Ci siamo io e Lollo Stevens in questo venerdì sera denso di foschia tra le grinfie del blues. Alle 22 siamo all’OFF, rock club Modena, sito sotto ad un cavalcavia, non distante dalla MASERATI. Porgiamo all’addetto i nostri biglietti, numeri 001 e 002, ed entriamo.
L’OFF è il tipico music club di sinistra: atmosfera cupa, organizzazione tutto sommato attenta, Rock alternativo. Mi chiedo perché il Rock a sinistra debba sempre essere alternativo. Stessa cosa per i gruppi Rock chiamati alle feste dell’unità. Quasi tutti i miei amici sono di sinistra, e tutti non amano quel genere…e basta con questi luoghi comuni, questo dover essere a tutti i costi assoggettati alle nuove tendenze! Fine della rivendicazione, anche perché stasera c’è RICH ROBINSON che proprio alternativo non è.
Tra gli avventori incontriamo ROBBY di Dischinpiazza (l’unico negozio di dischi di Modena), DAVIDE COCCONCELLI (sublime cantante chitarrista della Mutina-Regiun County che assomiglia sempre più al JOHN BONHAM figo dei primi anni dei LZ) e WILKO dei RATS. Wilko mi racconta delle volte (quattro) che ha visto BLACK CROWES e mentre lo fa gli si illuminano gli occhi.
Speravamo che ROBINSON si presentasse con la band, ma il palco è spoglio, c’è un solo ampli per chitarra e qualche effetto. D’altra parte è logico, stasera saremo in 150, forse 200, pubblico troppo esiguo per poter ammortizzare il costo di una band.
A fare a support act c’è tal JOHN HOGG che ci intrattiene – da solo con la chitarra – per quaranta minuti con brani originali e RISE dei PIL
Rich Robinson Modena 16/10/2015 – photo TT
Arriva poi sul palco RICH ed è un’emozione vederlo lì a pochi metri da noi. ROBINSON mette in scena il sound di Atlanta, o comunque della Georgia, quello dell’immaginario collettivo di rockettari come noi. Il sound fuoriesce da chitarre di pregio, in particolare la Gibson Hummingbird è quella che mi ruba il cuore. RICH presenta in massima parte pezzi dai suoi album solisti, quasi tutte le canzoni sono in accordatura aperta, dunque sviluppo, melodia e arrangiamento tendono a ripetersi.
Mediante un effetto a pedale, durante certi pezzi, ROBINSON registra un pezzetto di accompagnamento che poi manda in loop improvvisandoci sopra. Sono assoli degni di nota, efficaci, carini, ma è tutto il lavoro di chitarra che convince, così come la voce, davvero una sorpresa.
Rich Robinson Modena 16/10/2015 – Photo TT
L’unico problema è che il suo spettacolo dura un’ora e quaranta minuti, davvero troppo per un concerto solo chitarra. Tra i brani proposti anche BLUEBIRD di STEPHEN STILLS.
Ad un certo punto si avvicina al microfono: “this is a JIMMY PAGE song” e si lancia in una versione di WHITE SUMMER / BLACK MOUNTAIN SIDE / BLACK WATER SIDE. Diavolo d’un RICH, anche tu non riesci a contenere la tua ammirazione per il DARK LORD.
Due i pezzi dei BLACK CROWES, tra cui OH JOSEPHINE …
RR si prende un bel 7 e il voto sarebbe stato più alto se si fosse presentato con la band o avesse tenuto lo show più corto. Spero di rivederti RICH, sembri davvero uno di noi.
Mi dicono che “L’uomo di Marte” di Andy Weir sia un libro avvincente e molto bello, libro da cui è tratto il film SOPRAVISSUTO – The Martian di Ridley Scott.
La trasposizione sul grande schermo tende inevitabilmente ad annacquare il pathos narrativo, dovendo condensare il tutto in un paio d’ore, così in questo caso il soggetto ridotto al minimo di questo film non è che sia proprio rivoluzionario o incredibile, tutt’altro, ma il connubio fantascienza-Ridley Scott è qualcosa a cui non ci può sottrarre.
Amo il genere, amo la saga di ALIEN, dunque eccomi qui in questo tardo pomeriggio di sabato in un multisala di Herberia pronto a godermi l’ultimo film di Mr Ridley.
Alla fine esco dal cinema soddisfatto, nulla di straordinario forse, ma il film regge piuttosto bene, Scott fa quello che sa fare e cioè rendere cinematografica una storia, che, come detto, in questo caso non è nulla di speciale. Forse però anche in questo sta la forza del film, la storia in questione è verosimile, la fantascienza applicata a quello che potrebbe essere il quotidiano (nella accezione più ampia del termine) tra qualche lustro.
Le riprese in esterno sono suggestive, a tratti evocano certi grandi western del passato, a me è venuto in mente SENTIERI SELVAGGI. Lo spirito di sopravvivenza e di adattamento dello scienziato-biologo Mark Watney è lo stesso di quello di altri personaggi di romanzi del passato, riadattato per il prossimo futuro. E’ la caparbietà del protagonista forse il punto focale del film, a cui fanno da contorno l’affascinate scenografia, le navicelle spaziali, gli interni della base e del mezzo di trasporto.
Forse avrei preferito un’atmosfera più profonda e torbida, quella a cui ci aveva abituati Scott con ALIEN, BLADE RUNNER e PROMETHEUS; in certi momenti il film diventa quasi scanzonato e il contrasto con la situazione e col genere mi pare un po’ fuori luogo (anche la colonna sonora composta da brani di disco-music, nel film appartenuti al bagaglio di un altro membro dell’equipaggio, sembra forzata). Aleggia come sempre un po’ di retorica americana, è un riflesso fisiologico in questo tipo di produzioni, ma probabilmente meno di ciò che ci si aspetta. L’unico vero brivido lo si prova verso la fine, ma a dispetto di ciò THE MARTIAN rimane una visione piacevole. Due ore spese bene.
Il Gran Teatro Geox di Padova è un buon posto per vedere i concerti, 2500 posti, comode poltroncine, bagni eleganti e puliti, security e commesse e commessi sempre presenti, speaker che intrattiene il foyer, carrelli con liquori e dolci disponibili durante l’intervallo tra primo e secondo atto, non ci sarebbe niente da dire, se non che stavolta mi sembra un po’ troppo fighetto. Sarà perché stasera suonano CROSBY STILLS & NASH, ma mi sento un po’ come DON HENLEY quando notò un adesivo dei GRATEFUL DEAD sul parafango di una Cadillac.
Ad ogni modo sono qui con la groupie, dopo aver percorso un tratto della A1 e quindi la Bologna-Padova (nel car stereo, WHO BY NUMBERS e VIAGGI E INTEMPERIE di IVAN GRAZIANI).
Arriviamo verso le 19,15. Decidiamo di mangiare qualcosa nei bar all’esterno del GTGeox. Due coche, una porzione di patatine e un panino 16,50 euro. La prossima volta mi porto qualcosa da casa. Ben presto incontriamo i nostri amici di Bologna: Gianluca, Gabry e compagnia. Con loro anche Frappé Freddo Manfredi, un amico, gran appassionato di concerti Rock, che rivedo dopo tanto tempo. Con lui alcune delle mie avventure Rock più interessanti (Londra 1981 con fermata alla Swan Song dove chiacchierai un po’ con la segretaria di allora – Parigi 1983 con capatina al Pére Lachaise per un saluto a JIM MORRISON).
Il teatro è ancora vuoto, noi siamo in 15esima fila o giù di lì, un posto niente male, in linea con STILLS.
La correggo subito “se proprio vogliamo… semplicemente scrivo canzoni”. Quello con cui sta parlando, bassista in una tribute band di un famoso gruppo prog, dice “Ah io invece non voglio fare una sola nota diversa da quelle dei Genesis”. Scuoto la testa, mi allontano. This is the end.
Penso al concerto di stasera. Non ho voluto sbirciare sulla rete o su youtube scalette e spezzoni di concerti precedenti. Non mi aspetto granché, Crosby ha 74 anni, Stills 70, Nash 72, visto quello che hanno passato temo siano un po’ bolliti.
Ma poi entrano in scena e la mia percezione cambia. CARRY ON convince fin da subito. Certo, sono in sette a cantare, ma la prima impressione è ottima.
CS&N Padova 17-10-2015 – photo Saura Terenziani
Con MARRAKESH EXPRESS mi viene il primo groppo in gola. Tutti sono lì per CROSBY, io per STILLS o almeno credo, perché poi le canzoni che mi fanno piangere sono quelle di NASH.
Terzo pezzoLONG TIME GONE:
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Il pubblico è caldo, molto di più rispetto a quello presente lo scorso anno in occasione del concerto degli YES. STILLS non mi delude, suona la chitarra da par suo. Qualche sbavatura, ma si vede che suona col pisello imbizzarrito. Mi piace un sacco come fa gli assoli, non sai mai cosa può succedere, è sempre sull’orlo del precipizio, la tensione è alta, le cose che dice con la chitarra parecchio interessanti. Altroché l’ERIC CLAPTON di questi ultimi lustri!
CATHEDRAL mi riporta alla giovinezza, è l’album del 1977 quello che ho vissuto in diretta e questa la canzone che le radio libere trasmettevano senza sosta …
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Mi sgorga ben presto il pensiero che spesso faccio con PICCA: STILLS gioca a fare il duro, il capo, CROSBY può anche essere il riferimento, ma chi davvero dirige – magari in sordina – è NASH.
OUR HOUSE… mi commuovo, a stento trattengo le lacrime, per la bella semplicità della canzone, per il bel quadretto di vita famigliare tra un uomo, una donna e i due gatti nel cortile, per quello che significava la speranza di un mondo migliore, per la semplice felicità del vivere, per l’essere giovani con tutta la vita davanti. Grazie GRAHAM.
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Gli splendidi intrecci di chitarra di DEJA VU sembrano trasportarmi verso altre galassie, e non lo dico tanto per dire, per enfatizzare la cosa, ma per descrivere l’effetto che certa musica ha su di me. CROSBY è forse la sorpresa più grande della serata: pensavo fosse cotto e invece mostra un lucidità e una bravura che davvero non mi aspettavo.
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L’atteggiamento dei tre è pacato, sornione, a tratti distaccato… ma con sentimento. Ne hanno viste e fatte di cotte e di crude, lo percepisci che sono tre experienced men, ma non sono interessati a farlo pesare, la loro statura artistica è notevolissima eppure si pongono con naturale tranquillità. Sembra si relazionino col noi in maniera riservata, ma non fredda, si capisce che ogni tanto sono genuinamente colpiti dalla reazione del pubblico.
Tra le tre canzoni nuove presentate quella che mi è rimane più in mente è quella di NASH, ma quella che apprezzo di più è quella di CROSBY …“una canzone d’amore di un uomo vecchio per una donna vecchia”.
Ottima la band: Shene Fontayne, chitarra, Russ Kunkel, batteria, Kevin McCormick, basso, James Raymond (figlio di Crosby), tastiere, e Todd Caldwell, organo. In alcune canzoni ci sono approfondimenti strumentali che sono strabilianti, la psichedelia di buon gusto sale in cattedra e ci trascina tutti in una entusiasmante lezione su come debba essere il Rock. Alcune verticalizzazioni musicali sono di una bellezza assoluta. Rimango estasiato.
Così preferisco riflettere sul fatto che DAVID CROSBY sarebbe una ottimo presidente della Repubblica Italiana: un vecchio saggio esperto di vita come pochi, pieno di ideali ma al contempo sgamato a sufficienza per affrontare qualsiasi situazione con il giusto atteggiamento e coerenza.
Siamo verso la fine, i più esagitati mollano gli ormeggi, lasciano i loro posti e corrono sotto al palco. Lo fanno anche le due nuffie che ho davanti, due ragazzotti esagitati che esplodono ad ogni accenno di nuova canzone, come se non si aspettassero nessuna delle canzoni presentate stasera. Mah.
Chiudono con SUITE JUDY BLUE EYES, il doo doo doo doo doo, doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo doo, doo doo doo doo finale è cantato a 2500 voci. Quite a treat!
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Siamo gli ultimi ad uscire, per un po’ ci appostiamo vicini ai pullman, ma nessuno si fa vivo, così salutiamo tutti e ce ne andiamo.
CS&N Padova Gran Teatro Geox 3/10/2015 – photo TT
Ci buttiamo sulla Venezia-Milano per poi virare sulla Brennero. La groupie si appisola mentre io sono alla guida della freccia gialla di Borgo Massenzio. Amo guidare di notte sulle autostrade, quando l’appetito sentimentale si attenua e sfuma verso un qualcosa di più razionale e lucido, seppur dai contorni Blues.
Rifletto sul concerto. Tempo fa qui sul blog qualcuno scrisse in un commento che “sarebbe ora di considerare il Rock solo un genere musicale”… non sono naturalmente d’accordo col lettore che scrisse questa frase, penso anzi che quello sia uno dei concetti più deprivanti che abbia mai letto; il Rock non è solo un genere musicale, il Rock – quello vero e profondo – ha significati che vanno al di là dell’aria sonora che noi chiamiamo musica. Il Rock ha, spesso, dei contenuti che lo rendono forma di comunicazione di sostanza assoluta, e dunque motore per possibili cambiamenti sociali e culturali. Lo si è visto stasera: oltre a sublime metodo di intrattenimento, il Rock, questo tipo di Rock, è il senso della vita stesso, la sintesi suprema tra pancia e mente, il vento capace di cambiare i pensieri e i comportamenti degli esseri umani, uno degli stratagemmi di livello più alto che l’uomo ha elaborato per cercare di sfuggire ai blues feroci legati all’inspiegabile mistero della vita.
La fanciulla bionda imprigionata nel castello e salvata dal cavaliere errante, chi è che tra i cultori del film THE SONG REMAINS THE SAME che non se la ricorda? Oggi Victoria fa la pittrice. Qui sotto una considerazione sulla sua partecipazione al film dei LZ (presa dal suo sito):
“An American girl from the south played the part of the princess in the tower. I was working in London as a model and was booked for the job by my agency, Models One. I don’t really know why I was cast, but I suspect it was my hair – I did a lot of cosmetics and hair product ads back in the day. I wasn’t an actress. Doing editorial pages for English Vogue, Queen and Honey meant more to me in terms of my career.
At the time the shoot was not a big deal to me – just another day of work. Who knew the age of the Internet would extend the movie’s shelf life from a couple of years to eternity? My on screen time only lasts a few minutes. It took longer for the hair people to get my straight hair curled with tongs than it did to do the take. I was told to ‘look at the camera and don’t smile.’ Mostly I stood around and tried not to wrinkle the costume.
Post-modeling career, I was a journalist for 20 plus years and have been a fine art painter since 2001. Every now and again someone does a Google search, and emails me from my website, asking if I did the movie.
My kids get a kick out of it. Two of them work in the film business and often the director of photography is familiar with it.
The Song really does Remain the Same in the age of Google and Youtube. Glad you have fond memories of the film”
RP & Virginia Parker sul set di TSRTS (courtesy of Sean Atkinson – the Richard Cole A.S.)
Io e Picca fuori blog ci confrontiamo spesso, il nostro amore sconfinato per il Rock ci porta spesso su sentieri dove nevrosi, ossessioni, compulsioni sono di casa. Oggi, mentre sono qui in ufficio che cero di lavorare e di portare avanti questa esistenza blues e che in cuffia ascolto i TUDOR LODGE,
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scambio considerazioni con lui sul messenger di Facebook a proposito del costo dei dischi di oggi e di ieri. La sensazione è che i dischi ieri costassero meno, così il Pike boy decide di fare una veloce verifica. Probabilmente di matematica ed economia capiamo poco entrambi, ma la novella che sgorga dalla maruga di Picca è troppo carina per dimenticarla ad asciugare nel backyard del messenger di FB. Così, signore e signori, diamo il benvenuto una volta di più su questi palchi al Polygram recording artist, Picca.
Nel 1979 il giovane Tim Tirelli ha 10’000 lire in tasca che bruciano. La nonna ha appena smollato la fragrante banconota e Tim ha una chiara idea della destinazione finale del deca: è appena uscito In Through The Out Door dei Led Zeppelin, suo gruppo preferito. Il giovane Tim si reca come un nibbio in assetto bellico nel primo negozio di dischi che capiti a tiro.
Entra, estrae la diecimila, acquista il Graal del momento e riceve 2000 lire di resto. Va a casa e gode come un riccio. Nel 2015 l’ancora giovane Tim Tirelli vorrebbe acquistare la nuova ristampa in vinile 180 grammi di In Through The Out Door. Fa una capatina su Amazon e scopre che costa la bellezza di 23 dollari e 99 cents. “Porca paletta” – esclama – “ma è carissimo! Che due palle questo revival vinilitico. Il CD costa la metà ma io voglio il long-playing. 24 dollari per un disco?? Discografici di merda, che vadano a cagare…”
Ma poi un bel giorno, il suo amico Picca che non ha un cazzo da fare e si trastulla con scemenze legate al Classic Rock, smanettando un Calcolatore di Inflazione scopre, con massima sorpresa, che nel 1979 8’000 lire corrispondono, più o meno, a 31 euro e 50 centesimi, praticamente 35 dollari. Morale della favola: oggi i dischi, rispetto al 1978, costano molto meno. Per non parlare dei CD. Quando si acquista un doppio CD antologico da 9’90 (vedi Mothership ad esempio), teniamo bene a mente che nel 1979 sarebbe costato 2 mila lire, mentre un doppio lp in offerta all’epoca costava almeno 8000 lire. Sorpresa!
Schio Life e l’inarrestabile Claudio Canova presentano anche quest’anno il BRITISH DAY che si terrà proprio questo weekend. Questo il programma:
BRITISH DAY 2015
IL PROGRAMMA DETTAGLIATO
Sabato 10 ottobre 2015
Ore 16.00: arrivo del London Bus
Ore 16.00: Artisti per strada
Ore 16.00: A day in Georgian England a cura di Giocateatro presso Lanificio Conte
Shakespeare on the Road > Le Ore Piccole
Spice girls calling > Attori in Prima Linea
Ore 16 e 18: Luigi Ciotta > Sweet Dreams : Piazza Rossi
Ore 17.00 Cateaters Pipe Band
Ore 17.00: Antonio Caprarica presenterà il suo libro ” Tanto sesso siamo inglesi” presso Lanificio Conte, moderatori gli scrittori Silvia Seracini e Alberto della Rovere
ore 18.30: Davide Bolla @ Rock brit music > Piazza 4 novembre
ore 20.30: Angel Whine @ Rock brit music > Piazza 4 novembre
Ore 21.00 “Il Fantasma dell’Opera” Musical presso teatro Astra. Biglietti qui www.schiolife.com
Domenica 11 ottobre 2015
Ore 15.00 Greyhound Parade: sfilata di levrieri inglesi
Ore 15.00: Raduno English Bulldogs dal Violaviola
Ore 15.00 Orobian Pipe Band
Ore 15.00 Artisti per strada
Ore 15.00: conferenza “Scienziati pazzi britannici” a cura del professor Alchemist presso Lanificio Conte
Ore 15.30 Photohunt by PASINI Concorso fotografico organizzato da alcuni alunni del corso turistico dell’Istituto Tecnico Pasini di Schio che proporranno una caccia fotografica in lingua inglese per ragazzi delle scuole superiori e medie
Ore 16.00 Sfilata STEAMPUNK
ore 16.00: Storytime @ Learn with mummy (letture in inglese per bambini 0-6 anni) presso via Pasini
Ore 16: A day in Georgian England a cura di Giocateatro presso Lanificio Conte
Shakespeare on the Road > Le Ore Piccole
Spice girls calling > Attori in Prima Linea
ore 17.00: Plunkake @ Rock brit music > Piazza 4 novembre
ore 18.00: Paul Live @ Rock brit music > Piazza 4 novembre
Sia sabato che domenica
– Scotia shores: danze scozzesi di gruppo con workshop
– Stand gastronomico “Shakesbeer” presso piazza IV novembre
– An apple a day keeps the doctor away… Frittelle di mela per beneficenza pro bambini di Chernobyl
– Children Playground con The London School presso Piazza Falcone Borsellino
– Raduno ed esposizione moto Triumph
– Esposizione auto inglesi a cura di Ermes Formilan
– Giovani della Croce Rossa con attività di spiegazione della Croce Rossa e la storia di Florence Nightingale e delle infermiere volontarie inglesi
Ci sarà un bel pò da fare, che ne dici? Ah dimenticavo…Il BRITISH DAY si terrà anche in caso di sole
Fino ad alcuni anni fa i cofanetti e le deluxe edition mi erano essenziali per continuare a vivere. In loro cercavo “il bello” assoluto, la versione definitiva di album che avevo amato. Certo, nell’atto dell’acquisto c’era anche la speranza inconscia di ritrovare le emozioni fortissime provate quando da giovinetto compravo e scoprivo gli album in questione, ma alla fin fine non era male l’idea di avere la registrazione ripulita e la confezione finale di dischi così importanti per me. Poi, si è iniziato a capire che i remaster non sempre erano meglio delle edizioni originali, che si stava cominciando a rimissare gli album (che come dice Picca è un po’ come pensare di sistemare la GIOCONDA con photoshop) e che le case discografiche ormai avevano in mente di ripubblicare tutto in versione deluxe sebbene di materiale aggiuntivo di valore ce ne fosse pochissimo.
Dopo un paio di anni di incertezza circa il da farsi (in cui comunque ho continuato ad acquistare cofanetti e edizioni di lusso) sono arrivato al punto di rottura, la cosa non è più sostenibile, il rigetto di cui sono vittima è fortissimo: non compro più box set, special-deluxe-legacy-il castamassodellcesira edition, non mi interessa più il materiale bonus (se non per quei 5 nomi di cui sono fan in senso strettissimo), quello che voglio è l’album originale senza fronzoli, senza zavorra, pulito, essenziale, nature.
Se mi soffermo a contemplare i miei scaffali contenenti cofanetti ed edizioni speciali non faccio altro che scuotere la testa; prendiamo LIVE AT LEEDS degli WHO.
Esce nel 1970, primo album dal vivo di una delle più grandi Rock band mai esistite: 4 pezzi nel lato A, 2 pezzi nel lato B. 6 pezzi esplosivi, 40 minuti di cavalcate elettriche, testosteroniche, ancestrali, giovanili, selvagge, in parole povere di Rock, il Rock inteso come Rock. Nel 1995 esce la ristampa a cui vengono aggiunti altri 8 pezzi presi dal concerto, si arriva a 14 brani, compro l’edizione ma l’ascolto, seppur interessante, si fa già meno intrigante. 2001: esce la deluxe edition contenente il concerto completo…33 brani su due cd, il secondo dedicato alla riproposizione di TOMMY. Sì, bello, ma io non lo reggo… vuoi metter con i 40 minuti sensazionali della prima edizione?
CHEAP TRICK AT BUDOKAN, album uscito nel 1978 (in Giappone, e nel 1979 negli Usa) che comprai all’epoca e che amai moltissimo, LP d’importazione giapponese col booklet interno (già allora), una goduria. 10 irresistibili canzoni Rock orecchiabili, grezze, vere, a mio parere bellissime. Uno degli album dal vivo che più amo.
Già nel 1994 uscì BUDOKAN II con il resto delle canzoni registrate in quei due giorni di fine aprile 1978 con l’aggiunta di tre pezzi presi dal tour del 1979, poi nel 1998 AT BUDOKAN The Complete Recording, 19 pezzi spalmati su due cd. Carino certo, un paio di pezzi sono addirittura all’altezza dei 10 scelti in origine, ma il resto non regge il confronto e se prima ti ascoltavi AT BUDOKAN tutto d’un fiato, adesso non riesci ad arrivare alla fine.
Veniamo poi a quello che considero il più grande live album di sempre, THE SONG REMAINS THE SAME dei LED ZEPPELIN. Pur nella sua imperfezione, la versione originale del 1976 è quella che ci ha svezzati, quella con cui siamo diventati gli uomini che siamo. L’album contiene alcune delle esecuzioni più ardite mai sentite in campo Rock. THE SONG REMAINS THE SAME (il brano), THE RAIN SONG, DAZED AND CONFUSED, NO QUARTER, STAIRWAY e la sezione BOOGIE MAMA di WHOLE LOTTA LOVE sono quanto di più adorabilmente intricato eppur fruibile mai sentito da un gruppo Rock. Evito di sperticarmi di complimenti per l’ennesima volta a proposito di questo gruppo e di questo album, ma senza dubbio le registrazioni di quei tre giorni di fine luglio del 1973 su cui si basa il disco furono l’apice del gruppo di Page e di certo Rock in generale.
Nel 2007 esce la versione expanded, 6 ulteriori pezzi aggiunti; letta la notizia tutti a festeggiare, i sei pezzi in più sono altrettanti classici non episodi minori magari un po’ invisi ai più, ma poi vai a sentire la nuova edizione rimasterizzata e qualcosa non torna. Alla chitarra di PAGE è stato aggiunto un effetto per renderla evidentemente più morbida, effetto però innaturale visto che nelle registrazioni del 1973 e dunque nella versione originale dell’album del 1976 non c’è, ed inoltre in alcuni dei brani presenti sulla versione precedente ci sono edit e e aggiunte di brevi pezzetti non presenti in origine. Per un fan nato e cresciuto col disco originale è una cosa inconcepibile. E’ poi saltato fuori che PAGE insieme all’ingegnere del suono KEVIN SHIRLEY ha dovuto chiudere in fretta e furia la lavorazione quando dalla WARNER è arrivato un aut aut: terminate il tutto, è finito il budget. E’ finito il budget per un album dei LED ZEPPELIN? Una delle cinque (se non tre) band che più hanno fatto e fanno guadagnare al mondo? Non avevate i soldi per far stare due persone in studio una settimana in più per chiudere il lavoro dignitosamente? Risultato: nel circoli degli appassionati di musica la versione del 2007 è considerata da evitare quasi come la peste. Così uno va da Mediaworld, o meglio, in uno dei pochi veri negozi di dischi ancora aperti, come ade sempio DISCHINPIAZZA A MODENA (piazza Mazzini), vuole un live dei LZ, vede la copertina nera di TSRTS, legge l’adesivo, “versione del 2007 rimasterizzata da Jimmy Page con sei pezzi in più”, lo compra pensando di avere la versione da vero intenditore e invece si becca la versione farlocca.
Mi si posa lo sguardo poi su SKYDOG, il cofanetto di DUANE ALLMAN. E’ un bell’oggetto, ma di difficile utilizzo, le varie epoche e le session sono spalmate in modo complicato, mi viene mal di testa, non me lo godo come avrei voluto.
E MACHINE HEAD dei DEEP PURPLE versione 40th anniversary edition? 5 dischetti di cui 4 inutili. La fuffa ci sta inondando.
CD1: Machine Head (2012 Remaster)
CD2: Machine Head (Roger Glover’s 1997 Mixes)
CD3: Machine Head (Quad SQ Stereo)
CD4: In Concert ’72 (buona parte del materiale preso – seppur rimixato – da IN CONCERT pubblicato nel 1980, e ripubblicato poi succesivamente in varie vesti).
DVD: Machine Head (Audio Only DVD) Original Album 2012 Remaster (96/24 LPCM Stereo) + Original Album Quad Mix (Quad to 4.1:DTS 96/24 & Dolby Digital) + Bonus 5.1 Mixes (5.1 DTS 96/24 & Dolby Digital)
Potrei fare qualche altra decina di esempi, ma di questo blues ne abbiamo trattato anche in passato, meglio fermarsi.
Certo, poi ci sono anche delle cose carine e ben fatte, come ad esempio la versione 3 cd di COOK/LIVE IN USA della PFM:
in un pratico cofanetto il disco originale (basato sui due concerti di Toronto e NY del 1974) e il concerto intero di New York. Prezzo abbordabile, piccolo formato, materiale bonus di valore.
La tendenza però è quella di pubblicare tutto e di più in confezione speciale. Immagino che al cd puro e semplice ormai siano interessati in pochi e che si punti a prodotti di valore che ingolosiscano quella fetta di appassionati che hanno sempre comprato dischi e che sono in quella fascia d’età che va dai 35 ai 65 anni e oltre. Io però come ho detto non ce la faccio più, si sta scivolando nel feticismo estremo, nel vortice morboso e insano del comprare queste cose per riempire i vuoti della nostra esistenza, con l’illusione di rivivere la nostra gioventù.
Come definire altrimenti l’idea della Sony relativa alla pubblicazione di un cofanetto contenente ogni nota registrata in studio da Dylan tra il 1965 e il 1966, comprese le false partenze e ogni singolo paciugo? Nessuno discute il valore di DYLAN, ma non è un po’ troppo?
Di questo soggetto ne discuto di frequente con Picca, tramite il messenger di Facebook. Tra ironia e amara consapevolezza ciò che ne scaturisce a volte è divertente. Riporto qui sotto alcuni dei nostri scambi avvenuti negli ultimi tre mesi.
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PICCA:“Tim, allora cosa facciamo…? Lo compriamo o no l’imminente OTTANTUPLO dei Grateful Dead?
Adesso chiamo Robby di dischinpiazza e me ne faccio mettere via un paio…”
PICCA: “Lo prendiamo il nuovo box set con 33 singoli delle Bananarama?
TIM: “Pike questo è per feticisti…ma io mi chiedo, c’è gente che compra certe deluxe edition o i cofanetti della Bananarama? Quanti ne venderanno? Sono arrivato al punto di pensare che ci sia gente che compra queste cose a prescindere di chi sia l’arista…sono i cofanett buyers…”
PICCA:Il cofano delle Banana è un mistero. Scusa, dimenticavo… box con 28 cd singoli di Belinda Carlisle”
TIM: “Domani sera dobbiamo parlarne…qui va tutto in malora…”
PICCA: “Probabilmente fare un box costa tipo 9 euro”
TIM: “Mah, io so che la cartotecnica costa…cofanetto + 28 custodie in cartoncino per i cd il tutto stampato a colori + più la masterizzazione dei diversi cd… immagino che oggi i prezzi siano più abbordabili, ma un minimo di copie dovranno pur venderle per rientrare nei costi…e chi compra un cofanetto con 28 singoli della Carlise a 150 euro?”
PICCA: “Meno male che hanno ristampato con i bonus i primi 4 album dei Bucks Fizz…
TIM“Ciao Pike, avevo letto ieri. Sono basito. Se da un punto di vista è un buon segnale (il vagliare materiale d’archivio post LZ per possibili nuove pubblicazioni) dall’altra è quantomeno discutibile (avrà altre scuse per non suonare proprio più la chitarra proprio più, e non mi pare si tratti di materiale degno di essere pubblicato…a meno che con i nastri multitrack non si riesca ad assemblare un prodotto soddisfacente…magari ci sono altre cose oltre i 4 pezzi che circolano da decenni…ma sentiti su bootleg non è certo materiale memorabile). Ci sentiamo per domenica sera. Do what thou wilt shall be the whole of the Law. Love is the law, love under will”
TIM: “Comunque ONCE UPON A TIME dei Simple Minds esce in versione 6 disc, non 4 come dicevamo!”
PICCA: “Meno male. Aspetto la super deluxe edition di Right BY You” (discaccio di S.Stills del 1984 a cui partecipò anche Page. ndTim)
PICCA: “In realtà il box da comprare è questo degli Showaddywaddy (????) di 33 cd!”
TIM: “Stiamo diventando tutti matti”
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– break dedicato al nuoto sincronizzato –
PICCA: “Però, carino. Gli Zep rendono bello anche il nuoto sincronizzato:
– fine del break dedicato al nuoto sincronizzato –
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TIM: “Non c’è niente da fare, Il Dark lord sapeva il fatto suo. Oggi ripensavo a LZIV, ma esiste un disco più Rock di quello? PS: comunque sono ormai giorni che sono nel buraccione Bob Dylan…”
PICCA: “Allora adesso ti devi comprare il diciottuplo con le false start”
TIM: “No, basta. Vorrei avere la forza di vendere tutti i miei cofanetti… Vorrei tenere i miei 500 dischi favoriti in edizione normale, senza bonus e reference mix del cazzo. Back to basics. E gettare tutto il resto. Sono in una fase terribile. Amo il Rock e contemporaneamente non sopporto più nulla di musicale. Help me if you can I’m feeling down…”
♠
– break calcistico: dopo i quattro goal presi dall’INTER dalla FIORENTINA –
TIM:“Basito”
PICCA: “Ritorno sulla terra”
TIM: “Ma zio Cagnone… però Handanovic…”
PICCA: “Disastrovic“
TIM: “Sono un straccio gettato sul divano”
PICCA: “Metti su il Prelude e afflosciati del tutto.”
TIM: “No, ho indossato la maglietta dell’Inter…”
PICCA: “E’ come avere la maglia dei Led Zeppelin all’A.R.M.S. concert”
TIM: “È come vedere i LZ a Zurigo 80 pensando di vedere quelli di TSRTS”
PICCA “Tipo Live Aid”
TIM: “O Atlantic 88″
– fine del break calcistico –
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PICCA: “Sei pronto? Esce un box di 22 cd di Steve Hillage”
TIM: “22 cd quando forse sarebbe bastata una 2/3 cd compilation. Poi ripenso alla Sony che fa uscire ogni nota registrata di Dylan tra il 1965 e 66… siamo al feticismo, non è più amore per la musica… è spaventoso. Ogni volta che guardo SKYDOG il cofanetto di Duane mi viene voglia di buttarlo di sotto, non posso perché è un regalo della groupie… Picca voglio tornare nel 1978… aiuto!”
PICCA: Ti capisco. Siamo vittime della special edition.”
TIM: “Sì ma invece di fregarmene e passare oltre io ci sto male…sono alla frutta”
PICCA “Skydog è inascoltabile, ingestibile, inutile. Ogni bonus track uscita negli ultimi 25 anni ha inquinato la purezza dei dischi ai quali siamo affezionati. Dobbiamo farci largo in una foresta intricata di cazzate e ritrovare l’essenza. Forse è questo il perché del successo del vinile (che comunque è una mania nevrotica anche quella).
Oggi sentivo dei brani dal nuovo Paris dei Supertramp (Deluxe edition). Mi pare ci siano delle microdifferenze fastidiosissime, delle stonature del cazzo che in Paris 1979 non c’erano, delle sporcizie mai udite prima. Mi è venuto il nervoso. Adesso devo fare una comparazione. Il dubbio è: hanno messo brani registrati ‘nature’ mentre nel vecchio doppio live li avevano aggiustati in studio o sono io che essendo alle prese con una ‘special edition’ sento delle cose che non avevo mai sentito?’.
Stessa cosa con la nuova versione di Rock Of Ages della Band (Academy Of Music). Quel pazzo di Robbie Robertson ha rimixato tutto abbassando i fiati. Meno male che me lo regalò Riff e non ho speso un cazzo. Quando l’ho ascoltato ho detto ‘ma dove cazzo sono i fiati??? Adesso si trova in solaio a raccattare polvere.
Fiati arrangiati da Allen Toussaint, tra l’altro…”
Nuova serie di mini cofanetti della EPIC LEGACY dedicati a raccolte di brani di vari artisti spalmati su quattro CD, buone per chi in poco spazio gradisce un raccolta più dettagliata rispetto al semplice greatest hits ad un prezzo accettabile: negli Usa questo cofanetto costa 18 dollari, meno di 16 euro, un vero affare, in Inghilterra 28 sterline (38 euro) davvero troppo, mentre in Italia questi mini box set variano in modo incredibile di prezzo, questo costa intorno ai 32 euro.
Buona la selezione del CD 1, disco dedicato agli HEART che piacciono a noi, peccato che MAGIC MAN e DREAMBOAT ANNIE in versione dal vivo siano prese dal disco live del 2007 le cui performance “moderne” troppo si distaccano dalla autenticità degli altri brani, basti sentire il terzo episodio dal vivo, ovvero la splendida MISTRAL WIND tratta da GREATEST HITS/LIVE (1980) e registrata al Coliseum, di Phoenix, AZ, nell’agosto 1980… è tutta un’altra storia, la formazione (la line up, intendo) classica e il sentimento anni settanta (benché fossimo già nel nuovo decennio) danno al pezzo, già di per sé bellissimo, una profondità senza eguali.
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Buono anche il CD2 sebbene verso la fine si inizi a sentirle un certo declino. Il CD3 si apre malissimo con un brano melenso tratto dal film FOOTLOOSE a cui partecipò ANNA WILSON. Il resto è meglio di quel che si creda, dei grandi successi fine ottanta/inizio novanta in versione originale c’è solo ALL I WANNA DO IS MAKE LOVE TO YOU, poi la bella KISS dei LOVEMONGERS e discreti pezzi provenienti dagli album più recenti.
Ann Wilson – Heart – The Box set series 2014
Il CD4 è una raccolta di brani registrati in concerto presi perlopiù dagli album dal vivo ufficiali o da eventi live meno significativi, solo tre infatti sono relativi al periodo 1978/80. Il risultato è comunque gradevole, la scelta di presentare i successi commerciali in versione live non è male, ma immagino che ai più sarebbe piaciuto averli nel formato classico.
Nancy Wilson – Heart – The Box set series 2014
C’è una chicca: STAIRWAY TO HEAVEN dal Kennedy Center Honors del 2012, la versione per cui ci commuovemmo tutti.
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Dispiace vedere solo foto delle due sorelline Wilson, per quanto simboliche, belle e icone dei nostri pruriti adolescenziali, non possono rappresentare in toto gli HEART, soprattutto quelli dei primi anni. La chitarra di ROGER FISHER, la batteria di MICHAEL DeROSIER contribuirono in modo determinante, insieme a STEVE FOSSEN e HOWARD LEESE, a creare il sound del gruppi durante i primi 5 anni, e furono quelli gli anni che hanno definirono il gruppo, al di là del megasuccesso della fine anni ottanta / inizi novanta).
Heart classic line up – L to R: Roger Fisher-Nancy Wilson-Howard Leese-Michael De Rosier-Ann Wilson-Steve Fossen
“La campagna in piena estate è bellissima. D’autunno è la cosa più triste del mondo. I tramonti precoci e umidi di settembre sono intrisi di malinconia. Diteglielo per favore a quelli che mi vogliono portare nelle cascine fuori Milano a passare le domeniche di settembre, che una cosa più desolante non riesco a immaginarla. Sarà bellissima ma non fa per me. L’autunno non fa per me. Le giornate brevi non fanno per me. Io amo le metropoli, poi.”
Non me ne stupisco, ormai LaRoby un po’ la conosco. La nostra è una amicizia vivace, turbolenta, a tratti sopra le righe. Per certe cose, siamo affacciati su terrazzi che ci danno visuali diverse, su cui a volte ci confrontiamo senza timore. Sorrido mentre ripenso alla sua considerazione, perché io sono l’opposto, io mi trovo a mio agio nella dolce malinconia settembrina, nei freschi umori pre autunnali della campagna, nell’essenza della provincia. I’m a cross counrtry boy dopotutto.
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Evidentemente quei giorni di settembre passati ogni anno a vendemmiare dai nonni mi hanno segnato in maniera profonda. E così anche quest’anno le impressioni di settembre mi coinvolgono, mi segnano, mi tracciano il cammino.
Prendi ad esempio oggi, mi sveglio presto, annuso l’aria e prima di andare al lavoro decido di fare un giro tra le stradine campagnole. La blues mobile rolla placida sulle blue highway della Reggio Emilia county; a Saint Martin On the River decido di portare due fiori a mia madre. Certi cimiteri rurali mi danno pace, mi infondono una sorta di instabile tranquillità. Di prima mattina poi…
Saint Martin On The River graveyard (photo TT)
Saint Martin On The River graveyard (photo TT)
Un saluto a Mother Mary, agli zii, una veloce ponderazione sull’effimera durata della vita e poi di nuovo in macchina. Contemplo le campagne, le vigne con le viti appena munte che sembrano godersi il meritato riposo post vendemmia. Mi sento un tutt’uno con questa terra, se fossi pianta sarei senza dubbio una vite o un olmo. Attraverso Saint Little Faust of Herberia…
Countryside near Saint Little Faust of Herberia (Regium Lepidi)
…il gioco di luce del sole tra le querce quieta il mio animo …
Countryside near Saint Little Faust of Herberia (Regium Lepidi)
Sono alcuni giorni che in macchina ascolto BOB DYLAN: SLOW TRAIN COMING, AT BUDOKAN, DESIRE…
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A inizio mese il sinodo degli Illuminati del Blues in quel di Regium Lepidi, alla Festa Provinciale dell’Unità; discreta cena al ristorante Ventasso e poi bluseggiamenti vari con i ragazzi (Picca, Jaypee, Mixi, Liso).
La settimana dopo, con la groupie in Britannia, “cena elegante” alla Domus Saurea con Picca e Biccio in occasione del derby INTER-MILAN. Dopo la vittoria della beneata, trenini, escort nude, prosecco a fiumi… questo nella mia testa, in realtà loro due fuori sul balcone a fumare, io dentro a bermi un Rum e a guardarmi dei filmati dei FIRM.
il Mancio, Biccio & Tim dopo il derby INTER-MILAN 1-0 (photo Picca)
La groupie passa quattro giorni tra Chesterfiled e Londra in occasione del concerto di RICK WAKEMAN & The English Rock Ensemble. Mi devo così adattare, per un breve periodo, alla vita da putto. Me la cavo: a cena mi preparo gli spaghetti alle vongole, faccio andare la lavastoviglie, cerco di tenere la casa pulita, vado al pronto soccorso a causa di una reazione allergica al viso, accudisco Palmiro, gli altri quattro gatti che abbiamo giù, tolgo le ragnatele dal soffitto, pulisco il bagno…insomma, faccio il bravo ometto di casa nella speranza che la groupie torni e non scappi con RICK WAKEMAN…
Saura & Rick Wakeman – Barrow Hill – september 2015
Come sempre vado poi a trovare Brian, in pausa pranzo e al sabato mattina. Il vecchio sta benino, l’alzheimer avanza e lo irretisce sempre più, ma tutto considerato si procede a velocità di crociera. Quando arrivo e lo trovo nel salone insieme agli altri ospiti in lui scatta subito un “Tim!”, ma poi se gli chiedo chi sono non sempre riesce a dare la risposta giusta. A volte alla domanda “Brian, chi sono io?” risponde con sostantivi spassosi ma sintomatici: “sei il sindaco”, oppure “il capo”, “il generale“, “ildirigente“, “quello che mi protegge”, “il migliore”… sintomatici perché comunque Brian mi vede come una sorta di punto di riferimento, ed è bello per un figlio che non sempre è andato d’accordo con il padre, arrivare al risolvere il problema con il proprio genitore e spendere l’ultima fase della vita inseme in tranquillità. Poi Brian ritorna, gli dico “Set cus’et te Brian? T’è un suchèt damànt to fiòl!” (Lo sai cosa sei Brian, sei uno zucchetto come tuo figlio) e poi aggiungo “Set te chi è to fiòl?”(sai te chi è tuo figlio?), e lui prontamente “Te!” e ridiamo di gusto.
Brian – settembre 2015 (photo TT)
Sabato, mentre vado da lui, fuori Campogallo vedo un tipo che fa footing, è uno di quegli uomini bene in carne, a forma d’uovo, col culo basso, ha le cuffiette e sul retro della felpa scritto a grandi caratteri BOIA CHI MOLLA. La prima reazione è quella di fermarmi e di dargli delle bastonate sulla schiena. Naturalmente proseguo e nel farlo mi soffermo a pensare al mio primo istinto, al mio antifascismo assoluto, senza quartiere; a volte mi sorprendo della mia furia spirituale.
Torna LIGABUE al Campovolo di Regium Lepidi per l’ennesima serata trionfante (150.000 persone). Qualche disagio per i reggiani e soprattutto per chi abita nel giro di qualche km dal sito in questione, come il sottoscritto e la groupie. Non mi lamento, gli esseri umani devono pur fare qualcosa per distrarsi dall’inspiegabile mistero della vita, ma non sarebbe male che in un grande spazio come quello suonassero anche altre artisti e non solo il Mr Bullock from Correggio. Sono comunque felice per il mio amico MEL PREVITE, che insieme a LA BANDA ha rifatto col LIGA tutto BUON COMPLEANNO ELVIS, l’album del 1995. Suonare davanti a tutte quelle persone deve essere una emozione fortissima.
La groupie è una dei volontari di ECO FAN, più o meno trenta persone, collegate alla multiutility reggiana, che cercano di sensibilizzare i 150.000 fan di Liga circa la raccolta differenziata.
Otto ore al venerdì, dodici ore al sabato: la groupie ha un sacco di energia, non so come faccia.
Lorenz è a Londra, tramite whatsapp mi tiene aggiornato, passa le serate nei locali tipo il RONNIE SCOTT, e lo invidio molto. In Denmark street finisce per vedere il grandissimo ALBER LEE e per comprare una TELECASTER col bigsby. Io e lui siamo gibsoniani fino al midollo, ma una TELECASTER ha il suo fascino.
ALBERT LEE – photo Lorenz
ALBERT LEE & LORENZ in Denmark Street
LORENZ in Denmark street con la Telecaster col bigsby
25 settembre: sono già passati 35 anni da quando John Bonham se ne è andato. Miglior batterista Rock di sempre? Sì. Grande perdita per la musica Rock. Ricordo in modo chiaro il 26/09/1980 quando il TG3 ne diede notizia all’ora di pranzo. Già 35 anni. Mah.
John Bonham
John Bonham
John Bonham fotografato pochi giorni prima di morire – photo courtesy of Jason Bonham
Mi sento spesso con POLBI, il reggino dagli occhi di ghiaccio sta passando un periodo particolare, a fatica cerca di districarsi tra il bayou paludoso in cui è finito, ma è sufficiente che veda per caso un foto di KEITH RICHARDS del 1971 per ritrovare energie insperate. Ieri infatti mi telefona, mi dice che si è preso un minuto per sé, entra in un locale a bere una coca cola mentre nubi nerissime lo sorvolano, quando gli capita di vedere un foto di KEITH, quanto basta per tirarsi su e riaffrontare la vita con il giusto piglio. Ah, come lo capisco, d’altra parte noi non ci rivolgiamo all’immagine di un ebreo di razza etiope di pelle scura, capelli scuri, occhi scuri raffigurato però con pelle chiara, capelli biondi, occhi azzurri; noi per trovare l’ispirazione ancestrale ricorriamo a questi trucchetti, il JOHNNY WINTER di SECOND WINTER, la cover di STRAIGHT SHOOTER, il KEITH RICHARDS del 1971.
Keith Richards, the man himself!
Così anche settembre volge al termine, e con esso pure il periodo intenso al lavoro, il Cersaie è alle porte, il più (per noi) è fatto.
Vedremo un po’ cosa ci porta l’autunno … Mare calmo? Moto ondoso in aumento? Ordini su Amazon? Cd e cofanetti buttati dalla finestra? Chissà.
Intanto cerco di tenermi vivo… in ottobre i concerti di CSN e TOM KEIFER, in novembre quello degli UFO, le partite dell’INTER, i sughi d’uva della Lucia, i romanzi di GREG ILES e le passeggiate all’alba nelle campagne …
… intanto il sole tra la nebbia filtra già il giorno come sempre sarà …
Giovedì sera spompo di settembre. Dovrei suonare ma non ne ho troppa voglia. Con la bassista preferita provicchiamo WHEN THE LEVEE BREAKS, ma dopo poco lasciamo stare. Sono indeciso sul da farsi quando sul messenger di facebook mi arriva un messaggio di Picca: è disponibile l’ultimo di DON HENLEY (in uscita domani). Entrambi amiamo DON HENLEY, lo consideriamo un gran cantante. Mi dunque metto in chat con il Pike boy a parlare degli ultimi dischi di HENLEY appunto e di un altro paio di vecchie glorie e dei blues relativi alla nostra (ex) passione.
PICCA: “Don Henley – Cass County (2015) [Deluxe Edition]”
TIM: “Procedo immediatamente. Grazie. Sebbene io ormai non abbia più voglia di comprare nulla… sono prigioniero di un rigetto pericolosissimo…”
PICCA: “Beh un po’ anche io. La musica mi fa orrore. Dai 100 dischi da conservare sto passando alle 50 canzoni…”
TIM: “Come siamo messi! Per fortuna c’è l’Inter”
PICCA: “Recensiamo il disco prima di averlo sentito: allora, disco country con qualche duetto. Suoni perfetti dei quali ci dimenticheremo dopo dieci minuti. Chitarre suonate da dio da session men meravigliosi dei quali non ci fregherà mai un cazzo. Lui canta divinamente ma ci farà soltanto venire voglia di ascoltare On The Border”
Leggo la recensione e rido a crepapelle. Picca è un genio.
TIM “Zio can che ridere… per fortuna che sono tuo amico… PS: replichiamo per INTER-JUVE tra tre settimane?”
PICCA: “E’ bella la bazza di fare la recensione prima di avere il disco in mano…ok per la Rube”
TIM: “Avviso Biccio”
PICCA: “E quel bollito di Clapton che fa uscire un nuovo live con Cocaine, Layla e Wonderful Tonight? L’altro giorno ero davanti al disco di quel furbastro di Keith Richards e….l’ho lasciato lì.”
TIM: “Clapton fa uscire un nuovo live? Ma porca madosca non si vergogna? Quanti ne ha fatti, duemila? Keith Richards lo vorrei prendere ma poi so che lo ascolterò mezzo e quindi lo userò come sottobicchiere. Sai che quasi quasi preferisco Page che non fa un cazzo se non il modello e il compratore di vinili dei LZ…”
PICCA “Esatto. Jimmy ha capito tutto. Quante Cocaine può reggere un umano? Meglio vivere di – bei – ricordi. Ho senticchiato il disco di Gilmour e mi sembra una fetenzìa”
TIM: “Io ce l’ho ma devo ancora ascoltarlo… Domani faccio un post con questa chiacchierata… che titolo uso?”
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