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LIGHTS OUT (The snow falls hard and don’t you know the winds of Thor are blowin’ cold)

12 Feb

Febbricitante, domenica primo febbraio, mi reco allo Stadio Città Del Tricolore di Regium Lepidi a vedere SASSUOLO – INTER. E’ il match di mezzogiorno, c’è un bel sole, ma fa freddo. Prima di entrare compro una sciarpa del Sassuolo alla groupie. Io naturalmente indosso la mia, regalo di DOC di almeno 3/4 lustri fa. Siamo nella tribuna centrale superiore grazie a due omaggi di un mio cliente (thank you Ricky, thank you Philip), la visuale è eccellente.

Lo stadio si riempie, nel settore in cui sono poche le sciarpe Black And Blue. Nelle ultime due partite contro la squadra di Di Francesco l’INTER ha segnato 14 reti. Non mi aspetto un risultato altrettanto rotondo, ma spero in una bella vittoria che faccia finalmente ripartire la beneamata. Vedere MANCIO, SHAQ ATTACK, POLDI e i ragazzi è un’emozione. Il tutto dura poco. Due bei tiri da fuori aerea e il Sassuolo è già sul 2 a 0. La groupie esulta e con lei quasi tutta la tribuna. Divento nervoso. Ogni fallo che l’arbitro fischia contro i neroverdi diventa un pretesto per lamentazioni assurde da parte dei tifosi con in aggiunta offese contro la mia squadra. Fino a quel momento la mia simpatia per il Sassuolo era indiscussa, ma basta quella mezz’ora per trasformare la squadretta della cittadina in cui lavoro in un avversario a tutto tondo. Giochiamo male, lo vedo, ma nel secondo tempo entra MAURITO ICARDI e poco dopo siamo sul 2 a 1. Goal di rapina quella di MAURITO, gol che mi fa scattare in piedi e urlare di tutto “E’ andiamo! Facciamo il culo a quella squadretta. Serie B, Serie B!”

Ritorno in me, sono uno dei pochi ad esultare, tutti mi guardano. Mi rimetto a sedere. Inizio a pregustare il 2 a 2 quando l’arbitro fischia un rigore (generoso) al Sassuolo. 3 a 1 per loro. Finisce la partita. Pieno di malumore esco dallo stadio con due certezze: non andrò più allo stadio con la groupie a vedere l’INTER contro la sua squadretta (epiteto calzante per entrambe le squadre del cuore della groupie, Milan compreso) e non avrò più in simpatia il Sassuolo calcio appunto. Sassuolo Sassuolo vaffanculo!

Sassuolo - Inter - stadio Città Del Tricolore  - Regium Lepidi

Sassuolo – Inter – stadio Città Del Tricolore – Regium Lepidi

La settimana parte male, il football mi condiziona, poi d’improvviso leggo su IL METEO.IT che sta per arrivare il BIG SNOW (e scrivete LA GRANDE NEVICATA, per dio!). La mia attenzione si sposta, il candore della neve è un’altra delle cose che mi sistemano la vita. Giovedì mattina parto dalla Domus Saurea che piove a dirotto, arrivo a Stonecity che nevica alla grande. Nonostante questo, alla sera torno a Borgo Massenzio che per terra ci sono pochi cm di neve. Vado a letto che non nevica più. “E il Big Snow?”, mi chiedo. Alle 6,30 mi sveglia la groupie: “Tyrrell siamo senza luce, siamo senza riscaldamento, io vado a lavorare” “Ma nevica?” “Non lo so, fuori non si vede nulla”.

Mi alzo, guardo meglio alla luce di una alba timida e grigia “Ma groupie, in du vot andèr, a gh’è zinquànta centimetèr ed neva!”. 

SNOWBOUND in Borgo Massenzio -  Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio - foto di TT

SNOWBOUND in Borgo Massenzio –
Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio – foto di TT

Rimango come sempre incantato dalla bellezza del paesaggio innevato. Facciamo colazione al freddo, ci copriamo bene, ci infiliamo i moonboot e poi scendiamo. Sì, sono quasi 50 i cm caduti, tutti in una notte, e del tipo pesante. Sprofondo nella neve e a fatica cerco di liberare i rami degli alberi dalla coltre pesante che li schiaccia verso il basso. Faccio la rotta, o meglio scavo un sentierino che colleghi casa e garage.

SNOWBOUND in Borgo Massenzio -  Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio - foto di TT

SNOWBOUND in Borgo Massenzio –
Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio – foto di TT

Do un’occhiata intorno alla Domus Saurea, tutto tace, tutto riposa, la neve continua a cadere.

SNOWBOUND in Borgo Massenzio -  Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio - foto di TT

SNOWBOUND in Borgo Massenzio –
Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio – foto di TT

SNOWBOUND in Borgo Massenzio -  Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio - foto di TT

SNOWBOUND in Borgo Massenzio –
Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio – foto di TT

Controllo la stradina lunga e tortuosa: impraticabile. Qui gli spazzaneve del comune non passano, si arrangiano i contadini che abbiamo come vicini, soprattutto quelli della grande stalla che devono permettere al camion del latte di venire a ritirare quanto munto. Devono essere già passati nella notte, ma la neve continua a cadere copiosa e si rimettono in strada con un grosso trattore per una seconda passata. Il problema e che ce ne è troppa ed è pesantissima, lo spazzaneve si blocca nella curva prima del posto in riva al mondo. E’ un trattore potente ed enorme, ma arranca e si arrende.

SNOWBOUND in Borgo Massenzio -  Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio - foto di TT

SNOWBOUND in Borgo Massenzio –
Domus Saura: la nevicata del 6 febbraio – foto di TT

Più tardi la situazione migliora (o peggiora a seconda dei punti di vista), smette di nevicare, il trattore esce dall’impasse e with the grace of the Dark Lord above libera anche il cortile della Domus Saurea. Risaliamo in casa, stremati e spolti. Lavarsi al freddo non è il massimo, ci buttiamo sul divano sotto ad un panno pesante. Siamo imbacuccati come due nessi, la groupie dice che sembriamo i due protagonisti de Il Cinema Polacco Kripstak e Petrektek

Il Cinema Polacco

Il Cinema Polacco

Tim & la groupie: Lights Out alla Domus Aurea

Tim & la groupie: Lights Out alla Domus Aurea

Avrei voglia di ascoltarmi LIGHTS OUT degli UFO:

La corrente elettrica torna nel pomeriggio, ma alcuni quartieri di Borgo Massenzio rimarranno senza per qualche giorno.

Il sabato mattina vado da Brian. A Mutina la situazione sembra più tranquilla, ne deve essere caduta un po’ meno. Lungo la via osservo l’ecatombe di alberi e di rami caduti. Torna a cadere una neve leggera, ma non dura a lungo. Sabato sera andiamo a cena dalla Genny e da LaCocca, torniamo verso le 2, facciamo un giro per Borgo Massenzio… molti gli isolati al buio. La domenica splende il sole. Groupie’s parents sono ancora senza luce e vengono a pranzo da noi se non altro per usufruire dell’acqua calda. Il sole risplende sulla neve, la campagna sonnecchia sotto di essa, mi fermo a rimirarla.

Borgo Massenzio Snowy Skyline - foto TT

Borgo Massenzio Snowy Skyline – foto TT

Borgo Massenzio Snowy Skyline - foto TT

Borgo Massenzio Snowy Skyline – foto TT

Lunedì mattina parto per Stonecity, la via Emilia è bloccata. Me ne sto in coda ad ascolotare gli HANOI ROCKS

Crosstown traffic - Via Emilia (foto TT)

Crosstown traffic – Via Emilia (foto TT)

E mentre ascolto quel gran figo di Mike Monroe penso a Borgo Massenzio che finisce sui TG nazionali. Intervistano alcuni abitanti, una di essi ha un accento diverso dal nostro e si lamenta del tardivo arrivo degli spazzaneve, della mancanza della luce, dello schifo generale. “Ma perché non te ne torni dal paese di merda da cui sei venuta?” penso e rifletto una volta di più sull’isteria che ormai domina sull’intera popolazione. Tutti ripiegati su sé stessi, tutti interessati esclusivamente al proprio pianerottolo. Quasi nessuno riesce più a riflettere sul fatto che siamo esseri viventi finiti chissà come su un pianeta, un pianeta su cui capitano intemperie e disastri naturali, un pianeta che noi per primi stiamo portando alla rovina. Dobbiamo ritenerci fortunati a non avere urgenze tipo dover correre all’ospedale durante  grosse nevicate come queste ad esempio, dobbiamo essere pronti a poter rallentare e starcene a casa. Il lavoro, la scuola, la spesa, il castamasso della Cesira, aspetteranno. Cadono 50cm di neve pesante in una notte, cadono alberi sui cavi della luce e del telefono non possiamo pretendere che tutto si risolva in mezz’ora. I trattoristi di Regium  addetti alla pulizia delle strade sono stati presi a badilate dalla gente inferocita. Non me ne capacito. Dalla Gazzetta Di Reggio:

Articolo Gazzetta di Reggio 10-02-2015

Ma cosa pretende la gente? Di non avere più il benché minimo inconveniente? Che l’amministrazione comunale di un comune abbia sempre a disposizione decine e decine di spazzaneve? Dopotutto al venerdì pomeriggio le strade principali erano già completamente libere… Con i problemi economici che ogni amministrazione comunale deve affrontare e lo stato in cui versa la società è già incredibile che i servizi essenziali siano più o meno garantiti. Certo, la società dovrebbe e potrebbe essere migliore, ma la società siamo noi, e noi – sia chiaro – siamo i responsabili di questo degrado civile e organizzativo.

Ad oggi (giovedì 12 febbraio) a Borgo Massenzio siamo ancora senza telefono e senza internet, abbiamo chiamato Telecom, ci hanno risposto con gentilezza e cortesia scusandosi per il disservizio ma i pali caduti sono tantissimi e i tecnici sono al lavoro ininterrotto da parecchi giorni. Basta guardarsi intono: a Gavassae e sulla strada che dalla Via Emilia va a Scandianum i cavi caduti terra sono davvero molti. Dovrebbero ripristinare il tutto entro il giorno 15.

Lunedì accompagno Brian alla visita controllo pace maker. Il vecchio sembra uscito dalla fase influenzale e sembra più vispo rispetto alle ultime settimane.

Il vecchio Brian - febbraio 2015

Il vecchio Brian – febbraio 2015

Su una di quelle ambulanze private per il trasporto di disabili e malati Brian, sulla sedia a rotelle, osserva il paesaggio. “Mo dio bon Tim, quanta neva!”. La visita va bene, ed è un’occasione per Brian per vivere una piccola avventura, per lasciare l’orizzonte in bianco e nero della struttura in cui vive.

Il vecchio Brian imbacuccato - febbraio 2015

Il vecchio Brian imbacuccato – febbraio 2015

Lo lascio sorridente, mi manda una bacio con la mano “Ciao Piròn, viva la neve!”. Lui la neve non la ha mai sopportata, era un autista di corriere, ma in quello che rimane dei suoi pensieri deve essere radicato un frammento di ricordo, un collegamento al fatto che io invece la neve la amo. Così interpreto il tutto come un pensiero gentile verso di me. Torno verso di lui. Lo abbraccio e mi commuovo. Brian se ne accorge e in tedesco mi dice “Alles gut! Awfiedersen”. Brian 1 Alzheimer o.

Awfiedersen vecchio Brian.

“LED ZEP IN L.A.” Charles Shaar Murray NME, 16 June 1973

1 Feb

SABATO 31 gennaio, interno sera: due giorni chiuso in caso con l’influenza, febbre e tosse. Dopo aver guardato per due giorni su Fox Animation almeno 12 episodi di THE CLEVELAND SHOW, i GRIFFIN e AMERICAN DAD, quattro film, 10 documentari, 20 edizioni di SKYSPORT24, con la schiena e le ossa rotte mi alzo e mi metto davanti al PC. La groupie è al Corallo, io qui che vago per i soliti siti che frequento, guardando le due tessere (gentile omaggio di un mio cliente) che ho qui sulla scrivania relative a due posti in “tribuna centrale super” allo Stadio Giglio per domani in occasione di SASSUOLO-INTER. Riuscirò ad andare? Speriamo che la Tachpirina, il Bisolvon, l’Apropos e il Southern Comfort sortiscano l’effetto desiderato.

Son qui, dicevo, che cazzeggio in internet, quando incappo sul link di una sito che ripubblica vecchi articoli musicali. Oggi ripropone un articolo del giornalista inglese CHARLES SHAAR MURRAY pubblicato sul NEW MUSICAL EXPRESS il 16 giugno del 1973 e dedicato ai due concerti dei LED ZEPPELIN al LA Forum del 31/05/1973 e al Kezar Stadium di SAN FRANCISCO il 02/06/1973.

Lo leggo con interesse; oltre al godimento nel leggere di una band in formissima e di atmosfere piene di buone vibrazioni, ci sono un paio di sfumature di contorno che mi hanno molto divertito:

(dopo lo show del 31/5/1973)

Il party è in una casa di lusso Laurel Canyon di un signore che gestisce una stazione radio, e per dimostrare la sua importanza, mostra con discrezione fotografie di se stesso con tali notabili disparati come Sly Stone e Richard (l’uomo dal WATERGATE)  Nixon. In un videoregistratore gira continuamente il film Deep Throat (Gola profonda) mentre lo stereo riempie la casa con Johnny Winter, gli Stones, Humble Pie e Manassas. 

(prima dello show del 02/06/1973)

Dietro le quinte BILL GRAHAM si aggira controllando i pass. BONHAM borbotta circa le difficoltà che incontrerà a suonare col caldo che fa, per fortuna più tardi si rinfrescherà un poco. Tra la folla, un poliziotto nero indossa un spilla che dice “Incriminate Nixon”. San Francisco ha ancora un sacco di anima.

 QUESTO IL LINK:

http://www.teachrock.org/resources/article/led-zep-in-la/

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La fine del Corallo, groupie nude che mimano i LZ a Earls Court 1975, i dubbi sulla musica che ascolto and other assorted blues songs

29 Gen

Venerdì sera decidiamo di andare al Corallo a vedere i Rockets. Ora, il gruppo francese ha sempre fatto cagare, ma qualche pezzo fa parte della mia adolescenza (ON THE ROAD AGAIN, APACHE, GALACTICA) e in questo venerdì di fine gennaio non sembra una cattiva idea. Sono con la groupie e con Lele. Ci fermiamo a mangiare la pizza al Rock Village, che è lì poco distante, locale che, a dispetto del nome, tiene in sottofondo una muzak che è squallida dance senza arte nè parte. Mentre mangiamo ad alta voce mi chiedo “ma suoneranno dal vivo o in playback?”. Che sciocco sono stato a non pensarci prima e a non dare un’occhiata in internet.

Alle 23 siamo davanti alla biglietteria del Corallo. Con noi solo qualche altra decina di avventori. Strano, i parcheggi intorno al locale sono pieni. Entriamo e scopriamo che non si può andare nella sala-pista principale, ma solo al piano superiore, perché c’è gente che sta cenando? Gente che sta cenando? Sulla pista del Corallo? Ben presto elaboriamo il tutto: il Corallo ha cambiato strategia, ormai è uno di quei posti per quel pubblico medio di (s)fighetti di età variabile tra i 35/60 che vogliono cenare e poi ballare al ritmo dei classici della discomusic. Prosecco dentro a secchi pieno di ghiaccio, donne che in alcuni casi sono vestite come o si atteggiano a Milf e Cougar. Siamo sbigottiti; tutto lecito per carità, ma non al Corallo, nel “nostro” Corallo, locale che dal 1983 è sinonimo di Rock club, di discoteca Rock, teatro di esibizioni live di gruppi leggendari (versione 2.0) e delle band più rinomate del territorio. Al venerdì sera ormai al Corallo è così, e in fin dei conti dal punto di vista del ritorno economico i gestori hanno ragione, i tavoli imbanditi per la cena sono tanti, la pista da ballo è piena…ma…

La nuova fase del Corallo - 23-1-2015

La nuova fase del Corallo – 23-1-2015

Oltre al nuovo pubblico del Corallo ci siamo anche noi, più o meno 40/50 persone venute per il concerto, gente che seguiva i Rockets tra la fine dei settanta e gli inizi degli ottanta, rockettari, metallari, uomini e donne di blues, gente insomma che è curiosa di vedere una band del passato dedita al disco-space-Rock alle prese con un concerto dal vivo. Le nostre aspettative finiscono presto nella toilette. Sul palco qualche tastiera, niente amplificatori, niente batteria. Alle 00,30 ancora nessun segno dei Rockets. La gente balla nella pista e noi ci annoiamo. Lele decide di andarsene. Io e la groupie, stoici, rimaniamo. All’una, dopo due ore d’attesa, quattro sconosciuti con i capelli e vestiti da motociclisti cosparsi di una patina grigiastra salgono sul palco. Parte la musica; il gruppo mima mosse su tastiere e chitarra, il cantante canta in inglese e incita in italiano. I due pezzi che aprono la serata sono inascoltabili.

Il terzo pezzo è ON THE ROAD again versione dance, ed ecco che entra l’unico vero (?) Rocket rimasto. Lo guardo un po’, lo compatisco… svendersi così … girasse con una band vera e propria anche anche, ma con quattro marionette presumibilmente italiane e con questo tipo di serate non c’è d’andarne fieri. Oh sì, i soldi prima di tutto, certo, però che schifo. E in febbraio arriva ALAN SORRENTI, sempre di venerdì. Mah. Prendo la groupie e scappo dal Corallo.

Quel che rimane dei Rockets - foto Saura Terenziani

Quel che rimane dei Rockets – foto Saura Terenziani

Sabato mattina. La sveglia suona alle 07,30. Mentre spigozzo un po’, sento che la groupie si sveglia e mi chiede “Senti, ma secondo te, che versione di STAIRWAY devo fare con le tastiere?”. So che a lei piace quella di EARL’S COURT 25 maggio 1975 contenuta nel DVD ufficiale dei LZ, ha sempre fatto quella quando suonavamo con il tributo otto anni fa, ma io dico la mia “io farei quella di NY 1973, quella di THE SONG REMAINS THE SAME e fosse per me fare anche SIBLY versione live 1973, ma è molto diversa da quella in studio, arrangiamenti di chitarra e piano completamente differenti, impiegherei molto ad impararla, ammesso e non concesso che io sia capace di suonare a quel livello…”. “Mettila su” mi fa la groupie. Vado nello studiolo e mentre infilo il dischetto mi interrogo sui discorsi che faccio con la mia groupie di sabato mattina; invece di “Senti andiamo a vedere se troviamo quelle Adidas in saldo oggi?”, “Vai a farti una pulizia del viso più tardi?”, “Stasera andiamo a cena con la Genny e  Andrea il vecchio cuore rossonero?”, siamo lì a disquisire su che versione di certi pezzi dei LZ dobbiamo fare col gruppo. Ci ascoltiamo tutta SIBLY live 73 (che è probabilmente il mio pezzo preferito in assoluto di musica contemporanea e che comunque per me rappresenta i LZ come nessuna altra cosa), poi STH, sempre da THE SONG REMAINS THE SAME. Entrambi rimaniamo storditi per l’ennesima volta dalla grandezza del gruppo. Quante volte ho ascoltato il live TSRTS, centomila? Eppure eccomi lì ad emozionarmi a tal punto che mi scappa la pipì. Vado in bagno, mi lavo e quindi in camera a preparami per andare da Brian. Lei si infila in bagno, non prima di aver messo su STH da EARLS COURT 75.

Io sono pronto, sto per uscire, il pezzo è giunto alla fine della prima parte di arpeggio, dove PAGE cambia manico ed inizia la sezione “AND IT MAKES ME WONDER”; la groupie esce nuda e coi calzettoni dal bagno e si mette a mimare il tutto, prende perfettamente il SOL introduttivo e mentre lo fa incrocia la gamba destra dietro alla sinistra, in puro stile PAGE. Poi segue diligentemente gli accordi del ponte LA-, RE-, LA-, MI- RE, DO sghiribizzo. Io solo sbalordito. In perfetto sincrono poi mima l’entrata di batteria, alternandosi alle tastiere. Giunto il pezzo al punto della “fanfara”, poco prima del guitar solo, alza la doppio manico immaginaria e schitarra sul re, sempre nuda, con i calzettoni colorati ai piedi. Segue in tutto e per tutto il fraseggio di PAGE; il punto in cui sto per perdere i sensi dallo stupore è quando la vedo ricordarsi di quei licks dove PAGE scivola sul manico alcune volte (minuto 2:28 e 2:32 dello spezzone qui sotto) …

Mentre esco mi dico “an s’è mai vest Johnny Winter con ‘na groupie cla fa chi lavòr che“…oh forse sì?

Air_Guitar_Orihime_by_raevene

Per qualche giorno ho avuto il SAUB Blues. Ora che Brian è ospite fisso in struttura devo fare il cambio del medico. Arrivo al SAUB, Poliambutario del Policlinico di Mutina, un giovedì pom verso le 15,30. Mi dico, vado al pomeriggio che forse c’è meno gente. Prendo il biglietto, sono il 236, stanno servendo il numero 146. davanti agli sportelli SAUB decine e decine di immigrati, soprattutto nordafricani. Sono basito. Mi soffermo qualche secondo a pensare. E’ chiaro che devo tornare, ma come è possibile ci siano file così lunghe? Ora, è un po’ che sto cambiando modo di pensare, tutta questa immigrazione selvaggia mi dà da fare, hai voglia ad essere progressista, solidale e illuminato …io non ci riesco quasi più, perché la stragrande maggioranza di chi arriva è musulmano praticante e fervente, e di religione in Italia ne abbiamo già abbastanza.

Ora, c’è una bella differenza tra islamico ed islamista, ma c’è anche una bella differenza tra democrazia e teocrazia. E poi in Italia siamo già in 60 milioni, non siamo già strettini così? Sì perché poi mi tocca venire al Saub due o tre volte per cambiare medico, e certo è un disagio da nulla in confronto a ciò che hanno dovuto passare questi poveretti, ma dentro di me rimangono pulsioni razionali di ragionamenti difficili da accettare. Poi mi pento e mi dolgo dei mei pensieri … se fossi nato in un paese come i loro, dove magari non c’è stabilità e i problemi sono enormi, non partirei anche io per l’Italia? Io però sarei un Tim Tirelli africano, ateo e con il blues nell’animo, il Tim Tirelli italiano non dovrebbe temere nulla, al massimo potrei inscenare una protesta per far ridiventare il CORALLO un Rock club. Con questi ingarbugliamenti in testa, a testa bassa, lascio questa massa di disperati col foglietto in mano ad aspettare il loro turno.

Ritorno dopo qualche giorno, sono il numero 176, stanno servendo il 161, va un po’ meglio. Tra i quindici in attesa sono l’unico modenese insieme ad un signora di una certa età. Aiuto una africana che non ha capito che è il suo turno e che ora è aggredita dall’operatrice Saub; un nordafricano va in suo soccorso, l’operatrice si mostra sgarbata, il nordafricano indica me facendole capire che sono testimone del disguido, mi alzo faccio per andare a redimere la questione, tutto si risolve.  Scambio due battute con Mustafà (“Ci vuol pazienza” gli dico, e lui “Eh già”). Tocca a me. Sbrigo la pratica. Me ne vado, ma dovrò tornare per la faccenda pannoloni. Vita blues.

Stamattina mi alzo e mentre mi preparo sento per Radio Capital che a Reggio Emilia c’è stata una retata ad opera dei Carabinieri, diversi arresti di imprenditori ed esponenti della politica locale, fanno il nome di GIUSEPPE PAGLIANI. Apro il sito della GAZZETTA DI REGGIO e leggo:

RETATA A REGGIO EMILIA  L’operazione dei carabinieri del comando di Reggio Emilia si è concentrata soprattutto nelle province di Reggio Emilia e Modena. Arresti e perquisizioni in corso dalle 3 di questa mattina a Reggio Emilia città, Bibbiano, Montecchio, Brescello, Gualtieri, Reggiolo. Nel Reggiano sarebbero decine gli indagati e diversi gli arresti di imprenditori e anche esponenti della politica locale. Molti sono nomi di imprenditori cutresi, già noti per vicende legate alle mafie in Emilia. Ma l’arresto eccellente è quello di Giuseppe Pagliani, consigliere comunale e provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia. Per lui l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’avvocato reggiano, noto esponente da anni sulla cresta dell’onda della politica in provincia, è stato portato via da casa sua, a Arceto, verso le 7 di questa mattina. (Dalla Gazzetta di Reggio del 28/01/2015)

Pagliani è il figlio di quello che comprava le vacche da mio nonno, nome quindi a me noto ma non certo simpatico. Giuseppe è uno che va a fare i pellegrinaggi a Predappio sulla tomba di mussolini e che il 25 aprile invece di commemorare la liberazione, se ne va sugli appennini insieme a qualche suo adepto a ricordare i caduti fascisti. Il personaggino è quello dunque, ma non sono felice del suo arresto, insomma… se son vere le accuse ben gli sta naturalmente, ma il segnale per la città in cui vivo e a cui è legata tutta la mia stirpe non è certo lusinghiero. Ancora una volta il giro cutrese fa sprofondare la città verso sinergie del malaffare che non ci appartenevano. E penso ai miei amici del sud che a volte fanno sberleffi a noi del nord, deridendoci per quanto sono brutti certi nostri paesaggi, certe nostre particolarità, la nostra industrializzazione.

Leggo anche che DELLA VALLE sta per scendere in politica, il nome della sua organizzazione o partito sembra sia NOI ITALIANI. A me DELLA VALLE non dispiace affatto, in tutti questi anni è stato l’unico imprenditore che ha avuto il coraggio e la forza di parlare in modo chiaro e netto. Non so cosa proporrà, non credo lo voterò mai, ma di sicuro lo starò a sentire. Qui sento parlare di SQUINZI, sento dire che ha ragione quando critica e dice quello che dice, ma io mi chiedo, ma dove cazzo era SQUINZI durante il ventennio del cavaliere nero? Quasi quattro lustri di inettitudine governativa, di scardinamento di quel poco di senso di comunità che ancora c’era in questo paese, di sfascio generalizzato della morale e del senso civico. SQUINZI è meglio che faccia il presidente del SASSUOLO e basta. E’ comunque curioso che in Italia imprenditori si mettano in politica, non riusciamo ad esprimere personalità adeguate che provengano dalla base, dalla scuola della passione politica.

In Grecia ha vinto TSIPRAS. Vedremo un po’ se un sistema alternativo sia possibile, se il capitalismo selvaggio di questi ultimi decenni potrà avere qualche trasformazione, se riuscirà a diventare qualcosa di più umano salvando così il pianeta e l’umanità dalla catastrofe.

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La smetto con questi pensieri e mi concentro sulla musica. Sto ascoltando da qualche giorno il disco di JIM STEINMAN che tempo fa mi regalò il Pike boy. Il contenuto di questo suo album solista è simile ovviamente alla saga di BAT OUT OF HELL, saga da lui stesso ideata e composta.

E’ una sorta di BORN TO RUN pieno di steroidi, ma mi piace e mi chiedo cosa potrebbe pensare Polbi se sapesse che in questa mattina sto ascoltando JIM STEINMAN. Sorrido, credo che il Michigan boy ormai non si sorprenda più di nulla, dopo che ha visto moltissimi musicisti del giro garage/punk di Detroit andare pazzi per la BAD COMPANY. Mi viene in mente POP, il mio amico, adorava JIM STEINMAN. Spazzo via la tristezza dovuta agli amici assenti, mi ricompongo, sto entrando a Stonecity, un’altra giornata di lavoro mi spetta. Let’s work.

Entering Stonecity - foto TT

Entering Stonecity – foto TT

Giovedì 29 gennaio. Ore 4,30: Palmiro è irrequieto, mi sale sul petto è inizia a fare la pastella. Mi sveglio. Non riesco più ad addormentarmi, troppi pensieri per la testa. Mi alzo, un caffè, qualche biscotto, un arancio. Sento addosso i primi sintomi di quella che potrebbe essere un’influenza. Tiro una madonna, domenica dovrei andare a vedere l’Inter e proprio non vorrei perdere l’occasione. Guardo fuori dalla finestra, tutto buio e freddo, d’altra parte sono i giorni della merla.

 giorni_merla4Mi metto in cuffia, SANTANA…SONG OF THE WIND… mi accovaccio sul divanetto mentre parto per le profondità siderali.

BLOG LIFE: meet and greet with Mike Bravo and the life of Brian

23 Gen

Mi sorprendo spesso a pensare quanto il rock and roll faccia bene al corpo e allo spirito. Venerdì scorso, sera, a fine settimana, prove con gli EQUINOX. La scaletta inizia a prendere forma. Ci troviamo poco quindi il procedimento è lungo, ma si inizia ad intravedere qualcosa di interessante. Suono con tre musicisti davvero bravi e a volte anche io sono trasportato dal groove generale del gruppo. Che poi bravo è una parola ormai dalle mille sfumature, ma per come la intendo io è uno dei massimi complimenti che un musicista possa ricevere: tecnicamente competente, possessore di doti attitudinali in campo musicale, dotato di testa e di buon orecchio, attento a quel che fanno gli altri, devoto all’imperativo “il pezzo prima di tutto” e infine capace di esprimere il senso Rock, quello vero. E’ questo quello che mi interessa maggiormente, il senso. Altrimenti diventi la solita (tribute) band, magari brava tecnicamente ma insignificante (alle orecchie di chi ha un minimo di cultura musicale e Rock). Alla fine di alcuni pezzi faccio i complimenti ai ragazzi e  alle ragazze: al di là di tutto, obiettivo raggiunto. Quando suoni bene, quando termini le prove in quel modo, vai a casa soddisfatto. Carichi e scarichi gli strumenti dalla blues mobile con facilità, ti fai una doccia, ti infili sotto le coperte, leggi perché non riusciresti a dormire subito … il Rock è ancora in circolo…alle 2 spegni la luce…alle 7,30 ti svegli e invece di essere assonnato e stanco ti senti pimpante. Una Les Paul e un Marshall sono una panacea, solo che invece essere relativa alle piante, è la e guarigione universale e onnipotente ottenuta per mezzo del Rock.

Aggiungiamo poi che, in questo sabato mattina in cui mi sto recando a Ninentyland ad incontrare Mike Bravo, sto ascoltando QUADROPHENIA a buon volume e il gioco è fatto.

Io e MIKE ci conosciamo dagli anni ottanta, stavamo in contatto più che altro tramite lettera, in un paio di occasioni ci siamo visti in un negozio di dischi a Mutina, e facendo i conti è dal 1991 che non ci si vede. L’appuntamento è davanti all’Abbazia di Thelema. Parcheggio la blues mobile e gli vado incontro. Abbassiamo il cappuccio, ci togliamo il mantello, incrociamo le spade, recitiamo i sacri versi:

When will the clouds all roll away?
When will the good people have their say?
I hope you’re still round to see the day.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Who can tell what is up or down?
You can be the king or be the clown.
Then climb your tree, take a look around.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Circles of life, an infinite plane,
That which is now now will be again.
Who can decide who is insane?
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Colazione al K2, il bar dove fino ad un anno fa andavo sempre con Brian. Entriamo. Non c’è nessuno. Riscaldamento spento, poche luci accese, un’aria da Sarajevo durante la guerra. Un paio di relitti umani sono inchiodati alle macchinette dietro al paravento. La nuova gestione asiatica è riuscita a far morire uno dei bar/gelateria più attivi di Ninentyland.

Mike lo riscopro riservato, timido, gentile … è molto piacevole stare in compagnia con lui e come sempre è una goduria poter parlare della musica che mi piace con qualcuno che so godere della cosa allo stesso modo. C’è solo una controindicazione: Mike mi ha portato un regalo, e che regalo.

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Rock Covers Taschen

Rimango basito. Bacio e abbraccio Mike Bravo in mezzo al bar semivuoto (sono entrati un paio di nordafricani). Non voglio che i blog followers si disturbino così, ma al contempo soppeso quanto affetto e amicizia ci sia tra di noi. Una meraviglia.

Verso le 10 un paio di timidi nonantolani varcano la soglia, una è una signora l’altro è PETER, amico di Brian. Sono mesi che non ci vediamo, così ci abbracciamo con piacere e in modenese stretto iniziamo a parlare dell’INTER. PETER mi chiede del vecchio BRIAN.

Sono ormai le 10:30, come sempre ho le giornate iper programmate, devo scappare:  un salto di un minuto da Lasimo a recuperare una cosa e poi di corsa da Brian.

Accompagno Mike al parcheggio dei bolognesi, lo abbraccio e al grido di “YARDBIRDS O MUERTE” ci diamo appuntamento per un matinée in centro a Mutina in febbraio, magari insieme a qualche altro confratello blues (Pikey can you hear me?).

Alla HOUSE OF THE RISING SUNDOWN porto Brian nella saletta a fare due chiacchiere. Lo cingo stretto, è incerto sulle gambe. Sono ormai 80 giorni che è in struttura e il cambiamento è notevole. La fase calante decisa è ormai iniziata. La caponucleo mi comunica che per pranzo lo tengono in camera, il vecchio si addormenta a tavola e mangia controvoglia.

Ormai sono da lui tutti i giorni. Martedì scopro che ha la febbre. Terza influenza consecutiva. Nella struttura c’è una epidemia, il salone dove di solito stanno gli ospiti per le quotidiane operazioni ricreative è praticamente vuoto. Sono al capezzale del vecchio, la febbre lo debilita a tal punto che non riesce a stare sveglio e a proferire qualcosa di senso compiuto. Vederlo così è una pena. Il sonno è agitato, mille tremori gli scuotono il corpo. Arrivano i medici, lo visitano e riescono a lenire le preoccupazioni mie e di mia sorella. A vederlo in quello stato ti chiedi se riuscirà a superare anche questa.  Poi bastano un paio di giorni senza febbre (grazie alla terapia) e Brian torna – più o meno – il Brian che conosciamo. Intendiamoci, vederlo lì fermo nel letto, sembra quello che è, un vecchio che sta finendo il giro sulla giostra, ma oggi fa lo sciocco, scherza, ride ed è più presente del solito. Gli chiedo come si chiama suo padre “Tirelli Ettore”, sua madre “la Gigina”, sua moglie…e qui si incaglia…non ricorda mai il nome, ma quando gli diciamo  “dai era la figlia di Imovilli di San Martino In Rio, quello delle corriere”  lui esordisce con “sè, i stèven in dal stradòn”…sì, Brian, stavano sullo stradone (via Rivone). Poi aggiunge “sa vot ormai a sun vech a go’ otantasee an” (oramai sono vecchio, ho 86 anni). Di anni ne ha 85 ma è incredibile che oggi si ricordi della cosa, sono mesi che non riesce ad elaborare il pensiero relativo ai suo anni. Io e mia sorella ci guardiamo sbalorditi. Ogni tanto affiorano stralci di ricordi, di facoltà cognitive che davamo persi per sempre.

Ogni giorno, come dico da un po’, è un piccolo passo verso l’abisso, l’altro ieri la prima volta sulla sedia a rotelle, oggi la flebo…ma sono contento, il periodo di sollievo sta per terminare e sono riuscito con l’aiuto della assistente sociale, del direttore della struttura e di un paio fortuite coincidenze a far entrare da febbraio Brian come ospite fisso – come privato – nella HOUSE OF THE JOY AND SUN. Brian non potrebbe permettersi la retta, ma se non altro la sicurezza di saperlo lì in maniera definitiva mi rende meno ansioso.

Lo saluto, gli do un bacio  e lo rassicuro sul fatto che ci vedremo più tardi anche se non è vero: “Ciao Brian, adèsa a vag a lavurèr a Sasòl, a se v’dom dop” (Ciao Brian, adesso vado a lavorare a Sassuolo, ci vediamo dopo) …“sè, va ben, me a t’aspètt che, an vag mia via. Ciao Piròn, grassie grassie grassie” (Sì, va bene, io ti aspetto qua, non vado mica via. Ciao pirone, grazie). Mentre esco mi manda un bacio con la mano e uno sguardo pieno di gratitudine e di amore.

Non ho i Rayban con me. Mi fermo in bagno a lavarmi la faccia.

La donna che faceva volare le uova (durante JUVENTUS – INTER del 6 -1-2015)

9 Gen

Martedì, epifania, interno sera. Uno se ne sta lì sul divano a guardare J**E – INTER. Passa i primi 45 minuti inebetito, incazzato e disilluso nel vedere la propria squadra barcollare sotto i colpi dell’armata bianconera. Se ne sta lì immobile, senza apparente emozione, infastidito da una passione che nell’ultimo lustro è tornata sofferenza. Perdere contro i gobbi è una delle cose peggiori che gli possa capitare, avrebbe voglia di cambiare canale, ma tutto sommato vede che l’INTER non affonda, sembra in balia delle onde ma la barchetta nerazzurra, seppur sotto di un goal, resta a galla.

Intervallo. Uno rimane stoicamente sul divano. Il gatto gli si va ad accovacciare di fianco.

Inizia il secondo tempo, poco dopo i primi cambi, e l’INTER rinasce, come rinasce il ramarro; la truppa nerazzurra agli ordini di ROBERT LEFTHANDED serra i ranghi, si dispone ad ariete e attacca. La J**e rincula. Il GUARIN  sportivo azzecca l’assist giusto e MAURITO ICARDI, sempre lui, uccella bonucci e buffon. Goal! “Evvai Maurito el drito, avanti così, facciamogli il culo adesso! Forza manipolo di eroi conquistiamo lo stadium di latta.” esclama uno lanciando il gatto dall’altra parte del divano.

icardi.podolski.inter.juventus.esultanza

L’INTER sente il padre dei quattro venti gonfiargli le vele e avanza imperterrita. Bonucci si fa fregare il pallone a centrocampo e scatta il contropiede. Sono tre contro uno; POLDI la passa a MAURITO che la manda fuori di un pelo. Uno impreca ma gonfia il petto e sente che tutto è possibile.

E’ in quel momento che in casa si sente un frastuono assordate, uno e la sua groupie si guardano sbigottiti e in una frazione di secondo cercano di capire cosa possa essere stato: un colpo di mortaio, una mazza di ferro contro una porta blindata, un asteroide caduto sulla domus saurea, un colpo della cassa di BONHAM sparato da un impianto di mille watt? Uno e la sua groupie corrono in cucina … nulla di tutto ciò: semplicemente qualcuno ha dimenticato le uova nel bollitore sul fuoco ed evaporata l’acqua, con la sodezza al massimo, il pentolino incandescente ha sparato le uova verso altezze siderali, spappolandole contro la cappa del forno.

Uno torna sul divano, l’INTER trova un altro slancio di MAURITO che esplode un tiro portentoso che buffon butta fuori, poi di nuovo un contropiede che sciupa malamente per colpa di un ICARDI egoista e a un minuto dalla fine ritorna pericolosa con buffon costretto ad uscire sulla tre quarti per impedire ad OSVALDO di segnare il 2 a 1. 1 a 1 quindi, ma l’INTER li ha fatti cagare sotto, magra consolazione, ma con questi chiari di luna uno è moderatamente soddisfatto. Restano stalattiti di uova sode appese alla cappa della cucina, un forte odore di uova rassodate appunto e un album degli WINGS sullo stereo…

rocket egg cup

ON THE ROAD AGAIN: Cattiva Compagnia live all’ HAPPY DAYS MUSIC CLUB, Fiesse (Brescia) 2 gennaio 2015

8 Gen

Spunta un concerto non previsto, dobbiamo sostituire l’altra band di Lorenz che per qualche motivo non può andare, non possiamo lasciare che Lor si sputtani e che il locale si trovi all’improvviso una serata buca, così, dopo un veloce e isterico giro di telefonate, la CATTIVA si prepara a rimettersi sulla strada. Non siamo prontissimi, ma in definitiva, quando lo si è? Alle 17 io, Saurit e Lele partiamo. Niente di che, giusto una rock and roll band miserella che si inoltra nella pianura per andare a suonare, ma per le nostre vite è una piccola scossa di adrenalina, una avventura che ci scuote dal torpore di una vita che non ci viene come vorremmo.

L’autostrada lenisce e al contempo alimenta i nostri blues, quel sentimento a noi tanto caro dell’essere on the road again…

Highway song - foto ST

Highway song – foto ST

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A PARMA usciamo e ci buttiamo sulla statale che porta a CASALMAGGIORE, poi a PIADENA e da lì un tuffo nella profonda pianura lombarda. FIESSE è un piccolo comune in provincia di BRESCIA, ma ha un locale davvero notevole dove la live music è di casa. Sono le 18,30 quando entriamo all’HAPPY DAYS MUSIC BAR; la prima impressione è positiva … bel palco, bel locale, gestori con cui puoi confrontarti tranquillamente. Montiamo batteria e amplificatori, prepariamo basso, chitarre e microfoni. In attesa che arrivi POL mi faccio una foto con JIMI, e una con LELE.

Tim & Jimi - Fiesse (BS) - Foto Saura

Tim & Jimi – Fiesse (BS) – Foto Saura

Lele & Tim - pre show daze - Fiesse (BS)

Lele & Tim – pre show daze – Fiesse (BS)

Verso le 19,30 arriva anche POL, giusto il tempo di fare il nessi con SAURA …

Pol & Saura - pre show daze --  Foto TT

Pol & Saura – pre show daze — Foto TT

… ed è il momento di fare il soundcheck, naturalmente senza LORENZ. Il RICK DERRINGER di Vignola lavora fino a sera, arriverà, trafelato, verso le 21. ERNESTO, il tecnico del locale, ci dà una mano a sistemare spie e a regolare i livelli del mixer. Proviamo i due pezzi nuovi (MOTT THE HOOPLE e BLUE OYSTER CULT), una paio di nostri pezzi, e altre cose … senza la chitarra di LORENZ non è semplice far capire al tecnico il volume di suono del gruppo, ma se non altro ci proviamo. Proviamo TIE YOUR MOTHER DOWN, HOLD THE LINE e una paio di altri pezzi. D’un tratto mi scatta uno di quei momenti musicali in cui tutto mi gira bene, in cui suono al di sopra delle mie capacità e dove tutto (o quasi) mi sembra possibile. Nel pezzo dei QUEEN è LORENZ a fare l’assolo, io non lo faccio da anni e anni, ma mi ci butto e nelle mani mi ritrovo quasi d’incanto le frasi di BRIAN MAY e un attacco, un’intenzione davvero cazzuti e sanguigni. Quasi non mi riconosco. SAURIT si volta sorpresa. Stessa cosa nel pezzo dei TOTO, band che non amo sebbene HOLD THE LINE mi piaccia un sacco, un rigurgito della mia adolescenza (grazie al video relativo che passava ARBORE a l’ALTRA DOMENICA nel 1978). L’assolo mi sgorga limpido, fluido, velocissimo. Sono preda di un nirvana chitarristico da cui non vorrei più svegliarmi. Ogni tanto nei soundcheck mi capita…atmosfera rilassata, l’adrenalina pre concerto che monta, regolazione dell’amplificatore ad hoc, bioritmo and blues, uno spettacolo insomma. Peccato poi che tutto dopo poco si sgonfi.

Tim's gear - Fiesse (BS) Foto TT

Tim’s gear – Fiesse (BS) Foto TT

Arriva LORENZ, in 10 minuti sistema la sua roba, prova due cose e poi ce ne andiamo a mangiare. E’ sempre bello trovarsi in cattiva compagnia attorno ad un tavolo: i commenti piccanti di LELE in modenese strettissimo, la SAURIT che ride, POL che dà un’occhiata alle donne che entrano nel locale, LORENZ che aggiusta un cavetto di un effetto mentre mangia una pastasciutta, io perso nei miei blues.

Poco dopo arriva l’amico JAYPEE con la sua groupie; che amico ragazzi, farsi 100 e più chilometri per vederci suonare. Iniziamo alle 23,30, c’è un buon pubblico sebbene non fossimo noi quelli originariamente in programma (o forse proprio per questo). Il concerto si snoda su binari soddisfacenti, qualche pasticcio, qualche imprecisione, ma siamo coesi a sufficienza e alla fine portiamo a casa un buon risultato. Oltre alla massiccia dose di cover, presnentiamo anche quattro pezzi nostri. Applausi e urletti alla fine dei pezzi più Rock. Alla fine di ROCK AND ROLL e WHOLE LOTTA LOVE piccole apoteosi.

The stage - Happy Days Music Club - Fiesse (BS)

The stage – Happy Days Music Club – Fiesse (BS)

A fine concerto quattro chiacchiere con JAYPEE, il quale mi sottolinea più volte che gran pezzo sia PIOVE STAMATTINA, una delle nostre canzoni. Son venuto fin qui per questo. Ecco poi che gli operai del Rock smontano il tutto, e caricano a dovere le loro automobili. Ringrazio FRANCESCA e sua figlia, le due titolari, lo stesso faccio con ERNESTO, il tecnico e poi usciamo. Sono le 2,30, siamo nel parcheggio antistante il locale, la notte è buia ma placida, il gelo pulisce le nostre anime. In fila indiana procediamo sulla statale, i paesi adagiati su di essa dormono, solo le luci ad intermittenza e gli autovelox sono ben svegli a quell’ora. A CASALMAGGIORE POL prende la strada per VIADANA, ultimo avamposto lombardo prima delle terre reggiane, noi altri invece procediamo verso PARMA. Entrati in autostrada perdiamo anche LORENZ che, esausto, si ferma a riposare in AUTOGRILL. Sono le 4,30 quando chiudo il garage. Una doccia, un thé con biscotti, qualche coccola a PALMIRO e poi a letto. Alle 8,30 mi sveglio, colazione e poi corro da BRIAN. Dovrei essere uno straccio invece sono in forma, l’adrenalina del rock and roll fa miracoli. Il vecchio è nei suoi giorni bui dovuti alla bronchite, lo rassicuro, lo accarezzo, lo imbocco. Verso le 12 riparto verso BORGO MASSENZIO, la mancanza di sonno si fa sentire, ma pur con tutte le preoccupazioni che di consueto mi saltellano intorno, mi sento – come avrebbe detto il povero POP –  titanico dinnanzi al futuro. Potenza del Rock And Roll.

In macchina mi sento EVERYTHING di RICK DERRINGER, e questa vita sembra avere un senso.

Rick Derringer Guitar and Women

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Verso sera mi butto sul divano, le energie calano, mi sento slanato, arriva PALMIR e si arrotola su di me … l’interazione con un mammifero di un’altra specie per me vale quasi come il Rock And Roll (e i goal di MAURITO ICARDI).

Tim & Palmir- 3-1-2014 - Foto Groupie

Tim & Palmir- 3-1-2014 – Foto Groupie

 

Incrociare una che fa footing e la Mini Minor targata EH247CG che parcheggia impunemente nel posto riservato ai disabili

6 Gen

Feste non proprio riposanti, Brian ammalato per la seconda volta in due mesi, rinchiuso nella sua stanza per quasi due settimane con la bronchite, faccenda sempre pericolosa per uno di 85 anni. In un paio di occasioni temo il peggio: la cura di antibiotici, la mancanza di stimoli e il deperimento fisico lo rendono così fragile che è difficile poter ipotizzare una ripresa. Ogni giorno entro nella struttura in cui è, salgo le scale, percorro il corridoio e mentre mi avvicino alla camera 42 mi chiedo in che stato sarà. Ci sono giorni in cui sta un po’ meglio e allora torna a scherzare … l’altro giorno non appena mi vede entrare si mette le mani sulla faccia, ieri quando gli dico che sto per andare via fa finta di essere arrabbiato e dice “A beh, alora” ; spesso però è giù di fase e confuso dalla febbre e dalla situazione in generale.  Rimango fino a sera e lo aiuto a cenare … scodella di pastina in brodo, purè e carne morbida, mousse di frutta. Imboccare il proprio vecchio non è una cosa che avrei pensato di dover fare nella vita, ed invece eccomi qui, solerte, attento, premuroso. Rimango poi a guardarlo mentre si appisola, gli tengo la mano, e contemplo il fatto che al di là della bronchite il vecchio Brian si sta incamminando deciso verso l’abisso, lo vedo invecchiato, lo sento in difficoltà quando è il momento di formulare le parole. Quando lo lascio gli do un bacio, gli accarezzo il viso, lui mi manda un bacio con la mano, e tutte le volte sento un fiotto di tristezza salirmi in gola…mi asciugo gli occhi, mi infilo i Ray ban ed esco.

Mi fermo al Centro Commerciale Torrenova di Modena per una commissione. E’ l’ultimo dell’anno, c’è un discreto via vai, trovare parcheggio non è semplice, ma dietro all’edificio della Farmacia trovo un buco libero. Mi fermo un attimo in macchina a leggere i credits del cd che sto ascoltando, distrattamente seguo una macchina che parcheggia poco più in là. Esce una ragazza sui trentanni, chiude la macchina e se ne va. Controllo meglio, mi accorgo che ha parcheggiato nel posto riservato ai disabili. Scendo dalla macchina, controllo che sia davvero così e cerco di raggiungere la tipa per dirle qualcosa. Voltato l’angolo però non trovo più nessuno. Mi monta una rabbia gelida, che presto si trasforma in cupa tristezza. Queste sono le piccole cose che mi fan capire che l’essere umano non ha futuro, ripiegato come è su sé stesso, senza più un briciolo di senso civico, di sentimento per la comunità in cui vive. Per un minuto penso a  fare una telefonata ai vigili, ma poi desisto, anche io sconfitto dall’istinto di questa torbida sopravvivenza … perché andarmi a cercare altri impicci nel giorno dell’ultimo dell’anno e dopo essere stato alcune ore ad accudire mio padre che è in un ospizio?

Mini Minor su parcheggio riservato ai disabili- Modena Centro commerciale Torrenova - 31 dicembre 2014 - foto TT

Mini Minor su parcheggio riservato ai disabili- Modena Centro commerciale Torrenova – 31 dicembre 2014 – foto TT

Mi rimetto in macchina e torno verso Borgo Massenzio. In località Magpie Place Mill, incrocio una donna che fa footing. E’ solo un secondo o poco più, ma vedo che ha un sorriso un po’ sciocco disegnato sulla faccia, dovuto – immagino – a ciò che ascolta dalle cuffiette che sbucano dalla tuta e dal giubbetto da corsa. Mi chiedo “chissà che musica sta ascoltando!“, e il tono del mio pensiero è snob,  ma poi mi dico “come ti permetti? Che ne sai?”. Già, che ne so, magari si sta sentendo PHYSICAL GRAFFITI col PONO di NEIL YOUNG ed è in estasi mistica perché il lettore sta passando ad alta qualità sonora (anche se Picca non sarà d’accordo) TEN YEARS GONE … mmh, però mi sa più una tipa che sta ascoltando la MANNOIA, oppure gli STADIO, o quelle cantanti nere che vanno adesso, quelle che fanno quella muzak commerciale e che cantano come se stessero cagandosi addosso. Oppure si sta ascoltando i pezzi dalla melodia oscurata di LIGABUE, magari l’hip hop/rap di facile ascolto, o quei cantanti che escono da X Factor. Chissà … comunque sia, mi sento contento e fortunato del fatto che in quel preciso momento io mi stia ascoltando PAPER CHARMS della PFM.

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Rock, reign o’er me

2 Gen

Primo pezzo del 2015 ascoltato con intenzione, davanti all’impianto stereo a buon volume. Che sia di buon auspicio per questo nuovo anno fottuto. Non c’è niente da fare, il Rock regna su di me.

First piece of 2015 listened intently, in front to the hi-fi system at top volume. Let it be a good omen for this new fucking year. There’s nothing to do, Rock reigns o’er me.

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Tim Tirelli

Tim Tirelli

… my music pulls me through

27 Dic

Questo è il periodo dell’anno che preferisco per quanto riguarda la musica. La dose di “nuove” cose da ascoltare o  riascoltare è sempre massiccia. Da groupie e amici mi sono arrivati cofanetti, deluxe edition e cd di notevole caratura: CLASH, PAUL McCARTNEY, LOCAL CUSTOM: DOWNRIVER REVIVAL, SUPERTRAMP, BAD ENGLISH, JOHNNY WINTER, MOUNTAIN, PFM, GIN LADY … da me stesso invece (con tanto di biglietto “Per Tim da Tim”) HACKENSHACK, NANCY WILSON, WINTERHAWK, MONTROSE, MILES DAVIS, RICK DERRINGER, ROY HARPER, MOTT THE HOOPLE, HEART, LOUSIANA LEROUX e qualche bootleg originale dei LZ. Riguardo a questi ultimi mi chiedo sempre il perché…è tutta roba che ho già in versione cdr lossless con copertina … me lo chiedo soprattutto perché i bootleg originali costano parecchio, diciamo un 55/60 euro per un doppio della EMPRESS VALLEY SUPREME DISC, un po’ meno per uno della GODFATHER RECORDS, ma son cifre sempre piuttosto alte. Il fatto è che nelle confezioni originali mi sembra di godermeli meglio, che addirittura “suonino” meglio  (naturalmente non è così)…Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so… servono a darmi l’illusione di riempire i vuoti della mia esistenza. Così, mentre torno da Brian (è sempre a letto con la bronchite il vecchio) mi ascolto SPEED FREAKS, i LZ a MOBILE in ALABAMA il 13 maggio del 1975.

LZ Speed Freaks Mobile 1973 032

LZ Speed Freaks Mobile 1973 033Quando sono in vena di ascoltare i LZ e mi capitano in mano bei bootleg come questo, capisco perché sono da sempre la mia band preferita. Oltre a spedirmi in pochi secondi ad altezze siderali, a farmi vagare per l’universo e a far girare il mio cervellino come fosse sospinto dal padre dei quattro venti, dal punto di vista fisico mi viene lo stesso sghiribizzo che ho quando guardo tra le gambe di una donna. Sì, perché van bene il lignaggio intellettuale, lo sguardo, gli occhi, le mani, le caviglie, i piedi,  il culo, le tette, ma è quando ti cade l’occhio sul delta di venere (secondo solo a quello del Mississippi) che ti viene quel fremito ancestrale. Quando sono nel mood giusto e ascolto i LED ZEPPELIN, il mio corpo è scosso dal fuoco della vita, mi passano le paturnie esistenziali e l’andamento bluesy, mi vien voglia di seguire quel ritmo tribale e primitivo e di infilare la spada scintillante nel vecchio fodero. Quando mi devo liberare di me stesso nulla di meglio dei LED ZEPPELIN.

Oggi è giorno di neve, lo sento nell’aria. Certo, non ci vuol molto, sono giorni che i giornali ci avvertono che sta arrivando “il grande gelo”, ma non è sempre automatico che scenda la neve. Invece oggi ne sono sicuro, mia madre mi insegnò a fiutarla nell’aria e io non ho mai perso quella abilità. Esco dalla porta, i venti dei Thor hanno iniziato a soffiare freddo freddo freddo, e a tessere sulle ringhiere e sugli alberi brulli ricami di una bellezza struggente…

Domus Saurea dec 2014 - foto TT

Domus Saurea dec 2014 – foto TT

Domus Saurea dec 2014 - foto TT

Domus Saurea dec 2014 – foto TT

Mi scrive un messaggio POLBI da Detroit:

“Al momento sono assolutamente innamorato di Wildlife disco dei Mott che mi hai regalato per natale…BELLISSIMO! Menomale che sono una bestia ignorante e ancora posso scoprire cose così belle. Ma bello, bello, bello!!! E la Angel Air fa sempre delle belle ristampe, con dei libretti fatti bene. Il primo disco lo devo risentire con più calma, per ora sono travolto da Wildlife, mi ha toccato nelle corde emotive giuste al momento giusto. Grazie tantissimo Tim, che regalone”.

WILDLIFE dei MOTT THE HOOPLE “è” l’album di MICK RALPHS, quello dove il chitarrista che tanto amo canta e scrive di più; inutile dire che è il mio preferito ed è una gioia sapere che il Michighan Boy lo apprezzi così tanto, perché come dice Picca, certi album ci piacciono anche perché piacciono ai nostri amici, perché puoi condividere emozioni, sensazioni, esaltazioni.

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In questo momento, casa è il posto in cui voglio essere: le luci ad intermittenza accese, Palmir che sonnecchia davanti alla stufa, la groupie che legge un libro, io che mi risento MOBY DICK, sempre da Mobile 1973, mentre aspetto la neve

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E la neve non si fa attendere, i primi fiocchi a metà pomeriggio e nel giro di mezz’ora la campagna è già bianca….

Domus Saurea dic 2014 - foto TT

Domus Saurea dic 2014 – foto TT

Grazie ad essa (e alla musica) passerò qualche ora con l’animo candido, con la testolina a riposo, in pace con me stesso. Quiete effimera, ma graditissima.

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Sinodo d’inverno: the spirit of the winter solstice

24 Dic

Arrivo al sinodo degli illuminati del blues trafelato: fino alle 17 in ufficio, poi festa di natale della struttura dove è Brian fino alle 20. Il mio vecchio è confuso dal Xmas party, in più è febbricitante. Alle 20,30 in quel dedalo di stradine tra Viale Ciro Menotti e Viale Virginia Reiter. Siamo in un locale dove non eravamo mai stai, la location non è niente male, il cibo giusto sufficiente, il conto un po’ troppo salato vista la qualità. L’importante però è la compagnia, nove illuminati, tutti un po’ in affanno grazie alle incombenze quotidiane dell’antivigilia e a un anno di ordinaria follia che sta per finire. Ci si aggiorna a vicenda, si parla del blog, di Inter e naturalmente di Musica Rock. Si mangiano cotolette o filetti di manzo, si beve lambrusco grasparossa Morello, si desserta con zuppe inglesi. Come ogni anno ci si scambia un pensiero, e lo si fa con una onestà di sentimenti, con una sincerità che mi colpisce molto. Girano belle bottiglie di prosecco, di Jack Daniel’s e pacchetti contenenti cd e chissà cos’altro. Poi sento uno di noi che dice: “Ecco, per me è questo il natale, stare tra di noi e scambiarci queste cose, che sono sempre le cose più belle che ricevo”, tutti annuiscono, sorridono, ribadiscono quello che il nostro confratello ha appeno detto.

Elaboro in quell’istante che è questo lo spirito del solstizio d’inverno, un insieme di amici che si scambiano un buon auspicio per la nuova stagione, il nuovo anno, mentre il sol invictus inizia il nuovo cammino. Sono fortunato ad avere amici così, confratelli che accorrono al richiamo del loro priore, che si stringono l’uno all’altro per sentirsi meno soli su questo pianeta sperduto nelle profondità dello spazio. In questa porca vita non è mica un lavoro da poco. Verso mezzanotte usciamo, siamo gli ultimi e nel locale hanno già iniziato a spegnere le luci e a fare le pulizie. Rimaniamo lì fuori un’altra oretta buona, sotto una nebbia di ghiaccio assai fastidiosa, ma incapaci di lasciare l’ottima cattiva compagnia. Uno dei due magister del gruppo, quello dall’eloquio stellare, non smette di raccontare aneddoti e storielle irresistibili. La confraternita del blues quindi si scioglie, augurando la buonanotte a New York; un paio di coppie di confratelli si fermano a parlare ulteriormente sulla riva di un paio di incroci fino a che la fredda nebbia notturna emiliana scende definitiva.

Torno a Borgo Massenzio nella notte profonda e gelida, percorro le blue highway della campagna nera(zzurra) sulla blues mobile che rolla placida. Penso che finalmente è il 24, che mi godrò la vigilia nel tepore della domus saurea, tra spremute, Lupo Albero e Linus di dicembre (un must) e vecchi cartoni animati di Walt Disney su Sky, che potrò godermi una giornata in tranquillità senza fare nulla. Non sarà così.

Al mattino si rompe la cordella di una tapparella, il meccanismo che la dipana è rotto, si va dunque in ferramenta e al ritorno si gioca a fare i marangoni.

Fare il marangone (foto TT)

Fare il marangone (foto TT)

Mi affaccio alla finestra, vedo Palmir che valuta la campagna brulla in questo grigio giorno invernale…

Misty windows  foto TT

Misty windows foto TT

Brian ha la febbre, è ha letto. Non me la sento di starmene a casa, corro da lui. Non sta bene il vecchio, rimango con lui un’ora e gli do appuntamento a domani. Niente di che, ma la vigilia non è quella che mi pregustavo ieri sera: a casa al calduccio, ascoltando i FREE con la modalità take it easy on. Pazienza, facciamo buon viso a cattivo gioco, magari aiutandoci con qualcosina. Buon natale, baby.

Canned heat - foto TT

Canned heat – foto TT