Il terrore del sabato mattina e altri blues assortiti.

29 Lug

Sabato mattina ore 8, la camera da letto viene inondata dalla suoneria del cellulare della pollastrella; svegliarsi di soprassalto con quel cavolo di Throne Room Theme Song di Star Wars (o meglio, il pezzo catastrofico che inizia al minuto 00:19, visto che Polly ha tagliato l’intro) sparato a tutto volume è uno sport estremo. Dal sonno profondo e ristoratore del mattino vengo catapultato nel sottosopra dove regnano terrore e raccapriccio. Il telefono suona sebbene sia in modalità silenzioso, evidentemente è uno dei pochi numeri a cui sono permesse chiamate a qualsiasi ora del giorno e della notte. Vengo da una settimana impegnativa, martedì fuori a cena con una coppia di cugini, mercoledì sera prove con un nuovo gruppo/progetto che sto cercando di fare partire, giovedì sera a Gardone Riviera a vedere il concerto di Fantastic Negrito insieme a due colleghi e infine venerdì sera passato con i ragazzi del Team Tirelli (gli Illuminati del Blues insomma) al Beer Stop di Maranello in occasione del concerto dei Tacchini Selvaggi (l’altro gruppo dove suona Polly). Sono dunque arrivato a casa tardi, mi sono coricato verso le 3 del mattino, e adesso eccomi qui sveglio dopo un salto di due metri sul letto al suono di quello che credo sia l’Inno dell’Allenza di Star Wars.

(minuto 00:19 a volume massimo)

Polly corre a rispondere, è sua madre Lucy che le chiede di comprarle un paio di cose quando andremo alla Coop. Finita la telefona esplodo “Guarda bene Polly, o che cambi quel caxxo di suoneria o me ne vado di casa!” (una settimana dopo naturalmente la motorcycle mama ha ancora quella suoneria e io abito ancora lì).

Scosso dal terrore della suoneria mi alzo, mi butto sotto la doccia e cerco di rendermi presentabile per il weekend.

Al Cafe Des Antilles del centro commerciale Ariosto di Regium Lepidi Franca mi porta al tavolo il solito Krapfen e il solito cappuccino.

Krapfen e cappuccino al Cafe Des Antilles, Regium Lepidi - luglio 2022 - Foto TT

Krapfen e cappuccino al Cafe Des Antilles, Regium Lepidi – luglio 2022 – Foto TT

Entro alla Coop.

In coda al banco gastronomia: un vecchio di bassa statura, maglietta blu, braghetta corta, sandali con calzino, ordina due porzioni piccole di lasagne in due vaschette separate, immagino sia solo, magari ha perso la moglie o la compagna/o. Ha l’approccio di chi è schiacciato dalla vita, di chi lotta non tanto contro la vita ma piuttosto contro il lasciarsi andare. Lo sforzo che sta facendo è enorme, lo percepisco, ha l’espressione di chi vorrebbe mandare tutto a fare in culo, ma in maniera silente.

In una corsia incontro un nordafricano anch’egli di bassa statura, ha il colletto della polo gialla alzato e si approccia di conseguenza. Passo davanti ad uno di quei banchetti dove una hostess cerca di fare rèclame a un prodotto. L’accento che sfoggia è così reggiano che dà quasi fastidio.

Terminata la spesa un salto nelle campagne di Lemizzone a comprare una paio di Cucumis citrullus e  frutta varia dal “mantvanèn”, il mantovanino, il nostro contadino di fiducia.

Dal Mantvanèn - Lemizzone - Luglio 2022 - Foto TT

Dal Mantvanèn - Lemizzone - Luglio 2022 - Foto TT

Dal Mantvanèn – Lemizzone – Luglio 2022 – Foto TT

In questi angoli della pianura, dove la Regium County si immedesima nell’Arkansas e nel Mississippi, a ridosso di chiuse che regolano il sistema d’irrigazione delle campagne ogni tanto incontro Johnny Larosa, Il Mason Ruffner reggiano. Qualche parola, qualche cenno d’intesa, e via ognuno ad inseguire la morbida scia del proprio bayou immaginario.

Gavassae - Luglio 2022 - Foto Saura T

Gavassae – Luglio 2022 – Foto Saura T

Ritorno alla Domus Saurea, l’estata torrida batte questo sabato mattina come un fabbro ferraio fa sul metallo. Una delle mie gatte cerca refrigerio sotto alle piante dei pomodori.

la Ragni all'ombra dei pomidoro - Domus Saurea luglio 2022 - Foto TT

la Ragni all’ombra dei pomidoro – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT

 

la Ragni all'ombra dei pomidoro - Domus Saurea luglio 2022 - Foto TT

la Ragni all’ombra dei pomidoro – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT

Finisco per buttarmi in piscina.

Domus Saurea luglio 2022 - Foto TT

Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT

Ormai ne sono dipendente, ogni momento libero è buono per immergermi, mentre cala la sera su Borgo Massenzio …

Borgo Massenzio aqueduct - Luglio 2022 - Foto Saura T.

Borgo Massenzio aqueduct – Luglio 2022 – Foto Saura T.

 

Bad moon rising - Domus Saura - Luglio 2022 - Foto TT

Bad moon rising – Domus Saura – Luglio 2022 – Foto TT

a mezzanotte dopo una serata passata con una coppia di amici …

Domus Saurea luglio 2022 - foto TT

o al 8 della domenica mattina. E’ che mi serve per corroborare lo spirito, a far evaporare le tossine, a rimettere in fila i pensieri e stemperare i blues.

SÉ STESSO CON L’ACCENTO

Sì, anche io sto diventando un convinto assertore del sé stesso con l’accento; è scomparso l’altro giorno l’illustre linguista Luca Serianni, un tragico evento che mi ha spinto a riflettere ancora una volta sulla questione. Essendo appassionato di semantica, filologia, onomastica, toponomastica e linguaggi in genere di solito sono molto attento a queste faccende. Trovo questi temi affascinanti e tornando a noi, mi sono finalmente deciso a scrivere sé stesso con l’accento. Qui sotto un link ad un articolo di La Repubblica dove vengono riportare alcune considerazioni illuminanti di Serianni.

https://www.repubblica.it/cultura/2022/07/27/news/il_saluto_a_luca_serianni_il_ritorno_del_se_stesso_con_quellaccento_che_divide-359440726/

SERIE TV

Privacy – TTTT

La attrice protagonista è la Lisbona de La Casa Di Carta, donna e attrice che mi piace molto. La serie tratta un tema delicato che in questa nuova era digitale deve essere affrontato con ferma determinazione. Tutto molto ben fatto. Consigliata.

Quella Notta Infinita – TTT¾

Questa ricalca gli schemi delle serie spagnole degli ultimi anni, La Casa Di Carta e Vis A Vis. L’ho guardata volentieri.

DAL MONDO DEL ROCK

Mick Ralphs e Lori Mattix

Scopro sul web una foto mai vista di uno dei miei musicisti Rock preferiti – Mick Ralphs dei Bad Company – in compagnia di Lori Mattix, negli anni settanta giovanissima groupie americana di solito accostata a Jimmy Page. E bravo Mick, anche tu dietro alle ragazzine.

Mick Ralphs & Lori Mattix

Fantastic Negrito

Nella chat di Whatsapp un mese fa Lollo Stevens mi scriveva:

“Doctor, doctor, please! Ho appena sentito alla radio una canzone di Fantastic Negrito (“They go low”) e mi è piaciuta. È grave? Devo ascoltarmi Tarkus 10 volte per espiare?”

Al che io, Dottore in Bluesologia, rispondevo: “Lollo, amico mio, They Go Low non è male, non troppo lontano dagli Aerosmith”

Quello era ciò che pensavo di FN, nome a cui prestavo poca attenzione, fino a quando un paio di colleghi non mi hanno portato ad un suo concerto a Gardone Riviera, all’Anfiteatro del Vittoriale, con la splendida cornice del Lago di Garda ad infiocchettare il tutto. In verità siamo un poco stravolti, il caldo è a limiti del parossismo ma da buoni emiliani teniamo botta, al caldo, all’umidità e alle zanzare siamo abituati, la “bassa” emiliana (quella fetta di pianura che va dalla Via Emilia al Po) non è troppo lontana dalla terra dei Cajun.

The Human Science Boy, The Blues Boy, The Stremmy Girl – autoscatto – Gardone Riviera 20-07-2022

In un ristorantino del delizioso borgo di Gardone ci spariamo dei tonnarelli cacio e pepe che sono uno spettacolo.

Tonnarelli cacio e pepe

Come avrei scoperto il giorno dopo ascoltando il vinile che l’Human Scientist con la sua consueta generosità ha regalo a me e alla Stremmy Girl (oltre al biglietto del concerto!)

Fantastic Negrito – White Jesus Black Problems – foto TT

dal vivo il gruppo del FN è molto più schietto e viscerale, e dunque Rock (in senso lato) e blues. Il lavoro da studio è ben fatto e intriso di soul, rhythm and blues e roots music, ma dal vivo le pulsioni umane e primitive saltano fuori in tutta la loro essenza e i riferimenti blues si fanno evidentissimi (e parlo anche di blues rurale del Mississippi, quello profondo degli anni venti del secolo scorso) e la musica prende sentieri meno patinati ed irrompe nel mare come un fiume in piena. A tratti anche l’hard rock esplode in tutto il suo vigore.

Fantastic Negrito - Gardone Riviera - Anfiteatro del Vittoriale - 21 luglio 2022 - Foto TT

Fantastic Negrito – Gardone Riviera – Anfiteatro del Vittoriale – 21 luglio 2022 – Foto TT

Una sorpresa questo negretto fantastico, buona anche la band, con un plauso particolare al tastierista.

Tornare in Emilia di notte è suggestivo, l’autostrada del Brennero poco trafficata, le argute conversazioni con i due colleghi/amici, la luce dei lampioni e dei fari delle macchine che si scioglie in pennellate lunghissime. Very nice evening.

Tacchini Selvaggi – Beer Stop, Maranello (MO) 21 Luglio 2022

La sera dopo sono a Maranello, al Beer Stop, uno dei pochi locali della zona che propone musica Rock dal vivo con una frequenza e costanza commoventi (4 sere a settimana… tra l’altro il 10 settembre vi suoneranno anche gli Equinox, il mio gruppo) sono a vedere i Tacchini Selvaggi insieme agli Illuminati del Blues. Ci siamo io, Pike, LIZN, Mixi, Jaypee e Mario. Hamburger, hot dog, birre medie (per me Belgian Blanche of course) e una band di country/rock sudista. Niente male. I Wild Turkeys ci danno dentro e Saura è sempre la bassista che ognuno di noi vorrebbe nella propria band.

Tacchini Selvaggi – Beer Stop – Maranello (MO) 21-07-2022 – Foto TT

Rimango a parlare con l’amico del cuore Jaypee fino a tardi, gli argomenti sono sempre gli stessi: gli Edgar Winter’s White Trash del 1971, le pheeghe, il suono della slide guitar su un tramonto che stempera nel nostro bayou immaginario. Ah, caro vecchio Jay!

(al minuto 03:03 please … Jerry Lacroix alla voce con tutta la sua cazzimma)

 

TT’s School Of Rock – Selling England By the Pound

Qualche giorno fa si è svolta la prima puntata della nuova edizione della School Of Rock voluta dalla direzione della azienda dove lavoro. Quest’anno si è deciso per una edizione – diversa da quella dello scorso anno-  da tenersi nella Sala Blues (where the dreams come blue), pubblico selezionato (solo 20 persone – criterio di ammissione: la velocità d’iscrizione), sold out raggiunto in poco meno di sessanta minuti, un’oretta dedicata ad un singolo long playing, un po’ di storielle raccontate dal sottoscritto e poi spazio alla musica. Mercoledì è stata la volta di Selling England By The Pound.

Tim Tirell’s School Of Rock – Luglio 2022 – foto TT

(video di Dancing With … filmed by Stremmy Girl)

Sono rimasto molto soddisfatto della cosa, l’AD, il Presidente e altri 20 colleghi (e un’intrusa) hanno ascoltato con molta attenzione le sciocchezze che avevo da dire, hanno riso al mio modo di andare sopra le righe (ma parliamo di Rock santoddio, non si possono fare lezioncine, qui bisogna pompare se vogliamo raggiungere le profondità cosmiche) e hanno spalancato gli occhi e le orecchie nell’ascoltare Dancing With The Moonlight Knight, I Know What I Like e Firth Of Fifth.

Tim Tirell’s School Of Rock – Sala Blues –  Luglio 2022 – foto TT

Un’ora davvero piacevolissima per me, spesa in buona compagnia ad ascoltare musica di altissimo livello. Il pubblico composto dai mie colleghi mi è parso gradire assai e sebbene io non sia più in missione per conto del Rock già da lungo tempo, mi è sembrato di aver fatto il mio dovere, so I can be hero just for one day.

(video di Firth Of Fift filmed by Silvio Z.)

Sceso dal “palco”, spentosi i riflettori, l’uomo di blues si incammina solitario verso i sentieri impervi del proprio castello kafkiano.

Tim Tirell’s School Of Rock – Luglio 2022 – foto Saura T

Come premio un fritto misto e una Weiss nell’Osteria “dal Barusèr” (dal birrocciao, dal carrettiere) a L’Osteriola, località sul confine tra Mutina e Regium.

Osteria Dal Barusèr – L’Osteriola (RE) – Luglio 2022 – Foto TT

Tra i diversi messaggi arrivati, quello del Tuscany Boy mi fa ridere :

TUSCANY BOY – Caro Tim, purtroppo ieri sono dovuto andare via e inoltre mi sentivo in colpa a partecipare a discapito di chi è rimasto fuori, del resto come le grandi band quando c’è la classe gli eventi vanno sold out. Alla prossima occasione sarò davanti al botteghino a fissare i biglietti non appena disponibili. Con affetto, il tuo fan numero uno.

” il tuo fan numero uno” …ah ah ah, il Tuscany Boy è uno dei migliori 30 under 30 italiani secondo Forbes. Certo che il “Blues” (qualsiasi cosa esso sia) attira a sé una umanità molto variegata.

E a proposito di Blues, questa torrida estate continua ad imperversare, chiediamo dunque al Texas Tornado di vegliare su di noi. Rock and roll Johnny, rock and roll!

Johnny Winter – The Texas Tornado

◊ ◊ ◊

La TT’s School Of Rock sul blog:

Tim Tirelli’s School Of Rock

Tim Tirelli’s School Of Rock – episode 2

Antonio Manzini “Le Ossa Parlano” (Sellerio 2022) – TTTT

21 Lug

Il nuovo capitolo di Rocco Schiavone è all’altezza degli altri, Manzini non smette di sorprendermi. Il canovaccio è lo stesso, lo stile non cambia, il genere poliziesco pure, magari si dà per scontato che la qualità rimanga alta ma per me è comunque stupefacente che Manzini rimanga ad un tale livello. Le T sono 4, ma solo perché non voglio sempre affibbiargliene 5.

Antonio Manzini Le Ossa Parlano (Sellerio 2022)

Un paio di note: a pagina 210 viene descritta una partita di calcio spagnolo alla TV. Vi è scritto che i calciatori erano più veloci di quelli italiani e che era raro vederli rotolare a terra mezz’ora solo per aver ricevuto una spallata. Boh, magari quella partita era davvero così, ma mi pare strano, il campionato spagnolo è – come il nostro – un campionato “latino” e dunque molti giocatori tendono ad essere melodrammatici (e a farsi costantemente il segno della croce). Non so, mi sarebbe sembrato meno fuori luogo se avesse parlato di un partita del campionato inglese.

pag 379: “Il vinile, amici. Il rumore della puntina che gratta, la polvere che frigge, mi riporta indietro a quando ci si riuniva in casa ad ascoltare tutto l’elleppì dalla prima all’ultima traccia e a commentare persino la copertina.”

“Era bello” fece Baldi ” non si conoscevano i visi dei musicisti, c’erano disegni e foto, tutto accennato, tutto evocato, lasciato alla fantasia. Quanto mi piaceva.” … Ecco, appunto.

 

Sinossi

https://www.lafeltrinelli.it/ossa-parlano-libro-antonio-manzini/e/9788838942990?queryId=6bc77aaef05329055d5886043deb1e81

Un medico in pensione scopre nel bosco delle ossa umane. È il cadavere di un bambino. Michela Gambino della scientifica di Aosta, nel privato tanto fantasiosamente paranoica da far sentire Rocco Schiavone spesso e volentieri in un reparto psichiatrico, ma straordinariamente competente, riesce a determinare i principali dettagli: circa dieci anni, morte per strangolamento, probabile violenza. L’esame dei reperti, un’indagine complessa e piena di ostacoli, permette infine di arrivare a un nome e a una data: Mirko, scomparso sei anni prima. La madre, una donna sola, non si era mai rassegnata. L’ultima volta era stato visto seduto su un muretto, vicino alla scuola dopo le lezioni, in attesa apparentemente di qualcuno. Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un’indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterra-nei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni senti-mentali di Casella e di Deruta, persino l’inattesa sensibilità di D’Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio. Lo circondano gli echi del passato di cui il fantasma di Marina, la moglie uccisa, è il palpitante commento. Si accorge sempre più di essere inadeguato ad altri amori. È come se la solitudine stesse diventando l’esigente compagna di cui non si può fare a meno. Questa è l’indagine forse più crudele di Rocco Schiavone. La solitudine del bambino vittima è totale, perenne, metafisica, e aleggia sulle affaccendate vicende di tutti quanti i personaggi facendoli sentire del tutto futili a Rocco, confermandolo nel suo radicato pessimismo.



Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2021/05/21/antonio-manzini-fate-il-vostro-gioco-sellerio-2018-ttttt/

https://timtirelli.com/2021/02/14/antonio-manzini-pulvis-et-umbra-sellerio-2017-ttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

https://timtirelli.com/2021/07/27/antonio-manzini-rien-ne-va-plus-sellerio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2021/09/20/antonio-manzini-ah-lamore-lamore-sellerio-2020-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2021/09/21/antonio-manzini-vecchie-conoscenze-sellerio-2021-ttttt/

Il blues delle “sere d’estate dimenticate” (c’è un dondolo, che dondola)

10 Lug

Parte Blu di Zucchero e scivolo sul passato, calde serate emiliane, oppure passate ai lidi ferraresi e al bayou limitrofo chiamato le Valli di Comacchio che già da bambino mi irretiva

Sere d’estate, dimenticate
C’è un dondolo che dondola

Valli di Comacchio

torno poi al presente per un momento

Che belle scene di lei che viene
Da lune piene, si dondola

che belle scene di lei che viene

e quindi inciampo nelle trame di nidi di stelle immaginari.

Cammino e penso a te, ai grilli e alle cicale, come strane suore,
Baby respiro respiro te
Purezza e leccornia, fuoco della sera
Siamo destini, siamo sempre noi, ma più vicini
Stretti e supini, siamo sempre noi lassù

Io e Fornaciari siamo sintonizzati sulle lunghezza d’onda dello stesso sentimento blues, il tema dei ricordi legati alla sua estrema giovinezza è spesso presente nei pezzi che scrive, ai più a volte potrà anche sembrare ripetitivo ma un uomo di blues ci sguazza in quel blue feeling, d’altra parte da bambino passavo le domeniche a Villa Bagno in campagna dai nonni, a un tiro di schioppo dalla sua Roncocesi, qui nella Regium Lepidi County.

La luce polverosa del sole che filtra nel solaio (in dialetto al tasèl) delle case di campagna delle nostre zone, il verderame, la vendemmia, Venere che viene su dai campi … l’immagine di giovani donne concrete, sensuali e voluttuose per noi ragazzini alle prese con i primi pruriti … la nostra terra, che è la più bella solo perché è quella a cui sono appesi i nostri ricordi, faccenda dunque puramente soggettiva. Adelmo ha qualche anno in più di me, ma quello che scrive nelle sue canzoni io l’ho vissuto, in primis la nonna che dal grande portone in ferro urla verso la campagna e ci chiama …’delmo, viin a cà …’tefano, viin a cà … Adelmo/Stefano, vieni a casa…

Una volta Mel Previte (guitarist e producer extraordinaire) mi disse “A me piace Zucchero, però sempre quel nominare il blues, non è che lui poi faccia blues…”; al di là dei riferimenti musicali in senso stretto che comunque in certi suoi pezzi sono presenti io penso che il blues Sugar lo abbia nell’intenzione e nell’anima, ed è sempre presente in lui, e in me, ecco perché quando sento certe sue canzoni mi commuovo e mi immedesimo, mi ci trovo in quei suoi quadretti musicali, perché i momenti e i luoghi che disegna li ho visti e vissuti, pressappoco negli stessi anni…

Esco dalle canzoni di Zucchero e mi ritrovo nel posto in riva al mondo in cui vivo da più di 13 anni, Borgo Massenzio, ancora a pochissimi km da Roncocesi.

Domus Saurea - Luglio 2022 - Foto TT

Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT

E’ l’estate 2022 io e Adelmo non siamo più bambini e il bello di noi due è già volato via, come canta in Ci Si Arrende

Quanto ti vorrei
Dentro le giovani estati
Anche adesso
Ora che il più bello di noi due
È già volato via e non ritorna più

Il tempo scorre veloce, il blues arranca lento e per non arrendermi cerco stratagemmi che distraggano il blues che pervade questa mia povera anima inquieta. Con qualche sacrificio alla Domus è arrivata una piscina esterna, con cui io e la pollastrella intendiamo affrontare questa estate torrida e implacabile.

Bluesing by the pool - Domus Saurea luglio 2022 - Foto TT

Bluesing by the pool – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT

Fare il morto guardando il cielo blu mi aiuta a fare evaporare le tossine …

View from the pool - Domus Saurea luglio 2022 - Foto TT

View from the pool – Domus Saurea luglio 2022 – Foto TT

fare qualche vasca mi tiene impegnato e mi distrae.

Bluesing by the pool - Domus Saurea luglio 2022 - Foto TT

Bluesing by the pool – Domus Saurea luglio 2022 – Foto Saura T

E così tutti i giorni, torno dal lavoro verso sera, mi butto nell’acqua blu, quasi un’oretta a mollo, poi doccia e – ogni tanto – Bella Napoli al Pizzikotto di Viale Gramsci.

Belgian Blanche Blue Boy - Regium Lepidi luglio 2022 - Foto Saura T

Belgian Blanche Blue Boy – Regium Lepidi luglio 2022 – Foto Saura T

A proposito del Pizzikotto di Viale Gramsci (location ormai amata da ogni amico che ho), il sinodo degli illuminati del blues quest’anno lo abbiamo festeggiato ieri sera, con tre settimane di ritardo, quel che conta è che ci siamo trovati ugualmente, il Team Tirelli (seppur non al completo) di nuovo insieme, e quando the boys are back in town, non c’è n’è per nessuno.

Blues Brothers - Domus Saurea Luglio 2022 - Foto Saura TT

Blues Brothers (left to right: Pike, Bèssi, Lollo, Tim, Riff, Liso, Mario) – Domus Saurea Luglio 2022 – Foto Saura TT

Al lavoro il periodo più impegnativo, che a dir la verità temevo, sembra essere passato, ne sono uscito più o meno indenne, mi sono calato nella parte di capo cantiere e ne sono venuto a capo. Certo, ho passato giorni duri e faticosi, dove non ero mica tanto biondo, come diciamo qui in Emilia. Lottare poi con il sentimento del “non me ne frega più un cazzo” di cui parlavo nel precedente articolo del blog non è stato facile, ma anche stavolta Stefano e Tim sono riusciti a imbrigliare Ittod (per chi si fosse sintonizzato solo ora sto parlando della lotta intestina tra i tre uomini che sono); meno male che a fine giornata avevo la opportunità di far decantare un po’ il tutto nella Sala Blues, la sala aziendale dove vi è l’impianto hifi di cui ho già parlato. Una sera vi arrivo e trovo il C.O.O. in call col collega dell’Human Science e il mio collega Zlatan tutto indaffarato alle prese con la chiusura del mese, stavano ascoltando il primo solista di Billy Idol. Mi sono gettato sul divanetto e mi sono messo ad ascoltarlo con loro. E’ stata una piacevole riscoperta.

Spostandomi sull’argomento Rock, leggo con interesse una intervista di Creem del mese scorso a Unity McLean, immarcescibile responsabile degli uffici della Swan Song

https://www.creem.com/fresh-creem/unity-maclean-interview-the-who-led-zeppelin?fbclid=IwAR2sk3ga2tpK6lmY_xFrtFZVITnxQhPT4w3mqtOXIlFKuuPU7QEOcWwaFBs

poi mi guardo su Youtube un nuovo filmato amatoriale dei Led Zeppelin Live in Los Angeles (March 25th, 1975) – 8mm film (Source 2)

Sappiamo che il tour del 1975 è stato pieno di problemi, che la band aveva iniziato il viaggio verso gli orizzonti perduti, ma nonostante questo il filmatino me lo gusto ugualmente.

https://www.youtube.com/watch?v=tlvFy14n6c8&ab_channel=ledzepfilm

Contemplo qualche vecchia classifica degli LP più venduti in America. Bello vedere nel 1973 Edgar Winter al primo posto,

US ALBUMS CHART june 1973 - courtesy of Dave Lewis

US ALBUMS CHART june 1973 – courtesy of Dave Lewis

mi viene poi da sospirare a contatto con quella del 1976, periodo in cui iniziai ad entrare davvero nella musica Rock … Presence, gli Wings, A Night A The Opera, Run With The Pack, Desire, Amigos, Station To Station … ah!

US ALBUMS CHART EARLY MAY 1976.

US ALBUMS CHART EARLY MAY 1976 – courtesy of Dave Lewis

Per tornare a noi, mi sta frullando nella maruga qualche idea per un possibile ritorno di Aramis (il personaggio da me creato con cui ogni tanto vi annoio sulle pagine miserelle di questo blog). Buffo, è bastata una foto trovata chissà dove di una paio di mutandine indossate da chissà chi per dare il via ai pensieri che forse porteranno a un nuovo episodio. Sono proprio un uomo.

Restando su quello che mi piace fare, continuano a venirmi idee per nuove canzoni, due sono ormai complete: Fantasia e I Got The Blues (entrambe in accordatura aperta di MI), un’altra, Sincronicità, è work in progress. Al di là del fatto che finiranno chiuse in un cassetto insieme alle altre, niente male Tim Tirelli.

L’estate continua, il gran caldo ci attanaglia, il blues ci prende alla gola, ma non molliamo, invochiamo il Dark Lord affinché vegli su di noi e andiamo avanti. Ever onward my friends!

TDL - Earls Court, may 1975

The Dark Lord – Earls Court, may 1975

Summer On A Solitary Countryside

26 Giu

Mattina del 21 giugno, solstizio d’estate, ore 05:50 – Minnie è inquieta, miagola, o meglio, lancia i suoi gridolini, raspa contro ad una porta, saltella e poi, finalmente, va nella lettiera a fare i suoi bisognini. E’ tale e quale a Palmiro, quando hanno la cacchina devono lanciare i loro blues verso l’universo. Mi alzo, do un’occhiata che The Child continui a vegliare su di noi e che più in su, al posto del crocifisso, soprattutto lo faccia il Che;

The Child – handmade by Patrizia Ferri

pulisco quindi la lettiera, apro la porta, Stricchi, Ragni e Raissa si infilano dentro e si posizionano davanti alle ciotole che prontamente riempio. Mi infilo le braghette corte, una maglietta e le infradito e, come un white trash qualunque, scendo e mi immergo nella luce sfumata del primo mattino.

haybale-summer-sun-farming-countryside-poems

Innaffio lo stabilizzato che il muratore qualche giorno fa ha posato e battuto su un pezzo del prato, sarà la base su cui monteremo la nuova piscina che abbiamo comprato. Con la gomma dell’acqua in mano contemplo la campagna proletaria in cui da 13 anni vivo e la casetta derelitta che chiamo Domus Saurea. Fedele al pezzo di Muddy Waters che preferisco e che definisce il mio animo irrequieto cerco di dipanare il fastidio interiore che circumnaviga il mio corpicino da uomo di blues.

E’ così che inizio il solstizio d’estate, da oggi le giornate torneranno ad accorciarsi, ma non abbiano paura gli uomini non di blues, c’è ancora tutta l’estate davanti, sarà (ed è già) caldissima e asciutta, la siccità ormai è un problema costante, chissà dove arriveremo, chissà se quella piccola parte di umani illuminati che abita questo pianeta sarà in grado di trascinare il resto dell’umanità verso un futuro decente e possibile.

Chi non è illuminato è di certo il vescovo di Verona giuseppe zenti (tutto in minuscolo) che cerca di ottenebrare le menti e di influenzare il voto per l’elezione del sindaco invitando a sostenere i candidati che prevedono “la famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender”. Le religioni sono davvero una catastrofe per l’avanzamento del genere umano. Lo stesso possiamo dire per gli stati uniti d’america che vietano l’aborto legale, costringendo migliaia di donne a rivolgersi altrove.

Guerre, capitalismo selvaggio, populismo, individualismo, integralismo religioso, istinti reazionari, stiamo davvero vivendo tempi bui.

E’ con questi cupi pensieri che mi metto in macchina e parto per il lavoro. Sono da poco passate le 7 del mattino, e nei campi emiliani si cerca di irrigare come meglio si può.

Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT

Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT

Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT

I filari delle viti mi sistemano l’animo, ho già scritto più volte che ho un rapporto carnale con questa pianta, è un fatto di DNA credo, sarà il cognome, sarà che mio nonno paterno era contadino e coltivava la vite, ma ogni volta che le guardo mi sento a posto. Ora che sono state sostituite dal fil di ferro, il termine “tirelle” è improprio, ma viene ancora usato, almeno qui in Emilia. Le “tirelle” originarie costituivano il sistema tipico di coltivazione di diversi tipi di vite, ed erano chiamati così i lunghi tralci che formavano pittoresche ghirlande o catene piene di grappoli.

Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT

Poco più distante un campo di grano riflette la luce del sole … la chiavetta della blues mobile passa i Little Feat, Fossati e Robert Johnson…

Tra Prato e Molino di Gazzata (Regium Lepidi County) – giugno 2022 – foto TT

Al lavoro vengo risucchiato dagli impicci di cui mi occupo, periodo piuttosto intenso questo, il che per certi versi è un bene, visto che evito di concentrami sui blues perenni che mi scuotono tutto. Mi scrive il nostro AD, mi manda un link di youtube a proposito di un una lezioncina che un tipo fa su un disco di una band di heavy metal tra le più rinomate, il senso dell’intervento si può riassumere così: “E’ un disco raffinato”. Mi metto le cuffiette e la ascolto. E’ un link inviato dal mio AD, dovrei essere sfumato e ringraziare il Nulla Cosmico Onnipotente per avermi dato un CEO come quello, ma non riesco a trattenermi e quello che gli scrivo è:

Ciao AD, so che tu, come il ns altro collega Zlatan, sei un grande fan. Il metal non è my cup of tea, o forse non lo è più, in tutta onestà è un genere che per come la vedo io si associa a fatica al concetto di dischi raffinati. Sia chiaro, i dischi non devono essere tutti raffinati, anche io ascolto cose probabilmente discutibili, ma sono sempre attento a distinguere tra capitoli importanti della musica e capitoli importanti della mia vita. Nella narrazione dell’heavy metal tutto sembra essere un capolavoro e il genere purtroppo ha fagocitato il concetto di Musica Rock e ha reso normalità l’aspetto kitsch e la propensione all’over the top. Sorry, ma tendo a non sopportarlo più … ci vediamo più tardi.

Poco dopo viene da me, col suo solito sorriso e aperto e franco. Io mi scuso “Scusa AD, lo so, sono un cagacaxxo (e già usare questo linguaggio con un AD di ALTISSIMO livello come lui è un azzardo)”. “Ma io vengo da te a parlare di Rock proprio per questo” mi risponde. Dio (Page, insomma) quanto voglio bene a quest’uomo.

Nel pomeriggio vado a prendermi un caffè nel Refettorio aziendale con una collega che ho ribattezzato Stremmy Girl, (dal dialetto emiliano “stremnèda, streminata, una che “stremina” gli oggetti dietro di sé, sta per ragazza un po’ disordinata, alternativa, obliqua). Essendo il tipo di donna che è si mette subito a parlare con altri nostri colleghi (molto più giovani di noi), l’argomento verte sui concerti rock che si tengono in questi giorni in Italia e che alcuni di loro andranno a vedere. Io mi allontano, non voglio essere coinvolto, non voglio fare la parte del solito rompiscatole, perché non voglio parlare di musica di gruppi che non mi piacciono. Andranno a vedere una band di Los Angeles del 1983 dedita a rock alternativo/funk/hip hop che ho sempre trovato insopportabile, la cui musica è adatta a bambinetti scemi e non ho voglia di cercare perifrasi o giri di parole per dire quello che penso in maniera sfumata. Stesso discorso per quell’altra band di Seattle formatasi nel 1990 o giù di lì, che fa quel rock contenutistico influenzato dal rock anni settanta ma trattato con lo spirito grunge, con quei cantati trascinati e quelle melodie tediose. Basta, non ce la faccio più. Non riesco ad essere ecumenico, posato, equilibrato, è tutta musica sopravvaluta.

Questo sta diventando un problema, essendo un uomo di una (in)certa età ormai non ho più i filtri, non me ne frega più caxxo di nulla, non ho una carriera professionale da costruire (figuriamoci dopo essere stato costretto a ripartire da zero tre anni fa, porca madosca!), la mia rete di amicizie e relazioni ce l’ho, la mia visione delle cose ormai è formata …certo, dicono si possa sempre migliorare e crescere, a qualunque età, ma sarà vero? Insomma il mio approccio è: I Don’t Take Any Shit From Anybody (and Anything)! E non c’entra nulla il fatto che a una (in)certa età si diventa grumpy old men

è solo che hai la percezione del limite e vorresti impiegare il tempo unicamente per cose che – almeno per te – valgano la pena e, parlando di musica, tutto sta andando a ramengo:

TikTok e Spotify per un pianeta di musichette: verso il collasso dell’industria discografica

E così, con questi pensieri, con l’animo inquieto, irrequieto e i pensieri in divieto, che, finite le giornate di lavoro, torno verso il posto in riva al mondo …

Nei dintorni della Domus – tardo giugno 2022 – foto TT

Nei dintorni della Domus – tardo giugno 2022 – foto TT

La pollastrella è a Londra con la sua amichetta del cuore. Ieri scopre all’ultimo che uno dei suoi dei, Rick Wakeman, terrà un concerto, inutile dire che riesce a parteciparvi e ad incontralo e che Rick quando la vede esclama “Oh, bello rivederti Saura!”. Ora, chi legge questo blog sa che abbiamo avuto una liason con Wakeman negli ultimi anni, che grazie al promoter italiano lo abbiamo visto più volte, incontrato e intrattenuto nelle ore pre concerto più volte … però, ecco, che Rick Wakeman, uno dei due massimi keyboard wizards della storia del Rock riconosca la crestina bionda della pollastrella fa sempre un certo effetto per chi, io, negli anni settanta da ragazzino vedeva questi musicisti appunto come dei.

Lei è dunque nella perfida Albione così dovrò occuparmi in solitaria dei 9 gatti che vivono qui alla Domus e di me stesso, finisco così per preparami senza il minimo sentimento una di quelle misere cenette da uomo di blues…

le misere cenette di TT – giugno 2022

Solo in casa, una cotoletta scaldata alla bene meglio, qualche rapanello, una birra bianca e la cuca … guardo fuori dalla finestra, i frassini sembrano boccheggiare, è ormai sera ma la campagna è ancora lì che rosola lenta sotto il sole … mi torna in mente un ricordo che non posso avere, io e Mother Mary nella campagna di Arceto un milione di anni fa … già, Mother Mary, trent’anni senza di lei il mese scorso … mi sembra quasi impossibile…

Arceto (RE) via Ca’ del Diavolo long time ago: Tim & Mother Mary

Sono quindi sotto i colpi del blues, mood ormai costante, a volte capita che qualche lettore mi scriva a proposito di vecchi post facenti parte della categoria Tim’s blues, vado a rileggerli e mi accorgo di quanto questo sentimento sia presente su queste pagine miserelle, il che non vuol dire vivere una vita malinconica, in fondo passo per essere un emiliano tipico, ben disposto verso il prossimo e a cui piace stare con la gente e fare baracca, come diciamo qui, … stare in compagnia e fare festa … ma in sottofondo c’è sempre quel nido di stelle che non riesco a raggiungere e che non raggiungerò mai, d’altra parte sarebbe come pretendere di cercare di catturare, correndo, un puma sfuggente nella savana, inutile provarci.

E così, per diluire i blues mi affido alle solite piccole cose che mi distraggono e mi tengono sulla retta via, mangiare una pizza con la groupie

Pizza al Pizzikotto - giugno 2022 - foto TT

uscire con due giovani colleghi (The Rosespring boy e Mr MC) di cui per età potrei senza dubbio essere il padre

Young Men and Old Man – Mutina giugno 20224

e farlo con i soliti sospetti, il Pike Boy e LIZN, due degli illuminati del blues facenti parte del Team Tirelli,

Tres Hombres – Domus Saurea giugno 2022 – Foto Saura T.

oltre a questo i soliti ordini sul sito dell’Adidas, espediente con cui cerco di colmare i vuoti esistenziali.

SERIE TV:

DOWNTON ABBEY – TTT¾

Adesso mi dovete dire che cosa c’entro io con ABBEY ROAD, va beh, io la chiamo così, con DOWNTON ABBEY insomma, serie Tv inglese che parla di una famiglia aristocratica intorno agli anni venti del secolo scorso. A me l’Inghilterra non piace, l’aristocrazia e la nobiltà ancora meno (sono fieramente figlio della Rivoluzione Francese) eppure in un modo o nell’altro ci sono caduto dentro. La colpa è della pollastrella, che invece ha una passione per la Londra vittoriana e per l’Inghilterra potteriana, e non se ne perde una di serie TV a tema.

La serie è comunque fatta bene grazie ad una produzione danarosa, alcuni attori sono molto bravi, la saga famigliare si fa seguire facilmente … certo, a tratti scivola su facezie da telenovela, ma una volta dentro, poi non è facile uscirne. E sì, avete ragione, non si mai visto Johnny Winter guardare Downton Abbey.

STRANGER THINGS – TTT+

Per ST mi è capitato la stesso, vedevo la pollastrella attratta dalla cosa, guardavo distrattamente qualche scena, ma non mi spiegavo perché fosse diventava una fan scatenata di questa serie, tanto da riguardala tutta altre tre volte. Poi, mentre la febbre Stranger Thing in tutto il mondo montava, mi accorgevo che anche la rivista Classic Rock UK ne scriveva nei sui spazi online, e allora mi son detto “devo capire“.

A me, che ricordo ancora, sono uomo di una incerta età, non pare poi sta gran cosa, capisco che possa piacere ai ragazzini e a chi, come la pollastrella o il mio collega Zlatan, aveva la stessa età dei ragazzini protagonisti della serie nella prima metà degli anni ottanta e abbia per certi versi un approccio da Nerd.

Riferimenti a Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo e a Alien sono chiarissimi, il soggetto di per sé non è originalissimo, le musiche se non altro sono di spessore (Peter Gabriel, Foreigner, Clash, Kate Bush, The Cars, The Police, Echo And The Bunnymen, Joy Divison, Talking Heads, etc etc.)

Stucchevole poi il modo in cui vengono dipinti i Russi, certo fa parte della politica statunitense da sempre, in quegli anni in particolare, però qui siamo alle macchiette da avanspettacolo.

OUTRO

Come ogni anno Palmiro durante le ore più calde si rifugia in casa al fresco dell’aria condizionata,

Palmiro – crazy from the heat – Domus Saurea giugno2022

spesso gli parlo, lui mi sta a sentire, se rimane steso sul pavimento significa che quel che dico è superfluo, se invece viene a sdraiarsi sul mio petto e inizia a fare le fusa vuol dire che ha compreso che il livello del blues è alto e che da felino cerca di farmi arrivare le good vibrations.

Palmiro - crazy from the heat - Domus Saurea

Anche la Stricchi interagisce con me, mentre sogno col calciomercato o scrivo qualcosa per il blog lei salta sulla scrivania, si sdraia e tiene d’occhio il mouse.

Stricchi & Romelu – giugno 2022 – foto TT

La pollastrella non la si tiene più, le confezioni di thè e tisane hanno raggiunto numeri preoccupanti, così ha ordinato una cassetta raccoglitore personalizzata. Roba da nerd.

Saura’s Tea collection – foto TT

Saura’s Tea collection – foto TT

E allora, faccio un ordine anche io, che il mio Rum cubano preferito possa lenire i blues e rendere questa calda estate emiliana accettabile. Anche se in ritardo di qualche giorno, buon solstizio donne e uomini di blues.

Rum Legendario – foto TT

Annie’s back in town (La prima volta: LED ZEPPELIN “The Song Remains The Same”…il film)

23 Giu

Nel 2013 qui sul blog pubblicai un articolo relativo alle sensazione ricevute da alcuni di noi (io, Pike, Polbi, Giancarlino Trombetti) la prima volta che vedemmo il film concerto The Song Remains The Same

https://timtirelli.com/2013/04/29/la-prima-volta-led-zeppelin-the-song-remains-the-same-il-film/

Tempo fa si aggirava qui sul blog una lettrice che si firmava Annie, che poi in qualche modo sparì. Ora Annie si è rifatta viva, mi scrive che “per una serie di vicissitudini molto blues della vita, non sono stata in grado di commentare ancora. Tuttavia, essendo un’appassionata di musica, ho sempre letto con piacere i nuovi articoli. Durante la prima ondata della pandemia riguardai per l’ennesima volta The Song Remains The Same, e mi venne in mente di scrivere un testo, di getto, in cui riversare le impressioni avute alla prima visione del film. Mesi dopo, scartabellando tra le pagine del blog, mi imbattei in un articolo in cui voi, uomini di blues, ricordavate la vostra “prima visione” del film. E così, dopo due anni, mi sono detta: “Perché non mandare il mio testo? ” E hai fatto bene cara Annie, anche perché come dici tu sarà bello leggere un opinione di una giovane donna nata alla fine degli anni novanta a proposito di un vecchio filmato musicale che ci ha cambiato la vita. E Annie …welcome back.

◊ ◊ ◊

“New York, goodnight!” Il semplice, spensierato saluto con cui Robert Plant chiude lo spettacolo è talmente incisivo da togliere il fiato. New York. Gli anni ’70. Una serie di concerti entrati nella storia del rock. Un’epoca scintillante e cupa al tempo stesso, effimera, eppure ancora presente. Il tempo sembra sospeso all’interno di una dimensione surreale. La telecamera segue i quattro musicisti mentre scendono dal palco e attraversano il backstage del Madison Square Garden, grigio e disadorno, con i pilastri di cemento e le fredde luci al neon — un contrasto con la meraviglia del concerto. Jimmy Page si passa una mano sulla fronte e sul petto, madido di sudore, esausto ma felice, le labbra increspate da un sorriso soddisfatto e a tratti incredulo. Robert Plant lo segue, con la camicia azzurro cielo e i lunghi capelli dorati a incorniciargli il volto, quasi fosse un eroe epico creato dalla fantasia di Tolkien. John Paul Jones e John Bonham procedono accanto a loro. Le limousines li attendono, pronte a immergersi nella notte newyorkese, accompagnate dalla versione di studio di “Stairway To Heaven”. Ed ecco di nuovo i quattro musicisti davanti al celebre Starship, con il vento tra i capelli, pronti a partire per una nuova città. Come marinai erranti di tempi lontani.

La fine di “The Song Remains the Same” mi colpì molto, fin dalla prima volta. Quattro giovani stelle in cima al mondo, sempre in viaggio da un luogo all’altro. Mi fece subito pensare a un’intervista che Jimmy Page fece nel 1976. Parlando dell’album “Presence”, disse: “It was recorded while the group was on the move, technological gypsies. No base, no home. All you could relate to was a new horizon and a suitcase.” Un nuovo orizzonte e una valigia. Ecco tutto. In fondo non erano altro che quattro ragazzi con una sfrenata passione per la musica. Musica e vita, intrecciate in maniera indissolubile. Per una ragazza come me, nata troppo tardi per vedere i Led Zeppelin suonare dal vivo, “The Song Remains the Same” è più di un semplice film concerto. È un dono straordinario. Non dimenticherò mai la prima volta che lo vidi. Era una fredda sera di dicembre ed ero seduta a gambe incrociate sul divano. Come per incanto, le scene di apertura e la pacata melodia acustica di “Bron-Yr-Aur” mi riportarono indietro nel tempo. E così pensai: È l’estate del 1973. Sei A New York. Sei al Madison Square Garden. Lo spettacolo sta per cominciare. E in un’istante mi ritrovo nell’arena, immersa nell’;atmosfera inebriante che precede il concerto. Mi sembra quasi di essere accanto agli amplificatori, giornalista e groupie devota al tempo
stesso. Riesco a sentire il pubblico delirante immerso buio, posso vedere i flash delle macchine fotografiche brillare come migliaia di lucciole. Improvvisamente la band esplode sul palco. Sono sufficienti poche battute e mi ritrovo stregata dalla bellezza della musica, conquistata dal seducente fascino della band. Loro sono lì, davanti a me. I miei Led Zeppelin, con gli abiti scintillanti e le luci soffuse a creare un’aura di magia. Jimmy Page, di una straordinaria bellezza preraffaellita, con il vestito di velluto nero cosparso di stelle e lustrini, la testa sensualmente inclinata all’indietro in completo abbandono. E il suono inarrivabile delle sue chitarre, così naturale, così perfettamente imperfetto. Robert Plant, con la camicia sbottonata, i jeans pericolosamente attillati e una voce unicamente duttile — a volte bassa, quasi un morbido sussurro, altre volte forte e aspra. John Paul Jones, con la sua iconica giacca in stile elisabettiano, avvolto da una luce fioca, suona ora le tastiere ora il basso, ma resta sempre inequivocabilmente riconoscibile. E John Bonham, con la fascia luccicante stretta attorno alla fronte, è capace di creare un ritmo potente e perfettamente amalgamato, un tappeto sonoro geniale e inconfondibile. La cascata di musica si snoda attraverso i riflessi di un mondo in cui le eteree atmosfere celtiche incontrano la visceralità del blues. Un flusso continuo di suoni e immagini: la poesia di “Stairway to Heaven” e di “The Rain Song”, il blues psichedelico di “Dazed and Confused”, la misteriosa, quasi inquietante “No Quarter”, il provocante medley di “Whole Lotta Love”…

Sembra quasi una lotta tra opposti. E forse, dopotutto, è proprio così. Light and shade, luce e ombra, diceva Page. Una dicotomia, la vera forza motrice della loro musica. “The Song Remains the Same” è un’esperienza travolgente, totalizzante. E mentre il concerto volge al termine, mi sento lentamente ritornare al tempo presente. I titoli di coda scorrono, e lo schermo diventa nero. The end.
Le immagini di quei momenti magici non svaniranno mai. Vivranno nella mia mente. Per sempre. La passione. Il talento. La leggenda. E la musica. Dopotutto, è semplicemente una questione di musica, non è vero? La musica non cambierà mai. The song remains the same.

[N.d.A. L’articolo a cui si fa riferimento è “Technological Gypsy” di John Ingham, tratto da “Sounds”, 13 marzo 1976]
© Annalisa Mucchi 2022

 

The Rolling Stones – Live At The El Mocambo (2022 Polydor Records) – TTTTT

19 Giu

Sul gruppo whatsapp di cui faccio parte insieme agli amici di cui parlo spesso qui sul blog, qualche settimana fa il Pike Boy scrisse “Live At The Mocambo secondo miglior live degli Stones”. Ebbi l’opportunità di ascoltarlo il giorno dopo e mi dissi “cazzo, sì, Pike ha ragione, che spettacolo!” Ieri il nostro Polbi mi ha scritto in pratica la stessa cosa e LIZN ha poi aggiunto “dio bo’, se suona Ron Wood!” Per la cronaca il miglior album dal vivo dei Rolling è l’inarrivabile Brussels Affair del 1973, ribadito questo concordo appunto che Mocambo sia un live bellissimo e lo dico io che di certo non sono un estimatore di Ron Wood. Nel 1977 Wood doveva sentirsi ancora un esterno non facente parte della band e dunque il suo approccio alla chitarra era guidato da una sorta di disciplina poi persa via via negli anni. La devono pensare così anche Jagger e Richards visto che la chitarra di Ronnie è tenuta alta nel mix, di certo molto di più rispetto a Love You Live (1977) dove quella di Richards la sovrasta.

Nel 1977 il gruppo decise di suonare in camuffa (come diciamo noi qui in Emilia) due concerti al El Mocambo, un locale da 400 posti di Toronto, mediante un concorso Radio che prevedeva anche  la presenza degli April Wine, gruppo canadese di Hard Rock. I concerti si tennero il 4 e il 5 marzo del 1977, I Rolling, che si presentarono come i Cockroaches, suonarono alla grande tanto che quattro pezzi di quei due concerti finirono appunto su Love You Live, il doppio album pubblicato a settembre di quell’anno, disco tra l’altro con cui è iniziata la mia relazione d’amore – senziente – con i Rolling Stones.

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Honky Tonk Women inizia con l’abituale incedere appoggiato poi con l’entrata di pianino e basso il Rock diventa quello definitivo. Le chitarre duettano che è una meraviglia, l’assolo di Keith convincente, il piano di Stu sempre appropriato e Mick Jagger si conferma sin dal primo pezzo il numero 1. Con All Down The Line la band accelera, bene Ronnie alla slide e sempre efficaci le secondi voci di Keith. Hand Of Fate proviene da Black And Blue (aprile 1976), a quel tempo l’ultimo album del gruppo. Il blend delle voci di Mick e (credo) Bill Preston è efficacissimo. Niente male l’assolo di Ronnie, buono anche quello di Keith mentre Wood ci dà di wah wah. Ottima come al solito la cover di Route 66, con certi pezzi i Rolling si sentono proprio a casa. Richards scatenato. Spettacolo!

Seguono altri due brani tratti da Black And Blue, ovvero Fool To Cry e Crazy Mama. Nella prima la bella solista e le tastiere di Preston ci fanno immergere nel mood malinconico di questa canzoncina sublime. L’andamento è a tratti impreciso, ma il feeling c’è tutto.

Il groove di Crazy Mama è 100% Rolling Stones, quando suonano questi rock io perdo la cognizione del tempo e dello spazio. Pezzo rock senza chissà che ma irresistibile. Di nuovo quasi perfetta la solista. Senza Jagger sarebbe forse un pezzo rock come tanti ma con lui tutto prende quota. Che cazzo di mito che è. Bello il lavoro delle chitarre nel finale.

Ecco poi il momento Muddy Waters, Mannish Boy è convincente, i contrappunti della lead guitar sempre a tema, Billy Preston grandioso con le sue sovrapposizioni vocali; Crackin’ Up di Bo Diddley è ariosa 

mentre Dance Little Sister viaggia sui consueti binari del Rock alla Rolling Stones. Come già accennato, non ci fosse Mick sarebbe un Rock quasi dozzinale, ma con lui (e Keith) anche i brani meno particolari brillano alla grande. Around And Around è il classico (per loro) tributo a Chuck Berry

a cui segue Tumbling Dice, forse il mio pezzo preferito dei Rolling. Versione riuscitissima. Lo so, mi ripeto, ma Jagger ancora grandissimo.

The Rolling Stones – Live At The El Mocambo

Si torna a Black And Blue col funk di Hot Stuff (5:29) dove Ron Wood si cimenta in un grande assolo di chitarra.

Star Star alza il ritmo e i Rolling corrono come un treno, poi proseguono con decisione con Let’s Spend The Night Together sino ad infrangersi su Worried Life Blues di Big Maceo Merriweather

e Little Red Rooster di Willie Dixon (ma incisa nel 1964 da Howlin’ Wolf), Due blues sgangherati in puro stile Stones.

Si riparte quindi da super classici originali: It’s Only Rock ’N’ Roll (But I Like It), Rip This Joint 
Brown Sugar e Jumpin’ Jack Flash sono suonati con la consueta carica. E’ molto appagante sentire Keith e Ronnie fare assoli degni di nota, quando ancora li facevano con metodo.

The Rolling Stones – Live At The El Mocambo

Chiusura di concerto con tre pezzi obliqui, Melody da Black And Blue, Luxury del 1974 e
Worried About You all’epoca ancora inedita, poi apparsa nel 1981 su Tatto You. In Melody Billy Preston (a cui il brano sarebbe dovuto essere accreditato) duetta con Mick. 

Un album dal vivo quindi ad altissima gradazione, un rock che fa girare la testa, battere il cuore e muovere le gambe. Se non sono stati la più grande band di rock and roll, i Rolling Stones ci sono comunque andati vicinissimi, dischi come questo ne sono la prova. 

PS:

La cosa che dà da pensare è che Live At The Mocambo è stato pubblicato in maggio ed oggi, a poco più di un mese, è già uscito un altro live ufficiale (The Rolling Stones – Licked Live in NYC 2003). Misteri del mercato discografico odierno.

 

 

Beth Hart – A Tribute To Led Zeppelin (2022 – Provogue) – TT¾

12 Giu

Sembra io sia destinato a scrivere qualcosa su questo tributo ai LZ, avrei preferito evitare visto che di solito questi progetti mi annoiano ma prima leggo che il mio amico Donato Zoppo lo sta ascoltando, poi che Gianni Della Cioppa lo trova ottimo e infine Beppe Riva che mi chiede che ne penso. Tutti e tre sono miei cari amici ma soprattutto giornalisti musicali di grande fama e in qualche modo ne devo tenere conto. Per contro gli amici John Sunday Romagnosi, LIZN e il Pike Boy sono assai meno teneri con questo omaggio al più grande gruppo Rock di sempre.

Beth Hart è una cantante americana di discreto successo, i suoi album hanno toccato posizioni di rilievo nelle classifiche delle nazioni del Nord Europa e in USA non ha fatto male con i tre album incisi con Joe Bonamassa. Il genere a cui si rifà è in qualche modo quello del Rock e del Blues, cantato in maniera decisa ed enfatica. Il suo pezzo No Place Like Home mi è sempre piaciuto moltissimo, ma non posso certo dire di essere un suo fan.

Adesso si cimenta con un tributo ai LZ e al di là del chiedersi il perché di una operazione del genere, lo fa mettendo in campo la sua personalità debordante e diversi ospiti speciali: Tim Pierce (notissimo session man americano), il bassista Chris Chaney (Rob Zombie, Jane’s Addiction, Slash), il tastierista Jamie Muhoberac (Bob Dylan, Iggy Pop, Rolling Stones) e i batteristi Dorian Crozier (Celine Dion, Miley Cyrus, Joe Cocker) e Matt Laug (Alanis Morissette, Alice Cooper). Oltre a questi si è fatta sospingere da una orchestra arrangiata da David Campbell (Muse, Aerosmith, Beyoncé).

BETH HART A TRIBUTE TO LED ZEPPELIN

Whole Lotta Love aiutata dagli archi ricalca l’idea della versione di tantissimo tempo fa della London Symphony Orchestra, la Hart canta con decisione e bravura ma la versione è davvero troppo simile all’originale per portare qualche brivido profondo. Kashmir lascia intendere che il tenore del disco sarà quello che in fondo temevamo, riletture troppo vicine agli originali. Kashmir è suonata discretamente ma il groove e lo swing di Bonham non sono riproducibili, la Hart si canta addosso, e di nuovo scatta il pensiero: ma come si possono affrontare brani dei LZ se decidi di rifarli pari pari?

Stairway To Heaven inizia e scuoti la testa … è solo terzo pezzo è sei già un po’ insofferente. Al di là del timbro della voce tutto è troppo simile all’originale. The Crunge pur avendo una sezione ritmica meno funk di quella dei LZ, in qualche modo si fa ascoltare. Ci sono leggere e nuove sfumature che rendono la cosa frizzantina. In Dancing Days, Pt. 1 il boost che aggiunge l’orchestra porta alla mente la versione live degli anni novanta di Page & Plant. Come per The Crunge c’è una vibrazione che riesce a catturare l’attenzione. Il cantato tuttavia è un po’ sguaiato.

When The Levee Breaks parte subito evitando la lunga introduzione dell’originale. Non è male ed è giusto sottolineare che ci vuole coraggio a suonare un blues del genere senza avere Bonham alla batteria. Dancing Days, Pt. 2, (vissuta come chiusura) è completamente inutile.

Black Dog è in pratica una copia carbone della versione da studio del 1971, quindi il pollice è verso. Il video ufficiale poi sfiora il patetico. La Hart si agita, mette in mostra il basso ventre, si contorce e la sua presunta passionalità diventa una macchietta. I tre musicisti che la accompagnano sono clamorosamente fuori ruolo, non tanto per capacità tecnica ma per presenza scenica e personalità … imbarazzanti. Beth insiste, ammicca, mette in scena la sua sessualità, va sopra le righe, lasciva si sdraia per terra, mette fuori la lingua, simula un coito …. i rockettari di bocca buona potranno anche entusiasmarsi ma a me pare che manchi l’eleganza, quella che i LZ avevano, anche quando cantavano cosucce sconce. L’assolo di chitarra finale è uno di quelli nota per nota simile a quello che fece Page in studio.

No Quarter invece è un pochino più originale, ha meno fronzoli della versione da studio del 1973 e  qualche nuova nuance di tutto rispetto. Va a dissolversi in Babe I’m Gonna Leave You anch’essa accorciata. Rispetto all’originale è poco più di un accenno, per questo perde il candore e l’effetto light and shade, ovvero quasi tutto il fascino del pezzo. La chiusura riprende No Quarter.

Good Times Bad Times arriva diretta, non dispiace per nulla la melodia rotonda del ritornello, anzi pare parecchio accattivante.

Chiude The Rain Song, l’intreccio degli strumenti e dell’orchestra è lodevole anche se pare mancare di dinamica. La cover in questione non deve essere per niente male se nel risentire per la milionesima volta questo brano mi viene da pensare a quanto sia bello. Intorno al minuto 4.00 Beth ci ricasca, e da speak to me only with your eyes in poi risalgono momenti di un cantato sgarbato che ben poco c’entra con il mood di questa canzone.

Insomma, benché sia un album fatto da gente che sa suonare e cantare, manca un tocco di bon ton musicale e, come detto, un motivo valido per una operazione del genere nel 2022  … sì, certo, il business ma questo è un blog personale e possiamo permetterci di sorvolare sulle dinamiche del vil denaro e concentrarci sugli aspetti squisitamente artistici e musicali, in difesa di una musica Rock che a nostro vedere ha quasi perso del tutto lo spirito originario. E sì, lo sappiamo, nella vita tutto cambia, ma …

Se si trattasse di un concerto dal vivo, questo progetto potrebbe avere senso, certi fan andrebbero per chiudere gli occhi e pensare di essere davanti ai LZ, ma fare un intero disco da studio di cover ricalcando gli originali in quasi tutto e per tutto mi pare insensato. Poi, certo, ognuno fa quello che crede, e dopo tutto l’album ha avuto un discreto successo…1° in Olanda, 2° in Austria, 3° in Polandia (va beh, la Polonia), 4° in Germania, 7 in Belgio, 17° in UK ma per quanto mi riguarda se il Rock per sopravvivere deve essere costretto a riproporre l’ennesimo tributo carta carbone ai LZ allora forse sarebbe meglio piantare baracca e burattini.

Philip Roth “Nemesi” (2010/2013 Einaudi Super ET) – TTTTT

29 Mag

Qualche settimana parlavo di letteratura con l’AD dell’azienda in cui lavoro. Salta fuori il nome di Philp Roth e gli dico che è uno dei miei autori preferiti benché non abbia tutta la sua opera omnia …come sono solito fare anche con i dischi, tendo a concentrarmi sulle produzioni fine anni sessanta e anni settanta. Lamento Di Portnoy, La Mia Vita Di Uomo, Il Professore Di Desiderio, L’Orgia di Praga in particolare sono opere basilari per la formazione dell’uomo di blues che sono. Concordiamo inoltre che della produzione più recente Pastorale America resta un caposaldo, a cui l’AD aggiunge anche Nemesi, romanzo che però io non ho. Qualche giorno dopo arriva in azienda un pacchetto per me contenente una copia di quel romanzo, l’AD ha pensato che non poteva mancare nella mia biblioteca.

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Ho letto il libro e ora mi chiedo come abbia potuto scoprirlo solo ora. Il soggetto sarebbe forse più adatto ad un saggio, ad uno studio medico scientifico, e invece no Roth riesce a trasformarlo in un romanzo dalla bellezza commovente e deflagrante. Ecco, davanti a scrittori di questo calibro, a uomini come lui, io mi inginocchio.

Romanzo imperdibile.

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/nemesi-philip-roth-9788806218041/

Estate 1944. Nel «caldo annichilente di una Newark equatoriale», il ventitreenne Bucky Cantor, un animatore di campo giochi che si dedica anima e corpo ai suoi ragazzi, è costretto a combattere la sua guerra privata contro una spaventosa epidemia di polio che colpisce e uccide i bambini. In una città sotto assedio, Philip Roth racconta con toccante poesia la lotta impari e senza tempo tra l’uomo e il suo destino.

I Firm, i loro fratelli e il depotenziamento del rock – di Paolo Barone

22 Mag

Qualche giorno fa parlando con in nostro Polbi abbiamo toccato l’argomento FIRM; il nostro boy from Scilla mi diceva che non era mai riuscito ad acquistare i due album del gruppo a me comunque caro. In questi giorni lo ha fatto fatto così gli ho chiesto di scrivere una riflessione per il blog, riflessione che diventa pensiero ad ampio respiro circa la fine che fece certo Rock negli anni ottanta. 

◊ ◊ ◊

La mia vita non sarebbe quello che è senza i miei dischi.

Non mi importa poi più di tanto se siano vinili o cd, ma senza questi scrigni delle meraviglie io non so proprio come avrei fatto certe volte.

L’altro giorno ero da solo in macchina per un viaggio di parecchie ore, una condizione molto congeniale per quanto mi riguarda per ascoltare musica senza rotture di coglioni.

Ne ho approfittato, dopo qualche giro nella discografia dei Beatles, che è sempre un esperienza strabiliante, per ascoltare come si deve i due dischi dei Firm.

The Firm - The Firm - Front

Ora, se siete lettori di questo Blog non ha alcun senso presentare la band anni ottanta di Jimmy Page e Paul Rodgers. E forse è anche inutile dire che sono un fan assoluto dei LZ e un grande appassionato della musica dei Free.

Eppure, per tutta una serie di ragioni non ho mai, dico mai, preso un album dei Firm. Mi ricordo perfettamente della loro uscita nei negozi di dischi, e di tutte le volte che li ho incrociati, specialmente negli Stati Uniti nelle sezioni vinile usato a pochissimi dollari. Quindi non stiamo mica parlando di bootleg o di edizioni limitate delle colonne sonore di Page, no, questi sono album pensati per la grandissima distribuzione e ho avuto infinite occasioni per portarmeli a casa e ascoltarli come si deve, cazzo stiamo parlando di due album interi con JP alle chitarre.

The Firm - Mean Business - Front

Eppure, non li ho mai presi. Il mio personale motivo è molto semplice, e risuona chiaro più che mai in questo ultimo tentativo di ascolto: non riesco proprio a trovare una scintilla di vita in quei dischi. Nei Firm sento essenzialmente un suono fiacco, banale, prevedibile e scontato all’inverosimile. Sensazione che ricevo quando ascolto il novanta per cento degli album prodotti negli anni ottanta. Non voglio affatto essere lo snob saccente, odioso e con il paraocchi, è proprio che quando sento dischi dei miei artisti preferiti degli anni sessanta e settanta, prodotti in quel terribile decennio, mi chiedo cosa sia successo.

Perché giganti, come in questo caso il cantante dei miei amati Free e addirittura Jimmy Page, siano finiti a produrre cose agli antipodi delle esplorazioni cosmiche, dei feeling intensissimi, della vera e propria arte della loro opera storica.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

Non ne esce vivo nessuno dagli anni ottanta, soprattutto il pubblico, gli appassionati. Chissà perché decretarono il successo di una musica rock così scadente rispetto a tutto quello che era uscito pochi anni prima.

Sarà stata la cocaina? Regan, la Tatcher? Craxi Andreotti e Forlani? Mah…

MTV? Non ho una risposta….

Vedi un filmato qualsiasi del rock 60/70 e sei travolto dal fascino e dalla magia, non solo della musica, ma anche dalla personalità degli artisti e del pubblico. Vedi uno dei tanti video prodotti nel decennio della videomusica e sembra di vedere le pubblicità delle tv private locali.

THE FIRM promo shot

 

Una tristezza infinita, colori mode e suoni invecchiati malissimo, un senso del ridicolo tragicamente involontario che tutto pervade. Un paio di anni prima ci sono i Clash di London Calling, Patti Smith e Knebworth, e poi in un attimo le cravattine dei Duran Duran.

Sembra un complotto dello stato imperialista delle multinazionali per depotenziare al massimo il potenziale sovversivo del rock. Ma anche provando a scherzarci su, il passaggio 70/80 e’ un enigma. Bisognerebbe chiederlo ai protagonisti, magari proprio a Page e Rodgers. Come cazzo avete fatto a produrre roba così inutile, proprio voi santiddio, proprio voi, che un brano solo scartato e uscito postumo dei Led Zeppelin o dei Free vale il triplo di quel progetto anni ottanta tutto insieme?!? Oggi gli adolescenti anni ottanta come me, si trovano riproposta tutta quella roba senza anima, in chiave nostalgica di un tempo delle mele perduto.

Forse è solo un mio limite, forse a me il suono anni ottanta evoca brutti ricordi. Il mondo impazziva per Asia e Spandau Ballet, mentre io scoprivo Stones e Ramones. Come dicono i Saint Vitus: Born too Late.

@Paolo Barone 2022

P.S.

Questa mia personale riflessione vale soprattutto per la produzione rock di massa del periodo 81/89. In questi anni bui qualcosina di buono è emerso nelle varie nicchie underground, chissà forse perché meno coinvolte dal delirio della video musica, o perché logicamente più libere di esprimere quello che sentivano di fare.  

 

BOOTLEGS: Led Zeppelin, L.A. Forum March 25, 1975, Mike Millard Master Tapes via JEMS, Mastered By Dadgad Edition,The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 125 – TTTTT-

13 Mag

Mike Millard Legacy intro 

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

Led Zeppelin, L.A. Forum March 25, 1975, Mike Millard Master Tapes via JEMS, Mastered By Dadgad Edition,The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 125

Il tour americano del 1975 si sviluppa – da gennaio a marzo – in 35 date, le ultime tre (24-25-27 marzo) al Forum di Los Angeles, più precisamente a Inglewood, California. Sappiamo bene che – a parte qualche eccezione – dal vivo i Led Zeppelin dell’immaginario collettivo cessano d’esistere il 29 luglio 1973, dopo quella data, nei tour successivi Jimmy Page e Robert Plant non sono più gli stessi. Plant soprattutto nel tour del 1975, Page dal 1975 al 1980 (e oltre). Il nostro chitarrista preferito obnubilato dall’edonismo e dalle sostanze chimiche smette in pratica di applicarsi sulla chitarra come dovrebbe, i risultati sono assai meno brillanti che in passato e le esibizioni live del gruppo ne risentono. Ci sono momenti nei concerti dei tour dell’ultimo lustro comunque suggestivi, cerchiamo di capire se anche in questo sono presenti.

Aerial view of the Forum in the 1970s.

Aerial view of the Forum in the 1970s.

La registrazione di Rock And Roll non è completa (manca la prima strofa) comunque già dai primi minuti si capisce che la serata è frizzante, il gruppo pare vivace. Robert ha qualche problema di voce (come d’altra parte in quasi tutto il tour) ma la sorpresa è Page, consistente e fluido. Sick Again è affrontata con grande sicurezza. Bonham è uno spettacolo.

RP: Good evening, The Forum. A very aptly titled building. That spotlight’s gonna catch us sooner or later. In the light. Everybody makes it thru. Look at that, see? That guy’s jerkin’ himself off up there. …, what? We, last night we had a really really good time. We had a great concert here. Ah, it was one of the finest that we’ve had in California, I think, for a long time. On our part, and also, um, on the part of the audience. So tonight we’d like to try and get it a little bit better. This is determined by us and you. Ooh, we intend, for those people who aren’t already aware, to take, to take you down a sort of, um, a road of Led Zeppelin music passing, passing all different areas and all different climates of, of feelings of the music that we’ve performed in six years, six and a half years. And we must start it like this, looking into the distance.

Over The Hills & Far Away è snocciolata senza intoppi; ottima prestazione, l’assolo di Page è davvero intenso.

RP: So you remember that one, yeah? Ah, shut up, sshh. I’ve got something to tell you. It can hardly be called news really, but, uh, it’s important to us because it marks, I think, uh, five, six, fourteen sides of plastic in six and a half years. At last we got Physical Graffiti in the shops. A great … cry, I can imagine, but, uh, we’re gonna do some of the tracks from it tonight and this is, um, this is the first one. It comes from, I suppose it’s roots, long before we ever heard it, it must have been used as, uh, an evening song after the chain gang had stopped for the day. It goes like this.

Dopo il precedente momento gioioso il gruppo propone la tenebrosa In My Time Of Dying. Page è in accordatura aperta di sol con lo slide nell’anulare della mano sinistra. Il gruppo è davvero in forma. La qualità audio è stupefacente, tenendo conto – come dico sempre – che stiamo parlando di una registrazione audience. Già di per sé la registrazione è stellare se ci si mette anche il nostro amico dadgad a masterizzare il tutto, i giochi sono fatti.

Led Zeppelin 1975-03-25 Forum Mastered FRONT

RP: I feel the, uh, the atmosphere is starting to create itself between you and us. We must try and get it a little bit warmer than it is though, you know? I wanna see you sweat as much as me. Total satisfaction, you know, you, it’s like, you can’t give a lady satisfaction and you can’t get satisfaction yourself without giving it to the lady first, yeah? So we’d like to think that it’s a male and female relationship where we should both sweat. You and us. Hey. Try and work that one out. Ah, to enable us to try and take you to the point of, of, um, satisfactory climax, thank you very much, madame. I’m on me way. I’m on me way. We’d like to do a thing that you might have heard before when we came here. I think we’ve been to California before. t’s called ‘The Song Remains the Same

The Song Remains The Same corre come un treno, Robert è quasi in controllo, Page è molto sciolto, anche sugli assoli sulla 12 corde.

 The Rain Song è magnifica, sporcata solo dal Mellotron sempre leggermente scordato e poco altro.

RP: Good evening. That, uh, was quite a simple, cut and dried, song of love. Ah, I don’t think that it could have been appropriate the day after it was written or the day before. It’s just that day was the day. Never again will it be like that until the next time. And as I only fall in love once a week, it’s pretty hard to keep writing. This is, uh, I’m sorry, I didn’t catch that. This is another track that features John Paul Jones on mellotron, a very, um, cheap form of orchestra, John Paul Jones. Ha ha ha. This is a song about the wasted wasted wasted lands, and it’s not the lobby of the Continental Hyatt House either. It’s ‘Kashmir

Al di là di piccole sbavature Kashmir è davvero bella..

Led Zeppelin 1975-03-25 Forum Mastered BACK

RP: Thank you very much. John Paul Jones, mellotron. Right, now we intend to, um, John moves across a keyboard or two, and takes to the piano and a piece which consists of a great deal of improvisation. It would be a good idea to have a brandy glass on top of the piano and pop a dollar in, you know? He’s so cheap, ha. Of course we’re crazy. This is a track called ‘No Quarter.’

No Quarter si dipana avvolta nella consueta aurea misteriosa. L’assolo di Jones è articolato e ben si ascolta (benché nei primi minuti vi sia un fastidioso rumore di sottofondo dovuto al probabile malfunzionamento di qualche cavo). Segue l’interludio tra tastiere e batteria e quindi l’assolo di chitarra. Page si esprime bene, magari non sempre le varie frasi sono collegate a dovere, ma ciò che racconta con la solista è da ascoltare con attenzione. Ed è un sollievo sentire una data del 1975 in cui il Dark Lord è di nuovo sciolto e chitarristicamente all’altezza. Sulla coda del pezzo Page è il Page dell’immaginario collettivo.

RP: John Paul Jones, grand piano, John Paul Jones. Ah, this next piece should be dedicated to, uh, all the good ladies of America who’ve helped us get rid of the blues from time to time on the road. That boils down to about two. This is a thing, ah, if your starter won’t start and you’ve got low compression, and maybe your oil isn’t circulating good enough, maybe you’re just a little bit ‘Trampled Underfoot.’

Trampled Underfoot è coesa e sfrenata, l’assolo di Page è furioso e convincente, con molta probabilità il miglior assolo live di TU mai sentito. Gran versione.

RP: Thank you very much. Was that alright? It’s amazing the similarity between a motor car and a human body, isn’t it? Uh, are we still crazy, what a question to ask? That man in the second row asks, Are we still crazy? We ain’t crazy. It’s our road crew who are crazy. We’re all very astute businessmen. I was training to be a chartered accountant. Jimmy was gonna be a poet. Right now we bring you something, that should never be missed. The man who broke every window in ten, in room ten nineteen last night. The man who smashed wardrobes. The man who set fire to his own bed. The amazing man with only two cavities, Mr. Quaalude, John Bonham! ‘Moby Dick!’

La chitarra in Moby Dick non sembra accordatissima, o meglio non sembra esserlo la sesta corda abbasata a RE. Comunque Page è di nuovo tecnicamente all’altezza.

RP: Mr. Ultraviolence. The only man who can purr like a cat and roar like a bear in three minutes. Mr. John Bonham’s playing guitar, no? John Bonham! We’re a very happy little musical outfit. There’s Mr. Peter Grant, Panama Pete with the white hat, by the curtain there. Peter Grant! Here’s a song that, um, gosh I feel quaint. I just had a wonderful experience in the drum solo. Um, here’s a song that came to us about four hours after we got together. When we got through the how do you do’s and shaking hands, and, and what sort of music do ya dig, man, and what sign are you, baby, and as soon as we’d rolled our first joint, this was it.

Dazed & Confused nel tour del 1975 raggiunge vette di improvvisazione mai toccate, in certe serate il pezzo dura fino 40 minuti, e se il gruppo è in una forma decente l’espressività si fa cosmica. Qui al Forum stasera il gruppo non fa quasi rimpiangere la versione di se stesso del lustro precedente. Jimmy Page è un portento. Veloce, preciso, infervorato, spettacolare, il sommo Jimmy Page davanti al quale noi ci inginocchiamo, l’unico dio che riconosciamo. La band lo segue con caparbietà e sentimento. Anche Robert è ispirato, nonostante i problemi alla voce. Versione quasi superlativa.

RP: Jimmy Page, master guitarist! Here’s, uh, here’s a song that should be dedicated to, uh, the sweeter, more gentle moments in life, that can occasionally be experienced in this year of 1975. This is for you.

Stairway To Heaven è ispirata e in più sospinta dalla eccellente qualità audio. Molto buono l’assolo di chitarra …  uno si chiede come Page facesse ad avere ancora cose da dire dopo una Dazed And Confused come quella appena suonata.

RP: Ladies and gentlemen, you’ve been a most approving audience. We’ve had a good time. Thank you very much. Good night.

Good evening! Ah ha. I said good eveeeeening! (Everybody needs it so bad. Everybody needs it so bad.)
Whole Lotta Love è assai meno caotica del solito (sappiamo che i fine concerto del 1975 e 1977 furono quasi tutti slabbrati ), bello il giro d’accordi dopo Sex Machine e prima dell’ultima parte dedicata Theremin dove tra l’altro c’è un grande John Paul Jones.

Black Dog conferma quanto scritto finora e mi spinge a domandarmi se questo non sia davvero la migliore testimonianza del tour nordamericano del 1975. C’è un momento divertente: Robert dimentica le parole di una strofa, rimane quasi silente, il gruppo non ha riferimenti per riprendere il riff, Page improvvisa qualcosa in modo che tutti possano ritornare in careggiata. Guitar solo di carattere, sembra di ascoltare i LZ del 1973. Degno finale di un gran concerto.

RP: People of the Forum, thank you very much, ta. We’ve had a good time. It is the summer of all our smiles. Good night

In sostanza uno dei bootleg del 1975 da avere. Risentirlo (ri)masterizzato dal grande dadgad è stato un godimento.

◊ ◊ ◊

Led Zeppelin
The Forum
Inglewood, CA
March 25, 1975
Mike Millard Master Tapes via JEMS
Mastered By Dadgad Edition
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 125

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassette > Yamaha KX-W592 Cassette Deck > Sony R-500 DAT > Analog Master DAT Clone > Focusrite Scarlett 6i6 > Sound Forge Audio Studio 13.0 capture > Adobe Audition > Dadgad Mastering > Audacity > TLH > FLAC

01 Rock And Roll
02 Sick Again
03 Over The Hills & Far Away
04 In My Time Of Dying
05 The Song Remains The Same
06 The Rain Song
07 Kashmir
08 No Quarter
09 Trampled Underfoot
10 Moby Dick
11 Dazed & Confused
12 Stairway To Heaven
13 Whole Lotta Love
14 Black Dog

Known Faults: “Rock and Roll” joined in progress.

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike The Mike, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1993.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

The full back story on how Mike’s master tapes were saved can be found in the notes for Vol. 18 Pink Floyd, which was the first release in our series transferred from Millard’s original master tapes:

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667745&hit=1
http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=667750&hit=1

Led Zeppelin, The Forum, Inglewood, CA, March 25, 1975

As we’ve written in recent weeks, Mike Millard loved the Stones, Yes, all things Genesis, Linda Ronstadt, The Who and many other artists. But one band was inarguably at the top of the list and that was Led Zeppelin.

Vol. 125 in the Lost and Found series drops us into the second show of Led Zeppelin’s three-night stand at the Forum in March 1975. As Jim notes below, it was Led Zeppelin’s return to Southern California for the first time since 1973 that prompted Mike to upgrade his equipment to the now legendary Nakamichi 550 and AKG 451e rig.

Two weeks prior, Millard recorded both shows at the Long Beach Arena. Ultimately he did all five So Cal dates, including the night before this one on March 24 and two nights later on March 27 at the Fabulous Forum.

There is so much to like about the 1975 tour. Compared to the inconsistency that followed in 1977, 1975 had more good nights than off nights. Fortunately, no matter what the tour, Zep always brought their A-game to Southern California.

It’s hard to quibble with the core 1975 setlist, especially the first seven songs, which for me showcase everything I love about Led Zeppelin’s musicianship and potency. Their performances this night are uniformly excellent. While I am less drawn to some of more ponderous numbers that follow, there’s no getting around these are fine version of “No Quarter” and “Dazed & Confused” in terms of their improvisations and explorations. “Moby Dick” you either love or skip past.

Beyond the music, the band is in fine spirits and Robert Plant in particular makes sure the SoCal audience knows how much they love playing for them.

We’re fortunate that Millard’s recordings of his favorite band also happen to be some of the very best captures of his illustrious career. March 25, 1975 is no exception, with outstanding up-close sound and full fidelity. The quality of John Bonham’s playing on this tape is especially striking, bass drum to toms to snare to cymbals. The way in which John Paul Jones’ bass comes through in a track like “The Song Remains The Same” is also a sonic marvel, a credit both to the volume and mix from the PA and Mike’s uncanny ability to pull it down to tape. Jimmy Page’s guitar is the blade that slices, crunches and trudges through it all.

As is the case with all of Mike’s Led Zeppelin recordings, our source transfer was made by Rob S in the early 2000s from Mike’s cassette masters to DAT. The DAT was then ripped to a .flac file. That .flac was provided to esteemed LZ mastering engineer dadgad to again assist on this release. He prepared both a flat transfer edition (fixing only levels, pitch and phase issues, with no EQ or other mastering applied) and a second, “respectfully mastered” edition as he puts it, that fine tunes the sound for what we feel is optimum listening pleasure. Samples provided.

Here’s what Jim R recalled about Led Zeppelin’s second show at the Forum in 1975:

I went with Mike Millard to the Led Zeppelin concert on March 25, 1975. It was the middle date of a three-night stand at The Forum. A show that’s a little overlooked, you know? It’s not opening night or closing night. A case of middle-child syndrome?

Keep in mind, this was still only the fifth show of the Nakamichi 550 + AKG 451e era and only the 15th show Millard had ever taped. At this time, his recordings were only known to a handful of friends in the LA area.

We got our equipment into the building using Mike’s dad’s wheelchair, the classic method. We were escorted by security down to floor level in the service elevator–full VIP treatment. Little did they know what was inside Mike’s seat cushion. LOL.

Mike and I sat in Section A, Row 3, Seats 3-4. Seat 1 is on the inside aisle, closest to the center. Our seats put us a little closer to PA, maybe 15 feet away, so you might hear a bit of buzzing due to our proximity and the volume.

March 25 was an excellent show. All four members were in top shape. Great jamming in “No Quarter” and “Dazed & Confused.” After the concert, we continued our new tradition of drinking beers in the parking lot listening to the recording on headphones. Those walking by Mike’s car would get a listen.

I am pretty sure the pictures included in the artwork are from this March 25 show, but don’t hold me to it. Keep in mind, this was almost 47 years ago. Man, I’m getting old!

As usual, I hope you enjoy the sights and sounds of this great show. Cheers to my buddy Mike. RIP.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R, Ed F, Barry G and many others to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept Mike’s precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program. Our releases would not be nearly as compelling without Jim’s memories, photos and other background contributions. As many of you have noted, the stories offer an entertaining complement to Mike’s incredible audio documents.

This week’s honor roll is topped by Dadgad who handled both the flat and mastered versions. We’re pleased to continue our partnership with him on Mike’s Led Zeppelin releases. Extra shoutouts to Rob S for his original transfer, Jim R for providing his great notes, photos and ticket stub, and to mjk5510 for final post production support and artwork.

Finally, here’s to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS