Di nuovo alle prese con i bilanci di fine anno, con le speranze per la nuova stagione e dunque con i dolci blues di questi giorni. Non mi sottraggo nemmeno quest’anno alle lucine ad intermittenza, al malinconico tepore di quel sentimento di fratellanza, di ricordi del passato e di tortelli dolci con la marmellata fatti da mia madre.
Girovago per il centro di Regium Lepidi con la pollastrella, osservo una coppia di vecchi tenersi per mano mentre attraversano le insidie del tempo e quindi mi perdo a contemplate l’albero di Yule preparato dal Comune.
Faccio pure un salto a Borgo Massenzio a dare un’occhiata all’albero fatto con le bottiglie di plastica …
Yule Tree – Borgo Massenzio – dicembre 2019 – foto TT
Negli appuntamenti settimanali alla Coop sorrido nel notare che negli scaffali del reparto libreria qualcuno a messo il libro di Vespa sul Fascismo in Italia a testa in giù.
Spiritosi alla Coop – Foto TT
Un nuovo collega – mentre io sono in riunione con un fornitore – prima di andare via mi lascia un biglietto: lo spirito blues del natale attecchisce anche in ufficio.
La mattina del Solstizio d’Inverno (sabato) lo passo a Nonatown, il mio paesello natio. E’ il giorno in cui sono nato e l’uomo di blues che sono mi spinge a cercare tra quelle vie, in quell’antico centro, riflessi del passato.
Nonatown – foto Alberto Setti
Vedo Brian, Mother Mary, io e mia sorella ritornare dalla messa di mezzanotte tra cumuli di neve, così persino il senza dio che sono diventato mi porta a fare un salto in chiesa, l’antica Abbazia mi accoglie ancora in tutto il suo spartano splendore..
Abbazia di Nonatown – dicembre 2019 – foto TT
Prima di scendere nella cripta osservo una ragazza o meglio una donna, tra i 40 e 50 anni, infilare monete affinché 4 candele si accendano … le tocca tutte, recita qualcosa, dà un’occhiata al grosso crocifisso appeso lì sopra e se ne va.
La Cripta – Abbazia di Nonatownn – dicembre 2019 – foto TT
Prima di uscire scruto la fonte battesimale dove il giorno di Santo Stefano di tanti anni fa sono stato battezzato.
Battistero – Abbazia di Nonatownn – dicembre 2019 – foto TT
Mi fermo a far colazione al Bar Pasticceria Malaguti, esercizio che dopo 59 anni – il 31/12/2019 – sarà costretto a chiudere. Mi avvolge la tristezza mentre parlo con la titolare, mia amica d’infanzia che si commuove al pensiero. La pasticceria dove, dopo la messa, andavo con mia madre a comprare le paste della domenica mi mancherà e mancherà al paese, la Nonantolanità perde un altro tassello, ma si sa tutto cambia a questo mondo, tutto e a noi che soffriamo maledettamente di nostalgia non resta che sospirare e andare oltre. Non poteva mancare la sosta davanti alla vecchia stazione dei Treni dove nacqui, in quelle finestrelle al primo piano sulla destra, riscaldato da una stufetta parigina, devo aver lanciato il mio primo strillo blues al mondo.
Vecchia Stazione dei Treni di Nonatown – foto TT
Nell’edicola di Viale Stazione faccio due chiacchiere con Roberto, il titolare. Ci ragguagliamo circa le novità che ci riguardano, compro – come sempre sotto le feste – l’ultimo numero di Lupo Alberto a cui aggiungo lo speciale Tex Willer e il Maxi Nathan Never…quando in questo periodo quando vedo copertine di fumetti con la neve non resisto. Noto anche che la Sergio Bonelli Editore ha ripreso a pubblicare nuove avventure del mio amato Mr No, ma pensa un po’. Mi chiedo se per un uomo della mia incerta età abbia senso rincorrere la propria fanciullezza e adolescenza. Mah. Prima di andare saluto il mio amico edicolante e gli dico“Robby, stasera mi raccomando eh”, intendendo che la nostra squadre del cuore non deve far scherzi nell’ultima gara prima della sosta. Un signora sui settantacinque anni arrivata a prendere il giornale mi chiede con fare risoluto “Per l’Inter?”. Sorpreso le rispondo “Certo signora, certo”, e lei “a vrev anc veder!” (Vorrei anche vedere!). I cuori nerazzurri non smettono mai di meravigliarmi. (L’Inter mi regalerà un felice compleanno vincendo 4 a 0 contro il Genoa e tornando in testa alla classifica. Good vibrations.)
La sera si tiene il sinodo del Solstizio d’Inverno in una osteria di Gavassae. Siamo in nove, la tavolata è dinamica e viva, parliamo come sempre di musica Rock e dei mille rivoli che i fiumi delle nostre vite creano prima di gettarsi nel mare. Verso fine serata – quando ci scambiamo i regali – mi chiedo a voce alta che cavolo di cosa ho messo in piedi, il tavolo è pieno di pacchetti, mostly cd e long playing … rido forte, se non altro grazie a noi i negozi di dischi aumentano vendite e introiti.
Alla Domus i giorni trascorrono lieti. I gatti stanno bene, Raissa e Spaventina girovagano meno e hanno messo su peso.
Patuzzino, il gatto di un nostro vicino che vorrebbe trasferirsi in pianta stabile da noi staziona spesso davanti alla porta e non perde occasione per entrare. Nei giorni di pioggia non abbiamo cuore di lasciarlo fuori, così lo prendiamo in casa, lo sfamiamo, lo laviamo con la schiuma di shampoo agli oli essenziali e lo teniamo sul divano con noi. Lui ci guarda tra il meravigliato e riconoscente, è un gatto blues dalla vita mezza randagia e con pochi affetti e non deve sembrargli vero di avere due umani su cui contare.
Patuzzino – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT
Ragnatela sonnecchia sul divano …
La Ragni – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT
Palmiro scruta il territorio e poi si gode la placida atmosfera di questi giorni …
Palmiro – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT
Palmiro – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT
Stricchi vorrebbe regalarsi a noi
Stricchi – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT
e la Minnie come sempre mi cerca. Passa tutta la notte sul letto al mio fianco, è l’ultima arrivata e ancora cerca continuamente un contatto, vuole essere sicura che da qui non sarà costretta ad andarsene.
Minnie – Domus Saurea dicembre 2019 – foto TT
Ieri sera, rincasando dal lavoro, troviamo davanti alla porta un pacchetto che inaspettatamente ci ha portato Pol, il cantante degli Equinox. A volte i cantanti – categoria di cui spesso non ho una gran opinione – diventano i numeri 1.
I regali di Pol
Ora è il tardo pomeriggio della vigilia, prima delle cene e dei pranzi di stasera, di natale e di Santo Stefano mi godo queste ore illuminate dalle luci indirette della Domus e di quelle ad intermittenza …
Yule Tree at The Domus Saurea – photo TT
Yule Tree at The Domus Saurea – photo TT
Yule Tree at The Domus Saurea – photo TT
La colonna sonora della vigilia è a base di Emerson Lake & Palmer, CSN&Y, Peter Gabriel e ovviamente i miei adorati LZ.
Colonna Sonora del 24 dicembre 2019 alla Domus Saurea – foto TT
Donne e uomini di blues che tenacemente e pazientemente ancora seguite questo blog miserello a voi giunga il mio augurio più profondo, che la nuova stagione sia propizia e felice anche se poi – lo sappiamo – ci adatteremo a ciò che verrà. Cercate di passare giorni lieti, in compagnia o da soli non importa, ma con la giusta vibrazione nell’animo … un buon libro, un buon disco, un buon film possono lenire l’inquietudine che ci deriva dalle domande che continuiamo a farci senza che mai si ottenga uno straccio di risposta. Vi abbraccio tutti amici miei, che il Dark Lord ci protegga. Non mollate!
I giorni che vanno dal 10 al 23 dicembre sono i miei preferiti dell’anno, mi piace l’atmosfera, la possibilità di nevicate, le lucine ad intermittenza. Non c’entra nulla la faccenda del natale, l’ateo che sono diventato trova buffo che i cristiani venerino la nascita (avvenuta verso marzo) del figlio di un falegname, ebreo e di pelle scura e lo raffigurino con lunghi capelli biondi e con la carnagione chiara (talvolta con gli occhi azzurri), c’entrano piuttosto i ricordi d’infanzia che rendono questo periodo speciale; l’amore per la neve, per gli addobbi e per quel valore universale di fratellanza che mi passò mia madre è ancora uno dei sentimenti più forti che mi porto dentro. Festeggio dunque il vecchio rito che gli umani da più di 5000 anni mettono in scena a cavallo del solstizio d’inverno, la fine dell’anno e l’inizio della nuova stagione data dalle giornate che tornano ad allungarsi visto che il sole nel solstizio tocca il punto più basso dell’orizzonte rispetto alla linea del parallelo locale, per poi iniziare a risalire.
Si possono chiamare queste festività come si vuole …Yule, Jul, Sol Invictus, Saturnali, persino Natale, ma rispettare la tradizione degli umani, al di là dell’aspetto puramente consumistico, mi pare cosa buona e giusta e magari anche fare l’albero, perché l’albero di Yule è diventato il nostro albero di Natale, l’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. L’albero di Yule rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità dell’anno che sarebbe arrivato. I festeggiamenti di Yule permangono nel neopaganesimo della Wicca con la commemorazione della morte dello Holly King (“Re Agrifoglio”) che simboleggia l’anno vecchio ed il sole al declino, per mano del suo successore, Oak King (“Re Quercia”), che simboleggia l’anno nuovo ed il sole che inizia la sua ascesa. In altre tradizioni si celebra la nascita del nuovo dio Sole bambino, (vedi anche l’antica festività Romana del Sol Invictus).
Yule
Poi certo, per questo amore che mi porto dentro conterà anche il fatto che nel solstizio d’inverno ci sono nato, che nella notte più lunga dell’anno mi sono affacciato al mondo per la prima volta, là, in una stanza della vecchia stazione dei treni di Nonatown … se non è un segno del blues questo!
Tuttavia anche per un amante della neve come me a volte l’adempimento degli impicci quotidiani diventa problematico durante certe condizioni atmosferiche.
Prendiamo ad esempio venerdì scorso. Ore 04,30, mi sveglio. Gli uomini di una incerta età faticano a dormire più di 5/6 ore dietro fila, cerco di riaddormentarmi ma so che non riuscirò, penso al lavoro, siamo nel periodo forse di maggior picco e la preoccupazione di non riuscire a far tutto riaffiora più volte durante il giorno. Alle 5,30 sono ancora lì che cogito, Palmiro inizia a fare il matto ai piedi del letto, Minnie si lancia dal comò direttamente sul letto, è ora di alzarsi e dar loro da mangiare. Torno a poltrire un po’ ma ormai la sveglia si avvicina, meglio alzarsi. Doccia, mi vesto e faccio colazione. Decido per una mise adatta al tempo atmosferico, ieri è nevicato per un paio d’ore e anche oggi potrebbe cadere qualche fiocco: maglioncino, felpa, pantaloni a mo’ di mimetica e anfibi. Lascio andare fuori i gatti, tra cui la Ragni, la prendo sottobraccio e la metto fuori dalla porta; metto la tazza della colazione nel lavello e mi accordo che ho felpa e braghe sporche di caffè schiumoso. Mi maledico, possibile che riesca sempre a sporcarmi? Sono proprio un uomo. Ma come accidenti ho fatto, mi chiedo, poi vedo macchie marroni lungo il corridoio e capisco: la Ragni è costipata da qualche giorno e mentre la mettevo fuori le è scappata una mitragliata di diarrea. Mi tolgo i vestiti, li pulisco alla bene meglio, li metto da lavare, pulisco per terra e mi rifaccio una doccia. Sono le 7,55, so che arriverò tardi al lavoro, proprio oggi che tra l’altro dovrò assentarmi per accompagnare mia sorella ad una visita di controllo all’ospedale, due settimane fa è caduta e si è infortunata ad entrambe le caviglie.
Non so come mai ma in preda alla foga del far tutto in fretta opto per una mise meno sportiva, comprensiva di stivaletti Paciotti (ma si è mai visto Johnny Winter con degli stivaletti di Paciotti?) e cappottino. Me ne pentirò.
Corro al lavoro. Sono in ufficio alle 9, salto la riunione del mattino, alle 10 corro da mia sorella, salgo al settimo piano, la metto sulla carrozzina e partiamo per l’ospedale. La porto fin davanti all’ingresso, ma poi per trovare un parcheggio devo uscire dall’area ospedaliera. Torno da lei correndo, la spingo zigzagando tra i lunghi corridoi del policlinico, paghiamo il ticket, poi di nuovo corridoi, ascensori, raggi x, di nuovo ascensori, corridoi e visita. Alle 12 siamo in fila alla farmacia del Policlinico per prendere i farmaci che le hanno prescritto, abbiamo 45 persone davanti e dobbiamo anche andare in una Sanitaria a prendere un tutore. Decido che in farmacia passerò domattina prima di andare al lavoro, adesso è meglio correre in Sanitaria prima che chiuda. Usciamo dall’ospedale, il tempo è mutato, una pioggia gelata cade sulle povere anime degli uomini di blues. Con i miei stivaletti e il mio cappottino la maledico, imbacucco mia sorella e via, ci gettiamo a testa bassa nella tormenta. Pago il parcheggio, carico sorella e carrozzina e mi butto nel traffico del mezzogiorno. Per fare due km impieghiamo circa mezz’ora, nel frattempo la tempesta continua, cade adesso una neve gelida e dura. Riaccompagno mia sorella a casa, mi assicuro che stia bene e scappo al lavoro. Ore 13,30 parcheggio, esco dalla Blues Mobile, i venti di Thor soffiano freddi, c’è una bella sibiola, come avrebbe detto mia madre, constato ancora una volta come gli stivaletti e il cappottino siano proprio perfetti per giocare a fare Jack London e affrontare la nevicata che adesso si fa imponente. Entro in ufficio leggermente stravolto, scendo a comprare nelle macchinette un panino col salame piccante, una pizzetta fredda e una coca. Inizio a lavorare. Rialzo la testa ogni tanto solo per controllare la neve che scende sempre più copiosa. Alle 16 smette, ma il cielo si fa sereno, in 5 minuti tutto gela, arrivano notizie circa il traffico paralizzato intorno alla città. Torno sulle mie cose. Alle 20 esco dall’ufficio, me andrei volentieri a casa, ma stasera ho la cena di classe delle superiori, ci siamo diplomati più di sette lustri fa, non posso e non voglio mancare.
Il traffico è sparito, le strade sono lastre di ghiaccio, procedo ai 30 all’ora. Parcheggio e mi avvio verso l’Inn Of The Well, l’Osteria Del Pozzo insomma. Il gelicidio si è palesato ancora, sui miei stivaletti pattino che è una meraviglia. Sono il primo della mia combriccola ad arrivare, noto che ci sono almeno altre cinque tavolate, siamo tutti stretti, sarà una serata difficile per quanto concerne lo spazio. Le altre tavolate sono già piene, si festeggiano compleanni, si fanno cene aziendali, l’età media mi sembra sia tra i quaranta e gli ultra cinquanta. Fighe tiratissime che cercano di mascherare i segni dell’età mostrandosi civettuole se non addirittura libertine, maghi sempre pronti alla battuta allusiva (talkin’ about sex innuendo of course) tutti vestiti in quel finto casual elegante un po’ stucchevole. Mi sento così diverso da loro, eppure eccomi lì vestito alla stessa maniera e con il capo chino sul cellulare. Dove caspita è finito il Tim Tirelli che ero? Mi sento sfinito, la giornata è stata dura, gli ultimi cinque mesi sono stati duri, cambiare lavoro alla mia età è uno sport estremo, passare dall’essere titolare a dipendente non è cosa facile (soprattutto se la scelta è stata per certi versi obbligata). Arrivano i miei compagni e le mie compagne.
Ci abbracciamo con affetto e con semplicità, sono diversi anni che non ci vediamo, eppure tutto ricomincia da dove era finito più di sette lustri fa. Siamo cristallizzati ai nostri diciannove anni. Chiamo con l’affettuoso nomignolo che le avevo affibbiato allora una mia compagna di classe che ora è una dirigente di banca, mi pongo verso gli altri alla stessa maniera, non è cambiato nulla, siamo solo diversi nell’aspetto esteriore. Tutti mi fanno i complimenti per come io mi mantenga giovane (a detta loro), Rose Of The Dawn mi sussurra all’orecchio “tutti invecchiano tranne te”, per un secondo mi ringalluzzisco, immagino di essere il Dorian Gray di Nonatown, ma poi mi guardo nel cellulare e torno sulla terra, non riconosco l’uomo che vedo riflesso nello schermo.
Una delle compagne che ho davanti, Juanita, che ora vive in Valsugana, mi dice che ogni sera alle 23 mi legge o su facebook o sul blog e che le fa tanto bene ritrovare quel cordone ombelicale con la sua terra, un’altra – grande amanti dei gatti – mi abbraccia e mi dice che segue il blog con molto interesse e che ha scoperto la mia vena letteraria solo in questi ultimi anni, non aveva idea che avessi questa passione per lo scrivere (già, cosa caspita ci facevo in un Istituto Tecnico Commerciale, in una fabbrica di Ragionieri insomma?). Con un’altra ci scambiamo un forte abbraccio denso della passione politica che ci accomuna, ormai siamo rimasti in pochi e dobbiamo farci forza a vicenda. Un bis di primi poi gnocco e tigelle e salumi. Si scherza, si ricordano i soliti vecchi aneddoti e la gioventù che ormai non c’è più. Qualche sedia più in là sento due compagne dirsi “ma guarda come è diverso Tim, ormai è una persona seria” … le capisco, sono vestito come uno dei tanti fighetti da brodo (come diciamo noi qui in Emilia) presenti in sala e sono meno impetuoso del solito, la stanchezza mi avvolge. Verso le 23 una band composta da bassista-cantante/tastierista/chitarrista e percussionista inizia a sciorinare vecchi successi dei Santana, di Pino Daniele, di Stevie Wonder. Non sono affatto male, ma tra le varie tavolate e loro il casino è notevole. Dopo mezzanotte chiedo il conto, domattina – sabato – dovrò alzarmi alle 7, mi aspetta la farmacia del Policlinico e una mattinata al lavoro.
Bacio una ad una le mie compagne, tocco le palle di tutti i miei compagni e pattinando sul ghiaccio raggiungo la Sigismonda. Fa un freddo becco, come direbbe il mio amico Danilo, tutto è gelato, e devo aspettare un quarto d’ora prima di partire affinché riesca a vedere qualcosa dai vetri della macchina.
Da Mutina a Regium Lepidi c’è un discreto pezzetto di strada che percorro ai trenta allora. Diverse le macchine finite nei fossi, vorrei evitare di fare lo stesso. La città e le campagne dormono stordite dalla morsa del gelo, it’s been a hard day’s night and I’ve been working like a dog, sono stanco ma vigile e mi godo il momento, la notte nera piena di stelle, il velo di neve che ricopre il mondo, la selezione di canzoni adatte al periodo, la Sigismonda che mi guida attraverso le campagne che mi hanno generato, magic moment …
Infilo il muso della Siggy in garage che sono quasi le due. Tutto tace, le lucine ad intermittenza dei nostri alberelli accolgono il mio ritorno…
Yule trees at Domus Saurea – december 2019- photo TT
Yule trees at Domus Saurea – december 2019- photo TT
La pollastrella è ancora sveglia “Ciao Tyrrell, tutto bene?”, tutto bene dolcezza, tutto bene. Ci scambiamo i regalini che ogni anno ci facciamo per Santa Lucia (antica tradizione reggiana).
Mi faccio una doccia e mi scaldo il cuore davanti al presepe dickensiano che come ogni anno appronto. Avrei bisogno di un Southern Comfort, è stata una lunga giornata, ma domattina devo essere in forma, meglio evitare. Mi infilo nel letto, leggo qualche pagina dell’ultimo libro di Isabel Allende poi spengo l’abat jour e mi verso liquido sotto il piumone. Palmiro viene ad sdraiarsi in mezzo al letto e Minnie come sempre si accomoda alla mia sinistra, è il momento giusto per lasciarsi andare al sonno ristoratore, ma sento che manca qualcosa, ho i nervi ancora inquieti. Mi alzo, vado in sala, apro lo sportello, mi verso due dita di Southern Confort, lo bevo alla mia salute, chiedo al Dark Lord – che da qualche giorno domina la nostra living room – di vegliare su di noi e mi rimetto a letto. Ora sì che sono a posto. Goodnight baby!.
The Dark Lord at Domus Saurea – december 2019 – photo TT.
L’autunno in tutte le sue sfumature: dapprima tiepido, soleggiato e secco, quindi freddo, grigio e umido. Avanzo, inciampo e mi rialzo cercando di schivare i blues della vita durante questo ennesimo cambio di stagione… via Adidas, magliette e felpe, dentro scarponcini, maglioni e sciarpe. Il cuore che batte forte durante le partite dell’Inter, i concerti degli Equinox, l’ascolto dei dischi dei Led Zeppelin e gli amplessi e che cerca poi il ritmo regolare nelle passeggiate tra le campagne fredde e nebbiose, nei lunghi viaggi da e per il lavoro, nell’osservazione notturna del cosmo e nei momenti in cui Palmiro e Minnie vengono a sdraiarsi sul mio petto. Era estate poco fa e adesso eccoci a ridosso del solstizio d’inverno. IL vortice del (nuovo) lavoro continua inesorabile, già più di cinque mesi andati, l’affanno dei primi giorni e delle prime settimane si sta trasformando in una consapevolezza sempre più delineata, sapersi muovere meglio infonde sicurezza, e solo il Dark Lord sa di quanta ne abbia bisogno un uomo di blues di una incerta età caduto nel mare e fortunatamente ripescato.
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RELIQUIE DAL PASSATO
Dalla vecchia casa che ho abbandonato 11 anni fa ogni tanto riemergono reliquie: dossier sui più disparati argomenti che con tanto amore avevo assemblato durante gli anni, vecchi numeri di posterstory degli Emerson Lake & Palmer, garanzie di apparecchi elettronici acquistati lustri or sono e una stampa dei Tim Tirelli Blues Experience, roba degli anni novanta, mamma mia.
Reiquie dal passato: Tim Tirelli Blues Experience – 1996 circa
SINODO d’autunno
I sinodi che organizzo con gli amici si sono fatti meno frequenti, il cambio di lavoro ha influito parecchio sulla mia vita, solo ora sto aggiustando il tiro, ma quello organizzato in settembre alle grandi Feste dell’Unità di Modena o Reggio resiste. Gli illuminati del Blues presenti: Lord Simon- Riffy Betts-Sir Lyson-John Paul III- TT – il Pike Boy – Lollo Stevens. Niente di meglio di una vivace serata con gli amici dove si parla di massimi sistemi, di politica, di costume e società ma anche e soprattutto di musica rock, di football e di groupies che vorremmo avere. Sì perché a parte essere Dirigenti, Production Scheduling Specialist, Avvocati, Car Sellers, uomini del CED, Plumbing Company Owner e Driving School Owner nel nostro piccolo mondo siamo Rockstar, Musicisti Rock, Road Manager e Rock And Roll Group Attorney. E’ indubbio che anche se gli anni passano rimaniamo sempre quelli di 5 lustri fa, comunque sensibili al fascino femminile. Per illuderci di avere ancore qualche chance a tal proposito (sempre che sia abbia mai avuto qualcosa del genere) meglio pubblicare foto relative a sinodi meno recenti.
IMMAGINE DI REPERTORIO: Illuminati del Blues alla Domus Aurea (da sx a dx: Riff, Biccio, Sutus, Liso, Tim, Picca)
IMMAGINE DI REPERTORIO: Illuminati del Blues alla Festa Dell’Unità: sulla sx Athos, Liso, Pike, Mixi, Riff – sulla dx Tim, Sutovich, Jay.
Cena a base di cucina emiliana (featuring qualche bottiglia di lambrusco), giro tra i vari padiglioni della festa, schivaggio di venditori di aspirapolvere Folletto, pasticcini e digestivo (Rum Matusalem, Amaro Del Capo e Amaro Petrus, Vodka, Jack Daniels. Qualcuno ordina una Coca Cola e per un quarto d’ora – per punizione – deve sedersi a d un tavolino lontano dal nostro … an s’è mai vest Johnny Winter urdinèr dla Coca Cola… non si è mai visto Johnny Winter ordinare della Coca Cola). Chiusura in Libreria a comprare naturalmente qualche titolo della Universale Economica Feltrinelli.
Gli illuminati del Blues sono sempre una gran compagnia, orgoglioso di avere amici così.
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KIN TIRELLI
Saltano fuori da chissà dove foto di Brian e Mother Mary durante il loro viaggio di nozze sul Lago Di Garda. Le guardo con tenerezza … erano giovani, sorridenti e pieni di speranza per il futuro.
Brian – Lago di Garda settembre 1959
Mother Mary – Lago di Garda settembre 1959
Brian e Mother Mary – Lago di Garda settembre 1959
Mia cugina Marci mi manda poi una foto che non avevo mai visto di mio nonno Ettore (nato nel 1896 – morto nel 1986). Nella foto ha 16 anni, all’epoca già da sei anni era orfano di padre (morto dopo l’estrazione di un dente), abbandonato dalla madre (scappata con un altro uomo), affidato ai nonni e lavoratore. Da li a tre anni poi sarebbe partito per la prima guerra mondiale, andando all’assalto all’arma bianca e bevendo pipì di mulo per dissetarsi. Io a 10 anni andavo a scuola, avevo la mia pista delle macchinine Polystil, leggevo Topolino e avevo una famiglia felice. Più o meno all’età in cui lui partì per la guerra io feci il militare a Torino e Parma, tornando comodamente a casa – dalla mamma – regolarmente. Quando avevo sete bevevo Coca Cola, Gassosa se proprio andava male. Ecco, meglio pensare a lui quando mi sento oppresso dai blues!
Ettore Tirelli – 1912
CAT TALES alla DOMUS
I gatti continuano a scandire le mie giornate, in particolare Palmiro,
Tim & Palmir- settembre 2019 – foto Saura T
Strichetto
Strichetto – Domus Saurea settembre 2019 – foto TT
Tim & Strichetto – Domus Saurea settembre 2019 – autoscatto
e Minnie, la quale ha preso a guardare con attenzione le partite dell’Inter con me.
Minnie guarda Inter – Verona – 9/11/2019 – foto TT
La reazione di Minnie alle mie urla che seguono i goal dell’Inter
Insieme a loro ci sono naturalmente anche Raissa, Ragnatela e Spaventina.
SUL PIATTO DELLA DOMUS
Come i gatti anche il Rock continua a scandire le mie giornate. La prima cosa che faccio appena alzato è mettere su un disco e cercare in quella aria sonora l’equilibrio giusto per affrontare un’altro giorno.
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DOMUS D’AUTUNNO
Alla Domus si svuota la piscinetta, mentre le ombre si allungano sui muri della casa…
Domus Saurea a settembre – foto TT
le foglie cadono e la luna d’autunno che arriva illumina il cammino,
Domus Saurea a settembre – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Palmir annusa il cambiamento dell’aria
Domus Saurea a settembre – foto TT
i primi Nortwinds arrivano a lambire i territori della Domus,
Domus d’autunno – foto TT
ultimi bagni di sole per il geranio,
Domus d’autunno – foto TT
e per le palme piantate dal nonno della pollastrella 30 anni fa.
Le Palme di Inigo – Domus d’autunno – foto TT
Quando piove ce ne stiamo in casa, Palmiro sonnecchia e Giovanna Paola Di Giovanni studia il giro di basso di Good Times Bad Times
Palmiro sonnecchia, Saura studia il giro di basso di Good Times Bad Times – foto TT
Io contemplo il poster di Romelu Lukako, il ragazzotto che calcisticamente mi sta dando un sacco di soddisfazioni quest’anno
Dopo il derrby- foto Saura T.
In novembre si scivola sempre più verso la “stagiunèsa mèrsa” la “stagionaccia marcia“, come si era soliti dire qui in Emilia nei tempi andati, anche se ancora non mancano domeniche di sole
Autumn at the Domus – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Arrivano poi le prime brinate
Autumn at the Domus – foto TT
e le piogge torrenziali che allagano i dintorni.
Autumn at the Domus – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Autumn at the Domus – foto TT
Ormai si è affacciato dicembre, l’inverno è alle porte.
COOP TALES
Alla Coop infatti è già ora di decorazioni natalizie.
november xmas at Coop – photo TT
Noi non perdiamo occasione per mettere in mostra l’ennesimo riferimento ai nostri amati Led Zeppelin.
Saura the hermit at the Coop – foto TT
Saura the hermit – foto TT
LZ IV The Hermit 1971
Alla Coop mi accorgo una volta di più di essere un uomo.
Davanti allo scaffale dei formaggini:
“Ma Saura, dove sono quelli della Coop?”
“Qui, davanti a te!”
Come avrebbe detto Nonna Oriele :”t‘en ved gnanc un èsen in un prèe sghèe” … “non vedi nemmeno un asino in un prato segato“.
Essere un uomo alla Coop – foto TT
SERIE TV e FILM:
Qualche Serie TV da segnalare.
THE FIRST – riferimento a LZ IV e Jimmy Page (“è un dio”)- TTTT
TRAPPED II stagione – TTTT
LA CASA DE PAPEL – TTTTT
THE SAME SKY – TTT½
AMICI MIEI:
Mi scrive il mio amico Amdu:
“Volevo chiederti se trovo qualcosa di tuo su Death Wish 2. Con un mio sodale stiamo facendo un ascolto, disco per disco, della produzione post Zep di Page e Plant.”
Poi ci rifletto sopra e mi dico “Ho amici che fanno percorsi d’ascolto sulla produzione post Zep!”
A volte penso che io e i miei amici amanti del Rock siamo alieni.
Che bello però!
PS: Amduscia, ti stimo fratello!
WALKING INTO DECEMBER
In giro per lavoro nel vicentino durante una pausa a pranzo mi imbatto in un negozio che espone in vetrina una statuona che mi ricorda subito l’Eremita sopra citato … non c’è niente da fare, ho sempre il Rock in testa.
“Oggi sullo spazio che ogni tanto Tyrrell mi concede, lascio alla nuova arrivata raccontare la sua storia. Prima o poi ritornerò a scrivere qualcosa anche io, ma è che fuori si sta ancora bene e dal mattino alla sera sono in giro per le campagne intorno alla Domus Saurea a pattugliare i miei territori e alla sera, quando torno, sono cotto. Saluto felinamente gli umani che seguono il blog di Tyrrell e che di riflesso leggono delle mie peripezie. Miao miao dal vostro Palmiro”.
Palmiro, foto TT
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Io non so come sono arrivata da queste parti, non ricordo nulla della mia vite precedente e ogni tanto faccio congetture … mi è successo un incidente per cui ho ricevuto una botta in testa e mi si è mozzata la coda? Avevo il mio posto in una casa di altri umani e mi sono persa? Qualcuno che si voleva sbarazzare di me mi ha mollata alla guazza, come dicono da queste parti gli umani? Ero una semplice gattina randagia? Vallo a sapere; fatto sta che qualche settimana fa errando per le campagne, affamata, infreddolita e spaventata mi sono avvicinata ad una abitazione di umani e siccome sono molto agile, ho fatto un balzo e sono salita su una finestrella e mi sono trovata in un ambiente riparato, con acqua e una ciotola di crocchette, mi ci voleva. Mi sono sfamata, dissetata e riposata una notte intera ed ho iniziato a riprendere le forze. Il problema è che c’erano degli altri gatti in giro, quasi tutti si sono limitati a guardarmi storto e poco più, ho fatto loro capire che ero l’ultima arrivata e che avrei saputo stare al mio posto, ma un’altra gattina mi ha preso in antipatia e ogni volta che mi vedeva avrebbe voluto saltarmi al collo e sbranarmi, per fortuna non è mai riuscita a saltare sulla finestrella di cui sopra ed entrare nel mio rifugio, una di quelle costruzioni che gli umano chiamano garage.
L’altra preoccupazione era data dagli umani che abitavano nella costruzione più grande. Ogni tanto mi vedevano di sfuggita, io me ne scappavo via in un battibaleno, tenendo la pancia così bassa che in un primo momento il maschio umano non pensava nemmeno fossi un gatto. E’ andata avanti così per qualche giorno, ma poi pensando al fatto che se avevano altri gatti non dovevano essere umani malvagi e che mi lasciavano ogni mattina ed ogni sera ciotole piene di prelibatezze, ho iniziato a fidarmi. Ci sono voluti altri giorni prima che mi facessi toccare, ma avevo una gran voglia di un contatto fisico, così un bel giorno, un po’ titubante mi sono lasciata baciare dall’umano maschio, che gli altri gatti chiamano Tyrrell.
Nuovi arrivi alla Domus – foto TT
Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT
Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT
Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT
Alcuni umani potrebbero pensare che l’ho fatto per opportunismo, forse è così, sono una gatta dopotutto, ma noi felini siamo più affettuosi e pronti ad un forte legame con gli umani di quanto la gente possa pensare. A dire la verità, ho poi saputo che Tyrrell ha pubblicato un annuncio su un social network (che come gatta fatico a comprendere cosa sia) in un gruppo creato da altri umani dedicato agli animali che si perdono qui nella zona in cui siamo, ma nessuno si è fatto avanti per reclamarmi. Ho poi capito che lo ha fatto a fin di bene, ma io qui mi trovo alla grande e adesso non vorrei davvero più andare via.
Tyrrell e la Saura hanno poi iniziato a portarmi nella loro cuccia, sì insomma, la loro casa e io ho imparato a riconoscere quella mura e ad abituarmi a vivere con loro. Dapprima ero un po’ titubante e confusa …
Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT
Minnie, nuovo arrivo alla Domus – foto TT
Tim & Minnie – autunno 2019 – foto TT
… ma ora sono felicissima, anche perché mi sono innamorata dei miei due nuovi umani e sto vivendo un sogno. Ho scoperto che le coccole, come le chiamano loro, mi sono indispensabili, ne vorrei sempre e mi rendo conto che forse esagero, perché quando sono in casa Tyrrell non riesce più a fare niente, gli sono sempre addosso. Salto sulla scrivania quando si mette davanti a quel coso, il computer, a scrivere e cerco ogni occasione per stargli in braccio.
Minnie – autunno 2019 – foto TT
Minnie – autunno 2019 – foto TT
Minnie – autunno 2019 – foto TT
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Insomma sono una gattina fortunata; gli altri gatti mi sopportano sempre più e Palmiro, che è il capo della colonia, proprio stamattina ha smesso di soffiarmi e mi ha leccato il muso. L’unico problema è la Stricchi, che nei miei confronti ha l’istinto del killer, Tyrrell si frappone tra noi quando mi attacca, ma è un bel problema questo, spero che prima o poi capisca che non le porto via nulla, che Tyrrell e la Pollastrella (come la chiama lui) vogliono bene anche a lei. Cerco di portare pazienza perché mi hanno riferito che ha avuto una infanzia molto difficile e che anche lei ha trovato riparo qui alla Domus Saurea tempo fa.
Ad ogni modo mi sto integrando alla grande e sto imparando la lingua degli umani, ma è Tyrrell che non capisce la nostra … a volte lo chiamo col suo vero nome, Stefano, e lui mi chiede cosa c’è, perché sente che è un miagolio diverso ma non capisce che lo sto chiamando in forma ufficiale, poi non distingue “Tim” da “Ciao”, però gli umani sono così, sono tutti concentrati su loro stessi, hanno una visione antropocentrica che temo porterà il pianeta su cui viviamo alla rovina, anche se devo dire che questo è un concetto che ho rubato a Tyrrell stesso e che quindi almeno lui ne è cosciente.
Gli voglio così bene che ho iniziato a guardare l’Inter insieme a lui. Se ho ben capito questi bipedi per distrarsi hanno creato dei piccoli gruppetti di umani che corrono dietro ad una palla, io non assimilo granché le dinamiche ma quando lui esulta lo faccio anche io, così poi mi dà un po’ di crocchette speciali. Sto anche capendo che esiste l’aria sonora, strani suoni di frequenze bislacche che gli umani creano per il loro divertimento. A Stefano, cioè a Tim, insomma a Tyrrell piace un gruppo di creatori di questi suoni organizzati che si chiamano Led Zeppelin e pian piano sto iniziando ad apprezzarli anche io, sono una gattina che può anche sembrare indifesa, ma stranamente mi piace quella che gli umani chiamano musica Rock.
Bene, per il momento è tutto. Ah, mi chiamano Minnie perché sono arrivata a cavallo della loro vacanza a Maiorca, ma dato che ero magrina e piccolina per il nome hanno virato su Minorca.
Va beh, vi lascio. Magari ci sentiamo prossimamente, W i gatti, W l’Inter, W i Led Zeppelin.
Quando cambi lavoro a ridosso dell’estate dai per scontato che per l’anno in questione salterai le vacanze, e quando poi ti comunicano a fine settembre che se vuoi puoi farti una settimanina rimani un po’ spiazzato. Avverti subito la pollastrella che, in due e due quattro, riesce ad organizzare in un quarto d’ora, durante la pausa pranzo, una vacanzina fuori dall’Italia. In men che non si dica infatti prenota aereo, parking e albergo per una località della Baleari, Magaluf, vicino a Palma di Maiorca. La prima cosa che ti viene in mente è che a Palma di Maiorca Brian, tuo padre, avrebbe voluto portarci tutta la famiglia, dunque la cosa ti fa piacere, ma è tutto così improvviso che non ti aspetti granché, non sai nemmeno che tempo farà a Maiorca tra fine settembre e inizio ottobre. Avendo prenotato all’ultimo ci si deve adattare: volo per Palma alle 6,25 da Orio al Serio (Bergamo), il che significa alzarsi alle 1,30 di un giovedì mattina. La sera prima c’è Inter- Lazio (vittoria dei ragazzi), non puoi perderla. A letto alle 23, ma alla mezza sei ancora sveglio, non riesci ad addormentarti. Chiudi gli occhi e suona la sveglia. Blues a balùs! Alle 2 in macchina, alle 4 al Ciao Parking di Orio Al Serio. In fila al check in a malapena ti reggi in piedi. Sali sull’aereo e crolli, senti appena il decollo, ti svegli durante l’atterraggio…
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
L’aeroporto di Palma è assai organizzato, arriviamo al ritiro bagagli che le nostre valige sono già sul rullo. Usciamo fuori, fa caldo sebbene siano appena le 8,30. Cerchiamo l’autobus che porta a Magaluf. Chiediamo informazioni e quindi ci incamminiamo verso la pensilina preposta. Arriva l’autobus. Prima di aprire le porte l’autista controlla e pulisce i sedili. Scende, gli vado incontro e gli dico “Magaluf”, mi guarda e mi dice una cosa tipo “Calma, Manolo, calma”, intendendo che per prime vanno caricate le valige di chi scenderà per ultimo, poi per penultimo e così via. L’autista è una comica, canta e scherza… mi diverte molto il fatto che mi abbia chiamato Manolo, quello sarà il nome con cui mi presenterò a turisti del nord ed est europa che mi scambiano per un ispanico (“Please to meet you, my name is Manolo Ramon Guevara De La Serna”). In autobus rifletto su quello che devo aspettarmi da Magaluf, enclave britannica dove la movida si dice sia fuori controllo, zona franca per sesso, alcol e droghe.
Scendiamo alla fermata di Magaluf, per arrivare all’hotel dobbiamo scarpinare non poco. Poi colazione, sistemazione e subito in spiaggia. Con piacere noto che tra l’hotel e il mare non c’è nemmeno una strada, solo una promenade piena di ristorantini, e con altrettanto piacere vedo che ci sono molte spiagge libere e che gli spazi serviti sono gestiti dal comune, chi prima arriva sceglie il posto che preferisce, paga 13,5 euro al custode della spiaggia (che rilascia una ricevuta per due lettini e un ombrellone). Gli spazi tra gli ombrelloni sono larghi e il mare sembra un incanto. Ottima impressione.
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
La prima sera esploriamo i dintorni, un paio di selfie da innamorati sulla spiaggia e quindi a letto.
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Fare colazione di prima mattina davanti ad un panorama come quello è rilassante, sento le tossine del blues lasciare il mio corpo.
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
In spiaggia mi ritrovo meditabondo dinnanzi al riflesso argenteo del sole sull’acqua. Leggo, sonnecchio, ascolto la Mahavishnu Orchestra…
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Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Arriva la sera in cui decidiamo di andare a Palma. 45 minuti di autobus durante i quali seguo sul cellulino l’andamento della partita dell’Inter con la Sampdoria scambiando messaggi con Mario, mio pard nerazzurro e amico di lunga data. Visita di rito davanti all’imponente cattedrale, passeggiata tra le stradine del centro storico, pizza sulla Rambla principale e quindi ritorno su un autobus snodato. L’autista è sgrauso, indisponente con i passeggeri rompicoglioni, spericolato durante tutto il tragitto e ossessionato dall’aria condizionata che tiene sui 20 gradi centigradi, quando fuori ce ne sono 28. Ci sembra di essere a Yakutsk in Siberia.
Palma de Mallorca – cattedrale Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Palma de Mallorca – cattedrale Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
L’indomani, dopo un’altra splendida mattina in spiaggia e bagno in un’acqua cristallina, pranzetto su un ristorantino sulla spiaggia. L’Ibizza è una meraviglia, una casetta tra il verde di palme e pini marittimi a cinque metri dalla spiaggia. Per la prima volta in vita mia penso che – avendo le possibilità – mi piacerebbe trasferirmi in un posto e in una casetta così. Lasciare la mia Emilia mi costerebbe, certo, ma sono in fase acuta di innamoramento… Mallorca te amo.
Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Ibizza Restaurant- Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Scopro una baracchina vicino al nostro hotel e alla nostra spiaggia che prepara cocktail a prezzi accessibili, dopo ogni pranzo mi concedo qualcosa, oggi è il turno di una Pina Colada che contribuisce a soffiare lontano i miei blues.
Pina Colada blows the blues away – Magaluf -Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
La sera ci concediamo giretti romantici nella vicina Palmanova o nei dintorni di Magaluf. Cerchiamo di evitare l’isolato della perdizione, come lo chiamiamo noi, pieno di locali lap dance, night club, pub. Non c’è tantissima gente, ma è chiaro che a luglio ed agosto Magaluf deve essere improponibile per chi non si vuole rovinare di alcol e di altre sostanze. I resoconti di giovani britannici che dalle stanze degli alberghi si lanciano nelle piscine (ogni tanto lasciandoci la pelle) sono parecchi, così come quelli di ragazze disinibite che per un giro di birre offrono fellatio a chiunque. Molti i pub dove trasmettono partite della Premier League o di rugby. Sembra di essere in Britannia e mi accorgo una volta di più che la lingua inglese sganciata dalla musica rock non è altro che una sequenza di suoni gutturali tutt’altro che piacevoli. Che differenza con il respiro melodico dell’italiano e dello spagnolo!
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Il Pub Mulligan’s è pieno di inglesi in chiara (in bibita insomma) che in coro si esibiscono al karaoke su una versione remix dance di Don’t Stop Believin’ dei Journey. Sembrano i nuovi barbari.
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Non ci sono solo inglesi, parecchi vengono dall’est, in molti sembrano russi, sono freddi come la Siberia, nessuna empatia e hanno facce da galera. Si è sempre detto che sono gli italiani a farsi riconoscere quando sono all’estero… non ne sono più tanto sicuro.
Ci spingiamo sino ai Magaluf City Limits, la pollastrella ha scoperto una pista da Go-Kart e non vuol perdere l’occasione di far vedere le sue doti di pilota agli stranieri. Purtroppo per lei (e fortuna per me) il kartodromo chiude alle 20, così la speed queen deve rinunciare a sfogare il suo istinto killer per la velocità.
Magaluf racetrack – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Mi guardo intorno e osservo i grandi alberghi delle vicinanze, alveari pieni di turisti…
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Nel tornare in hotel mi rendo conto che ho sempre i Led Zeppelin in testa…
Zeppelin on my mind – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Zeppelin on my mind – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
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Altre stupende giornata passate in spiaggia, in acqua e in pace con me stesso. Mallorca stempera le mie paturnie, le vele bianche all’orizzonte sono un balsamo per il mio animo tormentato, così come un piatto di cozze, una Corona gelata e un ottimo mojito dopo pasto.
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Mojito always win over the blues – Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Il cibo a Magaluf però non è un granché, i ristorantini propongono menù tutti uguali, dove la carne è un imperativo categorico. Non è sempre facile trovare un posto dove anche la pollastrella (vegetariana) possa pranzare dignitosamente e anche io che sono carnivoro (però attento all’etica alimentare) non amo questa cucina fatta di hamburger, hot dog, carne grigliata, pizze cotte col forno elettrico e non-specialità gastronomiche simili. Ovviamente anche l’alcol la fa da padrone. Ai tavoli vedo padre, madre e due figlie sui vent’anni (tutti sovrappeso) mangiare patate fritte, carne e pasteggiare con cocktail alcolici.
Nel ristorantino Boatyard, gestito da inglesi, mentre mi bevo una Corona ghiacciata sul retro menù leggo che “se durante il weekend ordini e bevi 20 birre hai una maglietta in omaggio e se arrivi a 40 il tuo nome verrà inciso sul muro dei bevitori”, capisco che Magaluf sia un posto particolare, ma questi sono pazzi!
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Faccio il parallelo con i gruppi inglesi in tour in America negli anni settanta, che quando si trovavano in California o in Texas nei giorni liberi oltrepassavano il confine con il Messico dove pensavano tutto fosse permesso (e puntualmente finivano in galera, come successo più volte a Mick Ralphs ad esempio).
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Ogni tanto la sera ci avventuriamo così sino ai limiti di Palmanova ed è così che troviamo un ristorante italiano dove finalmente possiamo cenare come si conviene.
Palmanova – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Palmanova – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
C’è da dire che Mallorca sembra Reggaeton-free, niente musica latino americana commerciale, e questo è un gran sollievo. Certo, ogni tanto si sentono inezie musicali, ma è anche vero che dai locali arrivano anche Black Dog dei Led Zeppelin, Music di John Miles e (udite udite) Can’t You See della Marshall Tucker Band, mica male… colonna sonora ideale per le nostre passeggiate al chiaro di luna.
Moonlught In Magaluf- Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
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I sei giorni di mare terminano, martedì primo ottobre restiamo in spiaggia fino a tardi e salutiamo con un po’ di rammarico questa nostra love beach (ogni riferimento agli ELP è espressamente voluto) certi che prima o poi alle Baleari torneremo.
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
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Martedì 2 ottobre sveglia alle 5, alle 5,45 siamo sul taxi che ci porta all’aeroporto; mentre usciamo dal cortile dell’Hotel notiamo due inglesi rovinati dall’alcol: uno è sdraiato sul marciapiede in stato di incoscienza con una bottiglia di birra ancora in mano, l’altro barcolla vistosamente, ha un ghigno da beota dipinto sulla faccia, urla qualcosa all’autista del taxi, il quale gli mostra il dito medio. Ripeto, questi sono pazzi.
Colazione all’aeroporto, check in, imbarco.
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Dalla cresta bionda della pollastrella osservo l’aeromobile Ryan Air che ci riporterà a casa.
Magaluf – Baleari blues – sett/ott 2019- foto TT
Atterriamo a Bergamo, ripenso al maestro Beppe Riva.
Raccolta bagagli, breve tragitto al Ciao Parking, poi macchina, autostrada e di nuovo in Emilia.
A casa, si disfano le valige, ci si fa una doccia, si fanno lavatrici e si cerca di ritrovare un appiglio grazie ai dischi a noi cari. Domani si torna al lavoro, c’è un po’ di tristezza nel cuore, la vacanza è stata bellissima forse anche perché non credevo di poter fare ferie e non avevo grandi aspettative, ma Mallorca mi ha stregato. Domani si riparte col solito blues, ma non mi importa, sono stato a Palma di Maiorca, Brian sarebbe fiero di me.
Essere un uomo di blues significa anche dover gestire, a volte, quel sentimento da “gonna take a freight train down at the station, Lord I don’t care where it goes…”, ovvero quei momenti in cui mediti davvero se non valga la pena uscire dall’ingranaggio e andare a dissolverti in cometa. Nessuna sfumatura drammatica intendiamoci, solo una (in)naturale vibrazione interna che ti fa dire “ma che cavolo sto facendo? E’ questa la vita che avevo programmato? Non mi conviene trovarmi un posto in riva al mondo e vivere (più o meno) libero?”.
Mollare tutto, trovare un gatto, un cane o un altro mammifero che ti segua nell’avventura e per un briciolo della vita sentirsi (alert: allitterazione) vivo, vivido e voluttuoso nei confronti dell’esistenza, un po’ come Jack London ne Il Richiamo Della Foresta, Zanna Bianca e Martin Eden. Trovare una maniera per evitare di pensare a come arrivare a fine mese e se mai si arriverai alla pensione, per non trovarsi la domenica sera morso dal blues feroce del “domani dovrò tornare al lavoro”, inzuppato da una realtà che non riconosci più come tua.
Per essere come Jack London tuttavia “ci vuole tanto, troppo coraggio” così ti chiedi se davvero saresti capace di abbandonare le persone che ami (te stesso, la donna di cui sei innamorato, i famigliari, gli amici) e la terra da cui provieni, le Gibson Les Paul che ogni tanto accarezzi la sera, i dischi dei Led Zeppelin, la possibilità di vedere le partite dell’Inter su Sky, di fare acquisti sul sito dell’Adidas, di comprare i libri della Universale Economica Feltrinelli e tutte le altre insignificanti sciocchezzuole che caratterizzano la tua vita.
Già, difficile avere la bronza (come diceva Brian) per fare scelte del genere, sai già che probabilmente, come sempre, finirai ancora una volta per fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarti da persona civile!
Non rimane, così, altro da fare che cullarsi sugli echi lontani di quel sentimento cantato da Toy Caldwell della Marshall Tucker Band e da Lowell George dei Little Feat, e sulle onde sonore di Can’t You See e Willin’ sognare di essere uno di quegli uomini lì, in attesa della ripresa del campionato quando per 90 minuti potrai dipingerti i pensieri unicamente nei colori della tua tribù e diluire i blues della vita.
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Gonna take a freight train Down at the station, Lord I don’t care where it goes Gonna climb a mountain he highest mountain Jump off, nobody gonna know
Can’t you see, whoa, can’t you see What that woman, Lord, she been doin’ to me Can’t you see, can’t you see What that woman, she been doin’ to me
I’m gonna buy a ticket now, as far as I can Ain’t a-never comin’ back Ride me a southbound, all the way to Georgia now Till the train it run out of track
Can’t you see, oh can’t you see What that woman Lord, she been doin’ to me Can’t you see, can’t you see What that woman, she been doin’ to me oh Lord
Can’t you see, oh can’t you see What that woman Lord, she been doin’ to me Can’t you see, Lord I can’t stand it, can’t you see What that woman, she been doin’ to me
I’m gonna take a freight train, down at the station, Lord ain’t never comin’ back Ride me a southbound, all the way to Georgia now Till the train it run out of track
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I’ve been warped by the rain, driven by the snow I’m drunk and dirty, don’t you know And I’m still, willin’
And I was out on the road late at night I seen my pretty Alice in every headlight Alice, Dallas Alice
And I’ve been from Tucson to Tucumcari
Tehachapi to Tonapah
Driven every kind of rig that’s ever been made Driven the back roads so I wouldn’t get weighed And if you give me weed, whites, and wine And you show me a sign I’ll be willin’, to be movin’
Well I’ve been kicked by the wind, robbed by the sleet Had my head stoved in, but I’m still on my feet And I’m still, willin’
Smuggled some smokes and folks from Mexico Baked by the sun every time I go to Mexico And I’m still…
And I’ve been from Tucson to Tucumcari Tehachapi to Tonapah Driven every kind of rig that’s ever been made Driven the back roads so I wouldn’t get weighed And if you give me weed, whites, and wine And you show me a sign I’ll be willin’, to be movin’
Ci siamo, inizia un nuovo campionato. A dieci anni dal grande poema epico del Triplete, eccoci finalmente pronti ad affrontare con i giusti mezzi una stagione che dovrà essere diversa dalle ultime. A dire il vero ogni anno partiamo con le stesse pulsioni, speranze e spavalderie ma, ad essere sinceri con noi stessi, in passato c’era spesso quel retrogusto fatto di ma e di boh che tenevamo nascosto nel profondo.
Oggi invece c’è una sicurezza e una consapevolezza diversa, dopo un decennio di difficoltà, pazzie ed isterismi, siamo certi di essere finalmente di nuovo in sella ad un purosangue che non dovrà essere un destriero senza nome ma bensì averne uno tipo Fulmine, Saetta o Pegaso, e come il cavallo alato della mitologia greca, dopo aver aiutato Giove a trasportare le folgori sino all’Olimpo, dovrà poi trasformarsi in una nube di stelle scintillanti.
Abbiamo un paio di generali arrivati dagli eserciti nemici, ancora li guardiamo con sospetto, ma più il tempo passa e più ci sembrano integrati negli ideali e nei sentimenti del mondo nerazzurro, società tanto imperfetta da essere perfetta e che il grande timoniere Zhanhg Jindong saprà innovare e rendere impermeabile alle intemperie del tempo.
Sono arrivati (e stanno arrivando) nuovi protagonisti, che il padre dei quattro venti gonfi le loro vele, dovranno solcare mari, insieme ai loro compagni, evitando bonacce e governando la nave tra mari impetuosi, spiegando ed ammainando le vele con velocità, caparbietà e destrezza.
Basta favolette, capricci, dispetti, abbiamo ora bisogno di uomini che sentano il richiamo della foresta e che sappiano trasformare quell’istinto primordiale in una irresistibile voglia di vittoria, restando in equilibrio tra impulso e razionalità, tra passione e ragione, gli ossimori necessari per compiere imprese eroiche.
Cuori nerazzurri, uomini e donne di (black and) blues, amici, compagni, uniamoci nel sentimento fraterno che ci rende quel che siamo, nella dottrina che fa di noi indomiti esponenti dell’umanesimo, nel desiderio, nel sogno e nell’aspirazione di essere i migliori.
Stringiamo a corte, siam pronti alla morte, l’Inter chiamò!
Il cambio di lavoro mi ha allontanato da Stonecity, ora ogni giorno sono diretto a Mutina, la mia città di riferimento. Lavoro molto in questo periodo, è uno dei picchi di produzione dell’intera stagione, niente ferie naturalmente, niente ponte a ferragosto, mi fermo sino a tardi la sera, lavoro al sabato e così via. Situazione un po’ pesante certo, ma non posso che ringraziare TDL (The Dark Lord insomma) per aver fatto sì che una grossa e importante azienda abbia ripescato un uomo di blues di una incerta età caduto nel mare.
TDL- Wembley Empire Pool November 1971
In questi giorni agostani, con le città deserte e i ritmi lenti, vado al lavoro facendo la Via Emilia, percorro qualche km in meno di quando prendo le blue highway (le strade basse insomma) e mi godo l’arteria principale della mia terra nell’unico momento in cui diventa vivibile e percorribile. Riscopro vecchie case da contadini ormai abbandonate a se stesse, distributori di carburante che prendono i riflessi di quelli del midwest e del sud degli Stati Uniti, quelli ritratti all’interno della copertina di Desolation Angels dei Bad Company ad esempio …
Bad Co Desolation Angels 1979
… scorci di un’Emilia che sta scomparendo e che alterna campi di malghetti (di granturco) e vigne a fabbriche addormentate, ristoranti, case cantoniere e vecchie sezioni del PCI prede dell’edera e dell’erbacce. Con l’animo adombrato e al contempo sempre in fustinella grazie al blues, veleggio ogni giorno tra la Domus Saurea e l’azienda per cui lavoro, apprezzando quel po’ che può dare questo vicolo del pianeta in cui vivo, vicolo in cui sono nato, cresciuto e dove coltivo con amore tutti i miei blues. Thank You Emily Road.
la Via Emilia
SERIE TV
Continua il rapporto stretto con le serie TV di una certa rilevanza. Di seguito le due che mi hanno colpito maggiormente in questo ultimo periodo.
Homecoming TTTT
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Chernobyl TTTTT+
Serie stratosferica. Da guardare a tutti i costi.
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IL GIUSTIZIERE DEL TRAFFICO NEI SUPERMERCATI
Essendo il rompiscatole che sono (altri userebbero il termine cagacazzo), quando vado alla Coop spesso mi ergo a Giustiziere del traffico; sì perché tendo a non sopportare la gente che pensa di essere sola al supermercato, quella che si ferma a parlare con gente appena incontrata occupando tutta la corsia principale, quella che parcheggia il carrello alla dick of the dog e va a farsi i fatti suoi. Se, come spesso succede, è ITTOD (una delle delle mie tre personalità) a prendere il sopravvento allora sono acid dicks for everybody. Ti metti a parlare con gli amici in mezzo alla corsia? Ittod ti si pianta di fronte col il carrello e, alla maniera di Sheldon Cooper, esclama “permesso, permesso, permesso!” fino a che i malcapitati, sorpresi, sono costretti a dargli strada e a farlo passare. Lasci il tuo carrello incustodito messo di traverso in una corsia? Arriva Ittod che, col suo, lo urta e te lo spinge at the god’s house (a casa di dio). Poi torno nei panni di Stefano (il politicaly correct old boy) o di Tim (un mix di entrambi) e torno a vivere e a lasciar vivere. Ma con Ittod non si scherza, mai!
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“VORREI VEDERTI NELLA DDR CON LE ADIDAS”(Influencer blues)
Alla Coop; reparto biscotti; devo scegliere che tipo prendere. Mi innervosisco … troppa scelta, troppe marche, troppe tipologie …“maledizione, va là che nella DDR non avrei avuto questi problemi!”, esclamo esaltando un tipo di repubblica che ho idealizzato nella mia maruga e di cui sono un po’ ossessionato. La pollastrella alza gli occhi al cielo. Poco dopo nel reparto pasta, faccio lo stesso pensiero a voce alta e stavolta Mademoiselle Pompidou (la chiamo così perché la Francia è una delle sue fissazioni) mi risponde per le rime: “Sì, vorrei vederti nella DDR con le Adidas!”.
Fa riferimento al fatto che la mia ossessione per il marchio Adidas, e le conseguenti continue spese che faccio per placare questo mio impulso ossessivo compulsivo, mal si prende col rigore che era in vigore nella DDR. Sì, ha ragione, ma che ci posso fare, sono un uomo occidentale pieno di contraddizioni che vive idealizzando tipi di società alternative, take or leave it.
PS: ieri sera esco con il mio amico Sir Lyson. Al momento di salutarci noto che indossa un paio di Adidas nuove. “Ehi, vecchio “ gli faccio “anche tu Adidas, ma sei un grande!”. “Lo sai che ti seguo e che sei un influencer!”mi risponde. Lo abbraccio forte e vado a letto contento. Yuk!
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Troppi biscotti alla Coop -foto TT
BRIAN NEGLI ANNI CINQUANTA
Una mia cugina mi manda un foto di Brian che non avevo mai visto: è ripreso insieme a sua sorella Marta, presumibilmente negli anni cinquanta, nelle campagne intorno a Regium Lepidi dove la sua famiglia abitava allora, parecchio prima che lui si sposasse con mia madre. Lo osservo bene … con quell’aria da attore americano, quello sguardo sicuro di sé, quella cazzimma che non credo gli appartenesse. Ripenso alla sua vita, a come è andata, al fatto che deve essere venuto a patti anche lui con la realtà e col fatto di non essere altro un essere umano sperduto su un pianeta nel buco del culo dell’Universo, come dico sempre. Mentre scrivo, dalle casse del computer, Youtube messo in random passa The Long And Windind Road di Paul McCartney. Mi si inumidiscono gli occhi. Lo penso negli ultimi anni alle prese con i disturbi cognitivi senili, al fatto che diventò uno dei personaggi principali di questo blog … già le peripezie di Brian nella valle dell’alzheimer sono state forse uno dei momenti più alti di queste pagine miserelle, il seguire e l’accompagnare un vecchio verso il tramonto ha contribuito a rendere questo blog forse meno sciocco ed inutile. Ma mentre Macca termina di cantare il suo capolavoro voglio concentrami sul giovane Brian … un bel tipo che qualche anno più tardi avrebbe incontrato una bella tipetta di San Martin On The River e insieme avrebbero messo su famiglia e percorso insieme alcuni decenni. Riguardo la foto … eri proprio un vasco* Brian.
* per i non emiliani, dal dizionario Il Nuovo Piccagliani:
In questo periodo ho a che fare con parecchia gente nuova o con gente che non vedevo da vent’anni. Mi capita di cogliere, occasionalmente di nascosto o anche mentre si parla insieme, rilievi sulla mia figura che sul momento mi pare non mi descrivano correttamente, siano esse osservazioni positive o negative. Possibile che si sia tanto concentrati su noi stessi che non ci si accorga che la coscienza che abbiamo di noi non corrisponde esattamente a quella che decriptano gli altri?
Al di là del tenore di quegli appunti, siano essi lodi o critiche, il problema è che non mi riconosco in quei quadretti, proprio io che penso di essere consapevole dei miei pregi e dei miei difetti, proprio io che sono il principe dell’autoanalisi e dell’autointrospezióne mi trovo a sentirmi un forestiero nei panni di me stesso. “Sono davvero così?” mi chiedo. Rimango sospeso, mi soppeso, e cerco di modificare gli aspetti meno nobili di quelle note, certo come sono che devono contenere un minimo di verità. Ogni tanto la sera però prego il Dark Lord affinché il mio essere non venga mal interpretato, ma è una preghiera che non so se avrà qualche effetto, perché temo che sia io a mal interpretare me stesso.
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Tuttavia, oltre alle note sul mio essere che – come ho detto – potrebbero essere intese come rilevamenti non esattamente positivi, voglio citarne una dai contorni morbidi. Rivedo dopo quasi vent’anni un collega della mia età. Mi fermo davanti a lui mentre è intento a risolvere un problema lavorativo. Si accorge che qualcuno lo sta fissando, si volta e rimane abbagliato dalla mia presenza. Ha lo sguardo tra lo sbalordito e il meravigliato e mi guarda come un fervente credente accoglierebbe l’avvento del suo dio. Non è che fossimo esattamente amici, giusto colleghi di lavoro nel decennio degli anni novanta, eppure mi accoglie con una enfasi – seppur controllata – che mi colpisce. Ci prendiamo cinque minuti, mi chiede come mai sono ricapitato lì, gli spiego in due parole la genesi che mi ha spinto all’abbandono della mia aziendina e di come mi abbiano riaccolto nella sua, nostra, grande azienda. Al che con un candore che mi intenerisce, mi dice “Beh, è naturale, sei sempre stato molto bravo!“. Ora, se fossi una persona normale me ne sarei andato compiaciuto e sicuro di me stesso, ma dato che sono un uomo di blues, è da quel giorno che mi chiedo “Ma davvero sono uno molto bravo?”. Non è una domanda retorica atta a stimolare altri commento positivi, ma un sincero quesito che pongo a me stesso. Ma davvero uno che nella sua maruga vive in un mondo fatto di Led Zeppelin, FC Inter, DDR, Jack London, Robert Johnson (e Adidas) e che sembra non importargli altro è uno “molto bravo”?
Mentre scrivo questo, Youtube -sempre in random – manda All Right Now. Segnale blues non indifferente. Meglio smettere di pensare, prendiamo quello che abbiamo e prepariamoci ad uscire con la pollastrella. (L’uso della prima persona plurale non è casuale, siamo in tre, Stefano, Tim e Ittod a doverci preparare… ).
Luglio; estate piena, rotonda, calda e bianca. E’ sabato sera, sono fuori a cena. Il luogo è quel complesso dei ruderi di una bella villa cinquecentesca (bombardata pesantemente nel corso della seconda guerra mondiale) di proprietà dei marchesi Albergati, sita all’estremità orientale del territorio comunale di Castelfranco Emilia, in località Cavazzona. Pochi km a nord della Via Emilia, pochi km a ovest della bella Bulåggna (Bononia insomma). La serata è calda, una leggera brezza rende il tutto piacevole compresa la festa popolare in cui sono immerso. Alberi, campagna a perdita d’occhio e quel sentimento Emiliano che tanto decanto. Mi gusto cozze alla marinara e un filetto di branzino, mi verso un prosecco freddo che va giù che è un piacere. La pollastrella mi vede ed esclama “E vai col prosecco Tyrrell, è tutto bello adesso?”. Scherziamo spesso, quando bevo qualcosa di alcolico, sul fatto che i (leggeri) fumi dell’alcol a volte riesco a rendermi sfumati i contorni più taglienti della vita.
Un commensale sente la battuta ed interviene “ma i problemi sono problemi proprio perché vanno risolti, c’è una soluzione a tutto”. Rispondo con un sorriso di circostanza, non sono nell’umore giusto per intavolare una discussione filosofica. Che avrei dovuto rispondere, che della vita ho una visione diversa? Che soluzione ci sarebbe all’essere consapevole di essere un essere vivente, appartenente ad una delle specie dette di mammiferi, che vive su un pianeta sperduto nel buco del culo dell’Universo sul quale per puro caso è nata la vita (sempre che quello che stiamo vivendo sia vero), dopo che circa 14 miliardi di anni fa ci fu il grande scoppio (il big bang insomma)? Per un uomo come me questo è sufficiente per avere un atteggiamento blues alla vita. In parecchi tendono a non capire e ad accettare questa mia bluesy condition. Ma per la madonna, sono nato blues, che colpa ne ho se vivo e analizzo tutto col mio carattere saturnino, col velo di crepe nere che mi avvolge? Questo non vuol mica dire essere depresso, perdente o withoutcunt (sfigato insomma), tutt’altro, nel nostro piccolo crediamo di avere, grazie a questo stato d’animo, la capacità di guardare il mondo nella prospettiva più ampia e con molta (forse troppa) sensibilità.
I was born blue, holy shit, let me be me…
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PHOTO OF GHOST
Il mio amico Mark Cooper (Marco Bottazzi, insomma, il Ry Cooder di Modena Est) pubblica su facebook un trafiletto tratto da un quotidiano locale a proposito della festa delle musica di Nonantola 2019 dove compare una mia foto, tratta dalla partecipazione degli Equinox alla stessa festa tre anni orsono. Bottazzi aggiunge, “Ma il nome di Tim Tirelli potevate metterlo eh?!”.
E niente, mi ha fatto molto ridere.
Gazzetta di Modena – Giugno 2019 – Festa Della Musica di Nonantola
IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: Darkat at his scampish best (Stormbringer coming my way blues)
Qualche settimana fa qui alla Domus Saurea c’è stato un gran temporale, vento fortissimo, pioggia, tuoni e saette. Io ero fuori e Tyrrell e la Terry, preoccupati, mi hanno cercato nelle campagne per più di un ora sotto la pioggia battente nel buio della notte. Tyrrell nel saltare un fosso è anche caduto e si è rotto una costola … ecco perché ho accettato la sua ramanzina senza controbattere. D’altra parte, sono un gatto anzi sono Darkat il supereroe felino, sono votato all’avventura, che ci posso fare … Got to keep running Stormbringer coming
COOP TALES:
Fuck The System
Rituale del sabato mattina: colazione e spesa alla Coop di Regium Lepidi. Al Café Des Antilles (gestito da cinesi ed italiani) ormai ci conoscono, battono lo scontrino da 5,80 euro e preparano paste e bevande di default. Mordo il krapfen, bevo il cappuccino e chiacchiero con la pollastrella mentre osservo la gente. Un ragazzo legge la Rosea, una coppia anziana fa colazione insieme, le quattro vecchie amiche di cui abbiamo accennato più volte qui sul blog, si scambiano opinioni in dialetto stretto. Io e Polly notiamo un tipo grande e grosso con maglietta nera con su scritto in nero FUCK THE SYSTEM.
Ci guardiamo, scuotiamo la testa e pensiamo a voce altra e in dialetto “sè, fac ze sistem e poi vai in un centro commerciale … mo fat der indu is nèsen i mlon (ma fatti dare dove si nasano i meloni).
Scared Woman
Entriamo nel supermercato. Come ogni sabato ci accoglie la signora in là con gli anni e con lo sguardo sperduto ed impaurito mentre cerca di venderti contratti Coop per energia e telefonia mobile. Ogni volta le dico la stessa cosa, che abitiamo in campagna e che non abbiamo gli attacchi per l’uso del gas metano per il riscaldamento … magari è bravissima nel suo lavoro, ma a me sembra inadeguata e fuori posto. Chissà, forse è stata messa lì durate una delle solite riorganizzazioni del personale tanto di moda in quest’era da capitalismo fuori controllo. Mi fa tenerezza, a volte avrei l’impulso di accettare una delle sue proposte, ma poi penso che ho già abbastanza blues di mio e che non posso farmi carico anche di quelli degli sconosciuti.
Presumptuousness Girl
Tra gli scaffali, davanti al reparto thé e infusi cerco confezioni di tisane fredde. Pur sapendo che non si è mai visto Johnny Winter farsi delle tisane di qualsiasi genere, continuo nella ricerca data la mia assuefazione estiva alla fresca tisana serale. Essendo un uomo, non riesco mai a trovare niente, faccio per desistere quando arriva in aiuto la mia groupie. Mentre insieme cerchiamo le scatoline giuste tra mille altre, siamo continuamente infastiditi da una responsabile Illy al telefono evidentemente col suo capo, al quale deve riportare dati sulle confezioni del caffè in questione sugli scaffali. Lo fa in maniera insopportabile, è una di quelle a cui piace far vedere che sta lavorando. Vestita col tipico completo maschile sotto di cui svetta una camicetta bianca, cammina a fatica su scarpe coi tacchi, parla a voce alta e vuol far sapere a tutti che si sta occupando di una faccenda di massima importanza per la sopravvivenza del pianeta. Per fortuna la donna che ho al mio fianco, che veste jeans, scarpe adidas e maglietta dei Led Zeppelin, trova le tisanine a freddo in un battibaleno e posso lasciare la donna in carriera alla sua odiosa sicumera.
Prodotti in offerta blues
Il cambio di lavoro mi ha portato ad interfacciarmi per motivi professionali con un mio caro amico, uno dei blues brothers con cui condivido sinodi e amore per la musica. Entro nel suo ufficio semplicemente magnifico, a due passi dal centro storico, in palazzo signorile … alti soffitti, arredamento di design, vibrazioni da alto livello professionale. Finita la pratica che mi ha condotto lì, discutiamo delle nostre cose. Tocchiamo vari argomenti, tra cui anche quello della spesa settimanale e del costo della vita. Sorprendentemente mi dice “Vecchio, io quando vado a fare la spesa compro solo prodotti in offerta! Certo, non è sempre così, ma la stragrande maggioranza delle volte applico quel sistema”.
Ero già arrivato ad una conclusione simile, il confronto col mio amico mi ha semplicemente dato il La. Dentifrici da 4,70 euro? Ma sè, dentifricio Coop 0,88 euro. Tisane Arbe da 3,85? Mo’ gnanc! Tisana soiamé da 1,70, e così via. Naturalmente ci sono eccezioni, ma anche comprando gel doccia non commerciali ad esempio, scelgo quelli in offerta e a meno di 5 euro. Faccio di necessità virtù insomma, e mi sento un po’ più furbino.
PS: ho applicato lo stesso metodo anache con la Super Deluxe Edition di The Song Remains The Same, ho atteso la svendita di Amazon, dai 260 euro iniziali l’ho portato via a 87. Edizione di cui non avevo certo bisogno, ma si sa è un di quegli oggetti con cui t’illudi di riempire i tuoi vuoti esistenziali e di rivivere la fustinella* che avevi da ragazzo quando ti apprestavi ad ascoltare il nuovo LP appena acquistato con discreti sacrifici.
_* Per i non Emiliani: dal Nuovo Dizionario Piccagliani ecco una arguta, nonchè irresistibile, definizione di fustinella
Torna come ogni estate, la rubrica “Uomini In Sandali e Ciabatte”.
Non dovrei più sorprendermene, ma sono sempre preda dell’imperativo estetico, non che occorra essere dei dandy, ma un minimo di bon ton, di amore per se stessi, di rispetto per gli altri dovrebbe essere un imperativo.
Son lì che sto andando con la pollastrella a cena fuori, e nel parcheggio vicino arriva un BMW. Esce tamarro sui 30 anni, con figa appresso, in canotta, braga corta e infradito che trascina come fosse zoppo in entrambi i piedi. Con aria da “non me ne frega una cazzo di niente” e con superbia si dirige verso il Lidl … il Lidl per la miseria! Ah, ha naturalmente parcheggiato la macchina esattamente sulla riga di mezzo che delimita due parcheggi.
Son lì che mi sto mangiando una Bella Napoli e chiacchierando amabilmente di Yes e Led Zep con Polly che arriva una famigliola di elegantoni: marito in braga corta-polo di 19 anni fa tutta slanata-ciabatte marroni da uomo tipo colonia estiva Agip anni settanta. Moglie in pantacollant sformati scuri -ciabatte rosse in vernice da cappuccetto rotto – tallone screpolato da bye bye libido – canottiera coi brillantini sbrindellata. Figlio adolescente-faccia e fisico da giandone-maglietta nera tutta storta-braghetta corta bianca sporca-infradito gialle portate come si porterebbero due ciabatte di pietra.
“Cameriere, si sbrighi con la millefoglie per la signorina e la tavolozza estiva per me, poi ci porti il conto. ” “Qualcosa non va signore?” “Tra moglie e marito troppe infradito!”
PULIVAPOR BLUES
Sabato pomeriggio. Dopo la spesa, tradizionale riposino ristoratore. Crollo sul letto. Mi sveglio dopo un po’. Lady Wakeman non è di fianco a me. Mi alzo, sento un sibilo provenire dal cortile: è la pollastrella che zoseggia in libertà con la pulivapor. I’ve got a Black Magic Woman!
Pulivapur blues – Domus Saurea luglio 2019 – foto TT
Pulivapur blues – Domus Saurealuglio 2019 – foto TT
Pulivapur blues – Domus Saurealuglio 2019 – foto TT
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REGIUM LEPIDI: festum unitas blues
Niente festa dell’Unità per Regium Lepidi quest’anno. I lunghi lavori per la nuova arena spettacoli del Campo Volo si protraggono anche per questa estate, e il partito reggiano che organizza la festa non vuole andarci a rimettere come fece l’anno scorso affittando per due /tre settimane lo spazio fiere. Credo sia la prima volta che succeda. Per un reggiano (seppur nato nel modenese) come me la cosa sembra inconcepibile. Ma sì sa, purtroppo tutto cambia e visto l’aria che si respira non dovrebbe sorprende che – come nel libro La Storia Infinita di Michaele Ende – il nulla sta divorando Fantàsia. I tempi stanno cambiando …
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THE SONG REMAINS THE SAME – super deluxe edition: commenti tratti da Amazon Italia
A circa un anno di distanza, come accennato qui sopra, mi decido a comprare la super deluxe edition di The Song Remains The Same, superlativo disco live dei Led Zeppelin del 1976 relativo a performance del 1973.
TT & TSRTS super deluxe edition. – foto Saura T.
Il prezzo è in caduta libera (oggi è arrivato a 82 euro, dai 260 iniziali, io effettuo l’ordine quando la quotazion eè di 87,40.). Nel farlo, mi diverto a rileggere le recensioni. Trovo spassosa quella di quel vero uomo che senza paura si firma “xxxxxxxx” e che pensa che TSRTS rappresenti i Led Zeppelin scialbi e sbiaditi. Ah ah ah, che ridere ragazzi! Poi nelle risposte aggiuntive sul sito di Amazon, cita quelli del 1975 come esempio …il signore ha le idee un po’ confuse, e si dichiara“Fan incallito dei LZ” … che spasso. (Nota di Ittod: se siete utenti Amazon, dategli addosso, per dio, che il fellone sia rimesso al pubblico ludibrio).
Niente male sentirsi chiamare Signor Tirelli da un terzo recensore che la vede come il sottoscritto, cioè nell’unico modo in cui un fan con un minimo di buon senso e capacità critica deve valutare l’edizione in questione e quindi il disco dal vivo in sé.
LZ TSRTS Super Deluxe Edition
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1,0 su 5 stellesemplice speculazione commerciale ( no, capolavoro!!)
10 settembre 2018 / Formato: VinileAcquisto verificato
“Buongiorno a chiunque legga queste quattro righe.
Il sottoscritto, anni 60 da poco compiuti, è un fan incallito e sfegatato dei Led Zeppelin ovviamente fin dai primi anni settanta.
E allora Vi chiederete perche’ una sola stella? Perche’ forse, a mio modesto avviso, è arrivato il momento che i “veri” fan di un qualsiasi gruppo rock storico smettano di essere presi per i fondelli da queste “mega ristampe ri- masterizzate” peraltro molto (in certi casi “troppo” – leggasi box dei Pink Floyd!) costose e con all’interno specchietti per le allodole sottoforma di gadget, manifesti, dvd e bluray 5.1, 6.1,7.1…..10.000.1 e via discorrendo!
Venendo al box specifico, ricordo a chi magari non lo sa, che gia’ l’originale colonna sonora del film rock piu’ disastroso e disastrato della storia all’epoca della sua uscita in doppio vinile aveva suscitato non poche perplessita’ per i vari rimaneggiamenti ed editaggi effettuati in studio, oltre che per la mancanza colpevole di alcuni pezzi presenti invece nel film. A peggiorare la situazione è intervenuto mr.J.Page nel 2007, che nel tentativo di rendere esaustiva la suddetta colonna sonora, ha pensato bene di mettere in un box quadruplo in vinile o doppio cd i pezzi mancanti eseguiti nelle tre “stanche” serate del luglio 1973 a New York (meno…..uno!!) editando nuovamente alcuni pezzi (a mio avviso, è clamoroso e scandaloso il taglio di circa due minuti su “No Quarter”) con il risultato di peggiorare ancora la situazione!
E oggi? Ecco che siamo arrivati all’apotosi definitiva anche in versione DVD audio e Bluray audio!!!
Evviva, continuiamo a spendere per un prodotto che fara’ conoscere ed amare questi Led Zeppelin “scarichi” alle nuove generazioni e allo stesso tempo fara’ rimpiangere i soldi spesi ai fan della prima ora come il sottoscritto! “
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Stefano Tirelli
4,0 su 5 stelleEdizione inutile, ma gran disco dal vivo.
14 settembre 2018 / Formato: Vinile
“Anche io sono un fan in senso strettissimo dei LZ, e anche io li seguo dagli anni settanta. E’ vero che questa edizione è inutile in quanto è pressoché identica a quella del 2007, edizione già di per sé criticabile per i tagli di cui il signore qui sopra parla. Jimmy Page avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e far finalmente uscire la versione definitiva di questo album dal vivo (uscito nel 1976e relativo alle tre date di New York del 27-28-29 Luglio 1973) magari con un bonus disc con versioni alternative di qualche pezzo. Su questo siamo pienamente d’accordo. Ciò che ritengo assolutamente fuorviante è la critica ai LZ del periodo. Nel 1973 i LZ non erano per niente scarichi e le performance contenute in questo disco sono strabilianti. Le versioni di STAIRWAY TO HEAVEN e NO QUARTER sono tra le più belle mai suonate dal gruppo, SINCE I’VE BEEN LOVING YOU è stratosferica, DAZED AND CONFUSED, CELEBRATION DAY, THE SONG REMAINS THE SAME e THE RAIN SONG sono superbe. A livello di espressività il 1973 fu l’anno migliore dei LZ. I gusti sono gusti ed ognuno ha la propria opinione, ma un minimo di oggettività sarebbe sempre consigliata. Concludendo, chi possiede già la versione rimasterizzata del 2007 non deve acquistare questa nuova edizione, ma chi si avvicina solo ora al pianeta Zeppelin non deve lasciarsi scappare questa magnifica registrazione live (in attesa di vedere pubblicata in futuro l’edizione definitiva, appunto).”
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Pino
4,0 su 5 stelle Giuseppe
21 settembre 2018 / Acquisto verificato
“Anche io sono un fan degli Zeppelin dal 1974, anche io ho quasi 60 anni. devo dire che mi trovo in sintonia con il sig. Tirelli, sia sul fatto che questa edizione è per fan sfegatati come me, ma non aggiunge niente di nuovo alla precedente versione, sia sul fatto che il 1973 è l’apice dei Led Zeppelin, soprattutto per l’estro e la tecnica di Jimmy Page, da quel momento in poi in declino.
Diciamo che mi sarei aspettato ulteriore materiale di quelle tre serate di luglio al Madison, motivo valido per giustificare l’acquisto di questo ulteriore cofanetto ( che peraltro ho comunque acquistato); probabilmente questo avverrà in futuro (Jimmy Page oltre ad essere stato almeno per me il più grande chitarrista di quel periodo è anche un grande manager di se stesso). Aspettiamo fiduciosi”
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TACCHINI SELVAGGI live in Nonantola luglio 2019
Con gli Equinox avremmo dovuto suonare alla Pizza In Festa di Nonantola, ma visto il recente cambio di lavoro ho ritenuto inopportuno chiedere mezza giornata di ferie dopo poche settimane dall’ assunzione. Ho così fatto in modo che fosse l’altro gruppo di Saura a sostituirci. Venerdì 19 luglio, uscito dal lavoro, mi sono diretta nella mia home town dove, insieme ad amici ho cenato e poi mi sono gustato – nel verde del Parco Della Pace – i Tacchini Selvaggi in versione live. Non sono un gran amante del country e del southern rock ma quando suonano certi brani di Neil Young non posso che ascoltare con attenzione, soprattutto quando ne dedicano una alla pollastrella e la costringono a cantare.
Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT
Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT
Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT
LA DONNA CHE SI ARRAMPICAVA SUGLI SCAFFALI DELLE LIBRERIE
Esco dal Coop, mi squilla il cellulino, rispondo. Dopo trenta secondi riaggancio, mi guardo intorno e non trovo Polly. Mi affaccio davanti alla libreria (esterna) della Coop e la vedo arrampicata sugli scaffali a cercare chissà quale edizione di chissà quale titolo. Riesco a fotografarla solo quando è ormai scesa. Ora, sono molto felice che la mia pollastrella sia una accanita lettrice, ma come ho già scritto sul suo comodino, in camera da letto, c’è già una pila di libri alta come la torre Eiffel, non vorrei che una bella notte crollasse e bye bye uomo di di blues…
Saura in libreria – luglio 2019 – foto TT
CAT TALES ALLA DOMUS
La pollastrella è a Londra con una nostra amica per vedere l’ennesimo concerto di Rick Wakeman (e ti pareva), io sono a casa solo con i gatti. Palmir e ancor più affettuoso del solito, sente la mancanza della sua umana e si appoggia a me. Nonostante il caldo, all’ora di andare a dormire, mi si sdraia di fianco e per tutta la notte non perde il contatto col suo umano di riserva.
Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT
Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT
Quando non ci sono, e lui vuole stare in casa, sonnecchia sui miei vestiti.
Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT
Quando scrivo per il blog viene a chiedere la sua dose di attenzioni…
Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT
e quando vede che non lo considero, si sdraia lì di fianco rassegnato.
Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT
Strichetto, la mia bella pussycat, lo copia, sale sulla finestra vicino alla scrivania e mi contempla.
Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT
In alternativa va ad intanarsi in posti angusti per poi comparire all’improvviso e miagolare il suo “cucù”.
Oggi, 27 luglio, verso le 13 si preannunciava un temporale. Un forte vento tirava a lucido la campagna, con Palmiro già in casa, scendo a cercarla. “Stricchiii, Stricchiii, Stricchiii …” urlo ai quattro venti, la vedo sbucare da un prato di erba spagna, col lungo pelo pettinato tutto da una parte dal vento, e zompare velocissima evitando ostacoli e quindi avanzando a zig zag. Un diavoletto della Tasmania che mi corre incontro con una foga ed un amore mai visti. Avrei voluto avere il cellulino a portata di mano per filmarla. Credo che mi sia davvero riconoscente di averla accolta qui alla Domus, nel momento in cui decise di lasciare per sempre la casa di inquilini di nostri vicini in cui veniva trattata senza alcun riguardo. Ora è qui che dorme su una sedia dietro di me … e sì, sono pazzo di lei.
TT & Stricchi – autoscatto
SUL PIATTO DELLA DOMUS
Non appena ho un momento e sono a casa, metto su della musica, queste la playlist delle ultime settimane …
BJ è da sempre uno dei nomi a me cari, l’inizio di Street Life Serenader doveva essere piaciuto anche a Fabio Premoli quando scrisse Suonare Suonare della PFM
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Ovviamente i LZ hanno spesso la priorità… parto col bootleg del 14/2/1975 al Nassau Coliseum …
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continuo con la registrazione audience del Madison Square Garden del 14/06/1977 …
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e proseguo col tecno blues del Golden God.
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Mi sparo poi Loredana Bertè, personaggio che mi è sempre piaciuto un sacco …
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Durante il recente Sinodo estivo con i ragazzi, il Pike Boy mi porta in dono Gumbo di Dr John, perfetta colonna sonora per calde e umide serate estive.
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Un salto a Los Angeles nel 1975 insieme ai Rolling lo faccio sempre volentieri quando mi vengono quei momenti in cui vorrei essere Keith Richards …
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Qualche scappatella con l’AOR me la concedo, soprattutto se ci sono di mezzo i Queen e Jason Bonham …
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Tina in coppia con John Miles poi è d’obbligo ogni tanto …
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così come Slowand insieme a Duane …
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Rocks degli Aerosmith è uno di quegli album che mi hanno formato …
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La Premiata dei giorni migliori è sempre uno spettacolo …
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… ma poi finisco come sempre per tornare al blues …
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DOMUS SAUREA BEACH
Niente ferie quest’anno, cerco di godere quindi – per quanto possibile – del verde e delle beach facilites della Domus Saurea.
Domus Saurea estate 2019 – foto TT
Domus Saurea estate 2019 – foto TT
Domus Saurea estate 2019 – foto TT
Domus Saurea estate 2019 – foto TT
Domus Saurea estate 2019 – foto TT
Nella speranza che voi, amici, lettori e semplici curiosi che sovente inciampate su questo blog, possiate godere di meritate vacanze, vi auguro il meglio per questa calda estate 2019. Che il Dark Lord ci benedica tutti e vegli su di noi.
Il gatto Artemio si presentò alla Domus Saurea diversi anni fa; dapprima fu attratto dalle femmine che, essendo sterilizzate, non lo degnavano di uno sguardo. Cercava di importunarle, le incantonava sul terrazzo, le obbligava a saltare sulla ringhiera fino a che non uscivo dalla porta io, anche in piena notte, a fare un po’ di chiasso per smarrirlo (come diciamo in questa fetta d’Emilia), per farlo fuggire insomma. L’altro suo problema erano i due maschi, Palmiro e Patuzzo, che non lo facevano avvicinare. Di nascosto però Saura gli portava da mangiare, e questo lo teneva a portata di zampa. All’epoca era un gatto magro, arruffato e probabilmente randagio.
Una brutta mattina il gatto Patuzzo fece un incontro che gli fu fatale ( qui la triste storia https://timtirelli.com/2016/01/12/il-gatto-e-la-volpe-storia-di-vita-e-di-morte/ ) e fu così che il gatto Artemio iniziò a stazionare stabilmente, la notte, nei dintorni della Domus. Dapprima Palmiro non lo vedeva di buon occhio, ma quando Artemio si sottomise a lui, Palmiro ebbe il buon cuore di accoglierlo nella colonia.
Palmiro & Artemio – gennaio 2017 – foto TT
Da un mucchietto d’ossa pieno di zecche e altri parassiti, Arte si trasformò in un bel gattone, ben nutrito e in salute. Lo chiamai Artemio, di getto, con la stessa naturalezza con cui Brian appioppava nomi simili alle bestioline che vivevano con noi tanti tanti anni fa.
Artemio, novembre 2017 – Foto TT
Ogni tanto Artemio tornava a casa pieno di botte, con ferite profonde o con una zampa ciondolante. Le visite dal veterinario si intensificarono, le cure anche, e ogni volta si riprendeva alla grande. Era un gatto sessualmente attivo, le zuffe con altri felini più o meno selvatici nella campagne erano all’ordine della notte. Portarlo dal veterinario non era un problema, aveva capito che di noi due si poteva fidare, e che dopo le iniezioni di antibiotici e antinfiammatori stava molto meglio.
Ci fu un periodo in cui sparì per alcuni mesi, temevamo avesse fatto una brutta fine, ma poi ricomparve e lo riaccogliemmo con gioia. Diventò un nostro gatto vero e proprio un giorno in cui soffriva tremendamente, aveva una parte del muso molto gonfia, Saura scese in cortile, lui le si avvicinò e si buttò per terra su un lato, come a dire “Terry (i gatti della Domus Saurea ci chiamano per cognome, troncando parte dello stesso e inglesizzandolo), sto male, aiutami tu“. Osservai questa scena dalla finestra e fu un momento struggente.
Artemio guarì e iniziò a sentirsi uno di casa. Scacciava i gatti forestieri che si avvicinavano alla Domus, non voleva perdere il privilegio che aveva ottenuto, il rango a cui era arrivato. In autunno e in inverno amava venire in casa, si acciambellava nella sua cesta e sonnecchiava contento. Lo prendevo in braccio, lo accarezzavo, non faceva le fusa (abitudine a lui sconosciuta evidentemente) ma il modo in cui si accoccolava su di me e in cui mi guardava non lasciavano dubbi: sapeva di essere amato e riconoscente ricambiava.
Artemio, dicembre 2018 – foto Saura T.
Ci guardavamo a lungo negli occhi e nel suo sguardo scorgevo il lampo del felino fiero e selvatico e al contempo la rassegnazione di chi sapeva di non essere un maschio alfa e di aver bisogno di una comunità in cui vivere. Lo trovavamo infatti sempre sull’uscio di casa ad aspettarci, dimostrando una fedeltà alla Domus Saurea commovente.
Artemio era un gatto anziano e aveva tutte le cicatrici di una vita non semplice addosso. Era facile attaccarlo, ultimamente aveva ripreso a tornare a casa malmesso, si rifugiava spesso in garage sotto al tavolo da lavoro e usciva di rado. Non potevamo più tenerlo in casa perché spesso faceva i suoi bisogni dove capitava e non solo sul terreno e nelle lettiere. Tre settimane fa lo trovammo così malconcio che Saura corse subito con lui dal veterinario, l’esame del sangue rivelò che era sieropositivo.
In questi ultimi giorni abbiamo cercato di farlo mangiare e bere in ciotole apposite, per evitare problemi agli altri nostri 5 gatti, e di tenerlo un po’ lontano dalla vita felina della Domus, spero ci abbia perdonato.
Artemio se ne è andato ieri, il suo corpo è crollato improvvisamente, lo ha trovato Saura in uno stato di semi incoscienza, portato d’urgenza dal veterinario l’ecografia ha rivelato una grossa massa tumorale e reni ormai andati. Non c’era altra soluzione che metterlo a dormire per sempre.
Niente di nuovo, niente di straordinario, è la vita che fa il suo corso, ma per la famiglia di mammiferi di specie diverse che vive sotto il tetto della Domus Saurea è una perdita profonda.
Addio Arte, eri un gatto molto dolce e decisamente blues … è stato bello aver fatto un pezzo di strada insieme, ci piace pensare tu abbia ricevuto in questi ultimi anni quello che andavi cercando: un rifugio sicuro, due umani decenti e tanto affetto. Ci mancherai molto. Ti ricorderemo. Ciao patatino.