Capitano giorni in cui mi sento nella periferia della vita delle persone a cui tengo sebbene in realtà non sia quasi mai così, ma il sentimento è quello perciò mi interrogo sul bisogno che ho di essere centrale nelle vita della gente che frequento, su questa necessità spirituale di essere considerato il miglior amico di qualcuno e di sentirmi benvoluto. Ne sa qualcosa il gatto Palmiro a cui chiedo di frequente – soprattutto la sera quando lui entra nel sentimental mood – “ma Palmir, tu mi vuoi bene?”. Da cosa nasca questa esigenza proprio non so, direi di aver avuto una infanzia felice, non è mai mancato l’affetto e l’amore di mia madre e come detto le persone mi dimostrano i loro sentimenti, di esempi ne avrei a bizzeffe …
_L’altra sera all’ Uva D’Oro di Mutina: il cameriere porta il bis dei tre liquori e chiede: “per chi è l’Amaro Del Capo?“, all’unisono il Fontanarosa Boy e Mr MC rispondono: “per il capo!” e mi indicano con decisione. Mi scappa da ridere. Sono a cena con due ex colleghi, giovani uomini che hanno figure professionali tra le più ricercate oggigiorno in campo ipertecnologico e con i quali mi confronto sui grandi temi che siamo soliti abitare (la musica Rock, il football, l’esistenza, il nido di stelle, le profondità cosmiche, la letteratura, le donne). Sembra quasi io sia una sorta di adulto di riferimento per loro, o meglio uno della loro età con qualche lustro in più, con semplicemente un percorso di vita maggiore che loro riconoscono in maniera naturale. Ovviamente non mi metto su nessun piedistallo, ci mancherebbe altro, ma si dimostrano sempre interessati alle valutazioni che faccio, alle storiella di vita che racconto … questo mi colpisce; intendiamoci, so chi sono, so che un minimo di personalità ce l’ho, però che due giovani leoni nel massimo vigore stiano a sentire e rispettino il leone di una (in)certa età in modo così spontaneo mi pare una cosa bellissima. Io, che mi sento spesso null’altro che un povero mammifero del genere umano perduto su di un piccolo pianeta nel buco del culo dell’universo senza sapere il perché, mi sorprendo e mi sento sento felice ad avere amici così.
_Un altro collega, il Tuscany boy, altro giovane leone, non perde occasione per sottolineare “sei il numero uno, vorrei lavorare sempre con te”.
_Il nostro Jackob, ormai pilastro del blog, nei nostri contatti via email nel rivolgersi a me usa appellativi tipo “Magister” o “Lowell” e alla fine dei messaggi mi scrive “devotamente tuo”. Ora, è chiaro che facciamo gli spiritosi, ma questi simpatici epiteti significano anche seguire con attenzione le sciocchezzuole che scrivo su questo blog e dunque riconoscere in me un amico, una persona che vale la pena frequentare e stare a sentire anche solo online. Chiede persino (e non è l’unico), che fine abbia fatto Aramis (ma davvero volete che ritorni?).
Potrei fare altri esempi, dalle colleghe a me più vicine che ormai sono parte integrante del mio essere, alla combriccola degli illuminati del blues con i quali ormai da 25 anni mi trovo a sondare le profondità cosmiche, agli altri probiviri e ai lettori di questo piccolo blog, ma non servirebbe, come dice una mia amica “a te vogliono bene tutti” … e allora perché a volte mi sento in periferia?
Al di là di questo sto vivendo la decade (per esseri chiari, in italiano periodo di tempo di 10 giorni, lo specifico perché certi giornalisti in TV ormai usano decade pronunciata all’italiana al posto di decennio … stolti!) che preferisco, dal 13 al 23 dicembre seguo la corrente ascensionale dicembrina, malinconico certo ma con animo arrembante. Eppure certe domeniche mattine quando mi sveglio e guardo fuori dalla finestra mi rendo conto che la Valpadana è il Regno delle Tenebre.
Mentre vado al lavoro mi sembra di attraversare il nulla …
così la sera, dopo il lavoro, vado alla ricerca di un po’ di luce in centro a Mutina
Una sera mi spingo sino a Nonatown, la mia hometown, la guardo tutta illuminata e le mando un sospiro d’amore, come si fa con certe donne quando instillano in te la passione che tutto travolge.
In questa decade si susseguono cene con gli ex colleghi, cene con i colleghi, cene con gli Equinotti, cene con gli illuminati del blues e cene con i miei vicina Anna e Franco. Ora che Adele e Giuse se ne sono tornati al sud, non mi rimangono che loro come punto di riferimento nella stradina lunga e tortuosa in cui viviamo, abitano proprio in fondo a questa stretta lingua d’asfalto, proprio sul punto in cui questo viottolo o poco più va a spegnersi. Dopo la cena Franco apre la boccia di Jack Daniel’s single barrel che ho portato e come può capitare quando si sta bene in compagnia, si esagera, Franco continua a versare e conto almeno 6 whiskey del Tennessee a testa che io, lui e suo fratello Pino buttiamo giù. Verso mezzanotte, con lo spirito alto, percorro i 500 metri che mi separano dal tepore delle lucine ad intermittenza della Domus. Quest’anno ha fatto tutto l’umana che vive con me, una certa indolenza mi ha frenato, cercavo l’impeto ma non lo trovavo così, è toccato a lei …
Mi metto sul divano, Palmiro in versione Yoda mi sale sul petto, ci scambiamo qualche segno di fratellanza e di amicizia reciproca, quella tipica che nasce tra mammiferi di specie diverse, e poi via sotto le coperte.
GUCCINI
Il mio AD mi manda questo link:
è una gran bella notizia, tuttavia non so se prenderla come singola eccezione o come speranza per altri casi simili in futuro. Rimango ad ogni modo interdetto dalla poca chiarezza (non ho capito se il disco è disponibile in streaming oppure no) e dal pigro giornalismo usato, quello che porta ad errori sostanziali e grossolani: la erre arrotondata di cui si parla è tipica di Parma non di Reggio Emilia (dovuta alla dominazione francese del Nord Italia e di quelle zone in particolare sin dal medioevo e a Maria Luigia D’Austria moglie di Napoleone che nel 1800 risollevò il Ducato di Parma e per questo fu benvoluta ed imitata, anche nel parlare, inutile dire che la lingua da lei utilizzata fu il francese), e per di più – è cosa nota – Guccini è di Modena. Tranne qualche eccezione il giornalismo musicale italiano è sempre stato poca cosa.
FILM
ARGENTINA 1985 (Argentina 2022) con Ricardo Darìn – TTTT
Il film narra una storia vera, ovvero questa: nel 1985, fra mille ostruzionismi, omertà e pochi mesi a disposizione, i pubblici ministeri argentini Julio César Strassera e Luis Moreno-Ocampo si trovano impegnati in un processo senza precedenti, quello contro i capi della giunta militare che ha governato il Paese per gli ultimi sette anni fino all’83, compreso il presidente Jorge Rafael Videla. Il processo non è solo un’occasione di fare i conti coi crimini contro l’umanità perpetrati e taciuti dal vecchio regime, ma di assicurare una volta per tutte la continuità della democrazia in Argentina, periodicamente interrotta da colpi di Stato per cinquant’anni.
Qui sul blog Ricardo Darìn riscuote un discreto successo, io e LucaTod ne andiamo pazzi. Il film da vedere, per ripassare la storia e indignarsi ancora una volta per la spietata dittatura militare di Videla.
SOL INVICTUS
Eccolo qui il solstizio, eccole qui le feste per il sol invictus, un rito vecchio 5.000 anni che il cristianesimo e la Coca-Cola hanno fatto loro. Eccolo qui il periodo isterico in cui tutti in qualche modo siamo coinvolti, la folle corsa contro il tempo prima delle meritate ferie natalizie e di fine anno, l’invasione di film melensi, mediocri e mainstream, degli “auguroni”, dei “a te e famiglia”, della tristezza che attanaglia la gola quando si pensa all’infanzia, a chi non c’è più, ad una fetta della vita andata, ad un altro anno passato. A volte verrebbe voglia di diventare guardiano del faro, mollare tutto e andare a rintanarsi su di uno scoglio sperduto nel mare … due gatti, due chitarre, due bottiglie di rum, l’abbonamento a DAZN per vedere le partire dell’Inter e una ragazza giusta che ci sta.
Ma tanto non succederà mai e dunque apprestiamoci a vivere i festeggiamenti legati alle giornate che tornano ad allungarsi, al sole che tornerà a battere prepotente.
Io cerco di farlo alla mia maniera, riguardando per la centesima volta Apocalypse Now (final cut version)
e ascoltando il Piano Concerto di Keith Emerson
magari sorseggiando un Southern Comfort on the rocks, cullato dalle candele che brillano e le luci ad intermittenza che regolano il battito del mio cuoricino blues.
Buone feste donne e uomini di blues che ancora seguite questo blog, piccola armata silenziosa di 400 cuori blu che quotidianamente si soffermano su questo piccolo spazio a contemplare le luci della città che brillano così luminose mentre noi le attraversiamo scivolando … tutti a bordo del treno d’argento che sta arrivando con destinazione 2023. Happy New Year Team Tirelli.



















































E’ proprio vero, mala tempora currunt sed peiora parantur.











































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