Phil Collins alle prese con le sue memorie. Missione riuscita. Il libro si legge bene, tutto scorre, l’attenzione rimane sempre alta.
E’ interessante immergersi una volta di più nella Londra degli anni sessanta, capire come era la situazione in quel periodo e come un musicista poteva e riusciva a farsi strada. Divertenti le sue peripezie e curioso come sia diventato il batterista di un gruppo messo in piedi da tre fighetti benestanti incontratisi in una esclusiva scuola privata.
Phil racconta di come gli piacesse far parte dei Genesis dell’era di P. Gabriel, ma io continuo a non esserne certo. Collins non amava certo la musica che oggi chiamiamo prog e a vederlo nei filmati d’epoca le sue espressioni sono inequivocabili. E’ comunque intrigante leggere di quegli anni, avere la conferma di come Tony Banks fosse lontano dall’immagine che noi, negli anni settanta, avevamo di lui, seguire le avventure del gruppo – allora una cult band – in terra americana. Niente cronologie e ricordi particolari, solo le sincere (almeno sembra) impressioni del Collins di allora. Alla trasformazione del gruppo dopo l’addio di Peter Gabriel, con Collins nelle vesti di cantante, è dedicato sufficiente spazio, ma non quanto avrei voluto.
Buona parte del libro è invece dedicata alla fase dei Genesis alle prese con il gran successo degli anni ottanta e alla fortunatissima carriera solista di Collins. Personalmente avrei preferito diversamente ma inaspettatamente ho letto con piacere anche questa lunga parte.
Collins cade più volte nella trappola dell’autocommiserazione, dice di odiare il personaggio Phil Collins, quello degli anni ottanta, perché l’immagine riflessa sul palco non è quella corrispondente alla realtà, cerca di giustificare il fatto relativo ai tre matrimoni ed altrettanti divorzi, tre fallimenti che non avrebbe voluto; lo fa anche raccontando il suo periodo da alcolista, dai 55 anni in poi. E’ tutto molto umano, credo che Phil sia in qualche modo sincero quando si stupisce di queste faccende, ma dalla fin fine c’era lui in quei panni. La trasformazione dei Genesis è avvenuta anche grazie a lui, certo Banks voleva avere successo commerciale, ma Collins ha contribuito in maniera evidente. Io non sto a sindacare, a processare il gruppo per essersi spostato dalla magnifica musica proposta dal 1970 al 1978 alle produzioni commerciali degli anni ottanta, io dico solo che, a parte i singoli, gli album di quel decennio erano brutti. E’ questo che contesto a lui (a Banks e a Rutherford), ma in fondo io non sono nessuno mentre loro, con quegli album brutti, hanno avuto un successo planetario.
PhilCo si autocommisera anche per il fatto che era considerato il cantante da canzoni lente e tristi che parlavano di divorzi e della fine di rapporti sentimentali… beh, Phil, in tutta franchezza, non è così? La formuletta di te che canti al pianoforte una canzone strappalacrime con l’aiuto della batteria elettronica (e quindi della tua vera e propria) l’hai sfruttata mica poco, no? L’unica variante era il tuo pop-rhythm’n’blues di plastica messo nei dischi forse per evitare che chi acquistava i tuoi dischi si buttasse giù da un ponte dopo aver ascoltato tutta quella tristezza. Lo so che sei stato un gigante dal punto di vista del successo, sei uno dei tre soli artisti (insieme a McCartney e Michael Jackson) ad aver venduto più di 100 milioni di dischi sia col gruppo di appartenenza che come solista, alcuni tuoi singoli sono carini, ma la tua rimane musichetta perfetta per il sabato mattina quando si fanno le pulizie di casa, per i supermercati e per gli yuppies che giravano in BMW, suvvia.
Collins infine cerca il compatimento anche per quello che successe al Live Aid, nel luglio del 1985. E’ bene ricordare che in quegli anni PC era dappertutto, tra classifiche, produzioni e collaborazioni aveva una sovraesposizione esagerata, e lui che fece? Suonò nel concerto di Londra, prese il Concorde, volò in America e suonò anche nel concerto di Philadelphia, e adesso pretende che la gente non pensi che fosse andato sopra le righe. Dedica un discreto spazio alla sua performance insieme ai Led Zeppelin, e anche qui cerca di svignarsela, e di addossare le colpe a Robert Plant e a Jimmy Page per le loro prove opache. Io invece credo che la colpa fu sostanzialmente sua. Inizialmente lui e Plant pensarono di fare qualcosa insieme a Clapton, poi pian piano prese corpo la reunion dei Led Zeppelin, e lui che fece? Rifiutò di fare qualche prova. Io mi sorprendo sempre quando leggo queste cose. Voglio dire, siete degli artisti di grandissimo successo, avete grande esperienza, come potete pensare di trovarvi a suonare insieme in un evento di proporzioni enormi, per giunta trasmesso in tutto il mondo, senza prepararvi almeno un po’ ? Già l’avere tanti artisti sul palco renderà il tutto caotico, se ci si presenta anche in maniera improvvisata è la fine.
Ad ogni modo, i LZ – che non suonavano insieme da 5 anni e che a quel punto erano morti e sepolti – vista la impossibilità di fare un minimo di prove con Collins chiamarono Tony Thompson degli Chic (e Paul Martinez per la parte di basso di STH mentre Jones è alle tastiere), si dice fecero una prova di 90 minuti; ormai era comunque troppo tardi per disdire la presenza di Collins ed è così che si ritrovarono sul palco insieme. Il risultato non fu certo un granché, ma sono sicuro che se fossero saliti sul palco senza Collins la cosa sarebbe stata perlomeno dignitosa. Collins ovviamente racconta la sua versione dei fatti, giusta o sbagliata che sia, senza dubbio possiamo dire che perlomeno ha peccato di leggerezza.
Nonostante questo aspetto legato all’autocommiserazione, questa autobiografia è riuscita, Collins si racconta in modo candido, non tralascia gli aspetti più personali e le proprie debolezze. Dopo aver letto questo libro Phil mi è più simpatico, che piaccia o no l’artista c’è sincerità in lui, e credo che chiunque si fosse trovato alle prese con quel successo, con quelle pressioni, in quegli anni, avrebbe commesso degli errori.
Il libro è in inglese, ed è facilmente comprensibile a chi mastica la lingua della Britannia ed è appassionato di musica (Rock).
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