Continuo a ricevere richieste affinché ripubblichi sul blog OH JIMMY, la fanzine dedicata a JIMMY PAGE e ai LED ZEPPELIN che misi in piedi nel 1985 e che faticosamente arrivò fino al 2001. Ho sempre tentennato, l’imbarazzo è tanto…con gli occhi di oggi l ‘atteggiamento sopra le righe, la prosa non certo impeccabile, le imprecisioni, gli errori, la grafica inesistente sono di qualità non accettabile. Con gli occhi di oggi appunto, perché allora questo senso di inadeguatezza si stemperava senza problemi…niente internet, niente siti di download di bootleg, niente notizie certe, rapporti solo epistolari con gli altri fan, niente posti dove poter ricercare la veridicità di certe informazioni, date, rumors. Così, eccomi qui, imbarazzato certo, ma anche sorridente davanti alla genuinità del Tim poco più che ventenne. Valutate un po’ voi, questa era la fanzine italiana dedicata ai LED ZEPPELIN, sciocchina, deboluccia, ma pur fatta con tanta, tanta passione. Il nome della stessa viene dall’urlo di incoraggiamento di PLANT nei confronti di JIMMY PAGE poco prima dell’assolo di chitarra di NOBODY’S FAULT MINE nei tour del 1977-79-80. “Oh Jimmy…” appunto. (minuto 04:00 del video qui sotto)
Paolino Lisoni me lo disse subito dopo il concerto della CATTIVA COMPAGNIA allo Stones Cafè il mese scorso: “(come suono) meglio il Custom che la Standard” e da allora non ho fatto che pensarci. Sono un uomo di blues schietto e sincero e quindi più portato per la LES PAUL STANDARD, la LES PAUL CUSTOM è un po’ più da fighetti, per chitarristi più versatili, quelli che hanno pruriti jazz/rock e che tendono a non accontentarsi di battere i sentieri dell’hard rock. Sapevo che Liso aveva ragione, avere rapporti con la STANDARD non mi dava più la stessa soddisfazione, mentre la CUSTOM continuava a farmi fare delle belle scopate. DARLENE (la mia LPS) aveva bisogno di una messa a punto. Decido così di provare un nuovo liutaio, un ragazzo all’apparenza simpatico che mi aveva chiesto la amicizia su facebook tempo addietro, tal FRANCESCO BEDINI.
Dal sito mi pareva di capire che il ragazzo facesse sul serio, e che sapesse il fatto suo. Costruiva addirittura chitarre, si dava da fare e mi pareva affabile.
Prendo appuntamento e gli porto DARLENE. Francesco è di Stonecity, poco lontano dall’ufficio. Il laboratorio è un po’ caotico, ma nel senso positivo, blues…ecco! Gli chiedo di darle una controllata, il manico…il ponte…etc etc…e di cambiare le corde: ERNIE BALL SUPERSLINKY 9/42. Francesco si sorprende un po’: di solito monta le HYBRID SLINKY 9/46 o mute col cantino 10 o 11. Sorrido…il Rock si suona con le SUPERSLINKY. Punto!
Dopo pochi giorni mi manda un messaggio: “Les Paul pronta”.
Torno da lui, parliamo un po’, approfondiamo la conoscenza. Tira fuori DARLENE e mi dice “Provala e dimmi se l’action è ok?”. L’action sarebbe l’altezza delle corde. Francesco ha inoltre sistemato il manico, e il pick up al ponte. Imbraccio la chitarra, Francesco infila il jack nel Marshall, faccio qualche svisata rock blues e fin da subito mi sembra diversa, regolata, in forma, ready for love. Francesco mi chiede di suonargli un riffone dei LED ZEPPELIN…parto con HEARTBREAKER…mi chiede di fare l’assolo, poi RAMBLE ON e infine chiudo con il riff veloce di BRING IT ON HOME. Francesco è soddisfatto. Pure io: che piacere suonare con la chitarra finalmente a posto, e che superfiga che sembra oggi DARLENE…guardate come è bella in braccio a FRANCESCO:
Francesco Bedini & Darlene (foto di TT)
Torno in ufficio contento. Ho trovato il mio liutaio, blues.
PS: sì, il video dei LZ alla Royall Albert Hall il 9/1/1970 non c’entra nulla, ma…chiudere con i LZ è sempre cosa buona e giusta.
Le registrazioni audio che in questi ultimi anni vengono fatte dai fan ai vari concerti oramai hanno una qualità sonora impressionante; lontani i tempi in cui (tranne qualche eccezione) ci si presentava ai concerti con registratori alla buona per mettere su nastro in modo non certo esemplare le performance dei nostri beniamini. L’History Of The Eagles Tour è un carrozzone che è in giro dal luglio dello scorso anno, ed è una faccenda di grosse proporzioni: in novembre 2013 hanno fatto tre date al MADISON SQUARE GARDEN, in gennaio 2014 sei (sei!) al LOS ANGELES FORUM e nel prossimo giugno ne faranno quattro alla O2 Arena di Londra. Tutte date indoor da 20.000 posti, mica palapsort qualunque.
Ho trovato recentemente questo bootleg relativo all’ultima data al LA FORUM, testimonianza di ciò che sono gli EAGLES adesso.
TITLE: EAGLES The Forum Inglewood, CA 25 January 2014
LABEL: No label (Scooter123 recording)
TYPE: audience
SOUND QUALITY: TTTTT-
PERFORMANCE: TTTT
ARTWORK: TTT
BAND MOOD: TTTT
COLLECTION: TTTT
Da un certo punto di vista le Aquile sono in qualche modo criticabili: nessun brivido particolare nella scaletta, atmosfera laid back, divagazioni verbali prima di ogni pezzo dedicate a particolari episodi o ricordi, inizio molle con sole chitarre acustiche, atmosfera da corporate rock, però …. però ….uno dei leader degli EAGLES è una delle mie figure rock preferite (DON HENLEY), JOE WALSH da sentire e vedere è sempre uno spettacolo e in questo tour c’è anche BERNIE LEADON, l’indimenticabile chitarrista dei primi anni della band…(il primo a destra guardando il pubblico)…
I pezzi poi suonati con la band, intendo i pezzi “rock”, hanno in questo tour un accento quasi greve, pesante, concreto, che trovo molto affascinante…
Inoltre ci sono i pezzi del Tim adolescente, quello che grazie all’album DESPERADO (che qualcuno aveva regalato a mia sorella negli anni settanta) pensava di far parte della banda di fuorilegge DOOLIN-DALTON. Per me ottimo bootleg, certo… per fan maturi, che ripensano alle estati della loro giovinezza passate ad ascoltare DESPERADO e ON THE BORDER, ma la nostalgia è un sentimento che non ci fa paura e che accettiamo volentieri. Viva Don Henley!
Questa autobiografia rispecchia in pieno il personaggio che racconta, Rod infatti non si tira indietro, le pagine contengono quello che è e dunque capelli ad istrice, atteggiamento da sbruffoncello, voglia di godersi la vita, una leggerezza tutto sommato umile e semplice, orgoglio scozzese, grandi bevute, grandi scopate, musica che senza troppi problemi passa dal rock blues, all’easy listening, al rock and roll sguaiato, a ballate piene di miele, ad accenti elettronici ed infine a classici confidenziali americani.
Rod però racconta anche le pieghe meno nobili della sua vita, le cose che gli fanno meno onore e per questo bisogna rendergli merito, rock star come ad esempio Jimmy Page non credo saprebbero raccontarsi in modo così candido.
Queste (auto) biografie delle grandi rockstar inglesi confermano il fatto che se eri nato negli anni quaranta in Inghilterra o meglio ancora nei dintorni di Londra e avevi un minimo di talento musicale, un po’ di determinazione e una gran passione per la musica che stava sbocciando negli anni sessanta, beh caro mio, era fatta. Rod ha avuto il culo di avere una gran voce, ma soprattutto di essere nato in quel contesto.
Senza essere un autore naturale, o uno showman particolare, è diventato – tra JEFF BECK GROUP, FACES e SOLISTA – una delle grandi rockstar dei nostri tempi. Fino agli anni ottanta ha fatto dischi comunque godibili (seppur discutibili), poi si è perso, per ritrovarsi negli anni duemila con la serie THE GREAT AMERICAN SONGBOOK, 5 episodi eleganti e per niente male ma adatti ad un pubblico maturo o ai casinò di LAS VEGAS. Troppo per uomini di blues come noi.
Confesso però che personalmente ho sempre avuto un debole per ROD, l’ho sempre scusato e accettato per quel che è e devo dire che i due suoi concerti che vidi negli anni ottanta (MISANO 1983 e ARENA DI VERONA 1986) sono stati molto, molto divertenti.
Il debole che ho per lui è dovuto in parte alla versione di PEOPLE GET READY che insieme a JEFF BECK fece nel 1985, una delle canzoni della mia vita…e un video che ho sempre amato moltissimo…
Strano poi i pensieri che fanno queste rockstar: per ROD l’album CAMOUFLAGE è il suo ritorno al rock and roll dopo dischi commerciali come BLONDES HAVE MORE FUN…mah…
BLONDES HAVE MORE FUN (col grande CARMINE APPICE alla batteria):
CAMOUFLAGE:
Ad ogni modo, autobiografia gustosa (l’unico momento noioso e il capitolo dedicato ai figli).
“Ecco il mio secondo post. Tyrrell, il mio umano maschio di riferimento, è lì che suona un pezzo dei PINK FLOYD, ha lasciato il blog aperto e io ne approfitto. Col mio cervellino da gatto stavo riflettendo su quanto il vivere insieme a degli umani si inserisca sulla mia indole gattesca. Tyrrell con i suoi amici umani dice sempre che sono un gatto sentimentale, forse ha ragione, mi interessano gli altri, interagisco bene col mondo che ho intorno, sono affabile e non troppo musone, ma sono pur sempre un gatto, quindi rimango il punto centrale dell’universo. Oltre a questo ho l’istinto da gatto naturalmente. Sono arrivato qui nel…com’è che lo chiama Tyrrell..ah sì, nel posto in riva al mondo che c’erano già quattro miei simili ed essendo all’epoca un gattino non ancora svezzato, per di più non cagacazzo, gli altri felini mi hanno accettato abbastanza bene fin da subito, io riconosco loro una certa precedenza, non è che mi sottometta ma sono l’ultimo arrivato e non voglio far troppo casino, ma oggi che son son cresciuto se trovo un gatto forestiero nel garage lo rincorro fino a che non sparisce all’orizzonte. Sì perché sentimentale va bene, ma caione poi no. A differenza degli altri quattro io dormo in casa, insieme ai miei due umani. A forza di viverci insieme finisco per assumere atteggiamenti da umano. Ho capito ad esempio che davanti alla stufa ci si sta da leone, che quando ho i miei bisognini devo andare in bagno nella mia lettiera e soprattutto che a star sul divano appoggiati di schiena è una gattata pazzesca.
La prima volta mi ha insegnato Tyrrell: stava guardando un partita della nostra squadra del cuore, io ero nel sentimental mood: gli salto sul grembo, mi struscio, faccio le fusa, ma lui quando guarda l’INTER non c’è per nessuno e dicendomi “Pàlmir fai mo’ il bravo, mettiti mo’ qui col papino” mi mette nella posizione in cui è lui, con il muso rivolto a SKY. Ora va bene che gli umani pensano che noi gatti crediamo che loro siano dei gatti grandi a cui dover retta, non nego che da un certo punto di vista istintivamente possa accadere, ma non siam mica dei nessi, lo sappiamo che sono umani e che non sono i nostri genitori. Stavo dunque per ribellarmi, quando capii che in quella nuova posizione stavo benissimo. Già, messo così vedo il mondo da una prospettiva diversa e mi abbandono ad una sorta di catalessi felina.
Adesso poi ho scoperto che mi piace ancor di più assumere quella posizione su Tyrrell stesso, certo non quando guarda le partite dell’INTER altrimenti quando PALACIO fa goal mi scaraventa in cucina (ma è un bel po’ che non succede).
Palmiro & Tyrrell (foto della Terry)
PS: ne approfitto per mandare uno dei miei video clip AOR preferiti: “More Than A Feline…..pìù che un felino”
E’ tanto tempo che diciamo che non ne possiamo più di box set e deluxe edition, che dobbiamo smettere di comprarli, ma poi quando escono delle cose ben fatte come questa di EC, come si fa a rinunciare? Non sarà il CLAPTON dei CREAM, ma è pur sempre un CLAPTON degli anni settanta, tra l’altro accompagnato da una gran band e in più la confezione è superlativa. Curata, elegante, lussuosa, senza fronzoli inutili. Un gioiellino.
TITLE: ERIC CLAPTON “Give Me Strengh – the ’74/’75 recordings
DISC 2: There’s One In Every Crowd (1975) – expanded version: TTTT
Il sound è piuttosto laid back, il reagge è un po’ troppo presente, ma i dischi sono godibili e sinceri. Sono inoltre suonati benissimo, con un groove ed un gusto davvero esemplari. E’ rock americano dagli accenti inglesi che swinga e che rolla che è un piacere. 461 OB arrivò al primo posto della classifica americana, mentre TSOIEC mancò la Top20 di una sola posizione. Picca e Liso, in un recente scambio di vedute su Manolenta, sostenevano che EC è in buona sostanza un gran cantante, più che chitarrista. Capisco cosa intendano con questa semi-boutade, ERIC passa l’esame orale con voti molto alti, grazie ad un voce raffinata e garbata e intrisa di malinconie blues, ma al tempo stesso io non riesco a non considerarlo prima di tutto un chitarrista, anche nel periodo post CREAM, quello insomma dove abdicò volentieri dalla carica di dio della chitarra. MOTHERLESS CHILDREN poi è un pezzo che mi fa impazzire…
DISC 3 &4: E.C. Was Here (1975) – remixed & expanded version: TTTT
Al di là del rimissaggio (cosa che qui sul blog non amiamo ma che tuttavia mi sembra fatto piuttosto bene), ormai questo LIVE è un cosa assai diversa dal vinile originale, quello con solo sei pezzi, che mai ho trovato avvincente. I 16 brani odierni danno una personalità tutta nuova a questo disco, ne fanno un album dal vivo di tutto rispetto, un punto della situazione chiaro e preciso di quello che era EC nel tour del 1974/75. Se metto da parte le lagne di HAVE YOU EVER LOVED A WOMAN e THE SKY IS CRYING (uno dei blues più scialbi e retorici di sempre), e due cavalli di battagli di ERIC che non mi sono mai, dico mai, piaciuti come LAYLA e BADGE (lo so, è un sacrilegio scrivere queste cose per, immagino, milioni di persone), la nuova forma di questo LIVE mi piace parecchio.
DISC 5: The Freddie King Criteria Studio Session (5 agosto 1974) : TTTT
4 pezzi con il più grande dei KING: lasciate perdere il cabaret di BB KING, il blues noiosetto di ALBERT KING, è FREDDIE il KING che conta. Gran chitarrista e uomo di blues. 4 jam convincenti e avvincenti.
DISC 6 (bluray): 461 OCEAN BOULEVARD 5.1 Surround Sound mix (previously unreleased Elliot Scheiner mix) / 461 OCEAN BOULEVARD original 4.0 quadraphonic / THERE’S ONE IN EVERY CROWD original 4.0 quadraphonic mix
La groupie è una forza della natura, silenziosa, a tratti riservata, ma ostinata e determinata. Correva in moto, in minimoto, adesso corre con i kart, inoltre è bassista, tastierista, mandolinista, animalista, esperta in computer, divoratrice di libri, fan degli YES, che altro…ah sì, ora anche star della tivù.
Con la mia solita spocchia snobbo i programmi nazional popolari. Sono uomo da SKY: le serie TV (Homeland/The Americans/Il Trono Di Spade), THE CLEVELAND SHOW, I GRIFFIN, AMERICA DAD, SKY ARTE, CLASSICA, NAT GEO WILD, e naturalmente la mia droga…SKY SPORT 24 (speciale calciomercato mi tiene incollato al video delle ore intere) e le partite di calcio dell’INTER. Tutto rigorosamente in HD of course. Tutto questo in sala, perchè in cucina SKY non c’è, così quando riusciamo a cenare presto si guarda L’EREDITA’, con CARLO CONTI. Iniziò la groupie parecchio tempo fa e io mi ci sono abituato, finendo per cercare di indovinare i quesiti posti nel programma
Una sera siam lì sul divano che insieme a PALMIRO guardiamo un film, quando un segnale acustico arriva sul Galaxy della groupie: “Ah, ma veh, hanno accettato la mia domanda, il 14 ottobre ho il provino per l’Eredità”. Stupefatto e confuso balbetto: “Co co cosa?”. “Così se vinco abbiamo i soldi per portare la band in studio!”.
Il giorno è piovoso, siamo in prima classe di un INTERcity che porta a FELSINA… BONOMIA… BULAGGNA insomma. Accompagno la groupie al provino per l’EREDITA’. Ci prendiamo il giorno di ferie, visitiamo il centro, un negozio di cd, pranziamo, e poi arriviamo all’hotel preposto per le audizioni. Entriamo e ci troviamo davanti un bivacco di decine di candidati accompagnati da parenti, amici, partner. A fatica troviamo un posto. La fauna è variegata. Quelle che si credono superfighe e cercano i 15 minuti di celebrità, ragazze giovani sovrappeso accompagnate dalla madre al massimo 45enne che però ne dimostra 65, persone distinte, uomini alla deriva, disoccupati disperati, cinquantenni tiratissime, donne sportive che accompagnano il loro compagno…everyday people, insomma.
Un paio d’ore d’attesa stravaccato su un divano nella hall dell’albergo mentre la groupie e quelli del suo gruppo fanno il provino e poi si torna. Qualche settimana dopo arriva la telefonata: “Groupie?”“Sì, sono io” “Ciao, sono Elisabetta dell’organizzazione del programma l’EREDITA’, il provino è andato bene, ti aspettiamo il 21 gennaio a Roma….”
La groupie si emoziona un po’, ma è già carica come una molla. Qualche giorno prima l’accompagno a far compere, sono il suo stylist…non posso far molto, al di fuori dello stile sportivo/casual non si va, ma faccio del mio meglio (col budget a disposizione). Il 21 gennaio, accompagnata da suo nipote ventisettenne STEVE, la groupie s’ imbarca su ITALO nella stazione Medio Padana dell’alta velocità che abbiamo a pochi chilometri da casa.
Italo
La stazione medio padana
Ogni tanto mi aggiorna tramite WHATSAPP, la sento tonica, pronta a gustarsi ogni momento di quella piccola avventura. Posta su facebook le foto all’ingresso dello studio, dei camerini…a metà pomeriggio so che ormai tocca a lei, la penso, cerco di mandarle vibrazioni positive, mi affido ( e non sto scherzando, ci sarebbe da approfondire) a JIMMY PAGE: DARK LORD veglia su di lei, dalle la forza.
Verso le 20 mi telefona, un po’ sconsolata perché non è arrivata fino alla fine e dunque non ha vinto, si ferma a Roma per la notte, nell’hotel offerto dalla RAI. La sera successiva a casa mi racconta tutto, e al di là del risultato le leggo negli occhi la felicità data da una veloce ma intensa scarica di adrenalina. Treno-Roma-camerini-registrazione della puntata-camerini-hotel-Roma-treno-Borgo Massenzio. 30 ore filate via veloci. Esperienza positiva, l’è piaciuto tutto tantissimo, trattata come si deve dai tecnici, dalle truccatrici, dai commessi, dallo stesso CARLO CONTI.
Finalmente domenica sera 2 febbraio la puntata va in onda. E’ un emozione vederla in video, dapprima un pelo impacciata ma poi sempre più sicura. Peccato abbiano tagliato la parte in cui ha parlato della CATTIVA COMPAGNIA (e dei TACCHINI SELVAGGI). Resiste quasi fino alla fine. Il bello è che avrebbe indovinato la parola finale, quella che ti fa vincere il montepremi che sei riuscito a salvare. Ad ogni modo, vederla, con quel trucco poi, sentirla col suo accento reggiano e ammirarla mentre è al contempo schiva e determinata mi rende orgoglioso. Che donna la groupie!
Brian rincula, accusa il colpo, barcolla…ma non cade. Alle prese da tre anni con l’alzheimer, che in questi ultimi mesi è passato alla fase grave, tiene comunque botta, non cede, resta ancestralmente attaccato alla riva del precipizio, in modo quasi inconsapevole. Qualche settimana fa, in una fase di lucidità, è andato incontro alla depressione, quella però che ti fa capire che è ancora con noi. Più volte per telefono mi diceva, mischiando dialetto reggiano e italiano”Ah, Tim, per me ormai l’è finida”. Se non ero troppo teso riuscivo a dirgli “ma no, Brian, dai, farai come tua nonna, andrai avanti fino a 96 anni”, ma dopo la ventesima telefonata nel giro di un paio d’ore non riuscivo a trattenere il “va beh, è così, e di chi è la colpa, mia?” al che lui, lucidamente, rispondeva “Ah, no, è la natura!”.
Allora mi scioglievo e cercavo di sforzarmi di capire questo vecchio di 84 anni, che oltre a sentirsi confuso, ad annoiarsi, ad aver bisogno di qualcuno per fare qualsiasi cosa, e a non riconoscere più nessuno, deve gestire anche la lucidità che lo porta a riflettere sul fatto che è nelle ultime fasi della sua vita. Mi chiedo come mi sentirò io alla sua età, se mai ci arriverò (e chissà in quali condizioni poi).
L’altra sera l’ho accompagnato all’appuntamento semestrale con la geriatra specializzata in anziani con disturbi cognitivi. Subito Brian non voleva andare alla visita, non ne capiva il motivo. Poi, una volta uscita la dottoressa dall’ambulatorio per chiamarlo, ha sfoderato tutto il suo bon ton.
Nei primi venti minuti la visita consiste in un tête-à-tête tra il paziente e la dottoressa, senza parenti…io ero lì, nella sala d’aspetto, nel vecchio ed ex ospedale Estense di Mutina, riconvertito a polo ambulatoriale. Sentivo la dottoressa dirgli: “ripeta dopo di me: casa, pane, gatto”… oppure “quanto fa 100×7?” e io pensavo al povero Brian in difficoltà. Osservavo la porta dell’ambulatorio, con i relativi cartelli per gli utenti scritti con font diversi. Mi soffermavo soprattutto sul foglio indicante il nome dell’ambulatorio e il nome della dottoressa posto, con nastrate di scotch alla buona, dove un tempo doveva esserci un porta targa vero e proprio. Ebbene, lo sfondo del cartello era di un rosso pesante e la scritta in nero. Ora, oltre al fastidioso accostamento cromatico dell’aspetto calcistico, le scritte erano poco leggibili. Ma perché, mi chiedo, perché?
Geriatrics out-patients department at Mutina ex Estense Hospita (foto di TT)
Una volta entrato constato con la dottoressa di come mio padre sia una sorta di caso clinico positivo, di come i medicinali di contrasto all’alzheimer su di lui facciano effetto e di come il suo sia un lento, seppur inesorabile, planare. Che poi abbia ancora il riflesso incondizionato di chiamarmi al telefono, e di farlo da solo, è una cosa davvero straordinaria. La dottoressa ci chiede il permesso di citare l’esempio di mio padre nei seminari a cui parteciperà. Naturalmente diamo l’ok. Riassumendo, la fase grave è conclamata ma non ci sono peggioramenti se non, appunto, il lento scivolare, fisiologico, verso l’abisso. Brian percepisce che la visita è andata bene, o forse è una mia impressione, ma essere in giro con i suoi figli, vedere gente, è una panacea.
Mentre torno a Borgo Massenzio, ascolto bootleg del 1984 degli WHITESNAKE a Spokane…
e quindi a Mosca nel 1997 con TONY FRANKLIN al basso…
Sabato mattina, same old blues: sveglia alle 7, spesa per Brian al Conad del NewTower a Mutina, quindi lavaggio e vestizione di Tirelli senior. Pure stavolta mi lascio andare ad istinti irrefrenabili: perdo la pazienza e vomito addosso al povero Brian tutta una serie di riflessioni negative sul nostro rapporto, gli rinfaccio l’inverosimile, lui reagisce spaurito, anzi dapprima tenta una reazione determinata e logica, ma poi soccombe sotto al mio fuoco incrociato. Bella personcina che sono, prendere a male parole un vecchio confuso….ma è più forte di me, non riesco a contenermi. Una volta però svuotata la bile, riprendo il rapporto affettuoso di parte di questi ultimi anni. Lo vesto (tono su tono of course) in modo giovanile, gli asciugo i capelli, lo accarezzo, gli do un bacio e riporto il nostro rapporto sui giusti binari. Brian rinasce, sorride, ride, parla. Andiamo a far colazione da Chen il cinese, lì al bar del NewTower, il quale in realtà si chiama con un nome il cui suono (per l’orecchio di un europeo) è uan. Come si scriverà? Wan, Uan, One? Uno dei clienti fa lo spiritoso: “Ciao Uan Tu Tri (One Two Three insomma)”. Uan-Chen ci vede e viene a salutare: “Ciao Linno, ciao Steffano”, “ciao Uanno”. Poi aggiunge “Forza Italia!” e io di cortesia “Forza Cina”. Ma poi mi affretto a concludere: “Non intenderai mica Berluskoni, vero? An t’azarder menga Uan!”. Obi Wan “Chenobi” scoppia in una di quelle risate un po’ isteriche tipiche degli asiatici e torna al banco.
Il cielo è grigio, ci fossero 7 gradi in meno sarebbe un tempo da neve, così guardano in the sky inizio la litania “fiocca, fiocca”, Brian mi fa il verso ma alla sua maniera “gnocca, gnocca!”, non è elegante ridere delle difficoltà di un vecchio (con o senza l’alzheimer), ma trovo la cosa molto spassosa. Andiamo a prendere i giornali e poco distante dall’edicola dico “dai Brian mettiti in posa che ti faccio un foto”…
Brian enjoys the saturday morning (foto di TT)
Domenica mattina: di nuovo da Brian. Pranzo e poi caffè da Lasimo a Ninentlyland, e’ stata la mia compagna per 13 anni e più, ma Brian non la riconosce e la chiama “signora”. Lasimo però lo tratta con molto affetto e lui gode di tutte quelle attenzioni. Di nuovo da Brian. Suono la chitarra, e lui mi fa “L’è na bèlasodisfasiòn vèder che te et soun (è una bella soddisfazione vedere che sai suonare)”. Alle 18 lo lascio, ho chiesto il cambio alla signora che ci dà una mano, alle 18,45 c’è il debutto Tv della groupie (more later) e non posso perdermelo.
Arriva poi il momento temuto: la partita J**E – INTER. Risultato finale 3 – 1. L’Inter è l’Inter sono negli ultimi venti minuti dove mette sotto l’odiata armata bianconera, ma nei rimanenti settanta tentenna, singhiozza, latita. Precipito in un burrone di disperazione. Dopo il 3 a 0 spengo la tele, la voglia è quella di scendere in strada e picchiare qualcuno, invece mi mangio un kinder e accarezzo Palmiro…
il gatto Palmiro (foto di TT)
A fine gara chatto su facebook con Picca, Lorri, Fabio e Wilko (e con l’intruso Liso, milanista). Picca e Wilko puntano sull’autoironia, io invece affondo in modo serioso, cercando invano un appiglio andando talvolta sopra le righe. Per me l’Inter è una faccenda seria, e perdere con la J**e è un dolore profondo, totale, disperato. La notte infatti la passo male, mi sveglio alle 3 e da allora fino alle 6 mi sveglio ogni 15/20 minuti. Alle 6 suona la sveglia: devo accompagnare Brian ad un esame del sangue. Scendo…sono le 6,30 di un lunedì mattina, c’è ancora buio, piove e ieri sera l’Inter ha perso con la Juve. Per rendere la mattina ancor più leggera nel car stereo gira STANZE DI VITA QUOTIDIANA, l’album del 1974 di GUCCINI.
Prelievo a Mutina Medica in Trento Trieste e poi lauta colazione al City Bar. Mi bevo la spremuta mentre leggo la Gazza. Voto all’Inter: 4. Migliore nerazzurro in campo: ROLANDO, voto 6. Là, a sòm a post. Alle 08,15 sono sulla freeway Mutina-Stonecity. Tolgo GUCCINI e metto il bootleg di AL DI MEOLA al Belmont Park nel 1980…
…prima GUCCINI, ora un live amatoriale di AL DI MEOLA, di lunedì, in tangenziale, mentre piove…ah!
Bretella Mutina-Stonecity un giorno che piove (foto di TT)
… se poi la tangenziale si blocca, il lunedì mattina post J**e-Inter 3-1 diventa perfetto nella sua imperfezione…
Coda sulla bretella Mutina-Stonecity (foto di TT)
Arrivo in ufficio poco prima delle nove, avrei voglia di andare a dormire, ma devo lavorare e allora, con le cuffiette, cerco di trovare un po’ di pace con l’ASMR, Diana Dew naturalmente…
Gli anni del post triplete sono stati disarmanti: dopo essere stato abbandonato dallo special one non mi aspettavo di continuare a vincere, ma nemmeno di finire nell’abisso della mediocrità. Veder affidare l’armata nerazzurra a discutibili figuri come Gasperini, Benitez e Ranieri non mi dava tante speranze, ma con LEONARDO e STRAMA devo ammettere che il cuore tornò a palpitare e a pregustare un nuovo sol dell’avvenire. Non fu così, purtroppo. Ora sono alle prese con un altro campionato finora modestissimo, fuori dall Coppa Italia e dall’ Europa League e con un cambio societario di immani proporzioni. Fino ad ora non mi ero mai espresso su Thohir, ancora troppo legato al Leader MASSIMO (MORATTI) per poter azzardare un giudizio oggettivo.
il leader MASSIMO
Mi chiedevo come potesse adattarsi un tycoon indonesiano al mondo del calcio europeo, come potesse capirne la storia, le dinamiche, come potesse rilevare le pulsazioni sentimentali al di là del puro business. Poi pian piano iniziavo a notare che Erick Thohir era piuttosto differente dagli sceicchi e dai magnati russi, prima di spendere pareva volesse capire, analizzare, digerire. Così ha fatto, e una volta compreso certe faccende si è mosso in prima persona e con decisione, prima bloccando una stoltissima operazione con la J**e (scambio Vucinic-Guarin praticamente alla pari, con la J**e poi? Ma siamo impazziti?) e poi arrivando in Italia nella settimana decisiva del mercato di gennaio.
Erick Thohir
Sembravamo destinati ad un mercato inesistente, rassegnati, ripiegati su noi stessi, incapaci di fare non dico un buon colpo, ma almeno qualcosa di decente…dirigenti in confusione, tifosi rattristati e incazzati, squadra psicologicamente a terra e poi… Erick, il vichingo indonesiano, arriva, rimedia al pasticcio con la J**e, prende D’AMBROSIO dal TORINO, il profeta HERNANES dalla LAZIO e ANDY POLO, un giovane talento peruviano di 19 anni, rifiuta di dar via MBAYE, definisce le regole dei nuovi contratti e in pratica rende noto a tutti che il vento è cambiato, ridando speranza e fiducia al mio cuore nerazzurro.
Mi appresto dunque al girone di ritorno con l’animo più leggero, con le farfalle nello stomaco: SAN GEMINIANO, patrono di Mutina (che si celebra proprio oggi 31 gennaio), ha fatto la grazia.
San Zemiàn
Sfortunatamente la prossima partita sarà il derby d’Italia, al Cònat Stadium, contro il nemico per eccellenza, la personificazione calcistica del male assoluto… così non riesco nemmeno a godermi questo nuovo forte vento che soffia deciso nelle vele nerazzurre.. .perché sì, quando l’INTER batte la J**e il godimento diventa cosmico, una sorta di nirvana, di beatitudine infernale che dura settimane, un po’ come vedere i LED ZEPPELIN al Los Angeles forum il 3 giugno del 1973…
LZ al LA Forum 3-06-1973
un po’ come avere una tresca con SYLVIE VAN DER VAART …
Sylvie Van Der Vaart
un po’ come se BERARDI e MILAZZO decidessero di riprendere a pubblicare il KEN PARKER MAGAZINE…
…un po’ come se CHE GUEVARA scendesse dalla croce e facesse ritorno…
… ma se l’INTER perde mi aspetta almeno un mese di lacerazioni interiori, di dolori d’animo, di depressione massima.
Ad ogni modo, se non altro sarò consapevole che le cose stanno cambiando, che il sole tornerà a battere sui nostri volti e le stelle a riempire i nostri sogni. Quindi grazie presidente THOIHIR, inizi davvero a piacermi. Fino alla vittoria, sempre!
W l’INTER, W L’INDONESIA, W I FIRM, W IL SOL DELL’AVVENIRE.
PS: profeta pensaci tu…
Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, il profeta
THE AMERICANS sul canale 111 FOX di SKY alle 21,50 del lunedì per me è un appuntamento imperdibile. Fino a dicembre seguiva l’episodio di un’altra serie TV fenomenale, HOMELAND, da gennaio si ritrova sola soletta a cercare di attirare pubblico. Gli Stati Uniti del 1981, la guerra fredda tra USA e URSS, spie russe perfettamente integrate nel way of life americano. Consigliatissima.
FUMETTI:
Le STORIE n.16 “Friedrichstrasse” (Bonelli – gennaio 2014 – Euro 3,50):
Gran bel numero questo, ambientata nella DDR pre 1989 la storia si basa sull’ambigua figura di una cantante, in bilico tra Berlino Est ed Ovest.
Sinossi:
Berlino Est, i cupi anni della Guerra Fredda… L’impero del terrore della Stasi. Friedrich è un gelido e implacabile agente della polizia politica, il suo compito è controllare, scovare e distruggere ogni forma di dissenso, ogni tentativo di fuga. Il muro che ha costruito intorno a sé, però, è meno solido di quanto sembri. Ad abbatterlo forse basterà lo sguardo di Marlene Becker, la celebre cantante di cui è segretamente innamorato…
ORFANI N°: 4 “Spiriti Nell’Ombra” (Bonelli – gennaio 2014 – tutto a colori – Euro 4,50):
Continuo a seguire la serie ORFANI, siamo al n.4 ed è ancora convincente. Speriamo si mantenga.
Sinossi:
Il passato: si inaspriscono le tensioni all’interno della squadra degli Orfani. I conflitti tra Sam e Rey raggiungono l’apice quando quest’ultimo cerca di insinuarsi nel cuore della ragazza… E qualcosa sembra spezzarsi per sempre, dentro Sam.
Il presente: infuria la battaglia contro gli alieni. Nuove specie scendono in campo contro gli Orfani, dando man forte a quelle già viste in precedenza. Quando le cose volgono al peggio, Sam vede comparire al suo fianco Ringo: sogno o realtà?
RIVISTE MUSICALI:
THE BLUES MAGAZINE N.10 FLEETWOOD MAC (Euro 13,90)
una doppia dedicata ad una bella foto del Jeff Beck vintage del grande Baron Wolman, e otto pagine dedicate a PETER GREEN del periodo A HARD ROAD e del primo dei FLEETWOOD MAC, pagine parecchio interessanti. Il CD allegato come sempre è inutile. Il resto della rivista non suscita interesse nel titolare di questo blog.
ALBUM:
PINK FLOYD BOSTON GARDEN 18 GIUGNO 1975 (bootleg): TTTTT – La registrazione fatta dal taper extraordinaire Dan Lampinski è come sempre di ottima qualità, un’audience dunque assai piacevole da ascoltare che rende bene l’idea di cosa doveva essere assistere ad un concerto dei PF in quegli anni…
Pink Floyd 18-06-1975 – sleeve cover
FASTWAY (1983): TTT – All’epoca non mi dispiacquero affatto i primi due album, oggi faccio fatica ad andare otre EASY LIVIN’…
BOB SEGER & The Silver Bullet Band “Against The Wind” (1980 – 2003 remaster): TTTTT – il Bob Seger che ho annusato durante la mia crescita è naturalmente quello del lustro 1976-80 e riascoltarlo oggi mi riempie di positiva malinconia…
PINO DANIELE “Vai Mo’ ” (CGD 1981): TTT½ – “Bella ‘mbriana ” (CGD 1982): TTT½: NERO A META’ fu uno degli album che mi formarono, era il 1980 e d’accordo il Rock, il Punk, il Blues revival inglese, il Blues nero ma non potevo fare a meno della mia dose quotidiana di “cantautori”… Pino poi con la sua musicalità mi affascinava molto. Attesi dunque con una certa trepidazione gli album successivi, ma una volta usciti non riuscirono a penetrarmi come NAM. Voglie jazz-rock, spunti degni di nota, accenti della tradizione napoletana, ma troppo funky, troppe vibrazioni alla GINO VANNELLI, che magari a Pino e al suo pubblico andavano benissimo, ma a me no. Rimangono nonostante tutto due buoni album, eleganti e godibili..peccato che per il Tim di allora e di oggi siano un po’ troppo annacquati. Ogni volta che sento I GOT THE BLUES mi viene immancabilmente in mente il mio amico Joe…chevoglia ‘e te vedè …
OZARK MOUNTAIN DAREDEVILS “The OMDD ” (BGO 1973): TTT½ – “It’ll Shine When It Shine” (BGO 1974): TTT½ ogni tanto mi piace fare due passi tra le praterie del country-rock sudista o come diavolo vogliamo chiamarlo, ma essendo di scuola inglese dopo dieci minuti ho già voglia di ritornare nella mia electric land…
The Ozark Mountain Daredevils
HUMBLE PIE “Performance Rockin’ The Fillmore – The Complete Recordings” ” (AM 1971-2013 4CD BOX SET): TTTT è un cofanetto per fan in senso stretto, i 4 concerti tenuti dalla band il 28 e il 29 maggio del 1971 al Fillmore East di New York sono naturalmente molto simili, e già al secondo disco – se sei un casual fan – senti il bisogno di ascoltare qualcosa d’altro. 4 T ad ogni modo, perché dopo tutto è puro vintage, sano hard rock blues di matrice inglese (e americana) con la voce e la chitarra del povero STEVE MARRIOTT.
EUGENIO FINARDI ” Original Album Classics: (Warner Music Italia 2010): TT½ lontano dagli anni settanta FINARDI ha combinato poco e questo cofanetto ne è la testimonianza: quanta differenza con il bel box set della UNIVERSAL dedicato ai suoi album storici. Avevo le cassette di questi dischi così ho pensato bene di procurarmi questo mini cofanetto. Riascoltato oggi però questo materiale non regge. Finardi è uno di quegli artisti che ha sofferto gli anni ottanta più di altri. Suoni ed arrangiamenti lofi, vocalizzi da evitare (per chi non possiede una gran voce), soluzioni a tratti imbarazzanti. Qualcosa di buono filtra qui e là, ma è troppo poco per chi pochi anni prima aveva fatto sognare.
BLACKFOOT ” Highway Song Live: (1982 – Rock candy Remaster 2013): TTT Ho sempre giudicato questo live troppo sopra le righe, a tal punto da faticare ad ascoltarlo. E’ un peccato perché in pratica è la rappresentazione del tour di MARAUDER, album che ho amato tantissimo, ma c’è qualcosa che non mi convince, che sia l’atteggiamento “metal”? Il continuo urlare? La costante tensione innaturale? Mah, fatto sta che anche questa nuova versione remaster non lenisce il mio sentimento, …forse sono io…
Anyway, periodo in cui sono in una fase pinkfloydiana, macino bootleg su bootleg (mainly 1975/77) fino a farmi avvolgermi dalla ragnatela sonora creata da Waters, Gilmour , Wright e Mason…
e con l’arrivo del primo vero freddo, al riparo in un bozzolo non si sta mica male…
28/01/2014 Borgo Massenzio: prima neve alla Domus Saurea – foto di TT
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