La fine del Corallo, groupie nude che mimano i LZ a Earls Court 1975, i dubbi sulla musica che ascolto and other assorted blues songs

29 Gen

Venerdì sera decidiamo di andare al Corallo a vedere i Rockets. Ora, il gruppo francese ha sempre fatto cagare, ma qualche pezzo fa parte della mia adolescenza (ON THE ROAD AGAIN, APACHE, GALACTICA) e in questo venerdì di fine gennaio non sembra una cattiva idea. Sono con la groupie e con Lele. Ci fermiamo a mangiare la pizza al Rock Village, che è lì poco distante, locale che, a dispetto del nome, tiene in sottofondo una muzak che è squallida dance senza arte nè parte. Mentre mangiamo ad alta voce mi chiedo “ma suoneranno dal vivo o in playback?”. Che sciocco sono stato a non pensarci prima e a non dare un’occhiata in internet.

Alle 23 siamo davanti alla biglietteria del Corallo. Con noi solo qualche altra decina di avventori. Strano, i parcheggi intorno al locale sono pieni. Entriamo e scopriamo che non si può andare nella sala-pista principale, ma solo al piano superiore, perché c’è gente che sta cenando? Gente che sta cenando? Sulla pista del Corallo? Ben presto elaboriamo il tutto: il Corallo ha cambiato strategia, ormai è uno di quei posti per quel pubblico medio di (s)fighetti di età variabile tra i 35/60 che vogliono cenare e poi ballare al ritmo dei classici della discomusic. Prosecco dentro a secchi pieno di ghiaccio, donne che in alcuni casi sono vestite come o si atteggiano a Milf e Cougar. Siamo sbigottiti; tutto lecito per carità, ma non al Corallo, nel “nostro” Corallo, locale che dal 1983 è sinonimo di Rock club, di discoteca Rock, teatro di esibizioni live di gruppi leggendari (versione 2.0) e delle band più rinomate del territorio. Al venerdì sera ormai al Corallo è così, e in fin dei conti dal punto di vista del ritorno economico i gestori hanno ragione, i tavoli imbanditi per la cena sono tanti, la pista da ballo è piena…ma…

La nuova fase del Corallo - 23-1-2015

La nuova fase del Corallo – 23-1-2015

Oltre al nuovo pubblico del Corallo ci siamo anche noi, più o meno 40/50 persone venute per il concerto, gente che seguiva i Rockets tra la fine dei settanta e gli inizi degli ottanta, rockettari, metallari, uomini e donne di blues, gente insomma che è curiosa di vedere una band del passato dedita al disco-space-Rock alle prese con un concerto dal vivo. Le nostre aspettative finiscono presto nella toilette. Sul palco qualche tastiera, niente amplificatori, niente batteria. Alle 00,30 ancora nessun segno dei Rockets. La gente balla nella pista e noi ci annoiamo. Lele decide di andarsene. Io e la groupie, stoici, rimaniamo. All’una, dopo due ore d’attesa, quattro sconosciuti con i capelli e vestiti da motociclisti cosparsi di una patina grigiastra salgono sul palco. Parte la musica; il gruppo mima mosse su tastiere e chitarra, il cantante canta in inglese e incita in italiano. I due pezzi che aprono la serata sono inascoltabili.

Il terzo pezzo è ON THE ROAD again versione dance, ed ecco che entra l’unico vero (?) Rocket rimasto. Lo guardo un po’, lo compatisco… svendersi così … girasse con una band vera e propria anche anche, ma con quattro marionette presumibilmente italiane e con questo tipo di serate non c’è d’andarne fieri. Oh sì, i soldi prima di tutto, certo, però che schifo. E in febbraio arriva ALAN SORRENTI, sempre di venerdì. Mah. Prendo la groupie e scappo dal Corallo.

Quel che rimane dei Rockets - foto Saura Terenziani

Quel che rimane dei Rockets – foto Saura Terenziani

Sabato mattina. La sveglia suona alle 07,30. Mentre spigozzo un po’, sento che la groupie si sveglia e mi chiede “Senti, ma secondo te, che versione di STAIRWAY devo fare con le tastiere?”. So che a lei piace quella di EARL’S COURT 25 maggio 1975 contenuta nel DVD ufficiale dei LZ, ha sempre fatto quella quando suonavamo con il tributo otto anni fa, ma io dico la mia “io farei quella di NY 1973, quella di THE SONG REMAINS THE SAME e fosse per me fare anche SIBLY versione live 1973, ma è molto diversa da quella in studio, arrangiamenti di chitarra e piano completamente differenti, impiegherei molto ad impararla, ammesso e non concesso che io sia capace di suonare a quel livello…”. “Mettila su” mi fa la groupie. Vado nello studiolo e mentre infilo il dischetto mi interrogo sui discorsi che faccio con la mia groupie di sabato mattina; invece di “Senti andiamo a vedere se troviamo quelle Adidas in saldo oggi?”, “Vai a farti una pulizia del viso più tardi?”, “Stasera andiamo a cena con la Genny e  Andrea il vecchio cuore rossonero?”, siamo lì a disquisire su che versione di certi pezzi dei LZ dobbiamo fare col gruppo. Ci ascoltiamo tutta SIBLY live 73 (che è probabilmente il mio pezzo preferito in assoluto di musica contemporanea e che comunque per me rappresenta i LZ come nessuna altra cosa), poi STH, sempre da THE SONG REMAINS THE SAME. Entrambi rimaniamo storditi per l’ennesima volta dalla grandezza del gruppo. Quante volte ho ascoltato il live TSRTS, centomila? Eppure eccomi lì ad emozionarmi a tal punto che mi scappa la pipì. Vado in bagno, mi lavo e quindi in camera a preparami per andare da Brian. Lei si infila in bagno, non prima di aver messo su STH da EARLS COURT 75.

Io sono pronto, sto per uscire, il pezzo è giunto alla fine della prima parte di arpeggio, dove PAGE cambia manico ed inizia la sezione “AND IT MAKES ME WONDER”; la groupie esce nuda e coi calzettoni dal bagno e si mette a mimare il tutto, prende perfettamente il SOL introduttivo e mentre lo fa incrocia la gamba destra dietro alla sinistra, in puro stile PAGE. Poi segue diligentemente gli accordi del ponte LA-, RE-, LA-, MI- RE, DO sghiribizzo. Io solo sbalordito. In perfetto sincrono poi mima l’entrata di batteria, alternandosi alle tastiere. Giunto il pezzo al punto della “fanfara”, poco prima del guitar solo, alza la doppio manico immaginaria e schitarra sul re, sempre nuda, con i calzettoni colorati ai piedi. Segue in tutto e per tutto il fraseggio di PAGE; il punto in cui sto per perdere i sensi dallo stupore è quando la vedo ricordarsi di quei licks dove PAGE scivola sul manico alcune volte (minuto 2:28 e 2:32 dello spezzone qui sotto) …

Mentre esco mi dico “an s’è mai vest Johnny Winter con ‘na groupie cla fa chi lavòr che“…oh forse sì?

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Per qualche giorno ho avuto il SAUB Blues. Ora che Brian è ospite fisso in struttura devo fare il cambio del medico. Arrivo al SAUB, Poliambutario del Policlinico di Mutina, un giovedì pom verso le 15,30. Mi dico, vado al pomeriggio che forse c’è meno gente. Prendo il biglietto, sono il 236, stanno servendo il numero 146. davanti agli sportelli SAUB decine e decine di immigrati, soprattutto nordafricani. Sono basito. Mi soffermo qualche secondo a pensare. E’ chiaro che devo tornare, ma come è possibile ci siano file così lunghe? Ora, è un po’ che sto cambiando modo di pensare, tutta questa immigrazione selvaggia mi dà da fare, hai voglia ad essere progressista, solidale e illuminato …io non ci riesco quasi più, perché la stragrande maggioranza di chi arriva è musulmano praticante e fervente, e di religione in Italia ne abbiamo già abbastanza.

Ora, c’è una bella differenza tra islamico ed islamista, ma c’è anche una bella differenza tra democrazia e teocrazia. E poi in Italia siamo già in 60 milioni, non siamo già strettini così? Sì perché poi mi tocca venire al Saub due o tre volte per cambiare medico, e certo è un disagio da nulla in confronto a ciò che hanno dovuto passare questi poveretti, ma dentro di me rimangono pulsioni razionali di ragionamenti difficili da accettare. Poi mi pento e mi dolgo dei mei pensieri … se fossi nato in un paese come i loro, dove magari non c’è stabilità e i problemi sono enormi, non partirei anche io per l’Italia? Io però sarei un Tim Tirelli africano, ateo e con il blues nell’animo, il Tim Tirelli italiano non dovrebbe temere nulla, al massimo potrei inscenare una protesta per far ridiventare il CORALLO un Rock club. Con questi ingarbugliamenti in testa, a testa bassa, lascio questa massa di disperati col foglietto in mano ad aspettare il loro turno.

Ritorno dopo qualche giorno, sono il numero 176, stanno servendo il 161, va un po’ meglio. Tra i quindici in attesa sono l’unico modenese insieme ad un signora di una certa età. Aiuto una africana che non ha capito che è il suo turno e che ora è aggredita dall’operatrice Saub; un nordafricano va in suo soccorso, l’operatrice si mostra sgarbata, il nordafricano indica me facendole capire che sono testimone del disguido, mi alzo faccio per andare a redimere la questione, tutto si risolve.  Scambio due battute con Mustafà (“Ci vuol pazienza” gli dico, e lui “Eh già”). Tocca a me. Sbrigo la pratica. Me ne vado, ma dovrò tornare per la faccenda pannoloni. Vita blues.

Stamattina mi alzo e mentre mi preparo sento per Radio Capital che a Reggio Emilia c’è stata una retata ad opera dei Carabinieri, diversi arresti di imprenditori ed esponenti della politica locale, fanno il nome di GIUSEPPE PAGLIANI. Apro il sito della GAZZETTA DI REGGIO e leggo:

RETATA A REGGIO EMILIA  L’operazione dei carabinieri del comando di Reggio Emilia si è concentrata soprattutto nelle province di Reggio Emilia e Modena. Arresti e perquisizioni in corso dalle 3 di questa mattina a Reggio Emilia città, Bibbiano, Montecchio, Brescello, Gualtieri, Reggiolo. Nel Reggiano sarebbero decine gli indagati e diversi gli arresti di imprenditori e anche esponenti della politica locale. Molti sono nomi di imprenditori cutresi, già noti per vicende legate alle mafie in Emilia. Ma l’arresto eccellente è quello di Giuseppe Pagliani, consigliere comunale e provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia. Per lui l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’avvocato reggiano, noto esponente da anni sulla cresta dell’onda della politica in provincia, è stato portato via da casa sua, a Arceto, verso le 7 di questa mattina. (Dalla Gazzetta di Reggio del 28/01/2015)

Pagliani è il figlio di quello che comprava le vacche da mio nonno, nome quindi a me noto ma non certo simpatico. Giuseppe è uno che va a fare i pellegrinaggi a Predappio sulla tomba di mussolini e che il 25 aprile invece di commemorare la liberazione, se ne va sugli appennini insieme a qualche suo adepto a ricordare i caduti fascisti. Il personaggino è quello dunque, ma non sono felice del suo arresto, insomma… se son vere le accuse ben gli sta naturalmente, ma il segnale per la città in cui vivo e a cui è legata tutta la mia stirpe non è certo lusinghiero. Ancora una volta il giro cutrese fa sprofondare la città verso sinergie del malaffare che non ci appartenevano. E penso ai miei amici del sud che a volte fanno sberleffi a noi del nord, deridendoci per quanto sono brutti certi nostri paesaggi, certe nostre particolarità, la nostra industrializzazione.

Leggo anche che DELLA VALLE sta per scendere in politica, il nome della sua organizzazione o partito sembra sia NOI ITALIANI. A me DELLA VALLE non dispiace affatto, in tutti questi anni è stato l’unico imprenditore che ha avuto il coraggio e la forza di parlare in modo chiaro e netto. Non so cosa proporrà, non credo lo voterò mai, ma di sicuro lo starò a sentire. Qui sento parlare di SQUINZI, sento dire che ha ragione quando critica e dice quello che dice, ma io mi chiedo, ma dove cazzo era SQUINZI durante il ventennio del cavaliere nero? Quasi quattro lustri di inettitudine governativa, di scardinamento di quel poco di senso di comunità che ancora c’era in questo paese, di sfascio generalizzato della morale e del senso civico. SQUINZI è meglio che faccia il presidente del SASSUOLO e basta. E’ comunque curioso che in Italia imprenditori si mettano in politica, non riusciamo ad esprimere personalità adeguate che provengano dalla base, dalla scuola della passione politica.

In Grecia ha vinto TSIPRAS. Vedremo un po’ se un sistema alternativo sia possibile, se il capitalismo selvaggio di questi ultimi decenni potrà avere qualche trasformazione, se riuscirà a diventare qualcosa di più umano salvando così il pianeta e l’umanità dalla catastrofe.

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La smetto con questi pensieri e mi concentro sulla musica. Sto ascoltando da qualche giorno il disco di JIM STEINMAN che tempo fa mi regalò il Pike boy. Il contenuto di questo suo album solista è simile ovviamente alla saga di BAT OUT OF HELL, saga da lui stesso ideata e composta.

E’ una sorta di BORN TO RUN pieno di steroidi, ma mi piace e mi chiedo cosa potrebbe pensare Polbi se sapesse che in questa mattina sto ascoltando JIM STEINMAN. Sorrido, credo che il Michigan boy ormai non si sorprenda più di nulla, dopo che ha visto moltissimi musicisti del giro garage/punk di Detroit andare pazzi per la BAD COMPANY. Mi viene in mente POP, il mio amico, adorava JIM STEINMAN. Spazzo via la tristezza dovuta agli amici assenti, mi ricompongo, sto entrando a Stonecity, un’altra giornata di lavoro mi spetta. Let’s work.

Entering Stonecity - foto TT

Entering Stonecity – foto TT

Giovedì 29 gennaio. Ore 4,30: Palmiro è irrequieto, mi sale sul petto è inizia a fare la pastella. Mi sveglio. Non riesco più ad addormentarmi, troppi pensieri per la testa. Mi alzo, un caffè, qualche biscotto, un arancio. Sento addosso i primi sintomi di quella che potrebbe essere un’influenza. Tiro una madonna, domenica dovrei andare a vedere l’Inter e proprio non vorrei perdere l’occasione. Guardo fuori dalla finestra, tutto buio e freddo, d’altra parte sono i giorni della merla.

 giorni_merla4Mi metto in cuffia, SANTANA…SONG OF THE WIND… mi accovaccio sul divanetto mentre parto per le profondità siderali.

METAL SHOCK n.42 Marzo 1989 (KIRK HAMMETT)

26 Gen

Marzo 1989, su Metal Shock 42 il mio articolo su Kirk Hammett dei Metallica.

FILE PDF:

METAL SHOCK N 42

METAL SHOCK N 42

BLOG LIFE: meet and greet with Mike Bravo and the life of Brian

23 Gen

Mi sorprendo spesso a pensare quanto il rock and roll faccia bene al corpo e allo spirito. Venerdì scorso, sera, a fine settimana, prove con gli EQUINOX. La scaletta inizia a prendere forma. Ci troviamo poco quindi il procedimento è lungo, ma si inizia ad intravedere qualcosa di interessante. Suono con tre musicisti davvero bravi e a volte anche io sono trasportato dal groove generale del gruppo. Che poi bravo è una parola ormai dalle mille sfumature, ma per come la intendo io è uno dei massimi complimenti che un musicista possa ricevere: tecnicamente competente, possessore di doti attitudinali in campo musicale, dotato di testa e di buon orecchio, attento a quel che fanno gli altri, devoto all’imperativo “il pezzo prima di tutto” e infine capace di esprimere il senso Rock, quello vero. E’ questo quello che mi interessa maggiormente, il senso. Altrimenti diventi la solita (tribute) band, magari brava tecnicamente ma insignificante (alle orecchie di chi ha un minimo di cultura musicale e Rock). Alla fine di alcuni pezzi faccio i complimenti ai ragazzi e  alle ragazze: al di là di tutto, obiettivo raggiunto. Quando suoni bene, quando termini le prove in quel modo, vai a casa soddisfatto. Carichi e scarichi gli strumenti dalla blues mobile con facilità, ti fai una doccia, ti infili sotto le coperte, leggi perché non riusciresti a dormire subito … il Rock è ancora in circolo…alle 2 spegni la luce…alle 7,30 ti svegli e invece di essere assonnato e stanco ti senti pimpante. Una Les Paul e un Marshall sono una panacea, solo che invece essere relativa alle piante, è la e guarigione universale e onnipotente ottenuta per mezzo del Rock.

Aggiungiamo poi che, in questo sabato mattina in cui mi sto recando a Ninentyland ad incontrare Mike Bravo, sto ascoltando QUADROPHENIA a buon volume e il gioco è fatto.

Io e MIKE ci conosciamo dagli anni ottanta, stavamo in contatto più che altro tramite lettera, in un paio di occasioni ci siamo visti in un negozio di dischi a Mutina, e facendo i conti è dal 1991 che non ci si vede. L’appuntamento è davanti all’Abbazia di Thelema. Parcheggio la blues mobile e gli vado incontro. Abbassiamo il cappuccio, ci togliamo il mantello, incrociamo le spade, recitiamo i sacri versi:

When will the clouds all roll away?
When will the good people have their say?
I hope you’re still round to see the day.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Who can tell what is up or down?
You can be the king or be the clown.
Then climb your tree, take a look around.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Circles of life, an infinite plane,
That which is now now will be again.
Who can decide who is insane?
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.
Take a while,
Think about it.

Colazione al K2, il bar dove fino ad un anno fa andavo sempre con Brian. Entriamo. Non c’è nessuno. Riscaldamento spento, poche luci accese, un’aria da Sarajevo durante la guerra. Un paio di relitti umani sono inchiodati alle macchinette dietro al paravento. La nuova gestione asiatica è riuscita a far morire uno dei bar/gelateria più attivi di Ninentyland.

Mike lo riscopro riservato, timido, gentile … è molto piacevole stare in compagnia con lui e come sempre è una goduria poter parlare della musica che mi piace con qualcuno che so godere della cosa allo stesso modo. C’è solo una controindicazione: Mike mi ha portato un regalo, e che regalo.

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Rock Covers Taschen

Rimango basito. Bacio e abbraccio Mike Bravo in mezzo al bar semivuoto (sono entrati un paio di nordafricani). Non voglio che i blog followers si disturbino così, ma al contempo soppeso quanto affetto e amicizia ci sia tra di noi. Una meraviglia.

Verso le 10 un paio di timidi nonantolani varcano la soglia, una è una signora l’altro è PETER, amico di Brian. Sono mesi che non ci vediamo, così ci abbracciamo con piacere e in modenese stretto iniziamo a parlare dell’INTER. PETER mi chiede del vecchio BRIAN.

Sono ormai le 10:30, come sempre ho le giornate iper programmate, devo scappare:  un salto di un minuto da Lasimo a recuperare una cosa e poi di corsa da Brian.

Accompagno Mike al parcheggio dei bolognesi, lo abbraccio e al grido di “YARDBIRDS O MUERTE” ci diamo appuntamento per un matinée in centro a Mutina in febbraio, magari insieme a qualche altro confratello blues (Pikey can you hear me?).

Alla HOUSE OF THE RISING SUNDOWN porto Brian nella saletta a fare due chiacchiere. Lo cingo stretto, è incerto sulle gambe. Sono ormai 80 giorni che è in struttura e il cambiamento è notevole. La fase calante decisa è ormai iniziata. La caponucleo mi comunica che per pranzo lo tengono in camera, il vecchio si addormenta a tavola e mangia controvoglia.

Ormai sono da lui tutti i giorni. Martedì scopro che ha la febbre. Terza influenza consecutiva. Nella struttura c’è una epidemia, il salone dove di solito stanno gli ospiti per le quotidiane operazioni ricreative è praticamente vuoto. Sono al capezzale del vecchio, la febbre lo debilita a tal punto che non riesce a stare sveglio e a proferire qualcosa di senso compiuto. Vederlo così è una pena. Il sonno è agitato, mille tremori gli scuotono il corpo. Arrivano i medici, lo visitano e riescono a lenire le preoccupazioni mie e di mia sorella. A vederlo in quello stato ti chiedi se riuscirà a superare anche questa.  Poi bastano un paio di giorni senza febbre (grazie alla terapia) e Brian torna – più o meno – il Brian che conosciamo. Intendiamoci, vederlo lì fermo nel letto, sembra quello che è, un vecchio che sta finendo il giro sulla giostra, ma oggi fa lo sciocco, scherza, ride ed è più presente del solito. Gli chiedo come si chiama suo padre “Tirelli Ettore”, sua madre “la Gigina”, sua moglie…e qui si incaglia…non ricorda mai il nome, ma quando gli diciamo  “dai era la figlia di Imovilli di San Martino In Rio, quello delle corriere”  lui esordisce con “sè, i stèven in dal stradòn”…sì, Brian, stavano sullo stradone (via Rivone). Poi aggiunge “sa vot ormai a sun vech a go’ otantasee an” (oramai sono vecchio, ho 86 anni). Di anni ne ha 85 ma è incredibile che oggi si ricordi della cosa, sono mesi che non riesce ad elaborare il pensiero relativo ai suo anni. Io e mia sorella ci guardiamo sbalorditi. Ogni tanto affiorano stralci di ricordi, di facoltà cognitive che davamo persi per sempre.

Ogni giorno, come dico da un po’, è un piccolo passo verso l’abisso, l’altro ieri la prima volta sulla sedia a rotelle, oggi la flebo…ma sono contento, il periodo di sollievo sta per terminare e sono riuscito con l’aiuto della assistente sociale, del direttore della struttura e di un paio fortuite coincidenze a far entrare da febbraio Brian come ospite fisso – come privato – nella HOUSE OF THE JOY AND SUN. Brian non potrebbe permettersi la retta, ma se non altro la sicurezza di saperlo lì in maniera definitiva mi rende meno ansioso.

Lo saluto, gli do un bacio  e lo rassicuro sul fatto che ci vedremo più tardi anche se non è vero: “Ciao Brian, adèsa a vag a lavurèr a Sasòl, a se v’dom dop” (Ciao Brian, adesso vado a lavorare a Sassuolo, ci vediamo dopo) …“sè, va ben, me a t’aspètt che, an vag mia via. Ciao Piròn, grassie grassie grassie” (Sì, va bene, io ti aspetto qua, non vado mica via. Ciao pirone, grazie). Mentre esco mi manda un bacio con la mano e uno sguardo pieno di gratitudine e di amore.

Non ho i Rayban con me. Mi fermo in bagno a lavarmi la faccia.

Led Zeppelin – Japan 1971-09-28 – Soundboard Fragments

20 Gen

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Che il tour giapponese del 1971 sia uno dei momenti leggendari della storia del gruppo ormai lo sanno anche i sassi del pianeta Zeppelin, le registrazioni audience esistenti mostrano una band in gran controllo, ispirata, dinamica. Si sa da tempo che Page ha in mano una sorta di registrazioni quasi multitraccia delle date in questione, per un momento era corsa voce che intendesse fare uscire un live (How The East Won Won), ma la non perfetta qualità audio deve averlo fatto desistere. Chiaro che per i fan qualsiasi versione migliore delle registrazioni audience esistenti sarebbe un guadium magnum. Qualche settimana fa la EMPRESS VALLEY SUPREME DISC ha fatto uscire l’ennesima ristampa dei concerti di OSAKA (28 e 29 settembre 1971) versione audience, oltre agli sbadigli però ci sono anche le antenne rizzate: il concerto del 28 è stato completato con frammenti presi da una fonte soundboard. Questo dunque conferma l’indiscrezione che circolava tra gli alti dignitari del pianeta Zeppelin appunto: la EMPRESS VALLEY ha in mano il soundboard di Osaka 28 set 1971.

Prevedo sviluppi interessanti.

PS: thank you Tomi.

Visto che siamo in tema vale la pena aggiungere che sembra stia per uscire – sempre come bootleg – una registrazione audience del concerto del 29 tratto da una nuova fonte, quella attribuita a MrPeach, il corrispettivo nipponico del grande Mike Millard. Staremo a vedere.

METAL SHOCK n.41 Marzo 1989 (Slash)

19 Gen

Marzo 1989: MS pubblica il mio articolo su SLASH. Di nuovo giornalismo anni ottanta nelle mie dita, me ne dispiaccio, ma che ci posso fare… erano anni un po’ così, in cui tra l’altro ancora si credeva (perlomeno io) che Live ?!*@ Like a Suicide fosse un vero live (contenete due cover e due pezzi originali) autoprodotto dalla band (in realtà è un fake, trattasi di demo registrato in studio a cui furono aggiunti applausi, il tutto messo in piedi dalla casa discografica per insignire la band di meriti underground).

PS: ma quanto erano brutte le copertine delle riviste metal anni ottanta?!

FILE PDF:

METAL SHOCK N 41 – mar 1989

metal shock n41

 

RICK WAKEMAN KEYBOARDS WIZARD facebook page

17 Gen

Comunicazione di servizio: in caso qualcuno fosse interessato vi informo che Saura ha messo in piedi una pagina facebook dedicata a RICK WAKEMAN. Join the group if you please:

Public service announcement: in case anyone is interested I inform you that Saura has set up a facebook page dedicated to RICK WAKEMAN. Join the group if you please:

https://www.facebook.com/groups/rickwakemankeyboardswizard/

RW

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INTERVALLO: Louisiana Leroux “Window Eyes” 1979

17 Gen

 

From the album KEEP THE FIRE BURNIN’ 1979

Musicians:

Jeff Pollard – Electric Guitar, Lead and Background Vocals
Leon Medica – Bass
Rod Roddy – Acoustic Piano, Clavinet, Oberheim Synthesizer, Hammond B3, Background Vocals
David Peters – Drums and Percussion
Bobby Campo – Trumpet and Congas
Tony Haselden – Electric Guitar, Lead and Background Vocals, Percussion

Sax solo on “You Be My Vision” by Brian Savage
Strings on “You Be My Vision” conducted and arranged by Gene Page

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ROCK AND ROLL HALL OF SHAME di Paolo Barone e Tim Tirelli

15 Gen

A fine anno (2014) POLBI mi ha mandato questa sua riflessione sulla ROCK AND ROLL HALL OF FAME, spronandomi ad aggiungere il mio pensiero. Lo faccio solo oggi e mi scuso col Michigan Boy, ma un po’ il tempo e un po’ l’incazzatura mi hanno fatto ritardare il mio intervento; incazzatura perché l’istituzione di cui stiamo parlando è ormai diventata piuttosto ridicola. Lo spirito iniziale impresso dal grande AHMET ERTEGUN ormai si è perso, e se il dover fare i conti con fattori esterni all’importanza musicale e al relativo impatto degli artisti sul mondo della musica ci può stare, viviamo in una società fatta così ed è comprensibile (ma non giusto naturalmente) arrivare a compromessi, si ha la sensazione che molti nomi di grandissimo peso siano tenuti fuori da gusti personali di chi ora guida la RARHOF (vedi il direttore della rivista ROLLING STONE, magazine che su questo blog non rispettiamo, malgrado GIANCARLO TROMBETTI abbia le sue ragioni nel difenderlo).

Ecco quindi il punto di vista di POLBI e di seguito il mio. 

Rock And Roll Hall Of Fame

Rock And Roll Hall Of Fame

PAOLO BARONE

A noi in Italia della Rock and Roll Hall of Fame non ce ne importa poi molto.

Qui invece e’ una cosa molto sentita e discussa, sia il vastissimo pubblico del classic rock da radio, che le piccole comunita’ dei veri appassionati, quando arriva questo periodo dell’anno sono e siamo tutti un po’ presi da questa controversa istituzione americana. In genere la discussione si sviluppa in questo modo: Fase uno – Hai visto chi hanno fatto entrare nella Hall of Fame quest’anno?! (accompagnata da un moto di sdegno e disapprovazione); Fase due – Ma come si puo’ chiudere una cosa come il Rock in un museo, ma dai…; Fase tre – Lista di tutti quelli che sono stati inclusi e non lo meriterebbero; Fase quattro – Partono le liste personali dei grandi assenti…

Ci passiamo tutti in questo dibattito, c’e’ poco da fare, su internet, nei negozi di dischi, al bar, a casa di amici, ai concerti, prima o poi la cosa salta fuori!

Fondata dal grande Ahmet Ertegun, per quanto possiamo dire che sia profondamente in contrasto con lo spirito ribelle originale della musica Rock, con il passare del tempo e lo storicizzarsi degli avvenimenti e dei protagonisti, la Hall of Fame di Cleveland e’ diventata un qualcosa con cui in qualche modo bisogna fare i conti.

Tutti i musicisti, anche se non lo ammettono apertamente, sognano di entrarci. Anche quelli che apparentemente dovrebbero essere lontani da certe logiche, in fin dei conti se la fanno sotto dalla voglia di esserci. Che io sappia l’unico ad aver rifiutato l’onore di farne parte e’ stato Johnny (Lydon) Rotten dei Sex Pistols, il quale li ha mandati tutti a cacare dicendo che era una vetrina per vecchie glorie in pensione…Un po’ paraculo e un po’ sincero, ha raccolto (ancora una volta) per un attimo lo spirito di tutti i perdenti del Rock. Ma poi il momento di riscatto e’ passato e il circo della Hall of Fame e’ ripartito. E cosi anche quest’ anno siamo tutti qui a fare le nostre profondissime e articolate riflessioni…per cui, ecco a voi…

I PRIMI QUINDICI SCANDALOSAMENTE ASSENTI DALLA ROCK AND ROLL HALL OF FAME (secondo Paolo Barone)

1 – MC5 – Dico io, ma come cazzo si fa a concepire una cosa del genere?!? Un esclusione cosi grave e cosi palesemente politica, da lasciare senza parole e andare tutti in corteo a Cleveland a occupare la Hall of Fame sulle note di Kick out the Jams…

2 – NEW YORK DOLLS – C’e’ bisogno di dire altro?! Una Rock and Roll Hall of Fame con dentro, tanto per dire, James Taylor, e senza le bambole?!? Mah!

3 – KING CRIMSON – Ok, il prog a voi americani non piace, o meglio, proprio non avete gli strumenti culturali per capirlo, va bene ci posso pure stare. EL&P, Yes, PFM, Van der Graaf, Caravan… Fate troppa fatica… Ma almeno i King Crimson…eddai!!!

4 – FREE – Chiunque appassionato di Rock, che abbia le orecchie connesse con il cuore non puo’ non capire il valore assoluto e indelebile della band di Kossoff.

5 – HAWKWIND – Hanno semplicemente inventato lo space rock, con ripercussioni nel tempo su generi e stili diversissimi, dalla Tecno al Metal, passando per ogni possibile deriva psichedelica. Ve le devo dire io queste cose signori di Cleveland?!

6 – JOHNNY WINTER – Rock and Roll Hall of Fame senza il chitarrista albino?!? Andate affanculo va’!

7 – DUANE ALLMAN – Probabilmente dopo Hendrix il chitarrista americano piu’ importante di sempre e con tantissime collaborazioni favolose oltre gli Allman Brothers. Un parziale esclusione da riparare al piu’ presto.

8 – THE CURE – Icona internazionale, creatori di un suono unico che ha attraversato e rappresentato diverse generazioni, ispiratore di un intera estetica pop. Certo, se l’americano bigotto della Bible belt li vede si tocca le palle…ma vota lui nella Hall of Fame?!

9 – BLUE CHEER – Assurdamente non avete incluso i Deep Purple e il perche’si puo’ intuire, forse sono troppo “ British Hard rock” per voi… Avete paura di Lemmy, personaggio ingestibile in queste situazioni? E allora almeno i Blue Cheer, inventori dell’ Hard & Heavy li vogliamo accogliere? No, brutti sporchi e cattivi, vi rovinano la vetrina.

10 – BIG STAR – Il gioiello piu’ bello e malinconico del pop rock. La band di Chilton e Bell e’ una delle piu’ importanti e dichiarate fonti di ispirazione per alcuni degli artisti presenti nella Hall of Fame. Ne e’ rimasto vivo uno solo, il buon Jody Stephens, li inseriamo ora o no?!

11 – CAN – Il Rock non e’ stato un fenomeno solo racchiuso fra USA e UK, e la Germania ne ha partorito una delle forme piu’ avventurose e particolari. Dare un posto ai CAN (o anche a Kraftwerk, Ash Ra Temple, Popol Vuh…) e’ un apertura di orizzonti necessaria per dare un respiro internazionale alla storia di questa musica.

12 – TIM BUCKLEY – Lui insieme a Capitan Beefheart, Robert Wyatt, Syd Barrett e altri hanno creato un universo di individualita’ aliene, che nel cuore degli appassionati di Rock in tutto il pianeta ha spalancato spazi di inesplorate bellezze. Almeno Tim, forse il piu’ popolare del mazzo…Almeno lui dico…

13 – PAMELA DES BARRES – La groupie piu’ famosa del mondo deve, e sottolineo deve, entrare in questa Hall of Fame. Secondo me rappresenta un po’ tutti noi fan sparsi nel mondo e nel tempo, che in un modo o nell’altro abbiamo lasciato un bel pezzo di vita e amore in questa musica. E poi, lei e tutte le altre, quante canzoni memorabili hanno fatto nascere ?! Quanti cuori rock hanno spezzato e curato?! Che rock and roll sarebbe senza di loro?!

14 – LESTER BANGS – (o Nick Kent, Cameron Crowe, Lenny Kaye, Riccardo Bertoncelli, i “nostri” Riva & Trombetti…) Fondamentale il contributo dato da questi e altri scrittori alla costruzione di quel mondo culturale che chiamiamo rock. Hanno scritto pezzi memorabili, spesso piu’ belli delle musiche che raccontavano, e’ impossibile non rappresentare il giornalismo musicale in questo contesto. Bangs e’ stato il giornalista rock and roll piu’ originale, scomodo, e spiazzante di tutti i tempi. Non necessariamente dobbiamo ritrovarci nei suoi gusti musicali, ma il suo talento di scrittore, il suo lavoro e la sua passione “totale” restano come un monumento definitivo a questa musica e a tutto quello che puo’ significare.

15 – JOHN PEEL – Anche lui a rappresentare una categoria, in questo caso quella dei DJ indipendenti e visionari che negli anni sessanta e settanta hanno dato spazio e voce a innumerevoli band emergenti e non, senza seguire le direttive commerciali delle case discografiche, reinventando il ruolo della radio e relazionandosi direttamente con gli ascoltatori. Mi sa che il motivo per cui non lo hanno ancora inserito e’ proprio questo.

Ok, questa e’ una lista personale e parzialissima, ma secondo me questi nomi non si puo’ non inserirli dai, evvabbe’ gli Abba (piacciono anche a me, ma rock?!?) I Beegees….I Greenday…..Earth wind and fire…Ma a tutto c’e’ un limite, Ahmet che sei nei cieli!! Forse e’ ora di andarci di persona a Cleveland alla Rock and Roll Hall of Fame e mettere le cose a posto…quasi quasi…

Paolo Barone ©2014

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TIM TIRELLI

La lista vergognosa dei nomi non inclusi finisce inevitabilmente per essere, come già ha detto Polbi, “parzialissima”, questo perché tu puoi anche partire con le migliori intenzioni, cercando di essere obbiettivo e di citare solo i nomi pesanti assenti che piacciono a te, ma poi vedendo l’assurda inclusione di certi artisti, ti chiedi “ma allora perché non JOHN MILES, i FIRM, gli XYZ?”

I PRIMI NOMI CHE MI VENGONO IN MENTE SCANDALOSAMENTE ASSENTI DALLA ROCK AND ROLL HALL OF FAME (secondo Tim Tirelli)

1) EMERSON LAKE AND PALMER – Dico io, ma si può? Una delle quattro più grandi band di prog Rock (per me la più grande) esclusa, roba da matti. E dire che gli ELP hanno messo a ferro e fuoco gli States varie volte (specialmente nei tour 1973/74 e 1977/78), hanno inciso per la ATLANTIC Records e soprattutto, soprattutto porca miseria, hanno pubblicato album di musica Rock profonda e  s e n s a z i o n a l e! Certo, non piaceranno a quei fighetti da rock americano che hanno adesso in mano le redini della RARHOF, negli anni ottanta non avranno avuto il successo commerciale dei GENESIS grazie ad una manciata di buoni pop hits, ma eccheccazzo!

2) JOHNNY WINTER – No, fatemi capire, JOHNNY WINTER non c’è? Uno dei grandissimi chitarristi americani, uno che è stato nocchiero della grande barca del blues del nuovo mondo, uno che che ha passato un lustro nel calde acque del Rock per poi far ritorno nelle paludi del blues.  Cioè, C’è GRAND MASTER FLASH e non c’è JOHN DAWSON WINTER III?

3) FREE – Magari il gruppo di RODGERS-FRASER-KOSSOFF-KIRKE non ha fatto il botto, non ha raggiunto le vette dei LZ, ma è innegabile che sia una bona fide band, un band che incarna una delle rappresentazioni più oneste, candide e sincere della musica Rock. Loro no, i BEASTIE BOYS sì!

4) LITTLE FEAT – Stesso discorso fatto per i FREE. C’è una band americana con un coefficiente più squisitamente Rock di loro? Ne dubito. LOWELL GEORGE non è una figura leggendaria per la musica americana? Certo, non hanno avuto l’impatto visivo e commerciale di AEROSMITH e VAN HALEN, ma quanta legacy americana c’è nella musica dei LITTLE FEAT! Loro no e i RUSH, E STREET BAND sì, ad esempio.

5) YES – Per loro il discorso è simile a quello degli ELP. Giganti di quello che oggi viene chiamato Rock progressivo, ATLANTIC Records recording artists, creatori di alcuni album memorabili. Roba da non credere, perchè THE YES ALBUM, FRAGILE e CLOSE TO THE EDGE non devono avere la stessa valenza di certi dischi di SPRINGSTEEN e DYLAN?

6) MOTT THE HOOPLE – Una cult band con un senso Rock profondissimo. Loro no, i REM sì.

7) DEEP PURPLE – Non ci sono i DEEP? Non sono uno dei gruppi Hard Rock più importanti di sempre? Loro no, i BLACK SABBATH, i KISS e gli HEART sì.

… poi ci sono i nomi a noi cari che effettivamente possono anche non avere un posto in prima fila nella storia del Rock, ma mi sembra strano vedere nomi come RUN DMC, MADONNA, o anche GREEM DAY e BONNIE RAITT e non BAD COMPANY e UFO ad esempio…

Mah, meglio lasciar perdere.

Tim Tirelli ©2015

 

 

Jimmy Page and Scarlett Sabet

13 Gen

Le prime foto di Jimmy e la sua nuova ragazza hanno iniziato ad apparire su internet parecchie settimane fa, ma in questi giorni un paio di scatti dei due piccioncini sono stati ripresi da diverse riviste e siti. Pensavo di non commentare la cosa, poi BEPPE T. e BICCIO mi hanno inviato un paio di email a proposito e dunque eccomi qui alle prese con questo momento di pettegolezzo.

Lui, rockstar per eccellenza, 71 anni, lei poetessa e attrice, 25 anni. Il vecchio JIMMY non si smentisce mai… giovanissima, capelli rossi, con un nome di battesimo che rimanda a cose a noi note. Zio can, se sei scomodo, Jimmy Poige.

Jimmy Page and girlfriend

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/whole-lotta-love-jimmy-page-ha-voltato-pagina-chiatarrista-led-92245.htm

Scarlett Sabet

Scarlett Sabet

http://www.torontosun.com/2015/01/12/jimmy-page-71-dating-25-year-old-actress

Sabet

GREG ILES “Il Sorriso Dei Demoni” (Piemme Bestseller 2012 – €12) – TTTT½

12 Gen

Lo scorso settembre avevo parlato de LA NOTTE NON E’ UN POSTO SICURO, ora scrivo due righe a proposito de IL SORRISO DEI DEMONI, uscito in origine nel 2006 e ristampato più volte dalla PIEMME, visto il successo che i thriller di GREG ILES di solito ottengono. Sarà perché i romanzi di ILES sono ambientati in MISSISSIPPI (questo tra NATCHEZ e JACKSON), sarà per quel suo modo di raccontar storie, sarà per i soggetti che riesce ad elaborare nella sua maruga, ma GREG ILES ora è un punto fermo per me. Gran bel libro anche questo.

Greg Iles Il sorriso dei demoni

SINOSSI:

La donna dal volto sfigurato è una perfetta sconosciuta per il dottor Chris Shepard. Eppure, il medico si accorge subito che c’è qualcosa di strano in quella nuova paziente. Sarà per il suo sguardo glaciale e il tono deciso, che lo prendono alla sprovvista. O per quelle cicatrici sul lato destro del viso, che parlano di un dolore recente, e forse anche di incubi e ferite interiori, demoni e sensi di colpa. Ma l’immediata rivelazione della donna è ancora più spiazzante: non si trova lì per un consulto medico, bensì per un problema che riguarda lo stesso dottor Shepard. La ricerca di un killer.
Perché lei, Alex Morse, è un’agente dell’FBI e sta indagando in incognito su un avvocato divorzista della zona. Negli ultimi cinque anni, i coniugi di nove facoltosi clienti dell’avvocato in questione sono morti in circostanze misteriose. Anche se erano tutti giovani e in salute.
L’ultima vittima della lista è Grace Morse, sorella di Alex, colpita all’improvviso da un’emorragia cerebrale. E la prossima potrebbe essere proprio il dottor Shepard, poiché sua moglie Thora ha consultato il legale appena una settimana prima.
Per Chris Shepard, credere alle parole di Alex vorrà dire non solo mettere in discussione la felicità del suo matrimonio, ma anche pensare a salvarsi la pelle. E affiancare l’agente in una missione molto privata, per sventare il disegno omicida di un oscuro dottor morte.

 

Jackson Mississippi

Jackson Mississippi

Map of Mississippi

Capitol St - Jackson - 1950s

Capitol St – Jackson – 1950s

Natchez, Mississippi Casino Boat on the Mississippi River

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