DARIA BIGNARDI “Non Vi Lascerò Orfani” (Oscar Mondadori – ristampa 2012) – TTTTT

30 Ott

Che ci fa la Bignardi su timtirelli.com, si chiederà il (non più) giovane lettore di questo blog, e la risposta è sempre quella: la colpa è del blues. Un’amica mi regalò questo libro quasi tre anni fa, mi scrisse anche una lettera a corredo…oltre alle tante affinità che ci accomunavano (e in parte dividevano) eravamo alle prese con vicende famigliari dolorose, lei aveva da poco perso entrambi i genitori, io stavo gestendo la parte finale della vita di mio padre, vedovo ormai da più di vent’anni. Riposi il libro sul comò, sapevo che non era il momento giusto.

L’ ho ripreso in mano l’altro giorno, dopo quasi nove mesi che il vecchio Brian mi e ci ha lasciato (sì, perché grazie alla splendida comunità nata intorno a questo blog miserello, involontariamente Brian era diventato un punto di riferimento per questo spazio) in modo da essere più pronto ad affrontare certe tematiche e approfondire l’argomento.

daria-bignardi-non-vi-lascero-orfani

Qualcuno mi ha tacciato di essere troppo serioso qui sopra, probabilmente ha ragione, ma come dico sempre questo dopotutto è un “blog per l’uomo di blues” e qui non ci  si tira indietro quando c’è da fissare l’abisso dritto negli occhi.

Il libro (uscito in origine nel 2009) parla della perdita della madre della Bignardi, l’autrice lo fa in maniera decisa, razionale e al contempo umana e dolce. Se c’è un po’ di enfasi è solo quella dovuta allo struggersi di un essere umano che perde la propria madre, dunque è enfasi necessaria. Il resto è un modo salutare per cercare di venire a patti con un evento maledettamente totalizzante per ognuno di noi. Non è affatto un libro triste, parla della tristezza ma non è intriso.

Nel raccontare questa perdita tuttavia, il libro prende la sua strada principale che è quella di narrare la storia, gli usi e i costumi di una famiglia nel corso degli anni e dei secoli. La Bignardi lo fa benissimo, la storia diventa avvincente ed è lo spaccato, una sorta di saga, di una famiglia emiliano romagnola a passeggio nei decenni della storia recente. Sarà perché io e l’autrice abbiamo la stessa età, proveniamo dalla stessa terra, abbiamo passato le estati ai Lidi Ferraresi o perché la domenica andavamo dai nonni in campagna e ad un certo punto ci siamo staccati dall’area politica della famiglia per trovare una nostra via, ma io ho trovato questo libro piacevolissimo. E ora guardo la Bignardi sotto una luce diversa.

daria-bignardi

Sinossi:

La sopravvivenza dei figli ai genitori è vista in tutte le tradizioni come un fatto naturale. A maggior ragione quando la scomparsa del genitore non lascia un piccolo orfano ma un orfano adulto. Eppure il dolore dell’orfano adulto non è meno intenso. L’opera di Daria Bignardi scava in questo dolore, lo analizza, lo racconta. La morte della madre è, insieme, il momento della sofferenza e quello del confronto con la prima vita altrui con la quale si è venuti a contatto – e quindi con la propria stessa vita: l’infanzia dei ricordi, l’adolescenza dei contrasti, la giovinezza delle fughe, l’irreale maturità. La morte di una madre ci fa sentire parte di una storia di famiglia, di un mondo, di una genealogia, addirittura di un periodo storico. E di un racconto: il racconto di queste pagine nelle quali sarà, per chiunque, pur nell’assoluta singolarità della voce narrante, facilissimo riconoscersi.

LED ZEPPELIN “The Great Beast 666” – Montreux, Casino, March 7th, 1970 – (EVSD 2016 – BOOTLEG)

24 Ott

Nuova riproposizione di una registrazione già apparsa più volte in passato. Tutto il concerto di MONTREUX 70 è in formato audience, registrato dal pubblico dunque ma la qualità è notevole e godibile. Solo quattro pezzi sono presi da quel po’ di soundboard disponibile. Se già in possesso di un bootleg precedente, penso possiate anche soprassedere (di vera novità qui c’è solo qualche minuto di soundboard in più), altrimenti, se siete fan dei LZ, questo è un bel bootleg da avere .

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

TITLE: Led Zeppelin ““The Great Beast 666″

LABEL: Empress Valley Supreme Discs

TYPE: Audience + Soundboard

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTTT

BAND MOOD: TTTT½

COLLECTION ZEP FAN: TTTT

COLLECTION CASUAL FAN: TTTT

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

A quei tempi i LED ZEPPELIN aprivano con WE ‘RE GONNA GROOVE, brano di BEN E. KING intitolato in origine GROOVIN’ (e rifatto nel 1964 in Britannia dai MANFRED MANN), e la versione proposta aveva sempre un qualcosa di termonucleare. Che attacco che avevano, quanto testosterone, che carica. Segue I CAN’T QUIT YOU BABY in formato simile a quella della Royal Albert Hall del 9/1/1970 (quella inserita su CODA e nel DVD del 2003). Scariche elettriche, ritmiche al limite dell’espansione da big bang e quel senso hard rock blues che solo i LED ZEPPELIN…

Seguono 16 minuti di DAZED AND CONFUSED e poi arriva HEARTBREAKER, presentata con il riff iniziale di RICE PUDDING di JEFF BECK e con Page che già aveva iniziato a dilatare l’assolo. Che dire, i LZ dell’immaginario collettivo!

Arabeschi chitarristici in WHITE SUMMER e BLACK MOUNTAIN SIDE e poi, con otto mesi in anticipo rispetto alla pubblicazione, SIBLY. Non ancora definita del tutto ma sempre superba.

Introduzione d’organo per THANK YOU e quindi WHAT IS, MOBY DICK, e HOW MANY MORE TIMES che all’epoca conteneva BOOGIE CHILLUM/BOOGIE MAMA e il medley rock and roll. WHOLE LOTTA LOVE e COMMUNICATION BREAKDOWN chiudono il concerto.

Il CD3 contiene 4 pezzi sounboard, il che sta a significare che da qualche parte l’intero concerto registrato dal mixer esiste. Pezzi in qualità soundboard erano comparsi anche in passato ma se non ricordo male la qualità era meno definita.

In pratica anche questo nuovo titolo usa le fonti audience e soundboard già disponibili da anni nel giro dei dei collezionisti di bootleg, la vera differenza sta nei 10 minuti scarsi di soundboard in più (la fine di WLL e tutta COMMUNICATION BREAKDOWN).

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

Il CD4 è pressoché identico al CD2.  La descrizione della cover parla di SBD+AUD e dunque unosuppone che gli ultimi 4 pezzi siano matrix, ovvero masterizzati miscelando le fonti audience e soundboard insieme. Non ho fatto comparazioni di sorta, ma ad un primo ascolto, se ci sono differenze col disco 2 sono davvero minime.

Great Beast 666 Led Zeppelin March 7th, 1970 Montreux Jazz Festival

 

Led Zeppelin
March 7th, 1970
Montreux Jazz Festival
Montreux, Switzerland
Montreux Casino

The Great Beast 666 (Standard edition)
Label: EVSD 946-948 + bonus

CD 1 (AUD):
01. Introduction by Claude Knobs
02. We’re Gonna Groove
03. I Can’t Quit You Baby
04. Dazed And Confused
05. Heartbreaker
06. White Summer/Black Mountain Side
07. Since I’ve Been Loving You

CD 2 (AUD):
01. Organ solo
02. Thank You
03. What Is And What Should Never Be
04. Moby Dick
05. How Many More Times
06. Whole Lotta Love
07. Communication Breakdown

CD 3 (STEREO SB):
01. Moby Dick
02. How Many More Times
03. Whole Lotta Love
04. Communication Breakdown

CD 4 (AUD + SB) Bonus disc
01. Organ solo
02. Thank You
03. What Is And What Should Never Be
04. Moby Dick
05. How Many More Times
06. Whole Lotta Love
07. Communication Breakdown

LED ZEPPELIN L.A. Forum 3rd june1973 – new youtube audio clip from master tape

21 Ott

Il concerto dei LZ tenutosi al Forum di Inglewood, Los Angeles, come scritto più volte qui sopra, è il mio concerto preferito in assoluto. Lo ascoltai per la prima volta nel settembre 1979 quando un mio amico trovò il bootleg relativo, il famoso THREE DAYS AFTER, al Peecker Sound di Formigine, allora il più grande negozio di dischi della mia zona.

lz-three-days-after

Il doppio lp non era completo (e conteneva se ben ricordo anche BRON-Y-AUR dal concerto del 4/9/70, l’altrettanto famoso BLUEBERRY HILL) ma che gasamento che ci venne nell’ascoltare i LZ con l’umore al massimo nella loro città di adozione. La fonte della registrazione era audience e non era affatto male e catturava su nastro la stupefacente (in tutti i sensi) atmosfera che si respirò quella notte.

Jimmy Page, LA Forum 3 june 1973

Jimmy Page, LA Forum 3 june 1973

Ora, tra le varie versioni che possiedo, c’è anche quella del concerto completo a cura di Winston Remaster, che però, come si sa da sempre, non è di facile ascolto visto le continue “fluttuazioni” del nastro. Il mio Santo Gral, l’Holy Grail come diciamo nel giro degli studiosi e amanti dei bootleg, è rappresentato dalla registrazione soundboard di questo concerto. E’ probabile che esista e che sia ben nascosta negli archivi di Jimmy Page. In attesa che prima o poi trovi la maniera di giungere a noi fan, ho trovato pochi giorni fa un paio di audio clip su Youtube, caricati il mese scorso, derivanti dalla cassetta master di chi registrò il concerto 43 anni fa. Mi sembra dunque ci sia un miglioramento rispetto a quanto tutti quanti possediamo. In ogni caso è una buona occasione per riascoltare i Led Zeppelin nella loro sala concerti ideale, con il morale alle stelle, suonare con gioia e felicità la loro musica divina.

LZ LA Forum 3 june 1973

LZ LA Forum 3 june 1973

Se mai inventeranno la macchina del tempo, vorrò farmi trasportare proprio in quella meravigliosa domenica di giugno, a Inglewood, sud ovest di Los Angeles, dentro al Forum. Il rito supremo del Rock ebbe luogo proprio lì in quella serata di festa.

Inglewood Forum

Inglewood Forum

inglewood-forum

Inglewood Forum

LZ 1973 US tour_soldout

Addio ad Alcadoc

20 Ott

Ho il cuore pesante nell’annunciare che all’inizio del mese, il nostro lettore ed amico Alcadoc se ne è andato. L’ ho saputo alcuni giorni fa tramite facebook, quando Andrea, un suo amico, ha postato la notizia sull’account di Alessandro. La notizia mi ha percosso da capo a piedi. Ci eravamo sentiti sulla chat di FB pochi giorni prima, avevamo parlato di musica, di altri amici del blog (Polbi e Picca), mi aveva anche chiesto il mio numero di cellulare. Speravo trovasse il momento giusto per chiamarmi, mi avrebbe fatto tanto piacere sentirlo.

Alex capitò qui sul blog pochi mesi dopo l’apertura, nel 2011. Entrammo in contatto quasi subito. Capii immediatamente che era un tipo piuttosto riservato ma, visto che era della mia città, cercai di invitarlo alle cene che organizzavo con gli illuminati del blues, intuii però in fretta che con Alessandro occorreva andare per gradi. Continuammo comunque a sentirci ogni tanto via email e appunto tramite facebook.

7ce54c7645528e493859f0ab1b537bb3

L’avatar che aveva Alex

Alex era un grandissimo appassionato di musica, un intenditore sopraffino, con una cultura vastissima. Aveva gusti eterogenei…Lucio Dalla, Bruce Springsteen, Van Morrison, i Led Zeppelin, gli AC/DC, Van Halen, Miles Davis, Hall & Oates e altri mille nomi. Tifava inoltre Inter, cosa che ci legò ancor di più. Sarei diventato volentieri suo amico intimo.

Quella di uscire di scena per Alessandro è stata una scelta… non giudico e non permetto a nessuno di farlo, nemmeno giustifico o comprendo, prendo semplicemente e tristemente atto della cosa. Avevo letto sul giornale locale la notizia, ma chi si sarebbe immaginato che si trattasse di un mio amico? Vorrei tanto mi avesse fatto quella telefonata.

Alex si dilettava a cantare, mi par di ricordare che una volta mi disse che quando ci saremmo visti avrei dovuto portare la chitarra perché gli sarebbe piaciuto cantare PEOPLE GET READY insieme a me. A pensarci oggi nulla mi sembra più appropriato…il pezzo di Curtis Mayfield è una sorta di gospel, una freedom song, con riferimenti religiosi chiari, la possibilità di prendere un treno per sfuggire alla schiavitù e arrivare a nord, alla terra promessa dove è possibile trovare speranza e pace.

Spero tu la abbia trovata Alex. Ci mancherai.

Chi volesse leggere alcuni dei suoi commenti li può trovare a corredo di questi articoli:

https://timtirelli.com/2014/12/05/acdc-rock-or-bust-columbia-2014-ttt%C2%BD/

NEWS: THE WATCH plays GENESIS “THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY” – VENERDI’ 26 FEBBRAIO 2016 ore 21.00 – Teatro ASTRA di Schio

https://timtirelli.com/2015/10/21/tom-keifer-live-in-bologna-zona-roveri-17-oct-2015-tttt/

https://timtirelli.com/2015/10/19/rich-robinson-live-in-modena-off-16-oct-2015-ttt%C2%BD/

https://timtirelli.com/2015/06/11/flash-n-7-agosto-1989-i-grandi-del-rock-journey-foreigner-boston/

https://timtirelli.com/2015/05/18/flash-n-25-febbraio-1991-heavy-metal-o-rock-and-roll/

https://timtirelli.com/2015/05/17/wakeman-tsrts-leadbelly-and-other-assorted-blues-songs/

https://timtirelli.com/2011/10/29/gli-aironi-di-brian-il-miglior-disco-dei-led-zeppelin-e-lattesa-per-inter-je/

 

TEX “Sfida nel Montana”(Bonelli – ottobre 2016 – € 8,9 )

19 Ott

Quarto volume della collana cartonati di Tex, collana che si pone l’obbiettivo di raccontare la nascita e i contorni del personaggio Tex. Ho dovuto prenderlo, la strabiliante copertina non mi ha lasciato scelta; già i paesaggi nevosi mi attraggono, quando poi sono disegnati e colorati così bene diventa un piacevole imperativo acquistare l’articolo in questione. Di Giulio De Vita e Gianfranco Manfredi chi è appassionato di fumetti sa già tutto, ad ogni modo alla fine di questo bel romanzo a fumetti c’è una pagina in cui vengono riassunte le principali tappe artistiche dei due.

sfida_nel_montana___tex_romanzi_a_fumetti_04

In Sfida Nel Montana Tex ha 20 anni e cerca di raggiungere un far post per dare una mano ad un amico in difficoltà. La storia si sviluppa bene e i disegni e i colori (a cura di Matteo Vattani) sono così belli che tolgono il fiato. E’ una di quelle storie che chiamo da avventura del grande nord in omaggio allo sceneggiato televisivo degli anni settanta che tanto mi incantò. Montagne innevate, il Canada a due passi, il massacro di un villaggio indiano a scopo di lucro, Tex che cerca di far prevalere la giustizia. Più western di così…

L’unico neo è che il cattivo ha il mio cognome :-)

 

 

CARLOS SANTANA “Suono Universale – la Mia Vita” (Mondadori 2014 – € 22) -TTTT

18 Ott

Santana è stato il primo chitarrista ad ammaliarmi; dapprima con i delicati fraseggi di EUROPA e FLOR D’LUNA, poi con quel rock influenzato dal blues e dal Caribe e infine con il jazz-rock onirico e cosmico di CARAVANSERAI. AMIGOS, MOONFLOWER e INNER SECRETS sono album usciti mentre mi formavo musicalmente, fanno dunque parte del DNA ancestrale del mio essere. Smisi di seguirlo già sul finire degli anni settanta, ma mi rimase dentro perché ancora oggi, a volte, quando siamo in saletta e improvviso sulla Les Paul, c’è sempre qualche mio amico che mi urla “vai Carlos!”.

Ricevuta in dono questa sua autobiografia dalla groupie, mi son messo a leggerla con mucho gusto.

CARLOS SANTANA "Suono Universale - la Mia Vita"

Per quanto, come sappiamo, le autobiografie dei nostri musicisti preferiti sono sempre carenti dal punto di vista della cronologia, dei dati e dei fatti che interessano ai fan, se fatte con onestà sono comunque un bel leggere.

La prima parte è assai scorrevole e molto interessante. Il suo nascere in Messico, i giorni a Tijuana, l’essere molestato da un uomo, il trasferimento a San Francisco, il movimento della Bay Area, Bill Graham, Woodstock, il successo dei primi tre album, Jimi Hendrix, Miles Davis, il breve rapporto con l’eroina.

Si arriva poi a CARAVANSERAI (che avrei voluto fosse trattato con maggior ricchezza di dettagli) e alla scoperta del suo guru spirituale. Da lì in poi molte parti del libro sono intrise di un misto di spiritualità e religiosità, di ossequi al creatore, di viaggi interiori. Naturalmente uno nella propria autobiografia scrive e descrive quello che desidera e dopotutto Carlos è sempre stato ascetico e trascendentale, ma lo spazio dedicato a questo argomento è troppo e continuamente ricorrente. La seconda parte mi ha annoiato insomma.

Questo non toglie che la prima parte sia gustosa e da leggere. Anche se distanti su certe questioni filosofiche, io a Carlos vorrò sempre bene, ed è forse questo affetto che mi porta a dare comunque quattro stelle (T insomma) a questo libro che, per chi volesse comprendere Santana in pieno, andrebbe integrato ad uno scritto da uno come Donato Zoppo. Chissà se Donato – giornalista musicale extraordinaire  – avrà mai occasione di scribacchiare le sue strabilianti analisi e considerazioni su Carlito… per il momento non ci resta che accontentarci dell’Universal Tone.

 

IL NOBEL A DYLAN di Francesco Giuseppe Prete

17 Ott

Un paio di considerazioni del nostro France’ sul recente Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan.

Nobel a Dylan sì, Nobel a Dylan no: e va bene, se proprio se ne deve parlare – aggiungendo altre parole alle altre, troppe, che già si sono sprecate – facciamolo. Nobel per la Letteratura, dunque, e allora partiamo proprio da qui, da questo termine, “Letteratura”. Cito testualmente dal dizionario Garzanti della lingua italiana: “Le opere scritte in prosa o in versi che hanno valore artistico; l’insieme di tali opere scritte in una lingua o proprie di un paese, di un’epoca, di un genere”. Ora, chi con le parole lavora, e mi riferisco a coloro – non molti comunque, alla fine rischia di essere il classico “tanto rumore per nulla”, ma tant’è – che hanno messo in discussione il riconoscimento dato dall’Accademia di Svezia a Bob, dovrebbe sapere che “le parole sono importanti”, mi si perdoni la citazione. Quindi l’affermazione “cosa c’entra Dylan con la Letteratura” e altre amenità del genere è innanzitutto semanticamente sbagliata, e l’errore è tanto più grave se commesso da gente che di Letteratura vive.

Insomma, non v’è dubbio che le opere di Dylan, oltre a un indiscutibile valore artistico, abbiano avuto sulla cultura popolare – tutta – del secolo scorso un impatto, un’influenza, una pervasività che rende Dylan forse il personaggio più importante del 1900, anche per il fatto che le sue opere hanno travalicato l’appartenenza a un paese, a un’epoca e a un genere. Ora, il fatto che tali opere letterarie (anzi, Opere Letterarie) siano state veicolate attraverso la forma canzone nulla toglie al loro valore, anzi! C’è più cultura in “Desolation Row” che in intere bibliografie, e questo anche limitandosi a leggerne il testo su carta stampata (a tal proposito, per me a tutt’oggi il miglior lavoro di traduzioni Dylaniane è “Lyrics 1962-2001” di Alessandro Carrera). Certo, poi uno ascolta la canzone e la magia si moltiplica all’infinito.

bob-dylan

Del resto, e vado oltre, Dylan è stato quello che ha cambiato per sempre le coordinate della musica Rock, anzi, della musica popolare tout-court, a partire da quel doppio colpo di batteria a cui seguiva “quel” riff di Hammond, prima che arrivasse lui con la sua voce ad ammonirci che “Once Upon a Time You Dressed so Fine…” L’anno era il 1965 e Dylan decideva di imbracciare la chitarra elettrica e farsi accompagnare da un gruppo Rock, senza rinunciare all’importanza dei testi che è fondamentale nel Folk. E già, prima di allora era il Rock’n’Roll, energia allo stato puro, ma fino a quel momento nei testi c’era ben poco di “letterario”, appunto, la voce era uno strumento come gli altri che, spesso declamando versi al limite del banale, serviva a trasmettere quell’energia, non è vero Mr. Presley? Mentre i testi “importanti”, “seri”, impegnati? erano prerogativa del Folk. Da ora non più, perché, come ebbe a dire un certo Bruce Springsteen, “Elvis ci ha liberato il corpo, Dylan ci ha liberato la mente”: per questo motivo oggi, abbondantemente passati i 50, ancora mi appassiono al Rock, e con me tanti altri, a cominciare dal curatore di questo Blog. Non è più solo una musica da ballare ma è molto di più, e questo passaggio lo dobbiamo a Mr. Zimmermann, altro che storie. Da quel leggendario 1965 nulla è stato più lo stesso, con quell’anno hanno dovuto fare i conti tutti, Beatles e Stones compresi.

Solo una considerazione, del tutto personale sulla grandezza artistica di quest’uomo. “Planet Waves”, disco del 1974, secondo molti non uno dei suoi migliori, anzi, mentre secondo me è un lavoro meraviglioso e imprescindibile, anche perché è il commiato dalla sua “Band”. Sul disco un brano, “Forever Young”, peraltro il più bello del disco e in assoluto uno dei migliori scritti da Bob, è presente due volte, in due differenti versioni. Cosa questa che, ma guarda un po’, in futuro faranno molti, ma che fino ad allora non mi risulta avesse mai fatto nessuno, e del resto, perché due volte lo stesso pezzo nello stesso album? Eh, e allora? Signori, è di Dylan che stiamo parlando. “Forever Young” è dedicata al figlio Jakob, nato da poco, ed è – la faccio breve – l’augurio di una vita che sia sempre giusta e sincera, coraggiosa e operosa, quasi una raccomandazione affinché il marmocchio possa, in tal modo, restare “per sempre giovane”. La versione che chiude la prima facciata (ragiono in termini vinilici) è una ballata struggente, lenta e solenne, quasi malinconica: è il padre che recita la sua raccomandazione al figlio, con tutto l’amore e la speranza ma anche la paura del futuro che può avere un genitore. Però si sa come sono i figli, fanno finta di starti a sentire e poi fanno sempre di testa loro… E così la versione che apre la seconda facciata del disco è una cantilena veloce e sghemba, quasi tirata via, divertita e divertente, uno sberleffo, altro che malinconia! Ed è come il figlio legge la raccomandazione paterna, facendogli il verso, accelerando i versi quasi si volesse sbrigare, ‘che non ho tempo da perdere con te papà! Ecco, se non è (anche) grande Letteratura questa!

Ma al di là di tutto, sono sicuro che il primo a provare fastidio per tutto questo chiasso sia proprio lui, Bob, fedele al suo personaggio ma soprattutto alla sua persona (‘che di personaggi Dylan ne è stati tanti). Se leggesse questa cosa, forse mi romperebbe in testa una delle sue Stratocaster, perché – ne sono sicuro – secondo lui “sono solo canzonette”.

 

Francesco Giuseppe Prete © 2016

 

 

THE EQUINOX “Dazed And Confused” Live in Scandiano (RE) 2016

16 Ott

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

Live at Harris Pub, Scandiano (RE) Italy 18 march 2016
Filmed by Giovanni Sandri

The Equinox:
Tim Tirelli – guitar
Paolo Morigi – vocals
Saura Terenziani- bass, keyboards, pedal bass, mandolin
Lele Morselli – drums

http://www.timtirelli.com

FREE APPRECIATION SOCIETY issue 137 (october 2016)

10 Ott

Nuova uscita della “fanzine” su FREE e relativi, siamo al numero 137.

Si parla del nuovo disco solista di SIMON KIRKE, del live 1977/79 della BAD COMPANY, dei nuovi remaster (2016) dei FREE e, per quanto riguarda il vinile, delle uscite delle deluxe edition dei primi due della BAD COMPANY, delle nuove rimasterizzazioni degli album dei FREE (appunto), dell’ultimo album di PAUL RODGERS, di FIRE AND WATER dei FREE versione half-speed remaster, del LIVE 77 della BAD COMPANY e infine dell’ultima raccolta della BAD COMPANY.

Free Appreciation Societi issue 137

Ancora, riflessioni sui nove pezzi apparsi per la prima volta (su youtube) del primissimo concerto della BAD COMPANY a Losanna il 23 febbraio del 1974. Infine 28 (!) pagine dedicate alle PAUL KOSSOFF SESSIONS.

Sono trent’anni che sono in contatto con DAVID CLAYTON, sono trent’anni che leggo articoli su questi temi, ma mi accorgo che ogni volta imparo qualche cosa di nuovo.

Per chi fosse interessato:

http://freeappreciationsociety.blogspot.it/

 

Blues Alone

7 Ott

Settembre e ottobre riescono a rendere meno pericolosi gli spigoli aguzzi della realtà; l’aria frizzante e leggera, i colori che iniziano ad assumere le foglie, il lento sfuggire alla presa dei ricordi dell’estate, rendono meno opprimente la forza di gravità emotiva che rende la vita di un uomo di blues, spesso, una tribolazione.

In pausa pranzo torno così a passeggiare tra i parchi di Stonecity. Circumnavigo il parco di Villa Vistarino per poi inoltrami nel Parco Ducale. Per passare da uno all’altro devo percorrere qualche centinaia di metri di asfalto, tra incroci e macchine che sfrecciano a tempo col metronomo atavico della città. Mi fermo al semaforo, schiaccio il bottone riservato ai pedoni; l’attesa è sempre lunga, anche nell’aspettare il verde dopo che le automobili provenienti da entrambi i sensi di marcia si sono fermate. Che faccio, aspetto il verde? Passo? Dai, vado…no, aspetta…sì dai che mi frega, ma no che sto facendo…dopo lunghi secondi finalmente il via libera.

Parco di Villa Vistarino - Stonecity - foto TT

Parco di Villa Vistarino – Stonecity – foto TT

Ho le cuffiette collegate al lettore musicale del cellulino, sto ascoltando VECCHIONI. VECCHIONI? Sì, VECCHIONI, mbeh? Sono tutti rimbrotti che faccio tra me e me. Da giovanotto ero solito prendere un po’ in giro una groupie che frequentavo allora perché ascoltava VECCHIONI, appunto, e tutto quel buraccione da figa un po’ alternativa, un po’ hippie, un po’ femminista: CLAUDIO LOLLI, JOAN BAEZ, JONI MITCHELL etc etc  (poi arrivai io è iniziò ad impazzire per MICK JAGGER versione solista e STEVEN TYLER). E ora guardami qui, a riscoprire SAMARCANDA e ROBINSON…

Arrivo al palazzo ducale, come sempre lo contemplo un momento e poi mi incammino verso l’ufficio.

Palazzo Ducale - foto TT

Palazzo Ducale – foto TT

Palazzo Ducale - foto TT

Palazzo Ducale – foto TT

Sto camminando a passo sostenuto e mi accordo di avere davanti Di Francesco, il mister della squadra locale. Ora, io a Stonecity ci lavoro, l’Unione Sportiva Stonecity mette in scena quasi sempre un buon calcio, lo stadio in cui gioca è quello di Regium Lepidi, la squadra mi sta anche simpatica, quello che non reggo sono solo le parole … di Squinzi. Mi chiedo sempre come faccia il proprietario di una squadra di calcio di Serie A (ed ex presidente di Confindustria) ad essere sempre e comunque inelegante e cafone nei confronti di altre squadre, l’Inter in primis. Supero Di Francesco, sto per dirgli “Buongiorno Mister, se le capita di vedere Giorgetto (Squinzi) gli recapiti questo messaggio: c’è solo l’Inter! e gli ricordi i due 7 a 0”, ma che volete, sono troppo educato, così soprassiedo e svolto per il centro storico della città. Rientro un ufficio e riprendo la mia postazione da jack of all trades.

Al mattino, mentre torno lavoro, sulla via Emilia, intravedo manifesti 6×3 metri che pubblicizzano l’avvento di fabrizio corona (minuscolo) in un locale di Herberia. Il giorno dopo la comparsata, sulla Regium Lepidi Gazzette le foto della serata; uno sfilare triste di donne tra i trentacinque e i sessanta a fianco del personaggio in questione. Le guardo queste donne, tutte in ghingheri e piene di accenti Milf e Cougar, sentirsi appagate per essersi scattate una foto con corona, uno che rappresenta quanto di più discutibile (e il vuoto totale) che c’è nel mondo dello spettacolo. Ennesima prova che siamo destinati all’estinzione.

Passo qualche giorno da solo. La sera mi preparo due uova sode, dei würstel, dei toast e roba del genere, in pieno stile uomo di blues. Mi metto poi sul divano a guardare SKYSPORT24 e le vecchie stagioni di LOST, serie TV che all’epoca snobbai e che adesso voglio affrontare. Sabato scorso mi sono visto fino ad otto episodi dietro fila. Alla fine mi girava la testa, sono sceso per riprendermi, ho fatto un giro per le vigne e ad ogni fruscio mi aspettavo che dal fogliame uscissero JACK, KATE, SAWYER e JOHN LOCKE.

Come d’ abitudine vago per le campagne in cerca di sollievo. Salgo sulla Aor mobile, infilo una delle mie 4 chiavette nell’apposito buchino, seleziono FRANCESCO DE GREGORI e faccio partire il media player. Sono oramai 38 anni che sono un suo fan, che quando parlo di “cantautori” penso principalmente a lui, che lo sento disegnare i contorni del mio animo, bisogna che mi decida ad annoverarlo tra quei cinque nomi di artisti super preferiti che ho.

Meadows - tra Saint Little Faust e Bad Castle - Photo TT

Meadows – tra Saint Little Faust e Bad Castle – Photo TT

E mentre FDG canta DERIVA io mi sento proprio così, so che non sono il solo, lo cantavano anche i ROLLING, ma questo perenne sentimento mi spreme l’animo, mi consuma…maledetto carattere saturnino…

E ancora vado alla deriva e ancora canto
Dovunque io sarò, dovunque sarà, sarò al suo fianco

Ho fatto il pieno, ho perso il treno,
di quei treni che non passano più
C’è un cartello alla porta dice non disturbare
Sarà che non mi ami o che non mi vuoi amare
C’è un cartello alla porta dice forse domani
Ma domani, domani chissà

In questi giorni solitari prendo in mano la o il LES PAUL e cerco di carpire qualche segreto di PRESENCE. Non riesco a stare sulla chitarra più di mezz’ora (soffro della sindrome di Jimmy Page), così mi metto a riempire ulteriormente le quattro chiavette da 64GB l’una da tenere in macchina. Palmiro mi viene a cercare, in certo momenti proprio non riesce a fare a meno di me. Strofino il muso sul suo, gli canto una canzone degli ASIA e il diavolo nero della Tasmania reggiana si calma.

20160911_102858

riempiendo chiavette insieme alla piccola vedetta reggiana – foto TT

Sono inquieto, non c’è nessuno con cui prendermela, non ci sono negozi di dischi da queste parti in cui cercare di riempire certi vuoti , così esco e vado a comprare qualcosa da mettermi. E’ una cosa molto da figa, ma che posso fare…ho bisogno di dedicare attenzioni a me stesso. Passo davanti ad un negozio, vedo qualcosa che mi “chiama”, entro. C’è una commessa, avrà meno della metà dei miei anni. Mi dà del lei. Bene, posso continuare con i miei acquisti. Un giubbotto (99 euro), una camicia (55 euro), una paio di scarpe (119 euro) e un bertocco invernale (27 euro). Sono uno spiccio, guardo e mi provo solo quello che mi piace e che mi “chiama”. La tipa passa al tu, sento un certo fastidio. Mi propone capi che non metterei mai. Insisto sul lei: “Guardi, non sono un giovinastro. Non voglio vestirmi come lo zio Fedele sia chiaro, ma per cortesia non mi proponga cose di questo tipo, non sono un giovanilista. Io sono uno che ascolta JOHN McLAUGHLIN“. Mi guarda un po’ stranita “Posso sapere quanti anni hai?”.

Di nuovo fastidio. “Ha non hai” vorrei dirle, “non sono mica tuo cugino. Abbiamo mai mangiato sughi d’uva insieme? No, quindi rimaniamo sul lei se non le dispiace. Sono un uomo di una (in)certa età e lei potrebbe essere mia figlia se non mia nipote”… ma poi desisto, non posso sempre fare la parte del rompicoglioni. La informo circa la mia età. “Però!” esclama, “accidenti li porti benissimo”. Sì, sì, va bene, fammi il conto che devo andare a dissolvermi in cometa. Mi fa un po’ di sconto, ringrazio, pago ed esco. Mi sorprendo un po’, di questi tempi sono sempre attento alle spese, valuto, medito dieci volta prima di fare un acquisto, e poi capitano giorni come questi in cui spendo 250 euro con una facilità estrema. Mah, valli a capire ‘sti uomini di blues.

Torno verso il posto in cui vivo. La groupie non c’è. Maledetta. Mi soffermo a contemplare il tramonto.

20160923_185103

View from Domus Saurea – settembre 2016 – foto TT

Vado alla ricerca di Palmiro e salgo in casa. L’amico peloso mi scruta, magari sente che sono in preda a blues feroci. Metto su un cd, ELECTRIC GUITARIST di JOHN McLAUGHLIN, tanto per restare in argomento. Mi siedo sul divanetto, mi bevo una birra. Palmir si mette lì vicino…

Palmiro - settembre 2016 - foto TT

Palmiro – settembre 2016 – foto TT

Cerco di calmarmi l’animo col Jazz/Rock di Giovanni Dello Scandinavo*. Mi preparo gli spaghetti alle vongole. Qualche bicchiere di acqua Lete, un po’ di frutta e la cena è finita. Avrei voglia di una Moretta, specialità del pesarese, così provo a prepararmene una. Un letto di brandy, rum e anice, un cucchiaio di zucchero di canna e infine il caffè. I liquidi si mescolano subito, invece di restare separati, chissà cosa direbbe il mio amico Floro, ma la butto giù comunque. La bevo da uno dei bicchierini di Inigo, il nonno della groupie, che visse in forma fino a 97 anni e tutte le sere, dopo cena, si beveva una grappa. Speriamo che la Moretta o il Southern Confort facciano bene anche a me (il mio medico credi di no).

Moretta venuta così così - foto TT

Moretta venuta così così – foto TT

Scendo, faccio due passi, rifletto sui pasticci che combinano quelli che come lavoro scrivono i dati nei file musicali dei cd. Se il cd è doppio, le descrizioni tra cd e cd cambiano, un po’ maiuscolo, un po’ minuscolo, errori, lettere mancanti, nessun metodo. Odio i cazzoni. Sì, va beh, sono Mr Precisino, e allora? C’è solo un modo per portare a termine un compito, un lavoro, una attività: farli bene. Punto. Oeh oeh mister precisino dimmi tu chi sei dimmi cosa fai…

Mi accorgo di non aver più speranze e allora salgo di nuovo sulla Aor mobile, ho bisogno di tornare sulla strada. Mi butto sulla Via Emilia con l’intento di seguirla fino al mare. Sullo stereo il mio album preferito della mia cantante nera preferita: COME A LITTLE CLOSER, ETTA JAMES.

Quella musica nera anni settanta targata Chess, quel funk imputanito che risveglia l’animo… ah, ci voleva. Attraverso campagne, zone industriali, città. E’ una serata senza luna, non c’è nessuna guiding light ad indicarmi la via. Man mano che mi inoltro nella sera la ferocia che sento dentro si attenua, anche ETTA diventa più sentimentale…

Desisto dall’impresa che mi sono preposto, non arriverò sino a mare. Non sono nemmeno a Bonomia e mi sa che torno indietro. Prima mi fermo in un bar però. Entro a Forum Gallorum, che poi è Burgus Francus, cioè Castrum Francum, Castelfranco insomma … perdio, perché ho sempre bisogno di perdermi tra le paludi delle filologia ed etimologia? Parcheggio. Entro in un locale sotto ai portici. Bar Crystal. Mi sembra di essere tornato negli anni settanta. Del barista nessuna traccia. In un angolo in fondo al bar due ragazzi, al banco una rossa pressapoco nata nella seconda metà degli anni settanta.

“Buonasera, non c’è il barista?” le chiedo.

“E’ andato di là, immagino arrivi subito”

Ha in mano un drink, sembra uno Spritz ma il colorito vira al porpora, potrebbe essere un Campari.

In attesa che arrivi il barman, il silenzio diventa un po’ imbarazzante. Non voglio attaccar discorso ad ogni costo, non sono un cantante. Se non altro nessuno dei due tira fuori lo smartphone e fa finta di avere mille messaggi da inviare.

“Sei di Castello?” mi chiede?

No, sono di Locus Nonantulae, ma vivo a Regium Lepidi”

“Se non sono indiscreta, che ci fa qui un lunedì sera qualunque?”

“Non lo so nemmeno io. Cercavo di sbarazzarmi di me stesso. Ero in giro in macchina e sono capitato qui”

Arriva il barman. Ha un gilet bordò con su una targhetta con scritto Eugenio. Ordinerei volentieri un qualcosa di alcolico, ma sono in macchina, meglio di no. “Un crodino grazie”

“Ah, l’analcolico biondo” mi fa lei sorridendo.

“Già. Non è una gran sera questa, preferisco restare lucido”

“Certo, devi sbarazzarti di te stesso dopotutto”.

Simpatica la tipa. Mentre beve il suo drink la scruto, non ha tatuaggi, ha modi gentili, sembra sveglia di intelletto, è un bel tipo…tenesse l’Inter e amasse i LED ZEPPELIN sarebbe perfetta.

Finisco il mio Crodino e pago. Mi verrebbe l’istinto di pagare anche il suo drink, ma desisto, ancora… non voglio fare la parte del typical male. Paga la sua consumazione e fa per uscire. Ci ritroviamo sotto i portici un momento… “Comunque io sono Esther, con l’acca”, e mi allunga la mano. Gliela stringo e mi dico, come le rispondo? Tim, Ittod, Nonantolaslim, SlimTim, BB Tim, Ettore Rinaldi (il cognome con cui mio nonno si presentò a mia nonna per paura di ricevere un no e quindi di screditare il  cognome Tirelli), non voglio sembrare troppo informale così opto per l’ufficialità. “E’ un piacere Esther, io sono Stefano”.  Qualche altro momento di silenzio.

“Ok, mi sa che mi tocca andare. Allora ciao”.

“Ciao Esther”

Sale sulla sua Renault Kadjar. La guardo fare manovra e andare via. Mi aspetto di vedere l’adesivo dei LED ZEPPELIN e lo stemma dell’Inter sul lunotto per avere una scusa per correrle dietro, ma non è così. Salgo sulla Aor mobile e prendo la stessa direzione della macchina di Esther. Per un po’ procediamo uno dietro all’altra nella stessa direzione, le luci della città brillano così forte, mentre noi le attraversiamo… City lights are oh so bright, as we go sliding… sliding… sliding through.

…poi lei svolta a sinistra e io proseguo sulla Via Emilia al ritmo del Blues di San Luigi.

Ritorno nel posto in riva al mondo, metto la macchina in garage. Mi infilo nel letto. Fatico a prender sonno, ma poi, finalmente, cedo. Mi sveglio verso le due, ho una aureola di pelo nero intorno alla testa, Palmiro ha di nuovo preso l’abitudine di venire a dormire sul mio cuscino.

Palmir di notte -foto TT

Palmir di notte -foto TT

La mattina mi alzo, la prima nebbia, l’autunno che irrompe…

Foggy day at Domus Saurea - ottobre 2016 - foto TT

Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT

Foggy day at Domus Saurea - ottobre 2016 - foto TT

Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT

 

Bonjour tristesse, mi dico, un’altra stagione di ordinaria blueseria mi attende…

Ma poi, alla fine, basta poco per riprendersi, prima di entrare in macchina mi scrollo di dosso la malinconia, indosso i Ray-Ban, metto in circolo i CHEAP TRICK e tutto torna accettabile.

La sera a casa di nuovo senza groupie, è in giro a suonare con chissà chi, spaesato gironzolo per per le poche stanze della hoodoo cabinet dove vivo. Un puntata di LOST, un po’ sulla LES PAUL attaccata al Marshall, un po’ di ripulisti tra i bootleg che ho, ma c’è Palmiro che è in a sentimental mood, devo dedicarmi al mio amico peloso…sfrega il suo muso sul mio, fa le fusa, mi dà leggère morsicate sul mento e sul naso, sembra volermi abbracciarmi…l’amicizia tra due mammiferi di specie diverse è davvero qualcosa di cosmico. Thank you Palmir, you are my best friend.

Tim & Palmir 6/10/2016 - In a sentimental mood - autoscatto di TT

Tim & Palmir 6/10/2016 – In a sentimental mood – autoscatto di TT

 

 

*McLaughlin: Irish and Scottish: Anglicized form of Gaelic Mac Lochlainn ‘son of the Scandinavian’, a patronymic from the personal name Lochlann (see Laughlin).