Settembre e ottobre riescono a rendere meno pericolosi gli spigoli aguzzi della realtà; l’aria frizzante e leggera, i colori che iniziano ad assumere le foglie, il lento sfuggire alla presa dei ricordi dell’estate, rendono meno opprimente la forza di gravità emotiva che rende la vita di un uomo di blues, spesso, una tribolazione.
In pausa pranzo torno così a passeggiare tra i parchi di Stonecity. Circumnavigo il parco di Villa Vistarino per poi inoltrami nel Parco Ducale. Per passare da uno all’altro devo percorrere qualche centinaia di metri di asfalto, tra incroci e macchine che sfrecciano a tempo col metronomo atavico della città. Mi fermo al semaforo, schiaccio il bottone riservato ai pedoni; l’attesa è sempre lunga, anche nell’aspettare il verde dopo che le automobili provenienti da entrambi i sensi di marcia si sono fermate. Che faccio, aspetto il verde? Passo? Dai, vado…no, aspetta…sì dai che mi frega, ma no che sto facendo…dopo lunghi secondi finalmente il via libera.
Parco di Villa Vistarino – Stonecity – foto TT
Ho le cuffiette collegate al lettore musicale del cellulino, sto ascoltando VECCHIONI. VECCHIONI? Sì, VECCHIONI, mbeh? Sono tutti rimbrotti che faccio tra me e me. Da giovanotto ero solito prendere un po’ in giro una groupie che frequentavo allora perché ascoltava VECCHIONI, appunto, e tutto quel buraccione da figa un po’ alternativa, un po’ hippie, un po’ femminista: CLAUDIO LOLLI, JOAN BAEZ, JONI MITCHELL etc etc (poi arrivai io è iniziò ad impazzire per MICK JAGGER versione solista e STEVEN TYLER). E ora guardami qui, a riscoprire SAMARCANDA e ROBINSON…
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Arrivo al palazzo ducale, come sempre lo contemplo un momento e poi mi incammino verso l’ufficio.
Palazzo Ducale – foto TT
Palazzo Ducale – foto TT
Sto camminando a passo sostenuto e mi accordo di avere davanti Di Francesco, il mister della squadra locale. Ora, io a Stonecity ci lavoro, l’Unione Sportiva Stonecity mette in scena quasi sempre un buon calcio, lo stadio in cui gioca è quello di Regium Lepidi, la squadra mi sta anche simpatica, quello che non reggo sono solo le parole … di Squinzi. Mi chiedo sempre come faccia il proprietario di una squadra di calcio di Serie A (ed ex presidente di Confindustria) ad essere sempre e comunque inelegante e cafone nei confronti di altre squadre, l’Inter in primis. Supero Di Francesco, sto per dirgli “Buongiorno Mister, se le capita di vedere Giorgetto (Squinzi) gli recapiti questo messaggio: c’è solo l’Inter! e gli ricordi i due 7 a 0”, ma che volete, sono troppo educato, così soprassiedo e svolto per il centro storico della città. Rientro un ufficio e riprendo la mia postazione da jack of all trades.
Al mattino, mentre torno lavoro, sulla via Emilia, intravedo manifesti 6×3 metri che pubblicizzano l’avvento di fabrizio corona (minuscolo) in un locale di Herberia. Il giorno dopo la comparsata, sulla Regium Lepidi Gazzette le foto della serata; uno sfilare triste di donne tra i trentacinque e i sessanta a fianco del personaggio in questione. Le guardo queste donne, tutte in ghingheri e piene di accenti Milf e Cougar, sentirsi appagate per essersi scattate una foto con corona, uno che rappresenta quanto di più discutibile (e il vuoto totale) che c’è nel mondo dello spettacolo. Ennesima prova che siamo destinati all’estinzione.
Passo qualche giorno da solo. La sera mi preparo due uova sode, dei würstel, dei toast e roba del genere, in pieno stile uomo di blues. Mi metto poi sul divano a guardare SKYSPORT24 e le vecchie stagioni di LOST, serie TV che all’epoca snobbai e che adesso voglio affrontare. Sabato scorso mi sono visto fino ad otto episodi dietro fila. Alla fine mi girava la testa, sono sceso per riprendermi, ho fatto un giro per le vigne e ad ogni fruscio mi aspettavo che dal fogliame uscissero JACK, KATE, SAWYER e JOHN LOCKE.
Come d’ abitudine vago per le campagne in cerca di sollievo. Salgo sulla Aor mobile, infilo una delle mie 4 chiavette nell’apposito buchino, seleziono FRANCESCO DE GREGORI e faccio partire il media player. Sono oramai 38 anni che sono un suo fan, che quando parlo di “cantautori” penso principalmente a lui, che lo sento disegnare i contorni del mio animo, bisogna che mi decida ad annoverarlo tra quei cinque nomi di artisti super preferiti che ho.
Meadows – tra Saint Little Faust e Bad Castle – Photo TT
E mentre FDG canta DERIVA io mi sento proprio così, so che non sono il solo, lo cantavano anche i ROLLING, ma questo perenne sentimento mi spreme l’animo, mi consuma…maledetto carattere saturnino…
E ancora vado alla deriva e ancora canto Dovunque io sarò, dovunque sarà, sarò al suo fianco
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Ho fatto il pieno, ho perso il treno, di quei treni che non passano più C’è un cartello alla porta dice non disturbare Sarà che non mi ami o che non mi vuoi amare C’è un cartello alla porta dice forse domani Ma domani, domani chissà
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In questi giorni solitari prendo in mano la o il LES PAUL e cerco di carpire qualche segreto di PRESENCE. Non riesco a stare sulla chitarra più di mezz’ora (soffro della sindrome di Jimmy Page), così mi metto a riempire ulteriormente le quattro chiavette da 64GB l’una da tenere in macchina. Palmiro mi viene a cercare, in certo momenti proprio non riesce a fare a meno di me. Strofino il muso sul suo, gli canto una canzone degli ASIA e il diavolo nero della Tasmania reggiana si calma.
riempiendo chiavette insieme alla piccola vedetta reggiana – foto TT
Sono inquieto, non c’è nessuno con cui prendermela, non ci sono negozi di dischi da queste parti in cui cercare di riempire certi vuoti , così esco e vado a comprare qualcosa da mettermi. E’ una cosa molto da figa, ma che posso fare…ho bisogno di dedicare attenzioni a me stesso. Passo davanti ad un negozio, vedo qualcosa che mi “chiama”, entro. C’è una commessa, avrà meno della metà dei miei anni. Mi dà del lei. Bene, posso continuare con i miei acquisti. Un giubbotto (99 euro), una camicia (55 euro), una paio di scarpe (119 euro) e un bertocco invernale (27 euro). Sono uno spiccio, guardo e mi provo solo quello che mi piace e che mi “chiama”. La tipa passa al tu, sento un certo fastidio. Mi propone capi che non metterei mai. Insisto sul lei: “Guardi, non sono un giovinastro. Non voglio vestirmi come lo zio Fedele sia chiaro, ma per cortesia non mi proponga cose di questo tipo, non sono un giovanilista. Io sono uno che ascolta JOHN McLAUGHLIN“. Mi guarda un po’ stranita “Posso sapere quanti anni hai?”.
Di nuovo fastidio. “Ha non hai” vorrei dirle, “non sono mica tuo cugino. Abbiamo mai mangiato sughi d’uva insieme? No, quindi rimaniamo sul lei se non le dispiace. Sono un uomo di una (in)certa età e lei potrebbe essere mia figlia se non mia nipote”… ma poi desisto, non posso sempre fare la parte del rompicoglioni. La informo circa la mia età. “Però!” esclama, “accidenti li porti benissimo”. Sì, sì, va bene, fammi il conto che devo andare a dissolvermi in cometa. Mi fa un po’ di sconto, ringrazio, pago ed esco. Mi sorprendo un po’, di questi tempi sono sempre attento alle spese, valuto, medito dieci volta prima di fare un acquisto, e poi capitano giorni come questi in cui spendo 250 euro con una facilità estrema. Mah, valli a capire ‘sti uomini di blues.
Torno verso il posto in cui vivo. La groupie non c’è. Maledetta. Mi soffermo a contemplare il tramonto.
View from Domus Saurea – settembre 2016 – foto TT
Vado alla ricerca di Palmiro e salgo in casa. L’amico peloso mi scruta, magari sente che sono in preda a blues feroci. Metto su un cd, ELECTRIC GUITARIST di JOHN McLAUGHLIN, tanto per restare in argomento. Mi siedo sul divanetto, mi bevo una birra. Palmir si mette lì vicino…
Palmiro – settembre 2016 – foto TT
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Cerco di calmarmi l’animo col Jazz/Rock di Giovanni Dello Scandinavo*. Mi preparo gli spaghetti alle vongole. Qualche bicchiere di acqua Lete, un po’ di frutta e la cena è finita. Avrei voglia di una Moretta, specialità del pesarese, così provo a prepararmene una. Un letto di brandy, rum e anice, un cucchiaio di zucchero di canna e infine il caffè. I liquidi si mescolano subito, invece di restare separati, chissà cosa direbbe il mio amico Floro, ma la butto giù comunque. La bevo da uno dei bicchierini di Inigo, il nonno della groupie, che visse in forma fino a 97 anni e tutte le sere, dopo cena, si beveva una grappa. Speriamo che la Moretta o il Southern Confort facciano bene anche a me (il mio medico credi di no).
Moretta venuta così così – foto TT
Scendo, faccio due passi, rifletto sui pasticci che combinano quelli che come lavoro scrivono i dati nei file musicali dei cd. Se il cd è doppio, le descrizioni tra cd e cd cambiano, un po’ maiuscolo, un po’ minuscolo, errori, lettere mancanti, nessun metodo. Odio i cazzoni. Sì, va beh, sono Mr Precisino, e allora? C’è solo un modo per portare a termine un compito, un lavoro, una attività: farli bene. Punto. Oeh oeh mister precisino dimmi tu chi sei dimmi cosa fai…
Mi accorgo di non aver più speranze e allora salgo di nuovo sulla Aor mobile, ho bisogno di tornare sulla strada. Mi butto sulla Via Emilia con l’intento di seguirla fino al mare. Sullo stereo il mio album preferito della mia cantante nera preferita: COME A LITTLE CLOSER, ETTA JAMES.
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Quella musica nera anni settanta targata Chess, quel funk imputanito che risveglia l’animo… ah, ci voleva. Attraverso campagne, zone industriali, città. E’ una serata senza luna, non c’è nessuna guiding light ad indicarmi la via. Man mano che mi inoltro nella sera la ferocia che sento dentro si attenua, anche ETTA diventa più sentimentale…
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Desisto dall’impresa che mi sono preposto, non arriverò sino a mare. Non sono nemmeno a Bonomia e mi sa che torno indietro. Prima mi fermo in un bar però. Entro a Forum Gallorum, che poi è Burgus Francus, cioè Castrum Francum, Castelfranco insomma … perdio, perché ho sempre bisogno di perdermi tra le paludi delle filologia ed etimologia? Parcheggio. Entro in un locale sotto ai portici. Bar Crystal. Mi sembra di essere tornato negli anni settanta. Del barista nessuna traccia. In un angolo in fondo al bar due ragazzi, al banco una rossa pressapoco nata nella seconda metà degli anni settanta.
“Buonasera, non c’è il barista?” le chiedo.
“E’ andato di là, immagino arrivi subito”
Ha in mano un drink, sembra uno Spritz ma il colorito vira al porpora, potrebbe essere un Campari.
In attesa che arrivi il barman, il silenzio diventa un po’ imbarazzante. Non voglio attaccar discorso ad ogni costo, non sono un cantante. Se non altro nessuno dei due tira fuori lo smartphone e fa finta di avere mille messaggi da inviare.
“Sei di Castello?” mi chiede?
“No, sono di Locus Nonantulae, ma vivo a Regium Lepidi”
“Se non sono indiscreta, che ci fa qui un lunedì sera qualunque?”
“Non lo so nemmeno io. Cercavo di sbarazzarmi di me stesso. Ero in giro in macchina e sono capitato qui”
Arriva il barman. Ha un gilet bordò con su una targhetta con scritto Eugenio. Ordinerei volentieri un qualcosa di alcolico, ma sono in macchina, meglio di no. “Un crodino grazie”
“Ah, l’analcolico biondo” mi fa lei sorridendo.
“Già. Non è una gran sera questa, preferisco restare lucido”
“Certo, devi sbarazzarti di te stesso dopotutto”.
Simpatica la tipa. Mentre beve il suo drink la scruto, non ha tatuaggi, ha modi gentili, sembra sveglia di intelletto, è un bel tipo…tenesse l’Inter e amasse i LED ZEPPELIN sarebbe perfetta.
Finisco il mio Crodino e pago. Mi verrebbe l’istinto di pagare anche il suo drink, ma desisto, ancora… non voglio fare la parte del typical male. Paga la sua consumazione e fa per uscire. Ci ritroviamo sotto i portici un momento… “Comunque io sono Esther, con l’acca”, e mi allunga la mano. Gliela stringo e mi dico, come le rispondo? Tim, Ittod, Nonantolaslim, SlimTim, BB Tim, Ettore Rinaldi (il cognome con cui mio nonno si presentò a mia nonna per paura di ricevere un no e quindi di screditare il cognome Tirelli), non voglio sembrare troppo informale così opto per l’ufficialità. “E’ un piacere Esther, io sono Stefano”. Qualche altro momento di silenzio.
“Ok, mi sa che mi tocca andare. Allora ciao”.
“Ciao Esther”
Sale sulla sua Renault Kadjar. La guardo fare manovra e andare via. Mi aspetto di vedere l’adesivo dei LED ZEPPELIN e lo stemma dell’Inter sul lunotto per avere una scusa per correrle dietro, ma non è così. Salgo sulla Aor mobile e prendo la stessa direzione della macchina di Esther. Per un po’ procediamo uno dietro all’altra nella stessa direzione, le luci della città brillano così forte, mentre noi le attraversiamo… City lights are oh so bright, as we go sliding… sliding… sliding through.
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…poi lei svolta a sinistra e io proseguo sulla Via Emilia al ritmo del Blues di San Luigi.
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Ritorno nel posto in riva al mondo, metto la macchina in garage. Mi infilo nel letto. Fatico a prender sonno, ma poi, finalmente, cedo. Mi sveglio verso le due, ho una aureola di pelo nero intorno alla testa, Palmiro ha di nuovo preso l’abitudine di venire a dormire sul mio cuscino.
Palmir di notte -foto TT
La mattina mi alzo, la prima nebbia, l’autunno che irrompe…
Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT
Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT
Bonjour tristesse, mi dico, un’altra stagione di ordinaria blueseria mi attende…
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Ma poi, alla fine, basta poco per riprendersi, prima di entrare in macchina mi scrollo di dosso la malinconia, indosso i Ray-Ban, metto in circolo i CHEAP TRICK e tutto torna accettabile.
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La sera a casa di nuovo senza groupie, è in giro a suonare con chissà chi, spaesato gironzolo per per le poche stanze della hoodoo cabinet dove vivo. Un puntata di LOST, un po’ sulla LES PAUL attaccata al Marshall, un po’ di ripulisti tra i bootleg che ho, ma c’è Palmiro che è in a sentimental mood, devo dedicarmi al mio amico peloso…sfrega il suo muso sul mio, fa le fusa, mi dà leggère morsicate sul mento e sul naso, sembra volermi abbracciarmi…l’amicizia tra due mammiferi di specie diverse è davvero qualcosa di cosmico. Thank you Palmir, you are my best friend.
Tim & Palmir 6/10/2016 – In a sentimental mood – autoscatto di TT
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*McLaughlin: Irish and Scottish: Anglicized form of Gaelic Mac Lochlainn ‘son of the Scandinavian’, a patronymic from the personal name Lochlann (see Laughlin).
Ho già accennato alla cosa terribile che mi è capitata recentemente: la nuova macchina acquistata non ha il lettore cd. Per un uomo di blues questo è un fatto che cambia, turba, sconvolge la vita. Già abituarsi agli mp3 è terribile, il corpo delle canzoni si sgonfia, infezioni dell’apparato auditivo in agguato, si diventa una volta di più consapevoli che l’umanità non ha futuro, se poi si pensa che una mattina ci si sveglierà con in testa un disco o un bootleg particolare che non si è messo su chiavetta e non lo si potrà ascoltare durante il lungo tragitto al lavoro, viene da morire. Miserere mei, Zeus, secundum magnam misericordiam tua.
Venuti a patti con la faccenda però, occorre adeguarsi e far buon viso a cattivo gioco.
Mi sono preso così quattro chiavette usb da 64 GB cadauna e ho iniziato a riempirle di musica. A parte che le vendono come usb da 64 giga quando in realtà ne hanno appena 58, riempire 232 GB di file mp3 è una impresa quasi titanica.
Occorre fare il rip dei cd che vuoi metterti sulle chiavette, e cioè estrarre i file contenuti nei dischetti e trasformarli da wav a mp3. Per uno attento ai dettagli come me (altrimenti detto “precisino” dalle persone meno autodisciplinate) è importante collegare ad ogni album, e quindi ad ogni file, l’immagine della copertina relativa.
La sequenza degli eventi è questa: infili il cd nel pc, apri il software Ashampoo / estrai il file del cd in una cartella / rinomini la cartella aggiungendo l’anno d’uscita del disco in modo che l’elenco dei dischi dell’artista in questione sia in ordine cronologico /scarichi da internet una copertina dell’album scegliendo quella dalla cromia più soddisfacente e che non sia troppo pesante in termini di kb / apri il software Metatogger, aggiungi la copertina esterna, trasformi la copertina esterna in copertina integrata (cioè la colleghi ad ogni canzone dell’album), salvi tutto, rimuovi tutto e apri un’altra cartella.
schermata di Metatogger – foto internet
Già così è una discreta lavorata, quando poi infili il cd nel pc e vedi che il database di internet (da cui prendere le informazioni per il disco…titolo canzone, artista, album, anno di uscita) non è disponibile ti viene da sacramentare, perché significa che con Metatogger non devi solo cercare una copertina e fare il collegamento e salvataggio, ma pezzo per pezzo devi aggiungere manualmente titolo, album, artista.
Giocarsi le serate così è da poveretti, lo so, ma sono una persona caparbia e come ho imparato da un film visto ieri su SKY (IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI), le persone caparbie hanno delle ossessioni, una delle mie è questa.
Prima o poi la cosa finirà, una volta terminato di riempire le chiavette (quella ormai con la capacità piena contiene al momento 83 cartelle di artisti diversi, dentro ogni cartella diversi album, per alcuni gruppi tutta la discografia), ma nel frattempo io impazzisco. Ci sono sere che, verso mezzanotte, con gli occhi rossi e ormai in palla causa gli automatismi che digito sulla tastiera, mi dico: “Ma Ittod (di solito mi rivolgo a me stesso in questo modo), ti sembra il caso? E chissenefrega se qualche album non ha la copertina, non morirai mica, no? Lasa cla vaga, per dio, le cose importanti della vita sono altre. Vai a ballare un shake con la groupie, prendi la chitarra e vai sotto la quercia nera vicino allo stradello a strimpellare un blues, fatti una vita insomma”.
Convinto e finalmente libero copio i file così come sono sulle chiavette e vado a dormire.
L’indomani in macchina passa sul display un file musicale senza copertina e un velo di crepe nere mi piomba addosso. Me tapino, come ho potuto. So che la sera stessa dovrò riportare le chiavette su in casa e sistemare tutto. Sì perché già vedo la scena: a pranzo con Mixi, che per queste cose è un metrosexual come me (anzi ancor di più essendo lui un Apple-head abituato a itunes), andiamo con la mia visto che è nuova di zecca. Mixi che curiosa nel media player della macchina…”cazzo Tim, hai cinque album degli APRIL WINE, sei un grande vecchio!”, io che gonfio il petto, lui che aggiunge “il primo dei TESLA, i THIN LIZZY, gli UFO…evvai. ” Mixi che poi clicca sulla selezione casuale… partono i LITTLE FEAT, i CHICAGO, gli ALLMAN, i RETURN TO FOREVER, arriva quindi un pezzo di ELTON JOHN e non c’è la copertina, ne arriva un’altro da TUSK dei FLEETWOOD MAC e anche quello è senza cover, Mixi che mi guarda e mi fa “ma Tim…!”.
Io accosto, apro la portiera, scendo dalla macchina e, disperato, corro verso la brughiera.
Ecco perché stasera sono ancora qui ad aggiungere le cover negli album mancanti e a controllare che tutti i file siano completi di copertine e dei dati corretti.
Primo sabato di settembre. Il bayou reggiano alla sera continua a rimandare vapori. Le due zanzariere principali sono in riparazione (Palmiro ci si allenava a fare free climbing), i due finestroni devono rimanere chiusi se non voglio morire divorato dalle “sarabighe”; il caldo umido si avvinghia come l’edera se decidi di tenere spenta l’aria condizionata. Alfin bisogna uscire.
Io e la groupie montiamo sulla Aor mobile (ne deve fare di km prima di diventare una blues car) e ci spingiamo nella bassa, alla ricerca della brezza che spira sul grande fiume, il MississipPo. Nel buio della notte attraversiamo tratti di campagna così isolata che ci stringiamo stretti l’uno all’altra, nella speranza che la strada ci conduca da qualche parte e non ci lasci in balia dei demoni che intravediamo tra i pioppeti. Nel car stereo – in modalità random – passa ad un certo punto il mio padre putativo, proprio mentre attraversiamo un ponte incorniciato da frasche nere che sembrano ghermire la Aor mobile… sincronicità, ah.
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Arriviamo a Bis Ruptus (Boretto insomma); siam venuti fin qua perché stasera al Lido Po suonano i Killer Queen. Di tribute band dei Queen ormai non se ne può più, ma questi li vedemmo qualche anno fa a Bosco Albergati e ci piacquero parecchio. Sono le 22 passate, il gruppo ha già iniziato. Arriviamo nello spazio palco e notiamo subito che il gruppo ha cambiato il cantante; è un gran peccato, l’ex vocalist era il motivo per cui stasera siamo qui. Stanno facendo un tributo a Bowie, LET’S DANCE. Storco il naso. Segue ANOTHER ONE BITES THE DUST. Così di primo acchito non rimaniamo impressionati. C’è parecchio pubblico, ma come spesso succede è di bocca buona. Basta riconoscere qualche melodia familiare, qualche successo che riporti alla propria storia personale per essere contenti ed applaudire. Notiamo un nuovo elemento, un chitarrista con in braccio un’acustica. Cosa ci faccia lì è un mistero.
Il suono del piano di SOMEBODY TO LOVE è inadeguato, sembra il primo suono che trovi quando vai a provare una tastiera da Lenzotti. Nessuno si accorge di questa cosa, ma il cagacazzo che c’è in me inizia a fare il maestrino. Anche la groupie, che fu amante dei QUEEN, fa una smorfia di disgusto. La chitarra acustica accompagna lo stacco gospel, mi sembra una cosa da matti. Sta proprio male.
Buona INNUENDO, ma benché sul palco ci sia il chitarrista acustico, lo stacco spagnoleggiante è fatto utilizzando una base con i fraseggi di chitarra acustica preregistrati. Mah.
Mai piaciuta SHOW MUST GO ON, ma la gente applaude.
Lunghissima la presentazione della band, per ultimo l’ospite alla chitarra acustica che dicono abbia suonato con diversi artisti italiani famosi. Il tipo si lancia in una improvvisazione fatta di accordini e corde vuote, niente di particolare per qualsiasi chitarrista che non sia alle prime armi. Il tutto è sostenuto dalla batteria, la cosa si dilunga un po’ e diventa surreale quando il baffo inizia ad accennare riff conosciuti. La scelta è così ovvia che inizio a scuotere la testa: SMOKE ON THE WATER (e notare che qui pasticcia il riff), OWNER OF A LONELY HEART, SWEET HOME ALABAMA (Sweet Home Alabama! Si può?) in cui si aggiunge tutto il gruppo che vince il premio per la versione più “centuriona”, e infine LONG TRAIN RUNNING. Finché c’erano avrebbero potuto fare anche LA DONNA CANNONE di De Gregori, (tu dimmi) QUANDO di Pino Daniele e CARO AMICO TI SCRIVO di Dalla.
KQ a Boretto 2016 – foto TT
Finalmente il “buraccione” finisce e allora ripartono con i QUEEN: CRAZY LITTLE THING CALLED LOVE. Tutti ballano sul ritmo di questo gustoso rock and roll , il gruppo allunga troppo la coda e la poveretta vicino a me (ragazza di nemmeno trentanni, bassa, culo grosso, occhiali) deve continuare a ballare (ovvero a darsi continuamente dei calci una volta sulla caviglia destra, una volta sulla caviglia sinistra e così via) fino quasi allo sfinimento. Alla fine le chiedo “devo accompagnarla al pronto soccorso?”
Arriva poi I WANT IT ALL, uno di quei pezzi dei QUEEN che trovo piuttosto brutti. Già il brano per me non è un granché, già non lo suonano i QUEEN ma questi qui, già la gente si mette a suonare la air guitar…è venuto il momento di togliermi di torno.
Il chitarrista e fondatore ha un suo perché, suona bene, è bravo, ha il piglio del leader, ma mi pare che il gruppo si sia spegnendo. Il nuovo cantante (ad occhio e croce direi di origine araba) ha della voce ma non è esattamente bellissima, è soprattutto sembra non avere personalità, e per uno che deve mettersi nei panni di FREDDIE MERCURY è un bel problema. Sì, sono rimasto deluso dato che si vantano di esser stati la prima tribute band italiana dei Queen (since 1995…per i meno accorti: badate che i miei inglesismi esasperati sono ironici), di aver suonato all’Arena di Verona con BRIAN MAY, di essere un gruppo che si appoggia ormai da tanto tempo ad una agenzia … ecco, visto tutto questo lo spettacolo non mi è sembrato sufficientemente professionale.
Ci allontaniamo, compriamo un paio di gelati e facciamo due passi. Ci sono le solite bancarelle di zavaglieria. Di fianco al ristorante c’è un locale da ballo all’aperto. Si balla discomusic anni settanta. La “dimension”, come direbbe Riff, è spumeggiante…
Lido Po Dancing – foto TT
Costeggio il fiume, osservo la barca comunale Amico del Po che ora si chiama Padus…
La “Padus” – foto TT
Chiudo gli occhi e per un momento rivivo l’emozione di essere stato, con Mixi, sul vero bayou intorno a New Orleans, parecchi anni fa. Ritorno in me, il gruppo ha smesso di suonare, ora la mia attenzione è rivolta alla Stradivari, motonave in attesa di trasformarsi in discoteca.
Stradivari – foto TT
Incontro per caso amici della mia vita precedente con i quali scendo verso l’attracco. Chiediamo info alla security. Stasera è prevista una serata a tema anni sessanta, con discoteca e viaggio sul Po. 28 euro a testa. Verso mezzanotte arrivano i primi pulmini con giovani uomini e giovani donne agghindati in stile sixties. Dagli altoparlanti BEATLES, JANIS JOPLIN, ANIMALS…
La groupie è gasatissima, vorrebbe andare, ma 56 euro in due non sono pochi. Decidiamo di rincasare e mentre lo facciamo medito sul fatto che alle 0,30 io torno verso casa e tutti questi giovani, che sembrano usciti dal film Easy Rider, iniziano la loro serata. Sapranno qualcosa della musica al cui ritmo stasera balleranno?
Lido Po Boretto – internet
Riattraversiamo le campagne; è l’una di notte, la selezione casuale propone WHO’S TO BLAME dalla colonna sonora di DEATH WISH II e a seguire SONIC TEXTURES 2 dal disco bonus di LICIFER RISING del cofanetto JIMMY PAGE SOUND TRACKS.
Prigioniero dalla suggestione, nelle vicinanze di un incrocio accosto. La groupie si chiude in macchina, io prendo la chitarra dal bagagliaio. Avanzo fino a che le due carreggiate di campagna si intersecano. Guardo la luna, mi inginocchio. Attendo qualche minuto, mi sembra di intravedere un bagliore, ma forse è solo un’impressione. Non succede nulla, mi alzo, provo un giro di blues ma sono rimasto il chitarrista miserello che sono. Anche stavolta è andata male.
Mesto me torno nel posto in riva al mondo. Mi infilo sotto al lenzuolo e sospiro. Rosedale, goodnight.
Come milioni di italiani sono costretto per lavoro a prendermi le due settimane centrali di agosto di ferie e, per una serie di motivi, in quei quindici giorni non posso allontanarmi troppo dal campo base della Domus Saurea. Quest’anno proviamo le Marche anziché la riviera romagnola. La scelta sin da subito non si rivela felicissima: mare bello e spiaggia tranquilla (le file di ombrelloni sono solo cinque) ma il resto lascia a desiderare.
L’albergo, la cui reclame strepita “miglior Hotel a tre stelle della zona”, non mantiene affatto le promesse. Non ha l’eleganza blues di certi alberghi un po’ dimessi ma ricchi di fascino, qui siamo proprio sul lofi andante. Servizio mezza pensione, a pranzo mi piace stare a ridosso della spiaggia, succube come sono dei ricordi degli anni sessanta/settanta; ogni tanto mia madre preparava qualcosa al sacco e mangiavamo in spiaggia, sotto l’ombrellone…una panino, un toast, una bibita, pesche e uva, le vele bianche all’orizzonte…un tema che da sempre mi porto nel cuore.
E’ il primo giorno, non avendo ancora esplorato in giro, io e la groupie ci sediamo nel primo bar/semi-ristorantino che troviamo sulla spiaggia. Niente servizio al tavolo, tavoli sporchi, peggior piadine mai assaggiate. Lì fuori un uomo di una certa età è alle prese con un aquilone; ad un certo punto per evitare che l’oggetto volante venga fatto prigioniero dall’albero di Charlie Brown, l’uomo di arrampica su di un muretto, ma non ha il physique du role e per poco non si scrocia a terra.
L’uomo con l’aquilone – foto TT
Allibito, continuo a mangiucchiare la pessima piadina, quando entra Peppa Pig…
Peppa Pig – foto di TT
Cerco di distrarmi sfogliando il quotidiano Il Corriere Dell’Adriatico che trovo su di un tavolo, addento la piadina quando incappo in una pubblicità particolare…
Pagina pubblicitaria del Corriere dell’Adriatico – foto TT
Ritorno in spiaggia e cerco di dimenticare. Ceno in hotel; non vorrei apparire per uno a cui non va mai bene nulla, però tutto è cosi lofi che inizio ad innervosirmi. Il cibo, l’atteggiamento del personale di sala, la costante assenza di qualcuno alla reception, la gestione del parcheggio interno, il rumore delle lavatrici che centrifugano tutto il giorno al piano sopra al nostro, il rumore dell’ascensore che sale e che scende tra i muri della camera…dopo essere stato qualche anno fa in Sardinia la prima settimana di giugno con i punti della Coop nulla mi spaventa, ma rimpiango l’efficienza emiliano-romagnola.
La sera non sai dove farti un giretto a piedi, c’è un lungomare che dovrebbero ribattezzare lungoilnulla.
L’indomani cerco di adattarmi, non voglio rovinarmi i pochi giorni di mare che ho a disposizione e faccio di tutto per entrare in modalità Stonebridge (Pontesasso insomma).
Dopo una frugale e spartana colazione (l’hotel non offre di meglio), di buon mattino in spiaggia con la Gazzetta dello Sport e La Repubblica. Faccio due chiacchiere col bagnino, o meglio con colui che è il responsabile della spiaggia, la sera prima è andato a vedere i Chemical Brothers a Pescara. Gli chiedo come è stato, “Un po’ peso” mi dice.
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Mi sparo la Gazza con molto gusto, l’arrivo di Frankie H Nrg (Frank De Boer insomma) sulla panchina dell’Inter mi ha infiammato l’animo. Il mare stamattina è piuttosto mosso, osservo un uomo che prima di entrare in acqua si fa il segno della croce. Poco dopo lo seguo, ma io, prima di tuffarmi tra le onde, mi faccio il segno di Crowley…
Il segno di Crowley
Il segno di Crowley
Troviamo una piadineria sul mare dove torna un po’ di normalità.
View From Piadineria – foto TT
Una piadina come di deve, una Corona ghiacciata, le vele bianche all’orizzonte…inizio a rilassarmi.
La sera porto la Saura a correre sui kart. Guarda caso c’è un piccolo kartodromo lì vicino; è un anno esatto che la motorhead girl non corre ma dopo un paio di giri di riscaldamento ha già fatta sua la pista. Partecipa ad una gara con altri sciammanati. Inutile dire che è lei a vincere. Sono di fianco ad appassionati che commentano la gara; i loro commenti sono tutti rivolti al kart n14 che sta iniziando a doppiare alcuni concorrenti. Non riesco a resistere, mi intrometto “E pensateche è una donna” dico loro. “Cosa? Una donna? “ e iniziano a ridere divertiti. Quando la gara termina e Saura si toglie il casco un mini boato di approvazione la investe.
Saura on Kart – foto TT
In spiaggia passano musica a tratti passabile. Certo, arriva anche la spazzatura latino-americana commerciale, quel cavolo di reggaeton e bachata, ma a sorpresa si sentono anche il Vasco del 1982, Rod Stewart versione cantante confidenziale e i Black Sabbath di Paranoid. Però!
E’ domenica, il mare si è calmato, prima di guardare sul tablet la corsa della MotoGP (quando corre Valentino per la groupie tutto passa in secondo piano) proviamo un ristorantino sul mare. Di nuovo il mio sguardo è fisso sul mare alla ricerca di vele bianche all’orizzonte. Pranzare d’estate a bordo mare mentre mi perdo ad osservare le barche a vela in lontananza mi dà sollievo, una pace malinconica e nostalgica che mi calza a pennello. Canticchio SAIL ON dei FREE, guardo la groupie….chissà cosa pensa di me e delle mie 50 sfumature di blu(es).
Groupie e Freetto Misto – foto TT
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La sera arriviamo a piedi fino a Mala Rupta, tra andata e ritorno quasi sei km. Mica male. C’è un hotel dismesso ormai preda delle piante rampicanti e con le porte d’entrata murate. Sarebbe location ideale per film dell’orrore.
Hotel Terrore – foto TT
Sento comunque che riesco a quietare il mio animo. Svegliarmi al mattino e scrutare il mare è appagante.
Stone Bridge beach – Foto TT
In spiaggia mi attacco al tablet e al lettore di Amazon Music. Metto la riproduzione casuale e di nuovo inizia il dolce naufragare; le vele bianche che scivolano sulla lama dell’orizzonte, il mare calmo, la presenza rassicurante della groupie e gli WHO di MELANCHOLIA. 100% Tim Tirelli.
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Arriva poi la sera in cui mi tocca portare la groupie a Tavullia. Stavolta arriviamo da sud e Saura ha modo di osservare nella vallata il mitologico Ranch, la pista personale di Valentino. Presa dall’emozione di essere nell’hometown dello speed king, lascia tutta felice più di cento euro allo Store VR46. Abbiamo un rendez vous con il nostro amico Floro, Wakehead marchigiano, che ci raggiunge con Francesca e Clelia. Dopo Londra per lo Stone Free Festival è buffo ritrovarci a Tavullia. Dopo cena Floro mi chiede “Ti va una moretta?”. Chiedo lumi. Trattasi di specialità della zona: nel bicchiere un letto a tre strati di rum, anice e sambuca e sopra il caffè con una scorza di limone. Squisita.
Da Rossi – Foto Floro B.
In spiaggia mentre osservo gli aquiloni mi torna in mente un pezzo che scrissi insieme a TOMMY TOGNI, my favourite rambler…
Aquiloni – foto TT
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FILE AUDIO:
Tim Tirelli & Tommy Togni “AQUILONE”
– demo 1995 (Tirelli-Togni – Siae 1991) –
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Riporto Saura al kartodromo. La guardo prepararsi, infilarsi il casco diligentemente portato da casa e i guanti, nella sua J.Page T-shirt ha già lo sguardo dello squalo…poveretti quelli che dovranno gareggiare con lei.
The Killer (speed) Queen – foto TT
Ogni volta che faccio questo tipo di post lo scrivo sempre ma magari qualcuno pensa che io esageri, così stavolta pubblico anche i risultati di fine corsa. Altre due gare, e altre due volte prima. E chi andava più piano e non la faceva passare, bum, lo spingeva fuori pista Mai vista una ragazza del genere prima di conoscere lei. Uno dei responsabili della pista viene a congratularsi “Oh, girare in 28 e 00 non è da tutti, soprattutto se è la prima volta che giri su questo circuito. Sei davvero brava. Complimenti”.
In macchina mentre torniamo si appisola. E’ stremata e indolenzita, come detto è un anno che non corre, e quando lo fa dà tutta se stessa, ma il sorriso e il petto gonfio d’orgoglio la dicono lunga. “Brava Valentina” le dico.
L’ultima sera la passiamo a Pisaurum dove Floro mi fa assaggiare una moretta da sballo… che bella scoperta.
Moretta in Pisaurum – foto TT
Finita la settimana si riparte. La A1 è trafficata, a Imola usciamo e ci facciamo in santa pace un lungo tratto tra le campagne bolognesi, modenesi e reggiane. Passiamo anche per Nonantulae a recuperare Palmiro. Saura non sta più nelle pelle, il diavoletto nero della Tasmania reggiana è la sua ragione di vita. Arriviamo nel posto in riva al mondo, Palmir annusa l’aria, riprende confidenza con i suoi possedimenti quindi va ad esplorare i campi di malghetti.
Palmiro nei malghetti – foto di TT
Anche per quest’anno ferie terminate, cerco di non abbattermi pensando ad un paio di concerti che andrò a vedere tra settembre e ottobre (WHO a Bologna e BAD COMPANY a Glasgow) e alla prossima volta che potrò tornare down by the seaside, see the boats go sailin’…
Arriva il momento di dare l’addio alla blues mobile (la Terry), quasi 10 anni, più di 286.000 km, meglio non rischiare…
Terry’s dashboard – foto TT
Essendo un uomo di blues fatico più del normale a staccarmi dalle persone, dai luoghi e persino dalle cose inanimate. Ho l’anima in pena dunque mentre mi accingo a salire sulla Terry per l’ultima volta. Guardo i suoi occhioni scrutarmi, la sento vibrare tra le mie mani, la accarezzo e le sussurro “cara vecchia Terry, quante ne abbiamo passate insieme”.
Bye bye Terry – Foto TT
Ha accompagnato 10 anni della mia vita, ha attraversato con me momenti duri, come quando ci siamo trovati alle 23,45 di un vigilia di natale su una tangenziale di campagna nel bel mezzo del guado del fiume del cambiamento. Ero un uomo alla deriva ma lei con fermezza e dolcezza seppe tenermi a galla, seppe guidarmi attraverso strade lunghe e tortuose. E’ stata anche la macchina che ha trasportato il vecchio Brian nei suoi ultimi anni…tutti quei giri a Locus Nonantulae per portare il mio vecchio, ormai caduto nelle paludi dell’alzheimer, a prendere un caffè nei bar in cui era solito frequentare. Brian aveva anche preso a riconoscerla, non una cosa automatica per un vecchio alle prese con disturbi cognitivi e ogni volta aggiungeva “dio bon sl’è bela…dio bono come è bella!”.
Malgrado fosse una Fiat è, o meglio era, una macchina di un certo livello quando la presi, la mia prima automobile di classe medio-alta. Top di gamma, 1900, full optional, tettuccio apribile e panoramico, cambio automatico, car stereo con otto casse, etc etc…
L’ ho sempre trattata bene, un paio di tagliandi ogni anno, dal meccanico al primo problemino, svezzata col miglior Rock in circolazione, foto di Recoba nel cassetto-ripostiglio e alla sera prima di metterla in garage le leggevo pagine delle biografie di Guevara, Allende, Garibaldi e Robert Kennedy. Quando faceva i capricci le dicevo “guarda che arriva Aleister Crowley…“. Ah, cara Terry, quanto amore…e ora guardala lì, diversi mesi che non la lavo e in procinto di essere data in permuta ad una concessionaria. Esco dalla agenzia di pratiche auto e l’ abbraccio, prima di farle fare gli ultimi km e portarla alla concessionaria.
I’m in love with my car – foto La Kerla
Arrivato, le do un pacca sul cruscotto e le dico “grazie di tutto Terry” poi mi guardo in giro e, visto che nessuno mi guarda, le do un bacio sul cruscotto. Scendo. Non mi volto a guardarla. Sono turbato. Ma poi cedo, torno indietro per un ultima carezza. Mi accorgo che Saura ha scritto sulla portiera “Ciao Terry”. E’ un oggetto inanimato, sciocco commuoversi così. Chissà a chi andrà in mano.
Entro in concessionaria, sbrigo le pratiche e ritiro la nuova blues mobile che a dir la verità più che blues è una Aor mobile. Mai avrei pensato di prendere un Suv, mai piaciuti, eppure una sera venne Mario a vedere una partita dell’Inter, aveva cambiato macchina da poco; a fine serata lo accompagnai giù in cortile, era un notte buia e tempestosa, ci salutammo in fretta, la mia attenzione era tutta rivolta al tempo, alla notte scura, al vento fortissimo, elaborai solo all’ultimo momento che il mio amico aveva cambiato macchina quando la intravidi lasciare in fretta il cortile. Mi bastarono quei pochissimi secondi per innamorarmene. Il giorno dopo lo chiamai e mi feci dire, marca, modello e colore.
Ed ora eccomi qui che felice scorrazzo sulla mia nuova Aor mobile, chi lo avrebbe detto. Ogni tanto penso alla Terry, ma ormai sono preso da questo nuovo amore.
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C’è però un unico inconveniente: non la il lettore cd. Ed è un lavoro da matti. Ormai su 10 nuovi modelli che escono nove non hanno più il lettore cd. E’ una cosa davvero antipatica ed è un altro segnale di come la razza umana sia destinata all’estinzione. Ormai si va solo di chiavette usb e di mp3. Per me è un trauma. Io gli mp3 li ho sempre odiati. Hanno un bel da dire che dagli mp3 sono tagliate solo le frequenze che l’orecchio umano non sente, sarà anche suggestione ma io quando ascolto i pezzi in macchina sento che manca il “corpo” del brano, benché mentre faccio il Rip dai file wav selezioni sempre la massima qualità di mp3. Ma d’altra parte se una canzone di 4 minuti pesa più o meno 50mb in wav e viene portata (ben che vada) a 5mb in mp3 qualcosa cambierà, no?
Per quanto sia comodo non portare più cd in macchina, è scomodissimo dover “rippare” un sacco di tuoi cd e metterli sulle chiavette. Io poi sono un tipo scrupoloso, di chiavette devo prenderne almeno 3 da 64 gb: una per i nomi a cui sono più legati (LZ, Bad C, Free, ELP, J & E Winter, Robert Johnson e Muddy Waters), una per gli artisti internazionali e una per la musica italiana. In più sono un esteta, ogni cd devo collegarlo alla foto di copertina e per farlo, una volta “rippato”, tramite un programmino apposito (Creevity Mp3 Cover Dowloader) collegomanulamente la cover ad ogni brano. Se poi devo fare il Rip di un bootleg o di una compilation da me creata (e quindi senza informazioni automatiche prese da internet), oltre alla cover, canzone per canzone devo inserire nome del pezzo, artista e album. Se poi una mattina mi alzo con la voglia di ascoltare un cd che non ho messo su chiavetta o che faccio il Rip e tutta la trafila sopracitata saltando la colazione per arrivare in orario in ufficio o che entro in macchina con le pive nel sacco. E se decido di fare il Rip, dato che lo faccio appena sveglio, è probabile che commetta degli errori, che un brano lo lasci senza copertina, cosicché la sera mi tocca portare la chiavetta in casa e correggere l’errore. Insomma, una vita d’inferno. Povero me.
Ricordo ciò che scrisse il mio amico Giancarlo Trombetti a commento di un post scritto il 5 marzo 2016 dove esaminavo le mie reazioni dopo un mese esatta dalla scomparsa del vecchio Brian.
“Non è sentimentalismo da strapazzo, Tim. E’ la vita che ti scorre sotto il naso, non puoi evitarlo. Non sei mai stato pronto prima e non ti passerà mai, dopo. Imparerai a pensarci un po’ meno, poco per volta, ma non dimenticherai mai, anzi: ti torneranno in mente dozzine di cose che avevi completamente cancellato. E quasi sempre tutte belle. Sentirai tuo babbo vicino, a volte, una sensazione che ti sembrerà frutto di suggestione, di decenni di racconti “magici” religiosi cui non hai mai creduto, ma che scoprirai avere un senso. Diverso, ma un senso preciso. Ti scoprirai a parlare da solo, con tua mamma, tuo padre, sperando davvero di ottenere una risposta che loro ti hanno già dato mille volte. Ma la cosa peggiore, quella cui no ti abituerai mai è scoprire di essere divenuto più tenero, più aggredibile dalla vita. Ti imbatterai sempre più spesso in sciocchezze su cui glissavi con dignità che ti faranno commuovere e se non sarai solo dovrai imparare a gestire il respiro, il suo ritmo, per non farti scorgere dagli altri. Perché ci si vergogna sempre di essere sensibili. “And I’ve never gotten used to it, I’ve just learned to turn it off/ Either I’m too sensitive or else I’m gettin’ soft”, cantava Dylan… ed è esattamente così. Lascia fare, opporsi non servirà a niente. E’ la vita. E’ così per chi ha un cuore”.
Scrissi in quel post che non vedevo l’ora che passasse un po’ di tempo per permettere alla elaborazione del lutto di fare il suo corso e dunque di stare un po’ meglio, di venire a patti con il ciclo della vita. Ora, sono passati sei mesi e la situazione è più o meno la stessa. Oddio, la vita continua a scorrere, certe cose te le lasci alle spalle (o almeno credi), ti sembra di gestire tutto con buon spirito e maturità, ma quella vibrazione di sottofondo che si legge tra le righe di Giancarlo è sempre pronta a scuoterti.
Sei assorto nella tua vita, nelle tue attività e zacchete, basta un nonnulla per tornare a commuoverti come un bambino.
Aggiungo qualcosa alla lista della spesa e mi viene in mente quando compilavo la sua, organizzando le cose da comprare secondo la distribuzioni degli scaffali del supermercato in cui andavo. Spesa fatta di corsa al sabato mattina di buon ora per poi correre a casa sua, svegliarlo, fargli il bagno e portarlo a fare un giro.
In giro per Mutina per lavoro, a volte lambisco il quartiere della struttura dove era ospite ultimamente e in modo inconscio mi dico: “Veh, finché son qui faccio un salto a trovare Brian”, per poi trasalire in un “ah, già, è vero …”
Mi aggiusto il pizzetto col rasoio e mi torna in mente quando lo obbligavo a farsi la barba, dopo averlo lavato. Un po’ si ribellava, ogni azione che devi compiere sotto i colpi dell’alzheimer diventa una peso, ma bastava ricordargli che una volta finito saremmo andati a Locus Nonantulae a prendere un caffè al bar e la volontà tornava ad animarlo.
Poi, a volte, anche se faccio tutt’altro, mi arriva questa improvvisa brezza di ricordi che mi fa vacillare…vividi momenti passati insiemi mi tornano su dall’animo con una chiarezza sorprendente … le nostre scaramucce, le partite dell’Inter guardate insieme dove ormai dovevo spiegargli tutto perché faceva fatica a distinguere tutti quei replay dalle azioni in diretta, i disegni che gli facevo colorare, le nostre chiacchierate un po’ sghembe, le mani con cui si aggrappava alle mie quasi fossi un appiglio sicuro, un riparo dalle paludi dei disturbi cognitivi.
Lacrime calde scendono in questa estate calda, momenti di tristezza universale che mi attanagliano, graffiti spirituali che mi ritrovo sull’animo. E’ davvero difficile rapportarsi con il concetto definitivo della morte.
Quando Brian perse suo padre, mio nonno Ettore morto a 90 anni nel 1986, aveva più o meno l’età che ho io adesso, e da figlio mi sembrò strano vederlo piangere per la dipartita del suo vecchio, ma ora io faccio lo stesso, e anche se spesso mi dico che sono un pezzo (va beh, un pezzetto) d’uomo e che non devo commuovermi come una femminuccia, capisco che è una cosa naturale, soprattutto per gli uomini di blues come noi.
Così guardo il cielo e ripenso alla frase che MAX 6759 scrisse in un commento: “A me da’ grande sollievo questa frase di Isabelle Allende : “Se saprai ricordarmi sarò sempre con te”.
Così mi verso un Sourhern Comfort, guardo il cielo, sospiro e lo butto giù tutto d’un fiato.
Borgo Massenzio è una frazione di Regium Lepidi, non fa comune e dunque non è strutturato geograficamente come tale, non c’è una piazza vera e propria, tutto si snoda attorno alla via principale. Per essere una frazione non è niente male, c’è la farmacia, l’ufficio postale, persino un teatro. Logico che le attività estive si tengano nell’ampio spazio antistante la chiesa (a dir la verità proprio bruttina, un simil barocco per niente riuscito).
La Domus Saurea è sita in quello che io chiamo il posto in riva al mondo, una stradina assai stretta e chiusa lunga circa 2 km che si inoltra nella campagna. La Domus è circa a metà, a quasi un km dalla chiesa. Essendo “tutta campagna” chiaro che quando le campane risuonano nell’aria si sentono.
Ecco, l’altra sera ero a letto, in quell’ora sempre un po’ così che sta tra le 23 e le 24. Palmiro sdraiato sul pavimento in cerca di refrigerio, le finestre aperte vista la gradevole e inusuale brezza estiva, la groupie di fianco a leggere l’ultimo capolavoro (a suo di dire) di STEPHEN KING. Io chino su I QUATTRO CAVALIERI DELL’APOCALISSE, il libro su Green, Page, Clapton e Beck di MAX STEFANI; dalla finestra arrivano echi di canzoni, una band sta intrattenendo la serata BorgoMassenziese. Cerco di restare concentrato sull’ultima fatica di MAX, ma non riesco.
Tra i rimbombi sonori che la musica produce attraversando le campagne, distinguo canzoni e performance. Ci sono pezzi di DEEP PURPLE, FIORDALISO, MATIA BAZAR, DOOBIE BROTHERS, UMBERTO TOZZI, RETTORE, COLONNA SONORA DI FLASHDANCE, SHOCKING BLUE, VAN HALEN, KISS, TOTO, TINA TURNER e, mi par di ricordare, HEATHER PARISI (sì, quella della “formica che non cicala mica”).
Canta una donna, la voce sembra quella di RITA PAVONE, sento che il chitarrista sembra far bene l’assolo di JUMP, e quando uno della vecchia scuola come me sente uno che fa bene un assolo di VAN HALEN automaticamente scatta il commento (con forte accento modenese) “zio can s’è bravo ‘sto qui”, senza pensare che gli assoli di EDDIE oggi li sanno fare anche certi tredicenni che vanno da Lenzotti a provare le chitarre e che saper fare l’assolo di JUMP ormai equivale a quello che era per quelli della mia generazione imparare quello di RAMBLING ON MY MIND di CLAPTON sul disco dei BLUESBREAKER di JOHN MAYALL.
Edward Van Halen
La groupie commenta: “Questi sono proprio delle p****ne. I pezzi poi li fanno tutti “pari”; la Valentino Rossi del Rock And Roll intende che è un gruppo che pur di accontentare tutti si mette a suonare qualsiasi cosa e che i brani sono tutti piatti, che non vengono rispettati i “figadini” contenuti negli originali, che sono dunque versioni da “centurioni”, come direbbe Riff, e innocue. E nocive aggiungerei; svuotare di significati certi pezzi mi pare un lavoro da pazzi. Ma evidentemente deve sembrarlo solo a me perché sempre più frequentemente registro la totale assuefazione della gente a qualsiasi bizzarria, stranezza e mediocrità. HEATHER PARIS e i VAN HALEN? Ma certo! I DEEP PURPLE e FIORDALISO, what’s the problem man? Ormai è chiaro, il Rock è solo un genere musicale. Null’altro.
Il problema è che poi mi arrovello, che aggancio la faccenda al cambiamento culturale in atto, e che l’humus in cui mi ritrovo non ha più il valore a cui ero abituato ed è una faccenda che non riesco ad accettare. Il problema è mio s’intende, tutto cambia, questo è un dato di fatto, ma fatico ad inserirmi in quello che reputo sia un downgrade umanistico. Mi sembra che i distinguo, gli approfondimenti, un certo livello di conoscenza siano sempre più riservati ad una piccola percentuale dell’umanità. Questo mi getta nello sconforto.
ACQUA CALDA
Siamo in piena estate. Fa caldo. Nonostante ciò è un po’ che spesso, quando vado in bagno e faccio per lavarmi le mani, trovo il miscelatore rivolto tutto a sinistra, sul rosso. Dapprima pensavo: magari è qualcuno che deve lavare il contenitore dell’insalata, una tazza e cose del genere, ma poi ho visto che succede a tutte le ore del giorno. Dunque c’è qualcuno tra le persone che frequento quotidianamente che in luglio si lava le mani con l’acqua molto calda. Ora guardo i colleghi in modo diverso. E se sto in ufficio fino a tardi mi chiudo nella mia stanza a doppia mandata.
FAMILY BANKER & ROUGH DIAMONDS
Istituto di credito, prima mattina di un giorno di luglio. Inizio le pratiche per chiudere il c/c del vecchio Brian. Ormai gli interni delle banche hanno perso l’aspetto serioso d’un tempo, non ci sono più sportelli a mo’ di barriera, ora sembra di entrare in un wine-bar per un aperitivo con gli amici, oppure in un internet point. Mi riceve l’ addetta con cui avevo appuntamento, la quale dopo un po’ si allontana per fare fotocopie. Osservo la sua postazione. Due grandi foto di quello che immagino sia suo figlio e un disegno, che sembra fatto da un toporagno ma di cui deve essere autore il rampollo appunto, di uno di quei pupazzetti gialli (a forma di contenitore delle sorprese delle uova di pasqua) per bambini , non voglio nemmeno saperne il nome. Foto e disegno spiccano su tutto il resto. Il bon ton da dipendente imporrebbe un po’ di sobrietà e di non personalizzare troppo la propria postazione, ma evidentemente il bon ton non è contemplato in questi casi. Mi vengono alla mente altre scrivanie e postazioni di uffici che frequento per lavoro piene di disegni fatti da bambini (una ne ha additrittura 7) e foto degli stessi. Mah, mi dico, ma poi ripenso al mio ufficio, sui muri foto e quadretti del DARK LORD, degli ELP, di ROBERT JOHNSON, della BAD COMPANY e di PALMIRO. Prendo uno specchio, mi guardo negli occhi e mi dico “E allora? Come la mettiamo?”
Torna la bancaria. Terminate le formalità burocratiche (comunque dovrò tornare altre due volte) mi chiede se sono interessato ad investire qualcosa. Mi dice che adesso il bene rifugio che sta prendendo piede è quello dei diamanti. Mi guardo in giro per essere sicuro che stia dicendo a me. “No, grazie, gli unici diamanti a cui sono interessato sono quelli della BAD COMPANY”, “Scusi?”
SOTTO LE STELLE DEL MESSICO A TRAPANAR
Vado dal dentista per il solito controllo semestrale. Dalla nuova targhetta che trovo sulla porta d’ingresso capisco che il dentista a cui facevo riferimento da 31 anni è andato in pensione e che ora c’è la dottoressa messicana. Nessun problema certo, ma mentre son lì sulla poltroncina sotto i ferri della dottoressa guapa e della sua assistente, soppeso il tutto e arrivo alla conclusione che non mi sarei mai aspettato di avere una dentista messicana (o finlandese, giapponese, capoverdiana…non è un problema di etnia). Son di Modena, mica di Los Angeles, chi se lo aspettava il dentista straniero? D’altra parte avrei mai pensato di diventare un tifoso di una squadra di calcio guidata da cinesi?
Doveva essere solo una visita di controllo, ma esco dopo aver speso 230 euro per pulizia e piccola otturazione e preso accordi per un altro intervento da 900 euro. ¡Ay! ¡ay! ¡ay! ¡ay!, ¡canta y no llores!Porque cantando se alegran, cielito lindo, los corazones.
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Risalgo in macchina, penso a tutte queste cose; prendo uno dei raccoglitori dei CD, lo sfoglio, alzo la testa, do un’occhiata alle assolate e calde lande emiliane, chino la testa, scelgo il cd, lo inserisco nel lettore. Ingrano la D, la blues mobile si muove e mi immetto nello sciame di disgraziati che stanno andando da qualche parte … al lavoro, a prendere un treno che li porti via, a scopare qualcuno, a buttarsi giù da un ponte o ad ammazzare qualche “scimmia nera” che ha avuto l’impudenza di venire a cercare maggior fortuna sulle coste italiche.
Avrei bisogno di un goccetto…
Another day In a whiskey state of mind A bottle of whiskey boy Ain’t no place to hide
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Tishamingo first album
…per fortuna che ci sono i TISHAMINGO dunque …
…e JONI MITCHELL, i LITTLE FEAT, BILLY JOEL, i BEATLES, i ROLLING STONES, i LED ZPPELIN, i FREE, JOHNNY & EDGAR WINTER, gli ALLMAN, gli WHO, gli WINGS, i FIRM, la BAD COMPANY, AL DI MEOLA, i THIN LIZZY, i DETECTIVE, gli ELP, i GENESIS, gli YES, la PREMIATA, SANTANA, i PETER GREEN’S FLEETWOOD MAC, gli AEROSMITH, gli APRIL WINE, AARON COPLAND, BUDDY RICH, i CANNED HEAT, i BLACK CROWES, CSN&Y, gli HEART, ROBERT JOHNSON, MUDDY WATERS, gli EAGLES, i MAHOGANY RUSH, i MOTT THE HOOPLE, i PINK FLOYD, BRIAN SETZER, il TRIETTO, BENNATO, BATTISTI, la BERTE’, IVAN GRAZIANI, DE GREGORI, FINARDI, STEFANO PICCAGLIANI, PIERO MARRAS, DALLA, DANIELE, SUPER GASOLINE BLUES, i PROCOL HARUM, i QUEEN, GUSTAV HOLST, BERNESTEIN, MUSSORGSKY, PROKOFIEV, i QUEEN, i VAN HALEN, WARREN ZEVON, gli UFO, i CHEAP TRICK, i TEN YEARS AFTER, i CREAM, i BOC, i SUPERTRAMP, LINDA RONSTADT, i MONTRSOE, i CLASH, i DAMNED, RICK DERRINGER, BOB DYLAN, gli EAGLES, la MARSHALL TUCKER BAND, JOHN MILES, etc etc…
Io con Londra e l’Inghilterra ho sempre avuto un rapporto un po’ strano, a differenza di amici e conoscenti che le considerano “casa” io a pelle non ho mai avuto simpatie particolari per quella terra e i suoi abitanti. Musicalmente sono nato col Rock inglese, molti dei miei musicisti e gruppi preferiti sono inglesi, ma non mi è mai scattato l’amore per quelle lande, quelle tradizioni, quella cultura. Non fosse stato per il Rock, non avrei avuto nessun interesse per la Britannia. Visto però che nell’America del Nord ad un certo punto l’inglese diventò la lingua ufficiale (prima o poi sul blog farò una riflessione su come sarebbero stati il blues e il rock se fosse stata la lingua francese, spagnola o italiana a colonizzare il nuovo mondo) e che dunque i primi dischi di blues arrivarono nei porti europei dove si parlava la stessa lingua, ho dovuto rapportarmi con la perfida Albione. La groupie con cui sto invece è una amante della Britannia, della tradizione celtica, del Signore Degli Anelli, di Harry Potter, degli Yes e Rick Wakeman (degli Who e dei LZ as well). Visto che quest’ultimo il 19 giugno porterà sul palco dello Stone Free Festival KING ARTHUR con tanto di orchestra, mi tocca andare.
ORIO AL SERIO BLUES:
L’hostess al gate di Orio al Serio è sorridente e gentilissima con i clienti della Priority Class, indifferente e tendente allo scazzato con noi “poveretti”. Volare non è la mia attività preferita, soffro di vertigini e decollo e atterraggio mi danno molto da fare, ma se voglio mettere il naso fuori dall’Emilia non posso fare altro che salire sugli aeroplani e partire.
Orio Al Serio blues
Stringo forte la mano della groupie poi, quando siamo in quota, mi rilasso, ma sbircio sì e no solo un paio di volte dal finestrino. Rimango spesso con gli occhi chiusi, per mantenere un certo aplomb recito mentalmente i testi dei FIRM…
Drifting like clouds in a soft summer sky walkin on air to the cool summer night let all this time just go drifting on by they may say its a waste but I dont mind
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STANSTED BY ME
Atterriamo a Stansted, mangiamo qualcosa quindi treno Stansted-Liverpool Street station di Londra.
A Bishops Stortford, che ribattezzo subito il guado storto del vescovo (in realtà significa guado su lingue di terra del vescovo (William, di Londra), guardo le casette vicino alla ferrovia e dico,” a Bishops Stortford ci vivi poi te”.
London bound – photo TT
SITTING ON THE DOCKLANDS OF BAY
Io ho un buon senso dell’orientamento e buone capacità organizzative, ma con me ho una sorta di wonder woman assai portata per questo tipo di cose, così le lascio carta bianca; Saura poi ha una passione/ossessione per il dedalo di linee dell’underground e nel giro di mezza giornata avrà il totale controllo di esse. LIVERPOOL STREET, TOWER HILL quindi TOWER GATEWAY dove prendiamo la Docklands Light Railroad per POPLAR. Unico errore del nostro soggiorno: ci fossimo fermati alla successiva, BLACKWALL, ci saremmo trovati a 200 metri dall’hotel, invece così le centinaia di metri sono parecchie di più da fare, sotto la pioggia of course. Welcome in London Tim Tirelli.
L’albergo è un tre stelle niente male, vicino alla O2 Arena ma sull’altra sponda. Niente bidet. Maledetti inglesi. Sistemiamo le nostre cose e di nuovo diretti in centro (con la groupie non si può perdere tempo a rilassarsi un momento). Inizio con la mia ossessione di tradurre tutto.
Prendiamo la metro a MURO NERO (BLACKWALL), passiamo la fermata di PIOPPO (POPLAR insomma), un paio di altre e siamo a PORTA DELLA TORRE (TOWER GATEWAY). Qualche passo e siamo a COLLETORRE (TOWER HILL) da dove ci dirigiamo in centro.
Ci fermiamo a Leicester Square per un giretto. Mi sale un po’ di malinconia nel ritrovare quel locale, vicino all’Hyppodrome, dove mangiai 30 anni fa con Pop e Laura. Così alzo lo sguardo e faccio un immaginario brindisi agli amici assenti.
Mi guardo intorno…bus rossi e il Big Ben sullo sfondo…sì, sono a Londra.
Londra – Photo Saura T
Finché siam lì facciamo un salto alla Westminster Abbey, aspettiamo che suoni il Big Ben…
London Town – photo TT
…diamo un occhiata al London Eye…
photo TT
e ci facciamo una cenetta da Garfunkel’s a base di fish’n’chips. Un birra, una limonata, due fish and chips 33 sterline (46 euro).
Fish & Chips d’ordinanza – London Town –
Torniamo con facilità, siamo già esperti dell’underground e della Docklands Light railroad. Controllo la mia Oyster card dell’underground: ho già speso quasi 15 sterline a furia di girare (in due più o meno 40 euro).
Uomo e donna di blues a Londra – photo TT
In albergo, accendiamo la tivù, sulla BBC è c’è un documentario sul Rock dove Rick Wakeman è la voce narrante…
Rick’s documetary on the BBC
LADIES AND GENTLEMEN: THE ROLLING STONES
Giovedì, colazione all’inglese. Thé senza limone, beacon, fagioli. Mah. Ogni colazione in albergo 10 sterline a testa, in due 26 euro. Ha ragione il mio amico Doc: una settimana a Londra ti costa come un viaggio alle Maldive.
photo TT
Dalla DLR (l’acronimo della Ferrovia Leggera dei Bacini che ha me fa sempre venire in mente David Lee Roth) scatto una foto…
Terrace – photo TT
Siamo diretti alla mostra dei ROLLING STONES in King’s Road. Saura è sempre più affascinata dal sistema delle linee dell’Underground londinese, l’ammira appena può.
Saura, the London Underground map expert – photo TT
Venni a Londra nel 1981 e nel 1986 e la cosa che oggi mi colpisce di più rispetto ad allora è il numero di edifici in costruzione (oltre al fatto che è tutto carissimo, appunto). Londra, centro e periferia, è un cantiere continuo. Gru modernissime svettano ad altezze vertiginose. Gli inglesi sono davvero decisi a rendere la città moderna e al passo con i tempi.
Londra – photo Saura T
Rolling Stones Exhibitionism: costo biglietto giorni feriali 21,5 sterline (in due 56 euro).
La mostra è fatta davvero molto molto bene. C’è la ricostruzione fedelissima delle stanze dell’appartamento dove vivevano, degli studi di registrazione, ci sono le chitarre messe in mostra. Davanti a quelle di KEITH RICHARDS rimango spesso estasiato. Snobbo quelle dell’altro chitarrista e mi interrogo una volta di più circa questa mia idiosincrasia nei confronti di Ron Wood. Non è solo che non mi piace come chitarrista, proprio non lo reggo in generale. C’è la possibilità di ascoltare in cuffia (in coppia) alcuni pezzi e di missarli come si desidera. Su MISS YOU abbasso tutte le piste tranne quella della chitarra di KEITH RICHARDS. Il risultato è piuttosto sconfortante. Ora, che KEITH sia un chitarrista, diciamo così, “particolare” è cosa nota, che il suo fascino derivi dal suo modo d’ essere e dalle canzoni che ha scritto è ovvio, che la tecnica chitarrista non faccia parte del suo bagaglio è fuori discussione, che il Rock And Roll non sia (per fortuna) una scienza esatta è altrettanto vero, ma sentire una traccia di chitarra così poco professionale e suonata così approssimativamente su un disco di successo del 1978 è davvero incredibile. Nel missaggio finale la magagne si nascondono nel “buraccione” generale, ma sentirla così in solitaria è sorprendente. Saura mi guarda stupita e divertita, anche io lo sono ma scuoto la testa…vorrei fermarmi lì e non sentire più nulla.
Ci buttiamo su START ME UP, stavolta è la chitarra di RON WOOD che teniamo alta e il risultato è ancora più lofi di quello appena ascoltato. Almeno KEITH RICHARDS è KEITH RICHARDS, che ci faccia RON WOOD nei ROLLING è davvero incomprensibile. Sì lo so, è uno che scherza sempre, che tiene alto il morale del gruppo, che non rompe il cazzo e che va d’accordo con KEITH, ma mamma mia che musicista lofi! E stiamo parlando di uno che ha suonato nel JEFF BECK GROUP, nei FACES e nei ROLLING STONES. E’ proprio vero che in quegli anni se ti trovavi a Londra e frequentavi il giro musicale avevi alte probabilità di entrare a fare parte della storia del Rock. Invidioso? Forse, ma che culo ragazzi. Sentire la sua traccia su START ME UP mi fa rabbrividire.
Contemplo i fogli su cui JAGGER ha scritto i testi delle canzoni, i vestiti con cui si sono presentati negli anni sul palco, le copertine e gli scatti che le hanno create.
Alla fine del tour entri in una sorta di backstage, ti muniscono di occhiali 3D e ti fanno entrare se non sul palco almeno nelle prime file. Parte SATISFACTION da uno degli ultimi concerti e tu ti ritrovi fianco a fianco con MICK & KEITH. Fantastico. La mostra finisce. La consiglio a tutti.
Usciamo, e insieme a noi lo fa anche GIANNA NANNINI. Ci fermiamo a parlare un poco. Gianna commenta che “ormai così non suona più nessuno” prima di rientrare a cercare gli occhiali che ha perso. Già, quello era un modo di suonare e registrare che ormai non si usa più. Ormai anche artisti che in qualche modo sono sempre stati legati al Rock vanno sul palco e fingono di suonare la chitarra mentre il nastro col loro strumento registrato passa per l’impianto. E non sto parlando di chissà che, ma di semplicissime (!) parti di chitarra d’accompagnamento di un cantautore Rock di grande successo delle mie parti. Ormai nessuno ha più il coraggio di osare nemmeno le cose più semplici.
Rolling Stones Exhibitionism – photo TT
SWAN SONG MEMORIES
Percorriamo tutta la bella KING’S ROAD e facciamo una sosta al 484. Ci passai 35 anni fa, allora suonai e ebbi modo di parlare con SIAN MEREDITH, la segretaria, la quale mi regalò un copia del programma di Knebworth 1979. Sì, siamo nell’edificio dell’ex etichetta SWAN SONG, quella dei miei amati LZ. E’ chiusa da più di trent’anni, ma per un fan come me è comunque emozionante essere qui. Non troppo tempo fa ci venne anche JIMMY POIGE.
Jimmy Page in Kings Road – Photo Ross Halfin
Swan Song memories – Photo Saura T
L’edificio è piuttosto dismesso
Di fronte, il pub che ricordavo.
photo TT
Pubblico qualche foto su facebook e qualcuno mi critica per il carattere da “pellegrinaggio” che sta assumendo il mio viaggio, ma non me curo. L’andare alla ricerca di certe cose mi dà l’occasione di vivere la città, quartieri, periferie. Ed è quello che voglio. In underground sento una signora italiana chiedere a due ragazze (una delle quali deve essere sua figlia) che evidentemente sono a Londra da un po’ per studio: “Ma cosa c’è da vedere nel posto in cui stiamo andando?”, risposta della figlia “Boh… è una via con dei negozi”.
photo TT
Londra – photo Saura T
Pranziamo da PRET A MANGER. Ci serve una ragazza italiana. Cibi naturali e freschi ad un prezzo contenuto. In due 16 sterline. Poco più di venti euro.
HOUSES OF THE HOLY
Ci incamminiamo verso Kensington. Il quartiere è uno dei più esclusivi, mi piace molto da sempre. E’ bello girarlo in lungo e in largo, tra strade principali e vie più oblique. Cerco tra le pieghe echi della Swingin’ London. Porto la groupie a vedere la casa di FREDDIE MERCURY.
FM’s Garden Lodge – Photo TT
Avevo visto diverse foto in internet, ora sono qui e la cosa mi sembra speciale. Sì, perché al di là delle facili critiche che si possono rivolgere ai QUEEN per i diversi passi falsi fatti negli anni ottanta, va ricordato che sono stati un grande gruppo.
FM’s Garden Lodge – Photo Saura T
Una ulteriore passeggiata e arriviamo alla TOWER HOUSE, splendida townhouse costruita nella seconda metà dell’ottocento dall’architetto WILLIAM BURGES. Avendo visto documentari BBC su di essa, foto degli interni e letto qualcosa sulla sua storia, non posso che lasciarmi suggestionare ancora una volta da questa magnifica costruzione.
La Tower House nel 1880
Questa è naturalmente la casa Londinese di JIMMY PAGE. Ora lui è in California per quel cavolo di processo su STAIRWAY TO HEAVEN, il cancello è chiuso con lucchetto, tutto tace. Quando venni nel 1986, il cancelletto era aperto, un budda dorato faceva capolino da una delle finestre e fu facile lasciare qualche copia della fanzine che allora pubblicavo nella buca delle lettere. Mentre sono qui mi interrogo sulla mia condizione di fan del DARK LORD. Saura è gasatissima.
The Dark Lord’s Tower House – photo TT
Me la gusto ancora un po’ la Tower House …
poi Saura mi scatta un paio di foto e ce ne andiamo
The Dark Lord’s Tower House – photo Saura T
Come mi ha chiesto, con sarcasmo, il mio amico Frank, controllo i lavori di ristrutturazione della casa a fianco, la WOODLAND HOUSE. Lavori che tanto hanno fatto imbestialire PAGE. La casa oggi appartiene a ROBBIE WILLIAMS, ma fino al 2013 è stata la residenza del registra MICHAEL WINNER, colui che diresse tra gli altri IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE 2 per cui PAGE nel 1982 pubblicò la colonna sonora e SCREAM FOR HELP (colonna sonora di JOHN PAUL JONES).
Michale Winner & Jimmy Page – London 1982
PIGS ON THE WING
Ci facciamo poi REGENT STREET, andiamo a vedere una targa alla memoria di CHRIS SQUIRE a SOHO, poi fermate obbligatorie a PICCADILLY CIRCUS e a DENMARK STREET, quindi bus per BATTERSEA: la centrale elettrica sopra cui volavano i maiali devo vederla…
Battersea Power Station – photo TT
Da lì torniamo in centro nel secondo piano di un bus. Osservo la città e penso a come noi essere umani siamo capaci di imprese incredibili. Un città da otto milioni di abitanti e riusciamo ad organizzarla, a dare un lavoro, una casa, una bagno, fogne, luce elettrica, cibo etc etc a tutti (o quasi). Poi falliamo miseramente quando c’è da condividere concetti quali unità, fratellanza, solidarietà, tolleranza.
On the Magic Bus – photo TT
Where’s that confounded bridge? – photo TT
Torniamo nei Docklands, una doccia e siamo pronti per la cena. Stasera non torniamo in centro, secondo il contapassi del telefonino solo oggi abbiamo fatto a piedi ben più di dieci km. Sono sufficienti. Ed è sufficiente anche il cibo inglese, tutta quella carne, quel fritto, quella cucina non certo sopraffina. A duecento metri dall’albergo c’è un ristorante italiano…una pizza e una pasta, una pausa culinaria benedetta. Totale 40 euro.
Bianco’s, Docklands – photo TT
Dopo cena facciamo due passi, cammino a bordo fiume col mio blues mentre guardo la O2 arena sull’altra sponda.
Dusk on O2 – photo TT
THE ENDLESS ENIGMA
Venerdì mattina vorrei andare a vedere l’edificio della MANTICORE RECORDS; arrivo all’indirizzo trovato in internet, ma mi accorgo che è sbagliato e che il vecchio cinema ODEON che dal 1973 al 1977 diventò la sede della MANTICORE (e dove i LZ fecero le prove per il tour del 1977) fu abbattuto tempo fa. Peccato. Ma se non altro ho occasione di vivere Londra dall’interno, in questo caso il quartiere MAYFAIR.
ELP Manticore Studios in the 70s
Mayfair – London – Photo Saura T
SOMETHING IN THE WAY SHE MOVES
Di nuovo in underground, ABBEY ROAD STUDIOS bound. Un’occhiata in giro, la classica foto sul passaggio pedonale più celebre della storia e ci rimettiamo di nuovo in cammino.
Abbey Road Studios – photo Saura T.
Saura walks that walk at Abbey Road Studios – Photo TT
ALL RIGHT NOW
Ci dirigiamo verso i confini della città, a GOLDERS GREEN, un area dove vivono parecchi ebrei. Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento furono costruiti un cimitero e un crematorium ebraici.
Golders Green – Photo TT
Siamo diretti verso quest’ultimo, devo omaggiare il ricordo di uno dei chitarristi che mi hanno formato.
Golders Green – Photo TT
Il posto è magnifico: molto verde, pace assoluta, spazi ampi, lo percorro quasi tutto, fino alla “casetta” posta alla fine…
Golders Green – Photo ST
Golders Green – Photo Saura T
Golders Green – Photo TT
Lì posso raccogliermi un momento e rivolgere i miei pensieri ad un’anima blues, PAUL KOSSOFF.
Blue soul at Golders Green – Photo TT
Camminiamo in tutta tranquillità, è il senso di pace a prevalere. Davvero un bel posto dove essere ricordati.
Golders Green – Photo TT
Tra l’altro è lì che si ricordano altri due personaggi illustri del Rock.
Golders Green – Photo TT
WHERE THE TRAIN STARTED A-ROLLIN’
Prossima tappa Chinatown. Nel cuore di SOHO mi fermo a contemplare l’edificio in Gerrard Street dove avvenne la prima prova dei LED ZEPPELIN, nell’agosto del 1968.
LZ first rehearsals building – Gerrard Street – Photo Saura T
Gerrard Street, dove tutto ebbe inizio…anche Page recentemente vi è tornato…
Segue puntata alla cattedrale di SAINT PAUL e una passeggiata sul MILLENIUM BRIDGE, quindi albergo, doccia e di nuovo in centro. Ceniamo con Floro, Francesca e Clelia giunti dall’Italia. Floro è un fan di Wakeman, in contatto da tempo con Saura. Su consiglio di Giancarlo Trombetti proviamo il Thai. Niente male davvero.
TOWER OF LONDON
Sabato mattina la dedichiamo alla TOWER OF LONDON, il “castello storico” sulle rive del Tamigi che rappresenta forse il punto cardinale della città. Londinium, Londra appunto, fu fondata dai Romani (esistono ancora mura originali erette dei nostri antenati), quindi portato avanti da normanni fino a diventare importante presidio delle storia degli inglesi.
Tower Of London – Photo Saura T
Tower Of London’s ravens – Photo TT
Ci fermiamo un momento davanti al punto dove cadevano le teste, tra cui quelle di un paio di mogli di Enrico VIII.
Dove cadevano le teste – Tower Of London – Photo Saura T
I rimandi al soggetto dell’album più importante di RICK WAKEMANN sono tanti, anche nel negozietto di cianfrusaglie; mi piacerebbe comprare per la groupie la serie bamboline di pezza di Enrico VIII e delle sue sei mogli ma una volta guardato il prezzo (50 sterline!!!) non posso che esclamare “Mo’ uetèr a sii maat!”
Tower Of London – Photo TT
Usciamo e ci godiamo un po’ il Tower Bridge e il Tamigi prima di pranzare su di una panchina col fish’n’chips d’ordinanza.
Londra – Photo Saura T
Photo TT
THE EQUINOX BOOKSELLERS AND PUBLISHERS
Il nostro gruppo si chiama Equinox, come l’occult book shop che PAGE aveva negli anni settanta in Holland Street. Saura vuole assolutamente visitare il luogo.
Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT
Oggi è la sede della galleria del fotografo RICHARD YOUNG. Entriamo, diamo un’occhiata. In questo periodo la galleria è dedicata alla mostra ANARCHY IN THE UK, molte belle, belle foto del movimento punk della seconda metà anni settanta. I DAMNED, i CLASH e compagnia ritratti nel momento dell’esplosione. Al piano di sotto anche una foto di PAGE dai concerti inglesi dell ARMS 1983.
Equinox Book Shop 1979
Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT
Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT
Holland Street – Equinox Occult Book Shop building – Photo TT
Fermata obbligatoria alla ROYAL ALBERT HALL.
Royal Albert Hall – Photo TT
Royal Albert Hall – Photo TT
Imponente il ROYAL COLLEGE OF MUSIC che c’è lì dietro.
Royal College Of Music – Photo TT
Saura continua ad essere attirata dalla cartina della metropolitana.
Saura the London Underground map obsession – photo TT
A volte temo che da un momento all’altra venga risucchiata al suo interno…
Saura the London Underground map obsession – photo TT
FOYLES è “la” libreria, 5 piani di volumi a Charing Cross Road, presente anche nel Guiness dei primati come libreria più grande del mondo.
Foyles – Londra – Photo Saura
Saura ci sguazza qui dentro essendo una lettrice di libri accanita. Io compro un paio di cosette…
Shopping at Foyles – Photo TT
Cena in hotel, due piatti di pasta e due acque minerali: quasi 40 euro.
Arriva domenica, il giorno del concerto. La sera prima all’O2 ci giunge voce che non ci fosse il tutto esaurito. Mi spiace non essere andato, vedere ALICE COOPER, DARKNESS e BLACKBERRY SMOKE mi sarebbe piaciuto.
Ready for the O2 – Photo TT
Pranziamo insieme a Floro, Francesca e Clelia in un ristorante indiano nelle vicinanze. Con noi anche Paul (UK), Greg (USA) e Micaela (D) fan storici di RW amici di Saura. Micaela il giorno prima è andata a vedere le prove (costo del biglietto: 350 sterline), ha il biglietto del meet&greet come noi e anche quello per il party dopo il concerto. Essere fan in senso stretto può essere molto dispendioso.
E’ a Londra anche il mio amico vichingo MICHAEL STENDAHL, una ledhead svedese che che nel 2000 venne fino a Nonantola, insieme al mio storico amico scozzese Billy Fletcher, a vedere il concerto dei PRIORY OF BRION di ROBERT PLANT al Vox. Attraversa tutta la città per bere una Stella Artois insieme a me. C’è un vento gelido. Io maglietta, felpa e foulard, lui in maniche corte.
Ledheads in London – Michael & Tim, the Sweden/Italy LZ connection – photo Saura T
In attesa del meet&greet gironzoliamo nell’atrio della O2.
Saura at the O2 – Photo TT
Saura vuole una foto con chi dirigerà l’orchestra…
Saura & the Orchestra musical director Photo TT
e con OLIVER WAKEMAN che si trova nei paraggi.
Oliver Wakeman & Saura – Photo TT
Siamo in fila con altri quaranta in attesa di trovarci al cospetto con RW. Non fosse per Saura non mi troverei qui, ho già incontrato Rick tre volte e non sono fan a tal punto da spendere volontariamente parecchi soldi solo per stringergli la mano e farmi una foto con lui. Ma Saura è Saura, scherzosamente la chiamo groupie perché nel mio mondo immaginario sono un chitarrista Rock di successo e lei è la ragazza che mi segue in tour, ma ho sempre più il sospetto che groupie lo stia diventando davvero, mi basta vedere come guarda il biondo di Perivale.
Siamo circa in 40 in fila. Faccio due conti. I biglietti se non ricordo male sono costati 196 euro ognuno, ammettiamo siano 96 per il concerto e 100 per il meet&greet … te lo dico che il buon Rick appare tutto sommato ben disposto ad incontrare i suoi fan, 4000 euro per un oretta son presi bene. Ad onor del vero però va detto che Rick è disponibilissimo con i fan anche senza la bazza del meet&greet, l’ho toccato con mano più volte, da questo punto di vista è davvero il numero uno.
Fotogafo Saura alla sua quinta volta a contatto con il suo idolo,
Saura & Rick – Photo TT
e poi tocca a me. Vorrei mettermi a parlare con Rick di INTER e MANCHESTER CITY come facemmo ada Asti l’anno scorso, ma il tempo stringe, non è il caso.
Tim & Rick – Photo Saura T
Entriamo nell’arena mentre la tribute orchestra dei PINK FLOYD termina lo show (che mi è sembrato noiosetto).
La arena è piena al 60/65 %. Le tribune al lato opposto del palco sono state riempite con figure gonfiabili per mascherare il vuoto. Malgrado il costo dei biglietti, i nostri posti sarebbero vicini al palco ma di lato, in questo modo non vedremmo Rick, di solito posizionato al centro e non esattamente sulla ribalta. Ma come detto non c’è il pienone, di posti vuoti ce ne sono parecchi, così ci spostiamo sulle tribune laterali più centrali, dapprima in alto e poi nelle prime file, e ci godiamo così il concerto in tutta comodità.
O2 arena – Photo TT
La prima cosa che mi colpisce è che i concerti Rock di questa generazione di artisti sono diventati lavori da vecchi, e scrivo vecchi senza alcuna accezione negativa, d’altra parte tra poco lo sarò anche io. E’ un dato di fatto, la stragrande maggioranza del pubblico sembra sia sui sessanta e passa anni. L’atmosfera è quella da concerto di musica classica. Tutti composti, qualche urletto di circostanza, nulla più. La cosa mi intristisce, c’è un aria da saldi di fine stagione del Rock. E’ inevitabile lo so, ma mi immalinconisco. Certo, la serata è dedicata al prog, ma la parola è comunque sempre accompagnata dal termine “Rock”, è qualche scintilla di energia dovrebbe scoccare. Non è così. C’è un silenzio totale tra i pezzi , terminati i tiepidi applausi. Si riesce a sentire persino il click dei pedali degli effetti di chitarra che Steve schiaccia tra un pezzo e l’altro.
STEVE HACKETT non mi ha colpito, non che abbia suonato male, ma mi è sembrato spento e la band che lo accompagna priva d’identità. Come dice Saura “un’accozzaglia di gente messa insieme così senza un filo conduttore”. Noto che al basso c’è, sempre col suo gonnellino scozzese, NICKY BEGGS, leader dei KAJAGOOGOO e session man al soldo di tantissimi artisti, tra cui JOHN PAUL JONES. Lo ricordo infatti durante al tour del 1999 all’Alcatraz di Milano.
I primi pezzi sono quelli della sua carriera da solista (inascoltabili), gli ultimi quelli dei GENESIS. Sebbene ami moltissimo il gruppo storico di appartenenza, nessun momento mi scalda.
Steve Hackett live at O2 arena – Photo TT
Usciamo mangiare qualcosa, inizio ad essere stufo dell’idea di cibo che hanno in Inghilterra, carne e fritto everywhere. Qualcosa dobbiamo pur buttar giù però, un (Aaahhhh) Hot Dog per me e patatine fritte per la groupie, che è vegetariana.
O2 blues – Photo Saura T
Rientriamo per i MARILLION. La differenza si nota subito: questo è un gruppo, può piacere o no ma ha il “senso”. Dei MARILLION ho un paio di album, FUGAZI e MISPLACED CHILDHOOD. Ricordo ancora quando vennero fuori all’inizio degli anni ottanta. Vedevo le foto del cantante (FISH) vestito coi costumi di PETER GABRIEL, sentivo lo stesso cantare come PETER GABRIEL e ascoltavo quello che passava la radio e mi sembrava che la band fosse un tributo ai GENESIS, sebbene mi chiedessi cosa ci facesse l’intro di IN THE EVENING in MISPLACED CHILDHOOD …
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Mi meraviglai dell’istantaneo successo che ebbero in Italia, qualcuno si mise pure a pubblicare una fanzine. Erano un po’ quello che i KINGDOME COME sembravano essere per i LZ. Poi, il cantante se ne andò e ne arrivò un’altro, la band cambio un poco rotta ma continuò veleggiare senza troppi problemi.
Sono ancora qui, fanno uscire album, hanno un discreto seguito e suonano all’O2 arena (seppur come uno degli opening act).
Il cantante attuale dei MARILLION è un incrocio tra il Peter Gabriel dei primi anni ottanta e il gobbo di Notredame versione Disney. Ma ci crede, coinvolge, fa un ottimo lavoro. Alla fine il gruppo riceve una standing ovation.
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Arriva poi il momento di RICK. La partenza è traballante, ma il tutto si aggiusta. Il rapporto tra Rock e orchestra è sempre al limite, sempre sull’orlo dl precipizio, il rischio del ridicolo, del kitsch è sempre in agguato. Non aiuta il fatto che Rick indossi un costume con tanto di mantello…potrà forse fare contenta una fetta di fan, ma non credo sia il caso, nel 2016, a 67 anni.
Tanti fan non fanno caso a queste cose, anzi le trovano essenziali, ma io credo siano la morte del sentimento Rock. Negli anni settanta, a 25/30 anni magari erano spettacolari, adesso credo siano solo tristi e ridicole. Anche RITCHIE BLACKMORE nei recenti concerti Rock si è presentato vestito da padre pellegrino o da menestrello medioevale, e questo a 71 anni… a me sembra anacronistico sino allo sfinimento.
Ritchie Blackmore live 2016 – photo Doc Marena
Al di là di queste considerazioni il concerto è stato buono. Certo, un’ora e quaranta di KING ARTHUR mi è parsa troppa. Il disco relativo del 1974 durava 40 minuti, sarebbe forse stata più godibile una lunghezza di quel tipo (senza le nuove parti che indiscutibilmente hanno appesantito il concerto) e il resto dello show dedicato a qualche pezzo degli YES, dell’album THE SIX WIVES OF HENRY VIII e qualche altro episodio della carriera solista di RICK.
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RW at the O2 – Photo Saura T
Alcune parti mi hanno colpito molto, suggestivo il coro dell’orchestra, ma a tratti il tutto mi è parso ridondante.
RW at the O2 – Photo Saura T
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Sebbene alla fine ci si ritrovi tutti in piedi ad applaudire, la cosa è sembrata forzata, l’entusiasmo non sembra spontaneo del tutto. Dopo i saluti l’orchestra rimane sul palco, è evidente che sta attendendo un cenno per capire se si suonerà un bis o no, dopo poco però le luci si accendono e tutto termina. Immagino che anche WAKEMAN abbia percepito la non eccezionlaità della serata (l’arena mezza vuota, mancanza di vero calore da parte del pubblico). Con questo non voglio dire che sia stato un flop, è stato un buon concerto di un gruppo Rock assistito dall’orchestra nel riproporre un’opera rock basata su Re Artù scritta da uno dei più grandi tastierista della storia della musica Rock. Ecco, solo nulla di eccezionale, di incredibile, come invece si è letto qualche giorno dopo nei commenti e nelle recensioni dei fan. Questa è una cosa che mi rattrista sempre, che tanti fan non riescano ad essere un minimo illuminati tanto da vedere le cose come stanno. La chiamo la sindrome da Dave Lewis, storico e famoso fan dei LZ inglese per cui tutto ciò che ha a che fare con il mondo LZ e derivati è sublime, tinto di rosa, awesome.
Saura è contenta, ma anche lei rimane con i piedi per terra.
Guardo un’ultima volta la O2 Arena, penso a nove anni fa quando su quel palco c’erano 3/4 dei LZ ed esco.
Saura & Tim at the O2
Nell’atrio incontriamo ROGER DEAN, il creatore delle copertine degli album degli YES; segue foto di rito.
Saura & Roger Dean – Photo TT
Usciamo nella notte. Temevo file interminabili per prendere l’underground e invece nessun problema. Che spettacolo essere fuori dall’Italia per queste cose. Passiamo sotto al Tamigi. Riemergiamo all’Attracco del Canarino (CANARY WHARF insomma) e sotto la pioggia torniamo in albergo.
Canary Wharf – photo TT
GET WHERE O BELONG
Lunedì mattina, mi sveglio e guardo fuori dalla finestra, siamo in giugno inoltrato ma sembra novembre. Colazione, preparativi e IBIS HOTEL bye bye.
View from the room at Ibis Hotel, Blackwall – photo TT
Prendiamo un’ ultima volta la Docklands Light Railroad e ci dirigiamo alla stazione di LIVERPOOL STREET.
I’m goin’ Home
Saura si perde un’ultima volta a contemplare la cartina della metropolitana.
London Underground map obsession – phocto TT
Saliamo quindi sul treno per STANSTED. In aeroporto pranziamo e attendiamo di imbarcarci.
Si decolla. Chiudo gli occhi, cerco di tenere a bada le mie vertigini e la mia ansia. Penso a RICK DERRINGER, MICK RALPHS, JOHN MILES, ai VIRGINIA WOOLF, a SAMUEL ETO’, WESLEY SNEIJDER, ESTEBAN CAMBIASSO … quando arrivo a JOSE’ MOURINHO vedo le stelle, un bagliore celestiale, entro nell’estasi mistica, mi calmo…bene siamo già in quota.
Saura scatta qualche foto fuori dal finestrino. Io non guardo.
Leaving London – Photo Saura T
Leaving London – Photo Saura T
Un’oretta e mezzo e siamo di nuovo sopra Bergamo. Penso a BEPPE RIVA. Saura filma l’atterraggio. Io impietrito sul seggiolino con gli occhi chiusi e teso come una corda dell’archetto di violino di JIMMY POIGE durante DAZED AND CONFUSED live 1973.
Eccoci poi correre sulla freccia gialla della pianura lungo le autostrade che ci riportano a casa.
Albergo IBIS di BLACKWALL Londra – Domus Saura nelle campagne di Regium Lepidi 10 ore esatte. Risalgo in macchina per andare a prendere Palmiro. Mentre sono in viaggio noto quando non sia facile passare in poche ore da Londra all’Emilia.
Un paio di giorni dopo scopro che il Regno Unito ha scelto di uscire dall’Europa.
Io disdegno i nazionalismi, le idee dell’estrema destra, il populismo, dobbiamo unirci invece che dividerci, e questa Brexit mi sembra una cosa da pazzi. Mi rendo conto che l’Europa al momento non ha un gran fascino… la Merkel, le banche, la finanza, ma temo che questo non sia un problema dell’Europa, ma del sistema che tutto il mondo sembra aver scelto, ovvero il capitalismo, il neo liberismo sfrenato. Io auspico che presto ci sia una Europa più coesa e sto dalla parte del filosofo PAOLO GALIMBERTI: di Europa ce ne è troppo poca. Fino a che non ci sarà un governo centrale e le relative istituzioni centrali sarà sempre una unione a metà piena di pasticci.
Hanno votato “leave” le persone più anziane, le zone meno istruite e più povere oltre che quei gran simpaticoni dei populisti e della destra Estrema.
Barconi vintage – courtesy of Picca
Noto con disappunto che TONY FRANKLIN (musicista di mille gruppi dopo esserlo stato di ROY HARPER e dei FIRM) è un convinto sostenitore della Brexit.
Meno male che Ross Halfin, il fotografo amichetto del Dark Lord non le manda a dire.
ROSS HALFIN DIARY – June 24: Off to Los Angeles this morning, woke up to the news that we are leaving the E.U.Now I am not political but this is stupid we will have the Far Right in. Morons blaming the refugees for all the wrongs in the UK. I liked being in the E.U. easier to travel I even wish we’d had euros instead of pounds. The Forth Reich is on the way. And America may have Trump. The world is not in a good place.
Malgrado questa amarezza, sono ancora sotto l’influsso della fustinella londinese. Dire che mi sono innamorato è esagerato, diciamo che io e Londinium ora ci stiamo più simpatici. Thank you groupie, thank you London Town.
“London Town”
Walking down the sidewalk one purple afternoon, I was accosted by a barker playing a simple tune upon his flute. Toottoottoottoot. Silver rain was falling down Upon the dirty ground of london town.
People pass me by on my imaginary street, Ordinary people it’s impossible to meet, Holding conversations that are always incomplete. Well i don’t know.
Oh, where are there places to go? Someone, somewhere has to know. I’don’t know.
Out of work again,the actor entertains his wife With the same old stories of his ordinary life. Maybe he exaggerates the trouble and the strife. Well, i don’t know.
Oh, where are there places to go? Someone, somewhere has to know.
Crawling down the pavement on a sunday afternoon, I was arrested by a rozzer Wearing a pink balloon about his foot. Toot toot toot toot. Silver rain was falling down Upon the dirty ground of london town.
Someone, somewhere has to know. Silver rain was falling down Upon the dirty ground of london town.
Primo venerdì di giugno, ore 21 circa, sono al Ferrari’s Park di Mutina, insieme alla groupie. Incontro Ele e Gianluca e ci sediamo al loro tavolo. Al Millybar il Pike Boy, Mr Picca, Stefano Piccagliani insomma tiene una conferenza sul pezzo TUTTI FRUTTI. Malgrado la serata fresca (finiremo per indossare felpa e piumino) è un avvenimento da non perdere. Picca per Mutina è una figura di riferimento, è un po’ quello che ROBERT JOHNSON fu per Tunica & Robinsoville (e se vogliamo Clarksdale). Musicista, studioso e figadèinologo. Per evitare incomprensioni dovute alle prima quattro lettere della parola è bene chiarire il significato di questa parola, che traggo dal blog dello stesso Picca sulla Gazzetta Di Mutina:
Dal Vocabolario MODENESE-ITALIANO compilato da Ernesto Maranesi, Mucchi Editore. Figadein: fegatini, frattaglie per preparare manicaretti.
Per i vecios della mia famiglia il termine ‘figadein’ (con un convinto accento sulla e) ha sempre avuto il significato di ‘piccolo particolare infinitesimale’, come direbbe Totò una ‘quisquilia’, una ‘pinzillacchera’. Una bazzecola, ma non da niente. Perché il figadino inganna e può rivelarsi un fegatino che rode il fegato e che non lascia indifferenti, una minuzia fastidiosa (altre volte esaltante) con la quale prima o poi si dovrà venire a patti, come la goccia cinese che tortura cadendo inesorabilmente sulla testa del malcapitato fino a portarlo ad una sclerosi da Guinness. Dettagli, ma stracolmi di storie.
Ora, TUTTI FRUTTI è una canzone molto importante per lo sviluppo del Rock, non è esattamente un “figadino”, ma Picca è sublime quando va a curiosare tra le pieghe della storia della musica. Per quasi un ora ci narra dell’avvento di LITTLE RICHARD, dapprima stentato quindi deflagrante grazie alla canzone in questione. Canzone che in origine non eè altro che un insieme di volgarità a sfondo omosessuale e che poi, col testo modificato, diventa uno degli epicentri del primo rock and roll. Mentre sorrido, ridacchio e mi abbevero alla fonte del suo sapere, osservo compiaciuto questo mio amico, che eloquio, che magnifico storyteller.
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Finita la conferenza, Mr Pike scende dal palco piccolo e sale su quello principale, imbraccia la chitarra e dà il via allo show della PICCAGLIA BLUES BAND , con – tra gli altri – Wilko Zanni (RATS) alla chitarra solista e Daniele Bagni (LADRI DI BICICLETTE / LITFIBA) al basso.
La Piccaglia Blues Band – Foto Gianluca Simonini
Di solito i gruppi non gruppi non mi piacciono granché, le accozzaglie di (spesso) bravi musicisti messi insieme all’ultimo a far del blues lasciano il tempo che trovano, ma stasera questa sembra una vera band. Molti i classici (tra cui HOOCHIE COOCHIE MAN versione mash-up (sul MI il riff di WHOLE LOTTA LOVE / sul LA col quello di HEARTBREAKER, di nuovo in MI con THE LEMON SONG e quindi MOBY DICK) ma il pezzo che mi ha colpito di più è stato EVERYBODY OUGHT TO MAKE A CHANGE SOMETIMES di SLEEPY JOHN ESTES
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La versiona proposta è molto vicina a quella che fece CLAPTON nel 1983 nel suo ultimo buon album, MONEY AND CIGARETTES.
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Qualche sera dopo guardo su SKY “La Giovinezza” (Youth) di Sorrentino, film molto bello che commuove. Mi sembra che gli attori recitino davvero bene. Rimango a riflettere su quanto il tema vecchiaia inizi ad interessarmi sempre più e su quanto trovi sciocco il modo in cui la grande maggioranza della gente liquidi con superficialità le persone anziane e vecchie o come scherzi su di esse o su di essa, come se la vecchiaia non li riguardasse.
Continuano i confronti musicali e calcistici con, com’è che lo chiama Daniele Luzi… ah sì, “il poeta dell’Hard & Heavy”, BEPPE RIVA insomma. Divaghiamo sulle novità societarie della nostra INTER per poi disquisire sulle BBC sessions del 1977 dei LONE STAR di PAUL CHAPMAN e JOHN SLOMAN.
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Osservo la quantità di merda tirata addosso a ROBERTO BENIGNI soltanto perché questi ha espresso il suo punto di vista riguardo il referendum che si terrà in ottobre. Credo ci siano valide argomentazioni sia nel votare NO che SI’, e trovo dunque disgustosa tutta questa isteria e violenza verbale. Mi chiedo dove arriveremo.
Per rimanere a galla compro il nuovo numero di PROG (edizione inglese) con il dio delle tastiere in copertina. Quanto mi manca il grande KEITH.
In edicola do un’occhiata ai reparti che mi interessano, ovvero fumetti e riviste musicali straniere. In altri tempi non avrei esitato nel vedere i nuovi numeri di CLASSIC ROCK UK con i BLACK SABBATH in copertina (e articoli sui LONE STAR) e di BLUES Magazine con gli ALLMAN di AT FILLMORE EAST, ma incredibilmente non li acquisto. Insicurezza economica dovuta ai tempi o calo d’interesse nei confronti del Rock?
Non lo capisco, anche perché poi subito dopo spendo più di 6 euro per un numero speciale de IL COMANDANTE MARK, questo solo nella speranza di rivivere per un momento quella “sbrusia” che avevo da ragazzino quando arrivava un nuovo numero di uno dei miei fumetti preferiti (tra i mensili IL COMANDANTE MARK, ZAGOR, MR NO). Povero me.
Sono proprio un uomo di blues, incline alla malinconia, alla nostalgia e al tormento esistenziale. Come vorrei essere capace di farmi scivolare di dosso certe cose. Sorrido quando amici che si fanno vivi per i più disparati motivi esordiscono con “Ciao Tim, come vanno i tuoi blues?”. Il nostro Mike Bravo poi spesso mi dice che sono troppo serio qui sul blog, ma che ci posso fare… sono così è questo è un blog per l’uomo di blues…
Per cercare di sfuggire a tutti queste paturnie organizzo un paio di giorni a Glasgow in ottobre, il tutto per vedere finalmente la BAD COMPANY dal vivo. Visto però che sembra non bastare raddoppio ordinando un paio di “pedalini” (effetti a pedale per chitarra): il “cremoso” booster EP della Xotic che mi ha consigliato il Rick Derringer di Vignola (Lorenz insomma) e il reverbero BlueSky della Strymon. Non so nemmeno se fanno al caso mio, ma sono così belli che mal che vada li uso come soprammobili ( poi il nero e l’azzurro insieme stanno molto bene…).
Intanto mi preparo psicologicamente per passare qualche giorno a Londra insieme alla groupie, il 19 giugno RICK WAKEMAN suonerà con l’orchestra alla O2 arena all’interno del festival STONE FREE, e …poteva mancare la groupie? Ovviamente no. E’ così che ci giochiamo le ferie, tra la O2 arena, un salto in Kings Roads per tornare a vedere l’ingresso di quello che un tempo fu la Swan Song, uno alla vuota Tower House (Il Dark Lord in quei giorni sarà in America in tribunale per la faccenda di STAIRWAY TO HEAVEN), magari una visita al GOLDERS GREEN per un minuto di raccoglimento per PAUL KOSSOFF e in fin dei conti bighellonare un po’ in una città che dovrebbe aiutare a sbarazzarci di noi stessi.
Nella speranza di trovare un po’ di sollievo e smetterla con tutti questi blues…
La notizia era questa: il 29 aprile esce il live degli anni settanta della Bad Company. Era ora! E’ dal 1979 che lo aspetto. Possibile, mi dicevo, che non sia mai uscito un album dal vivo ufficiale relativo al periodo d’oro del gruppo? 37 anni che aspetto e che faccio, lo ordino su Amazon? Eh no, è un evento troppo importante (per la mia vita). Chiamo Robby di Dischinpiazza di Modena e me ne faccio tenere da parte una copia. Questo acquisto va vissuto in modo analogico: sabato mattina si va in centro città a comprarlo!
Per l’occasione organizzo un matinée con i miei fratelli Blues. Rendez-vous in piazza Matteotti alle 10. Su whatsapp un paio di confratelli mi prendono in giro: perché incontrarci a Piazza Matteotti (piazza centralissima, ma dove non c’è tanto, nemmeno un bar)?
Ah, devo proprio spiegargli tutto. 1°: per il significa politico legato al nome di chi è intestata la piazza 2°: siamo a venti metri da piazza Duomo e dunque dal barettino dove siamo soliti fare colazione 3°: c’è qualche panchina su cui sedersi e osservare l’umanità mentre si aspettano i ritardatari 4°: ci sono alberi maestosi 5°:è una piazza un po’ sfortunata e dunque relativamente blues ed è certamente meglio quindi che quei posti da fighetti modenesi tipo i Portici Del Collegio. Quasi quasi il prossimo matinée l’organizzo in Vicolo Squallore, il cui nome dice già tutto, così i ragazzi imparano a vivere in modo obliquo le cose.
Mentre da Regium Lepidi mi avvicino a Mutina, penso all’ultimo mini sinodo mattutino…esattamente un anno fa. Non dico che sembra ieri ma al massimo una stagione fa. Sono sulla vecchia Punto di Brian, 18 anni, 91.000 km e senza radio. La Blues Mobile sta cedendo, 280.000 gloriosi km sulle spalle iniziano a farsi sentire.
E’ una mattina fresca, ma splende il sole, la mia città è sempre bella, almeno per me che non ci vivo, e ogni volta che capito in centro mi emoziono. Arrivano tutti alla spicciolata: Lollo Stevens, Livin’ Lovin’ Jaype, Liso e il Pike boy. Mi stringo a loro, sono contento che siano venuti. A questa età questi ritrovi sono essenziali per tenere a bada i blues, le paturnia, le malinconie, le paure riguardo il futuro. Ci confessiamo l’anima l’un l’altro e poi via in piazzetta Sant’Eufemia.
Mutina piazzetta Sant’Eufemia – photo TT
Jaypee ci offre la colazione; constato ancora un volta quanto sia amabile chiacchierare di rock, di blues, di costume e società, di calcio con i miei amici.
Jaypee Tim Lollo Picca – Mutina 30/4/2016 – photo PL
Ci incamminiamo poi in Piazza Mazzini, da Dischinpiazza. prima di entrare diamo un’occhiata alle vetrine. Constatiamo quanto siano peggiorate le copertine dei dischi. All’epoca in cui eravamo adolescenti, erano delle opere d’arte, oggi sono quasi tutte inoffensive, di cattivo gusto e realizzate male. Vogliamo parlare della copertina del nuovo di Elton John?
E quella dell’ultimo di Zucchero? Quella dove Adelmo fa il verso a Dr John… non sembra anche a voi che sia realizzata male, che sia inespressiva, senza dinamica, spenta?
Mutina 30-4-2016
Dare un’occhiata alle altre ci deprime, così entro, abbraccio Robby, facciamo due chiacchiere e prendo LIVE 1977 & 1979.
Bad Company Live 1977 & 1979 -photo TT
Lo metto nella borsa, voglio gustarmelo con calma a casa.
Con i confratelli ci fermiamo in Piazza Roma a fare due chiacchiere…sulle altre panchine ci sono gruppetti di giovani. Mi chiedo cosa possano pensare di noi, uomini di blues di una (in)certa età. Si renderanno conto che noi siamo loro giusto qualche settimana fa? Di cosa staranno parlando? Di ragazze e di Hip Hop e di Rap? D’altra parte noi stiamo parlando di Milf e dei TASTE…
Liso, Jaypee, Picca, Tim
Ci spostiamo in Piazza Grande; mentre ci incamminiamo incontriamo due nase sessantenni con al guinzaglio uno di quei cagnolini microscopici. Come cambia la società, quando eravamo ragazzi due gay di quell’età avrebbero tenuto la loro relazione nascosta, oggi (giustamente) passeggiano come una coppia qualunque.
Noto che sul portone laterale del duomo c’è un drappeggio particolare, chiedo lumi ai miei amici cittadini. C’è una sorta di giubileo, e passare attraverso quel portone significa mondare i tuoi peccati. Incuriositi io e Jaypee attraversiamo the Heaven’s door ed entriamo. Osserviamo i fedeli che con convinzione compiono il rito. Contemplo il Duomo, e come sempre faccio il collegamento con la Abbazia di Ninetyland, le somiglianze sono notevoli.
Di nuovo in Piazza Grande, con gli amici parliamo di musica, mi scappa una madonna e qualcuno mi dice “Oh vecchio, ma come, sei appena andato al giubileo e adesso tiri una madonna?!”
Non rispondo e non approfondisco, ma a distanza di un paio di giorni mi chiedo se fosse una battuta o se davvero qualcuno dei miei amici possa aver pensato che ho attraversato il portone con intento religioso.
Torno alla Domus Saurea, pranzo, mi bevo una birra e prima di gettarmi sul divano mi bevo un Southern Comfort. Questo è uno dei momenti migliori della settimana, quando un preda alla foschia da alcol mi verso sul divano per recuperare un po’ di sonno perduto.
Riaffioro che sono le 17. Il tempo è cambiato, il cielo è scuro. La groupie mi chiede se la accompagno a Gavasseto da Mazzini, la grande realtà (20 ettari) di florticoltura, vivaismo e giardinaggio che dal 1930 opera qui in provincia di Regium Lepidi.
Ogni volta che vado mi sorprendo della grandezza dell’azienda. C’è persino l’addetto a gestire i parcheggi. Ci sono così tante macchine che sembra che stasera a Gavasseto suonino i Pink Floyd.
Mentre la groupie sceglie le piantine per l’orto, io mi concentro sui fiori, d’altra parte sono ormai diventato il blue gardener di Borgo Massenzio. Mentre facciamo un giro all’esterno nel reparto alberi da frutto poso l’occhio su un ciliegio, sul cartello appeso alla pianta vi è scritto SUNBURST…”CHERRY SUNBURST” mi dico, dunque, alberello sei mio.
Torniamo alla Domus, inzia a piovere ma decidiamo di piantare il tutto.
Ciliegio Sunburst – orto della Saura – aprile 2016
Mentre sistemo i fiori nei vasi sul balcone mi chiedo se JOHNNY WINTER abbia mai fatto dei lavori del genere, mi domando inoltre cosa potrebbero pensare i giovinastri del giorno d’oggi se vedessero uno della mia età con pruriti Gibsoniani, piantare margherite e cercare di fare un po’ di ordine tra Petunie, Surfinie e Potunie … che poi sono tutte PETUNIE (così come Cascadias, Fortunia, Sweetunia, Veranda, Surprise, Sentunia), è solo che gli intelligentoni del marketing inventano questi nomi per distinguere i vari ibridi di petunie e li fanno passare per generi botanici.
Fiori alla Domus Saurea – foto TT
Ecco, ho già abbastanza guai nel cercare di districarmi tra i vari nuovi modelli delle GIBSON LES PAUL che adesso vado anche ad imbarazzarmi dei vari modelli di Petunie…a som a post, siamo a posto!
Fiori alla Domus Saurea – foto TT
Sabato sera, piove e fa freddo, decidiamo di non uscire, così il riposo del giardiniere stanco si materializza sotto forma di cotoletta di pelo nero pesante 7,4 kg sullo stomaco …
Palmir & Tim – Domus Saurea aprile 2016
e visione del film HEART OF THE SEA – Le origini di Moby Dick.
Il romanzo di MELVILLE lo lessi a militare 7 lustri fa, ed è da allora che alberga nel mio cuore. Pilastro del rinascimento americano MOBY DICK è un libro che è assai adatto all’uomo di blues che sono: avventura unita a riflessioni e ossessioni scientifiche, filosofiche e religiose. Il tutto ispirato a due fatti reali: la caccia al capodoglio albino MOCHA DICK, leviatano apparso nelle vicinanze dell’isola cilena di Mocha nei primi decenni del 1800 e l’affondamento della baleniera Essex di Nantucket, dopo lo scontro con un grosso capodoglio, nel 1820 nel Pacifico al largo delle coste del sudamerica.
27.024000,27.024000
E’ così dunque che inganno i blues, e domani avrò tutto il tempo di godermi il nuovo Live della BAD COMPANY. Nantucket, good night.
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