up, e muovermi in una differente direzione artistica, non piu’ necessariamente legata a quel tipo di suoni. Nel frattempo ero a New York con amici e amiche, erano i giorni del festival di Woodstock e avevamo pensato all’ultimo momento di andarci. Arrivati in zona ci rendiamo conto che le strade erano tutte bloccate, tranne una stradina sterrata, probabilmente usata dai trattori. Mi metto a guidare molto lentamente su questo sentiero, e dopo un po’ vediamo come in un miraggio apparire le luci del palco…Continuiamo increduli, fino a ritrovarci nell’area backstage, dove finiva questa sterrata. Avevamo veramente un look da rockstar e la security all’epoca non era certo come oggi, ci siamo quindi messi a girare nell’area artisti senza problemi, quando vedo Hendrix andare verso un camper. Gli vado incontro, gli ricordo del concerto insieme a Detroit, e lui si ferma a fumare e parlare con noi per un po’. Poi mi dice di seguirlo che di li a poco avrebbe dovuto suonare, e cosi mi sono goduto a pochi metri da lui la sua storica esibizione a Woodstock!”
Ora si unisce a noi anche Arthur Brown, in perfetta forma e con gli occhi luminosi di entusiasmo. E’ una leggenda vivente, ha attraversato da protagonista tutta la storia del rock, e ce lo ritroviamo davanti, felice di questa inaspettata opportunita’ di condividere con noi e Victor alcuni ricordi dei loro momenti insieme.
A questo punto mi viene spontanea la domanda: Ma tu ragazzo di Detroit, come ci sei finito nella band di Arthur Brown?! Come vi siete incontrati!?
“ E’ stato tutto un concatenarsi di piccoli eventi, che passo dopo passo ci hanno portato ad incontrarci…Uno di quei percorsi strani, un po’ magici, che la vita alle volte ti presenta e tu lo segui cosi, un po’ per istinto, senza sapere bene perche’. Io avevo chiuso con la batteria e con un certo tipo di rock. Band come Moody Blues, King Crimson e Genesis mi avevano spinto verso una ricerca sonora piu’ complessa, volevo suonare le tastiere ed elaborare un esperienza diversa. Per farlo avevo bisogno di un Mellotron, ma qui negli States all’epoca era molto costoso. Mi resi conto che era piu’ conveniente andare in Inghilterra alla fabbrica, farmene fare uno, passare qualche settimana in Europa e riportarlo indietro, piuttosto che comprarlo qui in Michigan…Il mio manager mi diede un paio di contatti a Londra di persone da cui poter stare e cosi sono partito. Tutto ando’ benissimo, e mentre aspettavo che mi facessero il mio Mellotron, presi un furgone Volkswagen e me ne andai in giro per l’Europa. Dopo aver attraversato la Germania e buona parte dell’Italia arrivai a Roma. Qui incontrai una ragazza bellissima e passammo insieme diversi giorni. Il posto all’epoca in cui si radunavano tutti gli hippies di passaggio nella capitale era la scalinata di Piazza di Spagna …
Piazza di Spagna anni sessanta di Victor Peraino
… un pomeriggio mentre ero li che suonavo il flauto incontrai per puro caso alcuni dei tipi che mi avevano ospitato a Londra. Ricordo che una di loro era la fidanzata di Mike Oldfield, e che avevano intenzione di tornare in Inghilterra il giorno dopo. Dovevo andare anche io, quindi offrii un passaggio volentieri. Durante il viaggio mi dissero che una volta a Londra sarebbero andati al festival di Reading con Arthur Brown, e che se la cosa mi interessava mi sarei potuto unire a loro…E cosi, come per incanto, dopo un paio di giorni mi ritrovo nei camerini del festival a parlare con Arthur di musica e sintetizzatori, come fossimo vecchi amici. Arriva il momento del concerto e il loro tastierista non si presenta…all’ultimo minuto Arthur si volta e mi dice di salire sul palco con loro e tirare fuori qualche suono dal loro synth VCS3…”
Arthur & Victor VCS3
Ma come, senza averti mai visto prima, senza prove, senza sapere i loro pezzi, cosi al volo?! A questo punto interviene Arthur con una risata esplosiva “ Ahahah!! Si, e’ andata proprio cosi, vista la situazione ho pensato meglio provare con lui che senza tastiere, e infatti se l’e’ cavata alla grande, e’ stato un concerto bellissimo e l’inizio di una lunga amicizia umana e artistica!” E’ molto bello vederli insieme oggi, a ricordare questi momenti e raccontarceli a noi.
“ Prima di salire sul palco, non avendo idea che questa cosa sarebbe successa, mi ero fumato una canna enorme, e provate a pensare come mi sentivo pochi minuti dopo, improvvisamente sul palco del festival di Reading, decine di migliaia di persone e io davanti a un VCS3 che non avevo mai visto in vita mia, a connettere cavi e sperimentare suoni con una band che non avevo mai sentito prima! Follia pura…Ma mi trovai molto bene in quella follia, cosi che entrai nella band seduta stante, e caricato a bordo il Mellotron andammo in tour e poi in studio. Era la realizzazione del mio sogno artistico, non avrei potuto sperare di essere in nessun altro gruppo che L’Arthur Brown Kingdom Come di quel periodo.”
Insieme registrarono un disco incredibile, capolavoro di psichedelia, progressive e space rock: Journey. Probabilmente il primo album ad essere interamente sostenuto dai ritmi della drum machine, e’ un susseguirsi di brani molto itensi. la voce di Brown e la chitarra di Andy Derby viaggiano nelle pulsazioni elettroniche e nelle tastiere visionarie di Victor Peraino, un disco che ancora oggi non ha perso un grammo della sua spiazzante originalita’.
Victor Peraino
Continuano insieme Arthur e Victor sull’onda dei ricordi…
“ Il tour di Journey fu un esperienza fortissima. Abbiamo suonato in tanti posti e in situazioni diversissime. Pensa che per un po’ abbiamo avuto come support i Queen! Non li conosceva ancora nessuno e il loro manager non riusciva a trovare una label interessata alla loro proprosta…E poi trovavamo sempre situazioni, persone strane, inusuali. Ricordo una volta che al concerto si presento’ un tipo con una quantita’ infinita di LSD gratuita per tutti. Band, pubblico, personale del locale, eravamo tutti totalmente in acido nello stesso momento! A fine show arriva da noi una tipa del tutto stravolta e ci dice Ragazzi! Mentre suonavate ho visto Dio!! E noi, esausti e alterati a nostra volta, le diciamo si, si certo, ok…Ma lei va verso un lavandino, infila la testa sotto l’acqua e poi torna di corsa da noi con i capelli tutti bagnati e gocciolanti, ci si piazza davanti e dice Ci credete adesso!?!? Si, certo, ci crediamo, come no, stai tranquilla…Ma si vede che non avevamo la faccia abbastanza convinta, non sembravamo abbastanza credenti, e lei di punto in bianco si toglie di dosso tutti i vestiti, e si mette a uralre Ho visto Dio! Ora vi scopo a tutti quanti siete e vediamo se finalmente mi credete!!! Ahahah! Erano giorni strani quelli del tour di Journey…”
Adesso e’ Arthur Brown a parlare. “ Avremmo potuto andare avanti, era veramente un piacere suonare con quella formazione. Ma io ero in un periodo di crisi personale, avevo bisogno di ritirarmi per un po’ dalle scene, e seguire un mio percorso spirituale. Eravamo sul Lago di Ginevra e presi la decisione che una volta finiti i concerti ancora da fare, avrei di fatto sciolto la band.”
Kingdom Come Full band L.A
Erano finiti i giorni dell’ Arthur Brown Kingdom Come, una delle esperienze piu’ interessanti della scena prog underground inglese. Ma non era certo finita per Victor, il quale prese tastiere e bagagli torno’ nella sua Detroit. Aveva scoperto tante cose in quel periodo…” Mi piaceva tantissimo stare sul palco e creare una certa teatralita’, uno spettacolo che fosse anche visivo, con costumi trucchi e tutto il resto…Mi piacevano i suoni del prog europeo, mi piaceva la ricerca, la sperimentazione, l’apertura mentale che avevo trovato da quelle parti…Decisi allora di portare qui in America alcuni dei musicisti Inglesi che avevo incontrato, e registrare un disco con il mio nome. Ma per problemi di visto di ingresso dei musicisti la cosa stava per sfumare…Poi pero’ decidemmo di tentare il passaggio di confine dal Canada, in modo da aggirare i controlli alla frontiera! La cosa riusci, e registrammo No Man’s Land, a nome del Victor Peraino’s Kingdom Come. In quel disco, ristampato poi dalla Italiana Black Widow, oltre a suonare tutte le tastiere cantavo anche, cosa che ho continuato a fare da allora in poi.”
E’ un disco particolare No man’s Land, con al suo interno diversi gioielli nascosti del progressive anni settanta. Dominano le tastiere, ma in un modo diverso dal solito, meno legate ai virtuosismi classicheggianti dei contemporanei, volte piu’ a creare un suono di atmosfera, un ambientazione per ogni brano, con la voce di Peraino che arriva perfetta in questo contesto. Un disco molto interessante con una copertina bellissima, di quelle che non si dimenticano e che ti fanno viaggiare con la fantasia.
Sono passati molti anni da allora, e sia Victor che Arthur Brown hanno attraversato differenti momenti nelle loro carriere e nei loro percorsi esistenziali ed artistici.
Ma il destino li ha portati ancora ad unire le rispettive sensibilita’, inaspettatamente, come sempre capita nelle cose piu’ belle, quelle che accadono senza forzature, senza essere costruite a tavolino da nessuno.
“ Ci siamo ritrovati dopo tanto, tantissimo tempo, e come se fosse la cosa piu naturale del mondo abbiamo iniziato a comporre, a suonare insieme in studio e live. Io sono andato in Inghilterra e mi sono unito ai concerti di Arthur, lui e’ venuto a Detroit e abbiamo registrato diverso materiale…Abbiamo ricominciato a sperimentare, a provare suoni strani, vecchi synth, computer, esoterismi e antichi rituali spazio temporali, e ora…Stiamo continuando a farlo divertendoci da matti!”
Li lasciamo alle loro cose, hanno altro materiale da registrare, alcuni dei pezzi andranno nel nuovo album, il titolo e’ “Journey in Time”. Esattamente quello che hanno fatto insieme a noi Victor Peraino e Arthur Brown.
Victor Peraino Preforming Los Angeles
ENGLISH:
Detroit Michigan means rythm, noise and music. It’s the sound of the working class at the assembly lines that every day create new automobiles, it’s Motown music, it’s raw high energy rock and roll of MC5 and The Stooges, it’ the endeless pulse of Techno.
Detroit is made of asphalt, poverty and songs. Detroit is the Rock City.
Wandering around in clubs, with punk rock bands and underground stars, we met a very special guy, somebody that seems as if he is coming out of a novel.
We start talking, and after a while he introduces himself: I am Victor Peraino, keyboard player of Kingdom Come and the legendary Arthur Brown. We are so surprised.. What is he doing in Detroit on a night like this? Sure, we know his records, and we tought he was british, one hundred percent european, but no, he is a Detroiter born and raised in the Motor city. Our curiosity grows while we talk to each other, and so we decide to exchange our phone numbers and keep in touch.
His call arrives in the next week, with a big surprise. Arthur Brown is with him, they are working on some recordings for a new album, coming out on the Italian label Black Widow…If we want we can meet each other at the studio the next day.
So, here we are, in time, excited and a little bit nervous…
“ Mine is an Italian name, Peraino, my family is from Sicily and i have been in Italy more than once…I grew up in Detroit and started playing music immediately, at the end of the sixties when I was a teen ager. At that time bands used to play in clubs not too big, often old dancing ballrooms or theaters, transformed into amazing venues where everything and anything could happen all the time. In San Francisco and New York there was the famous Fillmore, here in Detroit there was the Grande Ballroom. A friend of mine was the “MC” in that crazy place…I was only seventeen and he asked me if i wanted to join a band that he was putting togheter because they needed a drummer. I said yes without hesitation, and everything started…a band born in the Grande Ballroom, with the Rasmussen brothers on guitar and bass, we were called UP. We played our version of garage rock. We were often opening for very big names, many times sharing the bill with Stooges and MC5, Frost and many others. We even opened for Cream one night! Then one day Dennis Thompson,the drummer of the MC5, asked me if i wanted to play percussion on stage with him at a very special show at the Masonic Temple with Jimi Hendrix Experience. That was the first time i met Jimi, and we became friends in the dressing room.”
First time? Did you met him again?
“ Yes. I ended my experience with UP, and i felt the desire to move in a different direction, no longer connected with that kind of sound. In the meantime i was in New York with some friends, the Woodstock festival was happening at that time and we all decided to go at the very last minute. Once we arrived there we figured out that all roads were packed with endless lines of cars. So we found a little dirt road, maybe used by farmers with their tractors. I started driving along this tiny road very slowly, and after a while the lights of the stage appeared in front of us like in a dream. I kept going and we all ended up in the backstage area. Security was nothing like it is today, and we looked like a band, so nobody bothered us and we wandered in the artist’s area when, all of a sudden, i saw Hendrix…i went to him and he remeber very well our meeting in Detroit, so we were togheter backstage smoking and talking, when he realized it’s time to go on stage. So i was right there, on the side of the stage during his legendary show in Woodstock.”
Now Arthur Brown joins our conversation, in perfect shape with a sparkle of enthusiasm in his eyes. He is a living legend, a major figure all through the history of rock music, happy to share with us and Victor memories of their time togheter.
I can’t help to ask : How you, a Detroit kid, ended up in Arthur Brown’s band?!
“ it’s been a chain of events, that step by step brought us togheter…One of the strange and magical paths that life sometimes gives to you…and all you can do is follow, trusting your inuition without really knowing why…
Victor & Gtr L.A. 1984
I was tired of playing drums. I was inspired by new bands like Moody Blues, King Crimson, Genesis, wishing to go in a different direction. I wanted to play keyboards and start a new musical experience. To do that, i really needed to buy a Mellotron. I found out it was more expensive to import one in the States than going to England myself, and having one made for me over there. My manager gave me some contacts with the right people and off i went. Everything turned out great, and while i was waiting to have my Mellotron made, i rented a Volkswagen van and drove through Germany, and all the way to Rome Italy. I met a beautiful girl there, and we had a great time in the city. At the time the place where all Hippies, musicians and strange people from all over the world were meeting each other was Piazza di Spagna. One day, while i was there playing flute sitting on the steps of the big ancient stairs, i saw some of the people that let me stay in their place in London. One of them was Mike Oldfield’s girlfriend and they were getting ready to go back to England. So i offered them a ride, and on the way home they asked me if i wanted to join them in the next days, going to the Reading festival with Arthur Brown’s Kingdom Come band. And so, like in a dream, i found myself backstage at the Reading festival talking with Arthur about music and syntesizers like old friends! When the time came to go on stage, their keyboard players didn’t show up! At the very last moment Arthur came to me and asked me to join the band, “just go on stage and make some noise with our brand new synth VCS3!”…Without even knowing their songs or any chance to practice what so ever! “
Now Arthur is talking with a big laughter…“ Ahahaha!! Yeah, this is exactly how happened! I thought, better to try with this guy than no keybords…And that was a great choice…a great show and the beginning of a very long personal and artistic realtionship!”
It’ beautiful to see them togheter today, sharing their memories with us.
“ Right before going on stage, not knowing what was happening, i smoked a big fat joint made of hashish mixed with weed…Try to imagine how i felt, on stage with all the lights , and this VCS3 that i not only saw or played before, connecting cables and moving a kind of joystick to create strange loud sounds, with a band i never met before! That was pure craziness…But in some way i felt very good in that craziness and i joined the band on the spot. I had my brand new Mellotron, went on the bus and on tour with them. That was a dream for me, i couldn’t hope to be in a better band than Kingdon Come at that time: Theatrical, experimental, melodic and powerful all at the same time. Just perfect.
Arthur & Victior in London 2012
They recorded an amazing album, a strange mix of psychedelia, progressive and space rock: “ Journey “. One of the first, if not the first, rock album based on the beat of a drum machine, a collection of very intense tracks. Brown’s voice and the magic guitar of Andy Dalby traveled through the electronic beats and the visionary keyboards of Victor Peraino, a record still very strong and unique today, after all these years.
“ The tour of Journey was such a strong experience for all of us. We played in many places and in very different situations. For a while our opening band was Queen! Nobody knew them at the time, and their manger was ready to drop them, because there weren’t any label interested in their music…Every night was a different and strange situation. We did one gig and this guy came with a lot of free LSD for everybody in the place. Band, crowd, people working at the venue, everybody was tripping at the same time! As soon as the show ended, this girl came in the dressing room and shouted “ Guys! While you were playing i saw god!! “ We were exausted and still tripping out of our mind, so we told her, yeah, sure, ok…And then she ran to the sink, put her head under the water and then ran back to us, with her hair dripping wet yelled “ I saw god,do you belive me now!?! “ Yeah, we belive you, take it easy, it’s ok…Maybe our faces were not enough like belivers, and so all of a sudden, she took all her clothes off, jumped on a chair and screamed on top of her lungs “ I am going to fuck each and everyone of you!!! I saw god, do you belive me now?!?!? “ That tour was a crazy time man! “
Now is Arthur speaking. “ We could go on, it was really a pleasure to play with the Journey line up. But i was going through a time of personal changes, i needed to go on my own spiritual path for a while. We were near the Ginevra Lake when i decided that i want to brake up the band.”
The days of Arthur Brown Kingdom Come were over, and so was one of the most exciting band of the british progressive underground scene.
Of course it was not over for Victor. He packed the keyboards and his dreams and came back to Detroit. By then he understood a few important things. “ I love to be on stage and put togheter a show not only about music, but also something to be seen, to be experienced with all your senses, with make up, coustumes, lights and more. I love the european progressive sound, the feeling of exploring different musical landscapes, i love the open mind attitude that i found over there in europe. So i decided to bring to Detroit some of the musicians i met in England, and make a record in my name. We had a very hard time bringing them across the border because of some visa issues. But i didn’t give up, and we managed to bring them across the border through Canada. In some way…Everything went fine, and we recorded “ No Man’s Land “ by Victor Peraino’s Kingdom Come. In that record, now avalabile on Black Widow, other than just play keyboards, i started singing.”
It’s a very special album No Man’s Land, with many golden nuggets of seventies prog rock. A very keyboards driven work, with a special feeling, different from one track to the next, with the beautiful voice of Peraino, perfect in this place.
A very interesting record with a wonderful cover, the kind that you can’t forget and makes you travel with your fantasy.
It’s been a long time, and both Victor and Arthur Brown had been going through different stages of their musical careers and personal lives. But somehow, someway, life crossed their paths again, in a very natural and easy way, like it was meant to be. That’s the way magic is.
“ We met each other again after a very long time, and like it was the most natural thing to do, we started playing and writing music togheter again. I went in England a couple of times and joined Arthur during some special shows, he came back to Detroit and we recorded some new stuff… And here we are, experimenting again, discovering new sounds, computers, esoteric things,ancient rituals of space and time…and we are having a great time! “
It’s time for us to go. they are working with Skid Marx on some new songs, the new album is out and it’s called “ Journey in Time “ . Like the one we took, with Victor Peraino and Arthur Brown.
Journey in Time is out now on Black Widow Records. Victor Peraino’s Kingdom Come will play live at the Token Lounge, Westland MI Saturday 8/9-
ABARICO è il progetto di ALESSANDRO VALLE, musicista di Schio (VI), quasi residente a Bologna e bassista/tastierista dei PROPHEXY. Approfondendo la conoscenza di questi ultimi sono arrivato a lui. Il titolo LOOP PROJECT lascia intendere molto e al primo pensiero può lasciare sorpresi, cosa ci fa un disco del genere su un blog dedito all’Hard Rock? E’ che ogni tanto ci piace esplorare mondi poco conosciuti. Il disco è poco più di una cosa autoprodotta, ma mi affascina nelle sue parti strumentali. Ci sono segni sonori, suggestioni cosmiche che mi interessano molto, a partire dall’ultimo pezzo MONDI TONDI …
FILE AUDIO: Mondi Tondi – Abarico:
LOOP CATTIVO è forse il più ritmato, giro di basso ostinato che va a gettarsi in più rivoli, TRILOK è invece dominato dal flauto e da una sorta di tic toc celeste, sovae e tenebroso insieme. LA SCIAMANICA ci dà di armonici, in una sorta di ninna nanna lunare sussurrata da un bel flauto …
FILE AUDIO: La Sciamanica – Abarico:
I pezzi cantati (in italiano) non sono male, ma peccano troppo d’ingenuità. Il cantato di Valle non è all’altezza e le forzature delle metriche, come ad esempio in SOLO LIMATURA, non sono digeribili. Mi piacerebbe sentirli suonati e cantati da una vera band. Rimane il fatto che i momenti strumentali mi piacciono proprio tanto.
L’artwork ben si collega col mood del disco, ma anche in questo caso la realizzazione pecca di dilettantismo.
Non si capisce bene se questo sia il nuovo numero di CLASSIX! dedicato a vecchi articoli comparsi sui primi numeri ormai introvabili della rivista o un numero di CLASSIX! ANTHOLOGY, edizione speciale dove vengono ripubblicati i vecchi articoli di cui sopra. Ad ogni modo le antiche scritture pubblicate nel 2004 vengono in parte ripresentate, con aggiunte e nuovi arrangiamenti. Per quello che riguarda il sottoscritto, hanno ripubblicato una cosetta che feci su FRANK MARINO, speravo scegliessero cose più significative e caratteristiche: ricordo che scrissi articoli su ROBERT JOHNSON, JOHN CAMPBELL, FREE&BAD CO e i FRATELLI WINTER ben più riusciti e interessanti di questa cosa sul pur grande FRANK MARINO.
Tra le cose che ci interessano segnalo le 10 pagine su JOHN WETTON che farò vedere stasera a Palmiro, 9 su BOB SEGER, 15 su BON SCOTT, ben 27 sul KRAUT ROCK (per la gioia di Polbi), 9 sui CHEAP TRICK. Segnalo anche la recensione del primo dei TISHAMINGO (che su questo blog consideriamo il più bell’album di southern Rock) di Fuzz …Francsco Pascoletti insomma; ricordo che allora fui molto contento del fatto che anche lui trovò l’album delizioso.
Date un’occhiata ai bonus disc e ditemi se non vi viene voglia di tirare una madonna! Come per i tre dischi precedenti il materiale bonus è un presa in giro! Mi aspettavo davvero molto, molto, molto, molto di più. Ma cosa li tiene a fare quegli 11 inediti del periodo 1971/75? Va a finire che li pubblicherà quando saremo morti tutti.
Jimmy Page, ma vaffanculo va!
Here are the track listings for the deluxe editions’ companion audio discs (the songs remain the same on the original LPs):
Led Zeppelin IV (Companion Audio)
1. “Black Dog,” Basic Track With Guitar Overdubs
2. “Rock and Roll,” Alternate Mix
3. “The Battle of Evermore,” Mandolin/Guitar Mix From Headley Grange
4. “Stairway to Heaven,” Sunset Sound Mix
5. “Misty Mountain Hop,” Alternate Mix
6. “Four Sticks,” Alternate Mix
7. “Going to California,” Mandolin/Guitar Mix
8. “When the Levee Breaks,” Alternate U.K. Mix
Houses of the Holy (Companion Audio)
1. “The Song Remains The Same,” Guitar Overdub Reference Mix
2. “The Rain Song,” Mix Minus Piano
3. “Over the Hills And Far Away,” Guitar Mix Backing Track
4. “The Crunge,” Rough Mix – Keys Up
5. “Dancing Days,” Rough Mix With Vocal
6. “No Quarter,” Rough Mix With JPJ Keyboard Overdubs – No Vocal
7. “The Ocean,” Working Mix
Mi accorgo solo ora che su youtube c’è il video completo dei STAIRWAY TO HEAVEN fatta dagli HEART con JASON BONHAM al Kennedy Center Honors nel 2012, in occasione del riconoscimento dato ai LED ZEPPELIN per il loro contributo significativo alla cultura americana. Il 27/12/2012 pubblicammo il clip allora ufficiale che era pieno di edit (seppur fatti benissimo), ora ecco la versione completa, se possibile ancora più bella:
Anche stavolta un sentimento cosmico mi pervade, che magia il Rock, che lavoro i LED ZEPPELIN!
E a proposito, oggi è il 29 luglio … 41 anni fa l’ultima delle tre serate al MADISON SQUARE GARDEN, l’ultimo vero concerto dei LED ZEPPELIN. Come ho scritto su facebook quelle tre serate avrebbero riempito di stelle i nostri sogni grazie al film THE SONG REMAINS THE SAME, ah se solo esistesse una macchina del tempo…
Vivere insieme con gli umani a volte è divertente, cominci a capirli e a comprendere come certi di loro siano completamente affascinati dai comportamenti di noi felini, a tal punto che noi gatti non possiamo non approfittarne. Gli fai un po’ di fusa, strusci il muso contro il loro, fai la pastella sul loro torace, metti una zampina con delicatezza sulla loro testa e loro non capiscono più niente; è tutto un fiorire di “mo’ sì amore” “mo’ patato”, “mo’ Palmir, mia unica ragione di vita”, “mo’ vieni qui dal tuo papino”; allora perché non approfittarne? Certo, non nego che un po’ di bene glielo voglio, d’altra parte mi preparano pranzetti succulenti cercando di variare il più possibile, mi danno da bere acqua oligominerale, mi spazzolano il pelo, mi danno mille baci, mi fanno stare all’aperto per lunghe ore, fanno insomma quello che ogni umano dovrebbe fare con i gatti, d’altra parte siamo noi il centro dell’universo.
Allora cari (a)mici, vi insegno qualche trucco; siete fuori già da qualche ora e siete cotti? Non perdete energie nel trascinarvi verso casa, ci pensa l’umano. Dovunque vi troviate cercate un punto da essere più o meno visibili, mettetevi sdraiati e guardate dalla parte dei vostri umani, non appena uno di loro si accorgerà della cosa verrà verso di voi, tiratevi su, fate quei tre metri per fargli capire che gli state andando incontro, strusciateveli e in meno di un secondo vi prenderanno in braccio e vi porteranno fino su in casa …
… e visto che loro vi chiamano “lo sterminatore di talpe” e che sono un po’ fissati con l’igiene vi faranno la toletta con delicate salviette umidificate per animaletti. Vi consiglio di fare qualche bizza mentre vi puliscono così pensano non vi faccia troppo piacere, in realtà è piacevolissimo e ci risparmiano un sacco di fatica (soprattutto se l’estate è un po’ bizzarra come questa tanto da ritrovarvi “spolti” da capo a piedi …
Un volta finita, una buona cenetta, un goccia di SOUTHERN COMFORT e, se Tyrrell è in sala imbambito davanti a SkySport24 Speciale Calcio Mercato, eccomi sdraiato sul divanetto dello studiolo ad ascoltarmi dell’ottimo AOR … mica male la vita …
I PropheXy (scritto con la ics maiuscola) sono di Bologna e sono una band di Rock progressivo, quello attuale, contemporaneo, che di solito snobbo un po’. Snobbare un po’ per me però non significa girare la testa da un’altra parte, così mi sfido nello cimentarmi all’ascolto del loro album IMPROVVISO dell’anno scorso. Cerco qualche notizia su di loro e scopro che hanno partecipato alla realizzazione dell’album tributo ai KING CRIMSON qui in Italia (“The letters: an Italian unconventional guide to King Crimson”), a diversi festival prog e che collaborano con Richard Sinclair bassista e cantante dei CARAVAN (e CAMEL). Non so se davvero io sia un fan del Rock progressive, certo sbarello per gli ELP, adoro GENESIS, YES e PFM, amo gli AREA, ma i complicati passaggi strumentali con poca melodia non fanno esattamente per me. Lo sapete, TARKUS è il disco dei miei amati ELP che meno ascolto. Questo atteggiamento incline alla melodia (soprattutto quella malinconica) fa sì che ad esempio del primo pezzo TRITONE io apprezzi soprattutto il bel break con chitarra e flauto. Con BABBA faccio già più fatica, resto a galla grazie al cantato di FATTORI che ricorda quello di STRATOS.
Intendiamoci, non è una mancanza del gruppo, ma mia. Annoto comunque l’azzardo del gruppo, registrare dal vivo un album così occorre davvero coraggio e forza d’animo. Apprezzo poi molto il cantato in italiano. LA ROTONDA DELLA MEMORIA è un brano se non astruso molto complicato, a tratti sperimentale, e mi diverte sentire la mia anima malinconica di uomo di blues segnare un po’ il passo. STRALCI DI QUOTIDIANO mi rinfranca un po’, tracce di jazz rock anni settanta, quello che mi piace parecchio e aperture melodiche davvero carine con la chitarra di MARTELLI in evidenza…
STRALCI DI QUOTIDIANO file audio:
PARADIGMI MENTALI inizia dura e cattiva ma come da formula del gruppo si scioglie in un delta di atmosfere affascinanti, in qualche modo collegate a certa delicatezza dei GENESIS, FATTORI Stratosoreggia un po’ arrivando a risultati che colpiscono. TRICKSTER segue la stessa linea, dopo 90 secondi di suoni duri il bel flauto di ALESSANDRO VALLE prende il comando e ci spinge su territori meno contorti, seppur tenebrosi. C’E’ VITE SULLA LUNA ha un titolo davvero suggestivo. Gli ultimi due pezzi sono suonati con l’aiuto di RICHARD SINCLAIR. DISASSOCIATION (dei Caravan 1971) è sempre stata un gioiellino, e lo è anche qui: la voce di SINCLAIR accompagnata dalla chitarra di GABRIELE MARTELLI e dal flauto…
DISASSOCIATION file audio:
Riuscita anche GOLF GIRL (sempre dei Caravan).
Un album dunque coraggioso e pieno di musica intensa, musicisti preparati, contenuti interessanti. L’artwork invece lo trovo insufficiente, magari il concept non è nemmeno male ma la realizzazione non è altezza di un gruppo di questo livello.
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