L’ANGOLO DELLA POSTA “David Briggs said…”

26 Lug

BODHRAN scrive: “Buondì, prima di infilarmi in una riunione (una delle peggiori invenzioni della civiltà) ti passo due righe lette stamattina in pullman.
Sto leggendo la biografia di Neil Young “waging heavy peace”, ti riporto le parole di David Briggs (produttore che ha lavorato con Nello il Giovane). Ci son dei passaggi, che ti evidenzio, che mi sembrano tanto belli, e combaciano tanto con la mia “idea platonica di r’n’r” :

“il grande sound è alla sorgente. Metti il microfono giusto davanti alla sorgente, catturalo su un nastro facendo meno strada possibile e così tiri fuori un grande suono. Si fa così. Tutti gli altri modi sono artefatti. Il momento più grande della mia vita – quello che davvero non ho mai dimenticato – è stato nel 1961, quando per la prima volta arrivai a Los Angeles. Fui invitato al Radio Recorders per vedere Ray Charles e, una volta in studio, lì c’era Ray. Con la mano sinistra suonava tutte le parti di piano e con la destra leggeva uno spartito in Braille cantando dal vivo con un’orchestra completa ad accompagnarlo. Mi sedetti lì a guardare e pensai:I dischi si fanno così . Metti tutti in una cazzo di stanza e via ”. A quei tempi tutti sapevano che dovevano mettersi lì, farsi venire l’uccello duro nello stesso momento e dare il massimo. E tre ore dopo uscivano da quella cazzo di porta con un disco in tasca.

Ovviamente, a quei tempi non avevano registratori a otto, sedici, ventiquattro, quarantotto, sessantaquattro piste, fino alla nausea, per fottere la gente, ed è questo che oggi ha fottuto il mondo della musica registrata e i musicisti: a mio parere li ha fottuti tutti al punto che non saranno mai più gli stessi. Le persone si sono rese conto che potevano fare le proprie parti… dopo. Suonare la loro parte e sistemarla dopo. E nel rock and roll, più pensi più puzzi .

È molto facile per la gente dimenticare cos’è veramente il rock and roll. Guarda, io ho quarantasette anni , sono cresciuto nel Wyoming , ho rubato un’auto e guidato per otto-cento chilometri per vedere Little Richard, e voglio raccon-tarti una cosa: quando ho visto questo negro venire fuori con il vestito dorato con quei cazzo di capelli al vento, saltare sul palco e picchiare sul pianoforte e andare completamente fuori di testa a Salt Lake City , ho pensato: “Ehi, voglio essere come lui . Questo è ciò che voglio”. È uno che anche oggi fa paura. È autentico. Il rock and roll non è posato, non è innocuo e non ha davvero nulla a che fare con i soldi o altre cose. È come il vento, la pioggia, il fuoco: è un elemento primordiale. I quattordicenni non pensano, sentono. Il rock and roll è fuoco, fuoco. È carattere. È fare marameo al mondo.

È un fardello. È un fardello tale che in pochi anni brucia completamente la gente. Perfino i migliori si bruciano. La gente invecchia, dimentica cosa vuol dire essere ragazzi, diventa responsabile e poi questo e quello… Non si può essere le due cose insieme. O sei rock and roll o non lo sei.”

neil young & david briggs

neil young & david briggs

L’ESPERTO risponde: ” Difficile non condividere alla lettera.”

L’angolo della posta: uno Zeppelin a Roma (1933)

25 Lug

Ci scrive Bodhran:

“…è un sito che vado a guardare ogni tanto, con quel velo di nostalgia per “mamma Roma”, guarda cosa hanno pubblicato in questi giorni: “

http://www.romasparita.eu/foto-roma-sparita/81347/aeroporto-ciampino-dirigibile-zeppelin
http://www.romasparita.eu/foto-roma-sparita/81350/aeroporto-ciampino-dirigibile-zeppelin-2
http://www.romasparita.eu/foto-roma-sparita/81353/aeroporto-ciampino-dirigibile-zeppelin-3

Approfondendo ho trovato un articolo su IL POST.IT:

http://www.ilpost.it/2013/05/29/il-primo-viaggio-dello-zeppelin-in-italia/

Crociera Zeppelin francobollo 20 lire Crociera Zeppelin francobollo

zeppelin-a-roma-arrivo-a-ciampino (dal www.ilpost.it)

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CSNY “CSNY 1974” (Rhino 2014)

24 Lug

Questo cofanetto me lo sono ascoltato tutto d’un fiato, un cd via l’altro, godendo di questa musica sopraffina e beandomi nell’ascoltare il magico salmodiare, al contempo tenebroso e solare,  dei CSNY e del loro Rock contenutistico. Essendo un casual fan ho chiesto a Picca, gran fan e conoscitore del gruppo, di scrivere una considerazione su questo nuovo box set. Venti minuti dopo il Pike boy mi manda le sue impressioni che riporto qui sotto. Un Piccagliani lucido, dritto al punto, a tratti cinico, ma come spesso capita, irresistibile.

CSNY 1974

Non posso competere con lui in quanto a conoscenza di CSNY, ma un commento posso azzardarlo anche io. A me il cofanetto piace, parecchio; al di là dello splendido booklet mi piace il concept in sè: i CSNY ripresi con onestà nel 1974 in piena fase orizzonti perduti. Esecuzioni un po’ sghembe, sbavature, l’innaturale mood dei concerti da stadio, ma anche personaggi di altissima levatura , canzoni di una bellezza commovente, echi di una contro cultura che seppur svanita, rimane uno dei momenti più alti dell’umanità. Con o senza Y, il gruppo pubblicò tre album fondamentali (il primo, Deja Vu e quello del ’77) e i membri di questa strana compagnia come solisti regalarono al mondo altri dischi di valore assoluto: i dieci da studio di Neil Young del periodo 1969/79, quello della YOUNG/STILLS BAND, quelli dei MANASSAS, un paio di STEPHEN STILLS e quello del 1971 di CROSBY. Cofanetto imperdibile anche per il casual fan.Non aggiungo altro, lascio la parola al Pike boy.

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CSNY 1974 di Picca

I dischi dal vivo non dovrebbero, a parer mio, mai derivare da concerti negli stadi. Problemi di monitors, distanza emotiva dal pubblico, necessità di favorire l’aspetto scenico a sfavore della qualità e della precisione: queste le controindicazioni. Figuriamoci quando in ballo ci sono i 4 cavalieri dell’apocalisse californiana, della cosiddetta ‘avocado mafia’ losangelena, i quattro evangelisti del sound di Laurel Canyon tutto intimità acustica, jam fricchettona, armonia vocale e accordatura aperta…
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I motivi del tour? ? La grana’, rispose Stills all’ epoca. I motivi del cofanetto CSN&Y live 1974? Beh, come si sa tutto quello che invecchia acquista valore, almeno nel mondo dell’ affamato appassionato di rock ‘vintagerrimo’ il quale è ben disposto a perdonare imprecisioni e svacco strumentale e vocale per godersi un live dei 4 dell’ Ave Maria dell’ hippie dream di un eone fa. Del resto avevamo riempito per anni gli scaffali delle nostre camerette con bootlegs carissimi e orripilanti che hanno fatto la fortuna di Caru’ & company e adesso abbiamo un cofanettone (3CD! + 1 DVD! Con un booklet meraviglioso!) nel quale produrci in un’ immersion di ciò che fu 40 anni fa. Nell’estate del ’74 i raga non avevano un disco in società da promuovere e le rispettive carriere soliste cominciavano a mostrare segni di notevole cedimento. Stills aveva sciolto i fantastici Manassas (pare a seguito di una cospirazione ordita da Geffen/Ertegun per riportarlo in CSN&Y), Crosby & Nash vivacchiavano di rendita e Neil Young era nel bel mezzo di una delle sue tipiche destrutturazioni (o ristrutturazioni, secondo diverso parere) della sua carriera che lo aveva portato dal rassicurante successo di Harvest al precipizio commerciale del live Time Fades Away.
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Eppure il tour fu un successo micidiale, forse perchè si trattò del primo ‘revival tour’ della Woodstock Generation che già nei primi edonistici seventies aveva abbandonato il sogno peace&love ma non aveva ancora esaurito la scorta di maria. Il disco è quello che è, pieno di alti e (numerosi) bassi, con Stills, all’epoca vero e proprio aspirapolvere umano di peruviana, che strasuona e stracanta con l’ evidente preoccupazione di intrattenere folle distanti, Crosby già un po’ intontito dagli stravizi, Nash che come sempre gioca la carta dell’ unico con la testa a posto anche un po’ per controbilanciare il minor talento compositivo e Neil Young che se ne sbatte di tutto il baraccone, propone quasi soltanto canzoni (all’epoca) nuove o inedite, non muta il suo atteggiamento di performer pur trovandosi in enormi arene e ne esce come l’unico che valga davvero la pena di ascoltare. Preciso, lucido, intonato.
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I musicisti di accompagnamento testimoniano che la spontaneità dei primi tempi si era già trasformata in cinica gestione politica dell’affare, con Russ Kunkel (bravissimo ma inadatto) batterista voluto da C&N, Joe Lala (inutile) percussionista imposto da Stills e Tim Drummond al basso indicato da Neil (pare) soltanto per rompere i coglioni a SS così riequilibrando l’assetto delle alleanze in campo. Il tour incassò bilioni ma alla fine i 4 portarono a casa solo briciole, tutto scialacquato in manie da rock stars e indicibili sprechi. Indicare le canzoni migliori del cofano è facile: sono quelle di Neil Young. Nelle altre tracce ci sono ups & downs di cui sopra, Stills che massacra Love The One You’re With ma sublima Word Game, Crosby che senza la giusta confezione sonora vaga alla cieca in Carry Me e Long Time Gone e Nash che prende sempre 6 meno con le sue marcette country/british invasion ma che ha il merito di ‘staccare’ ogni tanto dalla confusa intensità generale  inducendo l’ascoltatore a fischiettare un fatuo ma grazioso motivetto.
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Per gli amanti della soap-opera CSN&Y un documento comunque imperdibile. Per tutti gli altri: fatevi fare la bobina da un amico che ce l’ha.
(Stefano Piccagliani © 2014)

 

 

 

 

Intervista con RUDY ROTTA, blues guitarist & recensione di “Beatles Vs Rolling Stones” suo ultimo album

21 Lug

Rudy Rotta è uno degli artisti blues italiani più famosi, all’estero soprattutto, basta dare un’occhiata al video qui sotto per farsi un’idea…

 

… questo blog tuttavia non dà troppa importanza alle collaborazioni di artisti italiani con nomi illustri del blues rock internazionale, non snoccioleremo quindi la lunga lista di stelle della musica che amiamo con cui Rudy ha avuto a che fare, però non siamo insensibili… e i soli nomi di GREG ALLMAN e  ETTA JAMES ci fanno giurare la testa. Per uno di quei segni blues che ci piacciono tanto, uno del suo entourage è inciampato nel nostro blog e da lì è nata questa intervista con recensione allegata. Spero sia di vostro gradimento. Ah, prima che mi dimentichi: Frank Lavorino… thank you!

  ♠

INTERVISTA A RUDY ROTTA –  Luglio 2014

Rudy, sei piemontese, svizzero d’adozione, ma quando a 18anni hai iniziato a suonare per davvero lo hai fatto partendo dal Veneto, ma che cosa ha quella regione che la tiene così legata al blues?

Sono nato in Piemonte, ho trascorso alcuni anni della mia infanzia in Romagna poi a 12 anni sono andato in Svizzera, dove i miei genitori erano emigrati, e ci sono rimasto fino a 18 anni. Lì ho incominciato a suonare verso i 13 anni, ovviamente tutto ad orecchio senza maestri o lezioni di musica, semplicemente consumando i dischi…… Sono arrivato a Verona a 18 anni e quasi subito sono entrato a fare parte dei Condors,  un gruppo locale che aveva già raggiunto degli obiettivi prestigiosi. Effettivamente nel Veneto c’è stato un movimento importante legato al blues,  il perché non lo so, probabilmente perché chi ha iniziato a divulgare questa musica ha trovato subito un notevole  seguito.

A 40anni hai lasciato la tua professione per dedicarti unicamente alla musica, scelta difficilissima da fare qui in Italia. E’ stata fattibile grazie a quella che io chiamo “l’incoscienza dei 40anni”, o è stato un processo lento e doloroso?

È stata esattamente l’incoscienza dei 40 anni! Nessun processo lento né doloroso, semplicemente la naturale conseguenza del desiderio di fare ciò che avrei voluto fare a 20 anni.

Lo so, è una domanda che ti avranno già fatto in tanti, ma tra tutte le star del blues con cui hai avuto a che fare ce ne è stata qualcuna che, guardandola negli occhi, ti sei detto “qui dietro c’è una gran persona”? Hai qualche storiella gustosa che ti va di raccontare?

Ogni persona con la quale ho collaborato mi ha lasciato un ricordo indelebile,  sia dal punto di vista musicale che da quello umano. Ricordo l’incontro con Gregg Allman alla House of Blues di New Orleans in occasione del tour per il suo 50esimo compleanno. Dopo essere stato suo ospite sul palco mi disse che voleva venire a suonare con me in Italia, che non voleva soldi ma semplicemente una Ferrari da guidare, cibo e vino…… Oppure con B.B. King al festival di Montreux: mi trovavo nella sala VIP con B.B. e il direttore artistico a sorseggiare dello champagne e mi accorsi che Van Morrison, che doveva aprire il concerto di B.B., mi guardava con aria sospetta cercando di capire chi potessi essere. Dopo la mia performance con B.B., tornando verso il backstage, me lo trovai di fronte e con aria scherzosa gli dissi: “Now you know who i am…….” Grande risata!

Dal punto di vista della esperienza,  ci dai un commento sullo stato del blues in Italia, e sulla musica in generale?

Il blues in Italia è cresciuto molto in questi ultimi 20 anni. Ci sono numerosi musicisti preparati, forse mancano dei progetti musicali originali di un certo spessore. Ritengo la musica molto più importante della bravura  e della tecnica dei musicisti. Per quanto riguarda invece la situazione della musica in generale direi molto male, molto business, molta musica falsa e tante, troppe tribute bands.

Sei un chitarrista da FENDER STRATOCASTER, giusto? Mai usato una Les Paul? Che altre chitarre ti attirano?Che corde e che amplificatore usi? 

Non solo Strato. Uso anche Telecaster, Gibson 345, Les Paul Junior, SG e raramente anche un Les Paul ma è troppo pesante….. Sono endorser della Ernie Ball, uso le 010 mentre per la chitarra slide 011. Sul palco porto sempre dei vecchi Fender Super Reverb abbinati a Vibrolux, Deluxe, Blues Junior che ricevetti dalla Fender Europe inglese in occasione del mio primo tour in Inghilterra.

RUDY ROTTA (foto di Chicca Coltri)

RUDY ROTTA (foto di Chicca Coltri)

Del tuo nuovo disco ne parlerò io dopo l’intervista, ma mi dici gli episodi che ti sono più cari, o quelli che ritieni più riusciti?

Sinceramente,  credo di aver fatto un lavoro molto equilibrato e non saprei scegliere un brano piuttosto che un altro. Ci sono fondamentalmente 3 diverse sonorità all’interno del CD: quella elettrica, quella acustica e i 4 brani con Quintorigo e Gnu Quartet; una particolarità di questo CD è che tutte le parti vocali che ho registrato hanno varie sovraincisioni.

John Mayall’s bluesbreaker: con Clapton, con Peter Green o con Mick Taylor?

Senz’altro Peter Green, anche se devo dire che in quel periodo pure Mr. Clapton andava alla grande.

Dio esiste?

Spero …

Film: i tuoi preferiti.  Un Uomo Da Marciapiede, Goldfinger, Il Colore Viola, tutti i film di Fellini e le pellicole con Sordi in generale.

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere.

White Album, Revolver, Sgt. Peppers, Abbey Road, Rubber Soul.

Per Rudy Rotta chi sono i Led Zeppelin?

La migliore rock band di tutti i tempi.

Blues del Delta e blues di Chicago: immagino che come noi anche tu ti sentirai figlio di ROBERT JOHNSON e MUDDY WATERS; quali altri nomi di blues nero ti hanno segnato l’anima?

Ce ne sono molti..Su tutti direi sicuramente Freddy King,  Albert Collins,  B.B. King,  Albert King,  O.W. Wright, J.L. Hooker…

Nel nome del blues escono album che secondo me di blues hanno ben poco, se non la forma; il blues per avere un senso e per non annoiare a morte deve farti sentire in pericolo oppure deve farti toccare con mano l’abisso su cui si affaccia la malinconia, sei d’accordo?

Troppo spesso si usa il nome blues o bluesman a sproposito. Sono d’accordo con la tua visione però c’è anche il rovescio della medaglia, ossia la gioia  che ti porta a comporre in modo diverso dunque non necessariamente malinconia o pericolo. Un esempio? I Just Wanna Make Love To You (Muddy Waters) oppure Boom Boom (J.L. Hooker).

Un libro che hai divorato?

Germanie” di E. Biagi

Qualche pulsione per il calcio?

Amo il calcio ma quello di una volta, quello dei Riva, dei Mazzola, dei Rivera, dei Baggio, dei Pelè, e dei Maradona senza andare troppo indietro;  il calcio fatto da uomini veri che non fingevano cadute o quant’altro. II tatticismo eccessivo portato dagli olandesi ha purtroppo cambiato tutto, così come Borg nel tennis. Io sono per il talento vero.

Tu hai vissuto gli anni sessanta e settanta, avresti mai pensato che la società sarebbe arrivata a questi bassi livelli  e che sarebbe precipitata in questa fogna dove etica, senso civico, fratellanza sono concetti ormai spariti?

No, non lo avrei mai immaginato anche se con il passare del tempo mi sono sempre accorto che stavamo andando nella direzione sbagliata; credo che ormai sia troppo tardi ma, come si suol dire, la speranza è sempre l’ultima a morire,  quindi speriamo…..

Conoscevi per caso ADRIANO VETTORE, altro grande chitarrista blues italiano? Un ricordo legato a lui?

Molto bene anche se negli ultimi anni non abbiamo avuto occasione di vederci.  L’ho chiamato più di una volta durante il periodo della sua malattia,  brutta storia. Mi diceva che lo avevano lasciato da solo. Uno dei primi ad iniziare con il blues in Italia, una persona di grande umanità e dignità.

Rudy Rotta band

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Sì, prima di fine anno uscirà “Volo Sul Mondo”,  un progetto legato alla solitudine ed ai disagi dei bambini. Il brano “Volo Sul Mondo” l’ho dedicato ai miei nipotini in primis, ma ovviamente va a tutti i bambini del mondo.  Che possano ritrovare spensieratezza, gioia, voglia di giocare nel cortile o anche in strada e non davanti ad un computer ad un cellulare oppure ai videogiochi.

Hai girato parecchio, c’è un posto oltre l’Italia o la Svizzera che potresti chiamare casa? Un posto che ti ha fatto sentire vibrazioni particolari?

Mi sono sempre trovato bene ovunque io sia stato, chiaro che il Nord Europa mi ha regalato grandi emozioni durante i miei concerti o tour, devo però dirti che con il mio paese ho un rapporto di amore-odio. Adoro l’Italia e tanto mi piacciono gli italiani veri e semplici, odio invece tutte quelle persone che si atteggiano a voler essere ciò che non sono, quelli che per i propri comodi non esitano a distruggere le vite altrui, la politica insegna……

Hai fatto un disco dedicato a BEATLES e ROLLING STONES, immagino che oltre al blues  ti piaccia anche il Rock, quale è dunque la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

Seconda metà anni 60 prima metà anni 70.

Quando si tratta di concerti rock o  blues vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?

Tanti, veramente tanti. Stevie Wonder, Paul McCartney, SRV, Allman Brothers, Brian Setzer, Al Green, Taj Mahal, B.B. King, Steve Winwood, solo per citarne alcuni…

Un amante della musica della nostra generazione non può che essere affezionato al vinile, tu riesci ancora a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition?

No, in sincerità preferisco decisamente il vinile.

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica blues / rock?

Quella americana anche se quella inglese mi ha introdotto a quella americana; non sono un grande amante del blues inglese nonostante,  ripeto, mi abbia fatto da tramite per giungere poi al grande blues americano.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

Beh, sì tanti anche se per una volta non vorrei fare dei nomi per non far torto ad altri. Proprio in questi giorni di interviste noto la grande preparazione e il grande amore di molti giornalisti che mi fanno delle domande molto intelligenti che sto apprezzando moltissimo.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

LA VITA E’ BLUES, IL BLUES E’ VITA questo è un mio pensiero con il quale spesso firmavo o firmo Cd, manifesti ecc……

 ♠

RECENSIONE:  RUDY ROTTA “Beatles Vs Rolling Stones” (Slang Records 2014) – TTTT

L’intervista è stata fatta soprattutto perché il disco mi piace, molto. Rudy ha preso alcune canzoni dei ROLLING e dei BEATLES e le ha accoppiate, facendo sciogliere le une nelle altre, in un gioco melodico e ritmico riuscito. Quello poi che trovo convincente è la grinta di Rudy e della band, l’atteggiamento con cui vengono affrontate, senza tralasciare poi l’originalità dell’approccio all’arrangiamento. SYMPATHY/COME TOGETHER e GET OFF OF MY CLOUD/TICKET TO RIGH sono efficaci e fin da subito ti fan capire di che pasta sia fatto il disco.

Rudy Rotta Beatles Vs Rolling Stones fronte

RUBY TUESDAY/STRAWBERRY FIELDS FOREVER è fatta con l’aiuto del GNU QUARTET è coglie bene lo spirito del modello d’epoca. UNDER MY TUMB/THINGS WE SAID TODAY ci riporta sui binari più consoni del Rock …

FILE AUDIO: UNDER MY THUB / THINGS WE SAID TODAY

… bella poi la scelta di TELL ME. Buono il lavoro sull’acustica per AS TEARS GONE BY arricchito dal violino di LAURA MASOTTO, il tutto va a confluire in HERE, THERE AND EVERYWHERE che Rudy canta in modo ispirato, mi sono venuti i brividi…

FILE AUDIO: AS TEARS GONE BY/HERE, THERE AND EVERYWHERE

MISS YOU non è troppo distante dall’originale, mentre SATISFACTION e OB-LA-DI OB-LA-DA diventano due bluesacci divertenti (e la Sweet Home di Obladì diventa naturalmente quella di Chicago); chitarra acustica per YOU CANT GET e LET IT BE, approccio funk per DAY TRIPPER. LADY JANE e JULIA sono suonate insieme ai QUINTORIGO, il risultato è quello che ti aspetti forse ma sarà anche per la bellezza dei due pezzi che te le ascolti commosso fino alla fine. Molto carina la bonus track che incornicia la fine del disco. Di nuovo eccellente il lavoro sull’acustica.

Per chi come me fatica molto a trovare dischi decenti di recente pubblicazione, questo album di Rudy Rotta è un sollievo. Certo, sono cover, ma il concept è allettante e il risultato è senza alcun dubbio positivo.

 

Rudy Rotta Beatles versus Rolling Stones retro

CREDITS:

Rudy Rotta vocals & guitars
Pippo Guarnera keyboards
Enrico Cecconi drums
Renato Marciano bass
Special Guests:
Gnu Quartet on Ruby Tuesday & Strawberry Fields Forever
Quintorigo on Lady Jane & Julia
Ernesttico percussions
Laura Masotto violine on As Tears Go By & Rocky Raccoon
Nicola Cipriani Lead guitar on As Tears Go By & Here, There And Everywhere
Luca Degani accordeon on Here, There And Everywhere
Produced by: Rudy Rotta
Recorded and mixed at: Sotto Il Mare recording studio by Luca Tacconi

 

 

CATTIVA COMPAGNIA “Heartbreaker’” Live at STONES CAFE’, Vignola (Modena – Italy – 17/01/2014)

20 Lug

La nostra versione … CATTIVA COMPAGNIA live at Stones Cafè, Vignola (MO), Italy 17-01-2014 Tim Tirelli – guitar Lorenz Mocali – guitar Pol Morigi – vocals Saura Terenziani – bass Lele Morselli – drums

CATTIVA COMPAGNIA - Stones Cafè - Vignola (MO) 17-01-2014 (Foto Simon Neganti)

CATTIVA COMPAGNIA – Stones Cafè – Vignola (MO) 17-01-2014 (Foto Simon Neganti)

CATTIVA COMPAGNIA Stones Cafè 17-01-2014 - Pol (foto Simone Neganti)

CATTIVA COMPAGNIA Stones Cafè 17-01-2014 – Pol (foto Simone Neganti)

CATTIVA COMPAGNIA live at Stones Cafè 17-01-2014 - Tim Tirelli (Foto Simone Neganti)

CATTIVA COMPAGNIA live at Stones Cafè 17-01-2014 – Tim Tirelli (Foto Simone Neganti)

Too many cofanetts for one blues man

18 Lug

Negli scambi di email con Picca, spesso tocchiamo l’argomento nuove uscite di box set e deluxe edition, lo facciamo ormai con tono rassegnato, sarcastico, depresso; alla notizia di una nuovo ennesimo box set in uscita ci chiediamo l’un l’altro “ma dobbiamo prenderlo?”.

Picca se ne esce con la battuta “too many cofanetts for one blues man” e devo dire che con splendida ironia questa frasetta riassume perfettamente il nostro mood spirituale (ed economico). Credo di star uscendo dal tunnel, i miei occhi e il mio cervellino registrano le uscite, ma il mio carrello amazon rimane vuoto. D’altra parte, anche restringendo il campo ai nomi che ci interessano davvero, il numero di nuove uscite previste o già sul mercato di questi tempi è inaffrontabile, tenendo anche presente che non si è mai sicuri del contenuto.

Sì perché quei box set che vanno di moda adesso, quelli con tutta la discografica o parte di essa di un gruppo non è detto che contengano gli album rimasterizzati, alcuni lo sono, altri no (LITTLE FEAT) …nessuno che controlli che tutto sia fatto secondo logica. In passato abbiamo scritto su questo blog che addirittura diversi cofanetti/deluxe edition escono con errori grossolani e con digital noise insopportabili (ROGER TAYLOR), o – incredibile – con cd contenenti file mp3 (ROBERT PLAMER), o con registrazioni live tratte da concerti che non sono quelli indicati in copertina (RAINBOW). Insomma, it’s a mess.

Mi basta però vedere le foto di alcuni di essi, come quelli qui sotto, per diventare nervoso … li bramo, ma dovrò resistere. Vita blues.

QUEEN – Live at the Rainbow ’74 (2CD+DVD+Blu-ray+memorabilia)

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The Allman Brothers Band – The 1971 Fillmore East Recordings (6 cd o 3 bluray o 4 vinili)

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ABBA – Live at Wembley Arena – London  10 November 1979 (2cd)

ABBA - wEMBLEY aRENA 1979

DEEP PURPLE –  Hard Road: The Mark 1 Studio Recordings 1968-69 (5 cd)

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ABBA – Gold – metal box 4oth anniversary edition (3cd)

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Crosby, Stills, Nash & Young CSNY 1974 live set (3cd+dvd o bluray+dvd)

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BEATLES – Meet The Beatles japan box set (5 cd)

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Pink Floyd – The Division Bell (7 disc box set)

Pink Floyd Division bell

Deep Purple‘s 1972 album Made In Japan (4 cd + dvd)

Deep Purple Made In Japan Box Set

 

 

 

 

ADDIO A JOHNNY WINTER

17 Lug

ITALIAN / ENGLISH

Nelle prime ore di stamattina se ne è andato JOHNNY WINTER, era ricoverato in una clinica di Zurigo, le cause di morte non sono state rivelate, aveva 70 anni. L’annuncio è stato dato da JENDA DERRINGER, moglie del suo grande amico RICK. Questa, dopo quella di JOHN BONHAM, è la prima morte di un musicista Rock che mi colpisce tremendamente, che mi travolge, che mi lascia quasi senza fiato. Scoprii JOHNNY che ero un ragazzino, nella seconda metà degli anni settanta, fin da subito i suoi album AND e AND LIVE mi entrarono in circolo e la sua musica lasciò un imprinting indelebile sulla mia anima, insieme a quella dei LED ZEP, ELP, FREE e BAD COMPANY. Questo blog questa mattina piange dunque la perdita di una grandissimo chitarrista Rock-Blues, uno dei nostri padri putativi, uno che nel periodo 1970-75 pubblicò alcuni degli album più belli da noi mai sentiti: AND, AND LIVE, STILL ALIVE AND WELL, SAINTS & SINNERS, JOHN DAWSON WINTER III e CAPTURED LIVE. Addio Johnny, con le lacrime agli occhi uno dei tuoi discepoli ti augura che il viaggio verso l’ignoto sia il più dolce possibile. Con riconoscenza e amore, Tim Tirelli.

In the early hours of this morning  JOHNNY WINTER passed away in a clinic in Zurich, the causes of death were not disclosed, he was 70 years old. The announcement was made by Jenda DERRINGER, the wife of his friend Rick. This, after that of JOHN BONHAM, is the first death of a rock musician that strikes me tremendously, that overwhelms me, which leaves me almost breathless. I discovered JOHNNY when I was a kid, in the second half of the seventies,  his albums AND & AND LIVE entered in my circulation and his music left an indelible imprint on my soul, along with that of the LED ZEP, ELP, FREE and BAD COMPANY. This blog this morning is crying, therefore, the loss of a great Rock-Blues guitarist, one of our putative fathers, one that in the period 1970-75 published some of the most beautiful album we ever heard: AND, AND LIVE, STILL ALIVE AND WELL, SAINTS & SINNERS, JOHN DAWSON WINTER III and CAPTURED LIVE. Goodbye Johnny, with tears in the eyes one of your disciples wish you a sweet as possible  journey into the unknown. With gratitude and much love, Tim Tirelli.

JW TRUE TO THE BLUES 007

LED ZEPPELIN II Super Deluxe Editon (Swan Song 2014 – 96 euro)

15 Lug

(BROKEN) ENGLISH VERSION BELOW

Con un po’ in ritardo ecco la seconda puntata riguardante le prime tre super deluxe edition dei LED ZEPPELIN. LED_ZEP2 ok  ORIGINAL ALBUM – LZ FAN: TTTTT+

ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTTT+  

BONUS DISC – LZ FAN: TTT

BONUS DISC – CASUAL FAN: TT  

PACKAGING: TTTT

Print

Disc 1: Original album (released as Atlantic 588198 (U.K.)/SD-8236, 1969)

  1. Whole Lotta Love
  2. What Is and What Should Never Be
  3. The Lemon Song
  4. Thank You
  5. Heartbreaker
  6. Living Loving Maid (She’s Just a Woman)
  7. Ramble On
  8. Moby Dick
  9. Bring It On Home

Ottobre 1969, i LED ZEPPELIN sono uno degli eventi più significativi della musica Rock dell’anno in corso, il primo disco è andato benissimo, i concerti – grazie ad un passaparola costante e martellante –  diventano una sorta di happening a cui partecipare a tutti i costi, tutti vogliono vedere la nuova band inglese che sta infiammando quella che sta diventando LA musica Rock. A soli 10 mesi dal primo album, in quello splendido autunno, la prestigiosa ATLANTIC Records fa uscire LED ZEPPELIN II. Sarà un disco epocale, la definizione ultima del rock proveniente dal blues, il getto di lava altissimo che il vulcano del british blues scarica sul mondo, la perpendicolare universale a cui tutte le altre rette del Rock si appoggeranno per creare quegli angoli meravigliosi di musica che tutti amiamo. LZ II miglior esempio di musica Rock in senso stretto. Scritto e registrato durante gli incessanti tour del 1969 in diversi studi musicali, l’album è già molto più avanti del primo: pezzi definiti e brillanti, arrangiamenti senza pecche, esecuzioni formidabili, produzione magnifica, un sound spaziale, un guitar sound denso, tondo e caldo e una combinazioni di riff mai sentita sino ad allora. L’album volò al primo posto in USA, UK, CANADA, AUSTRALIA, SPAGNA e GERMANIA. al secondo in ITALIA, al terzo in FRANCIA, all’ottavo in GIAPPONE. Ad oggi negli USA ha venduto più di 12 milioni di copie, 1,2 milioni in UK. Nel 1970 fu il quarto album più venduto in Italia, battuto solo da MINA e dai BEATLES (Abbey Road e Let It Be).

LZ 1969 promo

LZ 1969 promo

Per LZ II JIMMY PAGE, chitarrista-leader-produttore-compositore-architetto sonoro-visionario, abbandona la Telecaster e passa alla GIBSON LES PAUL STANDARD, la chitarra che lo consacrerà uno dei quattro chitarristi dell’apocalisse, una chitarra che lui consacrerà icona della musica Rock.

WHOLE LOTTA LOVE potrà anche avere il testo basato su YOU NEED LOVE di willie dixon (scritto in piccolo, nessuna stima per l’uomo) e il cantato su YOU NEED LOVIN’ degli SMALL FACES, ma rimane un momento fondamentale della genesi originale della musica rock. Un riff di chitarra all’apparenza semplice ma di una forza propulsiva fino ad allora inimmaginabile, un suono di chitarra grosso e grasso, un basso che duplica il disegno della chitarra, un batterista che batte il ritmo come un fabbro ferraio batte il metallo sull’incudine sull’onda di una dinamica che solo lui possiede, un break strumentale e sperimentale dove gli effetti del Theremin e i versi di PLANT simulano un orgasmo cosmico. C’è poi l’assolo di chitarra: quanti aggettivi bisogna usare per cercare a descriverlo? Dieci, venti? Sei frasi di chitarra – suonate col wah wah inserito ma senza agire sul pedale – che diventano le pagine principali dell’abbecedario dei guitar licks. Potenza dunque ma anche tanta prelibatezza musicale. Il testo è sfacciato, volgarotto, dritto al punto, un rigurgito delle allusioni nemmeno tanto velate al sesso di derivazione blues, nulla di speciale se non uno schiaffo di concretezza carnale alle pulsioni intellettualoidi dei gruppi californiani seconda metà anni sessanta. Curioso come nessuno sia mai riuscito a dare una versione live convincente del pezzo, nemmeno i LZ. Ci hanno, ci abbiamo, provato in milioni ma nessuno è mai riuscito ad imprimere alle tre note (che poi sono 4 anzi 5) che compongono il riff il giusto accento, l’esatto swing, il sospiro magico.  Ascoltato a volume alto WHOLE LOTTA LOVE manda in autocombustione l’animo di qualsiasi amante del Rock degno di questo nome.

WIAWSNB mette in scena giù al secondo pezzo la formula del light and shade tanto cara a PAGE: un soffio di dolcezza presto contrapposto al duro Rock alla LED ZEPPELIN. Gran bell’episodio, il primo (probabilmente) dedicato a Shirley Wilson, la sorella della moglie di PLANT. Il biondo di Birmingham ebbe una storia con lei prima di mettersi con Maureen e dopo il divorzio da quest’ultima. Plant ha avuto figli da entrambe. THE LEMON SONG in pratica è KILLING FLOOR con aggiunta la famosa frase di TRAVELING RIVERSIDE BLUES di ROBERT JOHNSON “spremimi il limone fino a che il succo non mi scenda lungo la gamba”. Audace PLANT a cantarla nell’Inghilterra del 1969, non che fosse stato facile per JOHNSON negli anni trenta, ma i “race records” erano dischi per le zone franche delle barrel houses e juke joints, dove certe frasette erano di casa. THANK YOU canta l’amore di RP per sua moglie sul giro melodico di RE-SOL-DO-RE e chiude con dolcezza il lato A del disco.

LZ 1969 promo

LZ 1969 promo

HEARTBREAKER però riporta subito  l’album  sui sentieri dell’hard rock; il riff diventerà leggendario così come l’assolo senza accompagnamento, una scarica di elettricità cosmica, magari un po’ sghemba ma efficacissima. Un plauso a PLANT: cantare su basi così crude e prive di appigli melodici non deve essere stato facile. LIVING LOVING MAID è spesso criticata dal pubblico anglo-americano, probabilmente per il testo, tra l’insipido e lo sciocchino. dedicato ad una groupie di una certa età che ormai non incanta più nessuno. In Italia è un brano apprezzato, un buon riff, un ritornello un po’ rhythm & blues e un finale d’assolo molto sexy. RAMBLE ON nelle tematiche si rifà a tradizioni britanniche, Il Signore Degli Anelli e tutte quelle sciocchezze che a me – figlio dell’Impero Romano – non interessano. Musicalmente il brano è un gioiellino: un gioco delizioso di chitarra acustica che si alterna al rock duro del ritornello. Bello comunque l’inizio del testo…le foglie che cadono, la luna d’autunno che illumina il cammino, il sentire che sta arrivando la pioggia.

MOBY DICK e un altro riff spettacolare arricchito da break di chitarra solista meravigliosi. Strano che un impianto di tal valore sia stato messo in piedi a cornice di un assolo di batteria. Ora, d’accordo, gli assoli di batteria all’epoca erano di gran moda, JOHN HENRY BONHAM è il miglior batterista Rock di tutti i tempi, ma forse un riff così imponente e ben strutturato poteva essere usato per un brano cantato. Chiude BRING IT HOME il blues di SONNY BOY WILLIAMSON: dapprima il gruppo fa il compitino e cerca di riprodurre il senso dell’originale, poi esplode grazie all’ennesimo riff deflagrante di PAGE.

Album dunque riuscitissimo, capitolo essenziale della musica Rock, patrimonio dell’umanità. PLANT che inizia a essere più maturo, i testi che timidamente si allontanano un po’ dagli stereotipi del blues; JOHN BONHAM che esce dalle retrovie e diventa definitivamente uno degli attori principali; JOHN PAUL JONES non ancora libero di esprimere le sue molteplici capacità ma punto fermo del gruppo grazie ad un lavoro di basso efficiente, efficace ed elegante; JIMMY PAGE che diventa IL chitarrista Rock.

ARTWORK: il gruppo non diede nessun input particolare a DAVID JUNIPER, l’autore della copertina, se non quello di cercare qualcosa di interessante. A me non soddisfa del tutto. Mi piace il dirigibile stilizzato tra il bianco e marrone, ma trovo l’idea di inserire le facce dei musicisti e di alcuni altri personaggi famosi su una vecchia foto di una squadriglia aerea tedesca della prima guerra mondiali, piuttosto comica. Il logo non mi dispiace, ma tra quelle nuvolette mi sembra sia in contrasto con la sagoma del dirigibile. Piuttosto sopra le righe ed autocelebrativo l’interno, che usa un linguaggio grafico diverso rispetto alla copertina.

LZ II the original foto

LZ II the original foto

Led Zeppelin II - interno

Led Zeppelin II – interno

 

Disc 2: Companion audio disc (previously unreleased)

  1. Whole Lotta Love (Alternate Mix)
  2. What Is and What Should Never Be (Alternate Mix)
  3. Thank You (Backing Track)
  4. Heartbreaker (Alternate Mix)
  5. Living Loving Maid (She’s Just a Woman) (Backing Track)
  6. Ramble On (Alternate Mix)
  7. Moby Dick (Alternate Mix)
  8. La La (previously unreleased song)

Nulla di eccezionale per quanto riguarda il companion disc, soprattutto per il casual fan. Per il fan in senso stretto è interessante LA LA, uno strumentale inedito che però potrebbe essere una sorta di patchwork. Come gia scritto su OUTSIDER di giugno “al primo ascolto l’unica vera sorpresa è LA LA, un inedito strumentale di ottima fattura. Il mood del pezzo è un po’ quello di CHEST FEVER della BAND: organo, chitarra, basso e batteria su un ritmo sostenuto. Ricordiamo tra l’altro che di CHEST FEVER dovrebbe esistere una cover completa fatta dal gruppo proprio nel 1969. Il break di chitarra acustica è un po’ pasticciato, poi arriva l’elettrica e l’atmosfera diventa un po’ in stile WHO. Bell’assolo di chitarra, non troppo cesellato, ma vivo e palpitante … dopotutto è il Page del 1969 che parla. Sul finale la chitarra slide zompetta tra il bel basso di Jones e il drumming sempre spettacolare dell’indimenticato John Bonham”.

Di un certo interesse anche HEARTBREAKER, è un semplice missaggio alternativo, ma il suono della batteria è particolare, molto più nero, più black music intendo, rispetto a quello della versione originale. Gli altri alternate mixes non mi scaldano più di tanto, così come le backing track che però mi sono divertito ad ascoltare. JIMMY PAGE avrebbe dovuto proporci molto di più.

LZ 2 Companion disc

 (BROKEN) ENGLISH VERSION 

Disc 1: Original album (released as Atlantic 588198 (U.K.)/SD-8236, 1969)

October 1969 LED ZEPPELIN are one of the most significant events in rock music this year, the first disc did very well, concerts – thanks to word of mouth and constant pounding – become a sort of happening to attend to all costs, everyone wants to see the new British band that is inflaming what is becoming THE Rock music. Just 10 months after the first album, in that splendid autumn, the prestigious ATLANTIC Records realeses LED ZEPPELIN II. It will be a epochal album, the ultimate definition of rock from the blues, the stream of lava that the volcano of the British blues shoots very high and pours on the world, the universal perpendicular to which all other lines of the Rock will be supported to create those wonderful angles of music we all love. LZ II best example of rock music in the strict sense. Written and recorded during the incessant tours of 1969 in several music studios, the album is already far ahead of the first: sharp and brilliant pieces, flawless arrangements, terrific performances, great production, a space sound, a guitar sound dense, round and hot and a combination of hot and riffs ever heard until then. The album flew to n.1 the USA, UK, CANADA, AUSTRALIA, SPAIN and GERMANY charts, n.2 in ITALY, n.3 in FRANCE n.8 in JAPAN. To date, in the the U.S.it  has sold over 12 million copies, 1.2 million in the UK. In 1970 it was the fourth best selling album in Italy, beaten only by MINA and the BEATLES (Abbey Road and Let It Be).

For LZ II JIMMY PAGE, leader-guitarist-producer-composer-architect-visionary sound, leave the Telecaster and goes to GIBSON LES PAUL STANDARD, the guitar that will make him one of four guitarists of the apocalypse, a guitar that he will consecrate as a icon of  Rock music.

Whole Lotta Love may be based on the text of willie dixon (written in small, no respect for the man) YOU NEED LOVE and on the singing of YOU NEED LOVIN by the SMALL FACES, but it remains a fundamental moment in the original genesis of Rock music. A guitar riff seemingly simple but a driving force hitherto unimaginable, a big fat guitar sound, a bass that duplicates the design of the guitar, a drummer who beats the rhythm like a blacksmith beating on the metal ‘anvil on the wave of momentum that only he possesses, and an instrumental break where the effects of experimental Theremin and the verses of PLANT simulate a cosmic orgasm. Then there is the guitar solo: how many adjectives you have to use  to try to describe it… ten, twenty? Six lead guitar breaks- played with the wah-wah pedal inserted – which become the main pages of primer guitar licks. Power, therefore, but also a lot of musical delicacy. The text is cheeky, dissolute, straight to the point, a regurgitation of the not so veiled allusions to sex-derived blues, nothing special if not a slap of concrete carnal impulses to the highbrow Californian groups of late sixties. Funny how no one has ever been able to give a convincing live version of the piece, even LZ.  In millions have tried but nobody has been able to impress the three notes (which are in fact 4 or better 5) that make up the riff the right accent, the exact swing, the magical sigh. Listened at top volume WHOLE LOVE LOVE  sends the spontaneous combustion of any rock lover soul worthy of the name.
WIAWSNB stages down to the second part of the formula light and shade so dear to PAGE: a breath of sweetness soon as opposed to LZ hard rock. very good episode, the first (probably) dedicated to Shirley Wilson, sister of the wife of PLANT. The Birmingham blonde had an affair with her before going with Maureen and after thedivorce from the latter. Plant had children by both. THE LEMON SONG is KILLING FLOOR with the addition of the famous phrase of ROBERT JOHNSON’S TRAVELING RIVERSIDE  “squeeze my lemon until the juice runs down my leg.” PLANT daring to sing it in England in 1969, it was not that easy for JOHNSON in the thirties, but the “race records” were records for the free zones of the barrel houses and juke joints, where some sentences were common. THANK YOU sings the love of RP for his wife over melodic chord progression RE-SOL-DO-RE (D-G-C-D) and gently closes side one.

HEARTBREAKER put the album  right back on the trails of hard rock; the riff become legendary as the solo without accompaniment, a burst of cosmic electricity, maybe a little ‘crooked but very effective. A praise to PLANT: to sing on bases so raw and unmelodic must not have been easy. LIVING LOVING MAID is often criticized by the Anglo-American public, probably for the insipid and sillylyrics dedicated to a groupie of a certain age who no longer enchants anymore. In Italy it  is a popular song, a good riff, a chorus a little ‘rhythm & blues and a very sexy final solo. RAMBLE ON themes in harks back to British traditions, Lord Of The Rings and all that nonsense to me … I’m a son of the Roman Empire and I’m not not interested in it. Musically, the song is a gem: a delightful game of acoustic guitar that alternates with hard rock chorus. Beautiful however, the beginning of the text … the falling leaves, the autumn moon lighting the way, to hear that the rain is coming.

MOBY DICK is, another wonderfill riff enhanced by spectacular lead guitar breaks. Strange that a plant of this value has been set up to frame a drum solo. Now, I agree, the drum solos at the time were all the rage, JOHN HENRY BONHAM is the best rock drummer of all time, but maybe a riff so impressive and well structured could be used for a song sung.  BRING IT HOME closes the album; it’s the SONNY BOY WILLIAMSON blues: at first the group does its homework and try to reproduce the sense of the original, then explodes thanks to yet another deflagrating JIMMY PAGE riff.

Therefore highly successful album, an essential chapter of  Rock music, a world heritage album. PLANT starting to be more mature, luyrics shyly turn away a bit ‘from the stereotypes of the blues; JOHN BONHAM coming out from the back and finally becomes one of the main actors; JOHN PAUL JONES still not free to express his many skills but point of reference in the group thanks to the efficient, effective and elegant bass work; JIMMY PAGE becoming THE Rock guitarist.

ARTWORK: The group gave no particular input to DAVID JUNIPER, the author of the cover, if not to try something interesting. I do not fully comply. I like the stylized blimp between white and brown, but I find the idea of putting the faces of the musicians and some other celebrities on an old photo of a German air squadron of the First World War, rather comical. The logo I do not mind, but between those clouds seem to be in contrast with the shape of the airship. Rather over the top and self-indulgent interior, which uses a graphical language different than the cover.

Disc 2: Companion audio disc 

Nothing exceptional as regards the companion disc, especially for the casual fan. For the fans in the strict sense it is interesting LA LA, one unreleased instrumental that could be a sort of patchwork. As already written on the june issue of the Italian mag OUTSIDER “at first listen the only real surprise is LA LA, an original instrumental of excellent workmanship. The mood of the piece is a bit like CHEST FEVER BAND: organ, guitar, bass and drums on a fast pace. among other things there should be a complete cover of CHEST FEVER recorded by the group in 1969. The acoustic guitar break  is a bit ‘messy, then comes the electricity and the atmosphere becomes a bit’ WHO style. nice solo guitar, not too chiseled, but lively and vibrant… after all it is the Page of 1969 who speaks. OTowards the end a slide guitar skips between the beautiful bass playing of Jones and the always spectacular drumming of the unforgettable John Bonham “.

Of some interest also HEARTBREAKER, it is a simple alternative mix, but the sound of the drums is particularly black, more black music I mean, compared to the original version. The other alternate mixesI do not heat up too much, as well as the backing tracks but I enjoyed listening to. JIMMY PAGE was supposed to propose much more.

Brian, gli illuminati, le rose nights, Palmiro get caught in the heat of the moment, la fine dei mondiali e il discendere nell’abisso

10 Lug

Mi addentro nell’estate 2014 con la mia solita verve, quel bluesy mood incazzato alternato a sprizzi di esaltazione decisamente sopra le righe.

Il Sinodo degli Illuminati del Blues d’ inizio estate si tiene il 28 giugno alla Festa dell’Unità di Gavassa, siamo io, Picca, Riff, Jaypee, Mixi, Mario, Lorenzo Stevens, Sutus, Biccio e le due groupie Saurit e Betty solo per la cena. Mangiamo il pesce, beviamo un vinello bianco frizzante che ci offre Mario e che ci mette di buonumore, riflettiamo come sempre su questo pezzo di Emilia Romagna costretto prima o poi a scomparire. Verso le 22,30 ci trasferiamo nel backyard della domus saurea: cocomera, birretta, Sothern Comfort courtesy of Riff e tante, tante, tante storie di Rock. L’estate, la notte profonda, i rumori della campagna…ci sembra di essere nella Lower Lousiana o appena fuori Helena nell’Arkasas. Intorno a noi le citronelle accese a formare un pentacolo. Jaypee è l’illuminato di guardia affinché demoni non ci disturbino in questa placida serata emiliana.

Distribuisco l’eucarestia, il nuovo episodio de GLI ALBI DI TIM TIRELLI, che stavolta è dedicato agli HEART:

heart according to TT

 

heart according to TT - Copia

Malgrado si sia a 200 km dal mare, sono certo che sia l’anima del mare ad accompagnare i confratelli alle loro dimore …sono le 2,30 dopo mezzanotte, andate in pace fratelli miei, che il padre dei quattro venti gonfi le vostre vele…

today you looked around to my heart’s call
This tiny life ain’t been strangled after all
Time, time, time, time
Never ask what’s become of us
Just dedicate your sorrow
Here and now
To the soul of the sea
And me

Al mercoledì un salto alle Notti Rosa di Regium Lepidi, quattro passi con la groupie per le vie del centro illuminato dai lampioni e dalle stelle di queste notti estive. Ci fermiamo a sentire un paio di pezzi dello STEFANIA MONTANARO PROJECT, nelle pause salutiamo con affetto la Stefy appunto e Sal, talentuoso chitarrista/bassista dai pruriti jazz.

Stefania Montanaro Project - Regium Lepidi rose nights july 2014 (foto di TT)

Stefania Montanaro Project – Regium Lepidi rose nights july 2014 (foto di TT)

In piazza Prampolini poi per il debutto del tour di GRAZIANO ROMANI. Con lui anche due ex Rocking Chairs (si vocifera in giro che la reunion sia ormai cosa fatta). Colpiscono sempre la passione e la convinzione  con cui GRAZIANO affronta ogni piccola sfumatura del suo essere musicista di rock di stampo americano.

Graziano Romani - Live in Regium Lepidi July 2014 (Foto di TT)

Graziano Romani – Live in Regium Lepidi July 2014 (Foto di TT)

Domenica da Brian, 12 ore di duro badantaggio. Gli parlo, lo interrogo, cerco di tenere il suo cervello ormai sbiadito acceso:

“Brian, chi sono io per te?

Sei Tim”

“Sì lo so, ma cosa sono per te. Io sono tuo…?”

“Sei il mio comandante”.

Accuso di nuovo il colpo, settimane fa aveva detto capo, oggi comandante.

“No, papà, io sono tuo …”

“Te tee al me pirìn”

E qui mi si inumidiscono gli occhi … guardo i suoi, cerco di carpirne il vortice confusionale, Brian mi sorride e aggiunge “tu sei mio figlio”.

Decido di fermarmi qui, per oggi dal punto di vista sentimentale abbiamo già dato.

Dopo cena sul divano, io grondo di fatica spirituale e Brian, con le braghette corte, tutto lavato e pronto per il letto, appare  invece vispo e ben disposto. Rai 5, programma di musica classica, vecchi filmati dall’archivio della Tv di stato, un ADAGIO di MOZART, piano e violino;

Brian “Ien brèv, vacca si sonèn bén, eh Tim? Mo’ dio bon! Cum as ciàma quel l’è?”

“E’ un pianoforte Brian, l’altro è un violino”

“A sè, al pianofort e al viulèn, l’è vera”

Il violinista fa uno sgobbo “Sent mo’! Vaca boia slum piès!”

Mi interrogo sulla potenza della musica di MOZART, ad un vecchio senza filtro alcuno e illetterato da quel punto di vista,  arriva dritto nell’anima.

Arrivo alla domus saurea verso le 22, una doccia e mi butto sul divano. Mi chiedo come farò ad affrontare un’altra settimana.

Lunedì. In ufficio cerco di restare concentrato, il periodo è di quelli caldi, non è proprio come in passato ma un po’ di lavoro è entrato; ogni tanto mi alzo e faccio due passi nell’ufficio dei grafici, controllo che sia tutto a posto, porto una caramella  Elah a Sarwooda…

 

Caramella_Elah_Dufour_Kremliquirizia

Sarwooda at work -  july 2014 (foto di TT)

Sarwooda at work – july 2014 (foto di TT)

e a Dorwooda…

Dorwooda at work july 2014 (foto TT)

Dorwooda at work july 2014 (foto TT)

manca Vanwooda che è in ferie, gliene porterò un sacchetto quando rientrerà. Torno nel mio ufficio, arriva Ricky e mi relaziona sul giro dai clienti di oggi, Kerlit – la valchiria che ho per socia, fresca sposa –  è al telefono, Franzibus – lo j**entino che ho per socio –  è sul balcone che si fuma una paglia. Mi sparo una Elah anche io, penso ai FIRM e torno a lavorare.

Il carattere del gatto Palmiro sta prendendo i riflessi definitivi. Lontano il tempo in cui quel batuffolo di pelo nero correva su è già dai due manici della mia doppiomanico…

Palmiro, Tim e la doppiomanico (settembre 2012)

Palmiro, Tim e la doppiomanico (settembre 2012)

ora è una gatto di due anni che pesa più di 7 kg con fiotti comportamentali tipici dei gatti dominanti. Ho sempre pensato che Palmir fosse un gatto sentimentale dal carattere dolce e non cagacazzo, invece – pur restando adorabile e affabile  – sta diventando un gatto maschio che difende con passione il suo territorio. Una sera del mese scorso ho faticato moltissimo a riportarlo in casa prima che calassero le tenebre. C’era un gatto bigio nei paraggi e Palmir non lo mollava; lo inseguiva nelle vigne del Rossetto con la schiena ricurva e il pelo alzato. Lo buriva e lo attaccava con una cattiveria insospettata, e mentre lo faceva lo spingeva sempre più lontano dai confini della domus saurea. Lo guardavo basito mentre aspettavo che si calmasse in modo da prenderlo in braccio e portarlo a casa, ma Palmir rimaneva nel mood gattesco d’attacco, mi soffiava, mi intimava con un miagolio demoniaco di non toccarlo, agitava le zampa con le unghie pronte a graffiare. Non avevo voglia e tempo di aspettare, eravamo ad un chilometro da casa nel mezzo delle campagne dell’Arkansas, ero appena tornato dal lavoro ed era stanco, così l’ho guardato negli occhi e con lento salmodiare ho recitato la formula per ipnotizzarlo:

” I never meant to be so bad to you
One thing I said that I would never do
A look from you and I would fall from grace
And that would wipe the smile right from my face

Do you remember when we used to dance
And incidents arose from circumstance
One thing led to another we were young
And we would scream together songs unsung

It was the heat of the moment
Telling me what my heart meant
The heat of the moment showed in your eyes”

Al suono della prosa di JOHN WETTON Palmir ritornò ad essere il gattone che tanto amiamo…

Ad ogni modo rimane il fatto che ora il nostro black cat sa il fatto suo. Qualche sera fa verso le 19,30, ritorno nel posto in riva al mondo e mi accingo a dar da mangiare agli altri 4 gatti che vivono con noi. Preparo le ciotole per Patuzzo, Spavve (Spaventina), Raissa e Ragni (Ragnatela) poi mi accorgo che nei paraggi c’è Maciste, un gattazzo forestiero che importuna le nostre femmine,  che cerca sempre di appropriarsi del cibo destinato agli altri e che Patuzzo non è più in grado di contrastare. Ebbene, appoggio le ciotole sul marciapiede cercando di tenere a distanza Macci (come lo chiama la groupie), quando interviene Palmiro e lo costringe ad allontanarsi. Per tutto il tempo necessario lo tiene a bada e lo relega dietro l’angolo…

Palmiro tiene a distanza Maciste mentre gli altri gatti mangiano (foto di TT)

Palmiro tiene a distanza Maciste mentre gli altri gatti mangiano (foto di TT)

mi sembra incredibile che Palmir sia così determinato e conscio del fatto che gli altri gatti sono più deboli; faccio un esperimento e gli urlo “Palmir, attacca!“. Palmiro mi guarda e si lancia a muso duro contro Maciste! Ora, non so se sia suggestione, se sia una coincidenza che abbia obbedito al mio ordine, ma Palmiro mi sta davvero sorprendendo.

Palmiro a muso duro verso Maciste (foto di TT)

Palmiro a muso duro verso Maciste (foto di TT)

I mondiali di calcio, al di là della insopportabile demagogia con cui tutti quelli che non amano il calcio hanno intasato facebook, per me (e miliardi di altre persone) rimangono uno spettacolo da vedere. Tiepido verso l’Italia (Prandelli? Un capitano che scrive boia chi molla sulla maglietta e fa scommesse per un milione e mezzo di euro? La mafia interna creata dai senatori? Un calcio noioso e brutto? Ma per piasèr!), il mio tifo come sempre si è riversato sull’Olanda. Seguo gli Orange dall’inzio degli anni settanta, Crujiff è stato il mio primo eroe, e la nazionale olandese del 1974/1978 è stata la più bella formazione di quegli anni. A parte qualche exploit di un paio di squadre sudamericane tipo Columbia e Costa Rica, qualche buon momento degli Stati Uniti e del Belgio, non è che il resto sia stato granché, ad ogni modo mi sono guardato con piacere un sacco di partite. Le semifinali me le guardo con il Pike boy: cinegiappo e poi BRASILE-GERMANIA, pizza d’asporto e poi ARGENTINA-OLANDA. Vedere che la Germania dà 4 goal in 10 minuti al Brasile è stato incredibile, io e Picca abbracciati e poi a fare il trenino cantando MEU AMIGO CHARLIE BROWN. Finale 7 a 1 per i tognari (come chiamiamo i tedeschi noi di Modena). ARGENTINA-OLANDA invece è una partita vergognosa; nessuna parvenza di bel gioco, squadre bloccate, pochi tiri in porta, squadre che tirano sorprendentemente ad arrivare ai rigori. Va fuori l’Olanda, mi si spezza il cuore, ma visto il tono della partita, si riaggiusta in un attimo. Comunque io e Picca ce la spassiamo sparandoci delle gran SAN PELLEGRINO INCONTRI, quei lavori tipo pompelmo e fiori di sambuco, o limone e menta piperita.

San Pellegrino incontri

Pur non avendo in gran simpatia i tognari, domenica tiferemo per la Germania, almeno i giocatori teutonici non piangono, non alzano le braccia al cielo ogni minuto a pregare Dio, non hanno tatuaggi (a parte un paio di loro) né creste da deficienti. Forza  Alemanha dunque!

 Picca & Tim semifinal party july 2014

Picca & Tim semifinal party july 2014

Saura e Pol mi stanno convincendo a rimettere in piedi il tributo ai LED ZEPPELIN. Sono combattuto. Io odio le LZ tribute band, mi fanno tutte cagare. Sì perché di solito hanno un bravo chitarrista e gli altri tre sono invece figure mediocri, in special modo il cantante. Io credo non ci sia nulla di peggio che i cantanti delle LED ZEPPELIN TRIBUTE BAND. Tutti diventano una macchietta, cantano quello che non sono, pensano che urlare “push, push” e “baby baby” ” e fare mossette da psuedo finocchio sia sufficiente; per non parlare di quei musicisti che non sono fan in senso stretto ma si mettono a fare il tributo per opportunità. Ma zio cagnetto, lo volete capire che per suonare i LZ ci vuole il senso giusto? Se la cosa va in porto, perlomeno noi andremo contro corrente: un cantante come si deve, una bravissima bassista/tastierista/mandolinista, un batterista favoloso e un chitarristino da due soldi.  In caso cercheremo anche di fare pezzi obliqui, non solo i soliti classici, alla mia età non posso suonare sempre  i pezzi che suonavo trent’anni fa, un minimo di evoluzione deve esserci, anche in un contesto così…ne parlavo giusto ieri sera con il Pike boy. Vedremo dunque.

Per il resto soppeso il cielo di questa estate bianca, faccio qualche long distance call con Polbi che è in Michigan, guardo con attenzione speciale calciomercato di Sky Sport 24, e fantastico di essere Capitan Hardrock; ma poi penso anche che tra poco sarà di nuovo mattino, di nuovo diretto a Stonecity, di nuovo destinato a discendere nell’abisso…

Have mercy baby, I’m descending again
Open your eyes baby, ‘cause this time it’s sink or it’s swim
No sermons on asccending
No verdict on deceit
I have no selfish memorandum
No, no confusion for me … Not for me

Curses, curses and clues
A feast, feast for fools
Curses, curses and clues
A feast, feast for fools

So, have mercy baby and hand me downs
Well, it was just a few years ago
You’d hand me up and a map right out of town
But I would let it slide, slide like mercury
All silver and quick baby, poisonous and deadly … I’m so deadly

Curses, curses and clues
Just a feast, feast for fools
Tell ya now, curses, curses and clues
A feast, a feast for fools
Let me say curses, let me tell ya now, clues
Well, just a feast, feast for fools
Owww, curses, curses and clues
A feast, feast for fools

CATTIVA COMPAGNIA “Train Kept A-Rollin'” Live at STONES CAFE’, Vignola (Modena – Italy – 17/01/2014)

9 Lug

Pezzo del 1951 di Tiny Bradshaw che sconfina dal campo jazz-boogie woogie ed entra nel Rock grazie alla versione del 1956 di  Johnny Burnette and the Rock and Roll Trio. Nel 1965 gli YARDBIRDS la fanno loro, è il preludio allo status di classico del Rock che arriverà anni dopo con le versioni dei LED ZEPPELIN (1968-69) e AEROSMITH (1974).

Questa è la versione della CATTIVA basata  sull’arrangiamento live che ne fecero gli AERO.

CATTIVA COMPAGNIA:

Tim Tirelli – guitar

Lorenz Mocali – guitar

Pol Morigi – vocals

Saura Teerenziani – bass

Lele Morselli – drums

 

CATTIVA COMPAGNIA - Stones Cafè - Vignola (MO) 17-01-2014 (Foto Simon Neganti) - left to right: Lorenz/Lele/Pol/Saura/Tim

CATTIVA COMPAGNIA – Stones Cafè – Vignola (MO) 17-01-2014 (Foto Simon Neganti) – left to right: Lorenz/Lele/Pol/Saura/Tim