Qiu Xiaolong”La ragazza che danzava per Mao” (Feltrinelli/Marsilio 2019) – TTT¾

27 Mar

Dopo i primi cinque thriller dedicati alle inchieste dell’Ispettore Capo Chen recensiti qui sul blog con molto entusiasmo, ecco arrivare la prima increspatura; intendiamoci è sempre un thriller di buon livello, ma solo verso la fine il romanzo decolla (sebbene la conclusione mi sembri forzata), buona parte del libro procede un poco lenta. Può darsi che sia solo una mia impressione e ad ogni modo non potevo non leggere anche questo sesto capitolo, ormai l’Ispettore Chen Cao è uno di noi, un po’ come Rocco Schiavone, benché i due personaggi abbiano atteggiamenti diversi. Thriller comunque da 7+.

Sinossi:

https://www.lafeltrinelli.it/libri/ragazza-che-danzava-mao-inchieste/9788829700493

La giovane Jiao, nipote di una delle favorite di Mao, si è trasferita in un lussuoso quartiere di Shanghai e conduce una vita dispendiosa, tra locali alla moda e feste danzanti nella casa di un certo signor Xie, dove gli invitati si scambiano nostalgici aneddoti sulle glorie pre-Rivoluzione, abbandonandosi al languore della musica anni Trenta. La sicurezza interna sospetta che sia in possesso di documenti in grado di danneggiare la reputazione del Grande Timoniere e il Partito. È un nuovo caso per l’ispettore capo Chen Cao, che in pochi giorni dovrà riuscire a infiltrarsi nella mondana cerchia di Jiao per scoprirne i segreti. E la sua indagine sarà anche un viaggio nella sfera privata dell’uomo che decise il destino di un popolo, in un passato che condiziona un presente in cui Chen non riesce a identificarsi del tutto, e in cui è ancora possibile morire all’ombra di Mao. 

QIU XIAOLONG sul blog:

https://timtirelli.com/2020/09/16/qiu-xiaolong-di-seta-e-di-sangue-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/06/03/qiu-xiaolong-ratti-rossi-feltrinelli-marsilio-2019-tttt%c2%bd/

https://timtirelli.com/2020/02/09/qiu-xiaolong-quando-il-rosso-e-il-nero-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/04/08/qiu-xiaolong-visto-per-shanghai-feltrinelli-marsilio-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2018/11/06/qiu-xiaolong-la-misteriosa-morte-della-compagna-guan-feltrinelli-2018-tttt/

SERIE TV “Sky Rojo” (Netflix – 2021 Spagna) – TTT¾

25 Mar

Nuova serie TV spagnola di Netflix dai creatori di La Casa Di Carta e Vis A Vis. Il canovaccio riflette in qualche modo quello tipico del genere creato da Alex Pina. Questa volta la vicenda si snoda attraverso le avventure di tre prostitute in fuga dal bordello in cui lavoravano.  Serie che si fa guardare con piacere, è veloce, sboccata, furente … non arriva ai livelli di La Casa di Carta, ma è piacevole. 

Otto puntate che si guardano e si gustano tutte d’un fiato in uno di quei sabati da zona rossa.

FILM: “Notizie dal mondo (News of the World)” (USA 2020) – TTTT

24 Mar

Film del 2020 tratto dal romanzo del 2016 News of the World scritto da Paulette Jiles. Da qualche settimana disponibile su Netflix.

Siamo nel 1870, l’ex Capitano Confederato Jefferson Kyle Kid- reduce della Guerra Civile – si guadagna da vivere girando di città in città leggendo le notizie prese dai pochi giornali disponibili. In uno dei suoi spostamenti, in Texas, lungo un sentiero incontra un carro rovesciato … da quel momento si sviluppa una storia dai risvolti crudi e al contempo delicati.

Western denso di sentimento blues, di nobili tentativi di smussare gli angoli più impervi dell’animo umano nel tentativo di portare un po’ di giustizia  su questa terra.

L’interpretazione di Hanks mi pare di valore, così come quella dell’altra protagonista, di cui non voglio parlare per non svelare nulla di più della trama. Anche i personaggi minori sono delineati con i contorni giusti. L’ho guardato molto volentieri e lo consiglio agli uomini e alle donne di blues che fanno parte di questa comunità. Paesaggi, musiche e atmosfere che ben si adattano al mood & groove di questo blog.

Blackberry Smoke “Live From Capricorn Sound Studios” (3 Legged Records 2020) TTT¾

16 Mar

Mi scrive Livin’ Lovin’ Jaypee e mi propone di mangiare qualcosa in centro durante la pausa pranzo. E’ un giovedì in zona arancione. Ci diamo appuntamento davanti ad una piadineria non distante da dove lavoro, in pieno centro storico. Lui ordina una “Leggenda” io una “Emilia”; ci spostiamo a consumare il pasto sulle panchine di Roma Square. Fa freddo, c’è il sole, intirizziti buttiamo giù le specialità romagnole con una certa voracità mentre osserviamo una coppia di non più giovani sposi che sono stati depositati al centro della piazza da un macchinone blu. Osserviamo l’autista attendere pazientemente mentre la giovane fotografa cerca di immortalare la coppia in scatti suggestivi.

Sono ormai più di cinque lustri che con Jay condivido un bel po’ di vita, dodici anni passati a suonare insieme e altri quindici a far parte della stessa cerchia esoterica di illuminati del blues hanno cementato un rapporto d’amicizia che sembra (ed è) indissolubile (indifferente al calcio Jaypee si professa comunque di religione interista in omaggio al sottoscritto). Lui bassista, quieto, riflessivo, di poche parole, io (il solito) chitarrista rock cagacazzo. Entrambi convinti di essere nati e cresciuti nel bayou della Louisiana.

“Jay, hai comprato qualche disco ultimamente?”

“Dischi no, ma ho fatto il download a pagamento dell’EP dei Blackberry Smoke “Live From Capricorn Sound Studios” del 2020.”

Raccolgo questa informazione e la deposito in un angolo della mia maruga. Condividiamo qualche altro blues e ci separiamo, sono ormai le 14.

Il venerdì sera mi scarico pure io le sessions in questione.

I Blackberry Smoke sono una band di Atlanta formatasi vent’anni fa, il loro rock è di matrice southern ma sono cresciuti ascoltando altresì gli stessi gruppi che abbiamo ascoltato noi (diverse le cover di pezzi dei LZ presenti nelle loro scalette ad esempio). Per un paio d’anni li ho seguiti con attenzione e ho acquistato i loro album, ma poi – vittima del rapporto di amore odio che ho con il Rock oggigiorno – li ho persi per strada.

Ci voleva giusto il mio amico JPC a riportarmi in carreggiata.

In attesa del nuovo album vero e proprio previsto per quest’anno, il gruppo ha deciso di rendere omaggio allo studio celebre per essere stato negli anni settanta il punto d’attracco per il southern rock, lo fa proponendo sei cover di pezzi legati a doppio filo allo studio e alla etichetta Capricorn.

Il bon ton musicale della band nell’eseguire la musica che tanto amiamo c’è ancora tutto: arrangiamenti esemplari, prova d’insieme ottima, sound rotondo e umido.

Per affrontare un classico come Midnight Ryder (Allman Brothers) serve una certa personalità, evitare di essere schiacciati dalla versione originale è un attimo. I BBS ne escono vincitori. Versione riuscita, simile all’immortale masterpiece di Gregg Allman che abbiamo tutti nel cuore, con qualche nuova sfumatura

https://www.youtube.com/watch?v=KxhK5xTDVNg

Take The Highway (Marshall Tucker Band) con Marcus Henderson al flauto. Questa è una delle mie preferite, un po’ per l’ottima dimostrazione che ne dà il gruppo un po’ perché nel mio cuoricino la Marshall Tucker Band ha un posticino riservato. Il flauto riporta nell’aria profumi di un meraviglioso tempo che fu. Bello l’assolo di chitarra dopo quello di flauto. Il caldo suono delle Gibson è sempre un balsamo per le nostre anime tormentate. Bel rock elettrico che ancora sa distinguersi dall’hard rock pur mantenendo una carica decisa. 

https://www.youtube.com/watch?v=Pd-wis4z8o0

Due gli omaggi ai Wet Willie, gruppo di seconda fascia della Capricorn Records negli anni settanta, il primo è Keep On Smiling (Wet Willie)

https://www.youtube.com/watch?v=gXQXukq6wqw

il secondo Grits Ain’t Groceries (Wet Willie) entrambi con Jimmy Hall (dei WW, alla voce) e le Black Bettys (duo vocale anch’esso di Atlanta).

https://www.youtube.com/watch?v=h8ggSs7G3J4

Personalmente li ritengo i momenti più deboli dell’EP, pur essendo affrontati con la solita verve non riescono a convincere del tutto.

Con Revival (Allman Brothers), sempre con le Black Bettys, si torna su livelli degni di nota, è chiaro che la band ha gli Allman Brothers nel sangue.

https://www.youtube.com/watch?v=pFyvy3Rheew

Southern Child (Little Richard) con le Black Bettys. Il pezzo è del 1972 ed è un misto di country-rock, boogie e funk. I BBS la fanno loro e il risultato è uno spettacolo: ritmo irresistibile, Telecaster, slide guitar, armonica. Uno dei due momenti più brillanti dell’album.

https://www.youtube.com/watch?v=LiN0Q3ULbKY

Un buon EP dunque, niente di incredibile, dopotutto trattasi di cover, ma ogni tanto ricordarsi di come va suonato, interpretato e confezionato il rock non è male.

Quel maledetto adesivo dei Grateful Dead attaccato alla Cadillac.

6 Mar

Non avrei mai creduto di arrivare a questo punto, ovvero di smettere di acquistare dischi e di leggere Rock. Certo, per i saturnali faccio acquisti di long playing e cd da regalare agli amici, ogni tanto mi scappa un ordine fatto a oscure etichette americane che commerciano in cd di delta blues anni 20 e 30 del secolo scorso, inoltre se esce qualche nuova edizione di dischi storici e o nuovo materiale d’archivio dei miei gruppi preferiti è ovvio che mi ci butto a testa bassa, ma in generale ho smesso di interessarmi al Rock.

Non so come sia potuto accadere, ma il punto a cui sono arrivato è questo. La noia e lo sdegno mi assalgono quando leggo i commenti sui gruppi facebook dedicati alle band e agli artisti che più amo, quando mi capita di finire su blog musicali italiani o di dare un’occhiata alle riviste musicali. Raramente trovo spunti degni di nota, scritti appassionanti o innovativi, la quasi totalità degli articoli è vittima della pigrizia dei giornalisti (?) i quali raccontano le stesse storie senza aggiungere nulla (!) non dico di nuovo  ma almeno di personale, impantanati inoltre nelle ormai insopportabili iperbole e negli assoluti. Il senso critico, la prospettiva, la differenza tra capitoli importanti della musica e della propria vita sono andati a farsi friggere.

Oltre a tutta questa miseria si aggiunge anche il problema derivante dall’idea che mi ero fatto del Rock, avevo infatti idealizzato questa forma di musica e i suoi relativi contenuti, mi ero costruito castelli nella maruga, fatto viaggi intellettuali e spirituali, innalzato mondi intorno alla immacolata concezione che avevo della musica che tanto ho amato, mentre invece, mi duole moltissimo ammetterlo, mi sa che il Rock – a parte rarissimi casi – sia sempre stato solo una forma di intrattenimento.

Boutade? Forse, ma non ne sono sicuro. Sì, certo, tra il 1967 e il 1971 ci sono stati cinque anni in cui la rivoluzione culturale nata con la musica Rock è stata totalizzante, la summer of love, gli hippies, il sessantotto, la controcultura  … I Grateful Dead, Dylan, i Jefferson, i Doors, CSN con o senza Y (e qualche anno dopo i Clash) … parevano davvero soffiare venti nuovi, ma poi già nel 1973 tutto era terminato, i musicisti divennero rockstar, le rockstar scivolarono nell’edonismo, il Rock divenne una musica con cui fare essenzialmente dei gran profitti. Non che ci sia nulla di male, solo se fai profitti poi puoi portare avanti il tuo disegno, i tuoi sogni, ma la musica avrebbe potuto rimanere anche altro.

Nella canzone The Boys Of Summer del 1984, Don Henley canta:

Out on the road today I saw a Deadhead sticker on a Cadillac” frase che per me (e forse anche per il nostro Pike) significa “the end of innocence”, la perdita degli ideali che si avevano un tempo o in generale l’appannamento degli ideali della musica Rock. Un’adesivo dei Gratetful Dead su una macchina molto costosa non ha tanto senso … immaginiamo una BMW di grossa cilindrata con l’adesivo degli Aerea, o più banalmente dell’hippie che si fuma una canna e che se ne va libero per il mondo rinunciando alle logiche del mondo occidentale. La cosa sarebbe inadeguata e un po’ patetica, un paradosso insomma. C’è addirittura la possibilità che il possessore di quella Cadillac fosse un business man di successo venduto alla logica del capitalismo ma a cui piaceva pensare di essere in fondo ancora il giovane hippie/libero pensatore che era da ragazzo. Questa seconda ipotesi sarebbe ancor più patetica.

Ed è per questo che mi sto affrancando dal Rock, un po’ come quando t’innamori perdutamente di una donna (o di un uomo), la idealizzi ma poi – passata la sbrusia passionle – ti accorgi che forse non è esattamente come te la eri dipinta. Pensavo che il Rock fosse chissà cosa, ma ora non ne sono per niente sicuro

Mi chiedo anche perché io debba sempre farmi intrappolare da questi tarli, non sarebbe meglio godersi la musica per quel che è senza farsi condizionare troppo dal costrutto che può o non può esserci?

Perché poi come ebbe a scrivere Pike qui sul blog già nel 2012, in un articolo che toccava lo stesso tema:

… Il dibattito su cosa sia o meno rock mi pare un po’ sterile. Chi è che decide dove va posta l’asticella per dividere i campi? A me pare molti gruppi ‘rock’ estremamente popolari si limitino a usare una certa iconografia rock da fumetto per sbolognare pessima musica diretta a ‘simple minds’ a cui piacciono gli stivaletti di pitone, le Les Paul zebrate e le foto di gente spappolata col Jack Daniel’s in mano. Lenny Kravitz è un rocker o solo uno che ‘roccheggia’ di comodo? I Guns n’ Roses sono rock o solo una cover band da comic book che ha venduto milioni di dischi di una carnevalata? Il punto è: nel momento in cui il rock significa poco, quanto può essere credibile un rocker? Si tratta di ‘poseurs’ o di gente sincera? E’ possibile riconoscere la sincerità? Ed è così importante? In fondo vogliono tutti diventare ricchi, famosi e giganteschi scopatori, da sempre. Qual è e dov’è il semino etico che distingue il ‘reale’ dal ‘farlocco’.

Se l’accezione del rock è ‘musicista sincero che propone musica scaturita dall’anima suonata con strumenti in variabile distorsione con sezione ritmica prevalentemente in 4/4, che ha forgiato il suo look, il suo sound e la sua ‘attitude’ su modelli riconducibili al blues elettrico e alla prima ondata di rock ‘n’ roll poi sviluppato da Stones, Who e Zeppelin’…beh, allora possiamo cominciare a potare il 75 per cento della gente che dice di suonare rock.”

Credo che Picca abbia ragione, anche perché per gestire il disordine universale che regola le nostre vite dobbiamo pur attaccarci a qualcosa, e l’Inter e gli ordini Adidas – seppur fondamentali – forse non mi bastano mica.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Februare blues

21 Feb

E’ ormai giunta l’ultima decade del mese, fino a qualche giorno fa c’era un freddo becco, come diciamo qui in Emilia, la settimana scorsa  è caduta persino la neve, ma ora le temperature verso mezzogiorno si fanno più miti, il Generale Inverno sembra ormai ritirarsi dietro la collina dove ci sta la notte crucca e assassina, possiamo pensare di riporre i maglioni più pesanti, indossare i nostri cappottini, mettere il naso fuori la porta e cercare di catturare i primi segnali di primavera. Con la nuova stagione dietro l’angolo cercheremo di scrollarci di dosso il Delta Blues anni venti e trenta del secolo scorso che ci ha tenuto compagnia durante l’inverno, l’Hard Rock, il Jazz Rock e il Rock in generale sapranno richiamarci alla vita e iniziare così la nuova stagione concretamente.

Febbraio proviene dal latino februare, purificar, espiare o rimediare agli errori, nel calendario romano infatti questo era il periodo dei rituali della purificazione, in onore della dea Romana Febris e del dio etrusco Februus, in origine derivato dal sabino februm ovvero purificazione, appunto.

Cerco dunque di purificarmi, di mondare i miei blues, immergendo la mano nell’acquasantiera della Domus Saurea, invocando colui che fa scivolarello su ringhiere di scale rinascimentali,

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

e richiamando col theremin i flussi cosmici provenienti dalle profondità dell’animo umano

◊ ◊

◊ ◊ ◊

in modo da far uscire i vecchi blues dalla maruga ed essere vestito di nuova energia in vista, come detto, della springtime of my loving, the second season I am to know

DOWNTOWN TALES

Congiuntivo blues

In pausa pranzo in giro per Mutina. Mi dirigo verso Altero per il paio di (squisite) pizzette calde settimanali.

Passo sostenuto, scarponcini adidas blu, pantaloni rocciatore di velluto blu, maglione blu, calze blu, maglietta blu, boxer blu, giaccone Superdry blu, zainetto blu (già, ho finito per portare lo zainetto anche io …an s’è mai vest Johnny Winter con lo zainetto), come sempre  I’m walking in the shadow of the blue.

Son lì che zampetto in piazza Mazzini, circumnavigando la sinagoga quando – proveniente dalla direzione opposta – incontro una donna su 35/40 anni, parla al telefono, anch’ella come se stesse varando il piano quinquennale dell’ex Unione Sovietica. Una frase mi arriva all’orecchio: “ … allora quante vuoi che ne prendo?”.

Mi viene un mancamento, mi piego su me stesso pronto a precipitare sul marciapiede, ma mi riprendo in fretta, le corro dietro e sto per dirle: “signorina, signorina, mi scusi, ma in questo caso è necessario usare il congiuntivo, deve dire quante vuoi che ne prenda, dio bonino …” ma poi desisto, Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, nel libro Lezioni di italiano dice che forse “non è il caso di farne un dramma”, gli psicodrammi della lingua italiana parlata sono quattro e tra questi ovviamente c’è il congiuntivo, casi che infiammano gli animi e che a molti tolgono il sonno, ma invitando però a una “minore schizzinosità”.

Sarà, ma io so che nel mio intimo stanotte non riuscirò a prendere sonno e che se fosse per me quella gente andrebbe portata nei campi di rieducazione.

Sinodi improvvisati

Uno degli aspetti positivi del lavorare a ridosso del centro di Mutina è avere un paio di confratelli a portata di mano, Lollo Stevens infatti abita poco distante e Pike qualche viale più in là, è quasi fisiologico dunque organizzare in pausa pranzo dei mini sinodi con i miei confratelli più prossimi. Questo venerdì si aggiunge anche il pontefice del blues, aka Livin’ Lovin’ Jaypee, che pur di stare con la confraternita di cui fa parte parte arriva dalla lontana Sulêra .

L’anfratto in cui è sito il ristorante è piuttosto inner city, ma la pizza è squisita, i locali molto spaziosi e la distanza di sicurezza garantita.

In attesa dell’arrivo di Pike e di Livin’ Lovin’ io e Lollo osserviamo un gothic dandy col ciuffo biondo platino sfrecciarci davanti a bordo di un monopattino elettrico un paio di volte, scuotiamo la testa, an s’è mai vest Frank Marino andèr su un monopattino.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Una volta arrivati anche gli altri entriamo. Pike mi chiede come va col mio nuovo impiego e aggiunge “tra l’altro sei nella zona dell’ex Manifattura Tabacchi, complesso che fa molto zona industriale di Londra inizi secolo scorso…”, “Già, molto Battersea Power Station…” rispondo io.

Battersea, Power Station, London.

Manifattura Tabacchi – Mutina . foto TT

Manifattura Tabacchi – Mutina . foto TT

Poi torniamo ai nostri argomenti prediletti, poco più di un ora per spararci una pizza a La Smorfia 2 (la sorella de La Smorfia, rinomata pizzeria del centro di Nonatown) e per ubriacarci di nuovo di Rock e di Blues, così tanto per non morire (come canterebbe la Mannoia). Friends will be friends.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

PEOPLE

Redneck in Springfield.

L’altro ieri di prima mattina, diretto alla stazione Mediopadana. Esco da Borgo Massenzio, mi inoltro nella campagna desolata che porta a Springfield (Pratofontana, insomma).

Springfield – Regium Lepidi

Un paio di curve e dal parabrezza della Sigismonda inquadro un tipo che cammina a bordo strada (naturalmente sul lato errato). Sembra uscito da una porcilaia dell’Arkansas: salopette di jeans, camicia giallastra, fazzolettone al collo, stivali di gomma, stelo d’erba in bocca, baffi pronunciati e cappello di paglia simil cowboy. Lo guardo stupito temendo di essere preda di una delle mie solite allucinazioni temporali, quelle che mi catapultano spesso in Mississippi e talvolta in Louisiana e Arkansas appunto. Elijah Zachry, come lo ribattezzo all’istante, mi guarda fisso negli occhi, e in quei due secondi in cui incrociamo lo sguardo mi sfida dall’alto del suo redneckismo, ostenta infatti la sua mise da farmer statunitense, da orgoglioso membro di un mondo immaginario che si è creato in testa. Mi piacerebbe fermarmi e scattargli una foto, ma sono pavido, sotto quella salopette potrebbe avere un fucile e star andando ad un incontro segreto con altri proud boys come lui per pianificare un assalto a Montecitorio. Via via, meglio stare lontani da Springfield.

Old Man Peter.

Ieri mattina visita a Nonatown, essendo l’ultimo giorno in zona gialla – prima dell’ennesimo ritorno in zona arancione – mi regalo un colazione nel mio amato paese natale. Incontro amici, colori, sapori e profumi del mio passato. Come sempre due passi in via Maestra del Castello, in piazza Liberazione, in piazza Caduti Partigiani. Sbrigo le mie commissioni, mi godo il tepore di una giornata di quasi primavera e quindi torno nel piazzale dove ho parcheggiato la macchina. Dalla farmacia vedo uscire un vecchio, lo guardo al di sopra della mascherina, lui fa lo stesso, mi riconosce immediatamente e mi fa “Veh, Tirelli, ciao!”.

E’ Pirèn (Peter insomma, come l’ho sempre chiamato io) uno dei grandi amici di Brian. Lo guardo con ammirazione, 89 anni e in giro da solo per il paese, che spettacolo. Gli chiedo aggiornamenti sulla famiglia e su suo suo figlio (mio amico) e poi finiamo come sempre a parlare di politica essendo lui stato una figura di spicco in quel campo a Nonatown.

“Allora Peter, il governo Draghi?” gli faccio, lui mi risponde in dialetto stretto … “cosa vuoi che ti dica, si fa fatica a stare insieme a … e … , quello là fino a due giorni prima andava a dire peste e corna dell’Europa, adesso sembra ne sia diventato il primo cultore … mo’ che razza di politici … sai cosa ti dico, non ci sono più personaggi come De Gasperi e Moro …” mi parla come se fossi uno che la pensa esattamente come lui e come Brian, non ho cuore di spiegargli che in verità pendo decisamente verso altri colori e che sono refrattario ad ogni sfumatura religiosa, così sto al gioco e aggiungo “e Zaccagnini e Mino Martinazzoli”. Il suo viso si illumina, mi abbraccia virtualmente e mi saluta. Faccio lo stesso, con affetto e rimpianto … in lui ho rivisto Brian, sarebbe bello averlo ancora con me e portarlo a Nonatown a bere un caffè come facevamo qualche anno fa. Mi giro un’ultima volta e vedo Peter andare per i fatti suoi. Sorrido e gli mando un bacio, anche perché, dopotutto, mi sa che ha ragione.

Old Friend

Dopo quasi un decennio mi ritrovo con Dennis, un piacere immenso. Gli ultimi anni li ha passati per lavoro in giro per il mondo a supervisionare cantieri, per poi ritirarsi a fare l’eremita tra i picchi più solitari dell’appennino. Welcome back my friend to the blues that never ends.

Tim & Dennis – Regium Lepidi febbraio 2020 – foto Saura T.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Nastassja Kinski a Borgo Massenzio

Sabato scorso, diretto alla Coop per la spesa settimanale. Il Burian soffia, l’aria è freddissima, la neve caduta nella notte è un velo di ghiaccio steso sulla campagna.

Neve alla Domus – febbraio 2020 – foto TT

Prima di imboccare la strada che ci porta in città mi fermo nel parcheggio della chiesa, devo gettare pile e farmaci scaduti negli appositi contenitori di raccolta posizionati lì vicino. Dal bar lì accanto esce una giovane donna, da lontano pare una tipa alla Nastassja Kinski, magari non lo è, ma se la tira come se lo fosse. E’ vestita in modo accurato: pantalone simil zuava, maglioncino lilla, cappottino appoggiato alle spalle come le dive di certi film anni cinquanta / sessanta. Esce con enfasi, si accende una sigaretta e spavalda si appresta a fare due passi nel piazzale; nemmeno il tempo di fare tre / quattro metri che si rifugia di nuovo sotto al piccolo portico nell’antro più riparato. Siamo a -4 gradi, il Burian sferza il viso senza pietà, c’è poco da fare le star. Ma ormai Nastassja ha fatto la sua entrata, non può certo tirarsi indietro e rientrare nel bar, il pubblico (quei due o tre disperati – sottoscritto compreso  – che stanno guardando il suo spettacolo non vanno delusi). Stoica rimane al vento col cappotto sulle spalle a fumare più in fretta possibile la sigaretta che si è accesa. Mi verrebbe da andarle incontro e dirle “Signorina, venga, entriamo, le offro una China calda”, ma quei tempi sono passati, la lascio lì fuori al freddo e al gelo come una povera fiammiferaia qualunque e me ne vado alla Coop.

Nastassja Kinski a Borgo Massenzio – febbraio 2020 – foto TT

CHARTS

Ehi, niente male vedere due album dei LZ nella Top 20 dei vinili più venduti oggi in Italia.

Italian Top 20 vinyl chart week jan 29 / feb 4 2021 LZ IV at n.11 and LZ I at number 20. (FIMI official charts)

GATTI ALLA DOMUS

Ancora oggi mi soffermo ad osservare le espressioni dei gatti che vivono con me alla Domus, a volte la Stricchi sembra essere cosciente del suo fascino e lo usa per farmi fare tutto quello che vuole… che smorfiosa.

Stricchi – Domus Saurea febbraio 2020

Palmir invece fa lo spiritoso, sulla sua pagina di facebook pubblica una sua foto con il seguente commento: “L’altra sera la squadra di Tyrrell non è riuscita a qualificarsi per la finale di Coppa Italia, stamattina Tyrrell ha una faccia tipo questa.”

Palmiro – Domus Saurea febbraio 2020

SUL PIATTO DELLA DOMUS

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

OUTRO

E va bene dunque, finiamo pure di purificarci e prepariamoci alla primavera, ritiriamo fuori i buoni propositi, le Gibson dalle custodie, i dischi dallo scaffale. Lasciamo che i bei tempi scorrano, che la musica sia la nostra padrona, che Mister Tamburino suoni una canzone, che il treno continui a rollare tutta la notte.

Sono già stanco al solo pensiero. Che la forza sia con me.

10 anni di blog

18 Feb

Dieci anni di blog, mica male eh? Se ci penso mi vengono i brividi, non dico che siano volati ma sono passati più in fretta di quello che pensavo. Parlare del tempo in questi termini è banale, ne sono consapevole, ma sono ormai in quell’età in cui il tempo sembra scivolare dalle mani come fosse acqua, oramai le settimane sono fatte solo di lunedì e venerdì e passano veloci, così come i mesi. Dieci anni fa decisi di tuffarmi nel web, il concetto di blog stava esplodendo ed iniziava a sostituire quello relativo ai siti veri e propri grazie alla immediatezza del formato; seguivo un blog sul calcio (Settore) che credo mi abbia influenzato, almeno nei primi tempi, quando il mio amico Stefanino Piccagliani (il nostro Pike insomma) se ne uscì con un: “ma perché non metti in piedi un blog? Ci passiamo l’estate.” Avevo già il tarlo nella mio maruga e questo fu l’ulteriore stimolo verso la realizzazione del mio piccolo spazio internet.

Rileggendo certi post, soprattutto quelli dei primi anni, provo imbarazzo, allora era ITTOD (una delle mie tre personalità) ad avere le redini del blog, e certi interventi, certi toni, certe boutade furono davvero troppo sopra le righe. Poi man mano che il tempo passava fu TIM ad assumere il comando, ultimamente supervisionato da STEFANO. Chissà se qualcuno ha mai notato questo (insignificante) cambiamento.

Ricordo di aver fatto l’abbonamento a wordpress il 18 febbraio 2011, il 19 pubblicai i miei primi post, ben tre. Quanta tenerezza in quegli scritti miserelli, ancora cercavo la mia strada e allora mi basavo spesso sugli scambi che avevo con Pike che avvenivano via email.

https://timtirelli.com/2011/02/19/impressioni-di-dicembre-2010/

https://timtirelli.com/2011/02/page/2/

https://timtirelli.com/2011/02/19/per-sentirmi-vivo-alle-cinque-di-mattina-con-la-nebbia-dei-polmoni/

Oltre ad avere la necessità di avere un spazio dove sfogare la mia voglia di scrivere, fu anche il desiderio di condividere con gli altri emozioni, sentimenti, blues. Come mi scrisse Giancarlo Trombetti “con la scusa di parlare della tua vita, delle tue cose, affronti temi che sono comuni a tutti.”

 Già, il sentirsi un mammifero della specie degli umani che osserva l’immensità dell’universo e si sente sperduto sul piccolo pianeta in cui misteriosamente è capitato, il sentimento kafkiano che ci avvolge nell’affrontare gli impicci (come direbbe Polbi) della vita, i blues del quotidiano … amori che finiscono e iniziano, amicizie che s’interrompono e poi ripartono, il doloroso addio alle persone e ai felini (o animali in genere) con i quali si è condiviso un pezzo di strada, la gestione del tuo vecchio che lentamente si inabissa nelle paludi dell’Alzheimer. Già, il vecchio Brian, per alcuni anni è stato uno dei punti focali di queste paginette, parlare di lui e delle sue peripezie è stato un modo per affrontare un argomento delicato che prima o poi – in un modo o nell’altro – tocca tutti. In parecchi hanno interagito a tal proposito e mi hanno aiutato molto nel momento finale del distacco.

Sì, la comunità che si è formata intorno al blog è uno degli aspetti di cui sono più orgoglioso, un insieme di donne e uomini di blues che – chi silenziosamente chi esplicitamente – si confronta spiritualmente tra le ombre di queste pagine. Mi piacerebbe nominare tutti, non lo farò ma ringrazio con tutto il fervore sia le colonne che commentano, sostengono e scrivono al blog con costanza, sia chi ci segue da lontano in punta di piedi.

Dieci anni, ten years gone … tanto per citare la mia canzone preferita, chissà se ce ne saranno altrettanti, non do nulla per scontato, portare avanti un progetto del genere non è automatico, gli impegni della vita sono tanti, all’inizio avevo qualche special guest (Polbi, Pike, Giancarlo Trombetti, Beppe Riva, Bodhran, etc etc) i cui scritti contribuivano ad allentare la tensione data dall’onere costante di dover scrivere, ora sono pressoché solo ma fino a che sentirò il fremito che mi spinge a scrivere credo che questo spazio continuerà ad esistere.

Ancora grazie a tutti, davvero.

Stay with us, the bluesiest in town!

Vostri,

Stefano/Tim/Ittod

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Antonio Manzini “Pulvis et umbra” (Sellerio 2017) – TTT½

14 Feb

Pag 106: “Doveva calmare tutte quelle vocine che le fischiavano nelle orecchie, che qualcuno chiamava coscienza, Caterina invece coercizione educativa. Sin dalle elementari, nella scuola delle suore. Buone quelle.”

Pag 107: “Dio, patria e famiglia. Ridicolo come di tutti questi valori, nel cuore, Caterina non ne riconoscesse uno. Mamma è papà neanche a parlarne, Gesù la Madonna e Dio non ci credeva e dell’Italia erano più le volte che si vergognava che quelle di cui andava fiera.”

Altra indagine niente male per Rocco Schiavone, con un colpo di scena sul finale.. Forse però questo è il libro si Schiavone che mi ha colpito meno. Il livello comunque rimane notevole.

Sinossi

https://sellerio.it/it/catalogo/Pulvis-Et-Umbra/Manzini/10059

Aosta e Roma, doppia indagine per Rocco Schiavone nell’attesissimo nuovo romanzo. Un noir mozzafiato dal ritmo perfetto con un meccanismo dai mille ingranaggi che non perde mai un colpo.

Dice Antonio Manzini che i suoi romanzi li immagina, non semplicemente come una serie, ma come i «capitoli di un libro più grande» sul vicequestore Rocco Schiavone. Ad ogni episodio, mentre fruga tipicamente svogliato e vigile nel freddo di Aosta, il vicequestore con le sue Clarks entra anche in un pezzo ignoto del suo passato. Di modo che il caso criminale diventa un passaggio esistenziale. Un affondo psicologico dentro di sé avvolto in un’inchiesta di polizia.
In Pulvis et umbra due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L’indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l’agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po’ di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.

Rocco Schiavone sul blog:

https://timtirelli.com/2020/11/06/antonio-manzini-7-7-2007-sellerio-2016-ttttt/

https://timtirelli.com/2020/09/15/antonio-manzini-era-di-maggio-sellerio-2015/

https://timtirelli.com/2019/10/05/antonio-manzini-non-e-stagione-sellerio-2015-2018-tttt/

https://timtirelli.com/2019/05/16/antonio-manzini-la-costola-di-adamo-sellerio-2014-2018/

https://timtirelli.com/2019/04/21/antonio-manzini-pista-nera-sellerio-2013-2018/

 

FILM & SERIE TV: “La Nave Sepolta”, “Il Primo Re”, “Una Notte Di Dodici Anni”, “Sylvie’s Love”, “Sanpa”.

31 Gen

Una veloce carrellata degli ultimi film e serie TV visti.

FILM

La Nave Sepolta (The Dig) di Simon Stone (2021 UK – Netflix) – TTTTT

Tratto dal libro di John Preston questa pellicola narra la storia vera di un ritrovamento di due cimiteri anglosassoni medievali risalenti al VI-VII secolo nel Suffolk ed in particolare della nave funeraria di re Raedwald, sovrano anglosassone dell’Anglia orientale del VII secolo. Fu una scoperta sensazionale che portò a nuove considerazioni su quei quattro secoli intercorsi tra la ritirata dei romani e l’arrivo dei vichinghi, periodo di cui si sapeva pochissimo.

Ho trovato questo film meraviglioso, denso di una poetica  blues magnifica, merito anche dei due protagonisti, Ralph Fiennes e Carey Mullingan, entrambi bravissimi. Da vedere assolutamente.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Il Primo Re di Matteo Rovere. (2019 Italia / Belgio) – TTTT

Avendo amato molto la serie TV Romulus (di cui abbiamo parlato qui sul blog non troppo tempo fa) non potevo certo perdermi anche il film da cui è stata originata; film che non mi ha deluso e che anzi mi ha appassionato parecchio. La trama la sapete, 750 avanti cristo, i popoli che vivono intorno al Tevere cercano un equilibrio tra battaglie e voglia di primeggiare, equilibrio da cui nascerà Roma.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Una Notte Di Dodici Anni (La noche de 12 años) di Álvaro Brechner (2018 Uruguay, Spagna, Argentina, Francia, Germania-) – TTTT

La trasposizione cinematografica dell’imprigionamento di tre uomini appartenenti ai Tupamaros da parte della dittatura militare in Uruguay  nel 1973. 12 anni di torture piscologiche e fisiche in completo isolamento. Altro film da non perdere.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Sylvie’s Love di Eugene Ashe (2020 USA – Prime Video) – TTT½

Harlem fine anni cinquanta, un sassofonista pieno di talento lavora di giorno in un negozio di dischi, lì conosce la figlia del proprietario e finisce per restarne affascinato. La sua carriera inizia a decollare e … niente spoiler qui sul blog. Filmetto carino: strade di New York bagnate a tarda notte, i lampioni che riflettono sull’asfalto, il jazz, l’amore tribolato e una trama a tratti scontata ma che si fa seguire.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

SERIE TV

SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano di Carlo Gabardini, Gianluca Neri e Paolo Bernardelli – regia di Cosima Spender  (2020 Italia / Netflix) – TTTT

Non pensavo che una docu-serie del genere potesse avere il successo che ha avuto questa, ma dopotutto è fatta molto bene e tratta un argomento non facile ma di grande impatto. Personalmente dopo averla vista sono rimasto con la stessa idea che avevo da giovinetto quando iniziai a cercare di capire di cosa si trattava. A differenza di quello di tanti, il mio personalissimo giudizio rimane sospeso, il risultato non si sblocca, i lati positivi e negativi sono ancora più o meno in equilibrio per me, non sono in grado di formulare un pensiero esaustivo a riguardo. La docu-serie va guardata, comunque la si pensi.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Gelo in gennaio blues

26 Gen

“Il mese di Gennaio, Ianuarius, fu introdotto nel caledario romano da Numa Pompilio nel 713 a.C. Per i romani era il mese dedicato a Giano Bifronte, patrono dei momenti di passaggio, da cui deve il nome in quanto in latino Giano si diceva Ianus da cui Ianuarius. Dal 153 a.C fu stabilito che i Consoli entrassero in carica proprio il primo giorno di Ianuarius”

Gennaio freddo qui alla Domus, in certe mattine mi sembra di essere il Dottor Zivago nel ghiaccio degli Urali, la campagna emiliana sotto zero diventa tundra e il mio animo torna a vagare senza requie nel gelo che tutto irretisce.

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

Tra la nebbia cammino nei campi, ad ogni passo il cric croc dell’erba, 

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

l’aria freddissima entra nei polmoni,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

i pensieri sembrano cristallizzarsi,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

i blues per un istante ghiacciano e diventano nuvolette azzurre sospese a mezz’aria,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

il silenzio è tratti irreale, i rumori vanno a rintanarsi chissà dove,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

le idee diventano ghiaccioli conficcate nella maruga,

Below zero mood at Domus Saurea, Tundra time is here again. – photo TT

ed è quello in momento per rientrare in casa, una bella tazza di caffè fumante, qualche biscotto, frutta rossa e per finire una China Martini calda, nella speranza che i blues più blu vengano congelati a data da destinarsi

 

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

NEW JOB BLUES

Gennaio mi porta una nuova avventura lavorativa, la seconda nel giro di un anno e mezzo. Già, 18 mesi fa lasciai – causa visioni ormai inconciliabili –  la mia piccola azienda di Stonecity, approdai quindi su sponde che avevo già frequentato e amato in passato, sponde che causa pandemia ho dovuto abbandonare (con gran dispiacere di entrambe le parti) dopo quattordici mesi. Ed ora eccomi qui, uomo blues di una (in)certa età caduto in mare e ripescato da una intraprendente e cosmica giovane impresa, scelto per quello che sono al di là delle eventuali competenze professionali; è la prima volta che il blog, la musica Rock, la mia visione delle cose e il senso di Tim per il Blues giocano a mio favore, la prima volta che il link al blog e un video degli Equinox (inviati all’azienda – insieme al curriculum – da chi ha fatto da tramite) mi fanno guadagnare punti. La prima volta che durante i due video colloqui avuti mi è stato chiesto il titolo dell’ultimo libro letto e chi sono i 5 più importanti gruppi Rock della storia, la prima volta che – alla domanda “parlaci un po’ di te” – ho avuto la sfrontatezza e il coraggio di iniziare con “ beh, sono nato nel solstizio d’inverno di alcuni decenni fa in una vecchia stazione dei treni e questa coincidenza ha fatto di me l’uomo di blues che sono”, la prima volta che proprio questo è stato l’elemento vincente. Certo, avevo capito che i personaggi  e l’azienda che avevo davanti erano fuori dall’ordinario e quindi decidere di mettere in campo la Tirellitudine è stato piuttosto naturale, ma si trattava pur sempre di un amministratore delegato, di un presidente e di un responsabile HR …

Goin’ to work again – Magpie Mill Place – gennaio 2021 – foto TT

Ma il blues ha perché tutti suoi, così ora eccomi qui, in un’azienda giovane diretta verso l’iperspazio. Inutile dire che sono il più vecchio, spero non sia per questo che tutti sono così carini, gentili e pieni di premure verso di me, perché dopotutto rimango Tim Tirelli, The King Of The (Massenzatico) Blues, the one and only, baby, eccheccazzo!

Tim’s new job – autoscatto

DOWNTOWN BLUES

Vista la mia nuova avventura lavorativa, vivo adesso il centro di Mutina quotidianamente; in pausa pranzo mi faccio almeno mezz’ora di camminata a passo sostenuto per le vie dell’heart of the city. Riscopro odori, rumori e percorsi che avevo abbandonato dai tempi in cui mi vedevo con Julia. Scopro angoli dell’inner city con bar annesso frequentato da stranieri, piccole comunità che si esprimono in idiomi a me incomprensibili che formano un tessuto sociale arlecchino. Riscopro poi quanto io sia avulso da tanta gente con cui condivido la modenesità e perlomeno l’emilianità. Donne giovani e meno giovani che camminano sui marciapiedi del centro affiancate per due o per tre e che non accennano minimamente a spostarsi quando incrociano qualcuno che viene dalla direzione opposta. Donne vestite secondo la moda odierna che raramente appare vincente: jeans larghissimi, caviglia scoperta, sneakers, cappottazzi verdi. Purtroppo per loro a volte incontrano uomini di blues cagacazzo come me, uomini di blues che – restando correttamente sulla stessa linea di percorso e camminando da soli – non si spostano e contro cui quelle poverette finiscono poi per sbattere.

Oppure in fila davanti alla storica pizzeria da asporto di piazza Mazzini, ora gestita da asiatici. Si entra uno alla volta per pagare alla cassa. Davanti a me madre e figlia, diciamo 43 e 16 anni. Entrambe vestite secondo i dettami della moda di cui sopra e ipnotizzate dai cellulari, si parlano enfatizzando ogni sciocchezza come se si trattasse di piani quinquennali della ex Unione Sovietica. La cassa si libera, tocca a loro, ma non entrano, stanno lì a “pitugnare” (come diciamo noi a Regium Lepidi): “Di chi era il messaggio, di Giorgio?” “Sì, che sciocco” “Ma allora poi cosa facciamo stasera?”. Mi innervosisco, per fortuna si decidono ad entrare; “Allorwa – è un “allora” con molta enfasi – mi fai una marghe, una coi carciofini … Alessia, tu come le vuoi le pizzette, ai funghi? “ Alessia non risponde, sta chattando sul cellulare. Tre persone sospese ad aspettare che la principessa si degni di rispondere: il cassiere asiatico, la madre e l’uomo di blues di Villanona. Va mo là piròuna che s’te fos me fiòla per te la s’cambia!

Continua a leggere