Fanfare for the common blues man

21 Dic

Eccola qui la notte più lunga dell’anno, quella che porta suggestioni siderali, irrequietudini da solstizio d’inverno, quella che mi fa affondare ascoltando CORA JONES di NEAL CASAL. In questa notte nera, tra le ombre scure dei rami delle querce che sembrano brandire le nostre anime, contemplo le campagne che frequento ora, questa pianura proletaria che pare un lago di metano, immobile, appoggiata alla nebbia che si stempera in foschia non appena il sereno si fa nuvoloso.

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E’ sempre difficile in questi giorni dell’anno rimanere in equilibrio, i giramenti dell’animo si fanno più frequenti e ti sembra di essere su di una barca sperduta in mezzo al mare, tu solo tra le acque scure e gelide a cercare una luce che ti guidi sino a casa.

Cerco di andare a trovare Brian il più possibile, mi sembra stia bene e che sia più tranquillo nell'”albergo per anziani” in cui è, tuttavia mi sento in colpa; avrei l’istinto di correre da lui ogni giorno, ma che “periodo di sollievo” sarebbe? Così vado da lui tre/quattro volte la settimana, arrivo nel grande salone, accenno un sorriso alle operatrici di turno e mi rivolgo a lui: non appena mi vede tutto orgoglioso informa gli altri anziani che ha fianco a lui che “questo è mio figlio”. A volte fatico a convincerlo a venire nella sala dove gli ospiti stanno con i loro famigliari, ma poi docile mi segue. Gli chiedo mille volte se si trova bene e lui sempre mi risponde “sì, veh, Tim, sto proprio bene qui.”, la seconda domanda è sempre “Am vot ben Brian (mi vuoi bene)?” e lui “Sa tnin vòi? Pff, t’en ghè gnanc da dmandèrel (Se te ne voglio? Non hai nemmeno da chiederlo)”. Quando lo lascio devo sempre tranquillizzarlo, è spesso preoccupato perché non ha soldi con sè, perché non sa se le “signore” sono state avvisate, perché non viene a casa con me, allora gli dico di aspettarmi lì, che esco mezz’ora e che torno. Si tranquillizza, mi fa un sorriso, mi manda un bacio con la mano; io mi infilo i Ray-ban ed esco. E’ comunque sorprendente che dopo quattro anni di alzheimer, forma grave conclamata da due, riesca ancora ad avere un rapporto d’un certo tipo con lui. Sicuro, gli argomenti di cui parliamo sono sempre quelli, le forme espressive semplicissime, però quando ci guardiamo negli occhi capisco che il vecchio Brian è ancora con me.

Tim & Brian dic 2014 - autoscatto

Tim & Brian dic 2014 – autoscatto

La groupie ha fatto l’albero, peccato che quest’anno Palmiro sia indiavolato e abbia ormai già distrutto tutti i rami bassi, mandando in frantumi palline e luci ad intermittenza.

Interno sera: gatto, groupie e Xmas tree - Domus saurea  dic 2014

Interno sera: gatto, groupie e Xmas tree – Domus saurea dic 2014

Quest’anno più che un presepe ho fatto una rappresentazione laica di uno scorcio di un paese nel periodo invernale a inizio del secolo scorso. Ho immaginato una paesino tipo Quattro Castella, qui nella contea di Regium Lepidi; avrei voluto fare un qualcosa di più preciso ma in tal caso mi sarei dovuto rivolgere ai negozi di modellismo, così mi sono arrangiato con quello che avevo e con qualche nuovo acquisto di casette dozzinali; la grande novità è comunque rappresentata dalla fontana con acqua vera che scorre. Un upgrade mica da poco per l’architetto natalizio Tim Tirelli…

Domenica di metà mese a Milano con Marchino Priulla, amico che conosco da qualche anno ma che mai avevo incontrato. Il giovane uomo proviene da un vecchio porto fondato dai Fenici e si trova a Milano per prospettive professionali. Ci lega l’amore per il Rock, la passione politica e l’insofferenza verso certo giornalismo italico d’altri tempi tutto improntato sul rock americano. Ore di discussione fitta fitta e sentimenti di brotherhood.

Marco Priulla e Tim - Milano dic 2014

Marco Priulla e Tim – Milano dic 2014

Nemmeno il tempo di far ritorno nella regno di Marco Emilio Lepido che va in scena una storia di ordinaria quotidianità: mia sorella viene portata al pronto soccorso per un problema, vengo avvisato e con la groupie corro da lei. E’ un codice verde, il che ci fa capire subito che non si tratta di nulla di grave, ma altresì ci lascia intendere che bivaccheremo nella sala d’aspetto per diverso tempo. Arrivo alle 19,30, mezz’ora di ambientamento poi tablet, libro e macchinette viveri e bevande: bottigliette d’acqua, cioccolata, pavesini, crostini, fanta lemon. Segue bivacco di parecchie ore. All’una di notte finalmente visita ed esami. Ore 02,30: il medico mi chiama e mi informa che gli esami vanno bene ma che la tratterrà altre quattro ore per sicurezza. Risalgo in macchina, porto la groupie a Borgo Massenzio, mi riprendo un attimo e ritorno a Mutina. Ore 06,30 viene dimessa. La porto a casa, vado nell’appartamento di Brian che ancora abbiamo in affitto; riesco a dormire solo un paio d’ore, tanto vale andare in ufficio. Questa nottata saltata condizionerà tutta la settimana.

Martedì di nuovo a Milano, si sposa Doc con Brown Sugar. La groupie sfreccia sull’autosole …

The Highway song - Groupie al Volante (foto TT)

The Highway song – Groupie al Volante (foto TT)

…arrivare in piazzale Diaz è uno sport estremo, un’ora per fare nemmeno tre chilometri, ma giungiamo giusto in tempo. Bello rivedere certe facce della Doc’s family & friends, Aldo mi parla subito della nostra INTER come se non fossero passati almeno quindici anni dall’ultima volta che ci siamo visti,  mentre con Alberto ci buttiamo subito in disquisizioni filosofiche circa le ultime super deluxe edition dei LZ.

LEDHEADS in Milan: Alberto LG, Doc, Tim - dic 2014 - foto Groupie

LEDHEADS in Milan: Alberto LG, Doc, Tim – dic 2014 – foto Groupie

Siamo al Palazzo Reale del Comune di Milano, al momento del sì, mi commuovo, come una donnicciola, povero me, che sentimentale che sono diventato.

LED WED: Doc, Brown Sugar & Ricky - Milano dic 2014

LED WED: Doc, Brown Sugar & Ricky – Milano dic 2014

Il matrimonio è una cosa per pochi intimi, non più di trenta persone che si ritrovano in una trattoria della bassa parmense. Buffo come tutti i commensali milanesi non facciano che sottolineare come si mangi bene, mentre io e la groupie non ci troviamo nulla di speciale. Non è per fare il fenomeno, ma evidentemente il nostro standard emiliano è piuttosto alto e occorre altro per sorprenderci.

Groupie e Uomo di Bues - trattoria La Buca Zibello PR dic 2014 - foto di Doc

Groupie e Uomo di Bues – trattoria La Buca, Zibello PR, dic 2014 – foto di Doc

Sono seduto vicino ai genitori di Doc, persone che – pur frequentando pochissimo – ho sempre amato molto. A., sua madre, la porto nel cuore da quando, ormai 23 anni fa, andò a trovare la mia – senza conoscerla – quando fu ricoverata a Milano.

La prima cosa che mi dice suo padre è “eccolo qui, lo scrittore americano-padano!”, poi si prodiga in complimenti che non so se meritare. F. ogni tanto legge il blog e mi ripete più volte che devo pubblicare le mie cose. F. è uno dei miei adulti di riferimento, lo stimo moltissimo e che mi dica queste cose per me è fonte di grande soddisfazione. E’ un po’ che ci penso, raccogliere e smussare certe cose del blog, metterle insieme, dargli un titolo tipo VITA DI UN UOMO DI BLUES e provare a cercare qualcuno che sia interessato. Chissà.

Per il resto cerco di sopravvivere alle tempeste emotive di questo mese leggendo KEN PARKER nella nuova edizione del Corriere Della Sera. Ormai sono giunti agli episodi della cosiddetta “terza fase”, quella che partì nel 1992 con il KEN PARKER MAGAZINE, la pubblicazione che forse ho amato più di tutte in assoluto.

Anche FARGO mi dà una mano, è una nuova serie TV che mi ha preso parecchio, sebbene io non sia troppo appassionato del genere che prevede una gran quantità di omicidi; ma il protagonista è BILLY BOB THORNTON, attore che mi piace un sacco.

Billy Bob Thornton - FARGO

Billy Bob Thornton – FARGO

Naturalmente HOMELAND e THE AMERICANS continuano a rendere le mie serate davanti a Sky entusiasmanti. L’INTER ha finalmente vinto la prima partita dell’era Mancini, speriamo che il decorso inizi ad essere positivo.

Essendo dicembre in macchina iniziano a girare gli album che collego al periodo: WORKS volume 1 degli ELP, il mini LP degli HONEYDRIPPERS e YOU GOTTA MOVE versione ROLLING. Oltre a questi l’acetato del mio WINTER ALBUM, cd che consegnerò agli illuminati del blues in occasione del sinodo del solstizio d’inverno che si terrà martedì 23 dicembre a Mutina.

Winter Album 2014.

Mi è capitato di rivedere una cosa di ASCANIO CELESTINI su cui vale la pena riflettere:

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 Malgrado la cottura, venerdì sera esco con la groupie, una puntata allo STONES CAFE’ per vedere l’altro gruppo di Lele, il mio batterista. E’ Rock anni novanta, non esattamente my cup of tea ma i ragazzi ci sanno fare e lo show è un buon successo. Guardare suonare Lele poi per me è sempre fonte di gioia. Quanto mi piace il ragazzo.

Sabato 20 torno da Brian, c’è anche la Simo che poco dopo mi riempie di pacchettini. E’ la mia ex ormai da alcuni anni eppure conserviamo un affetto l’uno per l’altra davvero ammirevole.

Mentre saliscendo gli impervi dislivelli spirituali della fetta di pianura che attraverso, mi tengo vivo ascoltando bootleg dell’OUTRIDER tour…

JP New Haven 1988 a

Mi trovo poi con la groupie all’Ariosto e quasi immediatamente sono vittima dello stress da spesa alla Coop al sabato. Sono un po’ cotto, nervoso, instabile e quando sono così non faccio che dirmi che non si è mai visto Rick Derringer fare la spesa alla coop; ad ogni modo faccio il bravo, riempio il carrello e faccio scivolarello tra le corsie. Spesso mi perdo a guardare articoli natalizi, la groupie mi sorprende e ridendo mi dice “sei proprio un bimbo!”. Osservo uomini soli di mezz’età che cercano improbabili regali dell’ultima ora, uno contempla una confezione di lenzuola, un altro felpe da donna, il tutto nello spazio dedicato alle occasioni. La cosa mi riempie di tristezza. Vorrei che queste feste fossero liete per tutti, che il volgere della stagione, il ritorno del Sol Invictus, fosse occasione per questa umanità ormai allo sbando per ripartire, per ritrovare un guizzo di armonia cosmica. Non sarà così, lo so, ma sarebbe bello.

Sposto lo sguardo sulla groupie che con gesti sapienti seleziona gli ortaggi da comprare un vista del pranzo del 25…

A saturday in december: Groupie alla Coop (foto TT)

A saturday in december: Groupie alla Coop (foto TT)

Ci ritroviamo a tavola verso le 15, un pasto semplice ma ottimo, la candela accesa, una composizione floreale natalizia e un documentario su Titano, satellite di Saturno. Mi piace l’atmosfera della domus saurea.

Lunch at the domus saurea, 20/12/2014 - foto TT

Lunch at the domus saurea, 20/12/2014 – foto TT

Ed eccoci ad oggi, il 21 dicembre, il solstizio d’inverno di cui parlavo all’inizio, il giorno che sento mio più di ogni altro, non solo perché ci sono nato, ma soprattutto per le correnti cosmiche che fanno girare la trottola planetaria. Tutto proiettato verso gli spazi profondi vengo riportato sulla terra dalla groupie che mi augura buon compleanno con lo splendido box set dei CLASH. Sono percorso da fremiti quando apro cofanetti del genere.

Clash Box Set

Guardo fuori dalla finestra e vedo la chiesetta in lontananza, non è bella come vorrei ma nell’immaginario che mi sono creato, nelle prospettive del mio animo, è simile a quelle rappresentate da certi pittori naif. Manca la neve, ma nella vita non si può avere tutto se sei un uomo di blues, così mi accontento delle campagne brulle e della foschia.

Marco Di Fazio 2011

Marco Di Fazio 2011

Mi chiama Polbi da Detroit. Mi fa gli auguri e poi chiacchieriamo un po’ alla faccia delle bollette telefoniche. Mi racconta che l’altra sera era in una sala prove della Motorcity, dove sua moglie provava col suo gruppo; tutta gente dedita al rock alternativo mischiato a punk e garage rock. Ad un paio di loro il Michigan boy chiede quali sia stato il concerto più bello a cui hanno assistito. Uno risponde senza esitazione “i QUEEN”, l’altro “i BAD COMPANY“. Non è la prima volta che Polbi mi riporta queste stranezze, e ogni volta rimaniamo basiti. Da musicisti di quel tenore tu ti aspetteresti nomi tipo STOOGES, gli MC5 e roba del genere, no, quelli che saltano fuori sono nomi così classici e mainstream che ti chiedi “ma che cazz…”

Ormai è il primo pomeriggio, un Southern Comfort tonifica l’umore e mi fa sperare  che l’INTER stasera mi faccia un bel regalo. Guardando le decine e decine di messaggi che mi sono arrivati su facebook e su what’s up penso al blog, alla comunità che si è strinta intorno ad esso. Nel giorno in cui gli esseri umani già 5000 anni fa si scambiavano un dono per augurasi l’un l’altro un prospero nuovo anno, mando la mia benedizione alle donne e agli uomini di blues che hanno la gentilezza di seguire questo blog miserello. Se anche l’augurio è generico, sappiate che è rivolto ad ognuno di voi, a quelli che scrivono spesso e a quelli che ci seguono in silenzio. Che questi notti silenti ci portino un po’ di pace, un po’ di speranza e che, immancabilmente, “il sole torni a battere sulle nostre facce e le stelle a riempire i nostri sogni”. Vi voglio un bene dell’anima.

 

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GLENN COOPER “Dannati” (Editrice Nord 2014 – EURO 19,90) – TTTT½

19 Dic

L’idea su cui si basa questo libro è ottima, mi sono divertito nel leggere il tutto; magari in mezzo al libro ci si pianta un po’ e si avanza a rilento, ma nel complesso è assai godibile. A me GLENN COOPER piace un sacco, e questo nuovo capitolo della sua bibliografia non delude.

The idea on which this book is based is very good, I enjoyed the reading; maybe in the middle of the book you find yourself sinking a bit in the mud and you go on slowly, but overall it is very enjoyable. I  like GLENN COOPER a lot, and this new chapter in his bibliography does not disappoint.

Glenn Cooper dannati ok

 

SINOSSI:

Immagina di trovarti all’improvviso in un mondo simile al nostro, ma completamente diverso.
Un mondo dove sono confinati tutti i malvagi vissuti sulla Terra dall’inizio dei tempi.
Un mondo dove tu sei l’unico «vivo».
Quel mondo è l’Inferno e tu hai un solo obiettivo: tornare a casa.
Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altri invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all’atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l’eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia – tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra – sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è «vivo», ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e… in un attimo è stato catapultato all’Inferno. E ora deve affrontare un mondo sconosciuto e ostile per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati…

 

News: RICK WAKEMAN Piano Solo VENERDI’ 24 APRILE 2015 ore 21.00 Teatro OLIMPICO di VICENZA

19 Dic

Anche il prossimo anno il promoter di SCHIOLIFE, Claudio Canova, riuscirò a portare in Italia RICK WAKEMAN, e lo farà suonare in uno contesto unico: il teatro Olimpico di Vicenza. Non voglio dilungarmi troppo su Claudio, lo conosco, finirei per essere vittima di facili ironie, ma è molto bello sapere che ci sono promoter come lui: competenti, appassionati, disponibili e gentili. La groupie è già in estasi, ma lo sono anche io, rivedere il grande Rick sarà bellissimo, a maggior ragione in un teatro del genere. 

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RICK WAKEMAN
Piano Solo
VENERDI’ 24 APRILE 2015 ore 21.00
Teatro OLIMPICO di VICENZA

 Nella meraviglia del TEATRO OLIMPICO di VICENZA – www.olimpicovicenza.it/
RICK WAKEMAN sarà il primo rappresentante della musica Rock a tenere un concerto sul palco del teatro in muratura più antico del mondo.

Diplomato all’Opera di Londra, ha iniziato la sua carriera negli anni ’60 come turnista in sala, incidendo in media anche 30 pezzi l’anno. E’ entrato, poi, a far parte di uno dei gruppi precursori del rock sinfonico, gli Strawbs, passando poi ai mitici YES, con cui, in pratica, inventò un nuovo modo di usare le tastiere e il Minimoog, aprendo letteralmente la strada alle moderne tecniche ed ai suoni del progressive-rock. Con gli Yes incise “Fragile”, “Close to the Edge” e “Yessongs”, album storici che hanno da tempo superato i 40 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Come solista ha inciso “The Six Wives of Henry VIII”, altro successo planetario con gli oltre 10 milioni di copie vendute. E’ stato, inoltre, per anni, l’arrangiatore di David Bowie e di Elton John; ha realizzato dischi con tantissimi artisti quali Cat StevensBlack Sabbath e Lou Reed
Biglietti numerati di PLATEA e GRADINATA ► Euro 45,00
In prenotazione per ora direttamente QUI  www.schiolife.com/prenotazione-posto_lit_68_262.asp

 Organizzare un concerto qui è un sogno, un traguardo stellare per noi di SchioLife e per la musica che non si ferma,
 « Il Rock non eliminerà i tuoi problemi, ma ti permetterà di ballarci sopra » – James Patrick “Jimmy” Page
 Ciao, auguri
 Claudio Canova
SchioLife

 

“ Local Custom – Downriver Revival “ di Paolo Barone

18 Dic

Senza i dispacci blues che ci manda Polbi da Detroit questo blog non sarebbe lo stesso. Altra storia di outsider che cercano di sopravvivere. Giù il cappello per il nostro Michigan boy.

“ La vita Caterina lo sai, non e’ comoda per nessuno…” su questo non ci sono proprio dubbi. Lo e’ anche per le rockstar, figuriamoci per i poveri cristi come noi. Quello che invece cambia sempre, e’ come noi reagiamo ai disagi del vivere di tutti i giorni, e come lo fa ciascuno di noi nel suo personale percorso esistenziale. Le storie di epici naufragi umani sono sempre affascinanti, c’e’ poco da fare e’ molto piu’ interessante una grandiosa sconfitta che un banale trionfo, ci racconta molte piu’ cose e ci aiuta ad affrontare le nostre piccole e grandi battaglie quotidiane.

Ma non sempre le storie che vale la pena ricordare sono piene solo di dolore e disperazione. Sicuramente non lo e’ quella che ci racconta “ Local Custom – Downriver Revival “ uno dei dischi piu’ interessanti che mi sono capitati fra le mani negli ultimi anni.

Local Custom - Downriver Revival

E’ una raccolta di registrazioni fatte in uno studio casalingo da un simpaticissimo signore afroamericano, tale Felton Williams.

Arrivato ad Ecorse-Michigan, nel 1941 in cerca di un lavoro nell’industria automobilistica e senza un soldo in tasca, la storia di mr. Williams potrebbe essere uguale a quella di altri milioni di proletari americani nelle sue stesse condizioni. Sfruttamento, sogni infranti, condizioni di vita misere, nostalgia del sud e via di questo (pesante) passo… E invece no. Felton Williams non era e non e’ tipo da buttarsi giu’. A lui il lavoro in fabbrica piaceva, si appassionava a tutto quello che poteva imparare di elettricita’ ed elettronica. Leggeva libri, frequentava corsi in fabbrica, avanzava di carriera e si dava da fare come un matto. E quando i suoi colleghi, un miscuglio di classe operaia proveniente da ogni angolo del globo, finito il turno andavano a bere i propri affanni in un bar, lui andava da Dio, che lo aspettava ogni santo giorno alla Church of the Living God. Non aveva e non ha mai messo piede in un night club il signor Williams, in chiesa aveva tutto quello di cui aveva bisogno per essere felice: Dio, i suoi amici, e la musica. Perche’ nel frattempo aveva imparato, e bene, a suonare la pedal steel guitar, e ci provava un gusto pazzesco a farlo in chiesa ogni volta che poteva. Ando‘ avanti cosi per anni, contento e felice, e poi un giorno decise di fare un passo avanti in questa sua piccola missione, che lui non era tipo da stare fermo nelle cose. Mise insieme la passione per la musica con quella per l’elettronica e si costrui’, pezzo per pezzo con le sue mani, uno studio di registrazione casalingo, un piccolo gioiello di tecnica e cuore. L’idea di base era semplicissima: Il suo studio sarebbe stato aperto a chiunque nel vicinato avesse voglia e bisogno di registrare qualcosa. Soul, Blues, Pop, R & B, Rock and Roll, Jazz, e soprattutto Gospel e musica religiosa, la porta dello studio Double U Sound era aperta a tutti. Dal 1967 al 1981 Felton Williams ha registrato ogni anima in pena che veniva a bussare alla sua porta, senza chiedere un dollaro in cambio, ma con un accordo: Se il materiale registrato gli piaceva avrebbe prodotto un disco, e se mai fosse arrivato qualche guadagno si sarebbe equamente diviso fra lui e l’artista.

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Mise in piedi ben quattro etichette, Revival, Compose, Cass e Solid Rock stampando un certo quantitativo di dischi che….non andarono mai da nessuna parte. Ora grazie al lavoro degli appassionati che gestiscono la piccola label Numero Group di Chicago, una selezione di queste registrazioni e’ finalmente di nuovo disponibile, e c’e’ da saltare sulla sedia ad ascoltare alcune di queste cose. Pur essendo tutti pezzi artigianalmente ben fatti, non possiamo certo aspettarci il suono professionale e pulito della Atlantic, della Motown o della Chess Records, questo in fin dei conti e’ materiale che arriva da uno studio casalingo interamente autocostruito. Ma non e’ questo il punto. Quello che esce dalle casse dello stereo e ci fa emozionare sono le voci, i suoni, le emozioni che questi artisti assolutamente sconosciuti avevano riversato nelle registrazioni. Ci credevano con tutto il cuore questi poveri cristi, cantavano di paradiso e fede con il cuore in gola e con l’inferno che gli correva dietro, si sente, eccome se si sente, in queste voci femminili bellissime e incontenibili. In questi Gospel che urlano aiuto, in queste chitarre slide che cantano del Signore che non ci lascera’ mai soli in questa disperazione, in questa vita da spingere al buio. C’e’ disperazione si, ma c’e’ anche speranza e c’e’ tanta umanita’ soprattutto, sono loro ma potremmo essere noi, tutti noi insieme che cerchiamo una luce, una mano che ci sostenga, una ragione superiore per andare avanti.

La raccolta “Local Custom: Downriver Revival”, ci propone 24 brani principali, piu’ una serie di altre cose nel secondo cd/dvd. Impossibile e forse anche inutile elencare tutti i brani e gli artisti, e logicamente non ogni cosa e’ dello stesso livello. Ma una menzione particolare la meritano almeno Shirley Ann Lee e Calvin Cooke. Il secondo e’ un piccolo mago della Pedal Steel, e dopo un lungo periodo passato a suonare nella chiesa della sua congregazione si e’ finalmente deciso ad intraprendere il mestiere di musicista a tempo pieno. Non e’ diventato una star, ma e’ l’unico degli artisti passati nello studio Double U Sound ad aver avuto una carriera solida e riconosciuta. Sentirlo suonare e vederlo all’opera nel dvd e’ un occasione da non perdere.

Shirley Ann Lee invece e’ un discorso a parte. Ha passato tutta la vita a cantare Gospel, in maniera del tutto originale, lontanissima dal sound classico del genere. Una voce unica, che ti vibra dentro. Ha girato chiese e congregazioni in lungo e in largo per anni, per poi fermarsi in Ohio, anziana e contenta, dove ancora canta e suona alla Curch of the Living God. Le uniche sue registrazioni disponibili sono quelle fatte anni fa con Felton Williams, e quando i tipi della Numero Group sono andati a trovarla per incontrarla e parlarle del loro progetto, hanno dovuto farle ascoltare le sue stesse canzoni nel lettore cd della macchina. Lei a casa non ha nulla per riprodurre musica, ma in compenso ha ancora una piccolo organo nel patio con il quale spesso si accompagna.

Tutto questo, cosi come lo studio casalingo di Williams, e’ visibile nel dvd che accompagna questa confezione. Un prezioso piccolo documentario amatoriale, che completa il lavoro fatto con il cd musicale.

Non sono vite facili quelle che questa storia ci racconta, sicuramente non agiate e spesso attraversate da pesanti sconfitte e disillusioni. Eppure a vederli oggi i protagonisti di questa storia, nelle loro piccole case dignitose, con i loro sorrisi e gli occhi sereni, sentiamo che in loro non c’e’ dolore. Forse qualche rimpianto, ma nemmeno troppi. E’ una sensazione di vitalita’ serena quella che ci trasmettono. La difficolta’ di vivere, i dubbi, i tormenti dei peccatori, se li e’ portati via la musica strada facendo.

Paolo Barone ©2014

METAL SHOCK n.37 gennaio 1989 (Ritchie Sambora)

17 Dic

MS 37 gennaio 1989: viene pubblicato il mio articolo su SAMBORA; rileggendolo storco il naso,  fu infatti eccessivo descriverlo come ” schivo a vestire i panni del guitar-hero” e “chitarrista gentleman”, visto che anch’egli andò spesso e volentieri sopra le righe seguendo il mood del gruppo e un po’ di tutto il movimento americano (e non) di quegli anni; ad ogni modo ecco cosa pensavo di RS 25 anni fa.

FILE PDF:

METAL SHOCK N 37

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Metal Shock N 37

Back on the borderline one more time …

11 Dic

Non avevo mai partecipato ad un birthday party at the home for the aged e dopo averlo fatto devo dire che non è niente male. Raggruppano tutti i compleanni degli ospiti nati in un tal mese in una unica data e quindi si dà il via alle danze. C’è anche il vecchio Brian in mezzo ai festeggiati, ne fa 85. Ci si ritrova tutti nel salone principale, con i cinque o sei protagonisti – accompagnati dai famigliari – in prima fila; c’è un tal Giorgio con la fisarmonica che propone canti popolari, qualche valzer, un paio di arie e così via. A turno tutti cantano e alcuni ballano spronati dal direttore, dalla animatrice e dalle operatrici. Anche Brian viene messo in mezzo, e mentre lo guardo tutto sorridente intento ad accennare a qualche semplice passo di danza, mi commuovo. Mia sorella è più attiva, io me ne sto in un angolo e osservo. Brian ogni tanto guarda verso di me e mi strizza l’occhio. Non è poi così difficile adeguarsi, credevo fosse più difficile, e alla fine mi dico che forse potrei  fare anche io il lavoro che stanno facendo le operatrici. Arriva il momento del rinfresco: torte, dolcetti, bibite a cui segue la consegna dei regali. Niente da dire, alla House Of The Rising Sun(down) fanno le cose per bene.

Penso spesso a Brian, là nell’albergo per anziani in cui vive ora, spero sia, non dico felice, ma tutto sommato non troppo spaesato. Il tempo atmosferico non aiuta ad elaborare questo passo che abbiamo dovuto affrontare, il grigiore del novembre inoltrato schiaccia un po’ verso il basso, col whiter shade of pale di dicembre andrà un po’ meglio, ma il solstizio d’inverno si avvicina e le turbolenze dell’animo sono assicurate.

Mentre cerco di attraversare questo periodo, faccio pranzi di lavoro con Mixi a Pavullo, là lontano oltre le colline, e vado a vedere gli STICKY FINGERS LIMITED di Lorenz e Jaypee allo Stones Cafè in occasione della presentazione del loro album, sono in (cattiva) compagnia della groupie, di Lele e di Pol. Siamo in prima fila e col sorriso sulle labbra osservo l’amico Jaypee al basso e il mio fratellino hard-rock-blues alla solista e alla voce. Non che avessi dubbi, ma quello a cui sto assistendo è uno spettacolo di high voltage rock and roll.

Sticky Fingers Limited -Stones Cafè nov 2014 (foto TT)

Sticky Fingers Limited -Stones Cafè nov 2014 (foto TT)

Ci sono poi dei venerdì sera passati con Picca, facciamo finta di parlare di musica per misurare noi stessi in queste vaste profondità siderali. Un cinegiappo e poi una delle cose che ci diverte di più: guardare improbabili video bootleg. Questa sera è la volta della original BAD COMPANY live nel 1999 in occasione della prima reunion. Apre una house band (col grande Liberty DeVittoalla batteria) che accompagna RICK DERRINGER ed EDGAR WINTER. Per ROCK AND ROLL FANTASY si unisce al gruppo di MICK RALPHS anche GARY ROSSINGTON. Segue il “the making of” del video di LIVE IN PEACE dei FIRM. Mezzore intere passate a guardare PAGE e RODGERS fermi ad un tavolino mentre mangiucchiano qualcosa tra una ripresa e l’altra. Roba per depravati insomma, roba che posso fare solo con Picca (e forse con qualche altro fratello di blog)

 La groupie è chiamata a gareggiare con i professionisti dei kartodromi (va a finire che si darà al professionismo) così io passo le domeniche mattina in compagnia delle mie Gibson cercando inutilmente di fare il verso a Jimmy Poige. Ogni volta che ti metti lì a “tirare giù un assolo” capisci la sua grandezza, oltre all’ottima tecnica (parlo del periodo 1969-73) il livello di emotività è quasi sempre altissimo, la scelta delle note poi, che deve essere inconscia, è il motivo per cui ci tiene tutti lì incollati alla sua musica. Mamma mia, che chitarrista straordinario (che era).

Arriva dicembre, il mese del blues dolce e malinconico. Scruto il cielo per vedere se arriva la neve, la domenica mattina ascolto il rintocco delle campane che va di campagna in campagna, penso a mia madre, a tutti i bei dicembre che abbiamo passato insieme, agli alberi di natale e ai presepi fatti insieme, alle camminate mano nella mano fatte da bambino per andare alla messa della mezzanotte in abbazia sotto le luci fioche dei lampioni e con la neve che scendeva lieve. Ripenso alla mattina del 25, tutti sul letto suo e di Brian ad aprire i regali, penso ai tortelli dolci che preparava.

Penso anche che mi sento di nuovo sul confine, bloccato, fermo, senza l’energia necessaria per scegliere un sentiero … che sia questo il fine ultimo della mia anima, il restare adagiato sul confine a contemplare le stelle?

Back in my home town
The old place is still the same
But time can cast a spell over something
You can’t go back again

Back on the borderline one more time

 Per cercare di fuggire dall’impasse esco con delle fighe e vado allo STONES’ WALL di Florianus Mutinensis…

Stones' Wall- Florianus Mutinensis  (foto TT)

Stones’ Wall- Florianus Mutinensis (foto TT)

… guardo la quarta stagione di HOMELAND (che è strabiliante) …

Homeland Season 4

Homeland Season 4

… ipotizzo un viaggio ai Caraibi.

Una sera faccio un salto al GrandEmilia, la coop più grande della regione, osservo il ceiling (il soffitto insomma) del centro commerciale iper adobbato per le feste ormai prossime, non riesco a non farmi irretire…

Grandemilia ceiling  dicembre 2014 (foto di TT)

Grandemilia ceiling dicembre 2014 (foto di TT)

Al sabato dopo essere stato a trovare Brian torno alla domus saurea. Già dal cortile sento che la groupie sta suonando il basso, cerca di  seguire un pezzo degli YES che esce dallo stereo. Entro e la spio, è tutta intenta a tirar giù una delle solite parti di basso impossibili di CHRIS SQUIRE … mah, povero me, una donna un po’ più normale no, eh?

Errore
Questo video non esiste

Dicembre mese di bilanci, mi viene in mente la frase di March che appare in una delle nostre canzoni “e se guardo al passato non lo vedo migliorato” .. come sempre sono incline al rimpianto, alla malinconia, alla nostalgia; mi basta un nonnulla per sospirare, seppur adulto mi sento ancora così bambino. Cerco di evitare le mie compilation natalizie, i canti di natale, e tutto quello che mi porta alla deriva. Sto resistendo anche al forte impulso di mettere su WORKS VOLUME 1 degli ELP … in macchina mi sparo BLOW UP YOUR VIDEO e THE RAZOR’S EDGE degli AC/DC, addirittura DR FEELGOOD dei MOTLEY CRÜE, ma sebbene faccia l’headbanging e di pancia ci dia di hard rock, l’animo si chiude a riccio e risuona di PROKOFIEV (la Troika) e BEETHOVEN (Romanza in Fa maggiore) … d’altra parte sono un uomo di blues…

GQ Jimmy Page interview

10 Dic

Picca mi segnala questa bella intervista fatta dalla rivista GQ al DARK LORD. Chuck Klosterman pone domande interessanti, mai stupide, coraggiose. Il DARK LORD risponde da par suo: deciso, conciso, cazzuto. Alcuni argomenti non li vuole nemmeno stare a discutere, un po’ per privacy un po’ per la demagogia che circonda certe storielle su di lui e i LZ. Lettura molto piacevole.

My friend Picca informs me of this nice GQ magazine interview with the THEDARK LORD. Chuck Klosterman poses interesting and courageous questions.The DARK LORD answers for his part: strong, concise, badass. He does not even want to argue some topics, I guess that’s because of privacy and for the demagogy surrounding certain stories about him and LZ. Very pleasant reading.

http://www.gq.com/moty/2014/jimmy-page-men-of-the-year

JIMMY PAGE GC magazine, decembre 2014 - PHOTO MARCO GOB

JIMMY PAGE GC magazine, decembre 2014 – PHOTO MARCO GOB

METAL SHOCK n.35 dicembre 1988 (Edward Van Valen)

8 Dic

Dicembre 1988, esce METAL SHOCK n.35, su di esso il mio primo articolo apparso su di una testata nazionale; grande soddisfazione se non altro perché la rivista era guidata da TROMBETTI e RIVA, che come ho scritto più volte, erano i miei riferimenti, come d’altra parte lo era anche il soggetto dell’articolo, il grandissimo EDWARD VAN HALEN.

FILE PDF:

METAL SHOCK N. 35

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METAL SHOCK N 35

 

CATTIVA COMPAGNIA WEB SITE

7 Dic

Il mio gruppo, la CATTIVA COMPAGNIA, ha finalmente uno spazio web tutto suo. Niente di speciale, tutto molto basic, ma se non altro ora abbiamo un porticciolo dove chi è interessato può venire ad ormeggiare.

http://www.cattivacompagnia.org/

Cattiva Compagnia live 2014

Cattiva Compagnia live 2014

 

AC/DC “Rock Or Bust” (Columbia 2014) – TTT½

5 Dic

Gli AC/DC sono uno di quei gruppi che godono di una sorta di immunità, non puoi toccarli più di tanto, sono diventati un fenomeno globale, riempiono stadi, travalicano gli impervi passi dell’hard rock. Chiunque oggi può andare ad un concerto degli asidisi, non solo chi è attratto dal rock duro e al gruppo ormai gli si perdona tutto, l’aver fatto dischi davvero brutti, il non aver mai tentato di spostare una virgola dal loro lessico, dal loro incedere, dal loro scrivere.

Come tutti quella della mia età sono stato investito dal ciclone AC/DC ai tempi di BACK IN BLACK. Certo, erano già arrivati gli echi di POWERAGE e HIGHWAY TO HELL, ma fu con BIB che la band ci ipnotizzò e d’altra parte come poteva essere altrimenti? L’album è di una bellezza disarmate: non c’è un pezzo lofi, il gruppo gira che è una meraviglia, il lavoro delle chitarre è terrificante (nella accezione positiva del temine), il 4/4 nudo e crudo ti prende allo stomaco e non ti molla più. Erano anni oscuri quelli, si andava di punk e new wave, ma nelle discoteche rock (qualcuno ricorda il Punto Club di Vignola?) oltre ai SEX PISTOLS, DAMNED, CLASH, JOY DIVISION, DEAD KENNEDYS si mettevano su anche gli AC/DC. Se eri un adolescente o poco più in quegli anni e ti mettevi ad ascoltare BIB non potevi letteralmente rimanere fermo. Poi arrivò FOR THOSE ABOUT TO ROCK (anticipato dalla ristampa di DIRTY DEEDS DONE DIRT CHEAP mossa discografica azzardata per non dire folle), aveva un gran singolo ma ad essere onesti poco altro, e l’anno successivo FLICK OF THE SWITCH. Quest’ultimo lo comprai nel giorno d’uscita e forse fu la delusione più cocente di tutta la mia storia di appassionato di musica Rock. Non riuscivo a capacitarmi di come avessero potuto fare un disco così brutto. Continuai comunque a seguire la band che, per quanto mi riguarda, riuscì a risollevarsi solo con BLOW UP YOUR VIDEO e THE RAZOR EDGE. Nel 1989 entrò nella band il batterista CHRIS SLADE, figura a me cara per via della sua liason con i FIRM, e il live del 1992 AC/DC LIVE è una ottima testimonianza di quel bel periodo.

Intanto il fenomeno AC/DC montava e dal vivo, come accennato all’inizio, iniziarono a richiamare un mare di gente, cosa che in fondo avevano sempre fatto, ma cominciarono a diventare un fenomeno di costume e non solo musicale.

Gli AC/DC parlano alla pancia della gente, nessuna frivolezza intellettuale nella loro musica, ma lo fanno con un candore ed una onestà così sinceri da incantarti. Sicuro, a volte hanno giocato a fare gli AC/DC, ma il più delle volte lo senti che non ti stanno mentendo, che sono esattamente chi mettono in scena. I testi poi sono così diretti, sciocchi, bislacchi da irretirti. Sono così comprensibili da essere incomprensibili, le loro metafore così ineleganti da diventare leganti. Potenza del rock schietto e sincero.

L’atra sera alle prove col gruppo parlavo con LORENZ di ROCK OR BUST, il Rick Derringer di Vignola (grandissimo fan della band) era al primo ascolto e storceva un po’ il naso. Gli dico “Ma Lor, cosa ti aspettavi? Sono 40 anni che fanno dischi, con carriere così lunghe non puoi pretendere di avere ancora cose da dire, però sotto sotto ci sono delle cose carine, soprattutto a livello di riff”.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

Passata la prima impressione, scremato il già sentito, il disco si rivela piuttosto vitale, soprattutto a livello di chitarre.

(In Rock we trust it’s) ROCK OR BUST e PLAY BALL aprono il disco in maniera canonica, ROCK THE BLUES AWAY oltre ad avere un titolo che ben si adatta a questo blog, è un bell’esempio di Rock alla AC/DC unito alla melodia. Ci sento dentro lo SPRINGSTEEN di BORN IN THE USA e forse anche un po’ di BRYAN ADAMS e JOHN MELLECAMP.

MISS ADVENTURE riporta il livello verso il basso, soliti luoghi comuni a corrente alternata e continua. DOGS OF WAR inizia con la solista di WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS (versione Joe Cocker col Dark Lord alla chitarra), prosegue con giochetti della sei corde già sentiti mille volte nei dischi della band dei fratelli YOUNG, ma il riff che esplode al minuto 00:37 ti fa alzar la testa. In esso ci sento gli AEROSMITH.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

Ancora AEROSMITH (quelli di DONE WITH MIRROR) in GOT SOME ROCK & ROLL THUNDER, mi chiedo se sia io a sentire questi collegamenti o cosa. Ad ogni modo bello stomp.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

HARD TIMES è insignificante. BAPTISM BY FIRE ha di nuovo un riff per nulla scontato. La canzone si sviluppa su binari famigliari. In alcune parti parti ci sento HURTIN’ KIND di ROBERT PLANT. Forse sto impazzendo.

ROCK THE HOUSE ti fa sobbalzare, qui sono i LED ZEPPELIN in persona a fare capolino. Un po’ BLACK DOG un po’ WHOLE LOTTA LOVE. Mi chiedo come farà BRIAN JOHNSON a cantarla dal vivo.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

SWEET CANDY è un altro brano scialbo. EMISSION CONTROL chiude il lavoro e  risalta per il suo riff, anche in questo caso piuttosto interessante.

Un album dunque che non è esattamente pieno di grandi canzoni, ma il lavoro di chitarre, la scrittura dei riff, l’approccio del gruppo lo rendono credibile e lo portano oltre la sufficienza. Magari bisognerebbe riuscire andare oltre lo schema del ritornello cantato con lo stile dei balenieri dell’ottocento, prevedere perlomeno un momento più pacato, lasciare respirare JOHNSON e regalargli qualcosa da cantare in modo normale, ma temo che non ci siano in previsione cambiamenti di rotta del genere. Bello comunque il fatto che alla loro età facciano del Rock che sa ancora graffiare.

La registrazione è molto pompata, segue la regola imperante dettata dai lettori mp3, il livello di distorsione è a un passo.

Artwork di dubbio gusto e mediocre, mai una idea che si discosti dal logo e dagli aspetti kitsch del Rock. Sarà anche questa una operazione marketing voluta e mirata, ma il risultato – per chi ha un minimo di gusto – è assai scadente.