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MUOIO?! di Paolo Barone

13 Ott

L’altra sera Polbi mi scrive un’ email; una riflessione tra due amici che si confrontano spesso su esperienze profonde. Gli rispondo che mi piacerebbe pubblicarla sul blog, lui nicchia, ma a chi potrà interessare questa cosa, mi chiede. Io gli faccio presente che il payoff di questo spazio web è “Blog Per L’uomo Di Blues”, dunque l’articolino sarebbe perfetto. Qui sondiamo le vibrazioni dell’animo, ne valutiamo la frequenza in relazione alla rotazione dell’asse terreste, ne studiamo l’intensità. Credo che chiunque frequenti questo blog abbia fatto pensieri del genere, più di una volta, io stesso ho raccontato su queste pagine quando – lo scorso anno – la groupie mi portò in tutta fretta al pronto soccorso. Lei che guidava veloce come Emerson Fittipaldi, io col muso fuori dal finestrino certo che fosse arrivato il mio momento. Poi, i primi controlli, la visita e il referto che parlava chiaro, crisi d’ansia e pressione alta. Mentre riscrivo queste cose a Polbi, commetto un errore, invece di pressione scrivo passione.  Polbi sottolinea:”Non so se hai visto, ma mi hai scritto “crisi d’ansia e passione alta” forse volevi dire “pressione” ma passione credo sia più appropriato!”. Già, vecchio Michigan Boy, è più appropriato. Vogliamo poi parlare di tutte le volte che ho parlato del “demone delle notti senza sonno”? Quello che non ti fa dormine, quello che governa le maree nere del blues, quello che manda i suoi spiritelli azzurri a portarti il batticuore, a potarti il respiro, ad inondarti di presagi di morte? Ma noi non fuggiamo, stoici e sbruffoni, noi stiamo ad affrontarlo, possiamo piegarci, ma non ci spezziamo. “Esile come un giunco, forte come una quercia”, mi disse una volta un amico…”come Keith Richards”, aggiunse poi la Betta.

Ladies and Chesterfields, please welcome from Detroit, Michigan, Mr “In My Time Of Dying” himself …  Paul Baron.

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L’altro giorno mi sveglio alle cinque di mattina con un dolore acutissimo, lancinante, dietro le scapole che si estende al braccio destro. Cosi forte che comincio a sudare freddo, mi alzo, mi muovo ma non passa. Mi spavento e mi inparanoio, il dolore al braccio…mi stesse venendo un infarto…..porca troia… mi contorco…cazzo sono in questa stramaledetta America del cazzo, manco posso fare una corsa in un ospedale pubblico… mi cacciano via, mi riducono sul lastrico, non so cosa fare…panico, mi afferro alla spalliera del letto….e tutto svanisce!

Rimango complessivamente molto provato, ma il dolore acuto passa completamente, cosi come era arrivato. Mi resta un intorpidimento della mano destra (che ancora un po’ dura) e tanta paura. Vado su internet a vedere i sintomi delle patologie cardiache, e non trovo conferma, ma in fin dei conti nemmeno smentita…comincio a sentire sintomi che non ho, e allora decido di mettermi ancora un po’ a letto.

Mi risveglio dopo un paio d’ore di sogni intensissimi e tragici. Mi sa che sto un po’ esagerando con lo stress ultimamente…Mi alzo definitivamente e chiamo il mio amico Marco, medico anestesista. Mi tranquillizza, vedrai che e’ solo una contrazione muscolare, non mi devo preoccupare nonostante la gravita’ del dolore e la sua misteriosa repentina scomparsa. Mah!

Resto perplesso ad ascoltare timorosamente ogni segnale in arrivo dal mio corpo per il resto del giorno, sempre confuso fra sintomi veri e suggestione.

Mentre sono preso da tutto questo mi viene pero’ da fare una riflessione. Dovessi anche morire, per quanto mi ripugna l’idea di poterlo fare a 46 anni, in fin dei conti…dai….ci potrei pure stare. Ho fatto un sacco di cose, piu’ di tante persone che conosco. Ho amato tanto, sono stato amato altrettanto, ho visto un sacco di posti, fuori e sott’acqua. Ho goduto di persone, musica, libri, cibo, tramonti, onde, temporali, autunni e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Non sono certo stato a casa ad aspettare, non ho vissuto proprio come avrei voluto, ma quasi. Probabilmente mi sono troppo perso in mille rivoli, potevo concentrarmi di piu’ su alcune cose, ma che ci vuoi fare si vede che non ne sono capace.

Ho amici meravigliosi che non ho mai perso. Ne ho fatte di cotte e di crude, certo spero di poterne fare molte di piu’ ancora nei (minimo) 50 anni a venire, ma…..Insomma, se fosse il mio momento di andare, potrei pure starci…O no?!

Non lascio figli, non lascio disastri da sanare, ho pochi rimpianti e un po’ di (forse troppi) inevitabili rimorsi. Ho dato delle indicazioni a mia sorella Mariateresa giusto un mesetto fa, qualcosa l’ho anche lasciata scritta, posso stare tranquillo.

Mi piacerebbe tanto che il Diving, la cosa che ho fatto veramente in questa vita, possa andare avanti anche senza di me, e sono quasi sicuro che lo farebbe.

Vorrei anche che i dischi e i libri che ho messo insieme, non vengano dispersi inutilmente. Un po’ li lascerei a chi amo e agli amici (dovrei fare un elenco? se no come si stabilisce chi si e chi no? questa e’ una cosa a cui non avevo mai pensato realmente!), il resto che siano venduti a gente appassionata come me.

Vorrei essere sepolto o cremato? Funzione religiosa per me che non appartengo a nessuna fede? E poi, sepolto dove? Che fare delle ceneri? No, niente, di queste cose non me ne fotte niente. Le decide chi resta, a me in fondo non cambia nulla.

Certo, avrei una discreta paura di morire, e zero curiosita’ di vedere quello che c’e’ dopo, per me puo’ tranquillamente aspettare. Ma se dovessi andare, mi farei forte delle parole del mio amico Jarno, sciamano psichedelico, che mi dice che e’ tutto a posto, morire e’ un passaggio come lo e’ stato nascere, si va solo da un altra parte a fare altre cose e la vita che abbiamo vissuto svanira’ velocemente come un sogno al risveglio.

In qualche modo la giornata passa, sopravvivo, e mi viene voglia di fissare queste riflessioni, di non lasciarle andar via senza pensarci. Di condividerle con qualche amico e magari esorcizzare la paura al tempo stesso. Qualche volta sott’acqua mi sono ritrovato in situazioni in cui potevo tranquillamente lasciarci le pinne, ma sono stato troppo occupato a venirne fuori e le considerazioni che ne scaturivano erano solo di carattere tecnico. Stavolta invece mi sono ritrovato a pensare alla morte da un punto di vista molto personale, molto “umano”.

Potendo, mi piacerebbe morire come Tiziano Terzani, preparandomi culturalmente e “spiritualmente” per tempo a questa cosa. Invece mi sa che come diceva Gaber “…anche l’avventuriero piu’ spinto, muore dove gli puo’ capitare, e nemmeno troppo convinto!”, figuriamoci io.

Indago ancora un po’, e credo di capire che il dolore e’ stato causato da una banalissima contrazione del muscolo trapezio. Forse dovuta a un piccolo lavoro di verniciatura, per me che sono negato in queste cose un impresa titanica. Mi incollo bombole, motori fuoribordo, zavorre di piombo…salto sul gommone con diversi chili di attrezzatura addosso, carico e scarico di tutto senza alcun problema, poi due orette con un pennello in mano e penso di morire. Mah… E mia sorella nemmeno si ricordava delle mie solenni e delicate “indicazioni in caso di morte”! Ma vedi tu, altro che pronto!

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BERNIE MARSDEN “Shine” (Mascot 2014) – TTTT

10 Ott

ITALIAN / ENGLISH

Album superbo questo, a tratti sorprendente. Non è il disco di un vecchio superstite della golden era del classic blues rock che si cimenta con i soliti giri, i soliti classici, il solito tributo alle canzoni che lo hanno formato, no, questo è un album di uno che cerca di restare nel presente pur lasciando trasparire candidamente le sue radici, di uno che fa un disco perché vuole venderlo, perché vuole che abbia un certo appeal anche al di fuori dello zoccolo duro dei suoi fan, perché vuole che questo abbia successo. BERNIE MARSDEN è stato il chitarrista che ha fatto da ponte tra i primi UFO e quelli di MICHAEL SHENKER, quello che ha caratterizzato gli WHITESNAKE dal 1978 al 1983, quello che ha scritto HERE I GO AGAIN . Dopo gli anni con COVERDALE, gli ALASKA e faccende da seconda/terza fascia. Trovarlo così in forma e determinato mi rende molto contento, MARSDEN è sempre stato uno a cui ho voluto bene, uno che ho sempre stimato come chitarrista: misurato, elegante, classy, bluesy. SHINE è dunque il suo nuovo album, vi partecipano tra gli altri DAVID COVERDALE e IAN PAICE.

Bernie Marsden Shine cd cover

LININ’ TRACK è un vecchio blues di dominio pubblico portato alla luce soprattutto da LEADBELLY (data di registrazione sconosciuta) e TAJ MAHAL (1970). Nel 1987 se ne impossessarono gli AEROSMITH che la trasformarono nell’irresistibile HANGMAN JURY. La versione di MARSDEN è riuscita, intro acustico e sviluppo sui binari (è il caso di dirlo) dell’hard rock blues. WEDDING TIME è un bel rock dal ritmo ostinato. WALK AWAY viaggia sui sentieri dell’AOR, momento gustoso e piacevole.

Bernie Marsden Shine cd cove

KINDA WISH SHE WOULD è un po’ simile a SHARP DRESSED MAN degli ZZTOP ma si inserisce bene nella trama del disco. LADYFRIEND è un blues malgrado l’apparenza meno canonico del solito. Un bel pianino, una bella armonica, bel fraseggio di chitarra. Certo, il fruscio dello strisciare del serpente bianco si sente. Insieme a DAVID COVERDALE, BERNIE ci ripropone TROUBLE, titletrack dell’album omonimo dei primi WHITESNAKE. Era un po’ che non sentivo DAVID cantare così bene. Drumming ostinatissimo (una sorta di WHEN THE LEVEE BREAKS senza tanti frills) e i due campioni a fare quello che sanno fare meglio: suonare del gran bel hard rock blues! Con WHO DO WE THINK WE ARE (di nuovo un teaser al mondo PURPLE) siamo sul territorio del Rock Melodico, bel pezzettino da ascoltare la domenica mattina. SHINE è un discreto heavy rock featuring JOE BONAMASSA (ospitata di cui avremmo fatto volentieri a meno).

DRAGONFLY è la cover riuscita del brano dei FLEETWOOD MAC periodo immediatamente successivo alla dipartita di PETER GREEN, pezzo scritto da Danny Kirwan nel 1970. Operazione riuscitissima, senso del pezzo catturato in pieno, rilettura su misura, tanta classe. NW8 chiude l’album adagiandosi su di una bella melodia costruita sulla chitarra acustica slide.

Ci sono anche momenti appannati: BAD BLOOD assomiglia troppo a LOVER MAN degli WHITESNAKE e il cantato di CHERRY LEE MEWIS è troppo enfatico (e noi non sopportiamo queste cose). YOU BETTER RUN è un po’ di maniera (ma le due chitarre soliste che suonano armonizzate l’una sull’altra ci rimandano a certi buoni momenti caratteristici di MARSDEN), HOXIE ROLLIN’ TIME sa troppo di HENDRIX, e nell’uso del wah wah e nell’andamento.

Bernie Marsden Shine cd cove

Rimane il fatto che nel complesso il lavoro è assai valido, uno dei pochi nuovi dischi che vale la pena avere. Questo è l’album che  avrebbe dovuto fare COVERDALE insieme ai suoi WHITESNAKE.

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 (broken) ENGLISH

This is a superb album, at times surprising. It is not  the new work of an old survivor of the golden era of classic blues who mess with the usual guitar lines, the usual classics, the usual tribute to the songs that have shaped him, no, this is an album of someone who tries to remain firmly in the present while candidly reveal his roots, one who wants (or at least try) to sell records, one who wants his new album to have a certain appeal beyond the hard core of his fans, one who wants this to be successful. BERNIE MARSDEN was the guitarist who has acted as a bridge between the first UFO and the MICHAEL SHENKER ones, a guitarist who has characterized the  1978/1983 WHITESNAKE, someone who (co)wrote HERE I GO AGAIN. After the years with COVERDALE, ALASKA and second / third divsion bands. It makes me happy to find BM so fit and determined, MARSDEN has always been one that I loved, one that I have always respected as a guitarist: measured, elegant, classy, bluesy. SHINE is thus his new album, featuring among others DAVID COVERDALE e IAN PAICE.

LININ’ TRACK is an old blues of public domain unearthed mostly by LEADBELLY (recording date unknown) and TAJ MAHAL (1970). In 1987 AEROSMITH took it and  transformed it in the  irresistible HANGMAN JURY. The version of MARSDEN is successful, acoustic intro and development on the track (it must be said) of the hard rock blues. WEDDING TIME is a nice rock with persistent rhythm. WALK AWAY travels on the paths of theAOR, a tasty and enjoyable moment.

KINDA WISH SHE WOULD is a bit ‘like ZZTOP’S SHARP DRESSED MAN but it fits well into the fabric of the disc. Ladyfriend is a blues. despite the appearance, less canonical than usual. A nice little piano, a beautiful harmonica, lovely guitar licks. Sure, you hear the rustle of the whitesnake crawling. Along with DAVID COVERDALE, BERNIE  reproposes TROUBLE, the title track of early days WHITESNAKE album of the same name . It was a little  since I heard DAVID sings so well. There’s a obstinate drum thythm  (a la WHEN THE LEVEE BREAKS without frills) and the two champions do what they do best: playing beautiful hard rock blues! With WHO DO WE THINK WE ARE (again a teaser at the PURPLE legacy) we are on the territory of Melodic Rock, nice piece to listen to on a Sunday morning. SHINE is a decent heavy rock featuring Joe Bonamassa ( we would have done without him).

DRAGONFLY is the cover of a song by FLEETWOOD MAC, the tune come from the period immediately following the departure of PETER GREEN from the band, the piece was written by Danny Kirwan in 1970; it’s a very successful move, BERNIE captured the piece’s vibe in full, custom-cut re-reading, classy. NW8 closes the album reclining on a nice melody built on acoustic slide guitar.

There are also few dull moments on the album: BAD BLOOD sounds too much like WHITESNAKE’S LOVER MAN and the singing of CHERRY LEE MEWIS is too emphatic (and we do not bear these things). YOU BETTER RUN is taken for granted (but the two harmonized lead guitars bring us back to some characteristic  good moments of MARSDEN), HOXIE ROLLIN’ TIME is too much similar to HENDRIX, especially the swing and the use of the wah wah.

Anyway it remains a very good work, one of the few new records that are worth having. This is the album that COVERDALE is supposed to do with his WHITESNAKE, not the metal guitar shredding stuff he is treating us with.

 

PINO DANIELE “Nero A Metà” special extended edition (1980 – 2014 Universal) – TTTT½

9 Ott

Nella lista dei migliori cento album italiani redatta da Rollin Stone Italia, NERO A META’ di PINO DANIELE è al 17esimo posto. Per me rimane indiscutibilmente un album da top ten, ma d’altra parte non si può prendere sul serio una rivista che colloca PIGRO di GRAZIANI al 61esmo posto e STORIA DI UN MINUTO della PFM al 44esimo (entrambi da top ten se non da top five).

Comprai l’album in diretta, e fu una fortuna avere 19 anni mentre uscivano dischi come questo. Amavo già i LZ, gli ELP, SANTANA, I FREE, il blues nero ed ero anche legatissimo ai cantautori italiani. DE GREGORI, BENNATO, il primo VASCO, PIERO MARRAS. JE SO’ PAZZO di DANIELE veniva trasmesso spesso in radio e visto che il brano mi piaceva un sacco iniziai ad interessarmi a lui. Amavo anche LA BANDA DEL SOLE (album del 1978) di TONY ESPOSITO, altro link che mi rimandava a DANIELE.

Così un sabato mattina, faccio cabò (marino la scuola insomma), mi getto sulla Emily Road di Mutina, mi fermo da Mati, contemplo la vetrina e quando vedo NERO A META senza esitazione entro e me lo compro.

PINO DANIELE NAM 1980 extended    039

 

ORIGINAL ALBUM: TTTTT+

BONUS MATERIAL: TTT½

PACKAGING: TTTT

PINO DANIELE NAM 1980 extended    040

In Italia non si era mai (o quasi) sentito nulla del genere da un “cantautore”, Jazz-Rock, tradizione popolare, blues, canzone d’autore, il tutto suonato da dei musicisti straordinari (oltre a DANIELE, VITOLO, MARANGOLO, SENESE, DE RIENZO. MERCURIO, SPINA, DE FILIPPI,IERMANOTTI, CERCOLA). Certo magari Pino era un po’ affetto dalla ginovannellite, ma quel sound fatto di jazz-rock-blues mediterraneo stava formandosi attorno a NAPOLI già da po’, potremmo chiamarlo il NAPOLI GROOVE, e PINO riuscì a cristallizzarlo al momento giusto in maniera definitiva.

L’album è bellissimo, le canzoni ottime, DANIELE che non fagocita nulla con la sua chitarra ma anzi lascia ampio spazio ai bravi musicisti che suonano con lui. Ritmi irresistibili come I SAY I’ STO CCÀ e MUSICA MUSICA, quadretti color pastello di una bellezza disarmante come ALLERIA e QUANNO CHIOVE, veri e propri inni blues per il giovane Tim di allora come A ME ME PIACE ‘O BLUES e NUN ME SCOCCIÀ e viaggi in autostrada A TESTA IN GIU’.

Questo album meritava da tempo una extended edition, per poterne capire e carpirne la creazione, lo sviluppo, la messa in onda. Molto carina la versione demo di ALLERIA solo chitarra  e voce, sofferta VOGLIO DI PIÚ (demo) con voce non perfetta ma piena di pathos accompagnata dal piano, e anche il demo di NUN ME SCUCCIÁ  con un guitar solo forse più blues dell’originale.

FILE AUDIO – PINO DANIELE “Alleria” (demo)

FILE AUDIO – PINO DANIELE “Nun Me Scuccià” (demo)

Versione (molto) alternativa per PUOZZE PASSÁ NU GUAIO, un reggae italiano fine settanta-inizio ottanta, quei reggae un po’ forzati e quadrati con poca dinamica, ma tant’è … erano gli anni di REGGATTA DE BLANC, nessuno ne era immune. Più canonica ma riuscita la versione alternativa di E SO’ CUNTENTO ‘E STÁ. Molto interessante l’alternate take di SOTTO ‘O SOLE, lo spirito sudamericano è sempre lì ma il jazz-rock groove è più deciso.

Due gli inediti, nemmeno due minuti per TIRA ‘A CARRETTA, un momento in minore vicino alla tradizione napoletana, e poco più di 50 secondi per lo strumentale HOTEL REGINA, un fiotto creativo acustico dimenticato dietro casa.

Non ci saranno cose sorprendenti in questo materiale bonus, ma perlomeno in alcuni episodi la differenza con l’originale è notevole e si sono lasciate intatte esecuzioni forse non perfette ma molto utili per comprendere il percorso del progetto. Mi sarebbe piaciuto che queste cose in più fossero finite su un cd a parte, ma capisco che in quel caso i costi sarebbero lievitati

Più che buona la confezione digipack a tre ante e il booklet interno, il tutto simile a certe ristampe d’oltremanica o d’oltre atlantico. Il remaster in sè non mi convince troppo, mi sembra piuttosto pompato e che dunque tolga respiro alla musica, ma sono contento di questo acquisto (per uan volta su FELTRINELLI e non si Amazon), certo è la quarta versione che ho di questo album (dopo LP, primo cd e primo remaster in cd), ma l’occasione era troppo ghiotta.

 

RY COODER “Soundtracks” (2014 – Warner) – TTT¾

8 Ott

ITALIAN / ENGLISH

RY COODER SOUNDTRACKS  036

The Long Riders (1980) – TTTTT

Paris, Texas (1985) – TTTT

Alamo Bay (1985) – TTT½

Crossroads (1986) – TTTTT

Blue City (1986) – TTT

Johnny Handsome (1989) – TTT

Trespass (1993) – TTT

Cofanetto di sette cd al prezzo di 22,90 euro trasporto compreso (da amazon UK), mica male per chi è interessato alle colonne sonore di RY COODER.  Immagino che i sette titoli scelti (ce ne sarebbero circa altri dieci oltre alle collaborazioni varie) siano quelli che la Warner reputi al momento più appetibili, più commerciali, ma magari presto vedremo pubblicato un secondo volume.

THE LONG RIDERS e CROSSROADS non dovrebbero mancare nella discoteca di un lettore di questo blog, sono album molto belli che delineano in modo perfetto i contorni del nostro essere. THE LONG RIDERS poi è anche uno dei “nostri” film. Lo è anche CROSSROADS, la storia perlomeno, lo sviluppo del film è un po’ all’acqua di rose invece.

PARIS, TEXAS fu uno dei film culto della mia generazione, se eri un tipo un po’ “impegnato” non potevi non andare a vederlo. L’inquietudine dovuta alla difficoltà di trovare un equilibrio all’interno di una dolorosa storia d’amore viene amplificata seppur smussata dalla eterna chitarra slide di RY COODER.

  • RY COODER SOUNDTRACKS  035

Anche ALAMO BAY contiene qualche momento davvero grazioso …

Le ultime tre non mi paiono particolari, lo spirito degli anni ottanta è troppo presente e riascoltarle oggi risulta difficile, ma essendoci RY COODER raggiungono comunque la sufficienza.

PS: speravo che fosse l’occasione per pubblicare la colonna sonora di SOUTHERN COMFORT, il film che tanto amiamo, visto all’epoca non uscì l’album ufficiale, invece nulla. Recentemente sono state pubblicate le tre tracce di RC nella raccolta (2 cd) dedicata alle sue original soundtrack. Che peccato si sia persa questa occasione, che peccato! Così, a chiusura di questa misera recensione ripropongo i tre pezzi di SOUTHERN COMFORT, raccolti in un unico clip che il vostro Noantolaslim ha caricato su Youtube qualche mesetto fa.

(broken) ENGLISH

This is a box set of seven cds at the price of EUR 22.90 including shipping (from Amazon UK), not bad for those who are interested in the soundtracks of Ry Cooder. I imagine that the seven titles chosen (there would be about ten more and in addition other various collaborations) are those that Warner considers more palatable, more commercial, but maybe soon we will see published a second volume.
THE LONG RIDERS and CROSSROADS should be in the record library of every reader of this blog, they are very beautiful albums that outline perfectly the contours of our being. THE LONG RIDERS then it is also one of “our” movie. It is also CROSSROADS, the story at least, the development of the film is a bit  novelettish.

PARIS, TEXAS was one of the cult movies of my generation, if you were a bit like a ‘”committed”person  you could not miss it. The anxiety caused by the difficulty of finding a balance within a painful love story is amplified albeit blunt by the eternal slide guitar of Ry Cooder.

Also ALAMO BAY contains some really lovely moments

The last three ones are not special, the spirit of the eighties is too present and it’s difficult to enjoy them today, but since there is Ry Cooder still they reach sufficiency.

PS: I was hoping this was an opportunity to publish the soundtrack of SOUTHERN COMFORT, the film that we love so much, because at the time they did not printed the official album. Recently  they released three tracks from it  in the RC collection (2 cd) dedicated to his original soundtrack. What a pity theyhave missed this opportunity, what a pity! So, at the end of this miserable review I will reclaim the three pieces of SOUTHERN COMFORT collected into a single clip that yours truly,  Noantolaslim indeed,  uploaded on Youtube a few months ago.

MATT CONFUSION “”Satori, Take Me Away” (autoproduzione 2014) – TTT¾

7 Ott

Ci sono viandanti che capitano sulle rive del bayou del blog quasi per caso, viandanti che sono diventati tali dopo aver smesso le vesti di di frontman di gruppi di alternative Rock e aver deciso di intraprendere un viaggio all’interno delle profondità siderali del proprio animo, finendo inevitabilmente per arrivare alle terre del blues, viandanti che si fermano qui un momento, valutano le proprie discendenza cajun, e poi magari ripartono, con l’intenzione di tornare prima o poi tra le ferme acque di questo blog.

 River_Mist_

Credo che Matt sia uno di questi, mi è molto piaciuto l’approccio con cui è approdato sulle nostre rive e il payoff che descrive un po’ il tutto: “a lo-fi solo guy, playing songs in the night”. Io sono uno di quelli che quando legge l’etichetta “lo-fi” (low fidelity per i meno esperti, “bassa fedeltà” insomma, un tipo di produzione musicale miserella non solo per mancanza di risorse ma anche per scelta ponderata) storce il naso, per me esiste solo il termine lofi, che qui a Mutina significa scadente. Storco il naso anche quando sento parlare di Rock alternativo, di jazz e di grunge. Non sono come il Polbi boy che va matto anche per Sonic Youth e Nirvana, non sono come quelli che si fanno belli mettendosi in bocca la parola Jazz, a me semmai piace il Jazz Rock, il Rock deve sempre esserci.

Ma quel “playing songs in the night” mi accomuna d’istinto a Matt Confusion (will be my epitaph) e una volta ascoltato il disco, lo posso già chiamare fratello. Certo, non so che ne pensa politicamente, che squadra tiene, se sia un illuminato o no, ma tra le pieghe delle sue canzoni trovo me stesso, e questo, al momento, mi basta.

Le note della cartella stampa dicono che :
“Satori, Take Me Away” è un disco bluesy di 8 canzoni in 32 minuti. E’ stato registrato e mixato in casa nell’arco di 8 mesi, costruendolo piano, sovraincisione dopo sovraincisione, mix dopo mix, spesso utilizzando oggetti comuni come strumenti musicali. Non c’è nessun sample, è tutto suonato davvero e ripreso.
Il disco è stato pesantemente influenzato dal suono del primo blues elettrico di etichette come la Chess Records così come da altri album, per esempio “Either/Or” di Elliott Smith, “Ram” di Paul McCartney e dagli echi lo-fi delle produzioni dub degli anni 70.
Il tono e il sound delle canzoni spazia dal folk acustico e sognante di “The Hope Waltz” e “Call”, al blues più sanguigno di “I’m a mess”, “Slackers”, “Natural Thing”, fino al mood più notturno di “For Real” e “Birthday Party”. La canzone folk tradizionale (e di autore ignoto) “St. James Infirmary” fa la sua comparsa in una veste un po’ più rock del solito.

Parlando del suo disco, Matt ad un certo punto mi dice:

“Si chiama “Satori, Take Me Away” e spero che a un uomo di blues come te piacerà. Non è proprio tutto tutto blues, però ne ha sicuramente lo spirito”.

E meno male gli dico, fosse un disco di blues in senso stretto mi annoierebbe a morte, qui il blues ci piace in senso lato, il senso stretto andava bene per demoni neri potentissimi come ROBERT JOHNSON, MUDDY WATERS, LEADBELLY e compagnia, oggi noi ragazzetti bianchi o che lo tingiamo con le sfumature della nostra anima o il blues non ha più senso di esistere.

Matt Confusion - Satori, Take Me Away - cover

Questo è un bel disco, potrei definirlo di blues pastello contemporaneo, obliquo e intenso come piace a noi. Prediligo i pezzi più riflessivi, più rarefatti, quelli melodicamente più curati come le bellissime THE HOPE WALTZ e CALL …

FILE AUDIO – MATT CONFUSION “The Hope Waltz”

FILE AUDIO – MATT CONFUSION “Call”

I’M A MESS ha l’inceder strumentale del talkin’ blues, SLACKERS è una sorta di STRAY CAT STRUT (quella di Setzer) stralunata e tenebrosa, il traditional ST.JAMES INFIRMARY è ritmato e malinconicamente spumeggiante, FOR REAL è uno slow blues doloroso e sofferto, NATURAL THING swinga piuttosto bene, BIRTHDAY PARTY chiude l’album alternando sfumature autunnali a fiotti ritmici improvvisi.

Matt Confusion - Satori, Take Me Away - back

Per niente male anche l’artwork della copertina, un visual di tutto rispetto seppur semplice; meglio queste cose che gli obbrobri grafici che si vedono sulle copertine di gente più affermata.

E’ stato dunque piacevole incontrare MATT, ascoltarne il battito, leggere tra i risvolti della sua anima, bersi un southern comfort all’ombra della sua musica.

L’album è scaricabile dalla pagina di Bandcamp http://mattconfusion.bandcamp.com

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.12 – July1988

6 Ott

ITALIAN

Luglio 1988- Primo numero in grande formato, tipo tabloid. Buona parte della fanza è ora in quello che doveva (e deve ) essere un pessimo inglese, ma tant’è…. La mia corrispondente giapponese di allora KAYKO KATO (responsabile della fanzine PLANT OUT) ci racconta due cose del suo incontro con RP, SHARON THOMAS (responsabile della FIRM fanzine FROM THE HEART … TO THE HEART) recensisce il concerto di RP a Mansfield del 20/05/1988. Io recensisco, all’insopportabile maniera del Tim di allora, OUTRIDER. Al di là di tutto ricordo nitidamente la sera che descrivo, quel sabato sera del giugno 1988 in cui rincasai col disco di Page sottobraccio. Chiuso in camera, in cuffia, ad ascoltare il disco solista di JIMMY PAGE. Gran bei ricordi. Naturalmente OUTRIDER non era Album Of The Year, ma allora ero carico e sicuro che fosse l’apripista, appunto, di una serie di album solisti di JIMMY POIGE. SUSAN HEDRICK, la mia big sister americana, ci racconta quel che c’è di nuovo nel mondo dei nastri dal vivo dei LZ e per ultimo analizzo la performance dei LZ all’ATLANTIC 40th ANNIVERSARY. Di nuovo pieno di imbarazzo vi presento dunque OH JIMMY 12.

PS: grazie a Bodhran.

(broken) ENGLISH

July 1988 – First issue in the big size, almost a tabloid. Much of the fanzine is now in what was supposed to (and should) be a very bad English, thus it is …. My Japanese correspendent then was KAYKO KATO (in charge of the fanzine PLANT OUT) tells us two things about his meeting with RP, SHARON THOMAS (the head of the FIRM fanzine FROM THE HEART … TO THE HEART) reviews the RP concert in Mansfield on 20/05/1988. I write a review, in the intolerable manner of 1988 Tim, of OUTRIDER. Beyond all I remember vividly the night that I describe, that saturday night in June 1988 when I came home with the album under my arm. I went in my room, closed the door, and with headphones, I listened to the solo album of JIMMY PAGE. Great memories. Of course it was not the Album Of The Year, but then I was cocky and I was sure it was the outrider, in fact, of a series of solo albums of JIMMY “POIGE”. SUSAN HEDRICK, my american big sister, tells us what’s new in the world of live tapes of  LZ and then I analyze the performances of the LZ at Atlantic 40th ANNIVERSARY. Again full of embarrassment, therefore, I present you JIMMY OH 12.

 

OH JIMMY N12 cover

FILE PDF OH JIMMY 12:

OH JIMMY N12

 

 

JOHNNY WINTER “Step Back” (Megaforce records 2014) – TTT½

5 Ott

ITALIAN/ENGLISH

Di solito questo tipo di album mi danno da fare, quasi sempre risultano essere esercizietti di vecchie rockstar che non san più cosa inventare. Johnny Winter però è uno dei nomi a me più cari, uno di quelli che mi hanno fatto diventare quel che sono, è in più Johnny Winter se ne è andato solo pochi mesi fa, lasciandomi – ancora oggi- in uno stato di prostrazione continua, ecco dunque che non ho esitato nemmeno un momento ad acquistare questa sua ultima fatica. Sapete però che nonostante tutto sono inflessibile anche con i miei idoli, che sono schietto e sincero fino all’autolesionismo, quindi non posso non notare alcune cose discutibili. La band che ha accompagnato Johnny in questi ultimi anni è fatta di musicisti di seconda fascia di provenienza hardrock, gente da Rockpalast, come diremmo io e Picca, gente che non ha esattamente il groove tenebroso e al contempo brioso del blues, quello vero.

Le partecipazioni di ospiti illustri poi non sono sempre gran cosa, Paul Nelson- chitarrista manager di JW- ha pasturato alla boia d’un giuda, attirando gente che non c’entra granché con la legacy del grande JOHNNY WINTER. Cosa ce ne facciamo di Ben Harper, Jason Ricci, Joe Bonamassa e dello stesso Paul Nelson? Il discorso è diverso per nomi come BILLY GIBBONS, LESLIE WEST e Dr JOHN, musicisti dalla connection innegabile col nostro Texas Hurricane. Per quant0 ami JOE PERRY e BRIAN SETZER già trovo più complicato inserirli nel contesto. Per ERIC CLAPTON, mi astengo dal giudizio, ormai ho davvero tanti, troppi problemi nel rapportarmi a lui. Storco la bocca anche riguardo la scelta dei brani scelti. Cosa c’entra UNCHAIN MY HEART? E’ stata scelta solo per poter far suonare i BLUES BROTHERS HORNS?

JOHNNY WINTER step back digipack cover  021

 

Fatte queste premesse, ciò che colpisce di STEP BACK è la determinazione di JOHNNY WINTER, sia nel cantato che nel chitarrismo, lo senti distintamente che pur a settant’anni rimane un badass, uno cazzuto, uno vero, la conferma di perché è JOHNNY WINTER: il suo attacco, la sua personalità sono innegabili. Il Texas tornado non avrà più la furia degli anni settanta, ma la sua credibilità rimane intatta. La slide di WHO DO YOU LOVE testimonia quanto appena detto. WHERE CAN YOU BE è il tripudio del suono texasnaccio del Rock Blues, courtesy of JOHNNY & BILLY GIBBONS. Ecco, poi arriva DEATH LETTER, solo WINTER con la steel guitar; qualche pasticcio, qualche sbavatura ma anche il vero ed unico senso del Blues!!!

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VIDEO CLIP di DEATH LETTER (anche se il titolo dice WHO DO YOU LOVE)

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JOHNNY comunque è sufficiente in forma dal punto di vista chitarristico, il suo assolo in LONG TALL SALLY (il primo, seguito immediatamente da quello di LESLIE WEST) ad esempio ce lo fa capire in modo chiaro. Chiude il disco il bel pianino di DR JOHN in BLUE MONDAY.

Il cd contiene anche un plettro, a me è toccata quello rosso. STEP BACK ha raggiunto la 17esima posizione nella US TOP 200.

Disco dignitoso dunque, che ci aiuta ad affrontare un lutto che ancora faatichiamo ad elaborare. Ci manchi, JOHNNY.

Johnny Winter Poster by Katerine Lam

Johnny Winter Poster by Katerine Lam

(broken) ENGLISH

Usually this type of album  give me bad feelings, they often  turn out to be old rockstars’ little exercices when they do not know what to invent. Johnny Winter, however, is one of the names most dear to me, one of those that made me become what I am, plus Johnny Winter passed away only few months ago, leaving me – even today- in a state of prostration , so I did not hesitate a moment to buy his latest effort. You know, however, that in spite of everything I am inflexible with my idols, that I am a straight shooter to self-harm, so I can not help but notice some questionable things. The band that accompanied Johnny in recent years is made of second division musicians coming probably from hardrock, people who is right for Rockpalast, as me and Picca would say , people who have not exactly the dark but still lively groove of the blues, the real one.

Involvements of distinguished guests then are not always much, guitarist Paul Nelson- manager of JW- did chum in a cheap way , attracting people that has nothing to do with the legacy of the great JOHNNY WINTER. What are doing here Ben Harper, Jason Ricci, Joe Bonamassa? Different feelings for names like BILLY GIBBONS, Dr JOHN  and LESLIE WEST, musicians from the undeniable connection with our Texas Hurricane. Even if I do love JOE PERRY and BRIAN SETZER I find it more complicated to place them in this context. Regarding the presence of ERIC CLAPTON, I refrain from judgment, nowadays I really have too many problems in approaching him. I pull a face also at the choice of the songs chosen. What does UNCHAIN MY HEART is doing here? Was it chosen just to let the BLUES BROTHERS HORNS play on the album?
Having said this, what is striking in STEP BACK  is JOHNNY WINTER’s resolution both in singing and in guitar playing, you can clearly hear that even at seventy he is still a badass, a real one, the meaning of why he is JOHNNY WINTER , his attack, his personality are undeniable. The Texas Tornado will not have the fury of the seventies, but its credibility remains intact. The slide of WHO DO YOU LOVE shows how just said. WHERE CAN YOU BE is the jubilation of  Texas big’n’terrific Rock Blues guitar sound, courtesy of JOHNNY & BILLY GIBBONS. Here, then comes DEATH LETTER, only WINTER with the steel guitar; some botch, some blur but also the original vibe of Blues !!!

JOHNNY however is sufficient in shape from the standpoint of the guitar, his solo in LONG TALL SALLY (the first, followed immediately by the LESLIE WEST one) for example makes us understand it clearly. The beautiful, gently piano of DR JOHN closes the album with BLUE MONDAY.

The CD also contains aguitar pick, I got the red one. STEP BACK reached the 17th position in the US TOP 200.

Decorous album then, it helps us to face e a loss that we still find hard to accept. We miss you, JOHNNY.

TTBLOG “THE 90 GREATEST PROG ALBUMS OF ALL TIMES”

2 Ott

ITALIAN

Ecco qui i risultati del nostro umilissimo referendum dei lettori. Doveva prevedere i 25 migliori album, ma ho preferito citare tutti e novanta i titoli che hanno ricevuto segnalazioni. Hanno votato poche decine di lettori (ma per me è un gran risultato, perché la percentuale di chi interagisce con un blog o club è sempre minima), quindi prendetelo per quel che è, ma trovo che sia comunque interessante. Tra i primi tre album e il resto c’è un abisso, ITCOTCK ha stravinto, ELP e SEBTP sono separati solo da un paio di voti. Benissimo gli YES con tre album nei primi dieci. Ottimo risultato per il primo album della PFM. Da notare l’affetto che i lettori di questo blog hanno per i KING CRIMSON, cosa che non sospettavo. Buone prestazioni per i miei amati ELP, in particolare per TRILOGY, il mio preferito, album che di solito non viene considerato granché. Tra gli italiani oltre alla PFM, risultati lusinghieri anche per ORME e NEW TROLLS. In parecchi mi hanno scritto che non sapevano se includere i PINK FLOYD oppure no, altri hanno indicato nomi che sono forse una forzatura (DEEP PURPLE, QUEEN, BEATLES etc etc). Che qualcuno si sia ricordato dei NICE mi rende felice, perché sono tra i veri precursori del genere. Grazie quindi a chi si è preso la briga di mandare la propria lista. Tutto sommato mi sembra una classifica di tutto rispetto, certo non c’è LOVE BEACH degli ELP, ma dalla vita non si può avere tutto. :-)

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Prog album referendum tim tirelli blog

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(broken) ENGLISH

Here are the results of our humble readers poll about the best prog albums. It had to predict the top 25 album, but then  I decided to mention all the nineties  titles  that have received nomination. I have received few dozen voting cards (but for me it’s a great result, because the percentage of those who interact with a blog or club is always minimal), so take it for what it is, but I find it interesting nonetheless. Among the first three albums and the rest there is an abyss, ITCOTCK swept, ELP and SEBTP are separated by only a few votes. YES did very well with three albums in the top ten. Great result for the first album of  PFM. We have to note the affection that readers of this blog have for KING CRIMSON, which I would never have thought. Good performance for my beloved ELP, especially TRILOGY, my favorite album, it is not usually considered much. Among Italians in addition to PFM, flattering results for ORME and NEW TROLLS. Several readersl have written me that they did not know whether to include PINK FLOYD or not, others have indicated  names that are perhaps a stretch (DEEP PURPLE, QUEEN, THE BEATLES etc etc). To see that few voted for the NICE makes me happy, because they are among the true forerunners of the genre. Thanks, therefore, to those who have taken the trouble to send their list. All in all it seems to me a ranking of all respect, sure there is no trace of ELP’S LOVE BEACH, but in life you can not have everything. :-)

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  1. KING CRIMSON In The Court Of The Crimson King
  2. ELP Elp
  3. GENESIS Selling England By The Pound
  4. YES The Yes Album
  5. YES Close To The Edge
  6. PFM Storia Di Un Minuto
  7. GENESIS Nursery Cryme
  8. KING CRIMSON Red
  9. PINK FLOYD Atom Heart Mother
  10. YES Going For The One
  11. PINK FLOYD The Dark Side Of The Moon
  12. JETHRO TULL Thick As A Brick
  13. ELP Trilogy
  14. GENESIS A Trick Of The tail
  15. ELP Brian Salad Surgery
  16. VAN DER GRAAF Pawn Hearts
  17. PINK FLOYD Wish You Were Here
  18. ELP Pictures At An Exhibition
  19. ELP Tarkus
  20. GENTLE GIANT Octopus
  21. GENESIS Foxtrot
  22. SOFT MACHINE Third
  23. VAN DER GRAAF H to He, Who Am the Only One
  24. LE ORME Uomo Di Pezza
  25. JETHRO TULL Acqualung
  26. KING CRIMSON Lark’s Tongues In Aspic
  27. NEW TROLLS Concerto Grosso
  28. AREA Arbeit Macht Frei
  29. ELP Welcome Back My Friends To The Show …
  30. GONG Angel’s Egg
  31. KING CRIMSON Discipline
  32. LE ORME Felona e Sonora
  33. PINK FLOYD Meddle
  34. CARAVAN If I Could Do It All Over Again
  35. COLOSSEUM Valentyne Suite
  36. KING CRIMSON Thrak
  37. RICK WAKEMAN The Six Wives Of Henry VIII
  38. DEEP PURPLE Machine Head
  39. GENESIS Trespass
  40. NUCLEUS Solar Plexus
  41. ROBERT WYATT Rock Bottom
  42. TRAFFIC John BarleyCorn Must Die
  43. URIAH HEEP Salisbury
  44. YES Fragile
  45. ALAN PARSON PROJECT I Robot
  46. AREA Areazione
  47. GENESIS Wind & Wuthering
  48. PFM Photos Of Ghosts / l’Isola Di Niente
  49. RICK WAKEMAN Journey To The Center Of the Earth
  50. RUSH 2112
  51. VAN DER GRAAF The Least We Can Do
  52. VANILLA FUDGE Vanilla
  53. ANDERSON/B/W/H ANDERSON/B/W/H
  54. BANCO DEL M.S. BMS (salvadanaio)
  55. GENTLE GIANT Gentle Giant
  56. HATFIELD AND THE NORTH Hatfield And The North
  57. IRON BUTTERFLY In A Gadda da vida
  58. JOHN MILES Rebel
  59. THE NICE Ars Longa Vita Brevis
  60. MARILLION Clutching At Straws
  61. PFM Jet Lag
  62. QUEEN II
  63. YES Tales From Topographic Oceans
  64. DEEP PURPLE Deep Purple
  65. MAGELLAN Hour Of Restoration
  66. MIKE OLDFIELD Tubular Bells
  67. MODY BLUES In Search Of The Lost Chord
  68. RADIOHEAD Ok Computer
  69. YES Yessongs
  70. FISH Vigil In A Wilderness Of Mirrors
  71. FRANCO BATTIATO Pollution
  72. PAVLOV’S DOG Pampered Menial
  73. PORCUPINE TREE Coma Divine
  74. PORCUPINE TREE Deadwing
  75. RICK WAKEMAN THE MYTH AND LEGENDS OF KING A.
  76. RUSH Permanent Wave
  77. SOFT MACHINE Six
  78. WISHBONE ASH Live Dates
  79. ALAN PARSON PROJECT Tales Of mystery And Imagination
  80. PFM Live in Usa
  81. ALDO TAGLIAPIETRA Nella Pietra E Nel Vento
  82. BANCO DEL M.S. Io Sono Nato Libero
  83. BEATLES Sgt Pepper
  84. CAMEL In The Land Of Grey And Pink
  85. PFM The World became The World /Per un amico
  86. CAMEL The Snow Goose
  87. DEEP PURPLE Shades Of Deep Purple
  88. NEW TROLLS Concerto Grosso n.2
  89. PFM Chocolate Kings
  90. RUSH Farewell To Kings

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JIMMY PAGE new interview 30 sept 2014

1 Ott

Picca mi manda il link delle dichiarazioni dell’altro giorno di PAGE fatte in occasione del lancio di IV e HOTH. JIMMY parla della volontà di formare una nuova band e di tornare a suonare dal vivo. Dal nostro scambio di email sia io che il Pike boy la prendiamo a cuor leggero…

http://www.rollingstone.com/music/news/jimmy-page-forming-new-band-says-led-zeppelin-reunion-doesnt-look-likely-20140930#ixzz3EqTzZajw

The 2014 Ivor Novello Awards - Winners

PICCA:
mandiamo il curriculum?
Picca – Vocals
Tim Tirelli – Lead Guitar
Mixi – Drums
JP Cappi – Bass
Biccio – Keyboards
Jimmy Page – Rhythm Guitar at low volume (con Suto pronto a sostituirlo)
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TIM
L’avevo letta ieri sera.
Si mette a fare una band a 71 anni?
E comunque anche questa volta usa il futuro: farò, formerò, suonerò…lui rimanda sempre.
Cosa ha da fare a parte andare alle fiere del disco da collezione con Halfin e imbottire di inutili alternate mix i remaster dei vecchi album?
Poi, se deve tornare al livello di questi ultimi anni è meglio che stia a casetta a farsi fotografare dai fan davanti al cancello della Tower House.
PS: però, rivederlo un’ultima volta dal vivo darebbe una forte scossa alle nostre vite.
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INTERVALLO: Steve Howe/Yes “Solitaire” (2011)

1 Ott

From the YES album “FLY FROM HERE” -Frontiers Records 2011

USA BILLBOARD TOP 200 CHART: 36°

STEVE HOWE  – guitar

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Yes - Fly From Here - Front

Yes - Fly From Here - Booklet (3-8)

Yes - Fly From Here - Inside (1-2)

Steve Howe