Sera d’autunno, sono di fronte ai miei scaffali di CD, estraggo quelli che, prima che scoprissi le SPACE-SAVING-CD SLEEVE, misi dentro a semplici buste di nylon trasparenti. I CD sono quelli non originali, quasi tutti bootleg. Arriva la groupie e mi fa: “cosa fai?” e io, “sto togliendo dagli scaffali tutti i cd nelle buste di nylon normali, ora che ho scoperto le SLEEVE non le sopporto più, devo sostituirle tutte adattando le copertine alla misura (più grande) delle SLEEVE, appunto”. Mi guarda divertita, stupita, preoccupata. ” Spinta ossessiva compulsiva?” mi fa…per risposta appoggio la testa alla sua spalla e sospiro.
Mi porto i CD, le cui copertine sono da rifare, in ufficio…è così che passo le mie pause pranzo quando non sono da Brian…invece di rilassarmi tra una riunione e l’altra, sistemo le dimensioni degli artwork, li stampo, li ritaglio e li inserisco nelle sleeve…la versione fatta in casa dei digipack.
Space Saving CD Sleeve blues – by Tim Tirelli
A sx le normali buste di nylon, a destra le sleeve
Mentre sono alle prese con questo riflesso ossessivo-compulsivo mi capita in mano il bootleg degli ELP registrato dal grande DAN LAMPINSKI il 4 febbraio del 1978…uhm, è un po’ che sono lontano da loro, ma il tempo di un nuovo ritorno di fiamma sta arrivando, si sa, con l’inverno, con il sopraggiungere dell’atmosfera festiva del solstizio d’invermo, l’uomo di blues Tim Tirelli entra in modalità ELP.
Magari è ancora prestino ma non appena inserisco il CD nel lettore del car stereo, metto un piede in quel magico mondo in cui piombo ogni anno verso dicembre…il solstizio d’inverno, la neve, le luci ad intermittenza e gli ELP periodo 1977-78. Il bootleg me lo sento tutto d’un fiato, oh nulla cosmico onnipotente, che meraviglia gli EMERSON LAKE and PALMER nel 1978…
Verso mezzogiorno esce un bel sole, l’aria si scalda, la luce s’ infila tra le fronde autunnali degli aceri che abbiamo dietro all’ufficio…vado a gustarmi questi ultimi spicchi dell’estate di San Martino, il cambio di stagione sta arrivando, un altro anno sta finendo ed io sono qui sul terrazzo a pensare ai MOTT THE HOOPLE e agli EMERSON LAKE AND PALMER. Mah.
Tim Tirelli osserva gli aceri mentre pensa ai MOTT THE HOOPLE e agli ELP – Foto di Cassy
Mutina, via Poletti… ci capito almeno una volta al mese quando vado dal commercialista; ogni volta mi fermo qualche secondo davanti alla lapide del partigiano ABELE MISELLI, ucciso dalle bande nere nel settembre del 1944. Osservo alla base della lapide le due bandiere tricolore con in mezzo una bandiera rossa. CVL… corpo volontari della libertà. Mi chiedo se oggi ci sia qualcuno che ogni tanto si fermi davanti a questo tipo di lapidi, se a qualcuno interessi ancora l’epopea dei partigiani (al di là degli sporchi revisionisti tipo GIAMPAOLO PANSA, principe della prostituzione intellettuale e dei blog dei neofascisti che col solito tanfo non mancano di sottolineare le distorsioni della guerra civile avvenuta qui dalle nostre parti). Mah. Un ultimo istante di raccoglimento e saluto ABELE.
Tra i vari impegni di questo giovedì riesco ad incastrare una visita da SAL e dunque a portare BRIAN al solito haircut trimestrale. Per Brian è un’avventura che gli risolve la giornata…
Haircut time – Brian da Sal – Foto di TT
Poco dopo ho appuntamento con l’ assistente sociale da BRIAN. Rossella arriva e con il giusto mix di tenerezza e professionalità, interagisce alla perfezione col vecchio TIRELLI; raccoglie poi i documenti per quello che sarà il prossimo step a cui BRIAN – purtroppo – sarà destinato. Io e mia sorella ormai abbiamo elaborato la cosa, la decisione è stata presa, non ci sono soluzioni alternative, e sappiamo che il malessere spirituale che ci investe è solo una prima avvisaglia di quello che sarà nel prossimo futuro. La notte, a letto, non riesco a prendere sonno. Al mattino non riesco ad andare in ufficio. Vi arrivo verso le 14, ricurvo e sdrucito come un girasole in ottobre. Una delle ennesime riunioni di questo periodo, della durata di tre ore, mi dà il colpo di grazia.
La sera avrei voglia di versarmi sul divano, ma ho promesso alla groupie che avrei partecipato alla cena che ha organizzato insieme ai suoi amici. La serata si rivela ottima, buona compagnia e buon groove. Siamo al ristorante ORCHIDEA di OLINDO di Regium Lepidi, un locale enorme (e non certo arredato con gusto) ma rimango di stucco quando mi accorgo, verso le 21,30, che è pieno imballato. Di questi tempi vedere locali così pieni è quasi impossibile. Parlo con gli amici: ridacchio della nuova passione sportiva della Ceci (ragazzi, il Ghiri Sport è un lavoro da mica normali), scambio battute con la Sonia circa le sfumature “sgrause” della groupie, cerco di risollevate il morale ad Andrea cuore rossonero, parlo di musica con la Stefi e approfondisco la conoscenza con M e A. Rimango sbigottito davanti ai loro blues lavorativi. Entrambi dipendenti a tempo determinato, contratto in scadenza, qualifica mortificante (e ripeto: m o r t i f i c a n t e), retribuzione che vi lascio immaginare. Uno di 44 anni, architetto, l’altro 24 anni pieno di vita ma senza speranze per il futuro. Entriamo nei dettagli – anche delle loro esperienze precedenti – e rabbrividisco. Mi chiedo cosa abbiamo fatto per ridurci così, e non in una città o in una regione del sud, no… qui, nell’ Emilia profonda, quella descritta da wikipedia in inglese in questo modo:
Emilia-Romagna today is considered one of the richest European regions and the third Italian region by GDP per capita.[3] These results have been achieved by developing a very well balanced economy that comprises Italy’s biggest agricultural sector as well as a long-standing tradition in automobile, motor and mechanics manufacturing.
Emilia-Romagna, except for the province of Piacenza, was historically a stronghold of the Italian Communist Party, and now is a stronghold of center-left coalitions, forming with Tuscany, Umbria and Marche the famous Italian political “Red Quadrilateral”.
La mia Emilia, quella piena di vita, di operosità, di bon vivre, di (almeno in parte) giustizia sociale… la mia Reggio Emilia, città di tutta la mia stirpe, dove ci sono gli asili migliori al mondo, dove le strade si chiamano VIA CHE GUEVARA, VIA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE, VIA DEL PARTIGIANO… come abbiamo potuto arrivare a certi livelli? Togliere la speranza ai ventenni, minare ogni sicurezza ai quarantenni, far precipitare nella disperazione i cinquantenni che hanno la sfortuna di mettere un piede in fallo, fuori del cerchio del lavoro?
E’ con questi pensieri che in questo sabato mattina, alle 7,30 metto in moto la blues mobile e mi avvio per andare da Brian. Il mondo appare grigio, io sono in modalità neutra, così, visto che da alcune settimane (ve ne sarete accorti) sono in un MICK RALPHS kick, spingo nel lettore cd MOTT dei MOTT THE HOOPLE…
e il mondo appare di nuovo in quadricromia. Quel misto di DYLAN, ROLLING STONES e BOWIE periodo glam messo sapientemente a fuoco dai semplici e pratici talenti di HUNTER e RALPHS , è quello che ci vuole in questa mattina sbiadita…
Arrivo a Mutina alle 08,30, mi fiondo al Conad del Newtower, da questo sabato ho deciso di fare la spesa per Brian prima di andare da lui. Non cago nessuno, me la sbrigo in 15 minuti, le uniche parole alla cassa… “buongiorno“… “pago col bancomat”… “arrivederci“.
Brian è di buon umore, sempre più perso nelle nebbie e nei pantani di questo cazzo di alzheimer, ma proprio per questo il suo essere è scevro dalle paturnie del passato. Animo leggero, voglia di uscire e di stare con la gente benché non riconoscendo quasi più nessuno, tutti debbano sembrargli degli sconosciuti. Lo lavo, lo vesto, facciamo i nessi, gli faccio la cresta come quei baggiani dei giocatori di calcio del giorno d’oggi… Brian ride di gusto, e io con lui…
El Brianawy- foto di TT
Arriviamo a Ninetyland, mi cade l’occhio sul vecchio font del cinema del prete che ancora resiste su di una vecchia bacheca su cui si affiggevano le locandine dei film…
Cinema Teatro Arena di Nonantola – foto di Tim Tirelli
Al K2 il caffè stamattina è davvero cattivo. Ci vengo ancora solo perchè Brian possa incontrare i suoi vecchi amici. La nuova gestione cinese non mi soddisfa… il caffè è acquoso, le paste sembrano meno buone che in passato, diverse luci sono spente. Dietro alla grande TV c’è un paravento, dietro il quale vanno ad imboscarsi gli schiavi delle slot machine e dei video poker. Scorgo una donna sui sessantanni incollata ad una di quelle macchinette infernali. Poco dopo arriva un uomo, meridionale, vestito da pseudo giovane ma in modo sfigato, entra nel bar, non saluta nessuno, furtivo si eclissa dietro il paravento. Quante storie di vite misere che devono esserci al di là di quel paravento maledetto. Anche oggi constato che sono l’unico nonantolano, nei tavoli lì intorno solo nord africani. Due passi in centro, incontriamo (quelli che crediamo essere), pakistani, nigeriani, asiatici, meridionali. Per fortuna ci viene incontro PETER, l’amico di Brian, 83 portati alla grande, vispo, pronto, tonico, pieno di emilianità nei gesti e nell’accento. Siamo entrambi progressisti, posso permettermi rilievi che ad altri potrebbero sembrare di stampo razzista: “Pirèn” gli dico “mo dio canta a gh’è sol di stranièr, an cat menga un nunantlàn, cuschè ormai l’è un paès multirazziale”. Mi risponde “Mo’ zio pèder, che multirazziale, ormai la nostra l’angh’è piò”.
Mi chiedo dove finiremo, e cosa comporterà la fine della identità culturale di comunità tipo questa. In più il problema è che tutti questi migranti che arrivano sono tutti religiosissimi, molti fondamentalisti, e questa cosa proprio non mi piace nemmeno un po’.
Torno verso Regium Lepidi, ancora i MOTT sullo stereo, mi perdo ascoltando I’M A CADILLAC cantata da MICK RALPHS… penso ad un recente scambio di battute che ho avuto con Picca…
Gli scrivo, ironicamente: “… un anziano che sa due-fraseggi-due prova una chitarra da Notari…” riferendomi al link che vede il MICK RALPHS dei giorni nostri provare una Les Paul in un negozio (Notari è un famoso guitar shop di Modena)…
Mi risponde: “bastava nascere a Londra negli anni giusti, imparare otto accordi, due riff, due licks, due fills, essere amico di Ian Hunter o Paul Rodgers e ti facevi 45 anni di rock… e invece… Nonantola…”
Già, perché se sei JIMMY PAGE, KEITH EMERSON o CHRIS SQUIRE niente da dire, ma a Londra in quegli anni farcela non era poi difficile nemmeno per musicisti ordinari…
Mentre ascolto I’M A CADILLAC cantata dal grande MICK RALPHS ancora una volta mi sorprendo di quanto mi riconosca in questo musicista, quando poi parte la coda EL CAMINO DOLOROSO entro in modalità meditabondo e mi getto in una foschia che vedo e che vivo solo io… mi dissolvo in cometa… mi ricompongo… mi dissolvo di nuovo…
Il cd è il remaster del 2006, ha delle bonus tracks, la prima è ROSE, che apparve come lato B del singolo HONALOOCHIE BOOGIE… struggente, malinconica, adattissima per l’uomo di blues che è in me. Sono cosi dentro al mood hoopleiano che arrivo al parcheggio della COOP di REGIUM LEPIDI con l’intento di mettere in piedi un nuovo gruppo, la versione italiana dei MOTT THE HOOPLE appunto, ma è solo un attimo di sbandamento, mi riprendo quasi subito, metto l’euro nel carrello, lo estraggo dalla tettoia sotto cui è riposto e mesto mi avvio verso la Coop… tanto il mio IAN HUNTER non lo troverò mai.
Qualche sera fa, in casa, entro nello studiolo e mi accorgo che PALMIRO è dietro allo scaffale degli LP, fa il matto, io sto al gioco, lui inizia a strampellare con i miei dischi, temendo ne rovini qualcuno lo faccio uscire, lui mi ubbidisce ma non prima di aver dato una zampata a caso…dandola fa uscire dallo scaffale un disco della BAD COMPANY, STRAIGHT SHOOTER…uhm…guarda caso indosso la mia t-shirt preferita (della BAD COMPANY appunto)…ed è la stessa sera in cui mi arriva l’email dove mi si dice che MICK RALPHS ha iniziato a seguirmi su twitter…io sono razionale, non sono superstizioso nè scaramantico, ma adoro questo tipo di coincidenze, questi segni del blues. E allora tiro fuori l’album in questione, lo inserisco nello stereo, mi adagio sul cuscino e lascio partire i ricordi…
TT assorto nelle note di copertina di STRAIGHT SHOOTER – foto della groupie
Ultimi sospiri degli anni settanta, sono un adolescente, ho già scoperto i LED ZEPPELIN, i FREE, gli ELP, JOHNNY WINTER, SANTANA e alcuni altri gruppi rock che mi fanno girare la testa. Non c’è internet, non c’è youtube, non c’è un cazzo, solo CIAO 2001 e poco altro. Ma sono un fan on the prowl, determinato e cocciuto, adesso che l’ho scoperto, il ROCK è tutto quello di cui m’importa; scovo notizie, ritagli di giornali, foto, qualche libro… FREE, LED ZEPPELIN, SWAN SONG, dunque BAD COMPANY. E’ settembre, uno di quei settembre emiliani, tiepidi, dolci, a misura d’uomo di blues. Il futuro sembra pieno di luce, le possibilità infinite, la vita gravida di sorprese. Sabato, mi fiondo al PEECKER SOUND di FORMIGINE, di fianco alla leggendaria discoteca PICCHIO ROSSO. Il PEECKER è probabilmente il negozio di dischi per eccellenza del modenese, grande, pieno di scaffali, self service, nessun commesso che ti disturbi con la frase “posso aiutarti?”. Lì dentro ci si passa pomeriggi interi. Lettera B: BAD COMPANY. La copertina con i dadi è quella che mi attira subito, …printed in USA…cazzo, l’etichetta è quella della SWAN SONG, special thanks to PETER GRANT, sleeve by HIPGNOSIS…STRAIT SCIUTER sei mio.
Arrivo a NONANTOLA, salgo in casa, sono tutti fuori, metto il disco sul piatto…primo pezzo GOOD LOVING GONE BAD. Bam, una sorta di imprinting immediato, una scossa di testosterone, un marchio indelebile che mi si stampa sull’animo. Il pezzo è di un certo MICK RALPHS, ah è il chitarrista.
Hard rock di fattura pregevolissima, suoni efficacissimi, batteria meravigliosa, voce che senti vibrare nello stomaco, e MICK RALPHS giustappunto alla chitarra. Un zabaione di iperbole per la mia giovane anima, per me che sono esile come un giunco ma che mi senti forte come una quercia. STRAIGHT SHOOTER significa “persona schietta e sincera” ma c’è il gioco di parole dato dall’immagine dei dadi in copertina: to shoot craps significa difatti tirare i dadi, gettare i dadi. Ad ogni modo, mi accorgo che MICK RALPHS non è JIMMY PAGE, ma il suo chitarrismo è appunto così schietto e sincero da essere, per me, irresistibile. Riff granitico in LA e in RE, poi stacco lento dove RODGERS canta
I got my pride Don’t need no woman to hurt me inside I need love Like any other So go on and leave me Leave me for another
Il ritmo poi riprende e sullo stacco PAUL che canta Cuz’ Baby I’m a bad Man, oh santo demonio quanta forza mi ha dato quella sciocca frasetta…
Good! Lovin’ gone bad Good! Lovin’ gone bad Good lovin gone bad I’m a sad man Get outta my way Cuz’ Baby I’m a bad Man Now Now!
Io sono conosciuto per essere soprattutto un fan dei LED ZEPPELIN, e dei FREE e degli ELP se vogliamo, ma in definitiva forse il gruppo che più amo è la BAD COMPANY, e grazie a questo primo pezzo, STRAIGHT SHOOTER è probabilmente l’album che preferisco in assoluto. Intendiamoci, capisco benissimo che la BAD CO non è certo uno dei gruppi più importanti per la storia del rock, so che detta in modo un po’ maldestro il gruppo non è altro che la versione da stadio dei FREE, ma quell’hard rock genuino, semplice, diretto mi arriva al cuore con una facilità disarmante. Non è un caso che la mia band si chiami CATTIVA COMPAGNIA, se le canzoni che scrivo sono in qualche modo messe giù con un metodo simile, se mi sento e sono un chitarrista alla MICK RALPHS più che alla JIMMY PAGE, se i il partner musicale che ho sempre cercato (invano) è una sorta di PAUL RODGERS emiliano… Oggettivamente credo che STR SHT sia un buon album hard rock, ma essendo diventato un capitolo così importante della mia vita, per me che sono lo smilzo di Nonantola, è the best hard rock album ever.
FEEL LIKE MAKIN’ LOVE fu il secondo singolo tratto dal disco, arrivò nella top ten americana. Oggi non riesco più ad ascoltarlo, ma allora lo trovavo davvero carino. Ballatona acustica col ritornello pieno di chittarre distorte, testo al limite della sostenibilità…troppo mieloso. WEEP NO MORE è una delle pochissime canzoni scritte da SIMON KIRKE ad apparie sui dischi della BAD COMPANY originale. Intro d’archi e un incedere bluesy a seguire. Tutto molto godinile. SHOOTING STAR è uno degli altri hit del disco, stessa formula di FEEL LIKE MAKIN’ LOVE. Riflessione gradevole seppur un po’ retorica sulla tragica fine di giovani rockstar.
Riguardando le foto della copertina interne rammento quanto mi immedesimai in esse, quanto machismo involontario mi profusero, quanto mi fecero sentire un vero uomo…
Mi immaginavo di essere parte di loro, o di una band come la loro, in tour nel midwest americano nella metà degli anni settanta…
Immagini che si sposano a meraviglia con DEAL WITH THE PREACHER e WILD FIRE WOMAN, due ottimi esempi di hard rock inglese che racconta storie di vissuto nell’on the road americano. I cantati superbi di RODGERS, il chitarrismo lineare e ispirato di RALPHS, il basso preciso e mai sopra le righe di BOZ BURREL, la batteria elegantemente rock di SIMON KIRKE, che band ragazzi! La slide guitar di WILD FIRE WOMAN sa di sud degli Stati Uniti, di viaggi intrapresi per incontrare una bellezza di donna al di là del confine col Messico. Trovavo e trovo ancora irresistibile il finale quando PAUL RODGERS canta
I start to shiver and shake I just can’t wait, I start to shiver and shake I just can’t wait, I start to shiver and shake I, Lordy, I just can’t wait Driving down the highway, yeah Wow Oh baby, take a good loving to keep me driving all night I’m a-driving all night, oh yeah
Quando poi al minuto 4:18 MICK RALPHS ci da di slide partivo e parto anche io per le highway americane in cerca di chissà chi …
Straight on down the highway Straight on down the highway Wow, straight on down the highway, yeah
ANNA, di Simon Kirke, proviene dall’album KOSSOFF KIRKE TESTU AND RABBIT del 1972, registrato all’indomani del primo scioglimento dei FREE. Delicata, lenta, cantata con pathos da RODGERS, ANNA si accasa senza problemi in STRAIGHT SHOOTER. Preso dalla mia mania per la BAD COMPANY, iniziai a contagiare gli amici, in particolare TOMMY TOGNI, cantante con cui mi misi a suonare poco dopo. A quel tempo TOM stava con una che si chiamava Anna, e ogni volta che lui veniva a casa mia dovevo fargli ascoltate il pezzo a più riprese. L’album si chiude con CALL ON ME, tempo medio che in alcune sue parti si rifà all’epica rodgersiana di cui spesso parlo, con quella coda finale che ti porta nei campi di foschia e bruma che hai dentro di te, dove socchiudendo gli occhi vai incontro al tuo destino, al sole che sorge, ad un nuovo giorno che nasce.
Don’t worry about the rain, baby I’ll keep you dry I’ll keep you warm inside And satisfied
Don’t worry about the rain I’ll keep you dry, I’ll keep you dry Call on me, baby, call on me, baby
Registrato nel settembre del 1974 e pubblicato nell’aprile del 1975, STRAIGHT SHOOTER arrivò al numero 3 della classica americana, vendendo 3 milioni di copie. Album dunque fondamentale per il sottoscritto…dopo tutto ho preso forma grazie ad esso, sono diventato l’uomo che sono nel bene o nel male anche grazie a questo Rock, totale, puro, schietto e frizzante come il lambrusco. Oh, nulla cosmico onnipotente , che cazzo di album che mi hai fatto trovare lungo la via…e ora tutti nell’abbazia di Thelema a osannare il chitarrista, perchè IN MICK RALPHS WE TRUST.
Con ottobre calano i barbari dal nord, ed infatti anche quest’anno incontro RISE, il mio amico finlandese, ledhead come me. Ha lasciato moglie e parenti a FIRENZE ed è venuto a REGIUM LEPIDI per pranzare con lo smilzo di Nonantola. Quest’anno i miei impegni non ci permettono di più, ma ci accontentiamo anche solo di queste tre orette. RISE mi promette di farmi copia in bluray della LZ Reunion Collection (Live Aid 85/ Atlantic 88 / Rock And Roll Hall Of Fame 1995)… roba da depravati musicali.
Tim & Rise (notare la maglietta de IL TRONO DI SPADE) – Foto di ST
Lavoro, badantaggio da Brian, lavoro, ricette per Brian, lavoro, visite mediche di Brian, lavoro, poi blues sul lavoro, blues nella vita, blues nella blues mobile. Facendo un sunto: lavoro, Brian, a casa la sera, Sky. Mi chiedo se la vita sia tutta qua, o meglio se la vita che riesco a produrre sia tutta qua. Meno male che c’è la groupie che mi fa ridere con la sua cresta biondo platino… mi sembra un po’ PINK e un po’ un giocatore della seconda squadra di Milano… El SAURAwi appunto. Da morir dal ridere anche vedere il gatto PALMIRO aggirarsi tra le stanze buie della casa con gli abbaglianti accesi…
Il gatto Palmiro
Se non altro con la CATTIVA COMPAGNIA abbiamo ripreso a far le prove, e trovarmi fianco a fianco con LORENZ a far ruggire le nostre LES PAUL mi fa sempre bene all’animo. CHEAP TRICK, AEROSMITH, BOSTON, DEEP PURPLE, BAD COMPANY… quando POL chiama CUSTARD PIE, ci diamo di piombo ZEPPELIN. A fine pezzo mi sorprendo sempre di come questa band riesca a suonare i pezzi dei LZ nella giusta maniera (o almeno è così che mi sembra). POL in verità è più un purpleliano, ma come canta i pezzi dei LZ lui… nessuno mai, e non se rende nemmeno conto. Proviamo poi anche un paio di nostri brani: VENTO DI MAESTRALE e ED E’ UN ALTRO LUNEDI’. Tutto l’hard rock del mondo nel primo (con un grande LELE e una grandissima Saura nello stacco lento), tutta la disperata malinconica dolcezza nel secondo. Non dovrei scriverlo, lo so, queste due sono canzoni mie, ma quanto cazzo mi piace suonare i nostri pezzi con questa band.
Di nuovo lavoro, discussioni e confronti in ufficio, discussioni e confronti nelle sale riunioni dei clienti, discussioni e confronti con me stesso… STEVEN TYRRELL che dà del ‘bagiano’ a TIM TIRELLI, TEAM TEERALLY che dà del “sempio” a STEFANO TIRELLI, TIRELLI TIM che se ne fotte e si mette ad ascoltare in cuffia i FIRM (live in Albuquerque, Tingley Coliseum, 18/03/1985 soundboard)
Alla domenica quando non sono di turno da Brian, mi faccio un cinegiappo con la groupie. Bevo una birra cinese da 66 cl, un caffè corretto sambuca e ci aggiungo un doppio Southern Comfort, e per il mio fisichetto da due soldi sono già oltre la soglia, ma questo stato invece di regalarmi quell’allegria incosciente che tanto mi è cara, mi fa precipitare in un blues autunnale. Non vado nemmeno alla Fiera del Disco di Regium Lepidi, segno che qualcosa non va, avrei bisogno di un altro caffè ma non ho nessuno con cui prenderlo… Polbi è in Michigan, Jaypee ormai mi ha sostituito con Lorenz, Lorenz è in tour con i Bad Sisters, Bessi starà guardando la nebbia al di là del porto, Beppe Riva si starà preparando a vedere l’Inter, Giancarlino Trombetti si starà preparando a vedere la J**e, Liso starà ascoltando Caravanserai, Picca si starà ancora riprendendo dopo aver saputo che uscirà un box set di 14 cd di Leo Sayer , Riff sta guardando quel cazzo di Superbike, March sarà a Roma dalla Lara, Mixi in giro per il mondo, Doc starà suonando Brown Sugar, France’ starà sognando di essere a Scilla a fare immersioni, Dan starà scaricando qualcosa da Dimeadozen, Lorenzo Stevens-Athos-Sutus-Frank-Mario chissà che cazzo staran facendo, Dennis è in Qualchestan, Mikebravo starà ascoltando qualche oscura registrazione degli Yardbirds con Page, Bodhram sarà alle prese con i King Crimson post 1981, LucaTod si starà chiedendo cosa succederà a Dylan Dog viste le novità in arrivo, Axl starà ascoltando Music From Another Dimension, Alexdoc starà mettendo in ordine i suoi bootleg dei Fleetwood Mac, Baccio sarà alle prese col ratio di Dimeadozen, Pigi starà ancora festeggiando l’exploit della Maggica…
Povero me! Povero me! Povero me! Non ho nemmeno un amico qualunque per bere un caffè Povero me! Povero me! Povero me! Guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è Povero me! Povero me! Povero me! Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me. Povero me, povero me, povero me, povero me guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che é
Passa un’altra settimana e poi il dramma: sabato mattina a Ninentyland con Brian, caffè in centro nel bar pasticceria di una mia vecchia conoscente (basta con i bar dei cinesi, sussurra qualcuno) e poi salto all’anagrafe per rinnovare la carta d’identità dopo aver fatto 4 fototessera nel celebre negozio nonantolano FOTO FABIO. La mia vecchia amica Amedea sta servendo un altro cittadino, così io cado preda di un’altra impiegata, che conosco, lo so, ma non metto a fuoco la sua identità.
Imposta il tutto, prende le tre foto, registra i dati, poi mi guarda e fa “statura 1,78, occhi castani, capelli… beh stanno diventando un po’ bianchi, il documento valeper 10 anni e tra dieci anni eh …metto capelli brizzolati!”. La guardo con fare sbigottito, protesto, ma le mie proteste hanno lo stesso effetto di quelle di GIGI SIMONI in quell’ infame J**E – INTER del 26 aprile del 1998. Scuoto la testa. Smadonno in silenzio, obnubilato e confuso esco dall’ufficio… va bene che si invecchia, va bene che ho una (in)certa età, va bene che qualche capello è ormai dello stesso colore di quelli di JOHNNY WINTER, ma vi sembro uno con i capelli brizzolati, porca di quella madosca?
Di nuovo in centro, Brian incontra l’unico amico che ancora riconosce: MARIO SITTI. Mario, che è naturalmente a conoscenza dei problemi di mio padre , cerca di controbattere alle sue domande un po’ fuori luogo con una dolcezza infinita eppur risoluta nella sua emilianità. Lo sa, MARIO, che non saranno ancora tante le volte che si vedranno, così cerca di vivere nel migliore dei modi le ultime passeggiate per Ninentyland col suo vecchio amico. Mentre l’inquadro per la foto, o mentre li vedo camminare nel vialetto che porta alla Rocca, non posso non accorgermi dei commoventi color pastello che l’autunno dipinge intorno a loro…
Brian e Mario a Nonantola – 26-10-2013 – foto di TT
Mi lascio andare alla nostalgia anche io incontrando volti e facce che hanno fatto parte della mia adolescenza e giovinezza… la ragazza della pasticceria, LINO BORGHI mio ex collega che abbraccio con fervore (seppur sia bianconero), MAURIZIO ZOBOLI figlio di Fabio e fratello di LENCIO, AMEDEA la responsabile dell’ufficio anagrafe, appunto. Tra tanti volti sconosciuti e tante facce di etnie diverse, il riconoscere volti familiari mi fa di nuovo sospirare per il mio paese natio.
Mentre parecchio più tardi ritorno verso BORGO MASSENZIO, mi godo tutta la dolcezza di questo ottobre, di questo anticipo di estate di San Martino, di questi colori in cui esplode l’autunno. La vite coltivata a tirelle e maritata a grosse querce che vedo mentre mi addentro nelle terre reggiane, è un balsamo per il mio animo…
Vite coltivata a tirelle maritata a vecchie querce, nei pressi di STIOLO (RE) – foto di TT
I colori sono gli stessi della copertina di BROTHERS AND SISTERS, e allora che ALLMAN BROTHERS siano…
Con GREGORY e RICHARD a spartirsi la tavolozza dei colori, arrivo a destinazione in traquillità con la blues mobile che rolla placida sulle country roads…
Alla domus saurea mi concedo un ultimo valzer tra gli splendidi colori autunnali…
Domus Saurea Flora Aurea – foto di Tim Tirelli
Domus Aurea Flora Aurea – foto di TT
La sera l’INTER vince col VERONA, mi pare che le cose si sistemino, ma mai abbassare la guardia: il blues vigliacchino è sempre dietro l’angolo.
Domenica: ore 9, in garage, sto per andare da Brian. Infilo la chiave nella blues mobile, non succede nulla. Non un alito di vita. La batteria, porca di quella puttana. Va beh, capita, facciamo buon viso a cattivo gioco. La groupie mi presta la sua CLIO pre-nuragica (come direbbe il PIERO MARRAS di FUORICAMPO). Arrivo da Brian, parcheggio, salgo, (ma non mi sovviene di pensare che è una macchina di vecchia generazione, una di quelle che quando le spegni devi assicuarrti aver spento i fari) dopo qualche ora scendiamo e torniamo a Ninetyland per un caffè. Parcheggio, beviamo un caffè, ci trastulliamo un po’, risaliamo sulla CLIO 307.000 (sono i km che ha) e… non succede nulla. Batteria andata! Là, piantato a Nonantola, per la seconda volta nella stessa giornata rimasto a piedi con la batteria a zero e con un Brian ormai in confusione. Passo un paio d’ore nell’incazzatura più nera, non tanto per la doppia sfiga/distrazione, ma per il fatto che nel condominio de Lasimo nessuno ha i cavi per ricaricare batteria. Se vi abitassero delle olgettine capirei, ma zio cagnone ci abitano dei marcantoni mica da ridere… beh, nessuno con i cavi. Nelle case di fronte lo stesso. Risolvo chiamando GIPI,lui di sicuro i cavi li ha. Con l’aiuto de Lasimo e della groupie, che viene in soccorso con la macchina di sua madre, risolvo anche questa. Andare da Brian ormai è diventato uno sport estremo.
Meno male che POLBI mi chiama da Detroit, che per telefono sento anche BEPPE RIVA, che tra poco ci sarà il sinodo degli illuminati del blues di novembre e che su twitter ho un follower che di nome fa… MIIIIIIIIICK RAAAAAAAALPHS!
BAD CO 1976 – da sx a dx: Boz Burrell, Paul Rodgers-Simon Kirke e MICK RALPHS
Vengo da settimane impegnative, piene di fastidi, di blues, di ombre…presto ne leggerete un sunto in uno di miei soliti scritti autunnali…anche questa inizia in salita, fatico, ansimo, smadonno e poi d’improvviso mi arriva un’email dove mi si dice che MICK RALPHS ha iniziato a seguirmi su Twitter…
…e così la notte si fa chiara, il vento si mette a gonfiare le mie vele e le stelle a riempire i mei sogni…no,perchè, ecco, diobono, mica uno qualunque, oh. MICK RALPHS, sì proprio lui, MICK RALPHS, the one and only MICK RALPHS… MICK RALPHS, the god himself. Come sia possibile non lo so… il blog? I miei continui rimandi alla BAD COMPANY su Facebook, Twitter e Google +? Boh, quel che che so è che adesso uno dei miei follower su Twitter è MICK RALPHS. Zio can, MICK RALPHS. Trop togo.
Chissà, magari al prossimo sinodo degli illuminati del blues c’è anche lui.
Grigio e umido sabato autunnale. Io e Lakerla di primissima mattina siamo già in giro. Ci mandiamo sms per confortarci a vicenda. Mentre attraverso la campagna, penso che solo un sabato fa era piena estate, e che in centro a Mutina per un mini sinodo insieme a Picca, Jaypee e Lorenzo Stevens, sotto la Ghirlandina in piazza Grande, dopo un pranzo a base di e tortelli di zucca e bollito, si stava da Page.
TRES HOMBRES: da Sx a DX: JayPee, Tim, Picca – Foto di Lorenzo Stevens
Invece oggi il cambio di stagione si inizia a sentire e a vedere. Entro da Brian che, in pigiama, esordisce con:“Tim è arrivato l’avtunno”. Lo lavo, lo preparo e usciamo. Restiamo a Mutina, troppo cotto per andare a Ninetyland. Caffè e paste al bar di Chen il cinese, spesa e chiacchiere lì al centro commerciale New Tower. Brian si ferma a parlare con gente che non riconosce più. Un vecchio di 85 anni, che vengo a sapere Brian conosce da almeno 40 anni, e che si tiene in forma spazzando la corte interna del New Tower, mi dice che lo fa per tenersi in forma, altrimenti se si adagia sulla poltrona a guardare la TV “per me l’è finida”. Con la stessa nonchalance mi informa che ha perso sua moglie due mesi fa.
Stiamo parlando davanti al negozio MEDITERRANEO – ARTICOLI ORIENTALI gestito da un nordafricano di mezza età che viene ad aggregarsi. Mi sorride, attento ad essere gentile, cercando in maniera discreta di sentirsi parte del gruppo. Cerco, per quanto possibile, di tenere i discorsi di Brian incanalati su terreni comprensibili, Khalid (non conosco il suo nome ma lo chiamo così) se ne accorge, ma mi fa cenno che capisce e che non devo preoccuparmi. Il vecchio modenese parla di politica e del cavaliere nero caduto – sembra – finalmente in disgrazia. Commento e alla fine mi scappa, in modenese stretto, un “Mo’ dio canta an s’pol menga”. Khalid, ride. In quel momento mi è sembrato uno di noi, intendo dire…uno perfettamente integrato. Mantiene sempre un atteggiamento sempre un po’ reverenziale che la dice lunga su meccanismi vecchi di secoli, ma Khalid ormai è un modenese.
Entriamo al Conad, non prima di aver salutato la zingare seduta per terra all’entrata. La guardo negli occhi, si vede che non è abituata alla cosa. Mi sorride ma con un punto interrogativo gigante che le si accende sul viso. Facciamo la spesa. Usciamo, lascio qualche spicciolo alla zingara. Magari è una vittima del racket delle elemosine, ma non riesco ad evitare quel piccolo gesto. Mi viene in mente una frase che ho sentito tante volte: “ste atenti ca ghè di singànai in giro!” (state attenti che ci sono degli zingari in giro).
Ci fermiamo all’edicola della LITTLE CROSS…La GAZZA dello sport, la REPUBBLICA, il MANIFESTO. Nel lunotto della blues mobile bagnato di gocce di pioggia Brian scrive “W TE”. Il TE è riferito a me.
Che tenero che è diventato Brian. Lo osservo, dietro il velo dell’alzheimer credo di scorgere il giovane Brian…
Il vecchio Brian – foto di TT
Il giovane Brian (1958 circa)
Torno verso Borgo Massenzio. Ancora preda di un STEVE VAI kick, mi godo ad alto volume EAT ‘EM AND SMILE e SKYSPCRAPER di DAVID LEE ROTH, due magnifici album di big hard rock americano. L’approccio alla take no prisoners (seppur scanzonato) del primo, gli accenti progressive del secondo… spettacolo…
Arrivo alla domus saurea, osservo lo squarcio prodotto dai due boscaioli (i genitori della groupie). Scuoto la testa.
Domus Saurea, l’opera dei boscaioli.
Pranzo. Bistecca e birra media. Caffè, doppio southern comfort. Crollo sul letto. Mi alzo alle 18, subito dopo aver sognato che stavo per morire e che stavo scrivendo una lettera d’addio agli illuminati del blues. Avevo appena iniziato quella a Picca. Zabaione, frutta. Sullo stereo READY AN’ WILLING degli WHITESNAKE.
Rising with the morning sun I turn to greet the dawn, Knowing I must face another day Sleepless night behind me, Just a memory of pain, My heart has always been a cross to bear
Mi accingo a guardare INTER-ROMA.
Just another saturday for the ordinary bluesman…
Tim Tirelli, ordinary bluesman (foto di repertorio)
L’altra mattina mi chiama Ronnie, gli parlo con piacere, è una dozzina di settimane che non ci sentiamo, forse di più. Il lavoro, la donna che vive in un’altra città, il duro mestiere di sopravvivere…tutte cose che ci portano ad attraccare a porti diversi durante le tempeste. Con Ronnie oltre a parlare di fighe e dei “migliori dischi di tutti i tempi”, finiamo spesso a filosofeggiare sul senso blues della vita, o almeno della nostra vita. Entrambi uomini di una (in)certa età, ci lasciamo scivolare lungo la discesa ardita della contemplazione del futuro, sulle incertezze a cui andiamo incontro, sui cocci dei cento sogni infranti su cui siamo costretti a camminare, sulla percezione del senso del limite (come diceva Julia) che poi è il succo della crisi di mezza età. Insomma, le solite esuberanti tristezze di cui noi uomini di blues siam soliti discorrere mentre ci beviamo un southern comfort o un caffè corretto sambuca.
Ad un certo punto mi dice “Sai, per cercare di dominare l’ansia relativa a quel che sarà ho partecipato ad un corso di preparazione alla morte”
Di quello che ci siamo detti da quel momento in poi non ricordo nulla, rammento solo di aver pensato “Ma che cazzo di amici fighissimi ho?” Perché no, voglio dire, non è che partecipiamo a questi corsi o che ci fiondiamo in analisi introspettive su questi temi per diletto o strane manie, no, cazzo, è che l’uomo di blues affronta, cerca di capire, vuole sapere. Pur non amandola, l’uomo di blues, non teme la morte falciatrice…
Quando ero piccolo l’autunno cominciava in modo univoco il 23 settembre, da un po’ di tempo si tende invece a farlo iniziare invece il 21…è un errore, l’estate è la stagione più duratura e bisogna considerare l’orbita terrestre, quindi l’equinozio d’autunno cade un paio di giorni dopo il 21, il 23 settembre appunto…questa superficialità che sento in tivù, mi infastidisce sempre. Nel mio animo ad ogni modo l’autunno sboccia il giorno in cui inizia la vendemmia, quando col cuore gonfio di nostalgia rimembro i mesi di settembre passati dal nonno a vendemmiare, in quel periodo magico che si sviluppava tra la fine dei sessanta e l’inizio dei settanta. Ho scritto più volte qui sul blog che ho un rapporto carnale con la vite, d’altra parte il mio cognome è avvinghiato a questa pianta meravigliosa, essendo “l’allevamento a tirelle” un metodo di coltivazione che vedeva la vite “maritata ad un tutore vivo su cui si reggeva (soprattutto all’olmo)”. Ricordo mio nonno Ettore, padre di Brian, gridare ad uno dei suoi figli “Dai, finès cla tirella.”
Mattina: lascio il posto in riva al mondo, percorro la stradina “lunga e tortuosa”, mi accorgo che Ronzoni gira per l’aia di casa sua con pantaloni e giacca blu da lavoro, un cappello di paglia in testa, volto lo sguardo e nella vigna di fronte cavagni per terra, un carro, gente che vendemmia: è iniziato quello che Brian chiama “avtunno”, con la vu.
Borgo Massenzio – vendemmia 2013
Invece di immalinconirmi con musica bluesy, rispolvero uno dei più bei dischi live di sempre quello di BOB SEGER AND THE SILVER BULLET BAND…
Al pomeriggio in giro tra Mutina e Stonecuty attraverso un forte temporale ascoltando LOREDANA BERTE’ alle prese con la TRAMPLED UNDERFOOT italiana…
e col suo rock…
Capito poi a Nonantola di prima mattina in questo metà settembre, lo studio del mio medico (e amico) John Louis (Gianluigi insomma) si è trasferito in piazza Gramsci, in pieno centro e mentre lo attraverso sento il sole sulla faccia, respiro l’aria fresca, gioco con le ombre tra le mura medievali dell’antico borgo; prima di tornare in ufficio mi fermo a Mutina da Brian, lo porto a prendere un caffè. Ci raggiunge anche mia sorella…mi chiedo se mai ci ritroveremo ancora tutti e tre insieme in un caffè a metà mattina in settembre. Brian si mangia la svedese e mi chiede quanti anni ho, sparo la cifra altissima a cui sono arrivato e mi dice “per me te t’è un zuvnèn” (per me sei un giovanottino)…c’è tanta tenerezza in quel zuvnèn, usato al posto di zuvnòt (giovanotto). Ah, caro vecchio Brian.
Al pomeriggio per lavoro mi fermo da Raffa allo studio fotografico di Scandilius….sembra indaffarato sugli scatti dei nostri clienti comuni…
Raffa – S.E. Scandilius
mi avvicino, e scopro che invece sta contemplando le (belle) foto contenute nel suo recente libro…everybody has a dream…
Raffa contempla le foto del suo libro – foto di TT
Insieme alla groupie la sera vago per le FESTE DELL’UNITA’ di Regium Lepidi e di Mutina; come sempre finiamo negli stand dedicati alle librerie… notiamo sempre più che gli scaffali sono invasi da un sacco di titoli usciti dopo il successo di gente come DAN BROWN e GLENN COOPER …
Forse dovrei cercare anche io di darmi al thriller storico e scrivere la TRILOGIA MEFISTOFELICA NONANTOLANA : L’ABBAZIA DEL MISTERO, SANGUE NELLA PIEVE, I TEMPLARI NERI DELLA CHIESA DI SANTA FILOMENA, e dopo il successo pubblicare il seguito: I GUARDIANI DELLA TORRE DELL’OROLOGIO
La cripta dell’abbazia di NNT
Templari nell’abbazia di NNT
La Pieve di San Michele Arcangelo di Nonantola
Chiesa di Santa Maria Fuori Le Mura alias Chiesa di Santa Filomena a Nonantola
Chiesa di Santa Maria Fuori Le Mura alias Chiesa di Santa Filomena a Nonantola
Torre dell’orologio di NNT
Nel mio girovagare avanti e indietro mi immergo completamente negli umori dell’autunno, l’aria della mattina si fa frizzante e io la taglio mentre nella blues mobile attraverso la Via Emilia ed osservo la vita che scorre…sullo sfondo della terra arata di fresco che assume quel colore che sta tra il marrone scuro e il grigiastro, il negro attende l’autobus alla fermata mentre parla la telefono, la donna di mezza età fa footing avviluppata da una tuta improbabile e con un passo che la fa assomigliare ad una papera ancora intorpidita dal sonno, l’autista del nordest europeo in zoccoli e con il portafogli assicurato ai jeans da una catenella chiede informazioni stradali al gestore di un distributore…la blues mobile rolla tranquilla sullo stradone Herberia-Stonecity mentre la BANDA MUSICALE DI MANISCALCO FOLLATORE (la MARSHALL TUCKER BAND insomma) lì nel car stereo canta il proprio amore per una certa VIRGINIA…
mentre cerca di spingere lontano i miei blues….
Quando poi parte il flauto di CAN’T YOU SEE il mondo parte per un’orbita tutta sua, e io mi ritrovo a galleggiare sopra ad aria sonora di incredibile potenza emotiva. La MARSHALL mi trasporta verso abissi di tristezza per poi farmi risalire verso vette altissime…sconquassato, obnubilato, confuso ma tutto sommato felice, mi ritrovo sotto l’ufficio e spegnere la musica in quel momento è una violenza inaudita che pratico a me stesso. Ma devo lavorare e così lascio che TOY CALDWELL suoni solo nei miei pensieri.
La sera ritornando verso Borgo Massenzio, ascolto STREET LEGAL di BOB DYLAN…
…e ancora mi lascio suggestionare dall’atmosfera settembrina, i raggi del sole ormai al tramonto danno alla domus saurea quel riflesso speciale, quel velo di malinconica beatitudine che avvolge tutto in una sorta di candore autunnale… l’aria non sa più d’estate, l’uva è pronta per essere raccolta e un altro anno si avvia alla fine…
Domus Saurea in settembre – foto di TT
Domus Saurea in Settembre – foto di TT
Me ne salgo in casa e, dopo cena, capisco che forse anche Palmiro sente l’arrivo dell’autunno, viene ad accoccolarsi accanto a me, quasi ne sentisse i primi spifferi…
Palmiro & Tim (foto della groupie)
Settembre, la vendemmia, i colori della campagna che si infiammano prima di spegnersi, il crepuscolo, il cambio di stagione…il mood giusto per l’uomo di blues.
Il dramma si compie gli ultimi istanti del sinodo: è da poco passata l’una di notte, mi accingo a salutare l’ultimo confratello… El Pique, the Pike Boy, Stivanèin Piccagliàn, (Picca insomma) ringraziandolo per il dono recatomi (Il live THE SONG REMAINS THE SAME su CD versione non rimasterizzata, il TSRTS vero insomma, che inspiegabilmente non avevo in CD):
TIM: “Va beh dai, alòra as sintòm” (Allora ci sentiamo)
PICCA “Tim, mo dio canta, te tee un nunantlàn, t’en po brisa parlèr acsè, te’m per un arsàn” (Tim, god sings, sei un nonantolano, non puoì mica parlare così, mi sembri un reggiano”)
In un secondo elaboro il fatto: mi sto reggianizzando. Aiuto!
Avrei dovuto usare “Sintàm” e non “Sintòm”.
Modenese di nascita, ma reggiano di origine (genitori e tutti i parenti), il mio dialetto fino a poco manteneva comunque l’accento di Modena, sebbene usassi diversi termini propriamente reggiani tipo sarabìga (zanzara); le prime vocali di pollo, bolla, rosso le pronuncio ben chiuse, alla modenese, e non aperte come fanno quei finocchietti dei reggiani. Ora però la mia modenesità vacilla, mi scappano dei “fa gninto” invece dei “fa gninta”, dei “at salòt” (come uno Zucchero qualunque da Roncocesi), dei “sintòm/andòm/a fòm”. Dall’altra sera sì aperta ufficialmente la crisi dell’identità dialettale, e ora vago disperato chiedendomi chi sono e da dove vengo. E dire che la serata si era svolta in maniera impeccabile. Malgrado alcuni confratelli mancassero, alcuni con giustificazione (Liso, Jaypee, Sutus), alcuni senza e per questo declassati al grado di Roadies del blues (Athos e March), lo spirito volava alto tra le menti tormentate dei fratelli di blues. Ritrovo alla Festa dell’Unità provinciale di Regium Lepidi, cena al ristorante ADRIATICO, caffè corretto offerto da Riff, capatina alla bancarella dei cd e degli LP, salto in libreria e assemblea in uno stand deserto dopo uno dei soliti incontri politici.
Illuminati del blues 31-8-2013: da sx a dx: Biccio, Picca, Mixi, Tim, Riff, Francesco, Lorenzo Stevens
Si erano toccati temi importanti quali “l’impatto dell’immigrazione sulle nostre città” e dell’incredulità nel vedere che nessuno della sinistra (area politica di cui più o meno facciamo parte quasi tutti) ponga la questione, lasciando che le sole lega e destra dialoghino con le pance degli italiani. Senza perdere la tenerezza e i valori universali insiti nell’uomo occorre trovare (o almeno provare) qualche soluzione: i modenesi ormai non frequentano più Modena, i reggiani fanno lo stesso con Reggio. Le minoranze etniche che si spartiscono i luoghi di aggregazione cittadini poi si odiano a morte. Io nostri sindaci, pur essendo buoni diavoli, non possono continuare a parlare in termini trionfalistici del successo dell’integrazione nelle nostre città. Zio can, mo dove?
La inesauribile verve di Picca aveva reso comunque la discussione piacevolissima e divertente. In my book, the Pike is the fucking number one.
Un’ultima nota, molto positiva: la Festa provinciale dell’Unità di Reggio Emilia sabato sera era imballata di gente. La fila per entrare al ristorante Adriatico era di parecchi metri fino alle 22,30 passate. Suonava Max Gazzè, quindi non si può nemmeno dire che si fosse riempita perché che so, suonavano i Pink Floyd, Zucchero, Vasco o Liga. Che una sera ogni tanto la gente rinunci a star davanti alle televisioni è un buon segno.
Lunedì sera accompagno la groupie a Flumen Baniolus: c’è la fiera del paese che prevede una sfilata di moda a cui partecipa Lapatty sorella della groupie, o meglio i capi del suo negozio di intimo. Alcune modelle sfileranno al ritmo di un cd che ha preparato la groupie, così andiamo a vedere l’effetto che fa. La cosa che mi sorprende maggiormente è l’aria dimessa della fiera. Non riesco a crederci: BAGNOLO è un paese di circa 10.000 abitanti e chiamano fiera sei bancarelle sei appoggiate sulla via principale. Più che in Emilia sembra di essere a Sarajevo durante i black out dovuti alla guerra di Bosnia. E dire che davanti al palco dove si svolge la sfilata la gente è accorsa numerosa, c’è un’evidente voglia di star fuori, di aggregazione; ma bastava voltare lo sguardo per accorgerrsi che si trattava di una delle fiere più lofi che io avessi mai visto. Al confronto la country fair di luglio a Nonantola sembra il Festival di Knebworth del 1979 (la serata del 4 agosto) …
In attesa che arrivi il turno della sfilata della sorella della groupie, faccio un giro per Bagnolo: davanti ad un bar con uno spazio all’aperto si esibisce un gruppo musicale, trattasi di gente di una certa età alle prese con una qualcosa di indefinibile. Scarsa tecnica, terrore del palco, nessuno in grado di comunicare qualcosa. Un ragazza (probabilmente la moglie) si avvicina al palco e scatta una foto al tastierista cantante. Una tristezza infinita. Dico alla groupie: “Se dovessi finire così ti autorizzo a sparami un colpo in testa”.
Tra una sfilata e l’altra un paio di conduttori cercano di riempire i tempi morti improvvisando chiacchierate in dialetto reggiano stretto. Presentano poi un tributo a SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI, ed è qui che va in scena l’incredibile: un gruppo di anziani entra sul palco sulle musiche del celebre film/musical, vestiti in stile country ma anni ottanta, iniziano a muoversi goffamente cercando di portare a casa qualche passo di danza accettabile, senza riuscirci. Sono basito. Mi chiedo che ci faccio lì, il gap nel mio confronto interno tra Modena e Reggio aumenta.
Anziani in ordine sparso che s’imbalzano sulle note di SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI – foto di Saurit
Finalmente la sfilata de Lapatty: sulle note di WUTHERING HEIGHTS entrano le prime modelle e via via tutte le altre muovendosi timidamente sulle musiche scelte dalla groupie: ELO, GERRY RAFFERTY, ALAN PARSON. Quando parte CARPET OF THE SUN dei RENAISSANCE guardo la groupie sorridere sorniona e compiaciuta, e mi chiedo se qualcuno lì intorno sa chi cazzo erano i RENAISSANCE. Chiusura sulle note di ROCKET MAN di ELTON JOHN. Gli unici 15 minuti di buona musica sono quelli offerti dalle sorelle TERENCESON. Brave ragazze.
Sfilata del negozio “Momenti”
In macchina, tornando a tarda sera vero Borgo Massenzio, io e la groupie non riusciamo a trovare una stazione che trasmetta musica decente. Oltre alle immondezze musicali trasmesse dalle radio commerciali, anche le stazioni più serie non trasmettono nulla di buono…solo quel pseudo rock moderno che piace a chi non piace la musica. Sfiniti ci appoggiamo su RADIO CAPITAL che passa un pezzo dei METALLICA. Arrivati in cortile spengo la macchina, devo pulirmi le orecchie da quel pattume sonoro…inserisco THE SOUTHERN HARMONY dei BLACK CROWES…parte l’intro di THORN IN MY PRIDE…quelle chitarre e quell’organo mi riportano l’equilibrio…la groupie si mette a suonare l’air bass, io faccio finta di essere RICH ROBINSON, mentre la notte scende profonda sulla campagna nera…
Al mattino ho ancora l’animo non sistemato, me ne accorgo dai cd da sentire in macchina che scelgo: CLASH e RAMONES. WHITE RIOT mi veste bene stamattina ma ascoltare i CLASH col batterista lofi è difficile, così opto per quelli col grande TOPPER HEADON…I FOUGHT THE LAW e così sia.
La sera sono al GRANDEMILIA, e abituato come sono a fare la spesa all’ARIOSTO di Reggio, mi pare di essere su di un altro pianeta: Modena I love you. Mentre torno alla domus saurea sono prigioniero della contrapposizione MO-RE. Il richiamo delle radici contro il senso d’appartenenza alla terra su cui sono nato. Bel dubbio amletico.
Stamattina, in giro per Stonecity con ancora quelle nubi nel cervello, mi rivolto nei pensieri; poi d’un tratto mi chiedo perché mi faccio di questi problemi…e capisco tutto: mi infilo i Ray Ban, spingo i FOREGNEIR nel car stereo, alzo il volume e – dopo aver comprato l’ultimo CLASSIC ROCK UK e il suo spin off BLUES (con MUDDY WATERS in copertina) – rollo lungo le freeway del distretto ceramico che è un piacere. Oh yeah, baby!
C’è chi critica l’andare al mare in Romagna (salvo poi tornarci ogni estate), io ringrazio il Signore dell’Oscurità per l’opportunità concessami anche quest’anno: rinnovare il battesimo, immergermi nelle acque del mare Adrias Kolpos (che è un mare molto blues)insomma mi permette di purificare l’anima, di bilanciarne la spinta sulfurea, di fare il pieno di iodio in attesa di traghettare la mia esistenza attraverso un altro gelido inverno. Certo, anelo alla possibilità di solcare mari esotici, di visitare città tipo la grande mela oppure quella per cui occorre mettersi dei fiori nei capelli prima di arrivare, di girare un po’ il globo terracqueo … ma quando non è possibile, sono felice di riuscire a godere appieno anche i pochi giorni spesi sulla nostra riviera.
Il nostro litorale mi fa tornare bambino, non occorre molto, sono un uomo di blues incline alla malinconia e alla nostalgia, giusto un odore particolare, un riflesso del sole che maestoso sorge dal mare bastano per farmi tornare indietro di 40 anni e più: in giro con mia madre alle 7,30 del mattino a fare la spesa, i MR NO, gli ZAGOR e i COMANDANTE MARK comprati all’edicola, i capelli biondi di URSULA…
TEDESCHI A POMPOSA: Ursula (in basso) e in piedi (da sx a dx) sua madre, Brian, sua sorella, suo padre – Lido Di Pomposa inizio anni settanta
Se poi vado ancora più indietro, verso la fine degli anni sessanta, vedo i “bunker” costruiti dai tedeschi nella seconda guerra mondiale che ancora dominavano le spiagge dei lidi ferraresi…
Lido di Pomposa (FE) fine anni sessanta – il bunker dei tedeschi – Tim (primo a sinistra) e i suoi amici. In piedi (prima a sinistra) Lalli Tirelli.
Qualche giorno dunque sganciato dalla gestione del vecchio Brian, dai problemi legati al lavoro, dal rimbalzare continuamente tra Borgo Massenzio, Stonecity e Mutina. La prima giornata è preda del brutto tempo… tempesta, vento, mare mosso e anche io non sono a posto, non ho ancora staccato, le crisi d’ansia si susseguono senza sosta, leggo, dormicchio nella stanza d’albergo, guardo il mare in attesa che i venti di Thor smettano di soffiare …
TT contempla il mare – foto di LST
Torna poi il sole, e allora mi adagio sul lento e placido rollio dell’Adriatico, mi immergo nelle sue acque, mi stendo al sole ad asciugare, vado con la groupie a mangiare il pesce nei ristorantini sul mare…
Ristorantino sul mare – foto di LST
e mi godo la libertà che da sei mesi a questa parte la dispepsia funzionale mi dispensa: Ceres gelate e gelati da monello…
TT: Ceres gelate – foto di LST
TT: come fossi un cinno – foto di LST
Osservo l’umanità: un anziano che verso le 18 del pomeriggio legge L’UNITA’…
L’uomo che leggeva L’UNITA’ – foto di TT
…russi che arrivano al ristorante sul lungomare in costume e senza ciabatte e che riescono a convincere il titolare (che in un primo momento non voleva farli entrare) a farli pranzare almeno sotto al pergolato…
Russi senza bon ton – foto di LST
…e poi guardo il mare, meditabondo, mentre in cuffia, in modalità random, passano alcune delle migliori musiche che la razza umana sia mai riuscita a create:
THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY – GENESIS
NOTHING LEFT – JOYHNNY WINTER
TEN YEARS GONE – LED ZEPPELIN
HEAVY LOAD – FREE
1983 – VAN HALEN
READY FOR LOVE – BAD COMPANY
YOU SEE ME CRYING – AEROSMITH
I’M GOING HOME – TEN YEARS AFTER
EXCUSE ME – PETER GABRIEL
TAKE A PEBBLE – ELP
DON’T SAY YOU LOVE ME – FREE
ALL THE LOVE OF THE UNIVERSE – SANTANA
…e mentre ascolto ogni tanto guardo le persone, quasi tutte si accontenteranno di accennare ad uno sfasato passo di danza mentre la sera, passeggiando, si avvicinano al locale che propone l’immancabile latino-americana commerciale: una delle schifezze più ignobili che attraversano il pianeta. Non mi sento superiore, ma solo più fortunato, molto fortunato: poter godere del ROCK, quello vero, è sempre più un privilegio.
In spiaggia però mi avvicina un tipo: sto leggendo CLASSIC ROCK UK con in copertina i BLACK SABBATH…è Marco, bassista degli ANGEL WHINE tribute band del gruppo di Tony Iommi. Ci mettiamo a parlare, i musicisti rock finiscono sempre per trovarsi.
La sera porto la groupie in versione SPEED QUEEN a correre nei kartodromi e come sempre mi sorprendo del talento che questa emiliana verace, questa reggiana dagli occhi di ghiaccio ha per i motori (e la musica): nella prima gara è seconda su undici, nella seconda gara è prima su ventiquattro. Ha la classe di VALENTINO ROSSI e la geniale irruenza di MARC MARQUEZ. Che tipa la groupie…
La groupie e il numero magico – foto di TT
Quando non siamo ai Kartodromi, sbirciamo le esibizioni dei vari gruppi che animano il lungomare: uno piuttosto lofi alle prese con un brano di BOB GELDOF, un trio un po’ bislacco alle prese con un repertorio più duro. Ci fermiamo a guardare questi ultimi: il cantante chitarrista è un tizio ben messo, calvo, in calzoni corti, il bassista è un nerd alto con la barba che se ne sta in disparte a suonare un basso a sei corde (solo per questo sei già bocciato, amico) e un batterista con grandi cuffie. Arriviamo che sono alle prese con THE JACK degli AC/DC, il pezzo successivo è loro ma è molto simile a IT’S A LONG WAY TO THE TOP IF YOU WANNA ROCK AND ROLL sempre del gruppo dei fratelli YOUNG. Dopo poco ce ne andiamo, ma l’approccio del frontman non è male. Ci crede il ragazzo.
Un paio di curiosità: due nessi che girano in spiaggia col metal detector in cerca di chissà quali tesori nascosti e un negozio di abbigliamento sul Porto Canale dal nome particolare:
Due nessi col metal detector – foto di LST
Abbigliamento STAIRWAY TO HEAVEN…mah! Foto di Saura Terenziani
Per il resto piacevoli conversazioni-bisticci a tarda sera con la groupie su chi sia il miglior tastierista del mondo (il mio KEITH EMERSON contro il suo RICK WAKEMAN) mentre beviamo Lemonsoda ghiacciate (lei) e una tisana calda bollente (io…va beh che la dispepsia sembra essersi calmata, ma non svegliamo il can che dorme…)
La groupie alza la cresta quando si tratta di difendere RICK WAKEMAN – foto di TT
Poi, quasi all’improvviso tutto finisce, si riparte, ci si ritrova di nuovo alla domus saurea e al pomeriggio già in ufficio. Vita grama. Sento Dennis, gli chiedo se è ancora in qualchestan, a lavorarelà nell’Europa dell’Est profonda; mi dice di sì, e aggiunge che deve trovare un modo per restare vicino ai suoi amori: l’Alessandra (la sua nuova compagna), i suoi figli e Ruben (che poi sarei io). Dennis che mi ama (in senso virile, of course) e che mi vuol star vicino. Vacca! Sento anche AMDUSCIA, una testadipiombo con cui sto approfondendo l’amicizia. Ci mandiamo email in codice molto divertenti. Parliamo ovviamente del dirigibile di piombo e delle voci riservatissime che riusciamo a cogliere circa i progetti futuri, ovvero quelle benedette deluxe edition che da tanto sono in procinto ad essere pubblicate. I tre porcellini stanno di nuovo litigando, chissà se troveranno mai un accordo. Avrei tanto bisogno di nuovo piombo zeppelin.
Rivedo poi Brian, gli faccio di nuovo da badante, ritorno a rigettarmi nel lavoro, penso alle piccole cose che dovrò affrontare nei prossimi mesi e mi chiedo, in questa fresca mattina di fine estate, se la vita sia davvero tutta qui. Diretto in ufficio affronto la grande curva ai piedi delle colline, nel car stereo i FLEETWOOD MAC di TUSK , nell’animo una quieta burrasca…
…but never have I been a blue calm sea I have always been a storm always been a storm ooh always been a storm I have always been a storm…
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