La prima cosa che faccio al mattino appena sveglio è andare nello studiolo, accendere l’impianto hi-fi, scegliere un disco (preferibilmente in vinile) e far sì che la musica mi accompagni, mi sistemi e mi spinga ad affrontare un nuovo giorno.
A dir la verità sino a pochi mesi fa accendevo il mezzo con cui avviene la trasmissione di contenuti sonori fruiti in tempo reale da più utenti situati in una o più aree geografiche, e mi mettevo ad ascoltare Circo Massimo di Radio Capital, notizie e approfondimenti su come va l’Italia e il mondo. Sarà che da diverso tempo cammino all’ombra di preoccupazioni che mi attanagliano lo spirito, ma oggi non ce la faccio più. L’imbarbarimento politico e morale sempre più diffuso, le scorrettezze verbali, la bile che fasce larghissime di popolazione sputano su altri esseri umani e la tendenza del paese ad isolarsi in un nazionalismo che mi spaventa, fan sì che – per quanto possa – io stia lontano da tutto questo frastuono insopportabile.
E’ così che, non avendo più Mother Mary a tranquillizzarmi con sagge parole e non avendo un dio in cui confidare (se escludiamo il Dark Lord), mi rivolgo alla musica.
Spesso mi sveglio con già in testa cosa ascoltare; nella maruga gironzola già una melodia, un titolo, una frase del testo, la copertina di un disco, altre volte però – pur spinto dal bisogno – non ho chiaro cosa scegliere.
Stamattina ad esempio, sfoglio svogliatamente gli LP ma la ricerca non sortisce alcun effetto. È una bella e (molto) fresca giornata di primavera, mi sovviene di prendere Caravanserai di Santana, ma poi desisto. Mi sposto davanti allo scaffale dei cd in confezione digipack. Prendo Bitches Brew di Miles Davis e Infilo il cd nel lettore; dopo 10 minuti, mentre in sono in bagno che mi faccio la barba, decido che sto pretendendo troppo da me stesso. Torno di là, estraggo il cd e lo rispondo nella custodia della legacy edition.
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Di nuovo davanti agli scaffali dei cd, questa volta nel reparto jewel case. Per lunghi minuti, in boxer e maglietta al freddo di un maggio davvero inusuale, resto inebetito a fissare coste di cd. Spossato, cado su una di quelle compilation della rivista Mojo che conservo (chissà perché) con estrema cura: trattasi del cd Dream Pop.
L’aria sonora avvolge di nuovo le mura della Domus Saurea.
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Giusto il tempo di vestirmi per tornare vicino allo stereo e togliere il dream pop dei miei cabasisi. Guardo l’action figure di Johnny Winter che veglia sulla stanza e chiedo scusa.
Chiedere scusa a Johnny Winter (in alto sullo scaffale) – Domus Saurea maggio 2019 – autoscatto
Johnny Winter action figure – photo Tim Tirelli
Do una occhiata ai cd che da settimane sono accatastati sul lettore. Ne scelgo uno, seleziono la canzone n.4 e lo faccio partire.
Seduto al buio della cucina faccio colazione, mentre il Dark Lord ci dà di string bender e Paul Rodgers canta sciocchezzuole riguardo il vivere insieme, il condividere la propria terra e rendere reali i propri sogni.
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Finisco la colazione, inizia il brano successivo, e benché io sia nel Rocco Schiavone mood mattutino, mi metto a ballare da solo nel corridoio al ritmo di Radioactive dei Firm.
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Avrò anche un rapporto di amore odio con la musica in questi ultimi tempi, ma mi chiedo dove sarei se il Dark Lord non mi avesse folgorato otto o nove lustri fa… thank you my saviour.
Me and my Saviour at the office – May 2019 – selfie
Continua l’ossessione per la Universale Economica Feltrinelli/ I Classici, continua la fascinazione per Jack London.
La sinossi qui sotto e la quarta di copertina dipingono bene il succo di questo bel romanzo, non c’è da aggiungere molto altro. Per me Il Vagabondo Delle Stelle lo si può paragonare in qualche modo a Presence dei Led Zeppelin, opera dunque impegnativa e di non semplice fruizione benché la mano di London resti come sempre magnifica. Il tema è quello delle condizioni disumane delle carceri statunitensi tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e della pena di morte; Jack London nella sua veste forse più socialista e umanista. Non intendo rivelare nulla di importante in caso qualcuno voglia cimentarsi nella lettura di questo libro, ma devo sottolineare che tra le varie “divagazioni” che il protagonista intraprende per continuare a vivere nonostante la reclusione, quella della carovana sull’Old Spanish Trail, nei pressi di Mountain Meadows nello Utah mi è piaciuta davvero tanto e mi ha colpito in maniera particolare. Fatto realmente accaduto.
Come sempre bella edizione, un “remaster” semplice ed efficace. Traduzione (ottima) di Davide Sapienza ed eccellente post fazione di Jay Williams.
Jack London in the study at his ranch in Glen Ellen, Calif. – Getty images
Uscito nel 1915, un anno prima della sua scomparsa, l’ultimo romanzo del prolifico autore statunitense “Il vagabondo delle stelle” fu un “caso” per la scabrosa tematica della pena di morte e dei maltrattamenti “legalizzati” nelle carceri californiane e per la forte critica sociale che lo pone tra le opere assolute di London, e nel tempo è diventato uno dei romanzi preferiti dei suoi lettori. Per la prima volta la traduzione e la curatela partono da approfonditi studi accademici, dando un amalgama nuovo alla storia complessa e mozzafiato del condannato a morte Darrell Standing (il laico London disse che questo era il suo “romanzo di Gesù”) con Jake Oppenheimer e Ed Morrell, personaggi realmente esistiti. Il protagonista, in isolamento, riesce grazie alla autoipnosi a vivere esperienze extracorporee e a rivivere vicende storiche come il massacro di Mountain Meadows e l’uccisione di Gesù. In anticipo sui tempi, “Il vagabondo delle stelle” contribuì a cambiare le leggi carcerarie della California; mentre la sua sconcertante attualità fa ancora riflettere sui metodi della giustizia e della rieducazione sociale. Postfazione di Jay Williams.
Un aprile finalmente degno di questo nome: tempo instabile, ogni giorno (più o meno) un barile. Dopo un inverno asciutto e un febbraio caldo ecco un mese un po’ pazzo: cielo nuvoloso, pioggia, giornate di sole e tepore a tratti. Possiamo aggiungere anche dolce dormire, sebbene l’aggettivo dolce stia alla larga dai miei sogni, sempre tempestosi, pieni di avvenimenti e bizzarri. Ad ogni modo la primavera è alle porte: la pioggia, il sole, le api che ronzano tra i fiori degli ippocastani, l’alternarsi di buona lena e voglia di dormire … fuggite da me, custodi delle tenebre …
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Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT
Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT
Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT
Le cene solitarie dell’uomo di blues
Mercoledì di aprile. Arrivo a casa dopo il lavoro, lei sta salendo in macchina, mi saluta con un sorriso: “Ciao Tyrrell, io vado; ti ricordi che stasera ho un aperitivo con quelli della mia classe vero?”. “Certo che lo ricordo” (ma è una bugia). “Fatti da mangiare come si deve, non farti le solite cenette blues, mi raccomando!” “Non ti preoccupare, mi preparo una bella pasta, pipette con ragù e piselli e un buon bicchiere di lambrusco Otello”. L’ intenzione sarebbe quella ma chissà se ne avrò la volontà. Sono le 19, prendo Palmiro intento a puntare una talpa ed entro in casa. La finestra dello studiolo rimanda i raggi del sole del tardo meriggio campagnolo.
Domus Saurea windows -Aprile 2019 – foto TT
Prendo il cofanetto Give Me Strenght di Eric Clapton e faccio partire l’album There’s One In Every Crowd. La casa si riempie subito delle giuste vibrazioni; una meraviglia.
Cofanetto GIVE ME STENGHT – Eric Clapton – photo TT
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Sono mesi ormai che sto passando un periodo lavorativo di melma, non è facile trovare la voglia di prepararsi una cenetta come si deve, così ricasco nei miei vecchi difetti, mi adeguo al bluesy mood, riscaldo fette di pane sulla padella, un goccio d’olio, vi spalmo sopra formaggini Mio e aggiungo qualche acciuga, quindi pinzimonio per rapanelli (sì, va beh, ravanelli), una birra e una lattina aperta di frutta sciroppata. Più blues di così !? Eric nel frattempo ci dà di reggae.
Le cene solitarie dell’uomo di blues – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT
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Ondeggio al tempo delle pennate in levare, finisco la birra, rimango a contemplare la vita. Palmiro viene a farmi compagnia.
Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
Da settimane aspettiamo che l’idraulico venga a sostituire il tubo corroso dello scarico. Non è possibile usare la lavastoviglie. Mi rimbocco le maniche e mi metto a lavare i piatti. Clapton canta della piccola Rachele, chiede di non biasimarlo e mi informa che il cielo sta piangendo. Con tutta quella allegria non posso che mettermi a cantare il il blues anche io.
Lavapiatti blues – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
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Sistemo la cucina per bene, non voglio essere come gli ex compagni di certe mie amiche (d’altra parte seguo il ferreo politicamente corretto svedese), le quali raccontavano che quando lasciavano soli i loro uomini al ritorno trovavano la casa simile a un ciuso (a un porcile insomma). Contemplo di nuovo la vita guardando fuori dalla finestra, la pianura proletaria che ho davanti si veste di poesia* grazie alle prime ombre della sera, lontano – verso sud – le colline sembrano tanto distanti. Palmiro si appisola sulla tavola.
*(citazione tratta dal brano “Ragazzo – Vacca” di Tirelli-Togni … lo scrivo per correttezza nei confronti dell’autore del testo Carlo Alberto Lonardi Togni Vien Dal Mare )
Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
Strichetto, lì sotto, sembra voler capire di che blues si tratta stavolta.
Stricchi – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
Manolenta attacca uno dei mie pezzi preferiti.
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Mi sposto nello studiolo. Osservo il ragnetto che da qualche giorno gironzola sul muro.
Spider – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
Le acustiche del chitarrista parlano di occhi blu . Entra poi in scena la slide, scorre su altezze e su eremi su cui a volte vorrei andare a dissolvermi in cometa.
High upon a mountain top Where the eagle builds his nest I shall go wandering Trying to put my mind at rest And I shall never cease Until the day I die
Ascolto tutto il disco, comprese le sette bonus track.
Mi preparo un decaffeinato. Mentre lo verso osservo l’aeroplanino disegnato sulla tazzina. Il caffè ha un sapore strano, sembra quasi che qualcuno vi abbia versato dentro dello iodio.
Iodine in my coffee – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
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Contemplo i cd che sono sparsi sul lettore, provo a scegliere Stanley Turrentine ma non funziona, provo con qualche bootleg ma il risultato non cambia.
Bootlegs – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
Guardo la mia faccia blues …
Uomo di blues – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
… ho capito, ci vogliono due dita di Southern Comfort e i Tishamingo per risolvere la serata.
Whiskey State Of Mind – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT
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Finisco poi per mangiare un Lucky Liuk, come lo chiamo io, mentre mi guardo un documentario su Gabriel Garcia Marquez.
(Lucky) Liuk – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT
Queste solitarie cenette blues mi mettono nella predisposizione d’animo sbagliata, quel Rocco Schiavone mood che devo evitare.
Domani sera sarà meglio andare a mangiare un bella pizza insieme alla pollastrella.
I’ll meet you any time you want in our Italian restaurant … – foto TT
Lucy’s way to break the easter egg
Pranzo pasquale dalla Lucia, madre della pollastrella. Costei è un personaggio mica da poco per questo blog; l’ho ripetuto più volte, è la rappresentazione umana dell’Emilia che fu, ovvero di quel gran pezzo di regione in cui vivo. Concreta, combattiva, a trazione socialista, mai ferma un attimo, rezdòra (reggitrice della casa insomma), magnifica cuoca, lavoratrice, sarta, madre, nonna, campionessa di nuoto categoria terza età, ballerina di liscio, schietta come il lambrusco, asciutta come una pasta fatta come si deve.
E’ il solito meraviglioso pranzo della festa emiliano: lasagne, cappelletti (per i non emiliani: una sorta di tortellini … lo dico piano nella speranza che nessun reggiano senta e per questo si offenda) arrosto di vitello, manzo, lambrusco e spumantino dolce per il dessert.
A fine pasto assomiglio a un barilotto. Un caffè, un liquore e il pigro primo pomeriggio (.maledetta ossessione per le allitterazioni, scusate) del giorno di festa che mi offusca i sensi. La pollastrella vuole aprire l’uovo di pasqua che i suoi genitori hanno vinto ad una tombola. Lo porta sul tavolo, fa per aprirlo e le dico: “Polly, non è tuo, chiedi a tua madre se puoi aprirlo”.
“D’accordo” mi risponde “mamma, possiamo rompere l’uovo?”
“Sè, da chè” (sì, dammi qui). E improvvisamente l’armageddon: Lucy prende l’uovo ancora incartato e lo sbatte con forza più volte contro il taglio del tavolo.
Rimaniamo basiti. Polly non sa se piangere o ridere. La conosco, le piace aprire l’uovo con delicatezza, cercando di romperlo con precisione col taglio della mano, cercando di mantenere integre le due metà.
La Lucy invece, che non ha tempo da perdere nemmeno quando lo ha, va subito al sodo, al punto, senza stare a pitugnare, come diciamo qui nella Regium Lepidi county. Spettacolo sconsigliato ad un pubblico sensibile.
metodo per rompere le uova di pasqua – foto TT
Polly sconsolata apre la confezione per trovarci dentro un ammasso di rottami di cioccolato.
metodo per rompere le uova di pasqua – foto TT
Per fortuna il nostro amico Floro ce ne ha regalato uno di Valentino, così più tardi avrà modo di aprirne uno usando tutti i crismi del caso.
Floros present – foto TT
Gatti
Palmiro è specializzato nel mettersi in sintonia con il mio animo. Gli è sufficiente uno sguardo per inquadrarmi, sente che ho il blues e si adegua anche lui. Quando vado a cercarlo invece di trovarlo intento a vagabondare in mezzo alle vigne che circondano la Domus Saurea, lo trovo dietro al garage sdraiato su un asse di legno.
Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT
Quando torno dal lavoro lo scorgo spalmato sullo zerbino.
Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT
L’interazione che ho con lui mi sorprende ancora oggi, dopo quasi sette anni di convivenza. Polly dice che è molto intelligente, io non lo so, magari tutti gli umani pensano che il loro gatto sia speciale, è indubbio però che Palmiro abbia imparato alla perfezione come si vive con degli umani, e abbia ben presente l’amore e l’amicizia che lo circonda. Ci si capisce al volo, la fiducia che ha nei nostri confronti è totale e noi crediamo di averlo cresciuto nella maniera giusta. Siamo fieri di lui. Spietato (ma senza perdere la tenerezza) con gli altri maschi che vogliono invadere i territori della Domus Palmirea, tollerante e ben disposto con i felini che riconoscono la sua posizione, il suo ruolo.
Gatti alla Domus aprile2019. Da sx: Artemio, Spaventina, Ragni, Palmir, Raissa. Foto TT.
Di gatti ne abbiamo sei, Palmiro è uno dei due che vive anche in casa. L’altra è Strichetto, lo sapete, la gattina problematica che da quasi due anni vive con noi. Ricordate? Scappata da inquilini di nostri vicini che la avevano presa come gioco per le loro figlie piccole, un bel giorno si è infilata da noi e non ci ha più abbandonati. Non ne poteva più di essere (mal)trattata come un peluche.
E’ una gattina un po’ instabile, non sai mai cosa vuole, ma non dispero di smussarne i disturbi dovuti ad una infanzia molto difficile. Io ne sono innamorato, e a suo modo, credo che anche lei lo sia di me. Quando sono a casa, spesso mi cerca, quando mi vede qui al computer a scrivere per il blog viene da me, guarda fuori dalla finestra,
si nasconde dietro al computer,
Stricchi sul frigo, Domus Saurea aprile 2019, foto TT
si mette a farsi domande di metafisica: chi sono, da dove vengo, dove sto andando …
Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT
per poi appisolarsi di fianco a me.
Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT
Anche con lei il rapporto si sta facendo meraviglioso. da quando è stata morsa alla zampina posteriore un anno fa, non ama uscire di giorno, lo fa al primo calare delle tenebre. Verso le 22,30 mi basta uscire dalla porta e chiamare “Stricchi, Stricchi, Stricchi” (un po’ come farebbe Sheldon Cooper) per vederla correre in casa ad una velocità che il diavolo della Tasmania se la vedesse rimarrebbe muto. Una volta in casa mi guarda, io prendo il contenitore delle crocchette, le mi segue nella soffitta (dove passerà la notte), le riempio la ciotola, le cambio l’acqua, le accarezzo il pelo, le do un bacio sulla testina e le do la buonanotte. La cosa si ripete sempre uguale ogni sera. Al mattino mentre salgo le scale vedo la sua ombra dalla fessura della porta, apro, Stricchi mi saluta, si getta a terra e mi offre la pancia da accarezzare.
Sì è vero, non si è mai visto Johnny Winter occuparsi di gatti in questo modo, ma devo dire che ogni giorno imparo qualcosa, miglioro come essere umano e l’amore che provo verso di loro mi aiuta, come la musica, ad andare avanti in questo mondo pieno di guai.
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Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT
Tim & Stricchi – Domus Saurea aprile 2019 – autoscatto
Stricchi e Palmir- Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT
Coincidenze
Ricevo un messaggio da Faust, amico e mio vecchio cantante . Con lui registrai nel 1999 il cd autoprodotto “All’Incrocio” della Cattiva Compagnia, il mio gruppo. La produzione artistica fu da me affidata al mio amico Mel Previte, guitar player extraordinaire, il quale è in qualche modo è il link tra noi e il gigante di Correggio.
“Vecchio, hai sentito l’ultimo del Liga!? C’è un pezzo – Vita Morte e Miracoli – che ha lo stesso riff di un tuo pezzo sul ns disco, Identica anche la tonalità e ce n’è un altro che si titola la Cattiva Compagnia.”
Mi sento il brano di Luciano ed in effetti il riff mi è molto familiare
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Mi torna in mente che anche in passato avevo riscontrato assonanze ad esempio nella introduzione del suo singolo – Si Viene E Si Va – riconducibile alla nostra Dedalo.
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Faust mi dice che ne devo essere orgoglioso e che è un tributo alle mie abilità di songwriting. Faust è sempre generoso. Per il resto … chiamiamole coincidenze.
Sul piatto della Domus
Benché abbia ormai un rapporto di amore-odio con la musica (mi ci sono dedicato troppo perdendo di vista altre faccende importanti per la mia sopravvivenza), ne ascolto sempre tanta. Ad inizio giornata di solito metto dischi compatibili con il mood mattutino …
Sul piatto della domus – foto TT
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A volte cerco di ripartire con più slancio …
Sul piatto della domus – foto TT
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ma poi ritorno al classic prog dei Genesis …
Sul piatto della domus – foto TT
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Quando sono in modalità profonda viro su I Pini Di Roma di Ottorino Respighi nella versione di Leonard Bernstein, l’immensità di quella musica mi porta a fluttuare tra le galassie …
Respighi I Pini Di Roma dal box set L. Bernstein edition Concertos & Orchestral Works- photo TT
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Nei momenti di difficoltà torno poi ai nomi che mi hanno salvato la vita, laggiù negli anni settanta …
Sul piatto della domus – foto TT
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E hai voglia a ricercare nuove esperienze musicali, nel momento del bisogno, quando sei solo con te stesso e necessiti conforto, torni immancabilmente a quei 50/100 dischi che hanno fatto di te l’uomo che sei , “e a culo tutto il resto!” (come direbbe un mio famoso concittadino).
Led Zeppelin, Salt Lake City, Salt Palace 26 May 1973 (dadgad remaster 2019)
LABEL: no label
TYPE: soundboard
SOUND QUALITY: TTTTT
PERFORMANCE: TTTT
ARTWORK: no artwork
PACKAGING: no packaging
BAND MOOD: TTT½
COLLECTION ZEP FAN: TTTT
COLLECTION CASUAL FAN: TT
Altro remaster del 2019 di dadgad sempre relativo alla prima parte del tour del nord America del 1973. Altro soundboard (una cassetta solitamente stereo registrata dal bancone del mixer) che dadgad riprende in mano e ripulisce con la sua consueta bravura. Ho confrontato questo nuovo remaster con la versione che avevo (Georgia On My Mind) e direi proprio che questa nuova fatica di dadgad sia più chiara e brillante. Due parole sulla prima parte del tour del 1973 le abbiamo scritte nella recensione del concerto di Mobile (pubblicato l’11 aprile), passiamo quindi direttamente al concerto.
Gli 11.000 (mica male per una cittadina che in quegli anni aveva una popolazione simile a quella di Modena ad esempio, 175.000 cittadini o giù di lì) del Salt Palace si scatenano sin da subito per la solita sequenza d’apertura Rock And Roll (cuts in), Celebration Day e Black Dog. Plant e Page sono leggermente fuori fuoco; nell’assolo finale di Celebration Day il chitarrista inserisce la sezione ad accordi tipica dell’assolo accompagnato di Heartbreaker. Effetto echo fuori controllo nel cantato di Black Dog. Jones e Bonham sono comunque fenomenali.
RP: “Thank you. Good evening. It’s, uh, it’s very nice to be back here again. Unfortunately, uh. Yeah, it’s very nice to be back here. No messing about. This is a track, after five albums we’ve finally been able to find a title for the new one, which is called Houses of the Holy. And, uh, so there’s somebody out there. This, this is a track from one of the, from this album. It’s about mankind.”
Over The Hills lo sappiamo è cantata da Plant in questo tour con un registro più basso rispetto a quello altissimo usato in studio e nella date americane del 1972. Con questo brano Page e Plant sembrano entrati in partita, la prova è convincente.
RP:“Thank you. Right, well what I was gonna try and say before, now that Jimmy’s just broken a string it gives me an opportunity to say that we’ve been, us English-folk are usually living on sea level, you know? Right down. Now for over a week now we’ve been above four thousand five hundred feet. And, uh, I suppose it’s like the dinosaurs and the complete evolution of things where you get, you know, you get out of a certain environment into another. We’ve been managing to stay awake about eight hours a day and we’re supposed to have a good reputation for staying awake twenty-four hours a day, so anyway, it’s been a very good tour. I’m doing a bit of schpeel as you’ll appreciate, while a string is being changed. It’s been a good tour; we’ve played in, in Tampa, and we thought we’d see a few people there but fifty-eight thousand people came. That was, so then we played in Atlanta and we thought we’d see another fifty-four thousand people, okay? So we had to sit down for a few days and work it out. Anyway, we’ve got back into the swing of doing concerts and things again, after sitting down for at least three days. So we want this one, we’re gonna make this one, ‘cuz we move from here to the West coast, this is the last Mid-west thing that we do before we get entirely crazy in California. We gonna do, we gonna make this gig the best one in the Mid-west. What we’re about to do to do this, we all got out of bed about an hour ago so’s we could do it properly, ha ha ha. So if you’ll excuse this little gap, we’ve sent so many things on to California that, uh, we even sent all the spare guitars and, I even found one foot of mine was drifting across there. Now, how we doing, Raymond? We got a Scotsman doing the guitars tonight, so he’s, he might be a little distorted with the hype above sea level. So if you’ll just talk amongst yourselves for a second, we’ll have a chat. Now this is a very, very professional run group, so cool it for a bit, ha ha.I could do a harmonica solo but me harmonicas are in the, the West coast too. Ah, another musician amongst us.”
Jimmy rompe una corda, la sostituzione dura più del previsto, Robert chiacchiera con il pubblico fino a che Jones di siede al piano e in tre improvvisano Georgia On My Mind di Ray Charles.
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RP: “Ahh, wait a minute, hold it, hold it. The night club has now closed down and we can get on with the concert. Right, this is a track from the, the album before the one with a title. It’s about what happens, you see how we speed up again, here? It’s the one about, about if you’re caught walking thru the park with the wrong stuff in your cigarette papers. ‘Misty Mountain Hop.’ “
LZ 26 may 1973 Salt Lake dadgad prod 2019 – homemade cover
Misty Mountain Hop e Since I’Ve Been Loving You seguono come di consueto. Ora tutto il gruppo è deciso e caldo. Il soundboard regala grandi emozioni e questa rimasterizzazione di dadgad riesce a far risaltare ulteriormente la connessione perfetta tra Bonham e le tastiere e pedaliera basso di Jones. Ascoltare in cuffia una SIBLY del 1973 in questa qualità audio (rammentiamo che comunque stiamo parlando di un bootleg) è sempre, sempre, una grande esperienza.
RP: “I think it would be advisable if you didn’t throw those green things around, you know. In case they hit somebody on the nut. This is a track from the titled album, uh. It’s called ‘No Quarter.’ “
No Quarter avanza tra la nebbia del vapore prodotto dal ghiaccio secco, effetto che ogni volta stupisce e incanta il pubblico. Il duetto strumentale tra Jones e Bonham prima dell’assolo di Page è di nuovo appassionato e bello da ascoltare. La solista di Page è ispirata e ben si incastra con i giochi ritmici stimolati da Bonham.
RP: “Well. As you can tell, as the group gets older, we get into all sorts of different trips. Ahh, sorry, different themes. But not even that. Different things. And, you go all around the world and you pick up, sort of, feelings from different countries, different towns. Just like this one. And in the end you find that it’s all the very same. So ‘The Song Remains the Same.'”
La vemenza con cui The Song Remains The Same inizia alza il livello di potenza della scaletta, a questo punto giunta oltre la metà. Sulla dodici corde Page fa quello che vuole, il chitarrismo che esprime in un solo pezzo incanta ogni volta. Sfortunatamente, passato sul manico sottostante, ci si accorge che la chitarra è scordata durante The Rain Song e anche il Mellotron di Jones sembra avere problemi. Chissà, forse i 1288 metri d’altitudine e il clima della città rese difficile la gestione dell’accordatura.
RP: “John Paul Jones was the Henry Mancini Orchestra. Whatever happened to Henry Mancini?”
LZ 26 may 1973 Salt Lake poster
RP: “Right, now, during these five years there’s been all sorts of different colors, musically, that we’ve come across, and put under plastic. And this is one of the very first. An oldie, but goodie”
Dazed And Confused dura circa 31 minuti. Robert pare davvero dentro alla dimension (come diciamo da queste parti); nei primi quattro minuti è senza dubbio lui il mattatore. Subito dopo entra in scena il trio Page, Jones, Bonham per la consueta meraviglia strumentale. Nella sezione “San Francisco” Plant continua a risaltare. L’entrata in scena dell’archetto di violino regala le suggestioni cosmiche che conosciamo. La scorreria elettrica che segue come sappiamo è uno dei massimi momenti di improvvisazione rock a tutto campo. I LZ come nessun altro. Mi chiedo cosa potessero pensare di un Armageddon musicale di questo calibro gli eventuali rampolli dei mormoni presenti al concerto. Alla fine il pubblico sembra in visibilio.
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RP: “Thank you very much, Ta’. We enjoyed that too. As you might have gathered. Ohh. Here’s a song that was written in an entirely different mood.”
Il cambio di atmosfera che arriva con Stairway To Heaven è come una bruschissima frenata, ma l’ancestrale candore di quell’arpeggio impiega pochi secondi per irretire tutti i presenti. John Paul Jones pasticcia un po’, ma poi tutto prosegue come al solito. Pur ascoltandone l’ennesimo assolo di chitarra, non posso che concentrami su di esso e dirmi che gran chitarrista fosse Page nel 1973. Ad un certo punto inizia a giocare su frasi fatte di bicordi, trademark che diventerà famoso nei tour del 1975 e 1977.
RP: “That’s the way to the stairway. Thank you. Well, I reckon the guy who did that should get at least, get a rotten carrot. Very well done, sir. Actually, I’ll keep the rest of it as a memento of Salt Lake City.”
Salt Lake City in the seventies
Bonham introduce Heartbreaker nel tipico arrangiamento del 1973, a cui viene poi attaccata- prima della strofa finale – Whole Lotta Love (fade out).
In quest’ultima nella sezione funky Page alterna un riff di dubbia efficacia. In questi due ultimi pezzi il chitarrista sembra meno lucido, tutto sembra più caotico. Energico il breve interludio dedicato al Theremin, con mitragliate assolutamente degne di nota. Il nastro soundboard termina qui, manca quindi una bella porzione di Whole Lotta Love (dalla registrazione audience sappiamo che è l’umica versione del tour a non contenere l’intermezzo di Boogie Chillum).
The Salt Palace, Salt Lake City
Live recording quindi di ottimo livello, come abbiamo detto egregiamente rimasterizzata da dadgad.
♦♦♦
Led Zeppelin – 1973.05.26 Venue: Salt Palace City: Salt Lake City Country: USA Title: Label: Quality: Excellent Soundboard No Of Cds: Comments: 2019 remaster from a Master>DAT source.
01 Rock And Roll (cuts in) (CD1) 02 Celebration Day 03 Black Dog 04 Over The Hills And Far Away 05 Georgia On My Mind 06 Misty Mountain Hop 07 Since I’ve Been Loving You 08 No Quarter 09 The Song Remains The Same 10 The Rain Song 11 Dazed And Confused (CD2) 12 Stairway To Heaven 13 Heartbreaker 14 Whole Lotta Love
ed Zeppelin, Salt Lake City, Salt Palace 26 May 1973 (dadgad remaster 2019)
LABEL: no label
TYPE: soundboard
SOUND QUALITY: TTTTT
PERFORMANCE: TTTT
ARTWORK: no artwork
PACKAGING: no packaging
BAND MOOD: TTT½
COLLECTION ZEP FAN: TTTT
COLLECTION CASUAL FAN: TT
Another dadgad’s 2019 remaster always related to the first part of the 1973 North American tour. Another soundboard (usually a stereo cassette recorded by the mixing desk) that dadgad picks up and cleans up with his usual skills. I compared this new remaster to the version I had (Georgia On My Mind) and I would say that this new dadgad effort is clearer and brighter. We’ve already written few words on the first part of the 1973 tour for the review of the Mobile concert (published April 11th), so we go directly to the concert.
The 11,000 (not bad for a town that in those years had a population similar to that of Modena for example, 175,000 or so) of the Salt Palace are unleashed immediately by the usual opening sequence Rock And Roll (cuts in), Celebration Day and Black Dog. Plant and Page are slightly out of focus; in the final solo of Celebration Day the guitarist inserts the chords section typical of the accompanied solo of Heartbreaker. Echo effect out of control in the Black Dog vocals. Jones and Bonham are still phenomenal.
RP: “Thank you. Good evening. It’s, uh, it’s very nice to be back here again. Unfortunately, uh. Yeah, it’s very nice to be back here. No messing about. This is a track, after five albums we’ve finally been able to find a title for the new one, which is called Houses of the Holy. And, uh, so there’s somebody out there. This, this is a track from one of the, from this album. It’s about mankind.”
We know that Over The Hills is sung by Plant on this tour in a lower register than the very high one used in the studio and in the American dates of 1972. With this track Page and Plant seem to be in the game, the proof is convincing.
RP:“Thank you. Right, well what I was gonna try and say before, now that Jimmy’s just broken a string it gives me an opportunity to say that we’ve been, us English-folk are usually living on sea level, you know? Right down. Now for over a week now we’ve been above four thousand five hundred feet. And, uh, I suppose it’s like the dinosaurs and the complete evolution of things where you get, you know, you get out of a certain environment into another. We’ve been managing to stay awake about eight hours a day and we’re supposed to have a good reputation for staying awake twenty-four hours a day, so anyway, it’s been a very good tour. I’m doing a bit of schpeel as you’ll appreciate, while a string is being changed. It’s been a good tour; we’ve played in, in Tampa, and we thought we’d see a few people there but fifty-eight thousand people came. That was, so then we played in Atlanta and we thought we’d see another fifty-four thousand people, okay? So we had to sit down for a few days and work it out. Anyway, we’ve got back into the swing of doing concerts and things again, after sitting down for at least three days. So we want this one, we’re gonna make this one, ‘cuz we move from here to the West coast, this is the last Mid-west thing that we do before we get entirely crazy in California. We gonna do, we gonna make this gig the best one in the Mid-west. What we’re about to do to do this, we all got out of bed about an hour ago so’s we could do it properly, ha ha ha. So if you’ll excuse this little gap, we’ve sent so many things on to California that, uh, we even sent all the spare guitars and, I even found one foot of mine was drifting across there. Now, how we doing, Raymond? We got a Scotsman doing the guitars tonight, so he’s, he might be a little distorted with the hype above sea level. So if you’ll just talk amongst yourselves for a second, we’ll have a chat. Now this is a very, very professional run group, so cool it for a bit, ha ha.I could do a harmonica solo but me harmonicas are in the, the West coast too. Ah, another musician amongst us.”
Jimmy breaks a string, the interlude lasts longer than expected, Robert chats with the audience until Jones sits on the piano and they (with Bonham) improvise Ray Charles’s Georgia On My Mind.
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RP: “Ahh, wait a minute, hold it, hold it. The night club has now closed down and we can get on with the concert. Right, this is a track from the, the album before the one with a title. It’s about what happens, you see how we speed up again, here? It’s the one about, about if you’re caught walking thru the park with the wrong stuff in your cigarette papers. ‘Misty Mountain Hop.’ “
LZ 26 may 1973 Salt Lake dadgad prod 2019 – homemade cover
Misty Mountain Hop and Since I’Ve Been Loving You follow as usual. Now the whole group is firm and warm. The soundboard gives great emotions and this dadgad remastering brings out the perfect connection between Bonham and Jones’ keyboards and bass pedal. Listening to a 1973 SIBLY with headphones in this audio quality (let’s remember we are talking about a bootleg anyway) is always, always, a great experience.
RP: “I think it would be advisable if you didn’t throw those green things around, you know. In case they hit somebody on the nut. This is a track from the titled album, uh. It’s called ‘No Quarter.’ “
No Quarter advances through the mist of steam produced by dry ice, an effect that amazes and enchants the audience every time. The instrumental duet between Jones and Bonham before Page’s solo is again passionate and beautiful to listen to. Page’s lead guitar is inspired and fits well with the rhythmic games stimulated by Bonham.
RP: “Well. As you can tell, as the group gets older, we get into all sorts of different trips. Ahh, sorry, different themes. But not even that. Different things. And, you go all around the world and you pick up, sort of, feelings from different countries, different towns. Just like this one. And in the end you find that it’s all the very same. So ‘The Song Remains the Same.'”
The vehemence with which The Song Remains The Same begins raises the power. On the twelve-string neck Page does what he wants, the guitar playing he manages to express in just one song is so rich that overtakes every time. Unfortunately in The Rain Song the six string neck is out of tune and even the Mellotron seems to be have problems. Who knows, perhaps the 1288 meters of altitude and the climate of the city made the tunings difficult to manage.
RP: “John Paul Jones was the Henry Mancini Orchestra. Whatever happened to Henry Mancini?”
LZ 26 may 1973 Salt Lake poster
RP: “Right, now, during these five years there’s been all sorts of different colors, musically, that we’ve come across, and put under plastic. And this is one of the very first. An oldie, but goodie”
Dazed And Confused is about 31 minutes long. Robert really seems to be in the right mood; in the first four minutes he is without doubt the protagonist. Soon after, the Page Jones and Bonham trio come forestage for the usual instrumental wonder. In the “San Francisco” section Plant continues to stand out. The entry into the scene of the violin bow gives us the cosmic suggestions we know. The electric raid that follows, as we know, is one of the greatest moments of rock improvisation. LZ and no other. I wonder what the offspring of the Mormons at the concert might have thought of a musical Armageddon of this caliber. In the end the audience seems to be in raptures.
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RP: “Thank you very much, Ta’. We enjoyed that too. As you might have gathered. Ohh. Here’s a song that was written in an entirely different mood.”
The change of atmosphere that comes with Stairway To Heaven is like a very sharp braking, but the ancestral candor of that arpeggio takes a few seconds to cast a spell on all those present. John Paul Jones messes up a little, but then everything goes on as usual. While listening to yet another guitar solo, I cannot but concentrate on it and tell myself what a great guitarist Page was in 1973. At a certain point he starts playing phrases made of bichords, a trademark that will become famous in the 1975 and 1977 tours versions of STH.
RP: “That’s the way to the stairway. Thank you. Well, I reckon the guy who did that should get at least, get a rotten carrot. Very well done, sir. Actually, I’ll keep the rest of it as a memento of Salt Lake City.”
Salt Lake City in the seventies
Bonham introduces Heartbreaker in the typical 1973 arrangement, to which it is then attached – before the final verse – Whole Lotta Love (fade out). In the funky section of WLL Page alternates a riff of dubious effectiveness. In these last two pieces the guitarist seems less polished, everything seems more chaotic. Energetic is the short Theremin interlude, with absolutely remarkable machine guns effects. The soundboard tape ends here, so a big portion of Whole Lotta Love is missing (from the audience recording we know that it is the only version of the tour that does not contain the Boogie Chillum section).
The Salt Palace, Salt Lake City
So, an excellent live recording, as we have said, very well remastered by dadgad.
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Led Zeppelin – 1973.05.26 Venue: Salt Palace City: Salt Lake City Country: USA Title: Label: Quality: Excellent Soundboard No Of Cds: Comments: 2019 remaster from a Master>DAT source.
01 Rock And Roll (cuts in) (CD1) 02 Celebration Day 03 Black Dog 04 Over The Hills And Far Away 05 Georgia On My Mind 06 Misty Mountain Hop 07 Since I’ve Been Loving You 08 No Quarter 09 The Song Remains The Same 10 The Rain Song 11 Dazed And Confused (CD2) 12 Stairway To Heaven 13 Heartbreaker 14 Whole Lotta Love
Di Antonio Manzini e del personaggio vicequestore Rocco Schiavone, protagonista dei suoi libri, me ne parlava Paolo Barone da tempo. Io registravo il consiglio del mio amico e quindi mi dicevo “sì, prima o poi comprerò qualcosa”. Ogni volta tuttavia rimandavo: guardavo le pile dei libri da leggere sul comodino e sul comò, i numeri arretrati ancora da prendere in mano della fanzine sui Free, facevo mente locale circa l’elenco degli articoli da scrivere per il blog e sui pezzi che mi sarebbe piaciuto “tirar giù” con la chitarra, scuotevo la testa e mi dicevo “riuscirò mai ad affrontare nuovi (almeno per me) autori? ” Vedevo inoltre che venivano fatte anche serie TV con protagonista il vice questore in questione ma continuavo a posticipare.
Nonostante Barone (come il sottoscritto) stesse (e sta) passando un momento (lungo alcuni anni) molto particolare, trova il tempo di inviarmi una copia del primo capitolo della serie. Io lo ricevo con piacere e mi congratulo ancora una volta con me stesso per le amicizie che ho e che sono riuscito a coltivare; io e Polbi (come lo chiamo io) siamo amici più o meno da 25 anni e nonostante in questi ultimi due lustri lui viva sulle coordinate del triangolo Roma-Reggio Calabria-Detroit, è l’amico che sento più spesso, quello con cui più o meno settimanalmente passo almeno mezz’ora al telefono, anche quando c’è l’intero oceano Atlantico di mezzo.
Mi metto a leggere Pista Nera dunque, accantonando altre letture che avrebbero dovuto avere la precedenza. L’impatto non è semplice, il vice questore Schiavone è un tipo sgrauso come diremmo qui a Reggio Emilia, fin troppo. Soffro un po’ quei suoi modi bruschi, quell’eloquio aggressivo, all’apparenza volgare e politicamente scorrettissimo. Mi ricorda me stesso, in versione Ittod… i lettori più attenti (bontà loro) di questo blog ricorderanno forse gli accenni al mio tripolarismo, la personalità sbrindellata un po’ simile a quella che canta Vasco Rossi in Senorita (ma sí che sono io, tre uomini diversi, uno non sono io e gli altri due son persi) a cui devo sottostare, i tre personaggi in cerca d’autore che pervadono la mia animuccia blues: Stefano, Tim e Ittod. Ittod, dicevo, è quello guidato da furia iconoclasta, schietto, malfermo sulle idee e impaziente, quello che versava le sue intemperanze sui miei scritti miserelli, fossero essi miei racconti o riflessioni vergate sul blog. Rileggendo quelle mie cosucce provo sempre un po’ di stizza, un po’ di imbarazzo, lo stesso sentimento provato alle prese con i modi di Schiavone. Via via che le pagine andavano a dissolversi sul bagnasciuga della mia maruga e che altre, più impetuose, si susseguivano, Rocco Schiavone però assumeva contorni meno ostici e sempre più accattivanti. Il suo sangue romano (lo stesso di Polbi) iniziava a scorrere anche nelle mie vene (d’altra parte la conoscete la mia passione per la capitale del mondo noto, no?).
Insomma,finiamo di giraci intorno: questo è un gran bel libro, disegnato intorno ad un personaggio azzeccatissimo i cui blues feroci non smettono mai di azzannargli l’animo. Un tipetto giusto per questo blog. Proseguiremo senza dubbio a seguire le indagini del vice questore Rocco Schiavone. Grazie dunque a Manzini, alla Sellerio e al mio amico Paolo Barone.
Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo viene trasferito ad Aosta. Rocco Schiavone ha combinato qualcosa di grosso per meritare un esilio come questo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Una rilettura della tradizione del giallo all’italiana, capace di coniugare lo sguardo dolente del neorealismo e la risata sfrontata di una commedia di avanspettacolo.
Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Difficile individuare quella giusta, data la labilità di ogni cosa, dal clima alle passioni alla affidabilità dei testimoni, in quelle strette valli dove tutti sono parenti, tutti perfettamente a loro agio in quelle straricche contrade, tra un negozietto dai prezzi stellari, un bar odoroso di vin brulé, la scuola di sci, il ristorante alla mano dalla cucina divina. Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Mette un tassello dietro l’altro nell’enigma dell’inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav’uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l’unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida («in natura la morte non ha colpe»), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.
Sabato mattina d’aprile. Spesa settimanale alla Coop. Ho amici che si chiedono come mai c’è ancora gente che va a fare la spesa in quel tipo di supermercati, sono quelli che riescono ad andare nei negozietti di alimentari un po’ alternativi o al mercato coperto della loro città. Non dispiacerebbe nemmeno a me, ma chi ha il tempo di spezzettare la spesa in quel modo? E’ vero che in primavera e in estate amo andare da un contadino non troppo distante da me a comprare frutta e ortaggi che produce direttamente, ma per il resto mi affido alla cooperativa, anche perché mi fido dei prodotti a marchio Coop e dopo tutto ho ancora una romantica visione di quel tipo di supermercati.
Ipercoop di Regium Lepidi
Sono insieme ad una pollastrella con la cresta bionda. Colazione nel solito baretto, krapfen e cappuccino per me, cornetto alla crema e succo di frutta alla pera fuori frigo per lei. Una veloce occhiata alla rosea e via a seguire la sbilenca scia del carrello.
Ipercoop di Regium Lepidi
Preleviamo il lettore per la spesa fai da te e salpiamo. Costeggiamo le varie isole, navighiamo a velocità ridotta attraverso le corsie. Scegliamo con attenzione i prodotti, tralasciamo quelli con un packaging troppo appariscente e dunque inquinante, valutiamo i prezzi mentre a me torna in mente una gran bella canzone di Battisti …
In un grande magazzino una volta al mese
Spingere un carrello pieno sotto braccio a te
e parlar di surgelati rincarati
far la coda mentre sento che ti appoggi a me
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Ipercoop di Regium Lepidi
Iniziamo l’ultima tratta, come sempre ci fermiamo nella corsia del cibo per gatti (ne abbiamo 6, la scorta settimanale è dunque impegnativa).
Son lì che medito su che scatolette e buste comprare (devo variare spesso marche e gusti altrimenti i componenti pelosi della famiglia rifiutano di cibarsi, e questo temo sia un altro segno della decadenza della società occidentale … come avremmo detto io e Brian in dialetto stretto “desdòt vac da mònzer e sèe mèes ed Siberia ed vedrèe che la s’ cambia per tot” … diciotto vacche da mungere tutte le mattine – come faceva mio nonno – e sei mesi di Siberia e vedrai che la storia cambia per tutti …), quando una coppia di persone avanti in età s’ infila nella stessa corsia.
La signora sta salmodiando (in un miscuglio di italiano e dialetto) una litania di certo non nuova al marito, ne carpisco qualche brandello: “ no perché se avessi fatto quello che ti avevo detto … quante volte devo spiegarti questa cosa … possibile che ogni volta è la stessa storia … ” l’uomo mi guarda negli occhi con quell’espressione un po’ così che abbiamo noi quando guardiamo la nostra vita andare a ramengo, continua a fissarmi tra il serio e il faceto, sbuffando di nascosto alle spalle della sua signora. Gli stringo l’occhio e con la testa accenno alla mia di pollastrella, come a dire … vecchio mio, tocca anche a me, così è la vita. Compiaciuto mi rimanda un mezzo sorriso e un cenno d’intesa che vi lascio immaginare. In realtà la groupie che ho qui con me oggi non si comporta (almeno per ora) da maestrina come la signora appena passata, ma sentivo che dovevo stare al gioco per regalare al mio vecchio compare almeno un momento di cameratismo e di fratellanza.
Li seguo con lo sguardo, the teacher in prima fila e lo scolaretto duro di comprendonio dietro.
cenni d’intesa tra uomini alla Coop – foto TT
Mi soffermo a riflettere, farò la stessa fine? La pollastrella, che si era attardata davanti ad uno scaffale qualche metro più in là, si avvicina al carrello, dà una occhiata alle bustine che ho scelto ed esclama “No, queste al patato non piacciono … nemmeno queste vanno bene perché le mangia solo Artemio … riemettile al loro posto adesso ci penso io … “.
La risposta alla mia domanda mi arriva chiara e forte.
Led Zeppelin, Mobile, Municipal Auditorium 13 May 1973 (dadgad remaster 2019)
LABEL: no label
TYPE: soundboard
SOUND QUALITY: TTTT
PERFORMANCE: TTTT
ARTWORK: no artwork
PACKAGING: no packaging
BAND MOOD: TTTT
COLLECTION ZEP FAN: TTTT
COLLECTION CASUAL FAN: TTT
Remaster nuovo di zecca di questa vecchia registrazione live da fonte soundboard a cura di dadgad, fan noto nel circolo dei collezionisti di registrazioni dal vivo e specializzato in deliziose rimasterizzazioni. Il lavoro di dadgad mi sembra davvero ottimo, confrontato col bootleg Speed Freaks della Empress Valley questo nuovo remaster spicca per chiarezza, per assenza di fruscio e per pulizia, dadgad sa di sicuro il fatto suo.
Il concerto di Mobile fu la sesta tappa della prima parte del tour americano del 1973. Finita l’incredibile tournée Europea (le date di marzo in Germania sono semplicemente spettacolari, dal punto di vista strumentale uno dei picchi più alti mai raggiunti dal gruppo), circa un mese di pausa e poi via di corsa nel Nord America. Già alla secondo data (a Tampa il 5 maggio) fu battuto il record di presenze (appartenuto precedentemente, come sappiamo, ai Beatles), i Led Zeppelin incrementarono dunque l’isteria che già li riguardava, tuttavia le primissime date servirono al gruppo più che altro per carburare e per entrare nella giusta modalità.
Led Zep Mobile 13 may 1973 – 1973 tour first leg
Arrivati a Mobile i quattro erano già sufficientemente pronti e di buon umore e questo fece sì che il concerto fu un successo sotto tutti i punti di vista.
Il trittico d’apertura Rock And Roll, Celebration Day e Black Dog è come sempre efficace sebbene la voce di RP non sia ancora esattamente calda.
RP: “Good evening. I did say good evening. That’s better. We gonna, every eighteen months we seem to manage to get an album out, and this is a track from Houses of the Holy, which, uh. This is a song about, uh, man, if you like to call it that. It’s called ‘Over the Hills.”
Robert fatica un po’ in Over The Hills And Far Away, pezzo impegnativo per un cantante.
Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster
RP: “Malacum salaam. It’s a bit of Indian. Um, this is a song about what happens in England if you go walking in the park and you have a packet of cigarette papers in your pocket and something to put in the cigarette papers, and things don’t go quite so well as they should. That sounds like, uh, that guy sounds like a nut. This is called ‘Misty Mountain Hop.”
Misty Mountain Hop e Since I’ve Been Loving You si susseguono nel tipico arrangiamento live del 1973; segnalo un ottimo JPJ al piano in SIBLY.
RP: “That was, uh, somethin’ off the third album, which we always will play as long as we’re in existence. It’s one of those things that we get off on a lot, you know? Talkin’ about gettin’ off a lot on things, uh, this is John Paul Jones, and a track from the new album. It’s called ‘No Quarter.'”
No Quarter inizia con l’impeccabile lavoro al piano di John Paul Jones; è un peccato che la pedaliera basso non si senta a sufficienza. E’ una versione in qualche modo simile a quella di studio e all’epoca appena pubblicata sull’album Houses Of The Holy. Adorabile il duetto Jones/Bonham prima dell’entrata in scena di Page. Particolari gli arabeschi creati dalla chitarra prima dell’inizio dell’ultima strofa. Versione stringata e dritta al punto. Il riff di chitarra del “ritornello” è suonato senza l’effetto wah wah, curioso.
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Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster (homemade cover by a fan)
RP: “Thank you. Good evenin’!t seems so early, really, to do a concert, ya know? ‘Cuz, uh, we only got outta bed about 2:30, so it, see, I just finished me bacon and egg and here we are. Well this might, what’s the name of this place? So we go to Mobile. So we go to Bombay. So we go to Hong Kong. So we go to Bangkok. And everywhere we go it always seems to be wild, heh, hah, hah, the same. This is a song called ‘The Song Remains the Same.'”
Altra accoppiata vincente è quella di The Song Remains The Same e The Rain Song.
RP: “John Paul Jones played the orchestra. You’re very kind.”
LZ 13 may 1973 Mobile dadgad prod 2019 – homemade cover
Dazed And Confused dura 28 minuti ed è meravigliosa. Tutto funziona a dovere, gli ordini del Signore Oscuro sono chiari, il gruppo lo segue con coerenza e coraggio lungo i sentieri dell’esoterismo musicale. Il botta e risposta tra Page and Plant durante la sezione dell’archetto di violino è perfetto. Il lungo assolo di chitarra che viene subito dopo è degno della fama che aveva Page in quel tempo. Finale magniloquente. Un trionfo.
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La Stairway To Heaven del 1973 è quella definitiva. Arrangiamenti più ricchi e maturi e gruppo ancora al vertice delle proprie possibilità. Anche qui a Mobile ne suonano una versione incantevole. Robert Plant ispirato, John Paul Jones sicuro e diligente, John Bonham caparbio e superbo e James Patrick Page dispensatore di emozioni musicali di massimo livello. I Led Zeppelin insomma.
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RP: “Thank you. Thank you very much. Well we been, uh, well we been together now for over five years and we’ve come to America a total of ten times, and the English tax people are quite pleased about this, ‘cuz they’re ripping us off terrible. We decided to live somewhere in between America and England and it’s pretty wet. Huh, huh, we gonna have to do it. But every time we come here we always manage to feature one of our favorite members of the group. A rather fat chubby happy fellow. Full of shit and speed, ha. I’m not talkin’ about the Drag Queen from New Orleans. I’m talkin’ about John Henry Bonham. ‘Moby Dick!’ Johnny Bonham.”
Led Zep Mobile 13 may 1973
Quello di Moby Dick credo sia uno dei miglior riff del rock e qui il gruppo lo rende molto bene. A questo seguono ovviamente circa 15 minuti di acrobazie ritmiche. Non è da tutti ascoltare per intero un assolo di batteria, ma quando si tratta di John Bonham una volta iniziato ad ascoltarlo poi è difficile tirarsi indietro. La foga percussiva, l’immenso talento, la creatività ritmica e il senso del rock che aveva Bonham, non possono che irretire ed incantare gli amanti della musica Rock. Versione riuscitissima.
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Led Zep Mobile 13 may 1973 poster
Il nastro soudboard di Mobile termina qui, non contiene tutto il concerto dunque ma è comunque una gran cosa che sia arrivato sino a noi, se poi consideriamo il nuovo remaster di dadgad, beh diventa un registrazione live da avere.
Led Zep Mobile 13 may 1973 ticket
Led Zeppelin – 1973.05.13 Venue: Municipal Auditorium City: Mobile Country: USA Title: Label: Quality: Excellent Stereo Soundboard
Comments: 2019 Remaster from an unverified gen analog tape>DAT>CDr transfer.
01 Rock And Roll 02 Celebration Day 03 Black Dog 04 Over The Hills And Far Away 05 Misty Mountain Hop 06 Since I’ve Been Loving You 07 No Quarter 08 The Song Remains The Same 09 The Rain Song 10 Dazed And Confused 11 Stairway To Heaven 12 Moby Dick
Unverified gen analog tape>DAT>CDr
remastered and speed corrected
dadgad prod.
(broken) ENGLISH
Brand new remaster of this old soundboard source live recording by dadgad, a fan known in the collectors’ circle of live recordings specialized in delicious remastering. The work of dadgad seems really good to me, compared with the bootleg Speed Freaks of the Empress Valley, this new remaster stands out for its clarity, for no hiss and cleanliness, dadgad knows for sure how to make an old recording shine. The Mobile concert was the sixth of the first part of the 1973 American tour. The incredible European tour ended early april (the march dates in Germany are simply spectacular, from the instrumental point of view it is one of the highest peaks ever reached by the group), about a month break and then off to North America. On the second gig (in Tampa, May 5) there was the attendance record (previously belonging as we know to the Beatles), Led Zeppelin therefore increased the hysteria that already concerned them, however the very first dates served the group more than anything else to get going and to enter in the right mood.
Led Zep Mobile 13 may 1973 – 1973 tour first leg
Once in Mobile the four were almost ready and in good spirits and this meant that the concert was a success from all points of view. The opening triptych Rock And Roll, Celebration Day and Black Dog is as always effective although the RP voice is still not warm enough.
RP: “Good evening. I did say good evening. That’s better. We gonna, every eighteen months we seem to manage to get an album out, and this is a track from Houses of the Holy, which, uh. This is a song about, uh, man, if you like to call it that. It’s called ‘Over the Hills.”
Robert struggles a little in Over The Hills And Far Away, a challenging piece for a singer.
Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster
RP: “Malacum salaam. It’s a bit of Indian. Um, this is a song about what happens in England if you go walking in the park and you have a packet of cigarette papers in your pocket and something to put in the cigarette papers, and things don’t go quite so well as they should. That sounds like, uh, that guy sounds like a nut. This is called ‘Misty Mountain Hop.”
Misty Mountain Hop and Since I’ve Been Loving You follow each other in the typical 1973 live arrangement; I report a great JPJ on the piano in SIBLY.
RP: “That was, uh, somethin’ off the third album, which we always will play as long as we’re in existence. It’s one of those things that we get off on a lot, you know? Talkin’ about gettin’ off a lot on things, uh, this is John Paul Jones, and a track from the new album. It’s called ‘No Quarter.'”
No Quarter begins with John Paul Jones’ impeccable piano work; it is a pity that the bass pedal volume is low. It is a version somewhat similar to the studio one at the time just published on the Houses of the Holy album. The Jones / Bonham duet before Page entered the scene is adorable. Unusual are the arabesques created by the guitar before the beginning of the last verse. Short version and straight to the point. The “refrain” guitar riff is played without the wah wah effect.
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Led Zep Mobile 13 may 1973 dadgad 2019 remaster (homemade cover by a fan)
RP: “Thank you. Good evenin’!t seems so early, really, to do a concert, ya know? ‘Cuz, uh, we only got outta bed about 2:30, so it, see, I just finished me bacon and egg and here we are. Well this might, what’s the name of this place? So we go to Mobile. So we go to Bombay. So we go to Hong Kong. So we go to Bangkok. And everywhere we go it always seems to be wild, heh, hah, hah, the same. This is a song called ‘The Song Remains the Same.'”
Another winning combination is that of The Song Remains The Same and The Rain Song.
RP: “John Paul Jones played the orchestra. You’re very kind.”
LZ 13 may 1973 Mobile dadgad prod 2019 – homemade cover
Dazed And Confused lasts 28 minutes and it is wonderful. Everything works properly, the Dark Lord’s orders are clear, the group follows him with consistency and courage along the paths of musical esotericism. The call and response between Page and Plant during the violin bow section is perfect. The long guitar solo that comes soon after is worthy of the fame he had at that time. Magniloquent ending. A triumph.
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The 1973 Stairway To Heaven is the definitive one. Richer and more mature arrangements and group still at the top of its game. Also here in Mobile they play an enchanting version. Robert Plant inspired, John Paul Jones confident and diligent, John Bonham stubborn and superb and James Patrick Page dispenser of top-level musical emotions. In short: Led Zeppelin.
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RP: “Thank you. Thank you very much. Well we been, uh, well we been together now for over five years and we’ve come to America a total of ten times, and the English tax people are quite pleased about this, ‘cuz they’re ripping us off terrible. We decided to live somewhere in between America and England and it’s pretty wet. Huh, huh, we gonna have to do it. But every time we come here we always manage to feature one of our favorite members of the group. A rather fat chubby happy fellow. Full of shit and speed, ha. I’m not talkin’ about the Drag Queen from New Orleans. I’m talkin’ about John Henry Bonham. ‘Moby Dick!’ Johnny Bonham.”
Led Zep Mobile 13 may 1973
I think that Moby Dick riff is one of the best of rock music and the group play it very well here. This is obviously followed by about 15 minutes of rhythmic acrobatics. It is not for everyone to listen to a drums solo in its entirety, but when it comes to John Bonham once you start listening to it then it’s hard to stand back. The percussive enthusiasm, the immense talent, the rhythmic creativity and the sense of rock that Bonham had can only enthrall and enchant Rock music lovers. Very successful version.
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Led Zep Mobile 13 may 1973 poster
The mobile soudboard tape ends here, it does not contain the whole concert but it is still a great thing that this beautiful tape from the beginning of the 1973 tour is available to us, if we consider the new dadgad remaster, well it becomes a live recording to have.
Led Zep Mobile 13 may 1973 ticket
Led Zeppelin – 1973.05.13 Venue: Municipal Auditorium City: Mobile Country: USA Title: Label: Quality: Excellent Stereo Soundboard
Comments: 2019 Remaster from an unverified gen analog tape>DAT>CDr transfer.
01 Rock And Roll 02 Celebration Day 03 Black Dog 04 Over The Hills And Far Away 05 Misty Mountain Hop 06 Since I’ve Been Loving You 07 No Quarter 08 The Song Remains The Same 09 The Rain Song 10 Dazed And Confused 11 Stairway To Heaven 12 Moby Dick
Qui sul blog come sapete seguiamo le passioni del momento in maniera viscerale, Jack London e le serie TV Nordic Noir (per non parlare della collana Universale Economica Feltrinelli stessa) ne sono un chiaro esempio, tra queste si inserisce anche Qiu Xiaolong scrittore cinese che vive in America e che scrive romanzi polizieschi di gran valore. Questo è il secondo episodio riguardante l’ispettore capo Chen Cao, ed è un altro piccolo capolavoro. Come scritto in occasione del primo, oltre a godere della lettura della storia in sé, amo immergermi in un mondo che non conoscevo e che forse nemmeno capivo e che grazie a questi romanzi inizio a comprendere e a rispettare.
Di nuovo un gran libro dunque. Non ho dubbi sul fatto che riparleremo di nuovo di Qiu.
Feng Dexiang, arrestato negli Stati Uniti, promette alle autorità americane di testimoniare in un processo contro un capo di una Triade cinese, a patto che la moglie, Wen Liping, possa lasciare la Cina e raggiungerlo in America. Il governo cinese cede a malincuore alla richiesta, ma quando l’ispettrice Catherine Rohn arriva a Shanghai per prelevare la donna e scortarla oltreoceano, Wen è misteriosamente scomparsa. Vittima di un rapimento organizzato dalla Triade? O il governo cinese ha cambiato idea a proposito della cooperazione con gli Stati Uniti? All’ispettore Chen Cao viene affidato l’incarico di indagare sulla scomparsa di Wen e di accompagnare l’ospite americana per la città, illustrandole quanto di meglio la sua terra ha da offrire.
E’ un tardo pomeriggio di sabato, procedo a velocità di crociera sulla mia blues mobile tra le lowlands della pianura in cui vivo. Nel mondo che mi sono costruito nella maruga sono invece seduto su di una balla di fieno con una chitarra dobro a tracolla, nell’angolo più in ombra di una vagone di un treno merci che procede lento e la cui ciminiera sbuffa lampi di fumo.
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Il treno è lungo sedici carrozze, le iniziali del mio nome sono RLJ e sento di avere i cani dell’inferno sulle mie tracce.
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Costeggio le rive del canale Bondenus fino a che, parecchi chilometri più in là mi metto a seguire quelle del torrente Crostolo. Siamo a ridosso del MississiPO, nella contea di Gualtieri. Imbocco Level Road, mi infilo nel bosco e, una volta uscito, vado a incontri agli spazi aperti che dilagano tra argini e golene.
C’è una strada nel bosco… – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Saura T.
The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Raggiungo il juke joint in cui stasera suonerò con gli Equinox. E’ un locale dove ormai siamo di casa, Yurj, il titolare, ci vuole evidentemente bene. Mentre scarico la strumentazione mi attardo a contemplare il paesaggio ancora una volta. Non vi è molta differenza con la Lousiana o con lo stato del Mississippi.
Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Yurj decide di farci suonare nella dépendance esterna, noi naturalmente siamo più che d’accordo, visto il nostro armamentario per noi è d’obbligo preferire uno spazio consono alle nostre esigenze.
Il soundcheck va via senza grossi intoppi, oltre alla voce amplifichiamo la cassa della batteria. Provo la doppio manico … con la temperatura che ci sarà stasera sarà un problema tenerla accordata.
Souncheck – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Morri
Verso le 20,30 terminiamo. E’ ora di cena.
The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT
Nella mezz’ora che segue il locale si riempie degli avventori che hanno sfidato strade lunghe e tortuose per venire a sentirci. Sono quasi tutti nostri supporter. Mi sorprendo nel constatare ancora una volta la loro fedeltà: il Livello è sito in un posto assai fuori mano e vedere gente arrivare dall’altra parte di Reggio e da Modena, Bologna e Padova mi scalda il cuore.
The Equinox, Il Livello 30-03-2019 b – Photo TT
Mi cambio, infilo scarpe che in qualche modo ricordano quelle di Page (tour 1972/77), mi infilo la maglietta Marshall Amplifiers, una camicia e il gilet.
Niente sigla introduttiva stasera, io e Saura non troviamo pace a tal riguardo. Ne abbiamo provate diverse (Jupiter di Gustav Holst come usarono i Firm negli anni ottanta, l’intro di In The Light, Shadow In The City di Page da Death Wish II), negli ultimi giorni abbiamo giocato con l’idea di Damask, sempre di Page, tratto dalla colonna sonora di Lucifer Rising, ma poi ci siamo detto che saremmo solo io e lei a inginocchiarci davanti a quelle demoniache disgressioni sonore …
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It’s showtime. Parto in maniera diretta col riff di Custard Pie e sia quel che sia. Concerto nella norma per quanto mi riguarda, mi sono preparato bene nelle ultime settimane, ho la mano allenata a dovere ma ho troppi pensieri per la testa, non sono concentrato a sufficienza, mi sento un po’ fuori fase e con poca energia; capisco in fretta che non sarà una serata speciale per me. Non sento bene né Saura né Pol, mentre invece sono stretto contatto con Lele: stasera il tigrotto di Mompracen, Il Sandokan della Sacca, il CR7 delle percussioni è in splendida forma, percuote i tamburi con rinnovata potenza e con la talentuosa eleganza che lo contraddistingue.
Lele nella parte de La Tigre della Malesia
Quando riesco nell’intento di liberare la magnifica fiera hard rock che è il lui, il successo della serata è assicurato. In alcuni momenti si lascia andare a rullate e a stacchi ritmici mai provati prima, sorrido, a tratti sembra il John Bonham del 21 giugno 1977 al forum di Los Angeles …
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Per la prima volta stasera presentiamo You’ve Lost That Lovin’ Feeling, il classico degli anni sessanta dei Righteus Brothers, scelta forse azzardata, non è che c’entri molto con i LZ, ma Page ne fece una ottima versione con i suoi Firm nel 1985, e avevo voglia di arricchire la scaletta con un po’ di melodia.
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Non facile per Saura replicare il giro del basso fretless (senza tasti insomma) che usò a suo tempo Tony Franklin, ma con l’aiuto di qualche effetto a pedale il risultato è comunque ottimo, d’altra parte è una gran musicista, ci salta sempre fuori … stasera nella presentazione l’ho anche chiamata “la Hermione Granger di Gavassa” visto che mette sempre un po’ di magia in quello che fa.
Saura as Hermione Granger
Notevole anche l’interpretazione di Pol, lo stallone reggiano, il Pavo Cristatus (il pavone blu insomma … come l’ho presentato stasera), il nostro usignolo d’altra parte ha lo stesso nome di colui che canta nella versione dei Firm (Paul Rodgers naturalmente, mio cantante preferito in assoluto … a pari merito col Golden God).
Pol as Pavo Cristatus
Non facile nemmeno per me cercare di duplicare l’effetto b-bender della Telecaster di Page. Il B-Bender è quel marchingegno che permette di tirare la corda di Si con un semplice movimento della chitarra (muovendo il manico verso l’alto). L’assolo è apparentemente gnocco, semplice insomma, ma l’effetto non è facile da replicare, e comunque la scelta delle note di Page è, come spesso capita, superlativa.
Jimmy Page playing the Telecaster with the B string bender
B Bender
In un modo o nell’altro il concerto termina. Spossato e annoiato dai mie soliti fastidiosi blues interni, mi accingo a ringraziare gli amici che vengono a complimentarsi e a salutare. E’ la notte dell’ora legale, le lancette dello smartphone saltano direttamente alle 3. Rimaniamo solo noi, l’intrepido Riff (road manager extraordinaire, il richard Cole di Cavriago) e qualche ragazza che tira tardi chiacchierando al bar. Mi accomiato da Yurj col solito affetto maschio e vigoroso. Mi colpisce poi l’abbraccio che mi dà Lele prima di salire in macchina. C’è amicizia e premura in quel gesto, non che sia una novità, ma i batteristi di solito sono meno sentimentali e più diretti. Guardo questo pezzo d’uomo a cui voglio un gran bene allontanarsi … per me rimane sempre il giovane ragazzo che conobbi diciassette anni fa e che doveva restare nella band di allora solo per un paio di concerti che avevamo in programma. Dopo più di tre lustri siamo ancora insieme, niente male davvero.
In macchina ripercorro il sentiero che mi riporta alla Domus. C’è una starry night lassù, le campagne sono nere, le strade deserte, i pochi lampioni rimandano una luce sfuocata che cola giallastra sull’asfalto; vecchie case da contadini ormai derelitte stanno lì a ricordarmi l’Emilia che fu, il tempo che fu, il giovane uomo che fui. Immerso nel liquido amniotico della blues mobile vago pur avendo una meta, interrogando il cielo stellato sopra di me, sospinto da una irrequietezza che da sempre mi appartiene, sono un uomo di blues, lo so.
Sono le 4 quando arrivo alla Domus. Scarico e sistemo la strumentazione, mi faccio un thè coi pavesini, mi butto sotto la doccia e poi a letto. Prima di chiudere gli occhi, misuro la serata, giusto un’altra notte da operaio del rock. Sento Strichetto correre su in soffitta, mentre Palmiro, con quel suo muso blues, si stende di fianco a me.
Nel mio animo le luci della città che brillano così forte iniziano a stemperarsi, così come l’eco del pubblico … Baton Rouge goodnight.
Obnubilato da un lunedì pomeriggio spompo e dai soliti blues lavorativi, me ne vado allegramente a Mutina per il consueto appuntamento di inizio mese col commercialista. Mi sento piuttosto down and out, il concerto con gli Equinox di sabato e la sconfitta dell’Inter di domenica mi hanno svuotato fisicamente e spiritualmente.
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Lo stereo della blues mobile manda Inners Secrets dei Santana, album che comprai in diretta più di quarant’anni fa. Procedo in modalità “trouble always coming my way”, con la chitarra di Carlos che cerca di tirami un po’ su.
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Percorro la bretella Stonecity-Mutina, mi immetto sulla tangenziale sud e quindi su strada Collegarola. In zona Vaciglio scorgo un giovane uomo su di un balcone, sulla cui ringhiera sventola la bandiera arcobaleno con la parola PACE. In questi tempi di rigurgiti neri, di isteria collettiva e di mancanza di (buon) senso comune, mi sembra un segno positivo.
La maruga (la mia testolina insomma) inizia a macinare pensieri, che bandiera poteri mettere io sulla balconata della Domus Saurea? Nove anni fa, in maggio, esposi quella dell’Inter, sospinto dalla gloriosa cavalcata che il manipolo di eroi nerazzurri guidati dal vate di Setubal fece sino a Madrid (fu il triplete, baby, oh yeah!), ma oggi visti gli ultimi accadimenti è meglio tenere un profilo basso.
Inizio così a pensare che la bandiera arcobaleno non mi dispiace affatto e che potrei utilizzarla magari personalizzandola in po’: una g al posto c e il gioco è fatto.
Entro in modalità fustinella e eccitato dalla mia brillante idea penso che non appena tornerò a casa chiederò alla pollastrella se posso commissionare a sua madre (la Lucy insomma, tra le altre cose sarta per tutte le stagioni) tale manufatto.
Trovo fortunatamente un posto dove parcheggiare in St. John Wood street, una breve camminata ed espleto il mio compito dal commercialista. Nel tornare verso Stonecity decido di fermarmi dal mio amico fraterno Joe, il quale lavora in una concessionaria nei paraggi. Ci aggiorniamo sugli ultimi sviluppi delle nostre vite, malediciamo i football blues (anche Joe è un cuore nerazzurro) e ci salutiamo.
In ufficio termino i miei compiti giornalieri e verso sera esco. Nel tragitto verso casa decido di riascoltarmi il bootleg della Bad Company Boston 1977.
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Arrivo alla Domus, metto la Sigismonda in garage, faccio per salire le scale quando mi sorge un dubbio: ma siamo sicuri che sia una buona idea chiedere a Polly quello che ho in mente? Sì certo, è una amante del Rock anche lei, ma non è una richiesta un po’ sciocca? Non dovrei smettere i panni del ragazzino e comportarmi almeno ogni tanto come un uomo adulto? Cosa potrà pensare di me se continuo ad essere sempre perso nel mondo che mi sono creato nella mia maruga? Se il Rock continua ad essere l’unico faro su cui orientarmi mentre il resto della vita se ne va a ramengo?
Apro la porta, Strichetto (la mia dorata pussycat) mi viene incontro e mi lancia uno dei suoi saluti “miaaao“, Palmiro (la mia adorata pantera nera) dorme sul divano della sala, entro in cucina, faccio per aprir bocca ma le lei mi anticipa:
“Ciao Tyrrell. Stasera ci guardiamo una puntata di una nuova serie di Nordic Noir che ho appena trovato?
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