Una cara amica mi regala il libro di un suo conoscente, romanzo d’esordio di un autore modenese. Lo metto in cima alla pila dei libri da leggere … strano, di solito infilo verso la metà i libri che compro e che mi arrivano per poi scegliere quello giusto secondo l’ispirazione del momento … eppure, appena finito “Quando il rosso è il nero” di Qiu Xialong prendo in mano di getto l’Angelo Di Monaco. Provo molto affetto per la mia amica, forse è questa la ragione, fatto sta che mi butto – per il tempo che ho a disposizione da dedicare alla lettura – sulla prima opera di Massimi. Per le prime venti o trenta pagine fatico, trovo il tutto forse un tantino lezioso, ma probabilmente sono solo i miei preconcetti perché poi all’improvviso il libro parte e non si ferma più. La storia si fa avvincente, i personaggi sono delineati con intelligenza e talento, Monaco è descritta con maestria, le pagine scorrono veloci fino a che il finale non si rivela scoppiettante e pieno di colpi di scena. Mamma mia che bel romanzo, che ingegno spettacolare che ha Fabiano Massimi.
La cosa curiosa è che – come spiegato dallo stesso Massimi nella appendice finale – la storia e i personaggi sono veri, tutto combacia con quanto realmente accaduto, per quanto incredibile possa sembrare. Potremmo azzardare che si tratta di un saggio di storia trattato come un romanzo, ma ci sentiremmo in debito con l’autore, perché il lavoro svolto, la bella scrittura, il dono di saper raccontare una storia e di arricchirla con le meraviglie della letteratura fa di Fabiano Massimi un campione della scrittura. Se questo libro è stato l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra del 2019 e se la traduzione in 10 paesi era ancora in corso prima della pubblicazione ci sarà un perché! Su questo blog miserello le 5 T su 5 se le merita tutte. Da non perdere.
Sinossi:
Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio. Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l’appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è «zio Alf», noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le fila dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti. Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un’intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell’appartamento del tutore. Sauer si trova da subito a indagare, stretto tra chi gli ordina di chiudere l’istruttoria entro poche ore e chi invece gli intima di andare a fondo del caso e scoprire la verità, qualsiasi essa sia. Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer, il quale decide di approfondire. Le verità che scoprirà, così oscure da far vacillare ogni sua certezza professionale e personale, lo spingeranno a decisioni dal cui esito potrebbe dipendere il futuro stesso della democrazia in Germania… Sullo sfondo di una Repubblica di Weimar moribonda, in cui si avvertono tutti i presagi della tragedia nazista, L’angelo di Monaco è un thriller in miracoloso equilibrio tra inoppugnabile realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal.
L’autore:
Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, bibliotecario alla Biblioteca Delfini di Modena, da anni lavora come consulente per alcune tra le maggiori case editrici italiane. L’angelo di Monaco è stato l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra 2019.
Bloccati in casa, i più fortunati in smart-working, con il Covid19 che aleggia sulle nostre città, campagne e anime. Situazione che sembra surreale ma che invece è quella con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. Le cifre delle persone positive, di quelle guarite e di quelle morte, gli americani che fanno la la fila davanti ai negozi di armi, un discreta fetta di italiani che se ne frega e cazzeggia per strade e metropolitane senza un motivo preciso, la grande preoccupazione della crisi economica che arriverà, il posto di lavoro a rischio, i campionati di calcio sospesi, gli Europei spostati di un anno, lo spread che s’impenna, le borse che vanno giù. Bergoglio che passeggia per le strade di Roma per andare a pregare davanti a un crocifisso “miracoloso”, l’ex vicepresidente del consiglio – quello che Andrea Scanzi definisce “il cazzaro verde” – che fa una passeggiata con la sua fidanzata invece di stare a casa e attenersi alle regole, il modulo dell’autocertificazione che compiliamo quelle rare volte che dobbiamo uscire a fare la spesa o andare in farmacia. I capelli che crescono, la barba che non viene fatta, l’inquietudine che aumenta. Pur restando razionali, con i piedi per terra e sicuri che tutto questo prima o poi passerà, non ci resta altro da fare per il momento che suonare Autumn Lake nell’angolino preferito della Domus Saurea.
Autumn Lake at the Domus – foto Saura T.
Autum Lake al minuto 03:21
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SERIE TV: I Delitti Del Valhalla
2020VM141 stagione Drammi TV di genere crime
Un detective di Oslo con un passato doloroso torna in Islanda per aiutare una scrupolosa poliziotta a dare la caccia a un serial killer legato a una misteriosa foto.
Appassionato come sono di Nordic Noir non potevo perdermi questa nuova serie islandese, serie che consiglio caldamente.
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Doppiatori che non sanno niente di Rock e di Blues
Nel weekend mi sono riguardato il film Blues Brothers e ancora una volta non ho fatto che scuotere la testa quando il doppiatore fa dire a Elwood “E suonavi l’arpa in cantina”. Possibile che nessuno si fosse chiesto: ma un musicista blues suona l’arpa in cantina? Il fatto è che nel sud degli Stati Uniti la armonica veniva chiamata anche mouth harp, French harp o più semplicemente harp. Il primo nome dell’armonica fu Aeolina (termine che discende dal dio del vento Eolo), strumento poco più che rudimentale composto da qualche canna attaccata ad una placchetta su cui si poggiavano le labbra del suonatore. I suoni erano così dolci e celestiali che venne soprannominata l’Arpa di Eolo. Altro nomignolo che le fu dato è Mouth-harp, arpa a bocca. Da lì, a chiamarla semplicemente arpa il passo fu breve. E’ chiaro che se però in italiano la traduci semplicemente con arpa, la cosa si fa surreale.
Sempre nello stesso film trovo insopportabile – nel doppiaggio italiano – che Jake Joliet Blues (John Belushi insomma) venga chiamato Jack da tutti. Jack (pronuncia gec) è diminutivo di John, Jake (pronuncia geeic) è il diminutivo di Jacob. I dettagli sono importanti, per la miseria!
La giacca gialla dell’Adidas di Brian May nel film Bohemia Rhapsody
Mi sono riguardato anche Bohemian Rhapsody (per la terza volta) e mi sono soffermato sulla giacchetta gialla Adidas che fanno vestire a Brian May. Ne ho subito cercata una ma sul sito italiano di Adidas non è disponibile. Ne ho trovata una su un sito canadese, sono stato ad un passo dall’ordinarla, ma poi il buonsenso è prevalso: pur avendo vuoti esistenziali da riempire, il prossimo futuro sarà durissimo, non è tempo per darsi a spese del genere, maledizione.
Così, in mancanza d’altro sono andato in soffitta a dare un’occhiata alle mie scarpe a tre strisce.
Adidas ne abbiamo? (Ripostiglio blues) – foto TT
Smart Working Blues
Si lavora giocoforza da casa. Sensazione strana. Metto comunque la sveglia, faccio solo una pausa di 10 minuti al mattino e al pomeriggio, cerco di essere ancora più ligio al dovere di quello che sono. Tra le cose positive il tempo risparmiato del viaggio casa-lavoro-casa (1,30 ore al giorno se va bene) e il fatto che se smetto di lavorare alle 17:30, alle 17:35 son già lì che metto un long playing sul piatto.
Tim – Smart Working blues – marzo 2020
Springtime of my blues
Primavera dunque anomala questa passata ai domiciliari. Per fortuna posso passeggiare per le stradine deserte che ci sono vicino alla Domus.
Osservo l’Uomo Morto (il profilo del Monte Cusna, seconda cima dell’Appennino settentrionale con i suoi 2.121 metri) …
L’uomo morto (Cusna) – View from the Domus – foto TT
Il Prunus cerasifera (il marusticano insomma) ormai in fiore …
Cagnetti (Marusticani) in fiore – Domus Saurea marzo 2020 – foto TT
la pollastrella che inizia a sistemare l’orto …
Saura inizia a sistemare l’orto: è primavera – foto TT
e la piccola Minnie in una delle sue rare uscite.
Minnie nell’orto – foto TT
Anche se i tempi sono difficili, è arrivata la primavera.
Tenere il blues a distanza
A furia di pubblicare foto di liquori c’è chi penserà che sono un alcolizzato; fortunatamente non lo sono, non bevo spesso, ma quando lo faccio mi piace farlo bene e con i miei nettari preferiti: bourbon di New Orleans e Rum. E così nei weekend un bicchierino dopo pranzo me lo sparo con piacere, a maggior ragione in queste settimane deprimenti.
Southern Confort alla Domus – Marzo 2020 – foto TT
Rum delle Canarie alla Domus – foto TT
Sul piatto della Domus
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Take care
Bene, siamo giunti alla fine di questo ennesimo post miserello, mi raccomando a voi donne e uomini di blues che leggete questo blog: cautela, mente fredda, razionalità e distanze di sicurezza. Ne usciremo, ma nel frattempo non facciamo cazzate. E come direbbe il piccolo Tim Cratchit in Canto di Natale di Dickens: “che il Dark Lord ci benedica tutti, ognuno di noi!”
In occasione della pubblicazione dell’ultimo album dei suoi amati Angel, ci sentiamo onorati di ospitare sul blog una volta ancora il maestro in persona (Mr Beppe Riva insomma). Welcome back my friend to the blog that never ends.
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Intro
Per quanti hanno vissuto i tempi indimenticabili dell’hard rock americano degli anni ’70, l’inverno 2019 rimarrà nella memoria per il ritorno discografico degli Angel. Chi mi conosce sa che per me hanno rappresentato una splendida “ossessione”, per le ragioni che leggerete, documentate anche da
alcuni scritti “storici” qui riprodotti, con i quali tentai di trasferire ad altri la mia passione. Motivato da questo come-back, dopo anni di inattività avevo a mia volta pensato di farne il pretesto per tornare a scrivere, inaugurando così un progetto che avevo in mente, ma che finora è rimasto nelle intenzioni … Sono trascorsi alcuni mesi, “Risen” non è più una novità ed ho pensato di offrire a Tim questa “celebrazione”, che ha volentieri accettato di pubblicare. Non è stata proposta a nessun altro, non ce n’era alcun bisogno (!),spero che possa piacervi…Un caro saluto ai lettori di Tim Tirelli.
BR
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ANGEL has RISEN from the grave!
di BEPPE RIVA
Solo nelle scellerate fantasie di inconsolabili nostalgici dell’epoca aurea dell’hard rock (i Seventies, tanto per chiarire…) si poteva vagheggiare nel 2019 un nuovo album degli Angel.
Invece, vent’anni dopo l’episodica riunione dell’effimero “In The Beginning”, allestita senza troppi clamori da Frank Dimino con Barry Brandt e qualche mese oltre il 40° anniversario dell’uscita di “Sinful” (1979), autentica pietra miliare pop-metal, ecco risorgere il gruppo dei “Faraoni in seta bianca”, citando un mio scritto di ere geologiche fa, apparso sul Rockerilla nel 1983.
Perché emozionarsi tanto alla notizia di questa storica, quantunque incompleta rifondazione? Ebbene, il quintetto di Washington D.C. emigrato a Los Angeles, sfortunatamente una meteora del rock a stelle e strisce, esordì con un autentico tripudio di innovazione stilistica nel 1975, l’omonimo “Angel”, su Casablanca. Perorava la causa persa di un’eretica “contaminazione”, fra gli slanci trasformistici del progressive, per sua stessa definizione un genere libero dagli schemi,ed il rimbombante suono da “arena” del rock duro, naturalmente riconducibile a strutture più rigide. Gli Angel sono stati il prototipo definitivo del pomp-rock americano, meno debitori verso i modelli prog inglesi rispetto ai pur fondamentali Styx e Kansas, e più originali degli stessi Legs Diamond, efficacissima risposta d’oltreoceano ai Deep Purple. Brani imponenti per magnitudine sonica come “Tower” e “The Fortune”, immortalati nei
primi due albums, ne sono la chiave di lettura.
Nonostante uno spettacolare apparato scenico che si avvaleva di peculiari trucchi illusionistici ed il primato fra i gruppi rivelazione nel referendum della rivista Circus (1976), dove precedevano Boston ed Heart (entrambi destinati a ben superiore risonanza), gli Angel non decollarono mai verso un fragoroso successo. Nemmeno la svolta verso un suono più immediato e senza troppi ornamenti estetizzanti dei successivi “On Earth As It Is In Heaven”, “White Hot” e “Sinful” servì ad incrementarne le quotazioni commerciali, così il “Live Without A Net”, doppio dal vivo del 1980, divenne l’epitaffio degli originali musicisti “angelici” e dei loro Casablanca Years (titolo del cofanetto che racchiude la loro discografia 1975-80, edito da Caroline nel 2018 -nda). Ma il loro testamento artistico è assolutamente significativo, nonostante lo scioglimento avvenga proprio agli albori del decennio che segnerà il boom dell’hard melodico e del glam metal negli U.S.A. : una generazione di musicisti che nel suono come nell’attenzione verso la “posa”, non sarebbero mai stati tali senza l’azione pionieristica degli Angel.
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Venendo ai tempi nostri, avvisaglie della rinascita giungono da Frank Dimino, che nel 2015 torna “in sella” come titolare di un album su
Frontiers dal titolo profetico, “Old Habits Die Hard”…Nel rampante brano d’apertura, “Never Again”, l’assolo di chitarra è opera dell’iconico chitarrista degli Angel, Edwin Lionel “Punky” Meadows.
L’anno successivo è la volta di Meadows nel realizzare “Fallen Angel”(Main Man Rec.) la prima opera solista di una carriera iniziata addirittura nel 1968 con l’esordio dei Cherry People, gruppo pop che doveva rappresentare una risposta americana all’epocale “british invasion”. Dimino restituisce il favore cantando nella versione bonus di “Lost And Lonely”, probabilmente il pezzo di matrice Angel più evidente dopo la loro scomparsa, d’inconfondibile identità melodica.Il sodalizio “Punky Meadows & Frank Dimino of Angel” torna ad esibirsi dal vivo e con questa sigla nel 2018 pubblica un EP (Deko/Main Man)che ripropone le citate “Never Again” e “Lost And Lonely”, oltre all’inedita “Tonight”. Il passo successivo è riappropriarsi del nome Angel con l’inconfondibile logo simmetrica, sebbene solo chitarrista e cantantesi ripresentino della formazione originale. A ben guardare, non èpoco, perché si tratta dei ruoli essenziali di ogni R&R band, inoltrefra i compositori del prezioso repertorio “angelico” manca solo Gregg Giuffria, ormai agiato uomo d’affari in Las Vegas… Un’assenza che indubbiamente pesa, perché a mio avviso si tratta del miglior tastierista di sempre dell’hard rock U.S.A., capace nei momenti topici di riecheggiare iperboli Emersoniane. Rilevante è anche la perdita di Barry Brandt, un drummer mai riconosciuto per il suo reale valore, emulo delle possenti figurazioni ritmiche di John Bonham. Defezionario infine il bassista Felix Robinson (eppure nella line-up di “Fallen Angel”), che aveva sostituito Mickey Jones (al tempo di “White Hot”), poi prematuramente deceduto.
ANGEL: “Risen” (Cleopatra, 2019)
Nel nuovo sestetto, Punky reca con sé un secondo chitarrista, Danny Farrow, ed il collaudato tastierista Calvin Calv (già con gli Shotgun Symphony negli anni ’90); entrambi avevano suonato in “Fallen Angel”, mentre la sezione ritmica è formata da Steve Ojane (basso) e Billy Orrico (percussioni).
Con Punky e Frank a dirigere le operazioni, non sorprende che il nuovo album, “Risen”, si riallacci allo stile più essenziale privilegiato dagli Angel a partire da “On Earth…”, quando lo stesso chitarrista si dichiarò stanco di “castelli e temi mitologici” che caratterizzavano gli esordi.
Sebbene una replica di “Angel Theme” (epilogo con diversi arrangiamenti dei primi due album), inauguri i solchi di “Risen”, le mosse successive, “Under The Gun”, “Shot Of Your Love” e “Slow Down” confermano la scelta di un hard a fuoco rapido, corroborato dagli assoli concisi ed eleganti di Punky e dalla voce di Frank che non ha perso il gusto di stentoree acrobazie, marchio di fabbrica di uno dei cantanti più ingiustamente sottovalutati di sempre. Le tastiere di Charlie Calv rivestono essenzialmente il ruolo di un corposo e raffinato background senza avvicinare i momenti egemonici di Giuffria, ma anche il successore del magistrale Gregg vive il suo momento di gloria, nel brano più nostalgico e forse più avvincente della collezione, quel “1975” che si ispira palesemente alle origini del gruppo. Avviene nella maestosa overture, un fulgido mix sinfonico fra “Can’t Keep From Cryin’” degli American Tears di Mark Mangold e la leggiadra“The Fortune”; come in quest’ultima, le tastiere sfumano nel raffinato arpeggio di Punky e tutto il brano sfoggia intensità passionale, eccedendo solo nell’inciso “sussurrato” da una voce femminile…
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I Nuovi Angeli hanno altre frecce al loro arco, a partire dall’impetuosa “We Were The Wild”, fra gli episodi spiccatamente heavy, con un riff roccioso che ricorda i loro epigoni Dokken, mentre “Desire” cattura l’approccio più vintage, con indizi rivelatori quali l’organo Hammond ed i trascinanti intrecci vocali tipici del pop-metal definitivo di “Sinful”. Da segnalare anche “Punky’s Couch Blues”, un energico incrocio fraarena rock e hard blues, matrice quest’ultima sempre presente nell’opera degli Angel, in brani affini agli Aerosmith dei settanta, basti ricordare “Big Boy” e “Under Suspicion”.
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A suggello di “Risen”, l’ultima corsa spetta ad un perenne cavallo di battaglia qual’é “Tower”, in una nuova versione che ha l’unico torto di esser fin troppo fedele all’originale, ma che conferma gli Angel 2019 ancora degni di confrontarsi con uno splendido passato, su tutti un 68enne Dimino in gran forma! Non solo nella copertina che ripropone il classico appeal dei musicisti in veste bianca, “Risen” è quanto di più vicino si poteva immaginare allo stile rappresentativo degli Angel, ed in quest’ottica è tutt’altro come-back rispetto a “In The Beginning” (dall’anima Zeppeliniana insolita per loro e abusata altrove…). E’ probabilmente appesantito da una durata eccessiva e da qualche episodio in tono minore, peccato originale da quando la durata del CD ha raddoppiato i tempi di un classico LP, ma si tratta di un lavoro concepito e realizzato con grande dignità e senso delle proprie radici, costellato
da lampi di autentica emozione per ogni consapevole fan degli Angel. Una band cruciale per lo sviluppo dell’heavy anni ’80. In Terra…come in Paradiso!
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10 INDIMENTICABILI VOLI ANGELICI CHE NE RIPERCORRONO LA STORIA
di BEPPE RIVA
TOWER (da “Angel”, Casablanca 1975)
All’epoca del debut-album, gli Angel non sfoggiavano il look in “puro bianco” antitetico agli oltraggiosi Kiss ed il nome stesso non si ispirava ad androgine allusioni glam, ma secondo fonti plausibili, all’omonima ballad di Jimi Hendrix!
Affidato alle cure del produttore Derek Lawrence (già con Deep Purple) e del chitarrista Big Jim Sullivan, l’omonimo “Angel” resta il capolavoro heavy-progressive (o se preferite pomp-rock) del quintetto, e l’avvento è celebrato da “TOWER”, uno dei più straordinari manifesti di grandeur rock mai dato alle stampe. Inizia fra effetti siderali di synth da fantascienza, che innestano il turbo del torrenziale drumming di Mr. Brandt, sottolineato da riffs secchi, taglienti…Poi si adagia in magici arpeggi accompagnati dai flussi del mellotron, mentre la voce di Dimino sale in cima alla “Torre” per urlarne tutto il clima
drammatico!
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LONG TIME (da “Angel”, Casablanca 1975)
Altra gemma assoluta dell’opera prima, “LONG TIME” è forse il più consistente omaggio degli Angel al progressive inglese per il dispiegarsi dei fraseggi di mellotron, clavicembalo e chitarra acustica (memori di Moody Blues, King Crimson, Spring!) prima di alzare il volume hard della chitarra di Meadows (un Brian May americano per potenza ed accuratezza espressive) e con Frank Dimino sempre capace di inaudite, inconfondibili evoluzioni vocali.
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THE FORTUNE (da “Helluva Band”, Casablanca 1976) Con il secondo album, “Helluva Band”, le strategie di marketing dell’impresario David Joseph (Toby Org.) vestono i musicisti dei celebri costumi bianchi, con i quali appaiono “incatenati” in copertina. Non cambia però la direzione musicale, che raggiunge l’apice in “THE FORTUNE”, il magnum opus per eccellenza degli Angel, certamente il più grande contributo alla loro causa di Gregg Giuffria, che con gli oltre tre minuti di intro solista diventa un “immortale” per ogni appassionato di stregonerie delle tastiere.
Il fuoriclasse di New Orleans dipinge un affresco musicale dai tratti sconfinati ma cupi e malinconici, con il synth che va e viene con cadenze ipnotiche. L’impianto strutturale è affine allo sfarzo mitologico di “Tower”, che ne resta il termine di paragone più credibile. Per loro stessa ammissione, gli Angel si spendono fin troppo nel realizzare questo masterpiece a discapito del resto dell’album, complessivamente inferiore al debutto.
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THAT MAGIC TOUCH (da “On Earth As It Is In Heaven”, Casablanca 1977) Le “fortune” commerciali non sono però quelle auspicate dal boss della Casablanca Neil Bogart, quindi con il terzo LP “O.E.A.I.I.I.H.” risalta la nuova scritta simmetrica che identifica il nome Angel, ma anche l’abbandono del repertorio di proporzioni epiche, a favore di canzoni più accessibili, dall’orientamento pop-metal. Non a caso il gruppo viene affiancato dal produttore Eddie Kramer, reduce da “R&R Over” dei Kiss. Rappresentativo a riguardo è il singolo “THAT MAGIC TOUCH”, che il gruppo risolve con classe innata, specie nel refraindal ritmo marziale sul quale le tastiere di Giuffria illustrano unapiacevolissima atmosfera baroque-glam.
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WHITE LIGHTNING (da “On Earth As It Is In Heaven”, Casablanca 1977) “On Earth” non è comunque album immediato come si vorrebbe, é denso di episodi dal suono decisamente heavy: esemplare il futuribile, siderurgico funky-metal di “WHITE LIGHTNING”, che merita il confronto con i maestri della specialità Aerosmith. Si tratta di un brano che Punky aveva scritto per i Bux (ex Daddy Warbucks), suo gruppo precedente con Mickey Jones. Il loro unico album “We Come To Play” (prodotto da Jack Douglas) doveva uscire nel 1973 ma la Capitol ne ha congelato la pubblicazione fino al 1976, suscitando le ire del chitarrista che nemmeno appare nella foto di copertina…
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AIN’T GONNA EAT OUT MY HEART ANYMORE (da “White Hot”, Casablanca 1978) Nell’ottica di un rock melodico scandito da maggior pulizia del suono, gli Angel ottengono senz’altro migliori risultati nel quarto “White Hot”, con la complicità del produttore Eddie Leonetti, collaboratore dello stesso Douglas e di altri heavy-rockers di classe, i Legs Diamond. “AIN’T GONNA EAT OUT MY HEART ANYMORE” è la cover di un hit del ’65 degli Young Rascals (che in Italia i Primitives ribattezzarono “Yeeeeeeh!”); gli Angel la trasformano nel loro momento più glam-rock in assoluto e suonano come alter ego raffinati degli Sweet. Vocalità irresistibile, chitarra squillante di Punky, ma il grande pubblico rimane indifferente…
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FLYING WITH BROKEN DREAMS (WITHOUT YOU) (da “White Hot”, Casablanca 1978) Ambizione non troppo segreta degli Angel nel vano assalto a posizioni alte in classifica è quella di emulare la suprema divinità pop della storia, The Beatles. Più che nella corale natalizia di “Winter Song”, Giuffria e i suoi ci riescono nella suggestiva, sentimentale “FLYING WITH BROKEN DREAMS”, dall’arrangiamento apertamente ispirato ai Fab Four. Il crescendo finale era davvero degno di miglior sorte e gettando un ponte fra passato e futuro, prelude squisitamente ai sogni AOR del decennio a seguire.
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DON’T TAKE YOUR LOVE (da “Sinful”, Casablanca 1979) Stanchi delle pressioni commerciali della label,gli Angel decidono di tornare ad apparenze che richiamano la dissolutezza del rock nell’esplicita copertina del nuovo album, programmaticamente intitolato “Bad Publicity”. Ma Neil Bogart respinge titolo e fotografia che simula l’intervento della polizia in una loro camera d’hotel con annessi alcolici e compagnia femminile. Immediatamente ritirato dal mercato, “Bad Publicity” diventa una rarità da collezione, mentre lo stesso contenuto musicale esce a nome “Sinful”, con immagine dei cinque più bianca che mai. Il brano d’apertura, ”DON’T TAKE YOUR LOVE” è fantastico e fa passare in secondo piano l’edulcorato testo romantico di Dimino. Sospinto dal trionfale synth di Giuffria e dalla force de frappe della batteria di Brandt, sfocia in un coro davvero paradisiaco, a testimonianza della qualità compositiva lasciata in eredità dagli Angel alla scena HR californiana.
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WAITED A LONG TIME (da “Sinful”, Casablanca 1979) “Sinful” è considerato da molti il loro miglior disco, certamente il più influente sulla generazione hair metal degli anni ’80. L’impatto di ogni brano è memorabile, da “L.A. Lady” a “Wild And Hot”, ma vi segnalo caldamente “WAITED A LONG TIME” non a caso apripista di facciata (la seconda). Da manuale il riff cromato di Punky, davvero in anticipo rispetto ai tempi (come le chitarre degli Starz di “Violation”) e quell’ariosa vena melodica dal mood nostalgico, tanto tipica nel cantare di Dimino.
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20TH CENTURY FOXES (da “Live Without A Net”, Casablanca 1980) La controversa carriera Casablanca si chiude con il doppio Live, che purtroppo omette la solenne Intro adattata dalla colonna sonora di “Ben Hur” (ascoltatela nei bootleg e nel promo radiofonico “Radio Concert”). Al di là di competenti versioni dei loro classici cult, LIVE WITHOUT A NET si appunta la stelletta di un sorprendente brano dagli impulsi disco, “20TH CENTURY FOXES”, memoria di un’apparizione degli Angel nel film “Foxes” (con Jodie Foster e l’ex cantante delle Runaways, Cherie Currie).Nel costante dualismo con i Kiss, questo exploit “ballabile” viene liquidato come una risposta alla celebre “I Was Made For Loving You”. In realtà “20th Century…” precede di vari mesi l’hit di “Dynasty”, ed è l’ennesimo sintomo di una storia non particolarmente fortunata. Ma anche in questo caso, è la conferma di un eclettismo speciale e di un’istintività melodica che renderanno gli Angel dei campioni assoluti striktly for konnoisseurs!
Di questo soundboard ne discuto con il mio amico – illustre LZ live recording collector e high level Led Head Amduscia – ormai da diversi anni, da quando insomma ci arrivò la notizia – tramite le nostri fonti – della effettiva esistenza nelle mani della Empress Valley di questo gioiellino e finalmente oggi possiamo godere di questa registrazione soundboard mai sentita prima. Ah, se penso ad alcuni lustri fa quando scambiavo cassette live dei LZ tramite la rete esoterica che avevo tessuto in tutto il mondo e mi accontentavo spesso di registrazioni audience con qualità assai discutibile quando poi negli ultimi anni la Empress Valley Supreme Disc (la mitologica etichetta bootleg nipponica) ha pubblicato parecchi sounboard subito messi a disposizioni della rete dai più generosi… che cambiamento … ormai anche un soundboard di questa portata ci sembra normale amministrazione. Questo nuovo bootleg non è completo, ma poco importa visto che contiene una larga porzione del primo show tenuto alla Festival Hall di Osaka il 28/09/1971. Quello del 1971 in terra giapponese è un tour ritenuto leggendario dai fan dei LZ, il gruppo era probabilmente all’apice delle sue potenzialità, Robert Plant cantava come forse mai nessun altro cantante hard rock aveva mai cantato, il gruppo era coeso, spiritato, divertente, LZ IV stava per essere pubblicato, insomma si era nel periodo d’oro non solo del gruppo ma anche della musica Rock.
AVVERTENZE: per assaporare appieno un bootleg occorre mettersi nella giusta predisposizione d’animo e creare l’atmosfera adatta. Leggo i primi commenti di altri fan (?): “Carino“, “niente male” etc etc…e rimango basito. Non è sufficiente sentire la cosa a pezzi e bocconi, è indispensabile mettersi di buona voglia, preferibilmente in cuffia, riservarsi uno spazio di tempo adeguato e precipitare laggiù negli anni settanta al cospetto di sua maestà il Rock!
La registrazione inizia con la coda dell’assolo di Page in Heartbtreaker (manca dunque la Immigrant Song e la prima parte di HB appunto). Il secondo assolo (quello in cui JPP è accompagnato da Jones e Bonham) è la solita tormenta elettrica. Non appena rientra Plant non ci si può che accorgere della potenza vocale del cantante.
RP: Arigato. Tonight, tonight you will be happy. And so will Phil Carson. This is, uh, this is indeed a pleasure. We had a wonderful, we came from Hiroshima yesterday and, uh, your glorious train was really far out. Long big train with many sleeping and things like that and such. Good milk. And, uh, so we’re in top spirits and, uh, to avoid walking in more bullshit, we’ll go straight on. This is called ‘Since I’ve Been Loving You.’
Ascoltare la batteria d John Bonham in modo così chiaro in Since I’ve Been Loving You è una cosa meravigliosa. Tutto è ben bilanciato, piano elettrico/organo e pedaliera basso perfettamente udibili. Bonham è incontenibile e la voce di Robert Plant è una lama al calor bianco che ti entra il cervello. Il Dark Lord è ispirato e bravo, molto bravo, seppur a tratti un po’ sporco (ma lo sappiamo, è una delle sue caratteristiche). Durante l’assolo di chitarra John Bonham non sta fermo un attimo.
RP: Arigato. I have a terrible problem with my shoes nightly. They keep coming undone. But we, uh, tonight you’ll be more than happy and, thank you. This is one from many moons ago. It’s called, uh, no, I’ll leave you to guess. Mr Jones? Good evening. Right on. This is a thing, in about three weeks time we’ll have a, a new LP coming out, by the fourth album, and, uh, this is one of the tracks from it. It’s called ‘Black Dog.’
LED ZEPPELIN IV non era ancora uscito in quei giorni e chissà cosa ne pensava il pubblico dei nuovi pezzi. Out On The Tile intro/ Black Dog è suonato con la cazzimma tipica dei LZ del 1971. Semplicemente magnifici!
RP: Wait a minute. Um, this is one from about the same time as that. When we, uh, this is the guy, him. Totally different, right. John Paul Jones.
Dazed And Confused live è musicalmente il consueto portento occulto, 30 minuti di interazioni elettriche atte ad evocare il suono delle profondità cosmiche. Nel finale magmatico fuoriesce anche Third Stone From The Sun di Jimi Hendrix.
RP: Yeah goodevening, you must wake up, wake up. This is indeed a great and most honorable pleasure. Far out, man. This is another track off the fourth album, uh, and, um, this, uh, takes on an entirely different mood, really, to anything that we’ve ever done before. And, uh, it’s called ‘Stairway To Heaven.
Stairway To Heaven è eseguita con una purezza ed un candore commoventi.
Col secondo disco inizia l’avanspettacolo: cazzeggio, improvvisazioni di pezzi altrui, la gioia di vivere … un portento insomma.
RP: Arigato. Good evening! You are too quiet. Much too quiet. Dishonorably quiet. It’s not cool. Not far away to the East there is, uh.
Plant sta ancora parlando e Page accenna a Please Please Me (Beatles), Robert non si fa pregare e abbozza il pezzo dei Fab Four. Non contento si butta in From Me To You (Beatles) presto seguito da tutto il gruppo. Uno spasso. Jimmy poi parte con l’intro di Celebration Day e il piombo zeppelin pieno di groove prende di nuovo il sopravvento. Che schianto di band! John Paul Jones superlativo.
Il set acustico inizia con Bron-YR-Aur Stomp a cui è collegata That’s The Way. In quest’ultima Robert a volte si lascia andare a strilli calibrati che ti capovolgono.
LZ Osaka sept 1971
RP: Arigato. Thank you. Thank you. Um, this, this next song is, um, another one from the fourth album. And, uh, this is, uh, no, it’s nothing to do with that at all, man. No, no, now listen, you’ve got to wait. …, there’s no more use saying that. That’s all you know in English. I know a little bit more, you see? Now this is off the fourth album and it’s a sitting down one. ‘Cuz I must have sat through about thirty times for us at two each. If I have spoken more English over here than I ever did in America, it just means I’m happier here, no … ever the same way out. So this is called, uh, ‘Going To California.’ Which is, California being, uh, somewhere between here and the lost continent of Doom (?) and, uh, Atlantis, and, uh, the British Isles. Nevertheless, some people go there. In fact, in California, there is a place called San Francisco and, uh, San Francisco is, uh, I mean, uh, I really wish it could be …, promise they’re not on stage, but it was a wonderful place, so, ‘Going To California.’
Page cambia accordatura – on stage, in diretta, aiutato dal mandolino di Jones – per Going To California. La versione del pezzo è estesa, oltre 8 minuti, parecchi i momenti strumentali sostenuti da chitarra e mandolino; è chiaro che il pezzo in versione live è ancora in divenire, i due musicisti provano e improvvisano, cercano le vie giuste per rendere al meglio questo celestiale quadretto acustico.
RP: Arigato.
Page cambia chitarra acustica, controlla e aggiusta l’accordatura e quindi parte con un bel giro di fingerpicking. Poi Robert si lancia in We Shall Overcame, momento da brividi che continua con Tangerine, versione chitarra voce con Jimmy che nel ritornello canta insieme a Robert. Altro accenno al fingerpicking e quindi i due partono con Down By Th Riverside. Trattasi di spiritual della metà del 1800, pubblicato per la prima volta sembra nel 1918 in una raccolta di canti delle piantagioni. Canzone tra l’altro dai toni pacifisti. Nel corso del pezzo Jones aggiunge l’organo e quindi la pedaliera basso. I LZ non smettono mai di sorprendere.
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Altro siparietto country prima di ripartire col Rock di What Is And What Should Never Be.
RP: Good evening! It’s our greatest and, uh, most honorable, uh, pleasure, as often as possible, and, uh, I don’t know how you say it in …, but in English, ladies and gentlemen, it’s your old friend, for a summer season, ladies and gentlemen, John Bonham, ‘Moby Dick!’
Moby Dick chiude il bootleg con la sua inesorabile carica percussiva.
RP: John Bonham! ‘Moby Dick!’
All’appello mancano: Whole Lotta Love (+medley) / C’mom Everybody / Hi-Heel Sneekers / Communication Breakdown.
Original Festival Hall – Osaka.
Registrazione dunque da avere a tutti i costi per tornare a sognare e per potersi rendere conto una volta di più di che cosa era la musica Rock e i Led Zeppelin nel 1971. BEST BAND EVER!
I am discussing this soundboard with my friend – illustrious LZ live recording collector and high level Led Head – Amduscia for several years now, since in short we got the news – through our sources – of the actual existence in the hands of the Empress Valley of this little gem and finally today we can enjoy this soundboard recording never heard before. Ah, if I think of a few decades ago when I was exchanging LZ live recordings on cassettes through the esoteric network that I had woven all over the world and I was often satisfied with audience recordings with very questionable quality when then in recent years the Empress Valley Supreme Disc (the mythological Japanese bootleg label) has published several sounboards immediately made available to the network by the most generous … what a change … now even a soundboard of this magnitude seems routine. This new bootleg is not complete, but it does not matter since it contains a large portion of the first show held at the Osaka Festival Hall on 09/28/1971. Japan 1971 is a tour considered legendary by LZ fans, the group was probably at the peak of its potential, Robert Plant sang like perhaps no other hard rock singer had ever sung, the group was cohesive, spirited, funny, LZ IV was about to be published, in short it was the golden age not only of the group but also of Rock music.
WARNINGS: to fully enjoy a bootleg, you need to put yourself in the right frame of mind and create the right atmosphere. I read the first comments of other fans (?): “Cute“, “not bad” etc etc … and I am disgusted. It is not enough to hear the thing in pieces and bits, it is essential to put yourself in good will, preferably with the headphones on, reserve an adequate space of time, surrender and precipitate down over there in the seventies in the presence of his majesty Rock music!
The recording starts with the solo of Page in Heartbtreaker (therefore the Immigrant Song and the first part of HB are missing). The second solo (the one in which JPP is accompanied by Jones and Bonham) is the usual electrical storm. As soon as Plant returns, one cannot but notice the vocal power of the singer.
RP: Arigato. Tonight, tonight you will be happy. And so will Phil Carson. This is, uh, this is indeed a pleasure. We had a wonderful, we came from Hiroshima yesterday and, uh, your glorious train was really far out. Long big train with many sleeping and things like that and such. Good milk. And, uh, so we’re in top spirits and, uh, to avoid walking in more bullshit, we’ll go straight on. This is called ‘Since I’ve Been Loving You.’
Listening to John Bonham’s drums so clearly in Since I’ve Been Loving You is a wonderful thing. Everything is well balanced, perfectly audible are electric piano / organ and bass pedal. Bonham is uncontainable and Robert Plant’s voice is a whitewashed blade that enters your brain. The Dark Lord is inspired and good, very good, albeit at times a little dirty (but we know, it is one of his characteristics). During the guitar solo John Bonham does not stand still for a moment.
RP: Arigato. I have a terrible problem with my shoes nightly. They keep coming undone. But we, uh, tonight you’ll be more than happy and, thank you. This is one from many moons ago. It’s called, uh, no, I’ll leave you to guess. Mr Jones? Good evening. Right on. This is a thing, in about three weeks time we’ll have a, a new LP coming out, by the fourth album, and, uh, this is one of the tracks from it. It’s called ‘Black Dog.’
LED ZEPPELIN IV had not yet come out in those days and who knows what the public thought of the new pieces. Out On The Tile intro / Black Dog is played with the typical LZ “cazzimma*” of 1971. Simply magnificent!
*(Napoletanity is something difficult to explain – as the famous “cazzimma”, they are feelings more than simple words, untranslatable terms, guttural sounds, soul assonance. Anyway think about something like cocky/badass attitude. ED)
RP: Wait a minute. Um, this is one from about the same time as that. When we, uh, this is the guy, him. Totally different, right. John Paul Jones.
Dazed And Confused live is musically the usual occult wonder, 30 minutes of electrical interactions designed to evoke the sound of the cosmic depths. Jimi Hendrix’s Third Stone From The Sun also emerges in the magmatic ending.
RP: Yeah goodevening, you must wake up, wake up. This is indeed a great and most honorable pleasure. Far out, man. This is another track off the fourth album, uh, and, um, this, uh, takes on an entirely different mood, really, to anything that we’ve ever done before. And, uh, it’s called ‘Stairway To Heaven.
Stairway To Heaven is performed with moving purity and candor,
With the second disc, the vaudeville begins: fooling around, improvisations of other people’s songs, the joy of living … in short, a portentous.
RP: Arigato. Good evening! You are too quiet. Much too quiet. Dishonorably quiet. It’s not cool. Not far away to the East there is, uh.
Plant is still talking while Page mentions with the guitar Please Please Me (Beatles), so Robert sing a small bit of the Fab Four’s song. Not yt happy he throws himself in From Me To You (Beatles) soon followed by the whole group. A real treat. Jimmy then starts the intro of Celebration Day and the zeppelin leaded groove takes over again. What a band! John Paul Jones is superlative.
The acoustic set begins with Bron-YR-Aur Stomp to which That’s The Way is connected. In the latter Robert sometimes lets himself go to calibrated shrieks that turn you upside down.
LZ Osaka sept 1971
RP: Arigato. Thank you. Thank you. Um, this, this next song is, um, another one from the fourth album. And, uh, this is, uh, no, it’s nothing to do with that at all, man. No, no, now listen, you’ve got to wait. …, there’s no more use saying that. That’s all you know in English. I know a little bit more, you see? Now this is off the fourth album and it’s a sitting down one. ‘Cuz I must have sat through about thirty times for us at two each. If I have spoken more English over here than I ever did in America, it just means I’m happier here, no … ever the same way out. So this is called, uh, ‘Going To California.’ Which is, California being, uh, somewhere between here and the lost continent of Doom (?) and, uh, Atlantis, and, uh, the British Isles. Nevertheless, some people go there. In fact, in California, there is a place called San Francisco and, uh, San Francisco is, uh, I mean, uh, I really wish it could be …, promise they’re not on stage, but it was a wonderful place, so, ‘Going To California.’
Page changes tuning – on stage, live, aided by Jones’ mandolin – for Going To California. The version of the piece is extended, over 8 minutes, several instrumental moments by guitar and mandolin; it is clear that the piece in live version is still in progress, the two musicians try and improvise, looking for the right ways to make the best of this celestial acoustic picture.
RP: Arigato.
Page changes acoustic guitar, checks and adjusts the tuning and then starts with a nice fingerpicking sketch. Then Robert begins We Shall Overcame, a thrilling moment that continues with Tangerine, guitar/vocals version with Jimmy who sings with Robert in the refrain. Beautiful. Another hint of fingerpicking and then the two start Down By Th Riverside. This is a spiritual from the mid-1800s, published for the first time in 1918 in a collection of plantation songs. this song, among other things, has pacifist tones. Jones adds the organ and then the bass pedal. LZ never cease to surprise.
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Another country tease before What Is And What Should Never Be.
RP: Good evening! It’s our greatest and, uh, most honorable, uh, pleasure, as often as possible, and, uh, I don’t know how you say it in …, but in English, ladies and gentlemen, it’s your old friend, for a summer season, ladies and gentlemen, John Bonham, ‘Moby Dick!’
Moby Dick closes the bootleg with his relentless percussive charge.
RP: John Bonham! ‘Moby Dick!’
The missing tracks: Whole Lotta Love (+ medley) / C’mom Everybody / Hi-Heel Sneekers / Communication Breakdown.
Original Festival Hall – Osaka.
Live recording therefore to have at all costs to be able to return to dream and to be able to realize once more what Rock music and Led Zeppelin was in 1971. BEST BAND EVER!
All’improvviso qualcuno carica su youtube un filmato amatoriale dei Led Zeppelin ripresi a Tokyo il 23 settembre 1971 in qualità mai vista prima e tu a momenti non ti ribalti sulla sedia. Mi meravigliano sempre queste novità, quando meno te l’aspetti escono audio-video fino a ieri impensabili. Che meraviglia i Led Zeppelin nel settembre del 1971!
Suddenly someone uploads on Youtube an amateur footage of Led Zeppelin filmed in Tokyo on September 23, 1971 in a never seen before quality and you almost fall on the ground. I am always amazed at these news, when you least expect it, audio-videos of this calibre come out out of the blue. What a wonder the Led Zeppelins in September 1971!
In questi ultimi giorni mi sono arrivati messaggi di alcuni lettori del blog che si dicono preoccupati per il lungo silenzio, per l’inattività, per il blues dell’assenza. Ne riporto uno su tutti “Tutti i giorni apro il tuo blog, ma non scrivi più? Guarda che ti seguo sempre, dal 2011, sul blog, e poi il tuo diario … mi manca.”
Ringrazio tutti, di cuore. Il fatto è che il cambio di lavoro (dell’estate scorsa) ha modificato la mia vita, naturalmente non ho più la libertà che avevo un tempo e questo mi porta a dedicare meno tempo al blog, alla lettura, alla scrittura, alla chitarra, alla band. Di solito torno a casa tardi, una doccia, una piatto di pasta, un serie TV e poi a letto. Per un uomo di blues di una incerta età essere costretto a cambiar lavoro, per incompatibilità di visioni e vedute e in pratica ricominciare da zero in una unità produttiva di una grande azienda, è un passo non esattamente semplice da compiere. Ci si ritrova in un vortice mica da ridere che condiziona poi immancabilmente la vita privata. Intendiamoci, grato sono alla azienda che ha raccolto l’uomo di blues caduto nel mare che sono, dico solo che un cambiamento del genere genera forti scossoni. Detto questo, oggi (sabato) mi son svegliato alle 5 coi vostri messaggi in testa, così poco dopo mi son messo qui al computer per riprendere il discorso interrotto un mese fa. Già una assenza discretamente lunga, ma a tratti credo fisiologica per un blog in vita ormai da più di nove (nove!) anni. A proposito, non appena ho scritto assenza mi è subito tornato in mente un oscuro bootleg dei LED ZEPPELIN, bootleg che posseggo da quattro decenni la cui copertina ha (s)formato ciò che sono … e poi uno si chiede perché si diventa uomo di blues …
Quindi ancora grazie a tutti per il gentil pensiero, come vedete sono ancora vivo e vegeto, Still Alive And Well per citare il mio amato Johnny Winter e l’omonimo pezzo scritto da quel rinnegato di Rick Derringer e apparso sull’album omonimo del 1973 di quello che considero il trio Rock (guitar based) a me più caro: Johnny Winter chitarra e voce, Richard Hughes alla batteria, Randy Jo Hobbs al basso; qui dal vivo in studio:
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Netflix vuole fare la serie tv dell’Eternauta
Ragazze e ragazzi, che notizia. Uno dei fumetti che ho amato di più, laggiù negli anni settanta, pubblicato per la prima volta da Lanciostory. Una vera meraviglia. Speriamo davvero l’idea si concretizzi.
Serie franco-belga e davvero magnifica. Un poliziesco tra esoterismo e soprannaturalità trasmesso da Amazon TV/Netflix. Non è roba per mammolette, bensì peer uomini e donne di blues pronti a tutto. Da vedere assolutamente. Attori bravissimi, soggetto riuscitissimo, serie fighissima. Whole lotta hyperboles lo so, ma questa serie le merita tutte.
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Nella mitologia celtica, Cernunnos era lo spirito divinizzato degli animali maschi cornuti, specialmente dei cervi, un dio della fecondità, della virilità, della caccia, della guerra, dell’abbondanza, degli animali, della natura selvaggia e anche della morte e l’oltretomba
SERIE TV: River
Miniserie britannica trasmessa dalla BBC e qui in Italia da Netflix con protagonista il grande Stellan Skarsgård: nella parte appunto di John River, tenente pieno zeppo di blues. Anche questa la consiglio caldamente.
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SCARLET PAGE PHOTOGRAPHY
Benché la nostra Scarlet (“nostra” in quanto figlia del Dark Lord) sia una brava fotografa musicale dal piglio moderno e attuale, a volte trae ispirazione dalla sua legacy personale… qui sotto una sua bella fotografia dei Black Velvets che fanno il verso ad un gruppo che qui amiamo moltissimo, il cui secondo album capeggia anche nel logo di questo blog disgraziato. Ad ogni modo, brava Scarlet, mi piace molto questo tocco moderno legato in qualche modo al passato stellare degli anni settanta.
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Cat tales alla Domus
La vita coi gatti qui alla Domus Saurea continua in maniera più o meno idilliaca. Minnie si è ripresa perfettamente dall’operazione ed è tornata ad essere la solita gattina innamorata di me. Non appena entro in camera lei corre, salta sul letto, si sdraia e reclama la sua dose di coccole. Vuole sentirmi vicino e che la rassicuri sul fatto che non la lascerò mai. La sera poi non vede l’ora che sia tempo di andare a letto, appena mi corico, mi salta sul petto, si sdraia su di me e sta lì a fissarmi, rendendomi difficoltosa le lettura dei libri. è una gattina straordinaria, piena di blues ma sempre pronta a dimostrami il suo affetto. Sono un umano fortunato e grato al dio del Blues che la ha (so)spinta ad approdare qui circa sei mesi fa.
Tim & Minnie in the night -autoscatto
Minnie – autunno 2019 – foto TT
Strichetto, Raissa, Ragni e Spavve stanno bene; come sempre Palmiro, il capo colonia, domina e controlla il territorio. Da un po’ gironzola qui intorno un altro gatto nero più grosso di lui, ma Palmir è impavido e lo scaccia regolarmente. Quando è in casa non perde occasione per infilarsi in ogni scatola vuota disponibile.
Insomma, la vita con sei gatti qui alla Domus Saurea continua.
KEN PARKER con La Repubblica – L’Espresso
Continuano le uscite della bella edizione a cura di La Repubblica – L’Espresso del fumetto Ken Parker, personaggio creato da Berardi e Milazzo negli anni settanta da sempre nel nostro cuore ed ispirato al Robert Redford del film Jeremiah Johnson. Spero che guardando queste belle copertine qualche lettore o lettrice -ancora ignaro/a di cosa si stia perdendo- sia attratto/a e decida di provare così ad acquistare questo caposaldo del fumetto d’autore italiano, magari per poi aggiungersi al piccolo esercito dei 25.000 kenparkeriani di ferro di cui mi vanto di far parte.
Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020
Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020
Ken Parker – edizione La Repubblica-L’Espresso 2020
Foto fighe dei Led Zeppelin: Copenhagen 1979
Scovo sul web alcune foto dei LZ che non avevo mai visto. Sono scatti offstage del luglio del 1979, la band si trovava a Copenhagen per un paio di show più o meno segreti vissuti come warm up ai due concerti di Knebworth del 4 e 11 agosto 1979. Trattasi tra l’altro – questi di Copenhagen – dei concerti migliori del gruppo nel periodo 1979/1980.
LZ Copenhagen july 1979
LZ Copenhagen july 1979
LZ Copenhagen july 1979
LZ Copenhagen july 1979
Led Zeppelin Copenhagen 24-7-1979
Led Zeppelin Copenhagen 24-7-1979
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Sul piatto della Domus
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Il blues al tempo del virus
Sono settimane strane queste a causa del Covid19, come mi ha scritto il nostro Polbi in un messaggio “…speriamo bene. Sembra qualcosa a metà tra un fumetto di Dylan Dog e una commedia italiana un po’ surreale degli anni settanta”. Vi raccomando cautela, rispetto delle disposizioni sanitarie, razionalità e piedi per terra. Passerà anche questa ma temo serviranno ancora un paio di mesi prima di scorgere qualche segnale positivo. Nel frattempo speriamo che questo virus maledetto non faccia troppi danni, da tutti i punti di vista. Teniamoci a distanza ma stretti.
NB: i termini inglesi usati vanno letti in senso ironico. Non siamo puristi, ma per questo blog l’italiano e le altre lingue romanze continuano ad essere le più belle del mondo. Grazie. Merci. Gracias. Obrigado. Mulțumesc.
Terzo capitolo de Le Inchieste dell’ispettore capo Chen, terzo romanzo riuscitissimo di Qiu Xiaolong. Continua il mio approfondimento circa la conoscenza della Cina, della sua sua storia, dei suoi usi e costumi grazie a questi ottimi thriller.
La terza inchiesta dell’ispettore Chen. Temporaneamente in congedo per avere accettato l’offerta di un ricchissimo imprenditore legato alle triadi, Chen affida al collega Yu le indagini di un nuovo delitto «politico»: Yin Lige, scrittrice dissidente vittima della rivoluzione maoista, è stata soffocata nella sua stanza. Un caso per la squadra speciale, su cui il Partito vuole la massima discrezione. “I gialli di Qiu sono il modo migliore per conoscere la Cina contemporanea. Sarete conquistati dalla trama poliziesca, dal cibo, la poesia, gli intrighi della politica e dalla riuscitissima figura dell’ispettore capo Chen”
The days of the hen blackbird (i giorni della merla insomma) sono passati, secondo la credenza sarebbero i giorni più freddi dell’anno ma, non essendoci nessuna prova scientifica, il tipetto rompiscatole che sono se ne infischia; il fatto che conta è che siamo ormai in febbraio, uno dei mesi neutri che mi dispongono in un blue mood indefinito.
Antique illustration of Blackbird (Turdus merula)
Succede anche a Polbi, il nostro inviato giramondo che cerca di dipanare la sua vita tra Detroit, Roma (♥) e U Scigghiju. L’ho sentito l’altra sera e mi diceva che febbraio proprio non lo regge, che grazie a questo mese ha l’animo indolente; gli ho risposto che essendo al momento nel posto in cui era non poteva aspettarsi nulla di diverso: Scylla dopotutto è la cagna, il mostro misterioso responsabile delle tempeste che rendono difficilissima la vita dei naufraghi come noi. Già abbiamo i nostri blues feroci, se poi dobbiamo anche tener testa a – come scritto nell’Odissea – una ninfa marina che per gelosia fu trasformata da Circe in un mostro mentre faceva il bagno in una caletta presso Zancle (l’odierna Messina) e che al posto delle gambe aveva sei teste di cane che latravano e lunghe code di serpente beh allora possiamo chiudere baracca e burattini e andarci a dissolvere in cometa. Per fortuna che esistono i Led Zeppelin e il Southern Comfort … metti su Physical Graffiti e ti versi due dite del nettare degli dei made in New Orleans e la prospettiva della vita cambia in maniera radicale.
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KEN PARKER BLUES
La Repubblica ha iniziato a ripubblicare Ken Parker, per chi scrive il fumetto dei fumetti, personaggio cardine per la vita spirituale di questo blog. Soliti remaster per spillare soldi ai 25.000 kenparkeriani italiani che dal 1977 vivono in sintonia con Lungo Fucile, o fisiologiche ristampe atte a mantenere viva la cultura, il bel disegno e l’arte dello scrivere? Io non ho dubbi. L’unico appunto che faccio a Repubblica è aver iniziato con uno speciale come Un Principe Per Norma, numero difficile e fuori dalla strada classica di Ken, numero che potrebbe spingere i meno coraggiosi a non continuare la raccolta. Ad ogni modo chi, tra le donne e gli uomini di blues, volesse provare lo Utah blues di cui ogni tanto parliamo su questo blog, quel Jeremiah Johnson feel a cui siamo tanto affezionati, può gettarsi a capofitto tra le pagine di questo fumetto straordinario, magari saltando il primo numero appunto.
TT – Domus Saurea Feb 2020
4 ANNI SENZA BRIAN
Il 5 febbraio scorso non è stato un giorno semplice, benché fossero già passati quattro anni dal lungo viaggio intrapreso da Brian verso le profondità cosmiche, ho avuto momenti di commozione fortissima. Mi sono pure nascosto nel bagno dell’ufficio per celare gli occhi umidi che a stento trattenevano grosse e calde lacrime. Nell’occasione sono rispuntate due sue vecchie foto scattate presumibilmente tra la fine degli anni quaranta e l’inizio degli anni cinquanta, vederlo così giovane, carico e con quell’aria da badass – come direbbero gli americani – sorrido e mi chiedo se io abbia mai davvero capito e saputo chi cavolo era mia padre. Ad ogni modo, I miss you old man Brian.
Il giovane Brian – fine anni 40 / inizio anni 50
Il giovane Brian – fine anni 40 / inizio anni 50
I RAGAZZI DELLA VIA PO
Ormai sette mesi passati nel nuovo posto di lavoro. Continuo ad essere immerso in un vortice lavorativo che ha dell’incredibile. A pranzo di solito vado in mensa con altri quattro smandrappati, due li conoscevo già dai miei dieci anni precedenti passati nell’azienda in questione tra il 1989 e il 2000, e di due ho fatto la conoscenza nel luglio scorso. Uno tra l’altro lavora nello mio stesso ufficio. Il nostro è un rapporto maschio, ci sfottiamo a vicenda, non appena abbiamo un qualsivoglia atteggiamento delicato scatta il “sei una nuffia” alternato a “sei una nasa“, sciocchi atteggiamenti un po’ maschilisti che però non hanno nulla a che vedere con l’omofobia, giochiamo semplicemente a fare i vecchi emiliani di una volta (e a proposito: tempo mi hanno chiesto “Tim, tu ci vai a sciare” e io “An s’è mai vest Johnny Winter andèr a scièr” … non si è mai visto Johnny Winter andare a sciare… e adesso anche loro sanno chi è e nominano spesso il Texas Tornado).
Ad ogni modo non sono appassionati di musica come lo siamo noi frequentatori di questo blog, la musica non è certo il punto focale delle loro vite, dunque spesso parliamo di calcio, di fighe, di serie TV, di politica e di acquisti online di sportwear fatti per riempire vuoti esistenziali.
Qualche settimana fa – mentre attorno ad un tavolo stavamo degustando le prelibatezze della Mensa Rita della Polisportiva Corassori – chiedo ad ognuno di loro “Ma insomma, si può sapere quali sono i vostri film e i vostri artisti o gruppi preferiti? E non tirate fuori nomi e titoli da nuffie … “.
MrPappa sceglie Blade Runner e Lucio Dalla, Mr Pavlèn C’era Una Volta In America e i Pink Floyd, MrCasalgrandeUberAlles Pulp Fiction e gli U2 e infine MrMyBestFRiend sceglie Il Diritto di Contare e David Bowie. Quest’ultimo poi l’altro giorno a pranzo mi chiede se conosco i Primal Scream. Oh, e io che credevo di uscire con degli squinternati senza speranza!
PS: A loro volta mi chiedono le mie scelte e io naturalmente rispondo Jeremiah Johnson e Led Zeppelin. I Led Zeppelin anche anche ma l’impressione è che non sappiano proprio cosa sia il film Jeremiah Johnson … smandrappati, cazzo!
RIEMPIRE VUOTI ESISTENZIALI ACQUISTANDO SUI SITI DI ADIDAS, PUMA E DIADORA
Il blues degli acquisti online di indumenti e scarpe sportivi per il lifestyle quotidiano per cercare di riempire vuoti esistenziali è sempre ben presente qui alla Domus Saurea. Dopo aver visto Rocket Man, il film su Elton John, ho preso una sbandata per la Puma, rapporto però interrotto al secondo ordine quando il pacco a me indirizzato non è mai arrivato. Il corriere UPS – che sulla pagine della sede locale UPS ha recensioni terribili – dice che il pacco è stato consegnato a “Tirelli”, ma a me o ai mie vicini nessuno ha mai portato nulla. Ho scritto alla Puma, stanno investigando ma dopo 15 gg ancora non ho notizie benché io continui ad incalzarli. Non sono figlio di 100 euro ma è una cosa che mi fa incazzare, sto anche pensando di rivolgermi alla Federconsumatori o a un avvocato. Ho virato allora sulla Diadora, con risultati soddisfacenti. Mi sono imposto però di non fare nessun ordine in febbraio. Devo smetterla con questi atteggiamenti ossessivi-compulsivi per dio (per Page, insomma)!
RIVISTE D’AERONAUTICA
Ieri, sabato, diretto alla Coop per la spesa settimanale con la pollastrella, mi fermo in quella che sta diventando la mia edicola di riferimento di Regium Lepidi. Compriamo i soliti tre quattro etti di fumetti, un paio di quotidiani e facciamo due chiacchiere con l’edicolante circa i prodotti che ha in vendita e che sono prodotti dalla azienda per cui lavoro oggi. Usciamo, do un’occhiata alle vetrate dell’edicola e noto che sono piene di riviste che parlano di aeronautica. Ma c’è davvero un pubblico per quel tipo di riviste? Ci sono realmente appassionati che si interessano di quelle cose? Evidentemente sì, è solo che io sono così preso dai miei interessi che quelli degli altri mi sembrano alieni. Povero me.
EDICOLA -Regium Lepidid – foto TT
EDICOLA -Regium Lepidid – foto TT
LIBRI SUL COMODINO
Niente, ogni sera prima di andare a dormire do un’occhiata sulla pila di libri che ho sul comodino e mi addormento contento.
LIBRI DA LEGGERE – Domus Saurea feb 2020 – foto TT
CAT TALES AT THE DOMUS
Minnie è stata sterilizzata, era andata in calore ed era diventata ingestibile. Dopo due giorni di digiuno oggi ha iniziato a mangiare qualcosa e a bere, ma è ancora sofferente e mi guarda come se si sentisse tradita. Cerco di dirle che è un brutto mondo e che lo abbiamo fatto per il suo bene, ma non sembra convinta. Adesso è qui di fianco a me, mentre scrivo queste righe miserelle lei se ne sta accovacciata a stemperare chissà quali blues.
Minnie – febbraio 2012- foto TT
Stricchi la abbiamo data per un paio di settimane ad una amica, con Minnie in queste condizioni sarebbe stato troppo pericoloso averla qui visto che la Stricchi ha l’istinto del killer verso le altre gatte, soprattutto la MInnie appunto.
Stricchi vs il ragno assassino – foto TT
Palmir invece è il solito gatto sentimentale. Durante tutto il giorno pattuglia i suoi territori rincorrendo e scacciando gli altri gatti maschi che ci sono nei dintorni, ma alla sera appena mi vede sul divano viene a sdraiarsi sul mio petto in cerca di risposte che io non so dargli: chi siamo, dove andiamo, che cazzo ci facciamo su questo pianeta nel buco del culo dell’universo. Palmir è un vero gatto blues.
Tim e Palmiro – Domus Saurea feb 2020 – autoscatto
Sitting and Thinking – Palmiro – Domus Aurea feb 2020 – foto TT
MEADOW’S LITTLE CHURCH
Mattina di gennaio, sulla Sigismonda percorro le blue highway (le strade basse insomma) diretto al lavoro. C’è foschia, freddo e una trapunta di nubi che copre il cielo. Sullo sfondo osservo la chiesetta di Prato, piccola frazione di Corrigium. Mi fermo a fotografarla. Trattando un po’ questo scatto con filtri particolari potrebbe diventare la copertina di un disco dei Black Sabbath, secondo me.
La chiesa di Prato (Regium Lepidi) – Gennaio 2020 – foto Tim Tirelli
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JOHN PAUL JONES’ Becvar 8 string bass
Del basso Alembic (in realtà un Becvar) abbiamo già parlato in passato (vedi link qui sotto) ma il suo fascino continua a colpirmi molto, soprattutto se scopro una nuova foto mai vista prima d’ora. Che meraviglia di basso.
JOHN PAUL JONES’ Becvar 8 string bass – LZ Rotterdam giugno 1980
Sullo stereo della Domus – Jeremiah Johnson Soundtrack
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Sul piatto della Domus – foto TT
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Sul piatto della Domus – foto TT
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Sul piatto della Domus – foto TT
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Sul piatto della Domus – foto TT
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Sul piatto della Domus – foto TT
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SOLE ROSSO ALLA DOMUS
Febbraio però può anche essere suggestivo, ci sono certe albe rosse qui alla Domus mica da ridere, albe che riportano alla mente i Bad Company The sky is burnin’, I believe my soul’s on fire.
SOLE ROSSO ALLA DOMUS – FEBBRAIO 2020 – foto TT
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THE DERBY IS COMING
Stasera ci sarà il derby di Milano, gara sempre particolare per un cuore nerazzurro come il titolare di questo blog. Lo vedrò sulla tribunetta arancio della Domus Saurea con Mario, insieme pregheremo dunque il Dark Lord che faccia vincere il migliore (cioè l’Inter).
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Attraversiamo dunque febbraio sperando che il guado non sia troppo profondo, poi confidiamo che la pioggerellina di marzo lavi via tutti i nostri peccati.
Primavera del 1979, sono un adolescente, la musica rock è il centro di gravità permanente della mia vita, i Led Zeppelin la luce guida, Robert Johnson, Muddy Waters, Johnny Winter, ELP, i Free e tutto il resto le altre stelle che guidano il mio cammino. Sfoglio le pagine della rivista settimanale Ciao 2001, come sempre mi soffermo su quelle dedicate alle classifiche e noto che al numero 5 dei long playing più venduti negli USA c’è una new entry: Desolation Angels dei (o della) Bad Company. Incidono per la Swan Song, l’etichetta dei LZ, e sono in procinto di diventare anch’essi uno dei punti di riferimento della mia vita. Sebbene sia Straight Shooter il primo album che acquisto, Desolation Angels è quello che vivo in diretta. Ricordo con tenerezza il Tim di allora rimanere irretito dal visual del gruppo, sei artwork (nel 1979 erano però solo 5), sei copertine che mi hanno formato per quanto riguarda il design, il gusto per l’estetica, e la colorazione cromatica di certi orizzonti. I Bad Company sin dalla loro formazione sono influenzati dalla musica americana, meno Europei dei Free sviluppano a loro modo una connessione tra il rock inglese e quello americano con risultati – per il sottoscritto – strabilianti. Il visual di Desolation Angels (così come quello del successivo Rough Diamonds del 1982) vira in maniera decisa verso il mondo americano toccato nei tour del 1974,75,76 e 77.
La – bellissima – copertina del disco è a cura della Hipgnosis, la leggendaria agenzia di design & photography di Londra. Simon Kirke “Inizialmente pensavo che sarebbe diventata una copertina migliore di come poi è risultata. Ci trovammo in un garage a Londra e posammo intorno alla vecchia Cadillac di Paul, ma non pensavo che sarebbe stata trattata in quel modo minimalizzando tutto. La copertina apribile poi penso sia una dell più costose mai realizzate. I tipi della agenzia andarono a scattare qualche foto di un vecchio garage abbandonato nel deserto a est di Los Angeles e l’intera operazione ci costò un sacco di soldi. Oggi lo si potrebbe fare con Photoshop per 50 sterline.” Forse bisognerebbe ricordare a Kirke che se le copertine dei dischi degli anni settanta sono ancora oggi un punto di riferimento per quanto concerne il design c’è un perché, e che le copertine di oggi fatte con Photoshop e qualche immagine tratta da Image Bank fanno letteralmente schifo.
Dopo il tour del 1977 il gruppo si prende una lunga pausa visto che i 4 anni spesi continuamente sulla fast lane dell’ album-tour-album-tour rischiarono di far saltare il gruppo. Nel giugno del 1978 Mick Ralphs, Boz Burrell e Simon Kirke si trovano al Dodgy Demos studio per delle pre session che portarono alle prime bozze di Oh Atlanta e Gone Gone Gone. In luglio il gruppo – completo di Paul Rodgers – si ritrova al Ridge farm studio. I ragazzi sono rilassati, ben disposti e riposati, ci si concentra sulle canzoni, si cercano arrangiamenti alternativi, ci si sorprende di quanto sia ancora piacevole suonare insieme. Sul finire dell’estate del 1978 terminano le registrazioni, un altro un paio di mesi per missaggio, mastering e artwork e il disco è pressoché pronto. Viene chiamato Desolation Angels, dal libro del 1965 di Jack Kerouac. L’idea è di Rodgers, che avrebbe già voluto intitolare così il secondo album (del 1969) dei Free.
Il disco esce a metà marzo, mentre il gruppo è in giro per un vero e proprio tour nel Regno Unito a cui ne seguirà uno – infinito – in estate negli Stati Uniti. Il disco arriverà nella top 10 in UK e nella top 3 in America (dove si guadagnerà 2 dischi di platino = 2 milioni di copie vendute) e diventerà il terzo disco dei Bad Company più venduto. Ricordo ancora la recensione che apparve su Ciao 2001, dove si scriveva che il gruppo cercava strade alternative risultando più fresco e meno noioso di tanti altri loro colleghi dediti all’Hard Rock.
Questa nuova deluxe edition è come al solito spettacolare, quando David Clayton è coinvolto (insieme a Hugh Gilmour e Paul Rodgers) il risultato è garantito: il materiale bonus è tanto e di qualità, il booklet ricco e ben scritto, il remaster dell’album eccellente… è così che vanno fatte queste edizioni.
Nel 1978 Rodgers acquista un Roland synth guitar e da quello strumento nasce l’ispirazione per Rock ‘n’ Roll Fantasy (Rodgers), un bell’hard rock grintoso giocato sulle chitarre maschie di Rodgers e Ralphs; esce come singolo e raggiunge la 13esima posizione in America, risultato ottimo se si considera che pur contenendo spunti melodici non è certo un brano da 45 giri.. Superbo Paul Rodgers alla voce.
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Crazy Circles (Rodgers) è giocato sulle chitarre acustiche e su un mood riflessivo. L’assolo di Mick Ralphs è un gioiellino.
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Con Gone, Gone, Gone (Burrell) si torna all’Hard Rock di ampio respiro, bello il lavoro di slide guitar e buona la prova del gruppo. Evil Wind (Rodgers) pur non avendo una melodia particolare è uno dei miei pezzi preferiti del gruppo. Introduzione superlativa, l’epica rodgersiana del testo che sventola su galoppata musicale, l’ottima prova di Kirke e Burrell, le grandi doti vocali di Paul Rodgers e quello che – nella coda finale – secondo me è uno dei migliori assolo di sempre di Mick Ralphs.
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Early In The Morning (Rodgers) è il classico pezzo lento di Paul Rodgers che qui splende nella magnifico nuova rimasterizzazione. Nel finale ancora la sempre efficace epica rodgersiana sospinta da un bell’intervento alla solista di Mick Ralphs
Chitarre acustiche per Take The Time (Ralphs), terzo pezzo di Mick. Bello sentire il gruppo così coeso e maturo. Una volta ancora deliziosi i ricami di slide guitar.
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Rhythm Machine (Burrell/Kirke) è uno spumeggiante rock scritto dai due bei delinquenti che formano la sezione ritmica del gruppo; She Brings Me Love (Rodgers) chiude l’album, canzone d’amore dai rintocchi gospel che beneficia anch’essa enormemente del nuovo remaster.
Il materiale bonus si apre con due versioni di Smokin’ 45 (Alternative Version 1) – Smokin’ 45 (Alternative Version 2) (Sinfield/Burrell/Hinckley), il pezzo di Boz Burrell che avrebbe dovuto essere pubblicato nell’album (lato 1, traccia 3) ma che poi fu escluso e che apparve per la prima volta nel 1999 nella Original Bad Company Anthology (versione che io avrei voluto pubblicata anche qui). In quest versioni alternative io ci sento di nuovo i Little Feat, soprattutto nelle lunghe code finali.
Rock Fever (Ralphs) non fu mai presa troppo in considerazione per la scaletta dell’album, e credo che solo ad un Mick Ralphs fan come me possa davvero interessare. Rock semplice e senza pretese scritto da Mick mentre la band era in esilio nell’isoletta di Jersey, tra Francia e Inghilterra. Brano poi pubblicato nel 1984 sul suo primo album solista Take This!
Rock fever, roll easy, let me save my soul
Rock fever, roll easy, let the good times roll.
Oh yeah, Mick!
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Oh, Atlanta (Slow Version with Rhodes) per quanto mi riguarda è splendida. Mick al Fender Rhodes piano, Paul all’armonica per un delizioso quadretto in 3/4.
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A me piacerebbe avere tutto ciò che i Bad Company 1974/82 hanno registrato, ma tre versioni alternative di Rock’n’Roll fantasy sono forse un po’ troppe: Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 1) – Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 2) – Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 3) [2019 Remaster]. La seconda si differenzia per l’organo aggiunto nel ritornello,
Crazy Circles (Alternative Version) ha un bel pianino che ogni tanto fa il controcanto a Rodgers, pure in Gone, Gone, Gone (Alternative Take) c’è un piano inaspettato, il pezzo si differenzia inoltre per un riff che funge da intermezzo e che nella versione originale si può sentire solo nel finale che va a sfumare. Early In The Morning (Alternative Version 1) è cristallina e più viva rispetto all’originale. Lonely For Your Love (Alternative Version 1) è una rough and ready version e Take The Time (Alternative Version 1) ha le percussioni ben presenti ed Mick la suona con la chitarra elettrica.
Evil Wind (Alternative Version) è un work in progress mentre Take The Time (Alternative Version 2) è quasi meglio dell’originale; seguono Lonely for Your Love (Alternative Version 2) e She Brings Me Love (Alternative Version) che mette in evidenza un finale suggestivo.
What Does It Matter (Blues Jam) è il secondo inedito vero e proprio, nulla più che un blues appena abbozzato ma – a mio vedere – dalle grandi potenzialità se la band avesse avuto la voglia di lavorarci sopra. Di nuovo Mick al piano e Paul all’armonica. Per il fan che sono, un momento gustosissimo e imperdibile.
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Rhythm Machine (Alternative Version) ha il piano più in evidenza e un approccio naturalmente meno sofisticato.
Una versione piuttosto scanzonata di Amen (A cappella) chiude il disco. Trattasi di una canzone gospel portata in classifica nel 1964 dagli Impressions.
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Deluxe edition dunque eccellente e da non perdere. Mi chiedo a questo punto che fine farà Rough Diamonds, l’ultimo album della original Bad Company, visto che in precedenza le deluxe edition del gruppo sono state pubblicate due a due. Capisco che sia l’album meno fortunato del gruppo (ventiseiesimo in Usa e quindicesimo in UK) ma sarebbe un vero peccato non completare la serie delle deluxe edition. Da fan un ringraziamento alla Rhino (e a Daid Clayton) per l’ottimo lavoro fatto. VIVA BAD COMPANY!
CD1
1. Rock ‘n’ Roll Fantasy (2019 Remaster)
2. Crazy Circles (2019 Remaster)
3. Gone, Gone, Gone (2019 Remaster)
4. Evil Wind (2019 Remaster)
5. Early in the Morning (2019 Remaster)
6. Lonely for Your Love (2019 Remaster)
7. Oh, Atlanta (2019 Remaster)
8. Take the Time (2019 Remaster)
9. Rhythm Machine (2019 Remaster)
10. She Brings Me Love (2019 Remaster)
11. Smokin’ 45 (Alternative Version 1) [2019 Remaster]
12. Smokin’ 45 (Alternative Version 2) [2019 Remaster]
13. Rock Fever (2019 Remaster)
14. Oh, Atlanta (Slow Version with Rhodes) [2019 Remaster]
15. Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 1) [2019 Remaster]
16. Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 2) [2019 Remaster]
17. Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 3) [2019 Remaster]
18. Crazy Circles (Alternative Version) [2019 Remaster]
CD2
1. Gone, Gone, Gone (Alternative Take) [2019 Remaster]
2. Early in the Morning (Alternative Version 1) [2019 Remaster]
3. Lonely for Your Love (Alternative Version 1) [2019 Remaster]
4. Take the Time (Alternative Version 1) [2019 Remaster]
5. Evil Wind (Alternative Version) [2019 Remaster]
6. Take the Time (Alternative Version 2) [2019 Remaster]
7. Lonely for Your Love (Alternative Version 2) [2019 Remaster]
8. She Brings Me Love (Alternative Version) [2019 Remaster]
9. What Does It Matter (Blues Jam) [2019 Remaster]
10. Rhythm Machine (Alternative Version) [2019 Remaster]
11. Amen (A cappella) [2019 Remaster]
Spring 1979, I’m a teenager, rock music is the permanent center of gravity of my life, Led Zeppelin the guiding light, Robert Johnson, Muddy Waters, Johnny Winter, ELP, Free and all the rest the other stars that guide my path. I leaf through the pages of the weekly music magazine Ciao 2001, as always I focus on those dedicated to the charts and I note that at number 5 of the best selling LPs in the USA there is a new entry: Desolation Angels by Bad Company. They record for the Swan Song, the LZ label, and they are in the process of becoming one of the reference points of my life too. Although Straight Shooter is the first album I buy, Desolation Angels is the one I live in real time. I fondly remember the Tim of the time being ensnared by the group’s visual, six artworks (in 1979, however, there were only 5), six covers that formed me regarding design, the taste for aesthetics, and the chromatic coloring of certain horizons. Since its formation, Bad Company has been influenced by American music, less European than Free they develop in their own way a connection between English and American rock with amazing results in my opinion. The visual of Desolation Angels (as well as that of the subsequent Rough Diamonds from 1982) turns decisively towards the American world touched on the tours of 1974,75,76 and 77.
The – beautiful – album cover is by Hipgnosis, the legendary London design & photography agency. Simon Kirke “Initially I thought it would become a better cover than it turned out to be. We found ourselves in a garage in London and posed around Paul’s old Cadillac, but I didn’t think it would be treated that way by minimizing everything. The gatefold cover then I think it’s one of the most expensive ever made. The guys from the agency went to take some pictures of an old abandoned garage in the desert east of Los Angeles and the whole operation cost us a lot of money. Today we could do it with Photoshop with £ 50. ” Maybe we should remind Kirke that if the covers of the seventies records are still a point of reference as far as design is concerned, there is a reason, and that today’s covers made with Photoshop and some images taken from Image Bank literally do sucks.
After the 1977 tour the group takes a long break as the 4 years spent continuously on the fast lane of the album-tour-album-tour risked blowing up the group. In June 1978 Mick Ralphs, Boz Burrell and Simon Kirke found themselves at the Dodgy Demos studio for some pre sessions that led to the first drafts of Oh Atlanta and Gone Gone Gone. In July the group – complete with Paul Rodgers – meets at the Ridge farm studio. The boys are relaxed, well disposed and rested, they focus on the songs, look for alternative arrangements and they are surprised at how pleasant it is still to play together. At the end of the summer of 1978 the recordings end, another a couple of months for mixing, mastering and artwork and the disc is almost ready. It is called Desolation Angels, from the 1965 book by Jack Kerouac. The idea comes from Rodgers, who would have already wanted to title the second album (from 1969) of Free.
The album comes out in mid-March of 1979, while the group is on a real tour in the United Kingdom followed by one – infinite – in the summer in the United States. The disc will arrive in the top 10 in the UK and in the top 3 in America (where it will earn 2 platinum discs = 2 million copies sold) and will become the third best-selling Bad Company disc. I still remember the review that appeared on Ciao 2001, where it was written that the group was looking for alternative ways, being fresher and less boring than many of their other colleagues dedicated to Hard Rock.
This new deluxe edition is spectacular as usual, when David Clayton is involved (together with Hugh Gilmour and Paul Rodgers) the result is guaranteed: the bonus material is so much and of quality, the booklet rich and well written, the remaster of the album excellent … that’s how these editions should be made.
In 1978 Rodgers bought a Roland synth guitar and from that instrument the inspiration for Rock ‘n’ Roll Fantasy (Rodgers) was born, a nice gritty hard rock played with the male guitars of Rodgers and Ralphs; it comes out as a single and reaches the 13th position in America, an excellent result considering that although it contains melodic ideas it is certainly not a 45 rpm track .Superb Paul Rodgers on vocals.
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Crazy Circles (Rodgers) is played on acoustic guitars and on a reflective mood. Mick Ralphs’ solo is a gem.
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With Gone, Gone, Gone (Burrell) we return to the Hard Rock of wide scope; beautiful the work of slide guitar and good performance of the group. Evil Wind (Rodgers) despite not having a particular melody is one of my favorite pieces in the group. Superlative introduction, the Rodgersian epic of the text waving on a musical gallop, the excellent performance of Kirke and Burrell, the great vocal talents of Paul Rodgers and what – in the final coda – in my opinion is one of Mick’s best solos ever.
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Early In The Morning (Rodgers) is the classic slow piece by Paul Rodgers that shines here in the magnificent new remaster. In the end the always effective Rodgersian epic driven by a nice intervention of lead guitar by Mick Ralphs
Acoustic guitars for Take The Time (Ralphs), third piece by Mick. Nice to hear the group so cohesive and mature. Once again the slide guitar embroidery is delightful.
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Rhythm Machine (Burrell / Kirke) is a sparkling rock written by the two beautiful rascals who form the rhythm section of the group; She Brings Me Love (Rodgers) closes the album, a love song with gospel tolls that also benefits enormously from the new remaster.
The bonus material opens with two versions of Smokin ’45 (Alternative Version 1) – Smokin’ 45 (Alternative Version 2) (Sinfield / Burrell / Hinckley), the piece by Boz Burrell that should have been released on the album (side 1 , track 3) but which was then excluded and which appeared for the first time in 1999 in the Original Bad Company Anthology (a version that I would have liked published also here). In these alternative versions I hear the Little Feat feeel again, especially in the long final codas.
Rock Fever (Ralphs) was never taken too much into consideration for the songlist of the album, and I think only a Mick Ralphs fan like me could really care. Simple and unpretentious rock written by Mick while the band was in exile on the isle of Jersey, between France and England. Track then released in 1984 on his first solo album Take This!
Rock fever, roll easy, let me save my soul
Rock fever, roll easy, let the good times roll.
Oh yeah, Mick!
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Oh, Atlanta (Slow Version with Rhodes) is splendid for me. Mick on the Fender Rhodes piano and Paul on the harmonica for a delightful 3/4 moment.
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I’d like to have everything Bad Company 1974/82 recorded, but three alternative versions of Rock’n’Roll Fantasy are perhaps too many: Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 1) – Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 2) – Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 3) [2019 Remaster]. The second is differentiated by the organ added in the refrain,
Crazy Circles (Alternative Version) has a nice piano that every now and then does the counterpoint to Rodgers, even in Gone, Gone, Gone (Alternative Take) there is an unexpected piano, the piece also differs from the original track thanks to the riff that acts as an intermezzo and which in the original version can only be heard in the ending that fades. Early In The Morning (Alternative Version 1) is crystal clear and more alive than the original. Lonely For Your Love (Alternative Version 1) is a rough and ready version and Take The Time (Alternative Version 1) has the percussions very present and Mick plays it on the electric guitar.
Evil Wind (Alternative Version) is a work in progress while Take The Time (Alternative Version 2) is almost better than the original; then Lonely for Your Love (Alternative Version 2) follows and She Brings Me Love (Alternative Version) highlights a suggestive ending.
What Does It Matter (Blues Jam) is the second real unpublished thing, nothing more than a just sketched blues but – in my view – with great potential if the band had the desire to work on it. Again Mick on piano and Paul on harmonica. For the fan I am, a very tasty and unmissable moment.
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Rhythm Machine (Alternative Version) has a most prominent piano and a naturally less sophisticated approach. A rather light-hearted version of Amen (A cappella) closes the album. It is a gospel song brought up in 1964 by the Impressions.
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CD1 1. Rock ‘n’ Roll Fantasy (2019 Remaster) 2. Crazy Circles (2019 Remaster) 3. Gone, Gone, Gone (2019 Remaster) 4. Evil Wind (2019 Remaster) 5. Early in the Morning (2019 Remaster) 6. Lonely for Your Love (2019 Remaster) 7. Oh, Atlanta (2019 Remaster) 8. Take the Time (2019 Remaster) 9. Rhythm Machine (2019 Remaster) 10. She Brings Me Love (2019 Remaster) 11. Smokin’ 45 (Alternative Version 1) [2019 Remaster] 12. Smokin’ 45 (Alternative Version 2) [2019 Remaster] 13. Rock Fever (2019 Remaster) 14. Oh, Atlanta (Slow Version with Rhodes) [2019 Remaster] 15. Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 1) [2019 Remaster] 16. Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 2) [2019 Remaster] 17. Rock ‘n’ Roll Fantasy (Alternative Version 3) [2019 Remaster] 18. Crazy Circles (Alternative Version) [2019 Remaster]
CD2 1. Gone, Gone, Gone (Alternative Take) [2019 Remaster] 2. Early in the Morning (Alternative Version 1) [2019 Remaster] 3. Lonely for Your Love (Alternative Version 1) [2019 Remaster] 4. Take the Time (Alternative Version 1) [2019 Remaster] 5. Evil Wind (Alternative Version) [2019 Remaster] 6. Take the Time (Alternative Version 2) [2019 Remaster] 7. Lonely for Your Love (Alternative Version 2) [2019 Remaster] 8. She Brings Me Love (Alternative Version) [2019 Remaster] 9. What Does It Matter (Blues Jam) [2019 Remaster] 10. Rhythm Machine (Alternative Version) [2019 Remaster] 11. Amen (A cappella) [2019 Remaster]
Sesto capitolo della serie Millenium creata dallo sfortunato Stieg Larsson, i cui primi tre libri della saga sono stati un fenomeno editoriale negli anni duemila; altri tre sono usciti dopo la sua morte e occorre dar merito a Lagercrantz per aver portato avanti con coerenza e buono stile quel che Stieg aveva iniziato. Questo sesto appuntamento con Lisbeth Salander – la protagonista – è in linea con quanto scritto sinora, il romanzo procede, convince, appassiona; certo, ci si chiede ogni tanto che strada avrebbero preso i personaggi se Larsson non fosse scomparso, ma poi si volta pagina e si continua con la piacevole lettura. Altro bel thriller.
Lisbeth Salander è scomparsa. Ha svuotato e venduto il suo appartamento in Fiskargatan, a Stoccolma, e nessuno sa dove si nasconda. Neppure dal suo computer arrivano segnali di vita, e ora Mikael Blomkvist, alle prese con una deludente inchiesta sul crollo delle borse destinata al prossimo numero di Millennium, ha bisogno del suo aiuto. Sta cercando di risalire all’identità di un senzatetto trovato morto in un parco, a Tantolunden, con in tasca il suo numero di telefono. Per quale ragione quel barbone alcolizzato che non compare in alcun registro ufficiale voleva mettersi in contatto con lui? E perché farneticava ossessivamente di Johannes Forsell, il discusso ministro della Difesa, al centro di una feroce campagna mediatica? Lisbeth, però, ha ben altro per la testa: la ragazza che odia gli uomini che odiano le donne è sulle tracce di Camilla, la sorella gemella con cui vuole regolare i conti una volta per tutte. Ma mentre cerca di chiamare a raccolta il desiderio di vendetta che l’anima da sempre, il passato torna a mettersi in mezzo, con il suo seguito di violenza e distruzione. Nell’ultimo, folgorante capitolo della saga Millennium, in una caccia dove le parti continuano a invertirsi e, tra sorprendenti scoperte genetiche e misteriose fabbriche di troll, un filo di fuoco unisce le vette dell’Everest agli abissi della rete criminale russa, l’indomita hacker con il drago tatuato sulla schiena intende mettere finalmente a tacere quelle ombre, e bruciare il male alla radice.
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