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La Via Emilia ad agosto

18 Ago

Il cambio di lavoro mi ha allontanato da Stonecity, ora ogni giorno sono diretto a Mutina, la mia città di riferimento. Lavoro molto in questo periodo, è uno dei picchi di produzione dell’intera stagione, niente ferie naturalmente, niente ponte a ferragosto, mi fermo sino a tardi la sera, lavoro al sabato e così via. Situazione un po’ pesante certo, ma non posso che ringraziare TDL (The Dark Lord insomma) per aver fatto sì che una grossa e importante azienda abbia ripescato un uomo di blues di una incerta età caduto nel mare.

TDL- Wembley Empire Pool November 1971

In questi giorni agostani, con le città deserte e i ritmi lenti, vado al lavoro facendo la Via Emilia, percorro qualche km in meno di quando prendo le blue highway (le strade basse insomma) e mi godo l’arteria principale della mia terra nell’unico momento in cui diventa vivibile e percorribile. Riscopro vecchie case da contadini ormai abbandonate a se stesse, distributori di carburante che prendono i riflessi di quelli del midwest e del sud degli Stati Uniti, quelli ritratti all’interno della copertina di Desolation Angels dei Bad Company ad esempio …

Bad Co Desolation Angels 1979

… scorci di un’Emilia che sta scomparendo e che alterna campi di malghetti (di granturco) e vigne a fabbriche addormentate, ristoranti, case cantoniere e vecchie sezioni del PCI prede dell’edera e dell’erbacce. Con l’animo adombrato e al contempo sempre in fustinella grazie al blues, veleggio ogni giorno tra la Domus Saurea e l’azienda per cui lavoro, apprezzando quel po’ che può dare questo vicolo del pianeta in cui vivo, vicolo in cui sono nato, cresciuto e dove coltivo con amore tutti i miei blues. Thank You Emily Road.

la Via Emilia

SERIE TV

Continua il rapporto stretto con le serie TV di una certa rilevanza. Di seguito le due che mi hanno colpito maggiormente in questo ultimo periodo.

Homecoming TTTT

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Chernobyl TTTTT+

Serie stratosferica. Da guardare a tutti i costi.

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IL GIUSTIZIERE DEL TRAFFICO NEI SUPERMERCATI

Essendo il rompiscatole che sono (altri userebbero il termine cagacazzo), quando vado alla Coop spesso mi ergo a Giustiziere del traffico; sì perché tendo a non sopportare la gente che pensa di essere sola al supermercato, quella che si ferma a parlare con gente appena incontrata occupando tutta la corsia principale, quella che parcheggia il carrello alla dick of the dog e va a farsi i fatti suoi. Se, come spesso succede, è  ITTOD (una delle delle mie tre personalità) a prendere il sopravvento allora sono acid dicks for everybody. Ti metti a parlare con gli amici in mezzo alla corsia? Ittod ti si pianta di fronte col il carrello e, alla maniera di Sheldon Cooper, esclama “permesso, permesso, permesso!” fino a che i malcapitati, sorpresi, sono costretti a dargli strada e a farlo passare. Lasci il tuo carrello incustodito messo di traverso in una corsia? Arriva Ittod che, col suo, lo urta e te lo spinge at the god’s house (a casa di dio). Poi torno nei panni di Stefano (il politicaly correct old boy) o di Tim (un mix di entrambi) e torno a vivere e a lasciar vivere.  Ma con Ittod non si scherza, mai!

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“VORREI VEDERTI NELLA DDR CON LE ADIDAS”(Influencer blues)

Alla Coop; reparto biscotti; devo scegliere che tipo prendere. Mi innervosisco … troppa scelta, troppe marche, troppe tipologie …“maledizione, va là che nella DDR non avrei avuto questi problemi!”, esclamo esaltando un tipo di repubblica che ho idealizzato nella mia maruga e di cui sono un po’ ossessionato. La pollastrella alza gli occhi al cielo. Poco dopo nel reparto pasta, faccio lo stesso pensiero a voce alta e stavolta Mademoiselle Pompidou (la chiamo così perché la Francia è una delle sue fissazioni) mi risponde per le rime: “Sì, vorrei vederti nella DDR con le Adidas!”.

Fa riferimento al fatto che la mia ossessione per il marchio Adidas, e le conseguenti continue spese che faccio per placare questo mio impulso ossessivo compulsivo, mal si prende col rigore che era in vigore nella DDR. Sì, ha ragione, ma che ci posso fare, sono un uomo occidentale pieno di contraddizioni che vive idealizzando tipi di società alternative, take or leave it.

PS: ieri sera esco con il mio amico Sir Lyson. Al momento di salutarci noto che indossa un paio di Adidas nuove. “Ehi, vecchio “ gli faccio “anche tu Adidas, ma sei un grande!”. “Lo sai che ti seguo e che sei un influencer!”mi risponde. Lo abbraccio forte e vado a letto contento. Yuk!

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Troppi biscotti alla Coop -foto TT

BRIAN NEGLI ANNI CINQUANTA

Una mia cugina mi manda un foto di Brian che non avevo mai visto: è ripreso insieme a sua sorella Marta, presumibilmente negli anni cinquanta, nelle campagne intorno a Regium Lepidi dove la sua famiglia abitava allora, parecchio prima che lui si sposasse con mia madre. Lo osservo bene … con quell’aria da attore americano, quello sguardo sicuro di sé, quella cazzimma che non credo gli appartenesse. Ripenso alla sua vita, a come è andata, al fatto che deve essere venuto a patti anche lui con la realtà e col fatto di non essere altro un essere umano sperduto su un pianeta nel buco del culo dell’Universo, come dico sempre. Mentre scrivo, dalle casse del computer, Youtube messo in random passa The Long And Windind Road di Paul McCartney. Mi si inumidiscono gli occhi. Lo penso negli ultimi anni alle prese con i disturbi cognitivi senili, al fatto che diventò uno dei personaggi principali di questo blog … già le peripezie di Brian nella valle dell’alzheimer sono state forse uno dei momenti più alti di queste pagine miserelle, il seguire e l’accompagnare un vecchio verso il tramonto ha contribuito a rendere questo blog forse meno sciocco ed inutile. Ma mentre Macca termina di cantare il suo capolavoro voglio concentrami sul giovane Brian … un bel tipo che qualche anno più tardi avrebbe incontrato una bella tipetta di San Martin On The River e insieme avrebbero messo su famiglia e percorso insieme alcuni decenni. Riguardo la foto … eri proprio un vasco* Brian.

* per i non emiliani, dal dizionario Il Nuovo Piccagliani:

http://www.vivomodena.it/rubriche/ciacarare-modenese-vasco-o-per-essere-piu-precisi-fare-i-vasco/

Brian e sua sorella Marta – anni cinquanta

DARK LORD PLEASE DON’T LET ME BE MISUNDERSTOOD

In questo periodo ho a che fare con parecchia gente nuova o con gente che non vedevo da vent’anni. Mi capita di cogliere, occasionalmente di nascosto o anche mentre si parla insieme, rilievi sulla mia figura che sul momento mi pare non mi descrivano correttamente, siano esse osservazioni positive o negative. Possibile che si sia tanto concentrati su noi stessi che non ci si accorga che la coscienza che abbiamo di noi non corrisponde esattamente a quella che decriptano gli altri?

Al di là del tenore di quegli appunti, siano essi lodi o critiche, il problema è che non mi riconosco in quei quadretti, proprio io che penso di essere consapevole dei miei pregi e dei miei difetti, proprio io che sono il principe dell’autoanalisi e dell’autointrospezióne mi trovo a sentirmi un forestiero nei panni di me stesso. “Sono davvero così?” mi chiedo. Rimango sospeso, mi soppeso, e cerco di modificare gli aspetti meno nobili di quelle note, certo come sono che devono contenere un minimo di verità. Ogni tanto la sera però prego il Dark Lord affinché il mio essere non venga mal interpretato, ma è una preghiera che non so se avrà qualche effetto, perché temo che sia io a mal interpretare me stesso.

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Tuttavia, oltre alle note sul mio essere che – come ho detto – potrebbero essere intese come rilevamenti non esattamente positivi, voglio citarne una dai contorni morbidi. Rivedo dopo quasi vent’anni un collega della mia età. Mi fermo davanti a lui mentre è intento a risolvere un problema lavorativo. Si accorge che qualcuno lo sta fissando, si volta e rimane abbagliato dalla mia presenza. Ha lo sguardo tra lo sbalordito e il meravigliato e mi guarda come un fervente credente accoglierebbe l’avvento del suo dio. Non è che fossimo esattamente amici, giusto colleghi di lavoro nel decennio degli anni novanta, eppure mi accoglie con una enfasi – seppur controllata  – che mi colpisce. Ci prendiamo cinque minuti, mi chiede come mai sono ricapitato lì, gli spiego in due parole la genesi che mi ha spinto all’abbandono della mia aziendina e di come mi abbiano riaccolto nella sua, nostra, grande azienda. Al che con un candore che mi intenerisce, mi dice “Beh, è naturale, sei sempre stato molto bravo!“. Ora, se fossi una persona normale me ne sarei andato compiaciuto e sicuro di me stesso, ma dato che sono un uomo di blues, è da quel giorno che mi chiedo “Ma davvero sono uno molto bravo?”. Non è una domanda retorica atta a stimolare altri commento positivi, ma un sincero quesito che pongo a me stesso. Ma davvero uno che nella sua maruga vive in un mondo fatto di Led Zeppelin, FC Inter, DDR, Jack London, Robert Johnson (e Adidas) e che sembra non importargli altro è uno “molto bravo”?

Mentre scrivo questo, Youtube -sempre in random – manda All Right Now. Segnale blues non indifferente. Meglio smettere di pensare, prendiamo quello che abbiamo e prepariamoci ad uscire con la pollastrella. (L’uso della prima persona plurale non è casuale, siamo in tre, Stefano, Tim e Ittod  a doverci preparare… ).

Oh yeah baby, it’s All Right Now”).

 

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Iulius modus: domani è un altro blues e si vedrà.

27 Lug

Luglio; estate piena, rotonda, calda e bianca.  E’ sabato sera, sono fuori a cena. Il luogo è quel complesso dei ruderi di una bella villa cinquecentesca (bombardata pesantemente nel corso della seconda guerra mondiale) di proprietà dei marchesi Albergati, sita all’estremità orientale del territorio comunale di Castelfranco Emilia, in località Cavazzona. Pochi km a nord della Via Emilia, pochi km a ovest della bella Bulåggna (Bononia insomma). La serata è calda, una leggera brezza rende il tutto piacevole compresa la festa popolare in cui sono immerso. Alberi, campagna a perdita d’occhio e quel sentimento Emiliano che tanto decanto. Mi gusto cozze alla marinara e un filetto di branzino, mi verso un prosecco freddo che va giù che è un piacere.  La pollastrella mi vede ed esclama “E vai col prosecco Tyrrell, è tutto bello adesso?”. Scherziamo spesso, quando bevo qualcosa di alcolico, sul fatto che i (leggeri) fumi dell’alcol a volte riesco a rendermi sfumati i contorni più taglienti della vita.

Un commensale sente la battuta ed interviene “ma i problemi sono problemi proprio perché vanno risolti, c’è una soluzione a tutto”. Rispondo con un sorriso di circostanza, non sono nell’umore giusto per intavolare una discussione filosofica. Che avrei dovuto rispondere, che della vita ho una visione diversa? Che soluzione ci sarebbe all’essere consapevole di essere un essere vivente, appartenente ad una delle specie dette di mammiferi, che vive su un pianeta sperduto nel buco del culo dell’Universo sul quale per puro caso è nata la vita (sempre che quello che stiamo vivendo sia vero), dopo che circa 14 miliardi di anni fa ci fu il grande scoppio (il big bang insomma)? Per un uomo come me questo è sufficiente per avere un atteggiamento blues alla vita. In parecchi tendono a non capire e ad accettare questa mia bluesy condition. Ma per la madonna, sono nato blues, che colpa ne ho se vivo e analizzo tutto col mio carattere saturnino, col velo di crepe nere che mi avvolge? Questo non vuol mica dire essere depresso, perdente o withoutcunt (sfigato insomma), tutt’altro, nel nostro piccolo crediamo di avere, grazie a questo stato d’animo, la capacità di guardare il mondo nella prospettiva più ampia e con molta (forse troppa) sensibilità.

I was born blue, holy shit, let me be me…

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PHOTO OF GHOST

Il mio amico Mark Cooper (Marco Bottazzi, insomma, il Ry Cooder di Modena Est) pubblica su facebook un trafiletto tratto da un quotidiano locale a proposito della festa delle musica di Nonantola 2019 dove compare una mia foto, tratta dalla partecipazione degli Equinox alla stessa festa tre anni orsono. Bottazzi aggiunge, “Ma il nome di Tim Tirelli potevate metterlo eh?!”.

E niente, mi ha fatto molto ridere.

Gazzetta di Modena – Giugno 2019 – Festa Della Musica di Nonantola

IL BLOG DEL GATTO PALMIRO: Darkat at his scampish best (Stormbringer coming my way blues)

Qualche settimana fa qui alla Domus Saurea c’è stato un gran temporale, vento fortissimo, pioggia, tuoni e saette. Io ero fuori e Tyrrell e la Terry, preoccupati, mi hanno cercato nelle campagne per più di un ora sotto la pioggia battente nel buio della notte. Tyrrell nel saltare un fosso è anche caduto e si è rotto una costola … ecco perché ho accettato la sua ramanzina senza controbattere. D’altra parte, sono un gatto anzi sono Darkat il supereroe felino, sono votato all’avventura, che ci posso fare … Got to keep running Stormbringer coming

COOP TALES:

Fuck The System

Rituale del sabato mattina: colazione e spesa alla Coop di Regium Lepidi. Al Café Des Antilles (gestito da cinesi ed italiani) ormai ci conoscono, battono lo scontrino da 5,80 euro e preparano paste e bevande di default. Mordo il krapfen, bevo il cappuccino e chiacchiero con la pollastrella mentre osservo la gente. Un ragazzo legge la Rosea, una coppia anziana fa colazione insieme, le quattro vecchie amiche di cui abbiamo accennato più volte qui sul blog, si scambiano opinioni in dialetto stretto. Io e Polly notiamo un tipo grande e grosso con maglietta nera con su scritto in nero FUCK THE SYSTEM.

Ci guardiamo, scuotiamo la testa e pensiamo a voce altra e in dialetto “sè, fac ze sistem e poi vai in un centro commerciale … mo fat der indu is nèsen i mlon (ma fatti dare dove si nasano i meloni).

Scared Woman

Entriamo nel supermercato. Come ogni sabato ci accoglie la signora in là con gli anni e con lo sguardo sperduto ed impaurito mentre cerca di venderti contratti Coop per energia e telefonia mobile. Ogni volta le dico la stessa cosa, che abitiamo in campagna e che non abbiamo gli attacchi per l’uso del gas metano per il riscaldamento … magari è bravissima nel suo lavoro, ma a me sembra inadeguata e fuori posto. Chissà, forse è stata messa lì durate una delle solite riorganizzazioni del personale tanto di moda in quest’era da capitalismo fuori controllo.  Mi fa tenerezza, a volte avrei l’impulso di accettare una delle sue proposte, ma poi penso che ho già abbastanza blues di mio e che non posso farmi carico anche di quelli degli sconosciuti.

Presumptuousness Girl

Tra gli scaffali, davanti al reparto thé e infusi cerco confezioni di tisane fredde. Pur sapendo che non si è mai visto Johnny Winter farsi delle tisane di qualsiasi genere, continuo nella ricerca data la mia assuefazione estiva alla fresca tisana serale. Essendo un uomo, non riesco mai a trovare niente, faccio per desistere quando arriva in aiuto la mia groupie. Mentre insieme cerchiamo le scatoline giuste tra mille altre, siamo continuamente infastiditi da una responsabile Illy al telefono evidentemente col suo capo, al quale deve riportare dati sulle confezioni del caffè in questione sugli scaffali. Lo fa in maniera insopportabile, è una di quelle a cui piace far vedere che sta lavorando. Vestita col tipico completo maschile sotto di cui svetta una camicetta bianca, cammina a fatica su scarpe coi tacchi, parla a voce alta e vuol far sapere a tutti che si sta occupando di una faccenda di massima importanza per la sopravvivenza del pianeta. Per fortuna la donna che ho al mio fianco, che veste jeans, scarpe adidas e maglietta dei Led Zeppelin, trova le tisanine a freddo in un battibaleno e posso lasciare la donna in carriera alla sua odiosa sicumera.

Prodotti in offerta blues

Il cambio di lavoro mi ha portato ad interfacciarmi per motivi professionali con un mio caro amico, uno dei blues brothers con cui condivido sinodi e amore per la musica. Entro nel suo ufficio semplicemente magnifico, a due passi dal centro storico, in palazzo signorile … alti soffitti, arredamento di design, vibrazioni da alto livello professionale. Finita la pratica che mi ha condotto lì, discutiamo delle nostre cose. Tocchiamo vari argomenti, tra cui anche quello della spesa settimanale e del costo della vita. Sorprendentemente mi dice “Vecchio, io quando vado a fare la spesa compro solo prodotti in offerta! Certo, non è sempre così, ma la stragrande maggioranza delle volte applico quel sistema”.

Ero già arrivato ad una conclusione simile, il confronto col mio amico mi ha semplicemente dato il La. Dentifrici da 4,70 euro? Ma sè, dentifricio Coop 0,88 euro. Tisane Arbe da 3,85? Mo’ gnanc! Tisana soiamé da 1,70, e così via. Naturalmente ci sono eccezioni, ma anche comprando gel doccia non commerciali ad esempio, scelgo quelli in offerta e a meno di 5 euro. Faccio di necessità virtù insomma, e mi sento un po’ più furbino.

PS: ho applicato lo stesso metodo anache con la Super Deluxe Edition di The Song Remains The Same, ho atteso la svendita di Amazon, dai 260 euro iniziali l’ho portato via a 87. Edizione di cui non avevo certo bisogno, ma si sa è un di quegli oggetti con cui t’illudi di riempire i tuoi vuoti esistenziali e di rivivere la fustinella* che avevi da ragazzo quando ti apprestavi ad ascoltare il nuovo LP appena acquistato con discreti sacrifici.

_* Per i non Emiliani: dal Nuovo Dizionario Piccagliani ecco una arguta, nonchè irresistibile, definizione di fustinella

http://www.vivomodena.it/rubriche/ciacarare-modenese-la-terribile-fustinella/

UOMINI IN SANDALI E CIABATTE

Torna come ogni estate, la rubrica “Uomini In Sandali e Ciabatte”.

Non dovrei più sorprendermene, ma sono sempre preda dell’imperativo estetico, non che occorra essere dei dandy, ma un minimo di bon ton, di amore per se stessi, di rispetto per gli altri dovrebbe essere un imperativo.

Son lì che sto andando con la pollastrella a cena fuori, e nel parcheggio vicino arriva un BMW. Esce tamarro sui 30 anni, con figa appresso, in canotta, braga corta e infradito che trascina come fosse zoppo in entrambi i piedi. Con aria da “non me ne frega una cazzo di niente” e con superbia si dirige verso il Lidl … il Lidl per la miseria! Ah, ha naturalmente parcheggiato la macchina esattamente sulla riga di mezzo che delimita due parcheggi.

Son lì che mi sto mangiando una Bella Napoli e chiacchierando amabilmente di Yes e Led Zep con Polly che arriva una famigliola di elegantoni: marito in braga corta-polo di 19 anni fa tutta slanata-ciabatte marroni da uomo tipo colonia estiva Agip anni settanta. Moglie in pantacollant sformati scuri -ciabatte rosse in vernice da cappuccetto rotto – tallone screpolato da bye bye libido – canottiera coi brillantini sbrindellata. Figlio adolescente-faccia e fisico da giandone-maglietta nera tutta storta-braghetta corta bianca sporca-infradito gialle portate come si porterebbero due ciabatte di pietra.

“Cameriere, si sbrighi con la millefoglie per la signorina e la tavolozza estiva per me, poi ci porti il conto. ” “Qualcosa non va signore?”Tra moglie e marito troppe infradito!”

PULIVAPOR BLUES

Sabato pomeriggio. Dopo la spesa, tradizionale riposino ristoratore. Crollo sul letto. Mi sveglio dopo un po’. Lady Wakeman non è di fianco a me. Mi alzo, sento un sibilo provenire dal cortile: è la pollastrella che zoseggia in libertà con la pulivapor. I’ve got a Black Magic Woman!

Pulivapur blues – Domus Saurea luglio 2019 – foto TT

Pulivapur blues – Domus Saurealuglio 2019 – foto TT

Pulivapur blues – Domus Saurealuglio 2019 – foto TT

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REGIUM LEPIDI: festum unitas blues

Niente festa dell’Unità per Regium Lepidi quest’anno. I lunghi lavori per la nuova arena spettacoli del Campo Volo si protraggono anche per questa estate, e il partito reggiano che organizza la festa non vuole andarci a rimettere come fece l’anno scorso affittando per due /tre settimane lo spazio fiere. Credo sia la prima volta che succeda. Per un reggiano (seppur nato nel modenese) come me la cosa sembra inconcepibile. Ma sì sa, purtroppo tutto cambia e visto l’aria che si respira non dovrebbe sorprende che – come nel libro La Storia Infinita di Michaele Ende – il nulla sta divorando Fantàsia. I tempi stanno cambiando …

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THE SONG REMAINS THE SAME – super deluxe edition: commenti tratti da Amazon Italia

A circa un anno di distanza, come accennato qui sopra, mi decido a comprare la super deluxe edition di The Song Remains The Same, superlativo disco live dei Led Zeppelin del 1976 relativo a performance del 1973.

TT & TSRTS super deluxe edition. – foto Saura T.

Il prezzo è in caduta libera (oggi è arrivato a 82 euro, dai 260 iniziali, io effettuo l’ordine quando la quotazion eè di 87,40.). Nel farlo, mi diverto a rileggere le recensioni. Trovo spassosa quella di quel vero uomo che senza paura si firma “xxxxxxxx” e che pensa che TSRTS rappresenti i Led Zeppelin scialbi e sbiaditi. Ah ah ah, che ridere ragazzi! Poi nelle risposte aggiuntive sul sito di Amazon, cita quelli del 1975 come esempio …il signore ha le idee un po’ confuse, e si dichiara“Fan incallito dei LZ”  … che spasso. (Nota di Ittod: se siete utenti Amazon, dategli addosso, per dio, che il fellone sia rimesso al pubblico ludibrio).

Niente male sentirsi chiamare Signor Tirelli da un terzo recensore che la vede come il sottoscritto, cioè nell’unico modo in cui un fan con un minimo di buon senso e capacità critica deve valutare l’edizione in questione e quindi il disco dal vivo in sé.

LZ TSRTS Super Deluxe Edition

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xxxxxxxx
1,0 su 5 stellesemplice speculazione commerciale ( no, capolavoro!!)

10 settembre 2018 / Formato: VinileAcquisto verificato

“Buongiorno a chiunque legga queste quattro righe.
Il sottoscritto, anni 60 da poco compiuti, è un fan incallito e sfegatato dei Led Zeppelin ovviamente fin dai primi anni settanta.
E allora Vi chiederete perche’ una sola stella? Perche’ forse, a mio modesto avviso, è arrivato il momento che i “veri” fan di un qualsiasi gruppo rock storico smettano di essere presi per i fondelli da queste “mega ristampe ri- masterizzate” peraltro molto (in certi casi “troppo” – leggasi box dei Pink Floyd!) costose e con all’interno specchietti per le allodole sottoforma di gadget, manifesti, dvd e bluray 5.1, 6.1,7.1…..10.000.1 e via discorrendo!
Venendo al box specifico, ricordo a chi magari non lo sa, che gia’ l’originale colonna sonora del film rock piu’ disastroso e disastrato della storia all’epoca della sua uscita in doppio vinile aveva suscitato non poche perplessita’ per i vari rimaneggiamenti ed editaggi effettuati in studio, oltre che per la mancanza colpevole di alcuni pezzi presenti invece nel film. A peggiorare la situazione è intervenuto mr.J.Page nel 2007, che nel tentativo di rendere esaustiva la suddetta colonna sonora, ha pensato bene di mettere in un box quadruplo in vinile o doppio cd i pezzi mancanti eseguiti nelle tre “stanche” serate del luglio 1973 a New York (meno…..uno!!) editando nuovamente alcuni pezzi (a mio avviso, è clamoroso e scandaloso il taglio di circa due minuti su “No Quarter”) con il risultato di peggiorare ancora la situazione!
E oggi? Ecco che siamo arrivati all’apotosi definitiva anche in versione DVD audio e Bluray audio!!!
Evviva, continuiamo a spendere per un prodotto che fara’ conoscere ed amare questi Led Zeppelin “scarichi” alle nuove generazioni e allo stesso tempo fara’ rimpiangere i soldi spesi ai fan della prima ora come il sottoscritto! “

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Stefano Tirelli
4,0 su 5 stelleEdizione inutile, ma gran disco dal vivo.

14 settembre 2018 / Formato: Vinile

“Anche io sono un fan in senso strettissimo dei LZ, e anche io li seguo dagli anni settanta. E’ vero che questa edizione è inutile in quanto è pressoché identica a quella del 2007, edizione già di per sé criticabile per i tagli di cui il signore qui sopra parla. Jimmy Page avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e far finalmente uscire la versione definitiva di questo album dal vivo (uscito nel 1976e relativo alle tre date di New York del 27-28-29 Luglio 1973) magari con un bonus disc con versioni alternative di qualche pezzo. Su questo siamo pienamente d’accordo. Ciò che ritengo assolutamente fuorviante è la critica ai LZ del periodo. Nel 1973 i LZ non erano per niente scarichi e le performance contenute in questo disco sono strabilianti. Le versioni di STAIRWAY TO HEAVEN e NO QUARTER sono tra le più belle mai suonate dal gruppo, SINCE I’VE BEEN LOVING YOU è stratosferica, DAZED AND CONFUSED, CELEBRATION DAY, THE SONG REMAINS THE SAME e THE RAIN SONG sono superbe. A livello di espressività il 1973 fu l’anno migliore dei LZ. I gusti sono gusti ed ognuno ha la propria opinione, ma un minimo di oggettività sarebbe sempre consigliata. Concludendo, chi possiede già la versione rimasterizzata del 2007 non deve acquistare questa nuova edizione, ma chi si avvicina solo ora al pianeta Zeppelin non deve lasciarsi scappare questa magnifica registrazione live (in attesa di vedere pubblicata in futuro l’edizione definitiva, appunto).”
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Pino
4,0 su 5 stelle Giuseppe

21 settembre 2018 / Acquisto verificato

TACCHINI SELVAGGI live in Nonantola luglio 2019

Con gli Equinox avremmo dovuto suonare alla Pizza In Festa di Nonantola, ma visto il recente cambio di lavoro ho ritenuto inopportuno chiedere mezza giornata di ferie dopo poche settimane dall’ assunzione. Ho così fatto in modo che fosse l’altro gruppo di Saura a sostituirci. Venerdì 19 luglio, uscito dal lavoro, mi sono diretta nella mia home town dove, insieme ad amici ho cenato e poi mi sono gustato – nel verde del Parco Della Pace – i Tacchini Selvaggi in versione live. Non sono un gran amante del country e del southern rock ma quando suonano certi brani di Neil Young non posso che ascoltare con attenzione, soprattutto quando ne dedicano una alla pollastrella e la costringono a cantare.

Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT

Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT

Tacchini Selvaggi – Nonantola 19/7/2019 – foto TT

LA DONNA CHE SI ARRAMPICAVA SUGLI SCAFFALI DELLE LIBRERIE

Esco dal Coop, mi squilla il cellulino, rispondo. Dopo trenta secondi riaggancio, mi guardo intorno e non trovo Polly. Mi affaccio davanti alla libreria (esterna) della Coop e la vedo arrampicata sugli scaffali a cercare chissà quale edizione di chissà quale titolo. Riesco a fotografarla solo quando è ormai scesa. Ora, sono molto felice che la mia pollastrella sia una accanita lettrice, ma come ho già scritto sul suo comodino, in camera da letto, c’è già una pila di libri alta come la torre Eiffel, non vorrei che una bella notte crollasse e bye bye uomo di di blues…

Saura in libreria – luglio 2019 – foto TT

CAT TALES ALLA DOMUS

La pollastrella è a Londra con una nostra amica per vedere l’ennesimo concerto di Rick Wakeman (e ti pareva), io sono a casa solo con i gatti. Palmir e ancor più affettuoso del solito, sente la mancanza della sua umana e si appoggia a me. Nonostante il caldo, all’ora di andare a dormire, mi si sdraia di fianco e per tutta la notte non perde il contatto col suo umano di riserva.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Quando non ci sono, e lui vuole stare in casa, sonnecchia sui miei vestiti.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Quando scrivo per il blog viene a chiedere la sua dose di attenzioni…

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

e quando vede che non lo considero, si sdraia lì di fianco rassegnato.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

Strichetto, la mia bella pussycat, lo copia, sale sulla finestra vicino alla scrivania e mi contempla.

Gatti alla Domus Saurea – luglio 2019 – foto TT

In alternativa va ad intanarsi in posti angusti per poi comparire all’improvviso e miagolare il suo “cucù”.

Oggi, 27 luglio, verso le 13 si preannunciava un temporale. Un forte vento tirava a lucido la campagna, con Palmiro già in casa, scendo a cercarla. “Stricchiii, Stricchiii, Stricchiii …” urlo ai quattro venti, la vedo sbucare da un prato di erba spagna, col lungo pelo pettinato tutto da una parte dal vento, e zompare velocissima evitando ostacoli e quindi avanzando a zig zag. Un diavoletto della Tasmania che mi corre incontro con una foga ed un amore mai visti. Avrei voluto avere il cellulino a portata di mano per filmarla. Credo che mi sia davvero riconoscente di averla accolta qui alla Domus, nel momento in cui decise di lasciare per sempre la casa di inquilini di nostri vicini in cui veniva trattata senza alcun riguardo. Ora è qui che dorme su una sedia dietro di me … e sì, sono pazzo di lei.

TT & Stricchi – autoscatto

SUL PIATTO DELLA DOMUS

Non appena ho un momento e sono a casa, metto su della musica, queste la playlist delle ultime settimane …

BJ è da sempre uno dei nomi a me cari, l’inizio di Street Life Serenader doveva essere piaciuto anche a Fabio Premoli quando scrisse Suonare Suonare della PFM

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Ovviamente i LZ hanno spesso la priorità… parto col bootleg del 14/2/1975 al Nassau Coliseum …

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continuo con la registrazione audience del Madison Square Garden del 14/06/1977 …

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e proseguo col tecno blues del Golden God.

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Mi sparo poi Loredana Bertè, personaggio che mi è sempre piaciuto un sacco …

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Durante il recente Sinodo estivo con i ragazzi, il Pike Boy mi porta in dono Gumbo di Dr John, perfetta colonna sonora per calde e umide serate estive.

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Un salto a Los Angeles nel 1975 insieme ai Rolling lo faccio sempre volentieri quando mi vengono quei momenti in cui vorrei essere Keith Richards …

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Qualche scappatella con l’AOR me la concedo, soprattutto se ci sono di mezzo i Queen e Jason Bonham …

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Tina in coppia con John Miles poi è d’obbligo ogni tanto …

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così come Slowand insieme a Duane …

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Rocks degli Aerosmith è uno di quegli album che mi hanno formato …

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La Premiata dei giorni migliori è sempre uno spettacolo …

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… ma poi finisco come sempre per tornare al blues …

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 DOMUS SAUREA BEACH

Niente ferie quest’anno, cerco di godere quindi –  per quanto possibile –  del verde e delle beach facilites della Domus Saurea.

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Domus Saurea estate 2019 – foto TT

Nella speranza che voi, amici, lettori e semplici curiosi che sovente inciampate su questo blog, possiate godere di meritate vacanze, vi auguro il meglio per questa calda estate 2019. Che il Dark Lord ci benedica tutti e vegli su di noi.

Uomo di Blues alla Domus – autoscatto

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Addio al gatto Artemio

23 Lug

Il gatto Artemio si presentò alla Domus Saurea diversi anni fa; dapprima fu attratto dalle femmine che, essendo sterilizzate, non lo degnavano di uno sguardo. Cercava di importunarle, le incantonava sul terrazzo, le obbligava a saltare sulla ringhiera fino a che non uscivo dalla porta io, anche in piena notte, a fare un po’ di chiasso per smarrirlo (come diciamo in questa fetta d’Emilia), per farlo fuggire insomma. L’altro suo problema erano i due maschi, Palmiro e Patuzzo, che non lo facevano avvicinare. Di nascosto però Saura gli portava da mangiare, e questo lo teneva a portata di zampa. All’epoca era un gatto magro, arruffato e probabilmente randagio.

Una brutta mattina il gatto Patuzzo fece un incontro che gli fu fatale ( qui la triste storia https://timtirelli.com/2016/01/12/il-gatto-e-la-volpe-storia-di-vita-e-di-morte/ )  e fu così che il gatto Artemio iniziò a stazionare stabilmente, la notte, nei dintorni della Domus. Dapprima Palmiro non lo vedeva di buon occhio, ma quando Artemio si sottomise a lui, Palmiro ebbe il buon cuore di accoglierlo nella colonia.

Palmiro & Artemio – gennaio 2017 – foto TT

Da un mucchietto d’ossa pieno di zecche e altri parassiti, Arte si trasformò in un bel gattone, ben nutrito e in salute. Lo chiamai Artemio, di getto, con la stessa naturalezza con cui Brian appioppava nomi simili alle bestioline che vivevano con noi tanti tanti anni fa.

Artemio, novembre 2017 – Foto TT

Ogni tanto Artemio tornava a casa pieno di botte, con ferite profonde o con una zampa ciondolante. Le visite dal veterinario si intensificarono, le cure anche, e ogni volta si riprendeva alla grande. Era un gatto sessualmente attivo, le zuffe con altri felini più o meno selvatici nella campagne erano all’ordine della notte. Portarlo dal veterinario non era un problema, aveva capito che di noi due si poteva fidare, e che dopo le iniezioni di antibiotici e antinfiammatori stava molto meglio.

Ci fu un periodo in cui sparì per alcuni mesi, temevamo avesse fatto una brutta fine, ma poi ricomparve e lo riaccogliemmo con gioia. Diventò un nostro gatto vero e proprio un giorno in cui soffriva tremendamente, aveva una parte del muso molto gonfia, Saura scese in cortile, lui le si avvicinò e si buttò per terra su un lato, come a dire “Terry (i gatti della Domus Saurea ci chiamano per cognome, troncando parte dello stesso e inglesizzandolo), sto male, aiutami tu“. Osservai questa scena dalla finestra e fu un momento struggente.

Artemio guarì e iniziò a sentirsi uno di casa. Scacciava i gatti forestieri che si avvicinavano alla Domus, non voleva perdere il privilegio che aveva ottenuto, il rango a cui era arrivato. In autunno e in inverno amava venire in casa, si acciambellava nella sua cesta e sonnecchiava contento. Lo prendevo in braccio, lo accarezzavo, non faceva le fusa (abitudine a lui sconosciuta evidentemente) ma il modo in cui si accoccolava su di me e in cui mi guardava non lasciavano dubbi: sapeva di essere amato e riconoscente ricambiava.

Artemio, dicembre 2018 – foto Saura T.

Ci guardavamo a lungo negli occhi e nel suo sguardo scorgevo il lampo del felino fiero e selvatico e al contempo la rassegnazione di chi sapeva di non essere un maschio alfa e di aver bisogno di una comunità in cui vivere. Lo trovavamo infatti sempre sull’uscio di casa ad aspettarci, dimostrando una fedeltà alla Domus Saurea commovente.

Artemio era un gatto anziano e aveva tutte le cicatrici di una vita non semplice addosso. Era facile attaccarlo, ultimamente aveva ripreso a tornare a casa malmesso, si rifugiava spesso in garage sotto al tavolo da lavoro e usciva di rado. Non potevamo più tenerlo in casa perché spesso faceva i suoi bisogni dove capitava e non solo sul terreno e nelle lettiere. Tre settimane fa lo trovammo così malconcio che Saura corse subito con lui dal veterinario, l’esame del sangue rivelò che era sieropositivo.

In questi ultimi giorni abbiamo cercato di farlo mangiare e bere in ciotole apposite, per evitare problemi agli altri nostri 5 gatti, e di tenerlo un po’ lontano dalla vita felina della Domus, spero ci abbia perdonato.

Artemio se ne è andato ieri, il suo corpo è crollato improvvisamente, lo ha trovato Saura in uno stato di semi incoscienza, portato d’urgenza dal veterinario l’ecografia ha rivelato una grossa massa tumorale e reni ormai andati. Non c’era altra soluzione che metterlo a dormire per sempre.

Niente di nuovo, niente di straordinario, è la vita che fa il suo corso, ma per la famiglia di mammiferi di specie diverse che vive sotto il tetto della Domus Saurea è una perdita profonda.

Addio Arte, eri un gatto molto dolce e decisamente blues … è stato bello aver fatto un pezzo di strada insieme, ci piace pensare tu abbia ricevuto in questi ultimi anni quello che andavi cercando: un rifugio sicuro, due umani decenti e tanto affetto. Ci mancherai molto. Ti ricorderemo. Ciao patatino.

Artemio in the house – foto TT

 

The dust that floats high in june blues

27 Giu

Con giugno arriva impetuosamente l’estate. Dopo trenta giorni di pioggia grazie al maggio più piovoso e freddo degli ultimi anni, ritorna l’estate emiliana, quella che da bambino pareva lunghissima e che ti faceva sentire a posto con te stesso e il mondo. Le settimane che precedono il solstizio d’estate sono di fatto estate esse stesse, i campi sono in fermento, il verde esplode in tutta la sua esuberante cromia, ci si prepara per le messi e finalmente è possibile stendere ad asciugare dietro casa i blues.

Arkansas giugno 2019

Da quando vivo alla Domus Saurea spesso in estate mi par d’essere in Arkansas; seppur le nostre campagne emiliane siano naturalmente più abitate rispetto a quelle dello stato americano (chiamato dai francesi Arcansas, plurale di Quapaws, tribù di nativi americani), il paesaggio nella mia maruga rimanda alle terre basse di sud est di quello stato. Sarà perché io e miei amici siamo un po’ ossessionati dai poemi ancestrali che narrano la storia e le vicende del blues nero del delta, sarà perché anche la pollastrella con cui vivo è ben conscia e orgogliosa della vibrazione contadina che aleggia sulla nostra regione, ma il continuo aggancio tra la nostra campagna e le terre del sud degli stati uniti, dove sgorgò la musica che forma il liquido amniotico che ci ha visti immersi, pare inevitabile.

Polly e Lucia – Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Torna prepotentemente l’Emilia quando il giorno dopo mi fermo dalla madre della pollastrella, la Lucy, e lei mi regala una cabaret di tortelloni fatti sul momento …

I tortelloni della Lucy – giugno 2019 – foto TT

Adoro guardarla mentre con l’atavico savoir faire emiliano li prepara, rivedo mia nonna, mia madre e le mie zie … gesti che per quelli della mia generazione rimandano ai giorni felici dell’infanzia e dell’adolescenza.

la Lucy – giugno 2019 – foto TT

E mentre godo di quelle attività culinarie e rubo qualche scatto, faccio il parallelo con les Acadiens, quel gruppo etnico francofono che dal Canada si trasferì in Lousiana, nelle regione oggi conosciuta come Acadiana (che nel 1962 era ben assai più estesa e comprendeva una bella fetta di quelli che oggi chiamiamo stati uniti).

Lousiana (New France) 1692 circa.

D’altra parte, come ho già scritto qui sul blog, anche le nostre campagne in quegli stessi anni subirono il dominio francese, il nostro dialetto è fortemente influenzato dalla lingua dei Galli e parecchi nomi di paesi della zona derivano anch’essi da quell’idioma e da quel momento storico. Insomma, ormai lo si è capito, sono perso nei miei soliti vaneggiamenti.

Pink Night, Dark Night

Già, non mi stanco proprio mai di fare il parallelismo tra la mia terra e quella di Robert Johnson, e in estate le suggestioni si fanno potenti e ancor più inevitabili, anche quando ad esempio Io e Polly facciamo un salto alla notte rosa della frazione in cui viviamo. Dal posto in riva al mondo al centro della movida di Borgo Massenzio e ritorno occorre percorrere alcuni km, che facciamo a piedi. Un gelato e qualche minuto passato a vedere il gruppo che si esibisce. Si fanno chiamare Discoinferno, un chitarrista, un batterista, un tastierista, tante basi e tre o quattro cantanti / ballerini di cui solo una sa cantare. Nessun amplificatore, medley infiniti e il solito declino musicale tipico delle feste di paese di questi brutti tempi. Sia chiaro, lo scrivo ogni volta, nessuno pretende la Mahavishnu Orchestra, i Pink Floyd o gli Aerosmith, ma una maggior accuratezza nel scegliere la proposta musicale con cui allietare la gente sarebbe gradita. Rimaniamo un poco e poi ritorniamo, è domenica sera, meglio non fare troppo tardi.

Siamo comunque già vicini alla mezzanotte; quando camminiamo io e Polly amiamo scovare edifici esoterici o particolari e non essendo a Holland Park a Londra ci dobbiamo accontentare, così eccoci fermi dinnanzi ad una casetta che definiamo subito “del terrore”. Un po’ come le vecchie colonie in rovina sulla riviera emiliana romagnola di cui ogni tanto parliamo qui sul blog, anche questa casetta ci attira e ci spaventa. Incastonata tra altri edifici, sembra abbandonata a se stessa e quasi inghiottita da un cortile che sprofonda in una notte buia come la pece.

la casetta del terrore – Borgo Massenzio giugno 2019 – foto TT

Ci immettiamo poi nella stradina lunga e tortuosa, Giove ci indica il cammino e immancabilmente anche stasera immaginiamo cosa dovessero provare i bluesmen che negli anni trenta vagavano con una chitarra sulle spalle tra le campagne tenebrose di Clarksdale o Helena.

The long and winding road in a dark night – june 2019 – photo TT

L’ossessione per Robert Leroy Johnson mi divora, per qualche secondo mi immedesimo così tanto che vorrei prendere la prima scarsèda, la prima carreggiata insomma, trovare il primo incrocio e fare al botte con il primo diavolo che si avvicina …

ma poi la pollastrella mi riporta alla realtà e insieme ce ne torniamo alla Domus nella buia notte.

The long and winding road in a dark night – june 2019 – photo TT

SERIE TV: True Detective – Stagione 3 – TTTT½

Ottima la terza stagione di True Detective, davvero ben fatta. La stagione 2 non mi aveva preso, ma questa …

SERIE TV: Killing Eve- Stagione 1&2 – TTTT

Rilevante anche questa nuova serie. Tra i protagonisti principali Sandra Oh (Grey Anatomy) e Kim Bodnia (The Bridge/Bron/Broen)

SERIE TV: Il Trono Di Spade – Stagione 8 – TTT½

Ultima stagione per Il Trono Di Spade. Non è male e alla fin fine l’ho guardata con piacere ma per certe cose mi è parsa raffazzonata.

Suonare gli assoli del Dark Lord di prima mattina

Avendo qualche problema con il ciclo circadiano, talvolta sono costretto ad alzarmi presto. Mi preparo, faccio colazione e, una volta uscita la groupie, mi metto a suonare. Col gruppo vorremmo mettere sotto Good Times Bad Times, così prima di partire per Stonecity, mi ripasso l’assolo. Stricchi viene a imbarazzarsi della cosa, vorrebbe aiutarmi ma riesce solo a distrarmi.

Stricchi cerca di aiutarmi – Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Faccio il punto della situazione: sono le 7 del mattino e sono lì ad inseguire la solista del Dark Lord. A volte penso di essere un pazzo, ma cos’altro può fare un uomo di blues di un incerta età per trovare la forza di andare in ufficio ogni mattina?

Domus Saurea giugno 2019 – autoscatto

Walking By Myself

In giro per lavoro per Mutina. Cammino e penso, tra me e me, come sempre. Penso troppo, vorrei distrarmi ma non riesco, sono condannato a cogliere il lato blues delle cose, anche di quel vecchio palazzo e che vedo alla mia sinistra, palazzo che si erge tra gli alberi. L’intonaco che cade a pezzi e che si staglia nel blu chiaro del cielo.

Intonaco blues – Mutina giugno 2019 – foto TT

Mi chiedo perché devo sempre cedere a questi sentimenti e mi viene in mente Nina Simone, altra anima blues … salto di palo in frasca …

Mi impongo di smetterla e di passare ad altro. Devo cambiare atteggiamento. Texas Tornado aiutami tu.

Ebony And Ivory

Una delle mie ultime passeggiate in pausa pranzo a Stonecity la passo nel Parco Vistarino, incontro adolescenti a spasso dopo il loro ultimo giorno di scuola. Un ragazzina bianca, dallo sguardo smaliziato e già “grande”, e un ragazzo di pelle nera si scambiano un appassionato (seppur un po’ goffo) bacio alla francese. La prima cosa che mi passa per la testa è “in questa italia (con la i minuscola visti i tempi) salviniana sarà contento tuo padre“, poi sorrido pensando che tra una generazione probabilmente tutto questo odio razziale e diffidenza verso chi non è bianco e puro come un giglio si stempererà, alla faccia di chi oggi ci vuole divisi, chiusi in casa e pronti a sparare.

Storie di gatti alla Domus

I gatti della Domus non possono mancare in questi appuntamenti privi di senso che vergo qui sulle misere paginette del blog. Mi danno molta gioia e studio con molto interesse il loro comportamento.

Quella pazzoide della Stricchi nei momenti iperattivi è un missile striato che attraversa ogni stanza della Domus Saurea e i piccoli possedimenti esterni.

Palmiro al mattino ama farmi perdere tempo in modo che arrivi tardi al lavoro

Poco dopo l’alba esce per la sgambata mattutina e poi va ad asciugarsi dalla rugiada. Mica male la vita da gatto alla Domus.

It’s a hard life – Palmiro si asciuga al sole di prima mattin. – foto TT

Stricchi ogni tanto si annida tra i miei vinili, ne sceglie uno e lo fa cadere per terra, vinile che poi io metto sul piatto. Credo che inizi a capire che una delle magie che sanno fare gli umani è far uscire dell’aria sonora dalle quelle due torrette che chiamano casse. Ancora non riesco a capire se le piace o no, di certo è incuriosita.

Stricchi nei dischi- Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Stricchi, che quando scrivo in inglese chiamo Streaky (striata), mi appassiona davvero tanto. Come sappiamo è una gattina problematica, infanzia difficile nelle grinfie di una coppia di umani con annesse bambine piccole senza la minima considerazione per gli animali, fuga e approdo alla Domus Saurea dove si infila in casa per non uscirne più. E’ bello dunque vedere che dopo due anni inizia a smussare certe nevrosi e a considerarmi come suo umano di riferimento. D’estate passa tutta la notte fuori, in questo è un vero felino, al mattino si intrufola in casa verso le 6,15 dove staziona fino a sera. Se sono ancora a letto mi chiama fino a che non mi alzo e non le apro la porta. Di sera dopo cena, o prima di andare a dormire, ho preso a fare due passi lungo la stradina lunga e tortuosa, lei mi segue come un cagnolino, poi ad ogni occasione si getta per terra e mi offre la pancia da accarezzare, si fida ciecamente di me ed è un bel sentimento. Quando sono nello studiolo, viene e spesso si sdraia accanto a me … vuole restare in contatto, è il suo modo per farmi capire che sì, siamo due membri della stessa colonia.

Stricchi – Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Oggi, 26 giugno, sono sette anni che Palmiro vive con noi.

Qui sotto la storiella del suo arrivo

https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/

E’ una meraviglia avere rapporti così speciali con un felino, ormai ci intendiamo al volo, basta un’occhiata ed entrambi capiamo come comportarci. Una vera meraviglia, malgrado tenda sempre più spesso svegliarmi alle 4 del mattino.

Palmiro, 7 anni alla Domus – Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Metodi per sconfiggere il blues

Passo settimane non facili. Il lungo blues lavorativo che si protrae da un anno e mezzo è davvero troppo anche uno come me. E’ un pensiero fisso e costante che sorvola a mo’ di nuvoloni minacciosi la mia anima. Cerco di sfuggire alla cosa, uscendo a mangiare una pizza con la pollastrella, la cui maglietta mi ritempra un poco.

Nice t-shirt baby – Pizza time in Regium Lepidi – foto TT

Una volta tornati ce ne stiamo sul balconcino della Domus insieme a Palmir a contemplare il nero della notte… black cat miaowing in the dead of night …

Black cat singin’ in the dead of night – Polly & Palmir – photo TT

Uno dei miei amici del cuore vede che sono in difficoltà e alla sua maniera cerca di rimediare. Improvvisiamo una cenetta nella sua veranda, nell’ultima frazione a ovest sotto la provincia di Mutina, giusto sul confine con quella di Regium Lepidi. Ringalluzzito dalla magnifica serata, bevo qualche rum di troppo, spinto anche dal  bottiglione da 4,5 litri dell’acquavite ottenuta dalla distillazione della melassa della canna da zucchero o del suo succo che il mio amico porta in tavola.

Rum me up – Friends will be friends – Mario e Tim – giugno 2016 Villa Corra – foto Saura T

Ammiro la sua cantina …

la cantina di Mario – foto TT

sino a quando non mi porge un regalo. La settimana prima è stato a Malta con la sua groupie a vedere un concerto di Steve Hackett. Hanno il pacchetto Meet & Greet, così acquistano una copia in più dell’ultimo album dell’ex chitarrista dei Genesis e richiedono una dedica a mio nome. Beh, quando uno ha degli amici così il blues se lo fa passare.

I bicchierini di rum che butto giù sono davvero troppi e vado a casa ‘ca sun dur da gratèr ... che sono duro da grattare, come diciamo qui dalle nostre parti. Non sono solito esagerare, mi piace bere ogni tanto una buona birra, un buon bicchiere di lambrusco, di Francia Corta o due dita di Southern Comfort, ma non esagero mai, non sono il tipo … eppure stasera mi lascio andare. Essendoci la pollastrella so che non dovrò guidare e visto che devo disinfettare parecchie ferite dell’anima, lasa cla vaga …lascia che vada. Quando si è in quello stato tutto sembra bello, ma mi sento un po’ in colpa … cado sul letto come una pera cotta. Credo siano passati alcuni decenni dall’unica e ultima volta che mi sono ridotto così. La mattina dopo (domenica) mi sveglio tutto sommato in discrete condizioni.

Per qualche giorno vado ad acqua, ma poi una sera a cena mi concedo un prosecchino ghiacciato che bevo alla salute del mio amico.

Short France alla Domus – foto TT

Il blues comunque continua, la pollastrella cerca di sollevarmi il morale entrando in sala camuffata da Eremita; rido nel vederla riprodurre la copertina interna di LZ IV.

Polly The Hermiti – Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Un sabato sera viene anche a trovarmi Riff, una pizza e poi blues in libertà nella verandina della Domus Saurea.

Entrambi dediti all’esoterismo zeppeliniano e del sud degli stati uniti ci facciamo preparare l’Assenzio dalla pollastrella nel modo tradizionale. Zollette di zucchero flambé, cucchiai e bicchieri ad hoc provenienti dalla folclore di Nouvelle Orleans

che si sciolgono lumgfo Absinthe time at Domus Surea’s arbor – june 2019 – foto TT

Absinthe time at Domus Surea’s arbor – june 2019 – foto TT

Blues brothers Tim & Riff – Absinthe time at Domus Surea’s arbor – june 2019 – foto Saura T.

Mentre i grilli e le rane lanciano i loro richiami, ci ascoltiamo Dr John e la colonna sonora di Death Wish II prima di lasciarci con la promessa di rivederci presto.

Absinthe time at Domus Surea’s arbor – june 2019 – foto TT

Absinthe time at Domus Surea’s arbor – june 2019 – foto TT

Sul piatto della Domus

Alcuni dei miei soliti dischi per stemperare le virare i colori accesi di certi blues in tenue sfumature pastello …

Sul piatto della Domus – Foto TT

Sul piatto della Domus – Foto TT

Sul piatto della Domus – Foto TT

Sul piatto della Domus – Foto TT

Sul piatto della Domus – Foto TT

Sul piatto della Domus – Bootleg LZ Boston 1970 – foto TT

Change Jobs Blues

Cambiare lavoro quando si è un uomo di una incerta età non è semplice, men che meno quando dopo 17 anni passati da titolare si ritorna ad essere dipendente. E’ un brusco cambiamento a cui ci si deve adeguare,  credo che il segreto sia, almeno per i primi tempi, seguire la corrente e non pensare troppo. Già, non pensare troppo, come fosse facile, noi uomini di blues non facciamo altro che pensare, hangman of a thief world … boia d’un mond lèder … boia d’un mondo ladro, come diciamo qui dalle nostre parti.

Mi risollevano un po’ le email d’addio dei miei (ormai ex) clienti, così affettuose e sincere da lasciarmi stupito, e l’accoglienza dei veterani della ditta in cui ora lavoro. Già, dopo 19 anni sono tornato nell’azienda in cui ero approdato 30 anni fa, e i superstiti che sono ancora lì mi hanno tributato un riconoscimento d’affetto che non mi aspettavo, un calore che mi ha emozionato. Non so che sarà di te, Tim Tirelli, ma ora che hai tolto la polvere dalla tua scopa, che hai fatto pulizia, continua a correre col branco, non puoi fare altro.

Mostra Fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni” Reggio Emilia 2019 (Mother Mary blues)

22 Giu

Vengo a sapere che alla biblioteca Panizzi di Regium Lepidi si tiene una mostra fotografica relativa a vecchi scatti di famiglie del territorio.

Ci arrivo col fiato corto il penultimo giorno, venendo poi a sapere che la mostra è prorogata sino a fine settembre.

Entro nella sala …

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

e mi metto a soppesare le foto e il passato delle genti che prima di me hanno abitato queste strade, queste piazze, queste campagne.

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

Guardo con attenzione la foto di una vecchia famiglia contadina intenta a consumare un pasto …

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

quella di un paio di donne e di una bambina al lavoro nei campi …

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

quella di un edificio così blues che nemmeno in Mississippi …

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

L’ambiente invita alla meditazione, alla riflessione sul ciclo della vita, sul fatto che chissà magari tra cento anni ci saremo noi su quei muri.

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

Contemplo ogni foto, ogni particolare …

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

la pollastrella sembra fare lo stesso …

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

termino il giro e mi soffermo su di una delle ultime foto.

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

Ne valuto ogni dettaglio, ogni personaggio in essa ritratto. Cerco di carpirne i pensieri, le aspettative, i sogni.

Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto Saura T.

Nei fogli esplicativi a disposizione del pubblico leggo la didascalia: “Studio Vaiani – Gruppo Di Famiglia circa 1935 – ristampa da negativo”. 

Correggo la datazione, siamo nel 1937 (se non addirittura nel 1938) e rimango a fissare la foto, pensando a quanto io sia legato a questa città, a questa terra, a quei visi che mi sono tanto familiari. Fatico a staccarmi da quella famiglia, commosso do un’ultima occhiata alla biondina sulla destra, incrocio il suo sguardo, vedo me stesso. Che bimbetta che eri, Mother Mary.

Famiglia Fernando Imovilli  – Mostra fotografica “Famiglie – Un mondo di relazioni”” – Reggio Emilia 2019 – Foto TT

 

 

Ascoltare musica classica sul balcone alle sei di mattina (change jobs blues)

16 Giu

Venerdì, mi sveglio alle 5, dopo poco decido di alzarmi tanto so che non riuscirò da riaddormentarmi; faccio colazione, mi preparo ma rimango déshabillé perché so di avere del tempo a disposizione. Una volta partita la pollastrella, decido di stare un po’ sul balcone a godermi l’oro in bocca del mattino. Infilo le cuffiette nel cellulare, faccio partire Amazon Music, seleziono una playlist di musica classica e mi lascio cullare dall’aria sonora, dalla quiete e dai profumi della campagna che sanno di rugiada e di fresco.

Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

 

Le playlist trasmette la Primavera di Vivaldi, dal Concerto N. in Mi maggiore R269

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Segue Sul Bel Danubio Blu ovvero An der schönen, blauen Donau – Walzer, Op. 314 di Johann Strauss II 

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Trasportato dal maestoso gioco di suoni mi metto a a ballare un valzer in maglietta, braghina corta e infradito.

Sono giorni inquieti e io vivacchio in un mood che sta tra lo scombussolato, il preoccupato e l’incazzato. Chiamo la pollastrella, le parlo delle mie inquietudini, dei mie dubbi, ma la sento sbuffare poi, con la solita concreta lucidità che la contraddistingue, mi risponde da par suo. Evito di tormentarla oltre e torno a ballare il valzer insieme ai miei blues con la speranza che le telecamere di sicurezza dei vicini non registrino il mio saggio di danza.

Rientro a vestirmi, la gattina Strichetto, sdraiata sul miei vestiti, mi guarda con gli occhi dell’amore, la playlist manda The Nutcracker Suite, Op. 71a: VIII. Waltz of the flowers di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, così le chiedo “Stricchi, permetti questo ballo?” e , tornati in balcone, ci lanciamo in valzer suadente e un po’ bislacco con cui due mammiferi di specie diverse cercano riparo dai blues della vita.

TT – Domus Saurea giugno 2019 – autoscatto

Stricchi – Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

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Così, mentre il sole batte sul mio viso e le stelle ancora si peritano a riempire i miei sogni mi accingo a partite per quello che sarà il mio ultimo giorno di lavoro nella azienda di cui sono legale rappresentate, amministratore e jack of all trades. Essendo un uomo di blues vivo con eccessiva intensità i piccoli sconvolgimenti di questo tipo e gli addii. So che non sarà un giornata facile. In tarda mattina faccio un salto in città a completare i documenti relativi al mio nuovo impiego. Ieri ho avuto un colloquio che evidentemente deve essere stato soddisfacente, ora le firme. Torno in ufficio, adesso un’altro compito arduo: comunicare alle ragazze che oggi sarà il mio ultimo giorno. Non sarà un fulmine a ciel sereno, la situazione è in evoluzione da (troppo) tempo, le mie colleghe hanno fiutato, ma la velocità con cui tutto accade potrebbe creare qualche scompenso.

Rimangono ad ascoltare mentre, cercando di ricacciare la commozione che ad ogni frase sale a fiotti violenti, espongo la cosa. Parliamo un po’ di cose nostre, scivoliamo sul sentimentale, l’affetto e la stima che proviamo l’uno per le altre è evidente. Si alzano in piedi, prima di uscire dalla stanza, senza parlare una di loro mi si avvicina e mi abbraccia forte. E’ un abbraccio lungo, trenta secondi che esprimono un caleidoscopio di emozioni. Scorgo tra di esse anche una sfumatura di amore materno atto a tranquillizzarmi e a rassicurarmi. Se va tenendo lo sguardo basso per non incrociare il mio. La sera mi manderà un messaggio dove tra tante altre cose carine mi scrive “sarai sempre tu (cita il nome dell’ azienda) per noi”

Un’altra mi si butta tra le braccia e si abbandona a qualche singhiozzo. So di essere per lei una figura paterna, una sorta di fratello maggiore, una boa a cui attraccare quando il mare si fa mosso. Ci sono vent’anni di differenza tra noi, potrebbe davvero essere mia figlia. La sera mi invierà anche lei un messaggio denso di pensieri bellissimi dove tra l’altro scrive che “mi mancherà non trovarti alla tua scrivania un po’ come un Dylan Dog che sta ad ascoltarmi quando sono assalita dai mostri della vita.

Poco dopo ne rientra in ufficio un’altra, l’ aggiorno e rimane con lo sguardo tra l’attonito, il sorpreso e lo spaventato e con la bocca aperta per almeno trenta secondi, un sorta di Urlo di Munch in una bellissima versione femminile. Poi ritorna in sé, mi dice che è contenta per me, che i cambiamenti sono sempre importanti e allegra se ne va.

Non è tutto così semplice, ci sono anche sensazioni meno nobili che provo, ma credo che faccia tutto parte della vita … meglio ricacciarle in fondo.

Ripongo nei cartoni tutte le mie cose personali, sbrigo le ultime faccende e me ne vado, non prima di aver dato un’ultima occhiato a quello che sino ad un minuto fa era il mio ufficio. 17 anni non si dimenticheranno in fretta, e la pena che provo in questo momento è lì a testimoniarlo. Abbasso le tapparelle. This is the end.

Stone City office blues – giugno 2019 foto TT

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Prima di salire in macchina non posso farmi mancare un ultimo blues, così do un’occhiata alle finestre chiuse.

Domus Saurea giugno 2019 – foto TT

Mentre torno verso la Domus Saurea continuo a farmi del male ascoltando canzoni d’autore italiane di un certo tipo, quelle che fanno parte di me, che descrivono bene l’approccio saturnino dell’uomo di blues … tra un sospiro e l’altro scoppio a ridere …  an s’è mai vest johnny winter ascultèr chi pèz chè… non si è mai visto Johnny Winter ascoltare questi pezzi …

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Johnny Winter

Lunedì comincerò una nuova avventura. Dicono che muoversi mantiene vivi, speriamo …

I got to move on, move on from town to town I got to move on
And I never seem to slow me down I’m movin’ on, movin’ on from town to town
I never seem to slow down Everyday of my life I’m moving on

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In bocca a lupo Tim Tirelli, che il Dark Lord Vegli su di te.

Il Dark Lord

Rain in may blues

25 Mag

Dopo aprile anche maggio si conferma piovoso, e meno male – dico io – visto l’inverno secco che abbiamo passato. Certo è che queste precipitazioni e nuvolosità sono in ritardo di un paio di mesi rendendo maggio poco confortevole. Persino io avrei voglia di un po’ di sole, di uscire finalmente dall’inverno, di stendermi ad asciugare dietro casa, tuttavia visto che il maltempo continua me lo tengo e non mi lamento.

Negli spostamenti tra e per il lavoro, viaggiando tra le campagne, sono costretto ogni tanto a fare percorsi alternativi. Già, Villa Spalletti di Saint Little Woman (San Donnino insomma) sarà il set di una nuova fiction ambientata dopo la seconda guerra mondiale…

https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cosa%20fare/villa-spalletti-casalgrande-1.4513703

Quando torno alla Domus trovo il solito mondo bagnato ad aspettarmi.

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Domus Saura on a rainy may – photo TT

Equilibristi alla Pietra

Domenica scorsa mi trovo a mangiare sotto alla Pietra di Bismantova, sull’appennino. Pioggia, nuvole basse, freddo e umidità … non una gran giornata per stare all’aria aperta.

Da diversi anni la Pietra è ostaggio degli arrampicatori, quasi impossibile trovare un parcheggio. Orde di giovani vestiti come alpinisti versione grunge, che parcheggiano alla dick of the dog, che percorrono sentieri e pareti e che bivaccano in tenda nel bosco. Oggi ci sono anche gli equilibristi che camminano su cavi tirati tra due estremità della Pietra.

Hanno letteralmente la testa tra le nuvole e un gran coraggio. Visto il mio vertigo blues mi viene il mal di mare solo a guardarli.

Equilibristi alla Pietra di Bismantova – maggio 2019 – foto TT

Equilibristi alla Pietra di Bismantova – maggio 2019 – foto TT

Upper middle class blues

Esce un po’ di sole da un cielo nero che da settimane ricopre tutto, il mattino è tiepido, mi reco in centro a Stonecity per qualche commissione. Entro in filiale per un bancomat. Ci sono due donne che stanno facendo un prelievo ciascuna. Si conoscono. C’è un passeggino incustodito lasciato da qualcuno che evidentemente è entrato in banca e che ingombra un po’ il passaggio. Le due donne parlano di questo e di quanto sia scandaloso e che non si può andare avanti così. La più giovane avrà 35 anni, magra come uno stecco e piccola, ed esclama “ah guarda fosse per me, meglio che sto zitta, mio marito mi dice sempre di tacere altrimenti mi mettono in galera.”

Non usa il congiuntivo e questo la dice lunga sulla sua qualità intellettuale, sulla parola marito mette un carico d’enfasi, vuol far vedere che è sposata, che è una donna adulta, che fa parte del “giro”

Tutto questo per un passeggino che, sì è vero, avrebbe potuto essere parcheggiato con più accortezza, ma che bastava spingere un metro più là per fare il proprio prelievo al bancomat con comodità.

Sono ormai diciannove anni che lavoro a Stonecity, le conosco quel tipo di donne, quel tipo di borghesia che incontro poco dopo mentre rientro. Passo per la piazza principale, quella più caratteristica e bella. C’è il mercato e ci sono anche i banchetti della L**a e di F***a Italia, proprio davanti ad uno dei bar più frequentati dalla Stonecity bene. Signore tra i 40 e i 70 anni che fanno comunella, vestite in modo classico ma con capi in linea alle attuali tendenze, che cercano di dare un tono di un certo tipo alla propria voce ma che si esprimono con un linguaggio scialbo, piatto e semplicistico. Le frasi che raccolgo sono zeppe di luoghi comuni insopportabili.

Mi viene in mente una canzone dal primo album di Vasco Rossi:

“No! non è successo niente la vostra casa è là e nessuno ve la toccherà.”

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Donne che nella vita non hanno mai lavorato e che sono semplicemente spose o sono figlie di imprenditori locali che, con coraggio e spirito d’iniziativa, decenni fa hanno fondato le aziende del distretto in cui lavoro. Donne che se la tirano in maniera improponibile.

Sono quelle che in incontro nelle drogherie a due passi dall’ufficio prima dell’ora di pranzo e che al banco della gastronomia acquistano piatti già pronti solo da scaldare elencando ad alta voce i nomi dei propri famigliari a cui verranno associate le cibarie. “Allora, 5 fette di roastbeef per Ludovico, poi mi tagli un etto di prosciutto, ma sottile sottile e senza grasso altrimenti Giulia Sofia non lo mangia. Dammi anche un po’ di quella insalata di mare sperando che a Patrizio vada bene.”. Sono quelle che impiegano 5 minuti 5 per decidere che pane prendere, mentre la gente in coda dietro di loro si mette a giocare a tressette o a dormire.

Ogni volta dentro di me, in pieno mood Rocco Schiavone, esclamo “desdòt vac da mònzer e sèe mes ed Siberia e po’ et vedrèe cla’s cambia … diciotto vacche da mungere ogni mattina e sei mesi di Siberia e vedrai che cambia …”

Piene di sicumera, restano intrappolate nel loro mondo pensando di essere chissà chi.

Ho sempre pensato che in Italia manchi una borghesia illuminata e colta e che con una classe medio alta di questo livello non si va da nessuna parte.

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Torno verso l’ufficio afflitto da questi pensieri, percorro un viale alberato … poco distante demoliscono una palazzina. Recinzioni, ruspe e umarel che guardano il cantiere. Mi vengono in mente i Firm.

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Cat tales at the Domus

Maggio difficile per Palmiro. Un lunedì mattina ci alziamo e lo troviamo sotto al letto. Non vuole uscire. Dopo parecchi tentativi riesco a farlo uscire spostandolo con una scopa. Lo mettiamo sul divano da dove non si schioderà più fino a sera. E’ sofferente, lo si capisce. Andiamo al lavoro, ma chiediamo all’Adel, la nostra vicina  del cuore, di venirlo a controllare. Palmir non si muove, nemmeno per andare a far pipì.

Usciamo prima dal lavoro e alle 17 siamo dal veterinario. Ha la febbre 40,3 ed è disidratato. La veterinaria Esmeralda, facendo leva sulla vescica, lo fa urinare direttamente sul tavolo di metallo delle visite e decide di ricoverarlo due giorni. Con qualche flebo Mr Patato si riprende un po’, ma continua a non mangiare e a non bere.

La sera dopo andiamo a trovarlo. Esmeralda ci dice che non è riuscita a fargli l’esame del sangue perché Palmiro non era dell’idea. Me ne sorprendo perché so che Palmir è un gatto disponibile e paziente, ma passare due giorni al ricovero non fa evidentemente piacere a nessuno.

Quando ci vede si ravviva, si alza sulle zampe posteriori, mi cerca, vuole uscire e tornare a casa. Lasciarlo è una pena.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

La sera successiva lo riportiamo alla Domus. Ogni giorno comunque andiamo dal vet per le quotidiane iniezioni di antibiotici e di antinfiammatorio … Palmir è spossato.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Riesco a farlo bere un po’ e a mangiare qualche crocchetta, poi torna su di me in cerca di sicurezza.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Riusciamo a fargli l’esame del sangue, tutto ok, niente di particolare, ma il diavoletto nero della Tasmania non è ancora a posto. Si dovrebbe trattare di una forma virale. La sera è ancora più sentimentale del solito …

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Nei rari sprazzi di sole gli facciamo fare una sgambatina,

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

venti minuti all’aria aperta prima di tornare sul divano.

Black cat fever – Palmiro feeling bad blues – may 2019 – photo TT

Impiega più di una settimana per riprendersi, sette giorni sette di febbre. Ma l’appetito torna e con esso le forze, il debole felino di una settimana prima torna ad essere la fiera pantera nera di Borgo Massenzio.

Palmir alla Domus – maggio 2019 – photo TT

Gli altri maschi della zona tornano a stare alla larga dai suoi possedimenti … watch out cats, the killer is back!

Palmir alla Domus – maggio 2019 – photo TT

PS: malgrado tutto questo scombussolamento la Stricchi non ha accusato nessuno scompenso, ha continuato tranquillamente a farsi gli affari suoi.

Stricchi alla Domus – maggio 2019- foto TT

PS: salta fuori da chissà dove una vecchia foto del 2006, mi rivedo insieme al mio adorato Fidèl. Quanto amore che torna nel petto.

Fidel e Tim, Nonatown 2006 – autoscatto

Adidas Blues

Consueto spazio dedicato all’auto-psicoterapia.

La mia passione per l’Adidas sta diventando una faccenda infernale. Passo le pause pranzo sul sito ufficiale sfogliando pagine di capi che potrei e vorrei prendere. Ho già scritto diverse volte qui sul blog che rimasi folgorato dalle three stripes nella prima metà degli anni settanta davanti ad una vetrina di Mutina e che da allora Adidas è il mio marchio di riferimento, ma ora sto esagerando.

So di avere dei vuoti esistenziali da riempire, ma a giudicare dal mio comportamento ossessivo-compulsivo più che vuoti sono voragini. Compro qualcosa, l’Adidas mi ringrazia e quindi dopo qualche giorno mi invia una email informandomi che se scrivo una recensione otterrò un 15% di sconto sul mio prossimo acquisto. La percentuale dello sconto mi frulla nel cervello sino a quando non faccio un nuovo ordine, a cui Adidas risponde con una email ringraziandomi e informandomi di nuovo che se scrivo una recensione otterrò un sconto etc etc …e così via in una spirale consumistica senza fine. Mi sto rovinando. Oramai ho Track Jacket di ogni colore! Un tempo avevo il carrello Amazon sempre pieno di cd, oggi è stato soppiantato da quello dell’Adidas. Ho dei grossi problemi.

Track Jacket Adidas blues- maggio 2019 – foto Saura T

Tony Hadley’s Melancholy Blues

Il cantante degli Spandau Ballet si fa una settimana in Italia e la chiama il seduta per la firma di copie tour. In pratica ristampa il disco solista pubblicato l’anno scorso in Uk (Talking To the Moon, album che raggiunge la Top 40 … dunque vendite molto basse), ci aggiunge una cover e lo ristampa. Si fa un giretto in italia e lo vende in sei centri commerciali. Fa tappa anche a Reggio Emilia. Mando la pollastrella in avanscoperta. Tony canta (sopra alle basi) tre pezzi (tra cui Gold degli SB) per 200/300 persone e poi si rende disponibile per il meet and greet, foto e autografi a patto che si compri il disco solista (18 euro).

Faccio due conti, mettiamo abbia venduto una media 200 dischi a tappa, fanno 1200 copie per un totale di 21600 euro, sufficienti per coprire la (ri)stampa dei cd e il viaggetto in Italia per lui ed eventuali collaboratori. Magari gli sono rimaste anche un paio di centinaio di sterline.

I centri commerciali stanno soppiantando i concerti live; non mi sorprendo quando vedo Nek presente in quei luoghi, ma rimango un po’ basito quando i nomi iniziano ad essere quelli di Francesco Renga (in virtù del suo passato nei Timoria) e di Tony Hadley appunto, il cui gruppo – gli Spandau Ballet – ricordiamolo, fu alfiere del movimento New Romantics, arrivando a vendere un totale di 25 milioni di dischi. Certo, sempre meglio che fare il magazziniere, ma …

 

Bloggin’ Away

Il blog ha più di otto anni; ogni tanto rifletto sulla costanza che me lo fa tenere aperto e attivo, quel fuoco sacro relativo allo scrivere che sento dentro e che brucia ancora. Certo, quando leggo i libri di Jack London e di Lev Tolstoj e mi confronto con la loro magnifica prosa, poi mi interrogo sulla opportunità di tenerlo in piedi.

Succede anche in questi giorni. Oltre ad affrontare (con immenso piacere) le 1100 pagine di Anna Karenina, sto preparando un recensione/riflessione su un vecchio bootleg dei Firm del dicembre 1984 e mi dico : ” Ma guardati, passi i sabato sera con in cuffia una registrazione audience di un gruppo che nessuno conosce, ne traduci le sensazioni con l’aiuto della tastiera, lo trasponi in inglese e poi lo pubblichi, ma non ti senti un nerd, uno sfigato, un povero nessi? Stai diventando come Sheldon Cooper e i suoi amichetti, solo che hai il doppio dei loro anni. A chi vuoi che interessi leggere dei Firm e di sciocchezzuole relative ai gatti?”

Allora mi faccio un selfie e rimango a fissarlo in cerca di una risposta. Tutto quel  che vedo nei miei connotati blues è Brian, mi commuovo e smetto di chiedermi se il blog abbia un senso o meno.

TT Maggio 2019 Domus Saurea – autoscatto

Father & Son (Tim & Brian dicembre 2014)

Sì perché poi ho due aiutanti, due esserini che vengono a farmi compagnia mentre scrivo, interagire con loro mi fa sentire meglio. Palmiro vorrebbe anche aiutarmi in modo concreto, nel senso senso che io potrei dettare e lui scrivere sulla tastiera ma con quelle sue zampine da felino è pressoché impossibile. Per scrivere una delle mie solite boutade ci abbiamo impiegato mezz’ora con scarsi risultati: I F’RM soço la p,ù gr!!de bhnd di ro^^ an§ roll.

With a little help from my friend Palmir – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

Stricchi invece vorrebbe aiutarmi allungandomi le copertine dei bootleg, ma non riesce ad aprirle, la manualità felina è quella che è, non ha il pollice opponibile …

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

così si arrende …

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

e poco dopo si mette a fare un pisolo.

With a little help from my friend Strichetto – Domus Saurea may 2019 – Photo TT

Ma li ringrazio ugualmente, è anche grazie a loro che questo blog miserello è ancora in corsa.

Sul piatto della Domus Saurea

Spesso costretto ad ascoltare musica per lenire i miei blues, rispolvero vecchi bootleg in vinile

Led Zep Los Angeles 22 august 1971 – photo TT

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The Firm – Kongreßhalle, Frankfurt, Germany. December 3rd 1984 – photo TT

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seguo il richiamo di grandi slide guitar

Ry Cooder Box Set – foto TT

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torno agli album della mia giovinezza …

Paul Rodgers Cut Loose – foto TT

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RP Now And Zen – photo TT

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mi verso un bicchiere di blues bianco …

Fleetwood Mac – Boston box set – foto TT

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poi volo nel black dipinto di black …

Black Sabbath sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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faccio un salto al Fillmore East …

Gli Allman sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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invoco il mio padre putativo …

Robert Johnson – King Of Delta Blues – foto TT

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risalgo dal basso …

Stanley Clarke live 1976-77

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per poi finire nella mia comfort zone. Let there be blues.

I Free sul piatto della Domus- maggio 2019 – foto TT

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Ascoltare The Waterfront (nella versione) di John Lee Hooker all’una di notte

18 Mag

Una delle cose positive dell’abitare in un posto in riva al mondo è che puoi ascoltare musica ogni volta che ne hai voglia; per me, che sono quello che gli inglesi chiamano un music enthusiast (dall’Urban dictionary: a person who is very driven or has a huge passion for music and the musical culture.), significa in pratica ascoltarla sempre.

A volte la gente (anche chi è appassionato come me) usa il termine malato, ma non mi ci trovo in quel vocabolo e non mi piace, io credo di essere semplicemente un music lover. Ogni tanto il silenzio è molto piacevole, ma una volta inglobata la quantità giornaliera di quiete, non posso che godere appena ne ho occasione della musica, la faccenda umana che più mi preme e appassiona.

Prendiamo sabato scorso, giornata tipo di questo maggio pazzerello: temperature fresche tendenti al freddo, piovaschi, cielo nuvoloso, voglia di stare al caldo nel tuo piccolo nido di stelle a guardare la canzone della pioggia che sgocciola sui vetri delle finestre. Sbrigate le incombenze mattutine (Palmiro è febbricitante e dunque si va dal veterinario alle 8, il frigo è vuoto e quindi si va a fare la spesa, lo stomaco reclama il krapfen e il cappuccino del sabato mattina e dunque si va a fare colazione) te ne torni a casetta sua, accendi la stufa, ti fai un caffè, metti da parte tutti i buoni propositi (le cose che avresti voluto sistemare o fare insomma), ti assicuri che la pollastrella sia impegnata nei fatti suoi e quindi ti chiudi nello studiolo.

Davanti allo scaffale di musica vai a colpo sicuro, talvolta è facile scegliere un disco da ascoltare, c’è un misterioso sentimento che ti fa strada, una luce guida cosmica che ti indirizza.

RP Now And Zen – photo TT

Non vedi l’ora di risentire l’assolo suonato sulla Telecaster con lo stringbender del Dark Lord nel pezzo d’apertura dell’album più venduto (3 milione di copie nei soli Stati Uniti) del Golden God.

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Now And Zen te lo senti tutto, e mentre lo fai la versione di te stesso modello 1988 ti scivola addosso. Terminata l’ultima canzone, scendi a cercare Palmiro che, sebbene febbricitante e non in forma, ha approfittato di un momento di distrazione e si è dileguato nelle campagne. Non lo trovi e torni sul ponte di comando. Esce un po’ di sole e per quanto tu sia consapevole di quanto bene faccia tutta questa pioggia dopo un inverno asciutto e secco, vorresti che i suoi raggi battessero sul tuo viso con decisione, la qualcosa ti rimanda alla tua isoletta preferita così, davanti allo scaffale, scegli un cd appropriato.

Il Cuore di Cuba – CD la Repubblica – foto TT

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E’ pomeriggio, hai già ascoltato un lp e un cd per intero, ma la voglia di musica pompa ancora. Torni al rock e, con la scusa che devi scrivere qualche riflessione su quel concerto per il blog, ti spari – in cuffia – un’oretta di Led Zeppelin in Texas nel 1973.

Led Zeppelin Fort Worth 19/05/1973 – foto TT

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Di nuovo a girovagare per le campagne imbevute d’acqua a cercar Palmiro; finalmente il diavoletto nero della Tasmania si fa vivo. Ti spari poi una pizza fatta in casa mentre ti riguardi per la seconda volta le ultime puntate della stagione 4 di The Bridge (Bron/Broen), la serie TV di Nordic Noir che ti ha stregato il cuore.

Ormai è sera e devi ancora sistemare i cassetti, le scatole i comodini che ti eri prefissato. Ti metti al lavoro, ti accompagna un cd di Stanley Turrentine.

Stanley Turrentine Sugar – foto TT

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Sbrighi le tue faccende, sbirci i risultati delle squadre che – come la tua – stanno lottando per conquistarsi un posto in Champions League, metti a dormire in soffitta Strichetto, la gattina problematica che vive con te, fai due chiacchiere con Polly e quasi s’improvviso ti accorgi dello scendere della notte, notte greve, scura, silenziosa. Scendi in cortile. La campagna riposa sotto un velo di di crepe nere, stelle stasera non ce n’è. Lo senti il richiamo del blues, risali, estrai un cd e lo infili nel lettore.

John Lee Hooker – The Complete Chess Folk Blues Sessions- foto TT

I Cover The Waterfront può considerarsi uno standard jazz, fu scritta nel 1933 da Johnny Green e Edward Heyman e nel corso degli anni è stata interpretata da molti artisti.

Qui Luigi Fortebraccio  la suona dal vivo a Copenhagen nel 1933 …

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questa è invece la versione che Guglielmina Vacanza fece negli anni quaranta …

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ma la trasposizione migliore a mio avviso è quella di John  Lee Hooker. Il Chess studio di Chicago in quel maggio del 1966 doveva avere una atmosfera particolare perché il bluesman in questione pare ispiratissimo. Spoglia la canzone di ogni frivolezza, la rallenta e la avvinghia a sé come raramente si è sentito fare. Hooker è indolente sulla chitarra, sembra un chitarrista alle prime armi, la accordatura è discutibile, gli accordi non sempre rispettano in pieno la metrica e la melodia, tuttavia è una versione stratosferica, nera e ferma come le profondità del cosmo.

Il testo lo vuole lì sul lungomare, sul fronte del porto, ad aspettare la sua piccola in arrivo con una nave. Quello che vede però sono altre navi che giungono al molo e da cui scendono persone che abbracciano i loro cari o i loro rispettivi amanti. Dopo un po’ le persone e le altre navi lasciano il porto e lui rimane lì solo a fissare l’oceano. Finalmente tra la nebbia scorge un ultima nave, è quella che porta la sua ragazza che poco dopo gli dirà “scusa del ritardo Johnny, ma la nave ha avuto problemi con tutta quella nebbia”. Vi è un lieto fine quindi, ma il mood del pezzo sembra snobbarlo, e ci lascia appesi all’immagine di un uomo solo al porto che fissa il nero del mare mentre aspetta un amore che chissà mai se arriverà.

John Lee Hooker

I cover the waterfront, watchin’ the ship go by
I could see, everybody’s baby, but I couldn’t see mine
I could see, the ships pullin’ in, to the harbor
I could see the people, meetin’ their loved one
Shakin’ hand, I sat there
So all alone, coverin’ the waterfront

And after a while, all the people
Left the harbor, and headed for their destination
All the ships, left the harbor
And headed for their next destination
I sat there, coverin’ the waterfront

And after a while, I looked down the ocean
As far as I could see, in the fog, I saw a ship
It headed, this way, comin’ out the foam
It must be my baby, comin’ down
And after a while, the ship pulled into the harbor
Rollin’ slow, so cripple
And my baby, stepped off board
I was still, coverin’ the waterfront

Said “Johnny, our ship had trouble, with the fog
And that’s why we’re so late, so late
Comin’ home, comin’ down’

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John Lee Hooker

E’ l’una passata, meglio andare a dormire, il blues che ti ha passato John Lee dovrebbe funzionare più delle pastiglie di melatonina. Palmiro si è già posizionato sul letto, comodo sui panni di lana che ancora siamo costretti ad usare, panni rigorosamente del tempo che fu, fatti dalla madre di tua madre, e quindi quasi vecchi come la canzone stessa.

Palmir gets the blues – may 2019 – photo TT

Stasera non si legge, le suggestioni blues sono troppo forti, spegni la luce, ti infili sotto le coperte, chiudi gli occhi e ti vedi lì al porto guardare le navi che se ne vanno …

The waterfront

 

Fatty, stay beautiful weather!

15 Mag

Diversi anni fa, in macchina, al telefono con la pollastrella.

Ero sulla mia vecchia blues mobile, un bel modello di auto ma ancora senza il bluetooth, dunque per telefonare usavo gli auricolari. Eravamo immersi in una chiacchierata dai contorni tra il serio e il faceto. Il mood in cui ero stava a metà tra Tim e Ittod, due delle tre personalità che ho; l’altra (Stefano), quella riflessiva, politicamente corretta, professionale ed educata, se ne stava in disparte.

Ad un certo punto la pollastrella, per controbattere al mio spumeggiante eloquio e ai miei concetti magari esatti ma evidentemente esposti in maniera altisonante e che la dileggiavano un poco, esclamò:

“Ciccio, stai sereno!”

A quel tempo avevamo meno confidenza di oggi ed io pensai “la bassista che chiama il suo chitarrista Ciccio e gli dice di stare sereno?”. Se Randy Jo Hobbs avesse provato a fare lo stesso con Johnny Winter, il Texas Tornado l’avrebbe steso con un manrovescio dato con la Gibson Firebird.

Johnny Winter con la Gibson Firebird

Johnny Winter e Randy Jo Hobbs 1974

“No, veh, stai sereno lo vai poi a dire a tua sorella” le dico cadenzando la cantilena modenese.

Da quella giorno, “Ciccio/a stai sereno/a”  entrò a far parte del nostro lessico di coppia, spesso nella sua – volutamente maccheronica – traduzione inglese.

Sabato scorso, solita spesa settimanale alla Coop.

Sono di nuovo in quella sorta di umore alla Rocco Schiavone, dunque è Ittod che controlla me stesso. Affronto gli scaffali, le corsie e gli altri consumatori con un certo fastidio, tra me e me sbotto a bassa voce quando noto che qualcuno pensa di essere il solo alla Coop e parcheggia il carrello di traverso nelle corsie o si mette a parlare con conoscenti bloccando una delle arterie principali del supermercato.

La pollastrella è ormai avvezza alla mia bluesuetudine incazzosa così, sorridendo, mi consiglia di mettere nel carrello un paio di confezioni di succo di frutta che potrebbero fare al caso mio.

Succo di frutta Stai Sereno – foto TT

Finita la spesa ci avviciniamo alle casse automatiche. Interagisco con una di esse, quella che preferisco e che ho ribattezzato Sigismonda (sì, come la mia attuale blues mobile). Con il lettore punto il codice a barre e passo quei due o tre secondi di terrore in attesa di sapere se me lo farà riporre o se dovrò passare alla cassa ordinaria per la rilettura di tutti i prodotti per il controllo casuale. Il segnale acustico mi dà il via libera. Completo l’operazione agendo con sicurezza sul touch screen. Pagamento con carta di credito, importo superiore ai 100 euro, occorre l’intervento degli operatori a disposizione affinché io firmi la ricevuta. Il lampeggiante della cassa automatica è rosso, mi guardo in giro ma nessuna operatrice si avvicina. Attendiamo qualche secondo poi mi accosto ad una di esse: “Scusi signora, avremmo bisogno di lei”, le dico indicando la luce rossa della cassa. “Sì, arrivo subito”. L’avverbio subito si trasforma ben presto in un “quando cazzo mi pare”. La signora sta parlando con una collega. Attendo un minuto e poi mi rifaccio sotto. Non ho nessun impegno particolare, ma ritengo di avere aspettato a sufficienza.

“Senta, mi scusi, ma stiamo ancora aspettando”.

“Arrivo, arrivo, e che sarà mai!”

La guardo in faccia, a Ittod verrebbe da dirle “ma come cazzo ti permetti? Mi fai aspettare perché devi chiacchierare con una collega? Ma vai a farti dare dove si nasano i meloni, va!”, ma entra in scena Stefano e rimango sospeso qualche secondo, la guardo di nuovo: 45 enne un po’ in carne, un tempo probabilmente carina ma oggi un po’ sfatta, faccia stanca, infastidita dalla vita. Magari oggi è una brutta giornata per lei, avrà le sue cose, avrà scoperto che il suo compagno la tradisce … o sarà rimasta senza benzina, aveva una gomma a terra e non aveva i soldi per prendere il taxi…c’era il funerale di sua madre … Le era crollata la casa … c’è stato un terremoto … una tremenda inondazione! le cavallette! … chissà, ognuno in fondo è perso per i fatti suoi, così mi limito a guardarla dritto negli occhi e a dirle: Fatty*, stay beautiful weather!

Lei ovviamente non capisce e mi guarda in modo starno, ma io me ne vado, sorridendo, (finalmente) sereno.

 

*È vero che “ciccio” il dizionario lo considera un appellativo affettuoso e lo traduce con honey o sugar, ma sul momento mi era venuto fatty e dunque …

 

Ascoltare musica di prima mattina (the Radioactive dance)

7 Mag

La prima cosa che faccio al mattino appena sveglio è andare nello studiolo, accendere l’impianto hi-fi, scegliere un disco (preferibilmente in vinile) e far sì che la musica mi accompagni, mi sistemi e mi spinga ad affrontare un nuovo giorno.

A dir la verità sino a pochi mesi  fa accendevo il mezzo con cui avviene la trasmissione di contenuti sonori fruiti in tempo reale da più utenti situati in una o più aree geografiche, e mi mettevo ad ascoltare Circo Massimo di Radio Capital, notizie e approfondimenti su come va l’Italia e il mondo. Sarà che da diverso tempo cammino all’ombra di preoccupazioni che mi attanagliano lo spirito, ma oggi non ce la faccio più. L’imbarbarimento politico e morale sempre più diffuso, le scorrettezze verbali, la bile che fasce larghissime di popolazione sputano su altri esseri umani e la tendenza del paese ad isolarsi in un nazionalismo che mi spaventa, fan sì che – per quanto possa – io stia lontano da tutto questo frastuono insopportabile.

E’ così che, non avendo più Mother Mary a tranquillizzarmi con sagge parole e non avendo un dio in cui confidare (se escludiamo il Dark Lord), mi rivolgo alla musica.

Spesso mi sveglio con già in testa cosa ascoltare; nella maruga gironzola già una melodia, un titolo, una frase del testo, la copertina di un disco, altre volte però – pur spinto dal bisogno – non ho chiaro cosa scegliere.

Stamattina ad esempio, sfoglio svogliatamente gli LP ma la ricerca non sortisce alcun effetto. È una bella e (molto) fresca giornata di primavera, mi sovviene di prendere Caravanserai di Santana, ma poi desisto. Mi sposto davanti allo scaffale dei cd in confezione digipack. Prendo Bitches Brew di Miles Davis e Infilo il cd nel lettore; dopo 10 minuti, mentre in sono in bagno che mi faccio la barba, decido che sto pretendendo troppo da me stesso. Torno di là, estraggo il cd e lo rispondo nella custodia della legacy edition.

Di nuovo davanti agli scaffali dei cd, questa volta nel reparto jewel case. Per lunghi minuti, in boxer e maglietta al freddo di un maggio davvero inusuale, resto inebetito a fissare  coste di cd. Spossato, cado su una di quelle compilation della rivista Mojo che conservo (chissà perché) con estrema cura: trattasi del cd Dream Pop.

L’aria sonora avvolge di nuovo le mura della Domus Saurea.

Giusto il tempo di vestirmi per tornare vicino allo stereo e togliere il dream pop dei miei cabasisi. Guardo l’action figure di Johnny Winter che veglia sulla stanza e chiedo scusa.

Chiedere scusa a Johnny Winter (in alto sullo scaffale) – Domus Saurea maggio 2019 – autoscatto

Johnny Winter action figure – photo Tim Tirelli

Do una occhiata ai cd che da settimane sono accatastati sul lettore. Ne scelgo uno, seleziono la canzone n.4 e lo faccio partire.

Seduto al buio della cucina faccio colazione, mentre il Dark Lord ci dà di string bender e Paul Rodgers canta sciocchezzuole riguardo il vivere insieme, il condividere la propria terra e rendere reali i propri sogni.

Finisco la colazione, inizia il brano successivo, e benché io sia nel Rocco Schiavone mood mattutino, mi metto a ballare da solo nel corridoio al ritmo di Radioactive dei Firm.

Avrò anche un rapporto di amore odio con la musica in questi ultimi tempi, ma mi chiedo dove sarei se il Dark Lord non mi avesse folgorato otto o nove lustri fa… thank you my saviour.

Me and my Saviour at the office – May 2019 – selfie

The Dark Lord