MOTT THE HOOPLE “Home Is Where I Want To Be” (M.Ralphs -1971)

5 Mag

Mott The Hoople - Wildlife - Front

MOTT THE HOOPLE
“Home Is Where I Want To Be”
 (Mick Ralphs)
 

Maybe I’m just a loser
Maybe it’s because my boots ain’t as clean as they could be
Came to town with an even chance
I’m feeling down the people I meet ain’t fair to me

Gave it a try but now I’m ready to cry
And run back to the place where I was raised

Maybe I’m just unfortunate
Maybe I’m alone in thinking that I’ve got a lot to say
Too far in to be anywhere
Lost in the place where nobody seems to know the way

Gave it a try but now I’m ready to cry
And run back to the place where I was raised

Home is where I wanna be
Home is where you’ll always see
Friendly faces that’ll never turn you down
Or say goodbye

Maybe I’m just a loser
Maybe it’s because my boots ain’t as clean as they could be
Came to town with an even chance
I’m feeling down the people I meet ain’t fair to me

Gave it a try but now I’m ready to cry
And run back to the place where I was raised

Home is where I wanna be
Home is where you’ll always see
Friendly faces that’ll never turn you down
Or say goodbye

Mick Ralphs the great

Mick Ralphs the great

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.7 – february 1987

29 Apr

Per il settimo numero credo di non aver potuto contare sull’aiuto grafico di DOM GIARDINI (logo a parte),la copertina infatti non è un granché. Nell’introduzione cito MELVILLE (MOBY DICK, of course), all’interno della fanza il resoconto del secondo viaggio a Londra che feci, i testi con traduzione di ITTOD courtesy di LAURA FAGLIONI (ancora una volta mi basta scriverne il nome per provare un grande dolore), i risultati del referendum del 1986. Inoltre, lettere dei lettori, notizie, qualcosa sui bootleg. In terza di copertina recensisco (con troppa generosità) 3RD DEGREE di JOHNNY WINTER e demolisco senza pietà la BAD COMPANY senza RODGERS.

OH JIMMY 7   001

PDF OH JIMMY N.7

OH JIMMY N7

The blue gardener

28 Apr

Settimana scorsa, san Giorgio, patrono di Stonecity. L’ufficio è chiuso, io sono a casa da solo, Brian è in qualche modo coperto. Invece di dormire, trastullarmi con musica, chitarre e blog, vado con la Lucy da Mazzini, azienda di floricoltura, vivaismo, giardinaggio di Gavasseto. La Lucy è la madre della groupie, ed è una 73enne d’assalto. Figlia dell’Emilia rossa, la Lucy è una donna concreta, senza fronzoli, dai contorni dell’animo spartani. La Lucy è anche instancabile, inarrestabile, immarcescibile. Una volta prese le misure, la compagnia della Lucy è molto piacevole: sincera, senza tanti filtri, con un vocabolario del dialetto emiliano illuminante. Starei ad ascoltarla ore quando parla snocciolando vocaboli che io nemmeno conosco.

Gavasseto è nel buco del culo dell’Emilia profonda, così mi aspettavo il solito vivaio di campagna, invece trattasi di struttura grandissima, modernissima, fornitissima. Rimango basito; diversi capannoni a mo’ di serra, parte esterna assai estesa piena di piante di ogni tipo, ampio parcheggio sul davanti, organizzazione scandinava. Spettacolo.

Mazzini, Gavasseto (RE)

Mazzini, Gavasseto (RE) (Foto di TT)

Da ragazzo davo una mano a mia madre nel coltivare i fiori da giardino, mi deve essere rimasto una sorta se non di pollice, almeno di mignolo verde, perché ad inizio primavera mi piace occuparmi del flower power della domus saurea. Anche la Lucy è un’amante di fiore e piante, così credo le faccia piacere vedere che l’uomo di blues che sta con sua figlia sia un po’ appassionato alla cosa. Insieme giriamo nelle grandi serre, vorremmo comprare tutto, ma dobbiamo limitarci. Scegliamo gerani parigini, surfinie e altre piantine colorate, qualcosa per l’orto e una piccola pianta di duroni. La Lucy di solito è una decisionista senza tanti complessi, ma vedo che mi chiede quali piante e quali colori preferisco, io faccio in modo che decida lei pur indirizzandola verso le mie scelte… equilibrio perfetto. Incontriamo diverse persone che la Lucy conosce, dialetto stretto, convenevoli decisi e mai stucchevoli.

Mentre torniamo, uscendo da Gavasseto diamo un’occhiata ai due grossi nidi di cicogne che ormai da tempo sono stanziali in quei posti; da uno dei due nidi spuntano i piccoli, la Lucy si emoziona, e io con lei.

Di ritorno in Lenin road a Gavassae, la Lucy m’impone di restare a pranzo da lei. Tortelloni di zucca, affettato, lambrusco. Well, this is my homeland, baby. Il primo pomeriggio siamo nel posto in riva al mondo a sistemare i fiori. Io faccio da assistenye/manovale, la Lucy dirige. Gerani e surfinie nel vasi del balcone, gli altri fiorellini colorati nei vasconi del cortile, la pianta nei campi.

Gerani e surfinie on domus saurea's open balcony (foto di TT)

Gerani e surfinie on domus saurea’s open balcony (foto di TT)

 

Flowers on Domus Saurea's courtyard (foto di TT)

Flowers on Domus Saurea’s courtyard (foto di TT)

 

Verso le 16 sono distrutto, Lucy invece è ancora fresca come una rosa. Faccio per buttarmi sotto la doccia agognando il meritato riposo quando mi chiama la groupie “la macchina è pronta per il ritiro”. Sono più di tre mesi che abbiamo ordinato la nuova macchina della groupie, finalmente ora è pronta: bisogna correre a prenderla. La vecchia Clio le è durata per sedici anni con più di 300.000 km, la groupie non ha esitato quando le è toccato decidere che macchina prendere: la nuova Clio. Devo dire che in effetti il nuovo modello è proprio bello, ma la groupie è anche la speedqueen, non è certo tipa da prendere una macchina da figa, perciò ha scelto il modello con la personalizzazione sportiva, così…tanto per non dare nell’occhio…

La groupie e la Clio modello Barry Sheene (foto di Tim)

La groupie e la Clio modello Barry Sheene (foto di Tim)

 

Non c’è niente da fare, la groupie è una Racing Girl…

Una volta ritirata la freccia gialla della bassa, ci fermiamo un momento in Lenin road, la Lucy è lì che vanga. Che donna la Lucy, una vera iron woman…

Iron-Woman

La Lucy.

La sera festeggiamo l’arrivo della Clio in una piccola pizzeria di Gavassae,  “da Gianni”. C’è una famigliola dietro di noi. Lui in infradito, pantalone corto, maglietta, stuzzicadenti in bocca; lei scarpe con suola alta di mille colori. La figlia rompicoglioni che corre tra i tavoli. Lui e la moglie non si dicono una parola. Facce annoiate, esistenze trascinate, anzi sciabattate in giro.

Mi torna in mente la coppia di tre giorni prima al cinegiappo Nuova Hong Kong di Regium Lepidi. Lui reggiano di 65 anni lei ukraina (o giù di lì) di 55. Parlano di aceto balsamico. Lui tutto orgoglioso di questa specialità della nostra terra, lei che lo smonta dicendo che proprio a lei non piace. Lo fa quasi in tono di sfida, in un buon italiano con le vocali chiuse e aspre tipiche di chi viene dalle terre ad est. Lui, filosoficamente, conclude con un prosaico ma dolce ” Ah beh, se non ti piace, fa poi lo stesso”. Lei  si alza per fare un altro giro al buffet, lui in tono scherzoso le dice “non mi lasciare”, lei gli lancia uno sguardo severo ma non scevro di un certo affetto. Che storie che mette in scena il melting pot.

Leggo che a MICHAEL SCHENKER non dispicerebbe tornare a collaborare con GRAHAM BONNETT, beh, non dispiacerebbe nemmeno a me. Tutta roba per il boulevard nostalgia naturalmente, ma non è che sia tanto di meglio in giro. Ne discuto su facebook con Marco P., Alex,  Mixi e addirittura con Polbi. Così, questo sabato di prima mattina mentre vado da Brian mi sparo ASSAULT ATTACK…

… Too hot the sand too deep the oceans
It’s just surviving whatever the cost …

Poco dopo le otto sono al Conad del centro commerciale NewTower; alla cassa un donna sui 65 parla del figlio e della di lui moglie, di come è contenta ad averli a pranzo spesso e di come il figlio sia proprio bravo. Si vede che di solito non ha con chi parlare perché si dilunga in particolari di nessuna importanza e in breve diventa un fiume di parole inutili. Esco dal Conad pensando che l’umanità non ha futuro.

Da Chen il cinese con Brian. Due svedesi e due caffé macchiati. Nel tavolo vicino, una coppia con bimbo piccolo. Lei gioca a fare la mamma in modo che tutti se ne accorgano…redarguisce affettuosamento suo figlio, rompe continuamente le scatole al marito il quale deve alzarsi per prendere un fazzolettino, una bottiglietta di acqua fuori frigo, un bicchiere, un gnocchino non troppo caldo, cristo e la madonna. Insopportabile.

Ci si mette poi l’africano in cerca di qualche spicciolo che viene a stringere la mano a Brian e gli dice “ciao papa”.

Usciamo; edicola…La Repubblica e KEN PARKER n.2.

Pranzo per Brian; gli preparo fette di tacchino con salsa tartara, affettato, formaggio, omogeneizzato, frutta, yougurt. Una sgambata in balcone  e poi lo metto a colorare un disegno.

Verso la mezza  ritorno a Borgo0 Massenzio e  mi ascolto i CACTUS.

La sera l’Inter pareggia zero a zero col Napoli.

 Domenica mattina di nuovo diretto da Brian mi ascolto i MOTT THE HOOPLE e THE FREEWHEELIN’ di BOB DYLAN. Di nuovo colazione con Brian da Chen il cinese. Edicola di viale Ciro Menotti: l’edicolante sta tenendo un comizio. Una signora prigioniera dello sproloquio non sa se ridere, piangere, accondiscendere o dissentire. Lui è uno di quelli sicuri di avere la soluzione a tutto, ad esempio per il recupero di vecchi edifici come quelli delle Ex Fonderie. Dà addosso al comune, si lascia scappare qualche parolaccia per dare enfasi al discorso. Mostro la mia insofferenza, non voglio sprecare nemmeno un minuto ad ascoltare quel tipo di fregnacce, mi inserisco stizzito:  “Gazzetta dello Sport e Repubblica”. Esco scuotendo la testa, l’umanità non ha scampo.

Lunga la domenica con Brian. Scambio qualche email con Giancarlo Trombetti e Max Stefani, mi dissolvo nel tablet, leggo MAN ON THE RUN, libro in inglese sul PAUL MCCARTNEY degli anni settanta regalatomi da Riff, faccio colorare a Brian qualche disegno, guardo un vecchio film con CARY GRANT e INGRID BERGMAN su Rai Movie.

Sera, in macchina domus saurea bound. La severa poetica di DYLAN mi colpisce proprio come la dura pioggia che sta cadendo, meglio virare su qualcosa d’altro: CAPTAIN FANTASTIC di ELTON JOHN. Da alcune settimane ho scoperto che quando devo pettinarmi l’animo, i primi dischi di ELTON sono perfetti. Il savoir faire musicale di quegli album è davvero incantevole…

I held a dandelion
That said the time had come
To leave upon the wind
Not to return
When summer burned the earth again

Mentre attraverso il viola profondo della sera che va formandosi, penso che domani inizierà un’altra settimana, senza troppi ardori, colori e certamente piena di dolori, quelli dell’animo. Penso al fatto che non riesco a produrre una vita soddisfacente, che sono stanco di camminare all’ombra del blues, che se avessi la forza il coraggio invertirei la rotta, punterei la prua verso un nuovo inizio, un nuovo sole che sorge, un nuovo orizzonte…ma il padre dei quattro venti più che un padre è un patrigno, quello che soffia nelle mie vele non è il maestrale, ma un venticello che non mi sposta nemmeno dalla costa, e così, meditabondo, rimango sulla riva della vita a contemplare un mare che non riuscirò mai ad attraversare e a navigare…

Hey, I ain’t never coming 
Home 
Hey, I’ll just wander my 
Own road 
Hey, I can’t meet you here tomorrow 
Say goodbye don’t follow 
Misery so hollow 

Hey you, you’re livin’ 
Life full throttle 
Hey you, pass me down that 
Bottle, yeah 
Hey you, you can’t shake 
Me round now 
I get so lost and don’t 
Know how
And it hurts to care, so I won’t now 

Forgot my woman, lost my 
Friends 
Things I’d done and where 
I’ve been 
Sleep in sweat the mirrors 
Cold 
See my face it’s growin’ 
Old 
Scared to death no reason 
Why 
Do whatever to get me by 
Think about the things I 
Said 
Read the page it’s cold 
And dead 

Take me home 
Yeah, take me home 
Take me home 
Take me home, yeah 
Take me home 

Say goodbye, don’t follow

KEN PARKER BLUES: ristampa del fumetto KP in deluxe edition per MONDADORI COMICS

25 Apr

Mettiamola così: KEN PARKER è il fumetto “ufficiale” di questo blog. Nel 1977 esce il primo numero della collana di questo personaggio creato da BERARDI e MILAZZO (per la casa editrice CEPIM che diventerà poi la BONELLI). Io lo vedo in edicola con la copertina a sfondo bianco, ma decido di non prenderlo. Sono un ragazzino, spendo tutti soldi della paghetta in ZAGOR, IL COMANDANTE MARK, MR NO, L’INTREPIDO, IL MONELLO, LANCIOSTORY e SKORPIO…non me lo posso permettere. Ma ogni mese me lo ritrovo davanti così, pur senza leggerlo, KP mi accompagna negli anni della adolescenza.

Ken-Parker-volume-1

Nel 1984 la serie di interrompe dopo 59 numeri. KEN PARKER non ha lo stesso successo dei suoi “colleghi” più famosi. Vende più o meno 25.000 copie, quota dignitosa ma appena sufficiente per giustificarne la stampa. KEN PARKER è infatti un fumetto western (ma il termine è molto riduttivo) obliquo, diverso, alternativo, d’altra parte BERARDI e MILAZZO (che Page li abbia in gloria) si sono ispirati al ROBERT REDFORD di JEREMIAH JOHNSON (“Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo”) l’indimenticabile film del 1972 diretto dal grande SYDNEY POLLACK. Non a caso è il mio film preferito in assoluto.

Qualche anno dopo parte la ristampa della SERIE ORO, resisto per un po’ ma poi mi lascio andare e da quel momento la mia vita migliora. Nel 1989 gli autori riprendono la pubblicazione all’interno del KEN PARKER MAGAZINE (dapprima edita dalla Ken Parker Editore e quindi dalla Bonelli). Il KEN PARKER MAGAZINE rimarrà per l’uomo di blues che sono il momento più alto mai raggiunto da una pubblicazione a fumetti. Il KPMagazine poi lascia il posto al KEN PARKER SPECIALE, semestrale (!) che dopo quattro numeri chiude. Per me, il Riff, e altri 25.000 è la fine di un’epoca.

Nel 2003 la mia amatissima PANINI (quella delle figurine) ripubblica KP tramite la collana KEN PARKER COLLECTION, e poco dopo la KEN PARKER COLLECTION DELUXE. Inutile dire che posseggo tutte queste versioni.

Ora ci si mette la MONDADORI a ripubblicare la serie di LUNGO FUCILE, 50 volumi da 7,99 euro l’uno. Mi ero detto che avrei comprato solo il primo numero, la Mondadori non è certo una casa editrice che amo, ma dopo aver riletto le prime due storie di KEN, in questo bel formato 21×26, non sono certo che saprò resistere. Ripensando a certi episodi come ADAH e LA CAROVANA DONAVER mi si riempie l’animo di un sentimento struggente e di vibrazioni cariche di umanità dolcissima.

Chiamo la groupie e le dico: “Groupie, mi ero ripromesso di non ricomprarmi la serie per l’ennesima volta, ma…”…la groupie sorride mi accarezza la testa e mi da un bacio sulla fronte…riposta inequivocabile. D’altronde io e lei compriamo già 9 fumetti al mese (special esclusi), lo squilibrio è già di casa nella domus saurea…che vuoi che sia prenderne uno in più.

http://www.mondadoricomics.it/anteprima/ken-parker

 

W IL 25 APRILE

25 Apr

 

via emilia4w1742003123954

Reggio Emilia aprile 1945

Modena il 22 aprile 1945 reggio_democratica_fronte 25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE

 

PETE TOWNSHEND “Who I Am” (Rizzoli 2013) – TTTTT+

24 Apr

Tra tutte le autobiografie di rockstar che ho letto questa è probabilmente la migliore. TOWNSHEND intraprende con molto coraggio un viaggio dentro alla sua anima nell’intento di dipanarne i lati oscuri, di esorcizzarne le paure e le angosce. Dal bambino lasciato nelle mani di una perfida nonna dove ha sfiorato abusi sessuali al giovane adolescente pieno di insicurezze, dalla meravigliosa rockstar degli anni settanta ai tempi degli WHO al tormentato artista solista dei decenni successivi.

Pete Twonshend WHO I AM

TONWSHEND è uno dei pochi grandi personaggi del Rock a capire appieno il valore sociale e culturale della musica Rock, a sostenerne l’integrità, ad elevarne i contenuti. La purezza della scrittura (seppur rabbiosa e oscura) di TOMMY, WHO’S NEXT e QUADROPHENIA lo indica chiaramente. Il songwriter degli WHO incarna alla perfezione la figura del chitarrista compositore dilaniato da un’anima tormentata e prigioniero della sua arte, del chitarrista al tempo stesso intellettuale e istintivo intrappolato sul confine tra tenebra e sole.

pETE tOWNSHEND

TOWNSHEND parla senza troppi giri di parole delle pulsione che lo hanno portato a toccare i territori della bisessualità, delle droghe e dell’alcol, del matrimonio e delle infedeltà, dell’essere iperattivo e schiavo del superlavoro. PETE si mette a nudo, con coraggio e con tanta umanità.

Pete Townshend 2

Indicativo poi capire come si rapportano personaggi del genere con il loro status, il loro sentirsi creativi sempre e comunque e riferirsi ad ognuno dei loro progetti con enfasi e ridondanza, anche a quelli che magari pubblicano solo perché si chiamano in un certo hanno modo e non per il valore della cosa in sé.

Da citare il continuo impegno nel sociale, il pensiero politico, l’umanità intrinseca in un tessuto spirituale molto complicato.

Leggere questa bella autobiografia è stata anche una occasione per riascoltare gli WHO. Il mio PETE TOWNSHEND è quello con la Gibson Les Paul e comunque quello  degli anni 1969/1978. Da TOMMY a WHO ARE YOU  dunque. Risentire in sequenza la loro discografia fine sessanta e anni settanta, mi ha fatto ricordare quanto io faccia fatica -negli ultimi anni – ad ascoltare KEITH MOON. Il drumming a tratti è esaltante, ma troppo, troppo, troppo spesso monocorde. MOON esegue la stessa figura in continuazione, non chiude mai sul charlie (l’hi hat insomma), non tiene quasi mai un tempo, è sempre lì che fa un casino d’inferno. Mi si potrà obbiettare che questo è il bello degli WHO, beh… forse… e comunque fino ad un certo punto. Essendo cresciuto con JOHN BONHAM o comunque con quei batteristi che usavano solo un tom e 2/3 timpani, non è facile per me ascoltare un pazzo che usava 7 tom e 7 timpani.

L’ edizione di cui parlo è quella italiana del 2013, dunque leggermente aggiornata rispetto alla prima del 2012. Bella confezione con foto (anche a colori) all’interno e copertina su carta soft-touch che dà quell’effetto di morbidezza al tocco.

 

PeteTownsendMT

Verso la fine TOWNSHEND scrive : ” E pur facendo parte della classe riocca e privilegiata, il mio cuore e le mie azioni sono ancora quelli di un socialista militante, pronto a stare dalla parte dei perdenti, degli sconfitti e farli divertire nei limiti delle mie possibilità.”

Che uomo di blues meraviglioso. WE LOVE YOU, PETE!

LE STORIE n.19 “Scacco Alla Regina” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,50) – TTTT

23 Apr

Il filone steampunk mi piace parecchio e questo SCACCO ALLA REGINA ne è un bell’esempio. Lettura piacevolissima.

 

BONELLI LE STORIE SCACCO ALLA REGINA

 

LE STORIE N.19 “Scacco Alla Regina”

Uscita:12/04/2014
Soggetto: Giovanni Di Gregorio
Sceneggiatura:Giovanni Di Gregorio
Disegni:Alessia Fattore e Maurizio Di Vincenzo
Copertina: Aldo Di Gennaro

Londra, 1851. L’impero britannico celebra la gloria del progresso tecnologico con la prima, imponente Esposizione Universale. Vero e proprio orgoglio della scienza inglese è Adam, il prodigioso “computer” alimentato dalla forza del vapore, che affronta il celebre scacchista Fiehedrssen in una partita destinata a fare la Storia… Ma, mentre i due giocatori muovono i loro pezzi, un assassino inafferrabile comincia a insanguinare le strade della città. Quale segreta relazione lega il match al suo progetto omicida?

LUKAS “Deathropolis” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,30) – TTTT

22 Apr

Nuovo mensile della Bonelli. Di solito il genere in questione non mi prende…ridestati, zombie, splatter, atmosfere gotiche non fanno per me, ma questo primo numero di LUKAS mi è piaciuto. L’inizio è promettente, vediamo come sarà il prosieguo. La serie, mi par di capire, durerà 24 mesi.

lukas-1-Bonelli

 

LUKAS ” Deathropolis” n.1 – aprile 2014

Uscita:marzo 2014

Soggetto: Michele Medda

Sceneggiatura: Michele Medda

Disegni di: Michele Benevento

Copertina: Michele Benevento / Lorenzo De Felici

Ritorna dalla tomba, senza un nome e senza memoria: chi è il misterioso Ridestato che si aggira per le strade della metropoli?

Tra le strade di una grande città, segretamente in mano alla setta dei Ridestati – persone tornate dalla morte, affamate di carne umana –, c’è un Ridestato diverso da tutti gli altri. È uscito dalla tomba senza un nome, e si fa chiamare Lukas.

Lukas avverte qualcosa di simile all’empatia, perché dalla tenebra che avvolge il suo passato affiorano ricordi della sua vera vita. E prova disgusto all’idea di cibarsi di carne umana. È un cane sciolto che vuole vivere fuori dal branco, e per di più s’illude di condurre una vita normale. Ha conosciuto una ragazza che più normale non si può: Bianca lavora in un’agenzia di pubblicità, è separata e ha due figli adolescenti, Brian eJessica. 

Lukas fantastica di lasciare la città in compagnia di Bianca, e di ricominciare un’ennesima vita. Il suo è un sogno di normalità, di una comune quotidianità trascorsa alla luce del sole.

Ma se potesse ricordare interamente il suo passato, Lukas non cercherebbe la luce. Al contrario, tornerebbe a nascondersi, se conoscesse la ragione della feroce caccia che Wilda Belsen – spietata leader dei Ridestati – ha scatenato contro di lui…

Lukas dovrà lottare, dunque, per difendere il suo sogno. E per la vita delle persone a lui care…

INTERVALLO: Ivan Graziani “Pasqua” 1981

20 Apr

 

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Mi accorgo adesso che è già Pasqua sarà che piove dentro ai raggi del sole

e forse che ho mangiato troppo e non voglio più cioccolata.

E mentre si ride forte il resto della gente si abbuffa e arriva il conto che quasi fu una truffa

 e usciamo fuori dalla trattoria mentre un pazzo sta parlando alle mosche

nella mia anima c’è un cane enorme che sbadiglia e muove piano la coda

lasciatemi solo, voi non mi chiedete non so dove andrò ma questa Pasqua non la scorderò.

 

 Che farò, che farò alle tre del pomeriggio e poi, e poi è Pasqua che farò, che farò alle tre del pomeriggio e poi…

 

E attraversato tutto il ponte a piedi mentre il pazzo mi corre vicino

 mi urla forte che ero anch’io un artista che per la fame poi, ha perso la vista.

“Cinquemila lire, sussurra ti faccio andare con mia sorella non è un gran ché è vero ma ho soltanto quella”

E poi mi tira forte per la giacca urlando “Questa terra è tutta da bruciare”

 Urla e si aggrappa forte ad un lampione e poi mi chiede se ho da fumare.

Ma vattene scemo, vai e vai ad impiccarti dove vuoi che me ne torno per i fatti miei.

 

Che farò, che farò alle sei del pomeriggio e poi e poi è ancora giorno che farò, che farò alle sei del pomeriggio e poi…

 

E son tornato sotto casa tua anche se non è più come allora

e il tempo è stato un giustiziere per i miei e per i tuoi anni.

Ma si scoglie con il sole la neve io non ricordo più le tue parole tornassi indietro almeno proverei

 le tue collane di girasole quanto amore, quanto, quanto amore

una sigaretta illuminava le tue labbra poi fra le mie tu giocavi col fumo.

 Ma non mi dire no stasera almeno tu non mi dire no che questa Pasqua non la scorderò che questa Pasqua non la scorderò… che questa Pasqua non la scorderò.

 

INTERVALLO: CHEAP TRICK “Mandocello” (1977)

18 Apr

 

Cheap Trick - Cheap Trick - Front

Gibson mandocello

Gibson mandocello

 

I can hear you laughing
You’re a million miles away or you’re here
I will never leave you
But I’m a million miles away and I’m near

I’m the thoughts you’re thinking
But you’re a lifetime away from your home or you’re here
I, I can see you crying
You’re a million miles away or you’re here

Look at me like I look at you
Think of me like I think of you
Speak to me like I spoke to you
Dream of me, how I dream of you

I can hear you thinking
You’re a million thoughts away
I’m the dreams you’re dreaming
I’m a million dreams away or I’m near

We can go down slowly like the rain
I could leave and be with you again, oh
I could be your lover, let’s pretend, oh

Songwriters
RICK NIELSEN

Published by
Lyrics © Sony/ATV Music Publishing LLC

million miles away