BAD COMPANY “Burnin’ Sky” deluxe edition (Swan Song / Rhino 2017) – TTTT

12 Lug

ITALIAN / ENGLISH

Conversazione via messenger di facebook tra me e Roberto Menabue di Dischinpiazza di fine maggio:

TT: Ciao Robby, tutto bene? Spero di sì. Senti, venerdì usciranno le deluxe edition di BURNIN’ SKY e RUN WITH THE PACK della BAD COMPANY, riusciresti ad averle per sabato? Farei un salto in centro da te a prenderle se fossero disponibili. Mi sai dire? Grazie.

RM: Dovrebbero arrivarmi venerdì mattina, comunque quando arrivano te ne metto via uno per tipo e poi ti avverto qui su FB. Tu vuoi le deluxe in CD, giusto?

TT: Certo le deluxe edition di due cd sia di BURNI’ SKY e RUN WITH THE PACK. Tienimele da parte. Lo sai che sono un super fan della Bad Company. Ci vediamo sabato verso le 10:30/11.

RM: Non sei un fan, tu sei “IL” fan!

Già, sono IL fan. Cosa ci sia nella musica della BAD COMPANY che mi irretisce così tanto lo sa solo il diavolo. Così, dopo la mezza delusione per le deluxe edition dei LZ (quelle che dovevano essere per me il non plus ultra) ecco le che vere edizioni speciali della mia vita diventano quelle della BAD COMPANY. Malgrado PAUL RODGERS abbia sempre da ridire sul materiale bonus arrivando ad impedire l’inclusione di inediti e di versioni alternative, il risultato finale è comunque eccellente. Un remaster coi fiocchi degli album originali e un dischetto pieno di materiale aggiuntivo assai stuzzicante, il tutto ad un prezzo certamente abbordabile.

Questi ultimi due anni sono stati grandiosi da questo punto di vista per il fan della BAD COMPANY che c’è in me, l’anno scorso in maggio è uscito il primo live ufficiale tratto da registrazioni degli anni settanta

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

e in ottobre sono andato a Glasgow a vedere una data dell’UK Swan Song Tour

https://timtirelli.com/2016/11/07/the-glasgow-affair-bad-company-live-at-the-hydro-25-oct-2016/

mentre nel 2015 sono state pubblicate le deluxe edition dei primi due album:

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/05/14/bad-company-straight-shooter-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

Ora finalmente lo step due con le versioni allargate del terzo e quarto album.

BURNIN’ SKY (Swan Song/Island 1977) – TTTT

La BAD COMPANY arriva all’appuntamento col quarto album piuttosto sfilacciata. Il tour di RUN WITH THE PACK (52 date in 3 mesi) si chiude nel maggio del 1976 (in mezzo la mazzata della notizia della morte di Paul Kossoff, chitarra dei FREE e amico intimo di Paul Rodgers e Simon Kirke), il gruppo è stanco e provato, il continuo alternarsi tra studio e tour degli ultimi tre anni ha logorato gli animi. Peter Grant però non può fare a meno di chiedere ai ragazzi di tornare a breve in studio, visto che gli accordi con la Island records (l’etichetta per cui il gruppo incideva per quanto riguarda Britannia e altri paesi) prevede 4 dischi in 4 anni. Qualche settimana di riposo e via di nuovo verso la Francia, all’Honky Château, non troppo distante da Parigi. Il periodo è quello di luglio e agosto, la bellezza del clima e del luogo però non riescono ad infondere al gruppo le energie vitali. Il materiale è poco, l’ispirazione sembra non arrivare, il gruppo sa che non sarà facile completare il disco. Troppo poco tempo tra la fine del tour e l’inizio delle registrazioni per poter ravvivare la vena compositiva, in particolare quella di Ralphs, quasi completamente scarico da quel punto di vista. Bene o male la band riesce a portare in porto il progetto e nonostante quello appena scritto BURNIN’ SKY risulterà album più lungo dei tre precedenti. Copertina a cura della Hipgnosis, nella sua semplicità assai efficace e riuscita. Fu il primo album della Bad Company a non entrare nella Top 5 , a dire il vero nemmeno nella Top 10, si fermò infatti al numero 15 della classifica USA, ma pur non ripetendo i risultati precedenti fu comunque un album che vendette piuttosto bene (750.000 copie solo con le prenotazioni). Personalmente, come dico sempre, amo parecchio i dischi obliqui, quegli album insomma che fanno uscire le band nei periodi un po’ nebbiosi quando, appena dopo il grande successo,  il gruppo si incammina verso gli orizzonti perduti, quando tutto inizia ad essere sfuocato e la decadenza è a un passo. Non posso dunque che amare molto anche questo album, quello che forse negli ultimi lustri ho ascoltato maggiormente.

CD 1: ORIGINAL ALBUM REMASTERED

1. Burnin’ Sky (Remastered)

2. Morning Sun (Remastered)
3. Leaving You (Remastered)
4. Like Water (Remastered)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) (Remastered)
6. Everything I Need (Remastered)
7. Heartbeat (Remastered)
8. Peace Of Mind (Remastered)
9. Passing Time (Remastered)
10. Too Bad (Remastered)
11. Man Needs Woman (Remastered)
12. Master Of Ceremony (Remastered)

L’album si apre con il pezzo BURNIN’ SKY introdotto da un tuono (recuperato dagli archivi degli effetti della BBC). Come per l’album RUN WITH THE PACK, l’apertura si concretizza con un brano tutto sommato semplice ma con un “senso” davvero speciale. Il groove è superbo, la frase di chitarra che si ripete sul giro di accordi è riuscita ed efficace è l’assolo di chitarra col wah wah di Mick Ralphs; ma è tutto lo svolgimento a convincere. Quasi inutile sottolineare l’ottima prova di Paul Rodgers al canto e il delizioso lavoro ritmico di Boz Burrell e Simon Kirke.

MORNING SUN è un pezzo di gran valore, una gemma da gustarsi la domenica mattina in primavera. Gli uccelli che fan festa, il suono delle campane, il magnifico scivolare della chitarra introduttiva, l’arpeggio e il pensieroso tema musicale di Rodgers. Il basso di Burrell gioca un ruolo fondamentale nel contesto ritmico (e non solo) del brano. Grande povero Boz, magari fossi ancora qui con noi. Il flauto che arriva a metà brano è di Mel Collins e ragazzi … che classe. Ogni volta che ascolto questo pezzo per qualche istante rivivo la prima notte di militare. Arrivai a Torino in treno in una fredda e piovosa sera di fine marzo, dopo aver assolto le prime formalità ci divisero in plotoni e quindi ci assegnarono a camerate provvisorie. Ci diedero un paio di vecchie coperte militari (che sembravano arrivare dalle trincee della prima guerra mondiale) e verso le 23 provammo a metterci a dormire. Ero lì in questa stanza insieme a sconosciuti, era il 1982, non è che fossi spaventato o cosa, semplicemente sospiravo sul fatto che avrei dovuto passare un anno nell’esercito (ricordo ai più giovani che allora la leva era obbligatoria). Non sapevo esattamente a cosa sarei andato incontro nei giorni e nei mesi successivi, ma mentre ero in quello stanzone buio dove tra commilitoni che ancora non si conoscevano ci si chiamava col nome della città da cui si proveniva – pensai a Morning Sun, alla mia Bad Company, e ai ricordi che quel pezzo mi portava alla mente, ovvero le fresche mattine di inizio autunno quando ci trasferivamo qualche giorno dai nonni per la vendemmia. E’ sulle note di MORNING SUN che mi addormentai quella prima sera (sera che per ogni maschio della mia generazione è sempre stata impegnativa) e dunque la Bad Company mi aiutò a guadare il torrente impetuoso che di solito divide il tuo mondo dalla realtà nuda e cruda

LEAVING YOU ha il tipico incedere appoggiato della BAD COMPANY, ed è un bel pezzo che si dipana tra chitarre distorte e malinconie mascoline. Quando Paul sul finale canta

Hey Hey
I’m a leavin’ you baby
I can’t stop the tears that you cry
I can’t stop the tears that you cry
But I got to say good bye
Oh baby
I’m a leavin’ you ma ma ma ma
Oh oh leavin’ you baby
Mmm

io vado in orbita. E’ uno di quegli ad libitum finali in cui Paul esprime se stesso benissimo. L’assolo di Ralphs è perfetto per il mood del pezzo.

Arriva poi LIKE WATER, ed è il quarto brano a firma Rodgers. Questo proviene dalle session che fece Paul nel 1971 all’indomani del primo scioglimento dei FREE e della conseguente messa in opera della sua nuove band: i PEACE. Tipico della scrittura rodgersiana, il pezzo è profondo, ben scritto (la moglie di Rodgers appare come co-autrice) e ben suonato. Il ritmo anche in questo caso è pacato ed è evidente a questo punto che BURNIN’ SKY è un album particolare, profondo e riflessivo. Già 4 pezzi e nessun scossone hard rock tout court. Nell’assolo Mick Ralphs ci dà di slide guitar, ed è in questi piccoli gesti chitarristici che la stima per MR viene ribadita. La lunga coda finale sembra un fiume che va lentamente a buttarsi nel mare.

KNAPSACK è un episodio curioso. Nel long playing che uscì all’epoca era proposto ad un volume più basso rispetto agli altri pezzi dell’album e lo vivevo come uno sciocco momento di gioia che fungeva da introduzione al pezzo che seguiva. KNAPSACK/THE HAPPY WANDERER è una canzoncina che gli STARGAZERS nel 1954 portarono a sfiorare la top ten inglese. Una canzonetta allegra che si canta quando ci si incammina lungo un sentiero di montagna, finita su un album della BAD COMPANY grazie a una jam session in studio (fatta a tarda notte e in preda ai fumi dell’alcol) tra Mick Ralphs e Boz Burrell. Io la trovo sempre divertente, ma è un momento assai bislacco.

EVERYTHING I NEED fu il primo singolo, singolo che però non ebbe fortuna. Scritto da tutta la band, è un pezzo che fa il verso a certe cosucce degli anni cinquanta trattato però alla maniera hard rock del gruppo. Di solito questi omaggi alla musica degli anni 50 mi lasciano completamente indifferente, ma questo mi ha sempre attirato. Il cantato di Paul, il giro della chitarra, il ponte e le entrate di Simon Kirke alla batteria, tutto gradevole.

Il primo pezzo del lato due del LP era HEARTBEAT, pezzo di nuovo a firma Rodgers. L’entrata iniziale di Kirke mi ha sempre coinvolto. Il gruppo qui sembra meno riflessivo e più votato al divertimento, di nuovo un bel groove (che purtroppo il gruppo non riusciva a ricreare dal vivo). PEACE OF MIND è a firma Kirke. Buon pezzettino seppur non particolare, che contribuisce comunque a dare all’album quell’aria profonda e riservata e non certo In-Your-Face. L’assolo di Mick è piuttosto modesto, sebbene i ricami nella coda finale siano graziosi. PASSING TIME ( di Rodgers) non è affatto male. Insomma, quasi tutte le canzoni sono pregevoli e di buona fattura, manca però il colpo da maestro, quei pezzi rock magari un po’ sopra le righe che però bilàncino l’aspetto riflessivo.

TOO BAD (primo pezzo di Ralphs) è infatti l’unico che ha l’attacco tipico dei momenti più esuberanti della Bad Company. Il riff di chitarra è portentoso ed seguito da sviluppi musicali semplici ma validi. Quello che non mi convince è l’assolo di chitarra, un po’ troppo di maniera e poco interessante. Ad ogni modo un bel pezzo del grande Mick.

MAN NEEDS WOMAN è uno di quei boogie dozzinali di cui parlavamo nella recensione di RUN WITH PACK. Questo però a me piace un sacco. Il giro su cui è costruito il brano è assolutamente ordinario, ma il groove che la band riesce a tirare fuori e il meraviglioso cantato Rodgers sopperiscono a qualsiasi mancanza compositiva. Bello il lavoro di Sax di Mel Collins.

MASTER OF CEREMONY chiude l’album ed è un mistero. Sette minuti di jam finale con Mick Ralphs all’organo e Paul Rodgers alla chitarra. Un mistero perché sembra che sia stato missato in diretta e che quindi non sia stato possibile sistemare a bocce ferme certe stranezze e sbavature. E’ un brano anche piuttosto controverso per via del testo, per questo Rodgers non ha voluto menzionarlo nelle note di copertine. A me piace molto. Di nuovo un groove riuscitissimo. Mel Collins al sax è fantastico. Non credo sia un pezzo per tutti, tuttavia trovo molto interessante e rinfrescante ascoltare una vera jam session live in studio di uno dei miei gruppi preferiti. Ho sempre pensato che questo episodio abbia influenzato molto Robert Plant per LITTLE BY LITTLE del 1985.

Un album dunque anomalo, registrato – per obblighi contrattuali – da una band a corto di fiato. I rapporti tra i membri del gruppo iniziavano a farsi tesi, da una parte Rodgers ormai diventato un salutista e dall’altra il resto dl gruppo (in primis Burrell e Ralphs) che continuavano imperterriti lo stile di vita del rock and roll. Un album che comunque amo molto. Non è SGT PEPPER naturalmente ma credo sia meglio di quello si sente dire in giro.

CD 2: BONUS DISC

1. Burnin’ Sky (Take 2, Alternative Vocal & Guitar)
2. Morning Sun (Take 3, Early Version)
3. Leaving You (Take 1, Alternative Vocal)
4. Like Water (Take 1, Rough Mix)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) [Early Run Through]
6. Everything I Need (Take 2, Rough Mix)
7. Peace Of Mind (Alternative Version)
8. Passing Time (Alternative Vocal)
9. Too Bad (Full Version)
10. Man Needs Woman (Alternative Vocal & Guitar)
11. Too Bad (Early Version, Mick Ralphs Vocal)
12. Man Needs Woman (Take 2, Early Version, Mick Ralphs Vocal)
13. Burnin’ Sky (Take 1, Alternative Vocal)
14. Unfinished Story (Previously Unreleased Song)

La Take 2 di BURNIN’ SKY si distingue perché Mick Ralphs non è presente alla session; è dunque Rodgers che suona le chitarre. E’ un tentativo singolare e un fan del gruppo non può che ascoltarlo con molto interesse. MORNING SUN comincia con Rodgers che “insegna” l’inizio del pezzo alla band, c’è anche una falsa partenza, tutto molto stuzzicante, sembra quasi di vederli. Trovo che gli abbellimenti di Ralphs siano deliziosi, dentro ci sento un po’ Ry Cooder. LEAVING YOU ha un cantato alternativo, mentre LIKE WATER è presentata in versione missaggio provvisorio e si discosta assai poco dalla versione originale. KNAPSACK chiarisce una volta per tutte il mood della registrazione. Mick e Boz alticci che si divertono strimpellando una sciocca canzoncina. Anche EVERYTHING I NEED non si differenzia molto dall’originale. Un vero peccato che non sia presente HEARTBEAT. PEACE OF MIND è in versione alternativa, con la chitarra molto “distante”, mentre PASSING TIME ha un cantato diverso.

TOO BAD è in versione completa ed è presentata nella consueta forma. MAN NEEDS WOMAN ha chitarra e voce differenti e in più il piano suonato da Ralphs è in bella evidenza. La versione iniziale di TOO BAD è forse uno dei due momenti più sorprendenti, l’arrangiamento e l’approccio infatti sono totalmente differenti dalla versione poi pubblicata. Trattasi di un blues-rock swingato cantato dallo stesso Ralphs davvero niente male. Sembra sia stato poi Rodgers a suggerire di renderle il tutto più incisivo.  E’ la volta poi di MAN NEEDS WOMAN versione iniziale, niente chitarra, Ralphs al piano e alla voce. Da qui si può capire quanto Paul Rodgers fosse importante e di come potesse trasformare un boogie senza importanza in un pezzo di tutto rispetto. Segue un’altra versione di BUNRIN’ SKY, e anche qui manca Ralphs. Purtroppo non c’è una versione alternativa di MASTER OF CEREMONY, in compenso abbiamo un brano inedito, o meglio un pezzo su cui il gruppo stava lavorando. Sempre a firma Rodgers, UNFINISHED STORY è un altro bel momento, magari nulla di eccezionale ma piacevole. Carino l’assolo di Ralphs.

Bonus disc dunque piuttosto valido, un paio di cose evitabili, un paio di cose mancanti, ma tutto sommato sufficientemente ricco di variazioni da far contenti i fan. Anche in questo caso rispetto alle confezioni dei primi due album qui le ante del packaging sono tre e non quattro rendendo così tutto più modesto.

Bad Company Burnin’ Sky inside cover

Concludendo, altra deluxe edition e dunque altro album che consiglio. Magari non ci si troveranno i grandi successi del gruppo, ma a tutti quelli a cui piace esplorare i sentirei meno frequentati BURNIN SKY potrebbe sorprendere (e poi, se è l’unico album della, anzi dei – come dice lui – BAD COMPANY che piace al nostro Polbi, un perché ci sarà).

Qui il link all’articolo di un mesetto fa sulla deluxe edition di RUN WITH THE PACK

https://timtirelli.com/2017/06/12/bad-company-run-with-the-pack-deluxe-edition-swan-song-rhino-2017-ttttt/

(broken) ENGLISH

Conversation via facebook messenger between me and Roberto Menabue of Dischinpiazza (recodrd shop downtown in Modena, Italy) at the end of May:

TT: Hi Robby, are you ok? I hope so. See, next friday the deluxe editions of BURNIN ‘SKY and RUN WITH THE PACK of the BAD COMPANY will come out, could you save them for me? I will be in town on saturday.

RM: They should arrive on friday morning, however when they arrive I keep them for you.

TT: Thank you man, you know I’m a super fan of the Bad Company. See you on Saturday at 10:30 then.

RM: You’re not a fan, you’re “THE” fan!

Yep, indeed, I’m THE fan (at least here in ole Italy). What is there in the music of BAD COMPANY that catches me so much only the devil knows. So, after the half-disappointment for the deluxe editions of LZ (they should have been for me the non plus ultra) I gotta say that the real special editions of my life are those of BAD COMPANY. Despite the fact that Paul Rodgers is always arguing over the bonus material and preventing the inclusion of previously unreleased songs and alternate versions, the final result is still excellent. A remastered original album and a second cd full of extra stuff, all at a reasonable price.

The last two years have been great for the BAD COMPANY  fan in me, last year in may  the first official live from recordings of the seventies came out

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co–deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

In October I went to Glasgow to see a date of the UK Swan Song Tour

https://timtirelli.com/2016/11/07/the-glasgow-affair-bad-company-live-at-the-hydro-25-oct-2016/

While in 2015 the deluxe editione of the first two albums were released:

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/05/14/bad-company-straight-shooter-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

Now finally we have the third and fourth album’s extended versions. 

BURNIN’ SKY (Swan Song/Island 1977) – TTTT

BAD COMPANY arrives at the rendez vous with the fourth album and a rather frail feel. The RUN WITH THE PACK tour (52 dates in 3 months) ended in May 1976 (in the middle of the shock of the news of Paul Kossoff’s death, he was the FREE guitar player and Paul Rodgers and Simon Kirke’s intimate friend), the group is weary and tried, the constant alternation between studio time and tour of the last three years has worn out the souls of the band members. Peter Grant can not help but ask the guys to go back to the studio, as the agreement with Island records (the label for which the band has a contract for Britannia and other countries) includes 4 discs in 4 years. A few weeks of rest and way back to France, at the Honky ​​Château, not too far from Paris. The period is July and August, but even the beauty of the climate and place can not infuse the group with vital energies. The songs are few, the inspiration does not seem to come, the band knows that it will not be easy to complete the record. Too little time between the end of the tour and the beginning of the recordings to revive the compositional vein, especially that of Ralphs, almost completely dry. One way or another, the band manages to complete the project, and despite all this BURNIN ‘SKY will be a longer album than the previous three. The cover  is by Hipgnosis, in its simplicity it is very effective and successful. It was Bad Company’s first album not to enter the Top 5, actually not even in the Top 10, it stopped at number 15 of the US charts, but even if not repeating the previous results it was still an album that sold quite well (750,000 copies were sold with advance orders). Personally, as I always say, I love the oblique records, those albums that bands make in the moody times when, just after the big success, the bands move towards lost horizons when everything starts to blur and the decadence is one step away.

CD 1: ORIGINAL ALBUM REMASTERED

1. Burnin’ Sky (Remastered)

2. Morning Sun (Remastered)
3. Leaving You (Remastered)
4. Like Water (Remastered)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) (Remastered)
6. Everything I Need (Remastered)
7. Heartbeat (Remastered)
8. Peace Of Mind (Remastered)
9. Passing Time (Remastered)
10. Too Bad (Remastered)
11. Man Needs Woman (Remastered)
12. Master Of Ceremony (Remastered)

The album opens with the piece BURNIN ‘SKY introduced by a thunder (from BBC’s archives). As with the album RUN WITH THE PACK, the opening comes into play with a simple all-in-one piece with a really special “sense”. The groove is irresistible, the guitar phrase that repeats itself on the chords sequence is successful and effective is the wah wah guitar solo by Mick Ralphs; but everything here seems to work. Almost unnecessary to emphasize Paul Rodgers’s excellent vocals and the delightful rhythmic work of Boz Burrell and Simon Kirke.

MORNNG SUN is a piece of great value, a gem to be enjoyed on Sunday mornings in the springtime. The birds’ singing, the sound of the church’s bells, the magnificent of the introduction of the guitar, the arpeggio and the thoughtful music theme of Rodgers. Burrell’s bass plays a crucial role in the rhythmic (and not only) context of the song. Great late Boz, wish you were still here with us. The flute coming in mid-song is from Mel Collins and boys … top class. Every time I listen to this song for a few moments I relive the first night I spent in the army. I arrived in Turin by train on a cold, rainy evening at the end of March, after the first formalities they split us into platoons and then assigned us to temporary dormitories. They gave us a couple of old military blankets (which seemed to come from the trenches of World War I) and at about 23 (11 pm) we tried to get some sleep. I was there in this room together with strangers, it was 1982, I was not scared or anything, I just sighed that I should spend a year in the army (note for the younger readers: back then the call-up, the conscription, was compulsory for every young male in Italy). I did not know exactly what I would do in the days and months that followed, but while I was in that dark room among young men who called themselves with the name of the towns from which they came from – I thought of Morning Sun,  of my Bad Company, of the memories that the song brings to me, that is, those mornings of early autumn when we spent some days at my grandparents for the grape harvest. It’s on the MORNING SUN’s notes that I fell asleep that first night (a night that for every male of my generation has always been demanding), so Bad Company helped me to cross the impetuous stream that usually divides your world from the harsh reality.

LEAVING YOU has the typical slow gait of BAD COMPANY, and it’s a nice piece, between distorted guitars and manlike blues. When Paul in the end sings

Hey Hey
I’m a leavin’ you baby
I can’t stop the tears that you cry
I can’t stop the tears that you cry
But I got to say good bye
Oh baby
I’m a leavin’ you ma ma ma ma
Oh oh leavin’ you baby
Mmm

I head for the cosmic depths. It is one of those final ad libitums in which Paul expresses himself very well. The Ralphs solo is perfect for the piece’s mood.

Then comes LIKE WATER, and it is the fourth track written by Rodgers. This comes from the sessions Paul did in 1971 the first split of FREE and the subsequent implementation of his new bands: PEACE. Typical of Rodgersian writing, the piece is deep and well written (Rodgers’s wife appears as co-author). The rhythm also in this case is calm and it is obvious at this point that BURNIN ‘SKY is a particular, deep and reflective album. Already 4 pieces and no  tout court rockers. The solo of Mick Ralphs is on slide guitar, and it is in these little guitar gestures that the esteem for the guitarist is reiterated. The long final coda seems like a river that slowly throws into the sea.

KNAPSACK is a curious episode. In the long playing that came out at the time it was proposed at a lower volume than the other pieces of the album and I thought of it as a silly moment of joy that acted as introduction to the piece that followed. KNAPSACK / THE HAPPY WANDERER is a song that the STARGAZERS in 1954 brought near English the top ten. A cheerful song you usually sing when you walk along a mountain trail that ended on a BAD COMPANY album thanks to a late night and alchol driven studio jam session between Mick Ralphs and Boz Burrell . I always find it fun, but it’s a very odd moment.

EVERYTHING I NEED was the first single. Written by all the band members, it is a piece that seems inspired by some of  the early amercan rock and roll of the 1950s, however, it’s performed in the hard rock style of the band. Usually, these kind of songs leave me completely indifferent, but this has always attracted me. Paul’s vocals, the guitar work, Simon Kirke’s drums fill… all very nice.

The first track of the LP’ side B was HEARTBEAT, a piece bagain written by Rodgers. Kirke’s initial entrance always gets me excited. The group here seems less reflective and more enthusiastic about fun; again a nice groove (which unfortunately the group could not recreate live). PEACE OF MIND is written by Kirke. A good piece that again gives to the album that deep and discreet vibe, it’s evident once again that this is no a In-Your-Face album. Mick’s solo is pretty modest, though the embroidery in the coda is pretty. PASSING TIME (Rodgers) is not bad at all. In short, almost all of the songs are pretty good, but there is no masterpiece, I mean those rockers maybe over the top but that are essentials to keep the album balanced.

TOO BAD (the first piece of Ralphs) is in fact the only track that has the typical attack of the most exuberant moments of Bad Company. The guitar riff is bad ass and it’s  followed by simple yet valid musical developments. What does not convince me is the guitar solo, a little uninspired and not interesting. Anyway, a first-rate song of Mick.

MAN NEEDS WOMAN is one of those funny boogies we talked about in the review of RUN WITH PACK. But I like this a lot. The chord on which the track is built is absolutely ordinary, but the groove that the band manages to pull out and the wonderful singing of Rodgers outweigh any compositional deficiencies.  Mel Collins’s work on saxophone is beautiful.

MASTER OF CEREMONY closes the album and it is still a mystery. Seven minutes of a final jam with Mick Ralphs on organ and Paul Rodgers on guitar. A mystery because it seems to have been mixed live and that therefore it was not possible to correct some unusual oddities and smudges. It has also a controversial lyrics, so Rodgers did not want to mention it in the booklet liner notes. I really like it. Again a very successful groove. Mel Collins on sax is great as ever. I do not think it’s a piece for everyone, but I find it very interesting and refreshing to hear a really live  jam session of one of my favorite bands. I’ve always thought that this track had a lot of influence on Robert Plant song LITTLE BY LITTLE (1985).

An album, therefore recorded for contractual obligations by a short-running band. The relationship between the members of the group began to fade, on one hand Rodgers concerned about health and on the other Burrell and Ralphs who continued the lifestyle of rock and roll. An album anyway I still love a lot. It’s not SGT PEPPER of course but I think it’s better than what they say.

CD 2: BONUS DISC

1. Burnin’ Sky (Take 2, Alternative Vocal & Guitar)
2. Morning Sun (Take 3, Early Version)
3. Leaving You (Take 1, Alternative Vocal)
4. Like Water (Take 1, Rough Mix)
5. Knapsack (The Happy Wanderer) [Early Run Through]
6. Everything I Need (Take 2, Rough Mix)
7. Peace Of Mind (Alternative Version)
8. Passing Time (Alternative Vocal)
9. Too Bad (Full Version)
10. Man Needs Woman (Alternative Vocal & Guitar)
11. Too Bad (Early Version, Mick Ralphs Vocal)
12. Man Needs Woman (Take 2, Early Version, Mick Ralphs Vocal)
13. Burnin’ Sky (Take 1, Alternative Vocal)
14. Unfinished Story (Previously Unreleased Song)

The Take 2 of BURNIN ‘SKY stands out because Mick Ralphs is not present at the session; so Rodgers plays the guitars, so it is a singular attempt and a fan of the group can only listen to it with great interest. MORNING SUN starts with Rodgers who “teaches” the beginning of the piece to the band, there is also a false start, all very tempting, youy almost seem to see them working. I find Ralphs embellishments delicious, very Ry Cooder. LEAVING YOU has an alternate vocal while LIKE WATER is presented in a rough mix version and it differs little from the original version. KNAPSACK clarifies the recording mood of the track once and for all. Mick and Boz seems tipsy and they have fun strumming a silly song. Also EVERYTHING I NEED does not differ much from the original. It’s a shame that HEARTBEAT is not present. PEACE OF MIND is an alternative version with the guitar very “distant”, while PASSING TIME has alternative vocal.

TOO BAD is in full version,  MAN NEEDS WOMAN has different guitar and vocal and the piano played by Ralphs is forefront. The initial version of TOO BAD is perhaps one of the most amazing moments, the arrangement and the approach in fact are totally different from the classic version. It’s a blues-rock swing sung by Ralphs himself, really nice. It seems it was Rodgers then to suggest to make it more incisive. Then we have MAN NEEDS WOMAN initial version, no guitar, Ralphs on piano and vocal; you can understand here how much Paul Rodgers was important and how he could turn a boogie without any importance into a respectable song. There is another version of BURNIN ‘SKY, again without Ralphs. Unfortunately there is no alternative version of MASTER OF CEREMONY, but we have an unreleased track, or rather a piece on which the group was working. Written by Rodgers, UNFINISHED STORY is another nice moment, maybe nothing exceptional but pleasing. Cute solo by Ralphs.

The bonus disc is therefore quite valid, a few unecessary things, a couple of missing things, but all in all it’s enough varied to please the fans. Also with these deluxe editions it’s sad to see that compared to the packages of the first two albums these new ones are folded in three (and not in four) making the whole thing more modest. Liner notes by the great David Clayton, but as we know, consistently cut by PAUL RODGERS.

Bad Company Burnin’ Sky inside cover

In the end, another deluxe edition and then another album I would recommend. Maybe you will not find the big hits of the group, but to anyone who likes to explore the less frequented paths BURNIN SKY might surprise you (and then if it is the only album of BAD COMPANY that our Polbi likes, well, there must be a reason).

Here’s a link to an article about RUN WITH THE PACK’s deluxe edition

https://timtirelli.com/2017/06/12/bad-company-run-with-the-pack-deluxe-edition-swan-song-rhino-2017-ttttt/

 

Immagine

Riflessioni su Vasco a Modena Park 2017

5 Lug

Nelle ultime due/tre settimane per un modenese rimanere immune dalla febbre del sabato sera vascorossiano è stato praticamente impossibile. Non si riusciva a parlare d’altro, un po’ per l’evento in sé (davvero fantasmagorico) e un po’ per la cappa di panico che stava scendendo sulla città. Ho cercato di rimanere razionale e fedele alla mia idea, che fosse cioè una grande festa per Modena e per la regione. Sì perché in Emilia Romagna noi di solito siamo così, aperti agli altri, ben disposti se c’è da far baracca (da far festa insomma) e al contempo capaci di organizzarci al meglio. Avevamo un gran bisogno di un concerto del genere perché a Modena da 4/5 lustri non è che sia siano visti poi tutti ‘sti grandi nomi. Fino agli anni novanta sono approdati qui (soprattutto grazie alle Feste Dell’Unità) gruppi e artisti di elevatissima caratura internazionale, che so PINK FLOYD, GUNS N’ ROSES, BOWIE, DYLAN, il MONSTER OF ROCK, e decine di altri, poi il lento declino.

Mi stupivo infatti sentire certa gente lamentarsi per il concerto dopo averla ascoltata imprecare perché siamo una realtà di provincia dove non viene mai nessuno e non succede mai niente. Buffi poi quelli che si chiedevano il perché organizzare un concerto del genere a MODENA, rimanevo basito…ma come, Vasco è di Modena, ha iniziato qui a farsi conoscere, non è naturale che festeggi i suoi 40 anni di carriera nella sua città anche pensando a quel “abito fuori Modena Modena Paaaaark…”? Tutti a criticare l’amministrazione, mi dicevano che concedere uno spazio per un numero di spettatori maggiore al numero degli abitanti era da pazzi. Cercavo di non rispondere di petto, pur tenendo il punto, perché la vita è già piuttosto dura e non vale la pena ingrigirsi l’animo con queste ulteriori sterili polemiche. Ribattevo solo che pochi anni fa per due volte LIGABUE aveva riempito con circa 160.000 persone il Campovolo di Reggio Emilia e che non era successo nulla di terribile. “Sì, ma il Campovolo è un’altra cosa” rispondevano subito. Io non capivo, perché è vero che il Campo Volo (il piccolo aeroporto di Reggio) è un po’ più decentrato rispetto al centro città e confina con frazioni di campagna ma rimane comunque a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria che a sua volte è vicina al centro, senza calcolare che il numero degli abitanti e il numero di spettatori era più o meno lo stesso.

Ma qui sembrava che tutto stesse per precipitare. Negozi e fabbriche che ipotizzavano chiusure il giovedì e il venerdì prima del concerto, i residenti in zona Parco Ferrari  preoccupati e il resto della città, attonito e sgomento, rassegnato in attesa dell’arrivo degli unni.

Su facebook leggo oggi una breve riflessione della mia amica Jaded baby (La Giorgia insomma):

Cosa ci ha insegnato questo Modena Park?
Che chi non sa fare luce, è pregato di non fare ombra! 

Un saluto agli indignati, ai catastrofisti, agli esperti di sicurezza, ai laureati all’università della vita, ai cagacazzo, a Giovanardi, ai musicisti pippologi e a tutti quelli che hanno remato contro a questo evento.

A parte Bonolis, è stato perfetto 

Schietta, precisa e al punto, non c’è che dire.

Giorgia ha ragione, i disfattisti dovrebbero farsi da parte e non mettere i bastoni tra le ruote e soprattutto evitare, una volte che tutto si è svolto alla perfezione, di salire sul carro dei vincitori.

Quelli che sanno tutto loro dovrebbero per una volta farsi un esame di coscienza e tapparsi la bocca.

I musicisti pippologi, come li chiama la Giorgia, e gli amanti di musica che si ritiene superiore (aggiungo io), devono andare semplicemente a prenderla in quel posto. Che Vasco possa non piacere è sacrosanto, ognuno ha la propria sensibilità e se certe cose non arrivano o infastidiscono nessun problema, a patto che non si vengano a dare lezioni soprattutto poi, se a loro volta, questi sapientoni ascoltano artisti che non sono proprie eccellenze. Sì perché queste teste vuote gli rinfacciano mediocrità musicale e poi adorano musicisti (pseudo) rock che – come direbbe il mio amico Picca – è manovalanza, oppure gruppi che sono ben più kitsch e tout court di Vasco. E’ questo che non sopporto di questa gente, il non avere un minimo di obbiettività. Quello che piace a loro è musica di valore quello che non piace a loro musica senza importanza, sebbene le due cose spessissimo siano sullo stesso piano.

Io non sono andato al concerto, mi sono pentito di non aver fatto del pubblico di Vasco in quella magnifica serata, o forse dovrei chiamarlo “il popolo di Vasco” come viene rinominato in questi giorni di dibattiti, riflessioni, dove tutti diciamo la nostra. Parliamo de”Il popolo di Vasco” come una entità a se stante, come fossero “gli altri”, invece come hanno già detto in tanti, il popolo di Vasco siamo tutti noi. Da quelli che tirano bottigliette piene di piscia ai gruppi di supporto, a quelli che fanno del rispetto per gli altri una bandiera, da quelli che oltre ai cd di Vasco hanno al massimo comprato le compilation del Buddha bar a quelli come noi che LED ZEPPELIN, FREE, EMERSON LAKE AND PALMER, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH etc etc. C’è di tutto dentro al “popolo di Vasco”, c’è l’umanità. E ad ogni modo l’altra sera al parco Ferrari il “popolo di Vasco” si è comportato benissimo.

(Poi magari un giorno parleremo del popolo dei ROLLING STONES, degli AC/DC e degli AEROSMITH, gli ultimi tre megaraduni a cui ho partecipato).

Per noi modenesi (in primis quelli della mia generazione) Vasco è sempre stato uno di famiglia. Già dal nome. Sì perché al di là di quel che dice wikipedia, Vasco proviene dal francese, dalla parola guascone , e infatti qui da noi “fare il Vasco” o “lui lì è un Vasco” significa essere un simpatico spaccone oppure essere un figo. Vasco era un nome non troppo comune ma tipico delle campagne intorno a Reggio e a Modena, d’altra parte qui abbiamo avuto per lunghi decenni – qualche secolo fa – la dominazione francese.

Sono (o perlomeno sono stato) un grande fan di Vasco Rossi quindi. Lo ascoltavo a Punto Radio prima che iniziasse a fare dischi, poi l’emozione di vedere un suo 45 giri (Jenny e Silvia) da Fangareggi a Modena e finalmente dal 1978 avere l”occasione di comprare ogni anno un suo LP.

Puntoradio – dal 1975

Pur avendo una predilezione per il rock, l’hard rock e il blues sono sempre stato attaccatissimo ai cantautori italiani …DE GREGORI, BENNATO, IVAN GRAZIANI sono nomi che ho inciso sull’animo. Fu dunque naturale amare anche un cantautore che proveniva oltre che dalla prima radio libera che ascoltavo con passione anche dalla mia provincia, lui da un paese in montagna (Zocca) io da uno di pianura (Nonantola).

Tra l’altro proprio a Nonantola Vasco si esibì più o meno 50 anni fa…

Vasco Rossi a Nonantola – anni sessanta

MA COSA VUOI CHE SIA UNA CANZONE con quegli arrangiamenti alla YES e GENESIS di Gaetano Curreri, NON SIAMO MICA GLI AMERICANI con quella sfilza di canzoni che mandavano in orbita un adolescente come me (FEGATO SPAPPOLATO, SBALLI RAVVICINATI, LA STREGA (scritta da Sergio Silvestri altro “cantautore” che poi avrei seguito), 15 ANNI FA e VA BEH (oltre a quella lì, ALBACHIARA). COLPA D’ALFREDO, SIAMO SOLO NOI e VADO AL MASSIMO poi saziarono le mie voglie rock, la chitarra di MAURIZIO SOLIERI diventò imprescindibile e il mio amore per VASCO immenso. Lo vidi per la prima volta nel marzo del 1981. Non ricordo se SIAMO SOLO NOI era già uscito o meno. VASCO (insieme al suo gruppo) era l’ospite d’onore a MODENA ROCK 1981, rassegna di gruppi locali che si teneva nella palestra (o era un semplice capannone?) di Modena Est. Col mio gruppo avevo suonato il sabato sera, Vasco era previsto per la domenica. Essendo un membro di uno dei gruppi coinvolti potevo muovermi come volevo. Entrai nei camerini e vidi Vasco insieme ai suoi musicisti. Aveva una bottiglia di Johnni Walker in mano e quello sguardo sempre un po’ perso ma al contempo determinato. Non mi scomposi più di tanto, all’epoca era piuttosto sicuro di me, così scambiai due parole con lui e con Solieri. Vidi il concerto a fianco del palco e fu bellissimo vederli in azione durante la loro fase Rock naif. Magari è dovuto anche alla suggestione data dalla mia giovane età, ma è a tutt’oggi uno dei concerti a cui sono più legato. Quando alla fine Massimino Riva gettò in aria la sua Fender Stratocaster e la fece cadere per terra, il rito del rock si compì.  Dopo il concerto fermammo Vasco all’uscita, eravamo forse in dieci, Vasco era noto a Modena ma non è che fosse già un cantante di successo, scherzammo un po’ con lui e poi lo vedemmo andare via sulla sua Porsche. Il compenso se non ricordo male fu di due milioni e mezzo di lire.

Ricordo che a militare (nel 1982) mi chiamavano Vasco, dovevo essere un fan piuttosto convinto. Il mio amore raggiunse l’apice in quell’anno, con l’album VADO AL MASSIMO, ma non voglio fare la parte di quello che ama solo i primi album e poi snobba il resto, quello che si allontana dall’artista una volta che questi diventa famoso. Io fui contento della popolarità di Vasco che dal 1984 in poi crebbe a dismisura, semplicemente le formule musicali non mi attiravano più come in passato. Rimanevo un fan, compravo i suoi album, mi illuminavo dinnanzi a certe sue nuove canzoni, ma tutto in maniera più riservata. Lo rividi in concerto un paio di volte nel 1983, nella discoteca di Soliera (MO) e al Picchio Rosso di Formigine (MO), poi ancora nel 1985 alla Festa Dell’Unità di Reggio Emilia e infine nel 1989 alla Festa dell’Unità di Modena.

Negli ultimi anni abbiamo parlato più volte su questo blog a proposito del gigantismo di cui soffre il rock e della gente che va ai concerti più per partecipare al rito, all’evento che per la musicain sì, e’ stato così anche in questo caso, ma l’aria di festa e l’incredibile risultato ottenuto compensano il tutto. Sì perché c’è stato anche chi irrideva i numeri e pensava ci fossero stati concerti simili con più spettatori, facendo parecchia confusione. A me queste cose sono sempre interessate e sapevo che – vado a memoria dunque potrebbe esserci qualche lieve imprecisione – il record per concerto a pagamento di un singolo artista era detenuto dagli A-HA con circa 200.000 spettatori, seguiti da TINA TURNER e PAUL McCARTNEY con più o meno 190.000 agli inizi negli anni duemila. LIGABUE col primo Campovolo (160.000) e U2 sempre al Campovolo (150.000 negli anni novanta) poco dietro. Più di 220.000 spettatori per VASCO ROSSI, un trionfo.

Vasco – Modena Park 2017

E’ stato un esperimento perfettamente riuscito, produzione, amministrazione comunale, forze dell’ordine, cittadinanza, etc etc tutti impeccabili. MODENA PARK 2017 sarà un evento da ricordare a lungo. A proposito, vale forse la pena rammentare che MODENA PARK è un canzone di IVAN GRAZIANI apparsa sull’album AGNESE DOLCE AGNESE del 1979, e che il parco a cui fanno riferimento sia Graziani che Rossi è il parco storico di Modena, la lunga striscia verde tra due viali che circumnavigano il centro della città. Il Parco Ferrari è tale dal 1991, prima di quella data fu – in tempi lontanissimi –  il piccolo l’aeroporto della città e quindi l’autodromo.

Credo non se ne possa più di sentir parlare dei benefici portati all’indotto, riporto solo questo piccolo ma sintomatico fatto: 1600 krapfen preparati dal mio amico Stef della Pasticceria Malaguti di Nonantola per il back stage.

Pasticceria Maluguti – 1600 bomboloni per il backstage del Modena Park – foto Stef Malaguti.

La diretta della RAI è stata risibile. Bonolis è sembrato un pesce fuor d’acqua. Prima di tutto – secondo me – avrebbe dovuto dire che la RAI non aveva i diritti per mandare in onda il concerto nella sua interezza. Inutile prendersela con la tv di stato per questa faccenda, succede quasi sempre per eventi in diretta trasmessi via radio o tv, gli speaker devono parlare sopra ai pezzi, il concerto non può essere trasmesso senza interruzioni, altrimenti chiunque può registrarselo e magari fare copie pirata. La produzione deve riservarsi la possibilità di fare uscire divudi, bluray, cd audio. In secondo luogo avrebbero dovuto scegliere qualcuno che avesse maggiore familiarità col mondo di Vasco. Bonolis sembrava non avere confidenza con la storia del re di Zocca, ma il vero motivo per cui la diretta è stata un fallimento è dovuto alla regia. Comunicazioni approssimative, stacchi sempre fuori tempo, gestione dilettantesca. Non hanno nemmeno messo qualche microfono verso il pubblico, cosicché ogni volta che Vasco finiva una canzone calava un silenzio irreale. Sarebbe stato meglio far trasmettere il concerto a SKY in chiaro sul canale CIELO. Lo sfacelo della RAI è lento e inesorabile.

Quello che si è intravisto però è stato emozionante.

Vasco – Modena Park 2017

Vasco tutto solo che parte con COLPA D’ALFREDO, Vasco che cita gli ELP (come suo solito) con WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW THAT NEVER ENDS, con tanto di traduzione in italiano. Il secondo chitarrista con la doppio manico rossa della Gibson, Curreri al piano che accenna a JENNY, SILVIA, LA NOSTRA RELAZIONE e quindi procede con ANIMA FRAGILE (come sempre brillante l’arrangiamento delle due chitarre),

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Stef Burns che sentirlo suonare è sempre una gioia, i bei giri di basso di Golinelli vestito come Keith Richards in chiara. Non si poteva non notare Clara Moroni, che noi ancora ricordiamo (e amiamo come) leader del suo gruppo CLARA & THE BLACK CARS. Bello rivedere sul palco Maurizio Solieri, il pezzo strumentale finale sembrava un omaggio a Jeff Beck. E poi Vasco. Bello constatare che ancora una volta a dispetto delle pressioni che deve sostenere per aver messo in piedi un lavoro del genere rimane un puro. Scafato, attento, furbo, determinato, accorto ma sempre un puro. E che voce che ha ancora! Immancabile alla fine il tributo a Massimini Riva.

Vasco – Modena Park 2017

Musicalmente la band di Vasco è pressoché impeccabile, musicisti validi e preparati, alcuni di scuola americana. I due chitarristi sono bravissimi (e non sto parlando solo di tecnica). Si passa dal pop levigato e mainstream, a certi pruriti d’elettronica, al metal moderno con facilità, affrontando anche il nocciolo della canzone d’autore con la giusta incisività.

Vasco – Modena Park 2017

Certo, alcuni aspetti li trovo ridondanti, la doppia cassa della batteria, arrangiamenti e atteggiamenti tout court e forse sopra le righe, gradirei insomma un bon ton musicale più presente, ma le mie sono congetture personali, io non sono nessuno, Vasco è Vasco, dunque ha ragione lui, e lo dico in tutta sincerità.

Vasco-ModenaPark-2017

Vasco – Modena Park 2017

I fuochi d’artificio finali sono stati altamente spettacolari , cornice perfetta per un palco da record. Mai visto nulla di simile

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Finita ALBACHIARA, dall’impianto DIE FOR METAL dei Manowar, pezzo ultra metal che deve molto a KASHMIR dei Led Zeppelin.

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In tanti hanno condiviso le foto pubblicate da Vasco sulla sua bacheca, ma vale la pena riproporle anche qui, perché sono spettacolari.

E’ stata una splendida serata, tutto ha girato per il verso giusto, ed io sono contento, per Vasco, per la mia città, per i fan che si sono riversati al Parco Ferrari, per tutti noi che in questi tempi cupi abbiamo bisogno di giornate di festa come questa. Bravo Vasco, sei sempre il numero 1.

Foto Milly Bar

Vasco – Modena Park 2017 – foto Millybar

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AEROSMITH, Firenze Rocks Festival, Ippodromo del Visarno 23-6-2017

29 Giu

Come potevo non amare gli AEROSMITH? Nati dal brodo primordiale a base di YARDBIRDS, ROLLING STONES, LED ZEPPELIN e musica nera dell’epoca, incorniciati in quell’immagine stradaiola fighissima, fautori di quel cazzo di musica rock sublime, mi arrivarono diretti nello stomaco quando non avevo nemmeno 18 anni. L’album fu LIVE! BOOTLEG, ricordo che mentre lo ascoltavo mi perdevo tra le mille foto contenute nella copertina interna. Joe Perry che suona una Fender per mancini con a penzoloni sulla schiena una chitarra BC RICH è tuttora una figura iconica per me. L’album a dire il vero era un po’ troppo spezzettato, una live compilation con pezzi che andavano dal 1973 al 1978, ma quel “difetto” sapeva anche trasformarsi in pregio, regalando infatti all’album quell’aria da bootleg, da disco dal vivo sporco, intenso, schietto. Quando poi scoprii AIN’T GOT YOU / MOTHER POPCORN, con quel groove imputanito e le giravolte del cantato, capitolai e con l’enfasi dell’adolescente in preda a bollori, in modo solenne dichiarai: AEROSMITH miglior gruppo della storia.

EAST RUTHERFORD – AUGUST 06: Aerosmith guitarist Joe Perry performs onstage at The Meadowlands on August 06, 1978 in East Rutherford, New Jersey. (Photo by Ron Pownall/Corbis via Getty Images)

Gli Aero sono dunque un gruppo americano che amo moltissimo e che considero tra le meraviglie del rock statunitense. Il gruppo è composto da una normalissima sezione ritmica, una bravo chitarrista riservato e pacato, un gran bel delinquente alla chitarra principale e una superstar di livello cosmico. Già, per quanto mi identificassi in Joe Perry (di lì a qualche anno i tre dischi del Joe Perry Project entrarono a far parte in modo deciso del mio mondo fantastico) fu Steven Tyler ad irretirmi più di tutti. Cantante superlativo, showmen inarrivabile, figo di prima classe, autore sopraffino! L’assonanza dei nostri nomi trasportati in terra americana (Steven Tyler appunto e Steven Tyrrell) poi mi legò a lui ancora di più.

GET YOUR WINGS (1974) , TOYS IN THE ATTIC (1975) e ROCKS (1976) mi tramortirono. Tre album così belli e così rock da far girare la testa. KINGS AND QUEEN (1977) segnò un po’ il passo ma NIGHT IN THE RUTS (1979) a mio parere li riportò in alto. Poi Perry e Whitford se ne andarono, arrivarono Jimmy Crespo e Rick Dufay (amai anche questa coppia di guitarslinger) e ROCK IN A HARD PLACE prese forma.  Sono un amante degli album obliqui dunque mi piacque parecchio anche questo. Reunion, un paio di nuovi live e DONE WITH MIRROR, altro album obliquo che adorai. Nel 1987 uscì PERMANENT VACATION, gli Aero diventarono più commerciali (rimanendo comunque un gruppo rock) e andarono incontro ad un successo universale. Il resto, come si dice, è storia.

Vidi il gruppo nel 1989 al Palatrussardi di Milano e nel 1990 al Monster Of Rock organizzato all’interno della festa dell’Unità di Bologna (avevo anche il pass backstage in quanto scriba della rivista Metal Shock, trovarsi dunque nella zona hospitality insieme a Beppe Riva e Gianni Della Cioppa non fu male, soprattutto quando Tyler mi scrutò attentamente mentre scattavo una foto a Brad Whitford che pazientemente si era messo in posa con una copia della mia fanzine Oh Jimmy).

Arrivo a Firenze quindi con un po’ di timore, so molto bene che il rock e l’età avanzata sono un connubio quasi mai vincente, non vorrei rovinarmi il castello che ho nella mia testa, ma Saura non li aveva mai visti, non potevo esimermi.

Questi eventi tenuti in prati immensi non fanno (più) per me, non ho grandi ricordi del concerto dei ROLLING al Circo Massimo del 2014 e degli AC/DC a Imola del 2015. Troppa gente, troppo distante il palco dalla nostra posizione, troppo fastidio. Sono discorsi da uomo di una incerta età, lo so, ma il riflesso è quello, e poi il fatto è che non sono più concerti, ma eventi appunto, la musica non si sente bene, lo spettacolo non si gusta nella maniera appropriata, il gigantismo non fa bene al rock.

Percorriamo la distanza tra Regium Lepidi e Florentia in meno di due ore. Il problema è parcheggiare in città. Dopo diversi giri a vuoto troviamo un garage a pagamento. Entrare ad un grosso concerto rock significa lasciare che gli addetti ti perquisiscano, ti passino uno scanner sul corpo e ti tolgano i tappini dalle bottigliette d’acqua e guardino un po’ di traverso i panini che ti sei portato da casa. Sì perché non ho più voglia di farmi spennare pagando bottigliette d’acqua 5/10 volte il loro valore o panini che ti costano come un pranzo in trattoria. Adesso poi che c’è la faccenda dei token, la spesa minima che devi fare per acquistare qualcosa è 15 euro, ma vaffanculo, va.

Entriamo sul prato dell’ippodromo e la situazione mi pare subito dignitosa; certo 50.000 persone non sono un numero impossibile, la cifra rimane ad ogni modo alta, ma il tutto sembra vivibile. Proviamo ad avvicinarci al palco nella sezione centrale, conquistiamo una posizione discreta ma capiamo ben presto che se rimaniamo lì rischiamo di guardare il concerto solo sui maxischermi. Ci spostiamo a sinistra e la cosa sembra migliorare, la visuale non è niente male, se non altro riusciremo a vedere il gruppo.

Alle 19 salgono onstage i PLACEBO. Capisco che abbiano un senso, che la loro proposta abbia una certa profondità, ma non fanno per me. Brani molto simili, arrangiamenti tutti uguali, nessun passaggio strumentale di rilevo e melodie raramente briose. Alle 20,15 terminano. 45 minuti di attesa. Sono le 21, a minuti rivedrò gli Aero. Provo una certa emozione. Non ho voluto dare un’occhiata a scalette e videoclip tratti dagli altri concerti. Non so cosa aspettarmi

Aerosmith – Firenze Rocks Festival 23-6-2017 – photo Tim Tirelli

Eccoli. Tyler e Perry sulla pedana che s’inoltra nella pubblico e gli altri tre sul palco vero e proprio. LET THE MUSIC DO THE TALKING comparve sul primo disco del Joe Perry Project nel 1980, fu poi ripresa dal gruppo per DONE WITH MIRROR del 1985; mi sorprendo sempre quando la propongono in concerto, ma ne sono ovviamente felicissimo, è un pezzo per veri fan che amo molto.

Segue YOUNG LUST, pezzo di cui farei anche a meno. Arriva poi il primo grande successo: RAG DOLL. Faccio una prima considerazione e mi dico che seppur lo spettacolo è emozionante e Tyler è un fighissimo rock and roll animal, la sua voce non è senza dubbio quella di un tempo (ma è una cosa naturale intendiamoci), il gruppo appare appesantito è non certo in formissima e che Joe Perry perde colpi. Riascoltando i brani su youtube la cosa sembra meno evidente, tuttavia ricordo chiaramente che al concerto fu una cosa che notai immediatamente.

LIVIN’ ON THE EDGE, LOVE IN A ELEVATOR confermano la mia impressione. Sia chiaro, non voglio diventare puntiglioso, mi sto divertendo, ma mi rifiuto di stare al gioco e fare finta che sia tutto come un tempo. Col gruppo c’è Buck Johnson, tastierista, corista, manipolatore delle basi, sì perché in alcuni punti ci sono anche quelle. Mi interrogo su come il pubblico sia pronto a farsi illudere, tutti a far finta che il tempo non sia passato, tutti pronti ad usare (il giorno dopo) iperbole per descrivere il concerto. Non è tanto il concerto che si viene a vedere, sembra che il punto importante sia quello di esserci, di partecipare ad un rito che dia significato al proprio ego, alla propria esistenza. Dietro di me alcune ventenni decise a spassarsela. Una di loro dopo ogni canzone urla come stesse impazzendo, anche quando ha parlato tutto il tempo o era al telefono. E’ quella che spesso urla a Steven “nudo, nudo, nudo”. A parte che una così Tyler non se la filerebbe proprio, sarebbe bello vedere la sua faccia davanti al suo idolo, 69nne, nudo. Ad un certo punto chiama al telefono una sua amica e le urla: “Ecco il tuo Steven“, tiene il telefono alto per circa un minuto per poi capire subito dopo che la sua amica non stava sentendo nulla. Ce la vedo tra 25 anni, ricordare è ingigantire l’episodio per dare enfasi alle avventure fatte da giovane.

Quello che mi colpisce è l’imprecisione di Perry. A parte il periodo 1977/78 quando a volte appariva sul palco quasi incapace di suonare per colpa di certe sostanze (se ricordo bene Houston 1977, ad esempio), è sempre stato un chitarrista rock pronto sullo strumento, passione e buona tecnica. Stasera mi sembra un tantinello fuori, pasticcia, gioca a fare il Joe Perry. Guardarlo è divertente ma se lo si ascolta attentamente si rimane un po’ delusi.

Aerosmith – Firenze Rocks Festival 23-6-2017 – photo Tim Tirelli

JANIE’S GOT A GUN e NINES LIVE non mi sono mai piaciute troppo. Arriva il momento del Perry canterino con STOP MESSIN’ AROUND e OH WELL dei PETER GREEN’S FLEETWOOD MAC. Alla voce se la cava meglio di quello che mi aspettassi. Apprezzo che il gruppo rischi e proponga due pezzi così in un festival di questo tipo, ma STOP MESSIN’ AROUND risulta un blues dozzinale con assoli davvero mediocri. La sezione ritmica col suo fare scolastico non aiuta di certo, e anche Buck Johnson si rivela musicista per nulla particolare. Per fortuna che c’è l’armonica di Steven Tyler. Buone anche prove di Brad Whitford, come sempre una sicurezza.

Per SWEET EMOTION arriva sul fronte del palco Tom Hamilton, rifatto e tiratissimo. Penso a come gli sia andata bene, finire in un gruppo dove c’è Steven Tyler e passare alla storia per un unico giro niente male scovato tra le corde del basso. Steven fatica a mantenere l’intonazione. Non ne sono sicuro ma le tonalità di diversi pezzi sembrano essere state abbassate.

I DON’T WANT TO MISS A THING fu un bel singolo, lo ascolto ancora volentieri ma, ecco, i miei Aerosmith non sono così sdolcinati. Mi perdo a seguire Steven, nonostante i problemini, l’età che avanza, rimane una forza della natura (come Mick jagger), e seppur non canti più come un tempo mi piace sempre tanto. Durante la cover di COME TOGETHER Joe Perry rompe una corda, può permettersi di smettere di suonare, dietro c’è il fido Whitford che tiene in piedi  – strumentalmente – la band.

Ogni tanto intravedo Ross Halfin sul palco intento a fotografare i nostri.

CHIP AWAY THE STONE fu il singolo (non troppo fortunato) che cercò di trainare l’album LIVE! BOOTLEG nel 1978. Scritto da Richie Supa, trattasi di un bel tempo medio rollinstoniano. Mi ringalluzzisco, eccoli i miei Aerosmith, ritmica sexy, corpo strumentale, groove anni settanta

Il videoclip tratto da Firenze è di scarsa qualità, quindi includo anche quello ufficiale del bel tempo che fu.

CRYIN’ e DUDE chiudono la prima parte. Perry ancora impreciso. Tyler salta, balla, coinvolge. Gli Aerosmith sono lui.

Il gruppo sparisce per qualche minuto poi ritorna per il bis. Steven accenna in maniera un po’ tremolante a IF I FELL dei Beatles, è incerto anche l’intro di DREAM ON al piano. Sul palco si può sbagliare, ci mancherebbe, ma farlo in un concerto davanti a 50000 persone è problematico, il tutto si amplifica. Curiosamente anche Perry sbaglia, l’inizio dell’assolo non è certo degno del suo nome. Il momento però è insigne, DREAM ON va comunque seguita con pathos.

Prima di WALK THIS WAY c’è un misunderstunding tra Tyler, Kramer e la band. Mr Tallarico ha in mente MOTHER POPCORN mentre gli altri sembrano già diretti verso WALK THIS WAY. Tyler insiste, per fortuna. La versione di MOTHER POPCORN sul disco dal vivo del 1978 è uno dei miei momenti live preferiti. Risentirla dal vivo nel 2017 mi fa tantissimo piacere, non me la aspettavo di certo. Abbiamo detto che Tyler non ha più la nella voce l’esuberanza dei tempi d’oro, ma non si risparmia, si butta, rischia e porta a casa il risultato. Di nuovo i miei Aerosmith.

WALK THIS WAY chiude in modo classico lo show.

Aerosmith – Firenze Rocks Festival 23-6-2017 – photo Tim Tirelli

Aerosmith – Firenze Rocks Festival 23-6-2017 – photo Tim Tirelli

Bello spettacolo dunque e discreta performance musicale. Dobbiamo essere realisti, gli Aero oggi sono questi. Forse non sono più adattissimi a festival del genere, credo che viste le loro odierne capacità le arene indoor sarebbero più indicate, con un po’ di intimità in più il tutto risulterebbe più onesto. Detto questo sono contento di essere andato, chissà se li rivedrò mai più, ma tutto sommato posso ritenermi soddisfatto: ho visto una delle leggende americane tre volte nella vita, e questo prima dell’arrivo delle seasons ot wither.

Let the Music Do the Talking

Young Lust

Rag Doll

Livin’ on the Edge

Love in an Elevator

Janie’s Got a Gun

Nine Lives

Stop Messin’ Around

Oh Well

Sweet Emotion

I Don’t Want to Miss a Thing

Come Together

Chip Away the Stone

Cryin’

Dude (Looks Like a Lady)

Bis:

If I Fell / Dream On

Mother Popcorn

Walk This Way

THE EQUINOX – Festa Della Musica – Nonantola (MO) 16-6-2017

25 Giu

Warning:

 questa non è una recensione, né un’auto celebrazione, bensì un semplice resoconto personale, la visione di come un musicista del mio livello vive quelle piccole avventure che sono i concerti rock del proprio gruppo. Ogni accento auto elogiativo è puramente casuale

E così per il terzo anno consecutivo mi appresto a suonare nel mio paese natale. Dopo due anni di partecipazione alla rassegna del Pizza Fest, ecco che quest’anno partecipo alla Festa Della Musica, rassegna di gruppi che si snoda su 5 palchi posti negli angoli forse più suggestivi del centro storico. Veniamo inseriti tra i gruppi previsti sul palco più grande, nel bel giardino comunale detto Perla Verde. Prima di noi un’orchestra di 14 elementi e i PHANTOM, gruppo storico della scena modenese dedito da sempre all’hard rock di qualità. Non è semplice per me pensare di salire sul palco dopo di loro, ho una sorta di timore reverenziale nei confronti di Glaccio Tavoni, il chitarrista, musicista che ho sempre ammirato sin dal 1979, da quando cioè lo vidi su un palco con la sua Les Paul Cherry; mi sento – facendo le debite proporzioni –  un po’ come Page quando incontra John McLaughlin.

La Perla Verde è una location piuttosto suggestiva, un bel giardino a ridosso degli edifici comunali e della Rocca, la Torre dei Bolognesi. Quelli della mia generazione hanno passato buona parte della adolescenza tra queste mura e sotto queste piante, giocando a ping pong, a biliardino e mangiando ghiaccioli (che da queste parti chiamavamo bif).

La Rocca (Torre dei Bolognesi) – Nonantola

Nel denso caldo pomeridiano, verso le 17,30 arriviamo e, con l’aiuto degli organizzatori, in primis Davidino Luppi, cominciamo a portare la strumentazione sul palco. Un velocissimo soundcheck e quindi lasciamo il posto ai PHANTOM.

Lele – The Equinox – NNT 16-6-2017 – photo Federica Pratissoli

Mentre aspettiamo che arrivi ora di cena mi bevo una birra fresca mentre ascolto Lele e Saura. Lele ad un certo punto le dice una cosa simile a quella che disse una volta Paul McCartney: “ho iniziato a suonare per rimorchiare le ragazze“; Lele esprime il concetto in maniera più schietta e decisa, ma il senso è quello, poi aggiunge “non come Tim, che lui senza alcun dubbio lo ha fatto per la musica e per le canzoni”. Ora, suono con Lele da quasi 17 anni, chiaro che ci conosciamo bene, ma di solito i rapporti tra batteristi e chitarristi non sono mai troppo profondi, Lele però arriva al punto in maniera così netta e sincera che mi spiazza. Sì, è vero, è proprio così. Certo, mi piacciono le fighe, ma il prendere in mano uno strumento fu unicamente diretto alla creazione della musica e allo scrivere canzoni. Sono sempre stato serio (sin troppo) a riguardo, il fine ultimo è sempre stata la musica, una sorta di strada a senso unico, senza possibilità di scelta. Non che mi ci volesse molto a capire una faccenda del genere, in fondo una volta imparati i primi 4 accordi laggiù nella seconda metà degli anni settanta, la prima cosa che feci fu quella di scrivere un paio di canzoni e ancora oggi a questa incerta età – senza mai avere avuto uno sbocco di rilievo a tal riguardo se non qualche autoproduzione magari anche ben fatta – capita che mi ritrovi nella mia stanzetta a scribacchiare i miei ennesimi quadretti musicali. Come sia finito a suonare in una tribute band solo il padre dei quattro venti lo sa.

Scosso da questa semplice e naturale constatazione di Lele, faccio un giro con Saura per il paese per dare un’occhiata agli altri palchi. Incontro amici di una vita, tra cui Rex e Michi Borsari, che con il suo service – ZIBO – gestisce due palchi. Abbraccio poi i miei figliocci, Giacomo figlio di Rex e John Lupo.

Dopo cena mi chiedo se sia il caso di infilarmi anche il gilet stasera, il caldo è agghiacciante, l’afa è a livelli record. Il fatto è che credo che chi va sul palco debba in qualche modo vestirsi in modo consono, snobbo chi vedo lassù vestito in modo trasandato, magari con i pantaloni corti, oppure conciato come lo zio Fedele, col gilet da pescatore e i sandali. Il fatto è: come ti vesti se sei un uomo di una incerta età e suoni in un gruppo che fa il tributo ai LZ? Non puoi certo metterti il costumino con draghi, segni zodiacali, papaveri che era solito portare Page nel periodo 1972/1977. Le sue mise pre 1972 non mi piacciono molto, nemmeno quella di Knebworth 1979 mi convince, non male quelle di Copenhagen 1979 e del tour del 1980, ma di solito opto per una foggia non dissimile da quella che aveva nel tour americano dell’ARMS del 1983… per quanto suonasse male e per quante fosse rovinato dalle droghe pesanti, aveva un look molto figo, almeno secondo me.

Jimmy Page 1983 ARMS Benefit (Photo by Chris Walter/WireImage)

Rifletto su come Page andava sul palco quando aveva la età che ho io adesso, faccio due conti… mamma mia, era il tempo del tour con i Black Crowes, con quella odiosa felpa nera che lasciava intravvedere i chili di troppo. Meglio non pensarci. Okay, mi infilo anche il gilet (sarà un sbaglio). Saluto amici tipo Riff, Mario, Patty, Gio e Maura che continuano a seguirci imperterriti e altri che non vedevo da secoli, Fabio Zara.

Sul palco i PHANTOM. Guardo Glaccio suonare con la sua consueta precisione e passione, mi chiedo come faccia, il manico della chitarra deve essere assai appiccicoso a causa dell’afa pesante. Sentirlo suonare è sempre un piacere per me, chitarristicamente è sempre stato una luce guida.

Tocca a noi. Sul palco sistemiamo le nostre cose, ma dal mio ampli non esce nessun suono.  Confabulo con i tecnici, controllo tutti i collegamenti ma nulla. Poi all’improvviso tutto riparte, ma la chitarra è sensibilissima, c’è qualcosa che manda il tutto in overdrive. Temo che un effetto della pedaliera (probabilmente l’equalizzatore) abbia problemi. Va beh, mi metto a suonare, cerco di non toccare nulla e spero che il Dark Lord vegli su di me. KASHMIR. Segue BLACK DOG, dove la chitarra si spegne mentre affrontiamo le ultime strofe. Con l’aiuto del tecnico cambio un jack e la cosa riparte.

The Equinox NNT 16-6-2017 photo Betty Bungle

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Paolo Rizzo

Il mio amico Paolo Mattioli è tra il pubblico e pubblica in diretta il video dei primi tre pezzi.

Saura si mette alle tastiere e alla pedaliera basso per MISTY MOUNTAIN HOP e SIBLY. Quest’ultima mi sembra venuta benino così faccio i complimenti ai ragazzi.

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Paolo Rizzo

Segue THE SONG REMAINS THE SAME.

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Giovanni Sandri

Saura di nuovo alle tastiere per STAIRWAY. Suonare sulla doppio manico con l’afa che c’è è quasi proibitivo. Pol durante l’assolo come al solito scatta un paio di foto:

Saura – The Equinox – NNT 16-6-2017 – photo Pol Morigi

The Equinox – NNT 16-6-2017 – photo Pol Morigi

Gio scatta una foto del finale mentre alzo la doppiomanico.

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Giovanni Sandri

WHOLE LOTTA LOVE è l’ultimo pezzo, avevamo a disposizione un’ora e ormai ci siamo. Nella sezione funk Pol mi chiede più volte se ho visto il ponte.

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Giovanni Sandri

Appena attacco la parte al Theremin, vedo un gruppo di ragazzini correre dalla mia parte per cercare di capire cos’è quell’aggeggio infernale, come lo chiama Pol.

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Giovanni Sandri

Sono talmente preso nel mio theremineggiare che ad un certo punto evoco Aleister Crowley…

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Giovanni Sandri

Ritornati al funk presento il gruppo e do la buonanotte a Nonantola…

The Equinox – Festa Della Musica -Nonantola 16-6-2017 – Foto Giovanni Sandri

Invece di chiudere su WLL Saura incita Lele a partire con ROCK AND ROLL. E così sia. Paolo Mattioli ci mette di nuovo in diretta su facebook.

E’ finita. Tra caldo opprimente, problemi tecnici e strumenti al limite della praticabilità anche questo concerto è andato. Qualche pasticcio, concentrazione non ottimale, ma in fin dei conti just another rock and roll show. Quello che mi risolve la serata è l’abbraccio che mi dà Glaccio salito sul palco condito con la frase “Da paura!”. Magari è solo cortesia la sua, ma per me significa tanto.

Elia Zoboli e Roberto Molinari – musicisti di alto livello della zona e amici da 40 anni – vengono a salutarmi, così come il mio amico Paolino Rizzo.

 

Adriano mi porta una pergamena arrotolata: è una poesia che ha scritto in mio onore… guardo questo pezzo d’uomo che poco più che ventenne vide i LZ a Monaco di Baviera nel luglio 1980 e mi dico ‘ma guarda un po’ che cosa fa fare l’amore per il Rock’.

L’indomani mi arriva un messaggio di Simo, ha incontrato Stefano Vezzali, nonantolano doc, ex disc jockey, e le dice “dì a Stefano (io insomma) che gli faccio tanti complimenti per come hanno suonato. Di band ne vedo e ne sento tante ma nessuna come loro, la differenza si sente”.

Sì, ho un gruppo speciale, Lele, Saura e Pol sono musicisti sopraffini e insieme riescono a creare un groove che spero ci distingua da altre tribute band, magari più brave ma forse meno preparate sul fronte del “senso”.

E’ ormai l’una, carichiamo la mildly blues mobile e via di nuovo verso la Domus Saurea. Oh, It’s been great. Nonantola goodnight.

GREG ILES “L’Albero Delle Ossa” (Piemme 2016) – TTTTT+

19 Giu

Lo scrivo sempre, Greg Iles è il mio autore prediletto di questi ultimi anni. Qui sul blog credo di avere parlato di tutti (o quasi) i suoi libri usciti qui in Italia. L’ALBERO DELLE OSSA è il secondo episodio della cosiddetta trilogia di Natchez, ed è – se non sbaglio – il quinto libro che vede come protagonista Penn Cage, ex procuratore a Houston, ora sindaco di Natchez (Mississippi) nonché autore di romanzi.

Qui il link all’articolino scritto in occasione del primo episodio.

https://timtirelli.com/2015/08/24/greg-iles-laffare-cage-piemme-2015-ttttt/

Qui sotto la sinossi, come sempre utile per inquadrare l’atmosfera creata da Iles e il tema a cui questo nuovo libro gira intorno. Non aggiungo altro se non che è un nuovo entusiasmante romanzo, avvincente, arrembante, palpitante e scritto benissimo. Insomma, per me i libri dei Greg Iles valgono quanto i miei dischi preferiti.

GREG ILES “L’affare Cage” (Piemme 2015) – TTTTT+

SINOSSI:

L’albero delle ossa

Non è facile per Penn Cage essere un sindaco bianco, con un passato di avvocato e un padre accusato dell’omicidio di una donna nera, a Natchez, Mississippi, nel cuore del Sud americano dove certe ferite della Storia restano ancora aperte, e forse lo resteranno per sempre. Ferite nate dalla violenza, dal razzismo, e dall’incomprensione: quel cuore nero della storia americana che ha avuto la sua incarnazione nel Ku Klux Klan e continua a pulsare anche nell’America di oggi, con nomi diversi ma intenzioni troppo simili. Come i Double Eagle, che al Ku Klux Klan si ispirano come se cinquant’anni di battaglie civili fossero trascorsi invano. È con tutto questo – con il passato che non passa, e anzi ritorna – che Penn deve fare i conti, ma non solo. Come scoprirà a sue spese, la violenza razziale si insinua anche laddove dovrebbero regnare l’uguaglianza e il rispetto della legge: nelle stesse aule dei tribunali e negli uffici della polizia.

Greg Iles, l’autore che più di ogni altro riesce a raccontare l’America delle battaglie tra neri e bianchi, e il tragico riverbero della Storia sugli eventi di oggi, ci regala un altro serratissimo legal thriller, che continua il racconto inziato ne L’affare Cage, e mette in scena passioni, conflitti, onore e vergona sul magnifico palcoscenico dell’America più profonda, e più ferita. Un grande romanzo, per mesi ai primi posti delle classifiche americane.

«Vi sfido a cominciare un romanzo di Greg Iles e non arrivare alla fine.» Stephen King

«Questo sì che è un grande romanzo.» John Grisham

 

NEWS: YES feat. ANDERSON RABIN WAKEMAN – MERCOLEDI’ 19 LUGLIO 2017 ore 21.30 – ARENA CAMPAGNOLA Area Concerti SCHIO

17 Giu

Vi rammento che tra un mese a Schio (VI) arrivano YES feat. ANDERSON RABIN WAKEMAN  Ricorderete che è il concerto che ho visto a Londra in marzo …

https://timtirelli.com/2017/03/29/the-2017-londinium-affair-arw-live-at-the-hammersmith-apollo-the-house-of-the-holy-e-luomo-che-chiede-un-cappuccino-dopo-hamburger-e-birra/

…è uno show che consiglio a tutti, i prezzi dei biglietti sono abbordabilissimi, la serietà di Schio Life non si discute, la proposta musicale di alto livello, il lignaggio dei musicisti indiscutibile. Consiglio di non perdere l’occasione, al di là che il genere piaccia o meno. 

Qui sotto altre indicazioni per i biglietti. Sottolineo il fatto che bisognerebbe premiare il coraggio, la costanza e l’amore per la buona musica di SchioLife. 

 http://www.schiolife.com
 YES feat. ANDERSON RABIN WAKEMAN

MERCOLEDI’ 19 LUGLIO 2017 ore 21.30
ARENA CAMPAGNOLA Area Concerti SCHIO

 

UNICA DATA NORD-ITALIA!

ANDERSON – RABIN – WAKEMAN nel loro nuovo tour mondiale.

BIGLIETTI SPECIALI riservati agli iscritti a SchioLife.com, scontati i dirittti di prevendita con scelta del posto automatica:

– settore GOLD > http://ticket.schiolife.com/prenotazione-posto_lit_68_262.asp?id_concerto=56

– settore SILVER > http://ticket.schiolife.com/prenotazione-posto_lit_68_262.asp?id_concerto=57

Se vuoi invece scegliere il posto in prevendita su Circuito VIVATICKET : http://www.vivaticket.it

Le icone del rock mondiale e storici membri degli Yes, JON ANDERSON, TREVOR RABIN e RICK WAKEMAN, tornano insieme per dare vita al progetto “YES featuring Jon Anderson, Trevor Rabin, Rick Wakeman” e saranno qui in Arena Campagnola mercoledì 19 luglio

Aggiungi se puoi evento > https://www.facebook.com/

  

BAD COMPANY “Run With The Pack” deluxe edition (Swan Song / Rhino 2017) – TTTTT

12 Giu

ITALIAN / ENGLISH

Conversazione via messenger di facebook tra me e Roberto Menabue di Dischinpiazza di fine maggio:

TT: Ciao Robby, tutto bene? Spero di sì. Senti, venerdì usciranno le deluxe edition di BURNIN’ SKY e RUN WITH THE PACK della BAD COMPANY, riusciresti ad averle per sabato? Farei un salto in centro da te a prenderle se fossero disponibili. Mi sai dire? Grazie.

RM: Dovrebbero arrivarmi venerdì mattina, comunque quando arrivano te ne metto via uno per tipo e poi ti avverto qui su FB. Tu vuoi le deluxe in CD, giusto?

TT: Certo le deluxe edition di due cd sia di BURNI’ SKY e RUN WITH THE PACK. Tienimele da parte. Lo sai che sono un super fan della Bad Company. Ci vediamo sabato verso le 10:30/11.

RM: Non sei un fan, tu sei “IL” fan!

Già, sono IL fan. Cosa ci sia nella musica della BAD COMPANY che mi irretisce così tanto lo sa solo il diavolo. Così, dopo la mezza delusione per le deluxe edition dei LZ (quelle che dovevano essere per me il non plus ultra) ecco le che vere edizioni speciali della mia vita diventano quelle della BAD COMPANY. Malgrado Paul Rodgers abbia sempre da ridire sul materiale bonus arrivando ad impedire l’inclusione di inediti e di versioni alternative, il risultato finale è comunque eccellente. Un remaster coi fiocchi degli album originali e un dischetto pieno di materiale aggiuntivo assai stuzzicante, il tutto ad un prezzo certamente abbordabile.

Questi ultimi due anni sono stati grandiosi da questo punto di vista per il fan della BAD COMPANY che c’è in me, l’anno scorso in maggio è uscito il primo live ufficiale tratto da registrazioni degli anni settanta

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

in ottobre sono andato a Glasgow a vedere una data dell’UK Swan Song Tour

https://timtirelli.com/2016/11/07/the-glasgow-affair-bad-company-live-at-the-hydro-25-oct-2016/

mentre nel 2015 sono state pubblicate le deluxe edition dei primi due album:

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-co-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

https://timtirelli.com/2015/05/14/bad-company-straight-shooter-deluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

Ora finalmente lo step due con le versioni allargate del terzo e quarto album.

RUN WITH THE PACK (Swan Song/Island 1976) – TTTTT+

Gli album considerati migliori del gruppo sono i primi tre, dalla passionale semplicità del primo all’ eccellente produzione del secondo e del terzo. Il mio preferito è STRAIGHT SHOOTER, la copertina, i pezzi, l’atteggiamento mi rapirono già la prima volta che lo ascoltai, ma RUN WITH THE PACK è quasi sullo stesso livello. Ottime composizioni, suonato bene, scintillante, duro ed elegante. La copertina è magnifica, è la sola non curata dalla famosa HIPGNOSIS bensì da JOHN KOSH, altro luminare in fatto di copertine di album di gruppi Rock. Ispirata naturalmente alla canzone che dà il titolo all’album fu realizzata senza badare a spese, stampata su carta laminata con tanto di scritte grafica in rilievo. Purtroppo con queste ristampe si è giocato al risparmio, così la copertina di RWTP non ha nulla di quanto sopra esposto, e senza quell’effetto sembra davvero poca cosa. Triste anche vedere che rispetto alle confezioni dei primi due album qui le ante del packaging sono tre e non quattro rendendo così il tutto più modesto. Questo vale anche per BURNIN’ SKY. Note di copertina del grande David Clayton, ma a quanto sappiamo tagliate in maniera consistente da PAUL RODGERS.

Per la foto interna si volle ricreare una tipica scenetta della vita on the road di una rock and roll band. Un stanza spoglia di un motel, i componenti del gruppo un po’ sfasati, la televisione accesa (lo screenshot di Bugs Bunny fu inserito in un secondo momento, una volta che fu rifiutato al gruppo l’uso di un fotogramma di uno show televisivo di successo dell’ epoca).

Il gruppo che si appresta a registrate RWTP è un gruppo che gira a mille, al massimo delle sue capacità. I due album del 1974 e del 1975 sono stati grandi successi, dischi d’oro e dischi di platino fanno ora parte della storia del gruppo, tour in Europa, Nord America, Europa, Giappone, Australia e di nuovo Nord America si susseguono senza un attimo di respiro, alternati solo dalle settimane passate in studio. Questa vita on the road (o on the run, vista la fuga dal Regno Unito causa la faccenda delle altissime tasse richieste dai governi inglesi) si riflette nei pezzi, nei testi, nell’atteggiamento compositivo. Un veloce primo demo in Inghilterra nell’agosto del 1975 e poi via in Francia a registrare l’album col Rolling Stones mobile Studio. Tre settimane piene per mettere su nastro multitraccia i nuovi pezzi e quindi trasferimento a Los Angeles al Record Plant per altre tre settimane di sistemazione e abbellimento insieme al tecnico del suono Ron Nevison. E’ qui che viene aggiunta l’orchestra in RWTP e FADE AWAY con l’aiuto di JIMMY HOROWITZ. Ultime fasi al Kendum Recorders insieme ad Eddie Kramer. Finito il lavoro il gruppo ritorna qualche giorno in Inghilterra per stabilirsi poco dopo di nuovo fuori i confini della Perfida Albione. RWTB viene pubblicato il 28 gennaio ed è immediatamente un successo da Top 5 sia in UK che in USA. Non sono il più adatto a parlare di testi in inglese, non è la mia lingua madre dunque non è facile carpire secondi significati e come parole e concetti siano messi giù, ma paiono ben più che dignitosi. Contenuti e temi semplici, ma trattati con esperienza ed una certa eleganza. Qualche caduta di stile dovuta ad eccessi chimici e di testosterone, ma chi a quell’età e in quel frangente non avrebbe fatto lo stesso?

Bad Company – Swan Song Ad for Run With The Pack – 1976

CD 1: ORIGINAL ALBUM REMASTERED

Tracklist
[CD1]
1. Live For The Music (Remastered)
2. Simple Man (Remastered)
3. Honey Child (Remastered)
4. Love Me Somebody (Remastered)
5. Run With The Pack (Remastered)
6. Silver, Blue & Gold (Remastered)
7. Young Blood (Remastered)
8. Do Right By Your Woman (Remastered)
9. Sweet Lil’ Sister (Remastered)
10. Fade Away (Remastered)

LIVE WITH THE MUSIC è scritta da Mick Ralphs e descrive alla perfezione il momento che il gruppo sta vivendo. E’ così che si apre l’abum, con un gran bel rock, lineare e pieno di pathos. Accordi tutt’altro che particolari (MI RE LA), ma presentati in maniera efficace. L’elementare giochetto sulla solista di Ralphs a metà pezzo è ormai diventato iconico. Non posso non sottolineare il cantato di Paul Rodgers, quando affronta la frase

hey baby gimme good lovin’
do it to me all night long
any old thing gonna make me happy
long as I can sing my song

io vado in estasi.

Il brano sfuma su figure di basso e batteria e l’ultima rullata va ad infrangersi sull’inizio di SIMPLE MAN, altro episodio a firma Mick Ralphs. L’introduzione è molto suggestiva, la strofa deriva dalla versione di OHIO di NEIL YOUNG che fecero i MOTT THE HOOPLE (il gruppo in cui Ralphs militò prima di formare la BC). Rodgers eccelle anche in questo pezzo. Sappiamo che è stato un cantate stratosferico, ma apprezzare una volta di più la maniera che ha di fare sue canzoni scritte da altri è inevitabile. HONEY CHILD seppur sia scritta da tutti e 4 i membri del gruppo può essere catalogata nella sezione “boogie dozzinali” (“boogie by numbers”come direbbe il mio amico David Clayton, Free/Bad Co scriba extraordinaire) di Mick Ralphs, quei pezzi insomma un po’ banalotti basati sugli accordi classici del rock and roll/blues (I, IV, V) scritti senza ispirazioni particolari. E’ questo uno dei due episodi un po’ sottotono dell’album, e pensare che in USA uscì anche come singolo (con un pessimo e scontato lavoro da parte del marketing per il visual relativo: una ragazzina e un lecca lecca…mah!)

LOVE ME SOMEBODY è un delizioso quadretto gospel/soul scritto da Paul Rodgers. Il piano e l’organo incorniciano nostalgie di amori adolescenziali che tutti abbiamo vissuto. Funzionale l’assolo di chitarra.

Segue RUN WITH THE PACK, altro brano di Rodgers, e qui si vola in alto, molto in alto. Il gioco di piano su cui entra con determinazione la band è ormai uno stacco leggendario. La tematica ritorna essere quella dei fuorilegge in fuga, quella del pezzo BAD COMPANY del primo album tanto per capirci. Più di tre minuti sono dedicati a quella che io chiamo l’epica Rodgersiana, una lunga coda strumentale dipinta su tramonti nebbiosi dove Rodgers prima con un bel giochetto di piano e poi con un cantato da brivido conduce la band oltre confine. L’orchestra rende il tutto ancor più solenne e magistrali sono le rullate di Simon Kirke, a sottolineare la magniloquenza del momento. RUN WITH THE PACK fu scelta come singolo dell’album (Stati Uniti esclusi)

You can’t hold me down,
You can’t hold me back,On my own way,
Running with the pack, ooh.
Never, never, never looking back, Oh.
Keep on running, keep on running
Yeah, yeah.
Moving on, moving out.
Oh, oh……

Di nuovo Paul Rogers al piano per SILVER BLUE & GOLD, una deep cut deliziosa. Ricami strumentali, melodie azzeccate, bel ritornello. Ricordo che all’epoca con gli amici ci divertivamo ad ascoltare YOUNG BLOOD, cover di un vecchio successo del 1957 dei COASTERS. Ci sembrava irresistibile l’attacco hard rock unito alla spensieratezza e alla leggerezza della canzone, mentre oggi pare meno efficace e un po’ stucchevole. Immagino che fu divertente per i ragazzi registrare questo pezzo, ma il passare del tempo di solito è impietoso per cosucce come questa. Intendiamoci, nulla di brutto, ma rimane uno dei due episodi meno riusciti dell’album. YOUNG BOLOOD uscì comunque come singolo negli Usa e raggiunse la Top 20. DO RIGHT BY YOUR WOMAN è un bel pezzo che Paul Rodgers scrisse al tempo dei PEACE, nel 1971, all’indomani del primo scioglimento dei FREE. Bel lavoro sulla chitarra acustica da parte del cantante che qui si cimenta anche all’armonica. Scenetta assai piacevole e adorabile assolo di slide guitar di Mick Ralphs

SWEET LIL’ SISTER è a firma Ralphs e benché rischi più volte di essere uno dei “boogie dozzinali” di Mick alla fine risulta un hard rock di tutto rispetto. Di nuovo un Paul Rodgers esorbitante. Bello il ritornello. L’apporto della band è essenziale con Kirke e Burrell che ce la mettono tutta per dare corpo al pezzo. Il testo è però mediocre. Chiude FADE AWAY, e qui l’epica Rodgersiana è allo zenith. Il concetto del testo gira intorno a quello del “è’ tutto relativo”. Come ha detto PR stesso a David Clayton “It reflects the distant feeling I get when I know that no matter how important it all seems now, will it really matter in the future?”. FADE AWAY è uno dei pezzi più profondi e belli della BAD COMPANY, e l’esecuzione e l’interpretazione dei musicisti è riuscitissima, da mettere in evidenza il lavoro di Mick Ralphs alle tastiere. Densi di mistero gli archi che accompagnano il brano.

Fade Away”
Fading colours, changing sounds
Shades of night come tumbling down
Bring tomorrow like yesterday
Fade away

Here I am, a wayward man
Following the light to a distant land
Come tomorrow, without yesterday
Fade away

High adventure I just begun
Fame and fortune got me on the run
Break off the way
Fade away, yeah

Oh yes I am a wayward man
Following the light to a distant land
Come tomorrow, without yesterday
Fade away

Oh fade away, fade away

L’album termina dunque sulle arie di un sentimento struggente che ben chiude un disco ottimamente realizzato. Nessun pezzo scritto a quattro mani come invece successe nei due precedenti, ed è un peccato perché sono da sempre convinto che le cose migliori si scrivano spesso in due, ma evidentemente la vita on the road, lo status di rockstar, le relazioni all’interno di una band portarono ad un allontanamento per ciò che riguarda questo aspetto.

CD 2: BONUS DISC

[CD2]
1. Live For The Music (Take 1, Alternative Vocal & Guitar)
2. Simple Man (Take 3, Early Mix)
3. Honey Child (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
4. Run With The Pack (Extended Version, Alternative Vocal)
5. Let There Be Love (Take 1)
6. Silver, Blue & Gold (Take 1, Early Mix)
7. Young Blood (Alternative Vocal)
8. Do Right By Your Woman (Alternative Vocal)
9. Sweet Lil’ Sister (Live Backing Track)
10. Fade Away (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
11. Do Right By Your Woman (Acoustic Version) (Remastered)
12. (I Know) I’m Losing You (Studio Jam)
13. Young Blood (Alternative Version 2)
14. Fade Away (Island Studios Demo)

Il materiale aggiuntivo è ottimo, è così che dovrebbero essere i bonus disc. Avrebbe potuto essere ancora più interessante, ma PR è testardo e quando non vuole che sia pubblicato qualcosa non c’è nulla da fare. Peccato, una ricerca più attenta nei nastri multitraccia avrebbe potuto significare avere qualche preziosità in più. Manca inoltre la versione alternativa di LOVE ME SOMEBOY.

LIVE FOR THE MUSIC  ha cantato e chitarra differenti, più rude rispetto all’originale, SIMPLE MAN ha un mix provvisorio così come HONEY CHILD. Quest’ultima ha anche un assolo di chitarra diverso, probabilmente migliore di quello finito poi sul disco. RUN WITH THE PACK viene presentata in versione completa, con un cantato differente e senza l’orchestra. LET THERE BE LOVE è la vera sorpresa per me. Una canzone nuova di zecca della Bad Company dei tempi d’oro. Pezzo scritto da Ralphs (sebbene all’inizio fossi incredulo e pensassi fosse scritta da Rodgers). Avrei preferito di gran lunga questa a HONEY CHILD, anche se il disco sarebbe diventato forse troppo orientato verso i lenti. Il sobrio assolo di Mick Ralphs mi arriva direttamente al cuore. Per Giove, quanto amo la BAD COMPANY.

Mix provvisorio anche per SILVER BLUE AND GOLD in cui salta all’orecchio le notevole differenza melodica del cantato e del coro nel ponte. Sorprendente. YOUNG BLOOD ha la traccia di voce differente, caduta di stile quando Mick Ralphs ad un certo punto dice “shagging” (scopare / scopando / ti scopo). Molto riuscita DO RIGHT BY YOUR WOMAN (Alternative Vocal), non saprei quale scegliere tra questa e quella che fu scelta per l’album. La BAD COMPANY in studio registrava dal vivo le tracce base, su cui poi si andava ad aggiungere cantati più precisi, assoli, abbellimenti; SWEET LIL’ BLUES è la versione live backing track. Molto interessante sentire come suonava dal vivo il gruppo  in studio di registrazione. FADE AWAY ha missaggio e assolo di chitarra differente, l’organo si sente più chiaramente. DO RIGHT BY YOUR WOMAN è proposta di nuovo in versione acustica e con il  basso di Boz Burrell. (I KNOW) I’M LOOSING YOU è un jam basata su un pezzo dei TEMPTATIONS ripreso in origine dai FACES. C’è una seconda versione di YOUNG BLOOD e poi si chiude col botto: FADE AWAY tratta dai demo dell’Island Studios suonata con la chitarra (strumento su cui in effetti PAUL RODGERS la scrisse). Versione alternativa stupefacente.

In definitiva dunque una deluxe edition coi fiocchi, consigliatissima. Se solo non avessero giocato al risparmio per quanto riguarda la confezione e se PAUL non avesse posto il veto su certe outtake, sarebbe stata stellare. Ma va bene anche così.

(broken) ENGLISH

Conversation via facebook messenger between me and Roberto Menabue of Dischinpiazza (recodrd shop downtown in Modena, Italy) at the end of May:

TT: Hi Robby, are you ok? I hope so. See, next friday the deluxe editions of BURNIN ‘SKY and RUN WITH THE PACK of the BAD COMPANY will come out, could you save them for me? I will be in town on saturday.

RM: They should arrive on friday morning, however when they arrive I keep them for you.

TT: Thank you man, you know I’m a super fan of the Bad Company. See you on Saturday at 10:30 then.

RM: You’re not a fan, you’re “THE” fan!

Yep, indeed, I’m THE fan (at least here in ole Italy). What is there in the music of BAD COMPANY that catches me so much only the devil knows. So, after the half-disappointment for the deluxe editions of LZ (they should have been for me the non plus ultra) I gotta say that the real special editions of my life are those of BAD COMPANY. Despite the fact that Paul Rodgers is always arguing over the bonus material and preventing the inclusion of previously unreleased songs and alternate versions, the final result is still excellent. A remastered original album and a second cd full of extra stuff, all at a reasonable price.

The last two years have been great for the BAD COMPANY  fan in me, last year in may  the first official live from recordings of the seventies came out

https://timtirelli.com/2015/04/30/bad-company-bad-codeluxe-edition-swan-song-rhino-1974-2015-ttttt/

In October I went to Glasgow to see a date of the UK Swan Song Tour

The Glasgow Affair (BAD COMPANY live at the Hydro 25 oct 2016)

While in 2015 the deluxe editione of the first two albums were released:

BAD COMPANY “Bad Co” deluxe edition (Swan Song / Rhino 1974 – 2015) – TTTTT

BAD COMPANY “Straight Shooter” deluxe edition (Swan Song / Rhino 1974 – 2015) – TTTTT+++

Now finally we have the third and fourth album’s extended versions. 

RUN WITH THE PACK (Swan Song/Island 1976) – TTTTT+  AAA

The best albums of the group are probbaly the first three, from the passionate simplicity of the first to the excellent production of the second and the third. My favorite is  STRAIGHT SHOOTER, the  artwork, the songs, the attitude, I took off instantly the first time I listened to it, but RUN WITH THE PACK is almost on the same level. RWTP has great tunes and good playing, it’s sparkling, hard and elegant. The cover is magnificent, it’s the only one not assigned to the famous HIPGNOSIS,  it was JOHN KOSH who did it, he was another giant in album covers world. Of course it’s inspired by the titletrack of the album and it was made without paying attention to the budget given that it was printed on laminated paper with embossed graphics. Unfortunately, with these reprints they wanted to save money, so this cover of RWTP does not have anything to do with the original one, and without that effect it really does seem a cheap affair. It is also sad to see that compared to the packages of the first two albums these new ones are folded in three (and not in four) making the whole thing more modest. This also applies to BURNIN ‘SKY. Liner notes by the great David Clayton, but as we know, consistently cut by PAUL RODGERS.

For the inner photo the band wanted to recreate a typical life-style sketch of a rock and roll band on the road. A bare room of a motel, the band members a bit off, the television turned on (Bugs Bunny’s screenshot was inserted later, once the group was refused the use of a frame of a television show of the era).

The group that approches the RWTP recordings is a group in top form, at the top of its capabilities. The two albums of 1974 and 1975 have been great hits, gold and platinum records are now part of the history of the band, tours in Europe, North America, Europe, Japan, Australia, North America continue without a a break, alternating only from the weeks spent in the studio. The aspects of the life on the road (or on the run, given the exile blues thanks to the English government tax politcs) is reflected in the songs. A quick first demo in England in August 1975 then off to France to record the album with the Rolling Stones Mobile Studio. Three full weeks to put the new pieces on multitrack tape and then another three weeks in Los Angeles at the Record Plant for embellishment along with Ron Nevison sound engineer. It is here that the orchestra is added to RWTP and FADE AWAY with the help of Jimmy Horowitz. More time at Kendum Recorders along with Eddie Kramer. After finishing the job the group returns to England for a few days then they leave Perfidious Albion again . RWTB is released on January 28 and it is immediately a Top 5 success in both UK and USA. I’m not the most suitable person to speak about English lyrics, it’s not my mother language, so it’s not easy for me to understand second meanings and how words and concepts are put down, but they look more than decent. Simple contents and themes, but treated with experience and some elegance. Some lapse in taste due to chemical and testosterone excesses, but who at that age and in that context would have not done the same?

Bad Company – Swan Song Ad for Run With The Pack – 1976

CD 1: ORIGINAL ALBUM REMASTERED

Tracklist
[CD1]
1. Live For The Music (Remastered)
2. Simple Man (Remastered)
3. Honey Child (Remastered)
4. Love Me Somebody (Remastered)
5. Run With The Pack (Remastered)
6. Silver, Blue & Gold (Remastered)
7. Young Blood (Remastered)
8. Do Right By Your Woman (Remastered)
9. Sweet Lil’ Sister (Remastered)
10. Fade Away (Remastered)

LIVE WITH THE MUSIC is written by Mick Ralphs and perfectly describes the moment the group is experiencing. This is how the abum starts,  a good rocker, linear and full of pathos. Simple chords (MI RE LA … well… E D A), but presented effectively. The elementary lead guitar lick halfway is now iconic. I can’t help  emphasizing the singing of Paul Rodgers, when he sings the sentence

Hey baby gimme good lovin ‘
Do it all night long
Any old thing gonna make me happy
Long as I can sing my song

I swoon.

The song blurs on bass and drum figures and the last drum fill drifts into the beginning of SIMPLE MAN, another tune by Mick Ralphs. The introduction is very impressive, the verse derives from the cover Neil Young’s OHIO that MOTT THE HOOPLE did (the group in which Ralphs militated before forming BC). Rodgers excels in this piece as well. We know he was a stratospherical. singer, but we have to appreciate once more the way he has to make songs written by others his own . HONEY CHILD although is written by all 4 members of the group it can be cataloged in the “boogie by numbers” section (as my friend David Clayton, Free / Bad Co scriba extraordinaire would say) by Mick Ralphs, those kind of trite songs based on the classic rock and roll / blues chords (I, IV, V) written without particular inspiration. This is one of the two lame tracks of the album, in the US it even came out as a single go figure (with a bad and obvious marketing work for its visual: a girl and a lollipop … well!)

LOVE ME SOMEBODY is a delightful gospel / soul picture written by Paul Rodgers. The piano and the organ frame nostalgia of adolescent love we all experienced. Functional guitar solo.

Next is RUN WITH THE PACK, another RODGERS’ piece, and here we fly high, very high. The piano play on which enters the band is now a legendary breakthrough. The theme is again the one of the outlaws on the run, the same of  BAD COMPANY (the song from first album). More than three minutes are dedicated to what I call the Rodgersiana Epic, a long instrumental coda painted on misty sunsets where Rodgers – first with a nice piano play and then with a singing that brings shivers –  leads the band over the border. The orchestra makes it all the more solemn and masterly are the drums fills of SIMON KIRKE, to emphasize the magniloquence of the moment. RUN WITH THE PACK was chosen as a single (USA excluded)

You can’t hold me down,
You can’t hold me back,On my own way,
Running with the pack, ooh.
Never, never, never looking back, Oh.
Keep on running, keep on running
Yeah, yeah.
Moving on, moving out.
Oh, oh……

Again Paul Rogers on the piano for SILVER BLUE & GOLD, a delicious deep cut. Instrumental embroidery, beautiful melodies, nice chorus. I remember that at the time with my friends we enjoyed listening to YOUNG BLOOD, the cover of an old 1953 COASTERS hit. We thought that the hard rock attack combined with the carefree and light of the song was irresisteible, while it seems less effective and a bit cuddly today. I imagine it was fun for the guys to record this piece, but as time goes by silly things like this lose their light feeling. I mean, nothing too bad, but it remains one of the two less successful songs of the album. YOUNG BLOOD anyway came out as a single in the US and it reached the top 20. DO RIGHT BY YOUR WOMAN is a good piece that Paul Rodgers wrote at the time of PEACE in 1971, the band he created the days after FREE’s first dissolution. Nice work on the acoustic guitar and the harmonica by the singer. Lovely and adorable slide guitar solo courtesy of Mick Ralphs.

SWEET LIL ‘SISTER is written by Ralphs and although it’s a risk of being one of Mick’s “boogie by numbers” in the end it’s a good hard rock song. Again we have a stellar performance by Paul Rodgers. Nice chorus. The contribution of the band is essential with Kirke and Burrell giving “body” to the piece. The lyrics are however mediocre. FADE AWAY closes the album, and here the Rodgersiana Epic is at its zenith. The words spins around the”it’s all relative” concept. As PR told to David Clayton “It reflects the distant feeling I get when I know that no matter how important it all seems now, will it really matter in the future?” FADE AWAY is one of the deeper and most beautiful pieces of BAD COMPANY, and the performance and interpretation of the musicians is very successful (we have Mick Ralphs on keyboards here). Full of mystery the strings that accompany the song.

Fade Away”
Fading colours, changing sounds
Shades of night come tumbling down
Bring tomorrow like yesterday
Fade away

Here I am, a wayward man
Following the light to a distant land
Come tomorrow, without yesterday
Fade away

High adventure I just begun
Fame and fortune got me on the run
Break off the way
Fade away, yeah

Oh yes I am a wayward man
Following the light to a distant land
Come tomorrow, without yesterday
Fade away

Oh fade away, fade away

The album ends on the arias of a moving feeling then, and it’s great way to end a record . No Ralphs/Rodgers composition here like it happened in the previous two records, and it’s a shame because I have always believed that the best things are often written four-handed, but obviously life on the road, rockstar status, relationships inside a band led to a departure from this aspect.

CD 2: BONUS DISC

[CD2]
1. Live For The Music (Take 1, Alternative Vocal & Guitar)
2. Simple Man (Take 3, Early Mix)
3. Honey Child (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
4. Run With The Pack (Extended Version, Alternative Vocal)
5. Let There Be Love (Take 1)
6. Silver, Blue & Gold (Take 1, Early Mix)
7. Young Blood (Alternative Vocal)
8. Do Right By Your Woman (Alternative Vocal)
9. Sweet Lil’ Sister (Live Backing Track)
10. Fade Away (Early Mix, Alternative Guitar Solo)
11. Do Right By Your Woman (Acoustic Version) (Remastered)
12. (I Know) I’m Losing You (Studio Jam)
13. Young Blood (Alternative Version 2)
14. Fade Away (Island Studios Demo)

The additional material is great, every bonus disc should be like this. It could have been even more interesting, but PR is stubborn and when he does not want something  published there is nothing you can do. Too bad, a more careful search on multitrack tapes could have meant having some extra preciousness. Also an alternate version of LOVE ME SOMEBOY is missing.

LIVE FOR THE MUSIC has alternative vocal and guitar, it’s more rough than the original, SIMPLE MAN has an early mix, HONEY CHILD as well. The latter has also a different guitar solo and it’s probably better than the one on the original record. RUN WITH THE PACK is presented in full version, with alternative vocal and without the orchestra. LET THERE BE LOVE is the real surprise for me. A real new song from the golden age of Bad Company. The piece is written by Ralphs (though at first I thought it was more typical of Rodgers). I would have preferred this instead of HONEY CHILD, even if the disc might have become too slow songs oriented. The sober solo of Mick Ralphs goes right to my heart.By Jove, how much I love BAD COMPANY!

[Youtube = http: //www.youtube.com/watch? V = RIIvm-51kpA]

Early mix also for SILVER BLUE AND GOLD in which the great melodic difference of the bridge is a revelation. YOUNG BLOOD has alternative vocal, Mick Ralphs at some point says “shagging” …oh well! Well-done is DO RIGHT BY YOUR WOMAN (Alternative Vocal), I do not know what to choose between this and the one that was chosen for the original album. BAD COMPANY usually recorded the basic tracks live in the studio and it’s intersting to hear how the band approches thing  like SWEET LIL ‘BLUES. FADE AWAY has an early mix and different guitar solo and you hear the organ in a better way since the strings are missing. DO RIGHT BY YOUR WOMAN is proposed in a acoustic plus bass version. (I KNOW) I’M LOOSING YOU is a jam based on a song of TEMPTATIONS originally covered by the FACES. There is the second version of YOUNG BLOOD, and then everything ends with a surprise: FADE AWAY from the Island Studios demo played with the guitar (instrument on which PAUL RODGERS actually wrote it). Amazing alternative version.

In the end a fancy deluxe edition. It would have be stellar without PR ‘s veto on certain outtakes and with a proper high quality packaging, but hey, it remains a very fine edition anyway.

NEWS: THE EQUINOX live alla FESTA DELLA MUSICA di Nonantola (MO) – venerdì 16 giugno 2017

8 Giu

THE EQUINOX live – Venerdì 16 giugno ore 22,30 FESTA DELLA MUSICA di Nonantola, Giardino Perla Verde.

Sul palco grande del Giardino Perla verde sono previsti 3 gruppi. Prima di noi i Phantom, gli storici alfieri dell’hard rock modenese.

Che Aleister Crowley vegli su di noi.

PINK FLOYD – The Early Years 1965-1967 Cambridge St/Ation (PF Records 2017) – di Paolo Barone

5 Giu

Il nostro Polbi oggi ci parla del primo volume di The Early Years dei Pink Floyds.

Adesso posso dirlo apertamente, ho fatto pace con i Pink Floyd. Si, me l’ero presa molto con Mason e David, e con Rog ancora di piu’. Mi avevano fatto girare le palle con quel megacofanetto dal costo vergognoso, ne avevamo parlato anche qui nel Blog. Mi ero incazzato come una bestia, anche perche’ la qualita’ del materiale che avevo potuto ascoltare nel piccolo doppio cd “esca” eraveramente stellare…

Ma ora i tre hanno mantenuto la promessa, e ecco che ci hanno messo a disposizione ben 6 cofanetti da tre o quattro CD/DVD/Blueray ciascuno a prezzi ragionevoli, con praticamente tutto quello che c’era da sentire nel Big One. Io, come credo la maggior parte dei fan Floydiani, sono andato subito a prendere il primo volume 1965-1967 Cambridge St/ation, sia per cercare di partire con un minimo di senso cronologico, ma anche e forse soprattutto, per la voglia di mettere le orecchie nei primi materiali di era Barrett rimasti semi inediti fino ad oggi.

L’oggetto in sé si presenta senza dubbio bene, riconciliandoci per un attimo con il mondo dei cd, in questo momento di gloria del vinile e delle cassette (qui in america stanno andando fortissimo). Nero con la banda bianca, come la grafica del box set originale, a sua volta ricalcata dalla verniciatura del furgone Bedford che la band usava quando ancora si chiamavano Tea Set, e rappresentato all’interno in una bella foto con Mason intento a caricare i pezzi della sua batteria. Nella confezione i quattro dischetti riescono a starci bene ed essere accessibili senza cadere ad ogni apertura. Ci sono poi 14 pagine di note e fotografie del periodo, alcune a colori, la maggior parte gia’ viste, ma qualcuna molto interessante e perlomeno per me inedita. In una tasca interna trova posto la riproduzione di memorabilia legata a questa fase della band e un libricino di difficile lettura, con delle note in piu’. Sono materiali belli da vedere, da tirar fuori e tenere in giro, sognando che fossero costosissimi e irragiungibili originali, fra cui la locandina del leggendario “Games for May” alla Queen Elizabeth Hall. Che tempi la seconda meta’ degli anni sessanta a Londra… In quel periodo io nascevo e si vede che le ho assorbite come il latte materno certe vibrazioni che fanno parte del mio mondo spirituale.

I dischi di questo primo volume sono 4, ma di fatto e’ come se fossero 3 considerato che il DVD e il Blueray contengono le stesse identiche cose, quindi due audio e due video. Per un fan pigro come me, e’ una manna. Si parte subito con tutte le registrazioni semi inedite fatte dai Floyd in formazione a cinque elementi con Bob Klose alla chitarra nel 1965, inizio di tutto. Sono sei brani veramente imperdibili per chi e’ interessato all’evoluzione e alla storia del Rock inglese. Non credo fossero mai esistite come Bootleg o in rete (ma potrei essere smentito) fino alla riscoperta negli archivi di Mason, e alla successiva strana e affascinante pubblicazione in vinile limitato, avvenuta un paio di anni fa in occasione di un Record Store Day. Poche copie sparse nei negozi di tutto il mondo, fra cui diverse in Italia, che qualche negoziante lascio’ a soli trenta euro, mentre molti altri le misero immediatamente su ebay in media sui trecento euro.

Sei pezzi validissimi, tutti scritti da Barrett, in cui si sente nettamente la band, ma sarebbe meglio dire il Rock e il mondo della controcultura inglese del periodo, partire con i piedi ben piantati nella tradizione americana ma con la testa che inizia ad aprirsi verso spazi onirici originali, sganciati dalle strutture a stelle e strisce. Certo, e’ un percorso che sara’ portato avanti da molti, ma l’impatto e la portata del lavoro fatto dai Pink Floyd in questo senso, e’ al tempo stesso essenziale e profondamente diverso.

I semi della futura germogliazione della Psichedelia inglese, del Progressive, della musica Cosmica Tedesca e del mondo sonoro di Canterbury, sono tutte in queste canzoni di Barrett in cui la tradizione Blues, Rock and Roll, Rythm and Blues, che le compone deraglia verso un altrove ancora inesplorato. E’ solo un timido affacciarsi, un mettere un piede in questo universo di suoni ancora da scoprire, che diventera’ poi il mondo della band e di buona parte del Rock inglese dal 1966-67 in poi. Non stiamo parlando di qualche inascoltabile demo, o di Live registrati con un mangianastri portatile. No, qui ci sono sei canzoni prodotte professionalmente in uno studio della Decca, sei inediti di valore di una delle Band piu’ importanti della storia del Rock quando ancora era guidata da Syd Barrett, una rockstar che nel tempo ha assunto una statura mitologica, e del quale pensavamo fosse stato pubblicato ormai ogni minimo sussurro. Che tutto questo sia rimasto sconosciuto fino a pochissimi anni fa ha dell’incredibile, e visti i prezzi dell’edizione limitata in vinile, basterebbero anche soloquesti sei brani a giustificare ampiamente l’acquisto del primo cofanetto.Sempre sul primo dischetto troviamo gli onnipresenti Arnold e Emily, un paio di singoliarcinoti, qualche remix del 2010 di materiale era Barrett, la strumentale “ In the Beachwoods” di cui avevamo gia’ parlato da queste parti, e finalmente per la prima volta in versione ufficiale le famose “Vegetable Man” e “Scream thy Last Scream”. Le avevamo ascoltate sempre in versioni Bootleg, risentirle con questa qualita’ audio, se pur sottoposte ad un remix del quale specialmente in questo caso non se ne capisce il motivo, e’ una bella esperienza.

Il secondo cd si apre con la registrazione professionale di un concerto a Stoccolma del 10 settembre 1967, sicuramente materiale gia’ noto ai fan piu’ hard core della band, ma per tutti noi una bella scoperta. Sono otto brani registrati molto bene, se non fosse che per qualche motivo la voce e’ quasi totalmente assente, in un altro contesto sarebbe una pecca insuperabile, invece qui le cose funzionano lo stesso e anzi ci propongono un angolatura del tutto inedita per queste canzoni, fra cui una bellissima “Set the Controls for the Heart of the Sun” che inserisce una volta per tutte questo brano fondamentale fra i capolavori dell’era Barrett.

Il tutto si chiude con nove prove strumentali, registrate professionalmente nell’ottobre dello stesso anno e prodotte da Norman Smith. Interessanti, tipiche del periodo.

Il DVD video ci propone un ora di filmati in larga parte gia’ disponibili in rete, ma qui finalmente raccolti in maniera ordinata. E poi, un conto e’ saltabeccare su youtube, e un altro mettersi comodi e poterseli guardare in ottima qualita’ audio e video. C’e’ un po’ di tutto, da loro che bivaccano davanti allo studio, fino ai famosissimi filmati di Syd con la camicia ad ali di Astronomy Domine alla BBC, fino alle ultime apparizioni della band in formazione originale, e tanto altro ancora.

E’ strano pensare che ci siano voluti ben cinquanta anni perche’ la band si decidesse a celebrare degnamente questa fase della sua lunga storia, in un certo senso la piu’ cara ai suoi fan, e sicuramente quella piu’ ricercata. Ma in qualche modo ne e’ valsa la pena visto il risultato prodotto. Da quel che ho capito, nei cofanetti successivi si entra profondamente nel periodo magico che arriva fino all’esplosione di Dark Side of the Moon. Li prendero’ tutti un po’ alla volta, questi sono per me i Pink Floyd piu’ misteriosi e affascinanti, e potremmo tornare a parlarne qui nel Blog se Tim acconsente. Ma mentre quelle saranno cose destinate agli appassionati della band, questo primo volume si ritaglia un ruolo autonomo nella documentazione della storia del Rock e della cultura del secolo scorso, e sono sicuro che sara’ sempre apprezzato anche da chi poi non si sente particolarmente dentro al mondo sonoro dei Pink Floyd.

Che il Dio del Tuono e del Rock and Roll sempre benedica Nick Mason, archivista della band, per quanto mi riguarda non vedo l’ora di mettere le mani sul resto!

©Paolo Barone 2017

Run with the blues

2 Giu

Giugno, il mese dell’equinozio estivo. I campi di grano, le gialle spighe al vento, il cielo blu. Il mese del concerto rock che preferisco in assoluto (LZ LA Forum 3/6/73). L’ouverture all’estate, l’erba alta, i malghetti  (va beh, il granturco) che arrivano ormai al ginocchio, le feste dell’unità, le Peroni Nastro Azzurro ghiacciate bevute con gli amici mentre si contemplano le stelle, e il blues. Il blues al limone da tenere in freezer, quello all’amarena che ti gusti davanti a Sky, quello portatile, quello potabile, quello ad alta gradazione alcolica, quello artigianale che al naso si presenta fresco, agrumato e al contempo morbido con i toni caldi di Chicago a smussare la rusticità del Delta, che all’assaggio sorprende per la sua rotondità, quasi setosa, blues vellutato ben equilibrato da un amaro a cui viene affidato soltanto il compito di ripulire. Blues a balus insomma, anche a inizio estate.

COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: THIS IS MY RADIO, MY RADIO STAR BLUES

Le radio ormai sono insopportabili. Quello locali sono spesso troppo provinciali, i network troppo pseudo-professionali, di frequente trasmettono musica scadente e usano quei jingle insopportabili con quell’inglese-americano intollerabile. Gli speaker sono speaker, sanno poco di musica,  e intrattengono i radioascoltatori raccattando le solite notiziole da internet. Noia mortale. Da qualche giorno ho virato decisamente su RAI 3, programmi di musica classica oppure basati su conversazioni con autori, studiosi etc etc e così trovo un po’ di pace lontano dalle immondizie musicali che ci propinano le altre. RADIO CAPITAL è stata per anni la mia preferita, BOTTURA, ZUCCONI, MIXO, MARY & ANDREA, però il nostro rapporto è un po’ in crisi. In alternativa, ISORADIO 103,3. Ritorno con la mente al 1986, quando giravo parecchio per lavoro. Se ero in zona ascoltavo MONDORADIO ROCK STATION, storica radio rock locale che aveva il pregio di essere sincera e vera, oppure radio RAI con quei meravigliosi sceneggiati radio (il mio preferito era quello su ALFRED NOBEL). Anche qui mi ricolgo al passato. Ah.

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COSA ASCOLTARE IN MACCHINA: CHIAVETTA BLUES

Il sintonizzarmi sulle radio capita perché ormai non so più cosa ascoltare in macchina. La Sigismonda non ha il lettore cd (dio d’un dio! come direbbe il mio amico Faust!) così le tre chiavette da 64GB che avevo riempite ormai sono insostenibili. Scrivo avevo perché dopo averci messo dentro di tutto, ora ho iniziato a potare. Discografie complete di gruppi di cui a malapena ascolterei un greatest hits, dischi lofi di artisti che amo ma che non ha senso tenere in macchina, manie del momento che ascolto per due giorni e che poi ignoro per interi lustri. A volte vorrei estirpare il lettore e buttarlo dal finestrino. Non fosse per il navigatore e il bluetooth l’avrei già fatto. Ma cosa abbiamo fatto di sbagliato noi amanti esasperati della musica Rock per ridurci così?

Intendiamoci, questo capita anche a casa. Argomento già affrontato qui sul blog: ricordate le peripezie di Polbi tra gli scaffali? Migliaia di titoli senza sapere quale scegliere per poi naufragare esausto su PHYSICAL GRAFFITI. Un po’ quello che ha scritto il Pike boy su FB qualche giorno fa: “Da quasi 40 anni sempre le stesse droghe” con pubblicazione di foto di cofanetti di alcuni dei suoi artisti preferiti, anche qui migliaia di titoli per poi capitolare sempre sugli gli stessi artisti da 4 decenni.

Non sapere più cosa ascoltare è un bel problema e hanno un bel da dire gli entusiastici, quelli che “ma basta ascoltare sempre le solite cose! Ci sono decine di nuove uscite valide”, io ci provo, vado su youtube, cerco questi nuovi fenomeni, a volte azzardo l’acquisto ma il più delle volte poi mi incazzo. E’ come andare a vedere l’Inter odierna dopo aver vissuto la tripletta fatta con Mou al comando. Quando voglio ascoltare del bel Rock, voglio ascoltare del bel Rock, poche storie.

Così mi ricompro uno dei “miei” dischi in vinile illudendomi di riuscire ad eseguire il reset e di provare le sensazioni che provai allora nel togliere il vinile dalla copertina, appoggiarlo sul piatto, far scendere la puntina e farlo partire. A volte – complice anche un generoso bicchiere di Southern Comfort – questo succede.

BLACK CAT MOAN BLUES

Ci sono giorni in cui Palmiro, il gatto nero che vive con me, è noioso, hai in suoi blues insomma; anche dopo aver scorrazzato per la campagna, aver mangiato i suoi bocconcini preferiti, aver capitolato di fronte ad un abbiocco serale ristoratore, lo vedo vagare per casa senza pace, una cotoletta di pelo alla ricerca di quel che non sa nemmeno lei. Tenta un approccio con i suoi umani preferiti ma poi cambia repentinamente idea, si sdraia per terra ma poi si rialza, mi fissa ma poi distoglie lo sguardo … credo siano quei momenti in cui si rende conto di essere un gatto ma vorrebbe essere (suo malgrado) un umano, ed essere intrattenuto che so da un disco, da un film, da una partita della squadra del cuore (l’Inter of course), insomma da uno di quegli stratagemmi inventati dagli umani per sfuggire dall’angoscia data dall’inspiegabile mistero della vita. Non essendo possibile (o meglio non ritenendo io possibile la cosa, magari lui è più avanti di me) lo osservo mentre va a sfogarsi come può: facendo cadere i miei cd dagli scaffali, facendo cadere i libri posti sui comodini in camera da letto o stracciando ogni borsina di carta che trova in giro. Palmir the Destroyer.

The Destroyer – Palmiro maggio 2017 – foto Tyrrell

YOU NEVER SAW JOHNNY WINTER GARDENING BLUES

Ogni sera quando torno a caso dal lavoro controllo e curo i fiori della Domus Saurea. Li dacquo (li annaffio insomma), tolgo le foglie secche e i fiori appassiti, e mi assicuro che siano in salute.

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Da ragazzino aiutavo mia madre a farlo, piantare gerani, tulipani e petunie in giardino era un rito che si compiva ad ogni primavera, non mi sorprendo dunque, eppure ogni volta mi dico:

Petunie – Domus Saurea – photo TT

Malva (Marrow) – Domus Saurea – photo TT

An s’è mai vèst Johnny Winter fer chi lavòr chè…non si è mai visto Johnny Winter fare questi lavori qui.

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DISCO ESTERNO BLUES

Il disco esterno collegato al mio computer a casa lo tenevo come disco secondario per gli archivi di foto e di mie registrazioni musicali. Ogni tanto facevo un back up su DVD ma non regolarmente. È così che quando l’altro giorno il disco ha smesso di funzionare mi è arrivato il blues dei tempi digitali. Nemmeno tecnici specializzati sono riusciti ad accedere, quindi dovrò fare a meno di quei file che non sono contenuti nei dvd di back up.

Non stiamo parlando di chissà che, non c’erano foto di me e di JIMMY PAGE mentre facciamo colazione da Phillies a Kensington, nemmeno file musicali del sottoscritto e di PAUL RODGERS intenti a scrivere il nuovo hit single della BAD COMPANY, però perdere tracce digitali della propria vita turba. Niente, tutto qui, just another blues.

CELLULINO ROTTO BLUES

Poco fa è uscito il nuovo modello del cellulare della mia marca preferita, ho colto così l’occasione per prendere la versione più alta del modello precedente, un oggetto a mio modo di vedere molto bello. Sono un vogliosino, come diceva qualcuno, mi piacciono le cose tecnologiche all’avanguardia, ma non volendo spendere le cifre folli per l’ultimo modello ecco che prendere il modello più figo precedente è stato un buon compromesso (anche se è costato in ogni modo diverse centinaia di euro). Di colore azzurro (che ben si accosta con il nero dello schermo), ogni volta che lo tenevo in mano avevo un brivido. Forma sinuosa, moderna, sottile … per me semplicemente bellissimo. A chi mi consigliava una custodia rispondevo sempre “Non sono il tipo da custodia, non so mica un “berto”, e poi mi piace toccarlo, se mi cade vorrà dire che ne compro un altro”.

Che sciocco sono stato. Qualche giorno fa ero sul dondolo in giardino che mi rilassavo insieme a Palmir, quando sento qualcosa cadere per terra.

Con Palmir sul Dondolo – Cellulino Blues – photo Saura T.

A tentoni cerco di riprendere il cellulare pregando Succubus che non avesse subito danni. Sé, at salòt Mingòn, Sì, ti saluto Mingone, cadere sul cemento non può che significare una cosa: vetro crepato… sentimento di blues apocalittico. Il lunedì telefono al centro assistenza di Mutina. Prezzo improponibile. Ne chiamo altri due, stessa cifra. Contatto due realtà che installano anche pezzi non originali: il ricambio in versione non originale non esiste visto il modello di fascia alta e ancora troppo recente. Tutti e cinque mi hanno chiesto la stessa cifra: 300 euro. Naturalmente desisto, fino a che terrà botta bene, poi chiederò un mutuo alla banca per prendere il modello nuovo …  stavolta mi sa che starò lì col culo, dovrò dotarmi di una custodia come si deve.

 

LACK WATER SIDE

La mancanza di precipitazioni continua a preoccuparmi. Da ottobre ad aprile abbiamo avuto solo 4 o 5 eventi piovosi (e niente neve), e mentre la gente ignara del pericolo è contenta io registro segnali per niente positivi. La settimana scorsa Michele Serra ha scritto qualcosa a riguardo su cui vale la pena riflettere.

ALONE AT HOME BLUES 

Certo che noi uomini di blues quando la sera siamo a casa da soli il blues ce lo andiamo a cercare. Invece di prepararci un bel piatto di pasta, ci rivoltiamo nell’accidia e con fare slanato buttiamo nel piatto un ovetto sodo, due rapanelli dell’orto e due formaggini. Sorseggiamo una Peroni mentre guardiamo in lontananza oltre le colline e sospiriamo, che fessi che siamo.

Alone at home dinner – photo TT

 

Per fortuna un buon disco e la vicinanza di un gatto ci rimettono in bolla.

DG1978 on the turntable – photo TT

Palmiro listening DG1978 – photo TT

 

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Groupie torna presto, non posso vivere senza di te.

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IL PISCIO DEL LISCIO BLUES

Domenica sera, rimango a casa a guardare l’ultima partita dell’INTER di questa misera stagione. Saura coglie l’occasione per andare a cena alla festa dell’Unità di Meadow (Prato di Correggio, insomma) insieme ai suoi genitori. Mi gusto i 5 goal della mia squadra, il canto del cigno di una formazione bislacca che speriamo mai più ripeta certe prestazioni, mentre mi arrivano messaggi whatsapp di Saura relativi al gruppo di Liscio che allieta la calda serata reggiana. Io e lei ormai siamo attentissimi alla deriva ignobile dei gruppi musicali (di Liscio in primis), ovvero l’uso sfrontato e smodato di basi. Ormai nessuno suona più, è un playback continuo e costante. Questo non è tipico solo del Liscio, anche famosissime popstar delle nostre parti vanno in scena facendo finta di suonare la chitarra mentre sotto passa la base, ma nel liscio ormai è norma imperante. Trascrivo i messaggi di Saura:

“Nel panorama dei gruppi che fanno liscio al peggio non c’è mai fine, stasera ne ho avuta la conferma grazie alla SILVANO E MAURO BAND.
ovvero:
1 cantante;
1 tastierista;
1 fisarmonicista;
1 polistrumentista.
Batteria, basso e chitarra? Se ne fa a meno…
il fisarmonicista muove la mano destra sulla tastiera ma la sinistra è immobile, eppure la fisarmonica suona lo stesso… evidentemente dev’essere un tipo moderno di strumento, che emette il suono anche senza azionare il mantice… a metà pezzo mette giù la fisa e prende in mano il borderò Siae per compilarlo diligentemente, e questo succede quasi in ogni pezzo… forse in giro c’è l’agente Siae; il polistrumentista suona la tastiera poi a metà pezzo la pianta lì, scende dal palco e si mette a girare in mezzo alla pista, e la tastiera continua a suonare;  risale poi sul palco e si infila una fisarmonica, ma anche la sua mano sinistra rimane ferma… stesso tipo di fisa dell’altro, suona senza bisogno di azionare il mantice, strabiliante.
Il tastierista chiacchiera con il primo fisarmonicista mentre lui compila il borderò quando non si guarda attorno annoiato, mentre le note escono diligentemente anche quando le sue mani sono ferme, una tastiera che suona da solo in fondo è il sogno di ogni tastierista, no? Imbraccia quindi pure lui una fisarmonica che suona virtuosamente, sempre con la sola mano destra, però, quella sinistra rimane immobile… si vede che in quel negozio lì c’era il 3×1,  la cantante canta attorniata dal coro di altre tre voci che escono miracolosamente dall’impianto… una cosa che neanche a Lourdes…e nonostante tutto questo, la “musica” va avanti.”
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 Saura ha ragione, gruppi come questo dovrebbero vergognarsi, lo stesso dicasi per chi li chiama a suonare. Certo, così il gruppo costa meno, ma allora tanto vale mettere uno che mette su i cd. La grande tradizione del Liscio, la musica popolare degli ultimi decenni della nostra regione, va a ramengo, nessuno sembra farci caso, un’altro sintomo del decadimento dell’umanità.
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BAD COMPANY BLUES

Ormai è una tradizione trovarsi ogni anno in centro a Mutina in occasione dell’uscita di nuove deluxe editions o album dal vivo della mia amata Bad Company. Sono con Jaypee, Pike e Lollo. Siamo così blues che non andiamo più nei baretti di second’ordine a fare colazione, bensì in quelli per fighetti che a questo punto – essendo noi ormai oltre – è una cosa molto blues da fare. Un caffè, una pasta e poi da Dischinpiazza.  Robby mi dice che gli sono arrivate 4 copie, 2 per titolo e che le ha vendute tutte. Io prendo le mie, Lollo compra quella rimasta di BURNIN’ SKY e un’altro tipo quella di RUN WITH THE PACK. Il fatto di sapere che a Mutina c’è uno che non fa parte del mio giro che ha comprato la deluxe edition di RUN WITH THE PACK mi rende euforico. Mettiamo una media di 4 copie per capoluogo di provincia, 4 x 111 fa 444 copie. Mettiamoci le vendite di Amazon.it, qualche altra copia in più, quanto sarà il giro di copie vendute in Italia di queste ristampe del più grande gruppo Rock di tutti i tempi? 1000 copie?

Jaypee/Tim/Picca – Mutina, Piazza Grande may 2017 – photo Lollo Stevens

Dopo aver salutato i ragazzi mi rimetto in macchina verso Regium Lepidi. E’ l’ultimo sabato di maggio, fa caldo. Sul lettore ho i CSN ma sono preda di un attacco di centurionite, seleziono i primi due di DAVID LEE ROTH, ricordando l’entusiasmo che si era creato attorno ad essi a metà anni ottanta. Dopo un po’ però devo selezionare un altra cartella, fatico sempre più a venire a patti con l’approccio metal, cosi metto gli EAGLES di ON THE BORDER.

Sulla West Emily Road, tra LITTLE MADONNA (quartiere Madonnina insomma) e THE BURNT (frazione La Bruciata) c’è un bel pezzo di strada costeggiato da imprese, fabbricati, centri commerciali. Alcuni sono chiusi ed hanno in bell’evidenza grossi cartelli di affittasi o vendesi, mi riportano alla mente quelli di STONECITY, venti chilometri più a sud. Faccio spesso il paragone con quello che mi racconta Polbi di Detroit. Certo, qui la situazione è diversa, quando la Motor City smise si essere tale il cambiamento fu epocale, da quasi due milioni di anime si passò alle circa seicentomila attuali, la popolazione calò del 60%, roba impensabile qui, però vedere questi stabilimenti chiusi, che mentre in vanno rovina impregnano le città di atmosfere spettrali, fa pensare. Qui, nel cuore dell’Emilia, territorio da questo punto di vista dinamico, trainante, vivo, adeguarsi all’andazzo di questi ultimi lunghi 8/9 anni di crisi non è facile. Cerco di scacciare i pensieri e di risintonizzarmi sulla bella mattina passata in centro con gli amici.

Modena – photo TT

Basta blues per oggi, tra poco potrò gustarmi il  materiale bonus di due album della BAD COMPANY, questo mi basta per farmi sentire felice (almeno per un paio d’ore).

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