Archivio | Led Zeppelin RSS feed for this section

MICK WALL “When Giants Walked The Earth – A Biography Of LED ZEPPELIN” (Orion Books Ltd 2008) – BBBBB – di Paolo Barone

10 Gen

Era un po’ che Polbi mi scriveva di come si stesse appassionando al libro di Mick Wall che stava leggendo; l’altro giorno mi arriva una sua email con un allegato:

PB “Mi permetto di mandarti alcune mie riflessioni sul libro di Wall.  Prendile per quello che sono e non necessariamente per il blog, dove l’argomento Zeps e’ coperto da te a livelli per me inavvicinabili. Mi andava comunque di condividere questa cosa con te. Non ho idea se tu vorrai passarla sul blog o meno. Ora vado che mi devo comprare Presence in vinile originale americano che qui non ho e ora come ora muoio dalla voglia di risentirlo!”

Leggo l’articolo e gli rispondo:

TT  “Spesso quando leggo i tuoi articoli rimango sorpreso…sorpreso dal fatto che tu sia un giornalista musicale della madonna. Ti conosco ormai da vent’anni, so che mente intellettuale hai, so che gran subacqueo sei, so che gran amante della musica rock sei…ma sono arrivato alla conclusione che prima di tutto ciò sei un giornalista musicale straordinario. Questo è uno dei migliori (se non il migliore) articolo dei LZ che io abbia mai letto. Lucidità, passione, prosa superba, incanto e disincanto, intelligenza narrativa… io, Polbi, mi inginocchio davanti a te. (Non sto scherzando). Grazie! Poter pubblicare roba simile sul blog è una sciccheria. Michigan Boy number one !”

Donne e uomini di blues del blog di Tim Tirelli, please welcome… from Detroit, Michigan… Paul Baron!

Mick Wall Led zeppelin biography

Devo ammetterlo, sono da sempre un fan dei Led Zeppelin, su questo non ci piove. Ma lo sono a modo mio. Io e la band abbiamo un rapporto molto stretto ma anche un po’ conflittuale e a volte ci dobbiamo prendere i nostri spazi.

Amo la loro musica, la storia, i personaggi coinvolti, i luoghi, i suoni, le vicende, i colori, il loro tempo, tutto. Ho fatto i miei pellegrinaggi in giro per concerti degli ex membri della band, ho collezionato bootleg, riviste, libri, dischi, foto ecc. Ma poi, spesso ho sentito il bisogno di allontanarmi, e negli ultimi anni ho sicuramente frequentato di piu’, tanto per dire, Stooges, Ash Ra Tempel, Hawkwind, Black Mountain, Stones che Zeps. Si, qualche bootleg di tanto in tanto, qualche disco in studio, qualche cassetta in macchina, Celebration Day al cinema…ma niente di piu’. Sono passati a pochi minuti da casa mia Plant con Alison Krauss e Jason con la cover band, ma non mi e’ venuta nessuna voglia di andarli a vedere, quando un tempo avrei fatto chilometri. E quindi sono anni che non leggevo nessun libro che li riguardava, pensando che ormai di quella storia conoscessi gia’ tutto.

Led Zeppelin draw

Bene, mi rendo adesso conto che stavo per fare una solenne e immane cazzata.

Mi hanno regalato When Giants Walk the Earth di Mick Wall, e tutto questo si e’ totalmente ribaltato. Ho scoperto un sacco di piccole e grandi cose, in una lettura affascinante e molto dettagliata. Per quanto mi riguarda il libro piu’ completo che ho letto finora, e anche forse quello scritto meglio sulla storia dei Led Zeppelin. Dopo la mia lunga assenza dalla band e’ stato un piacere tornare a farne parte. Sono ripartito con loro nei lunghi e folli tour americani, mi sono esaltato al Boston Tea Party, ho conosciuto personaggi strani, passato giorni scomodi ed eccitanti a Bron Y Aur, giocato con un cane chiamato Stryder, ritrovato le fantastiche Pamela, Lori e Bebe, mi sono ubriacato al Rainbow con Cole e mi sono andato a riprendere sulla terrazza dell’ Hyatt House. Giorno dopo giorno o conosciuto meglio Peter Grant, gli uffici della Swan Song, sono andato in visita a Boleskine e in giro per Headley Grange. Insomma, una rimpatriata fra vecchi amici, piena di gioia ed energia. Almeno fino a un certo punto, poi la storia ha preso una piega altrettanto affascinante ma decisamente meno allegra… e devo dire non ero del tutto pronto alla profondita’ di questo cambiamento, sapevo in linea di massima come si erano messe le cose, ma non ero mai veramente entrato nei dettagli. Nessuno mi aveva mai accompagnato come Mick Wall a vedere certe cose da vicino e non e’ stato piacevole, se pur interessante e direi determinante per capire in pieno la storia di questa band.

E siccome queste cose per noi non finiscono mai cosi, semplicemente, una volta chiuso il libro mi sono anche ritrovato coinvolto in mille riflessioni che forse non avevo mai realmente considerato finora.

LZ - pregare i LZ

La sensazione piu’ forte che mi e’ restata addosso a fine lettura e’ quella del cuore di tenebra, della pesantezza che la storia della band si porta appresso. Una senso di oppressione crescente accompagna buona meta’ del racconto, per arrivare al suo apice con i giorni della morte di Bonham e lo sprofondarsi delle esistenze di Page e Grant. E’ una cosa veramente forte, un disagio che ti accompagna anche dopo che hai chiuso il libro e ti sei messo a fare altro. Nessuno fino ad ora era entrato cosi nei dettagli dell’abbattimento dello Zeppelin. Mick Wall lo fa, e lo fa scrivendo con estrema maestria, lasciandoti incollato a girare le pagine col groppo in gola, come se non sapessi gia’ come va a finire questa storia. Ti porta dentro le dinamiche della band, di quegli anni, servendosi di molte testimonianze di chi in quei momenti c’era, ma al tempo stesso facendo un ottimo lavoro di narrazione. Dalle esperienze gioiose dei primi anni settanta, passando per il delirio del settantasette fino alle morti dell’ottanta, la parabola discendente della band di fatto si lega a quella della sua generazione e dei suoi sogni.

E’ una cosa strana, che non avevo mai intuito prima, che non avevo mai valutato nella sua ambivalenza. Da un lato gli atteggiamenti, le vite dei protagonisti del libro, si sganciano dal resto del mondo, creando una distanza infinita e incolmabile. Reclusi in torri d’avorio esistenziali, lussuose e decadenti quanto tristi e aride, sono anni luce dai ragazzi che lavorano saltuariamente, che si sbattono come possono, che sognano con i loro dischi, che si mettono in fila per ore e giorni ai concerti. Sono anni luce dai loro fan. Ma poi, superate le apparenze, se guardiamo l’essenza delle cose, non mi sento piu sicuro che sia proprio cosi. Molti di questi ragazzi, quelli che mi passavano i dischi degli Zeppelin nei primi anni ottanta, seguiranno un percorso simile. Proprio loro, non tanto i punk, indaffarati fra fanzine e concerti, o i pischelli metallari con le loro mode borchiate. No, erano quelli un po’ piu grandi, era la generazione dei loro fan che vedevo falcidiata dall’eroina. Sepolti nelle macerie dei loro sogni andati a male, come Bonzo, Grant, Cole, Page. Erano loro che avevano toccato il cielo pochi anni prima, che si erano presi le citta’ riempiendole di musica e colori, e che ora nel mondo degli anni ottanta non ci sapevano piu’ stare.

Jimmy Page e John Bonham 1975

Jimmy Page e John Bonham 1975

Il senso di morte che segna la storia della band dal 75 in poi, come tutti sappiamo, cade pesantemente sulle spalle di Plant. Ne condiziona le scelte artistiche ed esistenziali all’epoca, e di fatto la sua lunga ombra arriva fino al giorno d’oggi. Wall ci restituisce pagina dopo pagina la figura del cantante per quello che era e per come poi e’ diventata, andando in profondita’, dove gli altri si erano quasi sempre limitati alle banalita’ del golden god. Scava nel dolore senza tirarsi indietro, l’incidente in auto, la difficile convalescenza, la morte del figlio, quella del suo amico, il deteriorarsi dei rapporti umani. Perche’ quando in un gruppo, in una famiglia, entra la tragedia non necessariamente se ne esce piu’ uniti, anzi.

E il tempo alle volte non serve a guarire, ma  rende certe spaccature ancora piu’ profonde e insanabili. lo avevamo sempre saputo che Presence e In Through the Out Door fossero dischi nati in circostanze difficili. Riascoltando questi dischi oggi che ho appena finito di leggere il libro, i momenti magici sono ancora li, intatti. Ma il carico di sofferenza che la band, e Plant in primo luogo, si portava appresso emerge con forza. E’ nei solchi neri di Tea for One, In the Evening, Carouselambra, Nobody’s fault but Mine, e’ qui che si sente il blues dei Led Zeppelin, quello vero vissuto sulla loro pelle, che mette paura e che ha segnato per sempre le loro anime. E’ ancora tutto li’, inciso per sempre in quelle canzoni.

LZ 1977

LZ 1977

Sappiamo che Wall ha potuto raccogliere tantissimo materiale sulla band, grazie alla sua personale amicizia con Page, che a quanto pare si e’ disintegrata alla pubblicazione del libro. In fin dei conti non poteva andare diversamente. E’ successa la stessa identica cosa a un mio amico, Jim McDonough, che dopo una lunga amicizia con Neil Young e’ stato trascinato in tribunale dallo stesso, all’indomani dell’uscita di Shakey la bellissima biografia scritta da Jim. C’e’ poco da fare, la figura di Page esce piuttosto malconcia dalle pagine di questo libro.Il genio assoluto del dirigibile si dissolve velocemente, nel corso di una manciata di anni, in un fiume di eroina e autocompiacimento. Viene da pensare a come in piu’ di un occasione la strada di Page si incrocia con quella di un altro gigante della musica e degli eccessi, Keith Richards, e a prima vista i due hanno molto in comune. Ma poi la differenza di approccio appare enorme. Keith viveva le sue debolezze come un punto di forza, le esibiva senza paura, creando quel personaggio piratesco e anti estabilishment ma sempre con i piedi per terra, che bene o male tutti amiamo, la quint’essenza del ribelle rock and roll. Page invece ha sempre nascosto il suo lato piu’ fragile e volendo anche piu’ umano, dietro un alone di mistero e altera ambiguita’.

Si vestiva con i dragoni di seta, viveva fuori dalla legge, ma poi si nascondeva nei suoi castelli e contribuiva ad eleggere Margaret Tacher primo ministro conservatore. Passati gli anni di punta con la band nulla sara’ piu’ come prima, e per una serie di motivi non riuscira’ mai a tornare ad essere pienamente se stesso. E’ una storia molto singolare la sua, prigioniero di un mito che ha costruito e non e’ piu’ capace a vivere, fatica a ripartire sul serio e trovare una sua personale dimensione artistica. La grandezza del suo lavoro con la band e‘ impressionante, risalta sempre piu forte con il passare del tempo. Chitarrista, compositore, songwriter, produttore, showman, tutto questo e piu’. Ricominciare da capo dopo aver raggiunto certe vette, purtroppo anche accompagnate da altrettanti abissi, non e’ forse umanamente possibile. Ecco che dopo una serie di collaborazioni e proggetti nemmeno lontanamente all’altezza del mito, e una parenetsi con Plant bruscamente interrotta, Page finisce oggi per fare la parte di se stesso, senza quasi piu suonare la chitarra, in una girandola di eventi sociali e mediatici. Probabilmente, alla luce di tutto quello che e’ successo, possiamo pure considerarlo un buon finale, se di finale si tratta.

Jimmy Page 1977

Mick Wall si addentra nel personaggio facendone un ritratto molto complesso.

Per la prima volta forse, tenta di raccontare in maniera credibile della sua passione per la spiritualita’, l’occulto, le antiche culture e l’ossessione per Aleister Crowley, senza naufragare sulle solite banalita’ colorate di satanismo e improbabili messe nere. Molti hanno avuto da ridire in merito allo spazio che l’autore dedica all’argomento. Dimenticando forse quanto l’opera di Page sia impregnata di queste cose, e quanto tutto questo abbia contribuito a creare l’essenza stessa della band. Era invece forse giunto il momento di parlarne inquadrando il tutto nella giusta prospettiva. Per quanto sia un argomento spinoso e difficile da trattare, Wall se la cava benissimo, senza eccessi e sempre inserendolo in un contesto coerente. lo so, a tanti da fastidio leggere di queste cose, forse un po’ anche a me, che non ho mai e poi mai speso un minuto appresso a maghi, oroscopi, misticismi e rituali vari. Ma, ripeto, questo anche sono stati i Led Zeppelin. Non si puo’ far finta di niente. Non era solo rock and roll, che ci piaccia o meno.

Cosi come non si puo’ far finta che fossero brave persone, che siccome hanno scritto musiche fantastiche tutto possa essere cancellato con un assolo di chitarra.

LZ Okland 24-7-77

LZ Okland 24-7-77

Certo, lo sapevamo gia’, non e’ una scoperta che l’entourage della band agisse ai limiti della decenza umana, superandoli spesso e volentieri. Cosi come sapevamo che Bonham era tanto un batterista grandioso, inarrivabile, quanto un uomo insicuro e violento. Hai voglia che per anni abbiamo cercato di credere alla frustrazione del povero Bonzo padre di famiglia in tour lontano da casa… Il libro ci racconta la verita’ che gia’ sapevamo, arricchita di episodi inediti e determinanti.

Tutti avremmo voluto John Bonham come batterista, ma sicuramente non ci saremmo voluti uscire insieme dopo il concerto. E non avremmo mai e poi mai voluto andare in giro con i ceffi che loro si portavano appresso in tour, caricati a bordo da un Peter Grant ossessionato dalla mania di potenza e controllo, responsabile pricipale insieme a Page dell’ascesa si, ma anche della caduta del dirigibile. Povero Grant, passato in pochi anni da essere il manager piu’ famoso della scena rock mondiale, alla semi reclusione in casa, ossessionato dai suoi fantasmi e dalla tossicodipendenza. Sono pagine molto tristi quelle che lo raccontano negli anni post zeppelin, tristi e intense.

Peter Grant on tour

Peter Grant on tour

Mi sono ritrovato, finita la lettura, a rivedere i filmati dei concerti, soprattutto Knebworth con il suo carico di leggenda. Il dietro le quinte ancora una volta non e’ proprio fatto di buone vibrazioni, pensando a quello che hanno passato gli organizzatori dell’evento, a come tutto sia stato pesantemente condizionato dai deliri di Grant. Rivedo le immagini, le luci, il pubblico, Achilles Last Stand. Ed ecco che tutto mi appare uguale ma diverso al tempo stesso. Piu’ profondo, piu’ vero.

In un certo qual modo il libro di Wall restituisce definitivamente ai Led Zeppelin un elemento di umanita’ che prima forse non avevano pienamente avuto. Che non avevo veramente percepito. Me li avvicina perche’ li fa sentire imperfetti e reali, dandogli quel qualcosa in piu’che nessuna rimasterizzazione potrebbe mai dare. Erano giganti, non ci sono dubbi. Ma anche loro, insieme a noi, sono caduti, si sono rialzati e hanno camminato, come potevano, su questa terra.

Paolo Barone ©2014

LZ LA Hyatt House 31-5-73

LZ LA Hyatt House 31-5-73

Polbi sul lago Erie - gennaio 2014

Polbi sul lago Erie – gennaio 2014

THE DARK LORD 70 (Jimmy Page birthday party blues)

9 Gen

E così il Dark Lord tocca quota 70, cazzo. Sì perché se ne ha settanta lui, significa che anche noi, sui discepoli, non siamo più giovincelli. Noi che adolescenti abbiamo iniziato a seguirlo quand’era poco più che trentenne, abbiamo attraversato le varie fasi della nostra vita con la sua ombra maestosa sopra di noi, lo abbiamo lodato, glorificato, osannato. A lui abbiamo reso grazia, a lui ci siamo rivolti nel momento del bisogno, a lui ancora oggi rivolgiamo la nostra anima.

Ah, caro vecchio Jimmy Page, anzi Poige, con la tua personalità un po’ distorta, con i tuoi riflessi ossessivi-compulsivi, col tuo incedere indolente da rockstar un po’ troppo viziata, con la tua tecnica chitarristica andata a farsi benedire tanti troppi anni fa, sarai comunque un riferimento, un esempio, un sentimento…forever and ever. Ti avremo per sempre nel nostro immaginario personale e collettivo in versione 1973, al Madison Square Garden. Quelle tue movenze, quella tua danza mentre suoni ROCK AND ROLL, i tuoi vestiti, la tua chioma, la tua fighinaggine innata…ma soprattutto la tua musica, la migliore del mondo, i tuoi assoli, i migliori delle galassie, la tua band, la migliore dell’universo. Buon compleanno Jimmy, non hai idea di quanto cazzo tu ci abbia risolto e scombinato la vita.  Io e la confraternita degli illuminati del blues ci troviamo questa sera al Katamarano Rock (viale Respighi 147, Modena, Italy) a festeggiarti, se vuoi venire sei il benvenuto…in caso, porta le groupies.

TDL 70

(artwork by Lakerla)

ENGLISH TRANSLATION

And so James Patrick Page, aka the Dark Lord, is now 70. Fuck! I say this because if he is 70 old, it means that we, his disciples, are no longer youngsters. We were teenagers when we first started to follow him and he was in his early 30s. We went through the various stages of our lives with his majestic and demonic shadow hanging over us.  We praised him, glorified him. We sang Hosanna to him. We turned to him in time of need. We turned our souls to him.

Ah, dear Jimmy Page, Poige (italian spelling of the London english accent) indeed with your personality a bit distorted, your reflexes off-balance, your rock star sluggish pace a bit too flawed, your guitar technique gone to hell too many years ago. You’ll still be a reference, an example, a feeling … forever and ever. You will live forever in our personal and collective imaginary version of 1973 at Madison Square Garden. Those moves will stay in our minds, especially your dance while you play ROCK AND ROLL. Your clothes, your hair, your innate coolness-charm-spell. But most of all your music, the best in the world, especially your solos, the best in all galaxies, and your band, the best in the universe. Happy Birthday Jimmy, you have no idea what the fuck you’ve solved and messed up in our lives. For myself and the brotherhood of the enlightened man of the blues, we are tonight at pizzeria Katamarano Rock (147 viale Respighi, Modena, Italy) gathering to celebrate you. If you want to come you are welcome … just in case, bring the groupies.

(English medication courtesy of BMC)

LED ZEPPELIN “Throwing The Wild Seeds – Nassau Coliseum 1975 Complete Tapes” (Godfather Records 2013 – 6cd) – TTTT

4 Gen

TITLE: Led Zeppelin – Throwing The Wild Seeds – Nassau Coliseum 1975 Complete Tapes

LABEL: Godfather Records 2013 – 6 CD box set

TYPE: soundboard

SOUND QUALITY: TTTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK-PACKAGING: TTTT

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION: TTT

LZ Thowing the wild seed 1 LZ Thowing the wild seed 2

Riproposizione dei soundboard disponibili di due dei tre concerti tenuti dai LZ al Nassau Coliseum nel 1975, soundboard peraltro pubblicati per la prima volta non troppo tempo fa dalla EMPRESS VALLEY. Del concerto del 13 ne abbiamo parlato nel luglio scorso  https://timtirelli.com/2013/07/12/led-zeppelin-the-kings-of-the-stone-age-bootleg-2013-empress-valley-3-cd-doctored-by-dadgad-ttttt/.

LZ Thowing the wild seed 3

LZ Thowing the wild seed 4

Solo due note per non ripetermi troppo: qualità sonora eccellente (come quasi tutti i soundboard del 1975), performance corrotte dallo pessimo stato della voce di PLANT e dal chitarrismo non porprio impeccabile del PAGE post 1973.  Nel concerto del 13 però PLANT si difende e bisogna pur dire che nel febbraio di quel tour PAGE non era proprio da buttar via. La GODFATHER nel riproporre sul mercato questi due concerti ha cercato di addolcire la compressione terribile che va di moda in questi ultimi anni e che fu quindi usata anche dalla EMPRESS VALLEY. Mi pare che in questo caso la musica respiri di più e che dunque questa nuova uscita sia la migliore per quanta riguarda i silver relativi a queste due date. *

LZ Thowing the wild seed

LZ Thowing the wild seed 5

65 euro per 6 cd, 2 poster, booklet, packaging cartonato. Io il regalo me lo sono fatto, e ne son contento.

* (tu che ne dici Amduscia?)

LZ Throwing The Wild Seeds box set - photo by Tim Tirelli

LZ Throwing The Wild Seeds box set – photo by Tim Tirelli

BOOTLEGS: JIMMY PAGE, New York, the Ritz, 12 november 1988 (bootleg – no label – Bootradr 2012 upload) – TTTTT

27 Dic

Ah, l’Outrider tour, l’ultima volta in cui Page è stato Page; pur non essendo stato un avvenimento memorabile nella storia della musica Rock, per i LZ fan rimane un caposaldo nella storia di Jimmy Page chitarrista Rock. La band non era un granché: Jason Bonham alla batteria e un oscuro session man di Capo Verde al basso (tal Durban Laverde) non permisero a Page di raggiungere gli spazi siderali, i viaggi cosmici a cui aveva abituato con i LZ; persino il grandissimo JOHN MILES era stato istruito ad essere una copia di Plant e scrivere cose trite e ritrite per compiacere MTV…tuttavia con un Page finalmente in ottima forma, i mesi di ottobre e novembre di quel OUTRIDER tour del 1988 furono entusiasmanti… un musicista finalmente di nuovo col completo controllo del suo strumento. Il concerto del RITZ, se ricordo bene, fu uno dei due che si tennero nell’area di NEW YORK (l’altro, al famoso NASSAU COLISEUM) e fu organizzato soprattutto per gli addetti ai lavori: dirigenti di case discografiche, giornalisti, etc etc. La mia cara amica SUSAN HEDRICK riuscì ad intrufolarsi e a registrare, con maestria, quella performance; pochi giorni dopo ne ricevetti una copia su audiocassetta. Soltanto ultimamente mi son reso conto di non avere lo show su CD, così dopo aver deciso deciso di rimediare, mi sono di nuovo immerso in quella esperienza totalizzante che è l’ascoltare JIMMY PAGE mentre suona la chitarra come diavolo comanda.

Jimmy Page-  New York -  The Ritz 12 nov 1988

TITLE: Jimmy Page, 12 november  1988, The Ritz, New York

LABEL: no label

TYPE: audience (Susan Hedrick magnificent recording)

SOUND QUALITY: TTTTT-

PERFORMANCE: TTTTT

ARTWORK: (by yours truly…very simple)

BAND MOOD: TTTTT

COLLECTION: TTTTT

OUTRIDER Jimmy Page band 1988: left to right Durban Laverde, Jason Bonham, Jimmy Page, John Miles the great

OUTRIDER jimmy page band 1988: left to right Durban Laverde, Jason Bonham, Jimmy Page, John Miles the great

Fin dal primo pezzo, WHO’S TO BLAME (da DEATH WISH II 1982) si intuisce che Jimmy c’è: fra le tastiere di MILES e i tanti stacchi, la chitarra inizia ad emergere, determinata, coraggiosa, pageiana. Nell’assolo ci dà di stringbender ma il “tiracorda” è rabbioso, carico, cazzuto. Pure in PRELUDE (da DEATH WISH II 1982), momento sempre kitsch e pressoché inutile, si sente che la musica è cambiata: JIMMY non è quello scandaloso dell’ARMS TOURdel 1983, nemmeno quello discreto dei i FIRM del 1985/86, ma è finalmente quello dell’immaginario collettivo. OVER THE HILLS AND FAR AWAY (da HOUSES OF THE HOLY 1973) è il primo pezzo dei LZ della serata e mette tutto nella giusta prospettiva. Di nuovo con lo stringbender, ma in maniera avventurosa e sperimentale. MILES  la canta come RP fece su disco e in versione live fino al tour del 1972. Il riff di LIQUID MERCURY (da OUTRIDER 1988) fa da intro a WANNA MAKE LOVE (da OUTRIDER 1988), 4/4 con anticipi, ritardi e leva del vibrato. WRITES OF WINTER (da OUTRIDER 1988), strumentale, esprime in maniera chiara il JIMMY PAGE di questo tour: padrone dello strumento eppur con vitali piccole imperfezioni e sbavature, di quelle che ti tengono sulla corda. Tramite un pezzetto dell’arrangiamento di WHOLE LOTTA LOVE versione KNEBWORTH 1979, si arriva a TEAR DOWN THE WALL (da MEAN BUSINESS 1986). Stupefacente come JOHN MILES si faccia trovare pronto nell’affrontare pezzi cantati in origine da cantanti così diversi come CHRIS FARLOWE, ROBERT PLANT e PAUL RODGERS.

Outrider tour 1988: John Miles & Jimmy Page on stage

Outrider tour 1988: John Miles & Jimmy Page on stage

Arriva poi EMERALD EYES, il pezzo strumentale scritto “in un momento di passione”, dedicato immagino a PATRICIA ECKER, sua compagna di allora. Sempre un piacere ascoltarlo. Segue MIDNIGHT MOONLIGHT (da THE FIRM 1985)…maestosa, lirica, affascinante. Come sappiamo il pezzo in origine (1973/74) si chiamava SWAN SONG, e fu registrato dai soli PAGE e JOHN BONHAM (con la linea di basso suonata quasi certamente da PAGE stesso) prima di PHYSICAL GRAFFITI. Mai portato a termine, JIMMY riprese a lavorarci giusto prima del tour americano dell’ARMS, alla fine del 1983; la canzone apparve definitivamente sul primo album dei FIRM. MM è in accordatura aperta, e dà l’opportunità a PAGE di ritagliarsi un momento da solo, durante il quale accenna a WHITE SUMMER (LITTLE GAMES 1967), BLACK MOUNTAIN SIDE (LED ZEPPELIN 1969) e KASHMIR (PHYSICAL GRAFFITI 1975). Ancora un superbo JOHN MILES. IN MY TIME OF DYING (da PHYSICAL GRAFFITI 1975) è una sicurezza, con le accordature aperte PAGE non ha mai tradito, nemmeno negli anni più bui dei LZ. JOHN MILES la canta come non è mai stata cantata dal vivo, spettacolo! Il riff di CITY SIRENS (da DEATH WISH II 1982) serve da cornice all’ assolo di batteria di JASON BONHAM, cosa che personalmente avrei evitato. L’assolo si chiude con l’intro ritmica sul rullante di MOBY DICK (LZ II 1969), dopo di che parte SOMEONE TO LOVE (THE FIRM 1985), pezzo non certo entusiasmante, così come PRISON BLUES (da OUTRIDER 1988), bluesaccio piuttosto banale appesantito da un testo al limite della sopportabilità (courtesy of CHRIS FARLOWE). E dire che all’epoca uscì anche come singolo. Certo che PAGE qui si trova a suo agio e assoleggia come gli si confà.

JP outrider promo

THE CHASE (da DEATH WISH II 1982) è lo strumentale che funge da momento di sperimentazione e improvvisazione. Il segmento con l’archetto di violino, la )seguente improvvisazione elettrica presa dalla versione live di DAZED AND CONFUSED (con tanto di riff di WALTER’S WALK) e la chiusura classica. WASTING MY TIME (da OUTRIDER 1988) fu il pezzo di punta dell’album, seppur gradevole nulla di più di hard rock standard alla JIMMY PAGE. BLUES ANTHEM (da OUTRIDER 1988) è uno di quei pezzi che mi porto dentro. Razionalmente so che non è un capolavoro, ma la sua semplicità e tenerezza mi sciolgono il cuore. Inizio acoustico col solo JOHN MILES ad accompagnare il DARK LORD, poi rientro di tutta la band. Quadretto splendido. CUSTARD PIE (da PHYSICAL GRAFFITI 1975) ingloba il riff di THE OCEAN (da HOUSES OF THE HOLY 1973) e persino una strofa di BLACK DOG (da LZ IV del 1971).  TRAIN KEPT A-ROLLIN’ (di TINY BRADSHAW 1951) proviene dalla tradizione YARDBIRDS, fu un classico anche del primissimo periodo LED ZEPPELIN. Versione hard rock dominata dal wah wah. Ultimo pezzo STAIRWAY TO HEAVEN, in modello strumentale (PAGE non se la sentì di farla cantare ad un cantante che non fose RP) e con il pubblico a cantare – in modo assai toccante – ogni strofa. 9 intensi minuti di uno degli inni dell’umanità.

We worship the Dark Lord

The Dark Lord

E’ stato molto piacevole calarsi dopo tanto tempo nella dimensione dell’OUTRIDER TOUR e riscoprire il buon livello a cui PAGE fu capace di arrivare. Tutto sommato, bei tempi.

Intervallo: THE YARDBIRDS “Glimpses” live at the Fillmore July 1967

20 Nov

Personnel: Keith Relf (vocals), Jim McCarty (drums & vocals), Chris Dreja (bass), Jimmy Page (guitar).

SAN FRANCISCO, Fillmore Auditorium, July 1967

We had a song called “Glimpses” [on the Yardbirds’ 1967 album, Little Games]. It featured the [violin] bow, and when it was played in concert, I had tapes that played all this stuff — the Staten Island Ferry, locomotives, shock sounds — with textures from the bow. – Jimmy Page

THE YARDBIRDS 1967 - da sx a dx Dreja, Page, McCarty, Relf

THE YARDBIRDS 1967 – da sx a dx Dreja, Page, McCarty, Relf

yardbirds fillmore 67

Bell’articolo sul leggendario MIKE MILLARD, taper extraordinaire.

17 Nov

Si sa pochissimo di lui, ma tutti noi membri delle comunità nate intorno alla passione per le live recordings, abbiamo qualcuna delle sue registrazioni in casa. Trovare qualcosa oggi giorno che parli di lui è rarissimo, diamo perciò il giusto risalto a questo articolo di pochi giorni fa.

http://www.kernelmag.com/features/report/6498/the-tragic-tale-of-a-legendary-concert-taper/#

Courtesy of Barry Goldstein

Courtesy of Barry Goldstein

La ex casetta di JOHN PAUL JONES

1 Ott

L’ex casetta di JOHN PAUL JONES è in vendita per 3 milioni di sterline (3,6 milioni di euro circa) in caso qualcuno fosse interessato.

l'ex casetta di JPJ

l’ex casetta di JPJ

Immortalata nel miglior film di tutti tempi (THE SONG REMAINS THE SAME insomma), per noi ledhead è una delle casette del cuore.

Qui sotto il link del MAIL Online e il clip di NO QUARTER dove appare in tutto il suo fascino msterioso.

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2439436/Home-owned-Led-Zeppelins-John-Paul-Jones-featured-1976-concert-film-goes-onthe-market-3million.html

PS: ogni volta che mi capita di guardare un spezzone di TSRTS rimango – anche a distanza di 35 anni – rapito, senza nessuna possibilità di staccarmi. Questo film crea dipendenza. Come diceva Tommy Togni …“ma cosa c’è lì dentro, la droga?”.

Barney Hoskyns ” LED ZEPPELIN – The Oral History Of The World’s Greatest Rock Band” – (Wiley 2012 – Euro 24,60) – TTTTT

16 Set

The Oral History Of the World's greatest rock band - LED ZEPPELIN barney Hoskins

Come sapete sono refrattario alle nuove uscite quando si tratta di libri sui LED ZEPPELIN, le trovo quasi sempre noiose, ripetitive, afflitte dalla sindrome del giornalismo pigro o peggio ancora da quello deferente.

Questo invece di Barney Hoskins mi ha sorpreso: a parte brevi note che consentono al lettore di mettere a fuoco le varie tappe della vita del gruppo, il libro narra la saga dei LED ZEPPELIN attraverso le dichiarazione dei co-protagonisti e delle comparse. In un lasso di tempo di qualche anno, Hoskins ha “interrogato”, segretarie, mogli di batteristi di gruppi della Swan Song, road manager, figlie di manager, mogli di manager, tecnici della ditta che curava l’impianto nei concerti del gruppo, giornalisti, musicisti, artisti, groupie, press officer, publicist, A& R personel, ingegneri del suono e, per una volta, la gente che ha avuto a che fare in modo concreto con i LZ inizia a parlare senza tanti peli sulla lingua, senza essere impaurita dalle ritorsioni psicologiche e spirituali che JIMMY PAGE potrebbe mettere in atto. Sì, la cosa bella è questa, alcuni non hanno più paura di quel che potrà pensare JIMMY PAGE, l’età avanza e nessuno è più preoccupato se JP toglierà il saluto a qualcuno… se una vecchia rockstar, per quanto ancora leggendaria, terrà il broncio.

LZ Fort Worth 1977

Questi libri che trattano la cosa senza prostituzione intellettuale, che vanno a scavare dove bisogna scavare, che cercano la verità in modo razionale, sono però anche quei libri che ci spingono nella twilight zone dei sogni infranti, che spengono le stelle che riempivano i nostri sogni, che imbrigliano i venti che soffiavano nelle nostre vele. Sono quei libri che di colpo ci fanno diventare adulti, che spazzano via i castelli che da ragazzini ci eravamo costruiti.

Lo sapevamo già, ma leggerlo fa comunque male: dopo il 1973 i LZ diventarono un qualcosa di tenebroso, di poco raccomandabile, di terribile, soprattutto negli ultimi 5 anni. Il marciume indotto dalle droghe pesanti si insinuò nell’animo di Grant, di Cole, di Bonham stesso e di Page, schiavo dell’edonismo e dell’accidia. Scontri di potere tra PETER GRANT e STEVE WEISS il temibile avvocato dei LZ, con aderenze note a tutti nella mafia newyorkese, vessazioni di qualsiasi tipo contro chiunque osasse anche guardare negli occhi la banda della Swan Song. Il solo ROBERT PLANT sembra essere stato in grado di non lasciarsi imbrigliare da logiche perverse, di elaborare pensieri e filosofie di vita da essere umano niente male, aiutato forse anche dai drammi che hanno costellato la sua vita. Anche JONES appare staccato dalla parte più oscura, ma il suo essere neutrale ed introverso lo fanno apparire quasi indifferente agli avvenimenti.

Ma in fondo la saga dei LED ZEPPELIN è affascinante anche per questo, un viaggio intrapreso con spirito gioioso sotto un sole splendente e caldo che via via diviene irto di ostacoli, di drammi, di patemi, di tragedie, mentre il potere e la ricchezza crescono a dismisura.

LZ Munich 5-7-80

LZ Munich 5-7-80

Un gran libro, per chi vuole approfondire (soffrendo).

La versione recensita è quella hardcover in limgua originale, ed è un inglese che si legge facilmente…non è che la maggior parte degli intervistati siano esattamente intellettuali.

Alcuni di voi, Tom in particolare, qui nel blog sostengono che l’importante è la musica, che è quella che alla fine conta…e allora via i cattivi pensieri, via le nostre analisi introspettive, e vai con il nostro sfavillante, appagante, pulsante, roboante, totalizzante rock dei LED ZEPPELIN.

La meticolosità dei LED ZEPPELIN riguardo ARGO di Ben Affleck

10 Set

Vengo a conoscenza della cosa soltanto oggi, ma è così sintomatica riguardo il “quality control” dei LZ che la condivido con voi.

ARGO è un film di successo del 2012 di e con BEN AFFLECK, tratto da una storia vera. In una scena del film un attore ad un certo punto appoggia la puntina di un giradischi su di un LP e parte WHEN THE LEVEE BREAKS dei LED ZEPPELIN. AFFLECK, grandissimo fan del gruppo, implorò il gruppo a lasciargli usare il pezzo in questione. I LZ diedero l’okay, a patto che rigirassero la scena affinché la puntina fosse posizionata sul punto esatto dove inizia WTLB sul disco (il IV dei LZ) nella realtà, e non all’inizio o in una posizione a caso.

Qui sotto il link all’articolo e al clip preso da youtube.

Riporto anche la dichiarazione d’amore di AFFLECK rilasciata al Los Angeles Times: “ Per me gli Zeppelin sono la più grande band di rock and roll. La gente di solito cita i BEATLES o i ROLLING STONES…no, sono i LZ. Così, non solo abbiamo dovuto pagare per l’utilizzo della canzone, ma anche per rigirare la scena. Comunque non puoi non apprezzare questa attenzione per io dettagli.”

http://www.hollywood.com/news/brief/45528537/ben-affleck-had-to-change-argo-to-use-led-zeppelin-song?page=all

Tristezza: i Led Zeppelin nella nuova pubblicità di Christian Dior

4 Set

Jimmy Page, questa ce la paghi.

http://tvcommercialssongs.com/dior-homme-fragrance-commercial-song-whole-lotta-love-led-zeppelin/