Archivio | Tim’s blues RSS feed for this section

Autumnus

5 Ott

Nel giro di un weekend si è passati da una estate rovente all’autunno, per mesi non una goccia (o quasi) di acqua e all’improvviso settimane di maltempo. Inizio di settembre dunque impegnativo dal punto di vista meteorologico, anche se ora – ad inizio ottobre – il tempo sembra si sia regolarizzato. Giorni velati, giorni assolati, vigne ormai prossime alla sbalorditiva colorazione autunnale, umore interno che vira al blu dipinto di blu(es).

Nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Per tenermi a galla leggo Jack London, il nuovo capitolo della saga di Eymerich, seguo con la passione di sempre le partite della mia squadra del cuore, ascolto i dischi giusti e mi gusto qualche bel film, il tutto blueseggiando come sempre a proposito delle piccole grandi cose della vita.

  ♦  ♦  ♦

Film: CAPITAN FANTASTIC – TTTTT

Film davvero incantevole. Una famiglia sceglie di vivere un’utopia, isolata tra i monti e boschi vive lontana da capitalismo, consumismo, religioni e tutte le aberrazioni della vita moderna. Viggo Mortensen è superbo, così come la regia. Colonna sonora meritevole. Film da vedere a tutti i costi. Visto su Sky.

Film: DUNKIRK – TTT½

Pellicola che racconta dell’evacuazione di alcune centinaia di migliaia di soldati inglesi bloccati dai tedeschi sulle spiagge francesi, a Dunkerque. Pochi dialoghi e tre punti di vista differenti che si intersecano: terra, mare, cielo. Molto realismo, il sibilo delle pallottole, gli Spitfire in picchiata, i bombardamenti, il nemico che non vi vede quasi mai, poca enfasi e riflettori sullo spavento e sulla paura umana di fronte alla guerra e alla morte. Visto al cinema un tardo pomeriggio festivo.

Film: LA FORESTA DEI SOGNI – TTTT

Interpreti di gran livello (Matthew McConaughey, Naomi Watts, Ken Watanabe), un luogo – la foresta Aokigahara alle pendici del Monte Fuji – pieno di suggestioni oniriche (e, volendo, ultraterrene) e il percorso di un uomo atto a trovare la fine o un nuovo inizio dopo un evento che piega in due la vita. Film profondo. Nota: nel film, en passant, si cita Stairway To Heaven. Visto su Sky.

NATIONAL AERONAUTICS and SPACE ADMINISTRATION

Venerdì sera, sono fuori a cena con Lollo Stevens e Mister P., località Herberia in una pizzeria niente male; mentre siamo in attesa che qualcuno ci consideri, parliamo delle nostre faccenduole. Finalmente si avvicina un cameriere. “Buonasera, siamo in tre ma non abbiamo prenotato, c’è posto?” gli chiedo, in risposta ricevo un “Ma certo ragazzi, un bel tavolo ve lo trovo di sicuro”; soddisfatto della cortesia, mi interrogo sulla pronuncia del cameriere, un ragazzone in carne e non più giovanissimo, simile a quella della moglie di Bob nella serie dei cartoni animati BOB’S BURGER. Il “certo” diventa un “ciuerto”. Il locale come dicevo è carino, l’atmosfera giusta, la compagnia ottima. Pur leggendo il menù, io e Lollo non riusciamo ad evitare l’argomento musica, mentre Mister P ci ascolta paziente. Per un attimo ritorniamo sull’impressione che ci ha fatto il cameriere. Siamo in libera uscita, siamo tra amici, possiamo essere schietti e usare, tra noi, termini che potrebbero sembrare, ad altri, pecorecci ed offensivi. “Ma il cameriere … non sembra anche a voi un po’ troppo enfatico? Che sia una nuffia?” chiedo ai ragazzi, “magari è una nasa” aggiunge Lollo. “Nuffia” e “Nasa” sono due termini della lingua mutinense, quella della nostra città. Secondo il nuovo dizionario PICCAGLIANI, dicesi nuffia uomo con atteggiamenti e modi di fare femminili, che veste o sceglie oggetti (o bevande tanto per capirci) dal taglio non precisamente maschile, uomo insomma che ti fa chiedere “ci è o ci fa”? Citando il dizionario di cui sopra “a differenza della nasa che è omosessuale conclamato, la nuffia ha atteggiamento nuffiesco ma può anche non essere integralmente omosessuale. Molte nuffie hanno moglie e figli” .

Intendiamoci, niente di disdicevole questo non è certo un blog omofobo, tutt’altro, solo che – come abbiamo scritto più volte – l’enfatizzazione di certi comportamenti (siano per sottolineare i propri orientamenti sessuali o un certo machismo ad esempio) ci dà noia.

“Allora ruagazzi, avete deciso? Cosa vi porto di buello?” ci chiede Isidoro.

“Ecco qui le vostre pizze ruagazzi. Per chi era la birrua ruossa?” declama sottolineando il tutto con atteggiamenti inequivocabili. Lollo fatica a trattenere la risata.

Io mi chiedo sempre cosa sia che fa scattare comportamenti simili, quegli accenti ridondanti che trasformano tristemente il personaggio in questione in macchietta. Immagino che in passato essere omosessuali sia stata molto dura e che oggi – al di là della feroce omofobia che circola ancora in tanti, troppi starti dell popolazione – ci si senta un più liberi nel rivendicare in maniera esplicita le proprie tendenze sessuali e che sia quasi una liberazione, però che ci volete fare, il troppo a mio parere stroppia.

“Era tutto buono? Gruadite qualcos’altro?” ci chiede Isi.

Mentre ci porta il resto … “ecco qui il caffè e due bei … suorbetti”.

Ci guardiamo imbarazzati. Consumiamo, paghiamo ed usciamo.

“Ciuao ruagazzi, spero di rivedervi pruesto!”

A parte che, volendo, parlando di prendersi delle confidenze, “ciao” lo vai a dire a tua sorella, una volta usciti il verdetto è unanime: nasa!

GROWING OLDER

In macchina in giro per lavoro tra Stonecity e Scandilius. Passo davanti alla scuola elementare di Saint Little Anthony, bambini e bambine con grembiuli neri e bianchi giocano sui prati del cortile durante la ricreazione, d’improvviso – come una lancia che mi trafigge il costato-  mi sale vivido il ricordo di me stesso sui prati della scuola elementare di Locus Nonantulae alcuni decenni fa. E’ da sempre uno dei ricordi più vividi che ho. E’ primavera, sono in prima elementare, ho sei anni e felice gioco sul prato della scuola. Lo ricordo come un momento di gioia assoluta, uno dei primi gradini verso la scoperta del mondo. Il sole, la primavera, la natura, gli altri bambini e le bambine che giocano poco lontano, una certa libertà di movimenti al sicuro del cortile recintato. Lo vedo il bambino biondo che ero con gli occhioni aperti e il sorriso sulle labbra. Scuoto la testa, come sia passato tutto questo tempo proprio non so.

Kids playing in the elementary school yard from car window (Saint Little Anthony – Emilia Romagna –  Italy) – photo TT

Ritorno in me, sulla tangenziale circumnavigo rotonde curate e di un certo design, mentre osservo che sul costone di cemento del sottopasso qualcuno ha disegnato qualche cazzetto, e un talebano reggiano afflitto da campanilismo ha scritto “Parma merda”.

Prima della pausa faccio un salto al Sigma dove incontro la madre di un mio amico, le chiedo come va e come sta il marito (di 83 anni)

Ma sa, stiamo da poveri vecchietti…” mi risponde. Le faccio forza, “ma signora siete in forma, siete insieme, state bene, su, dovete essere contenti.”

L’altro giorno mio marito mi ha chiesto ‘ma come abbiamo fatto a mettere su tutti questi anni?’ Cosa vuole che le dica, è che gli anni volano via così’ in fretta…”

“Guardi che è un pensiero che faccio anche io con i miei amici, a volte non ci capacitiamo di come il tempo proceda veloce e dell’età che abbiamo raggiunto.”

“Allora, se mi dice che anche lei che è giovane fa questi pensieri …”

Ritornando in ufficio rifletto su come deve sentirsi un essere umano quando scollina una certa fascia di età e si avvicina al precipizio. Speriamo di scoprirlo.

Mangio un’insalata, qualche porzione di frutta e mi accingo a fare una delle mie camminate di qualche km tra i parchi di Stonecity, in caso vediamo di arrivarci il più in forma possibile a quell’età.

CAROUSELAMBRA

In questi giorni sto studiando CAROULSELAMBRA dei Led Zeppelin, così, per piacere personale. Come a volte capita quando cerco di inoltrami nelle foreste incantate del chitarrismo di Jimmy Page, la mia considerazione per lui si alza di una ulteriore spanna. Seppure sia un pezzo in apparenza dominato dalle tastiere e sebbene Page nel 1978/79 non fosse più lo splendido chitarrista dell’immaginario collettivo, la ricchezza e il fascino del suo lavoro sulla chitarra mi stordisce. E’ forse l’episodio del gruppo più prossimo al concetto di progressive, oltre 10 minuti di galoppate elettriche ed elettroniche, di cambi di tonalità e caroselli musicali. Di cosa canti Plant non lo ho mai capito, ma il suo fraseggio e le sue melodie sono indiscutibilmente piene di fascino. La parte lenta poi è sublime. Quell’alternarsi tra l’accordo di LA e quel DO7+ (suonato in seconda posizione col il sol al basso) è semplicemente magnifico. Quando poi Page tra un cambio e l’altro vi pennella qualche scivolata di chitarra l’effetto e ancor più incisivo. Penso alla prima volta che l’ ascoltai, nell’agosto del 1979, subito pensai avesse un ritmo troppo disco, ora sorrido a quella ingenuità, ma erano anni un cui la disco-music era dappertutto e un rocker come me (per di più ancora inesperto) soffriva. E ora guardatemi qui, 38 anni dopo, completamente irretito da quel pezzo e dai Led Zeppelin. Lo so, spesso scrivo qui sul blog che non riesco più ad ascoltare il Rock, ma poi arrivano momenti come questo e capisco quanto questa musica attorcigliata al mio stesso DNA sia per me un qualcosa di cosmico, di inevitabile. D’altra parte come riporta il titolo di uno dei dischi del Joe Perry Project: once a rocker always a rocker.

NB: I LZ e la Warner hanno ormai fatto togliere da Youtube molte delle versioni originali dei loro brani. Per Caroulselambra sono riuscito a trovare solo questa versione col missaggio provvisorio, presa dalla recente deluxe edizion dell’album di riferimento (In Through The Out Door del 1979)

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

L’ITALIANO

Segnalo che con LA REPUBBLICA  (e altri 15 quotidiani) ogni sabato (fino a  dicembre) esce L’ITALIANO, volumetti  sul “conoscere e usare una lingua formidabile” e sappiamo quanto bisogno ci sia di rispolverare l’uso corretto della nostra lingua.

L’Italiano – LA REPUBBLICA

UN SABATO ALLA COOP (old lady money blues)

Giovedì sera, scambio di battute con mia sorella su Whatsapp “Guarda, ho un sonno che non ti dico, non vedo l’ora che arrivi il fine settimana così sabato posso rimanere a letto”, le scrivo.

Sabato mattina, apro gli occhi, guardo la sveglia: ore 3,40. Mi alzo, do da mangiare a Palmiro, faccio uscire Raissa e torno a letto.  Cerco di riaddormentarmi, ma è tutto inutile, rimango tre ore e mezza a rimuginare sui miei blues. Alle 7,30 fresco come un carciofino bollito mi alzo e mi preparo per andare a fare la spesa alla Coop di Regium Lepidi. La pollastrella che vive con me ride “ma che ci fai tutto pronto? La Coop apre tra 40 minuti!”.

Son fatto così, tutto sommato mi piace svegliarmi e mettermi in “ovra”, come diciamo qui in Emilia, di buon ora. Colazione nel nostro baretto e poi via a seguire la morbida scia del carrello. La ristrutturazione dei locali della Coop è ormai alla fine, il risultato mi pare ottimo. Il finto legno chiaro del pavimento, i muri e il soffitto bianchi danno nuove suggestioni che apprezzo molto. La nuova disposizione degli scaffali e dei reparti poi mi mette di buon umore, qualche cambiamento anche nelle piccole quotidianità non può che far bene, allo spirito e al cervello.

La Coop di Regium Lepidi ristrutturata con pollastrella in primo piano – foto TT

Devo essere il solo a pensarla così, perché sento molti avventori chiedere informazioni e lamentarsi con gli addetti.

Nel reparto elettricità sento una signora parlare a voce altra tra sé e sé, è affranta dall’alto costo delle nuove lampadine a vite piccola.

” 5 euro e 99… ma come si fa?” esclama col suo accento del sud.

“Eh signora, le nuove tecnologie hanno a volte costi più alti”.

“Sì ma io come faccio con la pensione? Ero venuta a cercarle anche ieri, ma non credevo costassero così, non avevo abbastanza soldi, così sono tornata oggi'”. 

Entra allora in azione SuperTim, il supereroe locale che accorre in soccorso dei bisognosi.

“Mi faccia vedere la vecchia lampadina che ha in mano signora, adesso vediamo se riusciamo a trovarne una meno costosa”.

In meno di un minuto la faccenda si risolve, la signora si impossessa finalmente due lampadine dal costo di 1,99 euro l’una, e così finisce per spendere 3,98 euro invece di 11,98. Il sorriso che le spunta in viso è la miglior ricompensa per il supereroe che, nella sua tutina bianca ornata da ricami di papaveri e draghi, si eclissa tra gli scaffali.

CIRCO MASSIMO – Radio Capital:

Orfano di Lateral – la trasmissione di Luca Bottura – pensavo mi sarei allontanato da Radio Capital, e invece devo dire che il programma di informazione radiofonica di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, che in qualche modo ne ha preso il posto, mi piace davvero tanto. Condotta molto bene da entrambi, Circo Massimo mi riempie le mattine dalle 7 alle 9, dapprima in casa e poi in macchina sulla via del lavoro. Interviste fatte come si conviene, pochi sconti agli intervistati ma educazione sempre sotto controllo, parola agli ascoltatori, a politici e personaggi pubblici e a luminari di tutti i campi. Bottura mi manca e mi mancherà (adesso è su Radio Deejay dalle 19 alle 20 tutti i giorni con TUTTORIAL), ma Giannini e Bellotto  mi appassionano molto.

Jean Paul Bellotto – Radio Capital

GANASSI – cappelletti makers since 1940.

L’arrivo dell’avtunno (con la v) lo intuisco anche dal momento in cui la Lucia decide di fare cappelletti (per i non emiliani: in parole povere i cappelletti sono i tortellini di Regium Lepidi); La Lucy (come la chiamo io) chiama a rapporto le figlie Patrizia e Saura per alcuni pomeriggi dedicati alla sublime arte. Vedere all’opera la Ganassi Legacy è uno spettacolo, un momento commovente… è il cuore dell’Emilia che palpita.

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

BACK TO MY YOUTH

Dal punto di vista musicale continuo a stare ripiegato su me stesso. Non riesco a trovare nulla di eccitante nei dischi nuovi che escono, siano essi di nomi nuovi (o presunti tali) o di vecchie glorie. Del nuovo disco postumo di GREG ALLMAN ascolto due pezzi, il tutto mi basta. Temo di avere qualcosa che non va, così mi confronto col mio pard, il Pike boy, il quale mi risponde così:

“Vecchio, è un disco telefonato, suoni anonimi, interpretazioni svogliate, arrangiamenti banalissimi, prevedibilità. Prodotto da Don Was che ormai, si è capito, è uno che produce col Bignami in mano. Impossibile affezionarsi ad un disco così. Vedi Paul Rodgers con le covers Soul. Dovremmo produrla noi quella gente lì. Altro che cazzi. Disco da 6. Odio i dischi da 6. Preferisco i dischi da 3 meno meno”.

Non aggiungo null’altro, Picca descrive tutto molto lucidamente. E c’è ancora chi dice che il Rock non è morto.

Così mi ributto sui dischi della mia giovinezza. Mi lascio risucchiare dalla musica italiana che mi si infilò nelle fibre da ragazzino, mi faccio scorpacciate di De Gregori, Bennato, Piero Marras (Fuoricampo, quello del 1978 e non quello rifatto qualche anno fa, rimane uno dei più bei dischi del cantautorame italico), persino il primo di Fabio Concato, già … quel primo 45 giri del 1977 con A Dean Martin e Festa Nera fu un singolo importante per me e il mio amico Biccio (Lord Simon insomma). Arrivo fino a Loredana Bertè, quella del periodo 1979/83, quella che irretiva gli imberbi ragazzini come me. Quando torno al Rock internazionale lo faccio con i Cheap Trick di All Shook Up, col Bruce Springsteen di Live In Tempe 1980 o mettendo sul piatto il Greatest Hits/Live degli Heart, quello del 1980.

TT Stereo Choice: HEART Greatest Hits / Live 1980

The DELLA CIOPPA connection.

Chissà cosa ne direbbe Gianni Della Cioppa del mio appoggiarmi sempre ai vecchi dischi, lui vive, lotta e combatte per l’esatto contrario. Invidio quella sua forza, quella sua voglia di crederci ancora, mentre io – vittima della fredda razionalità – mi rifugio unicamente nei castelli musicali che mi sono costruito nella fine degli anni settanta. Lo incontro per una paio di faccenduole, il rendez vous si tiene a metà strada: Mantua. Faccio un po’ i conti, sono 29 anni che ci conosciamo, da quando – sotto l’ala protettrice di Trombetti e Riva … o almeno fu così per me – iniziammo a scrivere per la rivista musicale Metal Shock nel 1988.

Prendiamo un aperitivo insieme e chiacchieriamo dei blues della vita; prima di salutarci chiede ad Elena di scattarci un foto. Per l’occasione vuole avere in mano il cd della Cattiva Compagnia, il mio gruppo. Gianni è uno di quelli che come autore ha sempre creduto in me. Che Page lo benedica.

GDC & Tim – tardo settembre 2017 – Foto Elena

PFM a MODENA – 29 settembre 2017 

Arriva la PFM a Mutina, serata organizzata dal comune. Vado con Lollo Stevens, il Pike Boy e Mr Daniel Lazy. Dapprima una pizza e una Brùton bianca alla Smorfia 2 e poi via in piazza a vedere che combinano Di Cioccio, Djivas e Lucio Violino Fabbri. Il colpo d’occhio è notevole, l’atmosfera giusta, le vibrazioni niente male. Piazza Roma da quando è stata finalmente ristrutturata e trasformata è diventata uno degli angoli più belli della città. Aiutati da 4 comprimari il gruppo mi è piaciuto più di quel che pensassi. Certo, il chitarrista fraseggia alla Joe Satriani, Mussida non si rimpiazza facilmente, i due tastieristi non sono esattamente Flavio Premoli, ma nell’insieme lo spettacolo convince. Non sono un fan del gigioneggiare che Di Cioccio sfoggia sul palco, ma la gente è coinvolta dunque tutto ok. I classici della PFM, tre pezzi dal live del 1979 registrato insieme a Fabrizio De André e una paio di versioni rock di pezzi di musica classica. Se ad esempio Guglielmo Tell di Rossini ha un senso, anche petrché è dagli anni settanta che la suonano, Romeo And Juliet di Prokofiev è roba da centurioni con arrangiamenti kitsch e sopra le righe. Ma è solo un momento, la PFM seppur orfana di 2/3 elementi fondanti funziona. Un plauso a Lucio Violino Fabbri che è bravissimo e suona le cose giusta nella maniera giusta, e a Patrick Djivas che nell’assolo di basso di Maestro Della Voce inserisce il riff di Luglio Agosto Settembre Nero degli Area, omaggio nell’omaggio a Stratos.

PFM a Modena 29-9-2017 – foto TT

 ♦  ♦  ♦

Settembre dunque è passato, ottobre mi si apre davanti con tutti i suoi colori suggestivi e potenti , l’inverno è lì dietro la siepe, lo sento arrivare e così, come Zanna Bianca, non posso che puntare il muso verso gli astri gelidi ai quali raccontare le mie pene, i miei blues insomma. Auuuuhh auuuuhh auuuuhh …

A Rainy Day At The Races (Misano Moto GP Circuit 10 sept 2017)

14 Set

Pochi giorni prima del gran premio di MOTO GP di MISANO la Yamaha girl mi telefona e mi fa “Tyrrell, La Simonetta vuole andare a Misano a vedere Valentino, devo andare con lei, vuole che venga anche tu”.  La Simonetta è quella sua amica che quando vede Valentino per TV spesso esclama: “Io lo amo!”, oppure quando si riferisce a lui lo chiama “il mio gattone“. E’ una cosa che mi diverte molto, tanto che accetto. Beh, in verità lo faccio per Saura (anche perché così mi serve come moneta di scambio: “allora tu vieni poi a san Siro con me a vedere l’Inter”).

I posti della Bruttapela, la tribuna dei tifosissimi di Vale, sono esauriti da mesi, rimane qualche biglietto della Tribuna Misanino a 190 euro cad. Benché la cifra spaventi, spingo Saura all’acquisto. So quanto significhi The Doctor per la mia speed queen, so quanta passione per il Tavullia golden boy scorre nelle sue vene, voglio che per un giorno sia felice.

I biglietti vengono dunque acquistati e l’eccitazione inizia a salire, ma il blues è sempre in agguato, così un paio di giorni più tardi Valentino, durante un allenamento, cade e si frattura tibia e perone con conseguente stop di alcune settimane. Oltre al dispiacere per l’ infortunio, quando apprendiamo della faccenda iniziano a volare “so quante” (come diciamo noi in Emilia) madonne.

La delusione è immensa, Vale può dire addio al mondiale e noi possiamo scordarci di vivere una domenica palpitante; 400 euro spesi malamente, dannazione, ma dato che siamo uomini e donne di un certo lignaggio morale e di una certa disciplina, domenica 10 settembre alle 5 ci alziamo al suono della sveglia: si parte in ogni modo. Con noi, sulla freccia gialla di Borgo Massenzio, anche Simonetta e Maurizio.

Piove che dio la manda, fa freddo Vale non correrà ma entriamo ugualmente in autostrada. Fino a Cesena e oltre la pioggia cade incessante, tanto che fatichiamo a sentire la musica che esce dallo stereo.

Sulla A14 – foto TT

Alle 8,45 usciamo a Cattolica, mancano 5 km al circuito. Pensavamo che senza Valentino e con questo tempo terribile ci sarebbe stata poca confusione e invece … due ore di orologio per percorrere quei pochi km. La Yamaha girl è su tutte le furie, si perde i warm up e l’inizio della moto 3. Già stanchi e un po’ scossi finalmente prendiamo possesso dei nostri posti in seconda fila. Inizia a piovere forte. Non sono un appassionato del livello di Saura e Simonetta, conosco solo qualche pilota della Moto 3 così seguo distrattamente.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 1 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lo stesso dicasi per la Moto 2. Sono uno di quei tifosotti interessati solo alla Moto GP quando corre Valentino. Piove a dirotto, non so come i piloti riescano a  correre, ho due giubbotti anti pioggia, uno addosso e uno sulle gambe. Sotto uno di essi il tablet sintonizzato su SKY GO per INTER-SPAL. Immagino che i veri appassionati di moto che ho dietro di me pensino “che sfigato quello lì, ma che viene a fare, stia casa a vedere il calcio”. E invece no, sono qui per accompagnare la mia motorhead woman e per testare la mia autodisciplina, come ho detto, alzarsi alle 5, fare molti chilometri, pensare di passare una giornata intera sotto l’acqua per un gran premio dove non corre The Doctor non è una cosa da poco.

Un giovane uomo passa vicino alla nostra postazione, mi guarda, mi lancia un’espressione di gaudio, chiedo spiegazioni, indica lo stemma dell’Inter che ho sul petto ed esclama “Giubbino meraviglioso”. Gli mando un bacio con la mano, lui mi sorride virilmente, alza l’avambraccio, lo muove stringendo il pugno e mi saluta. La fratellanza nerazzurra mi rinfranca l’animo.

Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO 2 – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

E’ una pioggia battente quella che scende, siamo tutti inzuppati. Incredulo osservo gente uscita in pantaloni corti e infradito come fosse un calda giornata di agosto. C’è un padre con un bambino di circa 10, entrambi in sandali pantaloncini corti e maglietta e un paio di ombrellini. Mi chiedo come si faccia ad essere così imprevidenti. Sono giorni che le previsioni mettono pioggia e freddo, come si fa a portare un bambino ad un gran premio in una giornata del genere senza una felpa o un giubbotto? Il bambino trema. Fosse per me togliere la patria potestà al padre.

Ho le cuffiette del tablet nelle orecchie e gli occhi puntati su SKY GO, l’INTER batte una SPAL davvero combattiva e coriacea. 3 vittorie su 3 partite. Siamo partiti bene quest’anno.

Sono le 14, inizia la MOTO GP,  la pioggia pian piano smette. Dopo 3 (3!) ore sotto l’acqua, finalmente possiamo rilassarci un po’. Nonostante i giubbotti ho la felpa, i jeans e le scarpe inzuppate. Penso al povero bambino a cui il caso ha assegnato un padre snaturato.

Do un’occhiata in giro, le tribune sono piene, la stragrande maggioranza veste un cappello, una maglietta, una felpa di VALENTINO ROSSI , il popolo giallo nonostante tutto è presente (alla faccia di chi dice che ai fan di Valentino le corse in sé non interessano). Tifosi arrivati dalla Bulgaria, dalla Finlandia, dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Austria …quanto amore che smuove quest’uomo.

Oggi tifo per Crutchlow. Di solito gli inglesi non mi stanno simpatici ma il vecchio Cal mi piace, corre con la passione di un animale selvaggio. E’ uno che cade ma che si rialza e torna a correre a testa bassa. Impreco quando passano i due spagnoli che hanno fatto il biscotto nel 2015, Marquez e Lorenzo per quanto mi riguarda devono andare a cagare, ma la Moto GP rimane uno spettacolo anche per un non super appassionato come me.

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

MOTO GP – Misano World Circuit MOTO GP 2017 – Foto TT

Lorenzo dopo qualche giro in prima posizione cade (boato del pubblico), Petrucci in testa fino agli ultimi giri viene superato da Marquez che purtroppo vince il gran premio. Alla fine ce ne andiamo subito. Raggiungiamo il parcheggio poco dopo e arriviamo all’autostrada verso le 15:30. Alle 19 circa siamo ancora a Imola. Ci sono un sacco di rallentamenti. Siamo spossati. Decidiamo di uscire e cercare lo stradone che passa per Budrio, quindi San Giovanni In Persiceto, Nonantola, Modena e finalmente Regium Lepidi. Sono da poco passate le 20 quando approdiamo alla Domus Saura. Dagli appennini nubi nerissime si fondono con la notte buia. Siamo stanchi e bagnati eppur ci tocca andare a cercare Palmiro. Avevamo chiesto al nostro vicino di farlo uscire verso le 15, pensavamo di trovarlo intorno a casa, ma non è così. Torna a cadere la pioggia, io e Saura con le torce in mano tra le vigne a cercare il diavoletto nero della Tasmania. Lo cerchiamo in lungo e in largo, ma niente. Dopo circa mezz’ora sentiamo due gatti che si azzuffano, ora è tutto chiaro: Palmir sta dando la caccia ad un gatto forestiero. Il problema è che quando è preda del call of the wild, dell’heat of the moment, è inavvicinabile. Altri venti minuti sotto l’acqua a perlustrare la zona da cui sono partiti le grida feline. Niente. Abbattuti e rassegnati ce ne torniamo verso casa, per trovarlo vispo e ringalluzzito davanti alla porta di casa con quel sguardo da “beh, che aspettate? Sono qui da un po’!”.

Mettiamo i vestiti da lavare, ci facciamo una bella doccia calda, un piatto di tagliatelle in brodo, due chiacchiere e a letto. Spero che il demone delle notti senza sonno stanotte non si faccia vivo, dopotutto it’s been a hard day’s night, I should be sleeping like a log.

 

 

 

Era una notte buia e tempestosa … (quando mi son scoperto “influencer”).

11 Set

Proprio così, it was a dark and stormy night per dirla con le parole di Edward George Earle Bulwer-Lytton, quando una sabato sera d’ inizio settembre decido di uscire con gli amici. Una pausa dai sinodi che sono solito organizzare con i confratelli del blues, una seratina tra me e i miei due compari a cui si aggiungono ben presto altri due aficionados della banda Coleman-Younger, trasformando il tutto in un sinodo vero e proprio, è inutile non si scappa dal blues.

Dopo mesi di siccità, di sole e di alte temperature mai raggiunte prima, usciamo nell’unica notte in cui tuoni, lampi, vento e pioggia battente irrompono sulla Festa dell’Unità di Regium Lepidi.

Getty Images

La temperatura cala di 15 gradi, abbiamo giubbotti e foulard ma l’unica è trovare riparo al ristorante Ventasso e spararci polenta e cinghiale (sì, lo sappiamo, mangiare carne non è il massimo, cerchiamo di non abusarne, ma stasera facciamo uno strappo alla regola). Ordiniamo il lambrusco più costoso, crepi l’avarizia, alla fine le bottiglie saranno 4.

I commensali: Lord Simon, Sir Lison, Mister Riffy Betts, il sommo ponteficie del blues Johannes Paulus III e Monsieur Etienne Du Tirél.

Sir Lison ci informa che non riesce più ad ascoltare Rock, “Basta” mi dice tra una forchetta di polenta e l’altra” l’udito ha bisogno di evolversi, non posso ascoltare sempre gli stessi dischi”. Sir Lison è il più avanti di noi, ha oltrepassato lo steccato ed ora riesce ad gustarsi anche musica contemporanea (di valore).

Io lo capisco perfettamente, ma fatico ad immergermi in musica più attuale.

Il suo disagio è anche il mio. L’altro giorno ho provato a metter sullo stereo di casa uno dei concerti ufficiali del 1981 dei ROLLING STONES, dopo due pezzi ho dovuto toglierlo. Sono cresciuto con loro, Jagger e Richards fanno parte del mio DNA, ma non ce la faccio più. Tolgo il cd e desisto, non voglio far crollare il castello che mi sono costruito in testa, non voglio che la mia furia iconoclasta si abbatta su tutti quei gruppi e musicisti che ho amato, adorato e lodato.

Intendiamoci, qualche barlume di speranza c’è ancora visto che il lunedì del rientro dalle vacanze, dopo una giornata di lavoro, tornato a casa mi son chiuso nello studiolo, mi son sdraiato sul divanetto, ho chiuso gli occhi e ho fatto  partire DAZED AND CONFUSED dal nuovo bootlge DEUS EX MACHINA live a Seattle 21/3/75 dei LED ZEPPELIN, quaranta minuti di dolce naufragare nelle misteriose profondità cosmiche, resta il fatto però che la situazione rimane tragica, ho due chiavette da 64 GB piene di musica in macchina, ma non so mai cosa ascoltare.

A volte mi lambicco il cervello, mi dico che se la Terra fosse grande come Giove ad esempio (quindi circa 100 volte di più) la storia della popolazione mondiale sarebbe divers, la terra sarebbe gigantesca e dunque negli anni sessanta e settanta di gruppi rock ne sarebbero saltati fuori 100 volte tanto. Mi lascio trasportare dal delirio: 100 gruppi e artisti come i LED ZEPPELIN, BEATLES, ROLLING, ELP, ALLMAN, FREE, ELP, LITTLE FEAT, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH, YES, BAD COMPANY, BOB DYLAN, JOHNNY WINTER AND, e via dicendo…a quest’ora di certo non mi sarei stufato di ascoltare tutti i dischi di quegli innumerevoli grandi nomi. Se sul pianeta Terra reale è nato un Jimmy Page, nel pianeta Terra grande come Giove ne sarebbero nati 100, 100 Paul McCartney invece di uno solo e così via. Invece dei 9 album dei LZ averne 900, avere 100 ABBEY ROAD, 100 STICKY FINGERS, 100 AT FILLMORE EAST, 100 NEWS OF THE WORLD etc etc.

Rientro in possesso delle mie facoltà mentali, torno sulla terra e mi sembra di soffocare: solo 9 album dei LZ, 3 di Hendrix, 6 della BAD CO, 7 dei FREE, una manciata dei BEATLES, e così via. Cosa ascolterò per il resto della mia vita? I dischi belli del Rock li ho già ascoltati tutti centinaia di volte.

Così, sempre più di frequente, mi butto sulla musica classica. Mi arrivano sferzate di “sgrisòri” (brividi di piacere) come diciamo noi qui in Emilia quando Rossini, Prokofiev e Rachmaninov passano le loro THE SONG REMAINS THE SAME, ACHILLES LES STAND e I’M GONNA CRAWL

Come Sir Lison pure io ormai mi sintonizzo solo su RAI RADIO 3, il resto delle radio ci paiono così mainstream (anche nel programmare musica rock) o poco professionali che fatichiamo a reggerle. Il mio amore per Radio Capital sta svanendo, anche perché senza più Luca Bottura e la sua LATERAL, il network perde parecchi punti.

Sir Lison dice che la musica classica e la letteretatura ci salveranno. A tal proposito mi dice una cosa che mi fa molto ridere:

“Dopo che hai pubblicato sul blog le tue riflessioni su MARTIN EDEN di Jack London, sono andato alla Feltrinelli a prenderne una copia, beh, era finito. Cioè, tu pubblichi la recensione alla nuova edizione sul tuo blog e dopo due giorni alla Feltrinelli di Modena le copie sono esaurite!”

Rido di gusto alla semplice equazione fatta da Sir Lison, il mio amico attribuisce troppa importanza a questo blog miserello; poi, non è che ci voglia granché, quante copie di MARTIN EDEN nella nuova ristampa della Universale Economica Feltrinelli avranno avuto in negozio, due? Tre? E’ sufficiente che un paio di  amici/lettori modenesi si siano fatti suggestionare dal mio articolo e siano andati a comprarne una copia. Però, tutto sommato, ripensandoci, sono un po’ sorpreso e lusingato, proprio ieri mi ha scritto un caro lettore di Verona dicendomi di aver appena acquistato VIVA IL LATINO di Nicola Gardini (recensito qui sopra il 15 agosto https://timtirelli.com/2017/08/15/nicola-gardini-viva-il-latino-storie-e-bellezza-di-una-lingua-inutile-garzanti-2016-tttt%C2%BD/ ) e appunto MARTIN EDEN di Jack London (https://timtirelli.com/2017/08/29/jack-london-martin-eden-1909-2016-universale-economica-feltrinelli-ttttt/).

Che stia diventando uno di quegli “influencer” di cui tanto si parla? Devo iniziare a fare il fighetto su Twitter? Devo rifarmi i biglietti da visita? Che so “Stephen Tyrrell, man of blues, blogger, influencer“? Devo farmi sentire alla Feltrinelli? “Oh raga, vi ho fatto vendere 4 copie in più di MARTIN EDEN e si sa che nel mercato odierno 4 copie in più o in meno spostano posizioni nella classifica dei più venduti, che vogliamo fare”?

Finita la cena cerco di portare gli amici alla libreria della Festa dell’Unità, ma purtroppo è già chiusa. Non sono nemmeno le 22 … d’altra parte è una notte da lupi, a parte noi, pochissimi gli avventori sui prati del Campo Volo.

Decidiamo di riparare alla Domus Saurea. Saura prepara per tutti una Moretta, quella bevanda a base di caffè, rum, brandy, anice e scorza di limone tipica di Fano e del Pesarese di cui parlo frequentemente qui sul blog. Infilo nel lettore il dvd di Johnny Winter In The 70s, a cui segue il dvd degli ELP From The Beginning.

Mentre scorrono le immagini del Texas Tornado e dei tre dell’apocalisse, torniamo a parlare di letteratura. Mostro ai ragazzi i volumi della Universale Economica Feltrinelli  (e non) acquistati come nei tempi andati avrei fatto con box set e deluxe edition di cd.

 

… la fregola per le deluxe edition di cd si è spostata sui libri ed in particolare sulle nuove ristampe della Universale Economica Feltrinelli appunto. Sono giorni in cui non vedo l’ora di andare a fare la spesa per poter fermarmi in libreria e cercare i classici ristampati dalla Feltrinelli. Immagino che presto inizierò a comprare ristampe di classici che possiedo e che ho letto in passato visto che le nuove traduzioni, le nuove biografie e le nuove considerazioni contenute nel volumetti iniziano a diventare irresistibili, li vivo come dei remaster a cui è difficile rinunciare. Avere per le mani oggetti di questo tipo mi rende migliore, il sentimento che provo mitiga i cupi pensieri che di solito arrovellano l’uomo di blues.

L’ora delle streghe è passata, accompagno i ragazzi alle macchine, piove e tira il vento … è stata una magnifica serata blues.

Mentre scivolo sotto le coperte pochi istanti prima di addormentarmi mi dico “sono un influencer, però!

 

 

 

Una giornata al mare …

7 Set

Settimana d’ordinanza in riviera. In agosto non possiamo allontanarci troppo dal campo base così per non rischiare andiamo sul sicuro, la Romagna. Una delle cose che mi colpisce maggiormente è l’acqua del mare, in certe mattine così cristallina da farmi strabuzzare gli occhi. D’altra parte sono mesi che non piove, il Po non porta su nulla e dunque l’Adriatico diventa un mare pulito.

Greendale 2017

Avesse la sabbia bianca anziché scura sembrerebbe di stare in posti con una nomea più altisonante. Controllo i dati di Goletta Verde del 2017 e rimango piacevolmente colpito, nonostante la forte industrializzazione la mia regione si difende bene.

Goletta Verde 2017

 

 

Malgrado il periodo (agosto), riesco a rilassarmi e ricavarmi spazi in cui mi ritrovo. Aiutano certo la groupie che il primo giorno mi dice “sono felice di essere qui con te” e mi dà un bacio e gli escamotage vari a cui facciamo riferimento, tipo scegliere l’albergo giusto (non sul lungomare – ma comunque a 50 metri dalla spiaggia –  e con personale squisito), scegliere un ombrellone in prima fila,  restare in spiaggia a pranzo e goderci le ore che vanno dalle 12 alle 16 in cui la spiaggia si svuota, immergermi nella lettura di capolavori tipo Martin Eden di Jack London (non prima di aver sfogliato la Gazza tutte le mattine per rimanere aggiornato sulle faccende dell’Inter) e andare a mangiare un krapfen a mezzanotte alle Tre Palme, che credo sia il posto in Italia dove li fanno più buoni. Quello di chiamarli krapfen è un vezzo, lo so, ma negli anni sessanta quando in vacanza ai Lidi Ferraresi accompagnavo mia madre a comprarli di prima mattina, sul cartello che stava dietro il vetro del bancone compariva il termine austriaco e da allora quella parola mi è rimasta, anche perché il nome in italiano proprio non mi piace.

Certo, non mancano anche gli aspetti meno piacevoli, ma quelli ahimé, fanno parte della vita di tutti i giorni. In primis la musica di melma che si sente in spiaggia al mattino e al pomeriggio quando gli animatori (che il diavolo se li porti) propongono il risveglio muscolare e l ‘aquagym. Tutta quella musica latino americana commerciale fa veramente andare di corpo (fa cagare insomma), poi la musica che alcuni hotel propongono come animazione dopo cena, baccano inenarrabile e ritmi insopportabili giusti per rimbecilliti che hanno rinunciato al bello.

Altro colpo al cuore è capire che la Libreria Bisacchi ha chiuso. Era l’ultima tappa del giretto serale che io e la groupie eravamo soliti fare. Un rituale a cui è difficile rinunciare. Era una libreria blues, gestita da una vecchia signora un po’ burbera, uno di quei posti dove potevi trovare classici di Maughan, Bran Stoker o Melville a 2 euro o poco meno. E’ lì tra l’altro che qualche anno fa scoprii Greg Iles, uno scrittore che adesso amo tanto.

Al posto della libreria, un kebab e un negozio di cianfrusaglieria gestita da un pakistano.

In spiaggia nelle ore di punta osservo l’umanità.  C’è il 50enne che osserva con preoccupazione la figlia che fa il bagno, mentre mesto ogni tanto vira lo sguardo verso l’infinito. Ha il pantalone corto invece del costume e la maglietta Honolulu 1962; c’è la donna sui 45 anni un po’ in carne, con uno scialle/pareo legato al bacino per non mostrare troppo le sue forme, che gioca a palla con marito e figlio. Sono in acqua e nonostante questo lei ostinatamente indossa le ciabatte con la zeppa molto alta, evidentemente è terrorizzata di non apparire sufficientemente slanciata anche dentro l’acqua; c’è la ragazzina bionda che si mette in riva al mare a telefonare, gesticola con le mani come se stesse decidendo il destino del mondo disegnando con i piedi ghirigori sulla spiaggia. Sa di essere carina e vuole mettersi in mostra.

Distolgo lo sguardo. La groupie è sul lettino che sta ascoltando QUADROPHENIA, tiene il tempo, è tutta un fremito. Per isolarmi mi metto in cuffia anche io, MAKING CONTACT degli UFO, album del 1983 ancora sottoposto agli influssi della NWOBHM eppur già contagiato da suggestioni AOR

Pranzo in spiaggia o sui ristorantini del lungomare e mi godo alcuni dei momenti più rilassanti della mia estate. Un bella birra fredda, una piadina oppure cozze e branzino. Le piccole cose della vita che ti risistemano l’animo.

Lunch on the beach – Greendale 2017- photo TT

Ci sono le solite madri che vivono la loro condizione in maniera enfatica. Una ha dato alla figlia il nome di Giulia Laura e non perde occasione per far sapere a tutti – chiamandola a voce alta – che ha una figlia col doppio nome. A me i nomi Giulia e Laura piacciono, ma l’ostentazione continua della suddetta madre mi rende quella combinazione antipatica. Al 17esimo “Giulia Laura ti ho detto di non fare così!” mi sgorga dalla bocca la versione montanara di una frase in dialetto reggiano che un amico della groupie ogni tanto si lascia scappare, e allora lascia che sia: “vatla a tor in tal chiul te e Giulia Laura”.

Sempre all’ora di pranzo osservo una coppia di vecchi sulla passerella della spiaggia. Mi sembra siano ottantenni, non sembrano in formissima, ma lui aiuta lei con una tenerezza che mi fa bene al cuore. Lui è ha un pantaloncino corto niente male,  camicia tra il violetto e l’azzurro e due scarpe da figo. Se mai ci arriverò a quell’età, spero di aver lo stesso rispetto per me stesso.

Old couple in greendale – photo TT

Mentre verso le 14 faccio un salto in hotel, vedo un pakistano (o almeno così a me sembra) che si riposa su di un cartone all’ombra di un pino marittimo in una piccola pineta. Mi chiedo che razza di vita faccia.

Naturalmente il vero scopo della vacanza è portare la groupie, o meglio la Yamaha girl, a correre al kartodromo. Qui in zona c’è quello outdoor più grande d’europa. Il primo assaggio è simile a quello che racconto tutti gli anni, io sulle tribune insieme alle fighe di quelli che corrono, lei in pista a dar la paga a tutti. Due gare, due volte prima. Un discreto e improvviso cambiamento di programma la seconda sera. La prima gara la vince la mia Yamaha girl, ma nella seconda deve lottare con due ossi duri. I concorrenti sono 28. Dalle tribune mi accorgo che non sono l’unico maschio. C’è un ragazzo sui 25/30 anni che filma un kart ogni volta che passa davanti a noi. Guardo meglio, chi corre è una ragazza, scatenata. Scatta immediatamente la competizione tra me e lui. Lui filma? Filmo anche io. Lui incita? Incito anche io. La sua ragazza è una che se la tira. La vedrò dopo la corsa, una giovane donna con i jeans stracciati in maniera esagerata all’altezza delle ginocchia, che caga a mala pena il suo ragazzo, figuriamoci gli altri. Si è preoccupata di lasciar uscire i lunghi capelli dal casco, così mentre corre l’effetto è garantito. Spinge sul gas, spintona chi non la lascia passare e fa gesti plateali a chi osa intralciare il passaggio della regina. Si vede che se la tira un casino perchè sa andare veloce sui kart. Intendiamoci, a volte anche Saura ha comportamenti simili, ma sono unicamente rivolti alla corsa, all’heat of the moment, e li mette in scena senza tirarsela. Finisce la gara. Il ragazzo va incontro alla sua amazzone, io alla mia.  Mi faccio consegnare da Saura il foglio riepilogativo della corsa. La mia Yamaha girl aveva il kart n.40, la figa reginetta il 45. Saura è arrivata seconda, ma comunque davanti a Miss Sonolamigliore. Con nonchalance commento a voce un po’ alta in modo che il ragazzo di kart 45 senta. “Brava Saura, ti ha battuta solo il ragazzo del n.44, sei sempre la migliore e non solo tra le donne”. La coppia se ne va, lei non considera per nulla il suo tipo, poveraccio, che vita d’inferno che deve patire. Lo compatisco, ma non troppo, anche io ho il mio bel da fare nel cercare di domare la mia speed queen.

Saura al circuito Happy Valley – foto TT

Kartodromo Happy Valley – foto TT

Dopo la corsa ritorniamo a Greendale. Come premio la porto a mangiare uno di quei krapfen di cui sopra. Arriviamo alle tre palme alle 24, fuori c’è l’immancabile fila. Questo tutti i giorni, da quando inizia la vendita dei krapfen caldi alle 21,30 fino alle ore piccole. Ogni anno mi sorprendo della cosa, nessun cartellone pubblicitario, solo il passa parola, tra l’altro la sede della pasticceria è sita in un angolo buio e fuori mano eppure…

Fila alle Tre palme – foto TT

Ogni volta che siamo da quest parti non può mancare il pellegrinaggio a Tavullia. Va bene il Rock, gi YES, gli WHO e i LED ZEPPELIN ma il primo amore della Yamaha Girl non si scorda mai. Abbiamo appuntamento con un altro fan di Wakeman, il vecchio Floro, che arriva con Francesca e Clelia. A Tavullia il giallo è sempre in fiore, e anche io mi sento preda della bramosia generale per The Doctor. Vale we love you.

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Land Of The Doctor –
Tavullia agosto 2017 – foto TT

The Yamaha girl & l’uomo di blues – Moonlight in
Tavullia – agosto 2017 – foto Floro B.

Naturalmente dopo aver cenato “da Rossi” io e Floro ci spariamo una Moretta fatta come si deve. E’ il momento dei saluti, si torna a Greendale.

Durante una passeggia a Fundus Catei, detto anche Castrum Chatei, o come lo chiamo io Cat-At-The-Sea, mi sorprendo nel vedere il manifesto del Dottor Fish dove in soldoni si dice che per 10 euro puoi immergere i piedi in una vasca piena di pesciolini che attaccano la pelle morta delle tue estremità. Sbircio nel locale e vedo gente con i piedi a mollo circondati da pesci. Trattengo il conato di vomito e torno in albergo.

Fish Therapy in Cat In The Sea – foto TT

Divento un habitué del Ciao Caffè di Cat-An-The Sea, mi sparo degli Spritz mentre chiacchiero amabilmente con amici della groupie anche loro in zona, il Fonta, la Sonia ed Alberto e altre compagnie.

In spiaggia, oltre ai classici che mi son portato e ai quotidiani e alla Gazza, mi sparo certi fumetti per ricercare l’ebrezza vissuta nella mia fanciullezza: Zagor, Mr No… compagni di mille avventure.

Cesenatico è sempre uno spettacolo. Di sera il porto canale, i ristorantini, le vecchie abitazioni si vestono di quella melanconica magia che da sempre mi porto nell’anima. Compriamo come ogni anno un paio di copri divano anti gatti nei mercatini, mangiamo un gelato e camminiamo romanticamente mano nella mano.

Porto Canale – Cesenatico – foto TT

Tornando, a piedi, verso Greendale, entriamo in quella twilight zone che sta tra Cesenenatico e alcune delle sue frazioni. Quel pezzo di litorale non ancora ingoiato dalla urbanizzazione, dove macchie di pinete e vecchie colonie dismesse da decenni danno al paesaggio un atmosfera color tenebra. Le vecchie colonie sono derelitte, con gli scuri chiusi che tendono a essere fuori asse, avvolte nel buio, l’aggettivo che viene alla mente è “spettrale”. Questo fino a che non si entra nello spazio del terrore vero e proprio: La Colonia dell’AGIP. Sul finire degli anni trenta il regime fascista decise di costruire la colonia per i figli dei dipendenti di quella che allora era una importantissima azienda italiana. Di stile razionalista, negli anni della guerra fu utilizzata da ospedale e da rifugio per le truppe in ritirata, mentre negli anni cinquanta ospitò gli alluvionati del Polesine. Oggi non ne comprendo la funzione, è tutto sotto il segno dell’anacronismo, e ogni anno che vi passo – in agosto – solo un appartamento è illuminato, rimandando ad  associazioni mentali lugubri e mefistofeliche. Questa grande costruzione, questo grande ingresso illuminato a cui fanno da contraltare interi piani bui… la sola lucetta che si vede rende il tutto ancor più spaventoso. Sarebbe un set ideale per un film di Dario Argento.

Chiedo a Saura: “Ma tu ci staresti qui in un appartamento con me mentre tutto il resto dell’edificio è vuoto?” in quel momento udiamo un fruscio, una civetta spicca il volo verso le nere tenebre, io e Saura ci guardiamo e senza parole ci incamminiamo a passo svelto verso la civiltà. Paura….

La Colonia dell’Agip – foto TT

La Colonia dell’Agip – foto TT

A Light In The Black – La Colonia dell’Agip – foto TT

La Colonia dell’Agip – foto TT

Otto giorni passano in fretta, rallentati solo dal mal di denti che mi ha tormentato per metà vacanza, ma mi spiace partire, lasciare questa questa dolce riviera conosciuta. L’indomani saluto questo mare proletario a me tanto caro, saluto la Romagna, saluto un’altra paginetta niente male della mia vita. Arrivederci Valverde.

Adriatic Sea in august – photo TT

 

Blues estivi

31 Lug

Estati bianche ormai si susseguono con placida puntualità. Siccità, caldo, i malghetti che crescono nei campi, gli impianti di irrigazione che spingono verso l’infinito i getti d’acqua, l’aria bollente che staziona a qualche decina di centimetri da terra e che su questa pianura dà l’effetto miraggio, il frinire costante delle cicale sugli alberi, i dischi di J.J. CALE che passano sul mio stereo … tutto questo fa da cornice ai miei blues estivi.

VECCHIE RAGAZZE ALLA COOP

Il sabato la spesa, e il giorno dopo in chiesa e sei un po’ nervoso ed un motivo ci sarà, beh in chiesa non vado ma l’appuntamento del sabato mattina alla Coop per la spesa settimanale è una consuetudine. Di solito mi fermo a fare colazione in un bar insieme alla Saurit. Due krapfen, due succhi di frutta alla pera fuori frigo, un decaffeinato macchiato (a volte corretto, quando sono più blues del solito). Do una occhiata alla Gazza per vedere se c’è qualche approfondimento sull’Inter quindi passo la rosea alla bionda motor-girl che ho di fianco affinché legga la pagina dedicata alla Moto GP e a VALENTINO ROSSI. Contemplo la gente che passa, scuoto la testa quando vedo uomini in ciabatte o in sandali, vestiti i maniera trasandata, con i pantaloni corti e con abbinamenti di colori che fanno rabbrividire, oppure donne che vanno vestite come Beyoncé senza averne né il fisico. Se si è alte 1 metro e 55 e si pesa più o meno 85 chili, perché scegliere un stile che penalizza senza alcuna pietà?

Beyoncé

Poso l’attenzione su di un gruppo di donne sedute nel tavolo vicino al nostro. Sono in quella fascia di età che va tra i 65 e i 75. Le sento parlare, non sono lì per fare la spesa, ma per incontrasi e bere un caffè insieme. Vista la vicinanza non posso fare a meno di ascoltare i loro discorsi: una che dice ad una altra che ha visto sua nuora e l’ha trovata in ottima forma, un’altra che commenta un fatto di cronaca riportato sulla Gazzetta di Regium Lepidi, la terza che cerca di organizzare una serata al cinema.

Old girls at Coop – photo TT

Mi chiedo se anche io mi troverò insieme ai miei amici a quell’età, se avremo ancora lo spirito di stare insieme, di trovarci per un caffè, di parlare dei nuovi acquisti dell’Inter del futuro, dei bootleg dei LED ZEPPELIN, della slide guitar di DUANE ALLMAN o LOWELL GEORGE o della FUGUE di Keith Emerson. Chissà, siamo la prima generazione che dovrà lavorare fino a quasi 70 anni, magari saremo così disperati e infelici che ci richiuderemo in noi stessi, malgrado ciò confido nel Dark Lord, vibrazioni metafisiche sonore come BRON-Y-AUR, IN THE LIGHT e TEN YEARS GONE sapranno tenerci uniti.

LA VERANDA DEL BLUES – the boys are back in Gavassa

Classico sinodo d’estate degli illuminati del blues, e di qualche richiedente asilo in seno alla congregazione, alla Festa dell’Unità di Gavassa. E’ il primo giorno della festa, ma stranamente non c’è tanta gente. L’età media è alta, di giovani nemmeno a parlarne, chiaro che ci si avvii verso il tramonto. Aggiungiamoci una di quelle finte orchestrine di liscio senza bassista ma con basista (nel senso di quello che gestisce le basi musicali) e il gioco è fatto.

Uno di noi arriva con braghe corte e sandali. Dapprima fingiamo di non conoscerlo, cerchiamo di mettere qualche metro tra noi e lui, ma poi l’affetto è troppo forte e, obtorto collo, lo riammettiamo nel sinodo (anche perché è uno dei massimi esponenti, quello con più presenze, insieme al sottoscritto). Chi mangia pesce, chi grigliate di carne, chi (la Saura) vegetarianeggia come può. Innaffiamo il tutto con qualche bottiglia di gustoso vinello bianco. Discutiamo su quale tipo di società sia possibile su un pianeta ormai allo stremo. In preda al mio solito mood blues over the top, nomino la DDR come fulgido esempio.

Se non altro come dice Pike, vista la serata un po’ muffa, stasera l’effetto DDR c’è tutto.

Effetto DDR – Festa Unità Gavassae – 24-6-2017 – photo Saura T

Ci manca solo che dopo qualche minuto aver scattato questa fotografia, venga rubato l’incasso alla cassa (in fondo alla destra del palco) e la depressione è perfetta. Qualcuno si è avvicina alla cassa in un momento di calma, allunga le mani, prende l’incasso e scappa a bordo di una macchina che lo sta aspettando lì a pochi metri. Ora, i tempi sono cambiati, è un brutto “mondo” (pronunciato alla reggiana, con la prima o aperta) ma un po’ più di attenzione sarebbe consigliabile. Non si possono tenere i due contenitori di contanti a portata di mano di chiunque, non si possono tenere tutti gli incassi della serata sul posto, ogni ora è meglio riporli in un posto sicuro, non si può nel 2017 essere senza il pos. Va bene la provincia, va bene il blues, ma dio bono…

Mentre beviamo il caffè abbraccio Biccio, quasi 10 lustri di amicizia. Che spettacolo.

Biccio & Tim – Festa Unità Gavassae – 24-6-2017 – photo Saura T

Ci trasferiamo quindi come di consueto alla Domus Saurea per l’inaugurazione ufficiale della veranda estiva. Già quest’anno io e Saura abbiamo deciso di prendere un bersò e un divanetto per goderci il fresco quando cadono le prime ombre della sera.

Veranda del Blues – Domus Saurea Summer 2017 – photo TT

I ragazzi apprezzano, così tra gelato, chinotto, ginger, cedrata, spuma (solo bibite blues nei sinodi), birre, southern comfort e rum iniziamo a parlare dei massimi sistemi.

Veranda del Blues by night – Domus Saurea Summer 2017 – photo TT

E’ una calda serata estiva, tra le fresche lenzuola delle tenebre non si sta niente male, indugiamo in quella situazione sino oltre le 2, il silenzio della campagna è delizioso, il buio è pesto, ci sembra d’essere nel buco del culo del mondo, lì tra l’Arkansas, la Louisiana e il Mississippi. Non ci sorprenderemmo nel veder sbucare dai malghetti (il frumentone insomma) Roberto Di Giovanni che canta “Le Malinconie Del Camminare Di Fianco Al Fiume”.

WATER MELON BLUES

Quest’anno l’orto della Saura è uno spettacolo. Zucchine, cetrioli, pomodori, fagiolini, meloni e, per la prima volta, la “cuca”, come la chiamava POP. Già, POP e LAURA, i miei amici assenti, quelli che ho perso a causa di un incidente in Scozia, una vacanza che avevo proposto io a cui poi all’ultimo non potei partecipare. Il 15 luglio fanno 30 anni esatti. Sono ancora qui con la pena nel cuore. Questa piccola cuca è uno degli stratagemmi con cui cerco di far sì che il loro ricordo sia tangibile. Mi domando che amicizia avremmo adesso, saremmo ancora così intimi come lo eravamo allora? Inutile lambiccarsi il cervello. Non ci sono più, la vita va inesorabilmente avanti, ma li ricordo sempre con tanto affetto.

Watermelon blues – Domus Saurea Summer 2017 – Photo TT

ENEMY (film) – TTTT

Nei pigri pomeriggi dei fine settimana, quando la calura è troppa per affrontare il mondo esterno, mi rintano nella sala della Domus Saurea. E’ la stanza che preferisco al mondo. Niente di speciale, ambiente non troppo grande, piccole mattonelle anni sessanta, spazi ristretti, ma il comodo divano arancione, l’ampia vetrata e l’impianto TV 5+1 di ottima qualità fa si che si avvicini quanto più possibile al nido di stelle di cui sono alla ricerca da sempre.

Il film ENEMY mi ha colpito parecchio. Un viaggio sorprendente tra ES, Io e Super Io. L’ultima scena è degna del miglior Kafka.

DEMOLITION – AMORE E VIVERE (film) – TTTT

Altro film “impegnato”, altro momento cinematografico di rilievo. Nella colonna sonora CRAZY ON YOU degli HEART e MR BIG dei FREE Live at Sunderland 1970.

MISSISSIPPI GRIND (film) – TTT½

Gioco d’azzardo, vite sul limite del precipizio, blues. Non è che il film sia poi chissà che, ma in un pigro pomeriggio festivo pre ferie si guarda volentieri, soprattutto se si è da sempre vittime della fascinazione per le blues-lands del sud degli States.

FARGO stagione 3 – TTTT

Stagione partita in sordina, quasi noiosetta all’inizio, ma rivelatesi avvincente nel finale.

HOMELAND stagione 6

Programmazione ancora in corso. Inizio piuttosto lofi, ma d’altra parte siamo al sesto anno, sarebbe da sciocchi pretendere il pathos delle prime stagioni. Ad ogni modo nelle ultime puntate la situazione è andata migliorando. Vedremo come sarà il finale.

THE AMERICANS stagione 5

Anche qui programmazione ancora in corso. Mi pare rimanga una serie TV sempre notevole.

ANALFABETI FUNZIONALI

Condivisi questa preoccupante constatazione anche un anno fa. Fui criticato, mi si diceva che esistevano anche 50 anni fa. Ecco, appunto, 50 anni fa. Siamo nel 2017 e c’è ancora un sacco di gente – in Italia – non istruita a sufficienza per poter affrontare il mondo con mezzi adeguati.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854?ref=fbpr

C’è gente che fatica a scrivere e ad esprimersi correttamente o perlomeno decentemente e a comprendere concetti tutt’altro che difficili. Non è che tutti debbano essere UMBERTO ECO, ma per la miseria nel 2017 i cittadini dovrebbero sapere interagire in un italiano dignitoso.

I commenti a post o ad articoli che leggo sui social o sui quotidiani online, fanno rabbrividire. Non solo dal punto di vista dei contenuti (razzismo, odio, volgarità, ignoranza, populisimo, demagogia) ma pure da quello di sintassi, ortografia, grammatica.

Qui sotto un commento preso dalla Gazzetta Dello Sport di luglio, non è certamente il peggiore, ma lascia intendere il livello. Certo, magari è uno straniero, ma…

RedBlack 18:00, 13 Luglio 2017
Allora i primi 5 squadre vogliono la Champions…Chi tra Juve Roma Napoli Milan e Inter sta fuori?
Io direi da Milanista che il Milan per non rischiare tutto (200M spese) arrivi quinto pero VINCI la Europa League..che entra direttamente senza preliminare alla Champions… Non credo che Atalanta Fiorentina e la Sampdoria interessa troppo la Champions ma la EL si.. Quindi il Milan potrebbe arrivare anche settima…tranquilla tranquilla e far riposare i titolare per la conquista della Europa League che comunque e una coppa che gli manca.. Cosi l’anno dopo si da una bella finitura con Top Players e avanti con Scudetto e Champions…
.

VECCHI CHE FANNO LA SPESA

Pausa pranzo, sono in uno dei due Sigma di Stonecity che ho vicino all’ufficio. Davanti da me c’è un vecchio, al banco chiede con l’ addetta, che chiama per nome, un pezzo di pane morbido. Nel notare che questa sta posizionando nel banco alcuni pezzi di formaggio le chiede se anche quelli di una certa marca sono in offerta, ricevendo risposta negativa, risponde mestamente: “ Ah va bene. A me piace quello ma se non è in offerta… niente.”

Alla cassa. Il panino morbido, alcune prugne e 4 piccoli brick di vino San Crispino.

Non è che fosse mesto più del necessario, sembrava rassegnato con dignità alla propria situazione. Magari è solo avaro, ma che un vecchio rinunci a comprare uno spicchio di formaggio di un certo tipo solo perché non è in offerta, mi rende triste.

SLEEPY TIME TIME

Con l’avanzare dell’età devo registrare che il ritmo sonno-veglia non è che funzioni poi alla perfezione. Mi sveglio di notte verso le 2, se sono fortunato riesco a riaddormentarmi, ma alle 5 o alle 6 sono già sveglio. Domenica mattina, sono in piedi alle 5,30. Faccio colazione e poi mi trasferisco nella veranda delblues. Sdraiato sul divanetto lascio che il rising sun mi inondi. Nessuno in giro, il fresco dell’alba, il cellulino sulla modalità random, DOWN BY THE SEASIDE, SONG OF THE WIND, RAMBLING MAN, NO TIME TO LIVE versione del Texas tornado, … sono questi i momenti della vita che mi ritemprano. Contemplo la campagna proletaria in cui sono immerso da qualche anno, e ringrazio il nulla cosmico che ha fatto sì che approdassi – dopo il naufragio – sulle coste della Domus Saurea.

Sunday Morning At Domus Saurea – photo TT

Domus Saurea – Photo TT

APERINOZZE

Una coppia di amici si sposa. Il matrimonio si terrà sulle coste del sud Italia, così organizzano un veloce apericena in centro a Regium Lepidi per gli amici della loro città. C’è una tastiera e una chitarra, i nostri amici sono musicisti, di quelli che camminano all’ombra del jazz, è un po’ di intrattenimento musicale è d’obbligo.

Sono felice per loro, li abbraccio e bacio con affetto, poi mi seggo con Saura a bere un prosecchino niente male. Poco dopo iniziano ad arrivare i loro compari musicisti. Ora, so benissimo che l’essere informali tra i musicisti è un way of life, ma vedere arrivare ad una festicciola pre nozze gente vestita senza un minimo di rispetto per sé stessi e per gli altri, mi fa andare di traverso gli stuzzichini che sto mangiando. A rischio di apparire snob e ripetitivo guardo Saura e le dico “Ma è possibile!?“. Uno con una maglietta sudacenta (insomma non proprio lavata di fresco), pantaloni lunghi sformati stile zio Fedele che accudisce le galline in campagna, un’altro in maglietta bianca di cotone stropicciata, braghe corte blu modello Fantozzi e sandali modelli tognaro ai lidi ferraresi negli anni sessanta. Il top è rappresentato da un tizio che arriva con pantaloni corti sbrindellati ed espadrillas portate a mo’ di ciabatta e per di più sporche. Ullallà, che sciatteria!

Aperinozze – Downtowon Regium Lepidi – Luomo con le ciabatte sporche – foto TT

Aperinozze – Downtowon Regium Lepidi – Luomo con le ciabatte sporche – foto TT

Non per dare lezioni di stile, ci mancherebbe, ma  forse un minimo di amor proprio e decoro, non guasterebbe! Lo dico spesso, nelle scuole dovrebbero togliere le ore di religione e inserire ore di educazione civica e preparazione al buon gusto, al bon ton, allo stile, al design. Poi ci si lamenta se la gente bivacca davanti ai monumenti e fa il bagno nelle fontane.
 .

L’INTREPIDO PALMIR

A Palmiro ogni tanto prende la bizza di fiondarsi sul tetto del garage. Il problema poi è scendere. Questa è la seconda volta che capita. La prima ho rischiato l’osso del collo per tirarlo giù con una scala non sufficientemente alta, stavolta cerchiamo di raggiungerlo tramite il finestrino del piccolo fienile. Saura prova a prenderlo in tutti i modi ma non vi riesce.

Palmiro sul tetto – foto TT

Palmiro sul tetto – foto TT

Palmiro sul tetto – foto TT

Provo anche io, arrivo a toccarlo, ma Palmir non si smuove dal piccolo riparo che ha trovato. Torniamo in casa. Dopo un’oretta scendiamo a controllare se si è mosso. Con sorpresa mi accorgo che Artemio, il gatto forestiero che si è accasato da noi è andato in soccorso. Ritorno su. Passa mezz’ora e mi accingo a controllare di nuovo. Noto che Artemio tocca terra dall’albero i cui rami danno sul tetto, Palmir lo segue titubante, ma appena mi vede torna a nascondersi.

Artemio cerca di salvare Palmiro sul tetto – foto TT

Decidiamo di intervenire, sono alcune ore che il diavoletto nera della Tasmania è lì sopra, miagola, soffre il caldo, di sicuro ha una gran sete (Palmir è un gatto che beve tantissimo, cosa strana per un felino, anzi spesso è sinonimo di problemi ai reni e proprio per questo lo abbiamo fatto controllare a fondo, ma è solo una sua caratteristica).
Così Saura sale sul tetto, le passo la gabbietta, Palmir è impaurito ma vi entra e la situazione si risolve.

Palmiro sul tetto – foto TT

Una volta in casa la cotoletta di pelo nera si rifocilla, beve parecchie sorsate di acqua fresca e poi va a mettersi – sebbene ci sia un gran caldo – sulla sua copertina preferita. E’ spossato e ancora un po’ impaurito.

Blues del tetto – foto TT

Fa un pisolino di un paio d’ore, si sveglia, torna a bere e poi viene a cercarmi. Vuole che stiamo vicini vicini. Palmir ora ha bisogno di affetto e sicurezza, e il vecchio Tyrrell è lì per questo.

Blues del tetto – foto TT

ICE CREAM MAN

Inìgo, nonno di Saura, colui che costruì la casa in cui abitiamo, tutte le sere era solito, dopo cena, mangiarsi un cornetto Algida. Credo di essermi fatto suggestionare, perché in questi ultimi anni faccio lo stesso. Non un cornetto, ma un gelatino me lo sparo immancabilmente. Quando rimango senza divento nervoso e inizio ad urlare.

Ne ho trovato un tipo a marca Coop che mi fa impazzire. Tengo la ciliegia per ultima. Il godimento è massimo, ma poi mi chiedo, in dialetto, “si è mai visto Johnny Winter mangiare i gelatini della Coop?”

I scream for Ice cream – foto TT

Mi chiedo cosa sia questa mania. Un premio per aver resistito all’ennesima giornata di ordinaria bluesitudine? Una assuefazione allo zucchero e ai dolci o  semplicemente la voglia di calcare le orme di Inìgo?  Fosse quest’ultimo il motivo, spero allora di non farmi suggestionare ulteriormente e replicare l’altra sua abitudine, quella di bere un grappino dopo colazione!
PS: Inigo è vissuto – in perfetta forma – fino ai 97 anni.

.

GOING BACK TO MY ROOTS

 Con Saura guardo le due stagioni della fine anni settanta di RADICI. Questo mi ha spinge a cercare le tracce dei miei bisnonni e trisnonni paterni. Un sabato mattina mi dirigo al ‘Misòun (Lemizzone di Correggio insomma). Mi nonno è nato lì, spero dunque di trovare le vecchie tombe dei miei avi. Il cimitero è piccolo, le controllo tutte una per una, ma non trovo nulla. Dovrò rivolgermi altrove. L’esperienza però è notevole, un vecchio e piccolo cimitero di campagna, un caldo sabato mattina d’estate, il sole del mezzogiorno a picco. Pace e luogo adatto per riflettere sugli aspetti metafisici della vita.

Cimitero di Lemizzone – foto TT

 Mi tornano alla mente poesie che parlano di cipressi, Carducci, Leopardi, Foscolo … e poi MERIGGIO D’ESTATE di UMBERTO SABA

Silenzio! Hanno chiuso le verdi 
persiane delle case. 
Non vogliono essere invase. 
Troppe le fiamme 
della tua gloria, o sole! 
Bisbigliano appena 
gli uccelli, poi tacciono, vinti 
dal sonno. Sembrano estinti 
gli uomini, tanto è ora pace 
e silenzio… Quand’ecco da tutti 
gli alberi un suono s’accorda, 
un sibilo lungo che assorda, 
che solo è così: le cicale.

 Ho un piacevole ossessione riguardo al titolo, ed ora che da alcuni anni ho ripreso a vivere in campagna, in luglio vivo spesso avvolto da questo mood. Mi sembra di ricordare le lunghe estati che vivevo da bambino, con i campi di grano che si estendevano e circondavano il paese, visual che credo mi derivi anche da immagini presenti su un libro di scuola. Immagini che cerco in internet e che non trovo, così mi accontento di qualcos’altro .

Non c’è niente da fare, sono proprio votato alla nostalgia.

LE GUERRE DI VANDEA

Fatico a non farmi travolgere dal pessimismo che mi prende alla gola quando osservo e leggo il mondo. Sembra che la democrazia stia attraversando uno dei suoi momenti più delicati. Interi strati della popolazione stanno perdendo il lume della ragione, l’oscurantismo è dietro l’angolo. Capisco che ognuno abbia le proprie idee, ma qui rischiamo di fare passi indietro giganteschi, di innescare ulteriori tensioni sopra a quelle che ci sono già.

Novax fuori da Montecitorio che in nome dell’anti-scienza aggrediscono tre parlamentari, un lettore della Gazzetta di Reggio che si dice contento della morte di un bambino di 12 anni, Alì, di origine pakistana, morto annegato in un canale.
L’estrema destra nazifascista che costringe il Sindaco di Milano a girare sotto scorta. C’è una ondata razzista, sovranista e oscurantista che spaventa. Capisco che la faccenda migranti sia una bel problema, ma stiamo davvero perdendo quel po’ di senso di comunità e fratellanza che forse avevamo. Parli con la gente e la scopri pronta ad azzannare il diverso, a ricacciarlo indietro, a fargli fare la fine che merita.
Mi torna alla mente la Vandea, quella di cui Victor Hugo scriveva in NOVANTATRE’. Un paragone forse un po’ ardito, ma l’impressione che ho è proprio quella.
.

 SIMONETTA SAYS “io lo amo”

Meno male che ogni tanto mi vengono in mente anche siparietti divertenti. Uno è dato dalle avventurE della mia cartolaia preferita, La Giorgia, Jaded baby insomma. Su facebook condivide spesso aneddoti di lei alle prese con clienti e rappresentanti. Quello che racconta è davvero spassoso, sebbene a volta si rimanga allibiti (esempio: un cliente che arriva in negozio con un quadro formato 70×100 con tanto di cornice e chiede di fare una fotocopia). Ragazzi, la gente a volte è davvero strana.
Un altro siparietto che mi diverte assai è quello che ha come attrice protagonista Simonetta, un’amica di Saura, quando parla del suo motociclista preferito. Puoi aspettarti da un tipo di donna come Saura, che corre in minimoto e in go-kart e che ha per la velocità una fregola atavica, la sconfinata ammirazione per il Re di Tavullia, ma da Simonetta un po’ meno. Quest’ultima non ha infatti il look e l’atteggiamento di una motor-girl, così quando ci frequentiamo e parliamo di Valentino e lei se ne salta fuori con un “io lo amo”, rido come un matto. Ogni volta che penso alla cosa arriva il buon umore.
.

INTER IN ASIA

La tournée asiatica precampionato dell’Inter è andata meglio del previsto. Battute LIONE, BAYERN MONACO e CHELSEA. Il calcio estivo conta poco, ma la differenza con il precampionato del 2016 è notevole. Vittorie, spirito di squadra, bel gioco. Resto con i piedi per terra, ma per ora sono molto contento di Mister Spalletti.
 .

SONGS FOR THE DRAWER

In queste ultime settimane ho scritto due nuove canzoni, FUTURO ROCOCO’ e ALISEI. Lo so, non interessa a nessuno, ma è sempre una gran soddisfazione quando ne metto insieme una, quando dal nulla musica e parole prendono corpo. Poi è la cosa che mi piace fare di più in assoluto. Le lascio asciugare qui sulla scrivania per un po’ e poi le riporrò nel cassetto, insieme a tutti gli altri sogni infranti. As usual.
 .

LIVE FOR THE MUSIC

 Ogni tanto ho bisogno di leggerezza, così in macchina mi ascolto discutibili compilation che però a volte fanno bene…  FREUR, CARS, BRIAN FERRY, PHD … ma poi  a seguire l’animo reclama cibi più prelibati, ed ecco che allora arrivano i LITTLE FEAT, quelli che attraversano i fiumi del jazz-rock

o i miei amati ELP.

ELP at Domus Saurea – photo TT

 

e la vita  di nuovo sgorga prepotente.

Agosto è alle porte, l’estate si fa matura matura, le vacanze sono dietro l’angolo. Dopo di esse chissà cosa porterà settembre, ma un passo alla volta, intanto restiamo concentrati sul presente e su quella manciata di giorni che dovrei passare al mare. E’ uscito anche il nuovo capitolo di EYMERICH, se poi dovesse aggiungersi in tempo utile anche il bootleg di SEATTLE 21/3/1975 in full soundboard dei LZ, ecco che l’estate si farebbe ancor più interessante.

Eymericj Risorge – photo TT

Run with the blues

2 Giu

Giugno, il mese dell’equinozio estivo. I campi di grano, le gialle spighe al vento, il cielo blu. Il mese del concerto rock che preferisco in assoluto (LZ LA Forum 3/6/73). L’ouverture all’estate, l’erba alta, i malghetti  (va beh, il granturco) che arrivano ormai al ginocchio, le feste dell’unità, le Peroni Nastro Azzurro ghiacciate bevute con gli amici mentre si contemplano le stelle, e il blues. Il blues al limone da tenere in freezer, quello all’amarena che ti gusti davanti a Sky, quello portatile, quello potabile, quello ad alta gradazione alcolica, quello artigianale che al naso si presenta fresco, agrumato e al contempo morbido con i toni caldi di Chicago a smussare la rusticità del Delta, che all’assaggio sorprende per la sua rotondità, quasi setosa, blues vellutato ben equilibrato da un amaro a cui viene affidato soltanto il compito di ripulire. Blues a balus insomma, anche a inizio estate.

COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: THIS IS MY RADIO, MY RADIO STAR BLUES

Le radio ormai sono insopportabili. Quello locali sono spesso troppo provinciali, i network troppo pseudo-professionali, di frequente trasmettono musica scadente e usano quei jingle insopportabili con quell’inglese-americano intollerabile. Gli speaker sono speaker, sanno poco di musica,  e intrattengono i radioascoltatori raccattando le solite notiziole da internet. Noia mortale. Da qualche giorno ho virato decisamente su RAI 3, programmi di musica classica oppure basati su conversazioni con autori, studiosi etc etc e così trovo un po’ di pace lontano dalle immondizie musicali che ci propinano le altre. RADIO CAPITAL è stata per anni la mia preferita, BOTTURA, ZUCCONI, MIXO, MARY & ANDREA, però il nostro rapporto è un po’ in crisi. In alternativa, ISORADIO 103,3. Ritorno con la mente al 1986, quando giravo parecchio per lavoro. Se ero in zona ascoltavo MONDORADIO ROCK STATION, storica radio rock locale che aveva il pregio di essere sincera e vera, oppure radio RAI con quei meravigliosi sceneggiati radio (il mio preferito era quello su ALFRED NOBEL). Anche qui mi ricolgo al passato. Ah.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: CHIAVETTA BLUES

Il sintonizzarmi sulle radio capita perché ormai non so più cosa ascoltare in macchina. La Sigismonda non ha il lettore cd (dio d’un dio! come direbbe il mio amico Faust!) così le tre chiavette da 64GB che avevo riempite ormai sono insostenibili. Scrivo avevo perché dopo averci messo dentro di tutto, ora ho iniziato a potare. Discografie complete di gruppi di cui a malapena ascolterei un greatest hits, dischi lofi di artisti che amo ma che non ha senso tenere in macchina, manie del momento che ascolto per due giorni e che poi ignoro per interi lustri. A volte vorrei estirpare il lettore e buttarlo dal finestrino. Non fosse per il navigatore e il bluetooth l’avrei già fatto. Ma cosa abbiamo fatto di sbagliato noi amanti esasperati della musica Rock per ridurci così?

Intendiamoci, questo capita anche a casa. Argomento già affrontato qui sul blog: ricordate le peripezie di Polbi tra gli scaffali? Migliaia di titoli senza sapere quale scegliere per poi naufragare esausto su PHYSICAL GRAFFITI. Un po’ quello che ha scritto il Pike boy su FB qualche giorno fa: “Da quasi 40 anni sempre le stesse droghe” con pubblicazione di foto di cofanetti di alcuni dei suoi artisti preferiti, anche qui migliaia di titoli per poi capitolare sempre sugli gli stessi artisti da 4 decenni.

Non sapere più cosa ascoltare è un bel problema e hanno un bel da dire gli entusiastici, quelli che “ma basta ascoltare sempre le solite cose! Ci sono decine di nuove uscite valide”, io ci provo, vado su youtube, cerco questi nuovi fenomeni, a volte azzardo l’acquisto ma il più delle volte poi mi incazzo. E’ come andare a vedere l’Inter odierna dopo aver vissuto la tripletta fatta con Mou al comando. Quando voglio ascoltare del bel Rock, voglio ascoltare del bel Rock, poche storie.

Così mi ricompro uno dei “miei” dischi in vinile illudendomi di riuscire ad eseguire il reset e di provare le sensazioni che provai allora nel togliere il vinile dalla copertina, appoggiarlo sul piatto, far scendere la puntina e farlo partire. A volte – complice anche un generoso bicchiere di Southern Comfort – questo succede.

BLACK CAT MOAN BLUES

Ci sono giorni in cui Palmiro, il gatto nero che vive con me, è noioso, hai in suoi blues insomma; anche dopo aver scorrazzato per la campagna, aver mangiato i suoi bocconcini preferiti, aver capitolato di fronte ad un abbiocco serale ristoratore, lo vedo vagare per casa senza pace, una cotoletta di pelo alla ricerca di quel che non sa nemmeno lei. Tenta un approccio con i suoi umani preferiti ma poi cambia repentinamente idea, si sdraia per terra ma poi si rialza, mi fissa ma poi distoglie lo sguardo … credo siano quei momenti in cui si rende conto di essere un gatto ma vorrebbe essere (suo malgrado) un umano, ed essere intrattenuto che so da un disco, da un film, da una partita della squadra del cuore (l’Inter of course), insomma da uno di quegli stratagemmi inventati dagli umani per sfuggire dall’angoscia data dall’inspiegabile mistero della vita. Non essendo possibile (o meglio non ritenendo io possibile la cosa, magari lui è più avanti di me) lo osservo mentre va a sfogarsi come può: facendo cadere i miei cd dagli scaffali, facendo cadere i libri posti sui comodini in camera da letto o stracciando ogni borsina di carta che trova in giro. Palmir the Destroyer.

The Destroyer – Palmiro maggio 2017 – foto Tyrrell

YOU NEVER SAW JOHNNY WINTER GARDENING BLUES

Ogni sera quando torno a caso dal lavoro controllo e curo i fiori della Domus Saurea. Li dacquo (li annaffio insomma), tolgo le foglie secche e i fiori appassiti, e mi assicuro che siano in salute.

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Da ragazzino aiutavo mia madre a farlo, piantare gerani, tulipani e petunie in giardino era un rito che si compiva ad ogni primavera, non mi sorprendo dunque, eppure ogni volta mi dico:

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Malva (Marrow) – Domus Saurea – photo TT

An s’è mai vèst Johnny Winter fer chi lavòr chè…non si è mai visto Johnny Winter fare questi lavori qui.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

DISCO ESTERNO BLUES

Il disco esterno collegato al mio computer a casa lo tenevo come disco secondario per gli archivi di foto e di mie registrazioni musicali. Ogni tanto facevo un back up su DVD ma non regolarmente. È così che quando l’altro giorno il disco ha smesso di funzionare mi è arrivato il blues dei tempi digitali. Nemmeno tecnici specializzati sono riusciti ad accedere, quindi dovrò fare a meno di quei file che non sono contenuti nei dvd di back up.

Non stiamo parlando di chissà che, non c’erano foto di me e di JIMMY PAGE mentre facciamo colazione da Phillies a Kensington, nemmeno file musicali del sottoscritto e di PAUL RODGERS intenti a scrivere il nuovo hit single della BAD COMPANY, però perdere tracce digitali della propria vita turba. Niente, tutto qui, just another blues.

CELLULINO ROTTO BLUES

Poco fa è uscito il nuovo modello del cellulare della mia marca preferita, ho colto così l’occasione per prendere la versione più alta del modello precedente, un oggetto a mio modo di vedere molto bello. Sono un vogliosino, come diceva qualcuno, mi piacciono le cose tecnologiche all’avanguardia, ma non volendo spendere le cifre folli per l’ultimo modello ecco che prendere il modello più figo precedente è stato un buon compromesso (anche se è costato in ogni modo diverse centinaia di euro). Di colore azzurro (che ben si accosta con il nero dello schermo), ogni volta che lo tenevo in mano avevo un brivido. Forma sinuosa, moderna, sottile … per me semplicemente bellissimo. A chi mi consigliava una custodia rispondevo sempre “Non sono il tipo da custodia, non so mica un “berto”, e poi mi piace toccarlo, se mi cade vorrà dire che ne compro un altro”.

Che sciocco sono stato. Qualche giorno fa ero sul dondolo in giardino che mi rilassavo insieme a Palmir, quando sento qualcosa cadere per terra.

Con Palmir sul Dondolo – Cellulino Blues – photo Saura T.

A tentoni cerco di riprendere il cellulare pregando Succubus che non avesse subito danni. Sé, at salòt Mingòn, Sì, ti saluto Mingone, cadere sul cemento non può che significare una cosa: vetro crepato… sentimento di blues apocalittico. Il lunedì telefono al centro assistenza di Mutina. Prezzo improponibile. Ne chiamo altri due, stessa cifra. Contatto due realtà che installano anche pezzi non originali: il ricambio in versione non originale non esiste visto il modello di fascia alta e ancora troppo recente. Tutti e cinque mi hanno chiesto la stessa cifra: 300 euro. Naturalmente desisto, fino a che terrà botta bene, poi chiederò un mutuo alla banca per prendere il modello nuovo …  stavolta mi sa che starò lì col culo, dovrò dotarmi di una custodia come si deve.

 

LACK WATER SIDE

La mancanza di precipitazioni continua a preoccuparmi. Da ottobre ad aprile abbiamo avuto solo 4 o 5 eventi piovosi (e niente neve), e mentre la gente ignara del pericolo è contenta io registro segnali per niente positivi. La settimana scorsa Michele Serra ha scritto qualcosa a riguardo su cui vale la pena riflettere.

ALONE AT HOME BLUES 

Certo che noi uomini di blues quando la sera siamo a casa da soli il blues ce lo andiamo a cercare. Invece di prepararci un bel piatto di pasta, ci rivoltiamo nell’accidia e con fare slanato buttiamo nel piatto un ovetto sodo, due rapanelli dell’orto e due formaggini. Sorseggiamo una Peroni mentre guardiamo in lontananza oltre le colline e sospiriamo, che fessi che siamo.

Alone at home dinner – photo TT

 

Per fortuna un buon disco e la vicinanza di un gatto ci rimettono in bolla.

DG1978 on the turntable – photo TT

Palmiro listening DG1978 – photo TT

 

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Groupie torna presto, non posso vivere senza di te.

 ◊ ◊

◊ ◊ ◊

IL PISCIO DEL LISCIO BLUES

Domenica sera, rimango a casa a guardare l’ultima partita dell’INTER di questa misera stagione. Saura coglie l’occasione per andare a cena alla festa dell’Unità di Meadow (Prato di Correggio, insomma) insieme ai suoi genitori. Mi gusto i 5 goal della mia squadra, il canto del cigno di una formazione bislacca che speriamo mai più ripeta certe prestazioni, mentre mi arrivano messaggi whatsapp di Saura relativi al gruppo di Liscio che allieta la calda serata reggiana. Io e lei ormai siamo attentissimi alla deriva ignobile dei gruppi musicali (di Liscio in primis), ovvero l’uso sfrontato e smodato di basi. Ormai nessuno suona più, è un playback continuo e costante. Questo non è tipico solo del Liscio, anche famosissime popstar delle nostre parti vanno in scena facendo finta di suonare la chitarra mentre sotto passa la base, ma nel liscio ormai è norma imperante. Trascrivo i messaggi di Saura:

“Nel panorama dei gruppi che fanno liscio al peggio non c’è mai fine, stasera ne ho avuta la conferma grazie alla SILVANO E MAURO BAND.
ovvero:
1 cantante;
1 tastierista;
1 fisarmonicista;
1 polistrumentista.
Batteria, basso e chitarra? Se ne fa a meno…
il fisarmonicista muove la mano destra sulla tastiera ma la sinistra è immobile, eppure la fisarmonica suona lo stesso… evidentemente dev’essere un tipo moderno di strumento, che emette il suono anche senza azionare il mantice… a metà pezzo mette giù la fisa e prende in mano il borderò Siae per compilarlo diligentemente, e questo succede quasi in ogni pezzo… forse in giro c’è l’agente Siae; il polistrumentista suona la tastiera poi a metà pezzo la pianta lì, scende dal palco e si mette a girare in mezzo alla pista, e la tastiera continua a suonare;  risale poi sul palco e si infila una fisarmonica, ma anche la sua mano sinistra rimane ferma… stesso tipo di fisa dell’altro, suona senza bisogno di azionare il mantice, strabiliante.
Il tastierista chiacchiera con il primo fisarmonicista mentre lui compila il borderò quando non si guarda attorno annoiato, mentre le note escono diligentemente anche quando le sue mani sono ferme, una tastiera che suona da solo in fondo è il sogno di ogni tastierista, no? Imbraccia quindi pure lui una fisarmonica che suona virtuosamente, sempre con la sola mano destra, però, quella sinistra rimane immobile… si vede che in quel negozio lì c’era il 3×1,  la cantante canta attorniata dal coro di altre tre voci che escono miracolosamente dall’impianto… una cosa che neanche a Lourdes…e nonostante tutto questo, la “musica” va avanti.”
.
 Saura ha ragione, gruppi come questo dovrebbero vergognarsi, lo stesso dicasi per chi li chiama a suonare. Certo, così il gruppo costa meno, ma allora tanto vale mettere uno che mette su i cd. La grande tradizione del Liscio, la musica popolare degli ultimi decenni della nostra regione, va a ramengo, nessuno sembra farci caso, un’altro sintomo del decadimento dell’umanità.
.

BAD COMPANY BLUES

Ormai è una tradizione trovarsi ogni anno in centro a Mutina in occasione dell’uscita di nuove deluxe editions o album dal vivo della mia amata Bad Company. Sono con Jaypee, Pike e Lollo. Siamo così blues che non andiamo più nei baretti di second’ordine a fare colazione, bensì in quelli per fighetti che a questo punto – essendo noi ormai oltre – è una cosa molto blues da fare. Un caffè, una pasta e poi da Dischinpiazza.  Robby mi dice che gli sono arrivate 4 copie, 2 per titolo e che le ha vendute tutte. Io prendo le mie, Lollo compra quella rimasta di BURNIN’ SKY e un’altro tipo quella di RUN WITH THE PACK. Il fatto di sapere che a Mutina c’è uno che non fa parte del mio giro che ha comprato la deluxe edition di RUN WITH THE PACK mi rende euforico. Mettiamo una media di 4 copie per capoluogo di provincia, 4 x 111 fa 444 copie. Mettiamoci le vendite di Amazon.it, qualche altra copia in più, quanto sarà il giro di copie vendute in Italia di queste ristampe del più grande gruppo Rock di tutti i tempi? 1000 copie?

Jaypee/Tim/Picca – Mutina, Piazza Grande may 2017 – photo Lollo Stevens

Dopo aver salutato i ragazzi mi rimetto in macchina verso Regium Lepidi. E’ l’ultimo sabato di maggio, fa caldo. Sul lettore ho i CSN ma sono preda di un attacco di centurionite, seleziono i primi due di DAVID LEE ROTH, ricordando l’entusiasmo che si era creato attorno ad essi a metà anni ottanta. Dopo un po’ però devo selezionare un altra cartella, fatico sempre più a venire a patti con l’approccio metal, cosi metto gli EAGLES di ON THE BORDER.

Sulla West Emily Road, tra LITTLE MADONNA (quartiere Madonnina insomma) e THE BURNT (frazione La Bruciata) c’è un bel pezzo di strada costeggiato da imprese, fabbricati, centri commerciali. Alcuni sono chiusi ed hanno in bell’evidenza grossi cartelli di affittasi o vendesi, mi riportano alla mente quelli di STONECITY, venti chilometri più a sud. Faccio spesso il paragone con quello che mi racconta Polbi di Detroit. Certo, qui la situazione è diversa, quando la Motor City smise si essere tale il cambiamento fu epocale, da quasi due milioni di anime si passò alle circa seicentomila attuali, la popolazione calò del 60%, roba impensabile qui, però vedere questi stabilimenti chiusi, che mentre in vanno rovina impregnano le città di atmosfere spettrali, fa pensare. Qui, nel cuore dell’Emilia, territorio da questo punto di vista dinamico, trainante, vivo, adeguarsi all’andazzo di questi ultimi lunghi 8/9 anni di crisi non è facile. Cerco di scacciare i pensieri e di risintonizzarmi sulla bella mattina passata in centro con gli amici.

Modena – photo TT

Basta blues per oggi, tra poco potrò gustarmi il  materiale bonus di due album della BAD COMPANY, questo mi basta per farmi sentire felice (almeno per un paio d’ore).

◊ ◊

◊ ◊ ◊

25 years gone … Mother Mary

23 Mag

25 anni senza la propria madre non sono esattamente uno scherzo, a pensarci si rischia di perdere l’equilibrio. 25 anni senza il nastro che teneva legati alla terra, senza le parole piene di giudizio e saggezza che servirebbero nei momenti bui, senza poter farle vedere che uomini siamo diventati, senza poterle farle conoscere le persone care che sono entrate nella nostra vita.

Ogni anno mi dico che devo evitare di scivolare nel sentimentalismo da strapazzo, di sprofondare nella tristezza, di incappare nella solita ragnatela della retorica, ma poi il mio essere uomo di blues non mi permette niente di tutto questo. Anche se non voglio quando si avvicina il 23 maggio un groppo alla gola inizia a prendermi alla sprovvista, cerco di distrarmi, di non pensarci, di resistere ma poi soccombo. Allora, se sono al lavoro mi chiudo in ufficio, se sono a casa mi barrico nello studiolo, e mi commuovo … più come un ragazzino che un uomo maturo.

Ci si mettono anche i quotidiani, dato che mia madre morì lo stesso giorno e alla stessa ora di Giovanni Falcone; nei giorni precedenti al 23 iniziano ad apparire (giustamente) articoli e retrospettive sul grande magistrato, così anche non volendo collego continuamente le due cose.

E allora sfoglio l’album delle foto, la vedo allegra a 19 anni a Cattolica di Rimini, la guerra era finita, la sua famiglia stava bene, suo padre Fernando – partendo da un taxi comprato nel 1922- nel 1948 era arrivato ad avere 7 corriere e così i torpedoni delle Autolinee Imovilli rollavano lungo le strade della Regium Lepidi County arrivando, negli ultimi anni, fino alla riviera adriatica. Poi il nonno morì a 53 anni e tutto finì.

Mother Mary Cattolica (RN) 1948

La guardo intorno ai ventinove anni mettersi in posa per la classica foto (che le fece fare Brian, mio padre) … di lì a poco si sarebbero sposati.

Mother Mary 1958 circa

La vedo tenermi per le braccia e iniziare a farmi fare qualche passo, io a 8 mesi e lei felice, nella casa dove abitava la famiglia di mio nonno Ettore, padre di Brian, ad Arceto (frazione di Scandilius) in via Ca’ Del Diavolo (altro segno blues… dopo essere nato in una stazione ferroviaria, nel giorno del solstizio d’inverno, mi mancava giusto il nonno che abitasse in via Ca’ Del Diavolo).

Tim & Mother Mary – Via Ca’ Del Diavolo, Arceto (RE) primi anni sessanta

Poi la vedo via via accompagnarmi nella crescita, chiamarmi affinché io – a due anni – non rovinassi i gerani di mia nonna Anita, io – adolescente – e lei abbracciati al Lido Di Pomposa durante le vacanze, io – poco più che ventenne – e lei insieme alla mia prima Gibson Les Paul, fino ad una delle ultime foto, io e lei nel settembre del 1991 qualche mese prima che se ne andasse.

Tim & Mother Mary settembre 1991

Vorrei tanto che allora fossero esistiti i cellulari, vorrei avere tante foto sue, magari qualche video, qualche visual in più per sentirmi ancora più vicino a lei, ma poi a che servirebbe, la porto comunque con me, anche quando non la penso, io sono parte di lei.

Sono ateo, non credo alla vita eterna, ma osservo ugualmente il cielo in cerca dei riflessi, dei riverberi di quella che fu la sua vita e quando mi accorgo che un raggio di sole cade in modo particolare sulla mia piantina fiorita di Malva o filtra in modo particolare attraverso i rami del Tiglio, ecco, sento che un’eco del suo essere mi arriva.

I miss you, mother.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

MOTHER MARY (Tirelli-Monti-Tirelli) (Siae 1999)

Mel Previte – rhythm guitar

Tim Tirelli – lead guitar

Fausto Sacchi – vocals

John Paul Cappi – bass

Mixi Croci – drums

The MM Choir Ensemble: Mel Previte/Stefano Piccagliani/Marcello Monti/Athos Bottazzi/Fausto Sacchi/JP Cappi/ Mixi Croci/ Tim Tirelli

Jaypee-Mixi-Fausto-Tim CATTIVA COMPAGNIA 1999

RIME TEMPESTOSE (Come and go blues)

20 Mag

Mayday mayday blues is on the way. Per blueseggiare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio, ma io da questo punto di vista sono attrezzato. Già, ho sempre questo atteggiamento da anima in pena che vaga trascinando le paturnie come fossero catene, da anima tormentata che draga le acque blu del proprio esistenzialismo cercando di eliminare i blues più feroci.

Beh sì, direi che come partenza non è male, anche se è a mo’ di temporale, d’altra parte ho un blues profile a tutto tondo, con cui affronto della vita il girotondo.

Ecco ci manca solo che inizi la giornata in rima, per vedere affievolirsi l’autostima.

Questa faccenda delle rime è una tara che mi ha passato Brian, lui era il principe dei rimaiuoli, e anche a fine carriera, quando l’alzheimer lo aveva ghermito, quando cercavamo di mettere in piedi una conversazione, finiva sempre col mettere in rima le parole più semplice, sforzo comunque notevole per un vecchio con disturbi cognitivi.

Mi sono riletto l’altro giorno i blocchetti di testo che scrissi l’anno scorso per un progetto (che chissà mai se andrà in porto) di un videomaker, parole che accompagnano dei video-visual; mi sono fermato dopo i primi tre… a volte sono spaventato da me stesso. Come direbbe il mio amico Jaypee: “Paura!”.

01) NASCITA

Nasco, respiro, rifletto nel sole

Spezzo in istanti quel bianco candore

Stelle lucenti sapranno guidarmi

Vento che accende di fuochi le armi

Chissà se il mio passo traccerà un segno

Chissà la forma che avrà questo mio regno

Intanto frappongo me stesso alla luna

Rinasco da solo senza madre alcuna

 .

02) UOMO / MOSTRO

Eccomi ai piedi del monte che fisso

Uomo che sono, che guardo l’abisso

Ricerco gli spettri qualcuno che dorme

Già vedo la gabbia di progresso informe

Suoni più acuti mi si fanno intorno

Sottile equilibro tra la notte ed il giorno

Eccomi uomo di arancio e di grigio

Nullità son del cosmo e di questo mi fregio.

.

03) ESPLORAZIONE

Esploro dagli occhi il paesaggio minore

Lupi di cenere che stanno a  guardare

Osservo le aurore, quasi le dipingo

Dunque è di questo che sa questo mondo

La terra da grigia riflette nel verde

Acque del cielo, che rivoli perde

Esploro i sentieri dove gli altri non vanno

Dilato il mio tempo, è tutto un inganno

©Stefano Tirelli 2016

PILE DI VINILE

Sono al centro commerciale THE PETALS della città in cui vivo da qualche anno. Mi compro un giubbino blu nell’unico negozio che sento adatto a me e quindi mi dirigo da Mediaworld. Amo farmi sorprendere dallo scaffale degli LP nel reparto musica. Mi ci fermo davanti e per un attimo mi sembra di essere tornato nel 1978 al Pecker Sound di Formido-inis (Va beh, Formigine). D’accordo che in questi anni il vinile è diventato oggetto di attenzioni da parte dei giovani hipster, ma vedere certi titoli in uno dei punti di una grande catena tedesca dedita al vendita al consumo di elettronica ed elettrodomestici mi fa sempre un certo effetto. Capisco ANIMALS dei PF, capisco i BLUES BROTHERS, BOB DYLAN e i LED ZEPPELIN, ma quando vedo dischi in vinile tipo AS TIME GOES BY dei LITTLE FEAT o AT NEWPORT di MUDDY WATERS sorrido incredulo.

MW – I Petali – Regium Lepidi – Foto TT

ALL’OMBRA DI UN BAOBAB, CENA A BASE DI KEBAB

Cena all’ARABIAN KEBAB. E’ solo la terza volta che ci capitiamo ma la titolare ci riconosce (immagino sia per la cresta bionda della donna che di solito è con me) e viene a salutarci. Rachida (non ne so il nome ma la chiamo così) si approccia come se vedesse qualcuno per cui prova affetto. E’ di chiara origine nordafricana, credo provenga dal Marocco, parla un italiano sicuro solo a tratti caratterizzato dall’agrodolce accento arabo. Ci ringrazia per essere venuti. E’ dolce, disponibile, è si vende lontano un miglio che vuole sentirsi italiana, o meglio, che vuol far parte della comunità in cui si trova, che ci tiene a essere considerata una cittadina che vive, lavora, e paga le tasse… Faccio del mio meglio per farla sentire a casa. Le dico che IL PIATTO DEL PASCIA’ è molto buono, che il servizio è delizioso e che la gentilezza sua e della cameriera è sempre squisita. Le si illumina il viso. Ci racconta un po’ titubante che questo aspetto per lei è molto importante e che l’altro giorno in un caffè del centro è stata trattata con sufficienza e che ci era rimasta male. “Gli stronzi sono dappertutto Rachida, tieni duro”, le dico, lei mi appoggia una mano sulla spalla a mo’ di timido abbraccio. Me la immagino Rachida, passare dai baobab ai tigli, arrivare qui tra chissà quante difficoltà e aprire un esercizio commerciale tutto suo. Vado alla cassa a pagare, ci ringrazia ancora tanto e lo fa con il modo di chi ha ancora qualche riverenza atavica nei confronti dei bianchi. Stempero la cosa mandandole un bacio con la mano. Il suo sorriso dice più di qualsiasi altra parola. Per quanto mi riguarda, qui sei la benvenuta Rachida.

UN JUKE JOINT A BORDO PO, UN TRAMONTO BLU E BORDÒ

Riff m’invita in un locale molto blues, nelle terre basse  intorno agli argini del Po. Siamo oltre la cittadina di Walters (Gualtieri insomma), in una stradina che sembra costeggiare il bayou che abbiamo disegnato sull’animo. Riff mi aspetta sul costone della strada con un bicchiere di vino rosso in mano. Giuro, sembra di essere in Louisiana. Si tratta del CIRCOLO IL LIVELLO, cucina ottima, atmosfera blues rock, vibrazioni positive, tanto positive che fissiamo persino una data per gli EQUINOX (sabato 21 ottobre).

Circolo il Livello – Gualtieri (RE) – foto TT

Circolo il Livello – Gualtieri (RE) – foto TT

Circolo il Livello – Gualtieri (RE) – foto TT

E’ domenica sera, non ci fermiamo a lungo, ma abbiamo passato una bella serata, per un momento ci è sembra di essere in un juke joint del sud degli Stati Uniti molti decenni fa. E vai col blues, baby.

L’esterno di un juke joint a Belle Glade, Florida, fotografato da Marion Post Wolcott nel 1944

QUELLI CHE: IL CALCIO E’ UNA MERDA

“Guardando per la prima volta la domenica sportiva ho avuto la conferma che siamo una nazione sottosviluppata.i più cerebrolesi sono quelli che pagano anche le pay TV per arricchire quei bambocci dei calciatori e l’ambiente calcistico di parassiti ignoranti.
Gli opinionisti e i procuratori.”

Questo è quello che ha scritto qualche giorno fa su facebook uno che tempo fa mi chiese l’amicizia. Mi Sono rimasto colpito dalla facilità con cui certa gente offende altra gente. Che l’ambiente del calcio sia quel che sia lo sappiamo (a parte che, come dico sempre, è lo specchio della società)  ma sparare così nel mucchio mi pare una cosa da idioti. Solo perché a certa gente il calcio non interessa e lo schifa, non significa che chi invece lo segue sia un essere umano senza speranza; certo, ci sono anche quelli, ma come in tutte le cose trovo indegno fare di tutta l’erba un fascio. Anche perché non è che tutti i dj di certe radio rock o gli amanti della musica rock, o i musicisti siano esattamente degli intellettuali.  Ma non è questo il punto, quello che mi colpisce sempre è incolpare dello sfacelo della società le attività umane di cui non ci importa nulla, che pensiamo siano immorali per il basso livello di pensieri e i fiumi di denaro che scorrono…il calcio in particolare, quasi che vada bene se attoruncoli o attricette guadagnino in sei mesi dieci volte tanto quello che guadagna un calciatore ben pagato, se personaggi tv, piloti di MotoGP e Formula 1, finanzieri e popstar facciano altrettanto. Intendiamoci, la società è allo sbando, questo è evidente, ma è chiaro che la colpa è sempre e solo di quelli che io penso sia la colpa. Certo, quello che interessa a me è cosa buona e giusta, il resto è spazzatura. Come si faccia a ragionare così non lo so, ma ormai è l’atteggiamento imperante. E comunque l’importante è demonizzare il calcio e chi lo segue, e poco importa se per qualcuno certe azioni, certi goal abbiano la stessa valenza dell’assolo di chitarra di COMFORTABLY NUMB, se condividere gli stessi colori sia sinonimo di fratellanza.

QUELLI CHE: TI RIGO IL SUV

Sempre su FB noto per l’ennesima volta le scemenze dei duri e puri della sinistra radicale, quelli che mettono come immagine di copertina del loro profilo la scritta “TI RIGO IL SUV”e poi non si fanno problemi a girare sulla Harley del proprio compagno che costa quanto un SUV. Ora, io non dico che uno di sinistra debba rassegnarsi a votare Renzi e agire di conseguenza, ma se fai il duro e puro, se spali merda su chi è (anche minimamente) meno a sinistra di te (che però poi da un punto di vista intellettuale e filosofico è molto più a sinistra di te), cerca almeno di essere coerente perché altrimenti vengo e ti RIGO LA HARLEY. Stesso discorso del paragrafo qui sopra, che la gente sia così concentrata solo su se stessa è spaventoso. Che futuro avrà l’umanità? Nessuno, sì lo so.

Meglio cancellare dagli amici questi personaggi, scordarsi delle loro cazzate, ascoltarsi gli ALLMAN e guardarsi una partita della propria squadra del cuore (che sebbene stia avendo un’annata negativa ti fa sempre palpitare il cuore).

A due passi dal blues

17 Apr

Una volta rincasato da Londra sono tornato ben presto a disposizione del blues, contemplo infatti la notte stellata nella speranza di intravedere l’extraterrestre che mi porti su una stella che sia tutta mia, metto cornici intorno alle giornate sbiadite di aprile e osservo il mondo col mio fare da antropologo contemporaneo da due soldi.

VADE RETRO DOMINA

Domenica mattina, faccio un salto a San Martin On The River, porto un mazzetto di fiori ai miei genitori. L’ora è quella un po’ pigra tra le 12 e 13. Imbocco la strada che costeggia il cimitero, entro in modo deciso nel parcheggio e curvando di 180° posiziono la mildly blues mobile tra due strisce bianche. Ammetto che il tutto mi è venuto particolarmente bene. Vicino ad un suv scuro c’è una donna con un cagnolino al guinzaglio. Appena scendo mi fa “Niki Lauda! Perfetto!”, sorpresa dalla mia capacità di parcheggiare velocemente e con precisione. La donna avrà tra i 40 e i 50 anni, quello che potrebbe essere il mio target, e con quella uscita spiritosa mette in mostra la sua emilianità e la voglia di attaccare discorso. Io, invece di sorridere, stare al gioco e ribattere con un motto di spirito, mi ritraggo scontroso “Davvero? Non mi pare”. “Era una battuta”, mi fa lei un po’ colpita dalla mia freddezza, mentre io – senza salutarla – entro nel cimitero. Nel farlo analizzo il mio comportamento, va bene che di donne ne ho già una (che mi basta e avanza), va bene che non cerco avventure, va bene che la parte che non voglio mai fare è quello del galletto che fa lo spiritoso con tutte, va bene che il chitarrista non è un cantante, ma un po’ di bon ton e di leggerezza sarebbero dovute. Bisogna che mi rilegga L’Educazione Sentimentale di Flaubert.

BREVE STORIA DELLA FAMIGLIA PATERLINI

Son lì che sistemo i fiori, che do una pulita alla lapide e che raccolgo me stesso per il solito minuto di esistenzialismo famigliare, quando gli occhi mi cadono su di una vecchie lapide nera poco più in basso. Quanti anni sono ormai che porto i fiori a mia madre (e dall’anno scorso anche a mio padre), 25 giusto? In questo quarto di secolo non mi era mai capitato di soffermarmi con un po’ di attenzione su quella lapide. Guardo meglio e medito sulla triste storia della famiglia Paterlini. Padre e madre nati negli anni ottanta dell’ottocento e morti negli anni cinquanta del novecento, un figlio (nella foto ha divisa e cappello da alpino) morto – immagino in guerra – nel 1942 a 21 anni, un altro figlio appena più vecchio ha la foto sopra la scritta “disperso in Russia”, e la figlia ventenne morta nel 1944 (per i bombardamenti alleati?). Penso a quanto sia crudele a volte il fato. Il capofamiglia si chiamava Fortunato.

AIN’T NO CURE FOR THE WAREHOUSE BLUES

Un mio ex collega se ne va in pensione e organizza una cena per festeggiare l’avvenimento con tutti (o quasi) quelli che lavorarono nel suo reparto di appartenenza. Prima di essermi fatto rapire dal distretto di Stonecity in cui lavoro oggi, per un decennio ho lavorato in una grande azienda di Mutina, azienda a cui mi sento ancora molto legato. La cena si tiene in un locale rustico e ruspante di quella che era la mia città. Vedere gente dopo 17 (17!) anni con cui si è condiviso un lungo pezzo di vita lavorativa è un discreto colpo al cuore. Il gruppo è di circa 20 persone, alcune non le conosco, sono entrate in azienda dopo che me ne andai, ma la maggioranza fa parte della mia storia. Siamo sempre noi, ma i lineamenti cambiano, i capelli cadono o imbiancano, gli anni avanzano. Buffo come in un secondo ci si ritrovi dentro alla stessa confidenza di un tempo, sembra quasi che si sia stati lontani solo per qualche settimana di ferie. Guardo questo gruppo di uomini che va dai 40 ai 70 anni, magari con poche affinità elettive ma con forti sentimenti – spartani e maschi – reciproci. Qualcuno ricorda e cita a memoria i miei resoconti sulla “Gazzetta del Magazzino” dopo le partite di calcio tra la nostra amata FC INTERMAG e l’AS OFFICINA,

FC INTERMAG – da il GUERIN SPORTIVO DI di qualche lustro fa.

qualcuno mi dice che la propria figlia (ormai donna di 26 anni) ancora conserva uno dei bigliettini in rima che le scrissi quando era una bimba, qualcuno mi abbraccia forte perché rammenta che quando si separò e quando perse il padre io gli stetti vicino…mi colpisce l’abbraccio gagliardo di questo pezzo d’uomo di 71 anni, evidentemente in passato non sono stato solo la testa di cazzo che pensavo. La cena finisce, un brindisi al festeggiato e fortunato neo pensionato, la ripromessa che ci si rivedrà presto per una pizza, un ultimo abbraccio e via. Mentre torno alla macchina mi sale un po’ di commozione, è il tempo che passa così velocemente che mi ammazza, è il fare bilanci che mi spinge verso il basso, è il blues che mi tiene in vita e mi tormenta contemporaneamente. Ho un brivido, gli occhi si fanno lucidi, ma mi riprendo, sono sotto casa di Pike non vorrei mai che – sebbene l’ora tarda – il mio amico decidesse di fare due passi e mi vedesse in quello stato. Salgo in macchina, faccio partire l’album DEEP IN THE NIGHT di ETTA JAMES e punto il muso della blues mobile verso Regium Lepidi.

THE WALKING LED

Non mi piace il genere horror, né lo splatter, né quello che prevede zombie  (e vampiri) eppure eccomi qui, dopo 7 anni dall’inizio, incatenato allo sceneggiato TV THE WALKING DEAD. Ad ogni nuova stagione che SKY proponeva guardicchiavo qualche minuto, ma poi desistevo, sentivo che c’era qualcosa che mi attirava ma poi mi dicevo che era roba per americani, per quelli che vanno matti per fumetti del genere (la serie TV deriva proprio dai comics)…e adesso guardatemi, sono in preda ad una infatuazione per THE WALKING DEAD.

Sto scaricando sul MYSKYHD le vecchie stagioni e appena posso mi guardo 3/4 episodi di seguito. La sera dopo la cena mi butto sul divano e via che si parte. Al mattino ho l’istinto di guardare un nuovo episodio prima di partire per il lavoro, in ufficio mi dico “dai, tra un po’ chiudo e mi fiondo a casa a vedere THE WALKING DEAD“. Mentre in pausa pranzo faccio le mie camminate nei parchi ascoltando musica, a volte il lettore passa i LED ZEPPELIN, ogni volta mi eccito e inizio a cantare l’Hare Hare, a ballare l’Hoochie Koo e mi dico che chi mi vede muovermi in quel modo strambo deve pensare: ecco THE WALKING LED.

PRIMAVERA ALLA DOMUS

Nelle mie passeggiate a passo sostenuto nelle pause pranzo contemplo la primavera a Stonecity, cerco di assumerla in dosi massicce, brio, energia, pruriti sensoriali, qualcosa che mi riallinei con la stagione dell’amore...

Stone City – Vistarino Park – photo TT

La Domus Saurea è il posto ideale per godere di queste sciocchezze. I fiori di Lillà sono una mia fissazione, mi perdo a contemplarli, inebriato dal profumo che mi rimanda ai giorni della mia fanciullezza.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Palmiro se la gode, la bella stagione lo ringalluzzisce, diventa meno dolce, o meglio i momenti in cui è nel sentimental mood si accorciano. A tratti è spiritato, rincorre farfalle, caccia animaletti, scaccia i gatti forestieri che osano avvicinarsi, poi d’un tratto di quieta, si sdraia nelle erba e guarda lontano oltre le colline.

Palmiro – Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

L’orto è ormai pronto, le piantine stanno per essere piantate.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

Con la primavera arriva anche il momento di fare pulizia nella vita personale, mettere un po’ d’ordine tra amicizie, sentimenti e progetti. Son sempre momenti importanti, meglio farlo con in mano due dita di Southern Comfort e ascoltando la musica giusta.

Domus Saura primavera 2017 – foto TT

 

 

 

 

The 2017 Londinium affair: ARW live at the Hammersmith Apollo, The House Of the Holy, e l’uomo che chiede un cappuccino dopo hamburger e birra.

29 Mar

Essendo stati in Britannia anche l’anno passato (in giugno a Londra per lo Stone Free Festival, in ottobre a Glasgow per la Bad Company) mi domando se sia il caso tornarci anche adesso per andare a vedere un concerto degli ARW. In questo periodo dell’anno preferirei probabilmente spiagge esotiche, ma Saura è irremovibile, deve vedere JON ANDERSON.

Benché si sia scelto di volare con la British Airways e si parta da Bonomia, la sveglia è comunque prevista per un’ora difficile: le 4. In autostrada l’umore è quello degli ultimi giorni, piuttosto grigio e foriero di cattivi pensieri, ma mano a mano che ci avviciniamo al capoluogo della mia regione sento che il moody blues si stempera. Abbiamo scelto il parcheggio del Bologna Airport Hotel, già, adesso anche gli alberghi nei pressi degli aeroporti offrono questa opportunità ai viaggiatori, evidentemente per raggranellare qualche soldo in più. I dipendenti tuttofare addetti alle manutenzioni ora, tra un intervento e l’altro, accompagnano con la navetta i clienti del Parking al terminal aeroportuale della città.

Al Guglielmo Marconi passiamo i controlli, compriamo qualcosa da bere per il volo e ci mettiamo in attesa vicino al gate. Dalle vetrate medito sugli spazi desolati che vedo…

Aeroporto Marconi Bologna – photo TT

Aeroporto Marconi Bologna – photo TT

Prendo posizione sull’aereo, soffro di vertigini, decolli e atterraggi mi danno sempre da fare, ma visti gli ultimi viaggi sembra mi stia abituando alla cosa. Saura mi prende la mano per precauzione, forse (forse) ne avrei fatto anche a meno. Ad ogni modo chiudo gli occhi e penso a Mick Ralphs. Raggiunta la quota di crociera sonnecchio, regolo l’umore, disperdo i blues e vivo il momento. Atterriamo all’aeroporto di Fila-Di-Case-Nella-Brughiera* (Heathrow insomma). I piloti della British paiono più in gamba di quelli della Ryan Air. Credo che Heathrow sia secondo solo a Dubai o Hong Kong o giù di lì, ti accorgi della sua ampiezza quando sei sull’underground e capisci che dal Terminal 5, dove sei arrivato, alla fermata successiva (Terminal 1-2-3) passa qualche minuto.

Non ho particolari amori per la Britannia, se nel nord America si fosse parlato un’altra lingua i dischi di Blues e Rock And Roll avrebbero avuto un effetto assai diverso sui giovani inglesi e senza il legame con la musica Rock la Britannia non avrebbe alcun ascendente su di me, ma visto che le cose sono andate in quel modo, che la cultura musicale britannica mi ha modellato non posso fare altro che collegare ogni cosa con uno dei punti fermi della mia vita: la musica Rock.

Atterro a Heathrow? La prima cosa che mi viene in mente è che qui è nato Page, Jimmy Page. Heston infatti era nota più che altro per l’aerodromo presente nelle immediate vicinanze, allora chiamato the Heston Aerodrome, quindi The London Airport e infine Heathrow.

Carichiamo la Oyster card dell’underground e in breve scendiamo a Falco D’Oro (Goldhawk insomma) una delle due fermate vicine al nostro albergo che si trova a Shepherd’s Bush. In metropolitana qualche segno relativo ai concerti degli ARW.

London underground – ARW sign – photo TT

Anche stavolta ci siamo affidati alla catena IBIS. Alla reception due chiacchiere con Simone, italiano che ci spiega di essere parecchio preoccupato degli effetti che la Brexit avrà su di lui e sui suoi colleghi. “Pensate” ci dice “lo staff qui in hotel è di 30 persone, nessuno è inglese…come possono pensare di fare senza di noi? Come possono pensare che noi si rubi il lavoro ai giovani inglesi? Loro non vogliono fare questi lavori.”

Pranziamo nel McDonald di fronte, 13 sterline – 16 euro. Il locale è pieno e i poveri ragazzi che vi lavorano appaiono sfiniti e l’impressione è che siano i nuovi schiavi. Shepherd’s Bush confina con Holland Park /Kensington, niente di meglio che una passeggiatina alla House Of the Holy. E’ il quartiere di Londra che più mi affascina e non solo perché vi abita il mio musicista preferito. Passare davanti alla TH è sempre un’emozione, la sua architettura mi infonde un sentimento di spavento  e di fascinazione, saperla essere di proprietà del Dark Lord poi mi fa sentire le farfalle nello stomaco. Scattiamo qualche foto velocemente, non voglio fare la parte del fan stalker.

TH foto Saura T

Mi fermo a rimirare anche la casa di fianco, la Woodland House, quella che fu la residenza del regista Michael Winner. Mi piace molto anch’essa, al tempo di Winner gli interni erano davvero maestosi:

http://www.dailymail.co.uk/femail/article-2312964/See-inside-Michael-Winners-palatial-Holland-Park-mansion.html

Cerco di fare in fretta però, non voglio che la gente che passa possa pensare che io sia un fan di quel cantantuncolo che ha recentemente acquistato l’immobile. Ci infiliamo poi nell’underground per una capatina a Covent Garden, quindi piccolo spuntino al Pizza Hut di Leicester Square. Due pezzi di pizza, una Sprite e due bottigliette d’acqua, 10 sterline (poco più di 12 euro). Consumiamo il tutto seduti nella piazza, curioso: sono esattamente davanti alla pizzeria in cui 30 anni fa cenai insieme a Pop e Laura…guardo il cielo, alzo il bicchiere, un brindisi agli amici assenti.

Prima di rientrare in albergo ci fermiamo davanti all’Hammersmith, adesso si chiama Apollo ma per quelli della mia generazione sarà sempre l’Odeon. Un cavalcavia ne oscura l’importanza, ma vederlo è un colpo al cuore. In questo teatro ci sono passati tutti, qui si è fatta la storia del Rock, ma solo un uomo di blues come me può associarlo principalmente alle due gloriose (?) serate dell’8 e 9 dicembre 1984 in cui i FIRM fecero il loro debutto in terra d’Albione. Paul Rodgers, quella testina (è a favore della brexit) di Tony Franklin al basso, Chris Slade alla batteria e Leopold vestito come un fornaio alla chitarra, quello che in LIVE IN PEACE sfornò uno dei suoi migliori assoli post 1980.

ARW all’Hammersmith Odeon foto Saura T

Rientriamo in albergo. Controllo sui canali TV inglesi se per caso trasmettono Torino-Inter. Niente da fare. Mario mi manda gli aggiornamenti dall’Italia via whatsapp: 2 a 2. Addio sogni di Champions. Cena in un ristorante Thai di Sheperd’s Bush insieme a Floro e alla sua gang, anche loro giunti dall’Italia per vedere il concerto. Questa volta la cena non è un granché. In due spendiamo 35 sterline, 42 euro.

Domenica mattina. Ci incamminiamo verso Kensintgton High Street, abbiamo deciso di fare colazione nel posto dove ogni tanto va a prendersi un caffè pure James Patrick. Passiamo davanti alla TH, di nuovo quel sentimento denso di mistero mi attanaglia l’animo. Arriviamo da Phillies, di fronte c’è lo Sticky Fingers restaurant di Bill Wyman, penso al mio amico Lorenz.

Bill Wyman’s Sticky Fingers – photo TT

Ordino una colazione full english. Beacon, salsiccia, uova, pane, funghi, fagioli e altre inglesate. Per cercare di buttar giù tutto ordino anche un double espresso. Saura prende una piatto vegetariano. Il personale è molto gentile. Totale colazione 28 sterline, 35 euro. Sono le 10. Fino alle 7 di sera non toccheremo cibo.

Tim da Phillies – photo Saura

Colazione da Phillies – foto TT

Ci dirigiamo alla Royal Albert Hall, abbiamo appuntamento con Claudio, Fabio, Paolo, uno è il promoter italiano di Wakeman, gli altri sono suoi amici che ormai sono anche nostri. Attraversiamo Kensington park  e Hyde park fino a Oxford street. Non abbiamo smesso un momento di parlare di rock. Ci soffermiamo davanti alla targa che mostra dove Hendrix visse. Certo, sono passati quasi 50 anni, eppure osservando l’edificio mi sembra di vederlo, Jimi ….

Dove Visse Jimi Hendrix – photo TT

Oggi è il giorno del concerto. Abbiamo il biglietto meet & greet che include anche il soundcheck, salutiamo i ragazzi e ci dirigiamo in albergo per una doccia. La stazioncina di Golden Hawk ha una colorazione blues che mi piace molto…

GoldenHawk, Shepherd’s Bush – Photo TT

Alle 16,30 siamo davanti all’Hammersmith Odeon. Ci sono un centinaio di persone, tutte lì per il meet & greet. Oltre a noi italiani c’è anche una coppia di svedesi. Tutta gente che va dai 60 ai 75 anni. Il prog non è roba per giovani (d’oggi). Espletate le formalità ci accompagnano all’interno dell’Odeon. Lo stile è Art Deco, l’emozione è libera, è la mia prima volta in questo storico teatro…

Hammersmith Odeon – Photo TT

Hammersmith Odeon – Photo TT

Il soundcheck è molto veloce, 10/15 minuti in tutto. Trevor Rabin, bassista e batterista sono già sul palco. Arriva il cantante. Applausi. Vedere JON ANDERSON a due passi non è roba da poco. Saura, che è qui per lui (è l’unico YES che non ha mai visto) urla “I love you, Jon”, scuoto al testa, sembra più una ragazzina che una donna adulta, Jon nota la sua testa biondo platino, la indica e le sorride. E’ una esperienza vedere come i musicisti professionisti di quel calibro svolgano la routine pre concerto. Mentre usciamo ci accorgiamo che Jon è seduto in una delle poltroncine della sala. Saura non perde l’occasione, gli stringe la mano e piena di entusiasmo le dice qualcosa del tipo “non ho parole”. Malgrado reputi certi atteggiamenti un po’ infantili, la osservo e la vedo felice. La invidio molto, piacerebbe anche a me stringere la mano al signor Poige, al signor Rodgers, al signor Ralphs, al signor Miles, al Signor Richards, al Signor Tyler e così via.

Ci prepariamo al meet and greet: tutti in fila per una firma sul tour program, quindi di nuovo in fila per la foto di rito. Che gli dici a Anderson e Rabin in 5 secondi? “Scusa Jon, ricordi nulla della serata del 24 giugno 1984 a Dortmund quando faceste I’M DOWN dei Beatles e aveste come ospite Leopold alla chitarra?”. “Scusa Trevorn, cosa pensasti quando in quella serata scambiasti fraseggi con quello che nell’immaginario collettivo era uno dei più bravi chitarristi rock di tutti i tempi e invece ti accorgesti che in realtà si trattava della sua controfigura?”.

Non credo sia il caso e infatti procedo con semplici saluti. Arrivo da Wakeman, lo guardo e gli dico “Buonasera Rick, non so se ti ricordi di noi…” “Sicuro che mi ricordo” mi fa “Siamo gli amici del tuo promoter italiano”ma certo, lo so. State bene? Tutto ok?”. Uh, che Wakeman inizi a  riconoscerci non è male, ma mi spaventa anche un po’, in che buraccione mi ha infilato Saura?

Le foto le fa l’assistente, entriamo a gruppetti di 5 in una stanzina e a turno ci facciamo uno scatto con i tre dell’ave maria. Vedo che la assistente, a cui ognuno di noi dà il proprio cellulare per la foto, fa più scatti, bene mi dico, senza sapere che a me ne farà solo uno, meno male che la foto non è venuta mossa. Mi posiziono tra Rick e Jon, ma mi dico che sono uno sciocco, avrei dovuto mettermi vicino a Rabin, non è il tipo di chitarrista che adoro ma tant’è…

ARWT – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 (Wakeman, Tirelli, Anderson, Rabin)

L’ assistente scatta quattro foto col cellulare di Saura, l’ultima è sfuocata, ma mostra Wakeman scherzare con la Valentino Rossi del Rock And Roll…

ARW Hammersmith Odeon 19-3-2017 with Saura T

Meet and greet finito. Faccio due conti veloci: circa 100 disperati hanno speso più o meno 150 euro in più oltre al prezzo del biglietto, dunque i tre gringos hanno totalizzato 15000 euro (5000 a testa) per un’oretta di disturbo. Non son mica presi male…

Sono le 19, usciamo per uno spuntino veloce, stavolta ci dirigiamo al Leon (una sorta di McDonald con cibi naturali) che è lì nei paraggi. 16 sterline, 20 euro.Di nuovo dentro attendo Doc che insieme a Naomi sta arrivando. Doc è il mio amico ledhead milanese, anche lui amante degli Yes, e in particolare di quel tipo di Yes. Arriva, ci abbracciamo  … in Italia non riusciamo mai a vederci, così incontrarci a Londra è un bel colpo. Mi paga una birra e rinsaldiamo i legami.

Tim & Doc all’Hammersmith – Photo Naomi

Doc, Brown Sugar, Tim – all’Hammersmith – autoscatto

Con Doc ci diciamo per l’ennesima volta quanto ci perdiamo in quanto LZ/JP fan, basterebbe così poco per farci felici, qualche data britannica del Jimmy Page Group e noi saremmo al seicentosessantaseiesimo cielo, e invece siamo qui a sfogare le nostre voglie Rock con gli ARW e ad affogare i nostri blues pageiani nella birra…

Doc & Tim talking about the blues – foto Naomi

Tim e Brown Sugar –  foto Doc M.

Entriamo nel teatro, Doc è in sesta fila, noi in seconda, posizione quasi centrale, esattamente tra Anderson e Wakeman. Siamo vicinissimi al palco.  Ci ricasco e mi chiedo cosa debba essere stato vedere i FIRM qui da questa posizione.

ARW stage London 19-3-2017 – photo TT

Incontriamo altri amici, Maurizio Cavalca da Genova, Paul Chandler, amico inglese di Saura e  intimo di Wakeman e fan degli Yes, e il mio vecchio amico, anch’egli ledhead, Michael Stendhal, svedese. La ragazza di Michael vive e lavora a Londra (ma ad agosto causa Brexit dovrà rimpatriare) così lui passa due weekend al mese qui. E’ bello incontralo di nuovo…

Michael e Tim – Hammy Odeon 19-3-17 – foto Saura T

Mentre aspettiamo l’inizio del concerto guardo le foto sul telefonino, osservo l’ultima fatta con Michael, mi guardo e mi accorgo di quanto ci sia di Brian in me. Ho un attimo di commozione. Mi manca tanto il vecchio. Le luci si abbassano, meno male, non ho bisogno di infilarmi i Ray ban.

Un paio di introduzioni e il gruppo parte con la mia canzone degli YES preferita: PERPETUAL CHANGE, però! HOLD ON, dall’album 90125, è uno di quei pezzi anni ottanta un po’ sopra le righe che però in questo contesto si ascolta volentieri. Bella la versione di I’VE SEEN ALL GOOD PEOPLE. Primo impatto piuttosto buono. ANDERSON, 72 anni, canta in modo convincente ed è una presenza importante. Le senti la qualità e la personalità della sua voce e ti chiedi se gli altri YES che sono in giro oggi (col solo Stewe Howe della formazione storica) abbiano ancora un senso.

ARW London 19-3-2017 photo TT

Lo stesso discorso vale per WAKEMAN. Il vichingo di Perivale si erge tra le mura delle sue tastiere (io ne ho contate 10), è vestito in modo un po’ pacchiano con quel suo lungo mantello che lo fa sembrare più un re britannico del medioevo che un musicista Rock, e benché a volte qualche suono di tastiera sia kitsch e tout court, la personalità musicale di Rick è impressionante; al di là della sua tecnica incredibile (!), la qualità dei suoi interventi, della sua musicalità, è elevatissima.

ARW – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 – Photo Saura T

C’è una introduzione di batteria, dove LOUIS MOLINO III si dà un gran da fare, persino col doppio pedale. Ora, io non sopporto i batteristi che usano il doppio pedale, MOLINO ha una gran tecnica, lo osservo durante certi passaggi ritmici molto complicati, ma è quel tipo di batterista che trasforma tutto in matematica. E’ freddo, ha un modo di suonare che non è bello da vedere, è il batterista giusto per gli amanti del prog innamorato di sé stesso, quelli che godono nel sentire passaggi complicati fini a sé stessi. Ne vedo anche stasera qui, ce ne è uno poco dietro di me,  mima con le braccia gli stacchi di batteria ed è tutto preso dalle equazioni musicali che sente. Un’altro è davanti a me. Penso siano dei poveracci, magari sono io che sbaglio ma per me tutto deve essere fatto a servizio della musica. LIFT ME UP è tratto dall’album Union, ed è uno di quei pezzi da centurioni che non amo. Uno dei momenti dello show che mi lascia indifferente. Segue AND YOU AND I. Gran bella versione. Trevor Rabin cerca strade proprie e devo dire che è stato una delle rivelazioni del concerto. Non amo molto quel chitarrismo sopra le righe, con quell’approccio metal anni ottanta, eppure stasera mi arriva un Rabin che non mi aspettavo di trovare. Bravo, umile e legato alla musica. In certi momenti fa smorfie da concentrazione che la dicono lunga su quanto viva la musica. Sbaglia anche qualcosa e questo me lo rende ancor più simpatico. Alcuni assoli poi sono sublimi. Pensavo avrei rimpianto Howe ed invece no. Trevor cerca arrangiamenti suoi, colori suoi, fraseggi suoi. Certo, a volte esagera, l’approccio ipertecnico rimane, ma alla fin fine è una piacevole sorpresa.

ARW – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 – Photo TT

RHYTHM OF LOVE è da Big Generaton, dunque ancora Yes anni 80. Non è un pezzo memorabile, ma tutto sommato nella scaletta ci sta. Bellissima THE MEETING, duetto piano/voce a cui segue HEART OF SUNRISE. Tempi dispari per CHANGES da 90125. grande prova d’insieme, grande Rabin. Si torna ai classici con LONG DISTANCE RUNAROUND seguita da THE FISH. In quest’ultima Lee Pomeroy il bassista si posiziona a fronte del palco e ci regala momenti di gran bassismo. Pomeroy mi colpisce, sin dall’inizio. E’ un session man ma suona con una eleganza sanguigna, vivida, presente. E’ strano guardarlo suonare, Lee usa un basso per mancini ma ha le corde alla rovescio: le alte al posto di quelle basse e viceversa. Suona bassi Rickembecker, non certo i miei preferiti, ma riesce a scaldarmi in parecchie occasioni.

AWAKEN è una rivelazione, proviene dall’album Going For the One e stasera dura per 24 minuti e diventa una delle esperienze di musica dal vivo che più mi hanno colpito nella vita. La seconda parte mi trasporta nelle profondità siderali. Mi tolgo il cappello e m’inginocchio davanti agli ARW.

ARW – London Hammersmith Odeon 19-3-2017 – Photo Saura T.

MAKE IT EASY (brano del 1981) funge da intro a OWNER OF A LONEY HEART. La versione di questo enorme successo è notevole, sebbene ad un certo punto vada in scena la centuria: Wakeman e Rabin che scendono in platea e si mettono a fare assoli tra il pubblico. Ultimo pezzo ROUNDABOUT.

Doc li fima entrambi col suo cellulino:

scaletta:
1. Intro
2. Cinema
3. Perpetual Change
4. Hold on
5. Intro
6. I’ve Seen All Good People
7. Intro
8. Drums
9. Lift Me Up
10. Intro
11. And You And I
12. Rhythm Of Love
13. Intro
14. The Meeting
15. Heart Of The Sunrise
16. Wrong Intro
1. Changes
2. Intro
3. Long Distance Runaround
4. The Fish
5. Awaken
6. Make It Easy
7. Owner Of A Lonely Heart
8. Crowd
9. Roundabout
10. Outro

Jon Anderson – Vocals
Trevor Rabin – Guitar
Rick Wakeman – Keyboards
Lee Pomeroy – Bass
Louis Molino III – Drums

Standing ovation, gran successo di pubblico.

ARW – Hammersmith Odeon 19-3-2017 – photo Saura T

L’Hammersmith Odeon tiene 3500 posti, al concerto di stasera il gruppo ha dovuto aggiungere la data di ieri sera vista la domanda di biglietti. Ci fermiamo a parlare con gli amici, li salutiamo, noi restiamo ancora un po’ insieme a Floro e a Paul. Quest’ultimo ci invita ad tornare al piano di sopra all’after show party. Ci vuole il pass e  noi non l’abbiamo, ma Paul, che stasera è un po’ in bibita, va avanti per la sua strada. Parla in modo deciso con quelli della sicurezza, gli dice che noi siamo venuti dall’Italia e che è amico della moglie di RW. La sicurezza prende informazioni e quindi arriva il lasciapassare. Incredibile. Poco dopo mi ritrovo a parlare con Rabin. Gli faccio i complimenti per come ha suonato, qualcuno gli dice che anche io e Saura siamo musicisti, e lui dice che è molto bello che qualcuno che s’ intende di musica gli faccia i complimenti “Sì, Trevor, è vero suono la chitarra, ma io sono Mr Nobody e tu sei God, però nel mio piccolo ti faccio davvero i complimenti!”.

Talking guitar blues – Tim & Trevor Rabin – after show party – Hammy odeon 19/3/2017 – Photo Saura T

Trevor Rabin & Saura – after show party – Hammy odeon 19/3/2017 – Photo TT

Poco dopo arriva anche JON ANDERSON. Saluta qualcuno poi vede Saura e le va incontro pronto a farsi fare una foto con lei. Sono stupefatto. D’accordo che la sua cresta bionda è riconoscibile, d’accordo che la felicità che le sprizza da tutte le parti è contagiosa, ma che sia lui ad avvicinarsi a lei è da non credere.

Saura e Jon Anderson – after show party – Hammy Odeon 19/3/2017 – Photo TT

Jon Anderson & Tim – after show party – Hammy Odeon 19/3/2017 –  Photo Saura T

Arriva anche il batterista, gli andiamo incontro, gli facciamo comunqnue i complimenti, sappiamo quanto sia bello quando qualcuno ti viene a dire qualcosa dopo un concerto. E’ poi la volta di Lee Pomeroy. E’ molto socievole. Gli chiedo la faccenda delle corde rovesciate: “Sai, sono mancino, la prima volta che presi in mano un basso era uno di quelli per destri. Lo girai semplicemente e iniziai a suonare. Dopo qualche tempo qualcuno mi disse che avrei dovuto girare le corde, ma ormai mi ero abituato a quel modo, dunque ho finito per imparare a suonarlo così. Di dove siete?” “Italia”Oh, amo l’Italia, ci sono stato in viaggio di nozze con mia moglie, amo molto il vostro paese, l’atteggiamento della gente, il sole, il cibo…” prima che si metta a cantare Torna a Surriento lo lasciamo ai suoi amici.

Saura & TrevLee Pomeroy – after show party – Hammy odeon 19/3/2017 – Photo TT

Ce ne stiamo un po’ sui divanetti a vedere se arriva anche Rick, ma il biondo di Perivale non si fa vivo. Mi viene in mente quando qualche settimana fa, a Udine, dopo il concerto Piano Solo mi disse “Dopo i concerti sono sempre più stanco. Sto diventando vecchio”.

Finisce così la serata. Rincasiamo a piedi, un paio di km nella notte londinese. Un’altra avventura niente male. Guardo Saura, che da quando è diventata una groupie non chiamo più groupie, e le dico “Sarai contenta spero. Sei fortunatissima. Prima di incontrare me conoscevi poco gli Yes, e guarda ora, ne sei diventata una fan scatenata e in pochi anni hai visto tutti componenti, hai assistito a 10 concerti relativi a loro, li hai conosciuti, ci hai parlato, scherzato, hai fatto foto…cosa vuoi di più?“, il suo sorriso illumina la notte.

Lunedì mattina, colazione da Costa, 9 sterline, 12 euro. La cameriera è italiana. Con underground e bus ci inoltriamo fino a Puthney, andiamo a vedere dove abita John Deacon bassista dei Queen. Saura da giovane li ha amati molto, e io ho sempre avuto in simpatia Deacon. Bassista garbato, ottimo autore, persona degna di stima. La via in cui abita è tranquilla, ci sono belle case ma niente di troppo elevato. Si è ritirato a vita privata, e rispetto molto la sua scelta. Torniamo verso il centro, gironzoliamo un po’ per Londra, piove, ci fermiamo in un negozio Adidas. E’ la mia marca del cuore, è dagli anni settanta che sono un appassionato, ma visitando questo mega store, la sento lontano, musica hip hop, capi che seguono quel mondo e quello stile, per fortuna resistono alcuni modelli vintage, ma per il resto… altro segnale che fatico a restare al passo col tempo.

Mentre giriamo per la città constato ancora una volta che ogni cosa mi rimanda al mio piccolo pianeta Rock.

Gallinacci a Londra – photo TT

Per la cena Saura mi porta allo Sticky Fingers, ristorante di Bill Wyman. Ci arriviamo in underground. Sbuchiamo in Kensington street. Le chiedo se si è informata e se occorreva prenotare, mi dice che non ci dovrebbero essere problemi. Entriamo, di solito sono io quello che parla in inglese, ma vengo attratto da un quadro raffigurante BRUSSELS AFFAIR, uno dei più bei live di tutti i tempi. Sento che Saura borbotta col cameriere. Benché il locale sia quasi vuoto ci accompagna in un tavolo in fondo alla sala, arriviamo al posto e chi trovo? Billy e Alison Fletcher, i miei amici scozzesi. In un attimo capisco che mi hanno voluto fare una sorpresa e che hanno organizzato tutto alle mie spalle. Mentre abbraccio Billy gli dico “You loosy bastard!”. Siamo amici dal 1985, da quando cioè iniziai la mia fanzine. Questa è la quarta volta che ci vediamo, dopo quelle del 2000, 2004 e dell’anno scorso a Glasgow per il concerto della Bad Company. Che gioia, il mio amico Billy Fletcher, the mighty come lo chiamo io, fa parte della mia storia. Bermi una birra in sua compagnia è un gran piacere.

Tim & Billy Fletcher – Sticky Fingers 20-3-2017 – photo Alison F.

Il lunedì sera si paga la metà, però 3 hamburger, una piatto vegetariano, tre birre, una coca, un dolce, un cappuccino e un limoncello 80 sterline (in quattro) … non è pochissimo. Non fosse stata una serata da metà prezzo avremmo davvero pagato 160 sterline?

dinnet at Sticky Fingers – photo TT

Ad ogni modo il clou della serata è quando Billy, dopo hamburger e birra, chiede un cappuccino. Billy scherzando si scusa, sa che per un italiano è inconcepibile, io rido e gli scatto una foto, e mentre lo faccio penso che i Romani non hanno avuti tutti i torti nel costruire il vallo di Adriano…

Billy F – the cappuccino addicted – photo TT

Mette un po’ di tristezza vedere il locale quasi vuoto, quando poi Giuseppe, il giovane cameriere napoletano, ci chiede cortesemente di lasciare un feedback sulla pagina facebook del locale perché ne hanno un gran bisogno, si aggiunge la malinconia. A mio modo di vedere anche questo significa che il Rock è morto. Se un locale come questo, a Londra, città di otto milioni di persone, è così in difficoltà significa che il Rock come fenomeno di massa socio culturale è finito e questo a dispetto delle cazzate che leggo sulle bacheche facebook di qualche mio conoscente, dove ci si ostina a dichiarare che il Rock è vivo. Poi certo, resiste nelle nostre vite, ma ormai è un fenomeno di nicchia. Non c’è ricambio.

Sticky Fingers – London photo TT

Un altro paio di foto e si va.

Tim, Ali, Billy, Saura – photo Giuseppe.

Tim & Billy at Sticky Fingers – Phorto Saura T

Decidiamo di salutarci davanti alla TH. Di notte è ancora più inquietante.

TH – photo Saura T

Tim & Billy – Photo Saura T.

Ci incamminiamo nella notte londinese. Va bene che non siamo in centro, ma non c’è nessuno in giro e sono appena le 22.

La mattina di nuovo colazione da Costa 11 sterline (13,50 euro) e poi British Museum.

British Museum – photo TT

Ci godiamo le meraviglie dell’antico Egitto, dell’antica Grecia, della Britannia romana. La STELE DI ROSETTA, il primo esempio della storia dell’umanità del traduttore di Google, è impressionante.

La Stele di Rosetta – British Museum 21-3-2017 photo TT

La Stele di Rosetta – British Museum 19-3-2017 photo TT

Saura – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

La statua di Ramsete II è imponente, e ancora mi chiedo se sia giusto che questi reperti egiziani siano in un museo europeo…

Ramsete II – British Museum 21-3-2017 photo TT

Il padiglione delle mummie è il più frequentato, questi vecchi corpi umani arrivati sino a noi suscitano una curiosità morbosa…

Mummie – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mummie – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Torre di Babele – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mi diverto a leggere i nomi latini delle città britanniche ai tempi in cui la perfida Albione era un provincia dell’Impero Romano, e a rimirare la cartine della  massima espansione di quest’ultimo; il mio orgoglio italiano sale alle stelle, d’altra parte mi sono sempre sentito figlio di Roma.

Roman Britain – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Roman Britain – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Roman Britain – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mentre usciamo diamo un’occhiata ai negozietti all’interno del museo, di nuovo i miei occhi cadono su oggetti che mi ricollegano al mio mondo…

Libri in edizione speciale – British Museum 21-3-2017 – Photo TT

Mentre torniamo in albergo do un’ ultima occhiata a Londra e mi dico che, a dispetto del menefreghismo di larghissime fasce della popolazione, gli esseri umani sanno tenere in piedi qualcosa di incredibile. Guarda qui, una città di più di 8 milioni di individui a i quali occorre garantire riparo, cibo, acqua, cure, lavoro, amore, sesso, distrazioni, intrattenimento.

Rientriamo in albergo, effettuiamo il check out e via verso Heathrow. Abbiamo 4 ore prima del nostro volo. Gironzoliamo un po’, pranziamo al ristorante The Crown Rivers, 33 sterline – 39 euro, e attendiamo che scenda la sera. Compro Mojo (in copertina i PF di Animals), lo special di Uncut sui Genesis e il Daily Telegraph che danno in omaggio con una bottiglietta d’acqua. Lo leggo senza troppi problemi e a mio modo mi sento integrato. Per un momento penso anche di cambiare vita e di venire a vivere a Londra, ma è solo un momento. Ammesso e non concesso di avere la possibilità di trovare un lavoro, di che tipo sarà? Inserviente in un hotel? Barista da Costa? Addetto alla cassa da Pret A Manger? Addetto ai controlli dell’Hammersmith Odeon? Custode della Tower House?

Mentre medito e sfoglio il quotidiano osservo Saura, è in libreria e certamente starà pensando di comprare alcuni libri. E’ una lettrice come non ne ho mai conosciute. Affronta spesso libri molto impegnativi. Adesso è alle prese con Storia di Israele – Dalla Nascita Dello Stato All’Assassinio Di Rabin e questo dopo aver finito Storia Della Palestina Moderna – Una Terra Due Popoli e JFK – Sulle Tracce Degli Assassini (scritto da Garrison il procuratore che seguì il caso). 

Contemplo questa donna, questa virago, questa amazzone con cui vivo, questa figlia della mia terra che ne rappresenta in pieno lo spirito, la concretezza, la vivacità. Che tipa la Saura.

Saura nel book store di Heathrow terminal 5 – photo TT

L’imbarco è alle 19,30, alle 20 si decolla. Volo tranquillo. Scendiamo a Bonomia alle 23. Navetta, parking, ritiro macchina e quindi autostrada direzione Regium Lepidi. Anche questa piccola avventura è terminata. Domattina ricomincia il lavoro e la vita di tutti i giorni. Non sono così stolto da paragonare la più grande città europea alla provincia in cui vivo, ma certo è che passare da una delle più grandi aree metropolitane del mondo a Borgo Massenzio è a tratti problematico, serve qualche giorno per adeguarsi al vecchio ritmo. Esito positivo comunque, ho visto un gran bel concerto, ho vissuto per qualche attimo i sogni di rock and roll, mi sono calato nella realtà e negli odori di una metropoli e soprattutto ho tenuto a distanza, per qualche giorno, i diavoletti azzurri che di solito mi danzano intorno, i blues insomma. Anche stavolta è andata. Mi piaci sempre di più Londinium. Alla prossima.

*(da Wiki UK)  Heathrow was one of the last settlements formed in the parish of Harmondsworth.[3][4] Its name was previously La Hetherewe (about year 1410, first known mention), Hithero, Hetherow, Hetherowfeyld, Hitherowe, and Heath Row, and came from the Middle English spelling of “heath row” (“row of houses on or by a heath“). Old maps show Heathrow as a row of houses along the northwest side of the curve of Heathrow Road (see map), which until 1819 ran along a northwest edge of an extensive area of common land which included Hounslow Heath. The earliest written appearance of the name, as spelt “Heathrow”, was in 1453.[3]