Giornata inconcludente e svogliata, nonostante la tua autodisciplina – di solito ferrea – ti arrendi all’umore neutro, all’accidia, alla misantropia … già, quel sentimento di avversione nei confronti dei propri simili, per lo più provocato da incapacità di prender parte alla vita attiva e accompagnato da uno scontroso desiderio di solitudine.
Cerchi di trovare un passaggio trai i rovi che hanno invaso la tua mente, un modo per evitarli ma fallisci ad ogni tentativo.
La tua squadra del cuore pareggia dopo una partita dominata dall’inizio alla fine così ti alzi dal divano che sei messo peggio di prima. Ti ci ributti e passi un’ ora a scorrere i film e le serie TV di Netflix, Prime Video e de Il Castamasso Della Cesira Channel senza trovare qualcosa che ti interessi davvero.
Scendi in cortile, ritorni in casa. Riscendi. Ti metti a far le scale più volte nella speranza che lo sforzo fisico dia un po’ di pace alle tue gambe in preda alla smania tipica di questi momenti. Strichetto, una delle gatte che vive con te, ti segue su e giù alcune volte poi – una volta capito che non hai intenzione di entrare in casa e che hai un comportamento strano – desiste e torna a seguire percorsi tutti suoi.
Rientra un vicino in moto e ti indispone. Rientrano le figlie di un altro vicino (abusivo) suonando il clacson per farsi aprire il cancello e la rottura di palle diventa massima. Passa uno dei trattori giganteschi del fattore che abita in zona e molli tutto.
In casa provi a leggere ma passi mezz’ora sulle stesse tre righe, vecchi rancori irrisolti tornano a galla, la mente e i suoi tarli non ti lasciano concentrare. Ogni sciocchezza viene amplificata all’infinito, il tuo animo parte per uno dei suoi blues cosmici.
Prendi in mano la chitarra ma ogni riff, ogni accordo, ogni costruzione musicale ti riesce male così decidi finalmente che non suonerai mai più.
Guardi lo scaffale dei cd e decidi di metterci mano; riposizioni intere sezioni spostando da un piano all’altro decine e decine di titoli. Ti accorgi che la nuova disposizione esteticamente non funziona e la riadatti alle rigide regole del bon ton esteriore che abitano il tuo cervello. Raggiungi un compromesso con te stesso ma per completare l’opera devi aggiustare l’allineamento delle custodie dei cd, tutto deve seguire una riga perfetta.
Ti metti a scrivere, l’unica faccenda umana che (forse) ti riesce, ma quello che esce dalla tua tastiera è una miscela di prosa gotica, tenebrosa e inutile.
La personalità che oggi ha preso possesso di te è quella di Ittod versione easiness & indolence. Sai che – fino a che non passerà – non avrai scampo.
Non sai cosa diavolo fare di te stesso, così entri nei panni di uno dei personaggi di Italo Svevo, uno dei mentori della tua giovinezza, e decidi di prepararti un caffellatte.
Il latte si scalda nel pentolino, prepari la tazza e il colino, odi la “pelle” che si forma sulla superfice calda del liquido bianco opaco prodotto per secrezione dalle ghiandole mammarie delle femmine dei mammiferi, in questo caso delle mucche.
Una volta pronto il latte, inspiri e poni attenzione, sei un uomo e troppe volte hai rovesciato parte del latte fuori dalla tazza …
con cura quindi lo versi nella tazza tramite il colino certo che otterrai il risultato voluto, ma non è serata: non puoi fare a meno di notare la pelle del latte che misteriosamente galleggia nella tazza nonostante il colino. Niente da fare, è una domenica da buttare.
Un giovedì sera qualunque, sotto una pioggia insistente che cade da tutto il giorno arrivo a Mutina. Percorro un paio delle arterie più importanti della città e senza troppa fatica arrivo all’appuntamento stabilito. Soliti convenevoli, abbracci virtuali, cena, chiacchiere che vertono sul passato dei presenti. Verso mezzanotte la compagnia si scioglie, ognuno torna nella propria dimora.
In giro ormai non c’è più nessuno, la città respira calma tra la bruma lasciata dalla pioggia, i semafori come luci dei treni persi, quelli che ahimè non tornano più. Rollando sulla blues mobile mi allontano dal centro, sullo stereo il “Gold” di Joe Jackson.
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D’un tratto mi sento cosi grato al padre dei quattro venti di essere un amante di certa musica perché è con essa che vado avanti, che cerco di dare un senso al nonsenso della vita. Se non fossi così appassionato, se fossi uno di quelli che ascoltano solo le radio (ormai fagocitate da speaker sempre più insopportabili) o chiavette piene di insulsa musica commerciale non riuscirei a percepire l’immensità della notte, a seguire la stella polare che guida la barchetta su cui navigo in questo vasto oceano tenebroso, a sentire il battito del pianeta su cui vivo.
E invece è sufficiente Joe Jackson poco dopo mezzanotte a far sì che la blues mobile su cui sono segua diligentemente la Emily Road che mi riporta nella derelitta casetta in cui ho trovato riparo.
ATTRAVERSARE LA VIA EMILIA DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT
La sua musica sembra fatta apposta per notti come questa …
ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT
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Con la sua faccia da papero, quella sua voce in cui l’inglese d’Inghilterra scivola così bene, quella sua sensibilità che apre la sua musica a sfumature impreviste, quel modo di scrivere così originale. Il rock stimolato dal punk dei primi due album del 1979, quindi la new wave del terzo del 1980, lo swing jazz del quarto nel 1981 e il grande successo di Night And Day nel 1982.
Sono sempre stato un fan, e sono ancora fiero di esserlo.
Troppo semplice in nottate come queste appoggiarsi solo ai motivetti del 1981 e 1982, meno banale scegliere brani dai primi due anni, anch’essi adatti a momenti come questo seppure forse meno immediati e noti.
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La macchina si infila in una breve galleria, per un momento spero che non ne esca mai …
ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT
ma poi riemergo, i neon delle insegne dei bar sono contrappunti sul pentagramma d’asfalto, i fanali delle poche automobili che incontro lasciano lunghe sbavature di colori che vanno a perdersi in tanti rivoli a ridosso dell’universo.
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Nella stazione di servizio in cui mi fermo a mettere un po’ di diesel in pancia alla blues mobile c’è un Tir parcheggiato ordinatamente, di sicuro l’autista si starà godendo il meritato riposo prima di riprendere il lungo viaggio. Un altro disperato come me è intento a fare benzina, si guarda intorno, di giorno è un distributore trafficatissimo, ma di notte dà l’idea di essere un posto non del tutto sicuro. Sembra comunque un’isola in mezzo al mare in cui attraccare al bisogno, un stazione dei tempi andati dove cambiare i cavalli.
ATTRAVERSARE LA CITTA’ DI NOTTE ASCOLTANDO JOE JACKSON – ottobre 2020 – foto TT
Lascio la Via Emilia, ora un breve tratto in tangenziale, è ormai l’una, tempo per lo swing …
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Giusto il tempo di terminare la canzone e mi ritrovo nelle strade basse che mi riportano alla Domus e mi sembra d’ essere già in un altro mondo. Mentre percorro l’ultimo centinaio di metri della stradina lunga e tortuosa scorgo la Ragni – una dei felini che vivono con me – in riva ad un fosso. So che riconoscerà la macchina e correrà ad aspettarmi davanti alla porta.
Prima di mettere la macchina in garage apro la portiera e, nella notte nera accenno ad un balletto solitario sul marciapiede bagnato …
I stepped into I stepped into Into another Into another I stepped into I stepped into Into another Into another world
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La Ragni che mi aspetta sulla porta di casa – ottobre 2020 – foto TT
Un mercoledì sera qualunque di metà ottobre, a cena nella mia pizzeria preferita di Regium Lepidi con Miss Sughi D’Uva, mia cugina Carrie e suo marito. Carrie è l’unica tra tutti i miei cugini dalla parte di Mother Mary che frequento, un po’ perché abita in una frazione vicina a quella dove vivo io, un po’ per un evidente legame affettivo speciale.
Due pizze Regina alte e due medie bianche a nove luppoli per me e Mr Bell, due pizze Bufala, coca e acqua per le ragazze. Luci soffuse, atmosfera e compagnia piacevoli, la giovane cameriera che scherza con Miss Sughi D’Uva circa il dolce che sceglierà … siamo clienti abituali, ormai ci conoscono bene. Dopo la pizza ci trasferiamo alla Domus Saurea, tra una caffè e un rum Matusalem 15 anni parliamo di Fire Stick di Amazon, di Netflix, di Greg Iles e Rocco Schiavone, di Delitto E Castigo di Dostoevskij, del mio canale Youtube, della mia doppiomanico e altre canzoni d’amore assortite. Le ore volano, verso mezzanotte Carrie e Mr Bell se ne vanno.
Io e Miss Sughi D’uva ci prepariamo per la notte, prima di addormentarci cantiamo l’Hare-Hare, balliamo l’Hoochie-Koo, con le luci della città che brillano forte mentre noi le attraversiamo scivolando.
Poco dopo mi alzo, c’è qualcosa che non va. Esco dalla porta che dà sul terrazzino a cui è collegata la scala che porta in cortile
Stairway To The Stars- Domus Saurea – ottobre 2020 – photo TT
Do un’occhiata in giro, la notte è buia e fa spavento
Notte buia alla Domus – ottobre 2020 – foto TT
ad un tratto scorgo un’ombra, una figura umana che si nasconde tra l’orto e le tirelle dell’unica vite che abbiamo, sono quasi bloccato dal terrore, a fatica riesco a gridare “Ehi, chi è là?” e subito l’ombra esce correndo dall’orto, percorre un pezzo di cortile e si inabissa nella notte. Noto che porta stivali di gomma gialli. Mi vesto, corro in garage, calzo gli stivali di gomma anch’ io e vado a vedere che succede. Mi infilo nella notte correndo, compare anche un mio vicino, un breve cenno d’intesa, prendiamo due direzioni diverse. Veloce attraverso vigne e circumnavigo campi immersi nella notte, non sento la fatica; lontano dalla Domus, arrivo ad un vecchio casolare abbandonato, circospetto ne attraverso il portico pericolante, per terra vi sono mucchi di mattoni spezzati, calce e vecchie porte rotte. Poco più in là scopro bidoni abbandonati nella campagna incolta, qualche centinaio di metri a nord vedo un furgone con tre persone intente a scaricarne altri; d’improvviso fari irrompono nell’oscurità, sono macchine della polizia municipale, i tre si arrendono, alzo le braccia in segno di vittoria, mi pervade una gran gioia dovuta allo scampato pericolo, mi dico addirittura “ne parlerò sul blog e metterò un titolo tipo “all’improvviso, un’ombra nella notte”, ma abbasso quasi subito le braccia, qualcuno o qualcosa mi sta osservando.
Scappo, corro verso casa. Sento passi di uomini dietro di me, sono sicuro ci sia anche una cane, arrivo al casolare, riesco a districarmi tra i rovi e i muri di quelle che un tempo furono stanze che – mi accorgo all’istante – mi paiono famigliari, quegli spazi assomigliano incredibilmente alla vecchia casa di mio nonno; sono in affanno e in preda al terrore ma mi trovo ormai vicino al portico oltre il quale mi pare di scorgere gente, i miei vicini? Devo solo oltrepassarlo e poi sarò in salvo mi dico ma ho ancora i cani dell’inferno alle calcagna e sono quasi sopraffatto dal panico.
Nel momento esatto in cui salvezza e sconfitta paiono in perfetto equilibrio mi sveglio di botto, mi tiro su ancora impaurito e mi guardo intorno, il gatto Palmiro e Miss Sughi D’Uva dormono al mio fianco, Minnie mi osserva dal comò. Guardo la sveglia, sono le 4,56.
Dopo un sogno del genere inutile rimettersi a dormire. Mi alzo che ho ancora il corpo indolenzito dalla paura, nell’oscurità del corridoio osservo il portoncino blindato che da sull’esterno …
Corridoio – Interno notte – Domus Saura – Ottobre 2020 – foto TT
Dalla finestra del bagno do un’occhiata fuori, piove a dirotto
Dalla finestra del bagno: Era una notte buia e tempestosa – Domus Saurea
Mi metto nello studiolo, Minnie è irrequieta
Minnie sul castello dei gatti – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TTMinnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Alle 5,45 si alza anche Miss Sughi D’Uva, è subissata dal lavoro, accende il pc e inizia – suo malgrado; finirà stasera dopo le 20. Va avanti così da settimane, io maledico lo smart working e il capitalismo odierno. Mi preparo un thé caldo, qualche biscotto, rifletto sulle guerre psichiche che vanno in scena nei miei sogni, apro un a nuova pagina del blog e inizio …
Autunno, stagione ben presente su questo blog, quando i colori delle viti e delle foglie s’infiammano, quando la luce del sole arriva in quelle basse e cariche cromie che sembrano falsate dai filtri di certe applicazioni, quando lo stato d’animo inizia a predisporsi per la stagione fredda che verrà. Lo viviamo come il mese della melancolia a dispetto del nome, che infatti deriva dal latino autumnus (o anche auctumnus), ed è formato da auctus (participio di augere: ‘aumentare, arricchire’) e dalla desinenza mnos (dal greco μένος: desinenza propria dei participi medi e passivi), a significare la stagione ricca di frutta che segue l’estate e aumenta la ricchezza dei contadini, proprio come ci spiega il grande Stefano Massini:
L’autunno alla Domus Saurea passa più o meno sempre uguale, con i gatti che si godono le ultime sgambate nelle belle giornate d’ottobre, le vigne che succhiano gli ultimi raggi di sole prima del letargo invernale e gli uomini di blues che sospirano cercando di lenire la consapevolezza della casualità della vita.
Stricchetto (alias Stricchi / Streaky) la reginetta. Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Palmiro – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Già le viti, questo rapporto carnale che ho con esse, non le posseggo eppure avendole tutt’intorno le se sento mie, le circumnavigo, le tocco, ne osservo le tirelle (e anche qui, naturalmente, visto il mio cognome, qualche spiegazione ancestrale dovrà pur esserci esserci), le foglie rossastre e gialle …
Vigne dietro alla Domus Saurea – ottobre 2020 – foto TT
purtroppo ormai sono quasi tutte coltivate a favore delle macchine vendemmiatrici (che lasciano le piante sfinite, ferite, imbruttite), ma ancora qui intorno, lungo la stradina stretta e tortuosa, vi sono vigne tradizionali che resistono, vigne dalle grandi arcate, maestose e magnifiche, vigne che sanno d’Emilia, vigne simili a quelle che aveva mio nonno Ettore Tirelli.
Vigne a Borgo Massenzio – ottobre 2020 – foto TT
Vigne nei dintorni della Domus Saurea – photo TT
E’ così che arriva una altro avtunno, con la v al posto della prima u, come si pronunciava qui in Emilia tra i contadini di una volta, come d’altra parte faceva anche il vecchio Brian.
E oggi è davvero autunno: vento, calo delle temperature, freddo, voglia di rimanere in casa a sorseggiare thè verde e guardare dalla finestra la melancolia autunnale che avvolge il mondo.
SUGHI D’UVA
Per diversi anni ho chiesto a Saura “Ma quando impari a fare i sughi d’uva? Sei una brava cuoca, sei figlia della Lucia, ti verrebbero buonissimi!”, oggi ha finalmente esaudito il mio desiderio. Per un uomo di blues legato al passato come sono, i sughi d’uva sono un’ode alla mia fanciullezza, dopo il periodo della vendemmia mia nonna li preparava e per me erano una leccornìa.
Nuntio vobis gaudium magnum quindi, la pollastrella si è decisa e ora mi prepara dei sughi d’va da leccarsi i baffi. Io vado alla cantina a comprare soquanti (dialettale per alcuni) litri di mosto di uva ancellotta, l’uva tipica di questi esatti territori
⌈L’Ancellota è un vitigno che produce uva rossa, prevalentemente diffuso in Emilia-Romagna ma anche nel basso Trentino, in Val d’Adige, Toscana e nell’Oltrepò Pavese. La zona dove è maggiormente presente è sicuramente la provincia di Reggio-Emilia. Le uve prodotte dal vitigno Ancellotta sono utilizzate per miscelare diverse qualità vini regionali e anche alcuni vini in purezza. Il nome Ancellotta viene attribuito alla famiglia modenese dei Lancellotti infatti il vitigno è anche detto Lancellotta, o Ancellotta di Massenzatico originario della località di provenienza https://www.winepoint.it/blog/vitigno-ancellotta ⌋
e lei con buona lena e pazienza mi prepara uno dei miei cibi preferiti.
sughi d’uva
⌈L’autunno, un po’ in tutta Italia è la stagione – tra le altre bontà – del vino. Una delle prelibatezze autunnali da assaggiare in quel dell’Emilia è sicuramente il sugo d’uva. Si tratta di una specie di budino ottenuto dal mosto dell’uva appena pigiata. Si prepara proprio in questi giorni, quando l’uva che darà vita al Lambrusco viene portata nelle cantine sociali. C’è chi prepara i sughi anche con il mosto del vino bianco ma la bontà e la bellezza del colore di quello fatto con l’uva per il vino rosso è insuperabile. https://www.viedelgusto.it/ricetta-sugo-uva-emilia-romagna/⌋
Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT
Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT
Saura prepara i sughi d’uva – ottobre 2020 – foto TT
Che donna, ragazzi, che donna.
FILM
Pinocchio (2019 I-F-GB) di Matteo Garrone TTTTT
L’inizio è letteralmente un incanto, Benigni magnifico, come del resto tutti gli altri attori. Film splendido.
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Le Cose Che Verranno (L’avenir) (2016 F-D) di Mia Hansen-Løve – TTTT
Ho una passione per Isabelle Huppert così di solito non mi faccio scappare i film dove lei è protagonista. Storia di vita comune, delicata e onesta.
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La Grande Scommessa(The Big Short) (2015 USA)di Adam McKay – TTT½
Dal libro di Michael Lewis Il grande scoperto (The Big Short: Inside the Doomsday Machine) un film incentrato sulla grande crisi finanziaria del 2008, uno dei grandi crimini americani. Il finale usa When The Levee Breaks dei Led Zeppelin.
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Le Strade Del Male (The Devil All The Time) – (2020 USA) di Antonio Campos – TTTT
Pellicola tratta dal romanzo omonimo del 2011 di Donald Ray Pollock. Bel thriller psicologico che cavalca i temi del maligno, della religione e del potere che questi temi possono avere sulla mente umana, in questo caso nelle piccole cittadine rurali americane. Le sciocche superstizioni contenute nella bibbia generano i fanatismi descritti bene in questo film.
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Banat – Il viaggio (2015 Italia, Romania, Bulgaria, Macedonia) di Adriano Valerio – TTTT
Trama apparentemente semplice, storia è obliqua, di quelle che piacciono a noi. Il film è denso di blues, in senso lato naturalmente.
⌈Ivo, agronomo di Brindisi e con nessuna opportunità lavorativa, accetta di trasferirsi nel Banat, regione della Romania, dove è stato appena assunto dagli agricoltori del luogo. Qui verrà raggiunto da Clara, restauratrice di barche, conosciuta appena prima di lasciare l’Italia. I due intraprenderanno un viaggio alla riscoperta di se stessi che li porterà a scoprire nuovi orizzonti.⌋
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Iris (2016 Francia) di Jalil Lespert – TTTT
Tratto dal thriller giapponese Chaos (2000 – Hideo Nakata)
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SERIE TV
Away (2020 USA-CND – Netflix) – TTT
Fantascienza, viaggi sulla Luna e quindi su Marte, tutto coincide con i miei gusti, eppure nulla più della sufficienza per quanto mi riguarda, serie troppo lenta che indugia su noiose beghe familiari dei protagonisti e piena di quella retorica americana che davvero non si riesce più a reggere. Vi risparmio il modo in cui sono tratteggiati gli astronauti cinesi, russi e inglesi che fanno parte della squadra comandata da Hilary Swank: Emma Green.
Nella colonna sonora: Elvis (Blue Xmas), Joni Mitchell (River), Grateful Dead (Ship Of Fools).
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Ratched (2020 USA – Netflix) – TTTT
Serie basata sul romanzo Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo di Ken Kesey. Tra drama e horror.
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Oktoberfest – Birra e Sangue (2020 Germania – Netflix) – TTTTT
Nella parte introduttiva compare la dicitura “basata su fatti reali”, ma non è dato sapere se sia vero o no. Quel che si sa è che gli organizzatori dell’ Oktoberfest si sono molto infuriati per la rappresentazione data, dunque magari un po’ di verità sotto c’è. Ad ogni modo è una serie molto cruda che svela il cinismo e la violenza di personaggi disposti a tutti pur di controllare o raggiungere il potere all’interno di quel mondo. L’ambientazione è Monaco di Baviera inizi novecento. Una serie da maschi direi (la pollastrella ad esempio dopo poco ha smesso di seguirla, e sappiamo che la pollastrella con cui vivo non è esattamente una gnocca fritta, come siamo soliti dire qui a Regium Lepidi), io ho guardato i sei episodi con molto gusto.
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BACK TO MY ROOTS
Giovedì mattina d’ottobre, decido di fare un salto a Nonatown, il mio paesello natale. Ci dividono circa 45 minuti di macchina, non tantissimi ma nemmeno pochi, ma quando possibile li affronto sempre volentieri, un tuffo nella cittadina in cui sono nato e vissuto per 48 anni (e tra l’altro dove risulto ancora residente) mi riempie sempre l’animo di gioia. In verità le mie radici sarebbero altrove, come scritto più volte tutta la mia stirpe (genitori compresi) viene dalla contea di Regium Lepidi, ma essendo appunto nato a Nonatown (nella vecchia stazione dei treni) sento con essa un legame speciale.
Colazione al bar Oste Della Malora e poi passeggiata in solitaria: la vecchia via del macello che in pratica lambisce i luoghi dove un tempo sorgevano le mura …
Nonatown – via del Macello – ottobre 2020 – foto TT
la Rocca (detta anche Torre dei Bolognesi), una delle due antiche torri del paese
Nonatown – La Rocca / Torre dei Bolognesi – ottobre 2020 foto TT
il centro …
Nonatown – ottobre 2020 foto TT
e l’immancabile abbazia, sui cui due leoni all’ingresso avrò giocato mille volte da bambino.
Nonatown – Abbazia – ottobre 2020 foto TT
Respiro l’aria frizzante di questa bella mattina d’ottobre, mi spingo fino al mercato che si tiene ogni giovedì, c’è molta gente ma tutti hanno la mascherina e cercano di non stare troppo vicini. The Emilian way!
Poi in giro sotto ai portici, mi fermo in un vecchio negozio di tessuti e affini, la proprietaria non mi vede da decenni.
Chiedo informazioni circa un plaid, la signora dandomi del lei mi serve con la risolutezza emiliana.
“Mi riconosce signora? Eravamo vicini di casa …” le chiedo abbassandomi la mascherina.
“No … ma, aspetta bene …” cerca di associare un nome a tratti somatici che devono apparirle in qualche modo famigliari
“Sono Stefano Tirelli, il figlio della Mara.”
Per qualche momento ancora resta incerta, deve collegare fatti e persone di moltissimo tempo addietro, e poi finalmente tutto le torna in mente.
“E mo veh, certo che ti riconosco. Che peccato è appena andata via mia figlia, le avrebbe fatto tanto piacere vederti …”
Ci aggiorniamo a proposito degli sviluppi delle nostre vite, pago il plaid acquistato e la saluto. Mentre esco le do un’ultima occhiata, a 85 anni è ancora lì che manda avanti il negozio. Che tempra!
Salgo in macchina e torno verso il posto in cui vivo.
Squilla il cellulino, il vivavoce della blues mobile rimanda la voce di mia zia, è un po’ che non ci sentiamo e vuole sentire se va tutto bene. La zia ha solo 11 anni più di me, la vidi la prima volta che avevo 9/10 anni e lei 20 o poco più, ma a 9 anni una di 20 ti sempre appartenere al mondo degli adulti e quindi, benché quasi coetanei, lei è la adulta e io il cinno (il bambino, il ragazzino).
Infatti termina la telefonata con “Va bene, allora ci vediamo presto, ciao nānō!
Quel nānō! mi fa sorridere, qui da noi è usato come vezzeggiativo per i più piccoli, intesi come bimbetti, giovinetti, per i figli e via dicendo. Viene anche usato nell’emiliano colloquiale tra amici (in modo scherzoso) o tra sconosciuti in frasi di rimprovero (a uno che ti urta mentre cammini, puoi dire – se sei girato male – “Vehnànō, sta piò atènti” (Ehi ciccio, stai più attento).
La parola deriva dal latino nanus, che a sua volta proviene dal greco νάνος, col significato di “piccolo nel suo genere” e dunque può avere un significato diverso da quello standard che ha oggi.
Si differenzia infatti dal termine nano dagli accenti e dalla lunghezza delle vocali. La a è infatti più corta e la sulla o vi è un accenno di accento che comunque accento non è. Non sapendo come scriverlo ho aggiunto un macron; mi perdonino eventuali lettori che siano eminenze dell’Accademia Della Crusca.
La zia dunque mi chiama così anche se sono ormai un uomo di una (in)certa età e se poco prima che mi chiamasse stessi ascoltando Fair Warning dei Van Halen e Right Off di Miles Davis con John McLaughlin, roba da cuori forti, mica mammolette.
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Riattraverso la mia fetta d’Emilia nel pigro sole d’ottobre, le fabbriche lasciano il posto alle campagne, le tangenziali alle stradine basse, Mclaughlin incornicia il tutto con la sua versione di Goodbye Porky Hat
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Due giorni dopo, sabato mattina, mi reco a Mutina per un matinèe con i ragazzi. Appuntamento in Piazza Matteotti (sì, i posti in cui ci ritroviamo hanno spesso chiari significati) con il Pike Boy, Liso e Lollo. Parcheggio al Parco Novi Sad (6 euro per 3 ore), arrivo al posto convenuto, Liso è al telefono, mentre aspetto gli altri due osservo la Ghirlandina che si erge tra gli antichi palazzi del centro.
Modena ottobre 2020 – foto TT
In piazza XX settembre vado sempre volentieri, essendo quello che sono, festeggio quella data sempre con gioia.
“Intorno alle 9 del mattino del 20 settembre 1870 l’artiglieria dell’esercito italiano guidata dal generale Raffaele Cadorna aprì una breccia larga trenta metri nelle mura di Roma a pochi passi da Porta Pia, dopo un cannoneggiamento di quattro ore. Un battaglione di fanteria e uno di bersaglieri entrarono nella città. Alle 10:35 lo Stato Pontificio dichiarò la propria resa e sventolò bandiere bianche dalla cupola di San Pietro e dalle mura di Castel Sant’Angelo. La data della presa di Roma, uno degli ultimi capitoli del Risorgimento, venne celebrata rinominando in molte città italiane una via centrale in via XX settembre; fu anche proclamata festa nazionale, prima di essere abolita nel 1929 dai Patti Lateranensi stipulati tra l’Italia fascista e la Santa Sede”. (https://www.ilpost.it/2018/09/20/20-settembre-xx-settembre-1870/
Fare colazione con gli amici intorno ad un tavolino nel bel mezzo della piazza, col sole tiepido che riscalda il cuore, è sempre bello. Croissant e cappuccino, le infinite discussioni sulla musica Rock, sul “chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando”. Sosta obbligatoria da Dischinpiazza, due chiacchiere con Robby il titolare, Lollo acquista l’ultimo album dei Blue Öyster Cult. Ci spostiamo poi da Feltrinelli dove Liso mi fa notare che fino a qualche giorno fa di copie dell’ultimo romanzo del grande Greg Iles (https://timtirelli.com/2020/09/27/greg-iles-cemetery-road-2020-harpercollins-ttttt/ ) di cui abbiamo parlato poco fa sul blog, il negozio ne aveva parecchie. Fa piacere notare che non sono l’unico a seguire e comprare un autore che tanto amo. Lollo e Liso, condizionati dalle mie lodi sperticate, finiscono per prenderne una copia ciascuno. Il mio status di influencer si eleva di un’altra spanna.
Greg Iles alla Libreria Feltrinelli Modena – ottobre 2020 – foto TT
Saliamo al piano superiore, dove il reparto musica (audio e libri) è in via di ristrutturazione. Quattro chiacchiere con l’addetto, a cui facciamo notare che la musichetta (!) jazz in sottofondo è di una noia mortale. Per quanto ami Feltrinelli, è dura constatare che i luoghi comuni sono duri a morire, che quella musichetta è roba da supermarket e non da negozio che si suppone specializzato e che strizza l’occhio ai radical chic. Se proprio volete andare di Jazz mettete Charles Mingus, i Return To Forever o Ron Carter per dio, non ‘sta brodaglia insipida e senza corpo.
E’ ormai la mezza, saluto Liso e Lollo, Pike mi accompagna fino alla macchina. Bello tornare in quella che considero la mia città, Mutina in certi tiepidi sabati mattina d’ottobre è proprio una meraviglia.
Ovviamente è stato modificato (i rilievi meno positivi sono stati tagliati), e nella nuova versione mi pare sia diventata una cosetta un poco misera, ma va bene ugualmente, dopotutto sono finito sul libro dei Bad Company.
Timie’s crying
Non ho ancora elaborato la scomparsa di Edward Van Halen, l’ho sempre in mente, lo ascolto di continuo e mi manca davvero tanto. Abbiamo perso un musicista straordinario e un chitarrista sublime, e io ho perduto una figura con cui sono letteralmente cresciuto, cosa questa che mi rende l’umore crepuscolare. Che peccato, che perdita, che senso di vuoto.
Edward Van Halen
Edward Van Halen
Edward Van Halen
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Outro
Secondo il calendario rivoluzionario francese (1792) i mois d’automne (mesi d’autunno) erano Vendemmiaio, Brumaio (da bruma) e Frimaio (da freddo, a volte asciutto, a volte umido, che si fa sentire da novembre a dicembre), definizioni che mi piacciono un sacco e che mi paiono davvero poetiche (Ah, le lingue romanze che meraviglia). Definizioni che dipingono perfettamente il periodo e i colori dell’animo dell’uomo di blues durante questa stagione. Accendiamo quindi le stufe, arrostiamo le castagne, bolliamo le patate dolci, prepariamo i sughi d’uva, mettiamo una coperta in più sul letto, ascoltiamo (buona) musica (magari con due dita di Southern Comfort in un bicchiere) e prepariamoci ai venti del nord. Come avrebbe detto il vecchio Brian: mille uomini!
Fai uno dei sogni tipici delle ultime settimane: frastagliato, confuso, bizzarro e vagamente allucinante, poi all’improvviso ti svegli, qualche secondo per capire dove sei, ti guardi intorno, tutto tace. Speri tanto di essere in prossimità dell’alba. Cercando di non destare Minnie, la gattina che ti dorme addosso tutte le notti, dai un’occhiata alla sveglia: sono le 3,30. Disastro. E adesso che farai? Provi a riprendere sonno, ma sai già che non vi riuscirai. Ti alzi, indossi un paio di felpe della tua squadra del cuore, ti infili i pantaloni della tuta, bevi un bicchiere d’acqua e butti giù 2mg di melatonina sperando che prima o poi l’effetto placebo agisca sulla tua psiche.
Davanti al computer cerchi gli ultimi aggiornamenti delle pagine online dei tuoi quotidiani di riferimento, provi a riprendere in mano il racconto che stai scrivendo ma hai l’animo in riserva, o forse è troppo ricco di pulsazioni per districarti tra loro e mettere su foglio i tuoi writes of autumn, purtroppo non sei Jack London. Allora scendi e ti addentri nella campagna nera; tutto tace, nemmeno l’autostrada e la ferrovia, là, lontano oltre le campagne, rimandano echi sonori della vita moderna, solo il vento soffia, impetuoso, non curante, pieno di superbia. La prima cosa che ti sovviene è un vecchio blues cantato da McKinley Morganfield …
Blow wind blow win blow my baby back to me…
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passi poi ai ricordi di bambino, quando eri un lupetto e andavi in campeggio con la parrocchia lassù in montagna, alle Piane di Mocogno, e cantavi – sulla melodia presente in Hunting Song dei Pentagle – insieme agli altri vento freddo, vento del mattino, vento che soffi in cima al grande pino …
dal minuto 5:30 al 6:30
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La notte è nera, la luna splende tra nubi minacciose che sembrano schiacciarti verso terra.
Ti infili tra le vigne ancora un po’ seguendo le carreggiate tra le viti, ogni tanto percepisci un fruscio fulmineo e subito dopo una creatura che fugge lontano da te, una lepre, una volpe, una donnola, chissà, poi tra gli alberi lassù una civetta urla ed io ancora non ho iniziato il mio lavoro … meglio tornare i casa.
Infreddolito ti infili nel letto, sono ormai le cinque, Minnie viene ad accoccolarsi nell’incavo che sta tra il tuo braccio e il tuo torace.
Minnie nel letto di fianco a TT
Una volta spenta la luce, ti infili sotto le coperte e lei si sistema di fianco a te, col muso appiccicato al tuo collo. Inizia a fare le fusa, le sue vibrazioni sono una specie di tingle non troppo distante da quelli ASMR. Al calduccio nel tuo letto, con Minnie che funge da boule d’acqua calda, preghi il Dark Lord che il sonno ti rapisca presto.
The Dark Lord – Possibly Pittsburg luglio 1973
Nel momento in cui ti pare di scivolare verso l’abisso arriva Palmiro, la piccola pantera nera che vive con te, salta sul letto, lancia i suoi miagolii verso la luna, inizia a vibrare di fusa, cerchi di accarezzarlo, di calmarlo in modo che si rimetta a dormire, ma non sembra averne voglia, si lancia sotto al letto e inizia a trascinarsi aggrappato al fondo del materasso. Alle cinque del mattino questo ha lo stesso effetto di un carro armato intento a fare manovre nel cortile di casa. Il diavoletto nero della Tasmania capisce che non intendi alzarti, così stizzito se ne va in attesa che giunga il giorno. Intanto ti sei ridestato e rimani a galleggiare insieme ai tuoi pensieri: che ne sarà di te? Che senso ha la vita? Che farà l’Inter nella partita di oggi pomeriggio? Esiste un album migliore di Physical Graffiti?
Minnie resiste al tuo fianco, ti guarda, ti lancia uno dei suoi mek e si rimette a dormiti addosso. Questo ti concilia il riposo e finalmente ti infili nel tunnel del sonno profondo.
Ti risvegli verso le 10, Minnie è ancora appiccicata a te, la sua devozione ti commuove ogni volta; il sole filtra dalla finestra, il vento soffia ancora.
Palmiro è rientrato, dopo le prime ore di pattugliamento tra la fredda erba imbevuta di rugiada si gode il meritato riposo.
Palmiro – Domus Saurea 2020 foto TT
Scendi nella mattina frizzante di inizio ottobre, Minnie si fa un bagno di sole
Minnie nel sole – foto TTMinnie nel sole – foto TT
poi ti segue mentre ritorni alla vita immergendoti nei colori della Domus Saurea …
Minnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TTMinnie – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TTDomus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Compare anche la Stricchi, una dei sei felini che compongono il gruppo di mammiferi di cui fai parte.
Stricchi – Domus Saurea ottobre 2020 – foto TT
Ritorni in bolla, ora hai necessità di essere trasportato dal maestrale, rientri, ti metti comodo sul divanetto dinnanzi all’impianto stereo, due dita di Southern Comfort (e al diavolo il fatto che è ancora mattina) e lasci partire la tua musica. E di nuovo il cuore batte forte nel tuo petto …
Il piano originale era: quest’anno a settembre torniamo alle Baleari, stavolta a Minorca; ma la situazione in generale ci ha poi resi molto più cauti, tanto da valutare l’opzione di restare alla Domus Saurea; ma poi ho pensato: Surra (Saura insomma) è da febbraio che lavora in smart working da casa, devo farle fare perlomeno qualche giorno lontano da qui. Ecco che allora si decide di tornare a Greendale (Valverde insomma), stessa spiaggia, stesso mare, stesso confortevole Hotel Apollo, un tre stelle superior in cui ci troviamo – ogni volta che ci torniamo – da Page (da dio, insomma).
Page (photo Frank Melfi)
Sistemare i gatti non è mai semplice, tre possono restare alla Domus accuditi da un nostro conoscente, ma tre (Palmiro, Raissa e Minnie) vanno portati a casa di una nostra amica a Nonatown. Il viaggio (40km) è sempre problematico, Raissa miagola tutto tempo e fa la pipì nella gabbietta, Minnie (prima volta che va in trasferta) ci mette il carico e fa l’en plein di bisognini, con tanto di fermate a bordo strada per pulire e dare aria alla Sigismonda (la blues mobile).
Partiamo lunedì 31 agosto, pioggia e brutto tempo, voglia di indossare felpe. Una volta arrivati a destinazione, ci sistemiamo in camera, andiamo a mangiare il pesce e facciamo un giro – coi giacchini antipioggia – tra Valverde, Villa Marina e Cat At The Sea (Gatteo a Mare, insomma). Come sempre lo sguardo cade sulle sfumature blues della vita e di ciò che ci circonda, l’unica vecchia colonia abbandonata di Villa Marina ancora rimasta,
Colonia a Villa Marina – foto TT
piccoli alimentari fuori dal tempo,
Alimentari fuori dal tempo a Gatteo A Mare – foto TT
la vecchia colonia in perenne via di ristrutturazione che fa tanto DDR,
Colonia a Villa Marina – foto TT
Colonia a Villa Marina – foto TT
l’unica libreria ancora aperta, i pini marittimi gonfi d’acqua e il mare che d’un tratto si fa stranamente calmo … stringo a me la pollastrella, meglio tenersi stretti, domani sarà già settembre
Il mare in un giorno di pioggia – 31-08-2020 – foto TT
Il nono mese ci porta un giorno pieno di vita e di colori, mare mosso, spiaggia ancora umida, aria frizzante …
Il mare a settembre – foto TT
sotto l’ombrellone la Gazza, La Repubblica (che avevo detto non avrei più letto da quando è finita in mano agli oligarchi piemontesi ma tant’è …), Il Vagabondo Delle Stelle di Jack London (Saura), il quinto capitolo delle inchieste dell’Ispettore Capo Chen di Qiu Xiaolong (per me) e una nuova edizione di Sandokan di Salgari preso in edicola.
letture sotto l’ombrellone – foto TT
Primo bagno, doccia, un po’ di sole e quindi sulla veranda del ristorantino del bagno Maeba per un pranzetto veloce. Ecco, quello è uno dei posti simbolo per me: la veranda del Bagno Maeba. Dopo un bel bagno, nell’ora in cui quasi tutti tornano in hotel noi rimaniamo in spiaggia a goderci quelle tre/quattro ore di pace quasi assoluta, di reminiscenze del mio passato vacanziero ai Lidi ferraresi, di meditazione blues.
Pranzando nei baretti sul mare – foto TT
La veranda del Bagno Maeba – Pranzando nei baretti sul mare – foto TT
Pranzando nei baretti sul mare – foto Saura T
Nei giorni a seguire il tempo si ristabilisce del tutto, il mare si calma,
Adriatic Sea View – settembre 2020 – foto TT
tempo per fare qualche passeggiata sulla riva del mare con la groupie (Surra dunque). Siamo tra i pochissimi umani ad indossare la mascherina malgrado le spiagge e i bagni siano ancora pressoché pieni. Ci incamminiamo verso Cesenatico, frementi di arrivare in fretta in quel tratto di terra di nessuno che sta tra la frazione in cui siamo e il capoluogo del comune. L’Edificio incompiuto della scuola alberghiera ci riporta di nuovo alla golden age della DDR,
Edificio incompiuto della Scuola Alberghiera – settembre 2020
poco più in là la leggendaria Colonia Dell’Agip, edificio di cui abbiamo parlato più volte su questo blog. Ci fermiamo a rimirarla.
La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT
La colonia dell’Agip – settembre 2020 foto TT
e scattiamo un selfie in fronte ad essa.
Rock girl and Blues man at the sea – sept 2020 – autoscatto
Puntuale serata a Tavullia a rendere omaggio a Valentino Rossi. In ginocchio davanti alla Yamaha con cui Vale vinse la sua prima gara con quel brand motociclistico al GP di Welkom in Sudafrica,
Saura a Tavullia – settembre 2020 – foto 2020
Pizza insieme ai nostri amici Wakemaniani di Pesaro, The Floro Bisello Perivale Experience, nel ristorante “da Rossi”.
Pizzeria Da Rossi – Tavullia settembre 2020
Tim – Pizzeria da Rossi – Tavullia settembre 2020
La vacanza insomma ricalca gli appuntamenti di ogni anno, quindi non poteva certo mancare il Vecchie Colonie Abbandonate Tour in quella terra dimentica da Page che sta – come detto – tra Greendale e Caesenatensis; ci soffermiamo dinnanzi a quelle che chiamiamo le colone del terrore. Sono edifici in completo abbandono, spettrali, eppure così affascinanti e così note per chi era bambino ai miei tempi nelle mia Emilia e nel Nord Italia.
“La Riviera dei ricordi passa anche da qui, dalle Colonie abbandonate lungo le vie che affiancano le spiagge, a volte costruite sulle spiagge stesse della Romanga. Abbandonate adesso, ma un tempo vive di bagnanti, soprattutto bambini che in Riviera passavano le vacanze. Negli anni ’30 divennero un punto di riferimento d’innovazione architettonica e nel periodo fascista furono centro di attività fisica e rigore. E oggi? Che ne è rimasto oggi di tutta questa storia e tradizione?
C’era una volta la Colonia, verrebbe da dire guardando gli scheletri dei fasti d’un tempo. Bagni al mare, attività ricreative come i corsi di recitazione, di danza con feste anche serali… sono state le “vacanze tipo” di molti bambini italiani.
Il fenomeno delle Colonie marine si fa risalire al 1804. L’Ottocento è stato il secolo che le ha viste nascere, ma è in epoca fascista che queste strutture, oltre a diventare simboli dell’architettura avanguardista degli anni Trenta, vivono il loro momento di massima prosperità con il turismo di massa dedicato anche a bambini e ragazzi che venivano accolti da tutta Italia durante l’estate. In principio si veniva in Colonia per curare le malattie tubercolari, particolarmente diffuse in un’Italia dove i bambini non venivano adeguatamente alimentati, successivamente, con il Paese che cambia, le Colonie diventano sempre più grandi, assumendo le sembianze di quelle che conosciamo oggi. La vita di queste strutture rimane attiva fino agli anni ’70, da allora il loro declino inesorabile le ha portate all’attuale stato di totale abbandono nella maggior parte dei casi.
Le colonie della Riviera Romagnola rappresentano la pietra miliare dello sviluppo turistico delle località Romagnole, tanto che a loro si deve il ruolo di aver permesso la “scoperta del mare” a generazioni di italiani che fino ad allora avevano paura del mare. Lungo i 70 km della costa adriatica sono circa 246 le colonie, di cui almeno i 2/3 oggi sono edifici inutilizzati e abbandonati al degrado.Partendo da nord, le prime colonie che si incontrano sono la Varese e la Monopoli di Stato di Milano Marittima a Cervia, proseguendo verso sud, Cesenatico ne conserva 76, c’è poi Bellaria-Igea Marina, vera e propria cittadella-colonia piena di ruderi sulla spiaggia, per poi arrivare a Rimini dove a Bellariva si trova le famose Colonia Murri e Novarese. A Riccione la colonia Reggiana risulta pericolante, mentre la più fortunata Dalmine è stata riconvertita in un hotel. Si arriva a Cattolica infine, dove l’Acquario Le Navi è ricavato da una delle tante ex colonie della Riviera.
Molte le proposte di recupero, quasi tutte abbandonate anch’esse come questi edifici che invece meriterebbero una rivalutazione ed un riutilizzo, studiando e ricomprendendone il ruolo di contatto con il mare in un tessuto urbano nuovo ma ormai già saturo di edifici e strutture ricettive.
Un’interessante inchiesta di Repubblica approfondisce la storia e il futuro di questi edifici che si possono vedere adagiati sul litorale sospesi in un tempo fermo in attesa di una nuova vita.”
Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Percorriamo quel tratto con un misto di cautela e rispetto, persino l’illuminazione stradale sembra mancante; poco dopo la nuova caserma dei Carabinieri ci si immerge in uno scenario che ogni volta mi sembra improbabile: le vecchie colonie lugubri immerse nel silenzio, tre o quattro nuovissimi alberghi sul lato spiaggia, un paio di ristoranti, un bar e tanto silenzio. Restiamo sul marciapiede lato Colonie passeggiando sotto grandi alberi dipinti di un verde scurissimo e le rimiriamo una volta di più …
Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Dario Argento avrebbe potuto usare queste location per uno dei suoi film horror.
Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Vecchie Colonie abbandonate tra Valverde e Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Il punto di arrivo è ancora la Colonia dell’Agip by night. Solo l’ingresso è illuminato, il resto è avvolto nell’oscurità. Le geometrie tipiche dello stile legato al razionalismo di Le Corbusier, messe in scena dall’architetto bolognese Giuseppe Vaccaro nel 1937, danno un senso di contemporaneità obliqua, i pilotis, quegli esili colonnini, la cui funzione è quella di isolare la residenza dal terreno, sollevano la casa dal suolo, gli spazi vengono sottratti all’umidità del terreno e hanno luce ed aria, le finestre a nastro … un sapore al contempo moderno e retrospettivo.
La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT
La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT
La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT
La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT
La Colonia dell’Agip di Cesenatico di notte – settembre 2020 – foto TT
Ci fermiamo un momento sulla spiaggia avvolta dalle tenebre, Cesenatico appare lontana,
Cesenatico in lontananza di notte – settembre 2020 – foto TT
squarci di blu strappano la trapunta nera del cielo, meglio tornare in hotel.
Tra Cesenatico e Valverde by night – settembre 2020 – foto TT
L’indomani la giornata è splendida, il mare è una meraviglia, quello che frega la riviera Adriatica è la sabbia scura del fondale, vi fosse quella bianca l’effetto a volte sarebbe quello della Sardegna
Greendale sea – settembre 2020 – foto TT
io e la pollastrella ci concediamo un lungo bagno, il mare è tutto per noi, la pace interiore raggiunge il clou, sento le tossine delle stress lasciare il mio animo.
Greendale sea – settembre 2020 – foto TT
La sera la passiamo a Cesenatico, in quel luogo incantato che è il Porto Canale progettato da Leonardo Da Vinci
Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Tra le vecchie abitazioni ormai ristrutturate che furono dei pescatori vi è ancora qualche angolo pieno di concretissimo blues,
Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
classico selfie sul ponte,
Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT
e davanti al mini traghetto che porta i turisti da una parte all’altra del canale (durata viaggio 30 secondi).
Moonlight in Cesenatico: Rock Girl & Blues Man – Porto Canale di Cesenatico – settembre 2020 – foto TT – settembre 2020 – foto TT
Non potevano mancare le puntate al Kartodromo Happy Valley di Cervia. Due serate, quattro gare, quattro vittorie di Saura. Dopo due anni che non correva in kart. Non finisce mai di sorprendermi. Stavolta non ci sono femmine in gara, solo maschi, e lei li batte tutti, sempre! Sono parecchi anni che veniamo da queste parti, l’ho portata all’Happy Valley spesso, quante gare avrà fatto qui, 20? 25? in due/tre occasioni è arrivata seconda, in tutte le altre prima.
Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT
Saura at the races – Kart n.44 – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT
La osservo quando mi sfreccia davanti, la sua postura dice tutto: talento, determinazione, follia. Una vera speed queen.
Saura at the races – Kartodromo Happy Valley – Cervia settembre 2020 – foto TT
L’ultimo giorno porta sempre un po’ di malinconia, l’ultimo sole, le ultime letture, l’ultimo pranzetto sulla spiaggia. La sera festeggiamo la riuscita della mini vacanza con i favolosi krapfen delle Tre Palme, una pasticceria che serve i bomboloni caldi più buoni che io abbia mai sentito dalle 21,30 in poi. Tutti gli anni, a qualunque ora della sera (sia che si arrivi alle 21,30 che alle 2 di notte), c’è la fila per entrare, e quando scrivo fila intendo fila. Minimo 20 minuti d’attesa, ma ne vale la pena.
Greendale – settembre 2020 – foto TT
La mattina del ritorno attraversiamo un pezzo di Romagna prima di prendere l’autostrada, i pini marittimi, i colori pigri dei paesini dell’entroterra … la mia regione non sarà forse la più bella ma ne sono molto innamorato. Uno stop a Nonatown per raccattare i gatti (Minnie rifà l’en plein durante il tragitto verso casa) ed eccoci arrivati. Dopo la prima sgambata nelle campagne Minnie torna in casa ancora un po’ frastornata dai cambiamenti dell’ultima settimana,
Minnie – Settembre 2020 – foto TT
mentre Palmiro polleggia davanti alla porta di casa.
Palmiro – settembre 2020 – foto TT
Io sono tranquillo, se non altro anche in questi tempi difficili e precari mi sono fatto qualche giorno di mare, così metto su qualcosa nello stereo e ritorno al solito tran tran blues, ovvero vivere nel mio mondo immaginario.
I won’t have to worry Take me, take me Promise not to wake me ‘Till it’s morning It’s all been true
Passo l’estate così, dentro e fuori dal lavoro, circumnavigando i territori della mia Emilia. L’insoddisfazione di fondo cerca di tenermi inchiodato mentre il fuoco sacro del blues e del rock mi spronano a cercare un’alternativa. Pur avendo lo sguardo che mi scappa lontano oltre le colline, i miei occhi si riempiono dei colori e dei paesaggi proletari della campagna in cui sono immerso: l’erba arsa dal sole, le viti col loro carico d’uva ormai prossime alla vendemmia, i pomodori (o pomidoro) che brillano nel loro colore scarlatto.
La colonia felina della Domus Saurea acquisisce nuovi membri, oltre ai nostri sei gatti altri tre se ne aggiungono ogni giorno all’ora dei pasti, gatti sbandati, dimenticati qui da vicini che se ne sono andati, da storie che non riesco ad immaginare. Nero (da me ribattezzato Rodolfo, per tutti noi Roddy) arrivato tre anni fa con Strichetto (la nostra Stricchi insomma), portato in Emilia dalle Marche da una famiglia che ora appunto non abita più qui, non ebbe la prontezza di Stricchi di accasarsi qui alla Domus dopo aver fatto due più due e ora gatto randagio che vaga sconsolato per le campagne. Roddy ringhia in continuazione, tutti gli altri gatti (Palmiro in primis) gli danno addosso, ma sa che qui ha un porto sicuro, ci conosce, è guardingo ma si fa accarezzare. Ozzy, gatto nero smunto e dai tratti orientali, abiterebbe a poco più di cento metri da qui ma non è amato, sfamato e curato a sufficienza, per questo bazzica sempre qui intorno. Mesi fa girava con una zampina posteriore dolorante, provammo a prenderlo per portarlo dal veterinario ma essendo gatto poco avvezzo al contatto umano non si fece prendere. Oggi zoppica un po’, ma sta abbastanza bene, inizia a farsi accarezzare. Il Rossetto è un gatto bianco e rosso di cui non sappiamo nulla. Si presenta qui alla Domus con atteggiamento circospetto, non riesco nemmeno ad allungargli una ciotola di cibo, scappa appena mi avvicino, dieci metri sembrano essere la sua minima distanza di sicurezza, così deve accontentarsi degli avanzi che gli altri felini della Domus gli lasciano. E’ bello studiare le interazioni dei gatti, vedere che Palmiro, il Ras del quartiere, una volta capito che un nuovo gatto maschio si assoggetta alla suo status di maschio alfa, lo accetta nel gruppo. Maschio alfa … e chi lo avrebbe detto, una cotolettina di pelo arrivata alla Domus grazie ad una peripezia cosmica (qui la storia https://timtirelli.com/2012/06/28/il-gatto-palmiro/ ), predisposto alla musica AOR (ma traviato al blues nero del delta), di indole social democratica (lascia che mangino prima tutti i membri della sua colonia aspettando diligentemente il suo turno scrutando l’orizzonte), si è trasformato in un maestoso e per niente comodo felino tutto nero, killer al bisogno, tutore assoluto dell’ordine nei territori intorno alla Domus. Solo alla sera torna a volte ad essere quel gattone sentimentale a cui eravamo abituati, quando mi cerca e si stende su di me come a dire “Sono qui Tyrrell, non aver paura, ci penso io a proteggerti”.
Il Gatto Palmiro – Domus Saurea Estate 2020 – foto TT.
Il gatto Palmiro – agosto 2020
Così, oltre ai gatti, spendo la mia vita tra un salto a Nonatown, la mia amata hometown …
Tim estate 2020 – NNT
NNT Partecipanza Agraria – estate 2020 – foto TT
NNT Partecipanza Agraria – estate 2020 – foto TT
tra sobrie serate (con dress code ben definito) passate con gli amici …
Sobrie serate con gli amici – Tim col costumino del tour del 1977 – estate 2020 – foto Saura T.
e la spesa settimanale alla Coop.
Tim pronto per la spesa settimanale – estate 2020
In pausa pranzo, nonostante temperature esterne proibitive, misuro vecchi quartieri artigiani nel silenzio agostano alla ricerca del blues.
Mutina Ovest Blues – foto TT
Mutina Ovest Blues – foto TT
Mutina Ovest Blues – foto TT
SURRA IS THE NAME.
La pollastrella lavora da casa in smart working ormai da mesi e mesi. Arriva un corriere a consegnare un pacco. Suona, legge sul pacco nome e indirizzo e chiede “Surra?“.
“Beh in realtà sarebbe Saura”
“Scusa?”
“Sì sì, sono Surra. Grazie”.
Fuori a cena con Surra – foto TT
FEBBRE KEITH RICHARDS
Sono tempi da accordatura aperta in SOL, sono tempi giusti per imparare a dovere i pezzi di Keith Richards. Brown Sugar, (la mia amata) Tumbling Dice, You Can’t Always Get What You Want … una meraviglia. Certo, col capotasto mobile l’intonazione della chitarra è sempre a rischio ma suonare quei pezzi come andrebbero suonati è uno spettacolo.
Danelectro e pedaliera – agosto 2020 foto TT
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L’UOMO CHE ANDAVA D’ACCORDO CON TUTTI TRANNE CHE CON SE STESSO
I tre uomini che sono (il politicamente corretto Stefano, il distruttore preda della furia iconoclasta Ittod e Tim, colui che media tra i due) faticano a elaborare l’idea che vuole che l’uomo che loro tre formano sia visto come un compagnone, un amicone, uno simpatico. La troika che ho dentro di me pensa io sia un cagacazzo piuttosto antipatico e tenebroso e per questo rimase sorpresa un paio di anni fa quando si sentii dire da Mr Pike: “No no, tu sei simpatico, eccome se lo sei!”.
Ne discutevo l’altra sera con Surra a cena. Le riportavo quello che un’amica e collega mi aveva detto la mattina “sei amico di tutti, che fortuna che hai” e divertito le raccontavo le sciocchezzuole che nascono tra me e il mio amico e collega d’ufficio Pavve.
Pavve è d’impostazione uno spiccio, non ha tempo e indole per il sentimentalismo, ma io cerco sempre di portarlo su quel versante e la cosa diverte entrambi.
Esempio di messaggio mattutino che ci scambiamo dai due poli opposti dell’ufficio:
Pavve “dove vai oggi a pranzo?”
Tim: “prima di tutto buongiorno Pavve! Com’è andato il weekend al lago? Oggi andrò a pranzo da Meg” (ristobar della zona).
Pavve: “Mi burisci subito!” (Mi riprendi subito di prima mattina)! Ok, vengo anche io da Meg, amico del cuore, mandami il menù.”
Amico del cuore … ah ah ah.
Sempre a Surra racconto che in pausa caffè a volte capita che ci si ritrovi in alcuni colleghi, tutti con la stessa fede calcistica e con la voglia di sottolinearlo.
Pavve: ”Oh, da quando è arrivato Tim qui in azienda ci sono solo interisti. Prima che arrivasse stavamo tutti “schissi” (termine emiliano che sta per “schiacciati“, inteso come “tutti a testa bassa”) adesso siamo dappertutto e ci facciamo notare”.
Le descrivo un’ultimo rilievo di Pavve “Quando Tim mercoledì se ne andrà la situazione qui sarà questa” (e mostra la foto di un paesaggio desertico, arido, deprivante)
Sperando di non annoiarla le parlo anche dell’ultimo pranzo con i colleghi, sempre da Meg. I titolari, una volta saputo che sarebbe stato il mio ultimo giorno, ci offrono una bottiglia di prosecco e una tazzina personalizzata per me. Una volta usciti, il capo mi prende da una parte e mi dice: “Sono basito dalla gentilezza di quelli di Meg, a te vogliono bene tutti e sei amico di tutti, ma come mai?”.
Io me la rido, ma schiavo dell’autoanalisi, la cosa mi fa pensare. Mi tornano in mente i miei cugini, quando ci troviamo insieme a cena e mi vedono entrare subito in empatica con i titolari dei locali, esclamano quasi all’unisono “Come lo zio Lino!” (Brian insomma).
Chiedo a Surra: “Sono davvero come mio padre? Mi pare così inverosimile. Eppure se mi guardo allo specchio vedo i suoi lineamenti, se la gente mi riporta questo rilievi un fondo di verità ci sarà, ma allora perché credo d’essere sempre preda degli sbalzi d’umore, sempre sul lato sbagliato della strada, sempre dalla parte meno comoda dell’umore?”
Surra mi guarda e dice “L’uomo che andava d’accordo con tutti tranne che con se stesso”! Ecco.
L’UOMO CHE ANDAVA D’ACCORDO CON TUTTI TRANNE CHE CON SE STESSO – TT agosto 2020 Domus Saurea – foto Saura T.
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BARCELLONA BAYERN 2 – 8
Vedere il Barcellona prendere otto goal dal Bayern Monaco durante le fasi finali della Champions League è stato impressionante. La grande era moderna del Barca credo sia davvero finita.
Barca – Bayern 2 – 8 – august 2020
JUST MY IMAGINATION (RUNNING AWAY WITH ME) – DDR Blues
Alla continua ricerca di un’alternativa al capitalismo spietato, rifletto sul passato e me lo dipingo con i colori che più mi fanno comodo. La DDR è sempre nei miei pensieri.
The Brühl Project, Leipzig, designed by architect Harry Müller, GDR, 1968
FILM
Balloon – Il Vento Della Libertà TTT½ a proposito della DDR ecco un buon film tratto da una storia vera, una famiglia con un solo desiderio, scappare all’Ovest. Il tenente colonnello che li insegue si lascia andare a qualche amara verità.
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1917 – TTTT½ film sulla prima guerra mondiale di produzione angloamericana. Spettacolare.
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Puzzle – TTTT versione americana del 2018 di un film argentino del 2010. “Mettere ordine al caos“. Bello.
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7500 – TTT½ produzione tedesca-austriaca-statunitense, anno 2019. Tentativo di dirottamento da parte di terroristi islamici.
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Equipaggio Zero / Troop Zero -TTTT½ produzione statunitense del 2019 – Georgia 1977 un gruppo di bambini outsiders alle prese con un sogno. La musica Rock è ben presente nel film. Molto bello.
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The Deep -TTTT – produzione norvegese-islandese del 2012. Tratto da una storia vera. “Una storia che apre una breccia sui limiti del corpo umano.” Paesaggi nordici, la vita in mare, il dramma. Ottimo film.
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SERIE TV:
Alias Grace / L’Altra Grace -TTT½ – miniserie canadese del 2017.
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Designed Survivor – TTTT – triller politico di produzione americana (2016-2019). Ho appena terminato i 21 episodi della prima stagione. Designed Survivor è imbevuto della retorica USA e dei buoni sentimenti che piacciono al pubblico patriottico a stelle e strisce, avrebbe tutto per non piacermi eppure mi tiene incatenato ad essa. L’avevo accantonata dopo il primo episodio, ma l’amico Jaypee mi ha detto di insistere e così eccomi qui prigioniero di Kiefer Sutherland
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Sul piatto della Domus
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Tim in Abbey Road – agosto 2020
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PERDERE LA FINALE DI EUROPA LEAGUE BLUES
Depresso, senza voglia di far nulla, l’accidia che spinge, è così che vivo questo post finale. Il mio amico Mario si diceva tranquillo, ma io non lo ero per niente, speranzoso sì, ma preoccupato. La vita è questa, raramente vinci, l’ho elaborato da tempo, eppure ogni sconfitta fa male. Conte ci ha portato a un passo dallo scudetto e dalla Europa League, niente male certo ma la stagione ci lascia l’amaro in bocca, specialmente dopo i malumori messi in piazza dall’allenatore a quanto parte ora accantonati. Tornando alla partita … il Siviglia non mi è piaciuto, perdere da una squadra così brucia parecchio e Banega mi è diventato molto antipatico. Gli spagnoli tirano a non far giocare l’avversario, si lamentano in continuazione, si buttano a terra … avranno anche vinto la coppa ma sono dei poveretti. Sono stati più freddi e cinici, ma il loro football è davvero misero. Noi non siamo stati gli stessi delle ultime settimane e abbiamo pagato l’inesperienza ma siamo stati anche sfortunati e poco precisi. Ad ogni modo la stagione è finita, tra un mese si riparte, con che giocatori, con che spirito si vedrà.
Siviglia Inter 21-8-2020
Sono comunque già passati alcuni giorni da questa maledetta finale ma ancora tribolo a ricollocarmi nel mondo. Vivo sul divano, fisso lo schermo spento della TV mentre Saura – preoccupata – mi prepara qualcosa da mangiare là in cucina.
Fissare la televisione spenta – foto TT
Mi butto sul letto in questi pomeriggi afosi e perdo ore a fissare i riflessi del sole che filtrano attraverso le tapparella della finestra.
Fissare i riflessi del sole che filtrano dalle tapparelle – foto TT
Verso sera scendo a scrutare la Borgo Massenzio skyline in cerca di risposte.
Fissare i tramonti estivi alla Domus – foto TT
poi sulla balconata osservo la pioggia di temporali estivi cadere pesante.
Minnie, in apprensione, mi viene vicino e medita sui blues che stanno scuotendo il suo umano di riferimento.
Minnie cerca di consolarmi – foto TT
Inter, io ti amo alla follia, però non farmi sempre soffrire.
OUTRO
Cerco così di distrarmi e dunque di sbarazzarmi di me stesso cercando bevande che mi facciano volare e di cui mi ha messo a conoscenza il mio amico Paolino P.:
Sono alla Coop, è un sabato estivo qualunque e cerco di districarmi nel labirinto consumistico acquistando solo i prodotti che mi servono davvero. Non so perché ma oggi osservo più del dovuto e più del solito i commessi, molti hanno il colletto della polo d’ordinanza alzato. Mi fanno sempre pensare quelli che lo portano così. Sia chiaro, ognuno (purtroppo) è libero di sfoggiare i propri indumenti come vuole, ma il colletto alzato mi dà sempre l’idea di un tentativo di fighinaggine sfigata. C’è quello che si occupa delle acque minerali che ogni volta che lo vedo fischia e canta un motivetto sino a renderlo insopportabile, il macho col fisico scolpito in palestra e – almeno a prima vista – senza un briciolo di maruga, l’effeminato con l’aria un po’ supponente, la donna intorno ai quaranta che cerca di rendersi interessante. Nella mia povera testolina si accavallano poi le figure del tipo dell’officina della concessionaria dove ogni anno porto la Sigismonda a fare il tagliando e di una mia ex collega, entrambi talebani del colletto alzato della polo. La sensazione è che venga portato per darsi un tono, ma per il pover’uomo di blues che sono hanno la stessa valenza di jeans arrotolati per scoprire le (orrende) caviglie, dei pinocchietti un po’ sotto le ginocchia (che se sei un pescatore o un marinaio del 1700 o Tom Sawyer vanno anche bene ma al giorno d’oggi sono di un cattivo gusto inimmaginabile), dei jeans a cavallo basso (quelli che danno l’impressiono che ci si sia cagati addosso) e via dicendo.
Ripensando a Mr Colletto Alzato della concessionaria (dove stato stato ieri per revisione e tagliando) mi torna in mente un ometto che ho osservato mentre ero in fila in attesa. Era già il suo turno, entrava ed usciva dall’ufficio per una faccenda di chiavi, chilometraggio o chissà cosa. Era un poco sovra eccitato. Intorno ai settanta (ma potrebbe averne avuti anche di meno), calzava scarpe-pantofole blu, calzino corto color crema, pantaloncini corti e larghi blu modello lidi ferraresi anni sessanta, maglia a maniche corte per anziani di una colorazione indefinita che sta tra il bianco, il crema e il greige, e l’immancabile giubbetto da pescatore grigio. Mi chiedo sempre come si faccia ad andare in giro conciati in quella maniera.
Torno a pensare al colletto alzato della polo e i pensieri cadono su un tipo che ho visto di recente dal contadino dove vado a comprare i cocomeri nel periodo estivo. In fila nell’ampissimo cortile, attendo che il cliente entrato prima di me finisca ed esca. Arriva un macchina. Scende un uomo intorno ai quaranta, è alto e robusto, il fisico è sfatto, portamento non eretto, pancia da birra, non è un bel vedere, tuttavia mostra fiero la sua stazza; ha la braghetta corta e le infradito, trascina quest’ultime con enfasi fastidiosa, sembra voler rimarcare lo svacco mood di cui si sente orgogliosamente portatore. Indossa una polo verde che non poteva che portare col colletto alzato. Bighellona avanti e indietro, strascicando le infradito tra l’asfalto sbriciolato dal tempo e la ghiaia tipica dei poderi delle mie zone. Si assicura più volte che il colletto sia alzato. Per fortuna tocca a me, posso pensare ad altro; quattro chiacchiere in dialetto stretto con la Dafne, carico le cuche in macchina, lascio Lemizzone e torno verso Borgo Massenzio.
Gioco quindi con la mente e i suoi tarli in questa estate del 2020 che da quindici giorni si è fatta calda, passando così la settimana di ferie pranzando – quando la groupie non c’è – come fanno i veri uomini di blues …
I pranzi dell’uomo di blues – foto TT
e osservando il mondo dalla balconata della Domus Saurea.
View from Domus Saurea luglio 2020 – foto TT
TOM SAWYER BLUES
L’altro giorno entra in ufficio una mia giovane collega, indossa jeans bianchi sfrangiati poco sotto al ginocchio, d’istinto le dico “Ehi young lady, stamattina mi sembri Tom Sawyer”, sorride cortese e aggiunge “non so chi sia”.
Scatta immediatamente il blues generazionale, è vero che la differenza d’età tra me è lei è più o meno pari agli anni che aveva il Dark Lord all’epoca delle sessions fatte in Svezia per In Through The Out Door, ma la cosa mi sorprende ugualmente essendo il personaggio creato da Mark Twain, una figura simbolo della letteratura per ragazzi. Così non posso fare altre che dire a me stesso “Mo’ vacca, come cambiano i tempi”.
FILM
Settimana di ferie dunque, passata a guardare parecchi film d’autore. Su Netflix, nella sezione film, c’è il paragrafo Film Sobri, etichetta che mi ha incuriosito sin da subito e che poi ho inteso essere un’escamotage per descrivere film profondi, non mainstream, a tratti lenti e pesanti, ma di gran spessore. Ecco qualche titolo con un brevissimo e superficiale commento:
PIETRO IL FORTUNATO – TTTTT – un ingegnere potenziale genio rovinato dall’abbietta miopia religiosa del padre.
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SOTTO LA PELLE DEL LUPO – TTTTT – uomini che valutano la donna secondo dettami primitivi.
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SILENCE – TTTT – fanatismi religiosi (cristianesimo e buddismo) sul finire del 1600 in Giappone.
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SENZA LASCIARE TRACCIA – TTTTT – L’impossibilità di reinserirsi di un reduce della guerra.
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ETERNA DOMENICA – TTTTT – figlie abbandonate e poi in qualche modo ritrovate.
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LE NOSTRE ANIME DI NOTTE – TTTT – l’amore al tempo della vecchiaia.
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SERIE TV:
QUEEN OF THE SOUTH – TTTTT
La devo smettere di affrontare le serie TV con preconcetti. Anni fa mi dissi:
_“ma che m’importa di storie di veterani di guerra fatti prigionieri che poi tornano in patria” (e HOMELAND diventò una delle serie più amate)
_“ma cosa me ne frega a me di sciocchi fantasy con draghi e robe simili” (e IL TRONO DI SPADE me lo guardai tutto con passione)
_“figurati se mi interessano stupide storie di zombi ah ah ah” (e THE WALKING DEAD me lo rividi tre volte)
ecco, l’ultima è stata QUEEN OF THE SOUTH con la grandissima Alice Braga … “Narcotraffico? Non non fa per me”, ed ecco che invece mi faccio prendere come un sedicenne degli anni settanta che suona la chitarra e che va a vedere il film The Song Remains The Same.
Adesso ci si mettono anche le case produttrici di alimenti (e non solo naturalmente) a premere sulla nozione del verde-bianco-rosso e trovo la cosa assai disdicevole. E’ chiaro che se si fa leva sulla qualità, sul design, sulla bontà dei prodotti alimentari niente da dire … noi italiani sappiamo da generazioni come si fanno il vino, i formaggi, la pasta, l’aceto, etc etc, ma che certe case produttrici giochino sui sentimenti del nazionalismo lo trovo disdicevole. Nel mio piccolo evito di comprare queste derrate, questa merce, queste marche.
GATTI ALLA DOMUS
Dei sei gatti che abbiamo, sono due quelli con cui interagisco maggiormente, i due che la notte dormono in casa. Minnie mi vive come l’umano di riferimento, si butta di frequente a terra affinché la accarezzi, dorme al mio fianco, mi chiama quando non sa cosa fare in cerca di risposte che non posso darle: “Minnie, sei una gatta, non sei un’umana, capisco che tu abbia del tempo libero visto che sei accudita come si deve, ma oltre che giocare un po’ con te, darti mille baci, farti vedere le partite dell’Inter, farti ascoltare l’ASMR e i bootleg dei Little Feat non posso fare più tanto! Sei una gattina, fai la brava, fai un pisolino o vai fuori a pattugliare i territori insieme al tuo amico Palmiro.”
Minnie – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT
Palmiro ha compiuto 8 anni, numero che per un gatto corrisponde più o meno alla attuale mia età di umano. E’ cambiato, è decisamente più adulto e meno incline alle affettuose stupidaggini a cui noi umani vorremmo sottoporlo. Di solito esce alle 6 di mattino e rincasa verso sera. A dire il vero nei caldi giorni estivi ogni tanto lo si vede sonnecchiare nell’orto sotto le piante dei pomodori o gustarsi il meritato riposo sotto un frassino, ma spesso sparisce per più di 12 ore seguendo i sentieri cosmici che l’istinto gli suggerisce. Noi ci preoccupiamo e la sera siamo costretti ad andarlo a cercare nelle vigne più lontane, è da un po’ che in queste zone viene avvistato un lupo (sebbene noi si abiti nel cuore della pianura emiliana).
Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT
Palmiro – Domus Saurea estate 2020 – foto TT
La vita con i nostri felini è piena, a volte ci svegliano alle 3 di notte e ogni mattina alle 6 siamo già in piedi causa loro, ma l’interazione tra mammiferi di specie diverse che vivono insieme – come scrivo spesso – è impagabile.
Friends: Minnie e Palmiro – Domus Saurea luglio 2020 – foto TT
L’INTERESSO PERSO VERSO GLI ARTICOLI CHE PARLANO DI ROCK
E’ un trend che noto da anni, ormai non sono minimamente interessato a riviste e articoli che parlano di musica rock. Lustri fa avrei fatto qualsiasi cosa per procurarmi i nuovi numeri delle riviste inglesi Classic Rock e Mojo, decenni fa compravo quasi ogni pubblicazione a carattere musicale stampata in Italia e quando mi arrivavano dagli Stati Uniti – in abbonamento – Guitar World, Guitar For The Parctising Musician e Guitar Player e (spedite da certe amiche) Creem, Rolling Stone e Musician rimanevo in estasi per giorni.
Ora, a parte biografie in inglese scritte da giornalisti di spessore, non riesco più a leggere nulla che riguardi il Rock. Trovo tutto privo di senso e di una noia mortale. Ragazzi, come si cambia.
FADE OUT
Non mi resta quindi che “soppesare un altro giorno estivo, guardarlo eclissarsi nel grigio” e cercare di andare avanti nonostante le pesanti catene del blues mi tengano prigioniero nella stiva, mentre la nave su cui sono sembra in balia delle onde della vita. Meno male che tramite i miei long playing, i miei libri, le partite dell’Inter, i gatti e la groupie ogni tanto sembra che il sole batta ancora sul mio viso.
Lunedì ore 17:30: sono a Nonatown, in attesa di entrare dal medico per il solito controllo annuale. È un pomeriggio di giugno, in cielo sole e nuvole si alternano dando al pezzetto del borgo storico in cui sono (un anfratto di piazza Gramsci) un aspetto pittoresco. Squilla il telefono, è il nostro Mike Bravo, colonna di questo blog; parliamo di dischi, di Mutina, di Nonatown e degli articoli del blog. Gli dico che ormai scrivo di musica solo all’interno di quel tipo di pezzi personali che pubblico sempre più spesso e lui “sei un sociologo… sono gli articoli più belli, e poi fanno bene a chi scrive, sono una sorta di terapia, tutti i più grandi scrittori hanno iniziato così”. Ringrazio Mike per le belle parole e per l’affetto che mi dimostra da decenni ormai, da quando – negli anni ottanta – scoprì la mia fanzine, il mio libro e il fatto che abitiamo nello stesso pezzo d’Emilia.
Poi mi chiedo: “sono un sociologo, uno che studia le dinamiche dei comportamenti umani e dei fenomeni sociali?”, per fortuna non faccio in tempo a darmi una risposta, Mary Lou – l’assistente del mio medico – mi chiama:“Stefano, tocca a te.”
Nell’ambulatorio porgo al mio medico i referti degli esami del sangue e urine fatti di recente. Mentre li analizza lo guardo, è un amico di vecchissima data, siamo della stessa classe, abbiamo fatto elementari e medie insieme, gli voglio bene. Mi fa sdraiare sul lettino, mi ausculta il cuore, mi controlla polmoni e addome.
“Oh Tim, va tutto molto bene, hai degli esami perfetti, mai visto una della nostra età con quei valori, sei in splendida forma …”
“Ah sì, e allora com’è che mi sembra sempre di camminare sull’orlo del precipizio?”
“Ah beh, quello sono i Led Zeppelin e il blues ” e inizia a ridere.
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Venerdì, ore 13,45, esco dal ristobar vicino al posto in cui lavoro, mi perdo sul balconcino a contemplare il parcheggio lì davanti, c’è un uomo che sembra intento ad aspettare i colleghi. A distanza di sicurezza mi chiede:
“Stefano?”
“Sì“, gli rispondo;
“Sei Tim Tirelli vero?”
“Sì, sono io … tu sei …?”
“No, non ci conosciamo, sono uno che ogni tanto legge il tuo blog. Non sono un tipo da social, ma sul blog mi ci fermo. Devo dirti che preferisco i Free ai Bad Company. Ah, mi piace anche Ken Parker. Come mi chiamo? Stefano.”
Lo inquadro meglio, ha l’ineluttabile e noncurante eleganza dell’uomo di blues, sembra davvero uno di noi. Lo ringrazio e lo saluto e torno verso l’ufficio. Sebbene sia uno sconosciuto sento già instaurarsi un senso di fratellanza.
Sento che mi sto trasformando ma non so ancora in cosa; in uno scarafaggio, in un uomo nuovo, in una versione aggiornata dell’uomo di blues italicus? In attesa di scoprirlo medito sulle tre alternative che mi sorgono nella maruga: versarmi liquido dal balcone, andare a dissolvermi in cometa o fare due passi sino ai campi di grano ormai dorati? Scelgo la terza opzione. Sono le 7 di domenica mattina, mi infilo gli stivali di gomma nera Dunlop e mentre lo faccio mi torna in mente il Dark Lord a Chicago nell’aprile del 1977 in divisa da Sturmtruppen.
Led Zep Chicago april 1977
Stivali do gomma alla Domus – autoscatto
Respiro l’aria fresca del mattino emiliano che aleggia su questa campagna proletaria, su questi antichissimi appezzamenti di terra, su questa contea che diede i natali a tutti i miei antenati e ripenso alle parole della donna con cui vivo … giocavo a fare l’uomo di blues on the run con il bisogno apparentemente impellente di andarsene quando lei se ne usciva con un “ma dove vuoi andare, tu hai bisogno di radici forti senza le quali saresti perduto, vaghi sempre avanti e indietro nel tempo, in verità più indietro che avanti …”. Ha ragione, ma chi credo di essere? Non sono Robert Leroy Johnson, non sono nemmeno il Mick Ralphs di Movin’ On,
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dunque non mi resta altro che allontanarmi un poco senza mai perdere di vista la Domus Saurea, l’isola a cui approdai 11 anni fa.
Osservo i campi di grano dunque, con in lontananza l’acquedotto e il campanile di Borgo Massenzio
Sunday morning stroll thru’ the countryside – campi di grano – photo TT
e quindi me ne torno alla Domus Saurea, questa piccola e derelitta casetta che, almeno per me, conserva sempre un delizioso spirito blues che, a fine giornata, con la luce aranciata del tardo pomeriggio, a volte riesce a lenire le paturnie che mi consumano l’animo.
Giugno alla Domus Saurea – foto TT
Giugno alla Domus Saurea – foto TT
Giugno alla Domus Saurea – foto TT
America is burning
La solita gratuita violenza dei poliziotti americani ha scatenato un’ondata di proteste e di marce a favore della popolazione nera, da sempre vessata in quelle terre (se non solo, purtroppo). Pare che la misura sia colma, chissà magari è la volta buona, un cambiamento radicale sarebbe davvero necessario. Certo che fino a che sul ponte di comando siede un personaggio improponibile come l’attuale presidente I see it grey, la vedo grigia.
Serie TV
Segnalo alcune serie TV che ritengo valga la pena guardare:
THE FRANKENSTEIN CHRONICLES Season1
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GODLESS
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VIS A VIS – Locked Up
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INTO THE NIGHT
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Film alla TV
Riguardare certi film è un lenitivo per l’inquietudine che spesso mi assale, se poi Minnie viene a mostrarmi il suo affetto le cose migliorano istantaneamente.
Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.
Tim & Minnie 2020 – Foto Saura T.
Parto con Crossroads (Mississippi Adventure) di Gualtiero Collina (Walter Hill insomma), filmetto anni ottanta che avrebbe potuto essere stratosferico per gli uomini di blues come noi fosse stato concepito senza la patina stucchevole e la superficialità del decennio in cui fu prodotto. Resta tuttavia un film basilare per la comunità di questo blog. Robert Johnson, Willie Brown, Ry Cooder, Steve Vai …
Rivedere Ombre Rosse di John Ford mi fa tornare in mente le sere d’estate dei fine anni sessanta/inizio anni settanta passati con mia madre a vedere vecchi film di cui lei era una grande appassionata.
Guardando vecchi film western alla TV – Domus saurea 2020 – foto TT
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Apocalypse Now (redux) di Francis Ford Coppola è uno di quei lungometraggi che mi appartengono e che rivedo sempre con tutta la passione che posso. Nella parte finale riscopro un particolare che avevo dimenticato: di effetti sonori creati con un una chitarra elettrica suonata con l’archetto di violino.
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Paris, Texas di Wim Wenders, con la slide di Ry Cooder che ti pianta la corona di spine sulla’animo, è una esperienza sempre totalizzante. Quando lo vidi da ragazzo, nel 1984, non ebbi modo di coglierne tutte le sfumature e gli aspetti sebbene mi rimase attaccato alla pelle, solo nelle visioni successive riuscii a cogliere la drammatica forza amorosa in esso contenuto. E poi quegli scenari, quelle terre desolate, quegli orizzonti e quei colori che ritrovo in album a me carissimi quali Desolation Angels e Rough Diamonds dei Bad Company e nella discografia anni settanta dei Little Feat. Un film talmente denso che ogni volta che mi ci metto rischio la pelle.
Bad Company Desolation Angels
Bad Company Desolation Angels
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The Dirt è il biopic dei Motley Crue, non lo avevo ancora visto, devo dire che mi ha divertito parecchio.
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Freestate di Gary Ross è tratto da una storia vera ed è una gran bel film.
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The Vast Of The Night / L’Immensità Della Notte di Andrew Patterson è un film del 2019 ambientato in New Mexico negli anni ’50, ed è meraviglioso.
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Torna Mr No
In Italia il mondo dei fumetti cambiò nel 1975 quando apparirono Mr No di Guido Nolitta (Segio Bonelli) e Lo Sconosciuto di Magnus; fino ad allora i protagonisti degli albi – se escludiamo quelli del filone nero – erano eroi senza macchia e senza paura che lottavano per le giuste cause e con profili psicologici lineari, ma con l’avvento di questi due titoli – a cui si aggiunse Ken Parker nel 1977 – i personaggi iniziarono a vestire i panni del cosiddetto antieroe, a mostrare anche i lati più oscuri dell’essere umano, a mostrare un indole diversa, quella che porta ad andare controcorrente e dunque a scartare di lato, lasciare i sentieri del pensiero mainstream e avventurarsi nelle piste poco battute.
Ho vissuto l’avvento di Mr No in diretta; da sempre appassionato di fumetti, non persi l’occasione di seguire questo nuovo eroe anticonformista che presto divenne – insieme a Ken Parker – il mio fumetto preferito. La serie finì nel 2006 ma, con mia grande sorpresa è ripresa nel luglio del 2019. Dopo quasi un anno posso dire che il ritorno di Jerry Drake, Mr No appunto, è uno di quelli da non perdere. La storia che si sviluppa attraverso questa prima dozzina di album regge benissimo e, sebbene contenga gli ingredienti classici del fumetto in questione con in sottofondo l’eterna città di Manaus, in questi nuovi episodi vi è rinchiusa una freschezza davvero sorprendente. Ben tornato Mr No, amico mio.
Mr No new collection – photo TT
Guardarsi allo specchio al tempo del Covid
Guardarsi allo specchio al tempo del Covid19 non è salutare, rischi di incontrare uomini di una incerta età a te sconosciuti, uomini che portano sul viso i segni del tempo e che nascondono blues feroci sotto i capelli cresciuti troppo nei mesi di clausura forzata. Paura, raccapriccio, terrore …
Long haired Tim – autoscatto
Regium Lepidi’s Socialism reflections
In quest’era in cui le sicurezze sembrano non esister più, in cui una buona parte della popolazione sembra non avere i mezzi per restare lontana dai peggiori sentimenti della pancia alimentati da certi sgherri (di ambo i sessi) che professano malsane pulsazioni politiche in TV e nelle piazze, è piacevole trovare qui, nella Regium Lepidi county, riflessi di un passato su cui splendeva il Sol dell’Avvenire.
Gatti blues alla Domus
La vita con i gatti della Domus continua, così come continua la scoperta delle varie sfaccettature delle interazioni tra gatti e umani. Minnie, la gattina che si è accasata qualche mese fa qui da noi, ormai una delle figure di rilievo della famiglia. Credo sia innamorata di me, non mi molla un attimo, appena mi vede si sdraia per terra per reclamare la sua razione oraria di carezze, oppure mi offre il muso affinché possa strusciarlo contro il mio. Ormai facciamo tutto insieme, ascoltiamo dischi, guardiamo video delle ASMR artist a noi preferite, vagabondiamo per le campagne. La sera, quando mi metto a letto, mi salta sul petto, se ne sta un po’ lì a fare le fusa e poi si sdraia sulle ginocchia per permettermi di leggere. Quando spengo la luce lei capisce che è ora di dormire, viene verso di me, si sdraia su un fianco e zampa nella mano, muso contro muso ci addormentiamo felici. Mo che gatta che mi è capitata!
Minnie 2020 – foto TT
Palmiro invece si è fatto più indipendente. E’ vero, la sera sul divano ritorna il gattone sentimentale di un tempo, ma ora che è un gatto molto adulto, reclama la sua autonomia, non ha più tempo e voglia di stare a pitugnare con i suoi umani, dalle 6 del mattino alle 20 di sera deve star fuori a pattugliare i suoi territori, controllare i confini e far fuori quante più talpe possibili.
Palmiro – Giugno alla Domus Saurea – foto TT
She drives me crazy / La donna che faceva i puzzle in soffitta
Quella con cui vivo ama molto i Led Zeppelin. Lo so, ma a volte ancora mi sorprendo.
In tempo di Corovanirus poi, nei tre mesi in cui eravamo bloccati in casa, una lei doveva trovare qualcosa da fare con le mani e con l’intelletto, quindi ecco arrivare il buraccione puzzle. La sera, dopo cena, per lunghe ore si rintanava in soffitta a unire i suoi puzzle. Dapprima quelli da tremila pezzi, poi quelli da 4000 e infine quelli da seimila. Il tavolo non è abbastanza grande? Nema problema: ecco che la marangona che è in lei le fa aggiungere due listelli di legno in modo che il tavolo possa contenere i seimila (seimila, per dio!) pezzetti da assemblare. Una volta fatti i puzzle vengono smontati e riposti nelle scatole. Meno male, quel che resta dell’uomo dal bon ton stilistico che è in me non avrebbe retto nel vedere appesi alle pareti quelle immagini kitsch.
Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT
Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT
Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT
Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT
Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT
Queen of puzzles – Domus Saurea 2020 – foto TT
LED ZEPPELIN 2007
Ho guardato lo streaming su youtube di qualche sera fa della reunion del 2007 e, con mia grande sorpresa, devo dire che mi è piaciuto parecchio. Nell’ottobre del 2012, quando andai a vedere la premiere al cinema insieme agli Illuminati del Blues, la delusione fu parecchia, qui le mie impressioni di allora ..
ma rivederlo dopo quasi otto anni devo dire che mi ha fatto bene. Oh, contino a pensare che Page si sarebbe dovuto presentare più pronto, più tecnicamente all’altezza e più fluido, ma tutto sommato oggi riesco a guardarlo senza soffrire troppo. Gli altri tre mi sono sembrati bravissimi, in special modo John Paul Jones.
L’aspetto divertente è stato guardarlo insieme ai ragazzi, ognuno da casa propria ma in contatto tramite whatsapp, ci è bastato poco per prendere fuoco e volare – come spesso facciamo – sopra le righe. Che ridere ragazzi:
Pike: “mi tengono in vita due cose: i Led Zeppelin e il 20 giugno” (data del prossimo sinodo ndtim)
Tim: “lo sto guardando sullo schermo della tele con l’impianto 5+1 … meglio davvero di quanto ricordassi”
Pike: “Va visto 8.000 volte come TSRTS”
Tim: “E alla fine è meglio di TRSTS!”
Pike: “Io sono in solaio con due casse”
Tim:“miglior film di tutti i tempi”
Pike: “Jimmy è chiaramente quello che si è divertito di più”
Tim: “Jones è bravissimo”
Biccio: “Confermo”
Picca: “Ci mette molto di suo, il che è coraggioso”
Tim: “il 20 giugno lo riguardiamo tutto”
Pike: “In piedi”
Tim: “miglior versione di Kashmir mai fatta dai LZ e non sto scherzando”
Lollo: “per me insieme a In My Time Of Dying e For Your Life miglior pezzo della serata”.
Biccio: “Jones fenomenale”
Tim: “Ho i brividi, la pedaliera di Jones è sublime.”
Pike : “Jason si merita un symbol tutto suo”
Liso: “Jason n.1”
Pike (il giorno dopo): “sto guardando la conferenza stampa di Celebration day, che blues, … miglior conferenza stampa di tutti i tempi”.
Mi sa che tra non molto me lo riguarderò.
TDL Londra O2 arena dicembre 2007
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Sul piatto della Domus
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LZ NY 11/06/1977
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Giugno è dunque di nuovo arrivato, le pesche si fanno mature e voluttuose e il solstizio d’estate è alle porte; malgrado il tempo ancora incerto presto il grano verrà raccolto e allora ci inerpicheremo verso una nuova estate bianca. Speriamo di godercela e che il Dark Lord continui a proteggerci.
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