Venerdì scorso la CATTIVA ha suonato allo STONES CAFE’ di Littlevineyard (Vignola insomma) ed è stata una di quelle occasioni in cui ti riappacifichi con la tua condizione di musicista di provincia non professionista di una incerta età pieno di ansie e di blues. Sì, perché allo Stones Cafè ti fanno sentire un musicista vero, ti dedicano attenzioni, non lesinano drink per la band. D’altra parte il locale (bellissimo) è gestito da musicisti (qualcuno ricorda i ROLLS DOLLS?), in primis FRANK, e dunque sanno come le cose van fatte.
Il palco è molto bello, con impianto luci ed effetti di scena, camerini (con tanto di asciugamani per i musicisti) e tecnici che ti aiutano a sistemare i tuoi strumenti…
Tim & Saura: soundcheck time (foto di Pol)
… seguendo lo stage plan preparato dagli stessi…
CC stage plan stones cafè
Tra le varie fasi del soundcheck e le relative pause ti accomodi al bancone, bevi una birra, fai due chiacchiere con la bassista preferita (la groupie, insomma) e con Pol e Lorenz e dai un’occhiata al flyer relativo ai concerti di gennaio del locale…
Lorenz, Tim & Pol: pre show daze (foto della groupie)
Poco prima di cena, in una tavolo riservato alla band e ai fonici, saluti gli amici che ti sono venuti a sentire… Mario, Patty, Matte & girlfriend e Maia… Riff, Graziella, Jaypee, Doris e Alessandro… la delegazione del giro storico dei musicisti di Modena: Liso, Gigi Bertolini, Wilko dei Rats, Matteo, Lorenzo. Giorgia, la groupie di Lorenz, ti racconta del suo incontro con STEVEN TYLER… elettrizzante. Ti fai una foto con Matte e Maia, i tuoi nipotastri spirituali.
Matte, Tim, Maia: lo zio e i nipotastri spirituali (foto della groupie)
Mangi qualcosa, bevi qualcosa, controlli l’accordatura delle chitarre, ti cambi e attendi qualche minuto nel camerino. Nello stomaco le farfalle e quella piacevole sensazione pre palco. Lo so, siamo a Vignola e non al Madison Square Garden di New York, ma vivere il tuo piccolo sogno è sempre emozionante.
Che lo Stones Cafè faccia le cose sul serio lo capisci anche dagli istanti prima di iniziare: sali sul palco, parte la presentazione ufficiale (che poi è la descrizione del gruppo che appare sul flyer), il conto alla rovescia e quindi si apre il sipario mentre Lorenz parte col riff iniziale di HELLO THERE dei CHEAP TRICK…
CC Stones Cafè – si apre il sipario (foto di Simon Neganti)
… e poi eccoci lì, ti assesti, capisci sin da subito che il sound sul palco non è il solito tumbleweed sonoro in cui non si capisce un cazzo, i suoni sono distinti, gli spazi giusti, la “dimension” (come direbbe Riff) perfetta.
CC Stones Cafè 17/01/2014 – da sx a dx: Lorenz, Pol, Lele, Saura, Tim (foto di Simon Neganti)
I WANT YOU TO WANT ME, TIE YOUR MOTHER DOWN e poi è già tempo per i LED ZEPPELIN e il tuo primo assolo della serata: CUSTARD PIE…
Cattiva Compagnia Stones Cafè 17-01-2014: Tim Tirelli (foto di Simon Neganti)
Lo show scorre veloce, suonerai per due ore e venti, ma finirai per non accorgertene. Il locale è pieno, la risposta del pubblico gratificante, che bello! Oltre al rock anni settanta questa sera in scaletta anche 4 pezzi vostri, (hard) rock cantato in italiano, sei un po’ preoccupato, non sai mai come il pubblico possa prendere la cosa, ma suonare i tuoi pezzi è una gran soddisfazione quindi… e arriva il momento di BELLEZZA D’ARIA PURA. Seguono i BLIND FAITH, i ROLLING, i DEEP PURPLE… al di là delle solite sbavature e imprecisioni (d’altra parte negli ultimi mesi siete riusciti a fare solo due prove) il flusso del rock scorre a dovere. Guardi Lorenz che indossa elegantemente la sua Les Paul…
CC Stones Cafè 17-01-2014- l’ineguagliabile, l’inevitabile, l’inspiegabile LORENZ (forefront) (foto di Simon Neganti)
… osservi Pol mentre canta come un usignolo…
CC – Stones Cafè 17-1-2014- PAOLO MORIGI, il Brad Delp di Correggio (foto di Simon Neganti)
Di nuovo materiale originale, stavolta tocca a ED E’ UN ALTRO LUNEDI’. Discreta versione. E poi via che si continua con AEROSMITH, ELP, BOSTON, EAGLES, BEATLES.
Ti avvicini a Lele, controlli se è tutto ok, il tigrotto di Mompracen ti dà una delle sue occhiate, sempre un po’ scudrigne ma rassicuranti…
CC Stones Café 17-1-2014 – LELE MORSELLI, la tigre della Malesia (Foto di Simon Neganti)
Arriva poi il momento di QUEL CHE CANTAI, che nelle parole di Pol è la tua TEN YEARS GONE. Versione riuscita. Mentre fai l’assolo provi un gran godimento. Si procede con la BAD COMPANY (finalmente) e di nuovo con i LZ. Guardi la tua bassista preferita, con la sua maglietta dei LED ZEPPELIN sotto la camicia di jeans, lo senti il suo basso che pulsa e che tiene insieme la band, mentre la vedi così concentrata e presa ti scappa un sorriso, che superfiga ragazzi…
CC Stones Cafè 17-01-2014 la reggiana dagli occhi di ghiaccio, the girl from Gavassae… SAURA TERENZIANI (foto di Simon Neganti)
VENTO DI MAESTRALE chiude la serie di pezzi vostri con la suo hard rock emiliano di matrice inglese. Eccoti poi pronto per il rush finale: ROCK AND ROLL dei LZ, LET THERE BE ROCK degli AC/DC e TRAIN KEPT A-ROLLIN’. Scendi dal palco, ti sembra che tutto sia andato benino. Il pubblico vi richiama sul palco, e allora decidete di dargli un po’ di piombo Zeppelin (tanto per cambiare). WHOLE LOTTA LOVE ed HEARTBREAKER. In quest’ultima sei tu che fai il primo assolo, quello in cui sei da solo appunto, senza la band a proteggerti… le primi frasi e poi prima della veloce scarica elettrica fai un sospiro e butti la mano, che il DARK LORD te la mandi buona…
CC – Stones café 17-01-2014 – TIM TIRELLI, lo smilzo di Nonantola (foto di Simon Neganti)
Il pubblico sembra soddisfatto, scendiamo ma siamo costretti a risalire: IMMIGRANT SONG. Ricevere i complementi di Liso, Gigi Bertolini e gli altri ragazzi è una sorpresa. Gigi si complimenta e abbraccia più volte Saura, è un piacere vedere qualcuno capace di accorgersi che razza di super bassista sia la groupie. Ve ne state stretti stretti nei camerini, mentre Frank è così gentile da portare drink (per Lorenz naturalmente un Macallan). Liso addirittura dice che avevi un suono della madonna, ora… questo ti sorprende, il chitarrista si sa non è mai contento del proprio suono, e tu non lo sei mai e poi mai… mah, misteri, o potenza dello Stones Cafè. “Meglio col CUSTOM che con la STANDARD” aggiunge Liso riferendosi ai modelli delle mie amate GIBSON LES PAUL “e durante HEARTBREAKER avevi un suono spaziale!” Inutile dire che la cosa ti fa piacere. E poi ti osservi, lì nei camerini, in mezzo agli amici, dopo aver fatto un concerto rock e ti senti a posto, contento e felice. Smontare e caricare strumenti e amplificatori sulla blues mobile mentre piove non ti costa nemmeno tanto, la condizione di operaio del rock questa sera non esiste, grazie STONES CAFE’. Prima di partire Frank ti consegna il DVD con le foto scattate Simon Neganti (fotografo ufficiale del locale) e i file audio della tua esibizione. Che dire ancora?
Ti infili nel letto alle 4, alle 7,30 dovrai alzarti per correre da Brian, sai già che nel weekend sarai jetlagged, ma fa niente, è stata una serata bellissima, ti senti bene, niente blues che ti attanagliano, niente demoni delle notti insonni che ti aggrediscono, solo una piacevole sensazione, quella che ti dà un concerto rock. E mentre chiudi gli occhi, senti in lontananza il boato del pubblico che ancora ti acclama, ti vedi mentre sali in macchina e il tuo manager si assicura di chiudere le sicurezze delle portiere, osservi la città che sbiadisce dietro i tuoi occhi stanchi… un ultimo inchino e saluti: “New York, goodnight!”
Tim & Palmiro: the day after the rock and roll night (foto della groupie)
Come ogni anno WORDPRESS mi manda un veloce consuntivo relativo alle statistiche del blog relative al 2013. Per vedere 2013 in review completo prego cliccare sul link sotto l’immagine.. Comunque giusto un anno fa raggiungevamo il maggior numero di visite (771), il blog raggiunge 128 paesi, tra i termini di ricerca usati per arrivare al blog, oltre ai classici TimTirelli/Led Zeppelin/Keith Emerson/Jimmy Page etc etc, resiste nelle prime posizioni “porca“, e si aggiungono ntremini curiosi tipo “Gustavo cartone animato“, “incappucciati“, “satanismo”, “amaro montenegro”, “Jimmy Page morto”, “ligabue moglie”, “fiocca la neve fiocca”, “striscione Inter mi fai tremare il cuore”, “bella figa”, “morire giovani”, “fighe asiatiche”, “turche”.
Grazie a tutti per la fedeltà e la passione con cui seguite le tracce blues che lasciamo qui su TT.com. Stay tuned for more blues’n’roll.
The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.
Here’s an excerpt:
The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 120,000 times in 2013. If it were an exhibit at the Louvre Museum, it would take about 5 days for that many people to see it.
I PINK FLOYD dal vivo a Boston il 27/06/1977 sono la scelta giusta per quelle mattine in cui hai l’animo traballante e oscurato dalle nuvole, quando senti che l’argine che ti contiene i blues sta per cedere e che le acque fangose ti sussurenno il motivetto di I JUST CAN’T BE SATIFIED per le prossime giornate.
Sì, mi piacciono i PINK FLOYD del 1977, quelli non ancora travolti dall’ondata THE WALL ma già scivolati nel limbo, nell’incertezza teologica più profonda relativa al significato di concerto rock. L’IN THE FLESH TOUR (aka THE ANIMALS TOUR) è probabilmente il mio preferito, il 1977 come punto cardine per gli orizzonti perduti del Rock…
L’estate 1977 al MADISON SQUARE GARDEN
i LED ZEPPELIN ormai fuori controllo alle prese con un successo inimmaginabile che li sta divorando, gli ELP che rischiano l’osso del collo e la bancarotta andando in tour con una orchestra di 70 elementi, gli YES del GOING FOR THE ONE tour, quello senza fine (dalla data di Toledo del 30/07/1977 a quella di Parigi del 06/12/1977), le band di mainstream americano che iniziano a far cassetta, i FLEETWOOD MAC stravolti dal successo di RUMORS, gli EAGLES in giro dal 1976 al 1978 col tour di HOTEL CALIFORNIA, successo interplanetario e vizi di ogni sorta…
Sono attratto da quel momento storico: le grandi band che si lasciano andare all’edonismo sfrenato, il sentimento della decadenza che inizia a farsi (e a farti) sentire fortissimo, gli anni ottanta però ancora lontani e gli anni settanta come una grossa rosa ormai sbocciata del tutto, rosa che nel breve volgere di qualche pulsazione cosmica inizierà a lasciar cadere qualche petalo. A differenza però delle altre band senza dubbio più carnali, i PINK FLOYD attraversano questa atmosfera in maniera più intellettuale, angosciante, alienante. La straordinaria qualità della registrazione audience del bootleg di cui stiamo parlando descrive in modo perfetto il mood in questione, aria sonora che racconta di anime tormentate, di condizione umana, dei grandi misteri e delle grandi paure della vita. Il concerto si basa quasi esclusivamente sugli album WISH YOU WERE HERE e ANIMALS, quest’ultimo soprattutto è un disco che ho vissuto in diretta, disco sghembo, contorto, obliquo e, a mio parere, magnifico.
Pink Floyd Boston Gardens 21/06/1977 – space saving cd sleeve
E allora quando ti senti piantato a terra, incatenato alla tua postazione al lavoro, senza speranza e via d’uscita, infili le cuffiette, clicchi su play, arrivano i PINK FLOYD ai Giardini di Boston nel 1977 e ti senti meno solo.
Marta è arrivata sul blog da poco, non so nemmeno bene come, e benché credo sia libera dal riflesso ossessivo-compulsivo che ci condiziona, dal sentimento blues che ci attanaglia, dalle voglie hard rock che abbiamo sull’anima, si è arenata nella ploccia delle nostre spiagge che danno direttamente sul bayou. Tutto sommato mi sembra non le dispiaccia troppo, tant’è che sembra non voglia più andar via… che sia una donna blues anche lei? Ad ogni modo è un’abile disegnatrice, qui sotto il suo ritratto di Palmiro e le sue groupie…bellissimo.
Il gatto Palmiro e le sue groupies – disegno di Marta Gerardi 2014
“Cara umana Marta, il mio umano maschio di riferimento, quello che chiamano Tim, mi ha fatto vedere il disegno, sono lusingato, mi hai fatto più bello di quel che sono, ma per il resto ci hai azzeccato: le gatte delle campagne qui intorno impazziscono per me. Ti devo ringraziare, sai, perché grazie al tuo disegno il mio umano si è deciso a lasciarmi, di tanto in tanto, un po’ di spazio sul suo…com’è che lo chiamate voi umani…ah sì, blog. Era ora, non se ne poteva più di tutto quel blues, di tutti quei LED ZEPPELIN, FREE, BAD COMPANY, JOHN MILES ed EMERSON LAKE & PALMER…bravi per carità, ma io sono un gatto AOR e rivendico il mio spazio. Grazie quindi cara Marta, quando l’umano Tyrrell (io lo chiamo così) si deciderà ad organizzare una grigliata con tutti gli aficionados del blog, sarà un piacere fare la tua conoscenza. Ora vado, domattina Tyrrell si deve alzare alle sei e io mi diverto a farlo impazzire adesso che è quasi mezzanotte saltellando sullo stereo e scompigliandogli tutte le sue amatissime deluxe edition e cofanetterie varie. Che spasso, (a)mici.”
“Dunque vediamo, adesso ascoltiamo…ci sono: il primo dei FOREIGNER.” Il gatto Palmiro sceglie un cd. – Foto di Tyrrell –
McLEOD’S REEL (la danza scozzese di McLeod) – traditional scozzese del 1700 circa…
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BONYPARTE aka BONAPARTE’S RETREAT (Bonyparte era il nome di un cavallo da corsa) – William Hamilton Stepp 1937 (recorded by Alan Lomax)
(probabilmente scritta nel 1892 da James Thornton col nome di O’BRIEN’S HORSE, BONYPARTE)
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HOE-DOWN from RODEO (l’Hoe-down è una festa campagnola dove si balla. Hoe significa zappa/ dare addosso/ andare all’assalto/ sarchiare / togliere le erbacce) – Aaron Copland 1942
Quante versioni bootleg di questo concerto esistono? Decine? Centinaia? D’altra parte quando si mescolano i tre ingredienti essenziali, vale da dire LED ZEPPELIN, MIKE MILLARD e LA FORUM, il risultato è inevitabilmente qualcosa di succulento, malgrado i LZ modello latter days non fossero certo impeccabili. Eppure in quelle sei date losangeline del giugno del 1977 il dirigibile tornò a volare alto, il California sunlight, la vibrazione della città, l’atmosfera del Forum sortirono un effetto magico sul gruppo e sul mood in generale tanto che i LZ suonarono come il demonio comanda. Mike Millard registrò 4 di quelle serate col suo equipaggiamento di ottimo livello (per gli anni settanta) e la conseguenza fu che in particolare le serate del 21 e del 23 vennero catturate su nastro in maniera perfetta (ricordo che stiamo parlando di registrazioni audience), diventando la fonte originaria di due bootleg leggendari LISTEN TO THIS EDDIE (21/6/77) e FOR BADGE HOLDERS ONLY (23/06/1977). Avendo già la versione di EDDIE EDWARDS (THREE HOURS OF LUNACY) mi sentivo al sicuro ma poi quasi per incanto si è rifatto vivo il leggendario WINSTON, uno che con i suoi remasters ha fatto un gran bene al mondo LZ, con una nuova produzione in questo inizio di 2014.
TITLE: Led Zeppelin LA Forum 6-23-1977 – Tribute series Mike The Mike
Winston continua dunque la sua TRIBUTE SERIES MIKE THE MIKE, rimasterizzando questo concerto utilizzando le migliori fonti disponibili (per i primi pezzi ha usato il vinyl transfer fatto qualche anno fa da EDDIE EDWARDS). Io, sempre sensibile agli upgrade, non ho esitato a scaricare anche questa versione. Il concerto lo conosco piuttosto bene, quindi mi sono soffermato sui brani che preferisco ascoltare. In primis, SINCE I’VE BEEN LOVING YOU. Che colpo che ricevo ogni volta che sento questa versione, che BONHAM supersonico che c’era nel tour del 1977 e a Los Angeles in particolare. Pesante, greve eppur così dinamico…negli ultimi secondi suona una delle sue figure di batterie che mi fanno impazzire, sentire queste sue cose ritmiche mi da sempre un gran godimento, come scopare BEBE BUELL …
Bebe Buell
Bebe Buell & Jimmy Page
NO QUARTER nel 1977 durava 30 minuti, duranti i quali la musica creava suggestioni spaventose, passaggi a nord ovest nelle anime degli spettatori, proiezioni cosmiche in versione musicale delle paure ataviche dell’essere umano. Sì, lo so, sono un fan dei LZ in senso strettissimo, mi lascio trasportare, ma sfido qualunque amante della musica rock a mettersi in cuffia ad ascoltare a buon volume questa versione e a non provare brividi…
Nel 1977 il pezzo conteneva, oltre che alla solita improvvisazione al piano di Jones, anche uno stralunato e bizzarro rock and roll/boogie. In questa serata questo divertissement ha un andamento piuttosto bluesy ed è portato avanti con professionalità accettabile, cambi d’accordo assennati, stacchi rispettati, chiusura dignitosa (non si può dire lo stesso di parecchie altre date del tour del 1977). Pur rimanendo un episodio discutibile all’interno di un brano pieno di oscurità, l’incedere bluesy del 23/6 sostenuto con l’anima un po’ scordata, s’intona tutto sommato piacevolmente col mood di NO QUARTER…
TEN YEARS GONE per il Page del 1977 non era un pezzo semplice da suonare, riassumere le sei chitarre della registrazione da studio con una Telecaster con lo stringbender era un compito troppo arduo per un chitarrista non più in controllo del proprio strumento, tuttavia questa è una delle migliori esibizioni di questa canzone che tanto, tanto, tanto amo…
Mai sentita una STAIRWAY TO HEVEN così violenta e piena di furore. Mi riferisco alla seconda parte, quella dell’assolo di chitarra e della parte finale. BONHAM è in gran vena: improvvisa, non sta fermo un momento, butta la mano, rischia, e in buona sostanza spinge il gruppo verso l’estasi interpretativa. Ho i brividi quando ascolto JOHN HENRY BONHAM in questo mood particolare…
Tutto il concerto in ogni caso è di ottimo livello, Page perde la concentrazione solo nel finale (ROCK AND ROLL). A mio parere questa nuova edizione WINSTON REMASTERS è una delle due da avere.
WINSTON NOTES:
Led Zeppelin
The Forum, Inglewood, California
June 23rd, 1977
Audience
Taper Mike Millard
Main – Lineage: Master>HiFi VHS>Remaster
First 4 Songs and Patching – EE Vinyl Transfer
Trampled Underfoot – 1st Gen Cassette>Flac>Remaster
Consent was given for all sources used – Thanks to those Guys !!
Title: Mike the Mike
Winstons Disclaimer: Remastering is just a Hobby.. take it and enjoy or just pass on it.
The choice is yours. This version is never meant to be definitive.
Sources Digitally Enhanced with Various Audio Programs.
Please Note: Major unfixable Millard Marking on Trampled Underfoot HiFi-VHS source 4 min channel drop
That is why Trampled Underfoot is from a different transfer
CD 1
01. The Song Remains the Same
02. Sick Again
03. Nobodys Fault But Mine
04. Over the Hills and Far Away
05. Since Ive Been Loving You
06. No Quarter
CD 2
01. Ten Years Gone
02. Battle of Evermore
03. Going to California
04. Black Country Woman
05. Bron-Y-Aur Stomp
06. White Summer
07. Black Mountainside
08. Kashmir
09. Trampled Underfoot
CD 3
01. Over the Top
02. Guitar Solo
03. Achilles Last Stand
04. Stairway to Heaven
05. Whole Lotta Love
06. Rock and Roll
Please Bootleggers DO NOT SELL IN ANY FORMAT – Keep it Free
Please DO NOT mp3
Please DO ENJOY!!
*Artwork is Included
Winston Remasters
ENGLISH TRANSLATION
Bootleg Review: For Badgeholders Only, Los Angeles, June 23, 1977 – Winston Remaster
I know what you’re thinking. “How many bootleg versions of this show exist? Tens? Hundreds?” It’s a legitimate question, but when you mix the three essential ingredients, LED ZEPPELI, MIKE MILLARD and THE LA FORUM, the result is inevitably something succulent, even if Latter Days live Led Zeppelin was far from flawless. Yet in those six LA dates in June of 1977 the blimp returned to fly high, the California sunlight , the vibration of the city, and the of the Forum had a magical effect on the group and on the mood in general. LZ sounded like they were following the devil’s command. Infamous show taper Mike “The Mike” Millard recorded 4 of those evenings with his excellent level of equipment (for the 70s ), and the results, in particular, the evenings of June 21 and 23, were captured on tape in a perfect way (remember that we are talking about audience recordings ) and became the primary source of two legendary bootlegs LISTEN TO THIS EDDIE ( 21/06/77 ) and FOR BADGE HOLDERS ONLY ( 23/06/1977 ). Having already reviewed the version engineered by the genius EDDIE EDWARDS (THREE HOURS OF LUNACY ) and considering it the definitive version, I didn’t think a better recording could be had, but then as if by magic the legendary WINSTON shared a new production at the beginning of 2014.
With this release, Winston Remasters continues its TRIBUTE SERIES MIKE THE MIKE by remastering this show using the best available sources (for the first few songs, he used the vinyl transfer done some years ago by EDDIE EDWARDS ). I am always on the lookout for upgrades, so I did not hesitate to download this version. I know the concert well , so I focused on songs that I prefer to hear again and again. First I listened to SINCE I’VE BEEN LOVING YOU. What a shock that I get every time I hear this version, which features the supersonic BONHAM who was in great form during the tour in 1977 and Los Angeles in particular. Heavy and yet so dynamic … in the last seconds of the song the playing of one of his rhythmic figures make me crazy. Hearing these things always gives me a great pleasure, like a fuck with BEBE BUELL.
NO QUARTER 1977 lasted 30 minutes, during which the music created scary suggestions, northwest passages in the souls of the spectators, cosmic musical projections of the atavistic fears of the human beings. Yes, I know, I’m a fan of LZ in the narrow sense, and I get carried away , but I defy any lover of rock music to put on headphones and listen at good volume and not have chills. …
In 1977, the piece contained, in addition to the usual piano improvisation, also one dazed and bizarre rock and roll / boogie section. During this show, that section developed into something quite bluesy and is carried out deftly with wise chord changes, pauses respected, dignified closure (you can not say the same for several other tour dates of 1977). While remaining a controversial episode within a track full of darkness, the june 23’ rendition with a bluesy pace was supported with the soul a bit out of tune, but overall blends in nicely with the mood of NO QUARTER …
TEN YEARS GONE was not an easy piece to play for the 1977 PAGE. He had to summarize the six guitars of the studio recording with a Telecaster with the stringbender, which was a task too difficult for a guitarist no longer in full control of his instrument. Having said that, this is one of the best live performances of a song I love so much.
I’ve also never heard a STAIRWAY TO HEAVEN so violent and full of rage. I refer to the second part, the guitar solo and the final part. When BONHAM ‘s musical vein was at the top. He improvises, never stands still for a moment, “throw” his hands, takes risks, and basically pushes the group to an ecstasy interpretation. I shudder when I hear JOHN HENRY BONHAM in this particular mood. From a performance perspective, the concert is excellent in every way, and Page only lost his concentration in the final piece (ROCK AND ROLL). As far as the sound quality, in my opinionthis new edition by WINSTON Remasters is one of the two to be had.
Non ci tanti bootleg in circolazione della PFM in terra d’America o d’Albione negli anni settanta, pertanto trovarne uno diventa sempre un piccolo avvenimento. Questo poi relativo al tour di JET LAG mi entusiasma ancora di più, visto che avevo già registrazioni del 1972/74/75 ma non del 1977. Trovare un bootleg relativo agli anni d’oro del Rock registrato in USA da un gruppo italiano mi rende assai orgoglioso.
TITLE: PFM “Huntington Beach California 1977″ – Huntington Beach, Golden Bear Club” 31/08/1977
TYPE: audience
SOUND QUALITY: TTTT
PERFORMANCE: TTTTT
ARTWORK: TTT
BAND MOOD: TTTT
COLLECTION: TTTT
Chi legge da un po’ questo blog sa che considero la PFM uno dei quattro grandi gruppi progressive insieme a ELP, YES e GENESIS. Questo bootleg non può che confermare la mia convinzione. Maestria, musicalità, bei pezzi…nulla da invidiare ai loro colleghi più famosi. Al di fuori dell’Italia la PREMIATA è stata. e tutto sommato ancora è, una cult band: il seguito che aveva magari non poteva avvalersi dell’aggettivo oceanico, ma era di un entusiasmo e di una fedeltà davvero fuori dall’ordinario. Il pubblico in questa registrazione lo lascia capire chiaramente: applausi fragorosi, urla, sentimento di gioia e di buone vibrazioni…che spettacolo. E poi sentire i pezzi di JET LAG in versione live, il violino del povero GREG BLOG, la voce di LANZETTI…che meraviglia. Non trovo differenze tra questo bootleg della PFM e quelli dello stesso periodo delle tre band già citate se non quella relativa al posto in cui si tenevano i concerti: la PREMIATA suonava al Golden Bear Club di HUNTINGTON BEACH e non al NASSAU COLISEUM.
space saving CD Sleeve size
La fonte è audience, la qualità è buona, tutto molto godibile. La PFM degli anni settanta, che meraviglia! PREMOLI, MUSSIDA, DI CIOCCIO, DJIVAS, LANZETTI, BLOCH we salute you!
Il Jimmy Page birthday party è andato oltre alle aspettative: 12 gli illuminati presenti, 12 come gli apostoli…bel segno blues! Il Katamarano Rock trasformato in una cripta dove adorare il solo dio possibile. Colonna sonora a base esclusivamente di LED ZEPPELIN, Suto che addirittura porta la sua copia di OH JIMMY, il libro che scrissi nel 1987, per farselo autografare…
Pizza, birre (una anche per me, e che la dispepsia vada a farsi maledire) e un mood adattissimo alla serata. Quando parte STAIRWAY TO HEAVEN, ci alziamo in piedi per un momento di raccoglimento non appena comincia l’introduzione, ripetiamo l’operazione un secondo prima che inizi l’assolo per poi lasciare partire un applauso fragoroso. Alcuni di noi sono presi da una serie di fremiti incontrollabili. Poco dopo, per la serie Katamaranum Lectures, PICCAGLIANI legge TIRELLI: momenti salienti della (miserella) biografia italiana di JIMMY PAGE interpretati alla grande dal magister PICCA. Che ridere ragazzi, noi sì che ricordiamo le risate con cui fa eco la foresta. La serata raggiunge il proprio zenith quando in un impeto di devozione ci raduniamo sotto l’immaginetta sacra e rendiamo grazia al DARK LORD….
09/01/2014- Confraternita degli Illuminati Del Blues di Reggio Emilia & Modena: WORSHIP THE DARK LORD (Prego notare la posa mistica piena di devozione di John Paul Cappi, al centro in prima fila…)
Tra le mille chiacchiere rock spunta una cosina raccontata da LORENZO: una delle sue figlie gli ha confidato, poco prima che lui uscisse, “Papà, io faccio un po’ di confusione, mi confondo JIMMY PAGE con TIM TIRELLI”. Ricevuta la spiegazione dal padre, la figlia CARLOTTA (di 9 anni) scarabocchia velocemente qualcosa su un foglio: trattasi di ritratto di Tim Tirelli con annessa chitarra, dirigibile e torta di compleanno da consegnarsi al sottoscritto insieme ad una foto di lei mentre suona la chitarra. Inutile dirlo, mi emoziono…Carlotta, I love you.
“Tim Tirelli uomo di blues” di Carlotta Stefani
Carlotta Stefani plays guitar (sulle orme di Jimmy Page)
Ragazzine attirate nel vortice blues, una dozzina di uomini più che adulti che si fanno fotografare mentre adorano un chitarrista inglese di 70anni che ormai non fa più un cazzo, alcune centinaia di anime che si sintonizzano ogni giorno sulle onde del blog…ma cosa cavolo ho messo in piedi? A volte ho paura…
A fine rito ci concediamo un MON CHERI, riempito per l’occasione con del Southern Comfort naturalmente. E’ ora di rilassarci un po’, via i LED ZEPPELIN, dentro la compilation di TIM&PICCA “Drifting Into Time Passages”… l’atmosfera musicale si dilata e si addolcisce ma c’è un ultimo fiotto di tammarriade: parte HERE I GO AGAIN versione radio edit, mi alzo in piedi, mimo il giro della chitarra, canto il testo parola per parola, ci do di AOR, e al momento del ritornello costringo tutti ad alzarsi e a cantare insieme a me…per me, JAYPEE, MIXI, MARCH e LORENZO è piuttosto naturale ma vedere gente come SUTO, PICCA, LISO, MARIO, BICCIO, RIFF e FRANCESCO lì in piedi a cantare COVERDALE fa un po’ impressione… ma d’altra parte, se l’ha fatto il DARK LORD possono farlo anche loro…
Auguri dunque SIGNORE DELL’OSCURITA’, veglia sui tuoi discepoli, rimetti a noi i nostri blues come noi li rimettiamo alle nostre groupies, inducici in tentazione e liberaci da quella musica di merda che è in voga oggigiorno, sia fatto il tuo hardrock. Amen.
accosciati da sx a dx: JOHN PAUL, SANDRO del KATA, SUTO in piedi da sx a dx: BICCIO, PICCA, FRANCESCO, MARCH, MIXI, RIFF, TIM, LISO, MARIO, LORENZO
L’indomani mattina è già tempo di correre da Brian e di mettere in atto “Il metodo Tirelli per combattere l’Alzheimer”:
di sabato alzarsi alle 7,30, correre nelle città dove vive il proprio padre, recarsi in un Conad, fare la spesa e raggiungere quindi l’abitazione del genitore con l’animo già scudrigno. Svegliare il vecchio, comandarlo a bacchetta, usare toni alti se rifiuta di eseguire certi ordini. E’ concesso tirare due madonne per stimolare la reazione del proprio padre e rivalersi su certe asprezze relative al rapporto del passato tra i due . Nella stragrande maggioranza dei casi nel tempo che intercorre tra lo spogliarsi, il lavaggio e il vestirsi l’umore del genitore rinasce, da baco a farfalla variopinta. A quel punto è consigliabile mostrare il lato più “stuchino” del proprio carattere: improvvisare un balletto su un vecchio traditional italiano tipo PIVA PIVA L’OLIO D’OLIVA e adattarlo al soprannome del genitore “Zigo Zigo l’olio d’olivo Zigo Zigo l’olio d’olà”. Il vecchio a questo punto, piacevolmente colpito dall’improvviso cambio d’umore del figlio, si unisce al balletto…
Brian aka Zigo balla Piva Piva L’Olio D’Oliva…
Portare quindi il genitore a far due passi con annessa colazione in un caffè et voilà le jeux sont fait .
Brian: ready to rock – foto di TT
Nel bar di CHEN il cinese ci servono a turno due giovanissime bariste, una carina e una decisamente meno, colpa della basla pronunciata. Sono spesso asciutto in questi frangenti, soprattutto con quella più bella proprio per non fare la figura del maschio sempre ben disposto verso una bella figa. All’inizio mi sforzavo di essere meno imbronciato del solito, ma poi quest’estate la vidi indossare una maglietta di MADONNA e da allora non mi è più interessata nemmeno per le due chiacchiere canoniche cliente-barista. Ma in definitiva, che mi aspettavo, che le piacessero gli WAYSTED?
Nel pomeriggio mi tocca anche fare il pompiere con tanto di scala per cercare di far scendere PALMIRO da un albero su cui era salito…ma lui miagola, graffia, soffia… non vuole che l’aiuti a scendere, vuole farcela da solo, cosa che dopo poco accade. Scusa PALMIR, non sei più un micetto, a volte lo dimentico.
Palmiro can’t come down… – foto di TT
In questo inizio anno riprendo i contatti col fantasma di BEPPE RIVA e continuo a mantenere rapporti con i miei amici (mostly ledheads) sparsi per il mondo. RISE, il discepolo finnico, scende in pellegrinaggio fino in Danimarca per raggiungere il sacro suolo dove decollò per la prima volte il dirigibile di piombo… qualche minuto di raccoglimento davanti alla targa (alla cui posa anche questo blog ha contribuito) è ormai un dovere…
Rise rende omaggio alla targa ricordo della prima esibizione dei LED ZEPPELIN a Gladsaxe 7 settembre 1968
Lakerla fa la spesa e mi compra un sacchetto di patatine particolari: alright, Steven Tyrrell yes I am…
La playlist di questo primo scorcio dell’anno:
il remaster di WILD LIFE (1970) dei MOTT THE HOOPLE…
il primo (1977) dei CLASH versione USA (1979) che trovo più godibile della versione originale inglese (Topper Headon rules!)…
il remaster di RIDES AGAIN (1970) della JAMES GANG…
il remaster de LA CASA DEL SERPENTE (1977) di FOSSATI …
il remaster di STRANGER IN TOWN (1978) di BOB SEGER…
il mini cofanetto ORIGINAL ALBUM SERIES di CURTIS MAYFIELD…
Domenica sera allo stadio di Regium Lepidi a vedere SASSUOLO-MILAN; io, la groupie, Mauro (guitar player dei TACCHINI SELVAGGI e degli ALTAVIA) e Danièl, amico cileno di Mauro, interista per via del grande, grandissimo, inimitabile IVAN ZAMORANO. Siamo nei distinti, sezione C fila 2, praticamente a bordo campo. Circondato da milanisti con un più una nebbia fastidiosa che ti entra nelle ossa, mi chiedo chi me l’ha fatto fare, anche perché dopo 11 minuti siamo già 2 a zero per il MILAN; ma poi BERARDI, prodigio del Sassuolo, tifoso dell’Inter ma in quota J**e, ne fa quattro. Ripeto: quattro. Ad ogni goal salto, gioisco, agito il cuscinetto dell’INTER. Certo, magra consolazione, il MILAN sembra l’INTER di questi tempi. Povere milanesi, che misero campionato che stanno facendo, mentre al lato oscuro (quello bianconero) della forza gira tutto bene. Consolo il mio vicino di posto, un rossonero mai visto e conosciuto che per 70 minuti della gara non ha fatto altro, in un modo quasi ironico, che lamentarsi e tirare delle madonne. Un paio di riflessioni: tutti i tifosi milanisti sembrano amare alla follia KAKA e avere poco amore per MARIO BALOTELLI (io sono venuto allo stadio per vedere lui). Li capisco, SUPERMARIO è di una indolenza quasi insopportabile, ben peggio di quella dei suoi anni nerazzurri, e dire che il ragazzo tifa Milan. Tristezza infinita nell’udire l’urlo delle curve sia del Sassuolo che del Milan in occasione del rinvio del portiere avversario: “merda!”. Usanza arrivata in Italia grazie al “mal ton” innato della J****tus. Che pessima abitudine, che pessimo esempio che diamo ai bambini. Al di là di tutto però bella serata, il football mi piace un sacco e poterlo vedere a due passi da casa è una gran comodità.
Tim Tirelli allo stadio: SASSUOLO-MILAN 4 – 3 – foto della groupie
Era un po’ che Polbi mi scriveva di come si stesse appassionando al libro di Mick Wall che stava leggendo; l’altro giorno mi arriva una sua email con un allegato:
PB “Mi permetto di mandarti alcune mie riflessioni sul libro di Wall. Prendile per quello che sono e non necessariamente per il blog, dove l’argomento Zeps e’ coperto da te a livelli per me inavvicinabili. Mi andava comunque di condividere questa cosa con te. Non ho idea se tu vorrai passarla sul blog o meno. Ora vado che mi devo comprare Presence in vinile originale americano che qui non ho e ora come ora muoio dalla voglia di risentirlo!”
Leggo l’articolo e gli rispondo:
TT “Spesso quando leggo i tuoi articoli rimango sorpreso…sorpreso dal fatto che tu sia un giornalista musicale della madonna. Ti conosco ormai da vent’anni, so che mente intellettuale hai, so che gran subacqueo sei, so che gran amante della musica rock sei…ma sono arrivato alla conclusione che prima di tutto ciò sei un giornalista musicale straordinario. Questo è uno dei migliori (se non il migliore) articolo dei LZ che io abbia mai letto. Lucidità, passione, prosa superba, incanto e disincanto, intelligenza narrativa… io, Polbi, mi inginocchio davanti a te. (Non sto scherzando). Grazie! Poter pubblicare roba simile sul blog è una sciccheria. Michigan Boy number one !”
Donne e uomini di blues del blog di Tim Tirelli, please welcome… from Detroit, Michigan… Paul Baron!
Devo ammetterlo, sono da sempre un fan dei Led Zeppelin, su questo non ci piove. Ma lo sono a modo mio. Io e la band abbiamo un rapporto molto stretto ma anche un po’ conflittuale e a volte ci dobbiamo prendere i nostri spazi.
Amo la loro musica, la storia, i personaggi coinvolti, i luoghi, i suoni, le vicende, i colori, il loro tempo, tutto. Ho fatto i miei pellegrinaggi in giro per concerti degli ex membri della band, ho collezionato bootleg, riviste, libri, dischi, foto ecc. Ma poi, spesso ho sentito il bisogno di allontanarmi, e negli ultimi anni ho sicuramente frequentato di piu’, tanto per dire, Stooges, Ash Ra Tempel, Hawkwind, Black Mountain, Stones che Zeps. Si, qualche bootleg di tanto in tanto, qualche disco in studio, qualche cassetta in macchina, Celebration Day al cinema…ma niente di piu’. Sono passati a pochi minuti da casa mia Plant con Alison Krauss e Jason con la cover band, ma non mi e’ venuta nessuna voglia di andarli a vedere, quando un tempo avrei fatto chilometri. E quindi sono anni che non leggevo nessun libro che li riguardava, pensando che ormai di quella storia conoscessi gia’ tutto.
Bene, mi rendo adesso conto che stavo per fare una solenne e immane cazzata.
Mi hanno regalato When Giants Walk the Earth di Mick Wall, e tutto questo si e’ totalmente ribaltato. Ho scoperto un sacco di piccole e grandi cose, in una lettura affascinante e molto dettagliata. Per quanto mi riguarda il libro piu’ completo che ho letto finora, e anche forse quello scritto meglio sulla storia dei Led Zeppelin. Dopo la mia lunga assenza dalla band e’ stato un piacere tornare a farne parte. Sono ripartito con loro nei lunghi e folli tour americani, mi sono esaltato al Boston Tea Party, ho conosciuto personaggi strani, passato giorni scomodi ed eccitanti a Bron Y Aur, giocato con un cane chiamato Stryder, ritrovato le fantastiche Pamela, Lori e Bebe, mi sono ubriacato al Rainbow con Cole e mi sono andato a riprendere sulla terrazza dell’ Hyatt House. Giorno dopo giorno o conosciuto meglio Peter Grant, gli uffici della Swan Song, sono andato in visita a Boleskine e in giro per Headley Grange. Insomma, una rimpatriata fra vecchi amici, piena di gioia ed energia. Almeno fino a un certo punto, poi la storia ha preso una piega altrettanto affascinante ma decisamente meno allegra… e devo dire non ero del tutto pronto alla profondita’ di questo cambiamento, sapevo in linea di massima come si erano messe le cose, ma non ero mai veramente entrato nei dettagli. Nessuno mi aveva mai accompagnato come Mick Wall a vedere certe cose da vicino e non e’ stato piacevole, se pur interessante e direi determinante per capire in pieno la storia di questa band.
E siccome queste cose per noi non finiscono mai cosi, semplicemente, una volta chiuso il libro mi sono anche ritrovato coinvolto in mille riflessioni che forse non avevo mai realmente considerato finora.
La sensazione piu’ forte che mi e’ restata addosso a fine lettura e’ quella del cuore di tenebra, della pesantezza che la storia della band si porta appresso. Una senso di oppressione crescente accompagna buona meta’ del racconto, per arrivare al suo apice con i giorni della morte di Bonham e lo sprofondarsi delle esistenze di Page e Grant. E’ una cosa veramente forte, un disagio che ti accompagna anche dopo che hai chiuso il libro e ti sei messo a fare altro. Nessuno fino ad ora era entrato cosi nei dettagli dell’abbattimento dello Zeppelin. Mick Wall lo fa, e lo fa scrivendo con estrema maestria, lasciandoti incollato a girare le pagine col groppo in gola, come se non sapessi gia’ come va a finire questa storia. Ti porta dentro le dinamiche della band, di quegli anni, servendosi di molte testimonianze di chi in quei momenti c’era, ma al tempo stesso facendo un ottimo lavoro di narrazione. Dalle esperienze gioiose dei primi anni settanta, passando per il delirio del settantasette fino alle morti dell’ottanta, la parabola discendente della band di fatto si lega a quella della sua generazione e dei suoi sogni.
E’ una cosa strana, che non avevo mai intuito prima, che non avevo mai valutato nella sua ambivalenza. Da un lato gli atteggiamenti, le vite dei protagonisti del libro, si sganciano dal resto del mondo, creando una distanza infinita e incolmabile. Reclusi in torri d’avorio esistenziali, lussuose e decadenti quanto tristi e aride, sono anni luce dai ragazzi che lavorano saltuariamente, che si sbattono come possono, che sognano con i loro dischi, che si mettono in fila per ore e giorni ai concerti. Sono anni luce dai loro fan. Ma poi, superate le apparenze, se guardiamo l’essenza delle cose, non mi sento piu sicuro che sia proprio cosi. Molti di questi ragazzi, quelli che mi passavano i dischi degli Zeppelin nei primi anni ottanta, seguiranno un percorso simile. Proprio loro, non tanto i punk, indaffarati fra fanzine e concerti, o i pischelli metallari con le loro mode borchiate. No, erano quelli un po’ piu grandi, era la generazione dei loro fan che vedevo falcidiata dall’eroina. Sepolti nelle macerie dei loro sogni andati a male, come Bonzo, Grant, Cole, Page. Erano loro che avevano toccato il cielo pochi anni prima, che si erano presi le citta’ riempiendole di musica e colori, e che ora nel mondo degli anni ottanta non ci sapevano piu’ stare.
Jimmy Page e John Bonham 1975
Il senso di morte che segna la storia della band dal 75 in poi, come tutti sappiamo, cade pesantemente sulle spalle di Plant. Ne condiziona le scelte artistiche ed esistenziali all’epoca, e di fatto la sua lunga ombra arriva fino al giorno d’oggi. Wall ci restituisce pagina dopo pagina la figura del cantante per quello che era e per come poi e’ diventata, andando in profondita’, dove gli altri si erano quasi sempre limitati alle banalita’ del golden god. Scava nel dolore senza tirarsi indietro, l’incidente in auto, la difficile convalescenza, la morte del figlio, quella del suo amico, il deteriorarsi dei rapporti umani. Perche’ quando in un gruppo, in una famiglia, entra la tragedia non necessariamente se ne esce piu’ uniti, anzi.
E il tempo alle volte non serve a guarire, ma rende certe spaccature ancora piu’ profonde e insanabili. lo avevamo sempre saputo che Presence e In Through the Out Door fossero dischi nati in circostanze difficili. Riascoltando questi dischi oggi che ho appena finito di leggere il libro, i momenti magici sono ancora li, intatti. Ma il carico di sofferenza che la band, e Plant in primo luogo, si portava appresso emerge con forza. E’ nei solchi neri di Tea for One, In the Evening, Carouselambra, Nobody’s fault but Mine, e’ qui che si sente il blues dei Led Zeppelin, quello vero vissuto sulla loro pelle, che mette paura e che ha segnato per sempre le loro anime. E’ ancora tutto li’, inciso per sempre in quelle canzoni.
LZ 1977
Sappiamo che Wall ha potuto raccogliere tantissimo materiale sulla band, grazie alla sua personale amicizia con Page, che a quanto pare si e’ disintegrata alla pubblicazione del libro. In fin dei conti non poteva andare diversamente. E’ successa la stessa identica cosa a un mio amico, Jim McDonough, che dopo una lunga amicizia con Neil Young e’ stato trascinato in tribunale dallo stesso, all’indomani dell’uscita di Shakey la bellissima biografia scritta da Jim. C’e’ poco da fare, la figura di Page esce piuttosto malconcia dalle pagine di questo libro.Il genio assoluto del dirigibile si dissolve velocemente, nel corso di una manciata di anni, in un fiume di eroina e autocompiacimento. Viene da pensare a come in piu’ di un occasione la strada di Page si incrocia con quella di un altro gigante della musica e degli eccessi, Keith Richards, e a prima vista i due hanno molto in comune. Ma poi la differenza di approccio appare enorme. Keith viveva le sue debolezze come un punto di forza, le esibiva senza paura, creando quel personaggio piratesco e anti estabilishment ma sempre con i piedi per terra, che bene o male tutti amiamo, la quint’essenza del ribelle rock and roll. Page invece ha sempre nascosto il suo lato piu’ fragile e volendo anche piu’ umano, dietro un alone di mistero e altera ambiguita’.
Si vestiva con i dragoni di seta, viveva fuori dalla legge, ma poi si nascondeva nei suoi castelli e contribuiva ad eleggere Margaret Tacher primo ministro conservatore. Passati gli anni di punta con la band nulla sara’ piu’ come prima, e per una serie di motivi non riuscira’ mai a tornare ad essere pienamente se stesso. E’ una storia molto singolare la sua, prigioniero di un mito che ha costruito e non e’ piu’ capace a vivere, fatica a ripartire sul serio e trovare una sua personale dimensione artistica. La grandezza del suo lavoro con la band e‘ impressionante, risalta sempre piu forte con il passare del tempo. Chitarrista, compositore, songwriter, produttore, showman, tutto questo e piu’. Ricominciare da capo dopo aver raggiunto certe vette, purtroppo anche accompagnate da altrettanti abissi, non e’ forse umanamente possibile. Ecco che dopo una serie di collaborazioni e proggetti nemmeno lontanamente all’altezza del mito, e una parenetsi con Plant bruscamente interrotta, Page finisce oggi per fare la parte di se stesso, senza quasi piu suonare la chitarra, in una girandola di eventi sociali e mediatici. Probabilmente, alla luce di tutto quello che e’ successo, possiamo pure considerarlo un buon finale, se di finale si tratta.
Mick Wall si addentra nel personaggio facendone un ritratto molto complesso.
Per la prima volta forse, tenta di raccontare in maniera credibile della sua passione per la spiritualita’, l’occulto, le antiche culture e l’ossessione per Aleister Crowley, senza naufragare sulle solite banalita’ colorate di satanismo e improbabili messe nere. Molti hanno avuto da ridire in merito allo spazio che l’autore dedica all’argomento. Dimenticando forse quanto l’opera di Page sia impregnata di queste cose, e quanto tutto questo abbia contribuito a creare l’essenza stessa della band. Era invece forse giunto il momento di parlarne inquadrando il tutto nella giusta prospettiva. Per quanto sia un argomento spinoso e difficile da trattare, Wall se la cava benissimo, senza eccessi e sempre inserendolo in un contesto coerente. lo so, a tanti da fastidio leggere di queste cose, forse un po’ anche a me, che non ho mai e poi mai speso un minuto appresso a maghi, oroscopi, misticismi e rituali vari. Ma, ripeto, questo anche sono stati i Led Zeppelin. Non si puo’ far finta di niente. Non era solo rock and roll, che ci piaccia o meno.
Cosi come non si puo’ far finta che fossero brave persone, che siccome hanno scritto musiche fantastiche tutto possa essere cancellato con un assolo di chitarra.
LZ Okland 24-7-77
Certo, lo sapevamo gia’, non e’ una scoperta che l’entourage della band agisse ai limiti della decenza umana, superandoli spesso e volentieri. Cosi come sapevamo che Bonham era tanto un batterista grandioso, inarrivabile, quanto un uomo insicuro e violento. Hai voglia che per anni abbiamo cercato di credere alla frustrazione del povero Bonzo padre di famiglia in tour lontano da casa… Il libro ci racconta la verita’ che gia’ sapevamo, arricchita di episodi inediti e determinanti.
Tutti avremmo voluto John Bonham come batterista, ma sicuramente non ci saremmo voluti uscire insieme dopo il concerto. E non avremmo mai e poi mai voluto andare in giro con i ceffi che loro si portavano appresso in tour, caricati a bordo da un Peter Grant ossessionato dalla mania di potenza e controllo, responsabile pricipale insieme a Page dell’ascesa si, ma anche della caduta del dirigibile. Povero Grant, passato in pochi anni da essere il manager piu’ famoso della scena rock mondiale, alla semi reclusione in casa, ossessionato dai suoi fantasmi e dalla tossicodipendenza. Sono pagine molto tristi quelle che lo raccontano negli anni post zeppelin, tristi e intense.
Peter Grant on tour
Mi sono ritrovato, finita la lettura, a rivedere i filmati dei concerti, soprattutto Knebworth con il suo carico di leggenda. Il dietro le quinte ancora una volta non e’ proprio fatto di buone vibrazioni, pensando a quello che hanno passato gli organizzatori dell’evento, a come tutto sia stato pesantemente condizionato dai deliri di Grant. Rivedo le immagini, le luci, il pubblico, Achilles Last Stand. Ed ecco che tutto mi appare uguale ma diverso al tempo stesso. Piu’ profondo, piu’ vero.
In un certo qual modo il libro di Wall restituisce definitivamente ai Led Zeppelin un elemento di umanita’ che prima forse non avevano pienamente avuto. Che non avevo veramente percepito. Me li avvicina perche’ li fa sentire imperfetti e reali, dandogli quel qualcosa in piu’che nessuna rimasterizzazione potrebbe mai dare. Erano giganti, non ci sono dubbi. Ma anche loro, insieme a noi, sono caduti, si sono rialzati e hanno camminato, come potevano, su questa terra.
E così il Dark Lord tocca quota 70, cazzo. Sì perché se ne ha settanta lui, significa che anche noi, sui discepoli, non siamo più giovincelli. Noi che adolescenti abbiamo iniziato a seguirlo quand’era poco più che trentenne, abbiamo attraversato le varie fasi della nostra vita con la sua ombra maestosa sopra di noi, lo abbiamo lodato, glorificato, osannato. A lui abbiamo reso grazia, a lui ci siamo rivolti nel momento del bisogno, a lui ancora oggi rivolgiamo la nostra anima.
Ah, caro vecchio Jimmy Page, anzi Poige, con la tua personalità un po’ distorta, con i tuoi riflessi ossessivi-compulsivi, col tuo incedere indolente da rockstar un po’ troppo viziata, con la tua tecnica chitarristica andata a farsi benedire tanti troppi anni fa, sarai comunque un riferimento, un esempio, un sentimento…forever and ever. Ti avremo per sempre nel nostro immaginario personale e collettivo in versione 1973, al Madison Square Garden. Quelle tue movenze, quella tua danza mentre suoni ROCK AND ROLL, i tuoi vestiti, la tua chioma, la tua fighinaggine innata…ma soprattutto la tua musica, la migliore del mondo, i tuoi assoli, i migliori delle galassie, la tua band, la migliore dell’universo. Buon compleanno Jimmy, non hai idea di quanto cazzo tu ci abbia risolto e scombinato la vita. Io e la confraternita degli illuminati del blues ci troviamo questa sera al Katamarano Rock (viale Respighi 147, Modena, Italy) a festeggiarti, se vuoi venire sei il benvenuto…in caso, porta le groupies.
(artwork by Lakerla)
ENGLISH TRANSLATION
And so James Patrick Page, aka the Dark Lord, is now 70. Fuck! I say this because if he is 70 old, it means that we, his disciples, are no longer youngsters. We were teenagers when we first started to follow him and he was in his early 30s. We went through the various stages of our lives with his majestic and demonic shadow hanging over us. We praised him, glorified him. We sang Hosanna to him. We turned to him in time of need. We turned our souls to him.
Ah, dear Jimmy Page, Poige (italian spelling of the London english accent) indeed with your personality a bit distorted, your reflexes off-balance, your rock star sluggish pace a bit too flawed, your guitar technique gone to hell too many years ago. You’ll still be a reference, an example, a feeling … forever and ever. You will live forever in our personal and collective imaginary version of 1973 at Madison Square Garden. Those moves will stay in our minds, especially your dance while you play ROCK AND ROLL. Your clothes, your hair, your innate coolness-charm-spell. But most of all your music, the best in the world, especially your solos, the best in all galaxies, and your band, the best in the universe. Happy Birthday Jimmy, you have no idea what the fuck you’ve solved and messed up in our lives. For myself and the brotherhood of the enlightened man of the blues, we are tonight at pizzeria Katamarano Rock (147 viale Respighi, Modena, Italy) gathering to celebrate you. If you want to come you are welcome … just in case, bring the groupies.
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