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24 dicembre blues

25 Dic

Lunedì 24 dicembre ore 13 circa: in macchina, diretto nel posto in riva al mondo, vado di corsa come sono solito fare. Sabato mattina da Brian, ieri tutto il giorno da Brian, stamattina da Brian; corro avanti e indietro perso nei miei impegni. Anche adesso sono in preda alla frenesia ma, aspetta un attimo…decelero…da 110kmh passo a 70kmh. Cosa sto facendo? Perché corro? Dove cazzo devo andare? Tiro il morso, la blues mobile nitrisce nervosa, ma rallenta. Mi fermo ad una piazzola della tangenziale campagnola, alla mia sinistra sfreccia un treno in direzione est. Cerco di rallentare anche dentro di me…ho corso per mettermi più o meno in pari al lavoro, ho corso per impacchettare tutti i regali per friends & relatives, ho corso per gestire Brian, ho corso per organizzare la mia vita in questi giorni un po’ convulsi…ma adesso che sono a ridosso di queste feste che dovrebbero essere le mie preferite mi chiedo che cavolo corro a fare, appunto. E mentre me lo chiedo, fermo in questa piazzola, cala una nebbia lugubre e pesante e arriva la bestia che si impossessa di me, il diavolo che rende ogni mio pensiero un attentato alla mia vita attuale.

The beast inside od me

The beast inside of me

Oh lo so, non è una novità, mi conosco, è solo questione di tenere a bada la bestia per mezzora o poco più, ma non è facile. L’istinto mi dice di prendere vie diverse, di ipotizzare fughe. Ma dove? A Detroit da Polbi? A San Francisco dalla mia vecchia amica Donna? O magari a New York, davanti al Madison Square Garden per capire finalmente che il mio palcoscenico ideale è quello del posto in riva al mondo, là a Borgo Massenzio. Penso poi  se non sia il caso di fare come quelli che per natale di solito se ne vanno a fare un giro in Asia insieme ad un amico fotografo. E poi penso ad un mio amico di facebook, MB, che passerà il 24 sera da solo visto che la sua compagna sarà al lavoro e le sue figlie sono sparse per il mondo. Qualche leccornia, una bottiglia di vino, qualche candela accesa e un film di Frank Capra in attesa che sua moglie ritorni. Beh, mica male. Non è che i miei natali siano terribili, tutt’altro, me li so modellare piuttosto bene, ma quando la bestia attacca non c’è bel natale che tenga. Digrigno i denti, rizzo il pelo, abbaio insieme ai cani del destino, con la schiuma alla bocca smadonno, recito versi di Aleister Crowley, invoco il Signore dell’Oscurità… abbi pietà di me Dark Lord, placa quest’anima tormentata.

Anima tormentata

Il Dark Lord è magnanimo, lentamente torno a prendere il controllo di me stesso, il theremin che ho dentro di me smette di lanciare i suoi ululati, cerco di ricompormi, risalgo in macchina. Sono spossato. il Winter Album 2012 passa DOOT DOOT dei FREUR…

Arrivo alla domus saurea ancora scuro in volto, entro in cucina, la vista del centro tavola natalizo è come mirra sulle piaghe della mia anima…

Il centrotavola - foto di TT

Il centrotavola – foto di TT

Piano piano tutto quel tremore si fa meno definito e, grazie alla tovaglia, alla frutta un po’ particolare tipo melograno e ciliege di papaya, mi riconcilio con il mio status di uomo di blues alle prese con la vigilia della festa del sol invictus…anche merito di Palmiro che viene a farci compagnia…

La tavola della vigilia che distende i blues - foto di TT

La tavola della vigilia che distende i blues – foto di TT

Palmiro viene a controllare se il demone ha lasciato il mio corpo - foto di TT

Palmiro viene a controllare se il demone ha lasciato il mio corpo – foto di TT

Alla sera verso le 22 mi torna un rigurgito demoniaco, cerco di tenerlo a freno ma vado a letto con pensieri non troppo sereni. Stamattina mi sveglio ancora in preda a quella sensazione di inadeguatezza. La groupie è paziente, mi gira alla larga tenendomi a bada. Do un’occhiata al presepe laico, all’albero…poi cerco du Sky i cartoni animati Disney a sfondo nevoso…li trovo e le ultime tracce della bestia vanno a dissolversi. Apro i regali, l’umore migliora parecchio.

Il presepe rivoluzionario di TT - foto di TT

Il presepe rivoluzionario di TT – foto di TT

Il presepio Hard Rock di TT - foto di TT

Il presepio Hard Rock di TT – foto di TT

Shake my Xmas tree - foto di TT

Shake my Xmas tree – foto di TT

Mentre faccio il numero di Brian per sentire come va, ripenso a quello che mi ha detto sabato: “Tu sei un Tim“. Per lui Tim è ormai diventato sinonimo di persona in gamba che sa fare le cose…agli occhi dei vecchi anche il più miserello degli uomini di blues diventa un supereroe. Brian mi ringrazia per i regali, mi dice che mi vuole tanto bene e mi saluta con un “Ciao pirìn”. Ecco, a questo punto lo saluto in dialetto per darmi un tono e gli do appuntamento a domani, ma sono commosso.

A pranzo dalla Lucy, davanti ad un piatto di cappelletti reggiani le ultime nebbie delle mie paturnie svaniscono…

I Cappelletti  della Lucia - foto di TT

I Cappelletti della Lucia – foto di TT

Il pomeriggio ritorno alla domus saurea, un film su Sky, ancora cartoni animati, scambio di sms con i confratelli, aggiornamento della lista excel dei CD ricevuti (diversi titoli tra cui alcuni cofanetti, per un totale di 50 singoli cd), carezze amorevoli ai suddetti cd, sullo stereo AARON COPLAND…

E’ così che se ne va un altro natale, un altro anno, un altro blues. Visto che la dispepsia sembra lasciarmi in pace, mi faccio una tisana di quelle che mi ha regalato Jaypee corretta southern comfort e cerco di andare a letto contento. Come canta Greg: “Il Natale che hai è quello che ti meriti”…già.Viva gli Emerson Lake & Palmer.

They said there’ll be snow at christmas 
They said there’ll be peace on earth 
But instead it just kept on raining 
A veil of tears for the virgin’s birth 
I remember one christmas morning 
A winters light and a distant choir 
And the peal of a bell and that christmas tree smell 
And their eyes full of tinsel and fire They sold me a dream of christmas 
They sold me a silent night 
And they told me a fairy story 
‘till I believed in the israelite 
And I believed in father christmas 
And I looked at the sky with excited eyes 
‘till I woke with a yawn in the first light of dawn 
And I saw him and through his disguise I wish you a hopeful christmas 
I wish you a brave new year 
All anguish pain and sadness 
Leave your heart and let your road be clear 
They said there’ll be snow at christmas 
They said there’ll be peace on earth 
Hallelujah noel be it heaven or hell 
The christmas you get you deserve

Il solstizio d’inverno, i confratelli del blues e la LOVE BEACH Appreciation Society

21 Dic

Suona la sveglia, benché ieri sera sia andato a letto verso le tre mi sento in forma. Strano. Faccio mente locale…uhm..ieri sera ho cenato tardi e ho anche bevuto un prosecchino ma mi sento bene. Niente dispepsia all’orizzonte, davvero singolare. Accendo Radio Capital, faccio per alzarmi ma Pàlmir salta sul letto, si struscia su di me, mi mette le zampine intorno al collo e si abbandona col muso ben a contatto col mio viso. Quando è in modalità sentimentale Pàlmir è irresistibile. Stiamo abbracciati per un quarto d’ora, gli recito il testo di TAKE A PEBBLE, lui si addormenta. Mi alzo e mi preparo.

Il gatto Palmiro - foto di TT

Il gatto Palmiro – foto di TT

Scendo, pioviggina, ma in mezzo scendono grossi fiocchi di neve. Che sorpresa, oggi è il mio compleanno e la neve è un regalo inaspettato e graditissimo. Mi arrivano i primi messaggi…Biccio, Lasìmo, Laròby…quest’ultima mi scrive “Auguri. Se sei nato nel giorno più figo dell’anno, un motivo ci sarà.” Rido di gusto.

Entro nella blues mobile, con più mi allontano dalla Regium County più la neve inizia a scendere fitta. A Saint Littlewoman (San Donnino insomma) è già uno spettacolo, e per renderlo ancora più affascinante lo abbino a TRILOGY degli ELP…quando parte THE SHERIFF come sempre mi torna in mente Biccio, era un pezzo che ci faceva impazzire…

Neve a San Donnino - foto di TT

Neve a San Donnino – foto di TT

Il tempo di arrivare a Stonecity e la nevicata si fa decisa e sul crinale della mia anima si posa un coltre di candore; arrivo in ufficio e mi bevo un thè incollato alla finestra, vedere scendere la neve è una delle cose che amo di più al mondo (insieme agli Emerson Lake & Palmer…lo avrete capito)…

Neve a Stonecity dall'ufficio di Nonantolaslim - foto di TT

Neve a Stonecity dall’ufficio di Nonantolaslim – foto di TT

Vorrei che oggi fosse un giorno di relativa calma in ufficio, ma non è così… eppure, tra un acquisto di foto tratte da image bank per un cliente, la preparazione di alcuni preventivi e gli aggiornamenti dei miei amati schemi excel, non mi pesa…oggi sono girato bene, il vento soffia nella direzione giusta, le mie vele sono gonfie, il cuore batte in 4/4 con la stessa determinazione della grancassa di JOHN HENRY BONHAM e sono sicuro che le stelle prima o poi torneranno a riempire i miei sogni.

Oggi è il primo giorno d’inverno, ieri sera ho festeggiato con i confratelli la festa del winter solstice, il dies natalis solis invicti. Degli 11 che siamo, eravamo presenti solo in sette, i 4 assenti erano dispensati con benedizione del sottoscritto: Sutus in saletta a prepararsi per un concerto imminente, Mix alle prese con i momenti difficili della vita, Lorenz segregato in ufficio fino a tarda ora e Lorenzo Stevens prigioniero delle feste scolastiche delle sue figlie nelle anguste galere della Bocciofila di Viale Verdi.

Arrivo al Kata per primo, metto a punto il pentacolo, la tavola rotonda, spezzo il pane, verso il vino, preparo un bel piatto di ostriche blu. Nel breve volgere di qualche minuto arrivano Picca, Liso, Jaypee, Athos, Riff. Per ultimo, come sempre, March..entra al Kata come RONNIE VAN ZANT entrava nel suo saloon preferito.

Ci infiliamo i cappucci…iniziamo il rito:

MAGISTER TIMOTHEUS: “Just take a pebble

I CONFRATELLI: “and cast it to the sea

MAGISTER TIMOTHEUS: “Then watch the ripples”

I CONFRATELLI: “that unfold into me

TUTTI INSIEME: “My face spill so gently into your eyes, disturbing the waters of our lives

La messa nera poi volge al termine…

MAGISTER TIMOTHEUS: “Sia lodato Jimmy Page

I CONFRATELLI: “Sempre sia lodato

Espletato il rito, tutti in libertà.

I Confratelli del blues, da sx a dx: Picca, Liso, Riff, Jaypee, Tim, Athos

I Confratelli del blues, da sx a dx: Picca, Liso, Riff, Jaypee, Tim, Athos

Sandrino del Kata ci porta le pizze, le birre (per loro), l’acqua fuori frigo (per me). Tocchiamo più o meno un dozzina di temi musicali, Picca ci illumina con le sue tesi affascinanti e ci scambiamo opinioni sulla più grande passione che abbiamo: la musica rock nella sua complessa natura. Li vedo parlare, ascoltare, intervenire e mentre questo accade mi accorgo che salta fuori spesso il nome LOVE BEACH. I miei continui rimandi a questo album bistrattato degli ELP deve aver influenzato involontariaente le brillanti menti dei miei amici. Liso mi dice: “tutte le volte che tiri fuori LOVE BEACH nel tuo blog, io finisco per ascoltarmene un pezzetto…ce la sto facendo, pian piano sono sicuro che verrà a piacermi”. Picca, anch’egli consapevole che LOVE BEACH sia un album da giustificare, aggiunge “si fanno album belli quando anche gli altri fanno album belli“. Ha ragione, i grandi gruppi alla fine dei settanta erano un po’ in crisi e tutti hanno fatto album sottotono…la situazione ambientale, l’umore del periodo…tutti elementi che concorrono alla cosa.

Mi diverte questa cosa, involontariamente ho trasformato i miei amici in una LOVE BEACH appreciation society, oramai tutti stanno al gioco…anche quando dico “miglior disco della storia del rock MORE MILES PER HOUR di JOHN MILES. ”

ELP Love Beach John Mile MMPH

Arriva poi il momento di scambiarci un segno di blues: ognuno ha un pacchetto, un pensiero, un regalo per gli altri. Anche qui mi chiedo se non abbia esagerato con questa cosa di tener fede ad un rito di 5000 anni fa…lo scambiarsi un piccolo dono come augurio di un prospero anno nuovo…oramai tutti hanno qualcosa per tutti…spero che nessuno si senta in dovere, perché noi uomini di blues questa cosa la facciamo con piacere, col cuore…e poi, tra l’altro, è anche una cosa molto divertente.

Devo però confessare una cosa ai ragazzi: nel mio WINTER ALBUM 2012 c’è un errore: la copertina prevede 13 brani, in realtà sono solo 12. THE GIRL FROM THE NORTH COUNTRY di BOB DYLAN non è stata accettata da ASHAMPO BURNING STUDIO 10 e quindi non è presente sui 24 CD che avevo preparato. Per un momento ho anche pensato di rifare le 24 cover, ma poi mi son detto “Ma sa diit, i van ben acsè”. Anche questo è un segno dei tempi che cambiano: il Tim di alcuni anni fa non avrebbe potuto accettare la cosa.

Tim The Winter Album 2011

Bella serata comunque e mi chiedo se l’essere in forma di oggi sia dovuto in massima parte all’aver condiviso i blues con i confratelli.

Esco dall’ufficio, non nevica più ma va bene lo stesso. Arrivo alla domus saurea, mi godo l’atmosfera del focolare tra un cofanetto appena arrivato e un bel piatto di riso ai mirtilli…eh sì la groupie sa come prendermi. 40 e passa auguri su facebook, tra cui quelli di due nuovi amici: Donato Zoppo (rock journalist extraordinarie) e quella gran figa di Barbara Baraldi (bravissima scrittice & gothic girl).

Ora davanti qualche giorno di festa, tra Brian, lucine ad intermittenza e le canzoncine di natale tipo il VIOLIN BOW SOLO e BACH BEFORE THE MAST . Buona festa del solstizo d’inverno, che il Dark Lord ci benedica tutti.

Il Dark Lord davanti alla Boleskine house

Il Dark Lord davanti alla Boleskine house

Dicembre: tra ELPMANIA e BLACK CAT BLUES

19 Dic

Potrei copiaincollare uno dei post scritti un anno fa a proposito di questo periodo color pastello che tanto mi influenza, perché finirò per usare le stesse parole, le stesse sfumature di blu, le stesse circumnavigazioni mentali. Mi ci vorrebbe un argano per sollevare dal mio animo la confortevole malinconia in cui immancabilmente mi trovo ogni anno in dicembre. Quel soffuso tepore di stufe immaginarie che rischiarano e scaldano tutti i miei blues ghiacciati, quelle lucine ad intermittenza che della mia vita invernale imprimono la cadenza, quell’inno alla festa del sole (il natale insomma) che è dietro l’angolo, e con essa il bilancio di un anno passato e il tentativo di tenere alto il sorriso in vista dell’anno che sta arrivando.

Xmas Time Blues

E come ogni ogni anno, questo è il periodo in cui la ELPMANIA prende il sopravvento su tutto. La preferenza, chissà perché, va agli ELP dell’ultimo periodo, quelli di WORKS 1, di WORKS 2 e di WORKS LIVE, o come cavolo hanno chiamato la versione expanded di IN CONCERT. Oltre a questi, si aggiunge spesso THE RETURN OF THE MANTICORE, un cofanetto ormai vecchio di vent’anni.

Mi metto in macchina nelle mattine di neve e ascolto il PIANO CONCERTO…

Stiolo crossing, dicembre 2012 - foto di TT

Stiolo crossing, dicembre 2012 – foto di TT

Vado da Brian e mi sento BARRELHOUSE SHAKE-DOWN, MAPLE LEAF RAG, HONKY TONK TRAIN BLUES…

…mi prendo cura del mio vecchio con più energia se EMERSON mi suona il ragtime…

S

(Brian balla il blues – foto di TT)

Torno nel posto in riva al mondo, mi godo la seconda leggera nevicata e mi sento WORKS LIVE…

Il posto in riva al mondo dic 2012 - foto di T

Il posto in riva al mondo dic 2012 – foto di T

Works Live ELP

Cerco di staccare ogni tanto, ma con musica che sento comunque attinente al periodo, tipo i FREE di FREE AT LAST…

Poi arriva venerdì, verso sera mi chiama la groupie, è allarmata: “non trovo più Palmiro”. Palmir vive con noi dalla scorsa estate, ha ormai sette mesi, è abituato a stare giù in cortile o nei campi limitrofi  insieme agli altri nostri 4 gatti per un oretta o due, ma per il resto vive, dorme, mangia, guarda l’Inter, ascolta gli ELP (i LZ e gli Yes) insieme a noi. Stavolta la groupie lo ha lasciato solo soltanto venti minuti ma adesso non si sa più dove sia. Non si è mai allontanato prima, non ha mai dormito fuori…siamo preoccupati. Fino a tarda sera alterniamo le ricerche. L’ultima la faccio verso mezzanotte, fa un freddo cane, c’è buoi pesto, col cappuccio del giaccone stretto in testa e i moonboot, tra foschia gelata e qualcosa che continua a cadere, con una torcia in mano in mezzo ai campi a cercare e a chiamare Palmir.

E’ strano, pur mantenendo le giuste prospettive con le faccende del mondo, siamo accartocciati su noi stessi, non abbiamo testa che per quello che ci sta capitando…siamo alle prese con un doloroso distacco e con una tristezza infinita. Palmir fa parte della famiglia, è un mammifero di una specie diversa ma anche lui compone questo nucleo di esseri viventi che condividono un pezzo di cammino di questa porca vita. Battiamo i dintorni con metodo, scrutiamo dalle finestre ogni 5 minuti, niente da fare. La groupie singhiozza un pianto dirompente e sincero, io cerco di fare quello che mantiene il controllo, cerco di ragionare sul fatto che sono cose che bisogna mettere in preventivo con i gatti, perché questi possono prendere su e andarsene, perdersi o partire e rifarsi una vita. E’ già successo qualche anno fa con un altro nostro gatto, ma era uno di quelli che vivono fuori e non in casa, e la faccenda è diversa. Persi nella più nera disperazione pensiamo che un auto potrebbe averlo investito, oppure che uno di quei satanisti squilibrati lo abbia preso; si sa, quei delinquenti sono sempre a caccia di gatti neri. Ma poi cerco di ragionare: la stradina in cui viviamo è lunga due km ma è una strada chiusa, passano pochissime macchine e vuoi che in quei venti minuti in cui è stato lasciato solo sia passato un satanista?

Mi sembra più verosimile pensare che si sia spinto troppo in là, Palmir è un temerario, si butta senza pensare alle conseguenze…e che si sia perso, magari che abbia trovato un anima gentile che lo ha accolto e lui, che si adatta a tutto e a tutti, si sia adeguato alla nuova realtà.

Sarà, ma alla domus saurea si soffre, siamo ormai rassegnati all’idea di aver perduto Palmir per sempre. La groupie passa la notte a piangere, e anche io fatico a dormire…pensare di non vedere più quel muso nero è dura.

Arriva il mattino, devo andare da Brian, avrei ancora un po’ di tempo per starmene rannicchiato sotto le coperte, ma mi alzo, non so nemmeno perché, ma c’è qualcosa, il blues probabilmente, che mi spinge ad alzarmi. Così, faccio tre passi nel corridoio e dietro la vetrata della porta vedo una sagoma nera… gioisco, chiamo la groupie, apro la porta…Pàlmir ha trovato la via di casa…torna la felicità.

Dopo un pasto abbondante e una bella lavata, Pàlmir passa la giornata a sonnecchiare – sfinito – davanti alla stufa o a stretto contatto con noi. Ci abbraccia, infila il muso intorno al nostro collo, vuole essere sicuro di starci vicino vicino. Il ragazzo ha passato la notte fuori, capisco che non deve essergli piaciuto molto…

Palmìro sonnecchia davanti alla stufa - foto di TT

Palmìro sonnecchia davanti alla stufa – foto di TT

Passo il sabato pomeriggio sul divano, con Pàlmir addormentato sul petto, fuori c’è una giornata grigia e fredda, ma io sono al caldo delle lucine del nostro albero…adesso chiamo la groupie e le chiedo di mettere su un divudi degli ELP, ah…è così che si tiene a bada il december blues.

Domus Saurea Xmas Tree - foto di TT

Domus Saurea Xmas Tree – foto di TT

FIOCCA LA NEVE FIOCCA

7 Dic

La annuso già dal primo mattino, scrutando quel cielo che alterna vampate di luce e nuvole decise la sento arrivare, sì… c’è aria da neve. Mi sono vestito pesante, voglio essere pronto. In ufficio tiro fuori i due alberelli di cartone e quello di pezza, preparo l’atmosfera, mi bevo un caffè, ascolto RADIO CAPITAL e lavoro di buona lena. Mi stringo nel maglione, prendo le telefonate, mi bevo un secondo caffè. Accenderei anche il camino se l’avessi, ma non ce l’ho così per scaldarmi metto su un disco dei FREE.

Verso metà pomeriggio inizio a controllare sempre più spesso se vien giù qualcosa, lo sguardo corre oltre le grandi finestre e appena fa buio si fissa ai lampioni. E’ così che all’improvviso mi accorgo che è iniziato a nevicare. Nemmeno il tempo di lasciarmi scappare un gioioso “Fiocca” che ce già qualcuno che si dispera ” Noooo, domani devo…” e che non tollera che ci sia uno che è contento se scende la neve. Mi chiudo nel mio ufficio. Il fatto è che domani avremo tutti qualcosa da fare, dovremo tutti andare in giro  e tutti faticheremo nel farlo. Mbè? Abitiamo nell’Italia settentrionale, un posto dove di solito in inverno nevica, dovremo essere abituati. Invece no, tutti ripiegati su noi stessi a maledire ogni piccolo intoppo, ogni piccolo sgarbo del fato. Ma come si permette questo cazzo di tempo, io stasera devo…, io domani devo…io,io,io, nient’altro che io…

Chiamo la groupie, devo condividere la mia gioia con qualcuno che ami la neve. Rifletto sul fatto che non potrei mai stare con una donna che non la pensi come me a proposito di questa ” precipitazione atmosferica nella forma di acqua ghiacciata cristallina che consiste in una moltitudine di minuscoli cristalli di ghiaccio tutti aventi di base una simmetria esagonale e spesso anche una geometria frattale, ma ognuno di tipo diverso e spesso aggregati tra loro in maniera casuale a formare fiocchi di neve”. Appunto.

Cerco di scrollarmi di dosso queste reazioni isteriche, mi sistemo mentalmente in posizione fetale e guardo la neve scendere. Verso le 19 esco dall’ufficio, le macchine, le siepi e i cortili iniziano ad imbiancarsi.

In macchina mi sento SHOWDWON di ALBERT COLLINS e JOHNNY COPELAND che mi ha passato Danilo, il connubio blues e neve dovrebbe essere perfetto  e invece c’è qualcosa che non funziona…

Collins, Cray, Copeland "Showdown"

Collins, Cray, Copeland “Showdown”

Il suono di quelle Fender è troppo da mammolette, non fa per me, mi disturba. Si lo so, sono un talebano della GIBSON, ma che ci posso fare se i chitarristi Fender che riesco ad ascoltare sono pochissimi (RORY GALLAGHER, BLACKMORE, HENDRIX, CLAPTON, JEFF BECK, PAOLINO LISONI…)!

Così sullo stradone Stonecity-Herberia mi metto ad ascoltare i DEEP PURPLE ad Osaka il 15 agosto del ’72. Oh, là, si inizia a ragionare.

Deep Purple in Giappone nell'agosto del 1972

Deep Purple in Giappone nell’agosto del 1972

Più mi avvicino a Regium e più la neve inizia a scendere forte. Sento Brian, gli do appuntamento a domattina, poi mi sistemo meglio sul sedile, nell’abitacolo il tepore dell’Hammond di JON LORD. Mi sento bene, guido prudente, la neve scende tra gli svincoli della tangenziale, sono a Gavassae, manca poco…

Rotonde a Gavassae (Foto di TT)

Rotonde a Gavassae (Foto di TT)

Imbocco la stradina lunga e tortuosa, la serata è nera, azzurra è invece la luce che vedo in lontananza, quella lucina che mi guida e che mi fa sempre venire in mente ONWARD degli YES…

Apro il garage, la neve adesso scende fitta fitta tra i fari della blues mobile…

SAMSUNG

Prima di salire mi guardo intorno, la campagna è silenziosa, le luci sembrano versarsi liquide a terra, sospiro compiaciuto delle sensazioni che ogni volta mi regala la neve. Lo sguardo poi si posa sui simboli dei LED ZEPPELIN nelle inferriate…mi vien voglia di fare la mossa alla Jimmy Poige quando tiene la chitarra bassa e fa quei passetti …la faccio, scivolo, quasi mi ammazzo. Meglio entrare in casa.

Quasi mezzanotte, controllo la situazione un’ ultima volta, continua a scendere, il manto bianco ricopre abbondantemente tutto…che bello. Alzo lo sguardo, i fiocchi in controluce prendono mille colori, sembrano i faretti di un grande impianto luci, sopra ad un grande palco…stacco il jack, passo la Les Paul al tecnico, mi inchino davanti al pubblico…è ora di andare a letto…”New York, goodnight!”

LZ New York MSG luglio 1973

LZ New York MSG luglio 1973

Neve Snoopy

Brian loves the blues

25 Nov

Domenica passata a fare il badante a Brian. Il vecchio mi accompagna a Ninetytland  a votare per le primarie, mi obbedisce quando gli ordino di fare certe cose, mi guarda quando gli preparo da mangiare. E mi benedice più di una volta solo per il fatto di essere lì. Una domenica da lui è lunghissima. Mi tocca guardare RaiMovie (Brian non ha Sky), fare la lavatrice, cercare di dormire senza riuscirci, provare a leggere, rispondere alle sue domande che ormai sono sempre le stesse. A volto sbotto, è difficile non perdere la pazienza anche se la sua fragilità mi fa andare l’anima in pena.

La giornata volge al termine verso le 20, quando è ora di metterlo a letto e tornare a Borgo Massenzio. Lui è sul divano, sembra un po’ assente, io ho in braccio la Epiphone 335 rossa che mi ha regalato Riff…

Sto suonando qualche riff e qualche licks in attesa arrivi il momento di andare. Sono concentrato sulla chitarra, suono il riff di GUESS I’LL GO AWAY di Johnny Winter e subito dopo qualche svisata sulla pentatonica minore di LA…e all’improvviso sento Brian dire qualcosa:

“T’è propria brev a sunèr chi lavòr lè.” (Sei proprio bravo a suonare quelle cose lì).

Mi volto e mi accorgo che Brian è intento a guardarmi ed ad ascoltarmi….sul divano in tuta, con quella rassegnata malinconia che hanno i vecchi, pur con la nebbia nella maruga  è concentrato a vedere quel che fa suo figlio sulla chitarra…mi commuovo…anche a Brian piace il blues.

ORDINARY BLUE DAYS ON THE BLUE HIGHWAYS (tra Ron e Lou Reed)

24 Nov

Dal punto di vista della logistica non sono proprio messo benissimo: residenza a Ninetyland, domicilio a Borgo Massenzio, lavoro a Stonecity, vecchio padre da accudire a Mutina. Giro avanti e indietro per questi 4 punti cardinali personali, e mentre giro…di sera, di notte, di mattina presto, di pomeriggio… ascolto musica, rifletto, faccio congetture e blueseggio all’infinito.

Prendiamo ad esempio l’altro giorno, esco dall’ufficio a Stonecity nel tardo pomeriggio per recarmi dal medico a Ninetyland. La blues mobile rolla in modo stabile sulla freeway Stonecity-Mutina, nello stereo UNA CITTA’ PER CANTARE di RON, altro album comprato in diretta. Lo vidi anche in concerto, Rosalino, al vecchio palasport di Mutina proprio in quell’anno, il 1980.

Insomma son lì in macchina con l’animo un po’ in pena e parte IO TI CERCHERO’, musica di RON parole di DALLA. In pochi minuti scende il melancholy blues e in modo delicato prende possesso dell’ anima mentre dentro alla testolina scende una nebbia soffusa…

…ecco ascolto quella canzoncina, ne canticchio parte del testo, mi commuovo, non so nemmeno perché…

tu non vivi lontano 
nello spazio profondo 
ma tu sei una donna 
come tante nel mondo 
non c’è niente di strano 
ma rimane il mistero 
di una notte diversa 
ma diversa davvero 
ed è per questo, 
per questo, per questo 
che ci stiamo cercando 

Poi arrivo a Ninentyland, parcheggio la blues mobile sotto ad un lampione, entro nella sala d’aspetto del medico. Il dottore è un amico con cui ho fatto elementari e medie. Anche la segretaria era una di quelle ragazzine con cui giocavo da piccolo e ora guardala lì, una donna adulta di una certa età che con estrema pazienza porta avanti il suo lavoro. Mentre aspetto sfoglio l’ultimo numero di SUONO, hanno pubblicato uno degli articoli su DETROIT che Polbi ha scritto per il blog. Mi scappa da ridere quando mi accorgo che hanno lasciato la frase “sarà che come dici tu Tim siamo uomini di blues…”...immagino il lettore ignaro che si chiede “ma chi cavolo è questo Tim?”.

Contemplo la gente da sala d’aspetto, tutti vestiti senza far caso all’abbinamento dei colori…scarpe nere, pantaloni marroni, maglionazzo verdastro, calzino corto blu! Il calzino corto no, porca madosca, blu poi …schiacciato tra il nero delle scarpe e il marrone delle braghe. Una signora sulla settantina ha i pantaloni della tuta da ginnastica con le scarpe col tacco. Mah. Invece di aspettare le solite due ore, dopo mezzora tocca a me. Non male. Giangi (il dottore) mi ascolta paziente, mi prescrive quello che deve, qualche medicina, qualche esame…abbiamo la stessa età…dobbiamo rassegnarci al fatto che il corpo cambia e che quando tocchi certe vette piccoli fastidi prima o dopo arrivano.

Risalgo in macchina, abbandono con un po’ di tristezza Ninetyland. Mi costa lasciare il mio paesino, mi manca e sono sicuro che anche io gli manco. Il pezzo successivo è NUVOLE. Divento sentimentale, mi sento un po’ spaurito, avrei bisogno di appoggiarmi al petto di una mother mary, di una amica, di una groupie oppure trovarmi con Biccio sul fronte del porto a contemplare il mare di notte con un Southern Comfort nel bicchiere. Oppure, oppure… trovarmi là, come sempre là, al Richfield Coliseum di Cleveland…

Nuvole per tutti quelli che han bisogno di sognare
di provare a immaginare che, che cambierà
ancora un giorno e cambierà
che qualche volta il vento può fare uscire il sole
ancora un po’ e poi vedrai che cambierà.

Ascolto IO TI CERCHERO’ e NUVOLE più volte, mentre immagino di prendere il volo con la blues mobile, e con il volo finalmente quietare l’animo, i pensieri…penso a dove sono gli amici, a cosa stanno facendo…Polbi al di là dell’Atlantico, Picca e Liso al di là del Secchia, Jaypee sul Little Bird Bridge, e via via tutti gli altri…poi la blues mobile atterra di nuovo, segue una delle tante blue highways (courtesy of  William Least heat-Moon) che son solito percorrere e mi porta docilmente fino al posto in riva al mondo. Parcheggio la macchina in garage, mi carico un sacco di pellet sulle spalle, salgo le scale esterne ed entro nella domus saurea.

Il mattino dopo mi sveglio di buon ora, devo essere da Brian alle 07,30, stamattina devo portarlo a fare il vaccino antinfluenzale. Mi soppeso l’anima, è ancora in modalità blues, ma è un blues diverso, meno sdolcinato di quello di ieri. Riparto, rifaccio le mie blue higways, ma stamani a farmi compagnia è LOU REED, quello che piace a me, quello del concerto del 21 dicembre 1973  all’Howard Stein Academy Of  Music di New York, concerto spalmato su due dischi dal vivo imprescindibili: ROCK AND ROLL ANIMAL (1974) e LIVE (1975).

(L’Academy Of Music di New York)

Il tempo è grigiastro, gli alberi hanno ormai perso le foglie, la campagna si prepara all’inverno e io lì in mezzo a questa triste atmosfera agreste che mi ascolto musica metallica proveniente dalla parte più tenebrosa e selvaggia del cuore di New York City. Per alcuni mesi la band di LOU REED di fine 1973 è stata una delle migliori hard rock and roll band in circolazione. DICK WAGNER e STEVE HUNTER alle chitarre formarono una di quelle coppie chitarristiche che ancora oggi venero con fervore mistico. Quell’INTRO che apre l’album ROCK AND ROLL ANIMAL che va poi a sfociare in SWEET JANE è uno dei momenti di massima goduria per il rock chitarristico…

In sala d’aspetto dalla dottoressa di Brian in Verdi Avenue sono in compagnia di anziani, tutti lì per il vaccino. Tocca a noi, entriamo, la dottoressa infila l’ago nel braccio di Brian, lui non fa una piega ma una volta finito vorrebbe restare a parlare , così mi tocca spingerlo fuori dall’ambulatorio con forza. Ci fermiamo in un bar, due svedesi e due caffè macchiati. Brian attacca discorso con tutti, mentre io do una occhiata alla Gazza. Lo riaccompagno a casa, lo sistemo e lo tranquillizzo per la mattina. Scendo e mi butto di nuovo sulla freeway Mutina-Stonecity. Tolgo R’N’R ANIMAL e inserisco LIVE.

Di nuovo il blues che mi accompagna, questo è più discreto, silenzioso, apatico. Quel senso di insoddisfazione con cui bisogna fare i conti, che magari è prerogativa  della condizione umana, così mi adeguo, mi piego ad essa e continuo ad ascoltarmi LOU REED…

BRIAN says “VIVA I LED ZEPPELIN”

18 Nov

Sabato mattina, mi preparo per andare da Brian; mi tocca prendere una scopa e recuperare sotto al letto il burro cacao, Palmiro me ne fa sparire uno stick ogni due o tre giorni, non si  sa dove vada ad intanarli. Sono ancora scontroso come capita spesso al mattino e sono lì sdraiato sul pavimento con la scopa in mano… tiro una madonna. Davanti allo specchio mi accorgo che ho la faccia stropicciata, mi do un po’ di crema per il viso…burro cacao, crema, depilazione ascelle (come STEVEN TYLER)…non starò mica diventando metrosexual? Zio can an s’è mai vest FREDDIE KING dvintèr un metrosexual…

(Freddie King)

Mi metto in macchina e cerco di ridiventare un mannish boy con NUTHIN’ FANCY dei LYNYRD SKYNYRD…

La blues mobile rolla sulle tangenzialine campagnole Mutina bound e io ripenso alla visita a cui ho portato Brian giovedì scorso. Davanti ad una commissione per la certificazione della invalidità Brian a volte risponde a tono a volte no. Gli chiedono come si chiamava sua moglie, lui risponde erroneamente che non era sposato. “Va bene, come si chiamava allora la sua compagna” e lui ” mah, non lo ricordo”. Mia sorella accusa il colpo e si commuove un po’, io maledico i pantani in cui la vecchiaia ti spinge.

Arrivo alla Littlecross, solite faccende di badantaggio (stavolta vesto Brian in blu) e poi un salto al Newtower. Non facciamo nemmeno in tempo ad entrare al bar che Chen il cinese mi chiede “due caffè macchiati?”. Ci mettiamo in un tavolino, uno di quelli sfigati, vicino ad una porta d’ingresso laterale, dietro di noi un poveraccio butta soldi dentro quelle maledette macchinette elettroniche. Guardo l’umanità che entra ed esce dal bar, contemplo me e Brian sorseggiare un caffè e mangiare un paio di cannoli…mi dico “me tapino”. Mi arriva poi addosso la prima sensazione legata alle feste natalizie: cielo grigio, la gente chiusa nei paltò, qualche lucina già accesa. Uhm, meglio uscire.

(Brian nel bar di Chen il cinese – foto di TT)

Mentre ci dirigiamo al Conad Brian mi recita per la milionesima volta l’intro della Divina Commedia, Brian lo fa continuamente, è il suo unico messaggio per illudere se stesso e gli altri che la marùga ancora funziona. Sbotto: “Brian basta, la dici in continuazione questa frase, non ne posso più, ogni tanto dì viva i Led Zeppelin, diobono…”. Prima di entrare nel supermercato ci si fa incontro un vecchio, evidentemente vecchia conoscenza di mio padre. “Buongiorno Lino come va?” e Brian “Viva i Led Zeppelin”. Ah!

Poco dopo ci dirigiamo a Ninetyland, Brian è felice quando sembra riconoscere i posti dove ha vissuto tanti anni. Lo sono anche io.

(Happy Brian in Ninetyland – foto di TT)

Verso la mezza lo riporto a casa e mi dirigo all’Ariosto di Regium per la spesa settimanale. La groupie è già dentro, la raggiungo. Essendo fondamentalisti della COOP, siamo soci e abbiamo la possibilità di fare la spesa in modalità salvatempo: pistola leggi codici a barre alla mano, inserimento degli articoli direttamente nelle borse e possibilità di evitare le code alla casse tradizionali; mentre son lì che diligentemente  dirigo il raggio laser sul codice a barre di certi articoli mi chiedo se GREG LAKE abbia mai fatto la spesa col salvatempo…

(Tim fa la spesa alla Coop col salvatempo – foto di LST)

Mi metto a tavola alle 15, pranzo, preparo la lavastoviglie, mi rilasso un’oretta e poi Herberia, cinema Emiro, SKYFALL. Mi piace andare al cinema al pomeriggio del sabato, paghi 6 euro, la salà è semivuota e per un paio d’ore non pensi ai tuoi soliti blues.

Mai stato particolarmente legato ai film di 007, ma da quando c’è DANIEL CRAIG non me ne perdo uno. Questo è il migliore dei suoi tre. Un film d’azione proprio bello bello.

Serata casalinga, al calduccio delle proprie cose e dei propri CD. La J**e pareggia, il Milan pareggia, chissà domani pomeriggio che farà l’INTER. La groupie legge un libro, Palmiro le dorme addosso, la stufa accesa e io che faccio partire THE PIOUS BIRD OF GOOD OMEN dei FLEETWOOD MAC…

Brian e i sistemi sinottici, le ballate struggenti di JOHN MILES e Bologna-Inter 1 a 3

28 Ott

Sabato mattina, vesto Brian e lo guardo: con i jeans, le (finte ) clarks invernali,  il ciuffo che ancora resiste sembra un giovane, vecchio, ma giovane.  Gli sistemo le maniche del maglioncino, gli aggiusto il collo della camicia, mi assicuro che si dia il dopobarba…Mi segue docilmente a far colazione nel bar di Chen il cinese, al Conad del Newtower a fare la spesa e a Ninentyland per il nostro solito giretto settimanale. Si perde tra i pensieri, mi chiede decine di volte la stessa cosa, cita l’incipit della Divina Commedia fino alla nausea eppure dietro quegli occhi c’è ancora la scintilla della lucidità. E’ sempre pronto ad uscire, a stare in mezzo alla gente e a ribattere con sarcasmo ed ironia alle mie battute o a stare al gioco. “Brian Brian” gli faccio “mo sa gh’è dènter cla testa lè, gninto?” “Te pensa ad arivèr ala mee etee po a nim parlòm” ribatte prontamente il vecchio Brian.

Radio Capital passa THINK di ARETHA FRANKLIN , Brian parte con un battimano inaspettato, io mi metto a muovere la testa al tempo di musica nel famoso John Paul Cappi style e Brian si mette a fare altrettanto. Sembriamo due degli Earth Wind & Fire. Mi chiedo cosa possano pensare i guidatori delle macchine che incrociamo.

A Ninentyland incontro Lasìmo, parliamo fitto fitto per alcuni minuti, Brian che forse si sente escluso (naturalmente è lui che deve essere al centro dell’attenzione) se ne esce con  “Eh, i sistemi sinottici”. Io e Lasìmo ci guardiamo sbigottiti e smettiamo di parlare. Brian è riuscito nel suo intento. I sistemi sinottici…mah!

Anche la domenica la passo con Brian, lo porto a Borgo Massenzio, così spezzo la giornata e mi sembra meno lunga.

(Brian alla domus saurea – foto di TT)

Nell’andare avanti e indietro attraversando il primo weekend di vero autunno, quello che già tende a sconfinare nell’inverno, decido che mi serve qualcosa di accogliente così precipito di nuovo verso JOHN MILES. Ho un debole per lui e per le sue ballate sdolcinate, nostalgiche, romantiche e zuccherose. Ma di lui mi piace tutto: le derive sinfoniche, l’hard rock simil zeppeliniano, gli irresistibili ritmi che strizzano l’occhio alla disco rock dei fine settanta. Mi domando se c’è qualcun altro che ama come me certi musicisti. Temo di no. Immagino la gente chiedersi “Lo conosci Tim Tirelli?” “Sì, è quel che pazzo a cui piacciono gli EDGAR WINTER’S WHITE TRASH e JOHN MILES”. Sì, perché va bene i LED ZEPPELIN, gli ELP, SANTANA, la BAD COMPANY e i BLUE ÖYSTER CULT, ma ci sono certi artisti mainstream un po’ ai margini per cui ho delle fisse mica da ridere.

Dopo essermi rigirato un po’ nell’edonismo della nostalgia (NO HARD FEELINGS, TIME e REMEBER YESTERDAY) mi ricompongo con SYMPATHY…

Nel posto in riva al mondo Brian impazzisce per Palmiro. Palmir è un gatto estroverso e intergaisce con tutti con gran piacere… “Mo dio bon, mo se gli voglio bene a quella gattina“Brian è un un maschio si chiama Palmiro” “Beh, va beh, ma gli voglio proprio bene a quella gattina”.

Insieme guardiamo poi l’INTER, sul divano, con lui che mi tiene la mano come se fossi un bambino piccolo. Mi chiede continuamente come siamo messi, se noi siamo i bianchi. Guardare l’INTER è una delle gioie della mia vita, quest’anno sono molto cauto…dopo essere passati dai trionfi del 2010 ad una annata come quella dello scorso anno uno si fa più accorto. Seguo la squadra, il nuovo corso, la ricerca di una propria via ma cerco di rimanere realista. Non voglio lasciar scatenare le tempeste di emozioni che di solito albergano nel mio cuore, quest’anno voglio tenere un low profile, un passo alla volta e vediamo dove arriviamo. RANOCCHIA, MILITO, CAMBIASSO…tre bei goal che mi riempiono di gioia, gioia che esplode ma con eleganza. Brian vede i goal, e poi i replay…non coglie esattamente il fatto che sono riproposizioni e così chiede “Ma quanti ne abbiamo fatti?”. Gli ultimi minuti sono una sofferenza per lui “Allora è finita?” “Ma quando finisce?” “Tim, allora?”. Al fischio dell’arbitro, sorride, mi abbraccia e si lascia andare ad un “Viva, viva,viva l’Inter, dio te stradora”.

Peccato che a Catania ci siano state due sviste arbitrali mica da poco (goal regolare del Catania annullato, goal irregolare della J**e convalidato) perché avremmo potuto avvicinarci un po’ alla squadretta di Trombetti.

Nel riportare Brian a casa noto, esattamente come l’anno scorso, che a Mutina, la ferramenta davanti al Newtower ha già montato gli addobbi natalizi alle vetrina e le lucine in cima ad un grande albero…oggi è il 28 ottobre. Mah.

Bluesin’ away aspettando CELEBRATION DAY

14 Ott

Mi accorgo ogni giorno di più che sono in quell’età in cui si ha bisogno degli amici, di tenere saldi i rapporti, di fare quadrato.  Non ci sono cazzi, ho bisogno di loro, non solo dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista spirituale e di contatto. Ho la necessità di sentirli tramite telefono, sms, email, social network o blog quasi quotidianamente. Oltre al piacere di confrontarmi con gente con cui ho affinità elettive, credo sia il bisogno atavico di sentirmi meno solo in questo sconfinato universo, a maggior ragione adesso che gli anni sembrano bruciare alla svelta.

Mi trovo di giovedì in ufficio di primo pomeriggio, sto inserendo dei dati in uno schema excel, fuori un cielo plumbeo e pesante che contrasta con la temperatura tutto sommato mite, la pioggia che va e viene. Cerco di trovare un po’ di sollievo nel famoso  Bernard Purdie shuffle ( quello che pare abbia ispirato Bonham per FOOL IN THE RAIN) ascoltandomi in sottofondo gli STEELY DAN di Home Again…

Poi mi sintonizzo tramite sms sulle frequenze di Liso e Picca. Liso è a Roma ad un convegno per un paio di giorni e ha i maroni già trifolati. Picca sta andando al lavoro a piedi con ipod e cuffiette, quando gli è partita in random CARAVAN di VAN MORRISON dall’ULTIMO VALZER si è commosso come un bambino.

Inserisco i miei dati, sbuffo, la pioggia continua a cadere, penso ad un’email di Biccio in cui mi diceva – dopo aver ascoltato per radio un pezzo di IVAN GRAZIANI e di essersi intenerito – ” Mi prenderai per pazzo ma perché non ci rimettiamo a suonare insieme?”. Biccio, il Tony Banks delle campagne modenesi, carne della mia carne… chissà se mai succederà qualcosa, intanto – in onore del nostro comune passato – ho già il nome pronto: LA BANDA DEL SALICE PIANGENTE.

Venerdì pranzo con Jaypee: il Leon Wilkeson di Soliera ha appena cambiato posto di lavoro – robetta mica semplice di questo tempi e alla nostra età – mi ragguaglia sulla cosa e sul fatto che ha scritto un testo in inglese per un pezzo commissionato a Lorenz (il guitar god di Little Vineyard) che funga da auto tributo ad uno dei due gruppi in cui suonano. Jaypee che si mette a scrivere i testi. Ci mancava anche questa! Me lo fa leggere… la prima strofa è scomodissima e il resto funziona… Mogol e Pete Sinfield gli fanno una sega. Pizza da Rock a Stonecity, Giuditta per me e Gitana per lui. Acqua naturale fuori frigo e coca cola. Me lo spupazzo ancora un po’ nel nome del blues e del rock e poi lo lascio andare.

(Jaypee & Tim – foto di Kerlo)

Prima che apra la porta gli passo un bootleg dei LZ (San Francisco 27-4-69 versione della Liquid Mercury), un bootleg degli Heart (Cleveland 76), un bootleg di Ivan Graziani (San Giuliano Milanese 1979) e una copia di LA FUTURA, l’ultimo degli ZZTOP. Gli dico di ascoltare il quarto pezzo. Non aggiungo altro.

Poco dopo mi arriva una sua email: “OVER YOU va ascoltata all’imbrunire, quando le cose assumono forme ambigue e ombre silenziose ti accompagnano nel posto dei ricordi.”

Già, OVER YOU è uno dei nostri pezzi, una di quelle ballad bluesate, sporche di quell’olio che la coppa della tua vita inizia a perdere.

Sabato mattina, vado da Brian, mi sono addormentato alle 4, non sono esattamente un fiore. Di nuovo il cielo scuro e cupo, ma è quella cupezza alla nostra portata, di quella che la infili nella borsa e il giorno vien da sé. Mi ascolto SANTANA. Sono dentro ad uno dei miei buraccioni, da quando Paolino Lisoni quest’estate dal mare mi mandò a dire via sms che stava ascoltando CARAVANSERAI non riesco a togliermi Carletto dalla testa. Sono tornate a galla tutte le mie pulsioni trascendentali e jazz rock su cui sognavo a 18 anni. Ci si mette poi Donato con una delle sue risposte all’intervista dell’altro giorno (” Lotus dei Santana: un triplo live che è come un salto nell’alto dei cieli e un tuffo nel magma della materia”)… non ci voleva altro: nonostante i tempi grami ho riempito il carrello di Amazon con i CD del periodo che mi interessa in versione rimasterizzata. Son quasi tutti album che ho, ma naturalmente non posso più vivere senza le upgrade version. Stamattina c’è WELCOME che gira sul car stereo. FLAME-SKY, Carlos e JOHN MCLAUGHLIN che suonano insieme, penso a Liso, lancio la blues mobile sulla tangenzialina campagnola e inizio la rotta verso galassie inesplorate.

 

Pomeriggio, ho sonno, penso a domani che sono di turno da Brian, prima di coricarmi mi bevo un caffè corretto Southern Comfort… mossa sbagliata, il sonno non arriva. Mi alzo, il cielo alterna soleggiate improvvise a dritti e rovesci d’acqua. Nello studiolo al pc. Ieri sera a Londra e l’altro giorno a NYC si sono tenute le due premiere di CELEBRATION DAY, il film sulla reunion del 2007 dei LZ. Guardo le foto su facebook scattate dai miei amici americani ed inglesi. Vedo il mio amico di lunga data (27 anni) Billy Fletcher e sua moglie Alison abbracciati a Page e Jones, leggo i commenti del mio amico newyorkese Bill McCue (anch’egli inizialmente poco tenero verso la reunion)… sembra che il film sia spettacolare, che i LZ abbiano suonato bene, che i bootleg apparsi sino ad ora non rendano giustizia. Anche con gli errorini lasciati e qualche edit per sistemare certe cosette (ricordate lo scazzo in DAZED AND CONFUSED?) pare che il filmato sia una meraviglia e che i LZ ne escano bene.

(LZ in NYC)

(LZ premiere ieri a Londra – Foto Tight But loose)

Tramite il mio amico Massimiliano Pizzimenti scovo il clip di STAIRWAY filmato al cinema da uno spettatore. Tenendo conto che STH è stato il pezzo suonato con meno convinzione sono molto risollevato, non è mica male.

 

Penso a mercoledì quando buona parte della Congregazione del Blues si troverà al cinema UCI di Reggio per assistere all’evento. L’eccitazione sale ma con essa anche il blues di non essere stato a Londra o a New York e di non avere le stesse oppurtunità dei miei amici inglesi e americani. Mi commisero pensando alla mia condizione di fan dei LZ perso nelle campagne reggiane. Per distrarmi un attimo scendo e mi perdo nelle impressioni di ottobre, tra la corteccia bagnata degli alberelli e la bruma che si preannuncia.

(In dla bàsora in ùtober in dal post in riva al mond – foto di TT)

Rientro in casa, sul fuoco il pentolone pieno d’acqua con la carne e le verdure per fare il brodo, quell’odore è così familiare e così emiliano che l’animo si distende, il piombo zeppelin si scioglie e si raffredda in un rivolo di pensieri leggeri e al tempo stesso profondi. Dopotutto non è mica male blueseggiare la propria vita nelle campagne reggiane. Davanti allo stereo, BORBOLETTA… vai Carlos.

 

Il FAR AWAY HEART e l’alternate FIRE AND WATER dei FREE.

6 Ott

Sabato mattina, ti svegli alle sette e il primo istinto è quello di farti forza per poter affrontare la giornata. Scendi e ti immedesimi in quel velo di nebbia che in questo periodo ottenebra i campi…

(Nebbia sui campi – foto di TT)

Ti metti in macchina, attraversi Borgo Massenzio, a Gavassae il giorno non sembra ancora arrivato…

(Light dark and grey october morning in Gavassae – foto di TT)

Ti posizioni meglio sul sedile della blues mobile e inizi a fare mente locale. Non hai voglia di sentire niente stamattina, strano, qualcosa deve nascondersi lì dietro all’anima. Sintonizzi su RADIO CAPITAL. Sei Mutina bound, idraulico di prima mattina poi solito lavaggio, stiraggio, badantaggio di Brian. Man mano che avanzi lo senti il brusio che cresce dentro di te, cerchi di capirne le parole, il senso…sì certo, uno dei tuoi blues, ma quale sarà quello odierno? Dai una occhiata al sole, sembra indeciso, timido mentre cerca di sbucare sopra una delle frazioni di Saint Martin On The River che attraversi.

(Sole su Stiolo – foto di TT)

L’idraulico è più o meno puntuale, come il livello del blues che sale sale sale dentro di te. Lavo e preparo Brian, un caffè da Chen il cinese e la spesa al Conad del Newtower. Ti vedi dentro quel supermercato mettere nel carrello le cose scritte nel foglio che ti ha preparato tua sorella, cercare di tenere a bada Brian che attacca bottone con tutti, andare alla cassa e riempire i due borsoni in fretta prima che il cassiere debba aspettare troppo mentre tu accaldato tiri fuori il bancomat, paghi ed esci. Invece che prenderla con ironia, la prendi con ferocia e con un tono poco simpatico ti lasci andare un “zio pork an s’è mai vest Paul Rodgers fer la spesa al Conad con so pèder”.

(Paul Rodgers)

Risali da Brian, riponi la spesa in cucina, riscendi e porti Brian a Ninentyland, ti fermi da Lasimo dove prendi altre tue cose, riparti, arrivi a Mutina e riporti Brian in casa. Sono le 13,15 e sei già cotto. Abbracci e baci Brian (se non gli si da la mano e non lo si bacia Brian non è soddisfatto, è diventato un gran sentimentale) e riparti. Controlli il blues, cazzo è già al livello di guardia. In Macchina metti i TRAFFIC, ma forse peggiori la situazione…

Arrivi nel posto in riva al mondo, una bistecca, una birra, un southern comfort e ti metti sul divano a cercare di interpretare il blues che continua a farti sentire in prestito…ma Palmiro capisce il momento, le sue orecchie sbucano da sotto il divano, con un saltello è sopra di te, si sdraia sul tuo petto ed inizia a fare le fusa. Ti arrendi a questo terapeutico momento naturale dove due esseri viventi di specie diverse interagiscono…

(Tim e Palmir interagiscono – foto di LST)

Nel tardo pomeriggio di questo tiepido ottobre scendi in campagna in preda a vibrazioni blues che si fanno sempre più violente, vai dietro casa, osservi le campagne, ti toglie felpa e maglietta e il FAR AWAY HEART BLUES ti esce dal petto come un piccolo alien…la testa inizia a girare, l’equilibrio si fa instabile mentre lo sguardo arriva là, lontano oltre le colline, e si posa sulla Patagonia, su Santa Clara, su San Francisco, su Inglewood, su Baton Rouge, su Helena, e via via sempre più veloce più su verso New York, Chicago, Montreal…poi riscende sul New England, attraversa l’Atlantico, arriva nel Sussex, nella Snowdonia, nell’Olanda che è lontana dai nostri confini, nella Scandinavia. E poi ancora Leningrado, Isola di Sakhalin, Tokyo, Nagoya, Osaka, Perth …per poi cadere esausto sull”Africa orientale dove tutto ebbe inizio con le scimmie australi di quattro milioni di anni fa.

Ritorni in te e ti chiedi se troverai mai un po’ di pace in questa porca vita blues, se la smetterei finalmente di cercare il tuo nido di stelle, perché tanto lo sai che non esiste, tanto vale mettersi il cuore in pace e far tacere questi impulsi di fuga.

Torni in casa a testa bassa, ti chiudi in quella specie di studiolo che ti hanno concesso, scruti gli scaffali con i CD…ti viene in mente Picca quando dice che finisce sempre per ascoltare quei cinquanta album con cui è cresciuto. Già, ci vuole uno dei tuoi album, quelli che sono carne della carne, blues del tuo blues…scaffale deluxe edition, lettera F, FREE, FIRE AND WATER, disco 2 con alternate version…

Te lo ciucci tutto come fosse un biberon pieno di latte tiepido…FIRE AND WATER (US Album mix), OH I WEPT (Alternate Vocal Version), REMEMBER (New mix), DON’T SAY YOU LOVE (New mix) e via via tutto il resto. A fine cd le cose vanno un po’ meglio, il blues sembra regolare adesso, battito costante, maliconia sottocontrollo. Ti chiedi cosa sarebbe la tua vita senza la musica rock, la tua musica rock, quella vera, quella che ti tiene in vita…

Poi ti arriva all’improvviso un sms di un tuo amico, Liso… “MAKE OR BREAK pezzo dell’anno”…sorridi, solo con certi amici sono possibili queste gustosissime incursioni rock sopra le righe. Gli rispondi “Sei un mito”, e lui di rimando “Pochi accordi…LA maggiore dritto e pochi cazzi. Questo è rock”. Digiti sulla tastierina del tuo Galaxy “FIRM miglior gruppo di tutti i tempi, dopo SANTANA”. E lui “Esàat”.

Ecco, il rock e gli amici venuti col rock. Sono vivo grazie a loro.