Just one night at Lido Po

8 Set

Primo sabato di settembre. Il bayou reggiano alla sera continua a rimandare vapori. Le due zanzariere principali sono in riparazione (Palmiro ci si allenava a fare free climbing), i due finestroni devono rimanere chiusi se non voglio morire divorato dalle “sarabighe”; il caldo umido si avvinghia come l’edera se decidi di tenere spenta l’aria condizionata. Alfin bisogna uscire.

Io e la groupie montiamo sulla Aor mobile (ne deve fare di km prima di diventare una blues car) e ci spingiamo nella bassa, alla ricerca della brezza che spira sul grande fiume, il MississipPo. Nel buio della notte attraversiamo tratti di campagna così isolata che ci stringiamo stretti l’uno all’altra, nella speranza che la strada ci conduca da qualche parte e non ci lasci in balia dei demoni che intravediamo tra i pioppeti. Nel car stereo – in modalità random – passa ad un certo punto il mio padre putativo, proprio mentre attraversiamo un ponte incorniciato da frasche nere che sembrano ghermire la Aor mobile… sincronicità, ah.

Arriviamo a Bis Ruptus (Boretto insomma); siam venuti fin qua perché stasera al Lido Po suonano i Killer Queen. Di tribute band dei Queen ormai non se ne può più, ma questi li vedemmo qualche anno fa a Bosco Albergati e ci piacquero parecchio. Sono le 22 passate, il gruppo ha già iniziato. Arriviamo nello spazio palco e notiamo subito che il gruppo ha cambiato il cantante; è un gran peccato, l’ex vocalist era il motivo per cui stasera siamo qui. Stanno facendo un tributo a Bowie, LET’S DANCE. Storco il naso. Segue ANOTHER ONE BITES THE DUST. Così di primo acchito non rimaniamo impressionati. C’è parecchio pubblico, ma come spesso succede è di bocca buona. Basta riconoscere qualche melodia familiare, qualche successo che riporti alla propria storia personale per essere contenti ed applaudire. Notiamo un nuovo elemento, un chitarrista con in braccio un’acustica. Cosa ci faccia lì è un mistero.

Il suono del piano di SOMEBODY TO LOVE è inadeguato, sembra il primo suono che trovi quando vai a provare una tastiera da Lenzotti. Nessuno si accorge di questa cosa, ma il cagacazzo che c’è in me inizia a fare il maestrino. Anche la groupie, che fu amante dei QUEEN, fa una smorfia di disgusto. La chitarra acustica accompagna lo stacco gospel, mi sembra una cosa da matti. Sta proprio male.

Buona INNUENDO, ma benché sul palco ci sia il chitarrista acustico, lo stacco spagnoleggiante è fatto utilizzando una base con i fraseggi di chitarra acustica preregistrati. Mah.

Mai piaciuta SHOW MUST GO ON, ma la gente applaude.

Lunghissima la presentazione della band, per ultimo l’ospite alla chitarra acustica che dicono abbia suonato con diversi artisti italiani famosi. Il tipo si lancia in una improvvisazione fatta di accordini e corde vuote, niente di particolare per qualsiasi chitarrista che non sia alle prime armi. Il tutto è sostenuto dalla batteria, la cosa si dilunga un po’ e diventa surreale quando il baffo inizia ad accennare riff conosciuti. La scelta è così ovvia che inizio a scuotere la testa: SMOKE ON THE WATER (e notare che qui pasticcia il riff), OWNER OF A LONELY HEART, SWEET HOME ALABAMA (Sweet Home Alabama! Si può?) in cui si aggiunge tutto il gruppo che vince il premio per la versione più “centuriona”, e infine LONG TRAIN RUNNING. Finché c’erano avrebbero potuto fare anche LA DONNA CANNONE di De Gregori, (tu dimmi) QUANDO di Pino Daniele e CARO AMICO TI SCRIVO di Dalla.

KQ a Boretto 2016 - foto TT

KQ a Boretto 2016 – foto TT

Finalmente il “buraccione” finisce e allora ripartono con i QUEEN: CRAZY LITTLE THING CALLED LOVE. Tutti ballano sul ritmo di questo gustoso rock and roll , il gruppo allunga troppo la coda e la poveretta vicino a me (ragazza di nemmeno trentanni, bassa, culo grosso, occhiali) deve continuare a ballare (ovvero a darsi continuamente dei calci una volta sulla caviglia destra, una volta sulla caviglia sinistra e così via) fino quasi allo sfinimento. Alla fine le chiedo “devo accompagnarla al pronto soccorso?”

Arriva poi I WANT IT ALL, uno di quei pezzi dei QUEEN che trovo piuttosto brutti. Già il brano per me non è un granché, già non lo suonano i QUEEN ma questi qui, già la gente si mette a suonare la air guitar…è venuto il momento di togliermi di torno.

Il chitarrista e fondatore ha un suo perché, suona bene, è bravo, ha il piglio del leader, ma mi pare che il gruppo si sia spegnendo. Il nuovo cantante (ad occhio e croce direi di origine araba) ha della voce ma non è esattamente bellissima, è soprattutto sembra non avere personalità, e per uno che deve mettersi nei panni di FREDDIE MERCURY è un bel problema. Sì, sono rimasto deluso dato che si vantano di esser stati la prima tribute band italiana dei Queen (since 1995…per i meno accorti: badate che i miei inglesismi esasperati sono ironici), di aver suonato all’Arena di Verona con BRIAN MAY, di essere un gruppo che si appoggia ormai da tanto tempo ad una agenzia … ecco, visto tutto questo lo spettacolo non mi è sembrato sufficientemente professionale.

Ci allontaniamo, compriamo un paio di gelati e facciamo due passi. Ci sono le solite bancarelle di zavaglieria. Di fianco al ristorante c’è un locale da ballo all’aperto. Si balla discomusic anni settanta. La “dimension”, come direbbe Riff, è spumeggiante…

Lido Po Dancing - foto TT

Lido Po Dancing – foto TT

Costeggio il fiume, osservo la barca comunale Amico del Po che ora si chiama Padus…

La "Padus" - foto TT

La “Padus” – foto TT

Chiudo gli occhi e per un momento rivivo l’emozione di essere stato, con Mixi, sul vero bayou intorno a New Orleans, parecchi anni fa. Ritorno in me, il gruppo ha smesso di suonare, ora la mia attenzione è rivolta alla Stradivari, motonave in attesa di trasformarsi in discoteca.

Stradivari - foto TT

Stradivari – foto TT

Incontro per caso amici della mia vita precedente con i quali scendo verso l’attracco. Chiediamo info alla security. Stasera è prevista una serata a tema anni sessanta, con discoteca e viaggio sul Po. 28 euro a testa. Verso mezzanotte arrivano i primi pulmini con giovani uomini e giovani donne agghindati in stile sixties. Dagli altoparlanti BEATLES, JANIS JOPLIN, ANIMALS…

La groupie è gasatissima, vorrebbe andare, ma 56 euro in due non sono pochi. Decidiamo di rincasare e mentre lo facciamo medito sul fatto che alle 0,30 io torno verso casa e tutti questi giovani, che sembrano usciti dal film Easy Rider, iniziano la loro serata. Sapranno qualcosa della musica al cui ritmo stasera balleranno?

Lido Po Boretto - internet

Lido Po Boretto – internet

Riattraversiamo le campagne; è l’una di notte, la selezione casuale propone WHO’S TO BLAME dalla colonna sonora di DEATH WISH II e a seguire SONIC TEXTURES 2 dal disco bonus di LICIFER RISING del cofanetto JIMMY PAGE SOUND TRACKS.

https://soundcloud.com/jimmypage

Prigioniero dalla suggestione, nelle vicinanze di un incrocio accosto. La groupie si chiude in macchina, io prendo la chitarra dal bagagliaio. Avanzo fino a che le due carreggiate di campagna si intersecano. Guardo la luna, mi inginocchio. Attendo qualche minuto, mi sembra di intravedere un bagliore, ma forse è solo un’impressione. Non succede nulla, mi alzo, provo un giro di blues ma sono rimasto il chitarrista miserello che sono. Anche stavolta è andata male.

Mesto me torno nel posto in riva al mondo. Mi infilo sotto al lenzuolo e sospiro. Rosedale, goodnight.

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News: JOHN MILES “The Decca Albums” box set.

7 Set

Venerdì 9 settembre sarà disponibile nei negozi (in  quei due o tre rimasti) il cofanetto THE DECCA ALBUMS di JOHN MILES.

John Miles The Decca Album Box Set

Contiene ovviamente i primi 4 dischi da studio usciti per la Decca e il live registrato per la BBC. A proposito di quest’ultimo, le prime notizie danno come data delle registrazioni marzo 1978, ma temo ci sia un errore e che sia il solito live registrato in marzo 1976 e in febbraio 1977 all’ Hippodrome di Londra. Qui sotto i titoli completi (a cui ho aggiunto la mia personale valutazione).

1. Rebel 1976 -TTTTT
2. Stranger In The City 1977 – TTTTT
3. Zaragon 1978 -TTT
4. More Miles Per Hour 1979 – TTTTT
5. BBC In Concert (March 1978) – registrazione inedita?

aggiornamento del 9/9/2016

Il nostro lettore Stefano ci invia questo aggiornamento che è il dettaglio del contenuto del cofanetto arrivato al negozio di dischi da cui si fornisce. Sembra che il 5° cd sia un concerto inedito del 1978, fosse così il cofanetto acquisterebbe un valore ben superiore.

“Cofanetto di 5 CD per il cantante britannico, tutti gli album incisi in studio per la Decca tra il 1976 e il 1979 e, nel quinto CD, la registrazione inedita dal vivo di uno show per la BBC del 1978. Chitarrista, pianista e cantante, JOHN MILES è noto in Italia soprattutto per il singolo “Music” del 1976. Dopo la sua carriera solistica ha attivamente collaborato con Tina Turner, Joe Cocker, Jimmy Page e l’Alan Parsons Project. Tutti i brani sono stati ri-masterizzati dai nastri analogici originali ed il box-set contiene un booklet di 20 pagine compilato da Phil Hendricks del sito ufficiale di John Miles. Il primo CD contiene “Rebel” (1976) ed include gli hit “Music” e “Highfly”; inoltre 4 bonus-tracks tra cui, per la prima volta in CD, il raro singolo del 1971 “Jose”. Il secondo CD è l’album “Stranger In The City” (1977) che contiene 4 bonus-tracks con singoli e b-sides. Il terzo CD contiene l’album “Zaragon” (1978) + la bonus-track “Nice Man Jack”. Il quarto CD è l’album “MMPH More Miles Per Hour” (1979) ed aggiunge 5 bonus-tracks, rarità con singoli e b-sides. Il quinto CD contiene invece un concerto inedito registrato per la trasmissione In Concert della BBC nel 1978”.

Io naturalmente ho già i 4 album da studio in questione che, insieme a MILES HIGH del 1981 sono stati ripubblicati rimasterizzati dalla Lemon Records negli anni scorsi. Non posso però esimermi dal comprare questo box set, JOHN MILES è uno dei miei artisti preferiti, cantante. chitarrista e tastierista extraordinaire. Figuriamoci poi se il quindto cd contiene davvero un concerto inedito.

Spero solo che prima o poi qualcuno faccia uscire anche il cofanetto con i restanti album: MILES HIGH (1981), PLAY ON (1983 al momento introvabile su cd), TRANSITION (1985), UPFRONT(1993) e TOM & CATHERINE (1999 colonna sonora di un musical). Sarà complicato, i primi due uscirono per la EMI e gli altri per etichette minori, poi non è che siano album memorabile, però chissà…

 

PS: per quanto inviti sempre a comprare nei negozi di dischi veri e propri, su Amazon Italia il cofanetto (dato in uscita per il 16 settembre) costa 26,37 euro, l’occasione è troppo ghiotta per non approfittarne.

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ERIC BURDON, live a Reggio Emilia, 31/08/2016

6 Set

Cartello di tutto rispetto quello di FESTAREGGIO quest’anno. Questa sera è la volta di ERIC BURDON, cantante degli ANIMALS. La band che lo accompagna pur chiamandosi come lo storico gruppo d’appartenenza è costituito da giovani musicisti americani:

 http://www.ericburdon.com/band-1 

L’arena concerti è piuttosto gremita, il pubblico è assai eterogeneo: Diversi settantenni, molti uomini di una (in)certa età come il sottoscritto, giovani donne, ragazzine, fastidiosi biker sfatti di spinelli alla ricerca di un sussulto hippie, spaventosi umani tatuati da testa a piedi, coppie di 50enni  pseudo dandy col ciuffo ingrigito ma dal taglio moderno, stivale corto da motociclista, calze lunghe, pantalone, corto, maglietta nera.

Io e la groupie ci ritroviamo con Francesco, con FrappèFreddo Manfredi e con gli altri appassionati di Bologna.

Entra la band sulle note di quel che mi sembra  “Hit me with your rhythm stick” di Ian Dury. Arriva ERIC BURDON e il tutto si trasforma in  SPILL THE WINE. Eccolo dunque qui il vecchio ERIC, che a 75 anni è ancora in giro a suonare.

Mi piace quello che sento, ma sia Eric che il gruppo paiono un po’ freddi. Passano SEE SEE RIDER, WHEN I WAS YOUNG, MONTEREY e DON’T BRING ME DOWN e l’atmosfera inizia a cambiare. ERIC si toglie la giacca di pelle, rimane con una maglietta scura un po’ “slanata”. E’ vestito in modo un po’ sciatto. Mi sorprendo sempre quando musicisti di quella fama vanno in giro vestiti come lo zio Fedele quando lavora dietro casa (come in questo caso) o come quando va a trovare i parenti (come Mick Ralphs ad esempio).

Arriva l’ assistente e gli infila una sciarpa al collo, la “guazza” reggiana non è il massimo per un ultra settantenne. Eric ci guarda con autoironia e poi inizia il vero show.

Eric Burdon, Reggio Emilia 31-8-2016 - foto TT

Eric Burdon, Reggio Emilia 31-8-2016 – foto TT

IN THE PINES  di Huddie William Ledbetter (LEADBELLY insomma) inizia a farci capire cosa abbiamo davanti. Di voce BURDON non ne ha più tanta, ma l’atteggiamento è quello del campione. Il vero blues arriva a Regium Lepidi: tenebre tra i pini, ululati d’angoscia dati dalla condizione umana, venti freddi che soffiano. Un trionfo.

BO DIDDLEY SPECIAL (per quanto io non abbia nessuna simpatia per il soggetto del canzone) è forse il momento migliore della serata. Gran prova di gruppo. Un groove e un andamento come non si sentiva da tempo in queste campagne. E’ qui che salta fuori tutta la classe di BURDON, capitano di una band che lo segue con devozione. Quello che ERIC ci propone stasera è  gran rhythm and blues bianco, ma non quello da fighetti dagli occhi azzurri, bensì quello imputanito, quello da  centri sociali del dopolavoro per tranvieri nel nord est dell’Inghilterra.

Segue MAMA TOLD ME NOT TO COME di RANDY NEWMAN , altra scelta mica da ridere.

Eric Burdon, Reggio Emilia 31-8-2016 - foto TT

Eric Burdon, Reggio Emilia 31-8-2016 – foto TT

DON’T LET ME BE MISUNDERSTOOD è uno di quei pezzi che mi sono sempre piaciuti un sacco, più che l’originale di NINA SIMONE, le cover che sono venute dopo; anche stasera me lo godo appieno.

Il bassista (e musical director) imbraccia la acustica per la introduzione di HOUSE OF THE RISING SUN, è il tripudio.

Il primo bis è composta da SINNER’S PLEASE e WE’VE GOTTA GET OUT OF THIS PLACE, il secondo da HOLD ON I’M COMING, il classicissimo di SAM & DAVE.

Il gruppo saluta e se ne va. Sembra che BURDON sia in qualche modo sorpreso dal calore del pubblico, sembra che pensi “ma guarda un po’, sono qui in una pianura del nord Italia e questa gente mi acclama, ma cosa cazzo ho creato?”
Ad ogni modo, missione compiuta per ERIC: 80 minuti di spettacolo riuscito e credibile e sprazzi di ottimo Rock. Un plauso alla band: gruppo funzionale ed efficace.

Di nuovo un grazie agli organizzatori della Festa Dell’Unità per aver portato tra le vigne e i campi di malghetti reggiani il vecchio leone di Newcastle Upon Tyne.

SCALETTA:

Spill the Wine (War cover)

See See Rider (‘Ma’ Rainey & Her Georgia Jazz Band cover)

When I Was Young

Monterey

Don’t Bring Me Down (The Animals cover)

In the Pines (Lead Belly cover)

Bo Diddley Special (Eric Burdon song)

Mama Told Me Not to Come (Randy Newman cover)

Don’t Let Me Be Misunderstood (Nina Simone cover)

The House of the Rising Sun ([traditional] cover)

Sinner’s Please

We’ve Gotta Get Out of This Place (The Animals cover)

Hold on I’m Comin’ (Sam & Dave cover)

 

 

Live agosto 2016: MEL PREVITE plays the music of IVAN GRAZIANI / CELENTANO tribute show / WOLFMOTHER

29 Ago

Agosto, tempo di concerti qui in Emilia. Tra feste dell’Unità e altro le offerte non mancano. Una cosa che mi colpisce è il fatto che tutti sembrano lamentarsi della mancanza di “live” ma poi ai concerti (anche vicino a casa) non va nessuno. La pigrizia uccide.

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UNA CITTA’ PER CANTARE IVAN GRAZIANI”, live alla Festa dell’Unità di Mandrio(Correggio – RE) 07/08/2016

Vado sempre volentieri alla Festa dell’Unità di Mandrio di Correggio, la location dove si tengono i concerti mi piace molto e poi la chiesetta della frazione mi evoca sempre sentimenti positivi. Deve essere bellissima quando nevica, con quella luce sulla cima dove alloggiano le campane…

La Chiesetta di Mandrio (Correggio - RE) - foto TT

La Chiesetta di Mandrio (Correggio – RE) – foto TT

Stasera in cartellone è indicato: “UNA CITTA’ PER CANTARE IVAN GRAZIANI”. Benché il nome dato a questo tributo sia per me fuorviante (Una Città Per Cantare per il sottoscritto è il primo album di RON) sono in prima fila (in seconda a dir la verità), amo moltissimo IVAN GRAZIANI, nei suoi cinque anni d’oro ha scritto cose fenomenali (SCAPPO DI CASA anyone?). Poi sono qui anche perché alla chitarra c’è MEL PREVITE, oltre ad essere mio caro amico e produttore (produttore dei miei demo e cd autoprodotti intendo), è stato per molti anni chitarrista di LIGA e da sempre appassionatissimo del grande IVAN. Insieme a lui i bravi ALBERTO CASAGRANDE (voce e basso), CARLO SIMONARI (voce e tastiere…già nella band di IVAN negli anni novanta) e naturalmente TOMMY GRAZIANI alla batteria.

Essendo musicisti che abitano in regioni diverse non sono un vero gruppo, una sola prova è stata fatta in preparazione della serata, si sente infatti che certi meccanismi non sono oliatissimi, ma l’esibizione è ugualmente ottima. Potessero suonare insieme più spesso formerebbero un gruppo fenomenale.

Più lo spettacolo va avanti e più si capisce che l’omaggio di MEL, ALBERTO, CARLO e TOMMY è davvero di classe. Mi commuovo spesso e capisco una volta di più di quanto mi manchi IVAN, chissà quanto mancherà a suo figlio TOMMY che stasera suona per noi. Tra l’altro gran batterista, ma lo si capiva già dallo strumento (batteria con un solo tom).

Il magone più grosso arriva quando i ragazzi partono con OLANDA, uno dei “miei” pezzi di IVAN, ma apprezzo ogni singolo brano, il senso c’è tutto.

Tra i pezzi suonati MONNA LISA, AGNESE, PALLA DI GOMMA, IL CHITARRISTA, NAVI,  PAOLINA, OLANDA, LUGANO ADDIO, PIGRO, LIMITI, TAGLIA LA TESTA AL GALLO, FUOCO SULLA COLLINA,FIRENZE CANZONE TRISTE.

Che bella serata. Grazie Mandrio, grazie Mel, grazie ragazzi, grazie IVAN.

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Omaggio a Ivan Graziani – photo TT

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IL RE DEGLI IGNORANTI – TRIBUTO AD ADRIANO CELENTANO, Festa Del Grano, Olmo di Gattatico (RE), 22/8/2016

Cosa ci faccia io ad una festa in area ACLI a vedere un tributo a Celentano non è semplice da capire; il fatto è che sono curioso di vedere un tribute show altamente professionale. MAURIZIO SCHWEIZER e i suoi ragazzi (sono in 11 sul palco: Maurizio as Adriano, tre coriste, tre fiati, un batterista, un bassista, un chitarrista e un tastierista) portano in giro uno spettacolo di livello, con una sceneggiatura definita, tempi studiati, recitazione all’altezza. D’altra parte IL RE DEGLI IGNORANTI TRIBUTE SHOW ha fatto tappa anche in Francia, Ucraina, Spagna, Lettonia, Kazakhstan, Germania, Cipro, Moldova, Turchia e persino a Chicago e New York.

Non c’è da stupirsi, Celentano è (insieme a MINA) l’artista italiano che ha venduto più dischi (150 milioni, no, tanto per intenderci) e questo tributo è veramente ben fatto.

Volente o nolente Celentano ha fatto parte della vita di più di una generazione (tra cui la mia). I suoi pezzi hanno accompagnato, magari solo sfiorato, anni della mia vita. Non sono certo un suo fan, quando veste i panni da predicatore ribelle all’acqua (santa) di rose poi non mi entusiasma per nulla, e la sua musica è lontano dai miei mondi, ma indubbiamente è stato uno che ci ha saputo fare alla grande e poi alcuni pezzi erano davvero belli, pensiamo solo ad AZZURRO di Paolo Conte/Vito Pallavicini, una CAREZZA IN UN PUGNO di Gino Santercole e all’irresistibile PRISENCOLINENSINAINCIUSOL. Quest’ultima tra il 1972 e il 1973 entrò in classifica in Europa e anche negli USA e fu recensita sul MELODY MAKER.

Lo show alterna i classici del molleggiato a sketch e a scene tratte dai filmetti in cui Celentano era il protagonista. Il tutto fila via liscio, il gruppo è affiatato e ognuno sa cosa fare.

Il Re Degli Ignoranti - Olmo Di Gattatico (RE) 22/8/2016 - photo Saura T

Il Re Degli Ignoranti – Olmo Di Gattatico (RE) 22/8/2016 – photo Saura T

Peccato che vengano usate delle basi (tastiere e chitarre acustiche aggiuntive), ma ormai è inevitabile…nessuno ha più il coraggio e la forza di suonare interamente dal vivo.

Nel mio taccuino mentale segno SVALUTATION, MONDO IN MI7, IL TUO BACIO E’ COME UN ROCK, STORIA D’AMORE (lei mi amava mi odiava…), YUPPI DU, IL RAGAZZO DELLA VIA GLUCK (durante la quale si scatena un tifo tipo Beatles Shea Stadium 1965), PREGHERO’, PRISENCOLINENSINAINCIUSOL, AZZURRO.

Durante IO NON SO PARLAR D’AMORE la platea impazzisce, non fosse che l’età media del pubblico (più di mille persone) si aggira tra i sessanta, settanta ed oltre, vedremmo partire reggiseni e mutandine.

Not my cup of tea, ma serata divertente.

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WOLFMOTHER, live alla festa Dell’Unità di Reggio Emilia 24/08/2016

Quattro album in poco più di 10 anni e io non ne posseggo nemmeno uno. Non mi sono mai dedicato a sufficienza al gruppo australiano, non so nemmeno io perché, probabilmente il loro rock non arriva nella maniera giusta alle mie antenne. Stasera però suonano a FESTA REGGIO 2016, la Festa Provinciale dell’Unità di Reggio Emilia (che quest’anno ha un cartellone interessante) e io ci sono. Con i WOLFMOTHER il rock di un certo tipo ritorna a Reggio Emilia. Era ora! Va bene l’indie rock, il rock elettronico, le sperimentazioni, gli artisti italiani alternativi, il reggae, lo ska,  però boia d’un giuda un po’ di rock in senso stretto ci vuole, per dio!

15 euro il biglietto, l’ampia arena sul prato, un grande palco, servizi e bar raggiungibili con facilità. Bene.

Io e la groupie arriviamo che sul palco ci sono i GIUDA, nota band romana. Su di loro si scrive parecchio, secondo La Repubblica è una band “ispirata al protopunk e ai gruppi glam rock “working class” dei primi anni 70″. Sono curioso, questi ragazzi hanno fatto tour in Europa e in Usa. A fine concerto ci rimango un po’ male. Capisco la proposta da classe operaia, la carica e le buone intenzioni ma ciò che sento io è una buona imitazione dei primissimi AC/DC. Null’altro. Musicisti non certo raffinati che portano sul palco la loro energia. A me non basta. Il chitarrista “solista”, come se non bastassero i pezzi tutti uguali, in ogni brano suona esclusivamente quella frasetta rock and roll presente spesso nelle prime cose del gruppo dei fratelli Young. Sono prigionieri del loro genere. Peccato.

Non essendo pronto sull’argomento WOLFMOTHER cerco di godermi il momento senza i soliti “figadini” (© Picca) mentali che sempre mi faccio. So che non sono in formazione originale, solo ANDREW STOCKDALE è rimasto, d’altra parte essendo cantante/chitarrista, se se ne andasse lui sarebbe finita.

Wolfmother - Festa dellUnita - Reggio Emilia 24/8/2016 -photo TT

Wolfmother – Festa dellUnita – Reggio Emilia 24/8/2016 -photo TT

Quello che mi arriva di primo acchito sono distorsioni su tempi semplicistici alla stregua delle cose più elementari di BLACK SABBATH e GRAND FUNK, con una spruzzata di garage-blues-rock alla JACK WHITE.

Alla fine l’impressione non cambia di molto. Troppi pezzi sono simili e la formuletta usata dopo un po’ stufa. I musicisti non sono granché, usano l’energia per nascondere certe magagne. Se il genere fosse un po’ più garage oppure sul filone BLUE CHEER/STOOGES non importerebbe, ma spesso si arriva all’hard rock classico dove un po’ di solerzia tecnica e musicale sarebbe necessaria. Sì, lo so, questi vanno oltre… un po’ di stoner, un po’ di psichedelia … ma trovo che musicalmente siano troppo impreparati. Mi aspettavo di più anche da STOCKDALE, dal punto di vista chitarristico lascia a desiderare. Chitarra ultra distorta, con un sacco di effetti durante gli assoli che ho trovato poco ispirati e a tratti imbarazzanti (per uno a quel livello). Usa anche una doppio manico bianca, ma sulla dodici corde ci va soltanto per strimpellare una breve introduzione senza né capo né coda. La doppiomanico fa sempre la sua figura lo sappiamo, però così è davvero sfacciata…

Wolfmother - Festa dellUnita - Reggio Emilia 24/8/2016 -photo TT

Wolfmother – Festa dellUnita – Reggio Emilia 24/8/2016 -photo TT

Un paio di pezzi più melodici e lenti spezzano il ritmo, qualche sghiribizzo melodico è degno di nota come quello in PRETTY PEGGY dall’ultimo album.

Poi oh, avranno ragione loro: sono in tour, sono stati nella top 20 americana,  il pubblico li apprezza (le prime file stasera sono scatenate) e sono pur sempre un nome conosciuto. Non mi dispiacciono ma speravo in qualcosa di meglio.

Curiosità: concerto nemmeno di 90 minuti.

Un plauso agli organizzatori di FestaReggio per aver portato un gruppo rock nella nostra città. About time!

Wolfmother - Festa dellUnita - Reggio Emilia 24/8/2016 -photo TT

Wolfmother – Festa dellUnita – Reggio Emilia 24/8/2016 -photo TT

Qui sotto un paio di video tratti dal concerto.

WOMAN

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PRETTY PEGGY

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Scaletta:

  1. Encore:

 

 

Vele bianche all’orizzonte (Down by the seaside blues)

25 Ago

Come milioni di italiani sono costretto per lavoro a prendermi le due settimane centrali di agosto di ferie e, per una serie di motivi, in quei quindici giorni non posso allontanarmi troppo dal campo base della Domus Saurea. Quest’anno proviamo le Marche anziché la riviera romagnola. La scelta sin da subito non si rivela felicissima: mare bello e spiaggia tranquilla (le file di ombrelloni sono solo cinque) ma il resto lascia a desiderare.

L’albergo, la cui reclame strepita “miglior Hotel a tre stelle della zona”, non mantiene affatto le promesse. Non ha l’eleganza blues di certi alberghi un po’ dimessi ma ricchi di fascino, qui siamo proprio sul lofi andante. Servizio mezza pensione, a pranzo mi piace stare a ridosso della spiaggia, succube come sono dei ricordi degli anni sessanta/settanta; ogni tanto mia madre preparava qualcosa al sacco e mangiavamo in spiaggia, sotto l’ombrellone…una panino, un toast, una bibita, pesche e uva, le vele bianche all’orizzonte…un tema che da sempre mi porto nel cuore.

E’ il primo giorno, non avendo ancora esplorato in giro, io e la groupie ci sediamo nel primo bar/semi-ristorantino che troviamo sulla spiaggia. Niente servizio al tavolo, tavoli sporchi, peggior piadine mai assaggiate. Lì fuori un uomo di una certa età è alle prese con un aquilone; ad un certo punto per evitare che l’oggetto volante venga fatto prigioniero dall’albero di Charlie Brown, l’uomo di arrampica su di un muretto, ma non ha il physique du role e per poco non si scrocia a terra.

L'uomo con l'aquilone - foto TT

L’uomo con l’aquilone – foto TT

Allibito, continuo a mangiucchiare la pessima piadina, quando entra Peppa Pig…

Peppa Pig - foto di TT

Peppa Pig – foto di TT

Cerco di distrarmi sfogliando il quotidiano Il Corriere Dell’Adriatico che trovo su di un tavolo, addento la piadina quando incappo in una pubblicità particolare…

Pagina pubblicitaria del Corriere dell'Adriatico - foto TT

Pagina pubblicitaria del Corriere dell’Adriatico – foto TT

Ritorno in spiaggia e cerco di dimenticare. Ceno in hotel; non vorrei apparire per uno a cui non va mai bene nulla, però tutto è cosi lofi che inizio ad innervosirmi. Il cibo, l’atteggiamento del personale di sala, la costante assenza di qualcuno alla reception, la gestione del parcheggio interno, il rumore delle lavatrici che centrifugano tutto il giorno al piano sopra al nostro, il rumore dell’ascensore che sale e che scende tra i muri della camera…dopo essere stato qualche anno fa in Sardinia la prima settimana di giugno con i punti della Coop nulla mi spaventa, ma rimpiango l’efficienza emiliano-romagnola.

La sera non sai dove farti un giretto a piedi, c’è un lungomare che dovrebbero ribattezzare lungoilnulla.

L’indomani cerco di adattarmi, non voglio rovinarmi i pochi giorni di mare che ho a disposizione e faccio di tutto per entrare in modalità Stonebridge (Pontesasso insomma).

Dopo una frugale e spartana colazione (l’hotel non offre di meglio), di buon mattino in spiaggia con la Gazzetta dello Sport e La Repubblica. Faccio due chiacchiere col bagnino, o meglio con colui che è il responsabile della spiaggia, la sera prima è andato a vedere i Chemical Brothers a Pescara. Gli chiedo come è stato, “Un po’ peso” mi dice.

Mi sparo la Gazza con molto gusto, l’arrivo di Frankie H Nrg (Frank De Boer insomma) sulla panchina dell’Inter mi ha infiammato l’animo. Il mare stamattina è piuttosto mosso, osservo un uomo che prima di entrare in acqua si fa il segno della croce. Poco dopo lo seguo, ma io, prima di tuffarmi tra le onde, mi faccio il segno di Crowley…

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Il segno di Crowley

Il segno di Crowley

Il segno di Crowley

Troviamo una piadineria sul mare dove torna un po’ di normalità.

View From Piadineria - foto TT

View From Piadineria – foto TT

Una piadina come di deve, una Corona ghiacciata, le vele bianche all’orizzonte…inizio a rilassarmi.

La sera porto la Saura a correre sui kart. Guarda caso c’è un piccolo kartodromo lì vicino; è un anno esatto che la motorhead girl non corre ma dopo un paio di giri di riscaldamento ha già fatta sua la pista. Partecipa ad una gara con altri sciammanati. Inutile dire che è lei a vincere. Sono di fianco ad appassionati che commentano la gara; i loro commenti sono tutti rivolti al kart n14 che sta iniziando a doppiare alcuni concorrenti. Non riesco a resistere, mi intrometto “E pensate che è una donna” dico loro. “Cosa? Una donna? “ e iniziano a ridere divertiti. Quando la gara termina e Saura si toglie il casco un mini boato di approvazione la investe.

Saura on Kart - foto TT

Saura on Kart – foto TT

In spiaggia passano musica a tratti passabile. Certo, arriva anche la spazzatura latino-americana commerciale, quel cavolo di reggaeton e bachata, ma a sorpresa si sentono anche il Vasco del 1982, Rod Stewart versione cantante confidenziale e i Black Sabbath di Paranoid. Però!

E’ domenica, il mare si è calmato, prima di guardare sul tablet la corsa della MotoGP (quando corre Valentino per la groupie tutto passa in secondo piano) proviamo un ristorantino sul mare. Di nuovo il mio sguardo è fisso sul mare alla ricerca di vele bianche all’orizzonte. Pranzare d’estate a bordo mare mentre mi perdo ad osservare le barche a vela in lontananza mi dà sollievo, una pace malinconica e nostalgica che mi calza a pennello. Canticchio SAIL ON dei FREE, guardo la groupie….chissà cosa pensa di me e delle mie 50 sfumature di blu(es).

Freetto Misto - foto TT

Groupie e Freetto Misto – foto TT

La sera arriviamo a  piedi fino a Mala Rupta, tra andata e ritorno quasi sei km. Mica male. C’è un hotel dismesso ormai preda delle piante rampicanti e con le porte d’entrata murate. Sarebbe location ideale per film dell’orrore.

Hotel Terrore - foto TT

Hotel Terrore – foto TT

Sento comunque che riesco a quietare il mio animo. Svegliarmi al mattino e scrutare il mare è appagante.

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Stone Bridge beach – Foto TT

In spiaggia mi attacco al tablet e al lettore di Amazon Music. Metto la riproduzione casuale e di nuovo inizia il dolce naufragare; le vele bianche che scivolano sulla lama dell’orizzonte, il mare calmo, la presenza rassicurante della groupie e gli WHO di MELANCHOLIA. 100% Tim Tirelli.

Arriva poi la sera in cui mi tocca portare la groupie a Tavullia. Stavolta arriviamo da sud e Saura ha modo di osservare nella vallata il mitologico Ranch, la pista personale di Valentino. Presa dall’emozione di essere nell’hometown dello speed king, lascia tutta felice più di cento euro allo Store VR46. Abbiamo un rendez vous con il nostro amico Floro, Wakehead marchigiano, che ci raggiunge con Francesca e Clelia. Dopo Londra per lo Stone Free Festival è buffo ritrovarci a Tavullia. Dopo cena Floro mi chiede “Ti va una moretta?”. Chiedo lumi. Trattasi di specialità della zona: nel bicchiere un letto a tre strati di rum, anice e sambuca e sopra il caffè con una scorza di limone. Squisita.

Da Rossi - Foto Floro B.

Da Rossi – Foto Floro B.

In spiaggia mentre osservo gli aquiloni mi torna in mente un pezzo che scrissi insieme a TOMMY TOGNI, my favourite rambler…

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Aquiloni – foto TT

 

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FILE AUDIO:

Tim Tirelli & Tommy Togni “AQUILONE”

– demo 1995 (Tirelli-Togni – Siae 1991) –

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Riporto Saura al kartodromo. La guardo prepararsi, infilarsi il casco diligentemente portato da casa e  i guanti, nella sua J.Page T-shirt ha già lo sguardo dello squalo…poveretti quelli che dovranno gareggiare con lei.

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The Killer (speed) Queen – foto TT

Ogni volta che faccio questo tipo di post lo scrivo sempre ma magari qualcuno pensa che io esageri, così stavolta pubblico anche i risultati di fine corsa. Altre due gare, e altre due volte prima. E chi andava più piano e non la faceva passare, bum, lo spingeva fuori pista Mai vista una ragazza del genere prima di conoscere lei. Uno dei responsabili della pista viene a congratularsi “Oh, girare in 28 e 00 non è da tutti, soprattutto se è la prima volta che giri su questo circuito. Sei davvero brava. Complimenti”.

SAURA - kartodromo Torretta 2016

 

SAURA - kartodromo Torretta 2016 022

In macchina mentre torniamo si appisola. E’ stremata e indolenzita, come detto è un anno che non corre, e quando lo fa dà tutta se stessa, ma il sorriso e il petto gonfio d’orgoglio la dicono lunga. “Brava Valentina” le dico.

L’ultima sera la passiamo a Pisaurum dove Floro mi fa assaggiare una moretta da sballo… che bella scoperta.

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Moretta in Pisaurum – foto TT

Finita la settimana si riparte. La A1 è trafficata, a Imola usciamo e ci facciamo in santa pace un lungo tratto tra le campagne bolognesi, modenesi e reggiane. Passiamo anche per Nonantulae a recuperare Palmiro. Saura non sta più nelle pelle, il diavoletto nero della Tasmania reggiana è la sua ragione di vita. Arriviamo nel posto in riva al mondo, Palmir annusa l’aria, riprende confidenza con i suoi possedimenti quindi va ad esplorare i campi di malghetti.

Palmiro nei malghetti - foto di TT

Palmiro nei malghetti – foto di TT

Anche per quest’anno ferie terminate,  cerco di non abbattermi pensando ad un paio di concerti che andrò a vedere tra settembre e ottobre (WHO a Bologna e BAD COMPANY a Glasgow) e alla prossima volta che potrò tornare down by the seaside, see the boats go sailin’…

Cambiar Macchina blues

21 Ago

Arriva il momento di dare l’addio alla blues mobile (la Terry), quasi 10 anni, più di 286.000 km, meglio non rischiare…

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Terry’s dashboard – foto TT

Essendo un uomo di blues fatico più del normale a staccarmi dalle persone, dai luoghi e persino dalle cose inanimate. Ho l’anima in pena dunque mentre mi accingo a salire sulla Terry per l’ultima volta. Guardo i suoi occhioni scrutarmi, la sento vibrare tra le mie mani, la accarezzo e le sussurro “cara vecchia Terry, quante ne abbiamo passate insieme”.

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Bye bye Terry – Foto TT

Ha accompagnato 10 anni della mia vita, ha attraversato con me momenti duri, come quando ci siamo trovati alle 23,45 di un vigilia di natale su una tangenziale di campagna nel bel mezzo del guado del fiume del cambiamento. Ero un uomo alla deriva ma lei con fermezza e dolcezza seppe tenermi a galla, seppe guidarmi attraverso strade lunghe e tortuose. E’ stata anche la macchina che ha trasportato il vecchio Brian nei suoi ultimi anni…tutti quei giri a Locus Nonantulae per portare il mio vecchio, ormai caduto nelle paludi dell’alzheimer, a prendere un caffè nei bar in cui era solito frequentare. Brian aveva anche preso a riconoscerla, non una cosa automatica per un vecchio alle prese con disturbi cognitivi e ogni volta aggiungeva “dio bon sl’è bela…dio bono come è bella!”.

Malgrado fosse una Fiat è, o meglio era, una macchina di un certo livello quando la presi, la mia prima automobile di classe medio-alta. Top di gamma, 1900, full optional, tettuccio apribile e panoramico, cambio automatico, car stereo con otto casse, etc etc…

L’ ho sempre trattata bene, un paio di tagliandi ogni anno, dal meccanico al primo problemino, svezzata col miglior Rock in circolazione, foto di Recoba nel cassetto-ripostiglio e alla sera prima di metterla in garage le leggevo pagine delle biografie di Guevara, Allende, Garibaldi e Robert Kennedy. Quando faceva i capricci le dicevo “guarda che arriva Aleister Crowley…“. Ah, cara Terry, quanto amore…e ora guardala lì, diversi mesi che non la lavo e in procinto di essere data in permuta ad una concessionaria. Esco dalla agenzia di pratiche auto e l’ abbraccio, prima di farle fare gli ultimi km e portarla alla concessionaria.

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I’m in love with my car – foto La Kerla

Arrivato, le do un pacca sul cruscotto e le dico “grazie di tutto Terry” poi mi guardo in giro e, visto che nessuno mi guarda, le do un bacio sul cruscotto. Scendo. Non mi volto a guardarla. Sono turbato. Ma poi cedo, torno indietro per un ultima carezza. Mi accorgo che Saura ha scritto sulla portiera “Ciao Terry”.  E’ un oggetto inanimato, sciocco commuoversi così. Chissà a chi andrà in mano.

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Entro in concessionaria, sbrigo le pratiche e ritiro la nuova blues mobile che a dir la verità più che blues è una Aor mobile. Mai avrei pensato di prendere un Suv, mai piaciuti, eppure una sera venne Mario a vedere una partita dell’Inter, aveva cambiato macchina da poco; a fine serata lo accompagnai giù in cortile, era un notte buia e tempestosa, ci salutammo in fretta, la mia attenzione era tutta rivolta al tempo, alla notte scura, al vento fortissimo, elaborai solo all’ultimo momento che il mio amico aveva cambiato macchina quando la intravidi lasciare in fretta il cortile. Mi bastarono quei pochissimi secondi per innamorarmene. Il giorno dopo lo chiamai e mi feci dire, marca, modello e colore.

Ed ora eccomi qui che felice  scorrazzo sulla mia nuova Aor mobile, chi lo avrebbe detto. Ogni tanto penso alla Terry, ma ormai sono preso da questo nuovo amore.

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C’è però un unico inconveniente: non la il lettore cd. Ed è un lavoro da matti. Ormai su 10 nuovi modelli che escono nove non hanno più il lettore cd. E’ una cosa davvero antipatica ed è un altro segnale di come la razza umana sia destinata all’estinzione. Ormai si va solo di chiavette usb e di mp3. Per me è un trauma. Io gli mp3 li ho sempre odiati. Hanno un bel da dire che dagli mp3 sono tagliate solo le frequenze che l’orecchio umano non sente, sarà anche suggestione ma io quando ascolto i pezzi in macchina sento che manca il “corpo” del brano, benché mentre faccio il Rip dai file wav selezioni sempre la massima qualità di mp3. Ma d’altra parte se una canzone di 4 minuti pesa più o meno 50mb in wav e viene portata (ben che vada) a 5mb in mp3 qualcosa cambierà, no?

Per quanto sia comodo non portare più cd in macchina, è scomodissimo dover “rippare” un sacco di tuoi cd e metterli sulle chiavette. Io poi sono un tipo scrupoloso, di chiavette devo prenderne almeno 3 da 64 gb: una per i nomi a cui sono più legati (LZ, Bad C, Free, ELP, J & E Winter, Robert Johnson e Muddy Waters), una per gli artisti internazionali e una per la musica italiana. In più sono un esteta, ogni cd devo collegarlo alla foto di copertina e per farlo, una volta “rippato”, tramite un programmino apposito (Creevity Mp3 Cover Dowloader) collegomanulamente la cover ad ogni brano. Se poi devo fare il Rip di un bootleg o di una compilation da me creata (e quindi senza informazioni automatiche prese da internet), oltre alla cover, canzone per canzone devo inserire nome del pezzo, artista e album. Se poi una mattina mi alzo con la voglia di ascoltare un cd che non ho messo su chiavetta o che faccio il Rip e tutta la trafila sopracitata saltando la colazione per arrivare in orario in ufficio o che entro in macchina con le pive nel sacco. E se decido di fare il Rip, dato che lo faccio appena sveglio, è probabile che commetta degli errori, che un brano lo lasci senza copertina, cosicché la sera mi tocca portare la chiavetta in casa e correggere l’errore. Insomma, una vita d’inferno. Povero me.

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THE EQUINOX, Millybar, Parco Ferrari, Modena 06/08/2016

11 Ago

Prima volte degli EQUINOX al Millybar di Modena, il locale è sito all’aperto nel bel mezzo del Parco Ferrari che per la città è un po’ ciò che Central Park è per NYC. Carichiamo gli strumenti e si parte…

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The Equinox – Millybar Parco Ferrari MO 06/08/2016 – photo TT

Avendo frequentato più volte il Millybar so cosa aspettarmi ma è comunque un’emozione trovarmi lì. Un bel palco grande, due bravi fonici (Matteo & Frank) e un titolare dell’esercizio (Emilio) cortese, disponibile e attento alla qualità della musica. Mentre montiamo do un’occhiata ai prati dietro al palco, schiere di ragazzini giocano a pallone, non c’è un bianco. Nel campetto a sinistra i neri, nel campetto a destra i ragazzi dell’est Europa. Cambia in fretta la società.

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The Equinox – Millybar Parco Ferrari MO – foto TT

Ceniamo. Arrivano Floro, Francesca e Clelia. Vengono da Pesaro per vederci. Pazzi. Poi pian piano giungono sul posto le Equi-head… Daniel, Mario, Patty, Riff, Phoenix, Kerla, Salvo, Doris, Davi etc etc… Stanotte si inizia sul presto, ore 21,45. Saura fa partire la sigla (Jupiter di Gustav Holst), imbraccio la Danelectro in accordatura aperta dadgad e via che si va con KASHMIR.

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

La scaletta non cambia molto dall’ultimo concerto, Saura si mette al basso e arrivano BLACK DOG, HEARTBREAKER, WHAT IS AND WHAT SHOULD NEVER BE.

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

Faccio il primo punto della situazione, mi sembra che il gruppo rolli come si deve. Bevo un po’ d’acqua e ripartiamo con DAZED AND CONFUSED

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

C’è un buon pubblico stasera, sono contento, è il primo sabato di agosto e il rischio è che tutti siano via, ma il Millybar è una calamita per chi è ancora a casa. Saura si rimette alle tastiere per MISTY MOUNTAIN HOP

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

e per SINCE I’VE BEEN LOVING YOU.

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

Ritorna al basso per THE SONG REMAINS THE SAME e GALLOWS POLE. Lele è sempre una sicurezza. Siamo lì nel bel mezzo di un pezzo e mi perdo nel contemplare il suo drumming. Ha un tocco che amo molto. Anche POL sembra in forma. Non mi avvicino a lui perché appena esco dal mio recinto sonoro non mi sento quasi più, e quando un chitarrista non sente il rombo del Marshall sotto al culo si deprime.

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

 

Suoniamo poi I’M GONNA CRAWL. Pol spiega qualcosa a proposito del pezzo e che siamo un gruppo che ama fare brani meno scontati. Tra il pubblico, davanti a me, c’è un gruppo di ragazzi. Uno di loro grida “RAIN SONG“. Sorrido.

Pol sceglie l’armonica in LA, per suonare in MI, io inizio il riff: NOBODY’S FAULT BUT MINE.

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 b - foto Patrizia Ferri

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 b – foto Patrizia Ferri

Seguono RAMBLE ON, BRING IT ON HOME…

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

e FOOL IN THE RAIN con l’incredibile balletto di gambe di Saura sulla pedaliera basso (mentre contemporaneamente suona il piano).

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

The Equinox - Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 - foto Floro Bisello

The Equinox – Millybar, Parco Ferrari MO, 6-8-2016 – foto Floro Bisello

Cambio chitarra, imbraccio la doppiomanico, parto con l’arpeggio, Saura aggiunge l’incantevole lavoro alle tastiere…

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 c - foto Millybar

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 c – foto Millybar

…eccola qui, la canzone della speranza. Doublene, (la Gibson doppiomanico insomma) questa sera non fa le bizze così portiamo a casa una versione dignitosa… Emilio viene a fare un paio di foto sotto al palco. La doppiomanico fa sempre la sua porca figura…

 

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 d - foto Millybar

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 d – foto Millybar

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 - foto Millybar

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 – foto Millybar

 

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The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 b- foto Millybar

The Equinox Parco Ferrari 05-06-2016 b- foto Millybar

Alla fine gli applausi sono più intensi del solito. Grazie, gentile pubblico del Millybar.

Rush finale con WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROCK AND ROLL.

Chiacchiere sempre piacevoli del post concerto con chi è venuto a vederci. Un ragazzo mi si avvicina e mi dice “Bravi. Queste ultime mi sono proprio piaciute… sai io sono uno che ascolta gli Slayer”. Alla cara Phoenix, mentre ballava, qualche balordo ha rubato il cellulare. Benché sia una ragazza giovane è così matura che cerca di non farsi guastare la serata. Alzo lo sguardo alla luna, sto per invocare Succubus con l’intento di vendicare la mia amica, sto per chiamare a me le energie di ALEISTER CROWLEY ma poi cambio strategia, non è necessario entrare nelle tenebre in una serata così piacevole, sarà la giustizia del blues a punire il ladro e a premiare Phoenix per la sua forza solare.

 

Passa di lì Emilio, gli chiedo se è contento della serata e se c’è qualcosa che non è andato. Rimaniamo a parlare un po’, approfondendo la conoscenza reciproca. Mi par di capire che sia soddisfatto. Alcune persone prima di andare via si sono fermate da lui per fargli il complimenti per aver scelto una band come la nostra, “non capita spesso”, mi dice, “che la gente venga a dirmi questo”.

Lo abbraccio e lo saluto. E’ stata una buona serata. Me ne torno nel posto in riva al mondo in compagnia di Saura e dei miei blues. Millybar, Parco Ferrari, good night. It’s been great.

L’INTER cambia allenatore: grazie lo stesso Ciuffy, benvenuto Frankie H Nrg

8 Ago

E’ da ieri sera che se ne parla, la notizia era nell’aria già da un po’ fino a che Sky Sport 24 nel tg serale di ieri alle 20,30 lo ha dato pressoché per certo. Abbiamo iniziato subito a parlarne sul gruppo facebook INTERISTA SOCIAL CLUB anche perché a me questi cambiamenti nel calcio tendono ad esaltarmi sempre. Sarò anche incosciente ma questi colpi di vento li vivo sempre bene, l’aria che cambia, il respiro del maestrale, le novità mi rendono quasi euforico.

D’altra parte non si poteva continuare così, il Mancio non era più motivato dopo il ridimensionamento del suo ruolo, non più manager all’inglese ma allenatore vero e proprio soggetto ai risultati ottenuti. In venti mesi non è che abbia combinato granché dunque è abbastanza logico questo avvicendamento; purtroppo avviene a nemmeno due settimane dall’inizio del campionato, si dovrà trovare la quadra in fretta per non partire troppo attardati, ma è una bella sfida e io sono prontissimo per un nuovo campionato.

Io non sono come quei tifosi che pensano di sapere tutto loro e che non perdono occasione per dire al mister di turno che non capisce un cavolo, io no…io sto sempre dalla parte dell’Inter, sebbene a volte mi deprima per brutte figure tipo quelle delle ultime amichevoli…ma non ce la avrò mai con Mancini, è stata una sfida, non è andata bene, succede. Con il doppio cambio di società poi non è che abbia trovato l’humus ideale. Io vorrò sempre bene a Ciuffy. Mi piace come mister, ha il phisique du role per allenare l’Inter, elegante, intellettualmente pronto, poi sì certo…indisponente, un po’ snob e permalosetto, ma mi ha fatto vincere tre scudetti e qualche altra coppetta, dunque gli vorrò sempre bene.

 

Stamattina alle 11,29 il comunicato dell’INTER:

Simbolo FC INter

MILANO – F.C. Internazionale Milano comunica di aver trovato l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto con l’allenatore Roberto ManciniLa società desidera ringraziare Roberto per il lavoro svolto da quando ha accettato l’incarico nel novembre 2014. Nella scorsa stagione la squadra è stata in testa alla Serie A fino alla sosta invernale, terminando il campionato al quarto posto e qualificandosi direttamente alla fase a gironi della Uefa Europa League. Desideriamo ringraziare Roberto per l’impegno e la professionalità dimostrate nei confronti del Club negli ultimi 20 mesi di lavoro.

Poco dopo dal suo account facebook ROBERTO MANCINI annuncia:

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Oggi termina il mio impegno professionale con l’Inter, soluzione condivisa con il Club in totale serenità. Desidero ringraziare i tifosi nerazzurri, che con passione e fedeltà mi hanno sempre sostenuto. Ringrazio i giocatori che in questi 20 mesi sono stati splendidi e impeccabili professionisti. Un ringraziamento anche a tutte le persone che hanno lavorato con me ad Appiano, alla proprietà del Club e ai suoi dirigenti.  Auguro all’Inter e ai tifosi un futuro pieno di soddisfazioni ed importanti traguardi sportivi!

Hanno optato per una risoluzione consensuale e uno stile che mi piace. Pacatezza e stima reciproca. Non ha funzionato, peccato, ma stringiamoci la mano ugualmente.

Adesso arriva quello che chiamo FRANKIE H NRG, FRANK DE BOER, olandese, tecnico di successo con l’Ajax e giocatore glorioso dell’Ajax degli anni novanta e del Barcellona. Per quelli della mia generazione l’Olanda è stata, calcisticamente parlando, il faro illuminante. Certo, soprattutto quella degli anni settanta, sia come nazionale che come squadre di club (sapete della mia passione smodata per Johan Cruijff, il Jimmy Page del football) ma anche ciò che è venuto dopo appartiene alla scuola orange. Dunque benvenuto caro Frankie, che la tua energia, la tua visione, il tuo atavico giocare all’olandese ci porti tante soddisfazioni. Ne abbiamo bisogno. Ti insegneremo ad amarla. Tu prendici per mano e rimettici in carreggiata. W l’Olanda, W l’Italia, W l’Inter.

Frankie De Boer all'Aeroporto di Amsterdam poco fa. Foto Aldo Serena

Frankie De Boer all’Aeroporto di Amsterdam poco fa. Foto Aldo Serena

PS: Inter ti amo.

THE EQUINOX, live a Nonantola 16/7/2016

5 Ago

Per il secondo anno consecutivo gli EQUINOX sono stati invitati a suonare alla PIZZA FEST di Nonantola, nella cornice niente male del Parco Della Pace. Bello ritrovare vecchi amici della tua infanzia, conoscenti e naturalmente le fedeli Equi-head. Giovanni e mia sorella filmano il concerto, ogni tanto li guardo e sorrido: perso nel mio mondo dei sogni li vivo come fossero JOE MASSOT e PETER CLIFTON.

Come sempre impeccabile l’organizzazione di DAVIDE LUPPI, coadiuvato da REX ANSALONI e dai loro ragazzi che poi sono figli di miei amici, e vedere che sono ormai dei pezzi d’uomini mi destabilizza un poco. Altrettanto impeccabile il service, quando l’impianto lo fornisce ZIBO e Michele, Eugenio ed Enrico sono i tecnici del suono che ti seguono, beh ti senti al sicuro.

The Equinox - Nonantola, 16/7/2016

The Equinox – Nonantola, 16/7/2016 – Foto F.Pratissoli

Quest’anno presente anche una rappresentanza degli Illuminati del Blues: March, Riff e Picca. E’ una sorpresa vedere anche SANDRINO CASINI, il leggendario KATA, finalmente tra noi dopo qualche vicissitudine.

Aprono il concerto i PETER PIPER, gruppo di indie-rock / rock alternativo dove suona il mio amico Marco John Lupo.

Poi entriamo in scena noi. Quest’anno non apriamo con KASHMIR ma con CUSTARAD PIE, a cui seguono BLACK DOG e HEARTBREAKER.

The Equinox - Nonantola, 16/7/2016

The Equinox – Nonantola, 16/7/2016 – Foto Elisa Tirelli

The Equinox - Nonantola, 16/7/2016

The Equinox – Nonantola, 16/7/2016 – Foto Elisa Tirelli

E’ poi il momento della new entry, WHAT IS AND WHAT SHOULD NEVER BE, prima volta che la si suona dal vivo…

Saura quindi si mette alle tastiere (e alla pedaliera basso) per MISTY MOUNTAIN HOP e SIBLY

The Equinox - Nonantola, 16/7/2016 Foto Elisa Tirelli

The Equinox – Nonantola, 16/7/2016 Foto Elisa Tirelli

TSRTS, GALLOWS POLE, di nuovo Saura alle tastiere per I’M GONNA CRAWL, poi NOBODY’S FAULT BUT MINE, RAMBLE ON e  BRING IT ON HOME. Abbiamo aggiunto qualche pezzo dal classic album LED ZEP II perché benché ci si sforzi di essere un tributo “obliquo” e di presentare pezzi meno scontati (tra l’altro mai suonati dal vivo dai LZ), la gente alla fine vuole WHOLE LOTTA LOVE. Un’altra deep cut, FOOL IN THE RAIN, e poi è il momento della doppio manico…STAIRWAY TO HEAVEN.

The Equinox - Nonantola, 16/7/2016 - Foto Elisa Tirelli

The Equinox – Nonantola, 16/7/2016 – Foto Elisa Tirelli

Chiudiamo con il solito rush finale: WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROCK AND ROLL, durante la quale alcuni ragazzi vengono a ballare sotto al palco….ah, beata gioventù.

The Equinox - Nonantola, 16/7/2016 - Foto Elisa Tirelli

The Equinox – Nonantola, 16/7/2016 – Foto Elisa Tirelli

The Equinox - Nonantola, 16/7/2016

The Equinox – Nonantola, 16/7/2016

Lele, Pol e Saura sembrano soddistatti, il pubblico anche, per una volta accantono la paturnie post concerto e mi godo le buone vibrazioni. Serata niente male, nel paese che mi ha dato i natali; bella atmosfera, belle sensazioni. Abbiamo festeggiato bene il decimo anniversario di questa band. Torniamo a casa, sotto le stelle di un calda e dolce estate italiana. Scarichiamo gli strumenti, un thé, una doccia e a letto. Nonantola, good night.

 

 

Old Brian blues

5 Ago

Ricordo ciò che scrisse il mio amico Giancarlo Trombetti a commento di un post scritto il 5 marzo 2016 dove esaminavo le mie reazioni dopo un mese esatta dalla scomparsa del vecchio Brian.

Non è sentimentalismo da strapazzo, Tim. E’ la vita che ti scorre sotto il naso, non puoi evitarlo. Non sei mai stato pronto prima e non ti passerà mai, dopo. Imparerai a pensarci un po’ meno, poco per volta, ma non dimenticherai mai, anzi: ti torneranno in mente dozzine di cose che avevi completamente cancellato. E quasi sempre tutte belle. Sentirai tuo babbo vicino, a volte, una sensazione che ti sembrerà frutto di suggestione, di decenni di racconti “magici” religiosi cui non hai mai creduto, ma che scoprirai avere un senso. Diverso, ma un senso preciso. Ti scoprirai a parlare da solo, con tua mamma, tuo padre, sperando davvero di ottenere una risposta che loro ti hanno già dato mille volte. Ma la cosa peggiore, quella cui no ti abituerai mai è scoprire di essere divenuto più tenero, più aggredibile dalla vita. Ti imbatterai sempre più spesso in sciocchezze su cui glissavi con dignità che ti faranno commuovere e se non sarai solo dovrai imparare a gestire il respiro, il suo ritmo, per non farti scorgere dagli altri. Perché ci si vergogna sempre di essere sensibili. “And I’ve never gotten used to it, I’ve just learned to turn it off/ Either I’m too sensitive or else I’m gettin’ soft”, cantava Dylan… ed è esattamente così. Lascia fare, opporsi non servirà a niente. E’ la vita. E’ così per chi ha un cuore”.

Scrissi in quel post che non vedevo l’ora che passasse un po’ di tempo per permettere alla elaborazione del lutto di fare il suo corso e dunque di stare un po’ meglio, di venire a patti con il ciclo della vita. Ora, sono passati sei mesi e la situazione è più o meno la stessa. Oddio, la vita continua a scorrere, certe cose te le lasci alle spalle (o almeno credi), ti sembra di gestire tutto con buon spirito e maturità, ma quella vibrazione di sottofondo che si legge tra le righe di Giancarlo è sempre pronta a scuoterti.

Sei assorto nella tua vita, nelle tue attività e zacchete, basta un nonnulla per tornare a commuoverti come un bambino.

Aggiungo qualcosa alla lista della spesa e mi viene in mente quando compilavo la sua, organizzando le cose da comprare secondo la distribuzioni degli scaffali del supermercato in cui andavo. Spesa fatta di corsa al sabato mattina di buon ora per poi correre a casa sua, svegliarlo, fargli il bagno e portarlo a fare un giro.

In giro per Mutina per lavoro, a volte lambisco il quartiere della struttura dove era ospite ultimamente e in modo inconscio mi dico: “Veh, finché son qui faccio un salto a trovare Brian”, per poi trasalire in un “ah, già, è vero …”

Mi aggiusto il pizzetto col rasoio e mi torna in mente quando lo obbligavo a farsi la barba, dopo averlo lavato. Un po’ si ribellava, ogni azione che devi compiere sotto i colpi dell’alzheimer diventa una peso, ma bastava ricordargli che una volta finito saremmo andati a Locus Nonantulae a prendere un caffè al bar e la volontà tornava ad animarlo.

Poi, a volte, anche se faccio tutt’altro, mi arriva questa improvvisa brezza di ricordi che mi fa vacillare…vividi momenti passati insiemi mi tornano su dall’animo con una chiarezza sorprendente … le nostre scaramucce, le partite dell’Inter guardate insieme dove ormai dovevo spiegargli tutto perché faceva fatica a distinguere tutti quei replay dalle azioni in diretta, i disegni che gli facevo colorare, le nostre chiacchierate un po’ sghembe, le mani con cui si aggrappava alle mie quasi fossi un appiglio sicuro, un riparo dalle paludi dei disturbi cognitivi.

Lacrime calde scendono in questa estate calda, momenti di tristezza universale che mi attanagliano, graffiti spirituali che mi ritrovo sull’animo. E’ davvero difficile rapportarsi con il concetto definitivo della morte.

Quando Brian perse suo padre, mio nonno Ettore morto a 90 anni nel 1986, aveva più o meno l’età che ho io adesso, e da figlio mi sembrò strano vederlo piangere per la dipartita del suo vecchio, ma ora io faccio lo stesso, e anche se spesso mi dico che sono un pezzo (va beh, un pezzetto) d’uomo e che non devo commuovermi come una femminuccia, capisco che è una cosa naturale, soprattutto per gli uomini di blues come noi.

Così guardo il cielo e ripenso alla frase che MAX 6759 scrisse in un commento:  “A me da’ grande sollievo questa frase di Isabelle Allende : “Se saprai ricordarmi sarò sempre con te”. 

Così mi verso un Sourhern Comfort, guardo il cielo, sospiro e lo butto giù tutto d’un fiato.

sky

Mi manchi, vecchio Brian.

Brian

Brian