Hadriaticum blues

8 Set

Solito post post vacanze. Torno in Romagna anche quest’anno, anche se ogni tanto mi chiedo perché. Cerco risposte nell’ultimo libro di Vittorio Zucconi (presto ne parlerò qui sul blog), anche lui dice che si ritorna su queste amate sponde per ritrovare quel sapore di buono, quell’illusione di buono aggiungo io, che ci è necessaria per trovare riparo da tutti gli impicci fastidiosi della vita. Ritornare nel posto dove sei stato felice da bambino, con mamma e papà che si occupavano di tutto mentre tu non avevi altra incombenza se non quella di fare il bambino, e dunque divertirti un mondo. In realtà noi andavamo al Lido di Pomposa, qui a Greendale – a due passi da Cesenatico – veniva la pollastrella, ma in sostanza poco cambia, sebbene la Romagna sembri forse più morbida, la Riviera Adriatica emiliano romagnola la vivo come casa in tutta la sua lunghezza. Certo, come dico sempre, qui ci veniamo soprattutto perché a Doe (a Cervia insomma) c’è il kartodromo outdoor più grande d’Europa, so bene con che razza di speed queen / motorhead io stia, ma è innegabile che, al di là di tutto, vi sia una legame atavico che ci lega a queste spiagge.

Mi torna in mente il commento al post dello scorso anno che fece il Michigan Boy, Paolo Barone insomma.

POLBI 7/9/2017: Ho letto il tuo pezzo stamattina presto davanti allo Stretto di Messina. Parli di un Mare e di un mondo che non conosco ma che sei riuscito a rendere affascinante. Sei sempre più bravo, la parte dedicata alla colonia AGIP è da vero fuoriclasse, non è per niente facile riuscire a vedere e descrivere così certi luoghi e certe sensazioni. Che sia per la nostra comunità Rock, per le riflessioni musicali o per i tuoi racconti di vita vissuta, il Blog è una parte importante delle mie giornate.

Ecco, al di là degli immeritati complimenti che sempre mi fa il mio amico Polbi, alias the holy diver, a volte mi dico “beh, spero non mi chieda mai di portarlo sull’Adriatico!”. Sì perché, cosa gli fai vedere ad uno dei più grandi subacquei d’Italia? Uno che di solito si immerge negli abissi dello stretto di Messina, e con questo ho detto tutto. Non so nulla di subacquea, sebbene Paolo sia uno di quegli amici che sono carne della mia carne, ma se ho ben capito immergersi ad esempio nel Mar Rosso (un mare “facile” insomma) è come mettersi ad ascoltare gli Asia mentre farlo nelle profondità marine presenti tra Scilla e Cariddi è come affrontare la Mahavishnu Orchestra.

Già, che gli racconti a Barone di un mare in cui si tocca anche a 50m dalla riva? Un mare  profondo – a queste latitudini – al massimo 300 metri e stressato da una balneazione e urbanizzazione eccessiva, un mare dalla sabbia scura e con una nomea (ingiusta) pari a quella di uno stagno? Un mare che però appena vedi, il giorno in cui arrivi, ti si calma l’animo e in un secondo ti adatti al suo battito, al suo respiro; mare che ti avvolge, ti rallegra e ti immalinconisce, mare insomma che ti fa sentire vivo.

QUIET SEA

Già, mi basta vederlo l’Adriatico per sentirmi subito meglio. Respiro l’aria ricca di iodio come mi diceva di fare mia madre e lo guardo; non smetterei mai di farlo, questa lastra piatta di metallo blu mi infonde nel cuore solo vibrazioni positive.

Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

Passo interi minuti ad osservare vele bianche all’orizzonte, ed è così che – benché meditabondo – riesco a trovare un po’ di sollievo, a lenire i sempiterni blues che mi gironzolano intorno … maledetti diavoletti azzurri.

Vele Bianche – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Anche la pollastrella (ribattezzata Polly qui in riviera) non è certo insensibile al fascino dell’Hadriaticum.

Polly – Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

Il primo bagno della stagione lo vivo ogni volta come una sorta di battesimo. La gente a mezzogiorno lascia la spiaggia, rendendola un paradiso (almeno sino alle 16). Il mare è tutto per noi, scivoliamo felici in quel liquido primordiale, ritrovando di nuovo il contatto con noi stessi.

Pranzare nei baretti sulla spiaggia poi accresce ancor di più l’affetto per questi luoghi.

Polly – Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

Quiete, cieli e mari blu, rapsodie romagnole accennate sulla tastiera della mia animuccia.

Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

In cuffia un best di Chris Rea, nulla di troppo impegnativo ma pur sempre bluesy e classy.

L’unica nota veramente negativa è la musica (?) di melma con cui ci affliggono gli animatori. Quei 5/6 pezzi di odiosa musica (?) commerciale sudamericana sparati a palla alle 5 del pomeriggio e in alcuni hotel dopo cena. Temo non sia un problema solo della riviera romagnola, certo è che in questi momenti anche queste terre e queste spiagge perdono il loro fascino. Il pezzo Amore E Capoeira di Takagi e Ketra feat. Giusy Ferreri è un tormento trasmesso almeno 7/8 volte al giorno. E tutti lì a seguire i passi dei ragazzi che si occupano della animazione, ragazzi non proprio talentuosi. Bambini, adolescenti e adulti affetti da disagio culturale che goffamente (e allegramente) cercano di seguire ritmi elettronici e sviluppi musicali di pessima fattura. Mi chiedo come saranno le prossime generazioni, come potranno essere loro a guidarci avendo un bagaglio musicale così lofi? Intendiamoci, anche quando eravamo piccoli noi c’era una buona fetta di popolazione che ascoltava inezie musicali, ma dall’altra parte c’era un 50% di popolazione che mandava Tarkus dei Emerson Lake And Palmer primo in classifica in Italia (!) e spediva LZ IV e Dark Side Of The Moon in cima alle classifiche universali. E’ con quel tipo di album che hai più possibilità di diventare un essere umano decente, non con Despacito e Amore E Capoeira. Poi certo, naturalmente è giusto che ci sia anche il momento dell’easy listening, purché non sia immondizia musicale.

In alcuni bagni anche il risveglio muscolare delle 10 del mattino viene fatto con quella porcheria elettronica sudamericana … invece di mettere non dico MozartRachmaninov ma almeno che so Sting, Pino Daniele, Nora Jones o al limite anche James Last, per consentire al corpo di risvegliarsi con la dovuta armonia, sparano a palla quegli insulsi motivetti. Destinati all’estinzione, non abbiamo scampo.

L’unico brivido musicale lo provo una sera passeggiando per Cat At the Sea (Gatteo A Mare insomma), il paese a qualche centinaia di metri da Greendale; tenevo Polly sottobraccio mentre mi gustavo un cono limone e liquerizia (sì, lo so che l’italiano corretto vorrebbe le quattro i) quando d’un tratto sento aria sonora (musica insomma) arrivare da uno zainetto di un giovanetto a suo volta avvinghiato ad una ragazzina. D’acchito non riesco a decifrare di cosa si tratti, ma sento che è una vibrazione famigliare, il ragazzo mi passa accanto e finalmente riconosco quel meraviglioso ballo da strappa mutande che è Rock And Roll dei Led Zeppelin.

Io e Boogie Mama (a volte la chiamo anche così, visto che va pazza per il riff omonimo) iniziamo a rockeggiare e fare le mossette che faceva Jimmy “Poige” alle prese col brano in questione nel film TSRTS. Ma allora c’è ancora speranza … W i Led Zeppelin, W l’umanità, W il rock and roll.

WEIRD THINGS

Anche quest’anno si palesa la presenza di un gruppo di cui leggiamo ogni anno …rullo di tamburi, signore e signori, i Band. Come faccia un gruppo a chiamarsi I Band, solo il diavolo lo sa. Un conto è farlo in inglese, The Band, come il leggendario gruppo americano, un conto farlo in italiano sensato, La Banda, come il vecchio gruppo di Ligabue con alla chitarra il leggendario Mel Previte, un conto è chiamarsi I Band.

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Un’altra cosa strana è la mia attrazione per “la Rosetta”, tipico negozio della riviera dove si vende un po’ di tutto: articoli da mare, giochi per i bambini, costumi, abbigliamento, pile, assorbenti intimi, tazze dell’Inter e così via. ROSETTA GRAN BAZAR CONFEZIONI sono le scritte che capeggiano sul locale. Ogni anno ci faccio un giro e snasuplo (ficco il naso in emiliano). Inconsciamente sono alla ricerca del battello rimorchiatore giocattolo che avevo da bambino.

Little Rose – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Per un paio di giorni l’Adriatico ribolle. Le acque sono davvero troppo calde e il risultato è l’arrivo di alghe, che soffocano le rive, e di meduse. Per fortuna sono del tipo non urticante, ma fare il bagno con alcune decine di celenterati che ti volteggiano intorno non è piacevole. Fortunatamente una mareggiata sistemerà le cose.

Meduse – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Solita tappa di qualche secondo davanti all’Hotel Riposo, un nome e un albergo fuori dal tempo.

Rest Hotel – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Mentre vado a prendere il mitizzato krapfen caldo delle Tre Palme (pasticceria dove – dalle 21 alle 2 del mattino – vi è una continua processione di gente attratta dai bomboloni appena sfornati ed effettivamente buonissimi) incappo in una Trabant con tanto di adesivo della Repubblica Democratica Tedesca. Essendo affetto dalla Ostalgie, mi inginocchio, mi commuovo e sospiro pensando ai tempi grigi della DDR.

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Sosto per qualche minuto davanti al Vista Mare Hotel, l’albergo di John Paul Jones. Un quattro stelle che mi affascina. Chissà se c’è l’ animazione, e chissà se invece di passare diarree musicali propongono altri motivetti allegri tipo No Quarter.

JPJ hotel Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

JPJ hotel Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

MOONLIGHT IN CESENATICO

Il Porto Canale di Cesenatico è assai caratteristico, vecchie case adagiate al porto progettato da Leonardo Da Vinci, atmosfere d’altri tempi e romantiche. Passeggiare tra quelle antiche mura e sponde è molto piacevole.

Cesenatic Ferry – Romagna agosto 2018 – foto TT

Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

Cenare in uno dei ristorantini tipici poi è quasi commovente; preparano dei fritti misti con frutta (melone e pesca) che ti riconciliano col mondo.

Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

Quando cala la sera e le luci si riflettono sulle acque chete del porto senti gli sgrisòri come diciamo noi in Emilia, brividi che si amplificano se dai un’occhiata alla volta celeste e ti accorgi che la luna e’ una palla ed il cielo e’ un biliardo, quante stelle nei flippers sono piu’ di un miliardo.

Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

Bello camminare al chiaro di luna, sembra quasi di essere in Samosa, e invece siamo qui, a Cesenatico, cittadina che non ci delude mai.

Tyrrell & Polly – Cesenatico’s Canal Port – Romagna agosto 2018 – foto TT

… e la luna in silenzio ora si avvicina con un mucchio di stelle cade per strada luna che cammina luna di città poi passa un cane che sente qualcosa li guarda abbaia e se ne va.

Cesenatic hound on my trail – Romagna agosto 2018 – foto TT

I’M IN LOVE WITH MY KART (she said)

Ennesima prova sontuosa, come direbbero certi telecronisti che si occupano di sport, della speed queen. Tre puntate al kartodromo, sei gare, quattro primi posti e due secondi posti.

La prima sera impiega 58 secondi al giro, la seconda 57,5, la terza 56,8. Per una che corre una (massimo due) volte l’anno è un risultato straordinario. La vedo sfrecciare anche quest’anno con una convinzione senza pari, tutti gli altri partecipanti devono farla passare, quasi nessuno riesce a stare al suo passo. Che talento.

Alla fine di una gara, le si avvicina uno che ha appena gareggiato con lei e le dice “Alla fine ti ho aspettato, altrimenti con nessun altro davanti mi sembrava di correre da solo”. Saura ammicca ed evita polemiche. Guardo il tipo, è in compagnia della moglie, è un uomo più della stessa età della Speed Queen, pantaloni corti, scarpe alla moda, polo col colletto tirato su, aquila stilizzata tatuata sull’avambraccio destro, simbologia che personalmente detesto. Dopo un po’ saluta e se ne va. Saura mi sussurra col suo inconfondibile accento e slang reggiano: “Sè, mi ha aspettato, ma se gli davo tre secondi al giro … mo vat a fèr bendìr”  … vatti  a far benedire . A cosa sono costretti certi uomini per non ammettere che hanno preso la paga da una donna. Che spasso.

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

Polly at Kartodromo Happy Valley – Romagna agosto 2018 – foto TT

TAVULLIA STATE OF MIND

Poteva mancare la cena “Da Rossi” a Tavullia? Certo che no! Appuntamento ormai fisso e occasione per rivedere i nostri amici pesaresi Floro, Clelia e Francesca, fan di Rick Wakeman e Johnny Winter

Tavullia – agosto 2018 – foto TT

A Tavullia Valentino è (giustamente) ovunque.

Saura e Tim – Tavullia agosto 2018 – foto di Floro Bisello.

Scrivo anche io qualcosa sugli striscioni posti all’entrata del vecchio borgo. Ricordo che a Vale un tempo piacevano i Led Zeppelin e non dimentico certo che è un cuore nerazzurro e dunque …

Tavullia – agosto 2018 – foto TT

Tavullia – agosto 2018 – foto TT

LA COLONIA DEL TERRORE

E arriva il momento del terrore, della paura, del raccapriccio: visita alla Colonia dell’Agip e alle altre colonie dismesse, edifici abbandonati che nelle tenebre di fine agosto paiono set di film dell’orrore.

Ne parlo ogni anno, lo so, ma è impossibile per me evitare gli angoli spaventosi di queste case. Il clou è sempre la colonia dell’Agip, di cui l’anno scorso parlai in questi toni:

DAL POST DEL 7/9/2017 DEL BLOG: “Tornando, a piedi, verso Greendale, entriamo in quella twilight zone che sta tra Cesenenatico e alcune delle sue frazioni. Quel pezzo di litorale non ancora ingoiato dalla urbanizzazione, dove macchie di pinete e vecchie colonie dismesse da decenni danno al paesaggio un atmosfera color tenebra. Le vecchie colonie sono derelitte, con gli scuri chiusi che tendono a essere fuori asse, avvolte nel buio, l’aggettivo che viene alla mente è “spettrale”. Questo fino a che non si entra nello spazio del terrore vero e proprio: La Colonia dell’AGIP. Sul finire degli anni trenta il regime fascista decise di costruire la colonia per i figli dei dipendenti di quella che allora era una importantissima azienda italiana. Di stile razionalista, negli anni della guerra fu utilizzata da ospedale e da rifugio per le truppe in ritirata, mentre negli anni cinquanta ospitò gli alluvionati del Polesine. Oggi non ne comprendo la funzione, è tutto sotto il segno dell’anacronismo, e ogni anno che vi passo – in agosto – solo un appartamento è illuminato, rimandando ad  associazioni mentali lugubri e mefistofeliche. Questa grande costruzione, questo grande ingresso illuminato a cui fanno da contraltare interi piani bui… la sola lucetta che si vede rende il tutto ancor più spaventoso. Sarebbe un set ideale per un film di Dario Argento. Chiedo a Saura: “Ma tu ci staresti qui in un appartamento con me mentre tutto il resto dell’edificio è vuoto?” in quel momento udiamo un fruscio, una civetta spicca il volo verso le nere tenebre, io e Saura ci guardiamo e senza parole ci incamminiamo a passo svelto verso la civiltà. Paura….”

Così eccoci di nuovo qui a goderci le prospettive più inquietanti di questo edificio.

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

E’ davvero difficile pensare di passare notti in quegli appartamenti. Quest’anno notiamo con grande sorpresa che nell’estremo lato sinistro c’è una festa, festa in linea col mood della colonia: setto otto partecipanti alle prese col karaoke con risultati raccapriccianti: latrati umani che fanno paura almeno quanta ne fa l’edificio. Ad un certo punto una ragazza si allontana e torna al suo appartamento, nell’estremo lato destro. La osserviamo attraversare l’immenso cortile ed eclissarsi dietro ad una porta. Donna coraggiosa.

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Mentre gironzoliamo lì intorno Saura fa partire l’audio di A Shadow In The City del Dark Lord, colonna sonora perfetta.

Un paio di mattine dopo torniamo sul luogo del relitto, chissà che col sole non regali vibrazioni positive …macché, anche alla luce del giorno l’effetto è più o meno quello…

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Però la costruzione mi affascina, come ho già scritto soffro di Ostalgie e quel tipo di edificio fa tanto DDR…

Colonia Agip – Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Il tour tra ville e colonie del terrore continua. Siamo a ridosso della mezzanotte, poca gente in giro, civette e gufi volteggiano tra le nere frasche, il mare a qualche decina di metri rimanda echi sinistri benché il susseguirsi delle onde in qualche modo calmi l’animo.

Haunted Villa in Cesenatico – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Colonie del terrore in Greendale – august 2018 – photo TT

Trovo rifugio per una cioccolata calda all’Inter Bar poco distante, quei colori sono un balsamo per il mio spirito.

Inter Bar in Greendale – august 2018 – photo TT

Rientrando cerchiamo di distrarci mappando il cielo con la app Sky Map,

And stars to fill my dreams – Greensdale august 2018 – photo TT

And stars to fill my dreams – Greensdale august 2018 – photo TT

ma una volta che a Saura si è acceso il chip dell’occultismo poi è difficile spegnerlo, ed così che tornati in albergo prima di entrare in camera si esibisce nella posa di Bafometto.

Polly In a Baphomet state of Mind – Photo TT

Già, Bafometto, l’idolo pagano venerato finanche dai cavalieri templari. Sono uomo di scienza (nel senso che è l’unica cosa che venero), ma sono anche un adepto del Dark Lord, James Patrick Page insomma, e non posso sottrarmi allo studio e alla fascinazione di quest figure nate dagli abissi delle menti umane. Sono varie le ipotesi dell’origine del nome Bafometto, e mi piacciono tutte: “padre dell’ignoto”, “battesimo di saggezza”, “saggezza” (dalla parola greca sophia), le iniziali “Tem. ohp. ab” lette al contrario , che prendono origine dal latino Templi omnium hominum pacis abhas “padre della pace universale tra gli uomini”. Padre della pace universale tra gli uomini … che bello, viva Bafometto.

Tornato in camera, seleziono dal mio lettore hifi portatile il file flac di Stairway To Heaven e cerco uno stratagemma per ascoltarlo al contrario, non riesco, dovrò aspettare di tornare alla Domus Saurea e di farlo col vinile sul piatto…

MAREGGIATA

La mareggiata dell’ultima settimana di agosto è provvidenziale, il mare si rimescola, si rinfresca, si pulisce. Amo passeggiare sulla spiaggia col mare mosso e i nuvoloni in cielo,

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Anche Polly diventa meditabonda …

Polly in Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

… il giorno seguente di buon mattino siamo di nuovo in spiaggia a camminare, l’acqua ora è pulita, il mare è rimesso a nuovo, le nuvole piano piano lasciano il posto al sole, la bassa marea crea quelle ondine di sabbia che tanto piacciono alla pollastrella. Mi perdo nei ricordi, io e Mother Mary fine sessanta inizio settanta a goderci l’oro in bocca del mattino, madre e figlio in sintonia con la natura, il mare che arretra, isole di sabbia su cui passeggiare … giorni felici di bambino.

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

Spunta il sole, qualche artista si mette all’opera sulla abbia ancora un po’ umida,

Greendale – Romagna agosto 2018 – foto TT

io vesto i colori della mia fede e benché la partenza della nuova stagione sia stata titubante, non vedo l’ora di guardarmi sul tablet la partita dell’Inter. On the pitch, one the beach, one faith, one love.

The colors of the faith – Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

La pollastrella si legge il libro sulla DDR  recensito qui sul blog recentemente,

Ostalgie – Polly on Greendale Beach – Romagna agosto 2018 – foto TT

il sole ritorna, il mare è pulito, ci sono ancora alcuni giorni da godere, per festeggiare il buon umore mi immergo nella musica. Prima però accade una stranezza: d’improvviso sento il suono famigliare di Autumn Lake, ovvero i sibili esoterici che Il Dark Lord fa uscire dalla ghironda mentre è seduto sulle rive dello stagno dove scivolano con eleganza due cigni neri australiani che abitavano le acque della sua casa di Plumpton Place. Torno in me e capisco che è solo il cigolio del moscone che il bagnino sta spingendo in acqua. Riporto la mia impressione a Saura e le chiedo “Sono pazzo?”. E lei, “sì!

(Autumn Lake al minuto 3:20)

Quest’anno mi son portato un nuovo lettore musicale, l’Hifi Walker, un lettore Hifi capace di leggere molti formati, compresi naturalmente anche quelli lossless. Hanno un bel da dire certi miei amati e stimati amici, ma la differenza con gli odiosi mp3 di sente, eccome.

I file flac pompano negli ottimi auricolari inclusi nel gighinoed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo, cioè essere in spiaggia a osservare il mare con in cuffia un album dal vivo che mi irretisce e mi spinge là ai confini delle galassie: Between Nothingness & Eternity di quel patrimonio dell’umanità che è stata la Mahavishnu Orchestra.

I giorni rimasti passano in fretta, festeggiamo l’ultimo andando a mangiare nel nostro ristorantino, Sapore di Mare. Fritto misto, cozze alla marinara, una Weiss ghiacciata … la vita potrebbe andare peggio.

E’ ora di tornare, è ormai settembre, carico le valige sulla blues mobile, un ultima occhiata al mare, un sospiro e via. Grazie Adriatico, grazie Cesenatico, torno a Massenzatico.

ANIMALS

Durante il ritorno ci fermiamo a prendere Strichetto e Palmiro che una cara amica ha ospitato amorevolmente durante la nostra assenza. Una volta arrivati a casa la Stricchi si è ambientata subito, mentre Palmir ci ha fatto pagare la lunga assenza tenendoci il muso per qualche ora, ma poi si è sciolto ed è tornato a cercare il contatto con i suoi umani.

Strichetto – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Palmiro – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Abbiamo anche salvato due riccetti che erano caduti – dalla loro tana – in un fossettino. Piangevano in modo disperato, non abbiamo potuto rimetterli al loro posto perché la tana era proprio sulla riva del fosso, sarebbero ricaduti.. Nostro malgrado (sappiamo che è sempre controproducente interagire con un animale che ha i piccoli con sé), abbiamo cercato di ricreare una nuova tana poco lontano alla famigliola. Il giorno dopo però la mamma e tre piccoli erano scomparsi, così non abbiamo potuto far altro che cercare di salvare il piccolo rimasto, che poi abbiamo saputo essere femmina.

Ricci – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Riccetto – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

Abbiamo telefonato al Rifugio Matildico Centro Recupero Fauna Selvaggia, abbiamo preso informazioni, abbiamo comprato latte in polvere adatto e per un giorno abbiamo tenuto Gigetta in casa con noi, dentro ad una scatola con una bottiglietta d’acqua calda in modo che sentisse un tepore simile a quello che le avrebbe garantito sua  madre. L’abbiamo allattata, le abbiamo accarezzato la pancia affinché digerisse e infine la abbiamo adottata consegnandola al rifugio di cui sopra facendo una donazione. L’hanno trovata in buone condizioni e ben nutrita. Quando la libereranno ci chiameranno. Siamo entrambi felici di questo lieto fine, sebbene sia stato un po’ difficile staccarci da quella patatina a cui iniziavamo ad affezionarci, ma poi, una volta rientrati a casa,  per l’ennesima volta mi son detto che an s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chénon si è mai visto Johnny Winter fare quei lavori qua … accarezzare la pancina di una riccetta!

Gigetta – Domus Saura settembre 2018 – foto TT

How The Milly Bar Was Won (The Equinox Live in Modena, Parco Ferrari, Milly Bar 17/08/2018)

18 Ago

Di nuovo al Milly Bar, al Parco Ferrari di Modena, dove recuperiamo la data del 14 luglio scorso annullata per maltempo. Siamo nella settimana di Ferragosto, mi chiedo se ci sarà un pubblico sufficiente per non sentirsi ancora più blues di quel che siamo. Naturalmente non puntiamo a competere coi numeri che Vasco richiamò proprio su questi prati un anno fa, ma essendo appunto periodo di ferie temo che suoneremo per Alessandro, il fonico, Emilio, il titolare, e per gli avventori casuali giunti al Parco Ferrari per godersi un po’ di fresco tra le frasche del grande punto verde di Modena.

Ore 18,45, strumentazione montata.

The Equinox – Modena 17/08/2018 – foto TT

Ore 19,20 soundcheck fatto, possiamo rilassarci e rinfrescarci.

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto TT

Mi interrogo sul mio stato psicofisico, non è che mi senta poi in forma, il mood tende a quell’eterna insoddisfazione che da sempre mi attanaglia l’animo, la tendinite nello snodo principale dell’anulare sinistro continua a darmi da fare, presente e futuro sono come sempre preda di un passato remoto che non molla la presa, così non mi resta altro che sedermi sul ciglio del palco a contemplare l’America dove mi presentarono i miei cinquant’anni e un contratto col circo “Page & Bene” a girare l’Emilia, e firmai, col mio nome e firmai, e il mio nome era Tirelli Tim.

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto Pol Morigi

Spero di risollevarmi con l’aiuto degli Equinotti, gli altri membri degli Equinox insomma…

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto Alessandro

o rimirando le mie chitarre, vista questa che mi dà sempre serenità e sollievo, come l’andante cantabile della Rapsodia Su Un Tema di Paganini di Rachmaninov

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto TT

Ceniamo, nel frattempo mi arrivano messaggi da amici che si dicono pronti di venire a vederci in questa calda serata estiva. Due chiacchiere col Riff a proposito di nuove versioni di bootleg dei LZ, poi è già tempo di controllare l’accordatura delle chitarre, di cambiarsi, di entrare piano piano nella mezz’ora che precede il concerto. Arrivano fratelli di blues e di rock, Paolo Rizzo, Lucianone Tomassia, il vagabondo di mezzanotte, il chitarrista dei Rats, Sir Lyson, il Pike Boy, addirittura la Betta. Ci sono anche Gio e la Maura, venuti a filmarci anche stasera (prossimamente sul blog un estratto della loro – di sicuro ottima – videoregistrazione).

Prima di iniziare faccio due passi dietro al tendone sotto cui è seduto il pubblico, per essere il 17 agosto niente male davvero. Poco dopo dal palco mi accorgerò che di gente ne è arrivata altra e che sembra davvero tanta. A fine serata Emilio – il titolare del Milly Bar – mi dirà “Tim, sono molto contento, anche del fatto che tutti sono rimasti sino alla fine, il che non è automatico per una serata a base di Led Zeppelin, gruppo non esattamente di facile ascolto. Molto bene, Tim, molto bene.” Con Emilio il rapporto è funzionato sin dal primo giorno: affinità elettive, visione del mondo e della musica, prospettive… ci si intende insomma, ma so anche che è uno tutto d’un pezzo e che non dice cose tanto per dire, così il suo rilievo finale mi darà ulteriori soddisfazioni e la certezza che – nel nostro piccolissimo – stiamo facendo un lavoretto dignitoso.

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto TT

Sono le 21,40: showtime baby! Saura fa partire la sigla (Shadow In The City, pezzo del 1982 di Jimmy Page), mentre attendo di iniziare controllo l’accordatura della Les Paul, guardo le stelle e chiedo al Dark Lord di vegliare su di me.

The Dark Lord (photop GQ magazine)

Raffica iniziale: Custard Pie-Over The Hills And Far Away-Immigrant Song.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto Paolo Rizzo

Seguono Black Dog e What Is And What Should Never Be.

Black Dog / WIAWSNB

(filmed by Milly Bar)

https://www.facebook.com/MillybarParcoFerrari/videos/2137226333182610/

Il pubblico applaude puntuale, ma appare forse un po’ composto. Faccio un paragone – esagerato lo so – col pubblico dei concerti giapponesi degli inizi degli anni settanta, pubblico presente e pronto all’applauso ma al contempo rispettoso e riservato tanto da apparire un po’ freddo. Ovviamente sono conscio del fatto che magari la colpa è nostra, non sempre si è in grado di far scoppiare la scintilla che innesca la buona riuscita di un concerto.

Saura si mette alle tastiere (e alla pedaliera basso) e procediamo con Misty Mountain Hop.

MMHop

(filmed by Wilko Zanni)

Segue Since I’Ve Been Loving You, che stasera dedichiamo al vagabondo di mezzanotte. Nell’ultimissima parte mi sembra di pasticciare con gli accordi finali. Buffo, suoni questo pezzo da quasi vent’anni, eppure ti accorgi che se anche inserisci il pilota automatico e ti senti tranquillo non puoi permetterti distrazioni. Troppi gli stacchi e le particolarità da ricordare, maledetti Zeppelin…

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto Paolo Rizzo

Nobody’s Fault But Mine, Moby Dick e di nuovo Saura alle tastiere per I’m Gonna Crawl. The Song Remains The Same – dove per un pelo non inizio l’assolo in V posizione e non in VII (il bicordo iniziale è uguale a quello di The Ocean che è appunto suonato in V posizione e finisco spesso per confonderli) – e Hot Dog riportano il ritmo su livelli sostenuti. Cambio chitarra, imbraccio la Danelectro, Lele batte il quattro e ci inoltriamo in terre desolate spazzate dalla sabbia e dalla polvere che vola alta in giugno. 

Mi dirà il vagabondo di mezzanotte dopo il concerto: “Ero al bar a prendere da bere, c’era parecchia gente, ma appena siete partiti con Kashmir siamo tutti corsi di nuovo sotto il tendone, non potevamo perdercela”. Pol come sempre la canta molto bene, ma in definitiva, canta bene tutto. Mica facile trovare un cantato così dotato, che tra l’altro sappia anche sfuggire al pericolo “macchietta”, errore in cui moltissime tribute band incorrono. L’applauso stavolta sembra più deciso e caldo.

Kashmir

(filmed by Wilko Zanni)

Poso la Danelectro e indosso la doppiomanico. E’ il momento di Stairway. Ne diamo, credo, una versione decorosa. Sulla dodici corde l’anulare mi duole più del solito ma faccio finta di niente e vado avanti. Nella parte finale dell’assolo proponiamo per la prima volta gli stacchi che facevano i Led Zeppelin nel tour del 1977, in particolare quelli eseguiti nella data del 23 giugno 1977, concerto relativo al famosissimo bootleg For Badge Holders Only. Stacchi che abbiamo provato solo durante il soundcheck e che tutto sommato fanno la loro figura. Nella chiusura, una volta che finita la frase “and she’s buying a staiway to heaven” e dopo che ci siamo appoggiati all’ultimo La minore, alzo la doppiomanico mentre il pubblico applaude, stavolta con calore, io insisto e indugio con la chitarra dai due manici alzata, quasi volessi costringere la gente a continuare l’applauso. Il battimani prosegue, è in quel momento che entriamo in contatto spirituale con loro, è in quel momento che – come mi dirà il Pike boy dopo il concerto – abbiamo conquistato il Milly Bar… how the Milly Bar was won insomma.

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto Giovanni Sandri

THE EQUINOX “Stairway To Heaven” (Led Zep cover) Parco Ferrari, Modena (Italy) 17/08/2018

Il mood adesso è quello giusto, sia noi sia il pubblico siamo pronti per il piombo Zeppelin.

Heartbreaker definisce il carattere della Gibson Les Paul Standard (Traditional), la colleghiamo a Whole Lotta Love come facevano i Led Zeppelin nel tour del 1973. La sezione funk mi regala sempre un gran godimento. Il basso di Saura, stasera stimolato anche dalla nuovissima pedaliera effetti, mi manda in solluchero. Il groove che Saura e Lele riescono a mettere in scena mi fa fremere ogni volta. Durante la sezione Theremin la gente sembra ipotizzata, io faccio del mio meglio per entrare in contatto col cosmo e col mistero dell’universo. Questo aggeggio infernale- come lo chiama Pol – questo oscillatore di frequenze attira ogni volta l’attenzione dei presenti. Con le mani richiamo i due triangoli equilateri che formano la stella a sei punte. Mi rifaccio al primissimo significato di questi simboli. Dapprima invoco il Santo Graal, che non era una coppa, ma bensì il ventre della donna, il delta di Venere insomma, e quindi passo all’opposto maschile. Ritorno poi ai soliti temi e lancio nella notte cupa il mio ululato di uomo di blues sperduto su di un pianetuncolo sito nel buco del culo dell’Universo.

Come fecero i Led Zeppelin nel tour del 1973, e in special modo al Los Angeles Forum il 3 giugno 1973, mettiamo in scena anche Goin’ Down, il pezzo di Don Nix (rifatto all’epoca anche dal secondo Jeff Beck Group)

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Segue Communication Breakdown, dove a metà spezziamo il tempo per darmi modo di presentare il gruppo e di ringraziare il gentile pubblico. Durante la presentazione il pubblico risponde in maniera incredibile.

The Equinox – Milly Bar, Parco Ferrari, Modena 17/02/2018 – Foto Giovanni Sandri

Nemmeno il tempo di finire che Lele introduce Rock And Roll.

Rock And Roll

(filmed by Paolo OldMan Mantovani)

https://www.facebook.com/oldmanrockfashion/videos/10215233749468843/

Il concerto termina, ma il pubblico reclama un ultimo pezzo. Sempre rifacendosi al tour del 1973 anche stasera proponiamo Thank You come bis.

Mentre sono alle prese con gli accordi del pezzo, metto il pilota automatico e mi concentro su Saura. Guardo i suoi piedi danzare con leggiadria sulla pedaliera basso mentre le mani sono sull’organo. E’ una musicista di cui sono innamorato. Mentre getto la mano sulla tastiera, in cerca di un assolo finalmente libero e appassionato, sento il modo in cui Lele mi segue con la batteria. Mi piace molto come riesco a liberare la bestia che in lui, quando il rock prende il sopravvento e diventa lui stesso il rock. Rallento e lui rallenta, accelero e lui si getta a rincorrermi, mi sospinge e mi ispira. Sono innamorato anche di lui.

Thank You

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Un ultimo salto mentre la Gibson lancia i suoi larsen verso le profondità siderali e il concerto termina. Molta la gente che viene a congratularsi. Guardo i miei compari e li vedo tutti alle prese con amici e “fan”. Viene gente che non conosco a stringermi la mano, a farmi complimenti che so di non meritare, complimenti però che fanno piacere. Sir Lyson – musicista e gran conoscitore di rock- mi viene incontro e mi abbraccia. “Tim! Fantastico. Sei grandissimo. Siete una band della madonna!”. Continua per circa un quarto d’ora. Faccio filtro, conosco i miei limiti ma so cosa intende, in quanto a catturare lo spirito dei LZ, lo spirito del Rock non siamo male. Se solo avessimo – come gruppo –  un po’ più di possibilità di tempo e dunque studiare un po’ di più e curare certi dettagli che ancora non rendono a dovere, saremmo forse ancora più credibili. Mi abbracciano tutti: Davide Barani, giovane e quotato musicista della zona, Luciano Tomassia veterano del metal anni 80 e lui stesso in passato grande organizzatore e promotore di concerti (“Tim Tim!!! il vero suono zeppeliniano. Bravissimi”). Paolo di OldMan che si lascia prendere dall’entusiasmo e si spertica in dolci parole e tutti gli altri amici presenti che ci stringono nel loro affetto. Sento qualcuno che sta parlando con Saura dire “Cazzo che roba, questo si che è un tributo ai LZ… sono andato a vedere anche l’altra tribute band ai LZ della zona, ma loro fanno cinema”.

Io guardo in casa mia, sia chiaro, non mi metto a fare classifiche o paragoni, ma quel rilievo mi riempe d’orgoglio, lo dico ormai da un po’; che la gente – anche quella meno esperta in fatto di rock – senta che siamo differenti dalle solite tribute band macchietta per me significa aver centrato l’obiettivo.

Un ultimo abbraccio col midnight rambler e quindi mi metto a smontare l’attrezzatura e a caricarla sulla macchina. Rimaniamo poi a parlare con gli amici. Mi siedo al tavolo con Donald, Liso, Pike e Wilko. Si parla di rock e si parla di DDR. Partiamo poco prima delle 2.

Ritorniamo alla Domus Saurea facendo un bel pezzo della Via Emilia. Le luci della città brillano mentre noi le attraversiamo scivolando sul nastro di asfalto. L’autoradio – in random – passa Rocket Man di Elton John e Cross Road Blues di Robert Johnson. Arrivati alla Domus, scarichiamo e risistemiamo il tutto. Doccia e a letto. Mi sovviene che domani è sabato e che occorre portare giù sul ponte il sacco con la plastica della raccolta differenziata. Abitiamo in campagna, in un posto in riva al mondo, scendo in boxer, maglietta ed infradito come un white trash qualunque della Louisiana. Guardo le stelle, mi sale un fiotto di ricordi della mia infanzia… quante stelle quante stelle, dimmi tu la mia qual’è, non ambisco alla più bella, sol che sia vicina a me. Rientro in casa, ho ancora un po’ di adrenalina in circolo, fatico ad addormentarmi ma poi piano piano – verso le 3,40 – sento il sonno arrivare. Socchiudo gli occhi… la canzone rimane la stessa anche stanotte… New York, goodnight.

THE EQUINOX live at Area 24 Rock Station, Rio Saliceto (RE) 02/08/2018

10 Ago

Mattina in ufficio. Fuori l’estate bianca picchia in accordatura aperta, la cappa calda sotto cui viviamo è quella tipica delle estati qui in Emilia. Cerco di sbrigare le mie cose, mi sono preso il pomeriggio e non voglio trovarmi domani in affanno con faccende che non ho affrontato oggi.

Ore 13,30 Domus Saurea: io e Saura carichiamo le macchine. Questa volta le prendiamo entrambe, nel posto dove suoneremo stasera non c’è l’impianto, abbiamo dovuto chiederne uno in prestito a un gruppo a noi amico, I Tacchini Selvaggi, ci sono aste mixer e 4 casse da aggiungere alla nostra attrezzatura. Alle 17 arriverà Pol, abbiamo bisogno anche della sua macchina per caricare il tutto.

Ore 14,30/17: pranzo, doccia, relax.

Ore 17 arriva il Brad Delp di Correggio, carichiamo le ultime due casse e partiamo.

L’Area 24 è una stazione di servizio posta tra Rio Saliceto e Campagnola, nella bassa reggiana, tutt’intorno la campagna, davanti una strada provinciale.  Scendiamo dalle macchine e la prima cosa che dico a Saura e Pol é: “scommettiamo che appena arriva Lele il suo primo commento sarà questo?” (pronuncio una imprecazione blasfema, una di quelle che sono parte dell’antico retaggio culturale che si respira in Emilia Romagna sin dai tempi dell’odiato Stato Pontificio).

Piantagioni di granturco, lande desolate, la calura ipnotizzante e deprivante. Sembra di essere in Arkansas o comunque nel Delta del Mississippi, quel lembo di terra alluvionale a nord ovest dello stato del Mississippi che confina con Louisiana e l’Arkansas appunto; 300 km di lunghezza e 100 di larghezza in cui vi è rinchiusa la storia più emblematica del “sud degli Stati Uniti”, il substrato culturale, razziale ed economico del sentimento blues più profondo.

Per un attimo perdo la cognizione del tempo, mi immergo in uno dei miei paradossi temporali … entro ed esco dall’Arkansas, mi bagno i piedi nel Mississippi per l’ennesimo battesimo blues (e una volta l’ho fatto davvero, testimone il mio amico Mixi), accompagno il mio padre putativo attraverso campi di cotone e campagne chiuse nella loro affascinante solitudine …

Padre putativo

Arkansas

Cotton fields- Poinsett County Arkansas

Cotton in the Delta – Arkansas

Mississippi Delta Grain Bin Sunset L @rushimages

Torno in me, dobbiamo montare strumenti ed impianto, non c’è tempo da perdere. Arriva Lele, neanche il tempo di scendere dalla macchina che abbassa il finestrino e lancia l’imprecazione che avevo previsto.

Sotto la randa del sole pomeridiano, a mollo nel lago d’asfalto, diligentemente ci diamo da fare. Guardo Saura, è la più volenterosa, oltre ad essere quella che ha più “bagaglio” da fare e disfare” e anche quella che si adopera di più (insieme a Pol) per la sistemazione dell’impianto.

The Equinox – Area 24 Rios Saliceto (RE) 02/08/2018 – foto TT

The Equinox – Area 24 Rios Saliceto (RE) 02/08/2018 – foto TT

Nel campo a fianco un contadino sta controllando i lunghi getti d’acqua d’irrigazione. Ci vede e ci urla in dialetto reggiano stretto “Ragàs, se chi get d’acqua chè iv dan da fèer gi quel ca spost tot” (ragazzi, se questi getti d’acqua vi danno da fare ditemi qualcosa che faccio in modo di spostarli). Rispondo a tono in dialetto stretto ringraziandolo per la cortesia.

The Equinox – Area 24 Rio Saliceto (RE) – foto TT

Verso sera è tutto pronto, siamo sudati come chissà chi, ma in qualche modo più rilassati. Non siamo ovviamente soddisfatti del sound in generale, ma senza un fonico e con un impianto del genere occorre accontentarsi. Facciamo quattro chiacchiere con Benna, il titolare, sembra davvero uno a posto e questo è fondamentale per un gruppo. Buone vibrazioni, cortesia e buon senso da parte dei titolari dei locali sono condizione necessaria per un gruppo per continuare ad andare avanti.

The Equinox – Area 24 Rios Saliceto (RE) 02/08/2018 – foto TT

Ceniamo, ci rinfreschiamo, ci cambiamo. E’ ormai arrivata parecchia gente. Ci sono molti biker (dopo tutto queste sono le Biker Nights dell’Area 24) ma sono distanti anni luce dalle gang di biker per cui ho suonato in passato. Arrivano anche gli amici e i fan degli Equinox.  Ore 21,40 iniziamo.

The Equinox – Area 24 Rios Saliceto (RE) 02/08/2018 – foto TT

Saura fa partire la nuova sigla “A Shadow In The City” di Jimmy Page dalla colonna sonora di Death Wish 2, Signore Oscuro veglia su di me stasera.

Dopo l’ultimo armonico demoniaco di Page parto con Custard Pie a cui segue la sezione rock di Over the Hills And far Away e quindi Immigrant Song, il nostro medley iniziale. Ho un faretto di fianco a me, crea una sorta di barriera tra me e il pubblico, alzo la testa e mi accorgo che è assai numeroso. Proseguiamo con Out On The Tile (intro riff) – Black Dog e quindi con What Is And What Should Never Be. Durante Dazed And Confused mi sento svuotato, la pressione deve essere scesa, mi gira la testa e mi sento molle come un fico. Mi chiedo se riuscirò a finire il concerto.  Saura si mette alla tastiere e alla pedaliera basso per Misty Mountain Hop e SIBLY, io guardo le stelle in cerca di sostegno, mi rivolgo al Dark Lord il quale sembra ascoltare le mie preghiere laiche e darmi la forza necessaria per continuare lo show.  Il pubblico sembra gradire parecchio, sono contento. Nobody’s Fault But Mine e quindi Moby Dick. E’ la prima volta che suoniamo per intero quest’ultima e con il Mi basso abbassato a Re. Devo stare molto concentrato, i break di chitarra sono impegnativi per un chitarrista come me. L’assolo di Lele è riuscito, c’è tutto il power and the glory di Mr tamburino in esso. I’m gonna CrawlThe Song Remains The Same e Hot Dog prima della sezione finale. Il pubblico continua a rispondere alla grande. Per Kashmir imbraccio la Danelectro in accordatura aperta dadgad, mentre per Stairway cerco di fondermi con la doppiomanico, chitarra che ogni volta sembra ipnotizzare la gente. Alla fine del pezzo la sollevo in aria, boato … questo è tutto per te, Jimmy “Poige”, per il “buraccione” che hai messo in piedi.

Ultimi scampoli di concerto: Heartbreaker / Whole Lotta Love + Theremin + Goin’ DownCommunication Breakdown con presentazione e Rock And Roll, la nostra chiusura di piombo Zeppelin insomma.

Siamo stremati, è giovedì sera, domattina si va a lavorare, vorremmo bere una cosa e poi dirigerci a casa, ma la gente non smette di applaudire, di chiedere altri pezzi. Alcuni vengono vicino a noi a farci i complimenti, ci sono chitarristi che si avvicinano a me e fanno rilievi così positivi che mi mettono in imbarazzo. Naturalmente so che sono esagerazioni ma è indubbio che facciano piacere.

Il bis è Thank You, una new entry. Versione soddisfacente, mi lascio andare ad un lungo assolo nella coda finale (arrangiamento simile a quello che fecero Page and Plant nel 1994/95 dunque). La gente è carica, ci sono persone che ci filmano, davanti, di fianco e dietro il palco. Chiudo il pezzo con un salto. Applausi fragorosi.

Vorremo iniziare fare i bagagli ma arriva Benna il titolare, è raggiante ed entusiasta. “Tim! E’ un trionfo. Potete andare avanti ancora un’ora? Non c’è mai stata così tanta gente, e tutti sono rimasti sino alla fine. Siete fenomenali. Riuscite a fare almeno un ultimo lungo pezzo?

Come si fa a dire di no davanti ad un entusiasmo così genuino? How Many More Times.

Questa volta salutiamo definitivamente.

Mentre inizio a smontare mi soffermo a constatare che il pubblico – anche quello fatto di casual rock fan – inizia a distinguere il senso che cerchiamo di mettere in questo tributo. Credo che capisca che gli Equinox cercano di essere diversi dalle tipiche tribute band (che personalmente non amo). Vedo che anche gente apparentemente senza una preparazione rock particolare viene catturata dalla energia cosmica e dalla prospettiva obliqua che cerchiamo di mettere nella nostra proposta.

Siamo in Arkansas, inutile pensare che Benna sbrighi le faccende Siae online, e dunque eccomi a riempire il borderò della Siae nel locale ormai vuoto e in piena notte.

The Equinox – Area 24 Rios Saliceto (RE) 02/08/2018 – foto TT

The Equinox – Area 24 Rios Saliceto (RE) 02/08/2018 – foto TT

Ci fermiamo ancora un poco. Le ragazze del locale se ne vanno, Benna mi chiede di scrivere qualcosa sul diario di bordo dell’Area 24, di fianco alla paginetta del 2 agosto che ha la nostra locandina appiccicata. Scrivo qualcosa di poetico facendo il verso al testo di Kashmir: auspici affinché il sole batta sul nostro viso, le stelle riempiano i nostri sogni, il padre dei quattro venti gonfi le nostre vele.

The Equinox – Area 24 Rios Saliceto (RE) 02/08/2018 – foto TT

Un ultimo abbraccio e via lungo le blue highway reggiane. Pol ci accompagna alla Domus, scarichiamo le macchine e poi ricarico sulla mia le casse che sono su quella di Pol, domattina mentre andrò al lavoro le farò avere al proprietario.

Doccia e finalmente a letto. Siamo stanchi ma in qualche appagati, il Rock sarebbe il nostro way of life. Spengo la abat-jour, guardo la sveglia, sono le tre … New York goodnight.

 

Anna Funder “C’era una volta la DDR” (2016 – feltrinelli) – TTTT

7 Ago

Anna Funder è una giornalista australiana, specializzata in lingua tedesca. Questa è la ristampa del 2016 del suo libro del 2002 “C’era una volta la DDR”.

Il muro di Berlino cadde nel 1989, dopo di allora la Funder incontrò e parlò con diverse persone (vittime del regime e personale della Stasi, la polizia politica). Questo libro è il diario di quelle conversazioni, una sorta di romanzo in bianco e nero su alcune vicende personali ambientate nella DDR.
Da alcuni lustri vi è una sorta di nostalgia della DDR, la cosiddetta Ostalgie, la nostalgia dell’Est, sentimento che la Funder contrasta vivacemente, è un sentimento di certo curioso ma credo anche comprensibile, le difficoltà che derivano dal vivere in un regime di capitalismo selvaggio non sono robetta ed ecco che allora si guarda al passato, cedono a questo impulso anche i giovani che, come scrive l’autrice “sono semplicemente alla ricerca di qualcosa verso cui sospirare”.

Il muro di Berlino

Il libro è notevole, da qualunque parte la si guardi, la storia della DDR è intrigante, è impressionante vedere come – soprattutto nei primi lustri – la Repubblica Democratica Tedesca credette in se stessa e nella creazione dell’uomo socialista. La DDR si differenziava non poco dagli altri paesi socialisti, il Partito Di Unità Socialista di Germania non era infatti il solo partito, vi erano anche i cristiani democratici, i liberaldemocratici, i nazionaldemocratici e gli agrari. Naturalmente però era il SED (Partito Di Unità Socialista di Germania) ad avere il priorità assoluta e ad avere come suo credo la formazione di una società senza classi sociali.

Il muro di Berlino

Il libro della Funder è una feroce critica alla DDR, personalmente non mi sarebbe dispiaciuta leggere qualche pagina dedicata anche al punto di vista opposto, ma evidentemente per questo occorrerà appoggiarsi ad altri testi.

Ad ogni modo, se interessati all’argomento, libro da leggere.

Sinossi

https://www.lafeltrinelli.it/libri/anna-funder/c-era-una-volta-ddr/9788807884993

Fonti ufficiose affermano che nella Germania dell’Est gli informatori al servizio della Stasi, la potente polizia segreta, fossero una persona ogni sei abitanti e nel dopo-1989, all’apertura degli archivi, con grande sorpresa si è scoperto quante famiglie allevassero al proprio interno informatori incaricati di riferire allo stato i pensieri e le aspirazioni dei propri familiari. In un libro scritto con una suggestiva tonalità narrativa, Anna Funder ci riconduce in quell’esperienza, ascoltando sia ex funzionari governativi e informatori, sia persone che hanno avuto la vita spezzata da una repressione immotivata.

KING CRIMSON Lucca 25 Luglio 2018 – di Giancarlo Trombetti

30 Lug

Il nostro Giancarlo Trombetti – rock scriba extraordinaire – ci racconta dei KC a Lucca qualche giorno fa.

Diciamoci la verità : per esprimere un parere su questo concerto, basterebbe dire… emozionante, bellissimo. Il guaio è che chi scrive, di musica e non, è solitamente logorroico, debordante, e sente il dovere di dovervi ricoprire di parole per descrivere le proprie emozioni che sa Iddio se mai corrisponderanno alle vostre.
Io non sono da meno, per cui andate o oltre o mettetevi comodi.

Fa caldo a Lucca, niente afa, ma un caldo sufficiente a spingermi a utilizzare il ventaglino bianco sponsorizzato e cortesemente regalatomi all’ingresso del palchetto centrale. I biglietti sono un dono di chi mi accompagna e il loro costo, cui oramai dovremo abituarci, esoso. Vi risparmio la annosa domanda del perché un Cristo che mostri fiducia nell’organizzatore e nell’artista e che lo dimostri acquistando in notevole anticipo il biglietto, debba anche pagare una quindicina di euro di “diritti di prevendita”… un po’
come se prenotando un ristorante vi chiedessero di pagare un quid solo perché avete deciso di essere così cortesi di chiedere loro di riservarvi un tavolo… ma non importa: se non fossero diritti si tratterebbe di qualcos’altro, di un qualsiasi altro modo di leccarci via un altro trentino approssimativo in due con stile e destrezza.

Se il conto della cena la scorsa volta era stato eccessivo, la pizza stavolta entra nella top five delle schifezze che ho cercato di farmi entrare in bocca. Parlo di cibo. Difficilmente ho mangiato un pane arabo moscio come una mousse lasciata un paio d’ore fuori dal frigo. Con le cene a Lucca sono sfortunato…
Con parte di quell’impasto che mi galleggia nello stomaco, vado con un minimo anticipo sul posto. C’è Leo in regia, come sempre, e voglio far due chiacchiere. L’amico mi racconta che il management dei Crimson è ossessivo e puntiglioso oltremodo. Il controllo sulle telecamere è assoluto e nessuna ripresa potrà essere effettuata dal palco. Pare che solo una piccola remotata laterale sia di supporto alle tre che Leo ha piazzato quasi in parallelo dietro al mixer. Fortuna vuole che il ragazzo abbia notevole esperienza
e sappia come ovviare a tre telecamere che danno praticamente il medesimo punto di ripresa; uno schermo che ne accoglie due insieme è una soluzione che permetterà alla maggior parte del pubblico di vedere particolari e volti altrimenti lontani.

“Nessuna telecamera dovrà interagire e separare il pubblico dall’artista rappresentando un elemento di disturbo nella fruizione della musica”, dettano gli accordi. Ma non basta. Sui due lati del palco due cartelloni specificano che nessuna foto o ripresa potrà essere effettuata dal pubblico, pena l’allontanamento dal concerto. Identico messaggio viene ribadito in italiano ed inglese prima dell’inizio dei due tempi dello spettacolo. Non si fanno sconti. Davanti a noi un ragazzino di diciassette anni fa
tenerezza. “Ho scoperto i Crimson ascoltando i dischi di papà, l’anno scorso, a maggio”, specifica. E lo vedo mentre tenta di catturare un’immagine, un ricordo, di quello che sicuramente deve essere il suo primo concerto. Il padre lo guarda orgoglioso…Penso che forse…forse… questa generazione ha qualche soggetto che la salverà.

Con precisione svizzera, il gruppo entra sul palco. E’ immediatamente chiaro che non stiamo per assistere a un concerto rock. In primo luogo la disposizione delle tre batterie, in prima fila, profuma già di anomalo. Di batteristi con ego smisurati ne abbiamo visti, ma tre elementi che dominano il fronte palco fa capire che il suono dipenderà da loro, vedremo come. I batteristi vestono in nero. Dietro a loro Fripp e gli altri tre musicisti, indossano un panciotto nero. Siamo abituati da tempo all’immagine pubblica di Robert
Fripp, un chitarrista e compositore che ha attraversato gli ultimi cinquant’anni di rock inglese senza dar luogo a follie estetiche, senza ricorrere a palcoscenici multimediali, senza alcuna necessità che far parlare la musica che, di volta in volta, ha deciso di proporre. Certamente un personaggio schivo, particolare, avulso dalla scena, anche se al tempo stesso un leader di difficile gestione, durissimo con i suoi collaboratori, sicuramente una immensa rottura di palle per chi debba sorbirselo tutti i giorni. E non a caso il turbinio di musicisti all’interno del gruppo ne è la riprova. Una sorta di Zappa ma senza l’elemento dissacratore. Fripp si è sempre preso assolutamente sul serio.
Che non stiamo per assistere a un concerto rock è chiaro dal resto dell’iconografia. I musicisti sono concentrati sul loro lavoro; nessuna concessione allo spettacolo, nessun sorriso o movimento che non sia quello strettamente necessario a suonare il proprio strumento. Il tastierista a tratti appare marmoreo. Dall’estrema destra Fripp, seduto, accenna a qualche parte di tastiera e suona la sua chitarra, controllando con un ghigno a metà tra il Mr Burns dei Simpsons e Dexter, il killer seriale. Ma è l’intera atmosfera voluta e chiesta da Robert Fripp che impone una fruizione della musica assolutamente passiva ma concentrata. Nel caso qualcuno non avesse compreso che non è possibile nemmeno accendere i propri cellulari, una voce cortese invita a tenerli in tasca, ma non solo… se proprio il pubblico desidera portare a casa uno scatto del gruppo, viene specificato che Tony (così nell’annuncio) desidera farci una foto a fine spettacolo. Quello sarà il momento per tirare fuori i cellulari e portarsi a casa un ricordo.

In un silenzio quasi tombale e senza, incredibilmente, un solo cellulare acceso a illuminare i pochi centimetri di portata, dopo l’applauso di benvenuto, partono i tre batteristi con una breve miscela di quello che andremo a seguire a momenti. Non ci vogliono le conoscenze tecniche che non possiedo percapire che a ognuno dei tre è stato assegnato un compito diverso. Pat Mastelotto, a sinistra ha la batteria accordata in una tonalità più tonda e bassa, oltre ad avere una serie di percussioni e oggetti il cui suono
aggiunge come riempitivo un po’ ovunque; Gavin Harrison a destra ha il suo kit accordato in toni più secchi, acuti, nessuna percussione al di là di una serie di mini tom elettronici. Jeremy Stacey ha compiti a sé. Suona sui pezzi più vecchi, in parte, e girato suona un piano elettrico le cui note, in un primo momento, non si è in grado di afferrare la provenienza, dato che né Fripp, né Bill Rieflin, il tastierista principale, non ne sono autori.
Pare incredibile la scelta di avere i tre batteristi in primo piano, ma il tappeto continuo, ininterrotto, di ritmiche e contrasti fa capire come questa versione dei King Crimson sia guidata proprio dalle batterie. Ma ciò che impressiona è l’immenso muro di suoni bassi che Tony Levin emana nella sua quasi assoluta immobilità. Una vera trama dalla presenza incombente, che pressa e avvolge il tutto e di cui i batteristi e i virtuosismi dei singoli scalano di volta in volta la vetta. Si ha la percezione che se Levin si fermasse, metà
del suono del gruppo verrebbe a mancare. Quello che ci piomba addosso non è il semplice suono di un basso che supporta la batteria dettando i tempi, ma una struttura a piani che gli strumenti devono scalare se vogliono emergere dalle torri di note che sostengono il tutto. L’impressione raddoppia, triplica, quando Levin imbraccia il suo stick a dodici corde, quello che fa emette suoni che fanno credere che sopra le nostre teste stia per scatenarsi un temporale.

Il suono diventa una cattedrale incombente, e sui pinnacoli si inerpicano il sax di Mel Collins, sempre distorto e jazzato, aggressivo e tagliente come una chitarra e le due chitarre di Fripp e del polacco Jakko Jakszyk. Un quadro elettrico di rara forza, che lascia volare fantasia e desiderio. I Crimson dei 70 ne escono non come fantasmi ma come vivide immagini. Assolutamente presenti. Se un appunto sia necessario fare, va al Jakko, dall’impronunciabile nome. Laddove la voce non manca e appare sempre all’altezza, il suo strumento dovrebbe forse essere un contraltare più netto allo stranissimo ma debordante stile di Fripp.

Per me che non sono un tecnico, vedere il suo pollice sinistro che spinge il retro della tastiera mentre la mano scivola velocemente come se stesse suonando una slide fa un po’ effetto. I colpi di penna sono ritmici, robusti, ma quello che rendono in musica ed effetti, fanno dell’isterico Robert un maestro nel suo genere. Un chitarrista il cui suono è riconoscibile e perfetto per quello che deve evocare. Un suono distorto, e solo apparentemente privo di una melodia, che, al contrario, è estremamente presente in tutti i
brani e i medley della sua produzione.

La scaletta pesca maggiormente nel disco d’esordio e in Larks’, ma per me non è una sorpresa… di nascosto mi era stata fatta sbirciare prima dell’inizio insieme al semi-isterico accordo e alle sue restrizioni. Per me i Crimson fino a Red sono una miniera di suoni ed emozioni mai dimenticate. La lunga Starless, resa in chiusura in una versione semplicemente micidiale è uno squarcio nella miniera dei miei ricordi di ragazzo, quando Larks e Starless rappresentavano per me il contro-progressive, la prova che c’era vita
oltre una chitarra elettrica e una pedaliera e che un sax ed un violino ti aprivano nuovi universi. Erano gli anni in cui iniziavo ad andare decisamente oltre il muro dell’hard e del blues. E ne ero sorpreso, Zappa a parte.

Ma è necessario adesso provare a spiegare il senso dell’uso di tre batterie. Un anziano fan parmense, ai miei dubbi sulla presenza di tre diversi batteristi, mi spiega che avranno medesimi compiti e ritmiche in sincrono. Previsione errata. Ogni batterista ha un proprio preciso compito, e un preciso suono, perfettamente percettibile dopo un po’ di orecchio. Mastelotto e Harrison non solo si dividono i compiti – il primo dedito alle percussioni e alla rumoristica quando al secondo toccano le parti preponderanti – ma si alternano anche all’interno del medesimo brano, eseguendo le loro rullate in perfetta alternanza e, dato il suono diverso, donando al medesimo brano tinte diverse ogni manciata di secondi, minuti. In buona fede non saprei chi scegliere in quanto a risultati, ma mi sbilancio e dico Pat, anche se il solo finale in Starless è riservato a Gavin. Con gli altri due che lo applaudono. Il centrale Stacey pare assentarsi a minuti, e rivolto lateralmente rispetto alla sua cassa, pare occuparsi a lungo d’altro. La nostra pure buona posizione centrale non ci fa immediatamente realizzare che si sta dedicando a parti di piano elettrico, posto in modo tale da non farcelo vedere. A lui sono riservati i tempi nei brani più vecchi, in particolare, ma è la resa globale del loro suono che caratterizza fortemente l’insieme. I Crimson di questo tour sono un gruppo a trazione ritmica che rimbalza sulle mura che Levin innalza con il suo basso. Il resto vola alto al di sopra. Dopo un’oretta ci si fa l’orecchio, ma l’impatto iniziale è impressionante.

Quando Larks lacera Piazza Napoleone, mi tornano in mente le mie avventure di ragazzo nei suoi teen finali, la prima auto, gli amici, i simposi casalinghi dedicati a interpretare questo o quel disco. Erano anni, quei tre, quattro primi dei settanta, spensierati e incoscienti. Fin troppo, direi oggi. Ma era giusto così : nella vita c’è sempre tempo per i problemi che inevitabilmente arriveranno, e quell’estate del 73 era marcata, tra l’altro, proprio dalle cavalcate elettriche di quel disco dal titolo surreale. Le altre che verranno dal successivo, fino a quella Starless che su Red chiude un periodo luminoso e la cui melodia non mi lascia da allora. Erano anni incredibili per la nostra musica, e la scelta era tra mille uscite tutte di estrema qualità. Erano gli anni in cui era necessario guardare…alle cinquanta lire… prima di gettarsi in spese voluttuarie, per i più. Ma per me la musica era cibo, cultura, piacere, emozione, scoperta, maturità. Quando proprio non esisteva possibilità di accantonamento, si dividevano i compiti : uno comprava un 33, l’altro un altro. Poi ci si scambiavano e registravano su quelle infami cassettine, sperando di resistere quanto più possibile fino a trovare il modo di comprarsi…la prossima aria per i propri polmoni. Anni
irripetibili, per la bellezza sconfinata della musica che ci avvolgeva e per quello che riuscivamo a fare per non restare indietro. I King Crimson hanno avuto uno spazio enorme nel mio cuore in quei tempi. Averli davanti ancora 45 anni dopo non è una operazione di nostalgia, ma una emozione immensa. Specialmente perché non sembrano invecchiati di un giorno. Nel suono. La mia ultima volta era stata una trentina di anni fa e credevo che non li avrei più risentiti così luminosi. Indistruttibile Roberto…mi freghi sempre.

Così, il nostro concerto di musica classica contemporanea va a finire. So già che la mia adorata Starless chiuderà il concerto, prima dell’inevitabile, ancor oggi emozionante, Schizoid Man. Si accendono le luci bianche. I sette si alzano contemporaneamente, come a un segnale invisibile. Fermi davanti ai loro strumenti, estraggono in parte i loro cellulari, le loro macchine fotografiche. Ci inquadrano, Finalmente sorridono e tornano a essere umani. Torna in mente il messaggio iniziale…
“Tony vi vuole fare una fotografia, sarà quello il momento in cui potrete farlo anche voi”… anche Fripp si unisce e ci fotografa. Noi lo facciamo, finalmente, con loro.
Lo scambio è totale, adesso. L’uno prende un ricordo dell’altro. Grazie. Pubblico pagante in delirio. Groppo alla gola. Possiamo andare.

©Giancarlo Trombetti 2018

 

Scaletta:

Larks’ Tongues in Aspic, Part One
Peace: An End
Pictures of a City
The Court of the Crimson King
Moonchild
Cirkus
Lizard (Bolero, Dawn Song, Last Skirmish, Prince Rupert’s Lament)
Islands
Indiscipline
Hell Hounds of Krim
Discipline
Neurotica
Radical Action (To Unseat the Hold of Monkey Mind)
Level Five
Epitaph
Easy Money
One More Red Nightmare
Larks’ Tongues in Aspic, Part Two
Starless

Goliath seconda stagione (2018 Amazon Prime) – TTTTT

28 Lug

Di Goliath ne abbiamo accennato qualche giorno fa:

https://timtirelli.com/2018/07/24/il-costo-esoso-dei-nuovi-cofanetti-di-dischi/

adesso che ho finito di vedere la seconda stagione posso davvero dire che è una delle serie TV che più mi è piaciuta in assoluto.

Anche questa volta Billy Bob Thorton è superbo! Certo, ricasca pure qui in una storia sentimentale e si fa trascinare in un nuovo caso che in realtà non vorrebbe seguire, ma queste piccole ripetizioni e le sbavature che affiorano ogni tanto poco tolgono ad una serie a mio parere riuscitissima. Sarà forse perché BBT è indubbiamente un uomo di blues che mi piace un sacco, ma gli otto episodi mi hanno tenuto incollato davanti al video, e questo non sempre accade.

E’ inoltre la prima volta che ho una infatuazione per Los Angeles intesa come città. I vari time lapse che vengono inseriti ad arte, la scenografia che ci regala un LA moderna e suggestiva e il rumore di sottofondo della città rendono benissimo il fascino di di questa metropoli.

Billy Bob Thorton – Goliath 2

Nina Ariand poi è sublime sublime: Come attrice e come presenza è venuta fuori poco a poco (nella prima stagione), ma poi si è saputa imporre come pilastro fondamentale della serie.

Nina Arianda

Due gran belle stagioni.

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

(www.dday.it)

La serie è stata scritta a quattro mani da David E. Kelley e Jonathan Shapiro, già autori di programmi di successo come Ally McBeal e The Practice, e prodotta da Lawrence Trilling e Geyer Kosinski. Goliath è risultato lo show Prime Original americano più visto di sempre nei primi 10 giorni dal lancio.

McBride dopo aver vinto un’importante causa contro la Borns Tech e dichiarata chiusa la propria carriera, viene nuovamente coinvolto in un caso complicato quando il figlio sedicenne di un suo amico viene arrestato con l’accusa di duplice omicidio. Nulla è come sembra e Billy si rende subito conto di aver a che fare con qualcosa di più grande in cui corruzione e politica si mescolano nei sobborghi malfamati di Los Angeles.

Il prezzo esoso dei nuovi cofanetti di dischi

24 Lug

Discuto sulla chat di facebook col mio amico Fil (gran esperto di questi argomenti) dell’impennata dei prezzi dei cofanetti di dischi, ormai fuori controllo. Chi sperava che pian piano i prezzi dei box set impegnativi si sarebbero abbassati resta con le pive nel sacco. Ormai le cifre sono inavvicinabili per i comuni mortali.

Facciamo qualche esempio:

La versione Locked N’ Loaded (Mega-box Limited Edition) di Appetite For Destruction dei Guns N’ Roses costa più di 900 euro, la versione semplice solo (sigh)150.

Appetite For Destruction – Locked N’ Loaded (Mega-box Limited Edition) Cofanetto, CD, Edizione limitata

https://www.amazon.it/Appetite-Destruction-Locked-Mega-box-Limited/dp/B07CPCFV4Z/ref=sr_1_6?s=music&ie=UTF8&qid=1532071480&sr=1-6&keywords=guns%20appetite 

Il box set contenente la nuova versione dell album live rimasterizzato The Song Remains The Same dei Led Zeppelin costa 225 euro (il prezzo originario senza sconto era 261 euro)

Ricordiamo che non ha nessun pezzo in più e che – purtroppo – dovrebbe essere la rimasterizzazione della (pessima) versione fatta uscire nel 2007.

The Song Remains The Same (Super Deluxe Boxset)

https://www.amazon.it/Song-Remains-Super-Deluxe-Boxset/dp/B07DTMPNTP/ref=sr_1_fkmr0_3?s=music&ie=UTF8&qid=1532422167&sr=8-3-fkmr0&keywords=led+zeppelin+the+song+remains+the+same+box+set

The Ten Year War dei Black Sabbath è intorno ai 400 euro.

Ten Year War/Deluxe Box S Cofanetto

https://www.amazon.it/Ten-Year-War-Deluxe-Box/dp/B075YB5L3T/ref=sr_1_1?s=music&ie=UTF8&qid=1532422445&sr=1-1&keywords=box+Sabbath+10

Ora, io arrivo a capire cofanetti tipo quello degli ELP di cui abbiamo parlato qui sopra (https://timtirelli.com/2018/03/12/elp-fanfare-1970-1997-2017-bmg-ttttt/) lo scorso marzo, ovvero discografia completa su CD, vari bootleg su cd, un bootleg triplo su vinile … insomma, 18 cd, 3 lp, 2 45 giri su cui spalmare la discografia completa e bootleg ad un prezzo di circa 120 euro mi pare sensato, ma il nuovo andazzo è chiaramente una pazzia.

Fil mi dice che le teorie di questo innalzamento dei prezzi sono varie: le tirature sono crollate drammaticamente e le major alzano i profitti su singola unità spolpando i collezionisti … questi oggetti sono gli unici che vendono quindi nel frattempo si è alzata la domanda ergo prezzo (vedi ticket Juve per Ronaldo).

Le tirature in verità non sembrano ridotte perché come dice Fil siamo sopra le 10.000 copie, per i LZ si parla di 30.000 copie per l’Europa (più le copie per gli USA). Del cofanetto degli ELP a cui abbiamo accennato ne hanno stampate solo 3000 ma sono state vendute in poco tempo ed è esaurito già da parecchio.

A tutto questo poi si aggiunge il fatto che sempre più spesso il materiale bonus (quello che è aggiunto al disco uscito in origine) è sempre più annacquato, soprattutto quando si tratta di cofanetti riguardanti un solo album vengono riempiti di nulla interi cd. Forse il die-hard fan troverà eccitante ascoltare anche i rough mix, ma chi ha un briciolo di testa sa che questa è roba superflua che non fa bene alla musica. Ok versioni live, inediti e outtake in qualche modo diverse dagli originali, ma la fuffa non giova a nessuno. Personalmente cerco di essere un tipetto attento all’arte del buttare, eliminare la zavorra mi fa sentire meglio, questo anche per la musica. Non mi interessa più tenere dischi che non ascolterò, cofanetti di gruppi di cui voglio avere solo qualche album originale senza nessuna bonus track e così via, e dunque questi nuovi esosi box set son roba che ormai non mi interessa più, non sono mai stato un collezionista in senso stretto e non mi presto al giochetto nemmeno quando si tratta dei Led Zeppelin.

Certo è che avessero alcuni di questi cofanetti prezzi abbordabili un pensierino potrei farcelo, per uno come me che non riesce più a trovare stimoli nelle nuove uscite guardare al passato è, ahimè, inevitabile; ogni tanto acqusitare un bell’oggettino curato e contenente la musica con cui sono cresciuto sarebbe un modo niente male per riempire i vuoti esistenziali, ma sia chiaro, non a queste cifre.

E’ da un po’ che giro intorno al recente cofanetto dei Fleetwood Mac dedicato all’omonimo album del 1975 perchè mi pare un compromesso niente male. Per poco più di 40 euro ci si porta a casa un cofanetto contenente la seguente robina.

Disc  1 – CD: Original Album Remastered and Singles

Disc 2 – CD: Alternates and Live

Disc: 3 – CD: Live

Disc: 4 – DVD: 5.1 Surround Mix and 24/96 Stereo Audio of Original Album plus four single mixes

Disc: 5 – Vinyl LP

A me essenzialmente interessano i dischi 1, 3 e 5, soprattutto il 3 che è relativo ad concerti live del 1975 dove la band suonava anche alcuni dei successi del passato (più o meno) blues. Non lo ho ancora preso ma mi pare una cifra onesta e un cofanetto che abbia ragion d’essere. Quelli di cui abbiamo discusso qui sopra invece temo proprio di no.

 

Iulius blues

19 Lug

Luglio. In origine questo mese si chiamava Quintilis, quinto, perché era il quinto mese del calendario che si attribuisce a Romolo, calendario che partiva da marzo (Martius). Dopo la morte di Giulio Cesare, in suo onore il mese della sua nascita divenne Giulio, Luglio appunto. La semantica è una delle mie ossessioni, e ancora una volta constato che come spesso accade fagocita ogni mia azione. Have mercy on me, anime bluesanti di questo blog.

T – shirt blues

I blues estivi sono sempre dietro l’angolo, situazioni in evoluzione, futuro passato e presente che fanno a botte, col sottoscritto sempre al ricerca del proprio nido di stelle sebbene sia consapevole che non esiste. On the road again insomma, I can’t find my way home dunque, così non mi resta altro che cercare di riempire i vuoti esistenziali comprando sciocchezze che mi danno un po’ di sollievo per qualche minuto, una nuova edizione in vinile di uno dei miei dischi preferiti o una maglietta come questa qui sotto, che alla fine mi definisce perfettamente.

TT New Shirt

Sinodo estivo

Questo sinodo diventa importante perché – come vedremo più avanti – sarà l’ultima occasione in cui ci si può godere il bersò, la verandina che con tanta dedizione io e le pollastrella abbiamo messo in piedi.

Come sempre cena alla Festa dell’unità di Gavassa che, essendo una piccola frazione, organizza la festa in una sorta di cortile interno. Noi ci veniamo volentieri ogni anno perché è tutto molto blues e perché amiamo respirare le atmosfere dell’Emilia profonda, atmosfere che tra poco spariranno per sempre. Ad aiutare lo svolgimento della festa quest’anno vengono assoldate anche la pollastrella e sua sorella, di mano d’opera volontaria ce n’è sempre meno, i giovani sono ormai completamente assenti. Approfittiamo spudoratamente delle nostre conoscenze: il padre della pollastrella ci riserva uno dei tavoli più freschi, la madre della pollastrella viene a controllare che tutto sia di nostro gradimento e la pollastrella stessa si assicura che le portate arrivino in tempi decenti. Ceniamo in allegria, pasta, pesce, polenta fritta e un fresco vinello bianco che scivola giù che è un piacere.

Il solito velo pietoso va steso sulle finte performance del gruppi di liscio. 3/4 persone sul palco che fanno finta di suonare accompagnando basi sempre più ridicole. La grande tradizione del liscio emiliano-romagnolo sta andando a ramengo.

Festa Unità di Gavassae (Regium Lepidi) – foto TT

Festa Unità di Gavassae (Regium Lepidi) – foto TT

Verso le 22 lasciamo la festa diretti alla Domus Saurea, la verandina blues ci aspetta. Iniziamo il rito sorseggiando Assenzio mentre il tavolino si riempie di ciò che i generosi confratelli hanno portato. Chiacchieriamo fino oltre le 2. Siamo immersi nella campagna nera, laggiù, lontano oltre le colline, brillano le stelle, mentre qui a pochi metri tra vigne e campi di malghetti (di granturco insomma) si sentono frusci di ologrammi spirituali di giovani chitarristi blues che cercano l’incrocio giusto per venire a patti col demonio.

Sinodo Estivo alla Domus Saurea – da sx a dx: Biccio, Riff, Mixi, Pike, Tim, Mario – foto Saura T.

Il bicchiere della staffa, one more for the road insomma…

poi ci si inginocchia a ringraziare il Signore Oscuro.

The Dark Lord

Il sinodo finisce. Al prossima anno cardinali del blues.

You are like a hurricane blues

Due giorni dopo il sinodo, sulla Domus Saurea si abbatte un forte temporale, il vento ha una violenza vista poche volte da queste parti. Il risultato è sconfortante.

Bye Bye Bersò Blues -Domus Saurea luglio 2017 – foto TT

Bye Bye Bersò Blues -Domus Saurea luglio 2017 – foto TT

Il dondolo dopo la bufera. foto TT

Il vecchio prugno, Foto TT

Per il vecchio prugno non c’è stato nulla da fare, tuttavia siamo riusciti a salvare la vite.

Salvavite – Domus Saurea luglio 2018 – foto TT

Forse grazie a Mario, che sarebbe un frap, un frèra, un fabbro insomma, c’è qualche speranza per il bersò, vedremo.

Waiting On A Friend (Tim & Tom blues)

Erano anni che non passavo una serata insieme al mio rambler preferito, insieme – nel lontano passato –  abbiamo fatto sogni di rock and roll e quei momenti (e le canzoni scritte insieme) non si dimenticano mai.

Cattiva Compagnia 1991 – Gigi, Mixi, Tommy,Tim – the classic line up

Siamo diventati amici il 3 luglio del 1981, e dopo 37 anni eccoci di nuovo qui, the TT Twins.

Tim & Tom 2018 – foto Saura T.

Negozi blues: ROCK POWER BOLOGNA VINILI DISCHI USATI E CD

Via Mascarella, 81/d, 40126 Bologna BO tel  051/ 011 07 87  

Segnalo un negozietto di dischi (soprattutto vinili usati) di Bologna. Se siete in zona fateci un salto, mantenere vivi posti del genere non può che fare bene a questo povero mondo.

Rock Power Vinili Bologna

Rock Power Vinili Bologna

FILM: “L’Inganno” (di Sofia Coppola – Usa 2017) – TTTT

Sofia Coppola riesce a far film davvero belli, mi cattura ogni volta, è successo anche con L’Inganno. Visto su SKY.

Genere: Suspence Thriller

Cast: Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Emma Howard, Oona Laurence, Angourie Rice, Addison Riecke

Scritto e diretto da: Sofia Coppola

L’inganno è l’adattamento di Sofia Coppola del romanzo The Beguiled, opera di Thomas Cullinan. La storia si svolge durante la guerra civile, in un collegio femminile nello stato di Virginia. Le giovani donne vivono protette dal mondo esterno fino a quando un soldato ferito viene trovato nei paraggi e condotto al riparo. La casa è così inebriata da una forte tensione sessuale da cui nascono pericolose rivalità e vengono rotti tabù grazie a un’inaspettata serie di eventi.

SERIE TV: Homeland (stagione 7 – Fox 2018) – TTTT

Devo riconoscere che le puntate finali di questa settima stagione sono piuttosto buone, devo dunque rivedere il frettoloso giudizio dato qualche mese fa. Anche la settima stagione quindi non è per niente male

SERIE TV: Goliath (stagione 1 – Amazon 2016) – TTTT

Quando il mio amico Jaypee mi consiglia una serie TV mi ci ficco a capofitto. Qui c’è il grande Billy Bob Thorton, che già di per sé è una garanzia. Sono alla sesta puntata della prima stagione e ne sono entusiasta.

Goliath Season 1

 2016 Amazon Studios Series starring Billy Bob Thornton, William Hurt, Maria Bello and Olivia Thirlby

A disgraced lawyer, now an ambulance chaser, gets a case that could bring him redemption or at least revenge on the firm which expelled him.

When the moon hits your eyes like a big pizza pie

Rincasi verso sera, non è stata una giornata facile lavorativamente parlando, né per te né per lei, così te ne esci con un “senti, e se andassimo fuori a cena? Ti va una pizza come si deve?”

Ed è così che l’umore cambia, quando vedi che la luna risplende nei suoi occhi, che quella che stai vivendo è una scena tratta da una canzone di Billy Joel, che lei ti guarda sorridendo con quel suo fare da scimmietta e ti dici che in fondo la vita poi non è poi così blues come pensi.

A bottle of white, a bottle of red
perhaps a bottle of rose instead
we’ll get a table near the street
in our old familiar place
you and I, face to face

A bottle of red, a bottle of whites
it all depends upon your appetite
I’ll meet you any time you want
in our Italian restaurant.

“we’ll get a table near the street in our old familiar place you and I, face to face” – Saura at Pizzikotto, Regium Lepidi – luglio 2018 – foto TT

Saldi vegani

Vestirsi oggigiorno per l’uomo di blues di una incerta età non è cosa semplicissima. Vestire come fanno i giovani oggi proprio no, vestire come faceva lo zio Fedele quando aveva la nostra età men che meno, vestire simil rock nemmeno (mica voglia di andare in giro conciato come un camionista del nordeuropa, come un biker o come un fan dei Guns N’ Roses attempato), mica facile trovare però degli store (negozi, perdio!) che abbiano qualcosa di adatto ad un uomo di blues che veste casual e sportivo possibilmente tendente al Rock del tempo che fu. Certo, potrei comprare tutto all’Inter Store, ma spesso hanno prezzi che “se anche non vesto sempre di nerazzurro va bene lo stesso”. Così seleziono posticini niente male, qualcosa lo trovo sempre da L’uomo di Barbara del  paesello natale, da Keep Up di Campogallo, da Taddei a Regium Lepidi oppure nei negozi di Den e Supedry. Il problema è che gli store più vicini di questi due brand (marchi, perlamadosca!) sono a Verona.

E’ così che due/tre ore di una domenica domattina le passo al centro commerciale Adigeo. Né io né la pollastrella siamo tipi da passare domeniche o frequentare troppo i centri commerciali, ma non siamo nemmeno di quelli che li rifuggono a priori. Lei poi è una patita di Superdry e non può mica comprasi delle cosine solo quando va a Londra.

L’Adigeo è davvero enorme, uno di quei centri commerciali che sembrano areoporti, è così grande che sebbene sia il primo giorno dei saldi si passeggia tranquillamente e sembra che non ci sia quasi nessuno (mentre il parcheggio a più livelli dice che ci dovrebbe essere il mondo).

Centro Commerciale Adigeo – luglio 2018 – foto TT

Centro Commerciale Adigeo – luglio 2018 foto TT

Espletati gli acquisti ci accorgiamo che è ormai mezzogiorno. Mentre passeggiamo vedo che uno dei ristoranti è Universo Vegano. Propongo di andarci. La pollastrella mi guarda incuriosita, lei è vegetariana, io sono carnivoro (sebbene sia consapevole che i vegani hanno ragione), ma ho voglia di provare il posto e ogni tanto non mangiare carne  non può che farmi bene.

L’esperienza è un trionfo. Mangio di gusto e mi sazio così tanto da non riuscire a finire tutto. Bevo una cola biologica. Mi sento in pace con m stesso.

Tim al Ristorante Universo Vegano – luglio 2018 foto Saura T

Ristorante Universo Vegano – luglio 2018 foto TT

Di frequente sento amici o conoscenti stupirsi della intolleranza che hanno i vegani verso i carnivori e chi uccide gli animali per cibarsene, ma poi vedo che i carnivori fanno lo stesso verso chi non mangia carne. Le solite battute, le solite argomentazioni idiote, il solito non capire e non saper andare al di là del proprio pianerottolo. E dire che mangiare meno carne dovrebbe essere un imperativo per tutti, per rispetto verso gli animali, verso noi stessi, verso il pianeta. Tutta salute insomma, e una maniera per non finire come gli americani. E invece no, tutti lì ancoriamoti all’ossessione per la catena Old Wild West e le grigliate, quest’ultime sarebbero anche un bel modo di stare insieme se ci si limitasse un po’ col consumo di certi alimenti e si cercasse di non sprecarne, sì perché si finisce sempre per comprare molta più carne di quella che servirebbe, carne che nella grande maggioranza dei casi viene poi buttata. Spreco di risorse che la Terra non può proprio più permettersi.

Sì, lo so, è un pippone del politicamente corretto questo, ma a forza di rifarsi col politicamente scorretto stiamo finendo in un immondezzaio culturale.

Lettore Hifi Walker:

E va beh, ho fatto la cazzata, quella che gli amici con cui discuto di queste cose mi dicevano di non fare. Ho preso un lettore portatile hifi. Anche se il progetto Pono di Neil Young (ne abbiamo parlato in passato qui sopra) è stato abbandonato, io non mollo e continuo ad essere restio all’uso degli mp3. In macchina li uso perché il lettore non legge altro, ma se posso li evito come la peste.

E allora eccomi qua con il nuovo Hifi Walker, gighino che legge ogni tipo di file audio lossless. Ho preso una scheda micro SD da 128 gb e ci ho caricato soquanti (dal modenese) album in flac. Il risultato mi sembra ottimo, non vedo l’ora di essere al mare e di mettermi ad ascoltare la musica come si deve, mentre osservo vele bianche all’orizzonte.

Lettore Hi-Fi Walker – photo TT

FOOTBALL: la nuova stagione

Finalmente la pre-season è iniziata e non vedo l’ora di vedere le prime amichevoli e capire se i nuovi acquisti sono funzionali ala squadra. Maurito si è presentato alla Pinetina la sera prima dell’inizio del ritiro, ha dormito lì per essere pronto l’indomani ad accogliere tutti. Niente male, capitano.

Maurito – FC INTER l anuova stagione 2018-19 – Foto FC Inter

Già cinque nuovi arrivi e altri colpi che dovrebbero avverarsi nelle prossime settimane, si prospetta una stagione frizzante, il ritorno in Champions poi galvanizza ancor di più. Ogni anno che passo sento di amarla di più l’Inter, c’è un legame universale che provo per quei colori, sarà perché il mio amore per lei me lo ha passato mia madre, ma quando la vedo scendere in campo vengo pervaso dall’energia cosmica, sento le farfalle nello stomaco, inizio a volteggiare, mi scappa la pipì dall’emozione, mi sento bene … proprio come quando sento l’assolo di Sibly e No Quarter live 1973 o di quello di Ten Years Gone.

Per me, c’è solo, l’Inter.

 

 

 

The Equinox – Milly Bar 14/07/2018 (The Rain Song Blues)

16 Lug

14/07/2018: previsto concerto degli Equinox al Milly Bar del Parco Ferrari di Modena. Da giorni le previsioni danno sole cocente e sia noi che Emilio, il titolare del Milly Bar, siamo tranquilli.

Una occhiata alla Gazzetta di Modena e poi si parte.

Da La Gazzetta di Modena 14-7-2018

Ore 18: arriviamo sul posto. Primi approcci col (bravo) fonico Alessandro mentre montiamo l’armamentario.

The Equinox – LZ Oblique Tribute – Milly Bar – Parco Ferrari Modena 14-7-2018 – photo TT

Il cielo si ingrigisce, ma restiamo tranquilli; col passare dei minuti però il dubbio si insinua in noi. Chiediamo di preparare teloni in caso cadesse qualche goccia. E’ un sabato pomeriggio caldo, ma c’è un filo di vento che rende il tutto non troppo opprimente.

Soundcheck – The Equinox – LZ Oblique Tribute – Milly Bar – Parco Ferrari Modena 14-7-2018 – photo TT

Iniziamo il soundcheck, come sempre c’è qualche problemino che però risolviamo senza troppe paturnie. Alessando ci aiuta a tirar fuori il suono giusto, le spie sono ben bilanciate. Proviamo qualche pezzo, si sente bene dappertutto, per una volta sono contento del mio sound e della mia mano, dopo sei settimane di allenamento quotidiano qualche frutto del duro lavoro lo raccolgo.

The Equinox – LZ Oblique Tribute – Milly Bar – Parco Ferrari Modena 14-7-2018 – photo TT

The Equinox – Milly Bar Parco Ferrari – Soundcheck – foto Federica Pratissoli

Scendono le prime gocce. Siamo sempre più preoccupati. Saura piega verso il blu dipinto di blues.

The Equinox – LZ Oblique Tribute – Milly Bar – Parco Ferrari Modena 14-7-2018 – photo TT

Sposto l’ampli e le chitarre accanto la batteria di Lele e ricopro tutto con un telone. Lo stesso fa Saura con piano, basso e pedaliera. Sono le 20, ci mettiamo a tavola, ma inizia a piovere con decisione. Dopo mezz’ora controlliamo gli strumenti, sono bagnati, i teloni evidentemente non fanno il loro lavoro. Sotto la pioggia spostiamo tutto sotto il grande tendone dove di solito sta il pubblico.

L’umore non è il massimo, spostare una volta di più l’armamentario è una pena. E’ un blues già trattato più volte qui sul blog, probabilmente sembrerò pesante, ma il maneggiare tutto quello che ci portiamo in giro io e Saura è fonte di incazzatura perenne. Sorrido quando sento altri amici musicisti lamentarsi quando devono portare con sé un (1) amplificatore, non cerco compatimento, metto solo nero su bianco il load & download gear blues, la malinconia del caricare e dello scaricare la propria attrezzatura. D’altra parte me la sono cercata, fare un tributo ai LZ come si deve significa portarsi in giro almeno quattro chitarre (con ampli e pedaliera) se poi mi metto con una musicista che è nel mio stesso gruppo e che suona più strumenti (basso, tastiere, pedaliera basso, mandolino, con tutti gli annessi e connessi) beh allora dovrei stare zitto e farmene una ragione.

E’ comunque arrivata gente e lì sotto, al riparo, vengono portati anche i tavoli per coloro che hanno prenotato e devono cenare. Arriva anche il Vagabondo di Mezzanotte, il mio rambler preferito, quello con cui nel lontano passato ho fatto sogni di rock and roll. Lo abbraccio e in un secondo ritroviamo la stessa armonia ed isteria di sempre. Siamo vecchi amici e si vede. Parafrasando una vecchia canzone che abbiamo scritto insieme, visto che abbiamo in mano una birra, all’unisono intoniamo “Questa sera che piove, non ci resta che farci una Weiss”.

Sotto al tendone si sta bene, c’è molta umidità ma la (cattiva) compagnia spegne ogni (beh non proprio) blues dato dalla sospensione del concerto. Emilio ci informa che, se siamo d’accordo, recuperiamo la data venerdì 17 agosto 2018.

Emilio mi fai anche sapere che qualcuno ha chiesto se possiamo accennare almeno ad un pezzo. Penso a Tangerine da fare insieme al solo Pol, ma poi decidiamo di darci di rock. Accendiamo gli amplificatori, asciughiamo gli strumenti, colleghiamo le casse per la voce, montiamo la batteria e in formazione voce/chitarra/basso e batteria ci gettiamo in un veloce set improvvisato.

Siamo vestiti da soundcheck, è una suonata per gli amici, possiamo evitare di cambiarci. Partiamo con What Is And What Should Never Be e, sebbene un po’ freddi, bagnati e delusi per la cancellazione del concerto vero e proprio, capiamo che una manciata di canzoni fatte inaspettatamente davanti a questo pubblico caloroso lenirà il nostro blues.

videoclip: What Is And What Shoudl Never Be

Proseguiamo con Dazed And Confused, non sappiamo come mai ma questo è uno dei “nostri pezzi”, lo viviamo sempre all’unisomo e, da superfan dei LZ quale sono, posso dire che ne diamo una versione niente male. Lele in questo brano si scatena, e noi ci lasciamo trascinare ogni volta. Sono sempre soddisfatto del risultato finale. Alla fine del pezzo sento un forte applauso, alzo la testa, c’è più gente di quanto m’aspettassi…60/70 persone, alcune della quali accorse dalle case vicine (come mi dirà poi Emilio) appena capito che si sarebbe suonato ugualmente.

Non abbiamo molto tempo, l’idea era quella di fare uno o due pezzi (finiremo per farne sei) proseguiamo con Heartbreaker seguita da Whole Lotta Love collegate alla maniera del tour del 1973 dei Led Zeppelin. In WLL Includiamo anche la sezione funk, il Theremin e Goin’ Down, facendo riferimento alla immortale versione del Los Angeles Forum del 3 giugno 1973.

videoclip: WLL – Theremin section

Il Vagabondo di Mezzanotte riprende tre brevi momenti del mini concerto per inviarli ad una nostra amica comune, sono i frammenti che pubblico qui sopra e qui sotto.

Il pubblico mostra di gradire, noi siamo piuttosto carichi e credo che anche stasera stiamo riuscendo a proporre quelli che ci siamo prefissi, e cioè di catturare – sopra ogni cosa – il senso e lo spirito del gruppo di Page, Plant, Jones e Bonham.

Il pubblico sembra proprio gradire e io ne sono felicissimo. In Communication Breakdown inseriamo It’s Your Own Thing degli Isley Brothers come facevano i LZ, che io arricchisco col riff discendente di Jam Sandwich dalla colonna sonora Death Wish II di Jimmy Page. Serve per introdurre il break basso/batteria su cui presento la band:

“Alla batteria .. .si getta nella mischia con la stessa foga di un tigrotto di Mompracen, il CR7 delle percussioni, Mr Tamburino, L’unico e il solo: Lele Morselli” – applausi scroscianti.

“Al basso, alle tastiere e alla pedaliera basso, la Valentino Rossi del rock and roll, la reggiana dagli occhi di ghiaccio, the girl from Gavassa, Nostra Signora di Guadalupe, la nostra superfiga: Saura “boogie mama” Terenziani” – boato!

“Alla voce Il nostro usignolo, il principe soprano, lo stallone reggiano: Paolino Morigi” applausi scroscianti.

Pol dice quindi due cose sul sottoscritto dopo di che termino la presentazione con i dovuti ringraziamenti:

“Gli Equinox vi ringraziano per la bella serata, ringraziano Emilio e tutto lo staff del Milly Bar vero punto di riferimento della musica dal vivo di Modena, vi danno appuntamento al prossimo rock and roll show e vi benedicono nel nome del blues e vi ricordano che sebbene il loro corso a volte possa cambiare, i fiumi sempre raggiungono il mare.

Grazie mille per l’affetto Parco Ferrari, in questi 30 minuti ci è sembrato di essere sul palco del Madison Square Garden … e dunque la chiosa finale rimane la stessa: NEW YORK, GOODNIGHT.”

Si è creata un onda di emozioni sincera tra noi e il pubblico, ne vado fiero, perché un‘audience attenta, esperta ed esigente come quella del Milly Bar non la si incontra dappertutto.

Giusto il tempo di chiudere il pezzo e Lele parte con l’intro di Rock And Roll, e va beh, let’s there be rock, che rock sia. Io e Saura qui ci distraiamo un po’, la nostra prova non è impeccabile, l’heat of the moment ci ha traditi, ma poco importa quello che conta è lasciare scorrere i buoni momenti  … let the good time rolls, baby.

videoclip: Rock And Roll

35 minuti di rock and roll indiavolato. Il pubblico ci saluta con un calore che apprezzo davvero tanto. E’ poi il momento di baci e abbracci e di bermi un paio di birre e qualche rum insieme al Midnight Rambler e al fido Riff.

Torno sul posto, i ragazzi si sono divertiti ugualmente, solo Saura è affranta e incavolata. Non aver potuto suonare il piano dopo tutta la preparazione e gli sforzi fatti le è costato molto; ma dopotutto va bene così, il piombo zeppelin è entrato in circolo anche oggi e ci rivedremo su questo palco tra poco più di un mese.

Carichiamo la blues mobile e ci apprestiamo a tornare alla Domus Saurea. Osservo la volta celeste, dopo che un po’ di pioggia è caduta su tutti noi, le stelle brillano lassù, così fanno le luci della città mentre noi le attraversiamo scivolando … New York, goodnight.

DAN BROWN “Origin” (2017 – Mondadori) – TTTTT

12 Lug

Finisco il romanzo, lo trovo ottimo; Do una occhiata alle recensioni di altri lettori in Internet: si va da una stella a cinque. D’accordo che ognuno vive le cose in maniera diversa, ma mi sorprendo sempre di questa forbice così larga da lasciare interdetti. Dan Brown è uno scrittore “pop”, ma è un pop d’autore. Lo seguo dall’inizio, ho tutti i suoi libri in edizione rilegata e non mi imbarazzo nel dire che mi piace molto. Tratta argomenti a me cari, scrive bene e inventa storie che mi intrattengono in modo completo. Il suo penultimo romanzo (Inferno) mi aveva un po’ deluso all’inizio, feci fatica ad uscire dalle prime trecento pagine, ci volle una certa costanza nel continuare, ma la parte finale mi ripagò degli sforzi.

Origin invece mi ha preso sin da subito, benché come andasse a finire la prima parte del romanzo sia stato sin troppo facile da capire, ma il prosieguo lo ho poi trovato superbo.

Il libro verte sulle due domande cruciali dell’umanità: da dove veniamo e dove andiamo. Brown prende le ultime scoperte scientifiche e tecnologiche, le romanza e ci imbastisce sopra una storia avvincente, stavolta ambientata in Spagna.

Sarà che su quelle due domande rifletto quasi ogni giorno, ma Origin mi è proprio piaciuto tanto. Per chi vuole capire un po’ di più, qui sotto riporto la sinossi presa dal sito della casa editrice, in caso qualcuno si fidasse del mio giudizio sappia che è un libro assai godibile, da gustarsi dall’inizio alla fine, magari sotto l’ombrellone, con vele bianche all’orizzonte, il mormorio delle onde in sottofondo e un po’ di tempo per se stessi.

Sinossi (dal sito della Mondadori):

Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all’avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell’umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l’ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un’amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo? Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall’eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all’improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l’affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l’inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull’orlo di un oblio irreversibile. Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch… e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.

Dan Brown sul blog:

https://timtirelli.com/2013/08/15/dan-brown-inferno-2013-mondadori-euro-25-tttt/