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JACK LONDON “Zanna Bianca (1906)” (2017 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

28 Set

Parlando delle nuove edizioni Feltrinelli dei romanzi di Jack London qui sul blog ho preso a fare paragoni (probabilmente un po’ bizzarri) con i dischi dei Led Zeppelin. Se dunque Il Richiamo Della Foresta è LZ I Zanna Bianca non può che essere LZ II. Jack London diceva che il secondo non è il seguito del primo, bensì un companion book. Le due storie hanno personaggi diversi ma è innegabile che l’humus è lo stesso: il wild, la geografia, il punto di vista del lupo-cane, i percorsi (sebbene siano inversi).

Il romanzo lo conosciamo più o meno tutti, inutile dilungarsi – vista anche la sinossi qui sotto – quindi non resta altro che sottolineare ancora una volta la magnifica potenza espressiva di London, potenza che una volta terminati i romanzi la senti ancora dentro di te. Sono molto felice che siano uscite queste ristampe della Feltrinelli, un remaster era quello che ci voleva per tornare a porre l’attenzione su di uno scrittore formidabile.

Ottima come sempre la ristampa, oltre al romanzo 9 pagine in più di cenni biografici e 9 pagine di considerazioni di Davide Sapienza (colui che si è occupato della nuova traduzione) il quale ad un certo punto scrive questa bella frasetta: “London possedeva la rara dote di saper divulgare oceani di conoscenza con lo spregiudicato coraggio dell’autodidatta”.

Occorre aggiungere che rileggere questo romanzo (e Il Richiamo Della Foresta) aiuta anche a capire meglio l’uomo Jack London, e a carpire il riflesso dell’autore presente nei due cani protagonisti, Buck e Zanna Bianca, entrambi bastardi come in fondo si considerava lui stesso e capaci di varcare il confine tra il wild e la mondo civilizzato e viceversa, come in fondo fece lo stesso Jack che, ricordiamo, gli amici chiamavano The Wolf.

Altra edizione imperdibile, altro romanzo da leggere a qualsiasi costo.

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Jack London su questo blog:

https://timtirelli.com/2017/09/18/jack-london-il-richiamo-della-foresta-1903-2017-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

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http://www.lafeltrinelli.it/libri/jack-london/zanna-bianca/9788807900785

Descrizione

Pubblicato per la prima volta a New York nel 1906, in “Zanna bianca” London riprende alcuni dei temi che aveva già scavato ne “Il richiamo della foresta”. Anche in questo romanzo il protagonista è un cane grande e forte, con spiccate caratteristiche da lupo, che passa di padrone in padrone, finché non incontra un uomo, Weedon Scott, un giovane ingegnere minerario, a cui si legherà per tutta la vita. Weedon Scott incrocia Zanna bianca per caso durante un incontro di combattimento di cani dove, attaccato da un bull-dog molto più forte di lui, stava per soccombere definitivamente. L’intervento di Scott lo salva da morte certa. È questo l’inizio di una amicizia straordinaria tra i due, che porterà il cane, nonostante l’ormai radicata sfiducia verso l’uomo, ad abbandonare alcuni dei suoi tratti più selvatici e finalmente ad affidarsi, in un’eterna e totale devozione verso il suo padrone.

Quarta di copertina

“Zanna Bianca, il protagonista del romanzo, è l’unico di quattro cuccioli che riesce a sopravvivere in una grotta dello Yukon, sopra un torrente, lontano da ovunque. Dentro la tana inaccessibile, il piccolo lupo viene al mondo generato da colei che viene semplicemente presentata come ‘la lupa’ e la prima parte del libro lascia in questa sospensione il lettore per condurlo sulla pista dei valori ‘primordiali’, senza nomi e cognomi. È come se London volesse sfruttare un archetipo e i suoi simboli; solo in seguito scopriamo che ‘la lupa’ è Kiche, figlia di un lupo e di un cane, una femmina agguerrita e astuta, già di proprietà del capotribù Castoro Grigio. […] Zanna Bianca nasce nel Wild e nasce lupo con dentro il codice genetico del cane: quest’altro archetipo alla fine prevarrà dopo una lunga storia formativa fatta di durezza e amore, rinuncia e crudeltà. Anche il padre di Zanna Bianca è un archetipo, ma il vecchio lupo grigio Occhio Solo, sopravvissuto a mille battaglie e alla furia della natura selvaggia, diventa il simbolo della vita che sopravvive a se stessa, del Wild che scorre dalle generazioni che lo hanno preceduto a quelle future.” Dalla Postfazione di Davide Sapienza

 

JACK LONDON “Il Richiamo Della Foresta (1903)” (2017 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

18 Set

La febbre per JACK LONDON e per le edizioni della Universale Economica Feltrinelli/CLASSICI continua. Dopo MARTIN EDEN ecco che tocca a IL RICHIAMO DELLA FORESTA, romanzo breve di una bellezza dirompente. Io lo paragono al primo del LED ZEPPELIN, la stessa vitalità impetuosa, la stessa travolgente passione. LONDON fa leva sulle sue esperienze personali che traduce su carta con vivida lucidità e col maestoso trasporto dettato dal wild.

Come vedete, usando il termine in inglese, anche io mi adeguo al pensiero di Davide Sapienza, il traduttore di questo libro (e di ZANNA BIANCA che sto leggendo ora), ovvero che wild è di difficile traduzione, una misto di “natura selvaggia, vita allo stato brado, territori inesplorati senza la presenza dell’uomo” e concetti simili , quindi forse è giusto non tradurlo e lasciarlo in inglese. Detto ciò,  la traduzione del titolo pur non fedele al vocabolario, come dice lo stesso Sapienza, è azzeccatissima e ormai leggendaria, IL RICHIAMO DELLA FORESTA in italiano suona benissimo.

Anche questa nuova versione è assai appetibile, ci sono due “bonus track” prima e dopo il romanzo, due racconti, BÂTARD e PREPARARE UN FUOCO, legati al tema del libro e per questo funzionali al mood generale, inoltre contiene otto pagine di riflessioni dello stesso Davide Sapienza, pagine assai preziose; scrive ad esempio: Jack London confeziona una storia archetipa trattando un argomento, una geografia e uno stile narrativo che incrociano registri, gergo e linguaggi anche corporei di uomini e cani. Archetipa perché, come scrive Earle Labor, il romanzo “è la proiezione del Sé mitologico del lettore [ … ] un’allegoria della redenzione umana”. Il lettore, com’è giusto, è all’oscuro di ciò che compone il materiale narrativo, eppure lo sente suo, perché IL RICHIAMO DELLA FORESTA, ci dà del tu, ci parla con intimità, riesce a farci mettere in gioco e infine ci invita a diventare ciò che siamo – per dirla con Jung – provocando uno scossone indimenticabile nella nostra psiche.

Oltre a queste prelibatezze non mancano sette paginette di cenni biografici.

In sostanza, una edizione economica ben fatta di un capolavoro della letteratura mondiale impreziosita da due racconti ugualmente belli. Il tutto per 8,50 euro. Irrinunciabile.

Jack London su questo blog:

https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/

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Sinossi 

http://www.lafeltrinelli.it/libri/jack-london/richiamo-foresta/9788807901812

Rapito e condotto tra i ghiacci del Klondike, all’epoca della febbre dell’oro, Buck viene picchiato e costretto a divenire un cane da traino. Sfruttato duramente dai suoi ultimi padroni, Buck viene salvato da John Thornton, con il quale ritrova l’amore per l’uomo. Ma il richiamo della foresta si fa dentro di lui sempre più irresistibile… Una grande storia, una magnifica metafora del rapporto fra natura e creature viventi, un capolavoro capace di poesia e ferocia che parla al cuore dei lettori di ogni età.

 

JACK LONDON “Martin Eden (1909)” (2016 Universale Economica Feltrinelli ) – TTTTT+

29 Ago

Jack London mi arriva nel bel mezzo dell’ adolescenza, lo sceneggiato TV “JACK LONDON –  L’AVVENTURA DEL GRANDE NORD” mi irretisce, gli scenari innevati, la voglia di avventura tipica di un ragazzino, la malinconica, ricca, e potente epica Londoniana, il grande Orso Maria Guerrini e la sigla I WANNA GO catturano completamente la mia immaginazione. Di Jack London ne ho già sentito parlare da mia madre, la quale, fanciulla, è una avida lettrice di romanzi d’avventura (Emilio Salgari in primis), così quando arriva lo sceneggiato di cui sopra non sono all’oscuro di tutto; seguono i libri ZANNA BIANCA e IL RICHIAMO DELLA FORESTA. Stranamente mi fermo lì, sono solito indagare ma evidentemente la scoperta del rock sposta la mia attenzione. Il nome Jack London rimane però impresso nella mia anima, quel po’ che so di lui me lo fa vivere come una sorta di luce guida. La sua sensibilità politica ed umana, la sua indole da avventuriero lo pongono (ancora oggi) tra gli esseri umani che ammiro.

Con 40 anni di ritardo scopro MARTIN EDEN, una delle sue cose più riuscite. Più di di 500 pagine che ho divorato e assaporato con gusto, ritenendomi fortunato d’aver scoperto un romanzo di questa portata. E’ un po’ come se un amante del Rock conoscesse i LED ZEPPELIN solo per il II e IV album e d’improvviso scoprisse PHYSICAL GRAFFITI.

Che romanzo, che prosa, che considerazioni! Ogni tanto dovevo fermarmi e osservare di nuovo LONDON nella foto di copertina, cercare di carpire da quegli occhi di ghiaccio e di fuoco la grandezza dell’uomo. Lo scontro tra individualismo e senso della comunità, la atavica tensione tra classi sociali, il furore vitale e indomito spento dalle amare costatazioni tipiche della condizione umana, la prosa dirompente, lussureggiante, incontenibile, il tesoro intellettuale nascosto tra le pagine … questo è un romanzo straordinario.

Questa nuova edizione della Feltrinelli mi piace molto, costa 11 euro (ma è scontata del 15%), è tipo un remaster in confezione digipack, una ristampa economica ben fatta, con tanto di 10 pagine di biografia alla fine.

La traduzione di Stella Sacchini sembra eccellente, avrei voluto avere sottomano anche il volume in inglese per perdermi nelle sinergie delle due lingue. Alla fine del romanzo c’è una sua nota alla traduzione di sette pagine, e sono – almeno per me – sette pagine fondamentali. La Sacchini spiega come sia difficile l’arte della traduzione, portando esempi che ho trovato molto appassionanti. Se Jack London è un gigante, come lei stessa ha scritto, come traduttrice e studiosa lo è anche Stella. Un encomio alla FELTRINELLI per la scelta.

Stella Sacchini

Ci sono infine 13 pagine di postafazione a cura di Mario Maffi, riflessioni anch’esse magnifiche.

Concludendo, questo libro è un capolavoro, e questa è un’ottima ristampa.

http://www.lafeltrinelli.it/libri/jack-london/martin-eden/9788807902529

Sinossi

Martin Eden, un giovane marinaio di Oackland, salva la vita a un ragazzotto della buona borghesia di San Francisco, Arthur Morse. Per ringraziarlo, questi lo presenta alla famiglia e alla sorella, Ruth. Tra questa e il giovane marinaio scatta subito un’attrazione vitale, ostacolata però dalle differenze di classe e quindi dalla prevedibile resistenza della famiglia di lei. Un po’ per farsi accettare socialmente, un po’ perché sinceramente affascinato da quel mondo borghese, Martin decide di affinare la propria cultura. Da giovinastro un po’ rozzo, in anni di studio forsennato, si trasforma alla fine in scrittore: dopo un inizio puntellato di rifiuti (tra cui l’abbandono di lei), improvvisamente gli arride la fama. Il suo saggio filosofico, “La vergogna del sole”, gli apre le porte dei circoli più esclusivi di San Francisco. Tutti si contendono la sua presenza. Anche Ruth decide di tornare sui suoi passi. Ma questa volta Martin Eden sente di non essere più interessato a lei. Non è più interessato alla vanagloria di quel mondo, a cui pure era riuscito ad accedere…

Nicola Gardini “Viva Il Latino (storie e bellezza di una lingua inutile)” (Garzanti 2016) – TTTT½

15 Ago

Sarà perché ho sempre avuto un’attrazione particolare per le faccende relative alle lingue, ma questo libro l’ho letto con interesse e avidità. Per chi in pratica non ha studiato il latino come me (i tre anni alle medie non hanno quasi lasciato traccia) questo non è un libro facile, i diversi passaggi in lingua sono ostici, i continui rimandi ai grandi poeti e prosatori non sono di facile assimilazione, ma – se sia ha un po’ di curiosità intellettuale – il libro riesce a conquistare meglio di quanto si possa credere.

Leggere poi la prosa di Gardini è completamente appagante, lui è un gigante il cui modo di scrivere non intimorisce (non troppo almeno) ma stimola; il suo amore per il latino è tangibile, gioioso e contagioso. E’ entusiasmante quando lo chiama “musica verbale” e quando scrive “il latino è una lingua importante e conoscerlo o almeno intuirne le proprietà – esattamente come conoscere altri aspetti importanti del mondo, quali la musica, l’arte, la scienza o uno spettacolo naturale – può davvero aggiungere respiro alle nostre giornate.”

Sì, meglio usare le sue parole per cercare di descrivere l’humus del libro: “il latino ha formato le società e i sentimenti in cui tutti viviamo. Senza il latino il nostro mondo non sarebbe quello che è.” e ancora “Perché ridurre il sapere a informazione immediata o all’utilitarismo delle risposte meccaniche, perché rinunciare alla riflessione e all’avventura intellettuale?”.

E’ molto bello finalmente poter capire qualcosa in più della nostra lingua madre, come si sia evoluta da un idioma di una piccola comunità di Roma a lingua universale, come si sia forgiata nelle penne e nei pensieri dei grandi maestri: Catone, (soprattutto) Cicerone, Catullo, Cesare, Lucrezio e via dicendo.

 

Cicerone già, Gardini ne traduce in maniera meravigliosa alcuni concetti quando evidenzia quello che il grande Marcus Tullius “poneva al cuore della sua teoria lingusitica: scegliere le parole più adatte all’argomento e ai tempi e combinarle secondo correttezza sintattica e convenienza ritmica. La musicalità è considerata essenziale. Le parole devono legarsi in sequenze piacevoli all’orecchio … e il periodo deve concludersi con successioni ritmiche che gratifichino l’animo … le parole, insomma, devono seguire un flusso melodico, che non ingeneri sazietà e dia un’impressione di ordine artistico, libero e controllato allo stesso tempo”.

E che dire poi di Tito Flavio (59+ a.C.-17 d.C.) che scrisse una “monumentale storia di Roma che andava dalla fondazione (753a.C.) ai fatti del suo tempo (9 d.C.).”?  142 volumi (ne sono arrivati a noi solo 35) su Roma scritti 2000 anni fa.

Insomma con libri come questo la conoscenza che abbiamo di noi stessi si espande, come si espande il senso di appartenenza. Lettura indispensabile.

Nicola Gardini

Sinossi (http://www.garzanti.it/libri/nicola-gardini-viva-il-latino-9788811688983/)

A che serve il latino? È la domanda che continuamente sentiamo rivolgerci dai molti per i quali la lingua di Cicerone altro non è che un’ingombrante rovina, da eliminare dai programmi scolastici. In questo libro personale e appassionato, Nicola Gardini risponde che il latino è – molto semplicemente – lo strumento espressivo che è servito e serve a fare di noi quelli che siamo. In latino, un pensatore rigoroso e tragicamente lucido come Lucrezio ha analizzato la materia del mondo; il poeta Properzio ha raccontato l’amore e il sentimento con una vertiginosa varietà di registri; Cesare ha affermato la capacità dell’uomo di modificare la realtà con la disciplina della ragione; in latino è stata composta un’opera come l’Eneide di Virgilio, senza la quale guarderemmo al mondo e alla nostra storia di uomini in modo diverso. Gardini ci trasmette un amore alimentato da una inesausta curiosità intellettuale, e ci incoraggia con affabilità a dialogare con una civiltà che non è mai terminata perché giunge fino a noi, e della quale siamo parte anche quando non lo sappiamo. Grazie a lui, anche senza alcuna conoscenza grammaticale potremo capire come questa lingua sia tuttora in grado di dare un senso alla nostra identità con la forza che solo le cose inutili sanno meravigliosamente esprimere.

 

UMBERTO ECO “Numero Zero” (Bompiani 2015) – TTT½

8 Ago

Non è che io sia un profondo conoscitore dell’Eco scrittore, ma mi pare che questo romanzo sia un po’ atipico. Il protagonista ha poco dei grandi personaggi dello scrittore e la storia è resa in maniera un po’ stramba. Tuttavia, pur dipingendo tutto con l’escamotage dell’affresco grottesco, Eco mette a nudo faccende italiane e le malate sinergie tra poteri occulti, governi, giornalismo. Io lo ho letto con facilità, e non mi è dispiaciuto affatto.

Sinossi (http://www.giunti.it)

Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito.

ISABEL ALLENDE “L’Amante Giapponese” (©2015 Feltrinelli – (P)2016 Audible GmbH) – TTTTT

19 Lug

Arrivo all’appuntamento con L’AMANTE GIAPPONESE di Isabel Allende con parecchio ritardo, ma come si dice, meglio tardi che mai. Sì, molto meglio, perché è un romanzo bellissimo. Un amico una volta mi disse (sentendo che stavo parlando della Allende): “Ma non è roba da donne?”.

Certi luoghi comuni attecchiscono a volte anche in menti illuminate, perché no, non è roba da donne, è roba per chi ama la letteratura più bella.

Seguo questa autrice dalla prima metà degli anni ottanta, i suoi primi sei romanzi li ho letti con passione tutti d’un fiato. I primissimi poi, capitoli importanti per capire la questione CILE negli anni disgraziati del colpo di stato, sono stati basilari per forgiare il mio fervore – chiamiamolo così – “rivoluzionario”.

Per questo suo ultimo romanzo ho provato la versione audiolibro. La mildly blues mobile come sapete non ha il lettore cd, e delle tre chiavette (da 64 GB) piene zeppe di mp3 (lo so è una parolaccia, ma il lettore legge solo i file musicali di quel formato) ne ho fin sopra i capelli, così nei mie lunghi spostamenti da casa all’ufficio ho preso ad ascoltare audio libri e cose simili.

La sinopsi (va beh, la sinossi) la trovate qui sotto, inutile ripetere parti del soggetto, dico solo che il romanzo si dipana in modo meraviglioso, che la storia e gli intrecci sono magnifici, che la prosa della Allende è semplicemente S U B L I M E!

Il libro è tradotto da Elena Liverani e, pur senza aver letto l’originale, mi sembra che la traduzione sia ottima.

La voce narrante è quella di Viola Graziosi, e anche qui il lavoro svolto è di altissimo livello. La qualità della voce della Graziosi è speciale, l’interpretazione anche. Giusto qualche sbavatura, “trascose” invece di “trascorse” e “demòni” invece di “démoni”, ma sono distrazioni passabili, viste le 9 e passa ore di narrazione.

Libro davvero incantevole.

Isabel Allende

Sinossi (da feltrinelli.it)

Alma Belasco, affascinante pluriottantenne, colta e facoltosa, decide di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Lark house, una residenza per anziani nei pressi di San Francisco. In questa struttura, popolata da affascinanti e bizzarri anziani di diversa estrazione sociale, stringe amicizia con Irina, giovane infermiera moldava, di cui presto si innamorerà il nipote Seth Belasco. Ed è ai due giovani che Alma inizierà a raccontare la sua vita, in particolare la sua grande storia d’amore clandestina, quella con il giapponese Ichi, figlio del giardiniere dell’aristocratica dimora in cui ha vissuto, nonché compagno di giochi sin dalla più tenera infanzia. Sullo sfondo di un paese attraversato dalla seconda guerra mondiale, con le taglienti immagini di una storia minore – quella dei giapponesi deportati nei campi di concentramento -, si snoda un amore fatto di tempi sbagliati, orgoglio malcelato e ferite da curare, ma al tempo stesso indistruttibile, che trascende ogni difficoltà e vive in eterno nel cuore e nei ricordi degli amanti.

Abbiamo parlato di lei anche qualche anno fa:

ISABEL ALLENDE “Il Quaderno Di Maya” (Feltrinelli 2011) – TTTT

PAUL McCARTNEY ” La Versione Di Paul – in conversazione con Paul Du Noyer” (Piemme 2016) – TTTT

17 Lug

Paul McCartney è uno degli dei, Paul Du Noyer invece è un giornalista e autore inglese fondatore della rivista MOJO.

Libro piuttosto gustoso e di facile lettura. Du Noyer è stato anche consulente editoriale di Macca oltre che fan appassionato dei BEATLES, dunque è uno che conosce bene il mondo di cui scrive. Non fa domande scomode, ma non scivola nemmeno nella trappola dell’ossequio ad ogni costo, certo, si sente che è consapevole di chi ha davanti, ma forse è proprio questo che predispone PMC nell’umore giusto cosicché possa parlare senza stare troppo sulla difensiva.

Gli interventi di Du Noyer sono misurati e per lo più utili nell’illustrare le situazioni via via che si salta da un’epoca all’altra. Paul sembra ben disposto, sincero e leggere il suo punto di vista, sbirciare tra i suoi ricordi, vederlo mentre cerca di gestire il mito Paul Mc Cartney è molto interessante.

Ho letto con piacere le pagine dedicate ai Beatles e agli Wings, quello che è venuto dopo non mi ha mai interessato troppo, a parte qualche buon singolo. Ho una predilezione particolare per gli WINGS, anche quelli che proponevano sciocche canzoncine d’amore perché la scrittura delle stesse è di livello talmente alto che non si può che genuflettersi davanti alle capacità creative e melodiche dell’autore. A tale proposito Du Noyer scrive una cosa verissima, ovvero che nel proprio animo bisogna avere la capacità di trovare posto sia per le cose più arrabbiate e profonde che per quelle più leggere (sempre che queste ultime siano di buona fattura, aggiungo io)

Chi ha un minimo di confidenza con la musica di McCartney potrà godere facilmente di questo libro, chi invece non ne sa quasi nulla potrebbe faticare ad orientarsi, ma d’altra parte chi – in un modo o nell’altro – non è mai stato in contatto con la musica di Paul, forse non fa parte di questo pianeta.

GREG ILES “L’Albero Delle Ossa” (Piemme 2016) – TTTTT+

19 Giu

Lo scrivo sempre, Greg Iles è il mio autore prediletto di questi ultimi anni. Qui sul blog credo di avere parlato di tutti (o quasi) i suoi libri usciti qui in Italia. L’ALBERO DELLE OSSA è il secondo episodio della cosiddetta trilogia di Natchez, ed è – se non sbaglio – il quinto libro che vede come protagonista Penn Cage, ex procuratore a Houston, ora sindaco di Natchez (Mississippi) nonché autore di romanzi.

Qui il link all’articolino scritto in occasione del primo episodio.

https://timtirelli.com/2015/08/24/greg-iles-laffare-cage-piemme-2015-ttttt/

Qui sotto la sinossi, come sempre utile per inquadrare l’atmosfera creata da Iles e il tema a cui questo nuovo libro gira intorno. Non aggiungo altro se non che è un nuovo entusiasmante romanzo, avvincente, arrembante, palpitante e scritto benissimo. Insomma, per me i libri dei Greg Iles valgono quanto i miei dischi preferiti.

GREG ILES “L’affare Cage” (Piemme 2015) – TTTTT+

SINOSSI:

L’albero delle ossa

Non è facile per Penn Cage essere un sindaco bianco, con un passato di avvocato e un padre accusato dell’omicidio di una donna nera, a Natchez, Mississippi, nel cuore del Sud americano dove certe ferite della Storia restano ancora aperte, e forse lo resteranno per sempre. Ferite nate dalla violenza, dal razzismo, e dall’incomprensione: quel cuore nero della storia americana che ha avuto la sua incarnazione nel Ku Klux Klan e continua a pulsare anche nell’America di oggi, con nomi diversi ma intenzioni troppo simili. Come i Double Eagle, che al Ku Klux Klan si ispirano come se cinquant’anni di battaglie civili fossero trascorsi invano. È con tutto questo – con il passato che non passa, e anzi ritorna – che Penn deve fare i conti, ma non solo. Come scoprirà a sue spese, la violenza razziale si insinua anche laddove dovrebbero regnare l’uguaglianza e il rispetto della legge: nelle stesse aule dei tribunali e negli uffici della polizia.

Greg Iles, l’autore che più di ogni altro riesce a raccontare l’America delle battaglie tra neri e bianchi, e il tragico riverbero della Storia sugli eventi di oggi, ci regala un altro serratissimo legal thriller, che continua il racconto inziato ne L’affare Cage, e mette in scena passioni, conflitti, onore e vergona sul magnifico palcoscenico dell’America più profonda, e più ferita. Un grande romanzo, per mesi ai primi posti delle classifiche americane.

«Vi sfido a cominciare un romanzo di Greg Iles e non arrivare alla fine.» Stephen King

«Questo sì che è un grande romanzo.» John Grisham

 

FREE APPRECIATION SOCIETY magazine issue 138 – april 2017

28 Apr

ITALIAN / ENGLISH

Numero 138 per la fanzine dei FREE diretta dal grande David Clayton. L’articolo principale di questo numero è THE YEAR THAT WAS 1977, una lunga considerazione e rilettura dei due album del mondo FREE che uscirono in quell’anno, ovvero BURNIN’ SKY della BAD COMPANY e il primo album dei CRAWLER (la band di PAUL KOSSOFF in origine chiamata BACK STREET CRAWLER e che una volta perso il leader accorciò il nome).

Come al solito il lavoro di  CLAYTON è eccellente, sarà che sono un ultra fan della BC e che BURNIN’ SKY è uno dei miei album “obliqui” preferiti, ma leggere le 11 (!) pagine dedicate al quarto album della mia band del cuore è stato bellissimo. 8 pagine poi sono dedicate a THE GLASGOW AFFAIR, il resoconto della mia avventura in Scozia pubblicato sul blog qualche mese fa. Probabilmente è troppo lo spazio dedic allo scriba miserello che sono ma a quanto pare David ama quel tipo di resoconti.

Oltre a questo, notizie, recensioni, la cartella stampa delle imminenti nuove deluxe edition della BAD CO, e contributi di altri lettori al Swan Song Uk Tour del 2016 della BC. Molto buona la qualità della carta, e niente male il lavoro grafico. Come sempre un numero da non perdere.

Contatti: fasarticle@aol.com.

(broken) ENGLISH

Number 138 for the FREE fanzine directed by the great David Clayton. The main item of this issue is THE YEAR THAT WAS 1977, a long review and re-reading of the two albums of planet FREE that came out that year, namely BURNIN ‘SKY of BAD COMPANY and the first CRAWLER album (PAUL KOSSOFF’s band originally called BACK STREET CRAWLER).

As usual CLAYTON’s work is excellent, maybe it’s I am an ultra fan of BC and BURNIN ‘SKY is one of my favorite “oblique” albums, but to read the 11 (!) pages dedicated to the fourth album of the band it is a wonderful experience. 8 pages are then dedicated to THE GLASGOW AFFAIR, the account of my adventure in Scotland (BC show at the Hydro on 25 oct 2016) posted on the blog a few months ago. Probably too much space for the miserable scribe I am but apparently David loves that kind of tale.

In addition to this, news, reviews, the upcoming BAD CO deluxe edition press release, and contributions from other readers for the 2016 Swan Song Uk Tour of  BC. Very good paper quality, and quite good graphic work. As always a must read.

Contact: fasarticle@aol.com.

From http://freeappreciationsociety.blogspot.it/

Free Appreciation Society Magazine – Issue #138

‘The Year That Was … 1977’

Old Farts And New Starts / Burnin’ Sky – Crawler – Koss

The debut album by Cry Of Love / Free fanatics Rebelhot from Italy reviewed.https://www.youtube.com/watch?v=t-4MEF0zf-E

From Nashville, Tennessee hard grooving Free Fans Lohrs and ‘Lohrs III’ reviewed.https://www.youtube.com/watch?v=aoAkmMkKCWM

‘Hollywood To Deadwood’ : Finally the movie with KKTR’s ‘Just For The Box’ on the soundtrack revealed, plus other movies with Free music included.

Tim Tirelli’s review of Bad Company in Glasgow 2016 –  all the way from Italy for his first Bad Co. Show  + reader reviews from other shows including ‘Meet & Greet’ reports.

Full press release for the May 2017 Bad Company deluxe editions of ‘Run With The Pack’ and ‘Burnin’ Sky. Complete details with listings for both CDs and vinyl.

The Year That was… 1977.

Feature article (20 pages) covering the releases of ‘Burnin’ Sky’, the ‘Crawler’ debut and the ‘Koss’ compilation. With reviews, press and information on the collectables from around the world for these albums, and more. Includes full colour photographs of covers and label variations.

For subscribers this will be in the post on Thursday April 20th. If you don’t subscribe you can get a copy via the email on this site (See the ‘Welcome’ section in the right margin). Just let me know which issue you want, where you are and I’ll send a Paypal invoice.

This issue can also be found on Ebay along with some older ones where they can be purchased from anywhere in the world.

48 pages all in full colour –  Don’t miss it.

Superb magazine. Essential reading for Rock fans.

You are buying a brand new copy; this is not previously owned or read. It comes straight from the FAS. If you enjoy it why not ask about a subscription.

Martin Power “No Quarter: The Three Lives Of Jimmy Page” (Omnibus Press 2016) – TTTT½

21 Apr

Sono anni ormai che snobbo le nuove biografie sui Led Zeppelin e relativi, oramai mi annoiano molto, difficile che ci sia qualcosa di nuovo, fosse anche un analisi dell’autore magari da un punto di vista un po’ obliquo. A volte non riesco ad evitare di comprarle però, le ultime che ho preso non mi hanno scaldato per nulla. Una era davvero infima (Magus Musician Man di George Case), le altre – scritte da gente come si deve – non mi hanno entusiasmato.

Un po’ a sorpresa dunque devo costatare come questa biografia di Page scritta da Martin Power mi abbia appassionato un bel po’. Credo fosse dai tempi di Hammer Of Gods di Stephen Davis (1985) che non provavo nulla del genere nel leggere un tomo sui LZ e su JP in particolare.

Power ha fatto una ricerca meticolosa, il periodo del Jimmy Page adolescente/session man/pre Zep è trattato in maniera stupefacente. C’è qualche errore, ma il lavoro svolto è davvero notevole. Ora ad esempio sappiamo qualcosa in più riguardo la famiglia di Page, sappiamo qualcosa in più del padre, sappiamo chi era il nonno e anche il bisnonno, lo stesso dicasi per il ramo materno. Magari sono dati che interessano solo me – nel mio piccolo non mi reputo solo un fan, ma anche uno studioso – ma aggiungono qualcosa di nuovo alla saga dei LZ. Interessante notare come da giovane aspirante musicista e quindi session man Jimmy fosse sempre ligio al dovere, come fosse sempre  puntuale, pronto, attento, sveglio.

Power ha intervistato parecchia gente che ha avuto a che fare con Page, in particolare musicisti, alcuni dei quali  hanno svelato particolari intriganti. Il periodo post Zep è altrettanto ricco di novità, un po’ di freschezza finalmente. Anche qui qualche errorino, ma credo sia fisiologico.

I 12 anni dei Led Zeppelin sono interessanti ma trattati con minor efficacia. Un’analisi più approfondita di tour, scalette, performance sarebbe stata senza dubbio benvenuta. Power poi affronta con la massima cautela il deteriorarsi della qualità delle esibizioni e del chitarrismo di Page in particolare. Lo sfiora appena, non è schietto e sincero come lo siamo noi qui sul blog, ma capisco che quando si tratta di un prodotto del genere, un libro vero e proprio, di 700 pagine, edito dalla Omnibus Press, incentrato su una della massime rock star del pianeta, si tenda ad andare cauti su certi argomenti.

Il libro è in inglese naturalmente, e in caso di acquisto consiglio la versione con il Page attuale in copertina, quella che trovate qui sopra, mi è stato riferito infatti che le altre edizioni con in copertina il Jimmy Page con la doppiomanico o con la Les Paul sono stampate su carta di poco pregio.

Vi sono tre sezioni di foto, l’edizione (hardcover) è curata e la foto di copertina trovo sia perfetta. Per me questa è una biografia davvero ben fatta. Giù il cappello per Martin Power.