Sono alla Coop, è un sabato estivo qualunque e cerco di districarmi nel labirinto consumistico acquistando solo i prodotti che mi servono davvero. Non so perché ma oggi osservo più del dovuto e più del solito i commessi, molti hanno il colletto della polo d’ordinanza alzato. Mi fanno sempre pensare quelli che lo portano così. Sia chiaro, ognuno (purtroppo) è libero di sfoggiare i propri indumenti come vuole, ma il colletto alzato mi dà sempre l’idea di un tentativo di fighinaggine sfigata. C’è quello che si occupa delle acque minerali che ogni volta che lo vedo fischia e canta un motivetto sino a renderlo insopportabile, il macho col fisico scolpito in palestra e – almeno a prima vista – senza un briciolo di maruga, l’effeminato con l’aria un po’ supponente, la donna intorno ai quaranta che cerca di rendersi interessante. Nella mia povera testolina si accavallano poi le figure del tipo dell’officina della concessionaria dove ogni anno porto la Sigismonda a fare il tagliando e di una mia ex collega, entrambi talebani del colletto alzato della polo. La sensazione è che venga portato per darsi un tono, ma per il pover’uomo di blues che sono hanno la stessa valenza di jeans arrotolati per scoprire le (orrende) caviglie, dei pinocchietti un po’ sotto le ginocchia (che se sei un pescatore o un marinaio del 1700 o Tom Sawyer vanno anche bene ma al giorno d’oggi sono di un cattivo gusto inimmaginabile), dei jeans a cavallo basso (quelli che danno l’impressiono che ci si sia cagati addosso) e via dicendo.
Ripensando a Mr Colletto Alzato della concessionaria (dove stato stato ieri per revisione e tagliando) mi torna in mente un ometto che ho osservato mentre ero in fila in attesa. Era già il suo turno, entrava ed usciva dall’ufficio per una faccenda di chiavi, chilometraggio o chissà cosa. Era un poco sovra eccitato. Intorno ai settanta (ma potrebbe averne avuti anche di meno), calzava scarpe-pantofole blu, calzino corto color crema, pantaloncini corti e larghi blu modello lidi ferraresi anni sessanta, maglia a maniche corte per anziani di una colorazione indefinita che sta tra il bianco, il crema e il greige, e l’immancabile giubbetto da pescatore grigio. Mi chiedo sempre come si faccia ad andare in giro conciati in quella maniera.
Torno a pensare al colletto alzato della polo e i pensieri cadono su un tipo che ho visto di recente dal contadino dove vado a comprare i cocomeri nel periodo estivo. In fila nell’ampissimo cortile, attendo che il cliente entrato prima di me finisca ed esca. Arriva un macchina. Scende un uomo intorno ai quaranta, è alto e robusto, il fisico è sfatto, portamento non eretto, pancia da birra, non è un bel vedere, tuttavia mostra fiero la sua stazza; ha la braghetta corta e le infradito, trascina quest’ultime con enfasi fastidiosa, sembra voler rimarcare lo svacco mood di cui si sente orgogliosamente portatore. Indossa una polo verde che non poteva che portare col colletto alzato. Bighellona avanti e indietro, strascicando le infradito tra l’asfalto sbriciolato dal tempo e la ghiaia tipica dei poderi delle mie zone. Si assicura più volte che il colletto sia alzato. Per fortuna tocca a me, posso pensare ad altro; quattro chiacchiere in dialetto stretto con la Dafne, carico le cuche in macchina, lascio Lemizzone e torno verso Borgo Massenzio.
Gioco quindi con la mente e i suoi tarli in questa estate del 2020 che da quindici giorni si è fatta calda, passando così la settimana di ferie pranzando – quando la groupie non c’è – come fanno i veri uomini di blues …
e osservando il mondo dalla balconata della Domus Saurea.
TOM SAWYER BLUES
L’altro giorno entra in ufficio una mia giovane collega, indossa jeans bianchi sfrangiati poco sotto al ginocchio, d’istinto le dico “Ehi young lady, stamattina mi sembri Tom Sawyer”, sorride cortese e aggiunge “non so chi sia”.
Scatta immediatamente il blues generazionale, è vero che la differenza d’età tra me è lei è più o meno pari agli anni che aveva il Dark Lord all’epoca delle sessions fatte in Svezia per In Through The Out Door, ma la cosa mi sorprende ugualmente essendo il personaggio creato da Mark Twain, una figura simbolo della letteratura per ragazzi. Così non posso fare altre che dire a me stesso “Mo’ vacca, come cambiano i tempi”.
FILM
Settimana di ferie dunque, passata a guardare parecchi film d’autore. Su Netflix, nella sezione film, c’è il paragrafo Film Sobri, etichetta che mi ha incuriosito sin da subito e che poi ho inteso essere un’escamotage per descrivere film profondi, non mainstream, a tratti lenti e pesanti, ma di gran spessore. Ecco qualche titolo con un brevissimo e superficiale commento:
- PIETRO IL FORTUNATO – TTTTT – un ingegnere potenziale genio rovinato dall’abbietta miopia religiosa del padre.
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- SOTTO LA PELLE DEL LUPO – TTTTT – uomini che valutano la donna secondo dettami primitivi.
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- SILENCE – TTTT – fanatismi religiosi (cristianesimo e buddismo) sul finire del 1600 in Giappone.
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- SENZA LASCIARE TRACCIA – TTTTT – L’impossibilità di reinserirsi di un reduce della guerra.
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- ETERNA DOMENICA – TTTTT – figlie abbandonate e poi in qualche modo ritrovate.
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- LE NOSTRE ANIME DI NOTTE – TTTT – l’amore al tempo della vecchiaia.
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SERIE TV:
- QUEEN OF THE SOUTH – TTTTT
La devo smettere di affrontare le serie TV con preconcetti. Anni fa mi dissi:
_“ma che m’importa di storie di veterani di guerra fatti prigionieri che poi tornano in patria” (e HOMELAND diventò una delle serie più amate)
_“ma cosa me ne frega a me di sciocchi fantasy con draghi e robe simili” (e IL TRONO DI SPADE me lo guardai tutto con passione)
_“figurati se mi interessano stupide storie di zombi ah ah ah” (e THE WALKING DEAD me lo rividi tre volte)
ecco, l’ultima è stata QUEEN OF THE SOUTH con la grandissima Alice Braga … “Narcotraffico? Non non fa per me”, ed ecco che invece mi faccio prendere come un sedicenne degli anni settanta che suona la chitarra e che va a vedere il film The Song Remains The Same.
BANDIRE LE BANDIERE
Stiamo diventando malauguratamente come gli Stati Uniti, la bandiera italiana sventola sempre più spesso fuori dalle case, e il concetto di italianità è sempre più presente in ogni aspetto del quotidiano. A me le parole tipo Patria piacciono solo in bocca al Presidente Mattarella, e divento insofferente quando l’enfasi soffoca il senso della ragione e del buon gusto. Partiti che rubano il nome all’inno italiano, all’incitamento classico per la nazionale di calcio, partiti che fino all’altro ieri si pulivano il culo con la bandiera italiana e pensavano dal Po in giù fosse tutta una merda e che ora marciano compatti al grido di “prima gli italiani“, politici e fette della popolazione che odiano le altre nazioni perché poco inclini a fidarsi l’Italia e delle sue allegre (dolce eufemismo) gestioni economiche e finanziarie, il rigurgito patriottico di politici nostalgici del ventennio che pensano che le Marche siano una regione del sud e che spingono per una autarchia folle e che non vogliono vedere la realtà, quella che dice che siamo il popolo meno istruito e colto del mondo occidentale (e non solo) ormai votato allo svacco e sempre più diffidente e distante dal concetto di cultura. Noi, che siamo stati una delle culle dell’umanità, che siamo il paese con le maggiori bellezze architettoniche ed artistiche del mondo, che abbiamo portato la parola scritta nei paesi del nord (Britannia in primis) ci stiamo spogliando dei valori universali insiti nel nostro DNA. Schiacciati da una classe politica inadeguata, parte della quale assolutamente inqualificabile, condannati a subire l’influenza e l’ingerenza della Chiesa che uno stato laico e repubblicano dovrebbe contrastare con forza, stiamo regredendo a livelli che non credevo immaginabili. Certo, l’enorme successo che stanno avendo le dirette social, i libri e gli articoli di gente come Andrea Scanzi lascia ancora spazio alla speranza, ma è indubbio che la situazione sia comunque gravissima (basti pensare che il partito che dovrebbe rappresentare la maggior fetta dell’elettorato di sinistra ha votato insieme al partito del “cazzaro verde” -©Andrea Scanzi- il finanziamento alle scuole paritarie (private quindi); a parte che in una società giusta ed equa attenta alle pari opportunità dovrebbe esistere una solo scuola, quella pubblica, questi finanziamenti tolgono soldi alla già disastrata scuola pubblica).
Adesso ci si mettono anche le case produttrici di alimenti (e non solo naturalmente) a premere sulla nozione del verde-bianco-rosso e trovo la cosa assai disdicevole. E’ chiaro che se si fa leva sulla qualità, sul design, sulla bontà dei prodotti alimentari niente da dire … noi italiani sappiamo da generazioni come si fanno il vino, i formaggi, la pasta, l’aceto, etc etc, ma che certe case produttrici giochino sui sentimenti del nazionalismo lo trovo disdicevole. Nel mio piccolo evito di comprare queste derrate, questa merce, queste marche.
GATTI ALLA DOMUS
Dei sei gatti che abbiamo, sono due quelli con cui interagisco maggiormente, i due che la notte dormono in casa. Minnie mi vive come l’umano di riferimento, si butta di frequente a terra affinché la accarezzi, dorme al mio fianco, mi chiama quando non sa cosa fare in cerca di risposte che non posso darle: “Minnie, sei una gatta, non sei un’umana, capisco che tu abbia del tempo libero visto che sei accudita come si deve, ma oltre che giocare un po’ con te, darti mille baci, farti vedere le partite dell’Inter, farti ascoltare l’ASMR e i bootleg dei Little Feat non posso fare più tanto! Sei una gattina, fai la brava, fai un pisolino o vai fuori a pattugliare i territori insieme al tuo amico Palmiro.”
Palmiro ha compiuto 8 anni, numero che per un gatto corrisponde più o meno alla attuale mia età di umano. E’ cambiato, è decisamente più adulto e meno incline alle affettuose stupidaggini a cui noi umani vorremmo sottoporlo. Di solito esce alle 6 di mattino e rincasa verso sera. A dire il vero nei caldi giorni estivi ogni tanto lo si vede sonnecchiare nell’orto sotto le piante dei pomodori o gustarsi il meritato riposo sotto un frassino, ma spesso sparisce per più di 12 ore seguendo i sentieri cosmici che l’istinto gli suggerisce. Noi ci preoccupiamo e la sera siamo costretti ad andarlo a cercare nelle vigne più lontane, è da un po’ che in queste zone viene avvistato un lupo (sebbene noi si abiti nel cuore della pianura emiliana).
La vita con i nostri felini è piena, a volte ci svegliano alle 3 di notte e ogni mattina alle 6 siamo già in piedi causa loro, ma l’interazione tra mammiferi di specie diverse che vivono insieme – come scrivo spesso – è impagabile.
L’INTERESSO PERSO VERSO GLI ARTICOLI CHE PARLANO DI ROCK
E’ un trend che noto da anni, ormai non sono minimamente interessato a riviste e articoli che parlano di musica rock. Lustri fa avrei fatto qualsiasi cosa per procurarmi i nuovi numeri delle riviste inglesi Classic Rock e Mojo, decenni fa compravo quasi ogni pubblicazione a carattere musicale stampata in Italia e quando mi arrivavano dagli Stati Uniti – in abbonamento – Guitar World, Guitar For The Parctising Musician e Guitar Player e (spedite da certe amiche) Creem, Rolling Stone e Musician rimanevo in estasi per giorni.
Ora, a parte biografie in inglese scritte da giornalisti di spessore, non riesco più a leggere nulla che riguardi il Rock. Trovo tutto privo di senso e di una noia mortale. Ragazzi, come si cambia.
FADE OUT
Non mi resta quindi che “soppesare un altro giorno estivo, guardarlo eclissarsi nel grigio” e cercare di andare avanti nonostante le pesanti catene del blues mi tengano prigioniero nella stiva, mentre la nave su cui sono sembra in balia delle onde della vita. Meno male che tramite i miei long playing, i miei libri, le partite dell’Inter, i gatti e la groupie ogni tanto sembra che il sole batta ancora sul mio viso.
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